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L’asino e l’alta finanza

Fonte: L’asino e l’alta finanza.

L’alta finanzia spiegata ai bambini

Qualche tempo fa Billy comprò da un contadino un asino per 100 dollari.
Il contadino gli assicurò che gli avrebbe consegnato l’asino il giorno seguente.

Il giorno dopo il contadino si recò da Billy e gli disse: “Mi dispiace ma ho cattive notizie: l’asino è morto.”
Billy rispose:  “Allora dammi indietro i miei 100 dollari”
E il contadino:  “Non posso, li ho già spesi”.
A quel  punto Billy si fece pensieroso, poi disse al contadino:  “Va bene, allora dammi l’asino morto.”
– “E che te ne fai di un asino morto, Billy?”
– “Organizzo una lotteria e…

lo metto come premio”
Il contadino gli disse ironico: “Non puoi vendere biglietti con un asino morto in palio”.
Allorché Billy rispose: “Certo che posso, semplicemente non dirò a nessuno che è morto”.

Un mese dopo il contadino incontrò di nuovo Billy, così gli chiese: “Come è andata a finire con l’asino morto?”
– “L’ho messo come premio ad una lotteria, ho venduto 500 biglietti a due dollari l’uno e così ho guadagnato 998 dollari”
– “E non si è lamentato nessuno?”
– “Solo il tipo che ha vinto la lotteria, e per farlo smettere di lagnarsi gli ho restituito i suoi due dollari”

Billy attualmente lavora per la Goldman Sachs.

ComeDonChisciotte – EURO, L’ IPOTESI DEL PEGGIO

La crisi greca del budget, diventata crisi dell’euro, non è la conseguenza fatale di un’autoregolamentazione dei mercati, ma di un attacco deliberato. Per Jean-Michel Vernochet, essa fa parte di una guerra economica condotta da Washington e Londra, secondo gli stessi principi delle attuali guerre militari: ricorso alla teoria dei giochi e strategia del caos costruttore. La posta in gioco è costringere gli europei ad integrarsi in un blocco atlantico, vale a dire in un Impero, all’interno del quale pagheranno automaticamente per il deficit budgetario anglosassone, tramite il mezzo indiretto di un euro dollarizzato. Un primo passo in questo senso è già stato fatto con l’accordo siglato tra l’Unione Europea e il FMI, che concede al Fondo Mondiale una tutela particolare sulla politica economica dell’UE…

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ComeDonChisciotte – SOLO GLI HEDGE FUND SUL BANCO DEGLI IMPUTATI ?

Fonte: ComeDonChisciotte – SOLO GLI HEDGE FUND SUL BANCO DEGLI IMPUTATI ?.

La mossa della Merkel

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

La “tigre di carta” europea e la crisi dell’asse carolingio ?

«C’è da dubitare che il tentativo protezionistico tedesco vada a buon fine. Le barriere anti-speculative adottate rischiano di essere travolte come un fuscello dalla piena in arrivo, poiché, appunto, la “speculazione” non è una patologia momentanea, una alterazione maligna di un corpo sano, quanto invece il modus essendi e operandi del sistema capitalistico occidentale giunto al suo estremo grado di bulimia. Qui sta il busillis: siamo in presenza di sistema segnato dalla tendenza compulsiva a fare profitti senza però creare plusvalore, ovvero della metastasi per cui la sfera finanziario-creditizia, cresciuta in misura abnorme, non è più un supporto alla creazione di plusvalore, ma un gigantesco parassita che succhia plusvalore alla sfera produttiva per ingrassare quella improduttiva. Il tardo-capitalismo portava in seno un mostro che ora lo sta divorando dall’interno».

Le borse hanno accolto in maniera minacciosa la decisione tedesca di vietare, a partire dalla mezzanotte del 19 maggio al 31 marzo 2011 le cosiddette “short selling” (vendite allo scoperto o a nudo) sulle obbligazioni pubbliche, i Cds (Credit default swap) e le azioni di dieci grandi gruppi finanziari (bancari e assicurativi) tedeschi. (1) La notizia ha causato il secondo crollo borsistico in una settimana: 144 Mld di euro bruciati nella seduta del 19 maggio seguita all’annuncio della Merkel.

Decisione unilaterale

Anche in questo caso l’Unione europea ha dimostrato di essere una “tigre di carta”, un gigante dai piedi di argilla. Quella presa dal governo tedesco, condannata come “mossa folle” dai trader degli Hedge fund colpiti al cuore, doveva infatti essere adottata da tutta l’Eurozona. I giornali del 19 maggio davano infatti per scontato che l’embargo ai danni degli “speculatori” sarebbe stato adottato dal vertice Ecofin (l’insieme dei Ministri dell’Economia e delle Finanze dei 27 stati membri della Unione europea riuniti in seno al Consiglio) riuniti a Bruxelles.
Non solo per la prevedibile opposizione della fronda inglese ma anche di Parigi il vertice si è concluso con una netta e rivelatrice spaccatura.
Il fatto assolutamente nuovo e sorprendente è che la Germania, anche al costo di spezzare l’asse carolingio, ha deciso di procedere in maniera unilaterale. Una forzatura che la dice lunga su quanto sia traballante l’Unione europea, e sul rischio che le ferite causate dalla crisi, invece di cicatrizzarsi dopo le ciclopiche misure di salvataggio adottate domenica 9 maggio, rischino di andare in cancrena, con buona pace dei sogni europeisti.
Ognuno per sé Dio per tutti, questo è con ogni evidenza il motto che campeggia oramai all’ingresso di quella grande scenografia che è l’Unione.

