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Benny Calasanzio Borsellino: “Ecoballe” di Paolo Rabitti

Fonte: Benny Calasanzio Borsellino: “Ecoballe” di Paolo Rabitti.

Devo le mie scuse alla camorra. Sono stato tra quelli che l’hanno indicata come causa principale dell’emergenza rifiuti in Campania. Avevo sottovalutato l’efficenza delle istituzioni. Dover ammettere che la camorra c’entri davvero poco con l’emergenza in sè per sè e che in realtà essa si sia nutrita solo delle inefficienze della pubblica amministrazione e dei privati, rendendosi responsabile di oscenità successive, quali gli smaltimenti illegali, è frustrante.

Ci si consola solo scoprendo cosa hanno fatto gli altri attori protagonisti del disastro, un cast davvero inaspettato che è riuscito per 15 anni a farla franca aggirando leggi, regolamenti e ordinanze. A raccontare la vera storia dei rifiuti a Gomorra è stato Paolo Rabitti, ingegnere e urbanista mantovano, consulente per le procure nei più importanti processi sui “disastri” ambientali, come il Petrolchimino di Marghera, l’Enel di Porto Tolle, il Petrolchimico di Brindisi, nel suo libro Ecoballe, edito da Aliberti. Il timore di trovarsi di fronte al libro di un tecnico svanisce dopo poche pagine; grazie alla sua abilità di scrittura, Rabitti rende accessibile, anche a chi non ha alcuna preparazione specifica, il tema dei rifiuti, degli inceneritori e delle discariche.

Un racconto surreale che parte dal 1994, quando viene proclamato lo stato di emergenza rifiuti in Campania, al 1998, quando l’allora ministro dell’Interno, Giorgio Napolitano, con un’ordinanza dà inizio al progetto di realizzare in Campania una moderna filiera dei rifiuti, disponendo l’attivazione della raccolta differenziata. Un disegno così innovativo e funzionale che già nel bando di gara per affidare i lavori, il progetto originale viene stravolto, e a favore di chi? La risposta, in questo libro, è sempre la stessa, qualunque sia la domanda: la celebre Impregilo, che presto costruirà il ponte tra ‘ndrangheta e mafia, o se si preferisce, tra Calabria e Sicilia. A bando aperto, ecco la prima ecoballa di tutta la vicenda: dopo aver letto il bando di gara, il ministro dell’ambiente, Edo Ronchi, resosi conto che quegli impianti avrebbero smaltito l’intera produzione di rifiuti solidi urbani della Regione, dunque l’opposto del progetto che doveva favorire la raccolta della differenziata, scrive al commissario Rastrelli, presidente della Regione Campania, una nota di contestazione. Il giorno dopo, con una lettera, scende in campo l’Associazione Bancaria Italiana. Cosa c’entrano le banche con i rifiuti ed in particolare con gli inceneritori? Il senso della lettera è: o fate come diciamo noi o non finanziamo il progetto di finanza.

Le condizioni poste da Abi, tra le altre, prevedono che nel caso in cui i comuni non conferissero la quantità minima di rifiuti fissata, fossero obbligati a pagare anche per la quantità non apportata e che il CIP6, il contributo pagati dai contribuienti in bolletta per le energie rinnovabili, fosse riconosciuto all’energia producibile con il combustibile derivato dai rifiuti proveniente da tutta la Campania. Questo è davvero il top della nostra storia. Le banche mentre il bando è ancora aperto entrano a piè pari permettendo ad Impregilo di formulare un prezzo richiesto per il trattamento e smaltimento dei rifiuti molto inferiore rispetto ai concorrenti, dunque di vincere la gara anche con un bassissimo punteggio attribuito al progetto. Un progetto, quello di Impregilo, considerato il peggiore e soprattutto irrealizzabile: prevedeva di produrre più materiale organico stabilizzato rispetto alla quantità di organico presente nei rifiuti. Come se uno presentasse un impianto per produrre più vino rispetto all’uva pigiata.

In tutto ciò l’ex presidente della Regione Antonio Bassolino merita una nota a parte: è lui che in contrasto con il bando di gara, recepisce quasi integralmente i desideri dell’Abi, primo fra tutti quello di far saltare nel contratto la frase dell’ordinanza, del capitolato e del bando, che disponeva che il combustibile ricavato dai rifiuti prodotto dagli impianti fosse smaltito in inceneritori esistenti in attesa dell’entrata in funzione degli inceneritori previsti dal bando. Gli impianti Cdr sono entrati in funzione nel 2000, l’inceneritore di Acerra sta praticamente partendo adesso. Questo ha provocato l’invasione della Campania da parte di oltre dieci milioni di tonnellate di ecoballe, stoccate in piazzole che in realtà erano vere e proprie discariche non autorizzate e infatti sono state sequestrate. Capito il sindaco della Primavera?

E’ sempre lui ad ammettere candidamente di aver firmato i contratti per lo smaltimento dei rifiuti nella provincia di Napoli e nel resto della Regione senza leggerli. Il resto è cronaca, con l’incriminazione della Regione Campania, Bassolino in testa, dei piani alti di Impregilo, a cui sono stati sequestrati 260 milioni di euro e dei prestigiosi tecnici incaricati dei collaudi in corso d’opera (in gran parte arrestati per i falsi collaudi) portati alla sbarra grazie alla consulenza di questo tecnico con la voce di Francesco Guccini, che termina la sua analisi con un’amara riflessione: “cinque incenitori bruceranno i rifiuti della Campania, milioni di ecoballe e, presumibilmente i rifiuti di altre regioni. La storia si chiude come da copione, con l’ordinanza Napolitano definitivamente cancellata”.

Antonio Di Pietro: Processo Bassolino: bruciare tutto

Antonio Di Pietro: Processo Bassolino: bruciare tutto.

All’udienza odierna del processo Bassolino hanno deposto due teste: Arturo Rigillo, ex presidente comitato 212 che ebbe il compito di approvare i progetti della Fibe, dare idoneità ai siti di stoccaggio e l’ingegner Paolo Rabitti, perito della Procura di Napoli sui rifiuti campani, che nel suo libro Ecoballe ha denunciato il disastro ambientale per la violazione dell’ordinanza risalente al marzo ’98 dell’allora Ministro degli interni Giorgio Napolitano, che prescriveva il raggiungimento del 35% di raccolta differenziata; l’affidamento per 10 anni della gestione di tutti i rifiuti campani a valle della raccolta differenziata; la realizzazione entro il ’99 degli impianti e entro il 2000, di due inceneritori per il trattamento della frazione secca del rifiuto indifferenziato tramite il raggiungimento del potere calorifico adatto.

L’elettricità prodotta dagli inceneritori da questo processo, per 8 anni avrebbe goduto degli incentivi Cip6 ad un prezzo di 4 volte superiore al costo di produzione di un normale impianto termoelettrico.

Ebbene come già detto, il decreto Napolitano fu disattesto in toto, fin dal bando di gara indetto dalla commissione straordinaria ai rifiuti presieduta dall’allora Presidente della Campania Antonio Rastrelli.

Il bando prevedeva il trattamento di tutti i rifiuti, non solo dei residui della raccolta differenziata; le prescrizioni del capitolato d’oneri riguardavano solo l’inceneritore, senza alcun riguardo per gli impianti di selezione e trattamento a monte dell’incenerimento; nemmeno una parola sugli impianti di compostaggio, senza i quali la raccolta differenziata dei rifiuti non ha senso.

Insomma, la decisione della giunta Rastrelli di bruciare tutto, anche i materiali inerti, fu confermata anche dalle successive giunte Bassolino.

La seconda violazione è stata l’aggiudicazione del progetto a Fisia-Impregilo, nonostante la stessa commissione lo giudicò il peggiore tra quelli presentati, senza preoccuparsi del fatto che nessun compost sarebbe mai stato prodotto senza fare la raccolta differenziata della frazione organica.

Secondo Paolo Rabitti bastava una sommaria visione del progetto per bocciarlo. Invece è parso evidente che la giunta campana non abbia inteso né produrre compost, né stabilizzare – cioè rendere inoffensiva – la frazione «umida» del rifiuto indifferenziato; ma solo chiamare compost tutto lo scarto del rifiuto combustibile per l’inceneritore.

Se ci aggiungiamo che Impregilo voleva subordinare la validità della sua offerta all’accettazione tramite una nota del tutto illegale dell’Abi che «mette al bando» la raccolta differenziata di plastica e carta – gli unici materiali combustibili che possono alimentare un inceneritore – la frittata pare fatta.

I comuni avrebbero dovuto pagare a Impregilo la tariffa della raccolta differenziata anche se questa non è mai stata fatta. Il solo scopo, secondo Rabitti, era quello di massimizzare gli incassi con l’equazione più rifiuti, più guadagni.

La terza violazione del decreto Napolitano si è verificata con la cancellazione delle clausole che obbligavano Impregilo a bruciare i rifiuti in altri impianti fino al completamento dell’inceneritore e quelle che limitano il materiale da bruciare alla metà dei rifiuti prodotti in regione. Clausole che avrebbero obbligato Impregilo a pagare altri operatori, perdendo gli incentivi Cip6.

Ecco allora la soluzione di impacchettare tutto in migliaia di «ecoballe», in attesa di poterle bruciare nel proprio forno. Forno che come sapete non è mai entrato in funzione, ma che ha trasformato le ecoballe in oro, tanto che le banche dell’Abi le hanno accettate a garanzia dei prestiti concessi a Impregilo, come fossero tanti barili di petrolio.
Stoccaggi che dopo un anno, per legge, sono diventati illeciti trasformandosi in discariche, per le quali erano necessari presidi ambientali mai realizzati per gli elevati costi a carico del Commissario, cioè delle tasche degli italiani.

La quarta violazione del decreto: una porta spalancata alla camorra che ha affittato i camion per portare le ecoballe in giro per tutta la Campania e i terreni dove accumularle.

Quinta violazione: per produrre più ecoballe si sono fatti lavorare i Cdr oltre le loro capacità, sospendendo la manutenzione e mettendoli fuori uso.
Un ragionamento logico suggerirebbe che rovinando i propri impianti i titolari dell’appaltato, cioè Impregilo, abbia danneggiato se stessa; in realtà con gli impianti fuori uso e le discariche piene, i rifiuti si sono accumulati per le strade assieme all’emergenza ambientale. Che ha giustificato l’autorizzazione a produrre compost che non è compost e Cdr che non è Cdr. E nuovi impianti con enormi incentivi: non più un solo inceneritore e nemmeno 2, ma 4; e tutti con gli incentivi Cip6, aboliti nel resto dell’Italia e fuorilegge secondo la Commissione europea.

«Da diverse conversazioni intercettate – ha scritto Rabitti – emerge il sistematico ricorso al blocco della ricezione dei rifiuti come strumento di pressione per avere le autorizzazioni agli stoccaggi e per giustificare i provvedimenti». Ecco spiegata l’emergenza rifiuti secondo la deposizione dell’ingeger Rabitti.