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“Il fresco profumo di libertà” – Caltanissetta, 4 febbraio 2010

“Il fresco profumo di libertà” – Caltanissetta, 4 febbraio 2010.

Proponiamo agli utenti del sito alcuni interventi andati in onda durante la puntata “Legittimi impedimenti” della trasmissione televisiva ANNOZERO condotta da Michele Santoro giovedì 4 febbraio 2010 su Rai2. Una parte della trasmissione è stata dedicata alle manifestazioni popolari nate a Caltanissetta per esprimere sostegno ed affetto ai magistrati più esposti in prima linea nella lotta a Cosa Nostra.

L’intervento di Simone (studente) e Alessandro Averna (nipote di Rocco Chinnici).
L’intervista al Giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta Giovanbattista Tona.
L’intervento di Giancarlo Cancelleri (uno dei fondatori del Comitato cittadini “Scorta Civica” di Caltanissetta) e di Onelio Dodero (Sostituto Procuratore di Caltanissetta)

LINK:
1) Il
gruppo facebook “Io sto con il giudice Tona – Comitato cittadini Scorta Civica”
2) La
pagina facebook dedicata al sit-in in difesa dei nostri giudici – Palermo, 13 febbario 2010

Mafia: Caltanissetta “scorta” i PM minacciati, “Siamo commossi”

Mafia: Caltanissetta “scorta” i PM minacciati, “Siamo commossi”.

(AGI) – Caltanissetta, 23 gen. – “Siamo commossi per questa grande partecipazione. Il fatto che la magistratura nissena riceva questo ampio consenso da parte della collettivita’ costituisce un episodio unico nel suo genere. Noi abbiamo la fortuna di non essere commemorati ex post e questo ci riempie di gioia sotto ogni punto di vista. Non riesco a trovare neanche le parole adatte per esprimere quello che proviamo in questo momento”. Lo ha detto il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari, in occasione della manifestazione antimafia organizzata in citta’ da un comitato spontaneo denominato “Scorta Civica”, da Confindustria e dal Provveditorato agli studi, a pochi giorni di distanza dagli sventati attentati che stava organizzando Cosa nostra in Sicilia nei confronti di magistrati e politici. Visibilmente emozionati, il procuratore Lari e il giudice Giovanbattista Tona, anch’egli nel mirino delle agguerrite cosche della provincia, sono scesi dal Palazzo di Giustizia di Caltanissetta per ringraziare personalmente quanti si sono accalcati nel piazzale antistante il Tribunale, piazzale intitolato ai giudici Falcone e Borsellino. Ai due magistrati nisseni e’ stata anche consegnata simbolicamente l’agenda rossa di Paolo Borsellino, quasi a voler lanciare un messaggio alla procura nissena affinche’ prosegua nel suo lavoro e continui ad indagare sulle stragi del ‘92.


“E’ una sensazione molto strana – ha sottolineato il giudice Tona – perche’ per un verso sono emozionato e stupito da questa grande manifestazione. Per l’altro verso, ripensando ai 14 anni di lavoro che ho fatto in questo territorio e in questa citta’, mi rendo conto che quello che oggi succede e’ l’espressione di una citta’ che ha tante risorse. Devo affermare che sono una persona molto fortunata ad aver potuto lavorare per tutti questi anni qui, a Caltanissetta, e certamente continuero’ a farlo”. La manifestazione e’ stata organizzata con un tam tam su facebook. Uno degli organizzatori, Giancarlo Cancelleri, ha detto: “Siamo qui per dare solidarieta’ ai magistrati nisseni. Vogliamo essere la loro scorta civica. I magistrati non dobbiamo lasciarli da soli. Siamo stanchi di commemorare quelli morti. Noi siamo e resteremo al loro fianco. Sempre”. (AGI) Cli/Pa/Mrg

