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ComeDonChisciotte – IN EUROPA, RIBELLARSI PAGA

Si bisogna ribellarsi, ma bisogna anche farlo puntando ai veri problemi che non sono il 5,48% di interessi sul debito dell’Irlanda contro il 5% della Grecia, ma la legittimità stessa del debito: se le banche possono creare il denaro dal nulla per poi prestarlo, perché gli stati quando hanno bisogno di denaro lo chiedono alle banche?

Gli stati devono riprendersi la sovranità monetaria e creare il denaro secondo le necessità come fanno le banche.

Inoltre gli stati devono avere le proprie banche e concedere prestiti ai privati a tasso zero o comunque molto basso. Questo aiuterebbe molto l’economia che in questo momento manca di liquidità. I profitti per l’attività bancaria verrebbero comunque dal giochetto legale della riserva frazionaria che consente di moltiplicare enormemente il denaro.

Il Fondo Monetario Internazionale è di proprietà delle banche private ed è solo uno strumento per spremere tramite il debito le economie dei paesi che si sottopongono alle sue cure.

Tutti i paesi che si sono affidati al FMI sono stati dissanguati, si veda il tracollo dell’Argentina, che poi quando si è ribellata al FMI ha cominciato una fase di crescita vicina al 10% annuo.

Fonte: ComeDonChisciotte – IN EUROPA, RIBELLARSI PAGA.

DI AMBROSE EVANS -PRITCHARD
blogs.telegraph.co.uk

Per restituire i prestiti, l’Irlanda dovrà pagare più della Grecia.

Prendendo delle misure preventive, Dublino ha giocato secondo le regole, cercando di compiacere i mercati e l’Unione Europea. Ha fatto il lavoro del Fondo Monetario Internazionale senza il bisogno del suo intervento. Anzi: ha fatto più di quanto il FMI avrebbe osato chiedere.

Ha imposto misure di austerità draconiane. Il senso di solidarietà del paese è stato notevole: niente rivolte o minacce terroristiche.

Eppure, a partire da oggi pagherà il 5,48% su dieci anni di prestiti, circa l’8% reale, fattorizzata la deflazione. Una situazione paralizzante, capace di gettare il paese sulla via di un debito insostenibile, qualora dovesse durare a lungo.

La Grecia sta beneficiando di prestiti al 5% dall’UE e dal FMI, ad un tasso sfalsato molto al di sotto di questo (comunque troppo alto ai fini di un’effettiva efficacia della misura adottata, ma questo è un altro paio di maniche). Questi erano gli accordi sulla restituzione dei 110 miliardi di euro.

Oltre il danno, la beffa: l’Irlanda dovrà SOVVENZIONARE la Grecia per aiutarla a corrispondere la sua quota del pacchetto aiuti.

Capirete bene quanto ciò sia assurdo. È un chiaro esempio di azzardo morale, e mostra cosa succede quando un sistema che non funziona più comincia ad impelagarsi in miriadi di sotterfugi invece di affrontare il problema principale.

Sì, so bene quanto le scadenze greca e irlandese siano diverse, ma il fatto è che la Grecia ha ottenuto condizioni migliori lasciando che la situazione sfuggisse di mano.

Il Pasok di George Papandreou ha beneficiato dell’esitazione relativa al primo piano di misure di austerità, e – giusto per non avere peli sulla lingua – insultato i tedeschi richiedendo riparazioni di guerra. Per condire il tutto, qualche testa calda ha messo a ferro e fuoco Atene e Salonicco.

Se fossi irlandese, – (e in qualche modo lo sono: Sir John Parnell era il mio trisavolo) – sarei un tantino infastidito.

Ambrose Evans-Pritchard
Fonte: http://blogs.telegraph.co.uk
Link: http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100007444/it-pays-to-riot-in-europe/
25.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ALESSANDRO SARDONE (www.asardone.it)

ComeDonChisciotte – COS’HANNO IN COMUNE LA BP E LE BANCHE? L’ERA DELL’ANARCHIA AZIENDALE

Fonte: ComeDonChisciotte – COS’HANNO IN COMUNE LA BP E LE BANCHE? L’ERA DELL’ANARCHIA AZIENDALE.

DI GONZALO LIRA
Global Research

In occasione del disastro della marea nera della BP, il presidente Obama ha rilasciato ieri sera dalla Sala Ovale un discorso – un capolavoro di timida finta indignazione. Il discorso era tutto incentrato su “energia pulita” e “porre fine alla nostra dipendenza dai carboni fossili”. A fronte della marea nera della BP – probabilmente il più grave disastro ambientale di tutti i tempi – la risposta del presidente Obama è stata questa: gentile indignazione e vaghi piani per “adottare la linea dura”, “mettere da parte la sola compensazione” e “fare qualcosa”.

Il presidente Obama non ha capito veramente di cosa si tratti. Sebbene è indubbio che sia un disastro ambientale, la marea nera della BP è molto, molto di più.

La dispersione di petrolio della BP è parte dello stesso problema della crisi finanziaria: sono due esempi dell’era nella quale viviamo, l’era dell’anarchia aziendale.

In poche parole, in questa era di anarchia aziendale, le società non devono osservare alcuna regola – nenche una. Legali, morali, etiche, persino quelle finanziarie sono irrilevanti. Sono state tutte annullate in nome della ricerca di profitti – letteralmente non conta nient’altro.

Di conseguenza, al momento le aziende vivono in uno stato di quasi mera anarchia – ma un’anarchia direttamente proporzionale alla loro grandezza: più la società è grande, più è grande la sua assoluta libertà di fare ed agire come vuole. Ecco perchè così tante medie imprese sono tanto determinate nella crescita dei profitti: le più grandi, come la BP o la Goldman Sachs, vivono in un positivista hobbesiano Stato di Natura, libere di fare ciò che vogliono, senza conseguenze.

Il valore aggiunto di tutto ciò, tuttavia, è che le aziende maggiori hanno convinto i governi e le persone del credo del “Troppo Grande Per Fallire” – hanno convinto il mondo che se esse smettono di esistere, il cielo ci cadrà in testa. Quindi se falliscono, devono essere salvate – senza discussioni, senza penalità e senza riforma.

Prendiamo la BP: la British Petroleum ha causato la marea nera della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Varie agenzie del Governo Federale erano state incaricate della supervisione delle loro operazioni – ma tutte quelle agenzie sono state rinviate alla BP, prima dell’incidente. Essendo una grande società – una delle maggiori compagnie petrolifere nel mondo – la BP operava praticamente senza alcuna vera supervisione del governo. Di fatto sta emergendo, a causa di questa supervisione negligente e subdola, che le regole e le procedure di sicurezza sono state ignorate. Si sono corsi rischi folli. Non sono stati tracciati piani di sicurezza alternativi.

Da come stanno dichiarando alcuni promemoria, il disastro era inevitabile.

Una volta accaduto l’incidente, la BP ha controllato le informazioni rilasciate riguardo il disastro. La BP ha deciso in maniera unilaterale di non procedere immediatamente con il sigillo del pozzo – anzi, ha rischiato un disastro maggiore per poter salvare il giacimento di petrolio, scavando un “pozzo supplementare”. Le sue ragioni erano semplici: realizzando immediatamente il sigillo, la BP avrebbe sacrificato il giacimento (e perso il suo impiego) allo scopo di salvare l’ambiente. Non lo ha fatto. Al contrario, ha cercato di allungare il processo, in modo da salvare il giacimento (ed i profitti) con il “pozzo supplementare”. Ma quando nascondere l’entità del danno è diventato impossibile – quando l’odore di petrolio si era diffuso nei cieli chiari della Louisiana a mille miglia dal luogo del disastro – la BP ha provato a realizzare il sigillo. Sappiamo tutti com’è andata a finire.

Dove erano le autorità? Dov’era qualcuno in carica? Il fatto è che non c’era nessuno in carica. Non c’era nessuno che controllasse – o ad ogni modo, a quelli che dovevano farlo sono stati strappati i denti. E la BP lo sapeva – quindi hanno fatto come volevano, senza badare ai rischi o ai costi.

La cosa peggiore, e la BP se ne rende conto, è che se alla fine non riescono a trovare un modo per gestire il disastro della marea nera, possono semplicemente mentire agli Stati Uniti. Il governo – in altre parole, la popolazione americana, liquiderà la faccenda ripulendo il casino della BP. La BP sa che nessuno la riterrà responsabile – sa che la farà franca.

E neanche le banche verranno ritenute responsabili. Non è un caso che le banche europee ed americane sono quasi crollate, ma le banche qui in Cile hanno filato dritto: questo perchè qui le banche sono regolate all’estremo. Non possono letteralmente scureggiare senza che un ispettore bancario indipendente le controlli, e senza che dopo ottengano un bollo in triplice copia. Quando le banche cilene crollarono nel 1980, fu messa fine all’illusione che le banche sapessero quello che stavano facendo – il governo ha poi garantito per loro, ma da quel momento in poi le ha tenute sotto vetro.

Ma in Europa ed in America, la storia era la Greenspan Put [politica monetaria ideata da Alan Greenspan, ndt]. Disinvolto, Al era così convinto che le banche si sarebbero “auto-regolate” che ha strappato i denti alla Fed, l’agenzia di regolamentazione delle banche, ed ha lasciato che il “libero mercato” facesse il suo corso.

Con un tale via libera, cosa pensate abbiano fatto le banche? Erano anarchiche – hanno inventato tutti i tipi di abili “prodotti finanziari” che hanno aumentato il rischio in maniera esponenziale, piuttosto che mitigarlo. Abbiamo visto tutti la fine di quel film. Quando Lehman è andato in rovina ed il mercato del credito si è congelato, è stato tracciato un improvvisato “pachetto di emergenza”, poi i 700 miliardi di dollari di TARP [Trouble Asset Relief Program, Programma di Recupero delle Attività in Difficoltà, ndt], poi l’Allegerimento Quantitativo, tutti questi sforzi lubrificati con un sacco di chiacchiere circa “rinforzare l’ambiente delle regolamentazioni” e “proteggere i mercati finanziari”.

Il risultato? Le banche hanno fatto quello che volevano – senza supervisione. E quando la loro incoscienza ha inevitabilmente portato alla catastrofe dell’autunno 2008, le banche sono state salvate – senza ripercussioni. Le maggiori sono addirittura riuscite a fare dei profitti con i bail-out finanziati dai contribuenti!

Anche dopo il peggio della crisi – quando gli effetti dell’assenza di regolazione e di supervisione erano state chiaramente capite – non è successo niente. Il regime della regolazione-zero, supervisione-zero è continuato.

Questo non è il caso delle persone, degli individui: la gente viene regolata, la gente viene controllata. Gli individui vengono monitorati e limitati in ciò che possono dire o fare – e nessuno si lamenta. Al contrario – ci sentiamo tutti sollevati, perchè ci sentiamo protetti dal comportamento irrazionale dell’individuo.

Come individuo, vengo limitato in innumerevoli modi, dal più banale, come andare in giro, al più grave, come l’omicidio. Non posso neanche alzarmi e gridare “A fuoco!” in un teatro affollato – verrei arresato per incitazione del panico, l’interesse generale di evitare una potenziale fuga letale che calpesta il mio bisogno di esprimermi gridando “A fuoco!” quando non ci sono incendi.

Curiosamente, gli individui – la gente normale – vengono controllati e regolati sempre più rigorosamente. Tuttavia allo stesso tempo, le aziende diventano sempre più libere di fare come vogliono. Nessuno nota quanto sia strano tutto questo – abbiamo persino perso il contesto per anche solo parlare di regolamentare e controllare le aziende, perchè troppi sciocchi sapientoni mettono la regolamentazione ed il controllo sullo stesso piano del socialismo.

Intanto, le banche gestiscono in modo folle.

Intanto, la BP gestisce in modo folle.

Possiamo guardare ad altre industrie – la Big Pharma, per dirne una – ma non ce n’è veramente bisogno: la Big Pharma si adatta allo stesso modello della BP e delle banche. Espanditi al punto da poter fare ciò che vuoi e nessuno ti sfiderà, neanche il governo. Realizza pratiche che creeranno inevitabilmente una crisi – come la trivellazione a rischio, come i titoli tossici – e sta sicuro che verrai salvato.

Salvato, e con il permesso di andare avanti, libero. Con il “permesso” di continuare, libero? Scusate, ho sbagliato: incoraggiato a continuare, libero.

Questa era di anarchia aziendale sta raggiungendo un punto critico – lo possiamo tutti percepire. Tuttavia i governi negli Stati Uniti ed in Europa non fanno nessuno sforzo per risolvere il problema di fondo. Forse non vedono il problema. Forse sono grati ai padroni aziendali. In ogni caso, nel suo discorso, il presidente Obama ha fatto dei riferimenti ridicoli all’”energia pulita” mentre ignorava la causa della marea nera della BP, la causa della crisi finanziaria, la causa del vortice dei costi della sanità – l’anarchia aziendale che le sottende tutte.

Quest’era di anrachia aziendale sta distruggendo il mondo – letteralmente, se vi è capitato di vedere le immagini del petrolio fluttuare per un miglio nel golfo del Messico.

Penso che siamo ad un bivio: un sentiero conduce ad un cambiamento rivoluzionario, se non ad un’immediata rivoluzione. L’altro, appagamento e stasi, mentre le aziende frantumano il paese.

Quello che intendo è che non ci sarà nessun cambiamento rivoluazionario. Le aziende hanno vinto. Hanno vinto quando hanno convinto i milgiori ed i più svegli – che io solevo essere – che l’unico sentiero verso il successo era quello della carriera aziendale. Non necessariamente tramite aziende a scopo di lucro – sembra che i liberalisti non capiscano mai abbastanza quanto perniciose e corporativiste siano davvero le organizzazioni no-profit; o forse lo sanno, ma sono abbastanza intelligenti da non criticarle, dato che quelle no-profit e ONG gli pagano i pasti.

Obama è un aziendalista – è uno di loro. Perciò verrano dette altre stronzate riguardo “energia pura” e “indipendenza energetica”, mentre la causa di fondo – l’anarchia aziendale – viene lasciata indisturbata.

Ancora una volta: grazie a Dio non vivo più in America. È troppo triste restare a guardare mentre una grande nazione se ne va giù per lo sciacquone.

Gonzalo Lira, scrittore di romanzi e regista (ed economista) al momento vive in Cile e scrive su gonzalolira.blogspot.com

Titolo originale: “What do BP and the Banks Have In Common? The Era of Corporate Anarchy”

Fonte: http://gonzalolira.blogspot.com/
Link
16.06.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Blog di Beppe Grillo – L’apoteosi del capitale

Fonte: Blog di Beppe Grillo – L’apoteosi del capitale.

L’economia moderna sposta i capitali, quella dei secoli passati spostava gli schiavi. Cambiando nel tempo l’ordine degli schiavi e del capitale, il processo non cambia: la concentrazione del capitale aumenta con l’aumentare degli schiavi. “Oltre nove milioni di schiavi furono deportati attraverso l’Atlantico fra il 1451 e il 1870. Un altro milione, se non di più, non sopravvisse alla traversata, mentre un numero incalcolabile morì nel viaggio tra il luogo di cattura e quello dell’imbarco. La passione europea per lo zucchero fu il principale incentivo per la tratta” (*). Gli schiavi coltivavano le piantagioni da canna da zucchero esportato in Europa.
Oggi il capitale cerca gli schiavi a buon mercato, la mano d’opera a più basso costo, nei luoghi del mondo in cui le garanzie sociali sono inesistenti e la 626 è un prefisso telefonico. L’economia globale trasforma le Nazioni attraverso una metamorfosi. Il cittadino-produttore di Stati come l’Italia, la Spagna o il Canada diventa cittadino-consumatore. Il capitale va dove lo porta il profitto. Le fabbriche si spostano dove esiste il cittadino-produttore-con-meno-diritti, se si ha fortuna dove sopravvive il cittadino-schiavo-senza-diritti. Il cittadino-consumatore diventa quindi disoccupato, cassintegrato, precario, accusato di non voler lavorare a stipendi da schiavo e senza diritti. Se sciopera, cosa inaudita (e anche inutile) nell’era della globalizzazione mondiale, è accusato di voler seguire i Mondiali di calcio. Senza che se accorga, il cittadino-consumatore diventa cittadino-schiavo. Se vuole mantenere un’occupazione le leggi del capitale sono chiare, deve competere con gli altri schiavi. Se rinuncia a ogni diritto, alla pensione, al tfr, alla sicurezza, si può fare.
E’ l’apoteosi del capitale che pareggia il mondo verso la schiavitù globale. La sfrutta dove già esiste e la crea dove non c’è ancora. Chi detiene il capitale diventa sempre più ricco, gli sfruttati globali sempre più poveri. Il capitale si è evoluto, si è affrancato dagli Stati, spesso si è fatto Stato, corrompe gli Stati, elegge i suoi politici-manager. Lo Stato moderno è fondato sul capitale e sviluppa la schiavitù con qualche cucchiaino di zucchero.

(*) dal libro “Africa” di John Reader

Bilderberg 2010: obiettivo povertà mondiale e bloccare il risveglio | www.ecplanet.com

Continuiamo a svegliarci e a diffondere la consapevolezza su questa cricca di malfattori che vuole renderci schiavi, non ci riusciranno!

Fonte: Bilderberg 2010: obiettivo povertà mondiale e bloccare il risveglio | www.ecplanet.com.

Uno scambio di informazioni tra organizzatori della conferenza Bilderberg 2010, sentito da un giornalista londinese del quotidiano «Guardian», rivela che gli elitisti, che attualmente si trovano presso l’hotel Dolce di Sitges, in Spagna, considerano le persone con reddito medio “una minaccia” ai loro ordini del giorno, evidenziando il fatto che i globalisti sono intenti a sviscerare la classe media e abbassare il tenore di vita mediante un aumento della povertà.

I dettagli della conversazione sono stati rivelati da Charlie Skelton negli ultimi blog Bilderberg per il sito web «Guardian». Skelton è stato l’ultimo giornalista a lasciare l’Hotel Dolce di Sitges. Aumentare la consapevolezza, l’attenzione dei media e le proteste contro il Gruppo Bilderberg incute inquietudine agli elitisti. Inoltre ciò che spaventa ancor maggiormente gli affiliati del gruppo Bilderberg è l’incremento e l’accelerazione del risveglio globale al nuovo ordine mondiale.

In una riunione del Consiglio per le Relazioni Esteri a Montreal tenutasi lo scorso mese, il prominente membro del gruppo Bilderberg Zbigniew Brzezinski ha reso attenti i compagni elitari su come i pericoli di un “risveglio politico globale” stiano minacciando di far deragliare la transizione verso un governo mondiale. “Per la prima volta in tutta la storia umana l’opinione pubblica è politicamente risvegliata – ciò è una nuova realtà globale – non è stato così per la maggior parte della storia umana”, ha asserito Brzezinski, aggiungendo che la gente è diventata “consapevolmente risvegliata delle ingiustizie globali, le disuguaglianze, mancanza di rispetto, lo sfruttamento”.

I membri del gruppo Bilderberg odiano ogni attenzione rivolta a loro e sono furiosi che gli sforzi degli attivisti, in combinazione con la crescita di Internet come strumento di media indipendente, sono diventati, negli ultimi anni, metodi invasivi per spiare sul loro intrigante segreto. Essi hanno ora molta paura di essere completamente esposti e di attirare migliaia di attivisti.

Questi elitisti non sopportano il fatto che alcuni gruppi di attivisti hanno ancora i mezzi finanziari per esercitare il loro diritto di protestare. Motivo principale affinché gli elitisti trovino opportuni sistemi per indebolire il tenore di vita delle popolazioni introducendo tasse più elevate, misure di austerità, prelievi fiscali sul CO2 ed altri loschi progetti.

L’élite vede un ceto medio prosperoso, o persino coloro che stanno beneficiando di un reddito più modesto, come “minaccia” contro il loro monopolio di potere. Effettuando la loro promessa “di una rivoluzione postindustriale”, alleata con “un’economia verde” che in realtà paralizzerà le economie una volta prospere, gli elitisti sperano di rendere tutta la popolazione povera al punto che la loro principale preoccupazione non sarà più quella di protestare contro la riunione di 200 elitari presso una località di villeggiatura di lusso ma quella di come arrivare alla fine del mese.

Come sottolinea Skelton, l’unica “minaccia” per i membri del gruppo Bilderberg è se la gente sa cosa stanno realmente facendo a porte chiuse.

Autore: Paul Joseph Watson / Fonte: infowars.com / Traduzione riassuntiva e adattamento linguistico a cura di: Ester Capuano

ComeDonChisciotte – SORPRESA: E’ TORNATO CARLO MARX

Fonte: ComeDonChisciotte – SORPRESA: E’ TORNATO CARLO MARX.

DI LORETTA NAPOLEONI
unita.it

Riparte la lotta operaia lungo la catena di montaggio che ormai unisce l’est all’ovest. I metalmeccanici cinesi strappano alla Foxconn e all’Honda concessioni importanti verso la creazione di uno statuto dei lavoratori che i nostri operai invece stanno per perdere. Le stesse forze che applaudono alla vittoria cinese in occidente, incitano gli italiani a rinunciare ai privilegi conquistati in decenni di lotte. Ecco l’ultimo atto canaglia dell’economia globalizzata, e per conciliare questi atteggiamenti incompatibili non si esita a suggerire di cambiare la Costituzione. Peccato che questa contraddizione sia irrisolvibile con i tagli alla Costituzione o ai costi di produzione. Non si illudano politici e alcuni industriali: la crisi è sistemica, e se non viene risolta da entrambi i fattori dell’equazione produttiva: capitale e lavoro, tra dieci anni il nostro capitalismo potrebbe non esistere più. I destini degli industriali e degli operai occidentali sono tornati a incrociarsi.

Per vent’anni la formula della globalizzazione è stata: taglio dei tassi d’interesse e delocalizzazione, un’equazione che ha evitato al capitalismo, quello vero, non il suo avatar finanziario, di confrontarsi con il suo nemico numero uno: la caduta tendenziale del saggio di profitto. Marx ne parla a lungo, ma anche Smith e Ricardo accennano a questo virus che si rafforza con il dilagare della produzione meccanizzata. Meno lavoro umano si utilizza nella produzione, meno grasso sarà il profitto; l’uomo e la sua intelligenza hanno un valore aggiunto superiore alla macchina.

Gli asiatici lo sanno bene, noi ce ne siamo dimenticati. La Honda e la Foxconn si piegano ai voleri degli operai cinesi invece che rimpiazzarli con nuove tecnologie o delocalizzare la produzione in Vietnam perché il valore aggiunto della manodopera cinese è ancora imbattibile. Per produrre autovetture ed ipod di prima qualità ci vuole, per dirla alla Adam Smith, la mano “magica” dell’operaio specializzato.

La disputa tra capitale e lavoro alla Fiat è solo l’anteprima di ciò che ci aspetta nei prossimi anni se non ci decidiamo a risolvere il problema della caduta tendenziale del saggio di profitto. Con i tassi d’interesse ormai a zero l’unico modo per contrastarla è tagliare il costo del lavoro, già ridotto all’osso. Delocalizzare in Cina o in Asia non è più così conveniente, ce lo confermano gli scioperi a Shenzhen, si rischia di ritrovarsi con le stesse dispute dall’altra parte del mondo. È vero, ci sono sempre i Paesi dell’ex est europeo: Polonia, Serbia, Slovacchia dove un operaio guadagna ancora 350 euro al mese e dove la vita è quasi tanto cara quanto a casa nostra. Questa la minaccia della dirigenza Fiat: chiudiamo Pomigliano e ce ne andiamo tutti in Polonia, la Panda invece che nel mediterraneo la facciamo a due passi dal Baltico.

Il discorso non fa una piega, peccato che non si sia preso minimamente in considerazione il mercato di sbocco. Ecco l’altro grande ostacolo del capitalismo: il mercato di sbocco, un volano industriale che bisogna conquistarsi con crescente difficoltà. Quello cinese si chiama mercato interno: un miliardo e 300 milioni di operai. Anche in Italia un tempo si chiamava nello stesso modo. Negli anni del miracolo economico la Fiat produceva utilitarie che poi vendeva a quella classe media ed operaia che l’aiutava a produrle.

Il capitalismo, ricordiamolo, prende il nome dal capitale, ma altro non è che il prodotto del rapporto tra questo e il lavoro: l’uno senza l’altro non possono esistere. Se togliamo la fabbrica agli operai italiani e paghiamo 350 euro a quelli slovacchi, la moderna utilitaria chi la comprerà? È una domanda che tutti gli industriali dovrebbero porsi. E prima di guardare oltralpe, facciamo due conti con la concorrenza. La Fiat non è la Toyota che da vent’anni produce macchine ibride, non è neppure la cinese Grenley che si è comprata la Volvo. Non ha né il prodotto, né i muscoli per competere a livello internazionale con i vecchi e nuovi giganti dell’auto. E, ahimé, questo discorso vale un po’ per tutta la nostra industria che negli ultimi anni ha perso lustro e fatica a sostenere la concorrenza agguerrita degli asiatici.

La grande sfida della seconda fase della globalizzazione si chiama mercato nazionale, come difendere capitale e lavoro in un’economia mondiale tendenzialmente canaglia? L’Italia non è la Germania, terzo esportatore al mondo, ma è un Paese dove c’è ancora voglia di lavorare, dove la classe media e quella operaia sono più povere che vent’anni fa, dove un insegnante di liceo guadagna 1200 euro al mese. C’è spazio quindi per la crescita economica, ma per averla bisogna che la torta venga divisa più equamente, le briciole non bastano più. Se non lo facciamo, nessuno mangerà più: l’ha predetto due secoli fa Carlo Marx.

Loretta Napoleoni
Fonte: http://www.unita.it
16.06.2010

ComeDonChisciotte – IL BUE DICE CORNUTO ALL’ ASINO

ComeDonChisciotte – IL BUE DICE CORNUTO ALL’ ASINO.

DI TITO PULSINELLI
selvasorg.blogspot.com

In Venezuela aumentano le pensioni, rivalutano i salari…..però i guru europei continuano a dare lezioni

Dall’Europa in cui è sotto attacco frontale il sistema pensionistico, dove facilitano i licenziamenti di massa, li si rende più a buon mercato, e si cerca di abolire de facto la residuale presenza dei sindacati, i mezzi di comunicazione si dilettano ad emanare preoccupate circolari sull’imminente tracollo dell’economia del Venezuela. Incredibile, ma vero. Per fungere da armi di distrazione di masse, non hanno limite alla decenza e si abbandonano lascivamente alla tragicommedia.

In Venezuela, ogni anno i salari vengono rivalutati con un aumento uguale o superiore all’inflazione accumulata. Il primo maggio è stata aumentata la pensione portandola al valore del salario del minimo degli occupati. La previdenza sociale si è fatta carico dei contributi mancanti dei pensionabili, quelli che le imprese non avevano pagato durante la parentesi neoliberista, in cui era stato messo in liquidazione l’istituto pensionistico.

In Europa stanno colpendo in modo premeditato, pianificato e generalizzato il rimanente Stato sociale, nonostante gli allarmanti indici di disoccupazione già sfiorino il 20%, ma puntano il dito contro il Venezuela dove i disoccupati sono meno dell’8%. Dove esiste il controllo dei prezzi dei prodotti commestibili di base dell’alimentazione familiare, nonostante il crollo dei prezzi del petrolio dell’anno scorso.

I “tuttologi” esibiscono come trofei di caccia due dati economici: la flessione della crescita dell’economia venezuelana nel 2009 -dopo 6 anni di espansione ininterrotta- e una inflazione che sconfinò oltre il 20%. Se tanto mi da tanto -pensa la “tuttologia”- ergo…stanno a pezzi, stanno al gelato al limon. No, sbagliato, non tutto il mondo è Paese senza sovranità.

Quel che non prendono in considerazione -perchè non conviene ai proprietari della comunicazione ed ai macellai del FMI- è che il Venezuela ha ridotto il suo debito al 14%, mentre le maggiori economie dell’UE stanno al di sopra dell’80%.
Caracas, tra riserve monetarie del banco centrale e “fondi sovrani” binazionali con la Cina, Russia ed Iran, supera i 140 miliardi di dollari. Con una popolazione di 28 milioni, non di 58, e senza la preoccupante crisi demografica che attanaglia l’Italia. Con gli anziani improduttivi abbandonati al loro destino, e i giovani senza prospettive.
Per i prossimi 6 anni, le compagnie petrolifere straniere associate alla statale PDVSA, investiranno oltre 100 miliardi di dollari per poter partecipare allo sfruttamento del primo blocco della riserva dell’Orinoco.

La “tuttologia” neoliberista non riesce a spiegare come con un’inflazione del 20% e una flessione nella crescita, non siano diminuiti i consumi e non ci sono sono più disoccupati o sottoccupati. Com’è possibile? Elementare: lo Stato spende per finanziare la domanda sociale, non per fare la respirazione bocca a bocca ai banchieri. Può farlo perchè ha mantenuto un ruolo importante nell’economia, ed ha recuperato spazi e funzioni che erano state usurpate dal “mercato” o dai centri sovranazionali “globalizzatati” (FMI, Borse, multinazionali). Questa gente sta affilando i denti per deglutirsi l’ENI e Finmeccanica.

Non trovano una spiegazione coerente al fatto che in Venezuela il 40% del bilancio è destinato alla spesa sociale, istruzione, salute, consumi, e questo maggiore potere d’acquisto diffuso -paradossalmente- incrementa l’inflazione perchè si orienta su beni importati, storicamente non fabbricati nel Paese a causa di un’ élite che preferisce il lucro delle più facili importazioni allo sforzo di trasformarsi in moderna borghesia produttiva. Se non lo fanno loro, provvede lo Stato. I governi dell’Unione Europea sono ridotti ad esattori delle imposte per conto del FMI, che sconfina dall’ambito finanziario al disegno di direttive politiche sempre identiche, da applicare urbi et orbi, per rinsanguare le elites ed affossare le maggioranze sociali. I ministri, indipendentemente dalle “ideologie” o “programmi”, possono inventare qualche neologismo o fraseggio peculiare, ma hanno la lunghezza della briglia solo per imporre i diktat dei banchieri centrali nazionali e della Banca centrale europea.

I Paesi che meglio hanno resistito al crollo dell’effimero castello fatato della “globalizzazione”, sono quelli in cui la banca centrale non è un battitore libero, diretto da ex dipendenti di Goldman Sachs. Costoro, in nome della “autonomia” rispondono solo agli interessi dei gruppi azionisti maggioritari -privati- che hanno in pugno gli istituti centrali.
A Pechino, Mosca, Caracas le rispettive banche centrali non hanno l’autonomia castale di disporre “autonomamente” dei beni e degli erari nazionali, e devono rispondere alle uniche autorità elette con il suffragio universale.

Il futuro immediato dell’UE è il passato recente sudamericano, gli uni arrivano alla terapia fondomonetarista e gli altri stanno uscendo dal sisma provocato da questi sciamannati sciamani. Oggi assidui frequentatori delle capitali europee, accolti come salvatori della patria (sic). Chi ne è uscito, lasciandosi alle spalle le rovine, sotto la spinta di ribellioni popolari che hanno messo sulla difensiva le locali elites, hanno imboccato la strada in direzione opposta: meno mercato, meno Borse, più Stato, più sovranità politica ed economica, più regole. Quel che è inaccettabile, in ogni caso, è che i pirati continuino a dare lezioni ai depredati, da pulpiti sconsacrati e sbugiardati.