Di cosa si sta parlando

La “vendita allo scoperto” è in effetti un derivato, una delle armi, se non di distruzione di massa, certamente più letali preferite da quella che convenzionalmente si chiama “speculazione finanziaria”. Più sotto una scheda quanto mai precisa, ed è bene, non fosse che per capire come funzioni il turbo-capitalismo (quello che noi chiamiamo meta-capitalismo, nel senso duplice di un sistema che sta oltre il capitalismo classico e di un sistema affetto da metastasi) che il lettore abbia la pazienza di leggerla, vincendo l’ostacolo rappresentato dai tecnicismi. (2)

Provo a semplificare. Poniamo il caso che io sia uno scopertista e che preveda una fase discendente dei mercati finanziari. Il mio problema è come guadagnare nonostante il momento ribassista che fa appunto scendere i valori dei titoli o delle azioni. Ecco cosa faccio: compro dei titoli (di norma da banche o da altri intermediari finanziari) che rimborserò domani ma che sono certo di riuscire a vendere oggi. Poniamo che il costo di mercato del titolo è oggi di 100 euro. Poniamo ora due condizioni: che riesco a vendere subito il titolo a 100 euro mentre azzecco il pronostico per cui il titolo, domani, quando dovrò rimborsare il mio venditore, sarà sceso al valore di mercato di 80 euro. Essendo che dovrò rimborsare 80 euro mentre ho venduto a 100, avrò ottenuto un profitto di 20 euro. Va da sé che nel caso contrario, nel caso avessi sbagliato il pronostico e avessi piuttosto un aumento del valore di mercato del titolo, avrei una perdita.
Moltiplicate questa operazione per qualche milione e avrete guadagni astronomici o, al contrario, perdite equivalenti.

Il problema è che questo meccanismo, già mefistofelico di per sé, è diabolico per almeno altre due ragioni. Perché ad esso ricorrono potenti attori dei mercati finanziari, tra cui gli hedge fund (ma su questo torneremo), che nel caso in cui concordino le loro scorrerie, possono non solo svuotare le casse degli istituti e degli stati da cui acquistano short, ma determinare con le loro mosse a larga scala il paventato ciclo ribassista. La classica profezia che si autoavvera.

Solo gli hedge fund sul banco degli imputati?

La mossa tedesca è stata presentata dalla Merkel come un attacco e una punizione per gli hedge fund speculativi cosiddetti macro-globali. Si sa di chi si sta parlando: Paulson & Co. (35 miliardi di dollari gestiti), Soros Fund (27 Mld), Sac Capital Advisors (16 Mld), Moore Capital (14 Mld), Tudor Investments (11 Mld). Ovvero la famigerata cricca americana, quella della famosa cenetta newyorhese di inizi febbraio, quando di concerto decisero di giocare, proprio usando lo strumento degli short selling, alla fine dell’Euro.

Ora, che questi hedge fund predatori giochino un ruolo cruciale non vi può essere dubbio. Dopo la famosa cenetta, ovvero tra febbraio e maggio, i contratti derivati che scommettono sulla caduta dell’euro, sono diventati più di 103 mila, un record assoluto. (Financial Times del 16 maggio).
Tuttavia quello degli hedge fund rischia di essere un dietrologico capro espiatorio, o meglio, un alibi per camuffare la realtà, ovvero quanto grave sia la patologia che affligge tutto il sistema.
Già Walter Ricolfi il 15 maggio faceva notare: « Per quanto sia probabile che gli hedge, come qualsiasi investitore di breve periodo che abbia cognizione dei mercati, stiano giocando al ribasso sulle diverse attività europee, è difficile credere che fondi che detengono appena il 2,5% degli asset internazionali possano condizionare così pesantemente i mercati E’ più verosimile che la pressione vendite sia arrivata dai fondi pensione americani, dalle banche statunitensi e pure da quelle europee». (Il Sole 24Ore)

Non quindi solo i cattivi hedge fund, che comunque muoverebbero nella sola Ue la cifra di 250 Mld di euro (Corriere Economia del 19 maggio), ma pure fondi pensione e banche, non solo a stelle e strisce ma pure europee, pur di fare tanti quattrini e subito, pur di sostenere i loro bilanci traballanti, nonché i grandi fondi sovrani asiatici aggiungo io, scommettono sulla fine dell’euro e dell’Unione.
Afferma un operatore finanziario: «I veri hedge, nel senso spregiativo del termine, non siamo noi, ma i desk di trading proprietari delle grandi banche americane. Il cambio euro-dollaro, quello nel mirino degli speculatori, rappresenta uno dei mercati più liquidi (leggi più lucrosi e breve) al mondo, che nemmeno tutti gli hedge fund riuscirebbero a smuovere. Le banche invece, hanno una forza d’urto sufficiente, speculano per sostenere i bilanci. A New York si scommette sull’affossamento dell’euro». (La Stampa del 20 maggio).

Dova sta il busillis?

La mossa della Merkel indica fino a che punto la Germania tremi, cioè fino a che punto anche a Berlino si consideri realistica la fine dell’euro. Vedremo nelle prossime settimane se la linea gotica messa su dai tedeschi, riuscirà a reggere l’urto dell’ondata speculativa. E’ lecito dubitarne. La mossa probabilmente, non è nient’altro che una manovra preventiva per contenere i danni del crollo che europeo che viene, anzitutto pensata per salvare le chiappe alle banche tedesche, che sono i principali acquirenti dei titoli di stato della stessa Deutsche Bank, per non dire dei titoli greci, spagnoli, portoghesi e italiani a rischio di insolvenza che esse hanno in pancia.
Una mossa che è un avvertimento a nuora (gli hedge) affinché suocera ( i PIIGS) intenda. Non è un caso che la Cancelliera, contestualmente alle misure anti-speculative abbia perentoriamente affermato: «L’Europa ha bisogno di una nuova cultura della stabilità», lasciando intendere che la Germania si pone d’ora in avanti come sentinella del più estremo rigore finanziario e della più severa austerità, anche al costo di riscrivere tutti i Trattati, anche al costo di seppellire l’euro.

