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Antimafia Duemila – ”La magistratura sara’ depotenziata ostacolata la lotta alla camorra”

Fonte: Antimafia Duemila – ”La magistratura sara’ depotenziata ostacolata la lotta alla camorra”.

di Conchita Sannino – 6 giugno 2010
Napoli.
Secondo il pm anti-camorra Del Gaudio, anche l´opinione pubblica “non potrà esercitare il suo ruolo”.

«Nel Paese dove la corruzione è ancora così ramificata e le mafie fanno economia, questa nuova legge invia un messaggio forte. In negativo». Ecco, secondo il pubblico ministero Marco Del Gaudio, uno dei sostituti del pool antimafia della Procura di Napoli, il primo difetto del disegno di legge «impropriamente intitolato alle intercettazioni». Un filo di voce attraversa la sua stanza, nel grattacielo della Procura: ufficio carico di centinaia di faldoni, come quelle delle decine di colleghi impegnati nella lotta contro il gotha dei casalesi, o i boss miliardari di Scampia, o i sanguinari killer del centro storico. Si tratta della pattuglia di magistrati, coordinata dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, che, almeno una decina di volte nell´ultimo anno, ha ricevuto le congratulazioni dei ministri Roberto Maroni e Angelino Alfano.

Dottor Del Gaudio, restano “norme di favore” per i reati di mafia. Perché, a suo parere, questa legge depotenzia la lotta dello Stato contro i clan?
«Mi scuso se lo dirò semplicemente. Ma i reati di mafia o di camorra bisogna andarseli a cercare, non bussano mica alle porte dei pubblici ministeri».

Il danno è ugualmente rilevante perché la nuova legge incide sulla ricerca dei reati attraverso i quali si può arrivare ai clan?
«Se si procede per una fattispecie diversa dall´associazione mafiosa, come la contraffazione delle griffe o i delitti in materia di rifiuti, storicamente appannaggio dei clan, applicare le nuove norme significa rallentare enormemente o vanificare l´azione di contrasto. La chiamiamo criminalità organizzata non a caso: loro sono organizzatissimi. E noi? Lo Stato perché destruttura questo impianto, perché arretra? E poi c´è un´altra cosa sorprendente: la sfiducia del legislatore verso la figura del giudice».

Lei è contro la norma che impone di chiedere l´ok alle intercettazioni non più ad un giudice ma al collegio?
«Mi chiedo: se un giudice monocratico, in sede di rito abbreviato, può condannare per omicidio o per associazione mafiosa, e infliggere fino a 30 anni di carcere, perché non può valutare una richiesta di intercettazione? Dov´è la logica?» .

La vostra contrarietà non dipende anche dal fatto che si introduce la responsabilità delle fughe di notizie colpose, la minaccia contabile?
«Questa legge offre un´arma micidiale a tanti delinquenti: denunciare un magistrato e ottenere così che un fascicoli passi di mano. Sarà facile liberarsi proprio di quei pm che hanno maturato una memoria, che conoscono l´evoluzione politico-economica del clan. D´altro canto, avere stabilito che, per ogni richiesta di intercettazione, bisogna inviare non solo gli atti dovuti ma l´intero fascicolo significa far viaggiare per chilometri e Palazzi migliaia di pagine. Con il rischio di smarrimento, fughe di notizie, favoreggiamenti. L´obiettivo sembra un altro».

Quale?
«Indebolire e depotenziare gli organismi di controllo della legalità. La Magistratura e anche l´opinione pubblica che non potrà più esercitare il suo ruolo».

Antimafia Duemila – Mercanti di leggi

Fonte: Antimafia Duemila – Mercanti di leggi.

di Lorenzo Baldo – 26 maggio 2010
Questione di tempo. Ormai è solo una questione di tempo e il famigerato Ddl sulle intercettazioni diventerà legge. In uno schizofrenico mercanteggiare su una futura legge, schizzano da una parte all’altra offerte e rifiuti da parte di entrambi gli schieramenti politici.

La maggioranza litiga su come imbavagliare meglio la stampa e annientare definitivamente gli strumenti a disposizione della magistratura. L’opposizione (o pseudo tale) protesta a corrente alternata, scalpita, ipotizza rivolte, poi però non si unisce compatta per bocciare, senza se e senza ma, una riforma liberticida.
Come è ipotizzabile trovare compromessi tali da poterla condividere? Tra inciuci e accordi vari abbiamo assistito ad uno spettacolo squallido che è arrivato al suo compimento finale. In un altro Paese una vera opposizione non avrebbe permesso che ciò accadesse.
Giustizia e informazione verranno immolate sull’altare di una delle peggiori leggi ad personam. La Costituzione verrà violata e vilipesa nei suoi pilastri portanti. All’orizzonte si profila l’incognita della firma di un presidente della Repubblica tra i più consenzienti che la storia ricordi.
Poi più nulla. Da scrivere o da dire nei pubblici dibattiti.
Se da una parte il mondo del giornalismo fa fronte comune e preannuncia la disobbedienza civile attraverso la pubblicazione delle notizie, dall’altro lato la magistratura si prepara al peggio.
E se anche la metà del Paese si è assuefatto all’incantatore di serpenti che ci governa, arrivando a sostenere ogni sua aberrazione, c’è un’altra metà che tenta di evitare lo scempio della democrazia.
Come cittadini non resterà quindi che appellarci alla Corte di Strasburgo, la Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo. A fronte di una legge che violerà il diritto di tutti a essere informati e il dovere dei giornalisti a informarli correttamente e completamente (non con il riassunto) ci appelleremo alla Corte per far disapplicare immediatamente quelle norme giudicate contrarie alla convenzione.
Dei gravissimi rischi per la libertà di informazione abbiamo discusso ampiamente e continueremo a farlo. Ne va del nostro futuro. Ma non spostiamo nemmeno un attimo l’attenzione dai rischi ulteriormente gravi nei quali incorrerà la magistratura a discapito della giustizia. In toto.
Lo strumento delle intercettazioni diventerà una sorta di feticcio del tutto inutile.
Le intercettazioni telefoniche non potranno durare per più di 75 giorni e dovranno essere autorizzate da un collegio formato da 3 giudici. Il governo si ostina a gridare ai quattro venti che da queste limitazioni saranno esclusi i reati di mafia e terrorismo. Non è così. Come è noto spesso si scopre che un reato è di mafia o terrorismo solamente dopo che si è fatta l’indagine su quel reato. Ad esempio la percentuale dei casi in cui un procedimento che ha avuto come causa investigativa iniziale e terminale un reato di mafia è solamente del 40-50%. Mentre c’è tutta un’altra galassia di indagini che approdano all’ipotesi di mafia pur nascendo da altre ipotesi di reato.
Anche le indagini su reati di stupro, stalking, rapina e pedofilia subiranno forti contraccolpi.
Addio a possibili nuove indagini su mafia e colletti bianchi, così come a indagini su mafia e pizzo e a seguire tutti i reati collegati alle organizzazioni criminali.
Non si potranno intercettare gli agenti segreti senza avere prima avvertito il governo dal quale dipendono.
E se un magistrato farà una conferenza stampa per spiegare un’operazione di polizia con l’arresto di uno o più mafiosi, non potrà poi seguire il relativo processo (in quanto ne ha parlato pubblicamente) e dovrà cedere il caso a un altro magistrato.
E’ evidente che il prossimo passo sarà la riforma del processo penale, per realizzare il vero obiettivo che è quello della sottoposizione dei pubblici ministeri all’esecutivo.
Con la riforma del processo verrà di fatto tolto al pm il potere d’iniziativa demandandolo alla polizia giudiziaria.
Non possiamo dimenticarci che tutte le più grandi inchieste sono nate d’iniziativa del pm e condotte dagli ufficiali di polizia giudiziaria che operavano sotto le direttive di un organo indipendente. Né tanto meno possiamo scordarci che un funzionario di polizia o un ufficiale dei carabinieri e della guardia di finanza può essere rimosso senza problemi dal Ministro competente. Come possiamo quindi illuderci che questi ultimi potranno essere liberi di avviare l’azione penale?
Il problema degli attacchi continui all’indipendenza e all’autonomia della magistratura affonda le sue radici più profondamente di quanto non si veda in superficie.
Poteri criminali come la mafia o altri sono stati molto spesso parte integrante dello Stato. Un corpo unico con due teste pensanti, che hanno vibrato e che vibrano all’unisono per determinare decisioni fondamentali. Un reale do ut des perpetrato nell’ultimo secolo, e ancor prima. Con una classe dirigente che ha costruito il potere anche facendo affari con la criminalità.
La riforma sulle intercettazioni rientra perfettamente in questo progetto antidemocratico nel quale i cittadini diverranno sudditi ignari dei crimini che si stanno compiendo e dove la giustizia e l’informazione saranno solo l’ombra di ciò che rappresentano. La responsabilità della politica (di quella che rimane) e della società civile resta altissima. A noi scegliere da che parte stare.
Tutto il resto verrà scritto poi nei testi apocrifi di qualche eretico.

ComeDonChisciotte – LA LEGGE BAVAGLIO SARA’ FRANTUMATA DAL “FRAGORE” DEI LIBERI

Fonte: ComeDonChisciotte – LA LEGGE BAVAGLIO SARA’ FRANTUMATA DAL “FRAGORE” DEI LIBERI.

DI DON PAOLO FARINELLA
temi.repubblica.it

E’ davanti agli occhi di tutti che in questa tragica stagione politica che attanaglia l’Italia, il nostro Paese è governato da un governo e da un parlamento costruttori coscienti di disunione e di frammentazione. Chi si autodefinisce «partito dell’amore» (di prostituzione), irride gli Italiani perché sa di creare divisione, odio e vendetta. Costoro sono la malattia che sta uccidendo il cuore della nazione. Dalla porta accanto, dal versante ecclesiastico non arrivano migliori notizie: mentre il mondo cattolico si trastulla con la sindone, esposta a Torino, succede che a Roma, a Padova, e in Italia si consumano orrori e misfatti degni soltanto di Satana e delle sue legioni. Dico questo anche perché c’è un fatto, progettato dal governo in combutta col Vaticano che mi riguarda personalmente e che riguarda ciascuno di voi. Nessuno, infatti, ne è fuori, tanto meno coloro che ritengono che sono fatti che non li riguardano.

a) La legge bavaglio

Si sta cercando di approvare una legge contro le intercettazioni telefoniche che sarebbe meglio chiamare legge a favore delle mafie e della delinquenza. D’altra parte cosa ci si può aspettare da un capo di governo che è maestro di delinquenza? Anche gli Stati Uniti hanno condannato questa legge liberticida e illiberale che favorisce il malaffare, i corrotti, la malavita, le mafie, cioè tutti gli amici e colleghi del presidente del consiglio e suoi chierichetti. Se passa, noi non possiamo più parlare. Dentro questa ignominia c’è una norma che prevede che non si possono intercettare i preti e i vescovi e se nel corso delle intercettazioni, viene sorpreso un prete, anche a sua insaputa, il giudice deve informare il Vaticano o il vescovo. Questa è la moneta di scambio tra il potere corrotto di questo governo e il potere corrotto del Vaticano, del quale nulla mi cale, se non che vorrei che scomparisse dalla faccia della terra. Ogni volta che prendo il telefono o ricevo telefonate, saluto sempre il maresciallo che ascolta e con lui la sua gentile signora. In nome della Pentecoste che è l’esplosione delle lingue, i cattolici e i cittadini devono opporsi a questo sopruso di libertà perché ci tocca nell’anima e nella nostra dignità. Il governo immorale che non rappresenta più l’Italia e il governo che vive sempre prono, come un prostituta venduta per pochi spiccioli, devono sentire «il fragore che scende dal cielo», il vento di Pentecoste che libera le lingue e non le sigilla, che rafforza la verità, non la nasconde. Pentecoste è la celebrazione della dignità di ciascuno e l’esplosione della libertà che vince contro il sopruso del faraone, contro la schiavitù di un popolo intero. Non possiamo tollerarlo e se sarà necessario, oggi vi annuncio che non voglio questo privilegio e farò di tutto per romperlo e per essere denunciato e condotto in carcere perché non rinuncerò mai alla mia dignità di cittadino e di credente consacrato a Pentecoste come uomo libero. Pentecoste è il dono della Parola a tutti a cui nessuno può rinunciare pena la sua condanna. Non obbedirò a questa legge contro la quale mi dichiaro obiettore di coscienza.

b) La Legge, misura della dignità di un popolo

A Pentecoste Israele riceve la Legge come coscienza della sua dignità di popolo. Senza legge non può esistere convivenza civile e senza convivenza civile non può esistere realizzazione personale. Il governo dell’indecenza e il parlamento servo del padrone e coloro che li hanno votati sono responsabili in solido davanti a Dio e ai loro figli del degrado morale e istituzionale in cui stiamo precipitando: i poveri aumentano, i ricchi diminuiscono, ma diventano sempre più ricchi. Per risanare i bilancio dello Stato che questi esseri immondi si sono spartiti con amici e compagni di delinquenza, sperperando denaro pubblico per fare favori, usando la Protezione civile per favorire parenti e amici e mafia, chiuderanno una o due finestre per chi deve andare in pensione, così chi sperava nella pensione alla fine dell’anno, deve aspettare altri sei mesi. Toglieranno gli assegni agli invalidi civili; taglieranno i trasferimenti ai Comuni, cioè aumenteranno le difficoltà e i disagi per la povera gente perché i Comuni saranno obbligati a tagliare nell’assistenza; mentre la scuola e la sanità diventeranno sempre più a livello da quarto mondo. Il governo ha chiesto alla Sardegna di finanziare la regata velica che si svolgerà alla Maddalena con alcuni milioni di euro, che potevano mantenere gli operai della Sulcis per un anno intero.

c) Condono: un insulto agli onesti

Si prospetta un nuovo devastante e terrificante condono edilizio per circa 2 milioni di case abusive: preparatevi a nuove frane, a dissesti ambientali, terremoti, disgrazie e morti annunciate come a Napoli,come a Messina e Catania perché non si può sventrare la terra e costruire come si vuole senza pagarne un prezzo immane. A chi importa? Domani è un altro giorno, diceva Rossella O’Hara. No, domani è oggi perché domani sono i vostri figli, i vostri nipoti ai quali abbiamo tolto il loro presente perché ci stiamo consumando il nostro futuro. A Pentecoste, il vangelo per tre volte riporta il termine «Paraclito» che significa «consolatore/avvocato/difensore». Pentecoste ci chiede di essere i consolatori delle generazioni che vengono dopo di noi e dovremmo lasciare loro un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto; lasceremo invece un deserto di morte dove vivranno una massa di schiavi. Pentecoste ci chiede di essere orgogliosi di appartenere ad un Paese dove la Legge deve essere Legge per tutti, senza distinzione. Se noi tolleriamo che uno si possa fare le leggi su misura per sé e leggi di schiavitù per gli altri come la legge-bavaglio sulle intercettazioni, il condono edilizio e forse anche quello fiscale, la legge che dichiara reato il fatto di essere immigrato clandestino, noi non abbiamo il diritto di essere figli della Pentecoste e della Pasqua perché scegliamo di essere figli di schiavitù e di prostituzione.

d) L’illegalità come le ciliege

Il giorno 7 giugno un ragazzo del centro storico di Genova, Luca, che io conosco e che alcuni mesi addietro, ho difeso con una testimonianza scritta al giudice, sarà condotto dalla Digos di Genova davanti al tribunale con la richiesta che sia messo «sotto custodia cautelare» (ne parlo nella Repubblica locale di domenica 23 maggio 2010). Ecco, è ritornato il fascismo in piena regola. Questa è la conseguenza della legge sulla sicurezza, quella che molti hanno applaudito sulla quale ha sfolgorato il silenzio anche della gerarchia cattolica, quella gerarchia che fornica con il potere di Satana e rinnega il suo mandato di essere profeta di salvezza per il popolo. Quella legge stabilisce che il cittadino straniero senza documenti compie un reato, cioè lo stato di fragilità di una persona che non ha commesso alcun reato, è reato di per se stesso. Ebbene, Luca, contro gli articoli 16 e 21 della Costituzione, è considerato colpevole perché si dichiara «anarchico». Non ha commesso reati, ma ha esercitato il suo diritto di cittadino di volersi opporre a questo Stato oppressore. Non può farlo perché è colpevole di pensare.

e) Governo e Parlamento ricettacolo di delinquenti

A Pentecoste scende il fuoco dello Spirito che libera, ma da noi presto cominceranno con i roghi per impedire che la gente pensa. Io difenderò l’anarchia di Luca, anzi Pentecoste mi fa scoprire che sono più anarchico di lui e vorrei che il mondo s’incendiasse di anarchici che rifiutano l’ordine costituito, che è l’ordine dei cimiteri, l’ordine delle banche e dei politici di accatto che hanno portato a questa crisi che non è frutto del caso, ma figlia di corruzione, di furto, di corrotti e di delinquenti che al governo sostengono altri delinquenti che a loro volta li sostengono per stare al governo. Dobbiamo spezzare questa catena e noi possiamo farlo, perché siamo più forti di loro: siamo onesti, siamo liberi, siamo credenti, siamo orgogliosi della nostra dignità e nessuno ci può prostituire se noi non vendiamo la nostra libertà.

Prove generali per un golpe fascista

Si pensava che colpire gli immigrati senza permesso di soggiorno (che tra l’altro lo Stato nega) fosse solo un modo per scoraggiare l’immigrazione clandestina; ebbene oggi a Genova, dove il tribunale ha condannato tutta la polizia per i fatti della Diaz del G8 del 2001, perché era una banda di delinquenti insieme a coloro che li hanno mandati e oggi li proteggono, ebbene, oggi a Genova prendiamo atto che quella legge sugli immigrati era solo l’antipasto per instaurare un regime autoritario di stampo fascista: anche Luca che immigrato non è, è colpevole per il semplice fatto di dichiarasi anarchico, come l’immigrato che è colpevole per il semplice fatto di essere immigrato. Pentecoste è il dono della Legge e lo Spirito di Dio si comunica a Israele attraverso le Parole solenni della Legge: non possiamo permettere a pigmei e debosciati di avere la meglio sulla Legge e sulla nostra dignità. Questa è Pentecoste.

I preti adoratori del mercato dello Ior

In un paesino dalle parti del padovano, un prete ha rifiutato una bambina all’asilo perché il padre non ha pagato la retta: guarda caso era una figlia di immigrati. Quando succedono queste cose significa che la religione è un impedimento civile e anche la negazione di Dio. Bisogna abolirla. Questa fatto, sconcio e deprimente, vissuto da un prete che dovrebbe togliersi il pane di bocca come il pellicano per «consolare» gli afflitti, i poveri e i diseredati, si sposa con l’altro: sembra che in tutta la rete di corruttela legata agli appalti vi sia implicato lo Ior, la banca del Vaticano, la cloaca del malaffare e anche persone molto vicine al papa, come un suo cerimoniere che invece di cerimoniare intrallazzava con corrotti e ladri. E’ la decadenza totale di ogni forma di etica e il rifiuto cosciente del vangelo. Lo Ior è sempre stato al centro di ogni malaffare italiano e straniero perché è il crocevia dove Satana fa i suoi affari al riparo da occhi indiscreti. Dio maledica lo Ior che è la negazione della Chiesa e un peccato contro lo Spirito Santo che non sarà perdonato né in cielo né in terra. Ho sempre pensato che Bertone fosse un cardinale ateo che fa finta di credere, oggi ne sono definitivamente consapevole e questa gente non è degna di rappresentare la Chiesa di Cristo che vive nei poveri, nella gente che fatica ogni mese per arrivare a sopravvivere, che cerca disperatamente lavoro, che trema per i figli, che non sa come pagare il muto della casa che rischia di perdere dopo anni e ani di sacrifici. La Chiesa di Gesù è la Chiesa di Pentecoste, quella che assume la responsabilità della vita e non tiene conto dei propri interessi, ma si fa serva degli ultimi e lo fa in nome di Dio.

L’antidoto: il «fragore dei poveri»

Tutto questo costituisce il motivo della fondazione dell’Associazione «Ludovica Robotti-San Torpete» che abbiamo appena formata per dare un volto a questa Chiesa vera e umana che sanguina con chi sanguina, muore con chi muore, soffre con chi soffre, ma si sente parte viva di una comunità, dove tutti e singolarmente hanno diritto ad essere felici o almeno ad esserlo ogni tanto. Stanno arrivando adesioni da diverse parti d’Italia e cercheremo di dare una mano, non come capita, ma con un progetto misurato sulla persona, sulla famiglia e sui bambini in difficoltà. Non daremo soldi come capita, ma aiuteremo a venire fuori da un momento di crisi o di difficoltà. Non abbiamo soldi da distribuire e tanto meno da gettare, ma possiamo fare piccoli prestiti che chiediamo di restituire senza interessi secondo le proprie possibilità perché chi è stato aiutato, aiuti gli altri, creando così un circuito di solidarietà che supera il concetto di elemosina, ma si situa nel contesto della giustizia solidale.
Questa è Pentecoste: prendere coscienza di essere parte di un popolo che Dio ha liberato, di una comunità e di sentirsi responsabili di ciascuno, di ogni lingua e nazione, senza distinzione di italiani e stranieri, perché Pentecoste è un cammino di unità verso una sola famiglia perché siamo tutti figli di Dio e lo Spirito di Dio agisce nell’Italiano e nell’Africano, nell’Asiatico e nello Rom, in chiunque ha un cuore e un’anima, un corpo affamato e un desiderio di vita. In fondo alla chiesa vi sono i fogli di adesione, chi vuole lo compili e poi ce l’ho restituisca, diventando socio di questa segno di Pentecoste che trapianta i cuori di pietra in cuori di carne nel nome di una bambina, Ludovica, che ha vissuto solo nove mesi, lasciando ci questa eredità luminosa.
L’altro ieri con un’assistente sociale del Comune di Genova, ho preso l’impegno di assicurare per sei mesi parte dell’affitto ad una signora, malata e con sfratto: sarebbe finita a fare la prostituta, anche per la sua fragilità e debolezza. Non possiamo permetterlo. Se sarà necessario venderò anche il calice con cui celebro la Messa, il tabernacolo e l’organo e anche la cappella Musicale, ma non possiamo permettere che Pentecoste non venga anche per lei.

Siamo più forti

Non abbiate paura di uscire dal vostro silenzio, non temete chi può uccidere i vostri corpi, temete piuttosto colui che può uccidere le vostre anime. Faccio il mio appello a tutte le donne egli uomini liberi e degni di essere liberi: opponiamoci ad un potere protervo che vuole impedire la nostra conoscenza della realtà; protestiamo contro la legge-bavaglio e questo governo corrotto servo di corrotti. Opponiamoci ad un sistema clericale che fa «ammuina» con il potere corrotto dei corrotti e nega il vangelo di Gesù. Celebriamo la Pentecoste, riprendendoci la Parola e le parole, la dignità e la libertà perché senza dignità non vi è rispetto, senza libertà non c’è vita. Per darci lo Spirito, Gesù è morto, non uccidiamolo di nuovo a Pentecoste, nel giorno in cui ci dona la dignità di essere persone e di essere persone in un popolo, restando indifferenti di fronte all’omicidio della libertà di stampa e della conoscenza della verità, o almeno dei fatti come accadono. Noi ne abbiamo diritto. Noi non abdichiamo. Noi moriremo per la libertà. Non passeranno perché noi siamo più forti perché onesti e liberi, liberi e pensanti.

Paolo Farinella, prete
Fonte: http://temi.repubblica.it
Link: http://temi.repubblica.it/micromega-online/don-farinella-la-legge-bavaglio-sara-frantumata-dal-fragore-dei-liberi/
24.05.2010

Silenzio, si ruba – Passaparola – Voglio Scendere

Buongiorno a tutti, parliamo ancora una volta della legge cosiddetta sulle intercettazioni, la legge che impedirà ai magistrati di farle in gran parte delle indagini su fatti criminali e impedirà ai giornalisti, non solo di pubblicate le intercettazioni sempre, ma di pubblicare anche gli atti delle indagini, fino a quando le indagini saranno finite, per anni e anni, fino a quando e solo se, approderanno queste indagini a un’udienza preliminare, tagliando fuori quindi tutti quei fatti che magari non costituiscono reato oppure vengono archiviati perché nel frattempo sono già prescritti, tipo per esempio il caso Scajola.

Leggi tutto: Silenzio, si ruba – Passaparola – Voglio Scendere.

Intercettazioni. La parola d’ordine della maggioranza: mentire | Pietro Orsatti

Fonte: Intercettazioni. La parola d’ordine della maggioranza: mentire | Pietro Orsatti.

di Pietro Orsatti

Cronaca del giorno su intercettazioni e dintorni. Leggiamo dall’AdnKronos:

«La legge sulle intercettazioni sarà approvata nonostante le gravi inesattezze diffuse da più parti. Nessuno impedirà ai giornali di dare notizia di indagini o di reati. Si tratterà semplicemente di non utilizzare in modo disinvolto la pubblicazione letterale di intercettazioni quando le persone citate non sono nemmeno in un grado preliminare di giudizio. Di questo si tratta». Così il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «Leggiamo, invece, anche da fonti autorevoli -aggiunge- parole che non rispondono al vero. Nessuna indagine sarà impedita, nessuna notizia giornalistica su fatti e circostanze potrà essere limitata o censurata». «Si tratta soltanto -rimarca Gasparri- di non pubblicare paginate intere di conversazioni telefoniche che nel novantanove per cento dei casi si sono rivelate penalmente irrilevanti. Vogliamo anche ricordare che il Parlamento è impegnato in questi giorni, ed in particolare il Senato, nell’approvazione di numerose e importantissime leggi».

Peccato che per ora il testo in discussione non parli di “paginate” o faccia differenza fra “atti giudiziari” e “intercettazioni”, anche perché non può farlo visto che le intercettazioni sono per forza inserite in atti giudiziari regolarmente depositati e perciò pubblici alle parti. Quindi pubblici e basta. Gasparri può dire quello che gli pare, ma il testo in discussione questi distinguo non li fa. Ieri, davanti ai microfoni delle televisioni Gasparri aveva detto ben altro. Aveva parlato esplicitamente di “punizione” nei confronti di giornalisti e giornali. E poi, caro Gasparri, anche se fosse vero, e non lo è, che nel testo non si parla di tutti gli atti giudiziari ma solo di uso eccessivo di citazioni, come “misuriamo” se si è ecceduto nel riportare notizie e citazioni da atti giudiziari? Preparerete un prontuario per il bravo giornalista con il numero di battute (spazi inclusi) da poter pubblicare? Ma andiamo avanti.

Si legge sul sito del Corriere della Sera:

«Sull’emendamento 1.2008 che prevede un raddoppio delle pene per i giornalisti che pubblicano arbitrariamente atti di un procedimento penale ci potrebbe essere un ripensamento della maggioranza. Vedremo lunedì, ne parleremo quando riprende il dibattito in commissione al Senato».

Lo ha detto il senatore Roberto Centaro (Pdl), relatore del ddl Alfano sulle intercettazioni telefoniche, nel corso della video-chat del Corriere.it alla quale ha partecipato anche il senatore dell’Idv Luigi Li Gotti. Centaro, dunque, non ha escluso un passo indietro del governo e della maggioranza su uno degli emendamenti più contestati: quello che, rispetto al testo varatao dalla Camera, porta da 30 a 60 giorni l’arresto previsto per i giornalisti mentre il massimo dell’ammenda sale a 10 mila euro (20 mila se ad essere pubblicate sono i testi delle intercettazioni).

Vorrei sapere se esiste un reato che preveda nel nostro codice un numero preciso di giorni di arresto per un determinato reato. Non stiamo parlando di una “pena” dopo un “giudizio”, ma proprio di una punizione pre-giudiziale. Cioè. Tu scrivi, riporti atti giudiziari nel tuo pezzo, e perciò prima di tutto ti arresto tot giorni, poi ti porto in giudizio. E questa che cos’è se non un’intimidazione per via legislativa?

Sempre dall’AdnKronos apprendiamo che Cetraro qualche passo l’ha fatto.

«Dopo una riunione con il ministro della Giustizia Alfano e Ghedini che è il presidente della Consulta Giustizia del Pdl, si è presa la decisione, ovviamente condivisa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di ritirare l’emendamento 1.2008 del relatore che è quello che aggrava le pene per i giornalisti in caso di pubblicazione di notizie che non possono essere pubblicate». Lo ha annunciato a Sky Tg24 Pomeriggio il senatore del Pdl Roberto Centaro. «Penso che questo possa anche stemperare tante polemiche», ha spiegato.

Grazie Cetraro, ce ne faremo solo 30 di giorni di galera. E il bello che alcuni membri dell’opposizione si sono pure dichiarati “soddisfatti” della mediazione.

Poi prosegue sempre Cetraro: «Galera non se ne farà mai nessuno». E allora perché la prevedete? Perché la quantificate? Perché, soprattutto, la minacciate?

Bavagli e amnesie

Fonte: Bavagli e amnesie.

Sulle norme per le telefonate si procede a tappe forzate, l’iter del ddl sui corrotti ancora non parte

Impegnati a smentire l’impietosa statistica che al Senato dall’inizio dell’anno segnala 9 ore di lavoro alla settimana, da giorni i senatori della maggioranza in Commissione Giustizia si impegnano a lavare l’onta facendo le 3 di notte per mandare in Aula a giugno il disegno di legge governativo sulle intercettazioni. Neofiti dello stakanovismo. E pure incompresi da tutti, ma proprio tutti.

Il capo della polizia e i sindacati delle forze dell’ordine, i magistrati e gli avvocati, la federazione degli editori dei giornali accanto al sindacato dei cronisti, l’associazione degli editori di libri, per non parlare dell’opposizione e persino di liberi battitori nella maggioranza, i professori universitari, fino a chi fa sommessamente presente la giurisprudenza della Corte europea di Strasburgo: tutti mettono in guardia dalle assurdità e incongruenze di una legge che, con la scusa di colpire l’abuso di intercettazioni, renderà i cittadini più insicuri di fronte alla delinquenza; meno uguali, a forza di eccezioni per parlamentari, preti e agenti segreti; e più disinformati.

Proprio ieri, infatti, la Commissione ha approvato gli emendamenti che, come ripetutamente segnalato dal Corriere, impedirebbero fino all’inizio del processo (sotto il pugno di sanzioni agli editori fino a 465.000 euro per notizia) anche il semplice riassunto di qualunque atto d’indagine non più coperto da segreto: come le deposizioni delle due sorelle che vendettero casa a Scajola o l’esistenza di 80 assegni, dati giudiziari a partire dai quali i quotidiani hanno condotto le inchieste giornalistiche sfociate nelle dimissioni del ministro neppure indagato.

Sarà interessante verificare se il Parlamento si farà animare da analoga verve notturna per rimpolpare di contenuti l’anemico disegno di legge governativo contro la corruzione che, annunciato a dicembre 2009 e presentato in marzo, deve ancora iniziare il proprio iter.

La notte, oltre che consiglio, potrebbe ad esempio portare memoria di quando non un passante, ma il ministro più influente del governo, Giulio Tremonti, nel 2008 nella relazione annuale del Ministero dell’Economia al Parlamento sollecitava l’introduzione del reato di autoriciclaggio , cioè la punibilità di chi reimpiega i soldi frutto di un reato che ha commesso: modifica già reclamata nel 2005 dal Fondo monetario internazionale, richiesta dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nell’audizione in Senato il 15 luglio 2008, invocata dal Procuratore nazionale antimafia (sia Piero Grasso sia Pierluigi Vigna), e già esistente non solo negli Usa ma ad esempio anche in Francia e persino nella bistrattata Svizzera.

Bene: sono trascorsi due anni, ma in Italia l’autoriciclaggio dei soldi delle tangenti o dell’evasione fiscale continua a non essere reato, e nel ddl Alfano contro la corruzione non si trova traccia di questo intervento, benché proposto nel 2009 anche da un disegno di legge di iniziativa governativa (il ddl 733-bis).

Lo stesso vale per la «corruzione tra privati» e il «traffico di influenza »: traduzioni giuridiche di quel «sistema gelatinoso» nel quale le inchieste sulla «cricca» stanno sorprendendo imprenditori, politici, funzionari e magistrati non sempre in un classico scambio corruttivo (tangente in cambio di appalto), quanto piuttosto in una ragnatela di reciproche opacità che, quand’anche non sconfini nella bustarella, deruba comunque i contribuenti, fa lievitare costi e tare degli appalti, falsa la concorrenza tra imprese e sovverte i criteri di merito tra le persone. Eppure neanche il ddl Alfano introduce la «corruzione tra privati» e il «traffico di influenza», nonostante li raccomandi quella Convenzione del Consiglio d’Europa contro la corruzione che, firmata nel 1999, l’Italia continua a non ratificare.

Del resto, per chi voglia legiferare sulla corruzione, senza limitarsi a qualche aumento di pena massima (pura grida manzoniana se non si cambia la prescrizione accorciata nel 2005 dalla legge ex Cirielli) o all’annuncio di un nuovo «Piano nazionale anticorruzione» affidato all’ennesimo «Osservatorio», c’è poco da inventare. Basterebbe ripescare i 22 suggerimenti stilati dal «Comitato di saggi» presieduto da Sabino Cassese nel 1996 su nomina del presidente della Camera; i rimedi individuati dalla «Commissione di studio» istituita sempre nel 1996 dal ministero della Funzione pubblica e presieduta da Gustavo Minervini; o le 8 proposte di sintesi della «Commissione parlamentare » del 1998, compreso il testo sul quale confluirono persone molto diverse come Veltri (allora ulivista), Tremaglia (An) e Frattini (Fi, oggi ministro degli Esteri).

Invece ecco un Parlamento messo alla frusta di notte per approvare norme sulla stampa che non soltanto avrebbero fatto conoscere le intercettazioni 2005 della scalata Unipol-Bnl appena un anno fa, a fine udienza preliminare; ma ad esempio avrebbero reso molto più difficile, nel caso dell’asilo di Rignano Flaminio, la sterzata delle cronache rispetto all’errata prospettazione delle accuse, all’inizio costate l’arresto al poi scagionato benzinaio cingalese.

Non solo: la Commissione giustizia prima chiede a poliziotti e magistrati cosa pensino delle nuove regole sulle intercettazioni, poi ne ignora completamente gli allarmi, e a tappe forzate corre ugualmente a strozzare la durata delle intercettazioni; limitare le microspie in ambienti diversi da quelli nei quali si stia commettendo un reato; assoggettare anche la semplice acquisizione di tabulati agli stessi rigidi requisiti delle intercettazioni; paralizzare molti uffici giudiziari in un insostenibile andirivieni logistico di atti riservati verso il tribunale collegiale del capoluogo, che ora si vorrebbe competente sulle intercettazioni di un intero distretto.


Poi magari domani, al prossimo boss catturato o patrimonio confiscato, fioccheranno dalla maggioranza gli apprezzamenti per gli investigatori. Deve essere colpa di un sortilegio: perché nei convegni sì, e poi nei luoghi della decisione pubblica no?

Luigi Ferrarella (il Corriere della Sera, 20 maggio 2010)

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Come rubano ora non hanno rubato mai – ‘U CUNTU

Fonte: Come rubano ora non hanno rubato mai – ‘U CUNTU.

Quelli di Mani Pulite, al confronto, erano boy-scout. Questi sopravvivono solo perché non c’è più l’informazione (e vogliono imbavagliare quella poca che resiste, in internet). Così gli italiani li tollerano, o per ignoranza o perché gli piace…

Se l’informazione fosse ancora quella dei tempi normali (non chiedo molto: quella di vent’anni fa) l’Italia oggi sarebbe percorsa da cortei di gente incazzata che chiederebbe conto al governo della catastrofe imminente e in parte già in corso. Invece “tutto ok”, “tutto sotto controllo”. Se esistesse una tv in Italia la gente assedierebbe i palazzi tempestando di monetine le auto blu. Altro che Mani Pulite: qua rubano infinitamente di più di tutti i ladroni di allora messi insieme. Mario Chiesa è un boy-scout rispetto a un Bertolaso o a un Scajola. Mariuoli? Qua si parla di gente che si compra i Feltri come noccioline, altro che prime pagine coi cinghialoni. “Saviano – disse il procuratore del Re Emilio Fede (nel senso che al suo re gli procurava le tipe) – Saviano mi fa ridere, qua sono io, l’eroe!”. Una così non s’era mai sentita, sotto Craxi. “Craxi? Uno statista, un grand’uomo!” proclamò Sandra Milo, fedele nella catastrofe, ai reporter che la inseguivano nei giorni della disfatta. Ma quante resteranno fedeli, in circostanze analoghe, a Berlusconi? Diaco? Carfagna? La Noemi? E’ in momenti del genere che si vede chi fu Napoleone e chi Cagliostro. Di ciò si potrebbe anche ridere, se alla fine non fossero soldi nostri. Soldi, vite, dolori: il fascismo c’è già, per un quarto abbondante degli italiani (poveri, neri, gay, disoccupati). I giovani, qua al sud, non lavorano più, tranne gli spacciatori. La macchina maciulla-ragazzi funziona selvaggiamente (qua comandano i vecchi, gli ultra-settantenni) e tutto l’avanspettacolo, tutte le facce da fratelli De Rege (ma guardali una buona volta i Bossi, i La Russa, i Bondi, i Calderoli) splende a corte. I democristiani rubavano, ma nessuno per figli così scemi come il figlio di Bossi. I socialisti a Milano avranno grattato un poco, ma il duomo almeno l’hanno lasciato lì (c’è ancora? Non ci credo. Sarà un fotomontaggio). Un ministro, Tanassi, finì ai domiciliari e poi in galera per un intrallazzo da duecento milioni, nella vecchia Italia ladrona; un presidente, Leone, si dovette dimettere perché forse intrallazzavanno i suoi figli. Qua circola Bertolaso e circola Scajola. E sono ancora fra i migliori perchè nessuno (a differenza di altri colleghi, legati a mafia camorra e ’ndrangheta) li accusa di avere ammazzato nessuno. Questa è l’Italia che avete, miei nobili concittadini. Non ho ancora capito se l’accettiate per ignoranza, o perché proprio vi piace così. Nel primo caso (io debbo credere al primo caso, perché sono italiano), il nostro mestiere è di informarvi e qui, come in altri luoghi – per lo più eterei – facciamo il nostro lavoro. I vostri ladri ci cercano fin qui nell’internet, per metterci il bavaglio addosso e mantenervi ignoranti (o felici). “A signora donna Lionora/ che cantava ’ncoppa o teatro/ mo’ abballa in mezzo o’ mercato” dissero di una nostra collega che alla fine riuscirono a imbavagliare (e a impiccare in piazza mercato), molti anni fa. I Borboni, la plebe, l’Europa lontanissima, i Bossi e i La Russa di allora. Quanto tempo è passato, amici miei. E’ passato?

R.O.

Il corruttore anticorruzione – Passaparola – Voglio Scendere

Fonte: Il corruttore anticorruzione – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, la lettura dei giornali in questi giorni è molto avvincente perché ci descrive Berlusconi in pigiama che si aggira per le stanze di Palazzo Grazioli, investigando sullo scandalo della Protezione civile e interrogando, addirittura, protagonisti e comprimari, pare abbia convocato, Verdini, Bertolaso, Matteoli, Scajola, persino Bondi per sapere come sono andate le cose.

Lo scandalo delle case
Perché si sta attivando su questa inchiesta mentre invece non si era attivato su altre inchieste, anzi aveva coperto, difeso i suoi fino a coprirsi di vergogna e di ridicolo a livello mondiale, evocando complotti di questo genere in ogni circostanza in cui ognuno dei suoi uomini, per non parlare naturalmente di lui stesso, era stato indagato o imputato o condannato?
Perché evidentemente ha capito che la saldatura tra uno scandalo molto popolare, come questo che riguarda vicende di case, è molto comprensibile soprattutto in un paese dove l’83% dei cittadini è proprietario della casa in cui abita e il momento che stiamo vivendo, la crisi, la crisi che ci avevano assicurato essere superata, la crisi che ci avevano detto: l’Italia avrebbe superato meglio degli altri paesi.

La crisi che invece si sta abbattendo in maniera pesantissima anche sui conti pubblici, costringerà il governo a una manovra nei prossimi due anni, chi dice di 20, chi dice di 25 e quando dicono di 25 vuole dire 50 miliardi di Euro, manovra che ricorda quella drammatica di Giuliano Amato nel 1992 in piena tangentopoli quando fu prelevato con un notevole salasso dalle nostre vene una montagna di denaro 92 mila miliardi e poi fu prelevato pure il 6 per mille su ogni conto corrente bancario, il famoso prelievo forzoso. Siamo di nuovo alla stessa situazione: la situazione è determinata in parte da una crisi internazionale, in parte dalla fragilità della finanza pubblica italiana che, com’è noto è svuotata dall’interno, da termiti dotate di denti potentissimi che mangiano da 20 anni a questa parte più ancora di quanto non mangiassero ai tempi della prima Repubblica e che succhiano ogni anno 50 miliardi di Euro in costi della corruzione.

Ricolfi l’altro giorno calcolava i costi dell’evasione fiscale, naturalmente per chi paga le tasse questi costi si fanno sentire: l’evasione fiscale e contributiva ammonta a 120 miliardi di Euro, poi ci sono naturalmente gli sprechi nella pubblica amministrazione che lui calcola in 80 miliardi di Euro all’anno e poi naturalmente abbiamo anche il nero delle mafie che fatturano, anzi non fatturano ogni anno 150 miliardi di Euro all’anno, che naturalmente sono dati che si sovrappongono in parte agli altri due. Stiamo parlando comunque di cifre colossali che drenano alcune centinaia di miliardi ogni anno dai conti dello Stato, quindi noi non abbiamo mai una lira per investire in periodi di crisi e per attutire il colpo, per creare degli ammortizzatori sociali, per rilanciare i settori della scuola, dell’università, dell’innovazione, della ricerca. In Francia un governo di destra, appena esplosa la crisi, due anni fa ha preso una ventina di miliardi e li ha investiti in quei settori, nel futuro, nei giovani; noi non lo possiamo fare perché i soldi se ne vanno da altre parti.

Quindi Berlusconi ha capito benissimo che questo scandalo per l’elemento pop casa, che contiene e per il momento nel quale scoppia, rischia di travolgere il suo governo molto più di quanto non abbiano fatto scandali precedenti e infinitamente più gravi. Perché non vi sfuggirà che la presenza nel governo di un signore raggiunto da un mandato di cattura per camorra, mandato di cattura mai eseguito perché la Camera lo ha protetto, negando l’autorizzazione ai giudici a eseguirlo e stiamo parlando degli stessi giudici che vengono poi applauditi ogni giorno quando arrestano i boss dei Casalesi, mentre vengono respinti fuori dalla porta quando chiedono di arrestare il politico di riferimento del clan dei Casalesi, il sottosegretario all’economia, Presidente del Cipe, Nicola Cosentino, così è ritenuto dai magistrati, non solo dall’accusa, ma anche dal G.I.P. che ha emesso l’ordine di custodia cautelare, l’uomo dei Casalesi. Questa è la ragione per cui pende sul capo di Cosentino un mandato di cattura, questo è evidente che è molto più grave di Scajola che si è fatto pagare la casa da un altro, ma mentre sulle questioni di mafia e camorra sono riusciti a creare una cortina fumogena nel mondo dell’informazione per non far capire alla gente cosa succede e per buttarla tutta in politica, per buttarla tutta in complotto, sul fatto della casa, i casi sono due: o te la sei pagata tu o te l’ha pagata qualcun altro, se te l’ha pagata qualcun altro ci devi spiegare perché te l’ha pagata qualcun altro perché non siamo un paese dove i costruttori sono missionari, nessuno fa l’elemosina a nessuno a quei livelli, nessuno ti regala 900 mila Euro perché gli sei simpatico.
E’ evidente che gli hai fatto dei favori o stai per farglieli, allora in un periodo in cui si centellinano gli Euro, questi pacchi di soldi che vanno, vengono sia in circolare etc., creano indignazione e Berlusconi, che fiuto per captare gli umori della gente ne ha da vendere, è la sua caratteristica migliore, si sta rendendo conto che monta il malcontento e allora naturalmente reagisce come può, non è che può fare una legge anticorruzione vera, finge di fare una legge anticorruzione, però, non è che può fare un’epurazione nel suo governo prendendo tutti quelli che si sono arricchiti e cacciandoli fuori, perché? Perché dovrebbe cacciare innanzitutto sé stesso!

Quando leggo questi titoli: Silvio reagisci o finisce male, la rabbia popolare per gli scandali della politica sale, Berlusconi teme di essere travolto, le contromisure, la legge anticorruzione è una campagna per far capire che non c’entra, ma come fa a far capire che non c’entra? C’entra fino al collo, è in politica perché c’entra, è in politica per non finire in galera e naturalmente pensava Berlusconi: chi ha sbagliato dovrà pagare e uscire dal governo, allora si accomodi! Mi pare che tra un signore che ha corrotto un giudice per fregare la Mondadori a un concorrente e uno che si è fatto pagare la casa da un altro, è più grave la prima, tra un signore che aveva società offshore con sopra 1500 miliardi di lire di fondi neri nei paradisi fiscali e Scajola è molto più grave il primo signore, da un signore imputato di avere corrotto un testimone perché mentisse sotto giuramento nei suoi processi e lo facesse assolvere, pur essendo lui colpevole e Scajola, mi pare che sia molto peggio il primo.

Berlusconi non si autointerroga
Tra un signore che ha un processo per appropriazione indebita e evasione fiscale e falso in bilancio per centinaia e centinaia di miliardi di lire sfuggiti al fisco e ai bilanci e prelevati dalle casse della società e messi in tasca e Scajola è molto peggio il primo signore, il primo signore è il nostro Presidente del Consiglio.Però  sui suoi di processi era riuscito secernendo questo liquido nero da seppia a creare un alone di confusione, non si capisce mai bene cosa ha fatto, mentre invece Scajola grazie anche a quello che lui ci ha raccontato, come gli abbiano comprato la casa a sua insaputa, beh lì i contorni sono molto netti, definiti, quindi sta cercando di buttare fumo negli occhi alla gente, fingendo di avere preso in mano la lotta alla corruzione, fiancheggiato da comici naturali come Belpietro, Feltri che titolano “subito la legge anticorruzione, a casa le mele marce, interroga i ladri di polli e farà piazza pulita!” ma quale piazza pulita, se le mele sono marce è perché è marcio l’albero, altrimenti non verrebbero fuori mele marce, sono state selezionate proprio in quanto marce da un signore che è più marcio di loro, questa è la verità!

Però  è molto interessante il fatto che lui si stia dedicando a temi di cui mai aveva parlato in questi 16 anni di impegno politico, salvo che per dire che sono temi inesistenti, che sono roba da giustizialista, da manettari, da dipietristi, da girotondini, anzi guai se la sinistra si lascia trascinare… adesso ci tocca persino leggere su Il Corriere della Sera, un articolo di Galli della Loggia uscito sabato, memorabile, in cui Galli della Loggia casca dalla loggia e si mette a fare delle domande che neanche un bambino un po’ tonto si farebbe in un paese come l’Italia: perché? Che paese siamo diventati? Possibile che sia tornata la corruzione? Possibile che i deterrenti non funzionino a dovere? Possibile che in America condannano all’ergastolo i protagonisti dello scandalo “Enron” e Bernard Madoff protagonista della truffa del secolo, mentre in Italia non si comminano pene esemplari? Se queste domande le facesse un marziano che arriva da un altro pianeta, uno potrebbe prenderlo, accarezzarlo e spiegargli come non funziona in Italia, ma detto da uno che ha vissuto in questi anni, ha fatto il commentatore politico in questi anni, verrebbe da dire: ma dove sei vissuto Galli della Loggia? Dove è questa Loggia? Dove vivi? Perché è incredibile, la domanda sulle mancate pene esemplari ai criminali della finanza, stiamo scherzando? Siamo un paese dove è stato depenalizzato il falso in bilancio, mentre negli Stati Uniti la pena massima è 25 anni, pena massima per un falso in bilancio, ma poi con quella pena, con le aggravanti si può arrivare addirittura all’ergastolo!

Noi siamo un paese dove per truffa e appropriazione indebita non si può arrestare, negli Stati Uniti Madoff è finito immediatamente dentro, poi se ti condannano per quei reati prendi, facendo così, 4 o 5 anni, poi c’è sempre da togliere 3 anni di indulto, poi c’è sempre da togliere gli ultimi due che puoi fare i domiciliari, gli ultimi 3 che puoi fare i servizi sociali, quindi anche se dovesse arrivare la condanna prima della prescrizione, cosa impossibile perché l’ex  Cirielli consente dei tempi rapidissimi, brevissimi dal momento in cui è stato commesso il reato al momento in cui viene punito, comunque nessuno sconta la pena in carcere, a Madoff hanno dato 150 anni per reati finanziari!

Galli della Loggia dove era mentre veniva disboscata la normativa penale e civile sui reati societari? Ha mai scritto un editoriale su Il Corriere della Sera per lamentare questa incredibile area di franchigia che si creava per i criminali dal colletto bianco? No, ve lo dico io il perché, perché gran parte degli editori de Il Corriere della Sera, hanno tutto l’interesse a che il falso in bilancio venga depenalizzato. Tant’è che uno a caso, Tronchetti Provera quando fu fatta la legge vergogna sul falso in bilancio, disse che era ora! Il Corriere della Sera riflette gli interessi della grande industria e della grande finanza, quindi sono felicissimi alcuni degli editori de Il Corriere della Sera di vivere, ma tra gli editori de Il Corriere della Sera c’è un pluripregiudicato Salvatore Ligresti, c’è un plurimputato per reati finanziari come Geronzi, allora Galli della Loggia risparmia almeno queste baggianate di chiedere… perché i giudici in Italia non applicano pene esemplari, a parte che nessuno deve applicare nessuna pena esemplare, bisogna applicare pene giuste, non esemplari, le pene esemplari si danno nelle dittature, nelle democrazia, negli stati di diritto si danno le pene giuste, previste dalla legge, il problema è che da noi non ci sono le pene, perché sono state cancellate per gli interessi di Berlusconi, dei grandi industriali dei quali Galli della Loggia è sempre stato in questi anni il laudatore o addirittura il protettore, visto che non basta fare ogni tanto qualche piccola critica al partito di plastica, se uno è convinto che in Italia i criminali dal colletto bianco debbano andare in galera, allora deve scrivere degli articoli durissimi, deve fare delle campagne contro le leggi che sono state fatte a favore dei criminali dal colletto bianco, a favore dei white collars, perché non funzionano i deterrenti?

Ci mancherebbe altro, in questi anni, a parte l’indulto che consente a ogni corrotto e corruttore e agli autori di quasi tutti i reati sicuramente finanziari e contro la pubblica amministrazione, di portarsi in tasca 3 anni di bonus da spendere e defalcare in caso di condanna, a parte l’indulto sono state fatte delle leggi in materia penale che impediscono di scoprirla la corruzione, si è depenalizzato di fatto l’abuso d’ufficio, l’abuso d’ufficio è il reato per punire il punto di riferimento ufficiale o il pubblico dipendente o l’incaricato di pubblico servizio che abusa del suo ufficio pubblico per fare dei favori a qualcuno o danneggiare qualcun altro, per privilegiare qualcuno, è il tipico reato di chi lottizza le A.S.L. e tutto il settore della pubblica amministrazione, di chi trucca i concorsi, di chi fa assumere gli amici, i parenti, l’amante etc., di chi avvantaggia qualcuno perché magari è del suo partito, quello è l’abuso d’ufficio, oppure altera le procedure normali della pubblica amministrazione.

Se poi lo fa a pagamento, c’è anche la corruzione in cambio dell’atto contrario ai doveri d’ufficio, ma intanto ti punisco per l’atto, perché trovare i soldi è più difficile, trovare l’atto fasullo è più facile e se io riesco a entrare dentro la tua attività, aprendo la porta dell’atto fasullo, abuso d’ufficio, magari proseguendo trovo anche i soldi, la corruzione, quindi era un reato che serviva a entrare nel mondo della corruzione, di fatto è depenalizzato nella versione non patrimoniale non è più reato, nella versione patrimoniale, quando si dimostra che hai fatto un favore di tipo patrimoniale a una persona e hai danneggiato patrimonialmente un’altra persona, allora c’è ancora il reato, ma è un reato punito con pene talmente basse e con prescrizione talmente corta che non ci sono più intercettazioni, non c’è più custodia cautelare e soprattutto non ci sono i tempi per fare il processo e le indagini, scatta la prescrizione prima, quindi di fatto gli abusi d’ufficio non sono più puniti, non ci sono da quando è stato riformato questo reato, non c’è stata più nessuna condanna per abuso d’ufficio che sia passata in giudicato, arriva sempre prima la prescrizione.

L’anticorruzione di corruttori e corrotti
E’ stato depenalizzato il falso in bilancio, l’abbiamo detto di fatto, il falso in bilancio era un altro strumento per entrare nel mondo della corruzione, perché? Perché scopro che una società fa i bilanci falsi e i fondi neri, perché uno fa i fondi neri? Mica si divertono a fare i fondi neri, i falsi in bilancio sono finalizzati a 3 possibili operazioni: intanto rubare i soldi dalle casse dell’azienda, magari quotata, li rubo, me li porto via evadendo il fisco, arricchendomi occultamente, depauperando la mia società, danneggiando i soci, i creditori e tutti quanti e questo è uno, spesso falsifico i bilanci perché devo pagare tangenti o perché voglio pagare tangenti, se pago tangenti non posso mettere a bilancio la voce “tangenti” quindi è ovvio che lo faccio di nascosto, tarocco i bilanci e porto via i fondi neri e con i fondi neri pago le tangenti, quindi se dimostro che i bilanci sono falsi e vado avanti, poi magari scopro dove sono finiti i soldi che ho portato via dai bilanci ufficiali, a cosa mi servono? A fare qualcosa che non posso fare alla luce del sole, di solito corruzione, evasione fiscale, appropriazione indebita!

Chiudendo anche quella porta si è evitato un altro ottimo strumento per scoprire la corruzione, mentre l’abuso d’ufficio ha depenalizzato il centro-sinistra, insieme al centro-destra, votavano tutti insieme 396 nel 2001 queste leggi vergogna, la controriforma del falso in bilancio l’ha fatta Berlusconi nel 2001/2002, dopodiché per evitare che si scoprisse la corruzione, hanno anche creato un clima tale per fare in modo che non parlasse più nessuno, è ovvio la corruzione la facciamo io e l’altro, Gustavo Dandolo e Godevo Prendendolo così si chiamano secondo un famoso apologo dell’Avvocato Flick i due protagonisti della corruzione, bisogna essere in due e i due ovviamente sono vincolati da un patto di segretezza perché? Perché sono gli unici due che sanno cosa hanno fatto, se però uno dei due viola quel patto di segretezza, cosa fa? Denuncia l’altro, infatti il pool di Milano aveva proposto una legge che consentisse forti sconti di pena o addirittura l’impunità al primo dei due che va a denunciare l’altro, perché? Perché così inneschi una competizione tra i due e se sai che l’altro potrebbe denunciarti per ottenere quel beneficio, corri più forte e vai tu a denunciare l’altro così il beneficio lo ottieni tu, perché? Perché tanto lo sai che quella cosa verrà fuori, perché è troppo forte la tentazione di salvarsi le chiappe denunciando l’altro, se c’è il beneficio, se non c’è il beneficio stanno zitti tutti e due, a meno che il periodo non sia di forte crisi, come quello del 1992 quando gli imprenditori in cambio delle tangenti non ottenevano più niente dallo Stato perché i partiti non avevano più neanche i soldi del denaro pubblico da spendere, se li erano mangiati tutti, allora gli imprenditori corsero a confessare, cercando di far credere ai magistrati di essere stati concussi, costretti a pagare, in realtà non erano concussi, se non rare eccezioni, erano complici dei politici, loro pagavano le tangenti e i politici gli davano gli appalti.

Quindi è  importante che si collabori nelle inchieste di corruzione, è importante che si parli nelle inchieste di corruzione e naturalmente bisognerebbe dare degli incentivi a chi parla, tipo la legge sui pentiti di mafia o di terrorismo, non solo invece non si danno incentivi a chi parla, ma si è fatta una legge per cestinare le deposizioni del corrotto che accusa il corruttore o del corruttore che accusa il corrotto, la riforma dell’Art. 513 del Codice di procedura penale per silenziare o cestinare il contributo dei complici che accusano l’altro complice.
Poi si è  fatto capire ulteriormente che è meglio stare zitti, vedi la compagna denigratoria e violenta, criminale che si è fatta contro Stefania Ariosto, colpevole di avere raccontato la verità su Previti e Berlusconi.

Quindi la legge poi sui pentiti ha chiuso la bocca, non tanto ai pentiti delle indagini di Tangentopoli, quanto invece a quelle di mafia, ma si è fatto capire che è meglio chiudere il becco! Dopodiché abbiamo ancora qualche furbastro che scrive sui giornali e dice: ma chi l’avrebbe mai detto? E’ tornata la corruzione, com’è che non funzionano i deterrenti? Ma ci mancherebbe altro, noi non abbiamo i deterrenti, abbiamo gli incentivi alla corruzione, le leggi che sono state fatte in questi anni sono incentivi alla corruzione, perché se tu demolisci tutti gli strumenti per scoprirla, rendi una burletta tutte le sanzioni, con la legge ex Cirielli porti la prescrizione a un tempo così breve che è matematico che non si riuscirà più a processare nessuno, ma per quale motivo uno dovrebbe smentire di rubare? Nei paesi dove occorre coraggio per rubare, rubano in pochi, ma in Italia occorre coraggio per restare onesti, per non rubare, visto che rubano in molti e rubare paga e le conseguenze sono praticamente zero, anzi ci si guadagna!
Adesso scopriamo che c’è bisogno di denaro, lo Stato cerca soldi, uno dice: beh con 120 miliardi di Euro di evasione fiscale se riescono a scoprire e a sequestrare il bottino di almeno un evasore fiscale su 10, già abbiamo 12 miliardi di Euro in tasca, con 50/60 miliardi di Euro di costi della corruzione se si riesce a combattere la corruzione portandole via 1/10 all’anno, abbiamo 5/6 miliardi di più in tasca!
Con una mafia camorra e ‘ndrangheta che fatturano 150 miliardi ogni anno, se si riuscisse a colpirle per l’uno su 10, per il 10% si potrebbero mettere in tasca altri 15 miliardi all’anno, vedete che la manovra finanziaria è fatta, ma è fatta a spese di corrotti, dei corruttori, degli evasori fiscali e dei mafiosi, non dei cittadini onesti che continueranno a pagare più tasse perché sono gli unici che le pagano e quindi si sa dove andarli a prendere, invece è esattamente quello che succederà, verranno a prenderci i soliti che pagano le tasse o perché sono costretti o perché sono dei cittadini esemplari!

La proposta del Fatto contro la corruzione
Nei prossimi giorni Il Fatto Quotidiano pubblicherà una proposta di legge anticorruzione seria, non quella barzelletta che sta presentando il governo che è fumo negli occhi, perché non ci vogliono grandi geni per combattere la corruzione, bastano poche cose, pochissime cose, basta ripristinare il reato di falso in bilancio con pene severe, basta fare una legge che punisca l’autoriciclaggio oggi è punito tizio che ricicla i soldi di caio, ma se tizio ricicla i soldi suoi in nero non è punito, l’autoriciclaggio non è punito, siamo l’unico paese naturalmente!

Poi ci vuole una legge che ratifichi la convenzione internazionale europea anticorruzione che l’Italia ha firmato nel 1999 e da 11 anni non ratifica, perché lì è punita la corruzione tra privati e cioè per esempio il capo dell’ufficio acquisti di un’azienda privata che prende le stecche da un fornitore per dare le forniture sempre a lui, danneggiando la sua impresa che magari invece prendendo le forniture da un altro ci guadagnerebbe, la corruzione tra privati è punita in tutto il mondo, tranne che in Italia, e è diffusissima!
Punire come previsto dalla convenzione internazionale anticorruzione il traffico di influenze, quest’ultimo è quando dico: dammi dei soldi che posso influenzare tizio, posso farti fare dei favori da tizio, poi vai a vedere se è vero, se non è vero, il giudice Squillante non ha riportato condanne perché in Italia non è punito il traffico di influenze, era un giudice penale,era accusato di essersi impicciato in una causa civile, la causa “Imi Sir”, mille miliardi di lire che lo Stato ha dovuto dare alla Sir di Rovelli, senza che ne avesse il diritto, grazie a giudici corrotti, uno di quelli accusati di avere oliato il meccanismo intervenendo sui giudici civili della Cassazione che si occupavano della causa e Squillante che però era un giudice penale, quindi non ha venduto la propria funzione, perché lui non era coinvolto in quel processo, era accusato di averlo fatto per arrivare, per ravvicinare dei giudici civili della Cassazione. Quest’ultima ha stabilito alla fine, dopo che l’avevano condannato in primo e in secondo grado, che quello non era reato di corruzione giudiziaria, perché?
Perché non essendo direttamente e personalmente coinvolto nella causa, il suo al massimo era un traffico di influenze che in Italia non è punito,  ha preso soldi per avvicinare un giudice civile, perché la causa Imi Sir andasse a buon fine, cioè a cattivo fine per lo Stato e a buon fine per i clienti ed amici di Previti, la Famiglia Rovelli e non è stato punito perché in Italia non è punito il traffico di influenze e tutti gli scandali che vedete in questi giorni, in attesa se si scopra chi ha preso quanti soldi in cambio di cosa, corruzione, potrebbero essere tranquillamente liquidati come traffico di influenze, perché sono tutte persone, questi controllori della Protezione civile che ricevono favori dai controllati Anemone etc., basta che si dimostri che tu hai ricevuto dei favori e non c’è bisogno di dimostrare quali favori hai fatto tu a loro, basterebbe stabilire che è reato il traffico di influenze, reato che un pubblico dipendente, un pubblico dirigente o un pubblico funzionario, prenda soldi oltre il suo stipendio, se prende soldi oltre il suo stipendio non mi interessa perché, è lui che deve dimostrarmi che li ha presi non per fare favori, ma perché c’è qualcuno che gli vuole bene, se non me lo dimostra è traffico di influenze, soprattutto se prende i soldi da gente sottoposta al suo controllo, che può darsi che ti paghi oggi per avere un favore tra 10 anni, tra l’altro!

Quindi basterebbero pochi aggiustamenti, non c’è mica bisogno di chissà quale genialata, poi naturalmente bisognerebbe recepire la proposta di Cernobbio del pool di Milano che era firmata anche da Avvocati come Pisapia padre e Dominioni, oggi Presidente delle camere penali, per dire, capo della più grande e importante associazione sindacale di Avvocati, cosa prevedeva? Prevedeva che la corruzione e la concussione diventano la stessa cosa, se prendi soldi in cambio di un atto, lecito o illecito non importa, perché tu quell’atto come pubblico ufficiale lo devi fare gratis, senza prendere soldi da nessuno, è corruzione punto e basta e si punisce con tot anni, non ci può essere qualcuno che ti dà i soldi e poi vieni a piangere dicendo: ah ma mi hanno costretto a pagare, no non ti hanno costretto a pagare, a meno che non sia la mafia, ma in quel caso allora voi sapete si chiama racket, è una cosa diversa, se ti puntano la pistola è un conto, se ti dicono: vuoi l’appalto, dammi i soldi, quello non è racket, sei tu che paghi consapevolmente per ottenere un favore illecito e non te la puoi cavare come vittima di concussione.

E poi dare un incentivo al primo che collabora tra il corrotto e il corruttore, così vedrete quanti corrotti e quanti corruttori correranno a collaborare, visto che siamo di nuovo in periodo di crisi come quello del 1992/1993, queste sono le minime norme che andrebbero fatte e che metteremo giù in forma aulica come si conviene a un progetto di legge, chiederemo a parlamentari di centro-sinistra e di centro-destra e di centro se lo vogliono fare proprio, lo mettiamo a disposizione del Parlamento visto che il Parlamento dice di voler fare una legge anticorruzione, ma sta partendo da un testo scritto da Berlusconi, da Ghedini e Alfano, quindi ve lo lascio immaginare!
Naturalmente poi se uno volesse anche far funzionare la giustizia, basterebbe aggiungere 3 o 4 altri accorgimenti per far durare meno i processi basterebbe bloccare la prescrizione dopo il rinvio a giudizio e nessuno avrebbe più l’interesse a tirare il processo in lungo, perché se è innocente esce prima, viene assolto prima, se è colpevole è inutile aspettare 20 anni per essere condannati se non c’è più la speranza di prescrizione, tanto vale che la condanna la prendi subito, anzi se sai di essere colpevole e di prenderti la condanna, il processo non lo fai neanche, patteggi la pena e così almeno ottiene uno sconto e non devi pagare l’Avvocato per anni e anni!
Se poi si facesse sì che quando io, imputato, condannato in primo grado, faccio appello, rischio che mi aumentino la pena in appello, ci penso due o tre volte prima di fare appello, magari patteggio e non faccio neanche il primo grado se so di essere colpevole.

Oggi ci sono imputati colpevoli che fanno appello e poi fanno anche ricorso per Cassazione, non perché pensino di essere innocenti e di essere assolti, ma perché vogliono perdere tempo per arrivare alla prescrizione del reato, se però la prescrizione finisce con il rinvio a giudizio, loro la speranza di prescrizione non ce l’hanno più e se rischiano facendo appello di vedersi aumentata la pena, in appello o in Cassazione, con il cavolo che fanno appello! Oggi non si può riformare in peggio la sentenza di primo grado su appello dell’imputato, ti possono aumentare la pena se fa appello il pubblico Ministero sul punto della pena, ma se vieni condannato a 5 anni in primo grado e fai appello, non te ne possono dare 6, te ne possono dare al massimo 5, quanti te ne hanno dati in primo grado, basterebbe introdurre la reformatio peius delle sentenze e chi fa appello soltanto per perdere tempo, non lo farebbe più, perché? Perché nessuno fa appello per beccarsi più anni di quelli che ha beccato in primo grado, anzi di solito semmai patteggia per non beccarsi troppi anni in primo grado, basterebbero pochissime normative di questo genere, a costo zero, non sono normative che costano più dipendenti, più magistrati, più strutture, più problemi, sono a costo zero, si tratta semplicemente di disincentivare i ricorsi, le liti, di sfrondare quindi questa marea di processi che in automatico vanno sui 3 gradi di giudizio, di disincentivare l’interesse addirittura a farli i dibattimenti, quindi incoraggiando la gente invece a fare il rito alternativo per non andare neanche a processo, in cambio di sconti e naturalmente mettendo anche una piccola cauzione per chi fa appello, se tu fai appello, almeno che non sia nullatenente, ci aiuti a pagarlo questo appello e così se non hai motivo per fare appello, il Cip ti costa e quindi magari decidi di non farlo l’appello se poi rischi anche che ti aumentino la pena, così magari lo Stato recupera anche qualche soldo negli appelli.

Queste sono le cose, per dirvi com’è facile far funzionare la giustizia e combattere la corruzione in un Paese che voglia veramente recuperare soldi dalla corruzione, dall’evasione fiscale, dalle mafie, con una giustizia efficiente che non solo è efficiente perché fa condannare i colpevoli e assolvere gli innocenti, ma è efficiente anche perché produce soldi, ricchezza, la giustizia deve produrre ricchezza, soprattutto in un paese dove rubano soprattutto i ricchi, recuperando, mettendole a loro le mani nelle tasche, non ai soliti contribuenti ipertartassati che già pagano le tasse e continuano a essere colpiti sempre gli stessi, la domanda è: noi siamo veramente un Paese con una classe dirigente, un governo e un Parlamento che può permettersi di recuperare i soldi mettendoli nelle tasche degli evasori, mafiosi e corrotti?

Sono 17 anni che fanno leggi a favore degli evasori, mafiosi e corrotti, quindi ho i miei dubbi che stavolta cambieranno registro, è anche vero che questa volta, Berlusconi in primis e tutti gli altri dietro, sentono il fiato sul collo di un’opinione pubblica sempre più indignata e quindi oltre alla mia solita raccomandazione di leggere Il Fatto Quotidiano e di passare parola, aggiungo questa, indignatevi e restatelo perché come vedete state preoccupando e spaventando il Presidente del Consiglio e quando lui è preoccupato e batte la testa contro il muro di Palazzo Grazioli, vuole dire che c’è ancora speranza, a lunedì prossimo!

Antimafia Duemila – Uno stato di corruzione…e mafia

Fonte: Antimafia Duemila – Uno stato di corruzione…e mafia.

di Luigi de Magistris – 16 maggio 2010
Le indagini della Procura della Repubblica di Perugia evidenziano – in una spaventosa espansione – che la criminalità organizzata è divenuta pezzo di Stato e la corruzione stile di vita.

Per alcuni di noi non è una novità. Una coltre fitta di decadenza morale tale da far dichiarare all’ex ministro Scajola, con un candore indecente, che egli non sa dire chi gli abbia pagato la casa; tanto da far tenere a Bertolaso una conferenza stampa – in cui proclama la sua innocenza celando fatti inquietanti che lo riguardano – da far rimpiangere il Cile di Pinochet e la Romania di Ceausescu. Sta emergendol’intreccio più pericoloso, mortale per la democrazia, tra gestione del denaro pubblico e criminalità dei colletti bianchi. Un vero e proprio governo occulto della cosa pubblica. Le istituzioni vengono utilizzate per consolidare il potere, trarre profitti e garantirsi copertura legale. È il piduismo che assume sembianze di Stato. Più o meno è lo stesso sistema che avevo ricostruito da pubblico ministero in Calabria e che la ragnatela masso-mafiosa, presente nelle istituzioni, tessendo le sue fila – con complicità di altissimo livello – ha massacrato me e tutte le persone che prestavano servizio per lo Stato, in solitudine, mentre i tessitori gelatinosi – tra una ristrutturazione di una abitazione i lusso e un’altra – lavoravano per demolire indagini e servitori dello Stato. Eppure l’attuale governo – comunica la propaganda di regime – è quello che maggiormente avrebbe operato per ontrastare la criminalità organizzata. È esattamente il contrario. È una maggioranza di governo che sta approvando leggi e provvedimenti che il crimine lo proteggono, lo favoriscono e loalimentano. La legge sulle intercettazioni per impedire che la magistratura ricostruisca la nuova tangentopoli ed individui i mafiosi si stato. La legge sul legittimo impedimento per costruire lo scudo immunitario al sultano di Stato. Il processo reve per garantire impunità ai colletti bianchi. La legge che consegna i beni confiscati ai prestanome dei boss che si recano indisturbati nelle aste. La legge che toglie ai pmil diritto-dovere di indagare di propria iniziativa sottoponendoli i desiderata del governo. La legge che cancella il contributo dei collaboratori di giustizia.
In Europa stiamo cercando di porre un argine  questo progetto eversivo dello stato di diritto. Una nuova normativa sulla corruzione; nuove regole per l’utilizzo dei fondi pubblici; rafforzamento delle strutture investigative europee; l pubblico ministero dell’Unione. L’Europa ci può aiutare, concretamente; in Italia, le complicità istituzionali di cui gode il nuovo piduismo sono agghiaccianti e destano anche preoccupazione se si pensa alle collusioni con ambienti apicali ei servizi di sicurezza e con personaggi preposti a ruoli importanti negli organi di garanzia, magistratura compresa.

Tratto da: l’Unità

Lo show di Bertolaso va in scena a Palazzo Chigi | Pietro Orsatti

Lo show di Bertolaso va in scena a Palazzo Chigi | Pietro Orsatti.

Di Pietro Orsatti

La crisi, reale e sempre più evidente, del nuovo e vecchio potere che domina questo brandello di Seconda Repubblica è tutto nello show di oggi di Guido Bertolaso nella conferenza stampa a Palazzo Chigi convocata appositamente per intessere la propria difesa dalla gravissime accuse che gli sono piovute addosso per l’inchiesta Gradi Eventi. Un potere sfacciato, sopra le righe. Espresso con arroganza, con lo stile di questa nuova Italia berlusconizzata. Uno stile che emerge con un tentativo di battuta già all’inizio dell’appuntamento. «Mi ha chiamato Bill Clinton per complimentarsi per lo splendido lavoro fatto dall’Italia ad Haiti ed io volevo fargli una battuta: ‘io e lei abbiamo un problema che ha lo stesso nome, Monica, ma poi ho rinunciato perché lui qualche problema reale lo ha avuto», così ha esordito riferendosi a Monica Lewinski e alla Monica del Salaria Sport Village. Si sarà reso conto della gaffe clamorosa? Si rende conto di essere tuttora un ministro in carica?

Sorvoliamo e andiamo a vedere i contenuti di questa autodifesa andata in scena con tanto di copertura istituzionale.

«Speravo di essere qui a commentare l’archiviazione o lo stralcio della mia posizione» nell’inchiesta sul G8, «ma purtroppo non è stato così, l’indagine va avanti ed io voglio chiarire alcune cose». Questo l’incipit. Andiamo a vedere queste “alcune cose” che Guido sottosegretario e commissario alla qualunque cosa vuole comunicare agli italiani. «Ho totale fiducia nei magistrati, in particolare in quelli di Perugia, che mi hanno ascoltato in interrogatorio per oltre sei ore, ma c’è stata una strumentalizzazione delle intercettazioni», ha proseguito. Poi ha spiegato che «nessuno dei personaggi coinvolti in questa vicenda ha avuto appalti o affidamenti all’Aquila. Se qualcuno poteva pensare che ci sarebbero state compensazioni per ciò che avevamo tagliato a La Maddalena è rimasto deluso. Nessuna impresa di Diego Anemone o delle altre persone coinvolte nella vicenda è stata contattata o ha ricevuto appalti dalla protezione civile all’Aquila». E poi, dopo aver raccontato la propria versione dei massaggi ricevuti a Salaria Sport Village, un appello diretto al popolo italiano: «Non ho mai mentito agli italiani, per quello che riguarda il mio comportamento. Credo di avere la coscienza pulita». E le accuse? «Credo di aver dimostrato che tutte le accuse siano frutto di equivoci o mancati controlli dei documenti che ho presentato oggi». E poi scarica Anemone e gli altri. «Anemone non l’ho scelto io, ma è stato scelto sulla base di una gara dal soggetto attuatore che aveva l’unica responsabilità dei lavori».

Ma poi si ricorda dell’amico e ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, Angelo Balducci. Affermando: «con me è sempre stato un gentiluomo corretto, non ho mai avuto ragione di dubitare di lui. Ogni volta che abbiamo fatto un lavoro insieme lui ha fatto presto e bene». E tornando su Anemone, l’ex capo di una delle più prestigiose immobiliari romane (l’immobiliare Olgiata) oggi a capo della Protezione civile vuole spiegare i rapporti intercorsi fra sua moglie e il costruttore inquisito. «Mia moglie ebbe un rapporto professionale con il costruttore Diego Anemone. Lei è un architetto, è stata pagata, è tutto regolare. Ciò è avvenuto comunque un anno prima che si avviassero le attività per gli appalti del G8 alla Maddalena». Poi si ricorda di specificare: «Non ho mai avuto soldi dal costruttore Diego Anemone, anzi sono stato io a dare a lui 20mila euro per alcuni lavoretti che mi fece in casa per tapparelle ed armadi». Onnipresente, però, il costruttore Anemone. E i il centro sportivo, e i lavori della moglie del sottosegretario e poi anche gli armadi e le tapparelle.

«Non temo quello che Anemone potrebbe dire», ha detto poi ai giornalisti. Perché, Anemone sta parlando? È questa la ragione di questa irrituale conferenza stampa autorizzata dallo stesso Berlusconi in una sede istituzionale come Palazzo Chigi?

«Avrei fatto questa conferenza stampa? -ha detto Bertolaso- non ho nulla da temere, nulla da nascondere, non sono mai stato ricattabile». Bertolaso ha poi spiegato di non lamentarsi «per la mancata archiviazione» della sua posizione nella vicenda giudiziaria, ma di sperare in un esito più rapido. «Purtroppo -ha aggiunto- ogni giorno spuntano tutta una serie di cose che nulla hanno a che vedere con la Maddalena e il G8».

«Cerchiamo almeno di distinguere quelle che sono state eventuali responsabilità nelle vicende della Maddalena -ha proseguito- con quello che sta uscendo oggi, che non c’entra assolutamente nulla con la Maddalena».

Non si preoccupi, il sottosegretario, che gli italiani hanno ben chiaro di cosa si sta parlando e di cosa sta emergendo. E non è un caso che ormai si parli non di un evento specifico (il G8 de la Maddalena) ma di sistema.

E poi il colpo di teatro. La Protezione Civile potrebbe costituirsi in giudizio contro Angelo Balducci e Diego Anemone. «È una questione che ci siamo già posti -spiega Bertolaso – quando saranno chiuse le indagini, sulla base di quella che sarà la determinazione finale della magistratura, esamineremo la possibilità. Ci mancherebbe altro lo abbiamo fatto tante volte nel passato». Lo spettacolo è finito, l’uomo del fare torna a lavorare.

Antimafia Duemila – Torna la corruzione

Fonte: Antimafia Duemila – Torna la corruzione.

di Nello Trocchia – 6 maggio 2010
Quella sconosciuta che divora 60 miliardi di euro ogni anno e che la politica non vuole colpire.

Le inchieste si moltiplicano, dallo scandalo G8 a quello Fastweb fino alle case, consulenze, regalie come strumento di favore per assecondare i voleri della cricca. Gira e rigira torna di attualità la grande sconosciuta: la corruzione. Un fenomeno tanto grave quanto ignorato da mezzi di informazione e dalla politica. L’area finiana del Pdl, scosso dal caso del ministro sfrattato (un suo ritratto dall’archivio) e dalla nuova inchiesta su Verdini, propone l’approvazione di un provvedimento anticorruzione che prevede l’aumento delle pene. Ma serve davvero?

L’impunità. Da uno studio emerge che un indagato per corruzione ha meno dell’1% di probabilità di farsi un giorno di carcere. Il problema attiene al reato, alla responsabilità dei partiti e al funzionamento della macchina giudiziaria. “ E’ un reato, come dimostra il dato reso noto dal magistrato Piercamillo Davigo, coperto da quasi certa impunità. L’inasprimento delle pene – spiega Alberto Vannucci, professore di scienze politiche all’università di Pisa ed esperto della materia – temo che alimenti solo l’ effetto annuncio che non incide per nulla sul fenomeno”. “In realtà quello che incide sul calcolo di chi paga una tangente è la probabilità di essere preso. L’inasprimento delle pene, in assenza di misure che rendano i procedimenti giudiziari più rapidi e di misure che aumentino le probabilità di punibilità del colpevole, risulta assolutamente inutile. Il problema è che, come dice il rapporto del Greco, il gruppo degli stati europei contro la corruzione, questo reato è circondato da un’aura di impunità, grazie a vari fattori, come ad esempio la prescrizione. Se il processo dura troppo e si arriva alla prescrizione, è perfettamente inutile aumentare le pene”. Una riforma quella dei tempi di prescrizione, varata sotto il governo Berlusconi nel suo precedente regno( una delle leggi ad personam), che si iscrive nelle innumerevoli norme che hanno dato un colpo più che al fenomeno, a chi lo reprime.

L’aspetto normativo è fondamentale. Quando si parla di nuove norme, il parlamento italiano dovrebbe introdurre il cosiddetto traffico di influenza che potrebbe essere mutuato ratificando una convenzione e un trattato europeo, ma continua a rimandare. Il traffico di influenza consentirebbe di punire anche l’intermediario nell’accordo illecito, figura ad oggi sempre più presente negli scambi corruttivi che troverebbe sanzione introducendo questa nuova fattispecie di reato. Uno step e una norma che darebbe agio e strumenti ulteriori agli inquirenti, senza rincorrere aumenti di pena, dopo aver abbassato in passato i tempi di prescrizione per questi reati. “Negli ultimi 15 anni- sostiene Davigo, consigliere della Corte di Cassazione – non c’è stata, se non convenzioni o adempimenti imposti, nessuna legge finalizzata  a rendere più agevole la scoperta dei reati di corruzione o più difficili da commettere. Sono state approvate leggi che hanno assicurato prescrizioni, indulti, giustificati con esigenze inesistenti, le carceri scoppiano ma non di condannati per corruzione”.

Ecco i condannati. Facciamo il punto anche su questo aspetto per capire come un fenomeno che ogni anno, ha un costo in termini di sviluppo dei territori e di progresso del paese, sia perseguito. Risucchia 60 miliardi di euro ogni anno dice la Banca Mondiale, è in costante aumento dice la Corte dei Conti e si realizza in opere incompiute, costruite male che costano il doppio, rispetto agli altri paesi europei, e quando arrivano venti di legalità e repressione miracolosamente i prezzi si abbassano. Le condanne. A Reggio Calabria l’ex sindaco in un libro ha confessato il sistema delle mazzette, delle tangenti della sua esperienza da politico e primo cittadino nel periodo 1990-1992.  ‘ Ho pagato tutti – scrive – politici, funzionari, che avrebbero dovuto controllare, anche un magistrato della Corte dei conti e perfino un giornalista, il più potente in città”. Eppure per corruzione/concussione in quel distretto, in un arco di tempo di 20 anni, sono state condannate appena tre persone. Reggio Calabria, paradiso terrestre. “ La corruzione è un fenomeno che non prevede l’interesse alla denuncia da parte dei coinvolti, per rompere questa omertà c’è bisogno dell’autorità giudiziaria. Servono meccanismi premiali per incentivare la denunzia, ma se si bloccano le intercettazioni, dopo la riforma della prescrizione, la sensazione di impunità aumenta”.

Ascolta l’intervista ad Alberto Vannucci
Ascolta l’intervista a Paola Parise sul traffico di influenza (11/03)

VISITA: www.federalismocriminale.it
Tratto da: articolo21.org

Piero Ricca » La Casa della libertà (con vista Colosseo)

Piero Ricca » La Casa della libertà (con vista Colosseo).

Ieri Scajola, oggi Verdini. E prima Fitto, Bertolaso, Cosentino, Dell’Utri… Non basta la gragnuola di leggi ad personas di questi anni. Né l’intimidazione costante dei magistrati scomodi. La grande riforma immunitaria, meglio se con il concorso esterno dei falsi oppositori e l’alto patrocinio del Quirinale, è questione di vita o di morte per la Banda. Ormai è una lotta contro il tempo: se non distruggono quel poco che resta della giustizia e dell’informazione, vengono arrestati tutti. La pretesa di impunità dei dominanti riflette la corruzione morale di un popolo. Milioni di italiani (con l’aggravante della buona fede) non se ne curano. Non vedono l’assurdo o non vogliono vederlo, molti addirittura lo giustificano: così fan tutti, anzi io al loro posto farei peggio.Te lo senti dire anche da poveri disgraziati che, se non pagano una multa, ricevono la visita dell’ufficiale giudiziario e vengono chiamati davanti al giudice di pace. Ammirano la corruzione e l’impunità degli altri. Se lo vedessimo in un film, stenteremmo a crederlo possibile. C’è un complotto contro il governo, dice ora il capobanda, che fino a ieri rivendicava l’esclusiva. No, è che siete ladri. Avidi, vigliacchi, senza dignità né vergogna. La feccia che ha risalito il pozzo. Ci tocca pure sentire frasi come questa: se si accertasse che qualcuno ha pagato a mia insaputa una parte della casa dove vivo, darei mandato ai miei avvocati di annullare il contratto. L’ha detto Claudio “Sciaboletta” Scajola, il responsabile dell’ordine pubblico durante il G8 di Genova, il responsabile della sicurezza privata di Marco Biagi, poi insultato da morto ammazzato. Ieri si è dimesso. Beccato con le mani nella marmellata, era diventato imbarazzante perfino per la Banda. Chi lo accusa ricorda gli assegni da lui ricevuti direttamente al ministero. Per un appartamento vista Colosseo, nell’era dei conti cifrati estero su estero e delle corruzioni miliardarie! Praticamente un dilettante, da mettere alla porta. Fino a nuovo incarico. Perché il silenzio è d’oro. A meno di un grande cambiamento, a questo punto difficile da immaginare se non traumatico, capace di ricacciare nei tombini questi maiali orwelliani e la loro Italia di fogna.

Antimafia Duemila – Appalti, indagato il coordinatore del Pdl Denis Verdini

Antimafia Duemila – Appalti, indagato il coordinatore del Pdl Denis Verdini.

Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, e’ indagato dalla procura di Roma per corruzione nell’ambito dell’inchiesta riguardante un presunto comitato d’affari che si sarebbe occupato, in maniera illecita, di appalti pubblici, in particolare per i progetti sull’eolico e carceri in Sardegna.

L’iscrizione nel registro degli indagati del deputato e coordinatore nazionale Pdl è connessa all’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto romano Giancarlo Capaldo. Gli accertamenti su quello che si ritiene essere stato un giro di appoggi e di promesse per favorire alcuni imprenditori sono stati avviati nel 2008 nel quadro di un’altra indagine avviata dalla Direzione distrettuale antimafia.

Altri indagati
Indagati anche l’imprenditore Flavio Carboni, il costruttore Arcangelo Martino, Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias, Ignazio Farris, consigliere dell’Arpa della Sardegna, e un magistato tributario, Pasquale Lombardi. Gli inquirenti non escludono che venga successivamente aggiunta l’ipotesi di reato di associazione a delinquere.

Martedì scorso era stata eseguita la perquisizione del Credito Cooperativo Fiorentino, presieduto da Verdini stesso, da parte dai Ros di Roma, per verificare la destinazione finale di un giro di assegni che potrebbe riguardare fondi destinati a distribuire tangenti.

Mills di queste balle – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Mills di queste balle – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Signornò, da L’Espresso in edicola

Si indaga su un politico? Per commentare si attende il rinvio a giudizio. Rinvio a giudizio? Si attende la sentenza del tribunale. Condanna in tribunale? Si attende l’appello. Condanna in appello? Si attende la Cassazione. Poi finalmente si pronuncia la Cassazione e tutti si dimenticano di commentare. Con la sentenza sul corrotto prescritto David Mills s’è fatto anche di peggio: il 25 febbraio, quando uscì il dispositivo della Cassazione, i turiferari del Cavalier corruttore lo spacciarono per assoluzione, grazie anche al Tg1 dell’apposito Minzolini. Quando poi, il 21 aprile, sono arrivate le motivazioni, tutti zitti.

