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Blog di Beppe Grillo – Il picco dell’acqua – Intervista a Lester Brown

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il picco dell’acqua – Intervista a Lester Brown.

Lester Brown, uno dei più importanti ambientalisti del mondo, fondatore del Worldwatch Institute e dell’Earth Policy Institute, introduce alcuni concetti molto interessanti. L’estrazione del petrolio non deve più essere fatta nelle zone sottomarine senza un’assoluta sicurezza, comprese tutte quelle esistenti. Il Golfo del Messico potrebbe essere solo l’inizio della marea nera. Il picco del petrolio, quindi il punto oltre il quale il petrolio comincerà a scarseggiare, sarà accompagnato dal picco dell’acqua. I due fenomeni cambieranno l’economia e la nostra stessa idea di civiltà. Questo non succederà tra decenni, ma succede ora. Lester Brown che ha partecipato alla creazione del documentario “Terra reloaded” prodotto insieme a Greenpeace, ha scritto nel suo ultimo libro: “Piano B 4.0 – Mobilitarsi per salvare la civiltà” (Ed. Edizioni Ambiente) le indicazioni per il futuro. Un piano per la sopravvivenza, ma anche per un domani migliore per le generazioni che verranno.

Intervista a Lester Brown

La Chernobyl dell’industria petrolifera
Blog: “Qualche settimana fa, una piattaforma petrolifera di BP è esplosa e il petrolio sta riversandosi nel Golfo del Messico. Nel mentre, in Europa, stanno fallendo gli Stati. Cosa sta capitando al mondo?”
Lester Brown: “Non sappiamo cosa sia andato storto. Sappiamo però che BP stava perforando in una zona dove l’acqua era profonda oltre un miglio, e il giacimento si trovava sotto un ulteriore mezzo miglio di pietra. Il petrolio si trovava quindi sotto un’enorme pressione. Ci sono due questioni. È andato storto qualcosa, o forse la pressione di questo giacimento era così elevata che la tecnologia esistente non è stata in grado di controllarla? Se vale la seconda ipotesi, questo fa alzare una bandiera rossa sulle trivellazioni in alto mare e ad alte profondità, perché non si sa bene quali condizioni si incontreranno. Può essere che, nonostante la tecnologia di trivellazione in alto mare sia stata efficace in passato, potrebbero non essere adeguate per gestire i nuovi problemi che stanno emergendo in condizioni estreme. Qualcuno ha detto che questo evento potrebbe essere la Chernobyl per l’industria petrolifera, almeno per le trivellazioni in alto mare. Perché, se questi versamenti di petrolio continueranno per mesi, il danno ambientale ed economico che arrecheranno sarà enorme. La cosa interessante per la contabilità nazionale è che questo evento farà aumentare il PIL nelle regioni del Golfo del Messico, dal momento che tutti cercheranno di controllare il problema. Poi certamente calerà, dal momento che danneggerà le economie locali, spiagge, la fauna marina, la pesca, le industrie locali.
Siamo probabilmente arrivato al limite tecnologico per estrarre comodamente il petrolio dai giacimenti residui. Questi versamenti stanno influenzando l’opinione pubblica. Visto che sappiamo che dobbiamo comunque abbandonare il petrolio, perché corriamo questi rischio solo per estrarre il poco che ne rimane? Credo che questo cambierà il modo in cui pensiamo al futuro del petrolio e di tutti i carburanti fossili.
È interessante notare che i valori che guidano il sovra-consumo delle risorse naturali sono gli stessi valori che guidano il sovra-consumo di risorse finanziare. L’eccessivo consumo che supera la capacità dei sistemi creditizi. Lo abbiamo visto negli Stati Uniti con l’enorme debito del sistema creditizio degli americani. Ora è calato un po’, ma gli americani continuano a non preoccuparsi del domani. Ciò porta a problemi economici e a problemi ambientali, per il sovra-consumo di risorse naturali e l’interconnessione tra le due.
Il problema maggiore che il mondo si trova a fronteggiare oggi è l’aumento dell’economia negli ultimi cinquant’anni – è cresciuta di circa quattro volte – e il conseguente aumento del consumo delle risorse naturali molto oltre il livello sostenibile. L’agricoltura sta diminuendo, la pesca sta crollando, le falde acquifere stanno diminuendo, i suoli si erodono, le savane si stanno desertificando. Stiamo lentamente distruggendo, e forse non così lentamente, i sistemi naturali di supporto. Nessuna civiltà può sopravvivere oltre la distruzione dei propri sistemi naturali di supporto.
Mi sono chiesto in quali modi questo sovraconsumo ci danneggerà. La mia previsione è che si tradurrà in una crisi di disponibilità di cibo, aumento di prezzi e aumento della instabilità politica, e un numero crescente di Stati falliti. Il numero totale degli Stati in via di fallimento – Stati i cui governi non sono in grado di garantire la sicurezza personale o sicurezza alimentare – sta aumentando. Ciò fa nascere una domanda scomoda: quanti Stati sulla via del fallimento ci vogliono per far fallire la civiltà? Non conosciamo ancora la risposta a questa domanda. Non abbiamo mai visto niente del genere.

L’ignoranza degli economisti
La questione è: cosa possiamo fare e quanto ci costerà non farlo. Perché se non lo facciamo, siamo finiti! La civiltà non sopravviverà continuando con la solita gestione delle cose. Dobbiamo operare grandi cambiamenti: tagliare le emissioni di CO2, stabilizzare la crescita della popolazione, sradicare la povertà – che è strettamente connessa con la stabilizzazione della crescita demografica – e ripristinare l’agricoltura, la pesca, le riserve idriche, il nostro sistema di sostegno naturale. Il problema è che si tratta di un sistema complesso di questioni e i capi di Stato sono consigliati perlopiù da economisti. Ci sono un sacco di cose che gli economisti fanno bene, ma ci sono delle cose che non sanno fare bene affatto. Gli economisti non riconoscono il livello di rendimento sostenibile dei sistemi naturali. L’economia semplicemente non riesce a riconoscere la cosa. Non c’è niente nella teoria economica che spieghi perché l’industria della pesca del merluzzo in Canada sia crollata, o perché si stiano fondendo i ghiacciai sugli altopiani del Tibet e sull’Himalaya. L’economia non spiega perché la calotta polare della Groenlandia si stia fondendo e il livello del mare si stia alzando. Gli economisti sono come esclusi dal mondo reale. Sono isolati dalla realtà dal corpo della teoria economica. Cercano di trovare il modo migliore per operare piccoli aggiustamenti per adattare il sistema e spiegare ciò che accade, ma la teoria economica fallisce nel tentativo di spiegare le relazioni fondamentali tra la l’economia globale e i sistemi naturali di supporto. Mi sono accorto che gli economisti che consigliano Obama o il Segretario Generale dell’ONU, o la Banca Mondiale, o il presidente della UE non capiscono cosa stia accadendo al mondo e non capiscono l’urgenza di ristrutturare l’economia energetica mondiale per esempio.
L’economia non spiega il cambiamento climatico. Per esempio, la fusione dei ghiacci nell’estremo nord dell’Atlantico potrebbe portare all’inondazione delle coltivazioni di riso nei delta dei fiumi asiatici, riducendo drasticamente i raccolti di riso. A meno che non si studino queste cose, non è ovvio intuire che lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia sta minacciando la raccolta di riso in Asia, dove vive la metà della popolazione mondiale. È questo genere di complessità che ci troviamo a gestire. Gli economisti non hanno gli strumenti giusti per definire politiche adeguate.
La metà della popolazione mondiale vive in Paesi dove il livello delle falde acquifere si sta abbassando. Tra questi i tre grandi produttori di grano: Cina, India e Stati Uniti. Ci sono anche molti Paesi più piccoli: Arabia Saudita, Yemen, Siria, Pakistan, Messico e altri. Pompando acqua dalle riserve acquifere oltre il livello di riempimento naturale, stiamo alimentando una bolla nella produzione di cibo. Stiamo inflazionando la produzione di cibo artificialmente esaurendo le scorte d’acqua.

Il picco dell’acqua
Quando avremo esaurito le scorte d’acqua, il tasso di prelievo dovrà necessariamente ridursi fino al tasso di riempimento naturale. Non si tratta di ipotesi o argomenti di dibattito. È la realtà. Quindi abbiamo bolle della produzione di cibo di dimensione significativa che prima o poi scoppieranno e non credo che il mondo sia pronto a questo. A me pare che le aree irrigate negli Stati Uniti hanno raggiunto un picco e stanno ora diminuendo. Ciò vale certamente anche per l’India. Potrebbe valere anche per la Cina, non siamo sicuri, e per un numero di piccoli Stati: Arabia Saudita, Siria, Messico. Ciò significa che probabilmente abbiamo raggiunto il picco di estrazione dell’acqua contemporaneamente al raggiungimento del picco di estrazione del petrolio. Molta gente parla del picco del petrolio, ma pochi parlano del picco dell’acqua. Ma penso che ci siamo ora e credo di aver argomentazioni convincenti. Il mondo dopo il picco dell’acqua sarà un mondo diverso da quello che conoscevamo prima del picco. Nel corso delle nostre vite l’uso dell’acqua per le aree irrigate che contano per il 70% dell’acqua utilizzata, diminuirà. Sarà un mondo molto diverso, che non abbiamo ancora immaginato. Lo stesso vale per il petrolio, naturalmente. Nel corso delle nostre vite il tasso di estrazione è aumentato e ora diminuisce. Sarà un mondo molto differente.

Antonio Di Pietro: 1000 gazebo per 3 referendum

Firmate, firmate, firmate…

Fonte: Antonio Di Pietro: 1000 gazebo per 3 referendum.

L’Italia dei Valori si appresta a dare il via alla campagna referendaria. Dal 1° maggio saranno più di 1000 i gazebo presenti in tutta Italia dove sarà possibile firmare i quesiti: contro il ritorno al nucleare (stampa e diffondi il volantino), in difesa dell’acqua pubblica (stampa e diffondi il volantino) e per fermare il legittimo impedimento (stampa e diffondi il volantino).

Saremo al fianco dei cittadini in ogni regione, in ogni provincia e in ogni città per spiegare le ragioni che ci hanno spinto ad iniziare questa nuova battaglia. Una battaglia in difesa della libertà e della democrazia. Una battaglia volta a restituire dignità agli italiani.

Grazie alla vostra firma sarà possibile bloccare tre normative altamente antidemocratiche. Se non blocchiamo il legittimo impedimento non saremo più tutti uguali davanti alla legge. Ai magistrati, di fatto, sarà impedito di processare il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e i suoi ministri. Se non difendiamo l’acqua pubblica ci allontaniamo dai bisogni dei cittadini, svendendo un bene prezioso alle multinazionali: l’acqua. Se non blocchiamo l’avanzata del nucleare saranno spesi soldi inutili e sarà messa a rischio la salute della gente e del territorio.

E’ disponibile un’area contenente i dettagli della raccolta firme, dove potete trovare l’elenco completo dei banchetti presenti in tutta Italia. Potrete informarvi su come partecipare attivamente alla raccolta firme e avere informazioni sul materiale divulgativo.

Contiamo molto sul vostro aiuto e sulla collaborazione della società civile. Vi chiediamo di darci una mano interagendo con i comitati territoriali i cui riferimenti sono raggiungibili sul sito www.3referendum.it. Anche su Facebook inseriremo una pagina riguardante le location dei gazebo. Da un account Twitter saranno date notizie in tempo reale sull’andamento della campagna referendaria. Attraverso YouTube, invece, saranno trasmessi video e inchieste riguardanti gli argomenti trattati dai referendum.

La campagna referendaria si chiuderà il 20 luglio: avremo ottanta giorni di tempo per raccogliere le 800 mila firme necessarie, una media di 10 mila firme al giorno. Una scommessa difficile, certo. Ma siamo convinti che anche grazie al vostro impegno sarà possibile vincerla.

Antimafia Duemila – Dossier ”Privati dell’acqua”

Fonte: Antimafia Duemila – Dossier ”Privati dell’acqua”.

di Carlo Ruta – 21 aprile 2010
Dopo i dossier “Munnizzopoli – Catania tra rifiuti ed affari”, “Toccata e fuga”e “Case”, “I privati dell’acqua” è l’inchiesta numero quattro realizzata dall’associazione “Lavori in corso”
che da più di un anno punta a mettere diverse testate di base (“U Cuntu”,“I Cordai”, “La Periferica”) e tante persone con l’obiettivo di fare rete per combattere il monopolio della disinformazione e costruire un’informazione libera. A questa inchiesta hanno partecipato inoltre la redazione de “Il Clandestino – con permesso di soggiorno” di Ragusa e diversi comitati per l’acqua attivi in Sicilia.

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L’affare dell’acqua ha in Sicilia dimensioni inedite. Sono in gioco 5,8 miliardi di euro, da amministrare in trenta anni, con interventi a fondo perduto dell’Unione Europea per più di un miliardo di euro. Dopo un primo indugio, dettato presumibilmente da ragioni di cautela, che ha visto comunque diverse gare andare a vuoto, la scena si è poi movimentata, con l’irruzione di importanti realtà economiche, interne all’isola ed esterne. La posta in gioco è dunque altissima, potendo comprendere, fra l’altro, gli ingenti finanziamenti a fondo perduto che l’Unione Europea ha destinato perché vengano eliminati i gap che interessano l’Italia. Tanto più lo è comunque in regioni in cui le strutture e gli impianti esistenti scontano deficit strutturali, consolidatisi lungo i decenni. È il caso della Sicilia, dove l’EAS e le municipalizzate hanno gestito regolarmente impianti obsoleti, dove quasi tutti gli invasi recano vistosi segni d’incuria, le infrastrutture restano esigue, le condutture fatiscenti e in una certa misura da rifare. Il progetto di privatizzazione nell’isola ha potuto quindi fregiarsi di un obiettivo seducente, quello della modernizzazione dei servizi idrici che, dopo anni di attesa interlocutoria, è stato agitato come una sorta di rivoluzione dal governo regionale di Salvatore Cuffaro. In verità è una moderna caccia all’oro. E in Sicilia l’accaparramento dell’acqua è già storia vecchia: nel periodo postunitario, il controllo delle fonti o favare – per usare il termine di derivazione araba – da parte dei ceti dominanti consentì di lucrare rendite economiche e posizionali importanti, di capitalizzare, di chiamare a patti le autorità pubbliche, di condizionare quindi gli atti dei municipi, degli enti di bonifica, di altre istituzioni. La storia adesso si ripete e una fetta cospicua dell’affare è stata messa in cassaforte dalla multinazionale francese Vivendi, socia di maggioranza della Sicilacque spa, che, dopo la liquidazione dell’Ente Acquedotti Siciliani, ha ereditato la gestione di 11 acquedotti, 3 invasi artificiali, 175 impianti di pompaggio, 210 serbatoi idrici, circa 1.160 km di condotte e circa 40 km di gallerie. In diverse ATO si è già provveduto, altresì, alle assegnazioni. Nell’area di Caltanissetta si è imposta Caltaqua,A Palermo e provincia ha vinto il cartello Acque potabili siciliane Nell’area etnea la catanese Acoset. Ad Enna ha vinto Acqua Enna spa, A Siracusa vige la gestione mista della Sogeas. Ad Agrigento è risultata aggiudicataria la compagine Agrigento Acque che fa capo ancora ad Acoset. Nelle altre ATO le gare rimangono sospese. È la prima fase ovviamente, quella dei grandi appalti, che per molti aspetti risulta già preoccupante e virulenta. Vanno muovendosi infatti imprenditori discussi, a partire dai Pisante, le cui imprese sono state inquisite, perlopiù per reati serissimi e con vari esiti, dalle procure di Milano, Monza, Savona, Catania e altre ancora. Già coinvolta nell’isola in vicende legate agli inceneritori, la famiglia Pisante si è mossa con intenti strategici, inserendosi in diversi raggruppamenti siciliani per la gestione idrica. Nelle mappe dell’acqua assumono altresì rilievo due noti imprenditori siciliani: l’ingegnere Pietro Di Vincenzo di Caltanissetta e l’ennese Franco Gulino, che vanno facendo non di rado gioco comune, pure di concerto con i Pisante. Il primo, cui sono stati confiscati beni per circa 300 milioni di euro, ha assunto la gestione dei dissalatori di Trapani, Gela, Porto Empedocle, Lipari e Ustica. Franco Gulino, invece, proprietario di un gruppo di quaranta società operanti in diverse regioni italiane, con interessi pure in Sud America, è stato rinviato a giudizio a Messina per concorso esterno in associazione mafiosa, per l’affare dei rifiuti di MessinAmbiente, che tramite l’Emit ha coinvolto pure i Pisante. Con l’Altecoen, che la stessa Corte dei Conti siciliana ha definito nell’aprile 2007 un’azienda “infiltrata dalla criminalità mafiosa”, si è introdotto nell’affare dei termovalorizzatori, per uscirne con ingenti guadagni. A questo proposito importanti sono le dichiarazioni di un reo confesso, Francesco Campanella, ex presidente del consiglio municipale di Villabate, sulla costituzione del consorzio Metropoli Est, finalizzato per l’appunto al controllo delle acque in alcuni centri del Palermitano. In linea con le consuetudini, vanno delineandosi in sostanza due livelli: quello della gestione idrica in senso stretto, conteso da multinazionali e grandi società del settore, non prive appunto di oscurità, e quello dell’impiantistica, lasciato in palio alle consorterie territoriali. Un quadro definito degli interessi potrà aversi comunque con l’entrata nel vivo degli ammodernamenti, nella danza di bisogni e pretese che sempre più verrà a stabilirsi fra appalti e subappalti. Si tratterà allora di fare i conti con il privato che cova già nei territori, quando si tratterà altresì di saldare i conti con la parte pubblica, in sede municipale, provinciale, regionale. In questa fase, in cui alcuni raggruppamenti recano caratteri di veri e propri cartelli, la logica prevalente rimane quella delle concertazioni a tutto campo, che traspare, fra l’altro, in certi movimenti mirati, prima e dopo le aggiudicazioni: tali da pregiudicare talora la linearità delle gare. Un caso esemplare, che ha avuto pure risvolti parlamentari, con una interpellanza del deputato Filippo Misuraca, è quello di Caltanissetta, dove la IBI di Pozzuoli, capofila della compagine esclusa dalla gara ATO, ha presentato ricorso contro Caltaqua, per ritirarlo appena avuta l’opportunità di inserirsi, con l’Acoset di Catania che l’affiancava, nel gruppo assegnatario, attraverso l’acquisizione di una quota cospicua dalla Galva del gruppo Pisante. Tutto questo, a dispetto delle leggi e delle direttive comunitarie, che vietano qualsiasi modificazione all’interno delle compagini vincenti. Il processo di privatizzazione in Sicilia non sta recando comunque un decorso facile. Ha suscitato tensioni politiche, tali da rendere difficoltose le aggiudicazioni, mentre ha agitato la protesta delle popolazioni, allarmate dai rincari dell’acqua che ovunque ne sono derivati. Per tali ragioni a Trapani e Messina le gare rimangono sospese, con rischi di commissariamento dei rispettivi ATO, mentre a Ragusa si è arrivati addirittura a un ripensamento, per certi versi un dietro-front, che ha coinvolto gran parte dei sindaci dell’area. Sotto il profilo economico, il sudest, da Catania alla provincia iblea, reca tratti distinti. È la sede principale delle colture in serra, lungo i percorsi della fascia trasformata. È area d’insediamento di grandi centri commerciali, con poli importanti a Misterbianco, Siracusa, Modica e Ragusa. È territorio di una banca influente, la BAPR, che riesce a collocarsi oggi, per capitalizzazione, fra le prime venticinque banche in Italia. E’ un’area di forte interlocuzione economica, a tutti i livelli, con risvolti operativi non da poco. Se ne hanno riscontri nella politica concertata dei nuovi poli commerciali, negli accordi strategici che vanno maturando nel mercato immobiliare, nella grande distribuzione alimentare, nel mercato ittico, nella costruzione di opere pubbliche e infine, dopo la svolta della legge Galli nello sfruttamento privato delle acque. Negli ultimi anni la società che opera anche nella provincia catanese, l’ Acoset, è stata al centro di numerose contestazioni, da parte di enti e comitati di cittadini che ne hanno denunciato, oltre che i canoni esosi, le carenze di controllo. Il caso più clamoroso è emerso nel 2006 quando nell’acqua da essa erogata in diversi centri sono state rilevate concentrazioni di vanadio nocive alla salute. La Confesercenti di Catania è intervenuta con esposti ad autorità competenti e al Ministero della Salute. Il comune di Mascalucia ha aperto in quei frangenti un contenzioso, negando la potabilità dell’acqua. Per la mancata erogazione in alcuni centri, l’azienda è stata inoltre censurata dal Codacons e, in un caso almeno, è stata indagata dalla magistratura etnea. Ma l’Acoset, potendo contare su alleati idonei, ha ormai assunto i toni e le pretese di un potere forte. Quale socio privato dell’ATO 2 di Catania, l’impresa eroga l’acqua a 20 comuni etnei, per circa 400 mila abitanti. Da capofila della società Girgenti Acque ha sbaragliato potenti società italiane ed estere, come Aqualia appunto, aggiudicandosi un affare che le farà affluire in trenta anni 600 milioni di euro, di cui circa 100 milioni dall’Unione Europea. In definitiva, nella Sicilia più a sud si è giocato per vincere, a tutti i costi. Il coinvolgimento della banca BAPR ne è una prova. E anche nel ragusano Acoset, con le sue alleate, avrebbe vinto se, dopo la decisione assunta dai sindaci dell’ATO in favore della privatizzazione, nel giugno 2006, non fossero accaduti degli incidenti, privi di riscontro in Sicilia, per certi versi quindi imprevedibili. Un pugno di ragazzi, fondatori di un giornale in fotocopia, “Il clandestino”, hanno deciso di mettersi di traverso, suscitando una resistenza corale, che ha incrociato lungo il suo cammino Alex Zanotelli, l’Antimafia di Francesco Forgione, il Contratto Mondiale dell’acqua di Emilio Molinari, la CGIL di Carlo Podda. Dalle cronache, in Sicilia e nel paese tutto, la storia è stata registrata come una esperienza esemplare, cui si sono coinvolti dirigenti sindacali come Tommaso Fonte, Franco Notarnicola, Nicola Colombo e Aurelio Mezzasalma, esponenti politici come Marco Di Martino, esponenti dell’associazionismo come Barbara Grimaudo. La battaglia dell’acqua, nel sudest siciliano, rimane comunque aperta, con i poteri forti che insistono a lanciare i loro moniti, mentre vanno preparandosi all’ultimo decisivo assalto.

