Archivi tag: anm

God bless America! Come ayatollah iraniani o funzionari cinesi due magistrati di Bari (Italia) hanno ordinato alla Polizia postale di oscurare questo blog, che però ha sede negli Stati Uniti e dunque non può essere imbavagliato all’italiana. « Il Blog di Carlo Vulpio

Gravissimo attacco alla libertà di stampa, tutto il nostro appoggio al giornalista Carlo Vulpio. Per la cronaca anche il nostro blog è su server americani.

Fonte: God bless America! Come ayatollah iraniani o funzionari cinesi due magistrati di Bari (Italia) hanno ordinato alla Polizia postale di oscurare questo blog, che però ha sede negli Stati Uniti e dunque non può essere imbavagliato all’italiana. « Il Blog di Carlo Vulpio.

Qualche giorno fa, ho “scoperto” di essere in Iran. O in Cina. Sì, insomma, in uno di quei Paesi in cui Internet è considerato il pericolo pubblico numero uno e i blog e tutti i siti web, quando non piacciono, cosa che accade molto spesso, vengono oscurati. Spenti. Chiusi. Soppressi.
E’ stata sufficiente una querela per diffamazione per un articolo comparso su questo blog affinché il procuratore aggiunto di Bari, Pasquale Drago, e il gip di Bari, Vito Fanizzi, non ci pensassero due volte. Per loro, una querela basta e avanza per concludere che l’intero blog vada sottoposto a sequestro preventivo.

Una cosa che, mi ha spiegato il mio avvocato, non accade quasi mai, e mai quando si discute di diffamazione.

Non hanno minimamente pensato, pm e gip, che forse, in attesa di un processo e di una sentenza che accertino se effettivamente c’è stata diffamazione, potevano “limitarsi” a chiedere la rimozione dell’articolo “incriminato”. No. Loro si sono buttati a corpo morto sul blog.

Come ayatollah iraniani, o come funzionari statali cinesi, Drago e Fanizzi hanno deciso che assieme all’articolo (il contenuto) si debba colpire, con il sequestro e quindi con l’oscuramento, anche il blog (il contenitore).
E’ come se per un articolo di giornale giudicato diffamatorio venisse chiuso il giornale(attenzione: “giudicato” tale con una sentenza definitiva, perché fino a quel momento la stampa è insequestrabile; non semplicemente considerato diffamatorio da un pm e da un gip). Oppure, con lo stesso metro, è come se una volta giudicato diffamatorio un libro, si decidesse di chiudere la casa editrice.
E meno male che siamo in Italia. Meno male che abbiamo gli articoli 2 e 21 della Costituzione. Quella stessa Costituzione che molti di questi magistrati, all’occorrenza, cioè quando gli fa comodo, portano in processione, ostentandola quasi fosse un simbolo sacro, come da qualche tempo a questa parte accade soprattutto in apertura dell’anno giudiziario.
Ma Drago e Fanizzi, degli articoli 2 e 21 della Costituzione se ne sono impipati.
Nel nostro caso, la querela che ha fatto scattare l’Azione della Giustizia porta la firma di Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm, l’Associazione nazionale magistrati.
Nel nostro caso, altro che giustizia lenta. Pensate, il “dragoniano” pm ha chiesto l’oscuramento del blog il 17 giugno 2009 e sei giorni dopo, rapido come un treno dell’alta velocità, il gip gliel’ha accordata. E mica perché la querela era del segretario dell’assoziazione di categoria. Come tutti sanno, la Giustizia ha una sola velocità, uguale per tutti, per le querele dei magistrati, dei magistrati-politici, dei politici semplici e dei comuni cittadini. Uguale uguale.
Per esempio, come molti di voi sanno, qualche tempo fa ho querelato il presidente della giunta regionale di Puglia, Nicola Vendola, proprio alla procura di Bari, per le false e ingiuriose accuse che mi aveva scagliato contro. Bene. Ho dovuto aspettare “soltanto” due anni e mezzo per sapere che il pm Francesca Pirrelli aveva deciso di astenersi da quel procedimento in quanto molto amica di Vendola – decisione che però l’ineffabile pm ha preso solo dopo la mia richiesta al procuratore generale affinché avocasse a sé l’indagine per inerzia nell’esercizio dell’azione penale da parte dello stesso pm.
Poi, passato il fascicolo all’ex capo della procura barese, Emilio Marzano, ho avuto modo di apprezzarne la solerzia. Sì, nel chiedere l’archiviazione della mia querela. Con la singolarissima motivazione che era vero che Nicolino mi aveva “gravemente diffamato”, ma io, accidenti a me, lo avevo “provocato” con i miei articoli (che non essendo stati accusati d’essere diffamatori devono dunque considerarsi fondati)! Avete capito bene. Per l’ex capo della procura barese, non solo la legittima critica giornalistica, garantita dalla Costituzione, non è altro che “provocazione”, ma addirittura il “criticato” (pardon, “provocato”) può per questa ragione impunemente e “gravemente” diffamare.
Ma torniamo agli ayatollah o, se preferite, ai funzionari cinesi del palazzo di giustizia di Bari. La loro voglia di oscuramento facile, nel nostro caso, non è stata esaudita. E infatti, state leggendo questa storia proprio su questo blog, che è scampato all’oscuramento giudiziario. Come mai?
E’ successo che la Polizia postale ha comunicato ai magistrati, i succitati Vito & Pasquale, che l’ordine “dragoniano” non poteva essere eseguito, in quanto la piattaforma di questo blog ha sede negli Stati Uniti (e beh, una piccola precauzione… Iran e Cina non ce ne vogliano).
Loro, Vito & Pasquale, ci sono rimasti un po’ male. Anche perché forse volevano solo farmi una sorpresa, come quelle che piacevano allo sceriffo di Nottingham e oggi fanno la felicità di Hu Jintao: hanno ordinato alla Polizia postale di chiudere questo blog solo per farmi ritrovare un bel mattino di fronte a uno schermo nero, in cui dopo qualche secondo si sarebbe materializzata la scritta “Se credi di essere su Scherzi a parte ti sbagli”.
Devo dire che un po’ mi dispiace non aver potuto accontentarli. Avessero chiuso il blog, avrei potuto fare un po’ la parte del martire, e chissà, magari mi avrebbe chiamato Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, o la Serena Dandini a “Parla con me”, o Michele Santoro ad “Annozero”, o Giovannino Floris a “Ballarò”, e insomma avrei potuto sperare in quella solidarietà, soprattutto “de sinistra”, che è taaanto democratica e taaanto perbene. Invece adesso nessuno di questi mi inviterà, ma ciò che è peggio nessuno di questi (e nemmeno degli “altri”, ovviamente) parlerà di bavaglio alla libertà di espressione e di informazione. Troppo rischioso, non essendoci di mezzo il solito Caimano, ma gente togata.
E allora, permettetemi un consiglio: se non volete correre rischi, la piattaforma dei vostri blog piantatela oltre Oceano. Negli States, of course. Così, quando vi cerca qualche ayatollah, o qualche funzionario cinese, o la Polizia postale, potrete cavarverla con una semplice esclamazione. “God bless America”. Loro capiranno.
p.s.
Se avete ancora qualche minuto, leggete questo articolo (La macchina perfetta della censura cinese)

