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Il Pompiere della Sera – Puntata n°100 – Passaparola – Voglio Scendere

Il Pompiere della Sera – Puntata n°100 – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, questa bottiglia di spumantino segnala un compleanno, oggi Passaparola compie 100 puntate, ci siamo visti 100 volte più una insieme a Peter Gomez. Sono astemio però vorrei brindare simbolicamente insieme a tutti voi a questo piccolo evento che ci soddisfa molto, spero che soddisfi voi quanto soddisfa me. Ci siamo visti 100 volte, all’inizio lo sapevano in pochi di questo appuntamento, questo è diventato un appuntamento fisso. Inizialmente erano poche migliaia, poi decine di migliaia, poi siamo arrivati a una media, mi dicono, tra le varie forme di fruizione di Passaparola tra lo streaming, You Tube etc. a una media di 250/300 mila persone che si collegano, tra quelle che si collegano in diretta e quelle che se lo vedono registrato o se lo rivedono magari addirittura più volte, perversione che non riesco a capire ma che pare sia abbastanza diffusa.
E abbiamo toccato addirittura punte di 600/700 mila quando grazie alla collaborazione straordinaria di Bruno Vespa abbiamo avuto l’onore di una citazione a Porta a Porta.
Vi ricordate forse la puntata due giorni dopo l’attentato di Piazza Duomo a Berlusconi, quando parlammo dell’odio e dicemmo che l’odio non può essere una categoria applicabile alla politica e quindi tutti hanno il diritto di amare, odiare chi vogliono, se vogliono, anche se, forse a un politico non bisognerebbe chiedere di farsi amare o di farsi odiare, ma semplicemente di svolgere un servizio tecnico per i cittadini. Quella puntata fu vista, soprattutto dopo la citazione a Porta a Porta da quasi 700 mila persone che sono tante!
Non stiamo a fare dei paragoni, ma sono parecchie. Non voglio incensarmi, lodarmi e imbrodarmi, volevo soltanto dire che a nome del blog di Grillo che ha organizzato – inventato questo appuntamento, mi ha messo questo spazio a disposizione, che cercheremo nei prossimi mesi, forse già dalla fine dell’estate, di sviluppare degli strumenti di interazione, credo si dica così, per migliorare la diffusione del nostro appuntamento e anche per migliorare la qualità dell’audio – video con dei marchingegni che non sono capace a spiegarvi, ma che vi assicuro che stanno per essere messi in funzione.
Fine delle ciance, delle autocelebrazioni, e parliamo come sempre di cose delle quali gli altri non parlano.

Il Pompiere incendia Di Pietro
Ha deciso di prendere una posizione politica esplicita, non soltanto in campagna elettorale quando è normale, forse anche giusto che i giornali dicano ai loro lettori cosa si augurano dalle elezioni. Il Corriere della sera in passato aveva invitato una volta a votare Prodi, una volta a votare Berlusconi, adesso non siamo sotto elezioni ma Il Corriere della sera ha deciso di scendere dal suo piedistallo di marmo e di entrare a piedi giunti nella contesa politica. E’ una cosa legittima, però è una notizia interessante, ha deciso di scendere nell’agone politico con un attacco violentissimo a Di Pietro, approfittando dell’uscita sui giornali dei verbali di Zampolini, l’architetto factotum del costruttore Anemone, il quale aveva già raccontato di avere pagato 900 mila Euro per la casa di Scajola e poi i testimoni e le carte hanno dimostrato che era vero, ha raccontato di avere pagato l’affitto per un pied a terre di Bertolaso in Via Giulia a Roma, cosa che Bertolaso aveva taciuto e cosa che lo stesso padrone di casa ha confermato dicendo che a pagare l’affitto che lui ricordi era questo Zampolini che è il portatore di soldi di Anemone e non era invece Bertolaso che invece occupava quell’appartamento. Poi Zampolini ha detto di avere sentito dire da Balducci Angelo l’ex  provveditore alle opere pubbliche, che Balducci aveva procurato a Di Pietro due appartamenti di Propaganda Fide, di proprietà del Vaticano, perché Di Pietro era Ministro dei lavori pubblici e chiedeva di essere introdotto in ambienti Vaticani nei quali Balducci aveva ottime entrature essendo gentiluomo del Papa. Anche questa notizia, doverosamente pubblicata dai giornali – Zampolini dice che Di Pietro etc., – è stata verificata e per il momento si è rivelata falsa, nel senso che i due appartamenti: uno in Via della Vite e l’altro in Via Quattro Fontane a Roma Di Pietro non li ha mai abitati, nessun suo parente li ha mai  abitati, Di Pietro non li ha trattati, Di Pietro non ha stipulato contratti di affitto. Quei due appartamenti sono in qualche modo legati all’Italia dei Valori, adesso vi spiego perché.
Quello di Via della Vite è un appartamento dove ha sede una casa editrice che si chiama Editrice Mediterranea che di fatto costruisce giornali in service: un’azienda, un ente, un partito vuole farsi un giornale, chiede a questo service di farglielo. Qualche anno fa l’Italia dei Valori voleva farsi un giornale di partito che durò poco per fortuna, i giornali di partito sarebbe meglio se non esistessero e comunque il giornale dell’Italia dei Valori durò poco, si rivolsero a questa Editrice Mediterranea che ha sede in Via della Vite, questa cominciò a lavorare per fare questo giornale che dunque ebbe sede nella sede dell’Editrice Mediterranea in Via della Vite, dopodiché quando il contratto fu rescisso un paio di anni dopo in quella sede di Via della Vite continuò a avere la sede l’Editrice Mediterranea e non il giornale dell’Italia dei Valori.
Cosa c’entra Di Pietro in tutto questo? Niente, l’appartamento è del clero, questo editore paga l’affitto, pare che paghi un affitto normale, in ogni caso l’affitto che paga lui non c’entra niente con Di Pietro.
