Archivi tag: caselli

“Le mafie sono una rapina del futuro: è importante che i giovani lo capiscano”

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14080&Itemid=48

21 marzo 2009
Napoli. “Le mafie sono una rapina del futuro: è importante che i giovani lo capiscano”. E’ quanto ha sostenuto il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli nel corso della manifestazione a Napoli in ricordo delle vittime della criminalità organizzata.

“Le mafie – ha proseguito Caselli – vanno combattute ogni giorno, la manifestazione di oggi è uno dei cento passi da compiere e centomila persone sono un passo enorme”. Secondo Caselli la mafia rappresenta un problema nazionale e di democrazia, perché non si tratta soltanto di criminalità ma anche di complicità, coperture e persone che si scambiano favori”. “Bisogna intervenire – ha concluso Caselli – con continuità anche in questo senso”.

ANSA

GIUSTIZIA: CASELLI, SENZA INTERCETTAZIONI RISCHIO IMPUNITA’
21 marzo 2009

NAPOLI.”Senza intercettazioni si rischia di garantire l’impunità per reati gravissimi creando un enorme pericolo per la sicurezza sociale”. E’ quanto ha sostenuto l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli a margine della marcia contro le mafie in corso a Napoli. “Le intercettazioni – ha detto Caselli – sono uno strumento indispensabile per il contrasto dell’illegalità e stanno per subire una riduzione drastica. Ciò può avere delle ripercussioni anche sulla mafia perché tolte le intercettazioni é più difficile arrivare a ricostruire ipotesi per il reato di associazione mafiosa”. “Le intercettazioni – ha concluso Caselli – sono come delle radiografie giudiziarie di cui i magistrati non possono fare a meno”. (

ANSA

“cosi’ mi impedirono il sopralluogo nella villa” . Caselli svela un altro giallo sulla cattura di Riina

http://archiviostorico.corriere.it/1994/gennaio/15/cosi_impedirono_sopralluogo_nella_villa_co_0_940115835.shtml

Caselli Giancarlo si lamenta per il comportamento delle forze dell’ ordine in occasione della cattura di Riina Salvatore: falsi pretesti, 18 giorni di rinvio, bugie varie. intanto finisce in carcere uno dei figli di Santapaola

————————- PUBBLICATO —————————— Il boss fu preso un anno fa, il procuratore di Palermo accusa i carabinieri TITOLO: “Cosi’ mi impedirono il sopralluogo nella villa” Caselli svela un altro giallo sulla cattura di Riina Falsi pretesti, diciotto giorni di rinvii “La casa e’ sotto controllo”, ma era una bugia Finisce in carcere uno dei figli di Santapaola
– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –
DAL NOSTRO INVIATO PALERMO . Caselli vuole sapere perche’ , subito dopo l’ arresto del grande capo di Cosa nostra, a lui e ai suoi magistrati fu impedito per 18 giorni di fare un sopralluogo nella villa di Toto’ Riina. Dopo la perfetta trappola scattata grazie ai militari del Ros con la cattura del “dittatore”, infatti, furono gli stessi carabinieri a scoraggiare il procuratore della Repubblica, a rinviare la perquisizione del covo dorato di via Bernini, a sostenere che erano in corso servizi di vigilanza per scoprire eventuali complici. Ma, trascorsi quei 18 giorni, in Procura si seppe che appostamenti e servizi probabilmente non erano mai stati effettuati. Un giallo. Che Caselli ha messo per iscritto in una lettera datata 10 febbraio 1993, un testo top secret pronto per essere acquisito dalla commissione antimafia. La trappola scatto’ proprio un anno fa, alle 8,27 del 15 gennaio, sulla circonvallazione di Palermo dove Riina fu arrestato insieme con il suo autista Salvatore Biondino. Il tutto a poche centinaia di metri dalla villa del residence in cui Riina aveva trascorso l’ ultimo periodo della sua ventennale latitanza. Sulla cattura di Riina non sono mancate tante polemiche anche all’ interno dell’ Arma dei carabinieri. Ma il clamoroso successo ha finito in parte per soffocarle. Ne’ Caselli intende alimentarne. Ma, ad un anno dal grande colpo, mancherebbe ancora una risposta alla lettera indirizzata al generale Giorgio Cancellieri, comandante dei carabinieri in Sicilia. Vale la pena di leggerla. Caselli fa la cronaca degli avvenimenti: “Il giorno 15 gennaio 1993, nelle ore successive all’ arresto, vari ufficiali dell’ Arma, e in particolare del Ros, ebbero a manifestare a me e ad altri magistrati che i vari luoghi di interesse per le indagini, e in particolare il complesso immobiliare…, erano sotto costante controllo e che era indispensabile evitare ogni intervento immediato…”. Ed ancora: “Nel pomeriggio furono addotte le medesime ragioni per richiedere pressantemente che non venisse eseguita perquisizione (…) e nei giorni successivi non venne segnalata la necessita’ o anche solo l’ opportunita’ di rivedere le decisioni…”. Poi: “Solo la sera del 26 gennaio alcuni ufficiali affermarono (…) che ogni attivita’ di controllo di tale complesso immobiliare era forse cessata da tempo…”. La mattina del 27 pero’ in Procura arrivo’ la nota del Ros in cui per la prima volta si parlava di via Bernini 54 precisando che “erano state effettuate riprese filmate e che avevano registrato l’ uscita dal complesso della moglie del Riina”. Ma “solo la mattina del 30 gennaio” gli ufficiali riferirono che “il servizio di osservazione e controllo in via Bernini 54 era cessato gia’ nel pomeriggio del 15 gennaio, che esso aveva riguardato solo il cancello esterno dell’ intero complesso”. E “nulla veniva detto sul perche’ tale sospensione non fosse stata tempestivamente comunicata a questo ufficio”. Scattarono cosi’ le perquisizioni a tappeto per tutte le ville del residence ma si constato’ che “nella villa gia’ utilizzata dal Riina e dai suoi familiari lo stato dei luoghi (pareti, rivestimenti, mobili…) era ormai radicalmente diverso da quello proprio di locali abitati”. Di qui la necessita’ per Caselli “di chiarire nel modo piu’ esauriente tutti gli aspetti di una indagine che, dopo avere consentito un risultato di eccezionale rilievo, riveste tuttora particolarissima importanza”. Dalle polemiche ad un successo: arrestato ieri ad Acicastello, vicino a Catania, uno dei figli di Santapaola.

L’intervento di Caselli all’apertura dell’anno giudiziario

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=12714&Itemid=48:

Circa otto mesi fa il Consiglio dei ministri approvò un progetto di legge sulle intercettazioni che prevedeva una drastica riduzione degli ambiti di operatività di questo strumento assolutamente irrinunciabile se si vuole che le indagini …

per fatti di un qualche rilievo possano ottenere buoni risultati.

Per tutta una serie di reati anche gravi ( sequestro di persona, estorsione, rapina, associazione per delinquere, furto in alloggio, stupro e violenza sessuale, bancarotta fraudolenta, frodi fiscali, calunnia, sfruttamento della prostituzione….) le intercettazioni, in quel progetto, erano vietate.

Successivamente il Presidente del consiglio più volte espose l’intenzione di limitare le intercettazioni ai delitti di mafia e terrorismo. Confesso la mia ingenuità: ho pensato che non ci fosse da preoccuparsi più di tanto, che si trattasse di schermaglie dialettiche. Anzi, ho preso atto con soddisfazione che il catalogo originario dei reati esclusi dalle intercettazioni veniva progressivamente ristretto. Senonchè due giorni fa il Governo ha presentato alcuni emendamenti che rischiano di essere un siluro sotto la linea di galleggiamento delle intercettazioni.

Sia detto subito con fermezza: se questi emendamenti diverranno legge dello stato, i magistrati avranno il dovere – assolutamente ineludibile – di applicare lealmente la nuova normativa. Non ci piove! Ma allo stato degli atti hanno il diritto-dovere di formulare le osservazioni che la loro esperienza professionale suggerisce.

E allora: mentre per mafia e terrorismo – in base all’emendamento – le intercettazioni richiedono “sufficienti indizi di reato”, per tutti gli altri delitti ( dalla rapina all’omicidio, dal traffico di droga allo stupro, dalla corruzione all’aggiotaggio e via elencando) occorrono “gravi indizi di colpevolezza”. Vale a dire che si possono disporre intercettazioni solo se sono già accertati i colpevoli. Il che significa che l’inchiesta deve già essere arrivata ad un punto tale che di solito comporta la richiesta di misure cautelari o addirittura la chiusura di essa. Un punto, in altre parole, che rende le intercettazioni o superflue o del tutto inutili. E siccome l’emendamento dice anche che l’intercettazione è data “quando è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”, ecco che l’intercettazione – in pratica – non sarà mai data. Salvo che nei casi di mafia e terrorismo. Appunto.

Escluso il perimetro mafia-terrorismo, bloccando di fatto le intercettazioni in tutti gli altri casi, si butta a mare la sicurezza dei cittadini, la possibilità stessa di difenderli efficacemente dalle aggressioni di ogni sorta di pericolosa delinquenza. Perché? Che senso ha?

Si è soliti dire (e a forza di ripeterlo si finisce per crederci….) che la magistratura italiana avrebbe creato un “grande fratello” che tiene sotto controllo ( o scacco) milioni di cittadini, sperperando una quantità incredibile di denaro pubblico.

I dati della Procura di Torino parlano un linguaggio tutt’affatto diverso.
Le rilevazioni statistiche effettuate sul periodo 2003 – 2008 evidenziano che il numero delle indagini (fascicoli) in cui e’ stato utilizzato lo strumento delle intercettazioni telefoniche e’ in media di circa 300 all’anno (con un massimo di 350 nel 2007 e un minimo di 294 nel 2008);- a fronte di un introito medio dell’intero ufficio di Procura di 170.000 (noti e ignoti) fascicoli all’anno;- con un totale di utenze controllate pari a circa 4400 all’anno (che non significa soggetti controllati, essendo noto che ogni soggetto indagato spesso utilizza piu’ utenze);- in percentuale, di tutte le indagini svolte dalla Procura di Torino solo lo 0,20% e’ condotto anche attraverso l’utilizzazione di intercettazioni telefoniche.
La Procura della Repubblica di Torino ha cominciato dal 2001 un’attivita’ di riorganizzazione del servizio delle intercettazioni il cui scopo e’ stato il contenimento della spesa e l’adozione di profili di sicurezza che garantissero la genuinita’ del dato e la tutela della riservatezza delle persone controllate.

Per quanto riguarda la spesa, dal 2003 essa ha subito un decremento costante che ha raggiunto la percentuale del 75% (dai 45 euro a bersaglio del 2003 ai 13 euro del 2008).
Da tempo, nonostante le pretese degli operatori, la Procura di Torino non paga i tabulati di traffico telefonico: il relativo costo non risulta contemplato in alcuna norma di legge. Il risparmio è nell’ordine di decine di migliaia di euro l’anno
A tale decremento della spesa e’ corrisposto (grazia all’adozione di sistemi anche assai sofisticati) un netto miglioramento dei profili di sicurezza e della qualita’ della prova, senza che mai si sia verificato alcun nocumento alle indagini.

Certo, essendo le intercettazioni strumento particolarmente invasivo, la loro utilizzabilità deve essere rigorosamente circoscritta nell’ambito penale ai fini dell’accertamento della verità processuale. Occorre cioè impedire l’utilizzazione e la pubblicazione delle intercettazioni riguardanti fatti non pertinenti all’indagine o relativi a soggetti estranei al processo. Ma oltre questi limiti gli impedimenti all’uso dello strumento delle intercettazioni equivalgono a preferire – ad un’Italia delle regole – un’Italia delle impunità. Con pregiudizio diretto per i diritti dei cittadini onesti.

Ma il problema delle intercettazioni non è l’unico, per le Procure.
Mezzi e risorse sono sempre più somministrati con il contagocce.
Si profilano negative modifiche quanto ai rapporti PM-Polizia giudiziaria.
Si avvicina una obbligatoria rotazione dei PM quanto agli incarichi interni all’ufficio, che cancellerà positive qualificazioni e specializzazioni professionali acquisite con fatica;- ciò che indebolirà le capacità dell’accusa a fronte di difese che certamente non rinunzieranno mai al vantaggio della specializzazione.

La situazione del personale amministrativo è sempre peggiore.
Risale ormai al lontano 2000 il Contratto Nazionale Integrativo di Giustizia , che ha la funzione di rispondere, anche con risorse economiche, alle singole specificità dei servizi. Con esso infatti si determinano gli importi da corrispondere in caso di turnazioni e reperibilità, per indennità di sportello o per turni festivi: detti importi sono oggi bassissimi ( da 5 a 10 euro per una giornata, 3 euro per indennità di sportello), proprio perché fermi al 2000. Di qui la difficoltà di assicurare servizi delicatissimi svolti in tutti i giorni dell’anno compresi i festivi ( per es. Servizio Arrestati ).
La scopertura dell’organico (sempre più grave, poiché l’eterno protrarsi della mancanza di nuove assunzioni si intreccia con pensionamenti e prepensionamenti a raffica), oltre a quotidiani intoppi, determina anche , in alcune fasce, difficoltà nell’attuare i vari processi di riforma, soprattutto informatici, processi che si succedono ormai con una certa frequenza.

In questo contesto non si rilevano a livello ministeriale progetti innovativi o scelte strategiche che siano in grado di modificare l’attuale situazione.
Tolte le intercettazioni;- pochi i mezzi;- la PG a rischio;- il personale ausiliario in forte sofferenza;- carichi di lavoro pesantissimi;- un processo penale del tutto incoerente ( e c’è chi chiede altri vincoli e appesantimenti….). Risultato: un clima pessimo. Si va verso la paralisi.
Tutti coloro che considerano i magistrati come nemici potranno profittarne per svalutare sempre più la giurisdizione (anche enfatizzando o strumentalizzando gli errori – che purtroppo vi sono sempre stati, vi sono e vi saranno – di singoli magistrati). Con il concorso di coloro che attaccano sistematicamente i presidi costituzionali dell’azione della magistratura, il CSM sul versante istituzionale ed il PM su quello operativo. Un Pm sempre più da ricondurre entro i confini di interventi banali, mal conciliabili con un’adeguata tutela dei diritti dei cittadini e della loro sicurezza.

Gian Carlo Caselli