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Il blog di Alessandro Tauro: Il nucleare italiano ad un passo dalla fine: la Corte Costituzionale boccia la legge sull’energia

Evviva, buone notizie!

Fonte: Il blog di Alessandro Tauro: Il nucleare italiano ad un passo dalla fine: la Corte Costituzionale boccia la legge sull’energia.

Era stato il fiore all’occhiello del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dell’ex ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola. Il percorso intrapreso non sembrava ammettere sbandate, deviazioni o rallentamenti: il ritorno dell’energia nucleare in Italia era un obiettivo primario ed imprescindibile dell’agenda di governo, anche a fronte della scarsissima popolarità (e dei numerosi timori) che questa “tecnica energetica” riscuote ancora oggi in Italia.

Tre giorni fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza numero 215 del 9 giugno 2010, con la quale la Corte Costituzionale ha decretato un vero e proprio stop alla corsa all’atomo del governo italiano.

La legge incriminata è la numero 102, del 3 agosto 2009, conversione del decreto-legge numero 78.

Con essa, all’articolo 4, il governo apriva alle procedure d’urgenza per la costruzione di nuove infrastrutture per la produzione di energia elettrica, da leggersi più comunemente come “nuove centrali nucleari”.
Il governo aveva piena potestà esclusiva in materia di trasmissione e distribuzione e competenza congiunta con le regioni per quanto concerne la produzione e, quindi, la collocazione dei nuovi impianti.

Le nuove centrali rientravano in un piano di urgenza “in riferimento allo sviluppo socio-economico” (non a caso la legge in questione è il famoso “pacchetto anti-crisi”) e si stabiliva la loro edificazione per mezzo di capitali “prevalentemente o interamente privati“.
Ai fini di attuazione, il governo istituiva la figura di uno o più Commissari straordinari del governo, con poteri esclusivi e totali in tema di nuovi impianti energetici, al punto tale da poter scavalcare tutti gli enti coinvolti (a partire dai comuni e dalle regioni) per la scelta delle nuove sedi nucleari nazionali.

Sono stati proprio il mix tra “ragione d’urgenza” ed “utilizzo di capitali privati” e la privazione dei poteri decisionali delle regioni in materia ad aver condotto la Corte Costituzionale a cassare l’intero articolo, nei commi che vanno dall’1 al 4.

Secondo quanto stabilito dalla suprema corte di giustizia italiana, “trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato. Invece la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al quantum“.

Inoltre, per quanto concerne la depotenziazione delle regioni in materia, la Corte Costituzionale afferma che “se le presunte ragioni dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi“.

E conclude deliberando che “i canoni di pertinenza e proporzionalità richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati“.

Quanto stabilito dalla Consulta, ancora una volta nel silenzio quasi tombale della stampa nazionale, apre ad una vera e propria svolta in termini energetici e ostruisce, di fatto e sin da adesso, un percorso accelerato verso la creazione di nuove centrali nucleari.

Le procedure d’urgenza, che consentirebbero nell’ordine di 10-15 anni, di avere energia nucleare operativa in Italia, confliggono con la necessità imprescindibile del governo di attribuire i costi di produzione degli impianti ai singoli privati. E l’automatico decadimento delle ragioni d’urgenza, ipso facto, determinano il ripristino automatico della facoltà degli enti locali, ed in particolar modo delle regioni, di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell’esecutivo nazionale.

Per un governo ancora privo di ministri deputati alla gestione delle questioni energetiche (dalle dimissioni di Claudio Scajola l’interim delle Attività Produttive è ancora nelle mani del premier Berlusconi), non si prospettano tempi facili.
Il nucleare italiano è ad un passo dalla morte prima ancora della sua nascita. La battaglia dei governatori Vendola, Errani e Lorenzetti contro il nucleare italiano sembra aver portato ad una prima, gigantesca e, forse per gli stessi ricorrenti, insperata vittoria.

ComeDonChisciotte – COS’HANNO IN COMUNE LA BP E LE BANCHE? L’ERA DELL’ANARCHIA AZIENDALE

Fonte: ComeDonChisciotte – COS’HANNO IN COMUNE LA BP E LE BANCHE? L’ERA DELL’ANARCHIA AZIENDALE.

DI GONZALO LIRA
Global Research

In occasione del disastro della marea nera della BP, il presidente Obama ha rilasciato ieri sera dalla Sala Ovale un discorso – un capolavoro di timida finta indignazione. Il discorso era tutto incentrato su “energia pulita” e “porre fine alla nostra dipendenza dai carboni fossili”. A fronte della marea nera della BP – probabilmente il più grave disastro ambientale di tutti i tempi – la risposta del presidente Obama è stata questa: gentile indignazione e vaghi piani per “adottare la linea dura”, “mettere da parte la sola compensazione” e “fare qualcosa”.

Il presidente Obama non ha capito veramente di cosa si tratti. Sebbene è indubbio che sia un disastro ambientale, la marea nera della BP è molto, molto di più.

La dispersione di petrolio della BP è parte dello stesso problema della crisi finanziaria: sono due esempi dell’era nella quale viviamo, l’era dell’anarchia aziendale.

In poche parole, in questa era di anarchia aziendale, le società non devono osservare alcuna regola – nenche una. Legali, morali, etiche, persino quelle finanziarie sono irrilevanti. Sono state tutte annullate in nome della ricerca di profitti – letteralmente non conta nient’altro.

Di conseguenza, al momento le aziende vivono in uno stato di quasi mera anarchia – ma un’anarchia direttamente proporzionale alla loro grandezza: più la società è grande, più è grande la sua assoluta libertà di fare ed agire come vuole. Ecco perchè così tante medie imprese sono tanto determinate nella crescita dei profitti: le più grandi, come la BP o la Goldman Sachs, vivono in un positivista hobbesiano Stato di Natura, libere di fare ciò che vogliono, senza conseguenze.

Il valore aggiunto di tutto ciò, tuttavia, è che le aziende maggiori hanno convinto i governi e le persone del credo del “Troppo Grande Per Fallire” – hanno convinto il mondo che se esse smettono di esistere, il cielo ci cadrà in testa. Quindi se falliscono, devono essere salvate – senza discussioni, senza penalità e senza riforma.

Prendiamo la BP: la British Petroleum ha causato la marea nera della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Varie agenzie del Governo Federale erano state incaricate della supervisione delle loro operazioni – ma tutte quelle agenzie sono state rinviate alla BP, prima dell’incidente. Essendo una grande società – una delle maggiori compagnie petrolifere nel mondo – la BP operava praticamente senza alcuna vera supervisione del governo. Di fatto sta emergendo, a causa di questa supervisione negligente e subdola, che le regole e le procedure di sicurezza sono state ignorate. Si sono corsi rischi folli. Non sono stati tracciati piani di sicurezza alternativi.

Da come stanno dichiarando alcuni promemoria, il disastro era inevitabile.

Una volta accaduto l’incidente, la BP ha controllato le informazioni rilasciate riguardo il disastro. La BP ha deciso in maniera unilaterale di non procedere immediatamente con il sigillo del pozzo – anzi, ha rischiato un disastro maggiore per poter salvare il giacimento di petrolio, scavando un “pozzo supplementare”. Le sue ragioni erano semplici: realizzando immediatamente il sigillo, la BP avrebbe sacrificato il giacimento (e perso il suo impiego) allo scopo di salvare l’ambiente. Non lo ha fatto. Al contrario, ha cercato di allungare il processo, in modo da salvare il giacimento (ed i profitti) con il “pozzo supplementare”. Ma quando nascondere l’entità del danno è diventato impossibile – quando l’odore di petrolio si era diffuso nei cieli chiari della Louisiana a mille miglia dal luogo del disastro – la BP ha provato a realizzare il sigillo. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

Dove erano le autorità? Dov’era qualcuno in carica? Il fatto è che non c’era nessuno in carica. Non c’era nessuno che controllasse – o ad ogni modo, a quelli che dovevano farlo sono stati strappati i denti. E la BP lo sapeva – quindi hanno fatto come volevano, senza badare ai rischi o ai costi.

La cosa peggiore, e la BP se ne rende conto, è che se alla fine non riescono a trovare un modo per gestire il disastro della marea nera, possono semplicemente mentire agli Stati Uniti. Il governo – in altre parole, la popolazione americana, liquiderà la faccenda ripulendo il casino della BP. La BP sa che nessuno la riterrà responsabile – sa che la farà franca.

E neanche le banche verranno ritenute responsabili. Non è un caso che le banche europee ed americane sono quasi crollate, ma le banche qui in Cile hanno filato dritto: questo perchè qui le banche sono regolate all’estremo. Non possono letteralmente scureggiare senza che un ispettore bancario indipendente le controlli, e senza che dopo ottengano un bollo in triplice copia. Quando le banche cilene crollarono nel 1980, fu messa fine all’illusione che le banche sapessero quello che stavano facendo – il governo ha poi garantito per loro, ma da quel momento in poi le ha tenute sotto vetro.

Ma in Europa ed in America, la storia era la Greenspan Put [politica monetaria ideata da Alan Greenspan, ndt]. Disinvolto, Al era così convinto che le banche si sarebbero “auto-regolate” che ha strappato i denti alla Fed, l’agenzia di regolamentazione delle banche, ed ha lasciato che il “libero mercato” facesse il suo corso.

Con un tale via libera, cosa pensate abbiano fatto le banche? Erano anarchiche – hanno inventato tutti i tipi di abili “prodotti finanziari” che hanno aumentato il rischio in maniera esponenziale, piuttosto che mitigarlo. Abbiamo visto tutti la fine di quel film. Quando Lehman è andato in rovina ed il mercato del credito si è congelato, è stato tracciato un improvvisato “pachetto di emergenza”, poi i 700 miliardi di dollari di TARP [Trouble Asset Relief Program, Programma di Recupero delle Attività in Difficoltà, ndt], poi l’Allegerimento Quantitativo, tutti questi sforzi lubrificati con un sacco di chiacchiere circa “rinforzare l’ambiente delle regolamentazioni” e “proteggere i mercati finanziari”.

Il risultato? Le banche hanno fatto quello che volevano – senza supervisione. E quando la loro incoscienza ha inevitabilmente portato alla catastrofe dell’autunno 2008, le banche sono state salvate – senza ripercussioni. Le maggiori sono addirittura riuscite a fare dei profitti con i bail-out finanziati dai contribuenti!

Anche dopo il peggio della crisi – quando gli effetti dell’assenza di regolazione e di supervisione erano state chiaramente capite – non è successo niente. Il regime della regolazione-zero, supervisione-zero è continuato.

Questo non è il caso delle persone, degli individui: la gente viene regolata, la gente viene controllata. Gli individui vengono monitorati e limitati in ciò che possono dire o fare – e nessuno si lamenta. Al contrario – ci sentiamo tutti sollevati, perchè ci sentiamo protetti dal comportamento irrazionale dell’individuo.

Come individuo, vengo limitato in innumerevoli modi, dal più banale, come andare in giro, al più grave, come l’omicidio. Non posso neanche alzarmi e gridare “A fuoco!” in un teatro affollato – verrei arresato per incitazione del panico, l’interesse generale di evitare una potenziale fuga letale che calpesta il mio bisogno di esprimermi gridando “A fuoco!” quando non ci sono incendi.

Curiosamente, gli individui – la gente normale – vengono controllati e regolati sempre più rigorosamente. Tuttavia allo stesso tempo, le aziende diventano sempre più libere di fare come vogliono. Nessuno nota quanto sia strano tutto questo – abbiamo persino perso il contesto per anche solo parlare di regolamentare e controllare le aziende, perchè troppi sciocchi sapientoni mettono la regolamentazione ed il controllo sullo stesso piano del socialismo.

Intanto, le banche gestiscono in modo folle.

Intanto, la BP gestisce in modo folle.

Possiamo guardare ad altre industrie – la Big Pharma, per dirne una – ma non ce n’è veramente bisogno: la Big Pharma si adatta allo stesso modello della BP e delle banche. Espanditi al punto da poter fare ciò che vuoi e nessuno ti sfiderà, neanche il governo. Realizza pratiche che creeranno inevitabilmente una crisi – come la trivellazione a rischio, come i titoli tossici – e sta sicuro che verrai salvato.

Salvato, e con il permesso di andare avanti, libero. Con il “permesso” di continuare, libero? Scusate, ho sbagliato: incoraggiato a continuare, libero.

Questa era di anarchia aziendale sta raggiungendo un punto critico – lo possiamo tutti percepire. Tuttavia i governi negli Stati Uniti ed in Europa non fanno nessuno sforzo per risolvere il problema di fondo. Forse non vedono il problema. Forse sono grati ai padroni aziendali. In ogni caso, nel suo discorso, il presidente Obama ha fatto dei riferimenti ridicoli all’”energia pulita” mentre ignorava la causa della marea nera della BP, la causa della crisi finanziaria, la causa del vortice dei costi della sanità – l’anarchia aziendale che le sottende tutte.

Quest’era di anrachia aziendale sta distruggendo il mondo – letteralmente, se vi è capitato di vedere le immagini del petrolio fluttuare per un miglio nel golfo del Messico.

Penso che siamo ad un bivio: un sentiero conduce ad un cambiamento rivoluzionario, se non ad un’immediata rivoluzione. L’altro, appagamento e stasi, mentre le aziende frantumano il paese.

Quello che intendo è che non ci sarà nessun cambiamento rivoluazionario. Le aziende hanno vinto. Hanno vinto quando hanno convinto i milgiori ed i più svegli – che io solevo essere – che l’unico sentiero verso il successo era quello della carriera aziendale. Non necessariamente tramite aziende a scopo di lucro – sembra che i liberalisti non capiscano mai abbastanza quanto perniciose e corporativiste siano davvero le organizzazioni no-profit; o forse lo sanno, ma sono abbastanza intelligenti da non criticarle, dato che quelle no-profit e ONG gli pagano i pasti.

Obama è un aziendalista – è uno di loro. Perciò verrano dette altre stronzate riguardo “energia pura” e “indipendenza energetica”, mentre la causa di fondo – l’anarchia aziendale – viene lasciata indisturbata.