Tito Pulsinelli
Fonte: http://selvasorg.blogspot.com
Link: http://selvasorg.blogspot.com/2010/06/il-bue-dice-cornuto-allasino.html
17.06.2010

Blog di Beppe Grillo – La colata – Intervista a F. Sansa e M. Preve

L’Italia è come l’Amazzonia, sta scomparendo. Ogni settimana ettari di verde si trasformano in ettari di cemento. Un prato non è più un prato, ma un business. Ogni giorno appaiono gru, seconde e terze case, immobili mai abitati. Interi quartieri edificati senza necessità, senza inquilini. Il cemento uccide il turismo, toglie posti di lavoro, non li dà. Il cemento è riciclaggio di danaro sporco delle mafie nazionali che investono nel mattone. A Milano sorgono nuovi grattacieli quando un terzo della città è in vendita o alla ricerca di un inquilino in affitto. L’Expo 2015 è solo cemento. Il cemento non si mangia, ma sul cemento mangiano i politici, le amministrazioni locali e la criminalità organizzata. L’Italia che scompare sotto una colata, come Pompei seppellita dalla lava, fa compassione e rabbia. I comuni dovrebbero vietare la costruzione di ogni immobile non necessario e, nel caso, verificare l’esistenza di un immobile già esistente da ristrutturare. Bisogna lanciare una nuova industria, quella della decostruzione di immobili e capannoni disabitati. Con i soldi pubblici i nostri sindaci non devono più costruire un solo vano se non destinato a uso sociale. Cementificatori e riciclatori che leggete, ascoltatemi, costruire non è più un affare, investite in energie rinnovabili e nel turismo.

Leggi tutto: Blog di Beppe Grillo – La colata – Intervista a F. Sansa e M. Preve.

ComeDonChisciotte – LA BANCA CENTRALE EUROPEA. LA PRESA DEL POTERE DA PARTE DI TRICHET

Gli eccessi nell’acquisto di obbligazioni e la straripante profusione di liquidità da parte di Trichet sono un’ancora di salvezza per i suoi confratelli che stanno tentando disperatamente di tirarsi fuori dai guai. Il capo della BCE sta solamente cercando di aiutarli a scaricare le loro perdite sul bilancio pubblico, come ha fatto Bernanke negli Stati Uniti.

Affinché l’UE possa sopravvivere, gli stati membri dovranno creare un’autorità di governo che possa mettere in atto una politica fiscale. Disgraziatamente, Trichet ha usurpato quell’autorità aggirando il normale processo democratico. Non è compito di Trichet quello di finanziare in modo arbitrario le scommesse andate male di speculatori folli o di impedire che il mercato possa essere ripulito perché uno dei suoi amici banchieri potrebbe fallire. Tutto questo va ben oltre il suo mandato. La BCE deve essere tenuta sotto controllo e deve essere fermata la presa del potere da parte di Trichet.

L’Unione Europea dovrebbe basarsi su ben altro che non la semplice redditività delle proprie banche.

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ComeDonChisciotte – RIPUDIAMO IL DEBITO

Fonte: ComeDonChisciotte – RIPUDIAMO IL DEBITO.

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Al momento nel quale andiamo in stampa, se non già da tempo, dovrebbe essere chiaro a tutti – e certamente lo è ai lettori del Ribelle – che le misure prese – meglio, non prese – dai vari governi e soprattutto a livello europeo per tentare in qualche modo di superare lo stato di crisi nel quale abbiamo iniziato a entrare decisamente da qualche anno, non sono adatte alla situazione. Di più, sono nella migliore delle ipotesi insufficienti ma, molto più probabilmente, del tutto controproducenti.

Finanza e politica a essa collegata – e di converso tutti noi che subiamo e l’una e l’altra senza poter fare nulla – si sono buttate a capofitto nel creare l’ultima bolla possibile per cercare, per un po’ di tempo, di mantenere in piedi una impalcatura sistemica destinata matematicamente al collasso. Il che significa esattamente l’opposto di ciò che chi guida i popoli dovrebbe fare. A misure di lungo corso, sebbene drastiche, si è preferito utilizzare manovre di piccolo cabotaggio. La maggior parte di queste, peraltro, sulle spalle di tutti i cittadini.

Parliamo naturalmente della bolla del debito pubblico della quale abbiamo già accennato lo scorso mese.

Tutti i Paesi sono indebitati con Banche e altri Paesi che hanno acquistato i titoli. La ratio alla base dei titoli pubblici venduti promettendo interesse è la fede nel fatto che in un futuro non meglio precisato, vi sia così tanta crescita economica da poter non solo ripagare i debiti contratti, ma anche gli interessi.

Si dà il fatto, però, che oltre a varare politiche di portata mondiale, in pratica, su un atto di fede, la cosa non possa funzionare per due motivi, il primo logico il secondo matematico. La parte logica impone convincersi che non si può crescere all’infinito in uno spazio finito. La parte matematica che non è possibile, in una direttrice in evidente discesa, sperare in una non meglio precisata – e infatti non è precisata affatto – ripresa dell’economia al fine non solo di far cambiare direzione verso un segno positivo della crescita, ma talmente tanto da poter ripagare anche i debiti e gli interessi sui debiti.

A questo si aggiunge che, nello stesso momento in cui si parla ormai tranquillamente – ah, gli ultimi arrivati… – di crisi sistemica, ciò che si fa non è, come logica vorrebbe, il varo di norme in grado di cambiare il sistema, quanto continuare imperterriti a fare né più né meno di ciò che si è sempre fatto e che ha portato al collasso attuale.

Si sa – scrive Serge Latouche – che i drogati siano i primi sostenitori della droga. Ma il fatto è che ciò comporta conseguenze anche per chi dalla “droga” vorrebbe stare alla larga.

Naturalmente, questa l’aggravante, al sistema si sacrifica tutto. La vita e il futuro delle persone che attualmente vivono sulla faccia della terra e quelle che verranno dopo di noi. A vantaggio, naturalmente, dei soliti noti.

La stessa Bce presta alle Banche tutto il denaro di cui fanno richiesta al solo 1% di interesse, ciò non gli impedisce, però, di prestarlo alla Grecia al 6%. Come dire, naturalmente, il favore lo faccio alle Banche, alle quali presto denaro a costo irrisorio, mentre ai cittadini greci (ed europei in genere) cerco di succhiare tutto il succhiabile, per via diretta o per via indiretta.

A chiudere il cerchio, per chi fosse ancora poco convinto di quanto scritto, il fatto che sperare in una ripresa economica quando le economie private sono in profonda crisi (tagli degli stipendi, dei servizi, disoccupazione, crisi sociale) grazie a dove ci ha portato il sistema, e grazie ai tagli che “l’Europa” impone ai vari Stati per uscire dalla crisi del debito che il sistema stesso crea, è un po’ come sperare che partendo da Roma si arrivi a Milano, in automobile, quando la velocità di crociera cala, il serbatoio è agli sgoccioli, e i distributori sono chiusi oppure non ci venderanno un solo litro di benzina perché materialmente non abbiamo il denaro per acquistarlo.

Un atto di fede, appunto, più adatto a un pellegrinaggio che a una direttrice politica.

Le misure da prendere sarebbero invece molto diverse e drastiche, e imporrebbero un rovesciamento del sistema finanziario, industriale e capitalistico che dirige il mondo (di queste misure parleremo il prossimo mese). Inutile sperare, in ogni caso, che la cosa possa essere sostenuta proprio da quei dracula finanziari, industriali e capitalistici che in questo momento stanno facendo, pur in periodo di crisi, un lauto pasto banchettando sulla vita dei popoli europei.

Le scelte, per farla breve, dovrebbero insomma essere politiche. O meglio, ancora prima, metapolitiche. Ovvero decidere in che direzione sarebbe bello e giusto che andasse il mondo, e di conseguenza prendendo decisioni politiche, anche se impopolari, al fine di indirizzare il tutto in tal modo. Per esempio, una cosa su tutte, relegare l’economia al ruolo che dovrebbe avere, e certamente non quello centrale e supremo che ha ora e che ha portato allo stato attuale delle cose.

I singoli Paesi, in teoria (ci torneremo a breve) possono molto poco. Ammesso e concesso che vogliano e siano in grado di farlo. Dovrebbe pensarci l’Europa, per quanto riguarda il nostro continente. Ma l’Europa non c’è, o meglio, non c’è mai stata. Anche sostenendo (e noi, al contrario di Ciampi, Draghi, Prodi & Co., oltre che tutti gli esponenti politici attuali, non lo sosteniamo) che ci debba essere una moneta unica, il punto è che la moneta senza una politica economica e ancora di più senza una politica generale per un grande spazio come l’Europa, ovvero la condizione attuale, non c’è mai stata né, su queste basi, ci sarà, è inutile.

Il massimo che si è riusciti a fare in Europa, al momento, è stato pendere dalle labbra della Bce, che impone, oltre allo scandaloso signoraggio bancario (e dunque l’attentato alla sovranità monetaria degli stati) delle politiche economiche restrittive ai vari Stati che essa stessa (e le Banche e la finanza) ha concorso a indebitare.

Breve inciso: è ridicolo e avvilente anche solo fare qualche accenno allo stato pietoso della politica nel nostro misero paese – per farlo basta leggere, o meglio saltare a piè pari, la prima metà dei quotidiani italiani – per capire che nessuno Stato europeo, men che meno il nostro dove operano “politici” del calibro di Berlusconi, Alfano, D’Alema & Co. (che si stanno preparando per le meritate ferie d’Agosto mentre il mondo crolla) sono in grado di prendere alcun tipo di decisione che possa davvero essere definita politica.

Il punto è insomma chiaro: gli Stati – tutti – sono oberati di debiti (chi più chi meno) e le Banche sono piene di titoli che non verrano – per logica e matematica, come avevamo detto prima – onorati. Tutti sono indebitati con tutti senza nessuna speranza di poter avere indietro nulla. O quasi.

Inoltre, e questa la cosa più importante, i cittadini di tutti gli Stati (ora la Grecia, la Spagna e il Portogallo, domani l’Italia e dopodomani tutti gli altri a seguire) stanno subendo e subiranno sempre in misura maggiore il salasso economico della crisi e delle misure imposte.

Dal punto di vista economico (e sociale) insomma, ci stiamo dirigendo verso la catastrofe.

Il tutto per salvare questo sistema e per salvare l’Euro. Totem funesto che ci è stato imposto e che ci viene posto come ultimo baluardo da tenere in piedi. Non fosse che per tenerlo in piedi stiamo buttando in schiavitù le nostre vite e quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Una via d’uscita c’è: il ripudio del debito. L’uscita dall’Euro.

Tecnicamente molto semplice. Eticamente sacrosanto, visto quanto ci ha fatto di male sino a ora e ce ne farà. E di fatto anche auspicabile, malgrado ciò che la cosa comporta, se si raffronta l’operazione allo schianto al quale stiamo comunque andando incontro. Le bancarotte sovrane sono in ogni caso dietro l’angolo. E sono inevitabili.

Il Paese che per primo ripudierà il debito darà scacco matto ai “signori del mondo” che, di fatto, dipendono non altro che dalla buona volontà di chi ha debiti nel continuare a pagarli. Siamo noi debitori, al momento, ad avere il coltello dalla parte del manico, se solo avessimo la voglia e la capacità di utilizzarlo nei confronti di chi attenta la nostra vita da decenni.

Il trucco del debito, che di questo si tratta, sta in piedi infatti solo fino a che c’è qualcuno che comunque continua a pagare interessi (e a subire tagli alle proprie vite). Nel momento in cui si dice basta, i creditori rimangono con il cerino in mano. Tutti gli “attivi” che segnano ora sui propri libri, ovvero di crediti che devono esigere da noi, diverrebbero di colpo dei “passivi” irrecuperabili. Tratteremmo da “delinquenti” con quei “delinquenti” che fino a ora ci hanno succhiato le vite.

Certo, la cosa comporta in ogni caso momenti durissimi per i popoli. Immaginiamo una Grecia che decidesse di ripudiare il debito e di uscire dall’Euro. Farebbe fallire le Banche, nazionalizzerebbe il sistema finanziario ed economico (e la Bce lo prenderebbe in quel posto), la moneta tornerebbe di Stato, ovvero propria, e ricomincerebbe tutto da capo. La nuova Dracma sarebbe fortemente svalutata. Fatto dolorosissimo per la popolazione greca, ma solo temporaneamente. Perché quella nuova moneta – propria moneta, e non della Bce e di chi la possiede, ovvero dei privati – diverrebbe presto competitiva. Sacrifici e perdita di ricchezza monetaria imponente, sulle prime. Ma con un futuro davanti. Futuro che ora invece non c’è.

E se la cosa si estendesse? Sarebbe in pratica una guerra mondiale dei creditori contro i debitori. Ma delle due l’una, i governi dei vari Paesi dovranno scegliere presto, in ogni caso, tra ripudiare i debiti e uscire dall’Euro oppure dissanguare le proprie popolazioni per ripagare i debiti. Brutalmente: scegliere se fare gli interessi delle Banche o quelli dei popoli. Probabilmente faranno quelli delle Banche finché sarà possibile. Dopo di allora, però, sarà inevitabile il ripudio.

Vorrei ricordare, a chi storce il naso di fronte a una soluzione così drastica, che ci sono dei precedenti piuttosto autorevoli. E per inciso, provengono proprio da chi può sembrare più insospettabile. Il ripudio del debito ha una tradizione molto antica proprio negli Stati Uniti. Nel decennio del 1840, Maryland, Pennsylvania, Illinois, Indiana, Michigan, Arkansas, Louisiana e Florida ripudiarono totalmente e in modo permanente il proprio debito pubblico, dopo il panico del 1837 e 1839 creato con un boom infazionistico dalla Second Bank of United States.

Specie per quei Paesi che hanno un debito detenuto da stranieri, dunque, sarebbe un bel colpo: da un giorno all’altro, a pagare il conto sarebbe proprio chi la crisi ha creato, ovvero chi detiene quei debiti pubblici. E certamente non sarebbero i cittadini a pagare il prezzo più alto. Di fronte a uno schianto inevitabile, dunque, dopo un prosciugamento inutile delle proprie esistenze, non è forse più logico, e comunque meno utopistico, ripudiare il debito con tutto ciò che esso comporta, ma con qualche prospettiva di salvezza?

Beninteso: nessuno lo farà finché non sarà costretto. E in questo è il male. Perché prendere quella decisione lì quando si sarà con le spalle al muro e dopo aver subito anni e anni di tagli e prosciugamenti – cosa comunque inevitabile – sarà molto, ma molto peggio che farlo ora, dove qualche margine di riuscita c’è.

Però, anche facendo sacrifici (comunque destinati a una rinascita) non sarebbe male, ripudiare il tutto, e lasciare lor signori con tante cambiali con le quali potrebbero solo asciugarsi le lacrime, o no?

Valerio Lo Monaco
www.ilribelle.com
10.06.2010

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Blog di Beppe Grillo – Il cannoncino di La Russa

30 miliardi di euro per 131 aerei da guerra??? Ma sono ammattiti??? Ma il paese in questo momento è sotto attacco della speculazione finanziaria e loro comprano aerei da guerra??? L’Italia ripudia la guerra. E poi bisogna ripudiare anche la speculazione ed il debito pubblico…

Ma quanti miliardi di persone si sfamano con 30 miliardi di euro?

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il cannoncino di La Russa.

La Russa quando parla di cannoncini “che a volo radente colpiscono in maniera mirata” si esalta. Dal manganello al cannoncino il passo è breve.
“Già non ci avevano convinto quei 30 miliardi di euro da spendere in armamenti, roba che ti ci paghi l’intera manovra finanziaria “lacrime e sangue” e te ne avanzano pure. Ma oggi il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha detto la sua, ed in particolare sull’utilità di quei 131 Caccia Bombardieri che acquisteremo dagli Usa, alla modica cifra di 15 miliardi di euro: “Hanno un cannoncino che usato a volo radente colpisce in maniera mirata i terroristi”. Mannaggia, c’avessero avuto prima ‘sto cannoncino, ogni anno da 10 anni è come se sui civili afghani si abbattessero 5,6,7 terremoti abruzzesi, 5.000 morti non-terroristi solo nei primi 12 mesi della missione di pace, nel lontano 2001, ma d’ora in poi col cannoncino … nonleggerequestoblog” Lalla M., Arezzo

ComeDonChisciotte – FINE DEL MIRACOLO LIBERISTA ITALIANO. E DI UN ‘EPOCA

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Se la Storia volesse trovare una data, un bigliettino da affiggere nell’immaginaria bacheca dell’inarrestabile declino italiano, credo che potrebbe proprio scegliere le date di questi giorni, ovvero la Finanziaria per il 2011.