L’altro appartamento è quello di Via Quattro Fontane, dove questo Zampolini aveva sentito dire che avrebbe dovuto andare a abitare la figlia di Di Pietro; in realtà poi la figlia di Di Pietro non andò a abitare né lì né a Roma perché decise di andare a fare un’altra università che non era a Roma. Quell’appartamento è stato affittato da Silvana Mura tesoriera dell’Italia dei Valori, l’ha avuto grazie ai buoni uffici di Di Pietro e di Balducci? Finora risulta di no, risulta che lo ha avuto perché il coordinatore del Lazio di quel partito, l’On. Pedica che ha uno zio Monsignore e una parente Badessa, aveva buoni rapporti con il mondo del clero e quando parlamentari neoeletti o rieletti venuti da fuori Roma gli hanno chiesto una mano essendo lui del posto per affittare un appartamento per essere in sede, in loco nella loro funzione di parlamentari, lui li ha messi in contatto. Così è avvenuto con la Mura, con propaganda Fide e la Mura ha stipulato un contratto per una casa di 70 metri quadrati paga 1800 Euro di affitto e 200 Euro sempre al mese di spese, è scandaloso un affitto di 2000 Euro al mese per un appartamento di una settantina di metri quadrati? Probabilmente no, probabilmente è un prezzo di mercato.
C’è qualcosa di male a affittare un appartamento da un ente ecclesiastico? Tenete presente che 1/4 delle case di proprietà, il 22,5% del patrimonio immobiliare sparso sul territorio italiano, come ha dimostrato Report appartiene al clero, quindi è evidente che chi compra o chi affitta case, una volta su 4 si deve rivolgere al clero. C’è qualcosa di male in questo? Credo di no, l’importante è che uno paghi l’affitto e che paghi un affitto congruo. Questa è la storia del coinvolgimento, com’è stato chiamato dai giornali, di Di Pietro; naturalmente quando sono usciti i verbali di Zampolini altri hanno gridato al complotto come Bertolaso, come Scajola, poi sono stati smentiti, finora l’unico che ha dato delle spiegazioni immediate, mettendo a disposizione tutte le carte, poi non sto mica qui a ripetervi tutto, basta che andiate sul blog di Di Pietro e trovate i documenti, vedete voi se vi convincono o non vi convincono, credo che quello che ha detto Di Pietro taglia la testa al toro almeno fino a quando non sarà smentito da qualcuno.
Certo è  che se qualcuno dovesse smentirlo e dimostrare che invece le cose non sono andate come ha detto lui, allora vorrebbe dire che Di Pietro si è messo la corda intorno al collo e ha cominciato a tirare, ma in ogni caso ha dato delle spiegazioni che esauriscono l’argomento. Se poi verranno smentite ne riparleremo, se non verranno smentite buona la prima!
Agganciandosi a questa vicenda, che ancora non si capisce bene in quale modo riguardi Di Pietro visto che lui abita in un altro posto a Roma e non ha mai trattato quei due appartamenti né per sé né per i suoi, Il Corriere della sera è partito l’altro giorno con un titolo in prima pagina che diceva “I silenzi e le ambiguità dell’On. Di Pietro”. Nella pagina interna un intero paginone nel quale erano enucleati i pregressi. Naturalmente è legittimo, è giusto che un giornale chieda conto a un politico di eventuali zone d’ombra o zone grigie in modo che lui le possa illuminare, se vuole, sono anni che facciamo domande a Berlusconi, lui non risponde, sono anni che facciamo domande a molti altri politici e oli politici, non rispondono. Di Pietro ha risposto anche questa volta a Il Corriere della sera, sul suo blog troverete la sua replica: è una replica strapiena di carte, di documenti, sentenze, cause vinte, denunce, querele, rogiti, di tutto, ce ne sono da leggere per mesi, ma mi pare un’operazione piuttosto trasparente se si pensa alle famose 10 domande a Berlusconi alle quali non ha mai risposto se non nel confessionale di Bruno Vespa, non ha risposto, oppure se pensiamo alla domanda che gli fecero i giudici nel 2002, il Tribunale di Palermo che si scomodò fino a Palazzo Grazioli per chiedergli dove aveva preso i famosi soldi che qualcuno sospetta essere di provenienza mafiosa e lui invece di rispondere con il nome di chi glieli aveva dati o con qualche documento, rispose: mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Per fortuna almeno da questo punto di vista, pur avendone ovviamente facoltà, anzi pur non avendone facoltà perché non essendo indagato ovviamente deve testimoniare, deve dire la verità. Di Pietro non si è avvalso della facoltà di non rispondere e quindi ha rovesciato su Il Corriere della sera una vagonata di carte. La cosa interessante è che tutte le carte che gli ha rovesciato addosso a Il Corriere della sera erano già note prima che Il Corriere facesse le domande, quindi Il Corriere ha fatto le domande a un signore che aveva già dato le risposte. E va bene, lui ha fatto benissimo a ripeterle, poi loro hanno ancora aggiunto qualche dubbio e lui oggi di nuovo ha mandato una seconda replica con un’altra montagna di documenti.
E’ interessante perché alcuni di quei misteri che secondo Il Corriere della sera Di Pietro non avrebbe illuminato, erano stati oggetto di alcuni nostri Passaparola e anche di alcuni nostri articoli de Il fatto quotidiano, a dimostrazione del fatto che basta mobilitare Google per vedere cosa ha detto Di Pietro su questo o quell’episodio, alcuni di questi li ricordate anche voi, erano 5 comunque i misteri di Di Pietro sui quali secondo Il Corriere lui avrebbe tentato di mistificare con silenzi e ambiguità: 1) laurea che Il Corriere della sera definisce a tempo di record, Di Pietro si è scritto all’università nel 1974 e si è laureato nel 1978, è a tempo di record? No, si è laureato in 4 anni, non è andato fuori corso, sono praticamente 15 anni che deve discolparsi dall’accusa di non essere andato fuori corso, non si capisce per quale motivo uno non potrebbe laurearsi in 4 anni, visto che la laurea era quadriennale.