Pm trasferiti, Anm pronta allo sciopero

Fonte: Pm trasferiti, Anm pronta allo sciopero.

Ieri l’assemblea per denunciare la “desertificazione” delle procure

Alla fine ci vuole un moderato come Francesco Messineo per spiegare quello che tutti sanno e nessuno ha il coraggio di dire. Il procuratore capo di Palermo è un mite magistrato che coordina nella riservatezza assoluta le indagini più delicate sui rapporti tra mafia e politica.

In questi giorni il suo ufficio sta ascoltando Massimo Ciancimino sugli inizi di Berlusconi e sui rapporti di Marcello Dell’Utri con la mafia ma lui è talmente poco protagonista da non essere nemmeno citato su Wikipedia. Ieri ha preso la parola all’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati per denunciare il movente degli ultimi atti del governo: “Vogliono far abbassare la cresta all’ufficio del pubblico ministero”.

Inutile girarci intorno. Per Messineo, dietro le ultime novità della politica giudiziaria del governo, a partire dal decreto sui trasferimenti di ufficio dei magistrati contro il quale è stata indetta l’assemblea di ieri, c’é “l’obiettivo di tagliare le unghie alle procure e il governo lo farà affidando le indagini nelle sole mani della polizia giudiziaria e inserendo nei ranghi della magistratura persone che non hanno vinto il concorso”.

Ieri l’Anm ha convocato i magistrati ma anche la società civile e i giornalisti per lanciare l’allarme sulla “desertificazione delle procure”. E Messineo sa bene il significato di questo termine astruso: a Palermo mancano 17 pm su 62. “Perché indeboliscono la Procura di Palermo?” si è chiesto ieri il procuratore, “è come se durante una battaglia il contendente che ha le armi migliori improvvisamente decidesse di deporle per dare la vittoria all’avversario”.

Messineo non poteva rispondersi, ma basta leggere l’elenco dei politici del Pdl che sono stati, indagati, imputati e condannati grazie al lavoro di quell’ufficio per capire perché. La ragione dell’assemblea di ieri è il decreto legge del ministro Alfano che scalfisce l’inamovibilità dei magistrati e li obbliga a trasferirsi nelle sedi disagiate, come Gela, Crotone o Sciacca, senza fiatare.