Con, in aggiunta, uno dei tanti rapporti che, regolarmente, giungono alla stampa: si tratta di quello del CENSIS redatto proprio in questi giorni, a margine del convegno che si è tenuto a Roma nei primi giorni di Giugno di quest’anno, intitolato “Come staremo al mondo?”

Ci staremo piuttosto male – a seguire le analisi del CENSIS – e questo spiegherebbe la frenesia tremontiana di voler far “quadrare i conti” più in fretta possibile. Se l’uomo che è seduto al Ministero dell’Economia fosse meno ossessionato dai “conti”, e si prendesse una pausa per capire il nostro futuro, ci guadagneremmo tutti. Almeno, scivoleremmo nella merda a bocca chiusa.

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Intervista a Jean Ziegler: povertà e globalizzazione

Fonte: Intervista a Jean Ziegler: povertà e globalizzazione.

Di seguito l’intervista del sociologo svizzero e consulente Onu Jean Ziegler rilasciata nel 2005 al giornalista Giuseppe Accardo durante la presentazione del suo ultimo libro “ L’impero della vergogna” al canale televisivo francese TV5

Traduzione dal testo francese di Manuel Antonini

D. Il suo libro si intitola L’impero della vergogna. Qual è questo impero? Perché “della vergogna”? Qual è questa vergogna?

Nelle favelas del nord del Brasile, capita alle madri, la sera, di mettere dell’acqua nella pentola e di infilarci delle pietre. Ai loro figli che piangono per la fame, spiegano che “presto la cena sarà pronta…”, sperando che nel frattempo i ragazzi si addormentino.
Provi a misurare la vergogna provata da una madre davanti ai suoi figli vittime della fame e che lei è incapace di nutrire.
L’ordine omicida del mondo – che uccide attraverso la fame e l’epidemia 100.000 persone al giorno – non provoca solamente la vergogna tra le sue vittime, ma anche fra di noi, occidentali, bianchi, dominatori, che siamo i complici di questa ecatombe, coscienti, informati e, tuttavia, silenziosi, vigliacchi e paralizzati.
L’impero della vergogna? Ecco ciò che potrebbe essere questo impero generalizzato del sentimento di vergogna provocato dall’inumanità dell’ordine mondiale. Infatti, egli rappresenta l’impero delle multinazionali private, dirette dai cosmocrati (cosmocrates). Le 500 più potenti tra queste l’anno scorso (2004 n.d.r.) hanno controllato il 52% del prodotto mondiale lordo, ossia di tutta la ricchezza prodotta sul pianeta.

D. Nel libro lei parla di “violenza strutturale”. Che cosa significa?

Nell’impero della vergogna, governato da pochi ben organizzati, la guerra non è più episodica, è permanente. Non costituisce più una crisi, una patologia, bensì la normalità. Non equivale più all’eclisse della ragione, come affermava Horkheimer, ma è la ragione d’essere dell’impero.
I signori della guerra economica hanno messo il pianeta in scacco. Attaccano i poteri normativi degli stati, contestano la sovranità popolare, sovvertono la democrazia, devastano la natura, distruggono gli uomini e le loro libertà. La liberizzazione dell’economia, la mano invisibile del mercato sono la loro cosmogonia; la massimizzazione del profitto, la loro pratica.
Chiamo violenza strutturale questa pratica e questa cosmogonia.

D. Parla anche di una “agonia del diritto”. Che cosa intende dire con questa espressione?

Ormai la guerra preventiva senza fine, l’aggressività permanente dei signori, l’arbitrio, la violenza strutturale regnano senza ostacoli. La maggior parte delle barriere del diritto internazionale affondano. L’Onu stessa è esangue. I cosmocrati sono al di sopra della legge.
Il mio libro è il racconto del crollo del diritto internazionale, citando numerosi esempi tratti direttamente dalla mia esperienza di consulente speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione.

D. Lei considera la fame come un’arma di distruzione di massa. Quale soluzione suggerisce?

Con il debito internazionale, la fame è l’arma di distruzione di massa che serve ai cosmocrati per stritolare – e per sfruttare – i popoli, specialmente nell’emisfero Sud del mondo. Un insieme complesso di misure, immediatamente realizzabile e che descrivo nel libro, potrebbe rapidamente mettere un termine alla fame. E’ impossibile riassumerle in una frase.
Una cosa, però, è certa: l’agricoltura mondiale, nello stato attuale della sua produttività, potrebbe soddisfare il bisogno di cibo in un numero doppio rispetto all’umanità presente oggi nel mondo. Non esiste alcuna fatalità: la fame è una questione che riguarda l’uomo.

D. Certi paesi sono oppressi da un debito che lei definisce odioso. Che cosa intende dire con la formula “debito odioso” e quale può essere una soluzione?

Il Rwanda è una piccola repubblica di 26.000 km2, posta sulla cresta dell’Africa centrale, che separa le acqua del Nilo e del Congo e coltiva the e caffè. Da aprile a giugno del 1994, un genocidio terribile, organizzato dal governo hutu alleato alla Francia di François Mitternad, ha provocato la morte di oltre 800.000 uomini, donne e bambini tutsi (e hutu moderati n.d.r.). I macheti che servirono per i massacri sono stati importati dalla Cina e dall’Egitto, e finanziati, fondamentalmente, dal Crédit Lyonnais. Oggi, i sopravvissuti, dei contadini poveri come Job, devono rimborsare le banche e i governi creditori perfino dei crediti che sono serviti per l’acquisto dei macheti dei genocidari.
Ecco un esempio di debito odioso. La soluzione passa per l’annullamento immediato e senza compromessi o, per cominciare, da un esame del debito, come suggerito dall’Internazionale socialista o come ha fatto in brasile il presidente Lula, per rinegoziarlo in seguito voce per voce. In ogni voce ci sono infatti elementi delittuosi – corruzione, eccesso di fatturazione, etc. – che devono essere ridotti. Delle società internazionali di esame, come PriceWaterhouseCooper o Ernst&Young, possono farsene carico, come fanno ogni anno con le verifiche dei conti delle multinazionali.

D. Lei cita più volte il presidente Lula da Silva come un modello. Che cosa della sua azione le inspira questa considerazione?

Provo a volte dell’ammirazione e dell’inquietudine considerando gli obiettivi politici e l’azione del presidente Lula: dell’ammirazione perché è il primo presidente brasiliano ad aver riconosciuto che il suo paese conta 44 milioni di cittadini gravemente e permanentemente malnutriti e ad aver voluto mettere un termine a questa situazione inumana; dell’inquietudine, perché con un debito estero di 235 miliardi di dollari Lula non ha i mezzi per porre fine a questa situazione.

D. Nel suo libro parla anche di una “rifeudalizzazione del mondo”. Cosa vuol dire?

Il 4 agosto 1789, i deputati dell’Assemblea Nazionale francese hanno abolito il regime feudale. La loro azione ha avuto una eco universale. Bene, oggi, noi assistiamo a un formidabile ritorno indietro. L’11 settembre 2001 non ha solamente fornito a George W. Bush l’occasione di estendere l’impero degli Usa sul mondo, ma l’evento ha anche giustificato la messa in scacco dei popoli dell’emisfero Sud per conto delle grandi società private transcontinentali.

D. Nel testo fa molto spesso riferimento alla Rivoluzione francese e a certi suoi protagonisti (Danton, Babeuf, Marat…): in cosa crede questa possa avere ancora qualcosa da apportare, due secoli dopo e in un mondo molto differente?

Basta leggere i testi! Il “Manifeste des Enragés” di Jacques Roux fissa l’orizzonte di qualsiasi lotta per la giustizia sociale planetaria. I valori fondatori della repubblica, o meglio, della civilizzazione tout court, risalgono all’epoca dei Lumi. Oggi l’impero della vergogna distrugge persino la speranza di concretizzare questi valori.

D. Accusa anche la guerra globale contro il terrorismo di togliere le risorse necessarie ad altri combattimenti più importanti, come quello contro la fame. Lei pensa che il terrorismo sia una falsa minaccia, coltivata da qualche stato? Se sì, che cosa glielo fa credere? Pensa inoltre che questa minaccia non sia reale o meriti un trattamento differente?

Il terrorismo di stato di Bush, Putin, Sharon è altrettanto detestabile del terrorismo dei gruppi jihadisti o di altri pazzi sanguinari di questo tipo. Sono due facce di una stessa barbarie. E sono reali sia l’una che l’altra, poiché sia Bush che Ben Laden uccidono. Il problema è sradicare il terrorismo: non può avvenire che con uno sconvolgimento totale dell’impero della vergogna. Solo la giustizia sociale planetaria potrà tagliare ai jihadisti le loro radici e privare i lacchè dei cosmocrati dei pretesti fondanti le loro risposte.

D. Nel 2002, lei è stato nominato consulente speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione. Quali riflessioni le ha ispirato questa missione?

Il mio mandato è appassionante: in totale indipendenza – responsabile davanti all’Assemblea generale dell’Onu e alla Commissione dei diritti dell’uomo – devo rendere valido giuridicamente, attraverso il diritto statuario o consuetudinario, un nuovo diritto dell’uomo all’alimentazione. E’ un lavoro di Sisifo! Avanza millimetro dopo millimetro. Il luogo centrale di questa lotta è la coscienza collettiva. Per molto tempo la morte degli esseri umani a causa della fame è stata tollerata in una sorta di normalità congelata. Oggi, è considerata intollerabile. L’opinione pubblica fa pressioni sui governi e sulle organizzazioni (WTO, FMI, Banca Mondiale etc.) affinché misure elementari siano prese per sconfiggere il nemico: riforme agrarie nel terzo mondo, prezzi adeguati pagati per i prodotti agricoli del Sud, razionalizzazione dell’aiuto umanitario in caso di improvvise catastrofi, chiusura della Borsa delle materie prime agricole di Chicago (che specula sui principali alimenti), lotta contro la privatizzazione dell’acqua etc.

D. Nel suo libro appare come un difensore della causa altermondialista, come un portavoce di questo movimento. Come mai interviene raramente nelle manifestazioni “alter” e che il movimento non vi considera generalmente come un intellettuale altermondialista?

In che senso? Ho parlato davanti a 20.000 persone al “Gigantino” di Porto Alegre nel gennaio del 2003. Mi sento come un intellettuale organico della nuova società civile planetaria, dei suoi molteplici fronti di resistenza, di questa formidabile fraternità della notte. Ma resto fedele ai principi dell’analisi rivoluzionaria di classe, a Jacques Roux, Babeuf, Marat e Saint-Just.

D. Sembra che lei attribuisca tutti i drammi del mondo alle multinazionali e ad una manciata di stati (Russia, Usa, Israele…): non è un po’ riduttivo?

L’ordine del mondo attuale non è solamente omicida, è anche assurdo. Uccide, distrugge, massacra, ma senza altra necessità che la ricerca del massimo profitto per qualche cosmocrate ossessionato dal potere e da un’avidità illimitata.
Bush, Sharon, Putin? Dei lacchè, degli ausiliari. Aggiungo un post-scriptum su Israele: Sharon non è Israele. E’ la sua perversione. Michael Warshavski, Lea Tselem, i “Rabbini per i diritti dell’uomo” e tante altre organizzazioni di resistenza incarnano il vero Israele, il suo avvenire. Meritano tutta la nostra solidarietà.

D. Crede che la morale abbia il suo posto nelle relazioni internazionali, che sono attualmente piuttosto dettate dagli interessi economici e geopolitici?

Non c’è scelta. O si sceglie per lo sviluppo e l’organizzazione normativa o si sceglie per la mano invisibile del mercato, la violenza del più forte e l’arbitrio. Potere feudale e giustizia sociale sono radicalmente antinomici.
“In avanti verso le nostre radici” esige il marxista tedesco Ernst Bloch. Se noi non restauriamo con tutta urgenza i valori dei Lumi, la repubblica, il diritto internazionale, la civilizzazione come noi li abbiamo costruiti negli ultimi 250 anni sono destinati a essere ricoperti, inghiottiti dalla giungla.

D. Da quando i talebani sono hanno lasciato il governo dell’Afghanistan, il Medio Oriente sembra essere attraversato da un’ondata di democratizzazione più o meno spontanea (elezioni in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, apertura delle presidenziali ad altri candidati in Egitto…). Come giudica tutto questo? Crede che la democrazia possa essere esportata in questi paesi? O ritiene piuttosto che siano condannati ad avere regimi dispotici?

Non si tratta di esportare la democrazia. Il desiderio di autonomia, di democrazia, di sovranità popolare è consustanziale all’essere umano, quale che sia la regione del mondo dove egli è nato. Il mio amico e grande sociologo siriano Bassam Tibi vuole vivere in una democrazia e ne ha diritto. Ora, da oltre trent’anni, vive in Germania , esiliato dalla dittatura terribile che imperversa nel suo paese.
Elias Sambar, scrittore palestinese, un altro mio amico, ha diritto a una Palestina libera e democratica, non a una Palestina occupata, né ad una vita sotto la ferocia dei fondamentalisti islamici.
Tibi, Sambar ed io vogliamo la stessa cosa e ne abbiamo diritto: la democrazia. Il problema: la guerra fredda, la strumentalizzazione dei regimi al potere da parte delle grandi potenze ed infine la vigliaccheria dei democratici occidentali, la loro mancanza di solidarietà attiva e reale, fanno in modo che i tiranni del Medio Oriente, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, della Siria, dei paesi del Golfo, dell’Iran hanno potuto durare fino ad oggi.

Voci Dalla Strada: EDUARDO GALEANO: “L’Ordine Criminale Del Mondo”

Secondo me con questi tre punti si cambia l’economia del pianeta e si mette fine all’ingiustizia:

1) Nazionalizzazione di tutte le banche per far diventare pubblici i profitti dovuti alla creazione del denaro tramite riserva frazionaria (1 euro viene moltiplicato per 50). A questo punto lo stato italiano con un capitale iniziale di 40 miliardi di euro, moltiplicandolo per 50 riuscirebbe ad annullare il debito pubblico di 2000 miliardi.

2) Azzeramento del tasso di interesse: con il meccanismo della riserva frazionaria le banche creano dal nulla il capitale ma non il denaro necessario a pagare gli interessi, per questo c’è la necessità della crescita infinita, perché bisogna creare sempre più ricchezza per pagare gli interessi. Se l’interesse fosse zero si bloccherebbe l’obbligatorietà della crescita che è impossibile in un sistema finito come il nostro pianeta.

3) Nazionalizzazione delle banche centrali, così che il reddito da creazione del denaro (signoraggio) diventi pubblico e non ci sia più bisogno per lo stato fare debito pubblico per comprare denaro dalla banca centrale.

DA VEDERE ASSOLUTAMENTE I DUE VIDEO QUI SOTTO

Voci Dalla Strada: EDUARDO GALEANO: “L’Ordine Criminale Del Mondo”.

ComeDonChisciotte – DEI BAMBINI MUOIONO A CAUSA DEI GANSTER DELLA BORSA

Fonte: ComeDonChisciotte – DEI BAMBINI MUOIONO A CAUSA DEI GANSTER DELLA BORSA.

MICHEL COLLON INTERVISTA JEAN ZIEGLER
michelcollon.info/

Nei suoi libri, che hanno lasciato il segno sull’opinione pubblica, Jean Ziegler non ha mai smesso di denunciare il carattere assurdo e criminale delle politiche del capitalismo nei confronti dei popoli del terzo mondo. Egli è stato il referente speciale per il diritti all’alimentazione presso il Consiglio dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, dal 2000 al 2008. Michel Collon l’ha intervistato a Ginevra sulla crisi, la Borsa, la fame, Obama, Israele…

La crisi l’ha sorpresa ?