C’è da dubitare che il tentativo protezionistico tedesco vada a buon fine. Le barriere anti-speculative adottate rischiano di essere travolte come un fuscello dalla piena in arrivo, poiché, appunto, la “speculazione” non è una patologia momentanea, una alterazione maligna di un corpo sano, quanto invece il modus essendi e operandi del sistema capitalistico occidentale giunto al suo estremo grado di bulimia. Qui sta il busillis: siamo in presenza di sistema segnato dalla tendenza compulsiva a fare profitti senza però creare plusvalore, ovvero della metastasi per cui la sfera finanziario-creditizia, cresciuta in misura abnorme, non è più un supporto alla creazione di plusvalore, ma un gigantesco parassita che succhia plusvalore alla sfera produttiva per ingrassare quella improduttiva. Il tardo-capitalismo portava in seno un mostro che ora lo sta divorando dall’interno.

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com/
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/05/la-mossa-della-merkel.html
21.05.2010

Note

(1) Deutsche Bank, Commerzbak, Deutsche Börse, Generali Deutschland, Aareal Bank Group, Allianz, Postbank, Munich RE, MLP, Hannover rüch

(2)«La vendita allo scoperto, chiamata anche short selling (o semplicemente short) oppure vendita a nudo, è un’operazione finanziaria che consiste nella vendita, effettuata nei confronti di uno o più soggetti terzi, di titoli non direttamente posseduti dal venditore. Difatti tali titoli, solitamente forniti da una banca o da un intermediario finanziario, durante lo short selling vengono istantaneamente prestati dal loro fornitore al venditore allo scoperto (chiamato anche scopertista o short seller oppure venditore a nudo) e quindi subito venduti da quest’ultimo. Pertanto la vendita allo scoperto si configura come un prestito non di denaro bensì di titoli e, come solitamente accade in quello di denaro, vi è un interesse da corrispondere al datore del prestito. L’ammontare dell’interesse da pagare cresce in relazione all’aumento della durata di questo prestito di titoli, poiché chi effettua la vendita a nudo deve, entro una certo lasso temporale, acquistare sul mercato (quindi a prezzo di mercato) i titoli rifondendoli così al prestatore: operazione tecnicamente definita ricopertura dello scoperto. Per l’acquirente lo short selling attuato dal venditore è praticamente invisibile e perciò ininfluente, sicché per il compratore non vi è differenza tra i titoli acquistati da una vendita allo scoperto o non allo scoperto.

Siccome l’incasso generato dalla vendita dei titoli è antecedente rispetto al momento del loro effettivo acquisto da parte del venditore, lo short selling viene effettuato quando lo scopertista prevede che il costo della loro successiva acquisizione sul mercato (quella destinata alla ricopertura dello scoperto, cioè a rifondere il datore del prestito) sarà inferiore al prezzo precedentemente incassato (e di solito tale controvalore ricevuto viene provvisoriamente posto a garanzia sullo short fino a ricopertura eseguita). In questo caso il rendimento complessivo dell’operazione di short selling sarà risultato in profitto. Se, al contrario, il prezzo dei titoli aumenta durante il tempo del prestito, il rendimento dell’operazione sarà risultato in perdita. Per tale ragione la vendita allo scoperto si effettua principalmente quando i mercati azionari si trovano in una fase discendente, da qui il nome “short” (tr. “breve” altrimenti “mancanza”, “insufficienza”) poiché storicamente le fasi discendenti dei mercati finanziari hanno una durata più breve e sono meno numerose delle fasi ascendenti. Quindi la tecnica dello short viene normalmente considerata come un’operatività finanziaria di tipo prettamente speculativo e orientata verso un orizzonte temporale d’investimento di breve periodo. Per questo è generalmente sconsigliabile usare lo short selling come tecnica d’investimento di medio e lungo termine.

Il titolo scende: risultato in profitto

– lo short seller vende allo scoperto 1 azione della società “x”: l’azione viene istantaneamente prestata dal fornitore del titolo allo short seller che subito la vende al prezzo sul mercato di 100 euro;
– successivamente il prezzo dell’azione scende a 80 euro;
– per terminare lo short selling il venditore a nudo acquista 1 azione della società “x” a 80 euro, cioè a prezzo di mercato, effettuando quindi l’operazione di ricopertura dello scoperto: l’azione viene così istantaneamente ceduta al prestatore per rifonderlo del titolo che egli aveva fornito allo short seller.

In questo caso lo short è risultato in profitto di 20 euro, ai quali viene automaticamente sottratto l’interesse da corrispondere al datore del prestito.

Il titolo sale: risultato in perdita

– lo short seller vende allo scoperto 1 azione della società “x”: l’azione viene istantaneamente prestata dal fornitore del titolo allo short seller che subito la vende al prezzo sul mercato di 100 euro;
* successivamente il prezzo dell’azione sale a 120 euro;
* per terminare lo short selling il venditore a nudo acquista 1 azione della società “x” a 120 euro, cioè a prezzo di mercato, effettuando quindi l’operazione di ricopertura dello scoperto: l’azione viene così istantaneamente ceduta al prestatore per rifonderlo del titolo che egli aveva fornito allo short seller.

In questo caso lo short è risultato in perdita di 20 euro, ai quali viene automaticamente aggiunto l’interesse da corrispondere al datore del prestito».
(da Wikipedia)

ComeDonChisciotte – LA CRIMINALIZZAZIONE DI WALL STREET: PUÒ UN DIRIGENTE DELLA GOLDMAN SACHS ANDARE IN PRIGIONE?

Fonte: ComeDonChisciotte – LA CRIMINALIZZAZIONE DI WALL STREET: PUÒ UN DIRIGENTE DELLA GOLDMAN SACHS ANDARE IN PRIGIONE?.

DANNY SCHECHTER
globalresearch.ca

La Goldman sopravvivrà all’attacco? La minaccia di imputazioni criminali intentate contro la banca leader negli investimenti mondiali si diffonderà sugli altri di Wall Street? È in corso la criminalizzazione della crisi, o tutto questo è soltanto una manovra?

Negli ultimi due anni, mi sono sentito solo e isolato nelle mie richieste di una retata, e nell’insistenza che il furto, la frode e il crimine fossero il cuore del disastro economico che ci è capitato. Ho scritto due libri che documentano la mia opinione e ho appena prodotto il film Plunder The Crime of Our Time che parla dell’economia come scena del crimine.

Ci sono poche altre voci laggiù che fanno rivendicazioni simili: tra loro Bill Black, il precedente regolatore finanziario, il senatore statunitense Ted Kauffman e persino l’investitore plurimiliardario Jim Chanos. La maggior parte dei politici di entrambi i partiti e degli opinionisti mediatici hanno scartato l’idea, preferendo credere che di fatto tutti fossero colpevoli e, perciò, nessuno lo fosse.

I più dicono che i professionisti della finanza considerati “gli uomini più abili nella stanza” hanno fatto soltanto “errori” a causa dei trend economici che nessuno avrebbe potuto prevedere.

Non dimentichiamo i più di 1000 banchieri che sono finiti in prigione dopo la crisi S&L. Quello accadeva allora, e questo adesso, quasi dieci anni dopo che l’industria dei servizi finanziari aveva messo a segno un costoso colpo legislativo esercitando pressioni e per mezzo di contributi alle campagne per corrodere le norme e depenalizzare il campo da gioco. Con una più importante campagna di relazioni pubbliche attuata attraverso la complicità dei media, hanno confezionato i loro programmi con il linguaggio della modernizzazione e dell’innovazione.

Mentre i loro profitti crescevano e la bolla scoppiava, non sembrarono agire in maniera sbagliata fino a che piccole inefficienze come gli scandali Enron e Worldcom macchiarono la loro immagine.

La Goldman aveva ancora successo, intascando i profitti più consistenti e pagandosi in maniera disgustosamente buona. CEO [Chief Executive Officer, “amministratore delegato”, ndt]. Ciò fino a che la SEC [Securities and Exchange Commission, “Commissione nazionale per le Società e la Borsa”, ndt] non presentò una rimostranza civile dichiarante una transazione fraudolenta a danno degli investitori. Fece seguito una serie di udienze turbolente a Capitol Hill dove il Senatore Levin non fece che ripetere un rimando interno agli “Shitty” deals per cui società si dice abbia pedalato e poi di nuovo scommesso contro.

La Goldman sembrava in rovina, soprattutto quando i creditori in fondo alla stanza vestiti con vecchie uniformi carcerarie bianche e nere protestarono. Parte della difesa della società fu che “tutti” alla Borsa facevano quello che facevano. Hmmmm.

Addirittura dopo tutto il dramma, la Goldman restava ancora una della maggiori macchine da guadagno della città.

La Goldman, quindi, da eroina di Wall Street divenne uno zero, scrive Larry Doyle su un blog finanziario, osservando che: “I legami stretti, per non dire incestuosi, tra la Goldman, Washington, molti fondi di copertura e i maggiori clienti hanno messo la società nella posizione di colonna portante dell’offesa americana nei confronti di Wall Street”.

La gigantesca società a questo punto fu messa in ridicolo, anche se non fu dimostrato nessun capo d’imputazione. Leslie Griffith chiamò lo scontro a Capitol Hill un momento alla Maria Antonietta sul Reader Supported News per via di tutti gli spettatori che volevano tagliar loro la testa.

Ci fu molto di più di quello che si scrisse:

“Una monarchia finanziaria dei nostri tempi, la Goldman agisce con l’impunità un tempo riservata ai re. Controllando i legislatori. Eleggendo presidenti. Riempiendo il Ramo Esecutivo di ricchi lacchè, manipolando i mercati mondiali e scommettendo contro il benessere dei propri clienti…gli americani. Quando arrivò il loro equivalente del “tax time” [stagione delle tasse, ndt], quelli spremettero ai poveri contadini miliardi di dollari per un piano di salvataggio finanziario.

Maria ne andrebbe fiera”.

Quando Mike Taibbi paragonò la Goldman a un “vampiro sanguisuga” molti si precipitarono a difenderla. Ma non fu questo il caso. Al contrario, il Dipartimento di Giustizia avvantaggiò la SEC richiedendo un’indagine criminale.

Soltanto l’idea fece sì che il valore delle azioni della Goldman subisse una perdita di 21 miliardi di dollari. Alcuni analisti fecero retrocedere la società allo stesso modo in cui avevano fatto con la Grecia poco prima in quella stessa settimana. L’amministratore delegato Lloyd C. Blamkfein, che disse di essersi sentito “umiliato” dalle udienze, doveva essere fatto fuori in pochi giorni; perse 81 milioni di dollari su 2.023.364 titoli del valore di circa 373 milioni di dollari. Ci fu un’esigua solidarietà pubblica per la sua caduta in disgrazia.

E ora? Ci sarà davvero un’azione penale o tutto ciò è solo fumo per creare uno stato d’allerta per un pacchetto di riforma finanziaria già pesantemente compromesso? Qualcuno andrà in galera? A meno che non ci siano più pistole fumanti e rivelazioni scioccanti, qualche accordo sulle cause civili è la cosa più probabile, come ha spiegato The Atlantic:

“…, il livello per un caso penale è molto più alto. Il DOJ [Department of Justice, “Dipartimento di Giustizia”, ndt] deve presentare prove davvero convincenti che una giuria possa comprendere agevolmente tanto da scoprire che, senza dubbio, la Goldman e/o alcuni dei suoi banchieri sono colpevoli di frode. Dato che ci sono molte persone che nel chiedersi se anche il caso civile può avere successo al di sotto di un livello più debole di colpa, è relativamente poco probabile che le imputazioni penali starebbero in piedi. Inoltre, il pubblico non ha tutte le informazioni, quindi è troppo presto per sapere con sicurezza il destino di un processo penale”.

In più, sembra come se solo uno dei banchieri al livello più basso, Fabrice Tourre, detto anche “Fab”, abbia già esposto la sua difesa all’interno della sua testimonianza congressuale. Come Planet Money della NPR [National Public Radio] ha notato: “Le dichiarazioni pubbliche di Tourre hanno reso meno probabile che in seguito possa cambiare la sua storia e negoziare una condanna più lieve con la SEC in cambio di informazioni che potrebbero essere dannose per la società o per gli altri dirigenti”.

Ora, dice Doyle, c’è “un piccolo dubbio per quanto riguarda il perché i dirigenti della Goldman Sachs fossero reticenti nel rispondere alle domande martedì scorso sapendo bene che un’indagine criminale era potenzialmente vicina ad essere avviata”.

La questione criminale è a stento definita. Come ha detto un avvocato a Bloomerang News: “Al fine di procedere criminalmente in un caso, bisogna avere prove evidenti di menzogna, truffa e furto”. Robert Hockett, professore di legge alla Cornell University, ha minimizzato l’angolazione del reato. “In realtà non è una grande operazione”, dice Hockett, “Non è insolito per la SEC ricorrere al Procuratore Generale degli USA per un caso. Non si presenta un nuovo sviluppo legale. È uno sviluppo procedurale”.

Risultato: non fate crescere le vostre speranze. Il governo non ha dichiarato guerra a Wall Street persino dopo che Wall Street ha dichiarato guerra a Main Street [La via principale, metafora dell’economia reale. N.d.r.]. E i media sono complici, cancellando addirittura una marcia di 15.000 lavoratori su Wall Street.

Wall Street è difficilmente umile. La sua arroganza è evidente in un’e-mail di cui il Financial Times dice che sta “risuonando tutt’intorno i tavoli di scambio”. Si legge in parte:

“Siamo Wall Street. È il nostro lavoro fare soldi. Se sono materie prime, provviste, titoli o qualche ipotetico documento falso, non importa. Avremmo venduto biglietti di baseball se fosse stato vantaggioso… Andate avanti e continuate a umiliarci, ma danneggerete solo voi stessi. Cosa accadrà quando non troveremo più lavoro a Wall Street? Indovinate: prenderemo i vostri [lavori].

…Non siamo dinosauri. Siamo più intelligenti e più pericolosi di loro, e sopravviveremo”.

Il guanto è stato gettato.

Danny Schechter di News Dissector ha diretto “Plunder The Crime Of Our Time”, un nuovo DVD che tratta della crisi come una storia criminale (Plunderthecrimeofourtime.com). Commenti a: Dissector@mediachannel.org

Titolo originale: “The Criminalization of Wall Street: Will Any Exec at Goldman Sachs Go to Jail?”

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link
03.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FEDERICA DI EGIDIO

ComeDonChisciotte – UN MESSAGGIO DALL’ ARGENTINA: IL NOSTRO SOSTEGNO AL POPOLO GRECO !

Fonte: ComeDonChisciotte – UN MESSAGGIO DALL’ ARGENTINA: IL NOSTRO SOSTEGNO AL POPOLO GRECO !.

DI ADRIAN SALBUCHI
voltairenet.org

Ci sono analogie sconcertanti tra il decennio catastrofico dell’Argentina (1991-2001), che ha portato ad un massiccio default, e le recenti ed incombenti difficoltà della Grecia. In tutti e due i casi, la colpa è delle organizzazioni di credito internazionali ed entrambi i paesi sono stati afflitti da rivolte e proteste diffuse contro le misure di austerità imposte dal FMI. L’economista argentino Adrian Salbuchi offre una vigorosa analisi di questa crisi “artificiosa” che non conosce frontiere.

Nel momento in cui gli argentini, oggi, guardano il telegiornale e vedono le cose terribili che accadono in Grecia, non possono che dire “Hey, è IDENTICO all’Argentina nel dicembre 2001 e l’inizio del 2002…!”. All’epoca, l’Argentina subì il suo peggiore collasso a livello monetario, del sistema bancario e del debito pubblico, che portò a tumulti, violenza folle, proteste e guerra sociale. L’agitazione fu così dannosa da costringere alle dimissioni il Presidente Fernando de la Rua, soprattutto a causa del suo famigerato Ministro dell’Economia pro-cartelli bancari, Domingo Cavallo, generando un vuoto politico che portò l’Argentina ad avere cinque (ben cinque!!) presidenti in quell’ultima terribile settimana di dicembre 2001.

La scintilla del caos sociale in Argentina fu il tentativo del Presidente de la Rua di attuare le misure di austerità, evidentemente ingiuste, imposte dal FMI che richiedeva, come al solito, il massimo sacrificio da parte della popolazione – più tasse, meno spese sociali, “budgets bilanciati”, nessuna spesa in disavanzo, ed altre misure anti-sociali – che causarono un crollo del PIL argentino di quasi il 40%.

Metà della popolazione precipitò al di sotto della soglia di povertà (molti non fecero mai ritorno alla tradizionale classe media argentina), alle banche private fu concesso di trattenere legalmente i risparmi della gente, i depositi in dollari USA furono cambiati in pesos in modo del tutto arbitrario a qualsiasi tasso di cambio deciso dalle banche o dal governo (il dollaro fu svalutato del 300%, da un peso al dollaro a 4 pesos al dollaro nel giro di poche settimane) eppure… nemmeno una banca è crollata! Infatti, da allora sono tutte di nuovo “in affari come sempre”, mentre i poveri e gli impoveriti sono completamente esclusi dal campo.

In Argentina, nel corso di 25 anni di governi provvisori, il Cartello Bancario Internazionale guidato dal FMI ha generato un Debito Pubblico fondamentalmente illegale – o al massimo, illegittimo – che è cresciuto in maniera enorme, finendo per far collassare l’intero sistema economico-finanziario. Non fu una coincidenza. Faceva parte di un modello altamente complesso, architettato al fine di controllare interi paesi, tramite un ciclo a fasi sequenziali e stadi ben identificabili con un solo scopo principale: quando l’economia viene alimentata al fine di attuare una “modalità di crescita” artificiale, l’insieme di tutti i profitti viene privatizzata nelle mani dei suoi “amici”, managers e operatori. Tuttavia, quando l’intero schema – come ogni schema Ponzi truffaldino – raggiunge il suo culmine ed il collasso totale è a portata di mano, allora invertono il processo e socializzano tutte le perdite.

Questo è quanto ha fatto Mr. Cavallo – un protetto di Rockefeller – garantendo che il popolo argentino avrebbe sostenuto le perdite, mentre i banksters [contrazione di banker e gangster, ndt] internazionali riscuotevano tutti i profitti. I media mainstream – locali e globali – ringraziarono; il New York Times arrivò addirittura a suggerire che l’intera Patagonia (vale a dire le 5 province meridionali dell’Argentina, che ricoprono il 35% del suo territorio e godono di un incommensurabile benessere in termini di energia, miniere, risorse idriche ed alimentari) doveva staccarsi dal resto del paese per poter “risolvere i suoi guai col debito estero”…

Ora, questa era l’Argentina del 2001/2002; ma non è anche il caso dell’americano odierno che pagando le tasse soccorre Goldman Sachs, CitiCorp, e GM mentre perde la sua casa, la sua pensione, il suo lavoro? Non è ciò che sta accadendo alla Grecia oggi? E l’Islanda? Il Regno Unito? L’Irlanda? E – prima o poi – Spagna? Portogallo? Italia?…

In Argentina, la nostra gente si è ormai abituata ad essere sempre più povera, cosicchè quando si è tornati alla “normalità”, Goldman Sachs e CitiCorp controllavano i media locali in modo da garantire il potere ad un nuovo regime-burattino sottomesso ad interessi di lucro: vale a dire, il team marito-moglie filo-mafia bancaria di Nestor e Cristina Kirchner… E la giostra continua a girare, mentre il popolo argentino continua a pagare…

Oggi, guardiamo la Grecia e vediamo gli stessi segnali spia: il FMI che impone rigide misure di austerità come condizione delle banche per ottenere più prestiti (come se un paese che collassa sotto il peso del debito potesse superarlo indebitandosi ancor di più!!), i media di regime che parlano con enfasi del bisogno della “Grecia di comportarsi in maniera corretta e responsabile” (come se la FED [Banca Centrale Americana, ndt], la banca di Inghilterra, Goldman Sachs, Bankfein, Greenberg fossero esempi di affidabilità e responsabilità), i governi locali provvisori che fanno tutto ciò che gli è possibile nell’interesse delle banche (George Papandreou è un habitué degli incontri del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, come lo era Fernando de la Rua, membro fondatore del capitolo locale del CARI, Consiglio Argentino per le Relazioni Internazionali), le grandi banche come Goldman Sachs che provano a recuperare ciò che gli è dovuto nel mezzo dei disagi e delle rivolte; tutto questo ha per sfondo cittadini disperati che scendono in strada per esprimere ciò che è chiaro a tutti: i banchieri internazionali ed i governi provvisori locali costituiscono una complessa associazione di ladri e rapinatori.

Poi accade l’inevitabile: il governo manda la polizia in strada per proteggere i bancari, se stesso e gli interessi dell’élite del potere del Nuovo Ordine Mondiale.. Poi la violenza dilaga, la gente resta ferita o uccisa.. la povera (polizia) combatte contro la povera (gente), mentre i ricchi al sicuro osservano da lontano sogghignando..

Non fate errori: questo è un modello mondiale.

Non fate errori: non c’è NESSUNA democrazia, neanche ad Atene, la sua terra madre..

Quello che noi subiamo in tutto il mondo – che sia in Grecia, Argentina, Brasile, Indonesia, Spagna, Islanda, Stati Uniti o Inghilterra – è un sistema meccanico di conteggio dei voti, che dipende completamente da enormi quantità di denaro, necessarie a finanziare costose campagne politiche, comprare la copertura di radio, tv e stampa, pagare rozze strutture di partiti politici, giornalisti, analisti, ed ovviamente anche i ben commercializzati candidati stessi: una vasta schiera di fantocci decrepiti, di cui leggiamo ogni giorno sui giornali: Bush, Blair, Papandreou, Obama, Clinton, Menem, Kirchner, Lula, Uribe. Sarkozy, Rodriguez Zapatero, Merkel…

Ciò che abbiamo è una “democrazia” completamente assoggettata al denaro, anche se dobbiamo ancora capire che il denaro NON è democratico (e neanche dovrebbe). Il denaro è controllato dalla mega-struttura bancaria che usa il FMI, la Banca Mondiale, la FED, la BRI, la BCE come sue entità di regolazione globale, e paga al fine di gestire l’intero “show democratico”. Quindi, alla fine abbiamo “la miglior democrazia che il denaro possa comprare”.. che non è affatto una democrazia..

Perciò, chi è il prossimo? Spagna? Italia? Portogallo? Il Sistema Monetario Europeo andrà in pezzi? Un bail-out di 750 miliardi di Euro farà precipitare in picchiata la neonata (ancora in fasce) valuta? Il Meccanismo Monetario Europeo crollerà? La Germania sarà il primo stato a riconvertire le riserve auree nei vecchi marchi tedeschi?

L’Euro in collasso e il dollaro teoricamente super-inflazionato (shhh! non ditelo ad alta voce!!) prepareranno la strada per una nuova valuta mondiale, essenzialmente privata, che verrà gestita a livello globale dai cartelli monetari privati delle varie Goldman Sachs, HSBC, CitCorp, Deutsche Bank di questo mondo?

Restate sintonizzati.. C’è ancora tanto, tantissimo da vedere..

Adrian Salbuchi
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article165415.html
14.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

ComeDonChisciotte – CAPIRE PERCHE’ L’UNIONE MONETARIA EUROPEA CI STA DISTRUGGENDO (GRECIA, NOI, E POI GERMANIA E TUTTI GLI ALTRI)

Fonte: ComeDonChisciotte – CAPIRE PERCHE’ L’UNIONE MONETARIA EUROPEA CI STA DISTRUGGENDO (GRECIA, NOI, E POI GERMANIA E TUTTI GLI ALTRI).

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Ecco cosa è successo. A distanza di 8 anni dal fatidico 1 gennaio 2002 – quando l’Euro divenne definitivamente la moneta comune a 16 nazioni in Europa – i mercati finanziari (leggi il Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori) hanno finalmente compreso che i Paesi d’Europa non sono più sovrani, specialmente nell’emissione della loro moneta. Dunque i mercati hanno dato un’occhiata ai grandi debiti dei 16 Stati della zona Euro e hanno concluso che per noi ripagarli è un vero problema. Da qui il loro panico, e la conseguente crisi di cui tutti i giornali parlano, che oggi colpisce la Grecia ma domani colpirà tutti gli altri, Germania inclusa. E ciò perché è una crisi strutturale, non di un paio di Paesi.

Vi chiederete: perché ripagare i nostri debiti è diventato un problema così allarmante? Non eravamo indebitati anche prima dell’Euro? Oggi noi Stati della zona Euro stiamo USANDO l’Euro, non ne siamo più i proprietari. Una volta noi italiani possedevano la lira, i francesi i franchi e i tedeschi i marchi ecc. Non siamo cioè più sovrani nell’uso della nostra moneta. L’Euro è a tutti gli effetti una moneta senza Stato, è una moneta ‘mercenaria’ che tutti i sedici USANO. Fra usare una moneta e possederla la differenza è enorme. Perché oggi ogni Paese dell’Euro deve, PRIMA DI SPENDERE per la cittadinanza, fare una di due cose: 1) prendere in prestito l’Euro, 2) TASSARE i propri cittadini per racimolarlo.

Spiegazione di 1) Prendere in prestito l’Euro: letteralmente dobbiamo andarlo a trovare, proprio come fa un padre di famiglia che prima di pagare le spese di casa deve trovare i soldi da qualche parte (lavoro, prestiti). Oggi, si badi bene, un Paese come l’Italia o la Francia deve bussare alle porte di creditori privati per farsi PRESTARE gli Euro PRIMA di poterli spendere per la comunità (vendiamo titoli di Stato sui mercati di capitali dove dobbiamo competere e pagare tassi decisi dai privati). Il nostro Tesoro e la nostra Banca Centrale non possono più emettere moneta in autonomia. Ecco perché oggi i nostri debiti sono un vero problema.

Al contrario, prima dell’avvento dell’Euro, noi eravamo Paesi sovrani nella moneta (lira, franchi, marchi…), e i nostri governi potevano spendere senza il bisogno di trovare il denaro in anticipo. Letteralmente se lo inventavano, come fanno oggi gli USA o la Gran Bretagna per esempio. Magari spendevano troppo, è possibile (caso Italia), ma con la propria moneta sovrana avevano tutti i mezzi per rimediare. Certamente si indebitavano, eccome, ma era un debito che contraevano DOPO AVER SPESO, non prima ancora di spendere come accade con l’Euro oggi, e soprattutto lo potevano ripagare semplicemente inventandosi il denaro necessario (suona incredibile ma è esattamente così), come fanno oggi gli USA o il Giappone. Avevano cioè il potere sovrano di gestire la propria moneta e di conseguenza i propri debiti in autonomia, e questo rassicurava i mercati finanziari che non andavano nel panico sul debito nazionale di allora come invece è accaduto oggi con la Grecia (e domani con tutti i sedici Paesi dell’Euro).

E infatti, nonostante USA o Giappone siano indebitati fino al collo, nonostante l’Inghilterra sia messa forse peggio della Grecia in quanto a debiti, i mercati non sono nel panico per loro. Il motivo, lo ripeto, è che USA, Giappone o Inghilterra hanno moneta sovrana, cioè possono spendere senza doversi PRIMA indebitare, e possono ripagare i loro debiti inventandosi moneta, cose che noi 16 non possiamo fare più. Considerate inoltre che un ‘caso greco’ non si verificò mai, per esempio, con l’Italia spendacciona, indebitata, inflazionistica ma con moneta sovrana degli anni ’60 e ‘70. Al contrario, quell’Italia era assai prospera, e la sua ricchezza di allora ancora oggi ci nutre.

Ecco cosa sta accadendo.  Di chi è la colpa? Dell’inganno dell’Euro voluto a tavolino dai grandi burocrati europei (Prodi, Ciampi e centrosinistra in Italia) per l’esclusivo interesse del Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori (e degli USA naturalmente), i quali oggi (ma già da prima) ci saccheggiano imponendoci misure di tagli a tutto ciò che è pubblico per comprarselo domani a due soldi. Possono farlo perché oggi noi, per i motivi sopraccitati, siamo indebitati veramente, e siamo ricattabili. Non per nulla alla Commissione Europea trovano pianta stabile 229 lobbisti del Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori, in un rapporto di 4 a 1 rispetto a chi perora la causa dei cittadini.

p.s. Sapete chi ha voluto l’Italia nell’unione monetaria? La confindustria tedesca, che ha voluto inchiodare la nostra industria nella moneta unica così che ci fosse impossibile in futuro svalutare la lira per renderci competitivi contro il marco e vendere più di loro. Capito? Prodi non è scemo, è un criminale. Altro che caso Anemone.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=182
14.05.2010

ComeDonChisciotte – I RETROSCENA DELLA CRISI GRECA

Fonte: ComeDonChisciotte – I RETROSCENA DELLA CRISI GRECA.

DI GILLES BONAFI
gillesbonafi.skyrock.com

Siete in molti a chiedermi cosa succederà in Grecia, ecco la mia analisi.

La Grecia non è che un pretesto, così come presto lo saranno Spagna e Portogallo. Si gioca a farsi paura allo scopo di creare un CERS, Comitato Europeo del rischio sistemico (la stessa struttura che verrà creata in USA) così come un Tesoro europeo (FME o altro) che si troverà in tutti i continenti e che certamente, saranno tutti legati al FMI che diventerà il supervisore mondiale mettendo in circolazione una moneta sovranazionale che Attali, Strauss-Kahn e ormai anche Paul Jorion, chiamano, Bancor.
In sostanza, un blocco completo del sistema. (Rileggete “Salvare l’Europa, istruzioni d’uso”).

Tuttavia, bisogna analizzare più in profondità.

Effettivamente ci troviamo di fronte ad una crisi del debito, cosa che si può illustrare nelle differenti fasi dell’attuale crollo finanziario:

– debiti dei privati e soprattutto dei “poveri”: i subprimes

– debito delle banche, il problema della carenza di liquidità per i mancati rimborsi dei crediti e per la caduta dei CDS (credit default swap)

– debito degli stati che iniettano migliaia di miliardi nelle banche e nell’economia per mantenere il sistema a galla

Lo potete constatare voi stessi, il debito segue una curva esponenziale essendo la contropartita della legge di Pareto (riflesso matematico della legge della giungla) anch’essa esponenziale (del capitale accumulato, oltre a tutto il resto)

Certamente, presto bisognerà andare a cercare denaro altrove, in una struttura sovranazionale come il FMI con i suoi futuri piccoli satelliti (FME). Una gigantesca fuga in avanti, dal momento che il nostro sistema economico funziona come un trittico senza alcun senso: debito=consumo=lavoro. Il debito non e’ dunque altro che la contropartita naturale del capitale accumulato da alcuni e che non viene reimmesso nell’economia reale.

Bisogna ben capire che la creazione di denaro”ex nihilo” o per farla semplice, la creazione di denaro da parte delle banche a partire dal nulla, non serve che a designare le banche come sole responsabili, cosa che al bisogno, permette di non denunciare le tare strutturali proprie del nostro sistema economico.

Effettivamente, i nostri grossi predatori ( che non ne hanno mai abbastanza) hanno messo a punto un sistema complesso di captazione delle ricchezze che si designa con il termine di finanza.

Tutto questo non è valido e oggi ci troviamo alla fine di un sistema ormai allo stremo.
Albert A. Bartlett, fisico che ci dava la chiave matematica dell’assurdità del capitalismo:
“ La più grande deficienza della razza umana è la nostra incapacità a comprendere la funzione esponenziale”.
Le nostre economie moderne funzionano sostanzialmente secondo un processo fondamentale : la crescita.
Ora, il consumo distrugge la nostra economia.

Per meglio comprendere, l’esempio della Cina e’ edificante.
Secondo la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, nel corso dell’ 11° piano quinquennale (2005-2010), la Cina avrebbe bisogno di creare ogni anno 20 milioni di nuovi posti di lavoro, cosa che impone una crescita minima del 7% all’anno. Ora, bisogna ricordarsi che 7% di crescita significativa: 7% in più di petrolio, 7% di legno, 7% di cibo, 7% d’inquinamento, ecc. ecc. ecc.

Tutto questo non può che andare a finire malissimo.

Gilles Bonafi
Fonte: http://gillesbonafi.skyrock.com
Link: http://gillesbonafi.skyrock.com/2852396418-Les-dessous-de-la-crise-grecque.html
2.0.5.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA