Archivi del giorno: 4 gennaio 2012

ComeDonChisciotte – PERCHÉ GLI STATI DEVONO PAGARE 600 VOLTE DI PIÙ DELLE BANCHE?

Fonte: ComeDonChisciotte – PERCHÉ GLI STATI DEVONO PAGARE 600 VOLTE DI PIÙ DELLE BANCHE?.

DI MICHEL ROCARD E PIERRE LARROUTUROU
Le Monde

Sono cifre incredibili. Si sapeva già che, alla fine del 2008, George Bush e Henry Paulson avevano messo sul tavolo 700 miliardi di dollari (540 miliardi di Euro) per salvare le banche americane. Una somma colossale. Ma un giudice americano ha recentemente dato ragione ai giornalisti di Bloomberg che domandavano alla loro banca centrale di essere trasparente sull’aiuto che essa stessa aveva dato al sistema bancario.

Dopo aver spulciato 20.000 pagine di documenti diversi, Bloomberg mostra che la Federal Reserve (FED) ha segretamente prestato alle banche in difficoltà la somma di 1.200 miliardi al tasso incredibilmente basso dello 0,01 %.

Nello stesso momento, in molti paesi i popoli subiscono piani di austerità imposti da governi a cui i mercati finanziari non accettano di prestare miliardi a tassi di interesse inferiori al 6,7 o al 9%! Asfissiati da tali tassi di interesse, i governi sono “obbligati” a bloccare pensioni, sussidi familiari o salari dei dipendenti pubblici e di tagliare gli investimenti, e ciò fa aumentare la disoccupazione e presto ci farà sprofondare in una recessione molto grave.

É normale che in caso di crisi, le banche private, che si finanziano abitualmente all’1 % presso le banche centrali, possano beneficiare di tassi allo 0,01 % mentre certi Stati sono al contrario obbligati a pagare tassi 600 o 800 volte più elevati? “Essere governati dal denaro organizzato è tanto pericoloso quanto esserlo dal crimine organizzato”, affermava Roosevelt. Aveva ragione. Noi stiamo vivendo una crisi del capitalismo non regolamentato che può rivelarsi un suicidio per la nostra civilizzazione. Come affermano lo scrittore Edgar Morin e Stéphane Hessel in Le Chemin de l’ésperance (Fayard, 2011) [“I sentieri della speranza”, N.d.t.], le nostre società devono scegliere : la metamorfosi o la morte?

Aspetteremo che sia troppo tardi per aprire gli occhi? Aspetteremo che sia troppo tardi per capire la gravità della crisi e scegliere insieme la metamorfosi prima dello sfascio delle nostre società? Non abbiamo la possibilità qui di sviluppare le dieci o quindici riforme concrete che renderanno possibile questa metamorfosi. Vogliamo solamente dimostrare che è possibile dar torto a Paul Krugman quando spiega che l’Europa sta entrando in una “spirale negativa”. Come dare ossigeno alle nostre finanze pubbliche? Come agire senza modificare i trattati, il che richiederà mesi di lavoro e diverrà impossibile, se l’Europa è sempre più detestata dai suoi cittadini?

Angela Merkel ha ragione nel dire che niente deve incoraggiare i governi a continuare la fuga in avanti. Ma l’essenziale delle somme che i nostri Stati prendono in prestito sui mercati finanziari riguarda vecchi debiti. Nel 2012 la Francia deve prender in prestito 400 miliardi: 100 miliardi che corrispondono al deficit del bilancio (che sarebbe quasi nullo se si annullerebbero i ribassi d’imposta concessi negli ultimi dieci anni) e 300 miliardi che corrispondono a vecchi debiti, che arrivano a scadenza e che siamo incapaci di rimborsare se non ci reindebitiamo per le stesse cifre qualche ora prima di rimborsarli.

Far pagare tassi d’interesse colossali per debiti accumulati cinque o dieci anni fa non aiuta a responsabilizzare i governi ma ad asfissiare le nostre economie facendo guadagnare le banche private; con il pretesto che ci sia un rischio, prestano a tassi molto elevati sapendo che non c’è alcun rischio reale, perché il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria (ESFS) [“Fondo salva stati”, N.d.t.] garantirà la solvibilità degli Stati debitori.

Bisogna finirla con questa concezione del due pesi due misure: ispirandoci a quello che ha fatto la banca centrale americana per salvare il sistema finanziario, proponiamo che “il vecchio debito” dei nostri Stati possa essere rifinanziato a tassi vicini allo 0%.

Non c’è bisogno di modificare i trattati europei per metter in atto questa idea: certo, la Banca centrale europea (BCE) non è autorizzata a prestare agli Stati membri, ma può prestare senza limite agli organismi pubblici di credito (articolo 21.3 dello statuto del sistema europeo delle banche centrali) e alle organizzazioni internazionali (articolo 23 dello stesso statuto). Essa può dunque prestare allo 0,01 % alla Banca Europea degli Investimenti (BEI) o alla Cassa dei depositi ed esse, a loro volta, possono prestare allo 0,02 % agli Stati che si indebitano per rimborsare i loro vecchi debiti.

Niente impedisce di attuare tali finanziamenti fin da gennaio! Non lo si dice abbastanza: il bilancio dell’Italia presenta un’eccedenza primaria. Esso sarebbe dunque in equilibrio se l’Italia non dovesse pagare dei costi finanziari sempre più elevati. Bisogna lasciare che l’Italia affondi nella recessione e nella crisi politica o bisogna accettare di porre fine alle rendite bancarie private? La risposta dovrebbe essere evidente per chi agisce in favore del bene comune.

Il ruolo che i trattati attribuiscono alla BCE è di quello di vegliare sulla stabilità dei prezzi. Come può non reagire quando alcuni paesi vedono i rendimenti dei loro buoni del Tesoro raddoppiare o triplicare in qualche mese? La BCE deve anche controllare la stabilità delle nostre economie. Come può non agire quando il prezzo del debito minaccia di farci cadere in un recessione che, secondo il governatore della Banca d’Inghilterra, sarebbe “più grave di quella del 1930”?

Se ci si attiene ai trattati, niente impedisce alla BCE d’agire con forza per far abbassare il costo del debito. Non solo non ci sono ostacoli che le impediscano di agire, ma anzi, ogni elemento la spinge in questa direzione. Se la BCE fosse fedele ai trattati dovrebbe far di tutto per diminuire il costo del debito pubblico. É parere comune che l’inflazione sia la cosa più inquietante.

Nel 1989, dopo la caduta del Muro di Berlino, è bastato un mese a Helmut Kohl, a François Mitterand e agli altri capi di Stato Europei per decidere di creare la moneta unica. Dopo quattro anni di crisi, cosa aspettano ancora i nostri dirigenti per dare ossigeno alle nostre finanze pubbliche? Il meccanismo che proponiamo potrebbe applicarsi immediatamente, sia per diminuire il costo del vecchio debito che per finanziare gli investimenti fondamentali per il nostro avvenire, come ad esempio un piano europeo di risparmio energetico.

Quelli che richiedono la negoziazione di un nuovo trattato europeo hanno ragione: con i paesi che la vogliono bisogna costruire una Europa politica capace d’agire sulla globalizzazione: un’Europa veramente democratica come già la proponeva Wolfgang Schäuble e Karl Lamers nel 1994 o Joschka Fischer nel 2000. Occorre un trattato di convergenza sociale e una vera governance economica.

Tutto ciò è indispensabile. Ma nessun nuovo trattato potrà esser adottato se il nostro continente sprofonda in una “spirale negativa” e i cittadini iniziano a detestare tutto quello che viene deciso a Bruxelles. È urgente inviare ai cittadini un segnale molto chiaro : l’Europa non è nelle mani delle lobby finanziarie.

È al servizio dei suoi cittadini.

**********************************************Fonte: Pourquoi faut-il que les Etats payent 600 fois plus que les banques ?

02.01.2012

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da MORRO

Nucleare francese: servono 10 miliardi di euro per renderlo sicuro – Cadoinpiedi

Fonte: Nucleare francese: servono 10 miliardi di euro per renderlo sicuro – Cadoinpiedi.