Fonte: AGI, 23 gennaio 2010

MAFIA: A CALTANISSETTA MANIFESTAZIONE SOLIDARIETA’ A LARI, TONA E GOZZO

CALTANISSETTA (ITALPRESS) – Manifestazione di solidarieta’ della societa’ civile nissena nei confronti dei giudici antimafia Sergio Lari, Giovanbattista Tona e Domenico Gozzo, nei cui confronti Cosa Nostra progettava degli attentati. Questa mattina oltre un migliaio di studenti, numerosi rappresentanti della societa’ civile, delle associazioni di volontariato, del mondo imprenditoriale e sindacale sono scesi in piazza. Accolti dagli applausi dei manifestanti il procuratore della Repubblica, Sergio Lari e il Gip, Giovanbattista Tona. “I giudici antimafia di Caltanissetta – hanno scandito gli studenti – sono i nostri eroi vivi”. Lari, affiancato dalla moglie, ha voluto dedicare questa giornata “ai colleghi che sono morti e che hanno raccolto tanta solidarieta’ soltanto dopo morti. Noi speriamo che non ci sia un dopo. La lotta alla mafia e’ una lotta senza distinzioni politiche e di ruoli e questo e’ il messaggio che parte da Caltanissetta e che bisogna recepire. In un sistema politico bipolare – ha proseguito – la magistratura e le forze dell’ordine devono affermare il controllo di legalita’ per garantire l’alternanza ed e’ necessario che in questo lavoro siamo supportati dalla scuola, dai sindacati, dall’impresa e da tutta la societa’ civile”. A fianco di Lari gli imprenditori di Confindustria e l’assessore regionale Marco Venturi, secondo cui “i tempi sono adesso maturi ed e’ importante che la citta’ abbia reagito cosi’. Dobbiamo ribadire che la lotta alla mafia e’ di tutti e non soltanto la lotta di qualcuno”. “La societa’ civile e’ stata in grado di reagire, non e’ vero che non cambia niente”, ha detto il Gip del tribunale nisseno Giovanbattista Tona. (ITALPRESS). red 23-Gen-10 13:52 NNNN
Fonte: Sicilia On Line, 23 gennaio 2010

Emergenza rifiuti? Le tensioni nel centrodestra sporcano le strade di Palermo | Pietro Orsatti

Fonte: Emergenza rifiuti? Le tensioni nel centrodestra sporcano le strade di Palermo | Pietro Orsatti.

Reportage – Nel capoluogo siciliano l’allarme per l’immondizia si apre e si chiude in base alle fasi dello scontro politico interno alla maggioranza che governa l’isola. E a Caltanissetta la raccolta è ferma e si torna a parlare di termovalorizzatori