Le intercettazioni di Berlusconi contro Di Pietro
Invece di fargli i complimenti perché si è laureato in tempo, tra l’altro da studente – lavoratore, continuano a dire che quella è una laurea falsa e ci sono tonnellate di interviste di professori, il professore che gli ha seguito la tesi, sentenze della Magistratura che condannano per diffamazione chi ha messo in dubbio quella laurea.Berlusconi, ormai è rimasto solo Berlusconi oltre a Il Corriere della sera a mettere in dubbio quella laurea, Di Pietro lo ha querelato e la Giunta Comunale per le autorizzazioni della Camera ha dichiarato Berlusconi insindacabile per evitare che un giudice stabilisca chi ha detto la verità e chi ha mentito. Vi lascio immaginare tra chi fa la denuncia e chi viene denunciato e poi chiede alla Camera di proteggerlo dalle conseguenze delle sue azioni, chi dei due può avere mentito. Prendete il secondo punto, i rapporti con il costruttore D’Adamo e con l’Avvocato Lucibello: erano dei suoi amici, non ne ha mai fatto mistero, gli sono costate queste amicizie varie processi a Brescia, sono finiti nel nulla, addirittura con archiviazioni, la Procura di Brescia non riuscì neanche a ottenere un rinvio a giudizio nonostante avesse aperto in tutto una sessantina di procedimenti penali e avesse chiesto il giudizio per una trentina di capi di imputazione, continuano a tirargli fuori questa storia di D’Adamo e di Lucibello. Uno fa il costruttore e l’altro fa l’Avvocato, lui li conosceva, purtroppo per lui D’Adamo poi quando finì in difficoltà finanziarie e penali si mise d’accordo con un altro suo amico che era Berlusconi, che era stato il suo datore di lavoro e come sapete ci fu una trattativa in cui Berlusconi addirittura cercò di costringere, registrandolo di nascosto D’Adamo a dire che Di Pietro era un magistrato corrotto dal banchiere Pacini Battaglia, registrò di nascosto, tagliuzzo insieme a un suo addetto la conversazione togliendo parti, modificandone e poi con quel nastro taroccato si presentò alla Procura di Brescia nella speranza di fornire alla Procura di Brescia la prova di quello che lui sperava di riuscire a dimostrare, Berlusconi voleva far arrestare Di Pietro perché Di Pietro era troppo popolare e gli dava ombra.
Il problema è che poi D’Adamo fu chiamato a testimoniare nel procedimento contro Di Pietro dove Berlusconi aveva fornito quell’intercettazione fatta da lui e da un suo addetto e D’Adamo non confermò perché non poteva confermarle, perché erano false le cosa che aveva cercato di fargli dire Berlusconi, quindi anche quella volta Di Pietro fu prosciolto, ma vedete che non basta mai essere prosciolti perché ti prosciolgono da se sei Andreotti ti considerano assolto anche se sei prescritto per mafia, se sei Berlusconi ti considerano assolto anche se sei stato 6 volte prescritto per mafia, due volte amnistiato e 3 volte salvato da una legge che depenalizzava il suo falso in bilancio, fatta da te che avevi commesso il falso in bilancio, ma se si tratta di Di Pietro continuano a rinfacciargli cose come se fossero confuse, ambiguità e silenzi, anche se ci sono sterminate documentazioni che danno spiegazioni esaurienti, poi le spiegazioni possono essere buone o cattive, uno ci può credere o non credere ma non può dire che non sono state date le spiegazioni anche perché sui rapporti con D’Adamo e Lucibello Di Pietro ha riempito verbali per decine di ore di interrogatorio, una volta fu interrogato addirittura per un intero giorno e un’intera notte, quindi figuratevi se mancano le risposte, è che chi sta facendo le domande, Il Corriere della sera o non sa o finge di non sapere e quelle risposte ci sono e sono già state autenticate da un’ordinanza definitiva di archiviazione.
Poi c’è il dossier Pazienza, questa è la cosa più divertente, sapete Francesco Pazienza questo faccendiere legato ai servizi segreti italiani e americani, in quel periodo era ricercato perché lo stavano indagando per vari depistaggi su vari vicende e misteri d’Italia, era scappato all’estero, Di Pietro va con la sua futura moglie, Susanna Mazzoleni in vacanza alle Seychelles e una sera si ritrova a cena con degli amici di quegli che li ospitavano e tra questi c’è un signore, il quale dice: ma voi lo sapete, lei è un Magistrato? Sì, lavorava a Bergamo Di Pietro all’epoca, credo fosse il 1984, 8 anni prima di mani pulite e dice: ma lei lo sa che qui vicino in un villaggio con un nome falso soggiorna un ricercato dalla Magistratura italiana? Un certo Pazienza? Di Pietro ovviamente che aveva letto sui giornali le gesta di questo pazienza che già all’epoca era famosissimo, incrociava tutti i grandi misteri d’Italia, prende informazioni con l’istinto del poliziotto, va a vedere quale falso nome usa, chi sono quelli che lo proteggono, si scopre addirittura che è protetto dalla delegazione commerciale italiana alle Seychelles, allora cosa fa? Quando rientra in Procura a Bergamo, fa una relazione al può Procuratore per dire: ho scoperto durante la vacanza che c’è un latitante ricercato in Italia che soggiorna ospite protetto dalla delegazione commerciale italiana alle Seychelles in quelle isole, il Procuratore manda queste carte ai magistrati che si stavano occupando della ricerca di pazienza e cosa deve fare un magistrato che viene a conoscenza di una notizia di reato? Che c’è uno che latita e dei funzionari italiani che lo proteggono? Se non denunciava commetteva un reato, perché il pubblico ufficiale che non denuncia un reato è considerato complice di quel reato secondo il Codice nostro e non solo il nostro.
Invece gli chiedono conto e ragione del fatto che ha denunciato, se ha presentato quel rapporto al suo capo vuole dire che allora era legato ai servizi segreti, ma no, era Pazienza che era legato ai servizi segreti, Di Pietro lo ha cercato di smascherare, di far beccare alle Seychelles, tutto questo esce su Il Corriere della sera e non sul corriere dei piccoli o su un giornale umoristico, queste cose vengono scritte sul serio da Il Corriere della  sera.
Il caso Contrada lo sapete meglio di me, Pietro fotografato con il numero due del Sisde che si è imbucato all’ultimo momento nel 1992, settembre credo, a una festa, una cena organizzava al Circolo ufficiali di Roma dal Comando Legione dei Carabinieri, ci sono colonnelli, generali e c’è pure Contrada che si è imbucato e poi c’è un investigatore dell’agenzia privata americana Krol che deve dare un premio, un fermacarte a Di Pietro per le sue doti investigative. Contrada in quel momento è come oggi Gianni De Gennaro, nel senso che è, anzi è meglio, perché Gianni De Gennaro è imputato per i fatti di Genova, Contrada in quel momento nessuno lo sospettava di nulla nel grande pubblico, naturalmente, chi viveva a Palermo qualcosa aveva sentito dire, ma immaginate il numero 2 del servizio segreto civile, è evidente che trovarlo a cena insieme a dei generali Di Pietro è ospito, buongiorno, buonasera, qualche settimana dopo Contrada viene arrestato e sarebbe stato grave se fosse stato beccato a cena con Di Pietro dopo che era stato arrestato e processato e poi condannato per mafia, 10 anni per concorso esterno. A Di Pietro invece rimproverano di averlo incontrato occasionalmente prima insieme ai Carabinieri in un’occasione pubblica davanti a centinaia di reclute e invece tutti quelli che l’hanno incontrato e l’hanno difeso dopo non devono risponderne, Il Corriere della sera è uno dei giornali che con alcuni dei suoi commentatori ha difeso Contrada dopo che è stato arrestato e dopo che è stato condannato, continuando a scrivere che era una povera vittima e rimprovera Di Pietro di averlo incontrato una volta prima che venisse sospettato, indagato e arrestato e poi condannato!
Pensate anche la buonafede di questi giornali, l’ultimo caso è quello delle case che i giornali continuano a scrivere essere state procurate da Balducci a Di Pietro, mentre finora non risulta che Balducci sia intervenuto e soprattutto Di Pietro ha dimostrato di non averci mai messo piede come affittuario, come acquirente o come tentato affittuario o acquirente perché in una c’era una casa editrice che non ha niente a che fare con lui e in un’altra ci sta un’altra persona.