Torniamo a due mesi fa: le Sezioni unite dichiarano prescritto il reato di Mills, retrodatando la prescrizione da febbraio 2010 a dicembre 2009, e condannano l’imputato a risarcire 250 mila euro allo Stato. E’ chiaro a tutti che Mills fu corrotto. Da chi, segreto di Pulcinella. Ma Berlusconi dice che “il reato non è stato commesso” e strilla alla “persecuzione giudiziaria” dei “pm talebani”. Il suo capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto delira di “dura sconfitta per il rito ambrosiano”. Il dioscuro del Senato Maurizio Gasparri vaneggia di“giudici milanesi sconfessati e sbugiardati”. Per il capo dei senatori leghisti Federico Bricolo, “questa clamorosa sentenza prova l’accanimento contro Mills per colpire Berlusconi”. Il coordinatore Pdl Denis Verdini tuona contro la “persecuzione giudiziaria ai danni del premier per sovvertire la volontà degli italiani”. L’on. avv. Niccolò Ghedini assicura: “La Cassazione non dice che Mills è colpevole. Nessun accertamento di reato”. “Vittoria di Berlusconi. Schiaffo della Cassazione ai pm”, titola il Giornale: “Il Cav e gli italiani dovrebbero essere risarciti”. “Il Cavaliere – scrive Vittorio Feltri – può cantare vittoria: se non c’è più il corrotto, non ci può più essere il corruttore”. Libero è lapidario: “Silvio assolto”. Sotto, il solito Filippo Facci deduce che, siccome il reato (per Mills) s’è prescritto nel dicembre 2009, “il processo non doveva neanche iniziare” (nel 2005).

Due mesi dopo arrivano le motivazioni: il reato c’era eccome, Mills fu corrotto con 600 mila dollari targati Biscione in cambio della sua “reticenza” al processo d’appello sulle mazzette Fininvest alla Guardia di Finanza. Berlusconi fu condannato in primo grado, prescritto in appello e assolto in Cassazione per “insufficienza probatoria” appunto perché Mills “aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società off-shore”. E proprio la carenza di prove certe sul punto determinò … l’assoluzione di Berlusconi”.
Se Mills non fosse stato comprato e avesse detto la verità, le prove sarebbero state certe e sufficienti a condannare per corruzione il Cavaliere. Che sarebbe finito in carcere, non a Palazzo Chigi. Ecco perché, sulle motivazioni della Cassazione, tutti tacciono. “Quando potremo dire tutta la verità – diceva Leo Longanesi – non la ricorderemo più”.

Perugia, gli 80 assegni che accusano Scajola – BananaBis

Fonte: Perugia, gli 80 assegni che accusano Scajola – BananaBis.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/04/29/news/perugia_gli_80_assegni_che_accusano_scajola-3695898/

Dalle carte dell’inchiesta nuove accuse a Balducci jr. E spuntano conti all’estero. Una nuova ipotesi di corruzione a carico di Rinaldi, commissario per i Mondiali di nuoto. Zampolini conferma ai pm: 900mila euro in nero per la casa del ministro
dai nostri inviati CARLO BONINI E FRANCESCO VIVIANO

PERUGIA – Il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola ha mentito. Non è vero – come ha sostenuto replicando alla ricostruzione di “Repubblica” del 23 e 24 aprile scorso – che per comprare la casa che oggi abita a Roma si limitò ad accendere un mutuo di circa 600 mila euro e ad impegnare pochi contanti tratti dal suo conto corrente. Il 6 luglio del 2004, per acquistare la sua abitazione al civico 2 di via del Fagutale, è stata decisiva – come questo giornale ha riferito – una provvista in nero di 900 mila euro messa a disposizione dal costruttore Diego Anemone attraverso il suo architetto e progettista Angelo Zampolini. La circostanza non è più infatti un’ipotesi investigativa. É una evidenza confermata dalle dichiarazioni rese a verbale venerdì scorso dallo stesso Zampolini ai pm di Perugia, e soprattutto documentata dalla minuziosa ricostruzione del tragitto di quel denaro fatta dalla Guardia di Finanza. Un lavoro, per altro, ora non più coperto da segreto investigativo, perché il conflitto di competenza che si è aperto tra la Procura di Perugia e l’ufficio gip (che, come riferito ieri, ha respinto la richiesta di arresto di Angelo Zampolini, del commercialista Stefano Gazzani e dell’ex funzionario Claudio Rinaldi) ha infatti prodotto una prima discovery di atti istruttori al Tribunale del Riesame che oggi illumina definitivamente la “storia” di casa Scajola e con lei, i nuovi capitoli di questa indagine sulla “cricca” dei Grandi appalti.

Nell’ordine: la montagna di denaro utilizzata da Anemone per comprare il generale della Guardia di Finanza (oggi Aisi) Francesco Pittorru; l’iscrizione al registro degli indagati, per riciclaggio, di uno dei due figli di Angelo Balducci, Lorenzo, l’attore; la scoperta di conti esteri su cui vennero girate tangenti destinate ai funzionari pubblici; un nuovo episodio di corruzione di Claudio Rinaldi nella sua veste di commissario straordinario per i mondiali di nuoto del 2008; il 1 milione e 120 mila euro di false fatturazioni con cui Gazzani gonfiò i costi sostenuti dagli appaltatori delle opere del G8 della Maddalena per consentirgli di abbattere il proprio imponibile fiscale.

GLI 80 ASSEGNI DELLA DEUTSCHE BANK
Accusato di riciclaggio, Angelo Zampolini ammette con i pm di Perugia quel che non può negare, perché provato documentalmente. Nel luglio del 2004 l’architetto versa 900 mila euro in contanti sul proprio conto nella filiale 582 della “Deutsche bank” di Roma. Quindi li trasforma in 80 assegni circolari intestati a Barbara e Beatrice Papa, proprietarie dell’appartamento di via del Fagutale che Claudio Scajola, allora ministro dell’Attuazione per il Programma, ha deciso di acquistare. Il 6 luglio, giorno del rogito, gli 80 circolari di Zampolini vengono incassati dalle due sorelle Papa insieme ai 600 mila euro del “prezzo in chiaro” pagato dal ministro. Zampolini spiega di aver saputo che fosse Scajola l’acquirente della casa. E, nel difendersi dall’accusa di riciclaggio, conferma altre due circostanze che rendono insostenibile la posizione del ministro. La prima: i 900 mila euro utilizzati per gli assegni circolari – come ipotizzava la Finanza – vengono consegnati all’architetto da Diego Anemone. La seconda: è Anemone ad indicare a Zampolini l’uso che ne deve essere fatto. L’architetto sostiene di non aver fatto domande sul perché un costruttore dovesse contribuire per i tre quinti all’acquisto della casa di un ministro. Giura di aver dato corso alle istruzioni di Anemone in buona fede, non avendo ragione di sospettare una provenienza nera di quel denaro. La questione torna dunque ad essere affare tra Anemone e Scajola. L’odore della corruzione è forte. Così come probabile, a questo punto, che la storia di via del Fagutale traslochi presto da Perugia al Tribunale dei ministri.

I DUE APPARTAMENTI
L’operazione “via del Fagutale” ha avuto un prologo. Meglio, una “prova generale”. E avrà un seguito. Con un beneficiario diverso. Quel Francesco Pittorru che, da generale della Finanza prima e da funzionario dell’Aisi poi, sarà utile alla “cricca” per ficcare il naso dove non dovrebbe (gli accertamenti fiscali sullo studio di Stefano Gazzani, commercialista del Gruppo Anemone). Il 2 aprile 2004 (tre mesi prima del “rogito” Scajola), Zampolini versa infatti 285 mila euro in contanti che gli sono stati consegnati da Anemone sul suo conto “Deutsche Bank”, per poi trasformarli in 29 assegni circolari all’ordine di Monica Urbani, proprietaria della casa in via Merulana 17 (quartiere Esquilino), che il generale Francesco Pittorru ha deciso di acquistare per la figlia Claudia. É un bel regalo. Che evidentemente, però, non basta a spegnere gli appetiti del generale. L’8 giugno del 2006 Zampolini torna infatti alla “Deutsche” con un’altra rimessa di Anemone e un nuovo appartamento da comprare. Il contante, questa volta, è pari a 520 mila euro. Gli assegni circolari sono per quattro eredi (Rosa e Daniela Arcangeletti, Rosa Anna e Nello Ruspicioni), proprietari dell’appartamento di via Poliziano 8 (ancora quartiere Esquilino) dove il generale “casa e bottega” (la sede dell’Aisi non è lontana) ha deciso di accomodarsi con la moglie Anna Maria Zisi.

I REGALI PER LORENZO
La generosità di Anemone semplifica la vita anche di Lorenzo Balducci, figlio di Angelo. Sui conti di tale Achille Silvagni, cognato di Stefano Gazzani, viene versato e quindi trasformato in assegni circolari 1 milione e 100 mila euro di cui risulta beneficiaria la “Blu International G. F. srl”, società di produzione del film “Uccidimi”. Pellicola mai girata, di cui Lorenzo Balducci doveva essere protagonista. Ebbene, quel denaro – scrivono oggi i pm – sembra aver avuto quale “destinatario finale” proprio Lorenzo Balducci. Che, del resto, deve alla generosità di Anemone anche i 435 mila euro che Zampolini, secondo il solito schema contanti-assegni circolari, verserà nel 2004 per l’acquisto della sua casa nel centro di Roma.

LA CORRUZIONE DI RINALDI
La figura di Gazzani – che, per altro, per tutto il 2009, usa il suo studio come fabbrica di false fatture utili a gonfiare i costi sostenuti dagli appaltatori del G8 della Maddalena – è cruciale anche nella ricostruzione di un nuovo episodio di corruzione contestato a Claudio Rinaldi, già commissario per le opere dei mondiali di nuoto. Rinaldi autorizza il Gruppo Anemone all’ampliamento del Salaria Sport Village (il centro di Roma che Guido Bertolaso frequenta per i suoi massaggi) violando in un colpo solo ordinanze comunali, leggi regionali, vincoli paesaggistici. É un regalo che consente ad Anemone di risparmiare 9 milioni di euro. La ricompensa – scrivono i pm – “è una somma, allo stato non determinata” che “viene girata in conti esteri intestati a pubblici ufficiali”. Uno, a san Marino, è di Rinaldi, intestato alla madre, Mimma Giordani.

Antimafia Duemila – La Cassazione: ”Mills fu teste reticente per favorire Berlusconi”

Fonte: Antimafia Duemila – La Cassazione: ”Mills fu teste reticente per favorire Berlusconi”.

«Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti». Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, appena depositate, con le quali lo scorso 25 febbraio ha dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari nei confronti dell’avvocato inglese David Mills, negandogli, però, l’assoluzione.

ELUDERE IL FISCO – Inoltre le sezioni unite penali della Cassazione – nella sentenza 15208 – spiegano che Mills, con le sue deposizioni ai processi ‘Arces’ e ‘All Iberian’, aveva favorito Berlusconi tacendo la riconducibilità a lui delle società del cosiddetto comparto B del gruppo Fininvest. Questo in quanto «si era reso necessario distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi».

ANSA

Antimafia Duemila – In ricordo di una strage ignorata

Fonte: Antimafia Duemila – In ricordo di una strage ignorata.

di Antonella Randazzo – 30 marzo 2010
Barbara Rizzo Asta e i suoi due bimbi gemellini di sei anni Salvatore e Giuseppe morivano il 2 aprile 1985. Non erano loro il bersaglio dell’ordigno di potenza micidiale attivato da mani mafiose. La persona che si voleva colpire si salvò miracolosamente.

Si tratta di un giovane giudice, Carlo Palermo, che quel giorno transitava con la sua vettura tra Pizzolungo e Trapani e avvicinandosi ad una curva vede esplodere l’ordigno che avrebbe dovuto ucciderlo.
La solita regia simile a quella di Capaci e di altri terribili attentati. Ma questa strage ha qualcosa di particolare: è stata pressoché ignorata o “dimenticata” dai politici, dai media e persino negli ambienti giudiziari. Un’altra particolarità è che il magistrato condannato a morte non stava affatto conducendo indagini nel Sud Italia e si trovava a Trapani soltanto da poche settimane.
Chi è Carlo Palermo? E’ un magistrato che dopo l’attentato ha perso il senso dell’olfatto e ha avuto due infarti. Già negli anni Settanta si occupava di indagini molto scottanti, che toccavano tasti che di solito si cerca di tralasciare: i legami fra mafia e massoneria nei traffici di droga, armi, e nel riciclaggio del denaro sporco.
Palermo lavorò come giudice istruttore a Trento nel periodo che va dal 1975 al 1984, e all’inizio degli anni Ottanta si occupò di un’inchiesta sui traffici di droga, sulla mafia e sulla corruzione politica. A quel punto si attivarono diverse autorità nell’intento di bloccare l’indagine, e il giudice fu trasferito a Trapani. Quaranta giorni dopo subirà l’attentato e dopo qualche mese si trasferirà a Roma. Nel 1989 lascia la magistratura e diventa deputato.
Ma Palermo porterà sempre con sé la consapevolezza della realtà che aveva scoperto e che tutti dovrebbero capire perché sta alla base del sistema attuale, creando problemi e sofferenze nel nostro paese e non soltanto.
Per capire qual è questa realtà leggiamo le parole del giudice, dette in un’intervista a Rai Educational:
“Purtroppo certe situazioni si possono spiegare solo rendendosi conto del fatto che in Italia esistono dei segreti. Nella storia di quasi tutti gli episodi criminali più micidiali della nostra storia – quelli che hanno visto la soppressione di investigatori, di magistrati e anche di politici – vi è sempre un aspetto ‘preventivo’ che non è mai stato sufficientemente approfondito, proprio perché viene eliminato colui che è il custode dei segreti. Colui che viene ucciso è portatore e custode di carte, di documenti, di conoscenze, e solo attraverso la ricostruzione di tutto quello che si nasconde dietro l’individuo è possibile risalire agli avversari che lo hanno eliminato.
Certo si può solo constatare il dato di fatto che, ad esempio, quando venne ucciso il generale Dalla Chiesa sparirono dei documenti dalla sua cassaforte. Anche nel caso della strage di Capaci sono avvenute alterazioni, successive alla morte, di agende che erano in possesso del magistrato. Lo stesso è stato per l’agenda rossa di Borsellino, sparita dal luogo dell’attentato. Vi è sempre questo strano effetto concomitante, accanto alla eliminazione di bersagli scomodi: l’occultamento e la sparizione di carte, documenti. A distanza di trent’anni continuiamo a parlare dei documenti Moro. Dopo tanto tempo la verità su questi fatti , le verità racchiuse in qualche cassaforte, non sono ancora conosciute… La mia convinzione è che vi sia una ricorrenza periodica di fatti legati alla massoneria, dalla Seconda guerra mondiale in poi, fino alla P2 ma anche oltre. Questo dimostra che la massoneria ha costituito un punto di raccordo e di incontro di soggetti eterogenei, legati prevalentemente alla destra, i quali hanno operato per acquisire il controllo della società italiana… La massoneria è tutt’altro che una cosa nazionale, bensì una rete di rapporti internazionali. La italiana ha una sua peculiarità – legata alla presenza storica della mafia – ma la massoneria è qualcosa di molto più ampio. Aspetti come il traffico di armi e di droga, il petrolio e le guerre trovano nella massoneria un canale di comunicazione ‘naturale’… Delle operazioni in cui si mescolano insieme forniture di armi, traffici di droga, fondi occulti, finanziamenti illeciti, tangenti o ‘lecite’ intermediazioni, una traccia rimane spesso in quei sacri santuari, le banche, ove tutto per necessità transita. Al di là degli specifici episodi e delle responsabilità penali, esistono alcune possibili chiavi di lettura, utili per decifrare il significato che legami presenti in quel torbido intreccio di interessi che più volte ha visto uniti mafia, terrorismo, massoneria, integralismo, poteri trasversali nazionali e internazionali.”13

