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Stato-mafia, ecco il papello | L’espresso

Fonte: Stato-mafia, ecco il papello | L’espresso.

Il papello

Il papello

Mancino Rognoni
Ministro Guardasigilli
Abolizione 416 bis
Strasburgo maxiprocesso
SUD partito
Riforma Giustizia alla Americana sistema elettivo con…

1255624388743_video-call-snapshot-3

1255624387983_video-call-snapshot-4Consegnato al colonnello dei carabinieri MORI del ROS

di Lirio Abbate

Ecco il primo documento sulla trattativa tra le istituzioni e Cosa nostra nell’estate delle stragi. Fogli  consegnati ai magistrati dal figlio di Vito Ciancimino

Sono 12 le richieste che i boss di Cosa nostra avanzarono agli uomini delle istituzioni nell’estate del 1992, fra le stragi Falcone e Borsellino. Una trattativa che i mafiosi corleonesi avanzarono con lo Stato per fermare le bombe e la stagione stragista, e arrivare ad una tregua. I 12 punti formano il ‘papello’, cioè l’elenco delle richieste scritte su un foglio formato A4 che adesso Massimo Ciancimino ha consegnato ai magistrati della procura della Repubblica di Palermo che indagano sulla trattativa fra Stato e mafia. Ma accanto a questo elenco spunta a sorpresa un altro ‘papello’ con le proposte e le modifiche ai 12 punti pretesi dai corleonesi che don Vito Ciancimino avrebbe scritto di proprio pugno e consegnato all’allora colonnello del Ros, Mario Mori. Il fatto, inedito, è documentato dal L’espresso con alcune foto dei fogli in cui si leggono al primo punto i nomi di Mancino e Rognoni; poi segue l’abolizione del 416 bis (il reato di associazione mafiosa); “Strasburgo maxi processo” (l’idea di Ciancimino era quella di far intervenire la corte dei diritti europei per dare diverso esito al più grande procedimento contro i vertici di Cosa nostra); “Sud partito”; e infine “riforma della giustizia all’americana, sistema elettivo…”.
Su questo “papello” scritto da Vito Ciancimino era incollato un post-it di colore giallo sul quale il vecchio ex sindaco mafioso di Palermo aveva scritto: “consegnato al colonnello dei carabinieri Mori dei Ros”. Per gli inquirenti il messaggio è esplicito e confermerebbe il fatto che ci sarebbe stato una trattativa fra i mafiosi e gli uomini delle istituzioni.

Mostrare ai giudici l’esistenza del ‘papello’, rappresenta per i pm una prova tangibile che la trattativa fra mafia e Stato non solo è esistita, ma è anche iniziata nel periodo fra l’attentato di Capaci e quello di via d’Amelio. Per gli inquirenti questo documento, consegnato dal dichiarante Massimo Ciancimino, che collabora con diverse procure, può dare il via a nuove indagini. Con l’obiettivo di scoprire fino a che punto può essere arrivato il tentativo di trattativa rivelato dal figlio dell’ex sindaco mafioso.
I 12 punti richiesti da Riina e Provenzano, che sono anche questi al vaglio dei magistrati, si aprono, invece, con la revisione del maxi processo a Cosa nostra. Gli altri spaziano dall’abolizione del carcere duro previsto dal 41 bis agli arresti domiciliari per gli imputati di mafia che hanno compiuto 70 anni. La lista si conclude domandando la defiscalizzazione della benzina per gli abitanti della regione siciliana.

Antimafia Duemila – Lumia: ”Idee di Brunetta farebbero inorridire Falcone”

Antimafia Duemila – Lumia: ”Idee di Brunetta farebbero inorridire Falcone”.

30 maggio 2009

“Sull’antimafia un cumulo di banalità che abbiamo superato da anni, pagando un prezzo altissimo in termini di uomini, risorse ed energie”.
Lo ha dichiarato il senatore del Partito Democratico Giuseppe Lumia, commentando le affermazioni sull’antimafia rilasciate dal ministro Brunetta davanti alle telecamere di Klauscondicio.
“Se Falcone fosse vivo – continua – in questo momento inorridirebbe, perché la legislazione antimafia fu pensata proprio per combattere un’organizzazione specifica, che sa coniugare l’aspetto militare con quello delle collusioni nei territori, nell’economia e nella politica”.
“Senza una legislazione particolare, come quella prodotta da Pio La Torre fino a Giovanni Falcone, saremmo ancora al teorema ‘la mafia non esiste'”.
“Stavolta – prosegue Lumia – Brunetta ha esagerato. Ritorni al suo lavoro nella pubblica amministrazione ed eviti di fare un bel regalo alla mafia. Senza il 416 bis, che riconosce il reato di associazione mafiosa, il 41 bis, che prevedere il carcere duro per i boss, la confisca dei beni, che aggredisce il patrimonio dei boss, non ci potrebbe essere nessuna lotta alla mafia”.
“Anzi – conclude lumia – la politica deve fare di più e andare fino in fondo, adottando provvedimenti specifici che metterebbero in ginocchio l’organizzazione mafiosa: consentire agli inquirenti di accedere velocemente, attraverso password, all’anagrafe tributaria per indagare sui patrimoni dei boss; rendere obbligatoria la denuncia delle estorsioni per tutti gli operatori economici e scatenare così una rivolta senza precedenti; aumentare la durata delle pene per i reati di stampo mafioso; riorganizzare il 41 bis per impedire la comunicazione dei boss con l’esterno delle carceri; ridurre il numero delle stazioni appaltanti, la cui frammentazione nel territorio riduce l’efficacia dei controlli e favorisce le infiltrazioni mafiose; istituire un’agenzia dei beni confiscati per rendere più efficace il loro riuso sociale; consentire la tracciabilità dei flussi di denaro soprattutto nel mondo degli appalti pubblici”.

Tratto da: politicamentecorretto.com


Brunetta: “Io scioglierei l’antimafia”

29 maggio 2009
Roma.
“Io addirittura scioglierei l’antimafia”. Lo afferma il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che intervistato da KlausCondicio spiega: “mi piacerebbe che non ci fosse nemmeno lo specifico della mafia. C’é l’antimafia perché c’é la mafia. La mafia è una tipologia di criminalità come dire, specifica, deviante, che avrebbe bisogno, che ha bisogno di regole speciali. A me non piacciono le regole speciali. Chi fa un crimine deve essere colpito. Non amo gli ‘anti’, preferisco le regole e il far rispettare le regole”. “Se in Italia – prosegue – si rispettassero le regole, non ci sarebbe bisogno dell’antimafia, perché la mafia è una forma di criminalità e dovrebbe essere perseguita come tutte le altre. La mafia dev’essere affrontata in modo laico e non ideologico. Se della mafia facciamo un simbolo ideologico, con la sua cultura, la sua storia e così via, – sottolinea il ministro – rischiamo di farne un’ideologia e come tale, alla fine, produce professionisti di quella ideologia proprio nei termini in cui ne parlava Sciascia, professionisti dell’antimafia”.

ANSA

Antimafia Duemila – Mafia: 27 anni fa veniva ucciso, su ordine di Riina, Pio La Torre, l’autore del 416 BIS

Antimafia Duemila – Mafia: 27 anni fa veniva ucciso, su ordine di Riina, Pio La Torre, l’autore del 416 BIS.

Ci fu un uomo, che nato in Sicilia, osò sfidare il potere di Cosa Nostra. Quest’uomo era Pio La Torre.
Una figura storica dell’antimafia civile e politica e autore di vere e proprie rivoluzioni legislative.

Diventato esponente di primo piano del PCI, nel 1979 Enrico berlinguer lo aveva chiamato nella segreteria nazionale, presentò un disegno di legge, che ancora oggi porta il suo nome, che introdusse l’articolo 416 BIS del codice penale. Nasce così la prima vera legislazione contro la mafia che codifica il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Da quel giorno i magistrati poterono istruire i processi di mafia. Figlio di questa intuizione legislativa il maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1986 che porta alla sbarra l’intera cupola di Cosa Nostra. Per questo la figura di Pio La Torre non rappresenta solo un fatto di cronaca. È  qualcosa di più. Investe la società italiana, sconvolge il PCI, travolge la politica nazionale ed entra di prepotenza nella Storia del nostro paese. Per prima cosa, Pio La Torre, è un uomo, non solo un personaggio. Non solo una vittima innocente della mafia. E’ un uomo politico che  a conoscerlo, a leggerne i discorsi, i saggi, i libri, a vederne le fotografie, da quelle di quando viene arrestato a Bisacquino in provincia di Palermo per l’occupazione delle terre a quelle di quando si trova disteso sul tavolo dell’obitorio, ti interessa, ti coinvolge, ti appassiona tanto da costringerti a chiedere, anche a distanza di 27 anni, cosa c’è dietro la sua morte.

Insomma politica, soldi e mafia: ecco la santissima trinità che Pio La Torre cercò di profanare, sapendo parlare con il linguaggio della povera gente…