Casini e Dell’Utri, amici per la pelle
Vedete che dato che non capita niente a caso: a questo attacco de Il Corriere della sera che continua a rispondere nonostante che lui fornisca tutta la documentazione, continua a rispondere dicendo che comunque c’è ancora qualcosa da chiarire anche se non lo dice perché ogni volta che gli dicono: c’è questo da chiarire lui lo chiarisce, vedete che ci si attacca, a questo attacco de Il Corriere Pierferdinando Casini, Casini: Di Pietro Sciacallo leader dell’Udc.Dice che Di Pietro lucra sui mali del paese, l’Italia dei Valori non è una forza politica responsabile, anzi, Di Pietro è uno sciacallo che costruisce la sua fortuna politica sulle disgrazie del paese, ci ha spiegato per anni che un conto sono le verità processuali e un conto sono le necessità che un politico ha di essere al di sopra di ogni sospetto, nei comportamenti, ora Di Pietro valuti se il suo comportamento da Magistrato o da uomo politico è stato al di sopra di ogni sospetto, non è la moglie di Cesare, stiamo parlando di Pierferdinando Casini, uno dice: Santa Maria Goretti è intervenuta e ha detto che Di Pietro delle cazzate le ha fatte e avrebbe ragione Santa Maria Goretti perché Di Pietro delle cazzate ne ha fatte, certi amici se li poteva risparmiare, certe candidature se le poteva risparmiare, di bello c’è che quando viene fuori che razza di gente ha candidato tipo De Gregorio se la prende immediatamente Berlusconi, appena li manda via lui se li prende Berlusconi!
Quando Berlusconi si è preso De Gregorio c’era anche Casini con lui, quello che adesso fa Santa Maria Goretti, è interessante perché Casini ha un partito che soprattutto in certe zone sembra l’ora d’aria di San Vittore nel senso che è un partito pieno di galeotti, di pregiudicati, è il partito di Totò Cuffaro condannato in primo e in secondo grado per favoreggiamento, prima semplice e poi mafioso, è il partito di Lorenzo Cesa, quest’ultimo è celeberrimo perché finì a Regina Celi in quanto andava a prendere le tangenti per conto del Ministro Prandini, detto Prendini e poi le confessò, confessò di avere preso 20 tangenti che poi portava a Prandini in buste di plastica e se le ricordava tutte, tra l’altro, una memoria di ferro, il suo verbale di interrogatorio a Regina Celi inizia con queste parole “ho deciso di svuotare il sacco” parla come la banda bassotti, come Pietro Gamba di legno, come Macchia nera, appena l’ha saputo Casini l’ha fatto subito segretario del suo partito, quindi voi capite che quest’uomo è proprio la persona ideale, un giglio di campo, per fare la morale agli altri, naturalmente Cuffaro continua a essere dell’Udc , Cesa continua a essere dell’Udc, il resto dell’Ombrosario continua a essere dell’Udc , salvo alcuni che ogni tanto se li prende Berlusconi perché è invidioso di Casini.
Casini da Presidente della Camera nel dicembre del 2004 alla vigilia della sentenza del Tribunale di Palermo su Dell’Utri nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa, fece una pressione esplicita e pubblica sui giudici, mandando a Dell’Utri i suoi auguri e un’attestazione di stima e solidarietà Presidente della Camera, non un parlamentare qualsiasi, Pierferdinando Casini, carta intestata della Camera dei Deputati, inviò un attestato di stima, amicizia e vicinanza a Dell’Utri, mentre i giudici di Palermo che lo stavano giudicando per mafia erano già riuniti in Camera di Consiglio e non gli mandò un bigliettino privato, fece un comunicato per far sapere a tutta Italia, compresi i giudici che ovviamente in Camera di Consiglio i giornali e le televisioni le vedono, che lui stava dalla parte di Dell’Utri e che quindi i giudici, che naturalmente sono persone in carne e ossa, da quel momento sapevano che se avessero condannato Dell’Utri, avrebbero condannato un amico fraterno del Presidente della Camera, cioè Casini cercò di buttare in politica un processo penale e chissà, se fu un moto spontaneo quel suo comunicato o se gli fu chiesto, sarebbe interessante che il Corriere della sera glielo chiedesse, perché se Il Corriere della sera ha deciso di fare un mazzo così ai politici, noi siamo i più contenti di tutti, facciamo la stessa cosa da anni, quando Di Pietro si è schierato con De Luca su Il Fatto quotidiano sono stato io a criticarlo durissimamente e quando ha fatto altre cazzate Micromega, Il Fatto quotidiano lo hanno strapazzano e gli hanno chiesto conto e ragione di quello che stava facendo, se Il Corriere ha deciso di associarsi improvvisamente, meglio tardi che mai, a questo giornalismo contro, ma noi siamo felicissimi, ha deciso di dedicare la prima puntata della serie ambiguità e silenzi dell’On…. a Di Pietro? Benissimo? Di Pietro gli ha risposto: adesso passiamo alla seconda, facciamo un bel pezzo intitolato ambiguità e silenzi dell’On. Pierferdinando Casini? Un bel pezzo per tutti, con tutte le foto, così magari Casini risponde finalmente, poi quando resta tempo magari si fa una Treccani a puntate da rilegare in vari volumi sui silenzi e le ambiguità dell’On. Berlusconi, chissà se Il Corriere della sera si può permettere una cosa di questo genere o se invece dobbiamo accontentarci della prima e unica puntata su Di Pietro? Chissà, se vuole Il Corriere della Sera ci fa sapere, gli forniamo materiali, li autorizzo a copiare integralmente alcuni miei libri che possono tranquillamente essere intitolati i silenzi e le ambiguità di tizio e caio, solo che lì ce ne sono centinaia, un po’ più potenti di Di Pietro e un po’ più amici degli editori de Il Corriere della sera che sapete sono tanti, sono molto potenti, alcuni sono molto intimi dell’On. Berlusconi, tant’è che stanno in Medio Banca insieme a sua figlia per dirne una.
Quindi se vuole Il Corriere della sera gli forniamo tutto il materiale e possono andare avanti per anni a fare le puntate sui silenzi e le ambiguità dell’On. tale dei tali, per esempio è appena uscita una sentenza della Cassazione che Il Corriere della sera non ha neanche notato, non ha neanche scritto una riga, nella quale si racconta una storia, è una storia che chi ha letto i nostri libri o ha seguito le nostre cose forse un po’ conosce, è la storia di Dell’Utri e del Sen. Garraffa e del capo mafia di Trapani Vicenzo Virga e del suo guardaspalle, cosa succede? Siamo nel 1992, Marcello Dell’Utri è amministratore delegato di Publitalia, società intermediatrice di pubblicità Procura uno sponsor alla Società Pallacanestro Trapani, qual è lo sponsor, la birra Dreher con il marchio siciliano Birra  Messina, sono soldi, sono 1,5 miliardo di lire all’anno, i giocatori di basket della pallacanestro Trapani mettono la scritta Birra Messina e la società Pallacanestro Trapani riceve dalla Birra Messina 1,5 miliardi di lire, chi è il proprietario della Pallacanestro Trapani? Il Senatore Garraffa, un senatore repubblicano che di professione fa il medico e lavora al pronto soccorso di Trapani.
Dopo avere ricevuto i soldi della Birra Messina, 1,5 miliardi, Garraffa viene convocato a Milano da Dell’Utri nella sede di Publitalia e Dell’Utri gli dice che metà di quella somma Garraffa gliela deve ridare indietro a lui in nero perché nel mondo degli sponsor si usa così, si fanno false fatture e fondi neri, io ti procuro la pubblicità, tu prendi tot e poi in nero mi giri la metà di tot e io mi intasco i fondi neri, derubo la mia società, ok? Garraffa dice: no, non vedo perché le devo dare indietro metà dei soldi visto che sono miei, secondo non posso darglieli in nero neanche se volessi perché non ho fondi neri, guardate la sfiga di Dell’Utri si è imbattuto nell’unico imprenditore che non ha fondi neri, non è abituato viste le usanze della ditta, stupefatto gli risponde con una frase che, soprattutto se detta con accento siciliano, suona un po’ minacciosa, la frase è questa: abbiamo uomini e mezzi che sono in grado di farle cambiare idea, che sono in grado di convincerla a pagare, Garraffa dice, sarà un’impressione ma questa frase… torna a Trapani e un mattino alle 7 mentre è lì di turno al pronto soccorso, lui è medico con il suo camice bianco, riceve una visita, è quella del capo mafia di Trapani che lui conosce, lo conosce perché è successa una cosa anni prima, lui ha salvato un ragazzo, parente di questo capo mafia che era caduto in un fiume, una cosa di questo genere, quindi i due si conoscono, lui sa che quello è il capo mafia e il capo mafia è andato lì per chiedergli di pagare Dell’Utri, Garraffa gli dice “non ho fondi neri” e l’altro dice “va bene riferirò” cioè o Garraffa mente oppure il boss Virga ha avuto un’apparizione dell’Arcangelo Gabriele che gli ha spiegato che Dell’Utri voleva dei soldi da Garraffa e ha deciso spontaneamente di dare una mano a Dell’Utri perché gli è simpatico, oppure Dell’Utri ha chiamato il capo mafia di Trapani perché andasse da Garraffa a chiedere 750 milioni di lire, in nero a un signore che non li doveva.
Come si chiama in gergo giuridico minacciare una persona per avere qualcosa a cui non si ha diritto e poi dato che quella non cede, mandare un capo mafia per far cedere quella persona? Si chiama estorsione, se lo fai con un mafioso si chiama estorsione aggravata con l’aggravante dell’articolo 7 che è quello tipico dei reati finalizzati a favorire la mafia, l’aggravante mafiosa.
Estorsione con aggravante mafiosa, per questo reato, tentata estorsione, perché? Perché poi Garraffa non ha pagato, tentata estorsione mafiosa, Dell’Utri insieme al Boss Virga vengono rinviati a giudizio a Milano, processati, condannati a due anni in primo grado e in appello, la sentenza d’appello viene cancellata, annullata con rinvio della Cassazione perché non è ben motivata, la Cassazione ordina un nuovo processo di appello, nel secondo processo di appello i giudici dicono: le minacce di Dell’Utri e di Virga a Garraffa sono provate, ma non bastano le minacce per configurare il reato di tentata estorsione, perché? Perché poi a un certo punto questi hanno smesso di minacciare Garraffa e infatti Garraffa non ha pagato e quindi in qualche modo hanno desistito dalle minacce, smettendo di farle e quindi il reato non è estorsione, ma è minacce gravi che è punito con una pena molto più bassa e che guarda caso è già caduto in prescrizione.
I giudici della Corte d’appello nel secondo processo d’appello si lavano le mani e prescrivono il reato derubricando l’accusa in minacce. La Procura ricorre in cassazione sostenendo che invece è estorsione e quindi non è prescritta e quindi Dell’Utri va condannato, Garraffa ricorre in Cassazione per lo stesso motivo, Dell’Utri ricorre in Cassazione perché non vuole la prescrizione per un reato così grave aver fatto minacciare uno da un mafioso e vuole l’assoluzione piena, cosa fa la Corte di Cassazione 15 giorni fa? Annulla la seconda sentenza di appello, dice che è contraddittoria perché? Perché è semplice, se i giudici hanno ritenuto provate le minacce che erano finalizzate a ottenere una cosa illecita e non dovuta da una terza persona per giunta fatte fare da un mafioso, questa si chiama tentata estorsione o non ci sono le minacce finalizzate all’estorsione, ma se ci sono le minacce come ha stabilito la Corte d’Appello, allora si chiama estorsione il reato, quindi rimandano per la terza volta alla Corte d’Appello dicendo che questa volta deve decidere se ritiene, come ha già ritenuto che le minacce ci siano, deve condannare Dell’Utri per estorsione, tentata estorsione lui e il boss, il Boss tra l’altro è finito in galera all’ergastolo per omicidio e mafia, se invece non fossero più provate neanche le minacce ma come fanno a non essere provate, sono testimoniate dalla vittima e da una serie di riscontri, allora salterebbe tutto.
Vi leggo l’ultimo passaggio, perché è interessante, in sintesi la sentenza della Corte d’appello appare insuperabilmente contraddittoria, sussiste e è consumata la minaccia per la presentazione dei due mafiosi incaricati dal terzo che manteneva la gestione della vicenda, il terzo è Dell’Utri e tuttavia la stessa, dicono i giudici di appello non ha una sicura natura estorsiva è sintesi contraddittoria perché per quanto prima detto, in quel contesto se c’è stata minaccia, essa non poteva che essere finalizzata solo a determinare Garraffa al pagamento di quanto e come sapeva gli era stato chiesto e quindi o non c’è la minaccia o essa deve necessariamente realizzare l’efficacia estorsiva, in estrema sintesi appare insuperabilmente contraddittorio argomentare della sussistenza di una minaccia che costituisce elemento costitutivo del delitto di tentata estorsione, ma al tempo stesso affermare che essa non avrebbe avuto sicura natura estorsiva e contestualmente ritenere che poiché a quella minaccia non erano seguite altre, il tentativo di estorsione si era estinto per desistenza volontaria del minacciatore.
Se è  ingiusto il profitto perseguito da Virga per conto di Dell’Utri i casi sono due: o la minaccia non c’è, ma qui avete detto che c’è, se c’è  allora c’è la tentata estorsione e quindi ci vuole un nuovo giudizio della Corte d’appello di Milano su due punti: eventuale sussistenza della minaccia e se sì, configurabilità dell’estorsione, la minaccia finalizzata a ottenere un profitto ingiusto integra di per sé qualora il profitto non sia poi conseguito per cause indipendenti dalla volontà dell’autore il tentativo di estorsione, dopo il compimento di condotta idonea a integrare il delitto di tentata estorsione, la desistenza volontaria, smettere di fare altre minacce non può essere configurata dal mero decorso del tempo, è passato del tempo e quindi hanno desistito, no, ci vogliono comportamenti e fatti determinati incompatibili con la successiva consumazione, se hai deciso di non volerli più quei soldi dopo aver fatto le minacce, devi far sapere al tizio: guarda che abbiamo scherzato, non li voglio più quei soldi, ma se non gli dici niente, la minaccia continua a penzolare sulla sua testa come una spada di Damocle questo scrivono i giudici di Cassazione, interessante, no? Un parlamentare del centro-destra fondatore del Popolo delle Libertà che la Cassazione, mica Travaglio o un PM o una toga rossa, la Cassazione dice che ha mandato un mafioso a chiedere dei soldi non dovuti a un imprenditore, con minaccia estorsiva grave, è simpatico no? Meriterebbe una puntatina della serie de Il Corriere della sera “i silenzi e le ambiguità”? Avete mai sentito un’intervista in cui veniva chiesto a questo signore di dare una risposta su queste cose?

O avete forse letto milioni di interviste anche su Il Corriere della sera in cui Dell’Utri viene interpellato ora come bibliofilo, ora come uomo di cultura, ora come fine politologo per chiedergli giudizi sulla storia d’Italia, su Mussolini di cui ha appena comprato i diari falsi? Sulla letteratura? Sugli incunaboli, sulle biblioteche? Oppure sull’attualità politica? Dato che non ve la ricorda nessuno questa storia ve l’ho raccontata io e del resto il Passaparola serve a questo, continuate a seguirci tutti i lunedì e a leggere Il Fatto quotidiano, grazie e buon compleanno anche a voi!

Errata Corrige
Cari amici, era destino che proprio alla centesima puntata di Passaparola incappassi in una bufala. Quella che vi ho letto in apertura del Passaparola sull’approvazione dell’emendamento D’Alia era una notizia vecchia di un anno che qualcuno ha ricicciato in rete come se fosse nuova: dopo il voto in senato, infatti, l’emendamento liberticida è stato accantonato alla camera. Scampato pericolo, dunque, almeno per ora. Ma conviene restare vigili. Scusatemi per il “procurato allarme”.
(m.trav.)

Blog di Beppe Grillo – Forza Tonino!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Forza Tonino!.

Prima ti isolano, poi ti uccidono“. Questo è il pensiero che ho avuto quando ho letto il libello: “I silenzi e le ambiguità dell’onorevole Di Pietro” sul Corriere della Sera a firma di Marco Imarisio. Un lungo articolo richiamato in prima pagina, corredato da foto, basato su insinuazioni infamanti e, allo stesso tempo, puerili. La laurea a tempo di record, l’asse Lucibello – D’Adamo, la foto con Contrada degna del Bagaglino. Insomma escrementi di scrittura, merda mediatica per screditare Antonio Di Pietro. Nulla di strano se l’articolo fosse comparso su Libero o Il Giornale: difendono gli interessi del loro proprietario, Silvio Berlusconi. E lo fanno alla luce del sole, quindi sono sostanzialmente innocui. Per il Corriere della Sera il discorso è totalmente diverso. E’ il quotidiano più diffuso in Italia, in apparenza moderato, e esercita una forte influenza sull’opinione pubblica. Il fatto che il Corriere sia stato l’organo ufficioso della P2 ai bei tempi di Gelli e di Tassan Din è ormai dimenticato. L’articolo è accompagnato da un occhiello inquietante: “Il caso“, ma di casi non ne riporta neppure uno. Il portavoce Imarisio lancia il sasso e ritira la mano in modo così grottesco da dubitare della sua salute mentale: “Ad anni alterni torna fuori, tra dubbi e ironie, il suo personale tour de force per laurearsi in Legge alla Statale di Milano… L’Istituto di presidenza della facoltà confermò che tutto era in regola. Ma le illazioni, falsità di vario genere, sono proseguite, nel silenzio del diretto interessato…“. Il “diretto interessato” ha mostrato la sua laurea in un video e querelato Berlusconi che l’aveva messa in dubbio. Che altro doveva fare? Telefonare a Imarisio? Il quale non molla: “Dopo la sua recente pubblicazione con il dirigente del Sisde Bruno Contrada (in una caserma dei carabinieri e ben prima che Contrada fosse arrestato, ndr) il Corriere lo invitò a un confronto sul tema“. Antonio Di Pietro ha risposto sulla stampa e sul suo blog, anche se, a mio avviso, era sufficiente una pernacchia. Di quale confronto sul tema si parla se non c’è nessun tema? La chiusa sulle dichiarazioni di Minzolini è da applausi piduistici: “Secondo Di Pietro la pubblicazione dei verbali dell’architetto Zampolini va letta come “parte di una strategia eversiva” nei suoi confronti, decisa da “mandanti e beneficiari occulti”, Colpa delle lobby, colpa di una informazione schierata contro di lui“. Di Pietro ha repinto in modo circostanziato le accuse e querelato. Che altro doveva fare? Telegrafare al Corriere per metterlo al corrente?
Il sottotitolo è, infine, puro prodotto allucinogeno: “Sospetti e accuse inseguono da tempo (da quello di Previti, ndr) l’ex pm. Lui in tribunale ha sempre vinto, ma su alcune questioni non ha ancora fatto chiarezza“. Ma se in tribunale ha sempre vinto, che altro doveva chiarire?
Imarisio comunque non c’entra e neppure l’addetto alla portineria del Corriere, l’ex giornalista Ferruccio De Bortoli. La linea del Corriere la decide il consiglio di amministrazione, per l’appunto le lobby. Ecco un breve e incompleto elenco (*) dei consiglieri RCS: Philip Elkann, presente anche nel consiglio Fiat, Diego Della Valle, presente nei consigli di Assicurazioni Generali, Tod’s e CIA, Jonella Ligresti, presente nei consigli di Mediobanca, Italmobiliare, Milano Assicurazioni, Fondiaria e Premafin finanziaria, Enrico Salza, presente nel consiglio di Intesa San Paolo, Bernardino Libonati, presente nei consigli di Telecom Italia, Telecom Italia Media e Pirelli, Renato Pagliaro, presente nei consigli di Pirelli, Mediobanca e Telecom Italia. La barzelletta che la linea editoriale del Corriere è decisa dal direttore e dal comitato di redazione è, per l’appunto, una barzelletta. Quando vedrò un articolo del Corriere come quello su Di Pietro su Della Valle, Ligresti o Philip Elkann, forse mi ricrederò. Antonio Di Pietro non deve rimanere isolato. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

(*) dati aggiornati al primo gennaio 2010

Antonio Di Pietro: 1000 gazebo per 3 referendum

Firmate, firmate, firmate…

Fonte: Antonio Di Pietro: 1000 gazebo per 3 referendum.

L’Italia dei Valori si appresta a dare il via alla campagna referendaria. Dal 1° maggio saranno più di 1000 i gazebo presenti in tutta Italia dove sarà possibile firmare i quesiti: contro il ritorno al nucleare (stampa e diffondi il volantino), in difesa dell’acqua pubblica (stampa e diffondi il volantino) e per fermare il legittimo impedimento (stampa e diffondi il volantino).

Saremo al fianco dei cittadini in ogni regione, in ogni provincia e in ogni città per spiegare le ragioni che ci hanno spinto ad iniziare questa nuova battaglia. Una battaglia in difesa della libertà e della democrazia. Una battaglia volta a restituire dignità agli italiani.

Grazie alla vostra firma sarà possibile bloccare tre normative altamente antidemocratiche. Se non blocchiamo il legittimo impedimento non saremo più tutti uguali davanti alla legge. Ai magistrati, di fatto, sarà impedito di processare il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e i suoi ministri. Se non difendiamo l’acqua pubblica ci allontaniamo dai bisogni dei cittadini, svendendo un bene prezioso alle multinazionali: l’acqua. Se non blocchiamo l’avanzata del nucleare saranno spesi soldi inutili e sarà messa a rischio la salute della gente e del territorio.

E’ disponibile un’area contenente i dettagli della raccolta firme, dove potete trovare l’elenco completo dei banchetti presenti in tutta Italia. Potrete informarvi su come partecipare attivamente alla raccolta firme e avere informazioni sul materiale divulgativo.

Contiamo molto sul vostro aiuto e sulla collaborazione della società civile. Vi chiediamo di darci una mano interagendo con i comitati territoriali i cui riferimenti sono raggiungibili sul sito www.3referendum.it. Anche su Facebook inseriremo una pagina riguardante le location dei gazebo. Da un account Twitter saranno date notizie in tempo reale sull’andamento della campagna referendaria. Attraverso YouTube, invece, saranno trasmessi video e inchieste riguardanti gli argomenti trattati dai referendum.

La campagna referendaria si chiuderà il 20 luglio: avremo ottanta giorni di tempo per raccogliere le 800 mila firme necessarie, una media di 10 mila firme al giorno. Una scommessa difficile, certo. Ma siamo convinti che anche grazie al vostro impegno sarà possibile vincerla.

Antonio Di Pietro: Grande apertura sulle intercettazioni, ma ai criminali

Travaglio ha definito la nuova legge sulle intercettazioni “il trionfo del crimine”, mi pare che siamo tutti d’accordo…

Bella l’iniziativa dell’IdV spiegata in fondo per evitare l’incriminazione dei giornalisti.

Antonio Di Pietro: Grande apertura sulle intercettazioni, ma ai criminali.

L’emendamento sulle intercettazioni consegnato alla commissione Giustizia del Senato mette in evidenza una grande apertura da parte di questo Governo. Una grande apertura alla criminalita’ organizzata.

I parlamentari diventano il punto di riferimento dei delinquenti e non dei cittadini perbene. Viene creata una riserva indiana per i parlamentari. Oggi permettono a tutti quelli della criminalità organizzata di avere come referente un parlamentare, così le intercettazioni non valgono più. Anche se confessa un omicidio, se c’è un parlamentare, nell’intercettazione, ci vuole un’autorizzazione del Parlamento, e la Camera si guarderà bene da dare il via libera. Oggi io aiuto te e domani tu aiuti me: tra destra e sinistra non hanno mai dato l’autorizzazione a procedere.

La proposta di oggi, quindi, la ritengo ancora più grave della precedente, perché con questi emendamenti si mette un bavaglio definitivo alla stampa: addirittura si puniscono i giornalisti, che fanno il loro mestiere. Bisogna punire invece chi rende noto, chi viola il segreto istruttorio e non il giornalista che svolge la propria funzione.
Con questo emendamento il Governo ha inferto un altro colpo al sistema giustizia. Non si capisce per quale ragione per una persona che non è parlamentare, e che può occultare tutte le prove e realizzare reati, si debba chiedere l’autorizzazione ad intercettare.  A questo punto, la criminalità organizzata potrà scegliersi i suoi adepti, il parlamentare più adatto, punto di contatto tra criminali che così non parleranno più tra di loro ma per interfaccia. Volendo fare un esempio: se due mafiosi vogliono scambiarsi delle informazioni basterà che a fare da tramite ci sia un parlamentare. Per essere ancora più chiari: se Totò Riina vuole mandare un messaggio a Provenzano basta che si rivolga al parlamentare mafioso di turno. Così, questi potrà essere l’anello di congiunzione con la criminalità. E’ chiaro che per il parlamentare sarà più facile avere come punto di riferimento la criminalità.
Queste sono le prove tecniche del regime. Queste disposizioni mettono seriamente a rischio l’articolo 21 della Costituzione. Il ddl voluto fortemente da Berlusconi prevede diversi anni di carcere per chi svolge di mestiere di giornalista e dovrebbe essere un ‘cane da guardia’ della democrazia. In questo modo da cane da guardia diventerebbe una pecora.
Noi dell’Italia dei Valori siamo accanto ai giornalisti e ci mobiliteremo con la Fnsi, scendendo in piazza il 28 aprile, per protestare contro questo scempio del diritto e attentato alla Costituzione.

Nota
Con le norme sulle intercettazioni siamo alle prove tecniche di regime. Il disegno di legge voluto dal Governo prevede il carcere per i giornalisti che danno notizia delle intercettazioni, anche ad indagini concluse. Italia dei Valori, qualora riceverà notizia e/o testi di intercettazioni leggerà quest’ultimi in aula di Camera o Senato attraverso i propri parlamentari, in modo da rendere pubbliche attraverso i resoconti stenografici tali intercettazioni. I giornalisti, riprendendole, non potranno essere incriminati secondo la legge.

Antonio Di Pietro: Appello per la Campania

Fonte: Antonio Di Pietro: Appello per la Campania.

Sento il bisogno di spiegare a voi della Rete le ragioni per cui Italia dei Valori si e’ determinata ad appoggiare la candidatura di De Luca come candidato governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.

Dite che De Luca e’ sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perche’ non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c’è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.

Il centrodestra appoggia Cosentino, quel sottosegretario nei confronti del quale pende un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere, proprio perché accusato di aver rapporti con il clan dei Casalesi in Campania. Quel centrodestra ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni. Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del centrodestra, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d’union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio.

Una forza politica come l’Italia dei Valori, prima di mettersi “di traverso” a tutto e a tutti, deve sapere che se non fa il possibile, il 29 marzo, per evitare che la Campania sia affidata al controllo di fatto del clan dei Casalesi, deve rendersi conto che deve assumersi una responsabilità. Io mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi cinque anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un’alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni.

Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell’alternativa. Come Italia dei Valori, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell’alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.

Ho fatto appelli via radio, attraverso la Rete, anche quando sono stato ospite a ‘Repubblica TV’, qualche giorno fa, e ho detto: “Possibile che non si riesca a trovare un candidato di rottura che possa rappresentare l’unità degli elettori del centrosinistra in Campania?”. Nessuno ha dato la sua disponibilità. Mi sono trovato davanti ad un’alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall’altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti. In tutto questo con la consapevolezza che, trovandoci d’accordo tutti quanti nell’appoggio alla sua candidatura, si poteva fermare quella deriva casalese.

Ho chiamato De Luca, l’ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell’Italia dei Valori, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.

Primo: se lo condannano deve dimettersi.

Secondo: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.

Terzo: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.

Quarto: se riesce a diventare presidente, come primo atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l’affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.

Quinto: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende. Insomma, una casa trasparente certificata da un assessorato alla trasparenza e al controllo, affidata a persone esterne, che possano verificarne la legittimità.

Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente? Se l’Italia dei Valori va da sola, chi candida per ottenere l’alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il centrodestra, affidando per cinque anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo. Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c’è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l’umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta.

Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall’altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l’economia e il riscatto del Paese.

Ho cercato di fare il possibile, mi sono assunto questa responsabilità. Chiedo la vostra comprensione e la vostra responsabilità, perché è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L’alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi.

Antonio Di Pietro: Puntano alla guerra civile

Finalmente qualcuno si muove per un referendum contro la follia nucleare, andiamo tutti a firmare

Fonte: Antonio Di Pietro: Puntano alla guerra civile.

Il governo si accinge ad impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei territori regionali. In termini di diritto la legge potra’ anche permettere tale operazione, ma in termini di fatto e’ una dichiarazione di guerra che porterà l’Italia sull’orlo di una guerra civile mettendo lo Stato contro i cittadini.

Le parole di Vendola quando ha affermato che il governo si dovrà munire dei migliori carri armati per disporre della Puglia e dei pugliesi a suo piacimento ieri appaiono come una provocazione.

Domani, con l’arroganza istigatrice di Scajola, potrebbero diventare realtà. Gli italiani sono scesi in piazza e si sono recati alle urne, nel 1987, ed hanno messo alla porta il nucleare con un referendum. Se Silvio Berlusconi, per interessi ed accordi interpersonali, ha deciso di riportarci indietro di vent’anni reintroducendo una tecnologia superata, nociva e fallimentare, deve farlo con le stesse modalità, piazza per piazza, regione per regione e non con i suoi sondaggi taroccati. Siamo stufi di dover far ricorso a mozioni, referendum, petizioni, per riaffermare ciò che è già stato deciso con il loro stesso utilizzo.

Se un governo può buttare nel secchio un referendum, c’è un’unica interpretazione: chi governa rappresenta un’organizzazione illegittima che minaccia la democrazia. E non si rispolveri il consenso elettorale che non è stato acquisito parlando del nucleare e di molte altre porcate realizzate dopo l’insediamento al potere. Sappiamo che dovremo ancora una volta essere noi cittadini a ricorrere al referendum per il No al nucleare.

Come per il Lodo Alfano è inutile aspettare che il governo si ravveda, pertanto, l’Italia dei Valori domani inizierà la raccolta firme per il referendum contro il nucleare. I quesiti sono già stati depositati presso la Corte di Cassazione ed hanno lo scopo di chiamare i cittadini ad assumersi responsabilità importanti che peseranno sul loro futuro e su quello dei propri figli. Nel XXI secolo il futuro è nelle energie rinnovabili, certamente non nell’uranio che esaurirà nel giro qualche decennio, provocando danni irreversibili per la salute e l’ambiente.

Faccio solo un’inquietante riflessione: se il Parlamento è bypassato dai decreti, se la macchina della Giustizia è ridotta all’impotenza, se si parla di stravolgere la Costituzione, se le regioni sono piegate al volere di un gruppo ristretto di persone, se le televisioni trasmettono a reti unificate, se la legge non è più uguale per tutti, se si calpestano i referendum da un governo all’altro, perché continuiamo a raccontarci che l’Italia è una Repubblica parlamentare in cui vige la democrazia? Siamo ipocriti o incoscienti nel negare la realtà?

Cittadini, svegliatevi! L’unica arma che avete per non farvi fregare è il voto: utilizzatelo bene.

Antonio Di Pietro: Il NO al legittimo impedimento

Antonio Di Pietro: Il NO al legittimo impedimento.

Pubblico il testo della dichiarazione di voto dell’Italia dei Valori sul “legittimo impedimento”.

Testo dell’intervento

Sig. Presidente del Consiglio,

oggi Lei e la sua maggioranza vi accingete ad approvare una leggina con cui stabilite che Lei e si suoi Ministri – per il semplice fatto che ricoprite tali cariche – potete decidere a vostro piacimento di non recarvi in Tribunale se un giudice penale vi chiama a rendere conto del vostro operato.

Si vergogni, sig. Presidente del Consiglio, per la Sua ennesima scelta immorale ed anticostituzionale!

Solo in un Paese barbaro e dittatoriale si può immaginare che un Presidente del Consiglio, poiché egli stesso è sotto processo, si fa fare una legge apposita per non farsi processare.

Ma che dico: si fa fare decine e decine di leggi a seconda del bisogno, raggirando di volta in volta la Costituzione italiana e la buona fede degli elettori.

E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine e lei, Presidente del Consiglio, rappresenta il peggior Capo del Governo che la storia repubblicana italiana possa ricordare.

Lei è peggio del suo sodale di un tempo, quel Bettino Craxi – che da Capo del Governo pure Lui – prima le ha venduto a suon di miliardi di lire il sistema televisivo italiano e poi, macchiatosi di gravi reati (come Lei, d’altronde), ha avuto – lui – almeno la vergogna di darsi alla latitanza.

Lei, invece, no. Lei è qui. Lei ha trovato una soluzione ancora più spudorata.

Lei – sig. Presidente del Consiglio che non c’è – ha utilizzato i canali televisivi che ha comprato grazie a Craxi, per confondere e illudere gli elettori italiani e così venire in Parlamento con un manipolo di suoi sodali e farsi le leggi che le sono servite e le servono per risolvere i suoi guai giudiziari e per manipolare le sue fortune finanziarie.

Sono ormai numerose le “leggi personali” che Lei si è fatto fare ed altre le ha già fatte mettere in cantiere dalla sua asservita maggioranza, pronta ancora una volta ad abbassare il livello della propria dignità per non perdere la poltrona.

Mi riferisco alla odierna “doppietta” che ora avete messo in cantiere: la legge sul legittimo impedimento alla Camera e la legge sul “processo breve” al Senato.

Anche i bambini possono rendersi conto che il processo è breve se in breve tempo si fa.

Se invece, si decide che dopo un certo tempo non si deve fare più, si chiama “processo interrotto”, con buona pace di tutti coloro che chiedono ed attendono giustizia.

Se davvero volete che il processo sia breve, allora fornite più mezzi, più strutture e più risorse alla giustizia, invece di togliergli anche il minimo essenziale.

La legge sul processo breve è – a differenza delle altre leggi ad personam – non solo una beffa alla giustizia ma anche un danno alla collettività perché – per salvare alcuni della casta dai processi – si lasciano fuori dalle patrie galere migliaia di delinquenti e soprattutto non si assicura giustizia alle parti lese che finora dovevano aspettare anni e d’ora in poi dovranno rassegnarsi a morire senza mai ottenere giustizia.

Ma oggi in quest’Aula sta succedendo qualcosa di più e di veramente umiliante per le istituzioni!

Oggi, sig. Presidente del Consiglio, Lei sta chiamando in correità al suo progetto criminoso, anche tutti i suoi Ministri.

Lei ha chiesto ad i suoi Ministri di venire oggi tutti in Aula per votare anche loro questa legge.

Ma, buon Dio, stiamo parlando di una legge che riguarda proprio i Ministri, oltre che Lei, Presidente Berlusconi. Una legge che in futuro permetterà anche a loro di sfuggire ai processi penali durante tutto il loro mandato!

In un Paese serio ed in uno Stato di diritto, sarebbe uno scandalo assistere a Ministri che non si vedono mai in Aula – e voi, Ministri del Governo Berlusconi, non venite quasi mai in Parlamento – salvo presentarvi proprio oggi per votare la norma che interessa voi stessi!

Ah già! Questa volta il vostro capo è stato magnanimo e voi dovete far finta di assecondarlo: ha pensato anche a Voi e alla vostra impunità e non solo alla Sua.

Tutto ciò non è solo la manifestazione plateale di un evidente conflitto d’interessi ma è anche la riprova di una malattia etica che – sulla scia dei cattivo esempio offerto da Berlusconi – sta contagiando tutto il Governo e rischia di contagiare tutto il Paese.

Lei, Presidente Berlusconi, è il responsabile ed il mandate di tutto ciò.

Lei sta ballando sul fuoco della disperazione e della rivolta sociale.

Mentre lei se la ride alla Nerone maniera, milioni di persone stanno perdendo tutti i giorni il proprio lavoro e migliaia di aziende stanno chiudendo i battenti.

Ma il tempo della resa dei conti, per fortuna, si avvicina anche per Lei Presidente Berlusconi, perché stia pur certo che il morso della fame e dell’incertezza sta inducendo milioni di italiani a ripensare e considerare mal riposta la fiducia che finora hanno avuto nei suoi confronti.

Noi – può starne certo – faremo il possibile per svegliare le coscienze e accrescere la conoscenza degli italiani sulla sua persona affinché possano impegnarsi per disarcionarla dalla sella di comando prima che sia troppo tardi.

E quando dico noi, non mi riferisco a fantomatici ed inesistenti servizi segreti stranieri che avrebbero mosso o muoverebbero le nostre mani per far cadere ora il Suo Governo e prima quello del suo padrino politico Craxi.

Mi riferisco a tutti quei cittadini italiani che non vogliono abboccare all’amo dei ricatti e dei dossieraggi che Lei, Presidente Berlusconi, è tanto bravo ad ordinare e sfruttare per raggiungere i suoi privati obiettivi.

Obiettivi che anche questa volta abbiamo capito per tempo (e che sventeremo con forza).

Lei vuole alzare un polverone di fango sull’inchiesta di Mani Pulite per far ingoiare all’opinione pubblica il ripristino del famigerato art. 68 della Costituzione, in modo da garantire per sempre l’impunità a tutti parlamentari.

No, Presidente Berlusconi: noi di IDV non ci arrendiamo nemmeno di fronte ai ricatti e per questo votiamo convintamene No anche a quest’altra sua legge-porcata!