di Pietro Orsatti su Terra

Una signora anziana si avvia con la busta di rifiuti verso il cassonetto davanti al portone di casa. Chiede aiuto a un passante per aprire il coperchio e getta la spazzatura. Poi si avvia tranquillamente verso il vicino mercato per fare la spesa. Una scena normale, segno di normale quotidianità. Solo che questa scena qui non l’avremmo dovuta vedere, perché siamo a Palermo, quartiere del porto, e i media raccontano da settimane di un’emergenza rifiuti grave come quella campana, con cumoli di immondizia in tutta la città, e la provincia, ugualmente sommersa da rifiuti. «Non è così – spiega il consigliere comunale dell’Idv Fabrizio Ferrandelli -. Due giorni fa improvvisamente l’inferno, e ora tutto in ordine. Prima la città soffocata in poche ore dai rifiuti, poi di colpo tutto a posto. Ti sembra una cittàs nelle condizione di Napoli due anni fa?». A dire il vero in alcuni dei quartieri popolari di periferia qualche cassonetto che tracima sacchetti c’è, ma niente di così allarmante, niente che racconti un’emergenza come quella che ci è stata rappresentata finora, con tanto di Guido Bertolaso che scende da Roma per intervenire. «Sembra un’emergenza fatta scattare con un interruttore – prosegue Ferrandelli -. Capiamoci, l’Amia, l’azienda che gestisce la raccolta e lo smaltimento, ha circa 3.000 dipendenti, ha i mezzi, la professionalità, e la capacità di intervenire. Tu non risolvi quello che c’era per strada due giorni fa se sei in emergenza. Questa crisi è strumentale, creata ad arte per ricattare la Regione e dare il via al vecchio piano di inceneritori disegnato da Cuffaro nella scorsa legislatura». Cuffaro? Ancora lui?
«Una delle chiavi di lettura di questa vicenda è proprio quella di un conflitto tutto interno al Pdl e ai suoi alleati, da un lato Lombardo e Micciché che fanno saltare i vecchi accordi sugli inceneritori, dall’altro lato il sindaco Diego Cammarata e Schifani che invece puntano a confermare la politica disegnata nel piano regionale rifiuti di Cuffaro – spiega Nadia Spallitta, consigliere comunale del gruppo “Un’altra storia” -. È evidente che, nonostante il debito di 200 milioni di euro dell’Amia, la questione centrale non sia la gestione della società che controlla la discarica di Bellolampo, «anche perché il Cipe – prosegue Spallitta – prima ha stanziato 50 milioni e poi altri 80 e nessuno sa che fine abbiano fatto. Abbiamo presentato interrogazioni che non hanno avuto risposta. Dove sono questi soldi? A cosa sono serviti?». Di certo non a far fronte alla crisi con una corretta politica di raccolta e smaltimento. «Siamo andati a controllare nei depositi dell’Aima e abbiamo trovato almeno 50 mezzi pesanti nuovi acquistati e mai entrati in funzione – racconta Ferrandelli – nonostante ci sia il personale addestrato e disponibile a metterli in strada. Per non parlare poi dell’impianto per la raccolta differenziata di Partanna, finanziato ben due volte, terminato, collaudato più di un anno fa e mai entrato in funzione». A quanto ammonta la raccolta differenziata a Palermo? «In risposta a nostre interrogazioni la giunta parla del 6%, ma da quanto siamo riuscita a stimare noi non si va oltre il 4». Quindi ci si troverebbe davanto a un’emergenza fatta scattare a comando per imporre l’inceneritore. Sempre a Bellolampo, costruito dalla Falk spa insieme ad altri due che dovrebbero coprire il fabbisogno presunto dell’intera isola. Sarà un caso, ma lo stesso assessore regionale alla presidenza con delega alla protezione civile (e quindi anche alla gestione emergenziale sui rifiuti), Gaetano Armao, si è trovato costretto a riconsegnare al governatore Lombardo proprio la parte di deleghe più delicate perché era emerso come prima del suo incarico in Regione avesse ricoperto quello di consulente proprio per una società interessata alla realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia.
Intanto in queste ore si è anche disegnato uno scontro fra la giunta Cammarrata e il Tar, che ha bocciato sei mesi fa, grazie a un ricorso, l’aumento previsto dalla giunta delle tasse sui rifiuti. Un aumento del 35% retroattivo al 2006 dopo che già era stato approvato poco prima un altro aumento del 75%. Con l’accoglimento della sentenza il comune avrebbe dovuto addirittura rimborsare i cittadini, e invece non solo il rimborso non è stato messo in agenda ma addirittura la delibera è stata ripresentata due giorni fa. Come se niente fosse. «Siamo al paradosso – spiega la Spallitta, che fuori dalla politica esercita la professione di avvocato – di una giunta che non solo non impugna la sentenza, ma anzi la ignora totalmente e non ubbidisce all’ordine di un giudice».
E mentre a Palermo lo scontro politico si fa sempre più evidente e l’emergenza rifiuti si accende e si spegne a seconda delle varie fasi dello scontro politico interno alla maggioranza che guida l’isola, la crisi monnezza si accende altrove, questa volta a Caltanissetta. Anche qui di colpo i mezzi non circolano più, la raccolta si ferma, la locale discarica d’improvviso viene dichiarata satura. E si parla di nuovo, insistentemente, della necessità di costruire inceneritori.

Benny Calasanzio Borsellino: Addio Tenebra, ripartono le indagini!

Benny Calasanzio Borsellino: Addio Tenebra, ripartono le indagini!.

