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Antimafia Duemila – Estorsioni ai negozi di Addiopizzo? Sono piu’ le ”camurrie”

Ottima notizia: opporsi al pizzo conviene!

Fonte: Antimafia Duemila – Estorsioni ai negozi di Addiopizzo? Sono piu’ le ”camurrie”.

Il pentito Di Maio ha rivelato che la mafia si tiene ben lontana dai commercianti aderenti alle associazioni antiracket, perchè sanno che il rischio di essere denunciati per l’eventuale tentativo di estorsione è altissimo: un’ulteriore conferma che il “sistema Addiopizzo” funziona.
Abbiamo appreso che il nuovo collaboratore di giustizia Di Maio, che ha fatto parte dell’importante e violenta famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù di recente colpita dall’operazione Paesan Blues della Squadra Mobile, racconta che evitavano di estorcere denaro ai commercianti aderenti ad Addiopizzo per non correre il rischio di essere denunciati.

Per la prima volta abbiamo prova diretta dell’efficacia della denuncia preventiva e pubblica di quegli imprenditori e commercianti che non pagano e aderiscono al nostro circuito del consumo critico antiracket.

È una notizia importante che ci accredita ulteriormente ma che ci carica di altrettanta responsabilità. È fondamentale che tutto ciò si sappia e sia reso di dominio pubblico.

La scelta di far parte del nostro circuito e di schierarsi pubblicamente funziona proprio perché tiene lontani gli estorsori.

Vi invitiamo a divulgare questa importante notizia, noi continueremo a stare al fianco di chi deciderà di compiere il passo di aderire al consumo critico di Addiopizzo.

Rispetto al passato, oggi c’è una grande opportunità per affrancarsi definitivamente dal racket dell’estorsioni. Facciamo in modo che altri operatori economici possano aggregarsi al nostro movimento per essere sempre più numerosi e più forti.

Tratto da: addiopizzo.org

Decalogo dell’antimafioso

Fonte: Decalogo dell’antimafioso.

Uno dei momenti più belli della settimana contro le mafie che si è tenuta l’anno scorso in maggio a Milano.
Una settimana importante in cui in tanti sono risvegliati dal torpore tipico di chi non vuol vedere o preferisce allontanare da sé e collocare la mafia in un altrove-altro da sè.
In quella settimana si è sperimentata autentica sinergia e desiderio di dare una carezza d’amore a Milano.
Si sono combattuti gli stereotipi che vedono la mafia come realtà meridionale e violenta, si è andato nelle scuole, si è ascoltato il territorio, ci si è nutriti di quel tesoro della nazione che sono tutti quelli che non si arrendono e con la poesia, il teatro, la cucina, il cinema, o più semplicemente il proprio lavoro, rappresentano granello di sabbia nell’ingranaggio.

Dafne Anastasi

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Decalogo dell’antimafioso
(appunti da una lezione pubblica di Nando dalla Chiesa)
23 maggio 2009, ore 11.00 – piazza Sempione/Arco della Pace

Piazza Sempione oggi, come molte piazze del Sud di ieri: assolate e con una manciata di ascoltatori. Ma è da quelle poche persone che sono poi nate azioni. Perciò parlare a piccoli gruppi di persone interessate, è importante (e bello): si può pensare a ciascun ascoltatore come ad un nuovo punto di partenza. Le grandi folle soddisfano maggiormente la vanità degli oratori, ma hanno un minor coefficiente di attenzione e impegno.

1. FORMATI
Occorre diventare conoscitori del fenomeno per capirlo ed interiorizzarlo, creando così le fondamenta sulle quali costruire il nostro comportamento come pensiero autonomo e non come rito.

2. INFORMATI
Una volta gettate le basi il nostro comportamento deve essere guidato dall’informazione, non facile da acquisire, perché la stampa è a volte collusa e tende a tacere gli episodi mafiosi ed a depistarne la vera origine, attribuendo alle cause più varie, vendetta, rivalità politiche od amorose quelli che sono invece omicidi di mafia.

3. COLTIVA LA SENSIBILITA’ CIVILE (Creare capitale sociale)
Come nel Vangelo il seme che cade sul terreno sbagliato non fruttifica, così se la nostra azione si svolge in un ambiente insensibile a certe tematiche anziché provocare consenso provocheremo solo fastidio.

Una volta preparati si tratta di agire, su molti fronti, da quello dell’informazione

4. DIFFONDERE L’INFORMAZIONE
Ovviamente una volta che noi ci siamo informati dobbiamo condividere, comunicandoli, gli elementi in nostro possesso.

5. ORGANIZZA E PARTECIPA ALLE CAMPAGNE D’OPINIONE E DENUNCIA
Le campagne d’opinione e denuncia hanno un grosso impatto perché, non è possibile ignorarle e vengono portate avanti da forze più numerose dei singoli sono molto efficaci, anche perché possono trovare spazio sui mezzi d’informazione che trovano difficile ignorarli.

6. CONSUMA IN MODO CONSAPEVOLE
Il consumare in modo consapevole è uno dei modi più efficaci per ridurre i guadagni del sistema mafioso: partecipare ai GAS acquistando direttamente da chi produce, dato che la mafia guadagna molto nell’intermediazione, acquistare da chi rifiuta il sistema del pizzo, boicottare chi è contiguo a mafiosi sono atteggiamenti molto efficaci.
E non solo in questo campo: se i cittadini boicottassero oggi Unicredit, accusato di aver tenuto comportamenti quantomeno scorretti nei confronti del Comune di Milano, cioè nei nostri confronti, saremmo sicuri che questi comportamenti non si ripeterebbero.
Addiopizzo è riferimento ed esempio di ciò che si può fare.
Il consumo critico si può esercitare in due modi: premiando e/o evitando.

  • Chi premiare: le attività commerciali ed i professionisti che denunciano o che si comportano secondo legalità (ad esempio, chi rilascia le fatture senza difficoltà).
  • Chi evitare: evitare richiede attenzione ed informazione. Edilizia, ristorazione-divertimento (ristoranti/bar/pizzerie/discoteche) e sanità sono i campi in cui le mafie investono di più e riciclano i loro capitali. Informarsi prima di scegliere una clinica in cui curarsi (il settore sanitario è un campo in cui le mafie sono molto attive, emblematico il caso Calabria, ma non solo). Informarsi prima di frequentare catene di locali, di pizzerie o di bar che sorgono all’improvviso (domandarsi da dove può venire tanta abbondanza di liquidità).
7. CONTROLLA LA LEGALITA’
Il controllo della legalità è compito delle istituzioni, ma il cittadino che vive nella zona vede tutti i giorni cosa succede, dal cantiere al nuovo negozio… e quindi riesce ad intravedere molte cose in anticipo, da cui ricavare informazioni da fornire alle istituzioni.

8. SPENDI IL TUO VOTO
La mafia cede i suoi pacchetti di voti ai candidati in cambio naturalmente di favori, senza distinzione di partito, anzi in tutti i partiti.
Così noi dobbiamo utilizzare il nostro voto in funzione antimafia.
Ma soprattutto la lotta alla mafia non può essere condotta dai singoli ed allora

9. APPOGGIA CHI LOTTA
Nelle istituzioni e fra i cittadini c’è chi combatte la mafia. Un’attività rischiosa e faticosa soprattutto quando magari si lotta contro apparati istituzionali.
Per questo c’è bisogno di una forte motivazione per non cedere al “ma chi me lo fa fare”, l’orgoglio ed il senso del dovere sono alla base della motivazione, ma l’indifferenza l’abbatte.

10. NON AGIRE MAI DA SOLO
Non siamo i ragazzi della via Pal, la mafia è pericolosa e diffusa. Oggi ci sono associazioni e movimenti che la combattono e che appoggiano chi la combatte riducendone il rischio.
E come la mafia fa il calcolo costi benefici così anche noi lo facciamo, tenendo conto che ogni lotta è costosa, per formarsi e per informarsi, per la logistica dei GAS, … ma teniamo conto che i benefici della mafia sono i nostri costi, e finché lei sarà in attivo noi saremo in passivo. Nella lotta alle mafie è importante che le denunce siano fatte in gruppo, dividendosi le responsabilità. Denunce isolate, di persone sconosciute all’opinione pubblica sono facilmente attaccabili dai mafiosi. Il bilancio rischio/beneficio diventa invece più oneroso per il mafioso se deve attaccare gruppi, in particolare se ne fanno parte persone note. Operare in gruppo è perciò importante, non solo per l’incolumità del singolo, ma anche per dare più possibilità di successo alla denuncia.

Nando Dalla Chiesa

Antimafia Duemila – Lotta al pizzo: chi rischia e chi si nasconde

Antimafia Duemila – Lotta al pizzo: chi rischia e chi si nasconde.

di Claudio Fava – 7 maggio 2009
Immaginate d’essere un commerciante palermitano, uno di quelli che la schiena non la vogliono piegare e che ha deciso perciò di non versare un centesimo agli esattori del racket.

Immaginate poi di ritrovarvi in un’aula di giustizia, di fronte a cinquanta mafiosi e cumparielli che avete contribuito a far arrestare: loro lì, al banco degli imputati; voi qui, tra i testimoni di giustizia, consapevole che la condanna di quei cinquanta signori dipende anzitutto dalle cose che direte. Immaginate infine che il banco accanto al vostro sia vuoto. Seduto a quel banco doveva esserci il sindaco di Palermo Diego Cammarata, parte civile con i suoi avvocati. Solo che gli avvocati del comune non sono venuti, il sindaco nemmeno e il tribunale ha dichiarato decaduta la sua costituzione di parte civile. Morale: voi siete lì, a rischiare la pelle. La vostra città no. E in gabbia, mafiosi e cumparielli già arrotano il loro sorriso.
Succede a Palermo. Succede in coda a uno dei più straordinari processi che Cosa Nostra abbia mai subìto, con molti commercianti pronti a fare fino in fondo la loro parte, non più rassegnati, non più ammutoliti. Succede in una città che, in fatto di lotta alla mafia, trova sempre il tempo per celebrare e celebrarsi fra liturgie, convegni e corone di fiori. Quando invece la mafia c’è da andarla a guardare in faccia, magari schierando gli avvocati del comune in tribunale, c’è sempre un impiccio, un ritardo, un refuso… In Sicilia, sui nostri refusi Cosa Nostra campa da cinquant’anni. Sazia, felice e incredula delle nostre minchionerie. Ve ne racconto un’altra, anch’essa di pochi giorni fa.
C’è un’associazione, in Sicilia, si chiama «Addio Pizzo» e l’animano i ragazzi che per primi ebbero il coraggio di scrivere ciò che per pudore nessuno pensava più: un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità. La stagione dei processi nasce anche dalla provocazione di quel manipolo di studenti. Che non si sono fermati al “gesto” ma hanno costruito una rete di rapporti e di solidarietà, pratiche sociali efficaci, banche dati, militanza civile (perché l’antimafia si fa soprattutto così: mettendo in comune esperienze, denunce e testimonianze). Bene, a Catania l’associazione «Addio Pizzo» da due giorni è senza un tetto: sfrattata dalla Confesercenti che l’ospitava senza troppa convinzione, in attesa di ricevere dal prefetto uno dei molti beni confiscati ai mafiosi, quei ragazzi sono per strada. Ecco lo stato dell’arte: a un’antimafia esibita come status sociale perfino nei manifesti elettorali di taluni candidati corrisponde per infelice simmetria una lotta alla mafia di cose utili, di gesti coraggiosi ma di infinita solitudine.

Tratto da:
l’Unità