Ancora una volta: grazie a Dio non vivo più in America. È troppo triste restare a guardare mentre una grande nazione se ne va giù per lo sciacquone.

Gonzalo Lira, scrittore di romanzi e regista (ed economista) al momento vive in Cile e scrive su gonzalolira.blogspot.com

Titolo originale: “What do BP and the Banks Have In Common? The Era of Corporate Anarchy”

Fonte: http://gonzalolira.blogspot.com/
Link
16.06.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

ComeDonChisciotte – IL BUSINESS NASCOSTO SOTTO LA MACCHIA DI PETROLIO DI BP

ComeDonChisciotte – IL BUSINESS NASCOSTO SOTTO LA MACCHIA DI PETROLIO DI BP.

DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

Nella rubrica di oggi potevo parlarvi di Borsa, volatilità, crisi del debito, collocazione di bonds governativi e quant’altro: lo abbiamo fatto fino a oggi, riprenderemo a farlo dalla settimana prossima.

Quest’oggi parliamo della marea nera scatenata dal guasto all’impianto di British Petroleum nel Golfo del Messico, una tragedia ambientale che da settimane riempie pagine di giornali e le headlines dei principali tg. Per una volta non sembrano esserci dubbi nell’identificazione di buoni e cattivi: i primi sono i dirigenti della Bp, il secondo è Barack Obama che, dopo aver promesso di prendere a calci nel sedere i responsabili e passato ore a parlare con i pescatori della Louisiana, ieri ha mostrato una faccia ancor più dura.

I vertici dell’azienda petrolifera britannici, infatti, sono stati accolti con freddezza glaciale alla Casa Bianca e nonostante abbiano dato l’ok all’esborso di 20 miliardi di dollari per ripagare i danni causati, si sono sentiti rispondere dal numero uno della Casa Bianca che quella cifra «non rappresenta il tetto massimo». Ovvero, preparatevi a scucire molto altro denaro, ormai siete sotto scacco non mio ma dell’intero pianeta che vi odia a morte.

Sembra il film “Wag the dog”, una creazione mediatica straordinaria. Sono bastate, infatti, le immagini di quattro pennuti con le ali impiastrate di greggio e tre interviste ad altrettanti esperti pronti a proclamare la morte dell’oceano, per chiudere completamente gli occhi del mondo al molto altro che sta dietro alla vicenda che vede prootagonista la piattaforma Deepwater Horizon.

Lasciate stare che il paladino del mondo, ovvero Barack Obama, non più tardi di quattro mesi fa aveva autorizzato trivellazioni offshore anche nel “giardino delle rose” della Casa Bianca per non dipendere più dalla bizze ricattatorie dell’Opec e della speculazione otc sui futures, salvo ora trasformarsi nel Fulco Pratesi di turno, il problema è altro: che quell’incidente sarebbe accaduto lo si sapeva da mesi e mesi, era questione di tempo. Anzi, di timing visto che le implicazioni sono anche – e forse soprattutto – economche e finanziarie: prima delle quali, uccidere Bp, renderla scalabile e ottenere a prezzo di saldo le sue attività estrattive.

Cominciamo dal principio. La Deepwater Horizon, carta canta nei documenti ufficiali, è stata classificata fin dall’inizio della sua attività un progetto potenzialmente soggetto ai cosiddetto “low probability, high impact event”, classificazione che vede tra gli altri incidenti occorsi l’11 settembre, l’esplosione dello Shuttle e l’uragano Katrina: come per questi casi, l’ipotesi di “worst case scenario” è stata completamente ignorata. Con dolo o meno, lo scopriremo dopo.

Cosa è accaduto, quindi? Due sono le paroline magiche, “blowout preventer”, ovvero un meccanismo meccanico che fisicamente deve evitare possibili fuoriuscite di petrolio: nel caso della Deepwater Horizon, entrambi questi aggeggi, uno attivato manualmente e uno di back-up automatico, hanno fatto cilecca. Quando accadono incidenti di questo genere, ci dice Robert Bea, docente di Ingegneria alla University of California, le responsabilità si diramano in tre direzioni o filiere: i lavoratori della piattaforma, il cosiddetto “errore umano”, le gerarchie dell’azienda per cui questi operai lavorano e le burocrazie governative che sovraintendono i lavori, ovvero i cosiddetti controllori o regolatori.

Bea, dopo aver lavorato su una casistica di circa 600 incidenti in strutture estrattive, ha concluso che nell’80% dei casi le responsabilità sono imputabili a «fattori umani e organizzativi» , a loro volta all’interno di questa percentuale la metà fa capo a carenza nel design ingegneristico della struttura riguardo l’equipaggiamento o i processi estrattivi. Per Bea, quanto accaduto ha molto a che fare con l’uragano Katrina, «un misto di hubris, arroganza, ignoranza combinato con l’azzardo della natura».

“Maledetti, avidi inglesi perforatori!”, gridano in tutto il mondo. Peccato che la Bp sia solo corresponsabile, visto che nel caso della Deepwater Horizon ci troviamo di fronte a un classico caso di frammentazione delle responsabilità: la piattaforma è un’operazione di British Petroleum ma quest’ultima ha ottenuto il leasing della struttura dalla Transocean e i lavori, fattivi, quando l’incidente è accaduto erano in mano alla Halliburton, potentissima azienda statunitense che vede ai vertici una vecchia volpe della politica statunitense come Dick Cheney, braccio destro dell’ex presidente Usa, George W. Bush e uomo potentissimo per quanto riguarda la questione petrolio.

Il fatto è che questi tre soggetti hanno interessi diversi rispetto non solo alla Deepwtare Horizon ma all’intero processo operativo: Bp è interessata all’accesso alle risorse di idrocarburi per mandare avanti le sue raffinerie e la rete di distribuzione. Halliburton offre invece servizi sul campo, ovvero operativi. Transocean, infine, opera come un taxi: insomma, diversi obiettivi e quindi diversi processi operativi. Peccato che, in pasto all’opinione pubblica, sia stata data solo Bp.

Per Andrew Hopkins, un sociologo della Australian National University, quanto accaduto «è simile a quanto successo con la crisi finanziaria. I grandi manager ricevono enormi bonus per rischi presi quest’anno o l’anno scorso, il problema, i rischi reali, per tutti, arriveranno nelle case di tutti anni dopo».

Non la pensavano così negli Usa, nemmeno nell’epoca Obama (abbia già ricordato la sua decisione della scorsa primavera di trivellare l’Alaska senza tante precauzioni), visto che le decisioni governative riguardo le piattaforme estrattive si sono basate sempre sul principio del “tanto non succederà nulla”. Chi deve controllare e sovraintendere è il Minerals Management Service (MMS), una divisione dell’Interior Department, il quale dagli anni Ottanta in poi ha basato i suoi check riguardo l’operatività delle strutture su un principio unico: esenzione. Ovvero, nessun controllo sull’impatto ambientale delle varie aziende e strutture operanti: si opera sub judice e via così, a certificarlo con una denuncia molto circostanziata è stato non il sottoscritto ma Holly Doremus, professor di legislazione ambientale ad Harvard.

Nel silenzio degli altri media, troppo occupati a mostrare immagini catastrofiche e volontari al lavoro, Washington Post e Associated Press hanno certificato e scritto che la Deepwater Horizon aveva ottenuto una nuova esenzione (in gergo tecnico “Categorical exclusion”) lo scorso anno: su cosa si basava questa certezza operativa, questo ennesimo nulla osta? Calcoli empirici pubblicati nel 2007 in base ai quali la “most likely size”, la quantità più probabile di petrolio che si sarebbe riversata in mare in caso di incidente, sarebbe stata pari a 4.600 barili. Peccato che nel Golfo del Messico, a oggi, siamo sopra quota 80mila barili riversati: complimenti ai controllori e regolatori, oltre a chi stava operando in quel momento sulla piattaforma!

Già, perchè se come sembra l’errore è stato umano e dovuto alla non attivazione dei due “blowout preventers”, perché la Casa Bianca non si è infuriata con la potente e statunitense Halliburton, in carico operativo sulla struttura? Chiedetelo al presidente che minaccia calci nel sedere ma si guarda bene dal toccare interessi nazionali più grandi di lui: e forse, così facendo, capirete anche la stizza malcelata del premier britannico, David Cameron, per il crucifige generale ed esclusivo contro Bp.

Colmo dei colmi, ieri Washington ha annunciato un’inchiesta federale sull’accaduto: e a chi sarà affidata? Allo stesso MMS, l’ente dall’esenzione facile. Come ha dichiarato ancora Andrew Hopkins, «la MMS è il regolatore e un fallimento della regolamentazione è parte di questo disastro. Quindi, MMS sta per investigare su se stessa. Direi che è quantomeno totalmente inappropriato». Pensate il quadro sia già sufficientemente esaustivo da rimettere un po’ in discussione il can can mediatico e politico di questo periodo? Sbagliate. Il bello arriva ora e potete desumerlo da questa tabella. (http://moneycentral.msn.com/ownership?Holding=Institutional+Ownership&Symbol=BP )

Al 31 marzo di quest’anno, come sempre, Thomson Reuters ha reso noto l’assetto proprietario di Bp dopo il primo trimestre dell’anno: mancava poco all’incidente, proprio poco e guardate un po’ chi ha scaricato 4.680.822 di azioni di British Petroleum per un valore di 250 milioni di dollari e pari al 44% del totale? Goldman Sachs, banca d’affari legata a doppio filo a Washington e all’establishment politico e soprattutto unica banca d’affari che fa soldi quando gli altri perdono: loro non si scottano mai le dita.

Perchè sono i più bravi, questo è innegabile e va detto per evitare di scadere nel complottismo: certo, il fatto che quella piattaforma fosse a rischio lo certificava l’MMS con le sue esenzioni, certo il fatto che le azioni di Bp siano crollate è altrettanto vero – se le avesse tenute, Goldman avrebbe perso il 36% del loro valore – ma non sono quelle “briciole” a far paura a un gigante come la firm newyorchese: il danno è reale, le responsabilità diffuse ma veicolandole in modo giusto e nascondendo alcune di esse, magari Bp diviene scalabile e le sue attività acquisibili.

Ma non solo Goldman ha magicamente scaricato le azioni di Bp giusto in tempo: Wachovia ne ha vendute 2.667.419 e Ubs qualcosa come 2.125.566. Ripeto non è il numero di azioni o il controvalore a dover far riflettere ma il timing: ma come, Obama dà luce verde a trivellazioni offshore ovunque e soggetti del genere escono dal business? Strano. In compenso, qualcuno ha comprato. Chi? Ad esempio Wells Fargo, acquirente di 2.398.870 azioni: strano però, visto che Wells Fargo è proprietario della “scaltra venditrice” Wachovia. Puzza di partita di giro, almeno al sottoscritto. E chi altro? La Fondazione Melinda e Bill Gates, quella patrocinata dal signor Microsoft e il Wellington Management, una grande asset firm: bella fregatura hanno preso, almeno formalmente.

Il fatto strano è che a metà marzo, prima della vendita, il sito di ricerche di mercato Morningstar, quotava le azioni di Bp con un rating di tre stelle su cinque, quindi fomalmente appetibile: Goldman Sachs, per una volta, aveva sbagliato la scelta ed è stata “salvata” dall’incidente? No, perché nella descrizione del titolo, Morningstar elencava solo le debolezze di Bp, ovvero «la minore integrazione di Bp rispetto a Shell o ExxonMobil, le fluttuazioni del prezzo del petrolio, potenziali perdite dovute a rischi politici, soprattutto la forte esposizione in Russia (il consorzio Tnk-Bp, terzo gruppo petrolifero del paese, con 100mila occupati e la brutta idea di voler mettere i bastoni tra le ruote a Gazprom che ha portato con sé l’espulsione del presidente del gruppo, la presa di ostaggi tra gli operai da parte del governo di Mosca e altre manifestazioni democratica di amore per la concorrenza, ndr)».

E, infine, il meglio: «Spaccature causate da limiti ambientali e operativi potrebbero ulteriormente limitare il potenziale di guadagno». Accidenti, o portano sfiga o sono dei portenti questi di Morningstar! Peccato, poi, che in febbraio altri analisti di Morningstar, in una nota separata, avevano invece salutato come un portento il risultati presentati da Bp nel quarto trimestre dello scorso anno dicendosi «incoraggiati dai continui guadagni grazie a nuovi progetti e tagli dei costi».

Come cambiano le cose, in pochi giorni! Un bel quadretto, non c’è che dire. Ora, il disastro ambientale, immane, resta ma non fatevi abbindolare dalla faccia contrita di Barack Obama mentre parla con i pescatori o dalle immagini di pennuti con le ali intrise di petrolio: dietro a quanto sta accadendo c’è molto di più, responsabilità molto diffuse e in alto e soprattutto interessi.

Lo certificava il 2 giugno scorso il sito di Bloomberg, gente che di mercati ne sa qualcosa: «Bp a rischio poiché il crollo delle azioni alimenta le voci di scalata», aggiornato addirittura quattro volte in un solo giorno. Chissà che a ExxonMobil, principale concorrente di Bp negli Stati Uniti, qualcuno non ci stia pensando, visto l’improbabile scalata di Shell, che già nel 2004 doveva fondersi con British Petroleum: con tutte quelle azioni vendute o passate di mano a soggetti così fedeli alla Casa Bianca e agli interessi, leggittimi, degli Usa…

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/6/18/MAREA-NERA-Il-giallo-del-rapporto-segreto-sugli-operai-della-BP-che-si-sono-ammalati-tentando-di-arginare-il-petrolio/3/93694/
18.06.2010

La più grave catastrofe ambientale della storia si sta consumando nel Golfo del Messico | www.ecplanet.com

Fonte: La più grave catastrofe ambientale della storia si sta consumando nel Golfo del Messico | www.ecplanet.com.

Apprendo da televideo che domani (martedì 15 giugno) il presidente Obama avrebbe in programma un discorso alla nazione, presumibilmente per comunicare alla popolazione gli ultimi dati relativi al disastro ambientale del Golfo del Messico.

