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Antimafia Duemila – Luce sulle stragi. Occorre fare presto

Antimafia Duemila – Luce sulle stragi. Occorre fare presto.

di Lorenzo Frigerio – 26 luglio 2009
Il sostituto procuratore Luca Tescaroli oggi lavora a Roma, si è recentemente occupato del caso Calvi, il bancarottiere trovato morto sotto un ponte a Londra, eliminato perché scomodo per alcuni ambienti compromessi.

Tescaroli ha anche scritto un libro dal titolo eloquente “Colletti sporchi” (edito da Br Rizzoli) dove affronta con dovizia di particolari la questione dei rapporti tra criminalità mafiosa e corruzione nel nostro paese. In questi giorni di ricordo e di polemica attorno a quanto avvenne il 19 luglio a Palermo, con la strage di via Mariano d’Amelio, in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, gli chiediamo di tornare sul alcune questioni che ben conosce dal punto di vista processuale, visto che ha sostenuto la pubblica accusa nei processi per le stragi, quando era pubblico ministero a Caltanissetta.

Dott. Tescaroli, cosa pensa delle rivelazioni che in questi giorni stanno emergendo a proposito della strage di via d’Amelio? È possibile che a distanza di diciassette anni ancora la verità non sia stata raggiunta? I cosiddetti “mandanti esterni” a Cosa Nostra esistono o sono una invenzione tutta giornalistica?
Le rivelazioni diffuse dai media in questi giorni con riferimento alla strage di via Mariano d’Amelio costituiscono spunti d’indagine interessanti che devono essere approfonditi. Gaspare Spatuzza ha iniziato un rapporto di collaborazione. Massimo Ciancimino ha reso dichiarazioni a più autorità giudiziarie. Salvatore Riina ha inteso, tramite il suo legale, far sapere che le responsabilità sull’eccidio del 19 luglio 1992 vanno ricercate all’interno dello Stato. E’ necessario trovare con determinazione i riscontri alle indicazioni fornite dai dichiaranti. Riina dovrà essere ascoltato, per verificare quali siano le sue intenzioni. Egli ha voluto lanciare un messaggio. Il tempo ci consentirà di capire a quali nuovi risultati si potrà giungere. I magistrati che stanno lavorando sono certo che faranno del loro meglio. Per scoprire la verità c’è sempre tempo, anche se più ci si allontana dal momento del fatto le cose diventano più difficili. Su tale verità non può calare una cortina di ferro. Potremo dire con certezza assoluta che i mandanti esterni esistono solo quando vi sarà una condanna passata in giudicato nei loro confronti. Per ora la loro esistenza è stata solo intravista. Gli esiti dei dibattimenti celebrati hanno indicato la via da percorrere in questa difficile ricerca della verità che si nasconde tra le crepe del potere politico istituzionale finanziario. Vorrei ricordare che nella sentenza, che definì il processo d’appello per la strage di Capaci, si afferma espressamente la loro probabile esistenza. Mi chiedo, però, se la nostra Nazione sia pronta ad accettare che comportamenti devianti siano addebitati ad esponenti della classe dirigente, tanto più se accostati ad eventi stragisti.


Da più  parti si sostiene che Paolo Borsellino venne ucciso perché  si sarebbe sicuramente opposto alla cosiddetta “trattativa” tra Stato e mafia? Quale è la verità a tale riguardo che si è raggiunta in sede processuale?

Non possiamo dire che tra le cause dell’assassinio di Borsellino si inserisca la sua contrarietà alla trattativa, il quale se fosse stato informato si sarebbe certamente opposto. Invero, sullo stragismo dei primi anni novanta e su quel passaggio cruciale della nostra storia recente permangono lati oscuri e taluni quesiti non hanno trovato risposte certe, sino ad oggi. Gli stessi possono così riassumersi. Perché vi fu l’accelerazione della strage di via Mariano d’Amelio? L’accelerazione è correlata alla trattativa che i vertici di Cosa Nostra stavano portando avanti con rappresentanti delle Istituzioni per condizionare la politica legislativa del governo in cambio dell’interruzione delle stragi? Perché la stagione stragista, basata su azioni eversive e terroristiche, che oggettivamente contribuirono a disarcionare le classi dirigenti, si fermò e l’attentato, fortunatamente fallito, allo stadio Olimpico, programmato per domenica 31 ottobre 1993 in via dei Gladiatori a Roma, non venne replicato?