Nella sua virulenza sì. Non pensavo che i criminali della finanza avrebbero rovinato l’economia mondiale ad una tale velocità: 1.800 miliardi di valori patrimoniali sono stati distrutti. Per i paesi del terzo mondo è una catastrofe totale. Ma anche per i paesi industrializzati.

Sono sempre i poveri che pagano?

Si. Il 22 ottobre 2008, i 15 paesi dell’euro si sono riuniti a Parigi. Sui gradini dell’Eliseo, Merkel e Sarkozy hanno detto: “Abbiamo liberato 1.500 miliardi d’euro per il credito, e portato il tetto d’autofinanziamento dal 3 al 5%”. Lo stesso anno, gli stessi paesi europei hanno ridotto le loro sovvenzioni al programma alimentare mondiale (che vive solo grazie a tali sovvenzioni) del 40%. Da sei miliardi di dollari a meno di quattro miliardi. Questo ha significato sopprimere, in Bangladesh, le mense scolastiche. Un milione di bambini sono sottoalimentati gravemente in maniera permanente. Questi bambini muoiono quindi proprio a causa dei gangster della Borsa. Sono morti vere, e oggi come oggi, gli speculatori dovrebbero essere giudicati dal tribunale di Norimberga.

Che lezioni hanno tratto, i potenti, dalla crisi?

Nessuna. Prendiamo l’esempio della Svizzera. Il contribuente svizzero ha pagato 61 miliardi di dollari per il salvataggio della più grande delle banche, l’UBS. L’anno scorso, nel 2009, i dirigenti dell’UBS, sempre vicina al fallimento, si sono spartiti fra loro bonus per quattro miliardi di franchi svizzeri! Il saccheggio è totale e l’impotenza dei governi che si comportano come mercenari lo è ugualmente. In ogni caso, in Svizzera, in Francia, in Germania paesi dai quali ho qualche informazione. E’ uno scandalo permanente.
La maschera neoliberista è ormai caduta, come anche la sua pretesa legittimità. Ma il cinismo e l’arroganza dei banchieri trionfano completamente.

E dal lato del pubblico, senti una qualche evoluzione?

No, se si guarda alle cifre, sono catastrofiche. Ogni 5 secondi un bambino muore di fame. 47.000 persone muoiono di fame tutti i giorni. Un miliardo di persone (cioè un uomo su sei) sono gravemente e permanentemente sottoalimentate; mentre l’agricoltura mondiale al livello di sviluppo attuale potrebbe nutrire, senza problemi, dodici miliardi di esseri umani fornendo loro 2700 Kcal al giorno! Quindi, all’inizio di questo secolo, non esiste in realtà alcuna fatalità. Un bambino che muore di fame, al momento in cui stiamo parlando, è stato assassinato. E’ catastrofrofico. L’ordine mondiale del capitalismo finanziario globalizzato è assassino – epidemie, morti per inquinamento delle acque, ecc… – ed allo stesso tempo assurdo: uccide senza necessità. E’ l’ordine delle oligarchie e del capitale finanziario mondializzato. Sul piano della lotta alla fame, la sconfitta è completa.

Sei stato, dal 2000 al 2008, referente delle Nazioni Unite per la fame nel mondo. Quale bilancio ne trai? Sei stato utile a qualcosa?

Si. L’autocoscienza è aumentata. Nessuno oggigiorno, considera questo massacro quotidiano come un fatto naturale. Si va , sia in Europa, credo, che nei paesi più periferici, verso un’insurrezione delle coscienze. Ci vuole una rottura radicale verso questo mondo cannibale.

Mentre il problema della fame non è stato risolto, si spende sempre di più per fare la guerra.
Nel 2005, per la prima volta, le spese mondiali per gli armamenti (non le spese militari nel loro complesso, ma le spese per le armi) hanno superato i mille miliardi di dollari l’anno. Viviamo in un mondo d’assurdità totale.

Eppure Obama aveva fatto belle promesse…

E’ vero, Obama segue totalmente la determinazione dell’Impero. Io non l’ho mai incontrato, è sicuramente un uomo di bene, ma la realtà che affronta è spaventosa. Gli Stati Uniti restano la più grande potenza industriale al mondo: 25% dei prodotti industriali sono prodotti da loro con il petrolio come materia prima: 20 milioni di barili al giorno di cui 61% sono importati. Si possono importare da regioni come il Medio-Oriente o l’Asia centrale, cosa che li obbliga a mantenere delle forze armate assolutamente ipertrofiche, cosicché il budget federale è così completamente parassitato dai bilanci militari… Ma tale è la logica dell’Impero.

Quali sono dunque le tue sensazioni su quello che accade attualmente in Israele e come ciò può evolvere?

Io penso che Tel Aviv detta la politica estera degli Stati Uniti con la lobby dell’AIPAC come potenza determinante.

Prima dei politici, sono innanzitutto le multinazionali petrolifere che decidono d’armare Israele.
Si, la logica fondamentale è che, per quanto riguarda gli interessi petroliferi, è necessaria una portaerei stabile. Tale è lo stato d’Israele – non sono io che lo dico, è un relatore speciale per i territori occupati – una politica permanente di terrorismo di stato. Finché tale terrorismo continua, non ci sarà pace in medioriente, non ci sarà fine al conflitto Iran/Iraq, nulla di nulla. Tutto è senza uscita salvo che alla fine l’Unione Europea si risvegliasse, capisci?

Che possiamo fare noi europei per risvegliarla?

Dal giugno 2002, esiste un accordo di libero scambio fra Israele e i 27 paesi dell’Unione Europea che assorbe il 62% delle esportazioni israeliane. In tale accordo, l’articolo 2 (è lo stesso in tutti i trattati di libero scambio) dice: il rispetto dei diritti dell’uomo da parte delle parti contraenti è la condizione per la validità dell’accordo. Ma le violenze fatte ai palestinesi – furto della terra, tortura permanente, eliminazioni extragiudiziarie, assassini, organizzazione della sotto-alimentazione come punizione collettiva – tutto ciò, sono delle violazioni permanente dei diritti dell’uomo più elementari. Se la Commissione Europea sospendesse per 15 giorni l’accordo di libero scambio, i generali israeliani tornerebbero immediatamente alla Ragione. Ora, l’Europa dei 27, sono delle democrazie, sta a noi di giocare, le nostre opinioni pubbliche.

Come?

Si debbono forzare i nostri governi. Noi non siamo impotenti. In Belgio, ci stanno molti problemi, in Svizzera e in Francia anche. Ma una cosa è certa: le libertà pubbliche esistono. Si devono cogliere tali libertà pubbliche per imporre ai nostri governi un cambiamento radicale in politica, è tutto. Se non lo faranno allora non si dovrà più votare per loro, capisci, è semplice così.

Ma tutti questi governi sono d’accordo per sostenere Israele. In Francia, per esempio, che sia l’UMP o il PS, sostengono Israele.

Sostenere la sicurezza e la permanenza d’Israele è una cosa. Ma questa complicità col terrorismo di stato e la politica di colonizzazione, non è possibile. E’ la negazione dei nostri valori, è fascismo esterno: come dire che i nostri valori sono democratici all’interno delle nostre frontiere, mentre all’esterno pratichiamo il fascismo attraverso le alleanze.

Infine, qual è il ruolo dei media in tutto ciò?

Sono completamente sottomessi. Specialmente in periodo di crisi, i giornalisti hanno paura per il loro posto di lavoro. L’aggressività della lobby israeliana è terribile. Io ho subito la diffamazione più terribile, e questo continua alle Nazioni Unite, d’altronde è grazie a Kofi Annan che sono sopravvissuto. Israele è un pericolo per la pace del mondo, Israele causa spaventose sofferenze. In questo paese gli oppositori come Warschawski sono completamente marginalizzati. Ma se l’opposizione israleliana anticolonialista ed anti-imperialista non ha la parola, non ha influenza, ebbene, andremo verso la catastrofe. Si debbono sostenere gli oppositori.

E il ruolo dei Media nella Crisi?

La crisi è presentata come una fatalità, come un catastrofe naturale. Mentre i responsabili sono stati identificati!

Titolo originale: “«Des enfants meurent à cause des gangsters de la Bourse »”

Fonte: http://www.michelcollon.info
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25.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FILIPPO

ComeDonChisciotte – MARINALEDA – DOVE UN MONDO DIVERSO E MIGLIORE È POSSIBILE

Fonte: ComeDonChisciotte – MARINALEDA – DOVE UN MONDO DIVERSO E MIGLIORE È POSSIBILE.

DI DOUGLAS HAMILTON
Counterpunch

A circa 100 Km a est da Siviglia si trova una cittadina di 2.700 persone chiamata Marinaleda. È una delle numerose città e paesi agricoli nella provincia di Siviglia, circondata da miglia e miglia di distese pianeggianti e agricole. Ciò che contraddistingue Marinaleda da qualunque altro posto in Spagna e, se possibile, anche in Europa è che per gli ultimi trent’anni è stata il centro di continue lotte per il lavoro e un luogo dove è emersa un’attuale forma operante e in evoluzione di socialismo reale. Ho avuto la fortuna di visitare la città la scorsa settimana e, in un momento di profonda crisi economica e di cinismo politico, non sarei potuto rimanere più colpito davanti alle sue irripetibili imprese socialiste.

Negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, nel corso di una lotta per il lavoro e per una forma di agricoltura più giusta, i lavoratori di Marinaleda furono coinvolti in varie occupazioni ed espropriazioni di terre agricole in mano ai proprietari terrieri locali e delle loro vaste tenute, tipiche della regione. Le occupazioni erano guidate da un giovane, carismatico, radical-socialista di nome Juan Manuel Sánchez Gordillo, che guidava il Sindicato de Obreros del Campo (SOT) (Unione dei lavoratori agricoli).

Nel 1979 gli attivisti del SOT istituirono il Colectivo de Unidad de los Trabajadores – Bloque Andaluz de Izquierdas (CUT) (Collettivo per l’Unità dei Lavoratori – Blocco andaluso di Sinistra) per poter partecipare alle elezioni locali del 1979. Muovendo da una piattaforma di radical-socialismo che aspirava a una riforma agraria, i rappresentanti del CUT furono subito eletti, e Sánchez Gordillo divenne alcalde (sindaco). Da quel giorno il partito ha avuto la maggioranza nel Comune locale per più di trent’anni. Nel 1986 il CUT divenne parte dell’Izquierda Unida (IU) (Sinistra Unita), il principale raggruppamento politico dei partiti socialisti/comunisti/verdi in Spagna. Il Consiglio comunale di Marinaleda ad oggi ha sette consiglieri della IU e quattro del riformista Partido Socialista Obrero Español (PSOE) (Partito spagnolo dei lavoratori socialisti). Juan Manuel Sánchez Gordillo, che di solito indossa una keffiyeh (sciarpa) palestinese donatagli nel suo viaggio in Palestina, è un insegnante di storia nella città e, oltre a essere alcalde, è un membro della IU nel Parlamento andaluso, il portavoce nazionale del CUT e ministro dell’Edilizia Abitativa presso il comitato esecutivo federale della IU.Marinaleda fece notizia quando i suoi lavoratori espropriarono con successo una tenuta di 3.000 acri al Duca di Infantado nel 1991. El Humoso, nome con cui la tenuta è nota, fu affidata alla gente del posto e ora include otto cooperative agricole all’interno della quali lavora la maggior parte della popolazione locale. Le cooperative sono dedite alla coltivazione intensiva di carciofi, peperoni, fagioli e anche grano e uliveti. Ogni lavoratore riceve lo stesso compenso: 47 euro per un giorno lavorativo di sei ore e mezzo. Tutto ciò in controtendenza con gran parte dell’agricoltura di quella zona che è basata sulla massiccia produzione intensiva di girasoli e grano. Secondo le statistiche ufficiali ci sono 130 disoccupati registrati nella città, numero che, in un periodo di profonda crisi economica e di disoccupazione in Spagna, è con ogni probabilità il più basso del paese e testimonia, in effetti, una situazione di piena occupazione. Marinaleda è un meraviglioso esempio di come proprietà sociale e creazione d’impiego possano andare di pari passo.

Oltre alla radicale riforma agraria, Marinaleda ha anche sviluppato una forma del tutto unica di distribuzione davvero socialista delle abitazioni. In contrasto con la dilagante speculazione e follia finanziaria che caratterizzano e hanno rovinato il mercato edilizio spagnolo, gran parte dell’edilizia d’alta qualità di Marinaleda è stata costruita dalle stesse persone del luogo che sono diventate di conseguenza proprietarie delle case a costi minimi. Le case sono costruite sul terreno comunale, con materiali forniti dal governo locale e regionale. Le persone del luogo pagano 15 euro al mese oltre a contribuire con un numero convenuto di ore lavorative al mese alla costruzione delle case. C’è un chiaro accordo che vieta loro di vendere le case in qualunque momento, in futuro. Il sistema fa sì che i proprietari delle case non siano vincolati da ipoteche e che non ci sia nessuna possibilità di speculazione finanziaria. Il lavoro di costruzione compiuto dalla gente è convertito in compensi che vengono sottratti dal costo di costruzione della casa. Il Consiglio promuove una serie di laboratori rivolti all’insegnamento delle tecniche di muratura, di impiantistica elettrica, idraulica, di carpenteria, di agricoltura ecologica, di tutto ciò che può essere usato a beneficio del programma sociale sull’edilizia.

A emblema dell’ideologia socialista di Marinaleda e della credenza che il potere debba essere messo nelle mani della gente del luogo, il Consiglio comunale ha creato delle Assemblee Generali dove si incontrano dalle 400 alle 600 persone del luogo 25 o 30 volte all’anno per dar voce alle loro preoccupazioni e votare sulle questioni all’ordine del giorno. Le Assemblee Locali hanno inoltre luogo, all’interno della città, proprio nelle strade o nei posti dove i problemi in questione si sono sollevati. In più, ci sono Gruppi d’Azione che si occupano di problemi specifici come la cultura, i festival, la pianificazione urbanistica, lo sport, l’ecologia e la pace. Un ulteriore esempio della particolare forma di democrazia locale del Consiglio è l’uso del “bilancio partecipativo” attraverso il quale ogni anno gli investimenti e le spese proposte dal Consiglio sono presentati negli spazi della comunità per essere discussi. Nelle “Red Sundays” [“Domeniche rosse”, ndt] la gente del posto presta servizio volontario per migliorare le strade, i giardini, le case, e fa altri lavori utili, migliorando così lo spazio pubblico ma costruendo anche la coscienza collettiva di chi abita quello spazio.

Un altro esempio delle politiche radical-socialiste della città è il fatto che alcuni anni fa il Consiglio decise di non avere una corpo di polizia locale, proponendosi così di risparmiare quantità significative del denaro delle risorse finanziarie (intorno ai 260.000 euro all’anno) che possono essere utilizzate per altre forme più benefiche di fondi sociali. Questa è con tutta probabilità una posizione politica unica in Spagna, se non nel resto d’Europa, e una posizione che sembra aver avuto successo.

Nel corso della mia breve e approssimativa visita a Marinaleda, i fondi sociali e quelli per l’istruzione della città mi hanno impressionato. Ci sono scuole moderne, un comprensorio sanitario attrezzato di modo che la gente non debba spostarsi per usufruire di trattamenti standard, un attivo ayuntamiento (Edificio Comunale), un centro sportivo moderno e ben equipaggiato, servizi a domicilio per gli anziani, un centro per i pensionati, un ampio centro culturale, una piscina, un campo sportivo da calcio, e un parco con giardini nel pieno rispetto della natura. Forse la cosa che desta più impressione in città è l’asilo, che è aperto dalle 7 alle 16 e costa appena 12 euro per bambino al mese, prezzo che include colazione e pranzo per i bambini: un supporto enorme per i genitori che lavorano. L’ampiezza dei fondi sociali è di gran lunga al di sopra di quel che ci si aspetterebbe in una città di appena 2.700 abitanti.

La città ha anche un proprio servizio di radio e televisione, dal momento che avverte l’esigenza di opporsi ai media mainstream e tradizionali. Oltre a offrire una vasta gamma di musica, dibattiti, notizie e programmi culturali, Radio/TV Marinaleda promuove un’ideologia alternativa basata sulla solidarietà, sulla generosità e sullo spirito collettivo. Radio e televisione sono aspetti importanti della politica del Consiglio per la diffusione di filosofie politiche alternative basate sul pensiero radical-socialista e su una serie di attività solidali, in particolare a supporto delle lotte in Palestina, nel Sahara occidentale e nelle zone dell’America Latina. Mentre girovagavo per la città ho visto strade che portano il nome di Che Guevara e Salvador Allende, e altre chiamate Solidarietà, Fraternità e Speranza. Insieme a molti murales e graffiti a sfondo politico, tutto questo gioca la sua parte nella crescita di una coscienza politica e nell’apporto di valori alternativi a quelli promossi dal capitalismo.

Sullo scudo araldico ufficiale della città si legge: “Marinaleda – Una Utopia Hacia La Paz” (Un’Utopia verso la Pace). Enfatizzando la natura repubblicana della città, lo stemma non ha corona ed è colorato di verde, rosso e bianco. Il verde a rappresentare l’utopia collettiva, il bianco la pace e il rosso la lotta sociale attiva e continua. Lo scudo araldico presenta anche una colomba, un disegno della città che sottolinea la sua natura collettiva, e il sole e i campi le sue priorità ambientali.

Un aspetto affascinante della città che mi ha colpito molto è stato che non ci sono quasi cartelli pubblicitari lungo le strade. I negozietti locali non avevano insegne all’esterno o alle vetrine e perfino i bar non avevano le pubblicità della birra fuori. Non so se è una politica intenzionale, ma posso solo supporre che ciò è dovuto al predominio della pubblicità che sfigura il resto della Spagna. Se così fosse, è davvero confortante vedere una città priva di oppressivo mercantilismo.

In un’era di neo-liberalismo globale dilagante e di crisi economica, Marinaleda e il suo percorso di radicalismo politico sono un esempio meraviglioso di ciò che può essere fatto quando la gente si unisce nella lotta per l’attuazione di politiche radical-socialiste. Per qualcuno come me che ancora crede nella speranza di una società basata sull’uguaglianza socialista, sulla giustizia e sullo sviluppo, gli abitanti di Marinaleda meritano la più grande approvazione e supporto per quello che hanno realizzato nel corso degli ultimi trent’anni. Possiamo solo sperare che continuino su questa strada anche in futuro. In un periodo in cui il cinismo è così endemico in politica, Marinaleda offre un esempio meraviglioso e confortante di ciò che si può ancora fare. Un mondo diverso e migliore è ancora possibile.

Douglas Hamilton vive a Cadiz, Spagna. Lo si può contattare all’indirizzo: douglascuba@yahoo.com

Titolo originale: “A Town Called Marinaleda”

Fonte: http://www.counterpunch.org
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30.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di STELLA SACCHINI

Blog di Beppe Grillo – Il nucleare non è la risposta

Da vedere anche il video in cui il giornalista Gianni Lannes denuncia come la ndrangheta scaricha in mare le scorie nucleari. Il nucleare è una follia, anche economicamente.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il nucleare non è la risposta.

Mettersi a discutere con i nuclearisti italiani non solo è inutile, ma controproducente. E’ la classica storia di chi si mette a discutere con un imbecille, chi osserva dall’esterno vede due imbecilli che discutono. Il nucleare è stato respinto da un referendum, punto. Non può essere reintrodotto da lobbisti e reggicoda politici. Il popolo italiano, che è abituato a sopportare quasi qualunque cosa, non lo vuole per istinto di sopravvivenza. Nel Paese con le più potenti mafie del mondo chi gestirebbe le scorie? Il nucleare costa più di qualunque altra energia: chi lo pagherà? L’uranio finirà entro qualche decennio e il suo prezzo aumenta di settimana in settimana, è l’energia MENO rinnovabile del mondo. Helen Caldicott, autrice di: “Il nucleare non è la risposta“, ci spiega la pericolosità del nucleare per i nostri figli e nipoti. Disoccupati, senza pensione e nuclearizzati.

Intervista a Helen Caldicott

H. Caldicott: Mi chiamo Helen Caldicott, sono australiana. Sono una pediatra e specialista in infanzia. Per quattro anni sono stata coinvolta nello studio delle implicazioni mediche del nucleare a scopo energetico e nucleare a scopo bellico. Ho fatto parte del corpo docente della Scuola di Medicina di Harvard e ho praticato la professione medica.

Blog: Perché ci sono ancora Paesi, come la Gran Bretagna, che ricorrono al nucleare nel mix energetico?

H. Caldicott: Molte persone ignorano quali sia il ciclo del combustibile nucleare e quali siano le conseguenze sul corpo dell’esposizione a radiazioni e di tutti gli altri aspetti della produzione di energia nucleare: l’estrazione e la lavorazione dell’uranio, l’arricchimento, la costruzione di un reattore, le radiazioni emesse dal reattore a regime, la concentrazione delle radiazioni nella catena alimentare e nel latte materno, nei polmoni. E poi i rifiuti radioattivi che durano mezzo milione di anni e contaminano la catena alimentare. Quindi la gente mangerà cibo radioattivo. I bambini sono dieci, venti volte più esposti degli adulti ai danni delle radiazioni. I feti, migliaia di volte.
Le persone non sembrano comprenderlo. È un problema medico. La maggior parte della gente non ha le informazioni biologiche per comprendere il problema. Così, l’industria nucleare ha spinto un’enorme campagna di propaganda dicendo che loro sono la risposta al surriscaldamento globale, perché non producono anidride carbonica.
In realtà producono grandi quantità di anidride carbonica, così come producono epidemie di cancro, leucemie e malattie genetiche nelle generazioni future.

Blog: Qual è quindi il reale costo dell’energia nucleare, considerando il costo sostenuto dalla società?

H. Caldicott: Costruire un reattore nucleare costa dai 12 ai 15 miliardi di dollari. Ma tutti i costi accessori di arricchimento dell’uranio, gli enormi costi di assicurazioni pagati dal governo – il governo sussidia l’intero bilancio dell’industria nucleare -, i costi per gli interventi medici conseguenti non sono compresi. I costi del trattamento di pazienti – soprattutto bambini – affetti da cancro o patologie genetiche o i costi per lo stoccaggio delle scorie nucleari per mezzo milione di anni non sono mai inclusi. Il trasporto delle scorie nucleari non è mai compreso.
È talmente più economico investire in energie da fonti rinnovabili, come l’eolico, il solare, il geotermico e la cogenerazione, alta efficienza nell’uso dell’elettricità.

Blog: Non esiste quindi un nucleare sicuro?

H. Caldicott: Non esiste assolutamente una strategia nucleare sicura. Nel mio libro spiego perché il nucleare non è la risposta al surriscaldamento globale. Lo capirete leggendo il libro. L’Italia non deve costruire centrali, ma sono sicura che Berlusconi non capisce quello di cui sto parlando.

Blog: Chi vuole dunque l’energia nucleare?

H. Caldicott: I politici sono stati i destinatari di una grande campagna di propaganda, e forse di denaro – non so. I politici sono analfabeti in materia scientifica e medica. In altre parole non capiscono la scienza. Come Berlusconi, che scienza è in grado di capire lui? Conosce forse la medicina e i tempi sufficienti per contrarre un cancro dopo essere stati irradiati per 5 o 6 anni? Non conosce forse i risultati di Hiroshima e Nagasaki?
Molti politici sono lo “scudo di bronzo” dell’industria nucleare, o dell’industria petrolifera o del carbone. Vanno dove va il denaro, non dove dovrebbe puntare il futuro e il benessere delle persone.

Blog: Che ci dice delle lobbies militari dietro l’industria nucleare?

H. Caldicott: Naturalmente la tecnologia nucleare trae origine dal progetto Manhattan che produsse plutonio per armare bombe. L’energia nucleare è una conseguenza di questa tecnologia nata per il senso di colpa degli scienziati responsabili della morte di circa 200.000 persone uccise letteralmente in un lampo. Ritenevano che se avessero estratto energia dall’atomo per usi civili, il loro senso di colpa sarebbe diminuito. Ho conosciuto e lavorato con alcuni di quegli scienziati e posso dirvi che hanno sempre odiato le armi nucleari e che sono morti ancora attanagliati dal senso di colpa. Sapevano, sapevano quanto fosse e quanto sia pericoloso il nucleare. Oggi sono tutti nelle loro tombe.
Dovete anche sapere che ogni centrale nucleare produce circa 250 kg di plutonio l’anno. Il plutonio dura mezzo milione di anni e puoi costruirne una testata nucleare con 5 kg. Ogni nazione che possiede un reattore nucleare può costruire facilmente centinaia di bombe atomiche, se lo desidera. Questo è il motivo per cui si è così preoccupati dell’Iran. È così che Israele ha costruito le sue testate, così la Gran Bretagna, la Francia, il Pakistan e l’India, la Cina. Le armi e l’energia nucleare sono parti della stessa industria. Quando disponi della tecnologia nucleare, puoi produrre armi atomiche. Berlusconi vuole forse delle armi nucleari?

Blog: Speriamo di no! C’è almeno un esempio al mondo di corretta gestione delle scorie nucleari?

H. Caldicott: No, non ce ne sono e non ce ne sarà mai uno. Quale che sia il materiale all’interno del quale venga stoccato, si deteriorerà. Il cemento presenterà infiltrazioni, il metallo arrugginirà e il materiale fuoriuscirà contaminando l’ambiente, l’acqua, il cibo, il latte, la carne. La gente mangerà cibo radioattivo. I bambini nasceranno deformi. Nascono bambini deformi a Falluja e Bassora, in Iraq dove sono state usate armi atomiche. Infatti a Falluja i dottori consigliano alle donne di non avere affatto figli. La quasi totalità dei bambini nasce con serie deformità: mancano del cervello o di un occhio, delle braccia. È davvero … è ciò che ci riserva questo futuro.

Blog: Cosa dovrebbero fare i cittadini per abbandonare l’opzione nucleare?

H. Caldicott: Per prima cosa devono essere bene informati. È imperativo che comprendano le informazioni. So che il mio libro è stato tradotto in italiano. Tutti quelli che ci ascoltano dovrebbero leggere “Il nucleare non è la risposta” e una volta letto devono trascorrere qualche giorno con le loro emozioni e decidere quello che intendono fare.
Abbiamo davvero bisogno di una rivoluzione contro questa industria nucleare spaventosa. È molto, molto peggiore dell’industria del tabacco. Molto peggio del fumo.
Le persone devono utilizzare le loro democrazie. Devono andare a incontrare i loro politici e informarli. Andate a trovare Berlusconi. Occupate il suo ufficio.
Gli italiani sono bravi. Sono appassionati. Sono sicura che troveranno il modo per assicurarsi che il loro Paese chiuda tutte le centrali nucleari!

ComeDonChisciotte – EUTANASIA DI UNA NAZIONE

ComeDonChisciotte – EUTANASIA DI UNA NAZIONE.

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com/

E così, zitti zitti, hanno portato la pensione di vecchiaia a 70 anni e quella d’anzianità oltre i 66 anni [1], andando ben oltre ogni altro Paese europeo.
Il provvedimento, a grandi linee, interessa chi è nato dopo il 1955 ed inciderà sempre di più con l’avanzare dell’anno di nascita: l’avevano annunciato da tempo che l’età della pensione sarebbe stata “collegata” con l’aspettativa di vita.
E, con questa bella pensata, siamo i primi a raggiungere la fatidica “quota 70”: per vostra conoscenza, i regimi pensionistici europei (vedi nota [2]) sono tuttora orientati verso questi valori di età legale per la pensione:

Francia: 60 anni, con riduzioni per i lavori usuranti e possibilità di prosecuzione fino a 65.
Germania: 65 anni, con pensione d’anzianità a 63 ed a 60 (con riduzione dell’assegno) per chi ha avuto periodi di disoccupazione;
Spagna: 61 anni e 30 di contribuzione, 60 anni per chi ha iniziato a lavorare prima del 1967.

Non prendiamo in considerazione sistemi pensionistici come quello inglese – che prevede un’età massima di 70 anni già oggi – oppure quello svedese – che si basa più sugli anni di cittadinanza piuttosto che su quelli di contribuzione – perché sono strutturalmente molto diversi dal nostro. In quei casi, l’età di pensionamento non è comparabile con la nostra, giacché le condizioni sono molto diverse e ci sono più variabili e possibilità per il lavoratore.
Francia, Germania e Spagna hanno invece una struttura simile alla nostra, perciò sono utili per capire lo “sfregio” che l’attuale governo sta per fare: non mettono le mani nelle tasche degli italiani – nelle loro ed in quelle del 10% di ricconi che li sostiene meno che mai – semplicemente, porteranno via letteralmente la vita al rimanente 90%. Anche quelle dei fessacchiotti che sgobbano e poi li votano: spiacente, ma è così.

Prima di proseguire, vorrei precisare che chi scrive non è minimamente toccato dalle attuali “novità” in campo pensionistico: questo per sgombrare il campo da possibili “conflitti d’interesse”.

Il sistema pensionistico italiano è quello, fra quelli europei, che destina percentualmente meno risorse all’uopo, mentre la gestione previdenziale dell’INPS era in attivo per un miliardo l’anno già prima della controriforma Damiano del 2007 (quando c’è da massacrare i lavoratori, sedicenti destre e sinistre trovano accordi “miracolosi”), e di ben 17 miliardi l’anno dopo l’intervento del “Mazzarino” del centro-sinistra.
Non sono ancora disponibili stime precise sui “risparmi” che porterà la Sacconi-Tremonti ma, prendendo come base l’incremento dell’attivo dalla Dini alla Damiano, è facile capire che faranno un ricco “bottino”.

Ci sono, a questo punto, due punti da chiarire:

a) Se vi siano serie basi demografiche, sociologiche, storiche, scientifiche od etiche per un simile provvedimento;
b) Le vere motivazioni della riforma Sacconi-Tremonti.

L’incremento della vita media che c’è stato nell’ultimo mezzo secolo non è da imputare a mutazioni genetiche: semplicemente, una serie di “accidenti” che prima troncavano la vita anzitempo, con l’incremento della protezione sanitaria sono stati debellati.

Possiamo ascrivere a questi interventi della medicina una serie di malattie od incidenti che un tempo conducevano a morte quasi certa (ad esempio tetano, morsicature di vipere, emorragie, meningite, tifo, colera, ecc) ed una serie di malattie un tempo mortali (polmonite, broncopolmonite, infezioni varie, TBC, ecc) che oggi sono debellate o tenute a bada con gli antibiotici.
Il risultato finale è stato – unito alla forte riduzione della mortalità infantile – il crollo della mortalità nell’età dell’adolescenza ed in quella della riproduzione. Ci sono stati alcuni “settori” d’incremento – pensiamo alle droghe, all’AIDS, agli incidenti stradali, ecc – ma nulla che possa minimamente essere messo in relazione con la mortalità precoce della prima metà del ‘900.
Dobbiamo, inoltre, considerare che le generazioni che oggi hanno più di 70 anni sono ancora nate nell’era “pre-antibiotici”, oppure hanno dovuto sopportare vicende di selezione terribili: si pensi a chi è sopravvissuto alla ritirata di Russia od alla guerra in Africa.

La demografia italiana è in costante calo e la popolazione viene mantenuta pressoché costante con l’immigrazione – questa, è bene dirlo, specificatamente richiesta dagli imprenditori, salvo poi criminalizzare l’immigrato per ottenere condizioni di lavoro che rasentano la schiavitù – e si tratta, dunque, di un meccanismo innaturale, le leve del quale non sono nella demografia stessa, bensì nella sfera di decisione politica.
La scienza non ha mai sostenuto che vi sia stato – in tempi biologici così brevi – una modificazione genetica del cosiddetto “orologio biologico”: nonostante il clamore mediatico che le trasmissioni televisive embedded propinano, la scienza afferma che la nostra aspettativa di vita – accidenti permettendo – non è cambiata nei secoli.
In altre parole, il genoma umano è il medesimo almeno da secoli [3]: ciò che può influenzare la longevità sono le abitudini di vita, lo stress, l’inquinamento, ecc. La scienza afferma che è possibile raggiungere una maggior longevità, ma che la stessa è il risultato di più fattori, fisici e psicologici.

Vorremmo sapere quale “bonus” – inteso come valore aggiunto alla propria aspettativa di vita – acquisisce un lavoratore a progetto a tempo determinato, il quale – per anni ed anni – non avrà nessuna sicurezza del proprio futuro, dovrà ingoiare come un rospo che permettersi d’avere un figlio sarà una grossa incognita, oppure vivere sapendo che, in caso di malattia, non avrà protezione sociale.
Qui divergono le prospettive “ottimiste” della scienza: si basano su parametri “ideali” senza scendere nella realtà delle vite quotidiane. Un semplice “provvedimento” come la pensione a 70 anni, più parecchi anni di precariato, quale effetto avrà sull’aspettativa di vita?

Se non basta la scienza, possiamo ragionare sul semplice buon senso: un operaio edile di 70 anni, potrà portarsi la carrozzella sul tetto? Che gioia, affidare i propri figli in gita scolastica ad un autista settantenne! O un treno?
E, tutto questo, mentre intere generazioni di giovani appassiscono nei call centre.

Passiamo ora ad analizzare le vere ragioni di un simile provvedimento.
Siccome le gestioni previdenziali sono fortemente in attivo, l’unica ragione per un simile innalzamento può derivare dal cedere della “gamba nascosta” della gestione: l’assistenza.
A differenza delle altre nazioni europee, l’Italia non ha separazione fra l’assistenza e la previdenza: i soldi per le pensioni e per i sostegni al reddito (cassa integrazione, ad esempio) provengono dalla stessa cassa.
Come può, un governo, garantirsi la pace sociale di questi tempi? Dando un po’ d’elemosina a chi perde il lavoro.
Ma, per farlo, non s’assume la responsabilità in proprio – ossia non s’inserisce come arbitro fra le imprese ed i lavoratori – ossia non partecipa al gioco come attore responsabile: semplicemente, prende soldi dalle casse previdenziali e distribuisce elemosine. Quella “solidarietà caritatevole” con la quale si riempiva la bocca George Bush.

Un simile percorso, però, conduce alla generale de-responsabilizzazione nel mondo dell’impresa: che mi frega – pensa l’imprenditore – se tutto va a rotoli? Salvo i capitali creati con il “nero” in Lussemburgo – se, poi, serviranno nuovamente in Italia me la caverò con il 5% dello “scudo fiscale” – e butto tutto nel deretano agli operai.
Salvo la piccola impresa – la quale, semplicemente, va a gambe all’aria e lascia sul lastrico i lavoratori – le imprese italiane pretendono soldi per produrre (incentivi) e ferree garanzie se le cose vanno male. Quante FIAT sono state pagate, nei decenni, con soldi pubblici?
Accidenti, che classe imprenditoriale!
Sommando i due effetti, se ne ottiene un terzo.

Aumentando l’età pensionabile in un quadro di sempre minor protezione sociale, s’aumenta la mortalità nella fascia fra i 60 ed i 70 anni, cosicché le prestazioni pensionistiche da fornire sono annullate in mancanza d’eredi (l’INPS trattiene tutto), e dimezzate per vedove e vedovi. Un bel malloppo.
Dunque, l’accusa di omicidio premeditato – alla luce dei fatti sopra esposti – non è proprio campata per aria: in aggiunta, sappiamo che fanno tutto questo per potersi permettere ogni anno 18 miliardi di auto blu, tangenti, case gratis, puttane e tutto il resto.
Ogni volta che sento parlare di “inevitabile” necessità di “rivedere” l’età pensionabile, quindi, mi torna alla mente Goebbels, e la mano corre a cercare la fondina.

Cosa bisogna fare?
Per prima cosa smetterla di seguire il giochino “destra-sinistra” sul quale campano. Poi, smetterla di seguire la TV: anche quando sembra tutto sommato accettabile, quasi sempre cela una pozione velenosa: perché, altrimenti, hanno ostacolato qualunque possibilità di TV indipendenti? La “pluralità” che doveva garantire la legge Gasparri – l’aumento delle frequenze disponibili – dov’è finita?

Per seconda cosa dobbiamo saper distinguere fra scenari macroeconomici e le situazioni nazionali e locali.
Il grande scenario internazionale è certamente dominato dalle grandi holding, e potrete chiamarle come più vi aggrada: multinazionali, sistema finanziario, Bilderberg, Illuminati, ecc.
Ma, a queste strutture, non potremo mai opporci proprio perché transnazionali e, in alcuni casi, semiocculte.
In campo nazionale e locale, invece – proprio perché chi va a sedersi sugli scranni diventa responsabile delle sue azioni direttamente – possiamo opporci e dobbiamo farlo, ne va della nostra vita e di quella dei nostri figli.
Come opporsi?

Inutile pensare di creare nuovi partiti o movimenti adesso, sarebbe del tutto inutile, e la Storia è zeppa d’avanguardie rivoluzionarie fucilate nei cortili delle caserme.
La strategia vincente passa ancora e sempre per l’informazione – l’attuale classe politica lo sa, e cerca di controllarla in modo ferreo – e finché potremo farlo dal Web alla luce del sole lo dovremo fare. Qualora le leggi liberticide che stanno per varare dovessero metterci un bavaglio, trovare – ma insieme! E qui mi rivolgo ai tanti colleghi scrittori, giornalisti e bloggher – i mezzi per lavorare su piattaforme estere in lingua italiana, mediante pseudonimi, per aggirare la censura. I modi, se si vuole, si trovano: altre soluzioni sono auspicabili e, se migliori, da attuare.

Ultima cosa: saper distinguere, al nostro interno, le vere voci di dissenso perché intenzionate a portare costrutto dal chiacchiericcio dei troll e dei debunker che postano dalle sedi dei partiti, siano essi di governo o d’opposizione.
Fin quando accetteremo di comportarci come i Polli di Renzo, di strada ne faremo poca.

Sarebbe inutile e prolisso, in questa sede, tornare a riproporre gli infiniti esempi di una diversa gestione sociale che più volte abbiamo approfondito: energia, decrescita, reddito di cittadinanza, nuova agricoltura, nuovi trasporti, turismo, ecc.
Il nostro Paese potrebbe essere ricchissimo: solo che, una masnada di ladri ed imbroglioni, da circa un trentennio ha occupato le leve del potere. Come scalzarli?

Ricordate un antico proverbio orientale: “Quando l’allievo è pronto, giunge il Maestro”. Invece di scannarci per cose di poco conto – oppure lasciar spazio ai soliti furbetti del quartierino con più targhe, che si fingono “utenti qualunque” – impariamo ad usare l’informazione in modo militante.
Alle ultime elezioni, meno del 60% ha votato: non era mai successo, soprattutto per delle elezioni locali. E’ il segno che qualcosa sta cambiando: il momento della riscossa s’avvicina.
La strada è questa, però non basta che pochi scrivano: molti devono diffondere e discutere. Altrimenti, gli alieni mascherati che ci schiavizzano, c’avranno in pugno.
Grazie.

Carlo Bertani
Fonte: “>http://carlobertani.blogspot.com
Link: “>http://carlobertani.blogspot.com/2010/06/eutanasia-di-una-nazione.html
9.06.2010

[1] Fonte: “>http://www.repubblica.it/economia/2010/06/08/news/da_2_a_5_anni_in_pi_di_lavoro_cos_il_governo_allunga_l_attesa-4656798/index.html?ref=search
[2] Fonte: “>http://www.francoceccuzzi.it/wordpress/pdf/sistema_pensionistico_europeo.pdf
[3] Fonte: http://www.geragogia.net/editoriali/ambientelongevita.html

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte.

Antimafia Duemila – Rivelati i piani del Bilderberg: i globalisti in crisi sostengono l’attacco all’Iran

Antimafia Duemila – Rivelati i piani del Bilderberg: i globalisti in crisi sostengono l’attacco all’Iran.

di Paul Joseph Watson – 7 giugno 2010
L’agenda 2010 del Bilderberg è stata rivelata da Jim Tucker, detective veterano delle riunioni del Bilderberg, e dipinge un quadro di crisi per i globalisti, che sono furiosi per l’esposizione crescente che i loro raduni hanno ricevuto negli ultimi anni, oltre che essere costernati per la loro incapacità di salvare sia l’euro sia i piani per la carbon tax.

Ma la cosa più allarmante, secondo Tucker, è che la maggioranza dei membri del Bilderberg sono ora a favore di attacchi aerei militari contro l’Iran.

Tucker, giornalista investigativo di American Free Press, ha dimostrato di essere regolarmente accurato nelle informazioni che ottiene da fonti interne al Bilderberg, il che rende le rivelazioni di quest’anno ancora più intriganti.

Secondo Tucker, i luminari del Bilderberg sono demoralizzati per il fatto che “molte persone importanti” non sono presenti quest’anno, perché, a causa della crescente esposizione, gli invitati “si trovano nei guai a casa” e i loro elettori li mettono in imbarazzo con domande irate come “che cosa stai combinando con questi mostri?”

“Tutte queste persone ci stanno esponendo, abbiamo tutte questo mail e telefonate,” così Tucker ha parafrasato le lamentazioni dei membri del Bilderberg.

Ciò combacia con le rivelazioni origliate dal giornalista del Guardian Charlie Skelton presso l’Hotel Dolce Sitges prima che la riunione iniziasse, quando ha sentito gli organizzatori della conferenza lamentare il fatto che i numeri delle proteste sono in crescita ogni anno in occasione degli eventi Bilderberg e che perciò rappresentano una “minaccia” per l’agenda del Bilderberg.

Inoltre, un prominente consociato del Bilderberg, Zbigniew Brzezinski, l’uomo che ha avvertito di recente che un “risveglio politico globale” minacciava di far deragliare il passaggio a un governo globale, è atteso alla riunione di quest’anno.

Tucker ha descritto la sua fonte come un consulente finanziario internazionale che conosce personalmente i membri del Bilderberg e ha fatto affari con loro negli ultimi 20 anni.

Per quanto riguarda l’Iran, Tucker ha detto che molti membri del Bilderberg, tra cui Brzezinski, erano a favore di attacchi aerei Usa contro l’Iran ed erano “inclini alla guerra”, sebbene non sia raggiunto il 100% degli associati in favore di un attacco.

“Alcuni di loro in Europa stanno dicendo: ‘no non dovremmo farlo’; ma la maggior parte di loro sono a favore di attacchi aerei americani all’Iran,” ha detto Tucker, aggiungendo: “Stanno fortemente propendendo al semaforo verde rispetto a un attacco statunitense all’Iran.”

Un attacco all’Iran fornirebbe una gradita distrazione rispetto ai fallimenti dei globalisti in altre aree e inoltre permetterebbe loro di trarre profitto dalla guerra, ha sottolineato Tucker.

Sul tema dell’Euro, Tucker ha detto che gli elitisti del Bilderberg erano decisi a salvare la moneta unica anche se è crollata di un nuovo minimo degli ultimi quattro anni a 1,19 dollari contro il dollaro ieri pomeriggio. Come abbiamo evidenziato, i globalisti sono nel panico davanti alla caduta dell’Euro e la BCE continua a intervenire per cercare di accelerare il suo declino. Se l’euro dovesse cessare di esistere, farebbe quasi deragliare l’ordine del giorno definitivo per una moneta globale, perché la stabilità percepita nell’uso di una moneta per una pletora di nazioni verrebbe screditata.

“L’euro è importante perché fa parte del loro programma di governo mondiale, sono molto sconfortati perché sono caduti così indietro,” ha detto Tucker, spiegando che i globalisti avevano pianificato di avere ormai l’Unione europea, l’Unione americana e l’Unione Asia-Pacifico tutte già attive e funzionanti.

Per quanto riguarda l’agenda sul cambiamento climatico, sul quale argomento il fondatore di Microsoft Bill Gates è stato invitato personalmente alla conferenza per discuterne, Tucker ha detto che i membri del Bilderberg erano ancora intenti a spingerla alla ricerca di una tassa sul carbonio, nonostante il fatto che l’intera mossa sia stata sviscerata a seguito dello scandalo Climategate.

Tucker ha citato un membro del Bilderberg tutt’altro che disposto ad ammettere una sconfitta nella missione di ingannare il pubblico nel pagamento di tasse da stabilire in nome della lotta al riscaldamento globale.

“Sul cambiamento climatico siamo quasi battuti”, ha detto uno degli elitisti presenti.

Tuttavia, Tucker ha detto che i globalisti stavano lavorando per immettere più propaganda ancora sul cambiamento climatico, “anche mentre parliamo”.

Sulla questione della marea nera dell BP, i Bilderberger hanno chiarito che l’apparente “indignazione” del presidente Obama nei confronti della BP e la sua minaccia di procedimenti penali nei confronti della società siano state un poco più di una performance verbale e che la British Petroleum – che è stata ben rappresentata in passato alle riunioni Bilderberg da personaggi come Peter Sutherland, ex presidente non esecutivo di BP – era ancora “uno dei nostri fratelli”, secondo gli elitisti.

Il futuro dei prezzi del petrolio sono sempre un tema importante per Bilderberg e le rivelazioni che Tucker e altri investigatori hanno riferito da precedenti riunioni del Bilderberg si sono dimostrate accurate quando i prezzi del petrolio hanno toccato i 150 dollari al barile nel 2008, che era esattamente quello che il Bilderberg aveva chiesto.

“I prezzi della benzina stanno per essere belli e convenienti questa estate,” ha detto Tucker, aggiungendo che dovrebbero cominciare a risalire di nuovo al livello di 4 dollari al gallone attorno novembre, quando una scarsità artificiale sarà creata.

In marcia verso un anti-democratico governo globale, i membri del Bilderberg hanno dichiarato che l’America deve essere “europeizzata” e trasformata in un gigantesco stato assistenziale socialista con razionamento della salute e imposte sul reddito più elevate.

Tucker ha detto che al Bilderberg erano intenti a imporre una tassa bancaria versata direttamente al Fondo monetario internazionale per finanziare la governance globale e un dipartimento del tesoro mondiale nell’ambito del FMI, e che questa verrebbe allora semplicemente trasferita al consumatore.

In sintesi, Tucker ha detto che la conferenza di quest’anno ha rappresentato l’incontro più deprimente e pessimista nella storia del Bilderberg, con un’esposizione massiccia della loro agenda che ha fatto da posto di blocco rispetto all’obiettivo finale di un governo autoritario mondiale gestito dalla élite, per l’élite

Fonte: prisonplanet.com

Traduzione per Megachip a cura di Maria Antonia Costa


Tratto da:
megachip.info

Antimafia Duemila – La nuova strategia per la penetrazione degli Ogm in Europa

Fonte: Antimafia Duemila – La nuova strategia per la penetrazione degli Ogm in Europa.

di G. Sinatti, Associazione Terre dell’Adriatico – 6 giugno 2010
Qui di seguito pubblichiamo un importante articolo dell’autorevole agenzia Reuters, che contiene importanti indiscrezioni che la Commissione europea ha evidentemente lasciato filtrare pochi giorni fa sul progetto di nuova regolamentazione della coltivazione degli Ogm in Europa.

A nostro avviso si tratta di un piano di estrema importanza perché mette in luce alcuni elementi essenziali per comprendere cosa accadrà nei prossimi mesi. Sintetizziamo brevemente, anche per i lettori non specializzati, i dati essenziali della situazione attuale:
1) L’insuccesso degli Ogm in agricoltura in Europa è oramai un dato acquisito: la contrarietà dell’opinione pubblica; l’indifferenza degli agricoltori europei, che stanno affrontando problematiche strutturali che gli Ogm non saranno mai in grado di risolvere; l’importanza dell’opposizione da parte di tecnici e studiosi – tutti questi elementi hanno di fatto bloccato l’espansione delle colture Ogm nel nostro continente;
2) Questa situazione è stata contrastata a tutti i livelli da parte della Commissione europea, soggetta a fortissime pressioni da parte di alcuni Paesi, la Gran Bretagna in particolare, e da parte della potentissima lobby biotecnologica: il quadro giuridico che ne è derivato è quanto di più inapplicabile e irrealistico si sia potuto concepire in tutta la storia della burocrazia europea, culminando con un concetto come quello della coesistenza fra colture Ogm e non Ogm che si è dimostrata del tutto inapplicabile, come testimoniato, in Italia, anche da esperienze come il progetto Life Environment Sapid al quale ha partecipato la nostra Associazione (1);
3) L’industria bio-tecnologica rappresenta a livello internazionale una forza finanziaria e tecnica che è in grado di coprire tutto il processo produttivo agrario ed è quindi in grado di condizionare le scelte degli imprenditori agricoli, che in molti contesti, in primo luogo quello nord-americano, sono ormai nella maggioranza dei casi operatori che operano a contratto per le multinazionali dell’agro-alimentare; questa forza tecnologica e finanziaria ha l’esigenza di forzare la situazione in Europa, dato che essa costituisce l’ultima area a livello mondiale in grado di opporsi alla penetrazione dei prodotti agricoli geneticamente ingegnerizzati, la cui sostanziale inefficacia rispetto alle aspettative inizialmente suscitate è ampiamente dimostrata, pur fra le righe, anche da ricerche non contrarie agli Ogm (2);
4) Il mondo della ricerca scientifica si è dimostrato fin da subito in piena contraddizione con le premesse del pensiero scientifico occidentale, premesse di indipendenza e di rigore sperimentale, che sono state disattese fin dalle origini a causa delle fortissime pressioni esercitate a livello politico ed economico dalle aziende biotech, come dimostra il testo, recentemente tradotto in italiano di Arpad Pusztai e di Susan Bardocz, scienziati che hanno vissuto in prima persona un incredibile linciaggio mediatico e professionale per avere denunciato per primi l’assenza di garanzia di scientificità nelle sperimentazioni sugli effetti degli Ogm sulla salute di uomini ed animali (3);
5) la strategia di fondo del complesso politico-industriale che sostiene le biotecnologie per l’agricoltura è quindi quella di creare il fatto compiuto, ovverosia introdurre queste colture a tutti i costi, vuoi inquinando le filiere agro-alimentari (come avvenuto anche in Europa nel caso della soia, un prodotto agricolo presente in oltre 10.000 prodotti alimentari finali), vuoi utilizzando gli aiuti allo sviluppo (dalla Serbia all’Africa) per diffondere le colture Ogm, vuoi appunto utilizzando come “teste di ponte” quegli Stati europei come la Spagna che hanno lasciato le porte aperte a queste colture, fra l’altro distruggendo in tal modo intere filiere commerciali non biotech, come quella del mais biologico.
Fatte queste indispensabili premesse, è ora il caso di rilevare come le notizie contenute in questo servizio della Reuters indicano con chiarezza che siamo arrivati alla resa dei conti finale in Europa. L’idea sottesa a questa nuova impostazione, che ovviamente, se passerà, sarà presentata come una “liberalizzazione” del mercato, è quella di creare appunto una situazione in cui, come ha notato da tempo il prof. Claudio Malagoli, utilizzando un’espressione tratta dalla storia economica, “la moneta cattiva scaccia quella buona” (4): vale a dire che i prodotti Ogm, con alle spalle la forza dell’industria bio-tecnologica ed il supporto dei settori politici che sono da esse sovvenzionati, si diffonderanno comunque, invadendo le filiere di qualità certificata come quelle biologiche e di origine e denominazione controllata, dato che, per le loro caratteristiche intrinseche sono esse in grado di contaminare gli altri prodotti, mentre non può avvenire il contrario.
La sfida è quindi gettata, con l’arroganza tipica di questi potenti settori economici che contano sull’intreccio di interessi fra scienza, industrie multinazionali e partiti – in significativo parallelismo con quanto avviene con gli strumenti della finanza globale, per togliere di mezzo le ultime forze che agiscono in nome della libertà di impresa dei produttori, per il diritto ad una scelta consapevole da parte dei consumatori.
Questa sfida potrà essere raccolta e vinta, a nostro avviso, solo se produttori e consumatori avranno ben chiara la posta in gioco: non si tratta semplicemente della salute e dell’ambiente, occorre dirlo chiaramente una volta per tutte, sono in gioco i rapporti economici all’interno delle nostre società. Quello per cui occorre agire presso l’opinione pubblica e i decisori politici sono la sovranità e la democrazia economica del nostro continente.

1) G. Sinatti, “Il progetto Life Environment Sapid: dal rischio un’opportunità”, 2009, in corso di pubblicazione.
2) The National Academies, The Impact of Genetically Engineered Crops on Farm Sustainability in the United States, National Academies Press, 2010.
3) Arpad Pusztai – Susan Bardocz, La sicurezza degli OGM, Edilibri, Milano, 2008.
4) C. Malagoli, Etica dell’alimentazione – prodotti tipici e biologici, Ogm e nutraceutici, commercio equo e solidale, Aracne editrice, Roma, 2006.
Venerdì 4 giugno 2010
Esclusivo: l’Unione Europea rivede il sistema di coltivazione degli OGM

Bruxelles (Reuters): L’Unione Europea sta per rivedere radicalmente il suo sistema di autorizzazione per le colture OGM a partire dal prossimo mese, aprendo la via ad una coltivazione degli OGM su larga scala, come dimostra una bozza di proposta di cui la Reuters ha preso visione venerdì.
In presenza di una maggioranza di Europei che non dimostrano di gradire la presenza di Ogm nei cibi, i politici dell’UE hanno appena approvato due varietà per la coltivazione in 12 anni, rispetto a più di 150 a livello mondiale.
Secondo una proposta che dovrebbe essere adottata il prossimo 13 luglio, la Commissione Europea intenderebbe dare maggiore libertà di approvazione a nuove varietà Ogm destinate alla coltivazione permettendo in cambio ai governi della UE di decidere se coltivarle o meno.
“Ci aspettiamo che il procedimento di autorizzazione per la coltivazione degli Ogm a livello europeo divenga più efficiente”, sostiene l’analisi della Commissione Europea che accompagna la proposta.
Il ministro dell’Agricoltura francese dichiara di non poter commentare il piano fino a che non lo avrà potuto esaminare. I governi della UE potrebbero manifestare le loro prime reazioni nell’incontro dei ministri dell’ambiente che si terrà il prossimo venerdì a Lussemburgo, dove la Francia ha richiesto una discussione sulla politica di blocco degli Ogm.
In Europa, la superficie coltivata a Ogm destinati alla commercializzazione lo scorso anno è stata inferiore ai 100.000 ettari, per lo più in Spagna, contro una superficie a livello mondiale di 134 milioni di ettari. Il piano della Commissione pertanto dovrebbe portare ad un aumento della coltivazione di varietà per il commercio nei Paesi che già stanno utilizzando gli Ogm, come la Spagna, il Portogallo e la Repubblica Ceca, mentre darebbe veste legale agli attuali bandi contro gli Ogm in Paesi come Italia, Austria e Ungheria.
Ma i critici sostengono che la proposta potrebbe accendere le dispute sul mercato interno europeo e lasciare l’UE vulnerabile a un contenzioso legale con il WTO che ha sostenuto nel 2006 l’accusa degli Stati Uniti secondo la quale la politica dell’Unione Europea era anti-scientifica.
Le nuove regole sono state disegnate da John Dalli, membro maltese della Commissione per gli Affari della Salute e del Consumatore: Dalli ha provocato in marzo una polemica per avere approvato la coltivazione di una patata Ogm per la produzione di amido.
I piani sono basati su di una proposta congiunta di Austria e Olanda che il presidente della Commissione, José Manuel Barroso si era impegnato l’anno scorso a mettere in atto come parte del suo programma di riconferma nella carica.

Approccio a doppio binario (twin-track approach)
La proposta della commissione contiene due elementi principali, come dimostra la bozza.
Il primo è una misura provvisoria destinata a introdurre rapidamente dei cambiamenti che dovrebbero vedere la Commissione pubblicare nuove linee guida agli Stati membri in tema di “coesistenza” fra colture Ogm e non-Ogm.
Questo permetterebbe ai Paesi di stabilire le proprie regole tecniche per la coltivazione degli Ogm, per esempio stabilendo zone-cuscientto di 10 km tra campi Ogm e non Ogm, che in realtà escluderebbero la coltivazione degli Ogm in intere Regioni e Paesi.
Il secondo è un “emendamento ristretto” all’attuale legislazione UE sul rilascio degli Ogm nell’ambiente, che permetterebbe ai Paesi di bandire del tutto la coltivazione degli Ogm per ragioni diverse dalla sicurezza o dalla coesistenza.
Il mutamento legislativo dovrebbe raccogliere una maggioranza qualificata dei governi della UE e del Parlamento europeo secondo il sistema di ponderazione del sistema di voto dell’Unione.
Se il dibattito non potesse essere limitato a questa sola modifica come la Commissione si augura, comporterebbe due o più anni di complesso dibattito politico prima di arrivare ad una decisione.
Contattato dalla Reuters, il portavoce di Dalli ha rifiutato di confermare i dettagli del piano, ma ha dichiarato che il Commissario ha da tempo sostenuto questa idea ed ha promesso di definire delle proposte prima dell’estate.

Gli oppositori condividono la preoccupazione
“Queste proposte sono legalmente discutibili, contrarie al mercato unico e tali da seminare discordia tra gli Stati membri”, dichiara una fonte industriale che ha visto la proposta ma che ha chiesto di restare anonima.
La mossa potrebbe aprire nuovi mercati in Europa alle compagnie come Monsanto, Dow Agrosciences, una sussidiaria della Dow Chemical, e Singenta.
Le azioni di Syngenta sono inizialmente cresciute dopo la notizia, per chiudere in discesa nel corso della stessa giornata.
Il portavoce di Monsanto, Kelli Powers, ha dichiarato che senza ulteriori dettagli la società non era in grado di commentare la notizia. Anche i funzionari di Dow AgroSciences hanno dichiarato di riservarsi di commentare la notizia non appena emergeranno maggiori dettagli.
Il piano potrebbe essere una forte spinta alla crescita delle aziende cementiere, dice l’analista di Jeffries and Co., Laurence Alexander, ma resta prioritaria la preoccupazione in merito ad un più ampio accoglimento da parte del largo pubblico che potrebbe schiudere l’Unione Europea a maggiori importazioni.
Attualmente, l’UE blocca tutte le importazioni che contengano la minima traccia di materiale geneticamente modificato non approvato, ma la Commissione europea sta predisponendo una proposta che introduca nel corso dell’anno un più ampio margine di tolleranza, per evitare il ripetersi dei problemi di forniture alimentari provocati da questa normativa nel 2009.
Gli ambientalisti che sono stati informati della proposta dalla Commissione giovedì commentano che questa proposta conferma l’intenzione di Barroso di promuovere la coltivazione degli Ogm in Europa.
“La gente e l’ambiente saranno protetti solo se la proposta della Commissione sarà accompagnata da misure a livello europeo per prevenire che cibo e mangimi siano contaminati. Fino ad allora è necessario un immediato divieto alla coltivazione di colture Ogm”, dichiara Adrian Bebb, responsabile per cibo e agricoltura dell’organizzaziona ambientalista Friends of the Earth.

(hanno collaborato Catherine Hornby da Amsterdam, Carey Gillam da Chicago; Gus Trompiz e Marie Maitre da Paris; a cura di Veronica Brown and Sue Thomas)

Tratto da: clarissa.it

ComeDonChisciotte – IO, ECONOMISTA FINALMENTE VI RACCONTO LA MIA VITA A IMPATTO ZERO

Fonte: ComeDonChisciotte – IO, ECONOMISTA FINALMENTE VI RACCONTO LA MIA VITA A IMPATTO ZERO.

DI SERGE LATOUCHE
repubblica.it

Da molto tempo ormai non uso più l’ automobile, mi muovo soltanto in bicicletta. Quando vengo in Italia, cosa che mi capita spesso, non prendo mai l’ aereo, solo il treno. Anche se sono stato a lungo un amante della carne, ora ne mangio pochissima, mi diverto a scoprire altri sapori, perché gli allevamenti intensivi di bestiame sono tra le prime cause dell’ inquinamento atmosferico. Un chilo di carne equivale a sei litri di petrolio. Preferisco comprare quel che mi serve nelle piccole botteghe e cerco di usare ogni cosa sino a consumarla del tutto. Piuttosto che buttare, riparo, anche se oggigiorno costa meno comprare un oggetto nuovo fabbricato in Cina. Ma preferisco appunto allungare la vita delle cose, o riciclare, combattendo così la filosofia dell’ usa-e-getta, l’ obsolescenza programmata dei beni.. Non possiedo un cellulare, e sto bene così. Pratico quello che il mio maestro Ivan Illich chiamava “tecnodigiuno”.

Nella foto: Serge Latouche

Non guardo mai la televisione e ho soltanto un computer che mi permette di consultare ogni tanto le email. Non mi collego ogni giorno alla posta elettronica, faccio delle lunghe pause anche in questo. Spesso scrivo lettere a mano perché è un modo di dimostrare a me stesso che non ho bisogno di una protesi elettronica per comunicare con gli altri.
L’ importante è resistere alla “tecno-dipendenza”. Si può usare la tecnologia ma bisogna evitare di esserne schiavi. Benché faccia tutte queste rinunce rispetto allo stile di vita moderno, non sono da compatire. Invertire la corsa all’ eccesso è la cosa più allegra che ci sia. La mia unica regola è la gioia di vivere. E’ possibile immaginare una società ecologica felice, dove ognuno di noi riesce a porsi dei limiti, senza soffrirne perché non si sono create delle dipendenze. E’ ormai riconosciuto che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito.

Se non vi sarà un’ inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Siamo ancora in tempo per immaginare, serenamente, un sistema basato su un’ altra logica: quella di una “società di decrescita”. Io parlo di decrescita felice, perché sono convinto che si tratta di piccoli aggiustamenti che ognuno di noi può fare senza soffrirne. Da giovane ero un economista esperto di sviluppo. Negli anni Sessanta sono stato in Congo e poi nel Laos per attuare programmi di sviluppo economico. E’ così che è incominciata la mia riflessione critica su questo modello di crescita continua. Pensavo essere al servizio di una scienza, in realtà si trattava di una religione. Gli economisti come me allora sono dei missionari che vogliono convertire e distruggere popoli che vivevano diversamente. Quando ho iniziato a non seguire più questa dottrina assoluta, in vigore ormai da decenni, ero molto isolato.

In Occidente nessuno ha avuto il coraggio di parlare di decrescita fino al 1989, dopo il crollo del Muro. Quando siamo entrati in un mondo globale, senza più differenze tra primo, secondo o terzo mondo, lentamente c’ è stata una presa di coscienza. Oggi non si tratta di trovare un nuovo modello economico ma di uscire dal governo dell’ economia per riscoprire i valori sociali e dare la priorità alla politica. Ognuno di noi può fare qualcosa intorno a quelle che io chiamo le otto ‘ R’ . Ovvero rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare. Rivalutare significa per esempio creare un diverso immaginario collettivo, fatto dell’ amore per la verità, di un senso della giustizia e della responsabilità, del dovere di solidarietà. Rilocalizzare vuol dire produrre a livello locale i prodotti necessari a soddisfare i bisogni della popolazione. Riutilizzare e riciclare è anche l’ unico modo di evitare di essere sommersi dai rifiuti infiniti che stanno distruggendo la Terra. Le otto ‘ R’ sono cambiamenti interdipendenti, che insieme possono far nascere una nuova società ecologica. Una società nella quale ci sentiremo di nuovo cittadini, e non più solo semplici consumatori.

Serge Latouche
Fonte: http://www.repubblica.it
Link: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/05/io-economista-finalmente-felice-vi-racconto-la.html
5.06.2010

(Testo raccolto da Anais Ginori)