Costeranno cari a Edf gli interventi per rendere piu’ sicure le centrali nucleari francesi. Il colosso energetico transalpino dovra’ infatti sborsare oltre 10 miliardi di euro per ottemperare alle direttive dell’autorita’ di vigilanza nucleare francese (Asn). Quest’ultima ha infatti annunciato ieri che le centrali atomiche d’Oltralpe dovranno essere rese piu’ sicure in modo da resistere nell’eventualita’ di un disastro naturale simile a quello che ha colpito Fukushima lo scorso anno.

L’unica consolazione per la societa’ guidata da Henri Proglio, scrive MF, e’ che per ora non sara’ necessario fermare nessuno dei 58 reattori attivi nel Paese. “La Asn ritiene che per mantenere in vita i reattori sia necessario aumentarne il livello di sicurezza il prima possibile”, ha spiegato in una nota l’authority, che ha poi invitato Edf a presentare una serie di misure per mettere in sicurezza gli impianti entro il 30 giugno 2012 e a creare – entro fine 2014 – una ‘forza di reazione rapida’ in caso di incidente.

Un giro di vite che potrebbe avere un risvolto spiacevole anche nelle bollette dei cittadini francesi. Prima del disastro di Fukushima, infatti, Edf stimava il costo totale dell’elettricita’ generata da impianti nucleari in Francia a 46 euro/mwh. Ora probabilmente la stima sara’ rivista a 50 euro/mwh, ha infatti rimarcato Jean-Marc Miraucourt, responsabile Edf per il funzionamento delle centrali nucleari.

I prestiti della Cina in Africa superano quelli della Banca Mondiale, e gli investimenti sono più sensati | STAMPA LIBERA

Fonte: I prestiti della Cina in Africa superano quelli della Banca Mondiale, e gli investimenti sono più sensati | STAMPA LIBERA.

Dicembre 2011 (MoviSol) – Uno studio della società Fitch mostra che nell’ultimo decennio la Banca Export-Import cinese (EXIM Bank) ha esteso di 12,5 miliardi di dollari i prestiti alla regione più povera del mondo, l’Africa a sud del Sahara, compiendo uno sforzo nettamente superiore a quello della Banca Mondiale. L’istituto bancario ha prestato per complessivi 67,2 miliardi di dollari, mentre dal 2001 al 2010 la Banca Mondiale ha erogato 54,7 miliardi. Con tali massicci investimenti di capitali la EXIM Bank conduce il 20 per cento dei suoi affari, stando alle stime di Bloomberg.

 

Gli stati al centro di queste operazioni, iniziate nel 1994, sono l’Angola, l’Etiopia, la Nigeria e il Sudan. Di recente si è avuto un coinvolgimento più paritetico anche delle altre nazioni africane. “Come risultato essa ha fornito ai governi africani un finanziamento utile per sviluppare la loro economia, valendosi di condizioni di prestito meno stringenti di quelle proposte da istituti come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale”, afferma Bloomberg.

L’assenza di condizioni politiche per i prestiti, i tassi di interesse competitivi e le scadenze di pagamento flessibili, condizioni ben differenti da quelle ottenute dalle controparti occidentali, rendono i prestiti cinesi assai più interessanti, afferma la Fitch. Quel che è più importante, i prestiti della EXIM Bank sono stati usati per finanziare progetti infrastrutturali. La Banca Mondiale è invece nota per la sua politica della “tecnologia appropriata”.

Entro la fine del 2009, inoltre, trentacinque nazioni africane hanno ottenuto la cancellazione dei loro debiti nei confronti della Cina, che ammontavano a circa 30 miliardi di dollari.

Anziché insistere a dipingere questa come una forma di morbido colonialismo, le potenze occidentali, in particolare quelle europee, farebbero meglio a imitare l’esempio cinese, recuperando gli oltre venti anni perduti nel non coinvolgere l’Africa in progetti di mutuo sviluppo, quegli stessi progetti che, una volta avviati, non ci avrebbero fatti trovare nella più grave crisi economica della storia.