Fonte: ucuntu.org

Tratto da: gliitaliani.it

Antimafia Duemila – Referendum per fermare la privatizzazione dell’acqua

Fonte: Antimafia Duemila – Referendum per fermare la privatizzazione dell’acqua.

PRIVATIZZAZIONE: IL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI HA DEPOSITATO OGGI 3 QUESITI REFERENDARI PER FERMARE LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE DI ROMA. IL 24 APRILE PARTE LA RACCOLTA FIRME.

BARBERA
(SOLIDARIETA’ E COOPERAZIONE-CIPSI), TRA I PROMOTORI DEL REFERENDUM: “È IL MOMENTO DI AVVIARE AZIONI CONCRETE PER FIRMARE PER I TRE QUESITI REFERENDARI SULL’ACQUA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE.

L’ACQUA È UN DIRITTO DI TUTTI, E DEVE ESSERE A GESTIONE PUBBLICA”.

31 marzo 2010
Roma. Fermare la privatizzazione dell’acqua, aprire la strada della ripubblicizzazione ed eliminare i profitti dal bene comune acqua. Sono questi i tre quesiti referendari depositati oggi presso la Corte di Cassazione di Roma dal Forum italiano per i movimenti per l’acqua insieme a moltissime associazioni, e resi noti durante una conferenza stampa tenutasi in tarda mattinata presso la Federazione nazionale della stampa italiana. La campagna referendaria di raccolta firme inizierà a partire da sabato 24 aprile e in tre mesi dovranno essere raccolte almeno 500 mila firme affinché possa essere chiesto il referendum. I banchetti, grazie al gran numero delle associazioni aderenti al forum, saranno disponibili su tutto il territorio nazionale. “I tre quesiti – spiegano le organizzazioni – vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo e le norme approvate da altri governi  in passato che andavano  nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti”.
Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione – CIPSI ha dichiarato: “Invitiamo cittadini, istituzioni, enti locali, associazioni e società civile a firmare per i tre quesiti referendari sull’acqua contro la privatizzazione. L’acqua è un diritto di tutti, e deve essere a gestione pubblica. Il Cipsi, coordinamento di 45 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale, da oltre 20 anni lavora sulla tematica dell’acqua, promovendo il valore della risorsa idrica come bene comune e diritto umano universale e inalienabile.  È arrivato il momento di avviare azioni di informazione ed educazione a livello territoriale per promuovere la cultura dell’acqua come bene comune, azioni di sensibilizzazione verso comportamenti individuali e d’impresa più consapevoli, azioni per la definizione condivisa di politiche di gestione delle risorse naturali, sostegno per una gestione pubblica, partecipata e trasparente della risorsa idrica. Per questo Solidarietà e Cooperazione – Cipsi è fra i promotori dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua”.

Ufficio Stampa Cipsi, Nicola Perrone e Francesca Tacchia
tel. 06.5414894, cell. 329.0810937, web. www.cipsi.it

ComeDonChisciotte – ACQUA IN BALLO C’E’ IL FUTURO DI TUTTI NOI

Fonte:ComeDonChisciotte – ACQUA IN BALLO C’E’ IL FUTURO DI TUTTI NOI.

DI UGO MATTEI
lastampa.it

Caro Direttore,
in questi giorni il dibattito sulla privatizzazione dell’acqua, successivo all’approvazione del decreto Ronchi e alla decisione di sottoporlo a referendum ex art. 75 della Costituzione si sta arricchendo di importanti contributi. Alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua, il nostro Paese ha visto, sabato scorso, sfilare a Roma migliaia di persone che hanno protestato contro la nuova norma. Se è vero che invariabilmente gli ultimi referendum non hanno raggiunto il quorum del 50% dei partecipanti dimostrando stanchezza dell’elettorato per uno strumento di democrazia diretta che dovrebbe essere usato soltanto come extrema ratio, è altrettanto vero che questa volta la posta in gioco è altissima. Un dibattito serio su questo tema è dunque essenziale perché davvero ne va di mezzo il futuro di tutti noi.

Infatti, la consegna definitiva del controllo delle riserve idriche a soggetti privati multinazionali, voluta dal Decreto Ronchi costituisce la più significativa resa della sovranità politica a soggetti privati multinazionali avvenuta in Italia negli ultimi vent’anni. Ciò è avvenuto con un semplice voto di fiducia (senza dibattito parlamentare) proprio mentre in tutto il mondo si sta cercando di ripensare il modello di sviluppo fondato sulla privatizzazione e sull’egemonia delle compagnie multinazionali per smussarne quantomeno i lati speculativi più inaccettabili.

Per esempio, il Comune di Parigi, dopo venticinque anni in cui due multinazionali si spartivano il controllo del mercato idrico, è tornato ad un modello di gestione pubblicistica con immediata riduzione delle tariffe ed aumento degli investimenti. Infatti, abbiamo visto come la gestione «for profit» dei servizi idrici, come peraltro di tutti i servizi di pubblica utilità resi in regime di monopolio o di oligopolio (per esempio le Autostrade), comporti storicamente una riduzione degli investimenti ed un aumento dei prezzi.

Per far fronte a questo problema strutturale occorre perciò escogitare buoni strumenti non profit (su cui la cultura giuridica sta lavorando), i soli che consentono il prevalere di una logica ecologica di lungo periodo piuttosto che di quella economica di brevissimo periodo dettata dai valori delle azioni sui mercati finanziari.

La progressiva scarsità dell’acqua sta creando in tutto il mondo una corsa delle multinazionali al controllo di ogni risorsa idrica, perché si tratta di controllare una potenziale fonte di profitto ingentissima creato da un bisogno ineludibile, quello di bere ed irrigare. Senza acqua la vita è semplicemente impossibile e ci sarà quindi sempre domanda di oro blu. Ma questa risorsa soddisfa un diritto fondamentale dell’uomo ed è troppo importante per essere gestita con a mente il solo profitto.

Il decreto Ronchi obbliga alla privatizzazione del servizio idrico costringendo ogni ente, (pubblico o privato che sia) che attualmente in modo diverso da territorio a territorio sta gestendo l’acqua a trasferire il controllo a società private entro fine 2011. Questa scelta politica, provocando la simultanea offerta sul mercato di tutte le quote di gestione, avrà come effetto naturale la svendita del servizio creando le condizioni per un ennesimo regalo dal pubblico al privato.

È singolare come il decreto sia stato voluto da una maggioranza in cui una componente assai forte fa del federalismo e dell’autonomia dei territori una propria bandiera. Esso concretizza in realtà una mossa di centralizzazione nella gestione dell’acqua irragionevole, autoritaria ed estremamente pericolosa per la stessa sopravvivenza. Molti amministratori locali, costretti a svendere strutture e tecnologie create negli anni sulla base della fiscalità generale, se ne stanno accorgendo. La speranza è che il dibattito referendario possa far capire questa drammatica realtà anche a quei cittadini che vogliono essere padroni a casa propria.

Ugo Mattei (Professore di Diritto civile all’Università di Torino)
Fonte: http://www.lastampa.it
Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7121&ID_sezione=&sezione=
23.03.2010

Antimafia Duemila – Acqua: referendum contro privatizzazione

Fonte: Antimafia Duemila – Acqua: referendum contro privatizzazione.

”Contro la privatizzazione dell’acqua prevista dal decreto Ronchi il 31 marzo ci sara’ un incontro per la deposizione in Cassazione di tre quesiti rederendari e poi ad aprile partira’ una campagna per la raccolta delle firme”.

Lo ha annunciato Guido Barbera, presidente di Solidarieta’ e Cooperazione Cipsi, il Coordinamento di iniziative popolari di solidarieta’ internazionale che riunisce 45 Ong, durante la presentazione del dossier ”Acqua 2010” diffuso oggi, alla vigilia della manifestazione che si terra’ domani a Roma e della giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo.

La privatizzazione della gestione dell’acqua prevista dal Decreto Ronchi, si legge nel rapporto, ”non ha fatto che peggiorare la situazione della gestione dell’acqua in Italia.

A dimostrarlo sono le cifre del rapporto Blue Book 2009 (realizzato da Utilitatis-Centro di ricerca sui servizi pubblici), che ha confrontato per il 2009 le tariffe tra gestioni private e in house. Le prime sono aumentate del 12% rispetto alle previsioni. Nel secondo caso il dato e’ rimasto praticamente costante (solo l’1% in piu’)”.

La privatizzazione dell’acqua, infatti, spiega ancora il dossier, ”non influisce tanto sulla qualita’ del servizio, quanto sull’aumento delle tariffe. Le stime per il futuro parlano di un 35% in piu’, a fronte di un servizio che rimarra’ pressoche’ identico. Quanti privati saranno, infatti, disposti, a investire miliardi di euro per il completamento e la manutenzione delle infrastrutture del servizio idrico?”.

Blog di Beppe Grillo – Il nodo di Gordio

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il nodo di Gordio.

Il cittadino è escluso da qualunque scelta. La democrazia non è mettere una croce sul simbolo di una coalizione ogni cinque anni. La democrazia è partecipazione. In teoria, esiste anche in Italia. Il referendum è una forma di partecipazione, lo sono le leggi di iniziativa popolare. Entrambi, però, solo a livello nominale. Le firme finiscono nei sotterranei del Senato e lì rimangono per sempre. I referendum sono boicottati o ne viene persino ignorato l’esito, come nel caso del nucleare.
La Costituzione sovietica era, sulla carta, la migliore del mondo. La sua applicazione dipendeva però dalla volontà di Stalin e della gerontocrazia che lo seguì. Il potere al popolo e il popolo nei gulag. L’Italia è un gulag moderno, con abitanti senza voce, senza diritti. Una pentola a pressione con (sopra il coperchio) una classe di persone che la sfrutta fino in fondo, fino all’ultima zolla di terra, di albero, di fiume, di aria, di energia. In Italia è in atto in modo ormai palese una nuova lotta di classe. Da una parte la classe dei cittadini, dall’altra gli “spaghetti power“, dove tutto è intrecciato: i concessionari di confindustria, gli appaltatori pubblici, una parte del clero, la massoneria, i partiti, la criminalità organizzata, i servizi deviati dello Stato, il sistema bancario, l’informazione. E’ un’orgia. Se tiri un solo spaghetto, sollevi un gomitolo inestricabile, un nodo di Gordio.
Il cittadino ha una sola possibilità, mettersi l’elmetto, farsi Stato e riappropriarsi della sua vita con azioni concrete, dirette, non intermediate dai politici. Siamo persone, non merci. Viviamo in uno Stato, non in un mercato. Partiamo da ciò che ci appartiene per nascita, dall’acqua.
1. L’acqua è la fonte principale di vita, appartiene a tutti
2. L’acqua è un diritto umano e sociale
3. L’acqua non può essere fonte di profitto
Nello Statuto dei vostri Comuni fate inserire il testo: “In osservanza della legge, la proprietà delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato è pubblica e inalienabile. La Città si impegna per garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici“.
Il consiglio comunale lo può fare su richiesta dei cittadini in modo spontaneo o attraverso una delibera di iniziativa popolare come è avvenuto a Torino su iniziativa del Comitato Acqua Pubblica che ha raccolto 12.000 firme.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Antimafia Duemila – Appello di Alex Zanotelli: ”Mobilitiamoci! Sull’acqua ci giochiamo tutto”

Antimafia Duemila – Appello di Alex Zanotelli: ”Mobilitiamoci! Sull’acqua ci giochiamo tutto”.

di Alex Zanotelli – 10 febbraio 2010
Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.

Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi, che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari.
E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della «creatura» più sacra che abbiamo: «sorella acqua». Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua [avremo così cittadini di serie A e di serie B!]. Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete. Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità [«l’oro blu»], bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici [scioglimento dei ghiacciai e dei nevai] sia per l’incremento demografico.
L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile. Purtroppo il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua. Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari si trasformerà in un boomerang.
E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale. Questi anni di impegno e di sensibilizzazione sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale, che ora deve diventare politica. Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro: o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico. Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua [22marzo].
Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale. E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo [aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!]. Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico. Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro referendum popolare propositivo. Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia. Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi [la patria delle grandi multinazionali dell’acqua, Veolia, Ondeo, Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana] a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi. Mobilitiamoci! E’ l’anno dell’acqua!

Tratto da: carta.org

Blog di Beppe Grillo – La guerra per l’acquedotto pugliese

Fonte: Blog di Beppe Grillo – La guerra per l’acquedotto pugliese.

Se Vendola avesse in Puglia l’appoggio del Pdmenoelle vincerebbe a mani basse. D’Alema prosegue la demolizione del suo partito di cui Bersani è solo il portavoce. In gioco nelle elezioni della Regione Puglia c’è la privatizzazione dell’acquedotto pugliese, il resto è fumo negli occhi dei cittadini
“Le fonti sono sotto gli occhi di tutti. La scelta del Governatore della Puglia alle prossime elezioni è conseguenza della privatizzazione dell’acquedotto pugliese. In prima fila c’e’ il gruppo Caltagirone (ergo Casini UDC) per rilevare la concessione sulla gestione del più grande acquedotto d’Europa. Vendola, il Governatore uscente, ha dichiarato che non privatizzerà una struttura pubblica costruita con il sangue e i soldi dei cittadini italiani e pugliesi! Allora D’Alema ha cominciato la sua manovra politica per cercare di accaparrarsi l’acquedotto con un governatore (BOCCIA) “economista” del PD che farà alleanza con l’UDC, ossia Casini, ossia Caltagirone, che avrà la gestione della più grande infrastruttura pugliese. Questo significa gestire soldi dei cittadini, posti di lavoro, ergo voti! Vendola si trova a non essere candidato in pectore perché vuole salvare la più grande infrastruttura pugliese oggi esistente. Spero che Beppe Grillo possa salvarci da questo scippo colossale! Aiutateci!”. Antonio L.

Blog di Beppe Grillo – Acqua pubblica

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Acqua pubblica.

L’acqua deve tornare pubblica. Quotare la pioggia in Borsa equivale ad affidare la sopravvivenza delle persone a degli squali. Il prossimo V3day sarà per l’acqua pubblica, l’8 maggio 2010. In Italia manca una cultura diffusa dell’acqua, i fiumi e i torrenti sono inquinati nell’indifferenza di quasi tutti, le sorgenti non sono protette, l’acqua viene sprecata come se fosse un bene inesauribile. L’acqua è il petrolio di questo secolo, l’oggetto di desiderio delle multinazionali, dobbiamo difenderla In Italia esistono movimenti e testimonianze a favore dell’acqua pubblica come il: “Forum italiano dei movimenti per l’acqua“.

“Sono Paolo Carsetti, il segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete di associazioni, comitati territoriali, organizzazioni sindacali, sta insieme dal 2006, perché conduce una battaglia rispetto alla gestione pubblica dell’acqua e intende far riconoscere un diritto umano universale.
Abbiamo iniziato redigendo una legge di iniziativa popolare, a fine 2006 e raccogliendo più di 400 mila firme. Ora la legge è in discussione in Parlamento e. visto il quadro parlamentare – istituzionale, non gode di grande sostegno da parte dei partiti presenti in Parlamento e giace in un cassetto. Abbiamo promosso la prima manifestazione per l’acqua pubblica in Italia, il primo dicembre 2007, a cui hanno partecipato più di 40 mila persone, ora stiamo conducendo campagne a livello nazionale tramite tutti i comitati territoriali, realtà associative e sociali, perché crediamo che questo sia l’unico modo per garantire un diritto e un servizio a tutta la popolazione.
In Italia il processo di privatizzazione del servizio idrico è iniziato da metà degli anni 90. Attraverso diversi provvedimenti legislativi si è andata affermando la gestione privata. Questo ha comportato diverse conseguenze sui cittadini, in primis c’è stato un aumento costante negli anni delle tariffe perché, oltre ai costi di gestione, il soggetto privato deve prevedere all’interno della tariffa, così come dice la legge, un profitto che noi come cittadini e utenti paghiamo al gestore. Quello che ci era stato raccontato, nel momento in cui si era avviato il processo di privatizzazione, era che lo Stato non poteva fare più fronte ai costi di gestione del servizio idrico, agli investimenti necessari per ristrutturare la rete idrica che ormai è vetusta e è definita un colabrodo e che dovevano intervenire soggetti privati perché solo loro potevano apportare i capitali necessari.
Quello che si sta registrando, e tutti i dati sono concordi sul fatto che all’inizio degli anni 90, gli investimenti annui erano pari a circa 2 miliardi di euro l’anno, oggi si registrano investimenti pari a circa 700 milioni di euro l’anno, ora abbiamo da una parte un innalzamento delle tariffe per garantire il profitto ai soggetti e ai gestori privati e dall’altra una diminuzione degli investimenti e anche della qualità del servizio.
C’è un altro fatto fondamentale rispetto al processo di privatizzazione, se io sono un soggetto privato e devo gestire un servizio, e quindi anche distribuire una risorsa, l’obiettivo che mi pongo sarà quello di aumentare la quantità di prodotto che vendo anno dopo anno, tant’è vero che in Italia i “piani di ambito” che sono i piani attraverso i quali si gestisce la risorsa idrica, prevedono nei prossimi anni un aumento dei consumi pari al 18% circa, ossia i gestori privati prevedono un aumento di quella che è la vendita del proprio prodotto. Questo credo sia assolutamente da scongiurare, anche perché i cambiamenti climatici, quello che è il riscaldamento globale ha come primo effetto e come prima conseguenza, proprio un aumento della scarsità della risorsa. Allora bisognerebbe approntare politiche di risparmio idrico, politiche di uso sostenibile della risorsa, questo, i soggetti privati, anche legittimamente rispetto a quella che è la propria “mission” imprenditoriale non lo possono garantire, lo può garantire esclusivamente una gestione attraverso enti pubblici, proprio perché il suo primo obiettivo è di garantire un servizio e un diritto a tutti, anche per le generazioni future, e di poter usufruire di identico patrimonio naturale.

Cosa può fare il cittadino per contrastare il processo di privatizzazione dell’acqua in Italia? Noi abbiamo messo in campo diverse campagne: una è quella di modifica degli statuti comunali e provinciali, proprio perché l’ultimo provvedimento approvato dal Governo a novembre 2009, fa riferimento alla privatizzazione dell’acqua, perché riconosce nel servizio idrico un servizio a rilevanza economica e quindi deve essere messo necessariamente sul mercato e sottostare alle leggi del mercato e della libera concorrenza. Noi riteniamo che il servizio idrico e quindi l’acqua non sia un bene di rilevanza economica, non sia un bene che debba sottostare alle leggi del mercato, ma vada garantito come un diritto di tutti, per questo i cittadini possono promuovere delle raccolte firme all’interno del territorio della propria Provincia e comune, per stimolare il Consiglio Comunale o il Consiglio Provinciale a approvare delle deliberazioni che modifichino lo Statuto comunale tramite l’inserite del riconoscimento del diritto umano all’acqua e tramite l’inserimento del riconoscimento del servizio idrico come servizio pubblico – locale privo di rilevanza economica. In questo modo l’ente locale, il Comune o Provincia può riappropriarsi della podestà decisionale, di come gestire il servizio idrico e quindi fuoriuscire dalla legislazione nazionale e questo è fondamentale proprio per mettere uno stop al processo di privatizzazione in Italia.
Abbiamo già lanciato e lo faremo anche nei prossimi giorni una manifestazione nazionale proprio in occasione della giornata mondiale dell’acqua che ogni anno cade il 22 marzo, il 20 marzo, il sabato precedente lanciamo una grande manifestazione per l’acqua pubblica e per la difesa dei beni comuni a Roma, cui chiamiamo anche a partecipare tutti quei movimenti, quelle realtà un po’ disilluse anche dal fallimento della Conferenza di Copenaghen, si stanno battendo rispetto al tema della giustizia climatica.
Contemporaneamente è stato lanciato da diverse forze politiche e anche il forum italiano dei movimenti per l’acqua crede di dover partecipare alla battaglia referendaria per abrogare tutte quelle norme che hanno consentito e garantiscono la privatizzazione dell’acqua in Italia, in primis l’ultimo Art. 15 del Decreto Ronchi approvato a novembre, ma anche tutte quelle leggi che hanno permesso l’ingresso dei privati e anche delle multinazionali nella gestione del servizio idrico in Italia in tutti questi anni.
Tutte le iniziative che il forum italiano movimenti per l’acqua mette in campo e ha messo in campo, potete trovarle sul sito del forum: www.acquabenecomune.org quotidianamente aggiornato, con la possibilità di raccolta firme rispetto agli Statuti comunali, insieme a quello che verrà da qui alla raccolta firme del referendum e alle iniziative per la manifestazione nazionale del 20 marzo.”

Ci toglieranno anche l’aria – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte:Ci toglieranno anche l’aria – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Sarò antiquato, sarò diventato comunista senz’accorgermene. Ma non riesco proprio a capire perché mai delle aziende private dovrebbero lucrare su un bene pubblico come l’acqua. Eppure è quello che già succede in gran parte del mondo. E succederà presto in tutt’Italia dal 2011 se sarà definitivamente legge la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. E’ ovvio che quello che viene privatizzato non è il liquido H2O, ma il servizio che lo porta nelle nostre case: la gestione della rete distributiva. Ora può essere, e in gran parte è, in mano pubblica, cioè dello Stato tramite gli enti locali e le loro aziende municipalizzate. Finchè sono pubbliche, non hanno come primo scopo il guadagno, ma il pareggio di bilancio e il funzionamento del servizio. Che dunque deve costare ai cittadini il minimo indispensabile per funzionare. La cosiddetta riforma prevede che la gestione dell’acqua potabile passi a società private (scelte in via ordinaria con gare d’appalto) o miste pubblico-private (anche senza gara): società comunque obbligate a fare utili, non esistendo imprenditori animati da spirito missionario.

Ora, è normale che un imprenditore voglia fare utili. Ma dipende su quale bene. Se uno guadagna usando gli acquedotti che abbiamo pagato con i nostri soldi, dovremmo ribellarci tutti quanti, di destra, di sinistra o agnostici che siamo. Come avremmo dovuto fare quando le autostrade, che tutti noi abbiamo finanziato con le nostre tasse, sono passate ai privati. Naturalmente i trombettieri della privatizzazione dell’acqua annunciano servizi migliori a costi più bassi grazie alla mitica “concorrenza”. Balle. Se l’azienda è pubblica e non deve accumulare utili, normalmente applica tariffe più basse. Se l’azienda è privata, oltre agli investimenti per la manutenzione della rete, deve pure guadagnarci, dunque le bollette saranno più salate: a meno che, per tenerle basse, non si risparmi sugli investimenti, fornendo un servizio peggiore agli utenti.

Secondo La Stampa, già oggi “il 41% degli italiani è servito da società private o miste e a livello nazionale, tra il 2002 e il 2008, i prezzi dell’acqua sono aumentati del 30%. Si prevede che saliranno del 26% entro il 2020”. Tant’è che, per calmierare il boom delle bollette, è già in cantiere una bella “Authority dell’acqua”: l’ennesimo carrozzone dei partiti sul tipo di quelli che dovrebbero vigilare contro le concentrazioni sul mercato delle imprese, sul pluralismo televisivo, sulla libertà d’informazione, sulla nostra privacy, con i risultati che vediamo. Il proliferare di società miste pubblico-private, poi, aumenterà anche nel settore idrico la commistione fra politica e affari che già oggi produce uno scandaloso tasso di corruzione (valutato dalla Banca Mondiale in 40 miliardi di euro sottratti ogni anno dalle tasche dei cittadini). Quindi da un lato la cosiddetta privatizzazione dell’acqua non ci libererà dalla presenza inquinante della politica nell’economia, e dall’altro non garantirà affatto un migliore servizio ai consumatori.

Perché allora questa gran voglia di privatizzare l’”oro blu”? Perché ci sono enormi multinazionali ansiose di metter le mani su un business che oggi vale 2,5 miliardi di euro e presto potrebbe raddoppiare o triplicare. Multinazionali molto presenti nell’editoria sia come azioniste di giornali sia come inserzioniste pubblicitarie della stampa e delle tv. Dunque molto influenti su chi “fa opinione”. Fra i loro azionisti spiccano alcuni fra i più noti costruttori, che dell’acqua se ne infischiano, ma non vedono l’ora di accaparrarsi gli appalti per i lavori sulle reti idriche e sugli acquedotti. In pieno conflitto d’interessi, l’ennesimo. Se ne sentiva davvero il bisogno.

“MALEDETTI VOI….!” – Acqua privatizzata – Alex Zanotelli

Fonte: “MALEDETTI VOI….!”.

di Alex Zanotelli

Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua, che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi :” Maledetti voi ricchi….!”
Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua.
Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.
E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni  all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? ”
Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.
Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà. Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.

Per questo chiediamo:

AI  CITTADINI di

  • protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai propri parlamentari;
  • creare  gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale;
  • costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.

AI  COMUNI di

  • indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;
  • dichiarare l’acqua bene comune,’ privo di rilevanza economica’;
  • fare  la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.

LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE  COSIDETTE  MUNICIPALIZZATE.

AGLI  ATO

  • ai 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.

ALLE REGIONI di

  • impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia;
  • varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.

AI   SINDACATI di

  • pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;
  • mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.

AI  VESCOVI  ITALIANI di

  • proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell'”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);
  • protestare  come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi .

ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di

  • informare i propri fedeli sulla questione acqua;
  • organizzarsi  in difesa dell’acqua.

AI Partiti di

  • esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua;
  • farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di  iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.

L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria, l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese : “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili- sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra.  L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.”

Note: Chi vuole aderire alla Lettera di Zanotelli scriva un’email all’indirizzo:
beni_comuni@libero.it

ComeDonChisciotte – UNA LETTERA DAL FUTURO: UN CITTADINO SPIEGA LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA A UNA SENATRICE

Fonte: ComeDonChisciotte – UNA LETTERA DAL FUTURO: UN CITTADINO SPIEGA LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA A UNA SENATRICE.

FONTE: ALTRECONOMIA.IT

Al “Forum italiano dei movimenti per l’acqua”
A tutti i cittadini che hanno scritto ai Senatori della I Commissione

Roma, 12 novembre 2009

Negli scorsi giorni noi parlamentari abbiamo ricevuto tantissime vostre e-mail che ci segnalavano lo sdegno dei cittadini per il provvedimento del Governo che di fatto rende più concreto il processo di privatizzazione di un bene pubblico fondamentale: l’acqua.
Peraltro il Governo ha fatto tutto questo inserendo una norma in un decreto legge che parla di tutt’altro, piuttosto che affrontare in Parlamento una seria e aperta discussione della riforma dei servizi pubblici locali. Da tempo, infatti, giacciono sia alla Camera che al Senato dei progetti di legge di iniziativa parlamentare in cui si affronta la questione in maniera organica e strutturata. Invece il Governo, per la quarantacinquesima volta dall’inizio della legislatura, ha scelto la via più semplice, e più opaca rispetto alla pubblica opinione, del decreto-legge.

Come sapete in quel contesto si trattava di INCLUDERE l’acqua nell’elenco dei servizi esclusi dall’applicazione della modalità privatistica di gestione e affidamento (criticabile anche per altri aspetti), com’è stato fatto per energia e trasporti regionali, che hanno una normativa diversa ad hoc. Non si è voluto fare, parificando di fatto l’acqua a qualsiasi altro servizio, ad esempio lo smaltimento rifiuti. Il che risulta ancora più paradossale perché in sede europea e internazionale si sta tornando indietro, rispetto alle scelte più spinte di liberalizzazione, proprio sull’acqua. L’opposizione del gruppo del partito Democratico è stata dura. Abbiamo presentato numerosi emendamenti sia soppressivi che migliorativi, purtroppo incontrando solo un muro di chiusura da parte del Governo, che non ha accettato neppure la costituzione di un’Authority nazionale.
Siamo riusciti però, ed è un piccolo ma importante risultato, a fare accogliere un punto di principio cui appellarsi in fase applicativa, che riafferma “…piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio, in conformità a quanto previsto dal decreto legislativo 152 del 2006, garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio” (grassetto nostro).
Ora il testo è alla Camera e, visto anche l’approssimarsi della scadenza del decreto (24 novembre), sarà ancora più difficile, ma non per questo verrà meno il nostro impegno, forti anche del vostro contributo.

A tutti voi un cordiale saluto

Sen. Marilena Adamo, Segretaria I Commissione Affari Costituzionali – Senato della Repubblica
Gruppo Partito Democratico

UNA LETTERA DAL FUTURO: UN CITTADINO SPIEGA LA PRIVATRIZZAZIONE DELL’ACQUA A UNA SENATRICE

DI ALBERTO DE MONACO
altreconomia.it

Egregia senatrice,
le risponde uno che viene dal futuro: noi a Latina siamo in piena privatizzazione ormai da 7 anni. Ad Arezzo anche di più. Le scrivo usando quel poco di tecniche finanziarie ed economiche apprese sul “campo di battaglia”: la proprietà pubblica delle acque è fuori luogo, quindi nulla di nuovo all’orizzonte;
per quanto riguarda la tariffa, è la volontà del privatizzatore che esige che queste le faccia il pubblico. La tecnica è: io, privato, con le tariffe che voi ci dite di applicare non ce la faccio; i Comuni ci hanno presentato una situazione che da gestire è più difficile del previsto; le reti sono peggio del previsto, piove e l’acqua è torbida, etc, etc. Sono cose che qui da noi sentiamo da anni. Poi dicono:
attenzione, qui siamo in regime di monopolio territoriale, al gestore deve essere assicurato il pareggio, ossia il pagamento dei costi. Ecco allora che tu, pubblico, che sei il responsabile di fare la tariffa (…sui dati del gestore privato che il pubblico non può avere per legge, visto che è spa di diritto privato e quindi protetta per diritto nel suo agire per fare l’interesse degli azionisti) , mi devi aumentare le tariffe se vuoi gli investimenti. Poi c’è la solita tecnica: se non vuoi che aumentiamo subito, allora noi facciamo un bel project financing, chiediamo i soldi ad una bella banca d’affari che investe sul progetto gestionale, e cosi troviamo i soldi! Il problema è che la banca d’affari non fa carità, ma profitto, e se il progetto non rende non è che dice “mi ero sbagliata”. Al gestore dice: voglio comunque che tu onori il debito. Ecco allora che il gestore (che quasi sempre fa avallare questi prestiti con le garanzie della tariffa che il pubblico deve approvare) dice: “Cari sindaci, alzate la tariffa perché il servizio va male ma noi il mutuo (con interessi alla banca) lo dobbiamo pagare”. Ho letto piani d’ambito e richieste di finanziamenti in varie parti d’Italia, e le assicuro che spesso i gestori si lamentano perché magari quest’anno il consumo dell’acqua è diminuito e quindi ci sono meno introiti, anche se il costo corrente aumenta, il costo personale aumenta. E quindi dice ai sindaci: meno incassi, costi comunque elevati, la banca chiede di aumentare la tariffa, oppure diminuire gli investimenti, oppure ancora chiede che i comuni mettano soldi pubblici per fare investimenti in nuovi impianti che poi deve dare in gestione al privato.
Insomma, si riesce a capire che questo processo si chiama con un solo nome? Mercato sul bene acqua, grandi speculatori finanziari, multinazionali, banche d’affari, etc, etc.

Mi scusi se mi dilungo, ma vede noi che veniamo dal futuro possiamo descriverle bene cosa significa privatizzazione. Per non parlare poi della cattiva politica che in queste cose ci marcia e ci abusa.

Qui da noi questo processo a nome e cognomi: legge Meta-Besson, che immagino lei conosca. Il noto ingegner Besson, dopo aver scritto la legge regionale sul servizio idrico, dividendo gli Ato del Lazio un poco come le province e senza il criterio di ambito ottimale, è passato in Enel Hydro. Di qui poi è stato chiamato come amministratore in Acqualatina spa (è ancora il vice presidente), è stato consigliere d’amministrazione in Acea Ato2 spa, e presidente della Sorical in Calabria. Mentre, per non far torto a nessuno, il presidente di Acqualatina spa è (già dal 2006) il senatore di Forza Italia Claudio Fazzone, di Fondi.
Guardi le chiedo scusa, sono molto arrabbiato e mi fa male lo stomaco a parlare delle nostre cose che vengono dal futuro, ma sentire tante sciocchezze e mezze misure su una cosa così delicata e fondamentale come la gestione dell’acqua mi fa male al cuore, alla mente e pure alla tasca!!!

Abbiate il coraggio di dire: vogliamo che i Comuni spariscono, che il pubblico non sia più capace a fare nulla (la questione del controllo è questione di lana caprina, quando non si può gestire..), che i sindaci devono arrendersi, che le comunità sono gestite in effetti dalle volontà dei vari consigli d’amministrazione (acqua, rifiuti, etc, etc,) e facciamola finita!

Con il rispetto per una persona che -come lei- accetta la discussione ed il confronto, le dico che ormai non desidero più andare a votare per sindaci e politici e spero di poter votare i vari membri dei consigli d’amministrazione. magari ho più poteri verso di loro e decido anche io qualcosa! La lascio con un’ultima riflessione: le tariffe sono tutte aumentate per quanto previsto nei piani d’ambito privatizzati, ma gli investimenti fatti sono circa la metà di quanto previsto nei contratti a gara, quindi è come se noi cittadini pagassimo la tariffa doppia! Il tutto condito con investimenti totali negli anni privatizzati, meno di quelli che faceva prima il pubblico. Si chieda perché negli Stati Uniti d’America gli enti di gestione sono tutti pubblici, e Atlanta che aveva privatizzato ha avuto una pessima esperienza. Si chieda perché Parigi torna indietro. Noi che veniamo dal futuro lo abbiamo già capito bene sulla nostra pelle!

Alberto De Monaco, (Comitato acqua pubblica Aprilia)
Fonte: http://www.altreconomia.it
Link: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2176&fromHP=1
16.11.2009

ComeDonChisciotte – CI RIMANE SOLTANTO L’ARIA

ComeDonChisciotte – CI RIMANE SOLTANTO L’ARIA.

DI ANTONIO SCURATI
lastampa.it/

Cosa succede se la globalizzazione raggiunge il rubinetto di casa

Nessun uomo è tanto pazzo da vendere la terra su cui cammina. Così, stando alla leggenda, il grande capo indiano avrebbe risposto al negoziatore bianco che gli offriva la scelta tra la guerra di sterminio e l’acquisto delle terre ataviche della sua tribù. Che cosa direbbe oggi quel capo indiano di noi che, dopo aver fatto ovunque commercio della terra su cui camminiamo, ci apprestiamo a venderci anche l’acqua che beviamo?

Niente direbbe, il fiero guerriero, perché, al pari di ogni altro ostacolo locale, fu spazzato via dalla storia che, è bene non dimenticarlo, è stata sempre storia del processo unilaterale attraverso il quale l’Occidente, esplorando, conquistando e colonizzando, ha globalizzato la terra unificandola in un sistema mondo interamente governato dalla legge del capitalismo. Ora che quella grande impresa è compiuta, ora che la fase di espansione è terminata, ora che l’auto-narrazione in cui si racconta di come il pianeta Terra divenne una sfera interna alla logica del capitale è giunta alla fine, ora non rimane che lavorare sulle condizioni di vita all’interno della grande serra planetaria del capitalismo avanzato. Questa nuova frontiera interna che avanza senza soste ha un nome preciso: privatizzazione della vita.

Rientra in questo quadro epocale anche la notizia secondo la quale in Italia, remota provincia dell’impero, il governo sarebbe pronto ad appaltare a privati il servizio di erogazione dell’acqua, che smetterebbe così di fatto di essere un servizio pubblico, trasformando l’approvvigionamento idrico, cioè l’accesso a una fonte basilare della vita, in una qualsiasi merce. In linea concettuale, infatti, anche questo sarebbe un ampio passo verso la privatizzazione della vita: l’acqua smetterebbe di essere qualcosa cui tutti noi abbiamo diritto inalienabile per il semplice fatto di stare al mondo, una dotazione comune d’ingresso, come l’aria che respiriamo, e diverrebbe un bene voluttuario diversamente accessibile in base alla nostra individuale capacità di spesa. Ecco, dunque, un altro esempio della regola della deprivazione che sembra governare i destini degli uomini in questo nuovo scorcio di millennio: a ogni nuovo giro di giostra, man mano che il «pubblico» diventa «privato», ci viene sottratto ciò che è necessario per vivere o, almeno, ciò che fino a una generazione precedente era stato considerato un diritto naturale e inalienabile. La privatizzazione della vita agisce simultaneamente su due versanti, contigui e interconnessi come le due facce di un’unica moneta. Su un versante si procede a privatizzare la proprietà non più solo dei mezzi di produzione ma anche dei mezzi di sussistenza della vita della specie, sull’altro si mette in scena la riduzione della vita sociale a fatto privato.

Sul primo versante accade che, in un quadro globale di progressivo impoverimento delle risorse naturali, di cambiamenti climatici che rischiano di mettere fine al lussureggiare della vita planetaria e di fosche previsioni sull’aumento della popolazione mondiale, il controllo sui beni basali per l’esistenza, sulle condizioni di sopravvivenza, e finanche sulle matrici di riproduzione della vita biologica, viene via via affidato a soggetti d’impresa, cioè a privati mossi dalla logica del profitto e, spesso, da intenti speculativi. È il caso del controllo delle risorse idriche, delle biotecnologie in agricoltura, ma è anche il caso della privatizzazione della guerra subappaltata a contractors privati, della privatizzazione della ricerca medico-scientifica e, sopra ogni altro, è il caso della ricerca sul genoma umano condotto da privati. Il secondo versante, meno serio ma non meno preoccupante, è quello della trasformazione della politica in talk show, un osceno teatrino di faccende un tempo confinate nella vita privata che ha l’effetto di svilire, fino all’annichilimento, la nozione di «pubblico interesse». Il «pubblico», come ci ha insegnato Bauman, è così svuotato dei suoi contenuti, privato di un’agenda propria: è solo un agglomerato di guai, preoccupazioni e problemi privati. È l’eclissi della politica, un tempo intesa come possibilità di fare uso di mezzi collettivi per affrontare i problemi individuali. È anche la fine del sentimento di comunità. E, con esso, la fine del principio di un bene comune.

Da entrambi i lati dello schermo televisivo, la collettività scade ad aggregato di agenti individuali, le esistenze a questioni private. La lezione che si ricava da questa rappresentazione che rimodella la nostra capacità di pensare il mondo in comune è che ciascuno può solo lodare se stesso per i propri successi o, più probabilmente, incolpare se stesso per i propri fallimenti. Tutti gli individui assistono al grande talk show della vita privatizzata soli con i loro problemi e, quando lo spettacolo finisce, si ritrovano sprofondati nella loro solitudine, immersi nel buio di una stanza in subaffitto davanti a un televisore sintonizzato su di un canale morto.

Antonio Scurati
Fonte: http://www.lastampa.it/
Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6637&ID_sezione=&sezione=
19.11.2009

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Antonio Scurati (Napoli, 1969) è uno scrittore italiano.
Docente e ricercatore all’Università di Bergamo, coordina il Centro studi sui linguaggi della guerra e della violenza. Sempre presso l’Università di Bergamo insegna Teorie e tecniche del linguaggio televisivo. Nel 2005 Scurati diviene Ricercatore in Cinema, Fotografia, Televisione. Nel 2008 si trasferisce alla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano, dove svolge l’attività di ricercatore e docente titolare nell’ambito del Laboratorio di Scrittura Creativa e del Laboratorio di Oralità e Retorica.
Ha pubblicato il saggio Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale (2003, finalista al Premio Viareggio). Il suo romanzo Il Sopravvissuto (Bompiani, (2005) ha vinto la XLIII edizione del Premio Campiello.
Nel 2006 è stato pubblicato in una nuova versione il suo romanzo d’esordio, Il rumore sordo della battaglia.
Nel 2006, presso Bompiani, è uscito il saggio “La letteratura dell’inesperienza. Scrivere romanzi al tempo della televisione”: una riflessione su media, dadaismo, letteratura e umanesimo. Collabora con il settimanale Internazionale e con il quotidiano La Stampa.
Nel 2007 viene pubblicato Una storia romantica. Nello stesso anno realizza per Fandango il documentario La stagione dell’amore, un film che indaga sul tema dell’amore nell’Italia contemporanea riprendendo l’inchiesta realizzata nel 1965 da Pier Paolo Pasolini in Comizi d’amore. [1]
Nel 2009 ha pubblicato “Il bambino che sognava la fine del mondo”. Un romanzo che descrive impietosamente la fame di tragici eventi che hanno i mass-media e il mondo dell’informazione in generale.

Piero Ricca » Acqua ai privati? Fatto!

Fonte: Piero Ricca » Acqua ai privati? Fatto!.

Con voto di fiducia il governo ha imposto il passaggio ai privati della gestione delle reti idriche, un fatto di enorme gravità per chiunque capisca l’importanza di mantenere sotto il controllo pubblico i beni comuni. La mobilitazione sui territori prosegue, mentre si annuncia un referendum abrogativo. QUI il comunicato del forum italiano per l’acqua pubblica.

LA PIRAMIDE DELL’ACQUA

LA PIRAMIDE DELL’ACQUA.

Un’invenzione olandese, “la piramide dell’acqua” può rifornire di acqua potabile a bassissimi costi, depurando l’acqua contaminata. È interessante soprattutto per paesi in via di sviluppo. Il segreto risiede nel depurare l’acqua sfruttando la luce del sole.
Da Thijs Westerbeek van Eerten.

La scarsità di acqua e soprattutto di quella potabile è un problema latente in tutto il pianeta. Centinaia di migliaia di persone muoiono perché non dispongono di acqua potabile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha calcolato che, annualmente, muore oltre un milione e mezzo di bambini per questa causa, principalmente in zone tropicali.
L’ingegnere olandese Martijn Nitzsche è l’inventore della piramide dell’acqua, un sistema di depurazione delle acque che forse potrebbe offrire una soluzione al problema. Quest’invenzione lo ha reso meritevole di un premio di innovazione assegnato dalla Banca Mondiale. Secondo il parere di Nietzsche, il problema principale è che il 98% di tutta l’acqua del pianeta è quella salata dei mari e del rimanente 2 %, la metà è accumulata nei ghiacciai sottoforma di ghiaccio.
“Tutti noi focalizziamo la nostra attenzione verso quell’1 % di acqua dolce che cerchiamo di depurare. Risulta curioso che precisamente la piramide dell’acqua si basa sull’acqua degli oceani, vale a dire, acqua salata che abbiamo in abbondanza. La piramide depura l’acqua salata e la trasforma in acqua potabile.

Il sole
Il meccanismo della piramide di acqua è sorprendentemente semplice: di fatto non si tratta d’ altro che di un enorme recinto gonfiabile, qualcosa di simile a un campo da tennis gonfiabile ma a forma di piramide e di plastica trasparente. Ecco le fasi del suo funzionamento:
1 – Il sole attraversa la plastica e riscalda l’acqua fino ai 70 gradi centigradi.
2 – Nel fondo della piramide c’è una piccola vasca con sale e acqua sporca. L’acqua evapora sotto l’effetto del calore del sole e deposita gocce di vapore sulle pareti interne della piramide.
3 – Di fatto, si tratta di gocce di acqua distillata, senza sale e libera da batteri, cioè acqua potabile.
4 – Quando le gocce raggiungono un certo peso, cadono lungo le pareti e vengono incanalate fino a raggiungere un deposito sotterraneo.

Cifre.
Una piramide di 30 metri di diametro può rifornire giornalmente nei tropici 1.000 litri di acqua potabile a 300 – 400 persone. Il costo attuale di una piramide è di circa 150.000 euro ed ha una durata di 10 anni, il prezzo del litro di acqua oscillerebbe tra 1 o 2 centesimi di euro.
Potrebbe sembrare una cifra insignificante, ma per le popolazioni in via di sviluppo non è così. L’ingegnere Nietzsche mette il dito nella piaga:
“La gente di quelle regioni non è abituata a pagare l’acqua. Puoi offrire una grande tecnologia, ma si tratta principalmente di renderli coscienti che non si ammaleranno bevendo acqua contaminata e di conseguenza vivranno più anni”.
Nel frattempo il messaggio si sta diffondendo: In Gambia, Senegal e India sono già in funzione delle piramidi di acqua sotto l’amministrazione e il controllo della popolazione. In breve tempo, le piramidi faranno la loro comparsa nell’ arcipelago indonesiano che con le sue migliaia di isole si profila come uno dei luoghi più adatti. Con l’aumento della produzione potrebbero diminuire i costi della piramide, da 150.000 euro a 15.000, il che rende il progetto ancora più interessante, se comparato con le istallazioni di desalinizzazione tradizionali. Le ONG sono molto interessate a questo sistema.

http://www.waterpyramid.nl/

Blog di Beppe Grillo – Acqua: il grande rifiuto

Blog di Beppe Grillo – Acqua: il grande rifiuto – di padre Alex ZANOTELLI .

ACQUA: IL GRANDE RIFIUTO di padre Alex ZANOTELLI

Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 . Queste “Modifiche” sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali, come gas, trasporti pubblici e rifiuti. Le vie ordinarie ‐così afferma il Decreto‐ di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio “industriale”. In poche parole questo vuol dire la fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa.

Questo decreto è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno.

E’ la vittoria del mercato, della merce, del profitto. Cosa resta ormai di comune nei nostri Comuni? E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, oggi, portata avanti brillantemente dalla destra. A farne le spese è sorella acqua. Oggi l’acqua è il bene supremo che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’incremento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!)

Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione del Papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’”accesso all’acqua” è “diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni”. Tutto questo è legato al “diritto primario della vita”. La gestione dell’acqua per il nostro Governo è assimilabile a quella dei rifiuti! Che vergogna! Non avrei mai pensato che la politica potesse diventare a tal punto il paladino dei potentati economico‐finanziari. E’ la morte della politica!

Per cui chiedo a tutti di:

‐protestare contro questa decisione del governo tramite interlocuzioni con i parlamentari, invio di e.mail ai vari ministeri…

‐chiedere ai parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400mila firme e ora ‘dorme’ nella Commissione Ambiente della Camera;

‐chiedere con insistenza alle forze politiche di opposizione che dicano la loro posizione sulla gestione dell’acqua e su queste Modifiche alla 23 bis;

‐premere a livello locale perché si convochino consigli comunali monotematici per dichiarare l’acqua bene comune e il servizio idrico “privo di rilevanza economica”;

‐ed infine premere sui propri consigli comunali perché facciano la scelta dell’Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico: è l’unica strada che ci rimane per salvare l’acqua.

Sarà solo partendo dal basso che salveremo l’acqua come bene comune, come diritto fondamentale umano e salveremo così anche la nostra democrazia.

E’ in ballo la Vita perché l’Acqua è Vita!

Acqua in Campania, la base USA ritira le famiglie dei militari

Acqua in Campania, la base USA ritira le famiglie dei militari.

I test effettuati dalle autorità americane sono allarmanti: 89 case su 130 risultano sottoposte a rischio “non accettabile”. Bisogna aspettare la fine dell’anno perchè vengano controllate le oltre 1000 abitazioni dei militari americani di stanza in Campania e perchè vengano concluse le analisi sull’aria. Nel silenzio di Asl e Comune.

Gli Americani sono rimasti inorriditi dopo aver constatato i risultati delle analisi di campioni d’acqua del casertano e del napoletano: “Inquinamento oltre la norma”, “Acqua pericolosa per la sola igiene personale”, “Acqua pericolosa anche per consumo non umano”, “Tetracloroetilene disciolta insieme a coliformi fecali e nitrati”. Con queste motivazioni i militari hanno evacuato 17 famiglie per “rischio non accettabile”. Gli effetti di trent’anni di scarichi indiscriminati di rifiuti tossici stanno cominciando a farsi sentire, e non è che l’inizio.

L’Asl 1 di Napoli, nel novembre del 2008, aveva istituito delle controanalisi per contestare i dati… in possesso dell’Us Navy di stanza in Campania (l’inchiesta della Marina USA è infatti partita lo scorso autunno in seguito alla segnalazione di disturbi clinici di vario genere riscontrati nelle famiglie americane che abitano vicino le basi militari). Per bocca del capo dipartimento prevenzione dell’Asl nonchè principale referente in materia di igiene e sanità del sindaco Rosa Russo Jervolino, Giuseppina Amispergh, si dichiara che l’allarme è “pericoloso e ingiustificato”. Il Comune di Napoli dichiara: “Acqua potabilissima, bevete senza preoccupazione”. “Rischi non accettabili nei rubinetti di Napoli città” dichiarano invece gli Americani. Di chi fidarsi? Risposta scontata.

Gli appelli di oncologi e medici campani stanno cadendo nel vuoto: già si era parlato della città di Bacoli e di come l’assunzione di acqua inquinata e il consumo di prodotti agricoli coltivati su campi zeppi d’immondizia. In Campania, infatti, gran parte dell’irrigazione viene effettuata tramite pozzi o allacciamenti abusivi ad acquedotti non controllati. Tenendo conto che la maggior parte dei terreni coltivati viene irrigata dalla rete di canali dei Regi Lagni costruiti sotto i Borbone, i cui argini sono a loro volta costituiti da montagne di monnezza, e la cui acqua in alcuni canali assume strane colorazioni, passando dal verde al giallo fino al blu chiaro, si capisce che il casertano e il napoletano risultano totalmente compromessi.
Difficile credere che anche la produzione di mozzarella di bufala, bloccata qualche tempo fa per inquinamento, non sia compromessa anch’essa. Anche perchè in Campania vi è la consuetudine di costruire edifici e allevamenti su terreni interessati precedentemente a scarico abusivo di rifiuti e ci si allaccia a reti idriche anche loro abusive. Inoltre i test della analisi sono sotto il controllo dei clan camorristici, come dimostra un’inchiesta de L’espresso. Gli incendi che si verificano quotidianamente spargono sostanze nocive su campi e pascoli adiacenti, nella totale indifferenza delle autorità preposte che ignorano denunce e segnalazioni dei cittadini esasperati.

Nel frattempo la devastazione va avanti.

Blog di Beppe Grillo – Seconda stella, l’Acqua – Riccardo Petrella

Blog di Beppe Grillo – Seconda stella, l’Acqua – Riccardo Petrella.

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L’acqua è vita. Privatizzare l’acqua significa mettere la nostra vita nelle mani delle multinazionali, della Borsa, delle stock option, dei dirigenti di partito. Un comune che privatizza l’acqua perde il diritto di rappresentanza dei cittadini. Perché i sindaci privatizzano l’acqua? Chi ci guadagna? Se i cittadini perdono, qualcuno ci deve guadagnare…
I nostri dipendenti non possono alienare le risorse del nostro Comune. Nessuno li ha autorizzati. La vita è nostra e l’acqua pure. Il video di oggi è dedicato a Riccardo Petrella, esperto mondiale dell’acqua.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Testo dell’intervento:
“Buongiorno a voi tutti, Lovanio esiste, malgrado l’ignoranza di Beppe Grillo.
Ci sono dei buoni professori a Lovanio. Non io, oramai sono un professore emerito, perché l’età è.. e allora Beppe mi ha domandato di introdurre un pochino una riflessione sul problema dell’acqua. Effettivamente sono stato molto contento di vedere che la Carta di Firenze l’acqua pubblica è al primo posto e direi poi dove applaudire, Beppe.
Partire dall’acqua pubblica significa partire dalla vita pubblica, perché noi lo sappiamo, ci sono tre grandi elementi vitali che sono essenziali e insostituibili per la vita: c’è il sole, c’è l’aria e c’è l’acqua. A partire dal momento in cui si dice che l’acqua è vita, non si può privatizzare l’acqua, è impensabile, è un non senso pensare di privatizzare la vita! Come si fa a privatizzare effettivamente la fonte principale della vita? Quando ero Presidente dell’acquedotto pugliese domandai a Beppe di venire a fare una lezione pubblica con me all’università di Bari. E Beppe scatenò l’entusiasmo di 7. 000 studenti, mai vista questa storia a Bari con tutti questi studenti, sulla lezione dell’acqua che facemmo Beppe e io e Beppe pose la questione: ma come si fa a privatizzare le nuvole? Come si fanno a comprare le nuvole? E allora direi che quest’idea che l’acqua è privata è uno scandalo, perché privatizzare l’acqua non si tratta solo, come dicono i nemici dell’interesse comune, che dicono “ non è vero che privatizziamo l’acqua: privatizziamo il servizio idrico, mentre invece l’acqua resta un bene naturale, un bene comune, un bene pubblico e quanto invece noi privatizziamo è il servizio idrico, è portarvi l’acqua potabile, o portare l’acqua ai contadini o alle imprese” e invece sbagliano, perché noi abbiamo notato ora che, quando si privatizza un servizio idrico, in fondo si risale anche all’acqua in quanto bene comune. Io me ne andai dalla presidenza dell’acquedotto pugliese perché non volli firmare un trattato commerciale con la società di produzione d’acqua Lucana, che voleva vendere l’acqua all’acquedotto pugliese della Puglia.
E questo invece è stata fatto dalla Regione Puglia, la quale ha firmato un contratto bilaterale commerciale con la Lucania, dove la Lucania dice “ l’acqua in Lucania è mia e io la vendo alla Puglia. Che bel progresso che abbiamo fatto! Cioè vale a dire che quando si dice a noi il servizio idrico si privatizza anche l’acqua e si mercifica l’acqua e allora quale è la grande conseguenza? La grande conseguenza della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è che significa che noi mercifichiamo la vita e che il diritto alla vita passa allora dal nostro potere di acquisto, se io pago. Ecco perché tutte le nostre società sono preoccupatissime del potere di acquisto, perché noi siamo.. non sono mica i cittadini, noi siamo dei consumatori potenziali il cui potere di consumo dipende dal vostro potere di acquisto: se non abbiamo nessun potere di acquisto non siamo consumatori e quindi non esistiamo neanche come cittadini! Il nostro giudizio va a fallire!
La seconda cosa molto grave della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è che allora i comuni – e lì è centrale per voi, per noi ora, con questa battaglia politica – cosa diventano? Cosa diventa un Sindaco? Cosa diventa un membro, un Assessore di un Consiglio Comunale, di una Giunta Comunale? Diventa sempre di più membro di un Consiglio di amministrazione di una società per azioni che gestisce l’acqua. E come Sindaco sparisce, come Assessori spariscono e i rappresentanti delle istituzioni territoriali pubbliche diventano delle specie di Consiglieri di amministrazione di imprese private, abbiamo ucciso il comune! Le istituzioni comunali non esistono più, sono state ridotte a semplici di rappresentanti di imprese, dove ogni segmento di questo comune che si è svenduto va a difendere i propri interessi e vuole il rendimento, vuole dividendi a partire da una gestione che si pretende essere ottimale, perché fa del profitto. Aver accettato la mercificazione del diritto alla vita, aver accettato la trasformazione dei comuni in sorta di Consigli di Amministrazione significa aver distrutto una democrazia e oggi parlare di democrazia non ha senso.
Allora certo che questa privatizzazione non bisogna farla, ma bisogna anche lottare contro una specie dell’acqua pubblica oscena, la chiamerei: cioè vale a dire quell’acqua che è gestita dai comuni e da classi dirigenti che sono oscene, perché gestiscono male. Voi sapete che attualmente, se si guarda tutta la gestione dell’acqua in Italia, più del 70% delle amministrazioni sia dei comuni, sia dei politici e sia delle acque che rappresentano le organizzazioni territoriali responsabili del servizio idrico, sia le imprese, sono tutti fuori norma. Sappiamo che l’Italia è sempre fuori norma, non c’è niente che sia legale, non c’è niente che sia corretto, perché noi tutti siamo furbi: vogliamo ottenere tutto andando sempre contro le leggi, ma sapete che il fatto che più del del 70% delle gestioni dei servizi idrici e della struttura dell’acqua sono fuori norma, significa che i depuratori sono fuori norma e significa che i potabilizzatori sono fuori norma, i pozzi sono fuori norma e la distribuzione dell’acqua è fuori norma. Fuori norma rispetto all’ambiente, fuori norma rispetto alla salute, fuori norma rispetto alla gestione finanziaria buona nell’interesse dei cittadini. Noi siamo fuori norma! L’acqua rivela che noi siamo anormali, non so se vi piace essere anormali!
Allora non siamo dei cittadini, allora è chiaro che bisogno tornare ai comuni, ecco che bisogna rinnovare, rifondare la gestione pubblica, perché non si può accettare che oggi, anche il pubblico, mantenga una capacità media di perdite fisiche, non di perdite amministrative dell’acqua, che supera il 30%. Una gestione pubblica, delle autorità pubbliche che mantengono.. voi sapete che continuiamo in Italia, siamo in primi in Europa in quanto a consumo pro capite quotidiano dell’acqua per usi domestici, 238 litri al giorno: sapete cosa significa questo? Che il 30% di questi 238 litri che ciascuno di noi a casa consuma è per le toilettes, l’italiano ha il grande primato di essere la persona in Europa che usa 72 litri di acqua potabile, potabilissima per accompagnare i nostri stronzetti verso il mare.
72 litri al giorno di acqua potabile, in Tunisia l’uomo medio prende 13 litri, noi consumiamo 72 litri al giorno solo per le toilettes! Quelli che saranno e ci rappresenteranno nei comuni devono battersi per cambiare questo, non bisogna più avere l’acqua per la toilette, che è uno scandalo, i medici ce lo direbbero, perché prendiamo l’acqua per poi portarla alla morte, perché la mettiamo subito nelle discariche, l’acqua potabile che non serve a nulla per le nostre pipì e per le nostre defecazioni! 72 litri al giorno e lo chiamiamo pubblico, questo? E ci consideriamo cittadini?
Altro problema: l’uso dell’acqua pubblica negli usi domestici rappresenta solo il 20% di tutti i prelievi delle acque di Italia, ma circa il 50% nell’agricoltura e sappiamo bene che il 40% di tutta l’acqua utilizzata nell’agricoltura si perde, perché usiamo questo sistema di irrigazione a polverizzazione, si perde! Perdiamo il 40% del 50% dell’acqua che abbiamo in tutta l’Italia per l’agricoltura, stupidamente! E poi finalmente utilizziamo l’acqua per l’industria inquinandola, ne facciamo un uso sprecoso, dilapidatore della risorsa della vita dell’acqua e così, in conclusione, di che cosa trattiamo sia dall’acqua privata che dall’acqua pubblica oscena? Quale è il risultato? Il risultato è che l’Italia ha un capitale idrico, sia di acque di superficie che di acque sotterranee, che poteva essere buono e invece lo stiamo distruggendo. Il numero dei fiumi, fiumicini che sono spariti negli ultimi 50 anni non si conta più, nel Veneto ci saranno ormai due o tre fiumi che restano, il Po sta morendo, è un’arteria vitale dell’acqua che sta morendo! Il Ticino si sta seccando, il Tevere e l’Arno che sono? Non sono dei fiumiciattoli? Stanno sparendo!
I laghi contaminati, il loro livello si abbassa, noi stiamo distruggendo il capitale dell’Italia sul piano della vita e dobbiamo batterci affinché questa cultura dell’acqua in Italia rinasca e San Francesco parlava dell’acqua come sorella. Noi la violentiamo ogni giorno questa sorella. La violentiamo ogni giorno semplicemente perché non ci pensiamo, perché siamo semplicemente così. Ecco, allora ci sono tante, tante cose da fare. Allora io penso che se voi – e si sanno le cose che si devono fare – sarete capaci intervenendo, come abbiamo detto fin da stamani, basta uno di voi in un Consiglio Comunale per fare rinascere questa cultura dell’amore verso l’acqua, questa cultura di fare la pace con l’acqua, perché se non facciamo pace con l’acqua non facciamo pace con la vita, non facciamo pace con noi stessi e non saremo degni di poter permetterci di rappresentare il futuro.

Blog di Beppe Grillo – I dissociati

Blog di Beppe Grillo – I dissociati. Con le due parti del video di Grillo a La7.

I dissociati

Ilaria D’Amico, Fabio Fazio e Pippo Baudo hanno una caratteristica in comune: la dissociazione. E’ una qualità necessaria per non perdere il posto di lavoro in televisione. Si dissociano ogni volta che i loro ospiti dicono la verità. Ho accettato di intervenire a Exit dalle 21.35 alle 22. E così ho fatto, forse ho sforato anche di qualche minuto. Nessuno mi ha pagato per la mia presenza. Ho chiesto solo di non proporre la pubblicità prima del collegamento. Ma così non è stato. Non ho promesso a nessuno di fermarmi per un contraddittorio. La dissociata D’Amico ha preso la pippite da Baudo che si scusò con Craxi. Ha imitato lo stuoino Fazio che si umiliò in diretta con Schifani dopo l’intervista a Travaglio.
Sono molto rammaricata e desidero scusarmi con tutti gli spettatori, con La7, con l’Editore Telecom Italia Media, con le tutte persone citate e con gli ospiti in studio“, ha detto.
Spero che questa posizione alla Monica Lewinski consenta alla D’Amico di non essere licenziata. Non me lo perdonerei mai. Ilaria si scusa con tutti e con “le persone citate” che non ha neppure il coraggio di citare. Tutti i media hanno parlato della fuga di Grillo (da chi? Da Tabacci o da Urso, le salme di seconda fila della politica?). Nessuno ha riportato i nomi delle “persone citate“. Gli innominabili. La Repubblica di ieri, in un trafiletto, ha scritto di un violentissimo attacco di Grillo. Senza specificare contro chi, perché, con riferimento a quali fatti. Nel programma ho nominato i campioni dell’economia italiana. I Manager Wanted. Colaninno, Geronzi, Ligresti, Scaroni. Tutta gente con precedenti giudiziari e al vertice del sistema industriale e bancario. Ho nominato il tronchetto dell’infelicità come esempio dello scandalo delle stock option e delle buonuscite date a chi ha distrutto la società. A chi ha contribuito al licenziamento di migliaia di persone. Li avete letti o sentiti i nomi dei Manager Wanted sui giornali e sulle televisioni? Tutti a parlare della fuga di Grillo, della maleducazione di Grillo, della incapacità di Grillo a sostenere un confronto.
Prima di Exit sono stato al Parlamento Europeo a denunciare lo stato della Borsa italiana, le truffe ai danni dei piccoli azionisti, con dati, esempi, nomi e anche cognomi. La sala era piena. Ho risposto a tutte le domande del presenti. Qualcuno dei media nazionali ne ha accennato?
L’Italia è un Paese dissociato dalla verità perché informato da giornalisti dissociati.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.