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Antimafia Duemila – L’ombra del potere. Il caso Madoff

Antimafia Duemila – L’ombra del potere. Il caso Madoff.

di Simone Santini – 4 settembre 2009
Lo scandalo di Bernard Madoff, il finanziere americano che ha truffato 65 miliardi di dollari con un cosiddetto “schema Ponzi” a piramide e condannato a 150 anni carcere, si arricchisce di nuovi particolari che continuano ad alimentare illazioni e sospetti.

David Kotz, soprannominato il “poliziotto”, ispettore generale della Sec (Securities and Exchange Commission, la commissione che sorveglia i mercati finanziari statunitensi) ha appena stilato un rapporto di indagine sul caso Madoff giungendo a sconcertanti conclusioni. Secondo l’inchiesta interna di Kotz, il sistema Madoff poteva essere stato scoperto almeno da 15 anni ma molteplici “segnali” di allarme in tal senso sono stati, nel corso degli anni, sottovalutati o non considerati.
Tra il 1992 ed il 2002 almeno sei denunce sono state inoltrate alla Sec da parte di privati o responsabili finanziari senza che ciò conducesse a nessuna seria investigazione. Nel ’92 una indagine si svolse ma in modo “troppo focalizzato” e senza “nessun serio tentativo” che quindi non portò alla luce le svariate anomalie riscontrabili nelle sue transazioni.
In un momento successivo Madoff fu addirittura colto in flagrante per “menzogna e deformazione dei fatti” dagli impiegati della Sec ma questo non fu sufficiente per insistere nell’inchiesta e le sue spiegazioni furono accettate senza ulteriori accertamenti.
Tra il 2004 e il 2005 la Sec scoprì, “con sorpresa”, che il fondo speculativo di Madoff guadagnava molto di più della migliore società del mercato, ciò che è in pratica tecnicamente impossibile, eppure questo non ebbe alcuna conseguenza.
Ma nonostante le evidenze raccolte, Kotz conclude il suo rapporto ritenendo di non riscontrare alcuna collusione colpevole tra il finanziere e la commissione di controllo. Se errori ed omissioni ci sono stati, sono imputabili esclusivamente a “incompetenza” o “inesperienza” dei vari funzionari che si sono occupati negli anni di Madoff. Così, allo stesso modo, risulta irrilevante che Shana Madoff, nipote del finanziere, abbia sposato Eric Swanson, che ricopriva la carica di direttore aggiunto della Sec.
L’attuale presidente della commissione, Mary Shapiro, pur dichiarandosi “rammaricata” per il fallimento dell’organo di controllo e per tutte “le occasioni mancate” che avrebbero impedito lo scandalo, sostiene che da gennaio la Sec dispone di mezzi più stringenti per scoprire alterazioni o frodi nei mercati finanziari.
Fin da subito l’ipotesi di Bernard Madoff quale unica mela marcia del sistema risultò ai più come incredibile. Chi sono stati i suoi complici, ha usufruito di protezioni? E poi la domanda centrale: dove è finita in questi venti anni quella marea di denaro di cui ora non c’è più traccia?
Nelle scorse settimane era circolata una notizia dai risvolti clamorosi. Il New York Post aveva rivelato, grazie ad informatori interni alle carceri in cui Madoff era rinchiuso, che la star decaduta di Wall Street era in realtà malato di un cancro terminale al pancreas. Questo gettava una nuova luce sulla teoria che Madoff fosse un capro espiatorio attraverso il cui processo e condanna esemplare si era ripulita la corruzione di un intero sistema e oscurata la crisi finanziaria abbattutasi sugli Stati Uniti. La notizia è stata parzialmente smentita, aprendo un ulteriore giallo. Basta osservare due quotidiani italiani per comprendere quanto sul caso Madoff manchi la chiarezza.
Il Corriere della Sera ha riportato categoricamente la smentita arrivata dal Bureau of Federal Prison secondo cui “Bernie Madoff non è un malato terminale e non gli è stato diagnosticato il cancro”(1). Allo stesso tempo La Stampa, citando la medesima fonte, sostiene che il reportage del New York Post conterrebbe inesattezze, ma la notizia della malattia non è stata né confermata né smentita dalle autorità carcerarie (2).
Altre piste sono state battute. Il giornalista investigativo Wayne Madsen, già analista della Cia, sostiene che il fondo di Bernie Madoff nascondesse in realtà un sistema per trasferire ingenti quantità di denaro sporco in banche di Israele in modo anonimo. Una di queste banche è la Bank Leuimi, acquistata direttamente dallo stato di Israele dal socio di Madoff, Ezra Merkin, quando era primo ministro Ariel Sharon e ministro del Tesoro Ehud Olmert (poi egli stesso incriminato per uno scandalo finanziario).
L’analista conosciuto come Sorcha Faal si spinge addirittura oltre, citando rapporti confidenziali dei servizi segreti russi. Madoff, dal doppio passaporto israeliano e statunitense, non sarebbe altro che un agente del Mossad attivo fin dagli anni ’60 che avrebbe presieduto una rete di spionaggio finanziario contro gli Stati Uniti e nel contempo fornito le strutture per costituire ingenti fondi occulti da destinare ad operazioni segrete di Israele.
Se allo stato risulta impossibile verificare ulteriormente tali indiscrezioni, sono tuttavia notori i profondi legami che legavano le attività di Madoff ad istituzioni benefiche (charities) ebraiche negli Stati Uniti o direttamente israeliane. Al punto che il quotidiano di Tel Aviv Haaretz lanciava l’allarme: “La frode da 50 miliardi di dollari del finanziere di Wall Street, Bernard Madoff, è causa di enorme stupore in seno al mondo filantropico ebraico e obbliga famose fondazioni caritatevoli con sede sociale negli Stati Uniti a chiudere e minaccia le risorse finanziarie di molte altre”. Ma in questo caso le stesse organizzazioni ebraiche vengono presentate come vittime di Madoff, piuttosto che come terminali di operazioni segrete.
Solo una cosa appare chiara. La vera storia di Bernard Madoff è ancora tutta da scrivere.

Tratto da: clarissa.it