Ci sono voluti 17 anni, la testa di un sostituto procuratore come Luca Tescaroli e l’arrivo di un nuovo procuratore capo a Caltanissetta per far riaprire le vecchie indagini e farne decollare di nuove sulle stragi del 1992 ed in particolare su quella che coinvolse il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina, Agostino Catalano e Vincenzo Li Muli. Il Consiglio Superiore della Magistratura, caduto in un evidente errore di valutazione, forse tradito dal viso angelico e rassicurante di Sergio Lari, lo aveva nominato procuratore capo di Caltanissetta nel dicembre del 2007. Salvatore Borsellino, il giorno dopo la nomina, aveva commentato, sottovoce, con pochi intimi: «questa volta è quella buona. Lari è una persone in gamba, per bene e determinato ad andare fino in fondo». Previsione mai fu più azzeccata. In meno di due anni, assieme agli aggiunti Domenico Gozzo e Amadeo Burtone, e ai sostituti Nicolò Marino e Stefano Lucanici, Lari è riuscito a riaprire le vecchie indagini e ad avviarne di nuove che si candidano seriamente a fornire risposte sconvolgenti sulla morte dei due giudici, che pare essere stata, quantomeno, favorita dagli apparati deviati dello Stato, ammesso che in quel periodo ce ne fossero di retti. La notizia che, nell’indagine sui presunti depistaggi orditi durante le investigazioni sulla strage di Via d’Amelio, sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati uomini dei servizi segreti e addirittura poliziotti del gruppo investigativo «Falcone Borsellino», dimostra di che pasta è fatto il pool peraltro già preso di mira da alcuni corvi: buon segno. Dopo le nuove dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, ora anche Salvatore Candura sta tornando indietro, dicendo di essere stato convinto a mentire e ad accusarsi della paternità del furto dell’auto poi bomba proprio dal gruppo di poliziotti, che avrebbero agito per chiudere in fretta le indagini e il dibattimento. Dichiarazioni così pesanti da mettere in discussione tre gradi di giudizio bollati anche dalla Cassazione. Molti lo pensano, pochi lo dicono, ma il leit-motiv che gira è: bisognava aspettare che Giovanni Tinebra, ex Procuratore a Caltanissetta, fosse mandato, durante il governo Berlusconi 2001, a dirigere il Dipartimento amministrazione penitenziaria, che tra le altre cose si occupa dello svolgimento dei compiti inerenti all’esecuzione della misura cautelare della custodia in carcere (compresa l’attuazione del 41 bis), delle pene e delle misure di sicurezza detentive, delle misure alternative alla detenzione, per far ripartire le indagini a Caltanissetta? La risposta stai nei fatti che non necessitano di commenti. Lo stesso Tinebra che scrisse e chiese di firmare al giudice Tescaroli un provvedimento di archiviazione, nei confronti di Berlusconi e Dell’Utri, nell’indagine sui mandanti occulti, completamente assolutorio. Provvedimento che naturalmente Tescaroli, giunto con le sue indagini a tutt’altra convinzione, non firmò, preferendo mantenere la «sua» durissima archiviazione che gli costò una probabile croce sulla carriera. A tirare in ballo Tinebra nell’ultimo periodo è anche il magistrato Alfonso Sabella, affidabile cacciatore di mafiosi. In un intervista all’Unità, Sabella solleva inquietanti interrogativi su Tinebra, per sbaglio o per dolo chiamato dai più Tenebra, in particolare riguardo la pratica adottata dai mafiosi di «dissociarsi» da cosa nostra, cioè di pentirsi singolarmente per usufruire di una minima parte di benefici ma di non fare nomi. Tinebra a Caltanissetta ne era un agguerrito difensore, un atteggiamento che certo non si addice a chi vorrebbe sfruttare i collaboratori di giustizia per scardinare i clan e per penetrare nei rapporti mafia politica. Quando Sabella si oppone alla dissociazione di Biondino, legatissimo a Riina, il suo ufficio viene soppresso proprio da Tinebra che intanto aveva sostituito al Dap Caselli. «Molto tempo dopo si scopre ed è tutt’ora oggetto di un’inchiesta della procura di Roma che il magistrato che Tinebra ha messo al mio posto al Dap collaborava proprio con il Sisde di Mori nella gestione definita anomala di alcuni detenuti e aspiranti collaboratori di giustizia» ha spiegato Sabella. Un quadro fin troppo chiaro che a distanza di anni fa rimpiangere il lavoro di Luca Tescaroli: se non ci fosse stato Tenebra forse oggi qualcosa sarebbe diverso, anche in politica, probabilmente. Ora che Tenebra non c’è più, e che con lui anche le nebbie sulle responsabilità esterne a cosa nostra si stanno diradando, vedremo cosa accadrà. Intanto a Palermo i sostituti Ingroia e Di Matteo stanno facendo un lavoro magistrale sul figlio di don Vito Ciancimino; inchiesta che va di pari passo con le indagini di Caltanissetta. Quello che tutti ci chiediamo è: cacceranno prima Ingroia e Di Matteo o Lari e il suo pool? Le scommesse serviranno a pagare il vitalizio dei primi eliminati.