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Solidarieta’ al procuratore Messineo

Da http://www.antimafiaduemila.com/content/view/13606/78/:

di Giorgio Bongiovanni e Redazione – 7 marzo 2009
”Contano le azioni…” G. Falcone
Censurare le notizie non fa parte della deontologia del giornalista ed è per questa ragione che non vi deve essere alcuna censura in merito alle notizie, pubblicate da Repubblica e la Stampa, relative alle parentele del procuratore di Palermo Francesco Messineo con il presunto mafioso Sergio Sacco. DOSSIER ALL’INTERNO!
Così come non va censurata la notizia del fratello del procuratore attualmente sotto processo per truffa.
Detto questo però, rimaniamo dell’idea che siano le azioni a qualificare l’operato di un uomo. Dal momento dal suo insediamento quale capo della Procura della Repubblica di Palermo il dottor Messineo ha dimostrato di aver saputo ricompattare una procura divisa su molti fronti, raggiungendo così obiettivi di primaria importanza. Con grande professionalità, infatti, non solo ha proseguito il lavoro dei suoi predecessori nell’azione di repressione a Cosa Nostra attraverso l’arresto di pericolosi latitanti, il sequestro di centinaia di milioni di euro ecc. senza alcun tentennamento contro le cosche, ma ha consentito altresì l’apertura di nuove indagini su mafia e poteri forti (politica, alta finanza, servizi segreti deviati, massonerie deviate ecc.). E’ in corso attualmente un’inchiesta tra le più importanti della storia, quella relativa alla cosiddetta “trattativa” tra mafia e stato, scaturita principalmente dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo.
Queste sono le azioni da giudicare in base alle quali esprimiamo la nostra opinione in merito a questa delicata questione. Elogiamo quindi l’alta etica professionale del Procuratore, il suo senso del dovere verso la giustizia e verso le istituzioni.
Dott. Messineo, continui ad essere il garante del suo lavoro, di quello dei suoi procuratori aggiunti e sostituti che a nostro giudizio stanno svolgendo un lavoro encomiabile, non solo nella lotta alla mafia, ma anche e soprattutto nella ricerca delle alleanze di cui gode Cosa Nostra, quei poteri che purtroppo ancora oggi le consentono di esistere.

Giorgio Bongiovanni
Direttore Responsabile di ANTIMAFIA Duemila
e tutta la Redazione

Le solite coincidenze

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13676&Itemid=78:

di Marco Travaglio – 9 marzo 2009

Ora vogliono cacciare pure il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. L’ha annunciato Gianfranco Anedda, l’infaticabile consigliere laico, cioè politico (An) del Csm, già protagonista con altri mirabili colleghi delle cacciate di Luigi De Magistris da Catanzaro, di Clementina Forleo da Milano e di Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Diniogio Verasani da Salerno.

Una garanzia. Anedda s’è appigliato a un paio di articoli di stampa su una vecchia vicenda giudiziaria che ha coinvolto Sergio Maria Sacco, fratello della moglie di Messineo. Sacco fu due volte indagato una ventina e una decina d’anni fa dalla stessa Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, la prima volta assolto e la seconda archiviato. Ora salta fuori che nel 2006 avrebbe suggerito a Giovanni Bonanno, figlio di un vecchio capomafia, terrorizzato da possibili vendette trasversali, di abbandonare Palermo. Bonanno non gli diede ascolto e sparì per sempre (la classica “lupara bianca”). Per questo episodio, contrariamente a quanto hanno scritto i giornali, Sacco non è indagato nè sospettato di essere un mafioso, anche perché suggerire a un tizio di cambiare aria per salvarsi la pelle non è reato. Ma tanto basta al centrodestra per mettere nel mirino il capo della Procura, guardacaso di nuovo impegnata, dopo anni di letargo, sulle trattative fra Stato e mafia durante le stragi del 1992-’93. Lo fanno notare i pm dell’Antimafia palermitana nel comunicato di solidarietà al loro capo: la vicenda Sacco è «molto datata, già nota al Csm e valutata come irrilevante in occasione della nomina di Messineo a procuratore» e «non ha mai prodotto all’interno dell’ufficio riserve o limiti di alcun genere, anche per il ritrovato entusiasmo nel lavoro di gruppo, nella tradizione dello storico pool antimafia, e per l’effettiva gestione collegiale dell’ufficio». Guardacaso l’attacco arriva in «coincidenza temporale col progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa Nostra». Fermo restando che i giornali fanno il loro mestiere di informare (ma perché non han riportato il passaggio del comunicato sulla «coincidenza temporale»?), il problema riguarda ancora una volta il Csm: se riteneva imbarazzante la parentela indiretta di Messineo con Sacco, non doveva nominarlo procuratore. Una volta nominato, non si vede che senso abbia rimestare in vecchie storie che non lo sfiorano nemmeno indirettamente, riguardando soltanto il cognato, neppure indagato. Tanta solerzia, poi, fa a pugni col lassismo usato verso i magistrati di Catanzaro e di Potenza (dai procuratori generali Favi e Tufano a vari pm) indagati essi stessi, non i loro cognati – per aver ostacolato o insabbiato indagini delicatissime, e mai proposti per il trasferimento. Anzi, nel caso Catanzaro il Csm ha preferito cacciare i magistrati onesti che li avevano
indagati. Complimenti vivissimi.