Un atto unilaterale, giustificato sì con l’oggettiva carenza di domande per quelle sedi, ma che offre a un problema vero una risposta sbagliata. Il decreto deve essere convertito entro sessanta giorni e le toghe hanno convocato l’assemblea pubblica di ieri per dire forte il loro no e per lanciare l’allarme sulla desertificazione delle procure. Il colpo d’occhio per chi arriva nel palazzaccio della Cassazione è da grandi occasioni.

Una vignetta di Martello sui pm Avatar, costretti a clonarsi, accoglie i giornalisti. C’è un megaschermo con le poltroncine e le lampade riscaldate per il pubblico. I camerieri in livrea sono pronti per l’immancabile rinfresco. Il presidente Luca Palamara apre con un dato secco sui pm mancanti all’appello: “In due soli anni le scoperture di organico si sono quadruplicate passando da 68 a 249”. È l’effetto di una geografia ribaltata nella quale le province più periferiche sono le capitali del crimine. L’abbandono di interi territori da parte dello Stato è stato favorito da due provvedimenti.

Il primo del precedente governo Berlusconi impone limiti ferrei al passaggio dalla carriera di giudice (preferita dalla maggioranza dei magistrati) a quella di pm. Il secondo, approvato dal centrosinistra nel 2006, impedisce ai giovani che hanno appena vinto il concorso di svolgere le funzioni di pubblico ministero o di giudice monocratico. Il risultato è il deserto descritto da Palamara. La proposta dell’Anm presentata ieri a Roma è quella di tornare, in via temporanea, al vecchio regime per i giovani pm che permetterebbe di coprire subito le sedi vacanti. I magistrati chiedono ad Alfano di inserire la modifica nel decreto in sede di conversione e ieri avevano anche invitato il ministro e molti esponenti della maggioranza per discuterne.

Ma non si è visto nessuno. Il clima è quello di un braccio di ferro durissimo. Altro che dialogo. Il presidente dell’Anm ieri ha detto che “i magistrati sono pronti anche allo sciopero perché l’Anm non potrà assistere inerme allo svuotamento degli uffici delle procure”. Alfano ha risposto gettando benzina sul fuoco: “Sarebbe gravissimo solo ipotizzare uno sciopero che, in quest’ottica, rappresenterebbe un’inammissibile protesta contro le leggi dello Stato, indetta proprio da coloro che dovrebbero ergersi a custodi delle stesse”.

Il ministro ha buon gioco a mettere nell’angolo i magistrati accusandoli di voler difendere un privilegio, l’intrasferibilità, anche quando non tutela i cittadini ma va contro i loro interessi. Alfano accusao i magistrati che vogliono spedire i giovani in trincea di “nonnismo”. Il pm Henry John Woodcock non la pensa così: “I giovani sostituti in alcune zone d’Italia sono una risorsa perché non hanno legami con il territorio e sono una garanzia di indipendenza”. Il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini spiega il trucco di Alfano: “Altro che nonnismo, è l’intervento del governo a essere oltre che inefficace anche fortemente penalizzante per i magistrati più giovani”.

Nei fatti, secondo Cascini, a causa dei criteri che imporranno al Csm di spedire coattivamente nelle sedi didagiate i giudici più vicini e con meno punteggio, “accadrà che a Sciacca andranno i giudici civili di Marsala con quattro anni di esperienza. Noi pensiamo sia meglio permettere a un giovane motivato di andare in procura al primo incarico piuttosto che obbligare un giudice civile a un trasferimento che non vuole”.

Il governo aveva provato a incentivare i magistrati con un aumento di 1700 euro al mese. Ma evidentemente non bastano per convincere un giudice di Roma ad andare a fare il pm a Crotone. In fondo entrambi i rimedi proposti (i trasferimenti coatti di Alfano e la scommessa sui giovani dell’Anm) sono due palliativi per un disagio più profondo: il calo di tensione civile della magistratura e del paese.


Marco Lillo
(Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2010)

‘addio all’Anm della Pm di Salerno Gabriella Nuzzi, trasferita dal Csm

Di Marco Travaglio, da http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2149204.html:

Questa è la lettera che Gabriella Nuzzi – pubblico ministero a Salerno, trasferita dal suo ufficio dal Csm su richiesta del ministro Alfano per aver osato indagare sul malaffare giudiziario di Catanzaro che aveva già espulso come un corpo estraneo Luigi De Magistris – ha inviato al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, annunciandogli le sue dimissioni dal sindacato delle toghe, che si è schierato dalla parte del ministro e del Csm. E’ un documento che parla da sè, per la sua dolente onestà intellettuale e per la sua drammatica rappresentatività della notte che avvolge la nostra democrazia.
m.t.

Alla Associazione Nazionale Magistrati – Roma

“Signor Presidente,
Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.
Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.
Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.
Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.
Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.
Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.
Il popolo saprà che è giusto così.
E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”:  “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.
Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?
Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?
Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?
Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.
Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.
E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.
Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.
So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.
Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.
Io preferisco rappresentarmi da sola”.

Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato