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MIGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO | BananaBis

MIGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO | BananaBis.

Signornò di Marco Travaglio, l’Espresso del 30/04/2009

Ci vuole un bel coraggio, alla Lega Nord, per riesunnare il professor Gianfranco Miglio e attribuirgli la paternità della cosiddetta Riforma federalista firmata da Roberto Calderoli, grande esperto di leggi “porcata”. Una riforma che – come ha spiegato, anzi minacciato Renato Brunetta – ci regalerà «20 regioni a statuto speciale». Mìglio invece – l’ha ricordato Massimo Cacciari in un convegno opportunamente disertato da Umberto Bossi – proponeva quattro o cinque macroregioni, per evitare sprechi e particolarismi. Eppure il Carroccio prepara un controconvegno di appropriazione indebita, alla presenza nientemeno che di Bobo Maroni. Per dimostrare, scrive “La Padania”, restando seria, che «il professore ha anticipato tempi, pensiero e polpa dell’azione della Lega». Lo stesso Bossi, il 7 febbraio, si era avventurato in ardite analisi politologiche su “La Provincia” di Como: «Per me Miglio è sempre stato una specie di punto di sicurezza. Con lui potevo parlare e ragionare».
Sempre stato?
Mica tanto.
I due si conobbero nel 1990 (Miglio però non prese mai la tessera della Lega) e divorziarono rumorosamente nei primi mesi del 1994, quando il Carroccio si alleò con Berlusconi, «questo riccone che piace tanto ai cafoni del Sud perché sa far tintinnare i suoi soldi, guadagnati non importa come» (5 febbraio). Lo studioso testimoniò al processo Enimont contro Bossi, imputato per la stecca di 200 milioni targata Ferruzzi-Montedison, e contribuì a farlo condannare.
La sentenza Enimont ricorda come Miglio «ha riferito che, all’approssimarsi delle elezioni del ’92, aveva chiesto a Bossi se disponesse di risorse finanziarie sufficienti per la campagna elettorale e questi gli aveva risposto: “Non ti preoccupare, ci penso io… Ho stabilito buoni rapporti con i Ferruzzi, ci aiuteranno”… Miglio ha detto di essere a conoscenza che ia Lega reperiva risorse finanziarie da imprenditori che  effettuavano finanziamenti illeciti direttamente a Bossi per ingraziarselo».
Poco prima Umberto gli aveva preferito come ministro delle Riforme il pittoresco Enrico Speroni. «Il governo», sentenziò Miglio, «ha un programma demenziale, roba da restaurazione» (17 maggio ’94).
Bossi, con la consueta eleganza, gli diede del «poveraccio», «vecchio fuori di testa che fa un putiferio perché non gli han dato la poltrona». Replica a stretto giro del Prufesùr: «Bossi è un incolto, buffone, arrogante, isterico, arabo levantino mentitore, lo schiaccerò come una sogliola. Se mi si ripresenta lo faccio a pedate nel sedere» (18 maggio), «Un botolo ringhioso attaccato ai pantaloni di Berlusconi», «Se gli dicessero che, per entrare nella stanza dei bottoni, deve travestirsi da donna, correrebbe a infilarsi la gonna e a darsi il belletto» (10 agosto), E il Senatùr, in dolce stil novo: «Me ne fotto delle minchiate di  Miglio», «Arteriosclerotico, traditore», «Ideologo? No, panchinaro», «Una scoreggia nello spazio».
Ora urge convegno, in rime baciate.

Antimafia Duemila – Mafia/ De Magistris: La Lega ha ostacolato attivita’ investigativa

Antimafia Duemila – Mafia/ De Magistris: La Lega ha ostacolato attivita’ investigativa.

Roma – La Lega ha ostacolato a volte la lotta alla mafia.  E’ la denuncia di Luigi De Magistris che a Klauscondicio ha spiegato: “Al di là delle generalizzazioni, resta un dato di fatto che la politica non abbia aiutato a contrastare la penetrazione territoriale nel centro nord.
Lo dico da quando sono magistrato. E’ un errore gravissimo ritenere la criminalità organizzata un problema solo meridionale. E’ un problema nazionale e internazionale e la classe politica del nord non ha aiutato a combatterlo”. “La Lega di Bossi, sulla mafia, ha una politica tutt’altro che lineare. Vedo una doppia faccia. – ha aggiunto De Magistris davanti alle telecamere di Klaus Condicio – La criminalità organizzata non ha un colore politico e neanche un referente unico. Interloquisce con chiunque possa fare affari, di qualsiasi partito sia. Detto questo – ha proseguito – ci sono realtà fragili, più consone alla penetrazione, e realtà meno vulnerabili. Ma non c’è dubbio che la Lega debba cambiare atteggiamento vista l’alta penetrazione della mafia al nord. Da una parte c’è una predica giusta, che io ho condiviso in questi anni, sul tema dei finanziamenti pubblici e della legalità. Poi, però, vedo norme molto discutibili approvate dai leghisti e constato i comportamenti nelle amministrazioni dove governano. E talvolta razzolano in modo diverso rispetto a come predicano… Ed è un problema anche per chi deve votare la Lega, perché c’è una netta contraddizione di comportamenti”. “La Lega, talvolta, – ha denunciato ancora l’esponente dell’Idv – ha addirittura ostacolato l’attività investigativa anti mafia. Per evitare generalizzazioni, direi che sulla penetrazione della mafia al nord c’è una responsabilità complessiva della classe dirigente e della politica, perché in questo Paese da un lato non si sono fatte leggi che contrastino la criminalità organizzata e dall’altro, e in questo la Lega ha contribuito attivamente, sono stati presi provvedimenti amministrativi che hanno addirittura ostacolato l’attività investigativa”. “Non c’è dubbio che se parliamo di una penetrazione così evidente, la politica e l’economia nel nord non sono state in grado, anche qui senza fare generalizzazione, di porre un argine alle infiltrazioni della criminalità organizzata. La mia esperienza – ha concluso – mi insegna che il business della criminalità organizzata non è un problema solo siciliano e calabrese, ma anche valdostano e piemontese”.

Blog di Beppe Grillo – La Boss(ol)i Tax

Sono senza parole… via, questo governo non merita nulla…

Blog di Beppe Grillo – La Boss(ol)i Tax.

Il Governo prevede l’una tantum per l’Abruzzo a carico dei contribuenti per circa 500 milioni. Il mancato accorpamento del referendum sulla legge elettorale con le elezioni europee ci costerà circa 460 milioni. Perché lo psiconano non chiede l’una tantum alla Lega, invece che agli italiani?
Boss(ol)i vuol fare fallire il referendum sulla nuova legge elettorale. Per questo non lo vuole lo stesso giorno delle europee. Affinché non sia raggiunto il quorum. Per impedire alla volontà popolare di pronunciarsi viene imposto un pizzo di 460MILIONIDIEURO. Pagare per non votare, mai successo prima.

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: «La Fininvest è nata da Cosa Nostra»

Da http://www.esmartstart.com/_framed/50g/berlusconi/bossi.htm:

Di Matteo Mauri – La Padania del 27 ottobre 1998

«La Fininvest è nata da Cosa Nostra»
Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore è palermitano
Lo tengono in piedi perché rappresenta i loro interessi al Nord, è il loro “figlio di buona donna”

BRESCIA – La guerra è aperta da tempo. Ma ora entra in campo l’artiglieria pesante. E se alle accuse di mafia che da tempo Bossi lancia contro Berlusconi, il Cavaliere risponde col silenzio, adesso il Senatur ha deciso di alzare il tiro. «Tanto per essere chiari, per far capire alla gente», replica ad un congressista che aveva criticato la «politica dell’insulto» del segretario leghista. L’attacco di Umberto Bossi a Silvio Berlusconi, è durissimo. Il segretario della Lega Nord nel corso del suo intervento al Congresso straordinario del Carroccio, ha più volte dato del “mafioso” a Berlusconi. Da tempo il leader leghista, durante gli innumerevoli comizi, aveva indicato nel Cavaliere «l’uomo di Cosa Nostra». Al congresso, la tesi è diventata ufficiale. «L’uomo di Cosa Nostra» viene citato decine e decine di volte. E con lui tutte le aziende che fanno capo al leader di Forza Italia. L’anomalia italiana è lì: se ne devono convincere in primo luogo tutti i delegati, poi l’opinione pubblica.«La Fininvest – ha affermato Bossi – ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano. E a Palermo hanno preso un meneghino per rappresentare i loro interessi. La verità è che se cade Berlusconi cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi». Se l’ex-Capo dello Stato Francesco Cossiga negli ultimi due giorni è andato giù durissimo nei confronti del Cavaliere, Bossi non è certo stato da meno. Anzi, ha alzato il tiro, entrando anche nei dettagli, quando ha parlato della Banca Rasini, delle holding occultate, della nascita della prima tv berlusconiana, del partito degli azzurri. «Un palermitano – ha affermato Bossi – è a capo di Forza Italia. Perché Forza Italia è stata creata da Marcello Dell’Utri. Guardate che gli interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord».Eppoi ancora, come in un crescendo: «Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord»; «Silvio è uomo della P2, cioè del progetto Italia»; «La Banca Rasini è la banca di Cosa Nostra a Milano»; «Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì»; «Berlusconi parla meneghino ma nel cuore è un palermitano».«L’uomo di Cosa Nostra»: Bossi, nelle tre ore d’intervento, ha indicato spesso il disegno dietro il palco in cui era raffigurato alle spalle di Berlusconi, un sicario siculo con lupara e coppola.Dopo aver ricordato i molti «giovani del Nord morti per droga», Bossi ha aggiunto: «Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che “pecunia non olet”. C’è denaro buono che ha odore di sudore, e c’è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Ecco il punto».