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Antimafia Duemila – Scontro interno su Spatuzza. Ma il Viminale non applica la legge

Fonte: Antimafia Duemila – Scontro interno su Spatuzza. Ma il Viminale non applica la legge.

di Monica Centofante – 17 giugno 2010
Uno scontro durissimo, poi la decisione di Alfredo Mantovano, appoggiato dai rappresentanti delle forze di Polizia di cui è composta la Commissione del Viminale, di rigettare l’ammissione al programma definitivo di collaborazione di Gaspare Spatuzza.
Il pentito che al processo contro Marcello Dell’Utri ha osato pronunciare il nome del senatore del Pdl e quello del premier Silvio Berlusconi.
Lo scorso 15 giugno degli otto componenti della Commissione, sette erano presenti al voto. Tra questi i due magistrati Maurizio De Lucia e Gianfranco Donadio, che si sono battuti per ore perché l’ex boss di Brancaccio, già fedelissimo dei potenti fratelli Graviano, potesse ottenere lo status di collaboratore e la protezione necessaria a chi si espone in prima persona contro l’organizzazione criminale mafiosa. Una lotta vana, perduta in partenza di fronte alla “ragion politica”. Perché a leggere le motivazioni della Commissione del Ministero del’Interno altro non traspare.

Ben tre procure della Repubblica avevano chiesto per Spatuzza l’ammissione al programma di protezione dopo aver riscontrato punto per punto le rivelazioni del pentito e parere positivo era arrivato anche dalla Direzione Nazionale Antimafia. Ma per la prima volta nella storia questo non è stato sufficiente.
Nel testo firmato dal sottosegretario del Pdl Alfredo Mantovano si ripercorrono tutte le dichiarazioni “controverse”, a parere del politico, che dimostrerebbero la tardività delle rivelazioni del pentito sulla presunta trattativa in corso, negli anni caldi delle stragi, tra Giuseppe Graviano,  Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Nello specifico ci si riferisce al noto colloquio tra lo stesso Spatuzza e il boss Giuseppe Graviano all’interno del bar Doney di Via Veneto, a Roma, nel gennaio del 1994. Quando Graviano, euforico, al suo braccio destro avrebbe detto: grazie a Berlusconi “e c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri” (“una persona vicinissima a noi”, “qualcosa di più di Berlusconi”) “ci siamo messi il Paese nelle mani”.
Informazioni, recita il documento del Viminale, rese dopo i 180 giorni previsti dalla legge “per riferire fatti gravi o comunque indimenticabili”.

Ma la verità risiede altrove. E non soltanto perché il pentito aveva approfondito fatti già inseriti in un elenco consegnato alle procure entro i 6 mesi, come previsto dalla legge;
e non soltanto perché una sola dichiarazione ipoteticamente tardiva non può in ogni caso compromettere un’intera collaborazione;
ma per una questione squisitamente giuridica. Le dichiarazioni cosiddette de relato (cioè apprese da terza persona), come previsto dall’art. 195 del codice di procedura penale, non sono sottoposte alla legge dei 180 giorni. Un particolare, sottolinea l’avvocato sen. Luigi Li Gotti, legale di molti collaboratori di giustizia, che “consente di affermare la debolezza giuridica della motivazione e un evidente errore frutto di chiara sciatteria”. “Le dichiarazioni che devono essere rese entro 180 giorni – rimarca, ripetendo quanto già dichiarato ieri dall’avvocato Valeria Maffei – per espressa previsione della legge, sono quelle rientranti nell’art. 194 della procedura penale, ossia le dichiarazioni concernenti atti vissuti o conosciuti direttamente”. “Distinzione abbondantemente spiegata dalla Corte di Cassazione”.

Il provvedimento quindi contiene un gravissimo errore giuridico ed emargina la collaborazione di Gaspare Spatuzza, continua Li Gotti, lanciando oggettivamente “un messaggio devastante a possibili future collaborazioni”.
Tutto questo in un Paese normale non sarebbe stato possibile. A meno che non si voglia porre la politica al di sopra della legge.


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Spatuzza bocciato dal Viminale. Cavilli giuridici, ma la ragione e’ tutta politica
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Antimafia Duemila – Spatuzza: ”La mafia brinda alla vittoria”

Fonte: Antimafia Duemila – Spatuzza: ”La mafia brinda alla vittoria”.

Ha affidato i suoi pensieri ad una lettera pubblicata in anteprima da l’Espresso.

Il pentito Gaspare Spatuzza, l’uomo che con le sue dichiarazioni ha permesso la riapertura di importanti processi come quelli sulla strage di Via D’Amelio e per le bombe del ’93, ha commentato come segue la decisione del Viminale di non ammetterlo allo speciale programma di protezione per i collaboratori di giustizia. Una decisione che ha suscitato sconcerto, soprattuto tra i magistrati di Palermo, Caltanissetta e Firenze, che per lui avevano chiesto l’inserimento nello stesso programma di protezione dopo aver riscontrato punto per punto le sue rivelazioni.

  • Sono Gaspare Spatuzza, da mezzi d’informazione (TV) ho appreso la notizia della mia “non” ammissione al Programma di Protezione. Certamente mi amareggia, ma sono molto fiducioso nelle “ISTITUZIONI” per cui non ho motivo di scoraggiarmi.
  • “Adesso il mio unico pensiero va a Tutti i Miei Cari Familiari, perché se prima avevo una piccolissima possibilità per riconciliarmi con loro, adesso certamente tutto mi sarà molto, molto più difficile”.
  • Un altro pensiero è rivolto a tutta la criminalità-organizzata che certamente sta gioendo e magari brindando a questa vittoria.
  • Un altro pensiero è rivolto a quella “minoranza di gente” che, dal primo momento, non ha fatto altro che denigrare la mia Persona e quel pezzo di “VERITA’ CHE RAPPRESENTO”.
  • Quello che chiedo, ORA, allo STATO: rassicurazioni sull’incolumità della mia VITA. Le SS.LL sanno benissimo che, da due anni, non faccio altro che reclamare maggiore garanzia per salvaguardare la MIA VITA, perché sono consapevole che il mio nemico è molto abile ad infiltrarsi nelle istituzioni: “come nel passato ha GIA’ FATTO“. Voglio dire che se ho dato un pezzo della mia Vita per il male, sono ben disposto a perderla per il BENE.
  • Sono sempre a disposizione, a portare avanti, questa mia MISSIONE per dare quel pezzo di VERITA’ a tutte quelle persone ONESTE e di buona volontà.

    Con la più totale osservanza allo STATO E ALLA LEGGE.

    Località segreta lì 15 giugno 2010

    Gaspare Spatuzza

ComeDonChisciotte – SORPRESA: E’ TORNATO CARLO MARX

Fonte: ComeDonChisciotte – SORPRESA: E’ TORNATO CARLO MARX.

DI LORETTA NAPOLEONI
unita.it

Riparte la lotta operaia lungo la catena di montaggio che ormai unisce l’est all’ovest. I metalmeccanici cinesi strappano alla Foxconn e all’Honda concessioni importanti verso la creazione di uno statuto dei lavoratori che i nostri operai invece stanno per perdere. Le stesse forze che applaudono alla vittoria cinese in occidente, incitano gli italiani a rinunciare ai privilegi conquistati in decenni di lotte. Ecco l’ultimo atto canaglia dell’economia globalizzata, e per conciliare questi atteggiamenti incompatibili non si esita a suggerire di cambiare la Costituzione. Peccato che questa contraddizione sia irrisolvibile con i tagli alla Costituzione o ai costi di produzione. Non si illudano politici e alcuni industriali: la crisi è sistemica, e se non viene risolta da entrambi i fattori dell’equazione produttiva: capitale e lavoro, tra dieci anni il nostro capitalismo potrebbe non esistere più. I destini degli industriali e degli operai occidentali sono tornati a incrociarsi.

Per vent’anni la formula della globalizzazione è stata: taglio dei tassi d’interesse e delocalizzazione, un’equazione che ha evitato al capitalismo, quello vero, non il suo avatar finanziario, di confrontarsi con il suo nemico numero uno: la caduta tendenziale del saggio di profitto. Marx ne parla a lungo, ma anche Smith e Ricardo accennano a questo virus che si rafforza con il dilagare della produzione meccanizzata. Meno lavoro umano si utilizza nella produzione, meno grasso sarà il profitto; l’uomo e la sua intelligenza hanno un valore aggiunto superiore alla macchina.

Gli asiatici lo sanno bene, noi ce ne siamo dimenticati. La Honda e la Foxconn si piegano ai voleri degli operai cinesi invece che rimpiazzarli con nuove tecnologie o delocalizzare la produzione in Vietnam perché il valore aggiunto della manodopera cinese è ancora imbattibile. Per produrre autovetture ed ipod di prima qualità ci vuole, per dirla alla Adam Smith, la mano “magica” dell’operaio specializzato.

La disputa tra capitale e lavoro alla Fiat è solo l’anteprima di ciò che ci aspetta nei prossimi anni se non ci decidiamo a risolvere il problema della caduta tendenziale del saggio di profitto. Con i tassi d’interesse ormai a zero l’unico modo per contrastarla è tagliare il costo del lavoro, già ridotto all’osso. Delocalizzare in Cina o in Asia non è più così conveniente, ce lo confermano gli scioperi a Shenzhen, si rischia di ritrovarsi con le stesse dispute dall’altra parte del mondo. È vero, ci sono sempre i Paesi dell’ex est europeo: Polonia, Serbia, Slovacchia dove un operaio guadagna ancora 350 euro al mese e dove la vita è quasi tanto cara quanto a casa nostra. Questa la minaccia della dirigenza Fiat: chiudiamo Pomigliano e ce ne andiamo tutti in Polonia, la Panda invece che nel mediterraneo la facciamo a due passi dal Baltico.

Il discorso non fa una piega, peccato che non si sia preso minimamente in considerazione il mercato di sbocco. Ecco l’altro grande ostacolo del capitalismo: il mercato di sbocco, un volano industriale che bisogna conquistarsi con crescente difficoltà. Quello cinese si chiama mercato interno: un miliardo e 300 milioni di operai. Anche in Italia un tempo si chiamava nello stesso modo. Negli anni del miracolo economico la Fiat produceva utilitarie che poi vendeva a quella classe media ed operaia che l’aiutava a produrle.

Il capitalismo, ricordiamolo, prende il nome dal capitale, ma altro non è che il prodotto del rapporto tra questo e il lavoro: l’uno senza l’altro non possono esistere. Se togliamo la fabbrica agli operai italiani e paghiamo 350 euro a quelli slovacchi, la moderna utilitaria chi la comprerà? È una domanda che tutti gli industriali dovrebbero porsi. E prima di guardare oltralpe, facciamo due conti con la concorrenza. La Fiat non è la Toyota che da vent’anni produce macchine ibride, non è neppure la cinese Grenley che si è comprata la Volvo. Non ha né il prodotto, né i muscoli per competere a livello internazionale con i vecchi e nuovi giganti dell’auto. E, ahimé, questo discorso vale un po’ per tutta la nostra industria che negli ultimi anni ha perso lustro e fatica a sostenere la concorrenza agguerrita degli asiatici.

La grande sfida della seconda fase della globalizzazione si chiama mercato nazionale, come difendere capitale e lavoro in un’economia mondiale tendenzialmente canaglia? L’Italia non è la Germania, terzo esportatore al mondo, ma è un Paese dove c’è ancora voglia di lavorare, dove la classe media e quella operaia sono più povere che vent’anni fa, dove un insegnante di liceo guadagna 1200 euro al mese. C’è spazio quindi per la crescita economica, ma per averla bisogna che la torta venga divisa più equamente, le briciole non bastano più. Se non lo facciamo, nessuno mangerà più: l’ha predetto due secoli fa Carlo Marx.

Loretta Napoleoni
Fonte: http://www.unita.it
16.06.2010

Cosa nostra, Gelli e lo Stato « Blog di Giuseppe Casarrubea

Tutto da leggere il decreto di archiviazione, dove vengono considerati provati i legami tra mafia e p2, p2 e lega nord, mafia e “nuove forze politiche…”

Fonte: Cosa nostra, Gelli e lo Stato « Blog di Giuseppe Casarrubea.

PROCURA  DELLA  REPUBBLICA

presso il Tribunale di Palermo

– Direzione Distrettuale Antimafia –

IL PUBBLICO MINISTERO

Letti gli atti del procedimento penale n. 2566/98 Reg. N.R. nei confronti di:

1) GELLI Licio, nato a Pistoia il 21.4.1919;

2) MENICACCI Stefano, nato a Foligno (PG) il 4.10.1931;

3) DELLE CHIAIE Stefano, nato a Centurano di Caserta (CE) il 13.9.1936;

4) CATTAFI Rosario, nato a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) il 6.1.1952;

5) BATTAGLIA Filippo, nato a Messina l’8.2.1950;

6) RIINA Salvatore, nato a Corleone il 16.11.1930;

7) GRAVIANO Giuseppe, nato a Palermo il 30.9.1963;

8) GRAVIANO Filippo, nato a Palermo 27.6.1961;

9) SANTAPAOLA Benedetto Sebastiano, nato a Catania il 4.6.1938;

10) ERCOLANO Aldo, nato a Catania il 14.11.1960;

11) GALEA Eugenio, nato a Catania l’8.6.1944;

12) DI STEFANO Giovanni, nato a Petrella Tefernina (Campobasso) l’1.7.1955;

13) ROMEO Paolo, nato a Gallico (RC) il 19.3.1947;

14) MANDALARI Giuseppe, nato a Palermo il 18.8.1933.

I N D A G A T I

Tutti:

a) in ordine al reato di cui all’art. 270 bis, commi 1 e 2, c.p., in particolare, per avere, con condotte causali diverse ma convergenti verso l’identico fine, promosso, costituito, organizzato, diretto e/o partecipato ad un’associazione, promossa e costituita in Palermo anche da esponenti di vertice di Cosa Nostra, ed avente ad oggetto il compimento di atti di violenza con fini di eversione dell’ordine costituzionale, allo scopo – tra l’altro – di determinare, mediante le predette attività, le condizioni per la secessione politica della Sicilia e di altre regioni meridionali dal resto d’Italia, anche al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa Cosa Nostra e di altre associazioni di tipo mafioso ad essa collegate sui territori delle regioni meridionali del paese.

DDA: Archiviazione per Gelli, Delle Chiaie, Totò Riina e altri

Sentenze à la carte – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Sentenze à la carte – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Non avendo nulla da fare, a parte nominare primari ospedalieri e dirigenti delle Asl, lottizzare società pubbliche e miste, metter becco nella Pubblica amministrazione, nella scuola, nell’università, nella ricerca, negli istituti culturali, nelle banche, negli appalti e nelle consulenze, fare i palinsesti televisivi e poi gli ospiti televisivi e poi la critica televisiva, decidere se un film è bello o no, se un attore o un regista è bravo o no, stabilire cosa devono scrivere i giornali e cosa no, chi devono intercettare i magistrati e chi no, chi devono ammanettare i poliziotti e chi no, e in parecchi casi rubare a man bassa, ora i politici pretendono pure di scrivere le sentenze.

Il governo decide che il pentito Gaspare Spatuzza non è attendibile perché ha parlato fuori tempo massimo e gli nega il programma di protezione, così impara a fare il nome del presidente del Consiglio (che infatti gli nega la protezione, cioè confessa). Un tempo, quando un mafioso collaborava con la giustizia, erano i giudici a stabilire se era attendibile: dopodiché la mafia lo minacciava e il governo lo proteggeva. Ora è tutto più semplice: quattro procure giudicano Spatuzza attendibile, ma ciononostante, anzi proprio per questo, il governo non lo protegge e lo minaccia, risparmiando inutili fatiche alla mafia. E pazienza se Spatuzza si accusa della strage di via D’Amelio scagionando tre tizi condannati per sbaglio al posto suo. Pace all’anima loro. È il Lodo Mantovano, ultimo grido del garantismo all’italiana: i colpevoli fuori, gl’innocenti in galera.

Per non essere da meno, anche il Pd vuole sostituirsi ai giudici. La capogruppo al Senato Anna Finocchiaro non ha gradito la requisitoria del procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi contro Ottaviano Del Turco: “Trovo criticabile che, nel corso di un pubblico dibattimento, il pm abbia dato lettura di intercettazioni telefoniche riguardanti fatti estranei ai capi d’imputazione e dunque alle accuse formalizzate nei confronti di Del Turco”. Ne avesse azzeccata una. Non era un “pubblico dibattimento”, ma un’udienza preliminare in camera di consiglio, cioè a porte chiuse. Il pm non ha “dato lettura” di un bel niente. E i fatti non sono per nulla “estranei ai capi d’imputazione”: si tratta di rapporti intimi fra il presidente della Regione e una signora nominata consulente della sua Regione. Il pm ha evocato en passant questo caso di – parole sue – “onanismo telefonico” – per dimostrare “la strumentalizzazione dell’ufficio pubblico per scopi privati”. Ripetiamo per l’ennesima volta: non sappiamo se Del Turco sia colpevole o innocente, lo stabiliranno i giudici che devono ancora decidere se vada rinviato a giudizio o no. I pm ritengono di sì, i difensori di no, si pronuncerà il gup.

Mentre, tre giorni fa, Trifuoggi teneva la sua requisitoria, al primo accenno a quelle telefonate i difensori l’hanno interrotto, nella pretesa che il gup gli levasse la parola. Il gup l’ha invitato a proseguire. Allora avvocati e Del Turco hanno abbandonato l’aula e, appena fuori, han raccontato alla stampa quel che era emerso in camera di consiglio e che essi conoscevano da tempo (le telefonate hard sono agli atti da due anni). I giornalisti invece non ne sapevano nulla e avrebbero seguitato a non saperne nulla se non li avessero informati Del Turco e i suoi legali. Ora, secondo la Finocchiaro, quelle telefonate “attengono alla vita privata” e sono servite al pm per “mortificare la dignità di Del Turco”. Ma una consulenza “artistica” di 30 mila euro l’anno a una signora molto vicina a un governatore è un fatto pubblico, visto che la tipa era pagata con soldi pubblici, cioè nostri. Così come l’assunzione del figlio di un amico del governatore a “vignettista ufficiale” della Regione Abruzzo (altri 30 mila euro l’anno). Pare che la svagata signora Finocchiaro, in una precedente reincarnazione, fosse addirittura magistrato. Poi, per fortuna della Giustizia, ha smesso. Ma niente paura: riesce a far danni lo stesso.

Antonio Di Pietro: Brancher: un nome, una garanzia

Fonte: Antonio Di Pietro: Brancher: un nome, una garanzia.

Oggi Silvio Berlusconi ha nominato Aldo Brancher Ministro per l’attuazione del Federalismo. Mi verrebbe da dire: un nome, una garanzia. Infatti la ricca biografia di quest’uomo è la conferma di ciò che andiamo ripetendo da tempo: se sei pulito e non hai problemi con la giustizia non puoi far parte del Governo Berlusconi. E’ un messaggio chiaro, diciamo ‘educativo’ per le nuove generazioni: l’onestà è una virtù che non porta profitti, se la tua fedina penale è immacolata non potrai amministrare la res publica. Mentre se sei stato detenuto a San Vittore per falso in bilancio e finanziamento illecito all’allora partito socialista italiano, come nel caso di Brancher, e scarcerato solo per decorrenza dei termini di custodia cautelare e ti sei salvato in Cassazione solo grazie alla prescrizione per il primo reato e alla depenalizzazione per il secondo dopo essere stato condannato in appello, allora hai fatto bingo: puoi diventare Ministro.

E non è sicuramente un caso che certi fantasmi del passato riemergano: Brancher nel 1993 era di fatto un lobbista che si occupava di mantenere buoni rapporti tra la Fininvest e i partiti, piazzando spot politici sulle reti di Berlusconi. Infatti, ai tempi, fu chiamato a rispondere anche di un versamento di 300 milioni di vecchie lire al Psi. Brancher tentò di scagionare il gruppo Berlusconi, sostenendo che era stata la sua Promogolden ad acquistare gli spazi pubblicitari per conto dell’attuale Presidente del Consiglio.
Il Pool di Mani Pulite ipotizzò, invece, che l’operazione nascondesse un finanziamento illecito, autorizzato da Fedele Confalonieri, che venne iscritto sul registro degli indagati, anche se quest’ultimo fu assolto. Insomma Brancher è l’uomo giusto al posto giusto e viene fuori anche da un vecchio racconto di Silvio Berlusconi: “quando il nostro collaboratore era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere: volevamo metterci in comunicazione con lui”. Mi chiedo: “Chissà perché? Avevano paura che parlasse?”. Ma Brancher non parlò.
Ci sono particolari interessanti che non possono essere trascurati: venne condannato in primo e secondo grado a due anni e otto mesi per le tangenti sugli spot anti Aids per falso in bilancio e violazione della legge sul finanziamento ai partiti, subito dopo divenne responsabile di Forza Italia Nord, deputato e sottosegretario alle riforme istituzionali.
Questo è il passato, mentre oggi il neo Ministro Aldo Brancher risulta sotto processo, imputato di appropriazione indebita in relazione a soldi incassati dall’ex numero uno della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, nell’ambito della vicenda della scalata Antonveneta. Le ultime udienze, guarda caso, sono state rinviate al 26 giugno per i cosiddetti “impegni istituzionali”. E il suo nome è riapparso sui giornali tre mesi fa nell’inchiesta sul maxiriciclaggio. Gennaro Mokbel, ritenuto il dominus della truffa, in una telefonata intercettata dagli inquirenti parla di Brancher come ispiratore di un fantomatico “Partito federalismo italiano” in Belgio.
Oggi ho presentato un’interpellanza al Governo per sapere: se il signor Brancher sia stato premiato con la nomina a Ministro per ciò che ha fatto in passato, per ciò che non ha detto o se questo nuovo incarico sia il solito modo di offrire garanzie di impunità, alla luce del processo in corso, che gli verrebbero date grazie al legittimo impedimento. Legge che permette ai ministri di non presentarsi ai processi per “motivi istituzionali”.
Insomma, Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, Brancher e i loro numerosi amici, con nutrite fedine penali, hanno sostituito il Parlamento e i Ministeri con le Aule dei tribunali e i carceri.

Leggi anche: Brancher, il ministro con il curriculum

…La nomina consentirà a Brancher di non presenziare il 26 giugno all’udienza del processo della Banca Antonveneta in cui è indagato per appropriazione indebita. Si tratta sicuramente di una coincidenza.

Mafia, esplode il caso Spatuzza

Il governo ed il ministero della giustizia sono in chiaro conflitto di interesse in questo caso di Spatuzza che chiamerebbe in causa il primo ministro ed il suo partito. Dovrebbero astenersi dal prendere tali decisioni, invece la decisione presa di non dare la protezione a Spatuzza è una plateale ammissione di colpevolezza

Fonte: Mafia, esplode il caso Spatuzza.

Il procuratore di Caltanissetta si dice disorientato per la negazione del programma di protezione. Granata: “Colto di sorpresa da decisione della commissione”

PALERMO – Promette ancora polemiche la mancata concessione del programma di protezione 1 a Gaspare Spatuzza. Perplessi e disorientati i giudici, preoccupati anche i finiani del Pdl. Parla al Gr1 Rai il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, titolare delle nuove indagini sulla strage di via D’Amelio. “Siamo disorientati, perché è la prima volta che viene negato il programma di protezione dopo che tre procure e la procura nazionale antimafia ne avevano sostenuto fortemente la necessità. Le motivazioni cui si riferisce la commissione erano già state valutate come una specificazione di anticipazioni che Spatuzza aveva fatto nei 180 giorni”.

Sono state le dichiarazioni rese al processo Dell’Utri ad avere dato fastidio? “Credo che sia evidente”, risponde secco Lari, che aggiunge: “Mi voglio augurare che non abbia un significato il fatto che ciò avvenga alla vigilia della sentenza”. “In questi mesi di indagini difficilissime abbiamo ricevuto anche buste con proiettili e minacce di morte, ma mai avevamo avvertito resistenze nella ricerca della verità da parte della politica. La decisione della commissione di non ammettere Spatuzza al programma di protezione è il primo segnale negativo che arriva”, dice ancora il procuratore in una intervista a Repubblica 2. Lari spiega che la decisione “mette in difficoltà” i pm che stanno indagando. “Il collaboratore che ci ha consentito di riscrivere la verità sulla strage Borsellino – afferma – potrebbe anche fare marcia indietro. Spero davvero che non accada”. “Siamo di fronte alla decisione di un organo amministrativo – spiega inoltre il pm – che non incide sui profili di attendibilità del collaboratore. Per noi Spatuzza resta attendibile”.
“Stupore” per la decisione della commissione del Viminale viene espressa anche dal deputato Pdl e vicepresidente della commissione Antimafia, Fabio Granata. “Non è successo molte volte, a mia memoria – sottolinea Granata in una intervista alla Stampa – , con tutte le procure che indagano sulle stragi del ’92  e ’93, cioè Firenze, Palermo e Caltanissetta, e la Superprocura antimafia, che ci fosse tanta collegialità nella richiesta. Non vorrei ora che la polemica si aprisse non tanto su ciò che Spatuzza ha detto ma su ciò che Spatuzza non ha detto”. E ha aggiunto: “Ovviamente la decisione avrà delle motivazioni che la commissione Antimafia chiederà subito, già tra oggi e domani, al ministero dell’Interno. Le leggeremo con attenzione”.

Fonte: repubblica.it (Salvo Palazzolo, 16 Giugno 2010)

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SPATUZZA: ASS.GEORGOFILI, FORSE SI TENTA ZITTIRE PENTITI (strageviadeigeorgofili.org)