In attesa di compilare un articolo ben più esaustivo sull’argomento, magari dopo aver sentito cosa comunicherà questa brillante guida della nazione statunitense, mi sembra doveroso comunicarvi un riassunto delle conclusioni basate sulle informazioni trapelate da alcuni scienziati costretti al silenzio (informazioni esaminate da altri specialisti che ne confermano l’attendibilità) e che i media si guardano bene dal dare:

Si stima che la pressione con la quale il petrolio fuoriesce nelle acque del Golfo sia compresa tra 20.000 e 70.000 PSI (libbre per pollice quadro): una pressione impossibile da controllare. Si stima inoltre che la quantità giornaliera di petrolio che fuoriesce dal fondo marino sia compresa tra 80.000 e 100.000 barili di petrolio. Il flusso di petrolio e gas che fuoriesce ad alta pressione dal pozzo trascina con sé sabbia e roccia, i quali producono un effetto erosivo su quel che rimane di quest’ultimo e sul foro di uscita. Di conseguenza, il diametro continua ad allargarsi, aumentando la quantità di petrolio che fuoriesce. Qualunque dispositivo di contenimento piazzato sopra il pozzo non è in grado di resistere all’enorme pressione.

Il petrolio ha ormai raggiunto la Corrente del Golfo e sta entrando nel ciclo della corrente oceanica, la quale è almeno quattro volte più forte della prima e lo porterà in giro per il mondo entro 18 mesi. Le possibili conseguenze di una tale alterazione dell’ambiente marino sono al momento imprevedibili.

Il petrolio, insieme ai gas, il benzene e svariate altre tossine, sta eliminando l’ossigeno presente nell’acqua, uccidendo tutte le forme di vita nell’oceano. Oltre al petrolio, sulle coste arriveranno quindi enormi quantità di pesci e altri animali morti, aggravando ulteriormente la situazione ambientale.

Una volta che l’intensa pressione avrà rimosso la testa del pozzo, il foro continuerà ad allargarsi e il petrolio potrà sgorgare liberamente nel Golfo del Messico. Quando dall’enorme sacca che si trova 8 chilometri al di sotto del fondo oceanico saranno fuoriusciti svariati MILIARDI di barili di petrolio, la pressione inizierà a normalizzarsi. A questo punto la grande pressione dell’acqua alla profondità di circa 1.500 metri indurrà quest’ultima a penetrare nel buco e quindi nella sacca precedentemente occupata dal petrolio. Si stima che a quella profondità la temperatura possa raggiungere e forse superare i 200°C. L’acqua che penetra si trasformerà in vapore, creando un’enorme quantità di forza e sollevando il fondo oceanico. Difficile stabilire quanta acqua entrerà nella sacca e di conseguenza calcolare di quanto si potrà sollevare il fondo. È possibile che questo fenomeno crei uno tsunami con onde tra i 6 e i 25 metri, e forse anche di più. Dopodiché il fondo collasserà nella sacca ormai vuota: il modo con cui la natura sigillerà il buco.

A seconda dell’altezza delle onde dello tsunami, i detriti oceanici, il petrolio e le strutture esistenti verranno spazzate lungo le coste e nell’entroterra, devastando completamente l’area per un’ampiezza tra gli 80 e i 300 chilometri. Anche rimuovendo i detriti, gli elementi contaminanti che rimarranno nel terreno e nelle falde acquifere impediranno la ripopolazione di queste aree per un imprecisato numero di anni.

Naturalmente mi auguro di tutto cuore che questo pauroso scenario non abbia mai a verificarsi, ma è un fatto che tutti i tentativi sinora operati dalla BP per fermare la fuoriuscita di petrolio sono miseramente falliti, così come l’esistenza di un “cordone sanitario” attorno agli operatori impegnati nella zona che impedisce qualunque contatto con la stampa, i giornalisti, etc. Tornerò presto su questo e molto altro nel mio prossimo intervento;

Craxi, Berlusconi, Del Turco. Una faccia, una razza.

L’Abruzzo non è stato colpito solo dal terremoto, perché prima che la forza distruttrice della natura si accanisse la regione era già stata depredata e saccheggiata e avvelenata da una classe dirigente rapace e disonesta.

In Abruzzo c’è una delle più grandi e pericolose discariche di materiali tossici d’Europa, sicuramente la più grande d’Italia, dove il materiale di scarto delle lavorazioni chimiche più nocive (su tutte l’iprite) si è andato accumulando fin dagli anni ’30 accanto al letto del fiume Tirino, appena prima che si congiunga con il fiiume Pescara. Accumulato non accidentalmente, ma scaricato dalla grande fabbrica chimica in loco e poi arricchito dai rifiuti industriali provenienti dal Nord Italia…

Leggi tutto: Craxi, Berlusconi, Del Turco. Una faccia, una razza..

Antimafia Duemila – L’inchiesta: tutta la verita’ su Ilaria e Miran

Antimafia Duemila – L’inchiesta: tutta la verita’ su Ilaria e Miran.

Ecco dunque la verità.  Il 20 marzo 1994 Ilaria e Miran furono vittime di un agguato ordinato perché la giornalista del Tg3 non rivelasse la ragnatela di interessi criminali fra uomini della Cooperazione, allora gestita dall’entourage di Bettino Craxi, faccendieri, organizzazioni mafiose, con l’aiuto di funzionari dei servizi segreti. Traffici d’armi in cambio dell’autorizzazione a inviare in Somalia, per esservi seppellite a terra o affondate in mare, enormi quantità di rifiuti tossici, che stanno seminando malattie e morte fra la popolazione del Corno d’Africa. Nella vicenda si susseguono le menzogne, i depistaggi, i silenzi avvolti nel segreto di stato, le coperture dei Servizi allo sporco affare. L’appello dell’associazione che difende la memoria di una giovane giornalista che credeva nella ricerca della verità risuona oggi come un allarme.

Quegli stessi servizi segreti, non «deviati» come vengono comodamente definiti, ma ufficiali e istituzionali, hanno lasciato scie di sangue e omertà in tanti fatti che hanno scosso la Repubblica. Fino ai delitti di mafia e alle stragi degli anni 90, per proteggere interessi politici e affaristici, «longa manus» di coloro che fanno della corruzione la radice stessa del potere.

Leggi anche: Porto nucleare

…Centinaia di container seppelliti nella banchina. Dialoghi intercettati sullo smaltimento di rifiuti tossici. in un dossier di greenpeace, gli scandali su cui indagava Ilaria Alpi…

Antimafia Duemila – Nucleare: Cina in maggio fuga radioattiva a Daya Bay

Resta da capire cosa intendano le autorità cinesi per “estremamente piccola”

Fonte: Antimafia Duemila – Nucleare: Cina in maggio fuga radioattiva a Daya Bay.

“Una fuga estremamente piccola” di radioattivita’ si e’ verificata in uno dei due reattori della centrale nucleare di Daya Bay, nel sud della Cina. L’episodio il 23 maggio scorso. L’ammissione arriva dalla China Guangdong Nuclear Power Group, che gestisce l’ impianto, in un comunicato pubblicato oggi dalla stampa cinese. Secondo la compagnia sarebbe aumentato ” leggermente il livello di radioattivita’ nell’impianto di raffreddamento dell’Unita’ 2”senza comunque mettere a rischio la popolazione. I due reattori sarebbero ora regolarmente in fuzione “in piena sicurezza.” L’episodio era gia’ stato denunciato dall’emittente Radio Free Asia che trasmette da Hong Kong e in seguito confermata dal governo dell’ ex-colonia britannica.

Blog di Beppe Grillo – La colata – Intervista a F. Sansa e M. Preve

L’Italia è come l’Amazzonia, sta scomparendo. Ogni settimana ettari di verde si trasformano in ettari di cemento. Un prato non è più un prato, ma un business. Ogni giorno appaiono gru, seconde e terze case, immobili mai abitati. Interi quartieri edificati senza necessità, senza inquilini. Il cemento uccide il turismo, toglie posti di lavoro, non li dà. Il cemento è riciclaggio di danaro sporco delle mafie nazionali che investono nel mattone. A Milano sorgono nuovi grattacieli quando un terzo della città è in vendita o alla ricerca di un inquilino in affitto. L’Expo 2015 è solo cemento. Il cemento non si mangia, ma sul cemento mangiano i politici, le amministrazioni locali e la criminalità organizzata. L’Italia che scompare sotto una colata, come Pompei seppellita dalla lava, fa compassione e rabbia. I comuni dovrebbero vietare la costruzione di ogni immobile non necessario e, nel caso, verificare l’esistenza di un immobile già esistente da ristrutturare. Bisogna lanciare una nuova industria, quella della decostruzione di immobili e capannoni disabitati. Con i soldi pubblici i nostri sindaci non devono più costruire un solo vano se non destinato a uso sociale. Cementificatori e riciclatori che leggete, ascoltatemi, costruire non è più un affare, investite in energie rinnovabili e nel turismo.

Leggi tutto: Blog di Beppe Grillo – La colata – Intervista a F. Sansa e M. Preve.

Blog di Beppe Grillo – Il nucleare non è la risposta

Da vedere anche il video in cui il giornalista Gianni Lannes denuncia come la ndrangheta scaricha in mare le scorie nucleari. Il nucleare è una follia, anche economicamente.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il nucleare non è la risposta.

Mettersi a discutere con i nuclearisti italiani non solo è inutile, ma controproducente. E’ la classica storia di chi si mette a discutere con un imbecille, chi osserva dall’esterno vede due imbecilli che discutono. Il nucleare è stato respinto da un referendum, punto. Non può essere reintrodotto da lobbisti e reggicoda politici. Il popolo italiano, che è abituato a sopportare quasi qualunque cosa, non lo vuole per istinto di sopravvivenza. Nel Paese con le più potenti mafie del mondo chi gestirebbe le scorie? Il nucleare costa più di qualunque altra energia: chi lo pagherà? L’uranio finirà entro qualche decennio e il suo prezzo aumenta di settimana in settimana, è l’energia MENO rinnovabile del mondo. Helen Caldicott, autrice di: “Il nucleare non è la risposta“, ci spiega la pericolosità del nucleare per i nostri figli e nipoti. Disoccupati, senza pensione e nuclearizzati.

Intervista a Helen Caldicott

H. Caldicott: Mi chiamo Helen Caldicott, sono australiana. Sono una pediatra e specialista in infanzia. Per quattro anni sono stata coinvolta nello studio delle implicazioni mediche del nucleare a scopo energetico e nucleare a scopo bellico. Ho fatto parte del corpo docente della Scuola di Medicina di Harvard e ho praticato la professione medica.

Blog: Perché ci sono ancora Paesi, come la Gran Bretagna, che ricorrono al nucleare nel mix energetico?

H. Caldicott: Molte persone ignorano quali sia il ciclo del combustibile nucleare e quali siano le conseguenze sul corpo dell’esposizione a radiazioni e di tutti gli altri aspetti della produzione di energia nucleare: l’estrazione e la lavorazione dell’uranio, l’arricchimento, la costruzione di un reattore, le radiazioni emesse dal reattore a regime, la concentrazione delle radiazioni nella catena alimentare e nel latte materno, nei polmoni. E poi i rifiuti radioattivi che durano mezzo milione di anni e contaminano la catena alimentare. Quindi la gente mangerà cibo radioattivo. I bambini sono dieci, venti volte più esposti degli adulti ai danni delle radiazioni. I feti, migliaia di volte.
Le persone non sembrano comprenderlo. È un problema medico. La maggior parte della gente non ha le informazioni biologiche per comprendere il problema. Così, l’industria nucleare ha spinto un’enorme campagna di propaganda dicendo che loro sono la risposta al surriscaldamento globale, perché non producono anidride carbonica.
In realtà producono grandi quantità di anidride carbonica, così come producono epidemie di cancro, leucemie e malattie genetiche nelle generazioni future.

Blog: Qual è quindi il reale costo dell’energia nucleare, considerando il costo sostenuto dalla società?

H. Caldicott: Costruire un reattore nucleare costa dai 12 ai 15 miliardi di dollari. Ma tutti i costi accessori di arricchimento dell’uranio, gli enormi costi di assicurazioni pagati dal governo – il governo sussidia l’intero bilancio dell’industria nucleare -, i costi per gli interventi medici conseguenti non sono compresi. I costi del trattamento di pazienti – soprattutto bambini – affetti da cancro o patologie genetiche o i costi per lo stoccaggio delle scorie nucleari per mezzo milione di anni non sono mai inclusi. Il trasporto delle scorie nucleari non è mai compreso.
È talmente più economico investire in energie da fonti rinnovabili, come l’eolico, il solare, il geotermico e la cogenerazione, alta efficienza nell’uso dell’elettricità.

Blog: Non esiste quindi un nucleare sicuro?

H. Caldicott: Non esiste assolutamente una strategia nucleare sicura. Nel mio libro spiego perché il nucleare non è la risposta al surriscaldamento globale. Lo capirete leggendo il libro. L’Italia non deve costruire centrali, ma sono sicura che Berlusconi non capisce quello di cui sto parlando.

Blog: Chi vuole dunque l’energia nucleare?

H. Caldicott: I politici sono stati i destinatari di una grande campagna di propaganda, e forse di denaro – non so. I politici sono analfabeti in materia scientifica e medica. In altre parole non capiscono la scienza. Come Berlusconi, che scienza è in grado di capire lui? Conosce forse la medicina e i tempi sufficienti per contrarre un cancro dopo essere stati irradiati per 5 o 6 anni? Non conosce forse i risultati di Hiroshima e Nagasaki?
Molti politici sono lo “scudo di bronzo” dell’industria nucleare, o dell’industria petrolifera o del carbone. Vanno dove va il denaro, non dove dovrebbe puntare il futuro e il benessere delle persone.

Blog: Che ci dice delle lobbies militari dietro l’industria nucleare?

H. Caldicott: Naturalmente la tecnologia nucleare trae origine dal progetto Manhattan che produsse plutonio per armare bombe. L’energia nucleare è una conseguenza di questa tecnologia nata per il senso di colpa degli scienziati responsabili della morte di circa 200.000 persone uccise letteralmente in un lampo. Ritenevano che se avessero estratto energia dall’atomo per usi civili, il loro senso di colpa sarebbe diminuito. Ho conosciuto e lavorato con alcuni di quegli scienziati e posso dirvi che hanno sempre odiato le armi nucleari e che sono morti ancora attanagliati dal senso di colpa. Sapevano, sapevano quanto fosse e quanto sia pericoloso il nucleare. Oggi sono tutti nelle loro tombe.
Dovete anche sapere che ogni centrale nucleare produce circa 250 kg di plutonio l’anno. Il plutonio dura mezzo milione di anni e puoi costruirne una testata nucleare con 5 kg. Ogni nazione che possiede un reattore nucleare può costruire facilmente centinaia di bombe atomiche, se lo desidera. Questo è il motivo per cui si è così preoccupati dell’Iran. È così che Israele ha costruito le sue testate, così la Gran Bretagna, la Francia, il Pakistan e l’India, la Cina. Le armi e l’energia nucleare sono parti della stessa industria. Quando disponi della tecnologia nucleare, puoi produrre armi atomiche. Berlusconi vuole forse delle armi nucleari?

Blog: Speriamo di no! C’è almeno un esempio al mondo di corretta gestione delle scorie nucleari?

H. Caldicott: No, non ce ne sono e non ce ne sarà mai uno. Quale che sia il materiale all’interno del quale venga stoccato, si deteriorerà. Il cemento presenterà infiltrazioni, il metallo arrugginirà e il materiale fuoriuscirà contaminando l’ambiente, l’acqua, il cibo, il latte, la carne. La gente mangerà cibo radioattivo. I bambini nasceranno deformi. Nascono bambini deformi a Falluja e Bassora, in Iraq dove sono state usate armi atomiche. Infatti a Falluja i dottori consigliano alle donne di non avere affatto figli. La quasi totalità dei bambini nasce con serie deformità: mancano del cervello o di un occhio, delle braccia. È davvero … è ciò che ci riserva questo futuro.

Blog: Cosa dovrebbero fare i cittadini per abbandonare l’opzione nucleare?

H. Caldicott: Per prima cosa devono essere bene informati. È imperativo che comprendano le informazioni. So che il mio libro è stato tradotto in italiano. Tutti quelli che ci ascoltano dovrebbero leggere “Il nucleare non è la risposta” e una volta letto devono trascorrere qualche giorno con le loro emozioni e decidere quello che intendono fare.
Abbiamo davvero bisogno di una rivoluzione contro questa industria nucleare spaventosa. È molto, molto peggiore dell’industria del tabacco. Molto peggio del fumo.
Le persone devono utilizzare le loro democrazie. Devono andare a incontrare i loro politici e informarli. Andate a trovare Berlusconi. Occupate il suo ufficio.
Gli italiani sono bravi. Sono appassionati. Sono sicura che troveranno il modo per assicurarsi che il loro Paese chiuda tutte le centrali nucleari!

Marea nera, 10 cose che dovreste sapere

Fonte: Marea nera, 10 cose che dovreste sapere.

In maniera marginale avevo già scritto qualcosa sul disastro petrolifero della BP, riproponendo un vecchio articolo di Murray Rothbard. La realtà di questi giorni è però di gran lunga più complessa.

É da 49 giorni che la piattaforma della BP, Deepwater Horizon, è esplosa nel Golfo del Messico. Da quel momento, è iniziata l’emorragia di greggio nelle acque oceaniche. Sebbene la BP ufficialmente affermi che solo poche migliaia di barili vengono persi al giorno, gli esperti stimano il danno in 60,000 barili, ovvero più di 2,5 milioni di galloni al giorno. Forse, ne sapremmo di più se la BP non avesse proibito agli ingegneri indipendenti di ispezionare la falla. Un trattamento analogo, grazie alla solerte collaborazione della Guardia Costiera statunitense, è stato riservato ai giornalisti. I rimedi per fermare la perdita sono risultate poco brillanti, e diversamente dall’ultimo grande incidente petrolifero – l’Exxon Valdez nel 1989 – il petrolio fuoriesce dal suolo, non da una petroliera, quindi non abbiamo la minima idea di quando si fermerà. I mass media stanno seguendo il disastro con articoli in prima pagina e notiziari notturni ogni giorno, ma gli aspetti nascosti di questo racconto da brividi dipingono un interessante quadro degli attori e delle azioni dietro la catastrofe. Ecco alcune cose che dovreste sapere sulla BP:

#1) Il proprietario della piattaforma ha guadagnato 270 milioni di dollari da questo incidente. La Transocean Ltd., la proprietaria della Deepwater Horizon, ceduta in affitto alla BP, è sempre stata nell’ombra del radar dei principali notiziari. Si tratta del più grande contractor di trivellazioni in mare aperto, la compagnia ha sede in Svizzera e non è nuova a disastri petroliferi. La piattaforma è stata assicurata per una somma di gran lunga più grande rispetto al suo valore.
#2) La BP ha un lungo curriculum di disastri petroliferi negli Stati Uniti. Nel 2005, la raffineria a Texas City esplose, uccidendo 15 lavoratori e ferendone 170. L’anno successivo, uno degli oleodotti in Alaska per un guasto perse 200,000 galloni di greggio. Secondo Public Citizen la BP pagò una multa di 550 milioni di dollari in multe. La corporation è particolarmente propensa a violare il Clean Air Act e il Clean Water Act, e ha pagato le due multe più onerose nella storia dell’Occupational Safety and Health Administration (è una sorpresa che la BP ha avuto un ruolo centrale, sebbene passato in secondo piano, nel tentativo fallito di contenere la perdita della Exxon Valdez?) Con la Deepwater Horizon il trend non è cambiato.In aggiunta alla scelta di un più conveniente e meno sicuro rivestimento per equipaggiare il pozzo, la compagnia ha scelto di non dotare la Deepwater Horizon con un meccanismo acustico, un’opzione che avrebbe potuto chiudere il pozzo anche se fosse stato pesantemente danneggiato, e che è richiesto nei paesi più sviluppati che permettono le trivellazioni in mare aperto. Infatti la BP utilizza questi strumenti nelle sue piattaforme a largo dell’Inghilterra, ma poichè gli Stati Uniti si limitano a raccomandarli, la BP non ha alcun incentivo a dotarsene, nonostante costino solo 500,000 dollari. Una cifra che secondo seizeBP.org, la compagnia guadagna in meno di otto minuti.
#3) Le perdite di greggio sono un costo d’impresa per la BP. Secondo l’Harte Research Institute, circa 1,6 miliardi di dollari in attività economiche annuali sono a rischio per via del disastro della Deepwater Horizon. Comparate questo numero all’attuale somma che la BP deve pagare per danni economici come posti di lavoro e turisti persi, che ammonta a 75 milioni di dollari. Comparateli ai profitti del primo quadrimestre, registrati dalla BP a una settimana dall’incidente: 6 miliardi di dollari. Tony Hayward, l’amministratore delegato di BP, ha solennemente promesso che la somma coperta sarà più di quella richiesta inizialmente. Il 10 maggio la BP ha annunciato che erano stati spesi 350 milioni di dollari. Che gesto generoso da parte di una compagnia valutata 152,6 miliardi di dollari e che guadagna 93 milioni di dollari ogni giorno.
#4) Il Dipartimento dell’Interno è complice. I primi allarmi su possibili guasti dei sistemi di supporto risalgono a dieci anni fa. Il Dipartimento dell’Interno dichiarò un’allerta per la sicurezza, ma poi lasciò decidere alle compagnie che supporti utilizzare. Nel 2007 lo stesso dipartimento minimizzò le possibilità e i danni di una perdita. Probabilmente la filiale della Louisiana del Dipartimento dell’Interno potrebbe essere confusa per via della propria fraternizzazione con l’industria del petrolio. La Minerals Management Service, ovvero l’agenzia che supervisiona le trivellazioni in alto mare, accetta quotidianamente regali dalle aziende petrolifere e persino si considera una branca delle stesse, piuttosto che un’agenzia di regolazione governativa. Volare sugli aerei privati non era un evento raro per gli ispettori della MMS in Lousiana, un rapporto federale riporta: “Le gare di tiro al piattello, le battute di caccia, la pesca, i tornei di golf e le feste di Natale” erano passatempi comuni. Attività che non hanno permesso agli ispettori di obbligare la BP a stilare un rapporto sui danni di un’eventuale perdita di greggio. Non stupisce che il Dipartimento dell’Interno, dal 20 aprile, giorno in cui è esplosa da Deepwater Horizon, abbia approvato 27 nuovi permessi per la trivellazione in mare aperto. Due di questi sono per la BP. Analogamente non stupisce che la BP, dal 2000, abbia guadagnato più di 9 miliardi di dollari attraverso gli appalti governativi.
#5) Le prospettive di bonifica sono minime. I mass media hanno fatto un gran chiasso attorno ai diversi metodi che la BP sta utilizzando per bonificare la perdita di greggio. La realtà è che anche se la BP dovesse trovare un metodo affidabile, gli esperti affermano che il miglior scenario di bonifica consista nel recuperare il 20% del greggio disperso.
#6) La BP non ha un piano reale di bonfica.
#7) L’amministratore delegato della BP, poche settimane prima della perdita di greggio, ha venduto 1,4 milioni di dollari delle sue quote del gigante petrolifero. Circa un mese prima dell’esplosione, Tony Hayward ha venduto un terzo della suq quota.

#8) La BP esponeva costantemente i propri impiegati a dei rischi. Un documento interno dimostra come nell’esplosione del 2005 a Texas City, che uccise 15 persone e ne ferì 170, si scelse di risparmiare piuttosto che garantire la sicurezza.

#9) Il Corexit, il famigerato disperdente che la BP continua a riversare in mare, è altamente tossico, non consentito in Europa, ma è prodotto dalla Nalco. Esistono almeno 12 detergenti più efficaci. Nel consiglio d’amministrazione dell’azienda siedono manager della BP, della Exxon e la Goldman Sachs possiede una quota considerevole della Nalco stessa.
#10) Il dato peggiore della calamità della Deepwater Horizon è che nessuno ha la minima idea di cosa fare. Non sappiamo quanto è ingente il danno perchè nessuno può misurare cosa stia accadendo. Non sappiamo come fermarlo e nell’eventualità che accadesse non sappiamo come bonificare. L’incidente potrebbe ripetersi nuovamente nel Golfo, dato che la piattaforma Atlantis sta violando norme di sicurezza cruciali e non dispone di importanti documenti ingegneristici, la cui assenza aumenta notevolmente le probabilità di rischio. L’amministrazione Obama e l’MMS non hanno la minima intenzione di obbligare la BP a fermare le operazioni di trivellazione. Molto probabilmente sono impegnati in una partita di golf.

ComeDonChisciotte – ECCO LA VERA RAGIONE PER CUI CONTINUA LA FUORIUSCITA DI PETROLIO NEL GOLFO DEL MESSICO

Fonte: ComeDonChisciotte – ECCO LA VERA RAGIONE PER CUI CONTINUA LA FUORIUSCITA DI PETROLIO NEL GOLFO DEL MESSICO.

FONTE: BLOGSTER.COM

Come è risaputo, la Deepwater Horizon è esplosa nel Golfo del Messico. E’ da più di un mese che sta riversando petrolio da un tubo danneggiato.

La BP e il Governo statunitense hanno affermato di stare facendo tutto il possibile per fermare la fuoriuscita di tutti quei milioni di litri di petrolio nel Golfo del Messico.

Sto per contestare tale affermazione, e dimostrare che la storia di loro che cercano di fare tutto il possibile è una bugia, oltre che un’iniziativa redditizia per coloro che possono trarre arricchimento da questo disastro.

Il metodo Top Kill è stato avviato e fermato diverse volte. E’ stato un tentativo incerto. Questo perché non si fanno soldi con una soluzione così semplice.

I soldi veri si fanno con l’uso dei disperdenti.

C’è una compagnia che si chiama NALCO. Loro producono sistemi di purificazione delle acque, e disperdenti chimici.

La NALCO ha base a Chicago, con filiali in Brasile, Russia, India, Cina e Indonesia.

La NALCO è associata a un programma della University of Chicago Argonne. La University of Chicago Argonne ha ricevuto 164 milioni di dollari di fondi incentivi nell’ultimo anno. La University of Chicago Argonne ha appena aggiunto due nuovi dirigenti al suo elenco. Uno della NALCO. L’altro dal Dipartimento dell’Educazione dell’Illinois.

Scavando un po’ più a fondo, si può scoprire che la NALCO ha anche legami con Warren Buffett, Maurice Strong, Al Gore, Soros, Apollo, Blackstone, Goldman Sachs, Hathaway Berkshire.

Warren Buffett e Hathaway Berkshire hanno incrementato le loro quote NALCO proprio lo scorso Novembre (il tempismo è tutto).

Il disperdente chimico è noto col nome di Corexit. Quello che fa è mantenere il petrolio al di sotto della superficie dell’acqua. Dovrebbe scomporre la fuoriuscita in perdite di dimensioni minori. E’ tossico ed è proibito in Europa.

La NALCO afferma di stare utilizzando versioni più vecchie e più recenti del Corexit nel Golfo. (perché si dovrebbe avere bisogno di una versione più nuova, se quella vecchia funziona bene?)

In questa truffa ci sono grandi quantità di denaro, e grandissimi giocatori. Mentre lasciano che il petrolio si diffonda nel Golfo del Messico, la posta in gioco e i profitti salgono.

I delfini, le balene, i lamantini, le tartarughe marine, e i pesci vengono soffocati e muoiono. Le regioni costiere, le paludi salmastre, le attrazioni turistiche e le proprietà balneari vengono distrutte, anche permanentemente. La qualità dell’aria si abbassa. L’industria peschiera del Golfo del Messico viene messa in ginocchio.

Tutto questo per creare la richiesta del loro costoso e redditizio veleno.

Io ed alcuni amici abbiamo stilato articoli e resoconti esaustivi a sostegno di queste affermazioni.

Grazie:

Sir_Templar. Ha portato tutto cio’ alla nostra attenzione e ha dispensato articoli e link.

Spongedocks. Ha cercato senza sosta tra montagne di informazioni, link di interesse e risorse.

Bobbi85710 Ha contribuito con link e articoli, e ha svelato la presenza dei fondi incentivi.

La ricerca:

‘Questa è la NALCO:

www.nalco.com/index.htm

Goldman Sachs fa parte del gruppo tripartito che ha acquistato NALCO:

bit.ly/8Z3Ai6

La scommessa di Buffett sull’acqua, NALCO (NLC è l’abbreviazione):

www.istockanalyst.com/article/viewarticle/articleid/3095068

‘Blackstone, Apollo e Goldman Sachs per l’acquisizione di Ondeo NALCO’ (COREXIT 9500):

bit.ly/bVHQkR

The Milken Institute – Leon Black dell’ Apollo Management LLC (cioè NALCO):

bit.ly/vJLz

BP plc, Citigroup Inc., Goldman Sachs, NALCO Holding Co., Halliburton Co:

finance.yahoo.com/news/Special-Report-on-BP

I rapporti tra Chicago, NALCO, gli arabi, Blago (Blagojevich, n.d.t.) e Rezko:

bit.ly/d88x31

Buffett, il consigliere economico di Obama= Berkshire Hathaway Inc – NALCO Holding Co:

bit.ly/ati3AL

NALCO e i rapporti con la Cina:

bit.ly/daKYmk

NALCO punta al raddoppio delle vendite in Cina:

bit.ly/bi7BZw

Berkshire, il secondo maggiore azionista della NALCO:

bit.ly/cvHDAl

Profilo della compagnia ‘NALCO Holding Co:

bit.ly/9qeTkd

’96 “collaborazione con i prodotti enviro per tutto il 2010”! Partecipanti: Gore M. Strong & NALCO:

is.gd/ctV7p

Gore/Strong EPA Conference ’96:

is.gd/ctVfN

Fonte: www.blogster.com
Link: http://www.blogster.com/joannemor/bombshell-expose-the-real-reason-the-oil-still-flows-into-the-gulf-of-mexico
30.05.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ARLEQUIN

BRITISH PETROLEUM: UNA CATASTROFE ACCIDENTALE?

Mentre la pioggia tossica causata dalla fuoriuscita della BP ha cominciato a distruggere coltivazioni nel Tennessee, aumentano i sospetti sull’intenzionalità dello stesso.
Un rapporto del Ministero delle Risorse Naturali della Federazione Russa avverte che la fuoriuscita di petrolio e gas della BP nel Golfo di Messico è sul punto di trasformarsi nella peggior catastrofe ambientale di tutta la storia.

Gli scienzialti russi stanno segnalando i primi danni per la “pioggia tossica” nello stato del Tennessee. Informazioni stampa di questa regione confermano queste voci in base a quanto si legge nel Servizio di Notizie WREG nell’ articolo intitolato “ Misteriosi danni alle coltivazioni minacciano centinaia di ettari”.
“Le troviamo ovunque, nelle erbe, nei fiori, nei ciliegi, nella gramigna”, ha detto l’agricoltore Toni Holt riferendosi alle misteriose macchie biancastre che stanno sterminando le sue coltivazioni”. Sembra che siano dappertutto.

Holt coltiva prodotti organici che vende nei mercati degli agricoltori della zona. Mentre lui ed altri contadini ispezionano la crescita di nuove macchie di questa piaga sconcertante, temono per tutto il loro raccolto, che potrebbero perdere”. “Ci sono due uccelli morti appesi a due nidi differenti di uccelli, siamo preoccupati. Non so se c’è relazione ma è allarmante” ha detto Tolt. “Abbiamo galline. Vendiamo le nostre uova al mercato”.

La dispersione dell’agente Corexit 9500 sviluppato originariamente dalla Exxon e adesso prodotto dalla Holding Company Nalco di Naperille, Illinois, è quattro volte più tossico del petrolio (l’olio è tossico 11 ppm per milione),Corexit 9500 a solo 2,61 ppm). In un dossier scritto da Anita Georges-Ares e James r.Clarck da Exxon Scienze Biomediche,Inc, intitolato “Un’acuta tossicità acquatica di tre prodotti Corexit: una panoramica“ corexit 9500 è risultato essere uno dei propellenti più tossici mai sviluppati.

In combinazione con il riscaldamento delle acque del Golfo del Messico, le sue molecole saranno capaci di modificare il loro stato liquido a gassoso, che permette di essere assorbito dalle nuvole e la sua liberazione come “pioggia tossica” in tutto il Nord America.

Come se non bastasse, gli uragani e le recenti condizioni meteorologiche avverse stanno devastando la zona, mentre milioni di litri di Corexit 9500 sono sulla superficie del mare.

Le conseguenze di una “pioggia tossica” che potrebbe abbattersi sugli USA potrebbe “teoricamente” distruggere tutta la vita a qualsiasi profondità causando una “inimmaginabile catastrofe ambientale”.

Documenti provenienti dagli USA puntano alla possibilità che il governo si stia preparando in segreto ad evacuare decine di milioni dei suoi cittadini dagli Stati del Golfo del Messico.

Dall’altra parte, e anche se potrebbe trattarsi di un’enorme coincidenza, la Goldman Sachs, più mafia che banca, ha beneficiato dalla crisi economica, e collocata nei posti più importanti del gabinetto degli USA, ha venduto il 43.7 delle sue azioni dell’azienda BP tre settimane prima della fuoriuscita del petrolio del Golfo del Messico, che ha significato più di 266 milioni di dollari. La Goldman Sachs ha venduto precisamente 21 giorni prima della Giornata della Terra, che come parte di un oscuro umorismo cosmico è risultato essere il giorno della fuoriuscita del petrolio.

Ora sappiamo che la Goldman Sachs usa softwares che si avvicinano all’intelligenza artificiale per predire il futuro del mercato, ma i risultati della BP, che aveva avuto un guadagno di oltre i 6 milioni di dollari nel primo trimestre dell’anno, non sembrava mostrare nessuna tendenza contraria.

Se la Goldman avesse venduto oggi avrebbe perso 96 milioni di dollari. Questo non basta per convincerci che la fuoriuscita del greggio è stato pianificato con anticipo. Ma, esiste altra informazione.

Secondo la giornalista Andy Borowitz nel Huffinton Post il governo degli USA ha ricevuto mails di un impiegato della Goldman Fabrice “Faboluos Fab” Tourre nei quali parlava alla sua fidanzata, il giorno prima, della fuoriuscita che la sua compagnia prendeva come una “vendita corta” come posizione di fronte al Golfo. Basicamente scommetteva contro il petrolio nel Golfo del Messico. “Una piattaforma petrolifera cade e ci rotoleremo nel denaro”, ha scritto Tourre in una mail. “Inghiottita da pesciolini e uccellini”.

Queste parole sembrano troppo inquietanti. Ma non è tutto.
Il direttore non-operativo della Goldman Sachs International (filiale inglese della banca statunitense) è Peter Sutherland, che è stato anche direttore non-operativo della BP e, che come dice nella sua prima pagina su wikipedia, è membro del potente gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale.

Questo potrebbe essere casuale ma l’infame protagonista di questo ecocidio, la BP, è una compagnia che si è fusa con Amoco Oil, prima Standard Oil, la compagnia petrolifera dell’impero Rockefeller. Come si sa David Rockefeller è un membro centrale della Commissione Trilaterale e parte molto importante dei Bilderberg, per alcuni l’uomo più potente del mondo.

Per aggiungere al cocktail di sospetto:

Lavoratori assunti dalla BP per provare la forza delle fondamenta di cemento nel pozzo sono stati inviati quasi 11 ore prima dell’esplosione del 20 aprile, superando l’esame che, secondo un dirigente di una società di cemento è l’unico test che possa veramente determinare la efficacia con cui il bene è sigillato”. (Nota nel Huffington Post).

Un altro punto da considerare è la negligenza nel fermare la marea nera, al tempo stesso usando un disperdente, il corexit, che è altamente tossico per l’ambiente e non è tra i dieci primi più efficaci. Questo suggerisce che si cerca di estendere la marea, forse per causare una crisi alimentare?

Il potere e la scarsa morale della Goldman Sachs è stata denunciata da Matt Taibbi che l’ha chiamata “un calamaro vampiro che soffoca l’umanità”-
La sua ingerenza nella politica mondiale è stata dimostrata in varie occasioni.

Fonte: http://dictaduraglobal.blogspot.coBm/2010/06/mientras-la-lluvia-toxica-originada-por.html
8.06.2010

Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA

Antimafia Duemila – Rivelati i piani del Bilderberg: i globalisti in crisi sostengono l’attacco all’Iran

Antimafia Duemila – Rivelati i piani del Bilderberg: i globalisti in crisi sostengono l’attacco all’Iran.

di Paul Joseph Watson – 7 giugno 2010
L’agenda 2010 del Bilderberg è stata rivelata da Jim Tucker, detective veterano delle riunioni del Bilderberg, e dipinge un quadro di crisi per i globalisti, che sono furiosi per l’esposizione crescente che i loro raduni hanno ricevuto negli ultimi anni, oltre che essere costernati per la loro incapacità di salvare sia l’euro sia i piani per la carbon tax.

Ma la cosa più allarmante, secondo Tucker, è che la maggioranza dei membri del Bilderberg sono ora a favore di attacchi aerei militari contro l’Iran.

Tucker, giornalista investigativo di American Free Press, ha dimostrato di essere regolarmente accurato nelle informazioni che ottiene da fonti interne al Bilderberg, il che rende le rivelazioni di quest’anno ancora più intriganti.

Secondo Tucker, i luminari del Bilderberg sono demoralizzati per il fatto che “molte persone importanti” non sono presenti quest’anno, perché, a causa della crescente esposizione, gli invitati “si trovano nei guai a casa” e i loro elettori li mettono in imbarazzo con domande irate come “che cosa stai combinando con questi mostri?”

“Tutte queste persone ci stanno esponendo, abbiamo tutte questo mail e telefonate,” così Tucker ha parafrasato le lamentazioni dei membri del Bilderberg.

Ciò combacia con le rivelazioni origliate dal giornalista del Guardian Charlie Skelton presso l’Hotel Dolce Sitges prima che la riunione iniziasse, quando ha sentito gli organizzatori della conferenza lamentare il fatto che i numeri delle proteste sono in crescita ogni anno in occasione degli eventi Bilderberg e che perciò rappresentano una “minaccia” per l’agenda del Bilderberg.

Inoltre, un prominente consociato del Bilderberg, Zbigniew Brzezinski, l’uomo che ha avvertito di recente che un “risveglio politico globale” minacciava di far deragliare il passaggio a un governo globale, è atteso alla riunione di quest’anno.

Tucker ha descritto la sua fonte come un consulente finanziario internazionale che conosce personalmente i membri del Bilderberg e ha fatto affari con loro negli ultimi 20 anni.

Per quanto riguarda l’Iran, Tucker ha detto che molti membri del Bilderberg, tra cui Brzezinski, erano a favore di attacchi aerei Usa contro l’Iran ed erano “inclini alla guerra”, sebbene non sia raggiunto il 100% degli associati in favore di un attacco.

“Alcuni di loro in Europa stanno dicendo: ‘no non dovremmo farlo’; ma la maggior parte di loro sono a favore di attacchi aerei americani all’Iran,” ha detto Tucker, aggiungendo: “Stanno fortemente propendendo al semaforo verde rispetto a un attacco statunitense all’Iran.”

Un attacco all’Iran fornirebbe una gradita distrazione rispetto ai fallimenti dei globalisti in altre aree e inoltre permetterebbe loro di trarre profitto dalla guerra, ha sottolineato Tucker.

Sul tema dell’Euro, Tucker ha detto che gli elitisti del Bilderberg erano decisi a salvare la moneta unica anche se è crollata di un nuovo minimo degli ultimi quattro anni a 1,19 dollari contro il dollaro ieri pomeriggio. Come abbiamo evidenziato, i globalisti sono nel panico davanti alla caduta dell’Euro e la BCE continua a intervenire per cercare di accelerare il suo declino. Se l’euro dovesse cessare di esistere, farebbe quasi deragliare l’ordine del giorno definitivo per una moneta globale, perché la stabilità percepita nell’uso di una moneta per una pletora di nazioni verrebbe screditata.

“L’euro è importante perché fa parte del loro programma di governo mondiale, sono molto sconfortati perché sono caduti così indietro,” ha detto Tucker, spiegando che i globalisti avevano pianificato di avere ormai l’Unione europea, l’Unione americana e l’Unione Asia-Pacifico tutte già attive e funzionanti.

Per quanto riguarda l’agenda sul cambiamento climatico, sul quale argomento il fondatore di Microsoft Bill Gates è stato invitato personalmente alla conferenza per discuterne, Tucker ha detto che i membri del Bilderberg erano ancora intenti a spingerla alla ricerca di una tassa sul carbonio, nonostante il fatto che l’intera mossa sia stata sviscerata a seguito dello scandalo Climategate.

Tucker ha citato un membro del Bilderberg tutt’altro che disposto ad ammettere una sconfitta nella missione di ingannare il pubblico nel pagamento di tasse da stabilire in nome della lotta al riscaldamento globale.

“Sul cambiamento climatico siamo quasi battuti”, ha detto uno degli elitisti presenti.

Tuttavia, Tucker ha detto che i globalisti stavano lavorando per immettere più propaganda ancora sul cambiamento climatico, “anche mentre parliamo”.

Sulla questione della marea nera dell BP, i Bilderberger hanno chiarito che l’apparente “indignazione” del presidente Obama nei confronti della BP e la sua minaccia di procedimenti penali nei confronti della società siano state un poco più di una performance verbale e che la British Petroleum – che è stata ben rappresentata in passato alle riunioni Bilderberg da personaggi come Peter Sutherland, ex presidente non esecutivo di BP – era ancora “uno dei nostri fratelli”, secondo gli elitisti.

Il futuro dei prezzi del petrolio sono sempre un tema importante per Bilderberg e le rivelazioni che Tucker e altri investigatori hanno riferito da precedenti riunioni del Bilderberg si sono dimostrate accurate quando i prezzi del petrolio hanno toccato i 150 dollari al barile nel 2008, che era esattamente quello che il Bilderberg aveva chiesto.

“I prezzi della benzina stanno per essere belli e convenienti questa estate,” ha detto Tucker, aggiungendo che dovrebbero cominciare a risalire di nuovo al livello di 4 dollari al gallone attorno novembre, quando una scarsità artificiale sarà creata.

In marcia verso un anti-democratico governo globale, i membri del Bilderberg hanno dichiarato che l’America deve essere “europeizzata” e trasformata in un gigantesco stato assistenziale socialista con razionamento della salute e imposte sul reddito più elevate.

Tucker ha detto che al Bilderberg erano intenti a imporre una tassa bancaria versata direttamente al Fondo monetario internazionale per finanziare la governance globale e un dipartimento del tesoro mondiale nell’ambito del FMI, e che questa verrebbe allora semplicemente trasferita al consumatore.

In sintesi, Tucker ha detto che la conferenza di quest’anno ha rappresentato l’incontro più deprimente e pessimista nella storia del Bilderberg, con un’esposizione massiccia della loro agenda che ha fatto da posto di blocco rispetto all’obiettivo finale di un governo autoritario mondiale gestito dalla élite, per l’élite

Fonte: prisonplanet.com

Traduzione per Megachip a cura di Maria Antonia Costa


Tratto da:
megachip.info

Antimafia Duemila – La nuova strategia per la penetrazione degli Ogm in Europa

Fonte: Antimafia Duemila – La nuova strategia per la penetrazione degli Ogm in Europa.

di G. Sinatti, Associazione Terre dell’Adriatico – 6 giugno 2010
Qui di seguito pubblichiamo un importante articolo dell’autorevole agenzia Reuters, che contiene importanti indiscrezioni che la Commissione europea ha evidentemente lasciato filtrare pochi giorni fa sul progetto di nuova regolamentazione della coltivazione degli Ogm in Europa.

A nostro avviso si tratta di un piano di estrema importanza perché mette in luce alcuni elementi essenziali per comprendere cosa accadrà nei prossimi mesi. Sintetizziamo brevemente, anche per i lettori non specializzati, i dati essenziali della situazione attuale:
1) L’insuccesso degli Ogm in agricoltura in Europa è oramai un dato acquisito: la contrarietà dell’opinione pubblica; l’indifferenza degli agricoltori europei, che stanno affrontando problematiche strutturali che gli Ogm non saranno mai in grado di risolvere; l’importanza dell’opposizione da parte di tecnici e studiosi – tutti questi elementi hanno di fatto bloccato l’espansione delle colture Ogm nel nostro continente;
2) Questa situazione è stata contrastata a tutti i livelli da parte della Commissione europea, soggetta a fortissime pressioni da parte di alcuni Paesi, la Gran Bretagna in particolare, e da parte della potentissima lobby biotecnologica: il quadro giuridico che ne è derivato è quanto di più inapplicabile e irrealistico si sia potuto concepire in tutta la storia della burocrazia europea, culminando con un concetto come quello della coesistenza fra colture Ogm e non Ogm che si è dimostrata del tutto inapplicabile, come testimoniato, in Italia, anche da esperienze come il progetto Life Environment Sapid al quale ha partecipato la nostra Associazione (1);
3) L’industria bio-tecnologica rappresenta a livello internazionale una forza finanziaria e tecnica che è in grado di coprire tutto il processo produttivo agrario ed è quindi in grado di condizionare le scelte degli imprenditori agricoli, che in molti contesti, in primo luogo quello nord-americano, sono ormai nella maggioranza dei casi operatori che operano a contratto per le multinazionali dell’agro-alimentare; questa forza tecnologica e finanziaria ha l’esigenza di forzare la situazione in Europa, dato che essa costituisce l’ultima area a livello mondiale in grado di opporsi alla penetrazione dei prodotti agricoli geneticamente ingegnerizzati, la cui sostanziale inefficacia rispetto alle aspettative inizialmente suscitate è ampiamente dimostrata, pur fra le righe, anche da ricerche non contrarie agli Ogm (2);
4) Il mondo della ricerca scientifica si è dimostrato fin da subito in piena contraddizione con le premesse del pensiero scientifico occidentale, premesse di indipendenza e di rigore sperimentale, che sono state disattese fin dalle origini a causa delle fortissime pressioni esercitate a livello politico ed economico dalle aziende biotech, come dimostra il testo, recentemente tradotto in italiano di Arpad Pusztai e di Susan Bardocz, scienziati che hanno vissuto in prima persona un incredibile linciaggio mediatico e professionale per avere denunciato per primi l’assenza di garanzia di scientificità nelle sperimentazioni sugli effetti degli Ogm sulla salute di uomini ed animali (3);
5) la strategia di fondo del complesso politico-industriale che sostiene le biotecnologie per l’agricoltura è quindi quella di creare il fatto compiuto, ovverosia introdurre queste colture a tutti i costi, vuoi inquinando le filiere agro-alimentari (come avvenuto anche in Europa nel caso della soia, un prodotto agricolo presente in oltre 10.000 prodotti alimentari finali), vuoi utilizzando gli aiuti allo sviluppo (dalla Serbia all’Africa) per diffondere le colture Ogm, vuoi appunto utilizzando come “teste di ponte” quegli Stati europei come la Spagna che hanno lasciato le porte aperte a queste colture, fra l’altro distruggendo in tal modo intere filiere commerciali non biotech, come quella del mais biologico.
Fatte queste indispensabili premesse, è ora il caso di rilevare come le notizie contenute in questo servizio della Reuters indicano con chiarezza che siamo arrivati alla resa dei conti finale in Europa. L’idea sottesa a questa nuova impostazione, che ovviamente, se passerà, sarà presentata come una “liberalizzazione” del mercato, è quella di creare appunto una situazione in cui, come ha notato da tempo il prof. Claudio Malagoli, utilizzando un’espressione tratta dalla storia economica, “la moneta cattiva scaccia quella buona” (4): vale a dire che i prodotti Ogm, con alle spalle la forza dell’industria bio-tecnologica ed il supporto dei settori politici che sono da esse sovvenzionati, si diffonderanno comunque, invadendo le filiere di qualità certificata come quelle biologiche e di origine e denominazione controllata, dato che, per le loro caratteristiche intrinseche sono esse in grado di contaminare gli altri prodotti, mentre non può avvenire il contrario.
La sfida è quindi gettata, con l’arroganza tipica di questi potenti settori economici che contano sull’intreccio di interessi fra scienza, industrie multinazionali e partiti – in significativo parallelismo con quanto avviene con gli strumenti della finanza globale, per togliere di mezzo le ultime forze che agiscono in nome della libertà di impresa dei produttori, per il diritto ad una scelta consapevole da parte dei consumatori.
Questa sfida potrà essere raccolta e vinta, a nostro avviso, solo se produttori e consumatori avranno ben chiara la posta in gioco: non si tratta semplicemente della salute e dell’ambiente, occorre dirlo chiaramente una volta per tutte, sono in gioco i rapporti economici all’interno delle nostre società. Quello per cui occorre agire presso l’opinione pubblica e i decisori politici sono la sovranità e la democrazia economica del nostro continente.

1) G. Sinatti, “Il progetto Life Environment Sapid: dal rischio un’opportunità”, 2009, in corso di pubblicazione.
2) The National Academies, The Impact of Genetically Engineered Crops on Farm Sustainability in the United States, National Academies Press, 2010.
3) Arpad Pusztai – Susan Bardocz, La sicurezza degli OGM, Edilibri, Milano, 2008.
4) C. Malagoli, Etica dell’alimentazione – prodotti tipici e biologici, Ogm e nutraceutici, commercio equo e solidale, Aracne editrice, Roma, 2006.
Venerdì 4 giugno 2010
Esclusivo: l’Unione Europea rivede il sistema di coltivazione degli OGM

Bruxelles (Reuters): L’Unione Europea sta per rivedere radicalmente il suo sistema di autorizzazione per le colture OGM a partire dal prossimo mese, aprendo la via ad una coltivazione degli OGM su larga scala, come dimostra una bozza di proposta di cui la Reuters ha preso visione venerdì.
In presenza di una maggioranza di Europei che non dimostrano di gradire la presenza di Ogm nei cibi, i politici dell’UE hanno appena approvato due varietà per la coltivazione in 12 anni, rispetto a più di 150 a livello mondiale.
Secondo una proposta che dovrebbe essere adottata il prossimo 13 luglio, la Commissione Europea intenderebbe dare maggiore libertà di approvazione a nuove varietà Ogm destinate alla coltivazione permettendo in cambio ai governi della UE di decidere se coltivarle o meno.
“Ci aspettiamo che il procedimento di autorizzazione per la coltivazione degli Ogm a livello europeo divenga più efficiente”, sostiene l’analisi della Commissione Europea che accompagna la proposta.
Il ministro dell’Agricoltura francese dichiara di non poter commentare il piano fino a che non lo avrà potuto esaminare. I governi della UE potrebbero manifestare le loro prime reazioni nell’incontro dei ministri dell’ambiente che si terrà il prossimo venerdì a Lussemburgo, dove la Francia ha richiesto una discussione sulla politica di blocco degli Ogm.
In Europa, la superficie coltivata a Ogm destinati alla commercializzazione lo scorso anno è stata inferiore ai 100.000 ettari, per lo più in Spagna, contro una superficie a livello mondiale di 134 milioni di ettari. Il piano della Commissione pertanto dovrebbe portare ad un aumento della coltivazione di varietà per il commercio nei Paesi che già stanno utilizzando gli Ogm, come la Spagna, il Portogallo e la Repubblica Ceca, mentre darebbe veste legale agli attuali bandi contro gli Ogm in Paesi come Italia, Austria e Ungheria.
Ma i critici sostengono che la proposta potrebbe accendere le dispute sul mercato interno europeo e lasciare l’UE vulnerabile a un contenzioso legale con il WTO che ha sostenuto nel 2006 l’accusa degli Stati Uniti secondo la quale la politica dell’Unione Europea era anti-scientifica.
Le nuove regole sono state disegnate da John Dalli, membro maltese della Commissione per gli Affari della Salute e del Consumatore: Dalli ha provocato in marzo una polemica per avere approvato la coltivazione di una patata Ogm per la produzione di amido.
I piani sono basati su di una proposta congiunta di Austria e Olanda che il presidente della Commissione, José Manuel Barroso si era impegnato l’anno scorso a mettere in atto come parte del suo programma di riconferma nella carica.

Approccio a doppio binario (twin-track approach)
La proposta della commissione contiene due elementi principali, come dimostra la bozza.
Il primo è una misura provvisoria destinata a introdurre rapidamente dei cambiamenti che dovrebbero vedere la Commissione pubblicare nuove linee guida agli Stati membri in tema di “coesistenza” fra colture Ogm e non-Ogm.
Questo permetterebbe ai Paesi di stabilire le proprie regole tecniche per la coltivazione degli Ogm, per esempio stabilendo zone-cuscientto di 10 km tra campi Ogm e non Ogm, che in realtà escluderebbero la coltivazione degli Ogm in intere Regioni e Paesi.
Il secondo è un “emendamento ristretto” all’attuale legislazione UE sul rilascio degli Ogm nell’ambiente, che permetterebbe ai Paesi di bandire del tutto la coltivazione degli Ogm per ragioni diverse dalla sicurezza o dalla coesistenza.
Il mutamento legislativo dovrebbe raccogliere una maggioranza qualificata dei governi della UE e del Parlamento europeo secondo il sistema di ponderazione del sistema di voto dell’Unione.
Se il dibattito non potesse essere limitato a questa sola modifica come la Commissione si augura, comporterebbe due o più anni di complesso dibattito politico prima di arrivare ad una decisione.
Contattato dalla Reuters, il portavoce di Dalli ha rifiutato di confermare i dettagli del piano, ma ha dichiarato che il Commissario ha da tempo sostenuto questa idea ed ha promesso di definire delle proposte prima dell’estate.

Gli oppositori condividono la preoccupazione
“Queste proposte sono legalmente discutibili, contrarie al mercato unico e tali da seminare discordia tra gli Stati membri”, dichiara una fonte industriale che ha visto la proposta ma che ha chiesto di restare anonima.
La mossa potrebbe aprire nuovi mercati in Europa alle compagnie come Monsanto, Dow Agrosciences, una sussidiaria della Dow Chemical, e Singenta.
Le azioni di Syngenta sono inizialmente cresciute dopo la notizia, per chiudere in discesa nel corso della stessa giornata.
Il portavoce di Monsanto, Kelli Powers, ha dichiarato che senza ulteriori dettagli la società non era in grado di commentare la notizia. Anche i funzionari di Dow AgroSciences hanno dichiarato di riservarsi di commentare la notizia non appena emergeranno maggiori dettagli.
Il piano potrebbe essere una forte spinta alla crescita delle aziende cementiere, dice l’analista di Jeffries and Co., Laurence Alexander, ma resta prioritaria la preoccupazione in merito ad un più ampio accoglimento da parte del largo pubblico che potrebbe schiudere l’Unione Europea a maggiori importazioni.
Attualmente, l’UE blocca tutte le importazioni che contengano la minima traccia di materiale geneticamente modificato non approvato, ma la Commissione europea sta predisponendo una proposta che introduca nel corso dell’anno un più ampio margine di tolleranza, per evitare il ripetersi dei problemi di forniture alimentari provocati da questa normativa nel 2009.
Gli ambientalisti che sono stati informati della proposta dalla Commissione giovedì commentano che questa proposta conferma l’intenzione di Barroso di promuovere la coltivazione degli Ogm in Europa.
“La gente e l’ambiente saranno protetti solo se la proposta della Commissione sarà accompagnata da misure a livello europeo per prevenire che cibo e mangimi siano contaminati. Fino ad allora è necessario un immediato divieto alla coltivazione di colture Ogm”, dichiara Adrian Bebb, responsabile per cibo e agricoltura dell’organizzaziona ambientalista Friends of the Earth.

(hanno collaborato Catherine Hornby da Amsterdam, Carey Gillam da Chicago; Gus Trompiz e Marie Maitre da Paris; a cura di Veronica Brown and Sue Thomas)

Tratto da: clarissa.it

ComeDonChisciotte – IO, ECONOMISTA FINALMENTE VI RACCONTO LA MIA VITA A IMPATTO ZERO

Fonte: ComeDonChisciotte – IO, ECONOMISTA FINALMENTE VI RACCONTO LA MIA VITA A IMPATTO ZERO.

DI SERGE LATOUCHE
repubblica.it

Da molto tempo ormai non uso più l’ automobile, mi muovo soltanto in bicicletta. Quando vengo in Italia, cosa che mi capita spesso, non prendo mai l’ aereo, solo il treno. Anche se sono stato a lungo un amante della carne, ora ne mangio pochissima, mi diverto a scoprire altri sapori, perché gli allevamenti intensivi di bestiame sono tra le prime cause dell’ inquinamento atmosferico. Un chilo di carne equivale a sei litri di petrolio. Preferisco comprare quel che mi serve nelle piccole botteghe e cerco di usare ogni cosa sino a consumarla del tutto. Piuttosto che buttare, riparo, anche se oggigiorno costa meno comprare un oggetto nuovo fabbricato in Cina. Ma preferisco appunto allungare la vita delle cose, o riciclare, combattendo così la filosofia dell’ usa-e-getta, l’ obsolescenza programmata dei beni.. Non possiedo un cellulare, e sto bene così. Pratico quello che il mio maestro Ivan Illich chiamava “tecnodigiuno”.

Nella foto: Serge Latouche

Non guardo mai la televisione e ho soltanto un computer che mi permette di consultare ogni tanto le email. Non mi collego ogni giorno alla posta elettronica, faccio delle lunghe pause anche in questo. Spesso scrivo lettere a mano perché è un modo di dimostrare a me stesso che non ho bisogno di una protesi elettronica per comunicare con gli altri.
L’ importante è resistere alla “tecno-dipendenza”. Si può usare la tecnologia ma bisogna evitare di esserne schiavi. Benché faccia tutte queste rinunce rispetto allo stile di vita moderno, non sono da compatire. Invertire la corsa all’ eccesso è la cosa più allegra che ci sia. La mia unica regola è la gioia di vivere. E’ possibile immaginare una società ecologica felice, dove ognuno di noi riesce a porsi dei limiti, senza soffrirne perché non si sono create delle dipendenze. E’ ormai riconosciuto che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito.

Se non vi sarà un’ inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Siamo ancora in tempo per immaginare, serenamente, un sistema basato su un’ altra logica: quella di una “società di decrescita”. Io parlo di decrescita felice, perché sono convinto che si tratta di piccoli aggiustamenti che ognuno di noi può fare senza soffrirne. Da giovane ero un economista esperto di sviluppo. Negli anni Sessanta sono stato in Congo e poi nel Laos per attuare programmi di sviluppo economico. E’ così che è incominciata la mia riflessione critica su questo modello di crescita continua. Pensavo essere al servizio di una scienza, in realtà si trattava di una religione. Gli economisti come me allora sono dei missionari che vogliono convertire e distruggere popoli che vivevano diversamente. Quando ho iniziato a non seguire più questa dottrina assoluta, in vigore ormai da decenni, ero molto isolato.

In Occidente nessuno ha avuto il coraggio di parlare di decrescita fino al 1989, dopo il crollo del Muro. Quando siamo entrati in un mondo globale, senza più differenze tra primo, secondo o terzo mondo, lentamente c’ è stata una presa di coscienza. Oggi non si tratta di trovare un nuovo modello economico ma di uscire dal governo dell’ economia per riscoprire i valori sociali e dare la priorità alla politica. Ognuno di noi può fare qualcosa intorno a quelle che io chiamo le otto ‘ R’ . Ovvero rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Rivalutare significa per esempio creare un diverso immaginario collettivo, fatto dell’ amore per la verità, di un senso della giustizia e della responsabilità, del dovere di solidarietà. Rilocalizzare vuol dire produrre a livello locale i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione. Riutilizzare e riciclare è anche l’ unico modo di evitare di essere sommersi dai rifiuti infiniti che stanno distruggendo la Terra. Le otto ‘ R’ sono cambiamenti interdipendenti, che insieme possono far nascere una nuova società ecologica. Una società nella quale ci sentiremo di nuovo cittadini, e non più solo semplici consumatori.

Serge Latouche
Fonte: http://www.repubblica.it
Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/05/io-economista-finalmente-felice-vi-racconto-la.html
5.06.2010

(Testo raccolto da Anais Ginori)

ComeDonChisciotte – MA CHE GENTE SIETE ?

ComeDonChisciotte – MA CHE GENTE SIETE ?.

DI MARINA PETRILLO
mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/alaska

(AP via HuffPost)

C’è da mettersi le mani nei capelli. Come testimonia la spillcam, il petrolio continua a fuoriuscire forse peggio di prima, la BP prova a incappucciare la falla mentre le sue quotazioni in borsa crollano, Sarah Palin dice che è colpa degli ambientalisti, gli animali muoiono, MotherJones fotografa le insegne delle botteghe e dei negozi in Louisiana (“chiuso per colpa della BP”), Obama cancella il viaggio in Australia e Indonesia per tornare nel Golfo, si è aperta la stagione degli uragani, i commentatori di sinistra lamentano che il disastro oscuri la sua presidenza, mentre scienziati di tutto il mondo ed esperti degli abissi marini sono chiamati a dare il loro parere, fianco a fianco con deputati repubblicani che siedono nei CdA della compagnie petrolifere. E mentre noi ricicliamo le bottiglie di plastica, la macchia di greggio potrebbe arrivare all’Atlantico. Ma potrebbe esserci un simbolo più chiaro della fine di un’epoca e dell’urgenza di cambiare modo di vivere?

Jacqueline Leo, direttrice del Fiscal Times, posta per HuffingtonPost su come la BP abbia comprato i risultati di ricerca di Google in modo da comparire sempre per prima nelle ricerche su “perdita di petrolio”, “petrolio nel golfo”, “perdita sulla costa della Louisiana”, “pulizia del petrolio” (ma non “disastro da petrolio”) spingendo verso le pagine secondarie i risultati delle associazioni non-profit (vi traduco quanto più possibile di questi post nel podcast qui sotto)

Anderson Cooper della Cnn trasmetteva ieri sera dopo il suo sopralluogo in mare nel Golfo. Maureen Miller, della sua redazione, anticipava che la BP ha il coraggio di dire che l’avvelenamento dei pulitori sulle spiagge potrebbe non essere dovuto alle sostanze chimiche che stanno maneggiando ma a un “avvelenamento da cibo”.

Rick Outzen per Daily Beast racconta come mentre tanti pescatori senza lavoro aspettano con le mani in mano, la BP paga i turisti ricchi perché li aiutino con le loro motobarche superveloci.

James McKinley Jr posta per il New York Times su cosa sta accadendo all’industria della pesca nel Golfo.

James Cameron, che per Abyss e Titanic ha lavorato con le troupe di sommozzatori più esperte del mondo, dice che la sua offerta di aiuto è stata rimbalzata dalla BP.

Nel frattempo, dopo che la sega dalla lama di diamante si è incastrata nel condotto, la BP è riuscita a liberarla e sta usando un paio di forbici giganti. Sì. Deve tagliare il tubo per provare a “incappucciarlo”, in attesa che siano completati i pozzi di sfogo (per agosto?). generosamente paga lei le barriere di sabbia con cui la costa della Louisiana sta cercando di proteggersi.

La dimensione delle punizioni civili per la BP – cioè le multe – dipende da quanto petrolio versano in mare, perciò è di assoluta importanza calcolare esattamente quanto petrolio sia stato disperso. Kate Sheppard qui. nel frattempo è investita da una valanga di richieste private di risarcimento, racconta Andrew Clark.

Elisabeth Rosenthal esamina il problema della fede nel governo-che-tutto-ripara.

Finlo Rohrer cerca di capire quanta rabbia ci sia negli Stati Uniti, dalle iniziative individuali contro la Bp alle 350 mila persone che protestano su Facebook.

Ecco la puntata di oggi: Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.

Marina Petrillo
Fonte: http://mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/alaska
Link: http://mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/alaska/?p=2608
4.06.2010

Antimafia Duemila – Paul Connett, un mondo a ”rifiuti zero”

Fonte: Antimafia Duemila – Paul Connett, un mondo a ”rifiuti zero”.

di Andrea Degl’Innocenti – 5 giugno 2010
Paul Connett, ideatore della strategia “zero waste” adottata con successo in molte città americane, canadesi e neozelandesi, è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze.

Dalle nostre parti però le sue teorie vengono spesso viste con diffidenza, ed il business degli inceneritori continua ad ostacolare ogni altro tipo di smaltimento.

Gli inceneritori sono un grosso affare, si sa. Un business enorme che fa gola a molti, attira gli investimenti della criminalità organizzata – si veda il caso siciliano – e di imprenditori senza scrupoli. Ergo gli inceneritori si devono fare. Poco importa se emettono diossine e polveri sottili, contaminano i terreni circostanti, causano ovunque aumenti di tumori, linfomi e leucemie. In Italia, i prossimi due dovrebbero sorgere uno a Parma e l’altro nel sud di Milano.

C’è però un signore d’oltreoceano che da anni propone una soluzione alternativa ed è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze. Si chiama Paul Connett ed è l’ideatore della strategia “rifiuti zero”.

Così raccontava la sua esperienza in una intervista andata in onda su Radio Popolare nel 2006: “21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada.”

“All’inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto e inoltre, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l’inceneritore era la strada sbagliata.

Da allora Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, si è messo all’opera assieme ad una equipe di cittadini e ricercatori, per sviluppare e mettere in pratica la teoria del “zero waste”, rifiuti zero. Si tratta di un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili.

È un metodo che ha come presupposto necessario la combinazione di tre livelli di responsabilità: quella della classe politica, che fa le leggi, quella della comunità, nella fase finale del processo, e quella industriale che invece avviene all’inizio del processo.”

È un metodo, soprattutto, che funziona. E non, come in molti pensano, solo nei piccoli centri e nei paesi. Negli Stati Uniti infatti è stato applicato con successo in alcune delle maggiori città. A San Francisco, come illustra il video qui di seguito, si è superata in breve tempo la soglia del 75 per cento di differenziazione dei rifiuti.

A San Diego si mira perfino al 90 per cento entro la fine dell’anno. Esperimenti simili sono stati fatti anche in Canada e Nuova Zelanda, mentre in Italia solo Capannori, un comune di quasi 50 mila abitanti in provincia di Lucca, ha adottato il metodo “rifiuti zero”.

È un sistema, infine, che conviene anche da un punto di vista economico, come illustra lo stesso Connett. “Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori, ma il problema resta: se bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l’estrazione delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.

Connett è da poco tornato in Italia, chiamato da coloro che si oppongono alla costruzione dei nuovi inceneritori. È stato a Lucca il 19 maggio, a Capannori il 20 – qui ha presieduto l’Osservatorio verso rifiuti zero del comune, ed ha partecipato alla prima riunione ufficiale del Centro Ricerca Rifiuti Zero –, a Pietrasanta il 21.

Il 22 ha partecipato alla manifestazione regionale di Montale. Il 24 si è recato a Verona, il 25 a Desio (MI), il 27 a Calcinaia (PI), il cui Comune sta aderendo ufficialmente alla strategia rifiuti zero. Infine, il 28 e il 29 ha concluso la sua tournée a Firenze presso lo stand “verso rifiuti zero” nell’ambito di Terra Futura.

Ma nonostante i ripetuti viaggi e gli sforzi evidenti, la filosofia dei rifiuti zero stenta a prendere piede dalle nostre parti. Lo scorso 27 aprile, ospite a Parma in una trasmissione televisiva, Connett si è preso perfino del “cretino” da Allodi, presidente di Enia, la ditta che dovrebbe costruire l’inceneritore. E buona parte della classe politica, fra cui lo stesso Ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, si spertica in lodi per quelli che loro chiamano “termovalorizzatori”.

Pare, insomma, che due dei tre livelli indicati da Connett come necessari all’attuazione della sua strategia siano a questa piuttosto restii, per non dire contrari. Resta il terzo livello, i cittadini. Solo questi, impegnandosi per primi, potranno provare a fargli cambiare idea.

Tratto da: terranauta.it

Antimafia Duemila – Ecomafia: giro di affari da 20 mld, 78 reati al giorno

Il giro d’affari dell’ecomafia è pari a 20,5 miliardi di euro, una cifra che lievita al ritmo di 78 reati al giorno, più di 3 ogni ora.

Un ‘fatturato’ in nero generato dall’impennata delle infrazioni nel settore dei rifiuti (da 3.911 a 5.217) e – anche se calano di poco i reati nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463) – dal business del cemento ‘depotenziato’. Salgono i reati contro la fauna (più 58%) e quelli contro l’ambiente marino.

La regione al top dell’illegalità ambientale rimane la Campania con 4874 infrazioni, pari al 17% del totale, mentre al secondo posto si piazza il Lazio soprattutto con l’area del sud Pontino a causa delle infiltrazioni di clan (Latina è la terza provincia per il ciclo del cemento)…

Leggi tutto: Antimafia Duemila – Ecomafia: giro di affari da 20 mld, 78 reati al giorno.

Antimafia Duemila – Coldiretti: ”Infiltrazioni mafia filiera frutta, prezzo piu’ trecento per cento”

Fonte: Antimafia Duemila – Coldiretti: ”Infiltrazioni mafia filiera frutta, prezzo piu’ trecento per cento”.

I prezzi della frutta e verdura arrivano ad aumentare fino a 4 volte dal campo alla tavola per effetto dei monopoli, delle distorsioni e delle speculazioni dovute anche alle infiltrazioni della malavita nelle attivit… di intermediazione e trasporto come dimostrano le recenti indagini. Questa la denuncia di Coldiretti che in riferimento alle attivit… delle ecomafie in Italia sottolinea come le imprese agricole e i consumatori subiscono l’impatto devastante delle strozzature di filiera su cui si insinua un sistema di intermediazione e trasporto gonfiato e alterato troppo spesso da insopportabili fenomeni di criminalit… che danneggiano tutti gli operatori. Secondo l’ultima indagine conoscitiva dell’Antitrust i prezzi per l’ortofrutta – precisa la Coldiretti – moltiplicano in media di tre volte dalla produzione al consumo ma i ricarichi variano dal 77% nel caso di filiera cortissima (acquisto diretto dal produttore da parte del distributore al dettaglio) al 103% nel caso di un intermediario, al 290% nel caso di due intermediari, fino al 294% per la filiera lunga (presenza di 3 o 4 intermediari tra produttore e distributore finale). La moltiplicazione delle intermediazioni, l’imposizione di servizi di trasporto e logistica, il monopolio negli acquisti dai produttori agricoli provocano – continua la Coldiretti – l’effetto di un crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli, che in molti casi non arrivano a coprire i costi di produzione e un ricarico anomalo dei prezzi al consumo che raggiungono livelli tali da determinare una contenimento degli acquisti in un Paese come l’Italia che ha la leadership europea in quantit… e qualit… nell’offerta di ortofrutta. Secondo una studio della Coldiretti l’ecomafia con il racket, il pizzo e gli altri fenomeni malavitosi sviluppano a danno delle campagne italiane un giro di affari di 7,5 miliardi di euro con la criminalità organizzata che in agricoltura opera attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell’Unione europea e caporalato.

ComeDonChisciotte – APOCALISSE AGRICOLA 2010

Fonte: ComeDonChisciotte – APOCALISSE AGRICOLA 2010.

DI DWAYNE ANDREAS
Agriculture News

Il business del cibo è di gran lunga il business più importante del mondo. Tutto il resto è un lusso. Il cibo è ciò di cui hai bisogno per mantenerti in vita ogni giorno.

Quando una gran parte della popolazione affronta un drastico taglio dei redditi a dispetto dell’aumento dei prezzi del cibo abbiamo in atto un problema catastrofico. Abbiamo a che fare, oggi, con due situazioni in contemporanea: la deflazione dei redditi e l’inflazione del cibo; due treni ad alta velocità che viaggiano lungo i binari l’uno verso l’altro, una crisi finanziaria che si scontra con le perdite sbalorditive del raccolto, che incide pesantemente le riserve di cibo disponibili nel pianeta. I prezzi del cibo hanno ricominciato a salire di nuovo, proprio mentre milioni stanno perdendo la possibilità di permettersi una dieta ragionevole, sebbene poco di tutto ciò sia stato osservato e riportato. Ma presto anche il cieco comincerà a vedere.

Dal grano al greggio, i prezzi di una vasta gamma di beni sono in crescita in tutto il mondo. Negli ultimi mesi, i prezzi del cibo di tutto il mondo sono cresciuti a una velocità che può competere con i mesi più selvaggi del 2008, quando i disordini a causa del cibo esplosero tra i Paesi in via di sviluppo. 9 Gennaio, Wall Street Journal

Il freddo sta ancora congelando le arance della Florida. La temperatura a Miami è precipitata a 2°C, battendo il record di 3°C raggiunto nel 1938. I funzionari dicono che centinaia di milioni di dollari di cibo sono periti. Gli ortaggi sono stati quelli colpiti più duramente. Almeno un importante coltivatore di pomodori, Ag-Mart Produce, ha già dichiarato che la maggior parte delle sue coltivazioni in Florida sono “inutilizzabili a causa del gelo”. E’ stato previsto che altre aziende a coltivazione di ortaggi perderanno il loro intero raccolto, e i prezzi all’ingrosso sono già saliti. “I pomodori erano scesi a 14 dollari per ogni cassetta da 11kg ca.; ora sono saliti oltre i 20 dollari”, ha dichiarato Gene McAvoy, un esperto in agricoltura dell’Università della Florida, che ha previsto 100 milioni di dollari di perdita in ortaggi. “I peperoni che subito dopo il nuovo anno erano a 8 dollari a cassetta ora sono saliti a 18 dollari”.

Lo zucchero raffinato, a Londra, ha raggiunto il suo prezzo più alto da almeno due decenni in base all’ipotesi che India, Pakistan e altri paesi importatori acquisteranno più dolcificante come minaccia di una carenza di offerta. Le piogge eccessive n Brasile e il debole monsone in India hanno colpito il raccolto di zucchero di canna dei due più grandi coltivatori al mondo. 20 Gennaio 2010.

Il mondo sta affrontando “questa morte di fame di massa” in seguito al successivo maggior fallimento del raccolto nel Nord America. E potrebbe succedere prima della fine dell’anno. Così dice Don Coxe da Chicago, uno dei massimi esperti al mondo di prodotti agricoli, tale che il rinomato gruppo finanziario BMO del Canada ha dato il suo nome a un fondo. Un fallimento del raccolto in Nord America avrebbe terribili conseguenze sui maggiori mercati d’oltreoceano che sono altamente dipendenti dalle importazioni dei raccolti statunitensi.

“Gli scienziati in Inghilterra stanno mettendo in guardia in quanto una ‘tempesta perfetta’ di scarsità di cibo e acqua minacci, ora, di scatenare malcontento e conflitti”, ha avvisato il capo dei consulenti scientifici del governo, il professor John Beddington [1]. “Le persone non riescono a rendersi conto dell’entità del problema”, ha detto il professor Mike Bevan. “Questo è uno dei più seri problemi che la scienza abbia mai affrontato”. In Gran Bretagna le vite di centinaia di migliaia di persone saranno minacciate dalla scarsità di cibo. Le ripercussioni di questa scarsità, per tutte le società, sono devastanti. Il mondo è di fronte a una “morte di fame di massa” in seguito a un ulteriore fallimento del raccolto negli Stati Uniti e in altri luoghi del globo. Secondo Don Coxe, uno dei massimi esperti al mondo di prodotti agricoli, tale che il rinomato gruppo finanziario BMO del Canada ha dato il suo nome a un fondo, questo incredibile fatto potrebbe succedere prima della fine dell’anno.

Siamo di fronte a un problema che, letteralmente, non è mai stato affrontato nella storia umana. La popolazione in aumento e la domanda di cibo, l’inflazione dei prezzi, la diminuzione delle riserve di cibo mondiali, siccità, allagamenti, freddo, crediti ridotti, infestazioni, erosione del suolo, agricoltura industriale, l’inquinamento delle imprese agricole, falde acquifere/pozzi che si seccano, il trasferimento dei prodotti per la produzione di energia stanno tutti portando a sbattere contro una crisi economica e finanziaria globale. E in alcuni luoghi come gli Stati Uniti non ci sono sufficienti agricoltori. In cima a tutto, poi, abbiamo la desertificazione, una delle questioni ambientali più urgenti al momento. I nuovi deserti stanno crescendo a un ritmo di 20000 miglia quadrate (51800 km quadrati) all’anno. La desertificazione porta alla carestia, alla morte per fame e alle migrazioni.

Secondo Eric de Carbonnel “ci sono delle prove schiaccianti e innegabili che il mondo il prossimo anno rimarrà senza cibo. La Crisi del Cibo del 2010 sarà diversa. E’ la crisi che renderà lo scenario da giorno del giudizio reale. All’inizio del 2009, la domanda e l’offerta nei mercati agricoli si sono gravemente sbilanciate. Il mondo ha sperimentato una caduta catastrofica nella produzione di cibo come risultato della crisi finanziaria (prezzi bassi dei beni, mancanza di credito) e un tempo avverso a livello mondiale. Di norma i prezzi del cibo sarebbero dovuti salire già mesi fa, comportando un abbassamento del consumo di cibo e portando la situazione di domanda/offerta di nuovo in equilibrio. Questo non è mai successo perché il ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti (USDA) invece di adattare le stime di produzione più in basso per rispecchiare la diminuzione della produzione stessa, ha modificato le stime di modo da alzarle per andare incontro alla domanda della Cina. In questo modo, il ministero ha riportato la domanda/offerta in equilibrio (sulla carta) e ha temporaneamente ritardato l’aumento dei prezzi del cibo assicurando però una catastrofe per il 2010” [2].

Secondo il ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti gli agricoltori statunitensi, nel 2009, hanno avuto il più grande raccolto di grano e semi di soia. E c’è gente che pensa che chiunque creda ai dati del governo su tutto ciò che concerne l’economia o altro sia un deficiente totale.

Sono veramente poche le persone negli Stati Uniti che hanno preso in seria considerazione la questione della sicurezza del cibo. Questo articolo dovrebbe convincere la gente che è ora di agire. Per la maggior parte noi non ci rendiamo conto del problema, ma se guardiamo attentamente alle notizie “nascoste” vediamo un presagio chiaro di una crisi inimmaginabile che si abbatterà su di noi già quest’anno.

“Nel 2009 più di 2.1 milioni di ettari di cereali sono stati distrutti dalla siccità in Russia”, ha dichiarato Yelena Skynnik, ministro dell’agricoltura. Un totale di 616000 ettari sono stati distrutti nella regione, il 70% della quantità totale coltivata. [3]

“Il mondo è beatamente inconsapevole che solo pochi mesi ci separano dalla più grande crisi economica, finanziaria e politica. Basta solo un minimo di ricerca per rendersi conto che qualcosa nel mercato agricolo sta per andare seriamente storto. Tutto quello di cui uno ha bisogno per sapere che il mondo è diretto verso una crisi del cibo è che smetta di leggere i rapporti sui raccolti del ministero dell’agricoltura che prevede un raccolto di soia e grano da record e cominci ad ascoltare cos’altro invece il ministero sta dicendo. In modo più specifico, il ministero ha dichiarato che metà delle contee del Midwest sono le principali aree del disastro, includendo altre 274 contee solo negli ultimi 30 giorni. Queste nomine sono basate su dei criteri di perdita di un 30% minimo sul valore di almeno un raccolto nella contea”, ha continuato Carbonnel.

NOTE

[1] http://www.guardian.co.uk/science/2009/dec/13/britain-faces-food-shortage

[2] http://www.marketskeptics.com/2009/12/2010-food-crisis-for-dummies.html

[3] http://www.kyivpost.com/news/world/detail/44653/

Titolo originale: “Agricultural Apocalypse 2010 “

Fonte: http://agriculture.imva.info/
Link
29.03.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MARICA ROBIBARO

ComeDonChisciotte – IL DISASTRO DEVE ESSERE UN CATALIZZATORE PER UN CAMBIAMENTO

ComeDonChisciotte – IL DISASTRO DEVE ESSERE UN CATALIZZATORE PER UN CAMBIAMENTO.

DI JACQUI GODDARD
commondreams.org

Jean-Michel Cousteau, uno dei maggiori esploratori oceanici del mondo, ha parlato della sua “frustrazione verso la specie umana” riguardo al disastro petrolifero del Golfo del Messico e ha invitato a farlo diventare un catalizzatore per un cambiamento politico, industriale ed ambientale.

Descrivendo la chiazza come “il più grave incidente di petrolio verificatosi sul pianeta”, il figlio settantaduenne di Jacques Cousteau, il pionieristico ecologo subacqueo, ha detto che le conseguenze per l’uomo e per la natura sarebbero monumentali. “Il lato triste della specie umana è che parliamo molto, ma facciamo molto poco finché non abbiamo una catastrofe tra le mani”, ha dichiarato al Times.

“Non voglio chiamare questo il giorno del giudizio. Voglio credere che siamo in grado di sederci con i vertici decisionali, l’industria e il governo e convincerli che c’è un modo migliore per gestire il nostro sistema di supporto vitale. Possiamo rendere buona la cosa o continuare a distruggerla.

Ha aggiunto: “Mi auguro che questo sia il calcio nel culo che farà cambiare ai nostri vertici il loro modo di operare.

“E’ anche un calcio nel culo per quelle industrie che stanno facendo un’enorme quantità di denaro per investire quei soldi, e non solo parlarne come fanno tutti, nel settore dell’energia rinnovabile.”

Il padre del signor Cousteau, che morì nel 1997, fu un pioniere della conservazione marina ed aumentò la consapevolezza della fragilità del pianeta e dei suoi oceani e gli effetti devastanti dell’inquinamento, attraverso 120 documentari e più di 40 libri. Jean-Michel Cousteau continua il lavoro del padre, attraverso la sua Ocean Futures Society, con sede in California, la cui missione è quella di esplorare i mari e lottare per la loro protezione.

Ha dichiarato che, dopo aver assistito al disastro della petroliera Exxon Valdez 21 anni fa, in cui 11 milioni di barili di petrolio si riversarono in mare al largo dell’Alaska, aveva sperato per un cambiamento. Ma la mancanza di regolamentazione e controllo del petrolio e dell’ industria chimica ha fatto sì che un nuovo disastro fosse in attesa di verificarsi.
Egli ritiene che residui della chiazza di petrolio potrebbero infine raggiungere l’ Europa viaggiando con la Corrente del Golfo. “In questo modo BP, il tuo petrolio sta tornando a casa”, ha dichiarato Cousteau, che ha visitato la Louisiana la scorsa settimana.

Scartando il commento dei dirigenti della BP secondo cui la quantità della fuoriuscita sia piccola rispetto alle dimensioni del mare e che il Golfo del Messico potrebbe essere ripulito e “recuperato pienamente”, il sig. Cousteau ha detto: “Fare una dichiarazione del genere è assolutamente inaccettabile. Dobbiamo guardare oltre l’uccello morente, dobbiamo capire le conseguenze di ciò che non possiamo vedere. La natura è più complessa di quanto possiamo immaginare. Conosco l’oceano abbastanza bene per sapere che non lo conosco affatto . ”

Suo padre una volta ha descritto il mare come una “fogna universale” e “la pattumiera globale” dell’uomo.

“Verso la fine della vita sua vita, mio padre mi diceva che abbiamo davvero bisogno di essere puniti, abbiamo davvero bisogno di un’emergenza, se vogliamo concludere qualcosa”, ha raccontato suo figlio. “Cosa direbbe mio padre, ora? Credo che direbbe, ‘te l’avevo detto’ “.

Jacqui Goddard
Fonte: http://www.commondreams.org
Link: http://www.commondreams.org/headline/2010/05/25-0
25.05.2010

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da CONCETTA DI LORENZO