Tra coloro che sembrano animati dalla volontà di collaborare con la giustizia, oggi Massimo Ciancimino, figlio dell’ex potente politico, racconta una sua versione e sembra spesso e volentieri, con le sue parole, lasciare presagire la possibilità di fare rivelazioni compromettenti per alcuni uomini che hanno tradito il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Crede sia in atto un gioco di ricatti incrociati, basati su segreti inconfessabili?
E’ un’ipotesi possibile, tanto più nel nostro Paese, che spesso ha visto far capolino l’esistenza di ibridi connubi tra appartenenti alle classi dirigenti ed esponenti della criminalità mafiosa e non.
Da ultimo, perché  nella storia della nostra Repubblica, non si riesce mai a fare luce sulla fine che fanno alcuni oggetti appartenenti a vittime di delitti eccellenti? Dalla borsa di Calvi all’agenda rossa di Borsellino, sembra che ci sia sempre una “longa manus” pronta a far sparire le prove dallo scenario della storia.
E’ così. La borsa di Roberto Calvi è stata fatta ritrovare a distanza di anni dall’omicidio di Roberto Calvi, probabilmente in parte svuotata, mentre l’agenda rossa di Paolo ritengo non verrà mai più trovata. La costante nel nostro Paese è rappresentata dal fatto che i delitti dei “colletti bianchi” (“sporchi”, come abbiamo deciso di chiamarli provocatoriamente nel volume edito da Bur Rizzoli) è rappresentata dall’impunità.

Antimafia Duemila – DDL Alfano sulle intercettazioni, Ingroia: ”Da domani colletti bianchi piu’ al sicuro”

Antimafia Duemila – DDL Alfano sulle intercettazioni, Ingroia: ”Da domani colletti bianchi piu’ al sicuro”.

10 giugno 2009

Proponiamo un´intervista rilasciata il 9 giugno 2009 dal dott. Antonio Ingroia, Procuratore aggiunto della Repubblica di Palermo, in merito al testo  del disegno di legge sulle intercettazioni sul quale il governo vuole chiedere in questi giorni la fiducia al Parlamento. Qualora questo disegno di legge fosse approvato, le conseguenze sul diritto dei cittadini ad essere informati e sull´efficacia delle indagini antimafia sarebbero devastanti. I colletti bianchi che con la mafia fanno affari non potrebbero ricevere un regalo migliore.

Ingroia descrive il lodo alfano sulle intercettazioni

Giornalista: “Adesso che c´é questa questione di fiducia sul disegno di legge `intercettazioni´, se passasse così com´é, quali sarebbero le conseguenze?”
Antonio Ingroia: “Le conseguenze è che verrebbe avvolto da una cortina di silenzio stampa il procedimento penale mentre i cittadini hanno diritto ad essere informati su come la giurisdizione viene esercitata, fermo restando il segreto sulle indagini.
Ma quello è già tutelato dalla normativa vigente. In secondo luogo saranno i cittadini da una parte ed i magistrati dall´altra più disarmati nei confronti delle forme più occulte e più subdole di criminalità che può essere scoperta, svelata e colpita soltanto con sistemi sofisticati ed uno dei sistemi più sofisticati è quello delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.”

Giornalista: “Cosa in particolare voi riuscite a scoprire attraverso le intercettazioni lì a Palermo?”
Antonio Ingroia: “Si riescono a scoprire le trame e le relazioni di organizzazioni complesse, si riescono a scoprire i rapporti dei mafiosi riconosciuti con i colletti bianchi insospettabili. Vero è che nel disegno di legge governativo cambierà poco per quanto riguarda le intercettazioni per fatti di mafia, ma il punto è che non sempre un´indagine inizia come indagine di mafia, inizia per reati altrettanto gravi ma non di mafia. Dopodichè l´insospettabile, il colletto bianco viene scoperto grazie alle intercettazioni. In quel momento si scopre il vero mafioso. Da domani o da quando sarà approvata questa legge il rischio è che magari si riuscirà a perseguire nel migliore dei modi il mafioso conclamato ma sarà più difficile scoprire gli insospettabili, i colletti bianchi”.

Giornalista: “Nella norma in votazione non ci sarà traccia delle indicazioni del Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.  Che indicazioni erano, perchè le hanno lasciate fuori?”
Antonio Ingroia: “Il perchè naturalmente bisogna chiederlo ai proponenti. La mia sensazione è che questo disegno di legge nel suo complesso sia ispirato da un intento punitivo nei confronti della magistratura nel suo complesso ed una sottovalutazione di quanto sia grave l´emergenza criminale oggi nel paese”.

Giornalista: “Un´ultima battuta: lei ha osato dire, ha avuto il coraggio di dire che `la mafia fa lobby in Parlamento´. Conferma?”
Antonio Ingroia: “Beh, non è una novità dell´ultima ora. La forza e l´impunità della mafia sono state garantite dalle sue protezioni in alto loco”.

Colletti sporchi

Da antimafia 2000

Luca Tescaroli: “La linea di demarcazione tra Stato e mafia non è così netta”
“Non si riesce a risolvere il centenario problema della mafie – ha detto Tescaroli al termine della presentazione del suo libro “Colletti sporchi” – poiché la linea di demarcazione tra Stato e mafia non è così netta. Vi sono ampie aree di compenetrazione. Esiste un anello di congiunzione tra le due entità che è una delle cause fondamentali del perché oggi sussista questa realtà e questa convivenza. Si è cercato attraverso l’analisi di casi concreti di descrivere questo anello che è alla causa della situazione in cui ci troviamo oggi. Questi comportamenti infatti corrodono la democrazia, i rapporti sociali, il mondo del lavoro e la società stessa”.

Tescaroli: “I media strumento di attacchi servili per chi investiga vicende scomode”
“Oggi i media sono poco indipendenti e a volte si rendono strumento di attacchi servili a coloro che investigano vicende scomode”. Lo ha detto il sostituto procuratore della Procura di Roma Luca Tescaroli autore, assieme a Ferruccio Pinotti, del libro “Colletti sporchi”. “Questo nostro libro – ha continuato il magistrato durante la presentazione organizzata da ANTIMAFIADuemila a Palermo – vuole colmare questo gap tra fatti e informazione. L’informazione basata sulla verità è fondamentale. Questa è temuta dalla criminalità mafiosa perché consente di mantenere viva l’attenzione e la tensione e contribuisce a sgretolare il consenso sociale sul quale le strutture mafiose contano. Di qui l’importanza della società civile, dei cittadini che agiscono in modo organizzato, cosa che deve essere valorizzata”. “Il libro – ha aggiunto il magistrato – vuole cercare di rendere omaggio alle tante, troppe vittime di mafia e cercare di raccontare la forza di un cammino di legalità che nonostante le difficoltà va avanti. C’è una tenacia di valori di molti che lavorano all’interno dello Stato, molti appartenenti alle istituzioni e al mondo della società civile e al giornalismo, valori importanti per i quali continuare a lavorare e per dare conto dei risultati ottenuti”.

Borsellino: “Verità distorte su De Magistris e Genchi”
“L’informazione non ha presentato con obiettività alcuni casi importanti come quello di De Magistris o di Genchi – ha proseguito Salvatore Borsellino – E’ questo oggi lo strumento attraverso il quale avvengono gli “omicidi eccellenti”. Si procede con la delegittimazione che poi sfocia nella sospensione di tanti magistrati o investigatori onesti dalle proprie funzioni. Una morte civile a volte peggiore di quella fisica. Se oggi un tecnico come Genchi potesse svolgere le sue indagini potremmo forse intravedere la verità sulla strage di Stato in cui è morto Paolo”.

Di Matteo: E’ in atto il Piano di Rinascita della P2
“Nonostante noi magistrati dobbiamo attenerci al dovere del riserbo oggi siamo chiamati anche ad un dovere di denuncia e dobbiamo spiegare bene cosa sta accadendo”. E’ quanto ha dichiarato il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. Io, ha detto, “voglio farlo in riferimento non ad una mia elucubrazione mentale ma ad un dato: nel 1982 – ha spiegato il magistrato – in un doppio fondo di una valigia di Maria Grazia Gelli (figlia di Licio Gelli) a Castiglion Fibocchi è stato trovato il Piano di Rinascita democratica, il manifesto fondamentale della Loggia massonica P2. Recentemente – ha proseguito – ho ripreso questo documento, mi sembrava che certi fantasmi fossero definitivamente scacciati e tramontati e mi sono reso conto che non è così”. In questi documenti, ha ricordato, vi era “una sommaria indicazione di obiettivi e l’elencazione di programmi a medio e lungo termine”. Tra cui quello di usare la Giustizia perché “fondamentale nel progetto di controllo dello Stato e della cosa pubblica”.
Leggendo il documento il magistrato ha ricordato testualmente: “Ordinamento giudiziario: unità del pm con gli altri magistrati; riforma del Csm che deve essere responsabile verso il Parlamento; riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa ecc.. Tutti obiettivi alla ribalta – ha spiegato il pm – perno di riforme già attuate o in parte al vaglio della discussione parlamentare”. Alle quali si aggiungono “gli esami psicoattitudinali per i magistrati”, “la gerarchizzazione dell’ufficio del pm per cui solo il capo può decidere se va esercitata l’azione penale, ecc.”.
“Oggi – ha concluso – alla faccia della lotta alla mafia fa un certo effetto sentire il Procuratore di Caltanissetta Lari gridare che la situazione dell’organico della procura è disperata proprio mentre emergono ulteriori spunti importanti da approfondire sulle stragi”.

Borsellino: “Agenda Rossa, si celebri il processo ad Arcangioli”
“Chiedo giustizia come cittadino italiano – ha gridato Salvatore Borsellino – Chiedo che siano celebrati i processi come quello ad Arcangioli ripreso mentre portava via la valigetta di mio fratello che conteneva sicuramente l’ agenda rossa. Non si arriverà a processo perché con una sentenza si è deciso di chiudere questa vicenda e questo nonostante Arcangioli abbia dato almeno una decina di versioni diverse sui fatti di quel giorno”.
“Io non dico che lui sia l’unico responsabile – ha continuato il fratello del giudice – ma dovrebbe essere un dovere di questo Stato scandagliare la verità. Questo Stato invece mostra sempre più di non avere il coraggio di processare se stesso”.

Ingroia: “Chiedo alla società attenzione per la magistratura”
“Oggi viviamo una stagione difficile, per certi versi più difficile di quella che abbiamo vissuto all’epoca delle stragi. Allora la società mostrò una voglia di reazione forte, oggi invece è anestetizzata”. Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Oggi i poteri di controllo magistratura e informazione sono sottoposti ad un assedio da quelli che non mi piace definire col nome dei poteri forti, ma comunque il potere con la P maiuscola, che ha stabilito una specie di soluzione finale”. “Oggi – ha proseguito il magistrato – siamo in una fase delicata”. “Molto dipende da come quella parte d’Italia che è all’opposizione riuscirà ad essere informata e ad agire in modo attivo”.
“A parte il doveroso riserbo – ha detto ancora Ingroia – si può dire che gli uffici giudiziari più impegnati hanno per le mani indagini di grande delicatezza. Si sono aperti infatti a distanza di tanti anni nuovi spiragli di verità sulla stagione stragista ‘92 e ‘93”. “La magistratura ha bisogno di attenzione – ha concluso il magistrato – non dico che ha bisogno di sostegno, ma nemmeno di diffidenza e scetticismo né di attacchi gratuiti”. “In questo senso mi sento di rivolgere alla parte migliore della società siciliana una richiesta di attenzione”.

Ingroia: “Si nasconde la storia della stagione stragista nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica”
“Nella sua storia il nostro Paese è stato condizionato dallo stragismo e dai delitti politici. Un Paese caratterizzato dall’irredimibilità della propria classe dirigente che mostra un’inclinazione a delinquere ed una grande capacità di auto-assolversi, tanto da riuscire a mettere in piedi processi legalizzanti delle stesse condotte illecite”. E’ quanto ha detto il Procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingroia, alla presentazione del libro “Colletti sporchi”.
“Nel libro di Tescaroli – ha proseguito il magistrato – è inserita la storia giudiziaria di questi anni. Vi sono anche alcuni inediti, vicende all’interno delle sedi giudiziarie che ci dimostrano come la verità su fatti che hanno condizionato l’evoluzione del nostro Paese sia stata ostacolata, seppellita ed insabbiata. E’ una storia scomoda da raccontare ed ancora una volta si sottrae il diritto della gente ad essere informata su quella stagione terribile nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica in cui abbiamo vissuto in questo ultimo ventennio”.

Di Matteo: La mafia è da sempre consapevole della centralità dei rapporti con i poteri forti
“Oggi i pentiti sono spinti a non parlare a causa degli attacchi e delle polemiche ai magistrati e agli investigatori che osano volare alto”, ha proseguito il sostituto procuratore Antonino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti Sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Una mafia che è sempre stata consapevole della centralità dei rapporti col potere politico, delle istituzioni, dell’imprenditoria e del mondo delle professioni senza i quali diverrebbe un’organizzazione criminale come le altre, facilmente debellabile”. “Dall’altra parte invece a cosa assistiamo?” si è chiesto il magistrato. “Alla candidatura nei partiti politici di candidati collusi e già condannati”. Di Matteo ha inoltre sottolineato la mancanza di presa di posizione del “Consiglio dell’Ordine dei medici e degli avvocati nei confronti di loro iscritti già condannati oppure oggettivamente sorpresi a chiedere favori e raccomandazioni”. “Nessuno fa niente – ha detto – esiste soltanto l’azione penale”. “Si riempiono la bocca di belle parole e di belle intenzioni ma i fatti non sono susseguenti a quelle parole”. “Molti – ha concluso – continuano a mantenere rapporti di sistematico reciproco vantaggio”.

Di Matteo: “Vogliono trasformare il pm in un fedele e anonimo esecutore del potere”
“A 17 anni dalle stragi tanto è cambiato”. E’ l’analisi del sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. Oggi, ha dichiarato Di Matteo, “non viviamo più la magistratura e le istituzioni in cui eravamo convinti di entrare con grande entusiasmo”. Oggi, ha continuato, “vogliono controllare la giurisdizione, così come avvenne durante il periodo del fascismo, vogliono controllare gli uffici del pubblico ministero”. “E’ palese il tentativo di trasformare il pm in un fedele e anonimo esecutore del potere di turno”, mentre “è in discussione il principio della separazione effettiva dei poteri”. Per questo, ha concluso, “dobbiamo essere intellettualmente limpidi”, “riguarda le garanzie di tutti i cittadini”.

Di Matteo: “Le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra
“E’ calata la sordina sui temi della lotta alla mafia non appena è stato investigato il livello dei mandanti esterni delle stragi”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Sentenze definitive di più Corti di Assise hanno confermato che le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra e che le mani dei mafiosi siano state armate ed ispirate è sancito dalla Cassazione. Non è stata solo un’avventura di qualche magistrato in cerca di celebrità. Un paese serio dovrebbe avvertire come imminente e impellente il bisogno dell’approfondimento. Ma non è stato così”.

Scarpinato: “Nessuno può governare senza scendere a patti con la borghesia mafiosa”
“Una mafia senza mafiosi. L’omicidio per fini politici e la corruzione sistemica sono le caratteristiche di una mafia che non ha nulla a che vedere con l’icona della Cosa Nostra di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina e della macelleria criminale”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Roberto Scarpinato alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “La storia dei ‘Colletti bianchi’ – ha spiegato Scarpinato – è antica e cruciale. Quando Confindustria ha dichiarato di voler espellere coloro che pagano il pizzo mi sono congratulato e ho scritto una lettera suggerendo di cominciare ad espellere coloro che già erano stati condannati e non è stato fatto. Perché? Perché come si fa ad espellere un blocco della classe dirigente? Nessuno – ha concluso – nessun governo di destra, di sinistra e di centro ha potuto governare questo Paese senza scendere a patti con questo blocco di potere, la cosiddetta borghesia mafiosa”.

Bongiovanni mostra l’ultima intervista di Biagi a Pippo Fava. “La potenza della mafia risiede nella quantità di denaro che gestisce”.
In apertura della conferenza di presentazione del libro di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti “Colletti sporchi” il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, ha introdotto il filmato dell’ultima intervista rilasciata dal giornalista Pippo Fava ad Enzo Biagi, una settimana prima di essere assassinato.
Un’intervista “profetica” e “drammaticamente attuale”, l’ha definita Bongiovanni, i cui contenuti sono presenti anche all’interno del libro di Tescaroli, in cui il giornalista indica come Cosa Nostra, la mafia siciliana, sia sostenuta, protetta dai poteri forti con i quali collude da sempre.
“La mafia ha acquistato una tale impunità da essere diventata persino tracotante e la sua potenza risiede nella enorme quantità di denaro che gestisce”. Quindi, diceva Fava, se si vogliono cercare i veri capi di Cosa Nostra e chi veramente comanda la mafia in Italia si deve guardare fino in Parlamento, nelle banche e in tutti quei settori grazie ai quali la mafia ricicla le sue ricchezze”.