La vostra Italia non è messa male – Cadoinpiedi

L’Italia è messa meglio di Stati Uniti e Gran Bretagna

Fonte: La vostra Italia non è messa male – Cadoinpiedi.

di Max Otte 2 Dicembre 2011

Sarebbe utile la creazione la creazione di due Eurozone: una formata dai Paesi sani e una da quelli in crisi. «Ma l’Italia appartiene al primo gruppo»

Pubblico anche qui una mia intervista rilasciata a Vanity Fair.

Il denaro che l’Europa (e quindi i cittadini europei) dà alla Grecia, all’Irlanda, al Portogallo o all’Italia, finisce nelle mani delle banche, che si accaparrano i gioielli di Stato a prezzi ridicoli. La denuncia arriva dalla Germania. Da Max Otte, uno dei più influenti economisti tedeschi, autore prima del bestseller «Fermate il crash», che nel 2006 profetizzò con due anni d’anticipo la crisi dei subprime, e poi di «Stoppt das Euro-Desaster!», ora in libreria anche in Italia con il titolo «Fermate l’Eurodisastro!» (Chiarelettere, 73 pagine, 9 euro).

L’idea sostenuta da anni da Max Otte è la stessa che in queste settimane viene portata avanti nei colloqui bilaterali tra il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente francese Nicolas Sarkozy: dividere l’Eurozona in due tronconi. Quello sano, formato dai Paesi virtuosi che si darebbero regole ancora più stringenti, e quello malato, composto dalle nazioni in crisi finanziaria che non riescono a tenere il passo col resto d’Europa.

“Mi batto da tempo per escludere Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna dalla zona euro», spiega Otte. Certo, l’uscita avrebbe i suoi costi iniziali, per i quali sarebbe necessario un sostegno finanziario dall’estero. Ma col tempo i vantaggi supererebbero le controindicazioni: «Gli Stati in crisi continuerebbero a far parte della Ue. Allo stesso tempo potrebbero tornare a decidere in autonomia la loro politica economica; potrebbero tornare competitivi attraverso la svalutazione della loro moneta e i Governi eletti democraticamente non verrebbero più ricattati dall’oligarchia finanziaria».

Professore Otte, alla luce della crisi degli ultimi mesi, anche l’Italia dovrebbe abbandonare l’Euro?
«Non del tutto. L’Italia ha molti problemi, ma la sua economia è più sana di quella degli Stati Uniti e della Gran Bretagna».

Mi faccia qualche esempio.
«L’Italia ha un rapporto deficit/Pil inferiore al 5%, mentre quello degli Stati Uniti è vicino all’11%. La maggior parte del vostro debito pubblico è in mani dei cittadini italiani, mentre quello Usa, il più grande al mondo, è in mani straniere».

Eppure il debito italiano è giudicato meno affidabile.
«E’ il prezzo della guerra economica. Gli Usa hanno dalla loro parte Wall Street, le agenzie di rating e la stampa anglo-americana».

Quindi cosa deve fare l’Italia?
«Continuare sulla strada delle riforme. Non è necessario che svenda il suo patrimonio pubblico: raccoglierebbe entrate relativamente piccole, in cambio della cessione di asset importanti».

Crede che uscirà presto dalla crisi?
«Sì, purché riuscirà ad accedere a un credito illimitato e a basso costo».

Includerebbe anche l’Italia nel «piccolo club» dell’Euro?
«Assolutamente sì. Questo club (da cui escluderei Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna) integrerebbe tra loro i sistemi economici dei Paesi più virtuosi, e di volta in volta aprirebbe le proprio porte alle nazioni rimessesi in sesto».

La Merkel e Sarkozy ci stanno lavorando.
«Non mi sorprende. Wolfgang Schauble, l’attuale ministro delle Finanze tedesco, propose un’iniziativa simile nel 1994. Ma da allora non ne ha più voluto parlare».

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