Chi cerca di far ricordare la strage di Pizzolungo è la signora Margherita Asta, figlia della donna uccisa e sorella dei gemellini. Questa giovane donna chiede che si faccia luce sui mandanti della strage. Spiega il suo avvocato Giuseppe Gandolfo: “i processi hanno chiarito il ruolo avuto dalla mafia, ma non la commistione tra massoneria e politica”. Aggiunge la signora Asta: “Per la nostra drammatica vicenda sono state emesse dopo molti anni delle condanne. Ma queste non ricostruiscono appieno la verità. Non sono ‘tutta’ la verità purtroppo… Secondo me è così: massoneria, politica collusa, servizi segreti deviati… Nella strage di Pizzolungo c’è una miscela di tutto questo. Carlo Palermo, se si osserva su un piano storico la vicenda delle sue indagini su complesse vicende di criminalità, è stato sicuramente oggetto di una strategia omicida che andava oltre il puro fatto mafioso. Gran parte delle sue indagini il giudice Palermo le ha condotte nel Nord Italia, da Trento, toccando la vasta area grigia che si colloca tra la politica, la finanza e la mafia. Queste sono le ragioni che decretano la sua morte. Il giudice Palermo rimase a Trapani solo quaranta giorni. E in quei quaranta giorni tutto questo gran fastidio alla mafia non lo poteva dare, oggettivamente… La fase storica in cui avviene la strage di Pizzolungo è il momento in cui Carlo Palermo chiede di procedere contro il presidente del consiglio (all’epoca Bettino Craxi N.d.A.) e in cui contemporaneamente riceve violente intimidazioni. Forse è troppo scomodo parlare di questa strage; parlare di quello che Carlo Palermo stava facendo. Secondo me è questa la ragione della rimozione. Perché se si parlasse di quello che stava facendo Carlo Palermo secondo me si capirebbe la vera storia del nostro Paese. E si capirebbe anche quello che sta succedendo attualmente… Dietro la strage dei miei familiari, c’è un intreccio terribile di mafia, massoneria e politica che purtroppo è stato e resta esplosivo. Vogliamo parlare del Centro Scontrino di Trapani dove le logge coperte si mischiavano alla malavita? Del suo presidente, il gran maestro Giovanni Grimaudo, sotto posto a numerosi procedimenti penali? In Italia si processano solo i criminali di basso livello, delle connivenze di alto livello i giornali non parlano. Recentemente ho rivisto Carlo Palermo, e alla mia domanda se non fosse possibile fare qualcosa, riaprire le indagini, mi ha detto: ‘Sono ancora troppo potenti le persone che volevano la mia morte. Sono lì, in posizioni di enorme forza’”.14

Nel suo libro dal titolo Il Quarto livello, Palermo spiega che non si permette di indagare sul “quarto livello” ovvero sui rapporti fra politica, massoneria e mafia, che potrebbero svelare la vera natura su cui si basa il sistema attuale, e che personaggi di primo piano della vita politica, economica e finanziaria sono strettamente legati agli affari criminali della mafia e della massoneria.
Dietro la strage di Pizzolungo c’è questa realtà, ma si è voluto che essa fosse collegata soltanto alla mafia, per questo un magistrato che conduceva le sue indagini al Nord Italia è stato trasferito in Sicilia: la sua condanna a morte era stata decisa ma soltanto i mafiosi dovevano risultare responsabili.
Come in altre stragi, i mandanti coincidono con alcune autorità che ufficialmente alzano la propria voce per condannare i colpevoli.

13 Il grillo, Rai Educational, “Un giudice in prima linea”, 16 dicembre 1997.

14 Pinotti Ferruccio, Fratelli d’Italia, Bur, Milano 2007, pp. 595- 598.

Tratto da: NUOVA ENERGIA NUMERO 14 – 30 MARZO 2010

VISITA: lanuovaenergia.blogspot.com

Antimafia Duemila – Giannuli: Non e’ vero che Mani Pulite non sia servita a nulla.

Antimafia Duemila – Giannuli: Non e’ vero che Mani Pulite non sia servita a nulla..

di Aldo Giannuli – 15 marzo 2010

L’avv. Carlo Federico Grosso (“Il Fatto” 18 febbraio 2010), commentando il dato della relazione del Presidente della Corte dei Conti (+ 229% denunce per corruzione, +153% per concussione ecc.) ricava la sconsolata morale che “Mani Pulite non è servita a nulla” perchè la corruzione continua. 
Non siamo d’accordo.
“Mani Pulite” ha raggiunto il suo scopo che, però, non era e non poteva essere quello di combattere la corruzione, compito che non spetta al giudice. Questa visione è il prodotto di una ideologia irrazionale nata nel periodo del terrorismo, quando la stampa dipingeva giudici con l’elmetto in prima linea nella lotta al terrorismo, poi il clichet venne ripetuto per le inchieste di Mafia e dopo ancora per quelle sulla corruzione politica. Ma si dimentica che, in uno Stato di Diritto, un magistrato non ha il compito di combattere terrorismo, mafia e corruzione, ma stabilire se quel determinato cittadino abbia compiuto reati di terrorismo, mafia o corruzione. Punto e basta.

A combattere i fenomeni sociali indesiderabili deve pensare la politica con un’azione preventiva che impedisca i reati prima che si verifichino, mentre il magistrato interviene solo  dopo che il reato è stato commesso. Nè si può affidare il contrasto ai comportamenti antisociali solo all’effetto deterrente delle sentenze di condanna, anche perchè, quando un determinato comportamento è molto diffuso, è fatale che la maggioranza dei rei la faccia franca.
Ma chi sostiene che “Mani Pulite” sia stata un’occasione mancata, probabilmente vuol dire che poteva essere l’occasione per una presa di coscienza del problema e di un nuovo corso della politica per il quale è mancata la volontà.
Continuiamo a non essere d’accordo. Neppure dal punto di vista sostanziale “Mani pulite” fu questo. Il suo fine fu quello di eliminare una classe politica in un particolare momento, quando la fine dell’Urss rendeva superflua la mediazione di quel ceto politico e l’approssimarsi del mercato unico europeo e delle privatizzazioni spingeva i ceti imprenditoriali a ritenere auspicabile la liquidazione dei loro vecchi interlocutori politici.
Questo non vuol dire –come la vulgata di destra vorrebbe- che i politici inquisiti erano poveri innocenti perseguitati da una torma di toghe rosse al servizio del Pci-Pds. I reati c’erano (eccome!) e l’autorità giudiziaria  fece il suo dovere procedendo di conseguenza.
Questo, però, non esclude che, di volta in volta, non sia potuto accadere:
1- che la magistratura abbia potuto essere orientata da qualche servizio segreto per il tramite di qualche ufficio di polizia giudiziaria
2- che possa esserci stato qualche doppiopesismo per il quale, calcando la mano su uno e tenendola leggera su un altro (non c’è bisogno di grandi abusi, basta un gioco di sfumature) si sia ottenuto effetti politici che non hanno nulla a che fare con i fini di giustizia conclamati
3- che il circuito mediatico possa, anche al di là delle intenzioni dei magistrati, essersi impadronito della questione, orientando l’opinione pubblica verso una determinata  lettura dei fatti
4- che il mondo della politica (che non è fatto solo dai partiti e, tanto meno, solo da quelli di maggioranza, ma che include anche soggetti extraistituzionali non tutti visibili) possa aver usato la questione per un suo regolamento di conti interno che non aveva niente a che spartire con la lotta alla corruzione.
Insomma, detto papale papale, i Poteri Forti (in altra occasione preciseremo molto meglio cosa intendiamo per essi) non avevano bisogno che ogni magistrato o giornalista fosse un proprio consapevole agente per effettuare una sapiente regia occulta dell’azione a fini eversivi. E fra questi, ovviamente, non c’era sicuramente la lotta alla corruzione che non è patologia, ma fisiologia del sistema di potere nel nostro paese.
D’altra parte, magistrati e giornalisti non erano tutti della stessa pasta: c’era chi faceva esemplarmente il suo lavoro, c’era chi compiva qualche peccato veniale per eccessi di carica ideologica, chi faceva finta di non accorgersi del ruolo assegnatogli in commedia dal regista nascosto per godersi i vantaggi del palcoscenico, cera chi agiva per rancore personale e c’era anche chi era consapevolmente parte di un disegno eversivo.
D’altra parte in una vicenda di quella complessità, che coinvolgeva centinaia di magistrati, migliaia di agenti di polizia, di giornalisti, opinion maker e politici d’ogni ordine e grado sarebbe ingenuo attendersi che non ci fosse anche lo zampino di soggetti nascosti. E per di più in un paese come l’Italia…
Dunque, Mani Pulite non ha mancato l’obiettivo di sradicare la corruzione dal nostro paese per la semplice ragione che questa era solo l’etichetta mediatica del fenomeno. Era solo la sua reclame pubblicitaria, non certo la sua sostanza politica.
E la corruzione non è invincibile e non sradicabile dal nostro paese, ma occorre voler fare sul serio.

Tratto da: aldogiannuli.it

Antimafia Duemila – Corruzione e birbantelli!

Fonte:Antimafia Duemila – Corruzione e birbantelli!.

a cura di Salvo Vitale – 3 marzo 2010

Classifica corruzione 2009 nel mondo di Transparency International: E’ incredibile, in soli tre anni il nostro paese è riuscito a “guadagnare” ben ventidue posti nella classifica mondiale per la corruzione nel settore pubblico: nel 2007 eravamo al 41° posto, poi nel 2008 siamo scesi al 55° posto, ora nel 2009 siamo scesi ancora più giù ossia al 63° posto.
Continuando di questo passo riusciremo in poco tempo a conquistare gli ultimi posti, basta solo pensare che nel 2008, tra le primissime decisioni del nuovo governo Berlusconi, c’è stata, indovinate un po’, la soppressione dell’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione proprio nel momento in cui ci sarebbe stato bisogno di dare maggiore sostegno e risorse a questo importante Ufficio, e lo spiega molto bene Elio Veltri in un suo articolo “L’anticorruzione che non piace al governo” su AntimafiaDuemila. Il Commissario ha denunciato una corruzione diffusa, il mancato adeguamento alle Convenzioni Onu, la scarsità di mezzi per svolgere il suo compito e ha chiesto una maggiore autonomia alla Presidenza del consiglio. La risposta è stata rapida: soppressione dell’ufficio nel silenzio generale. Ogni commento è superfluo. Adesso aumenteranno gli imprenditori pronti ad investire. Ma quelli criminali.”

Dopo gli scandali legati al giro di miliardi della Protezione civile, che, con la giustificazione dell’urgenza saltavano tutti i passaggi di controllo, il nostro ineffabile premier ha detto che si è trattato di “birbantelli”, che si tratta di casi isolati, magari opera non dei soliti comunisti ma del “fuoco amico” cioè di qualcuno interno all’organizzazione a delinquere, che non si fa i cazzi suoi: non esiste una nuova tangentopoli, tutto è in regola, ma, nello stesso tempo, non si sa perché, visto che tutto va bene, il capo ha promesso un nuovo disegno di legge contro la corruzione e che i ladri e corrotti, ma non quelli indagati, solo quelli condannati definitivamente, non potranno essere candidati nelle liste del PdL. Non sappiamo a questo punto se queste liste potranno essere preparate, perché la battuta, e solo di questo si tratta, è così comica che sembra simile ad una decisione del papa che proibisca ai preti di dire messa o del padrone della fabbrica che impedisce ai suoi operai di lavorare. Questa promessa, perché solo di questo si tratta, di pulizia può avere qualche spiegazione: solo al capo è consentito corrompere ed evitare la legge, perché solo lui è “absolutus”, sciolto da ogni vincolo rispetto a quelle norme che regolano la vita civile degli altri comuni mortali: se qualcuno è tanto sprovveduto o imbecille da farsi beccare, allora che paghi per tutti, così impara a creare difficoltà al sistema che alimenta tutta la cricca. Il problema di fondo è comunque che ormai gli italiani fagocitano tutto, pure le performance pseudoartistiche dell’ultimo rampollo dei Savoia. Più in basso di così!!!

Tratto da: corleonedialogos.it

Blog di Beppe Grillo – Ad personam

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Ad personam.

Buongiorno a tutti, oggi vi racconto qualcosa che ho scoperto e che ho scritto nel libro nuovo, quello che esce tra domani e dopodomani nelle librerie: vi faccio vedere in anteprima la copertina, anche se è un po’ schiacciata. Si intitola “Ad Personam 1994/2010: così destra e sinistra hanno privatizzato la democrazia”. Ho scritto il libro quando ho cominciato a leggere – ve l’avevo già preannunciato in un Passaparola all’inizio dell’anno che- le leggi ad personam che sta preparando Berlusconi, le quattro, anzi cinque (intercettazioni, processo breve o morto, Lodo Alfano bis costituzionale, immunità parlamentare e legittimo impedimento) sarebbero intorno alla ventesima, alla diciannovesima di questi quindici anni.

Tre leggi ad personam all’anno
In realtà negli elenchi non si tiene mai conto di tutte: ci siamo dimenticati la prima, il Decreto Biondi, ci siamo dimenticati tutti quelli che gli ha fatto il centrosinistra e allora sono andato a spulciare e ho visto che, in realtà, le leggi ad personam nel senso di personam uguale Silvio Berlusconi sono state, in questi quindici anni, 36 solo quelle già approvate definitivamente e quindi le cinque che vi ho appena detto sono fuori, nel senso che quando saranno legge anche queste cinque si arriverà alla ragguardevole quota di 41.
41 in quindici anni vuole dire quasi tre all’anno, tenendo conto che Berlusconi, in questi quindici anni, ha governato soltanto per sette e mezzo otto, mentre gli altri erano gli anni del centrosinistra e conseguentemente, se dovessimo calcolare soltanto gli anni in cui lui aveva la maggioranza in Parlamento, dovremmo parlare addirittura di – sette per sei – sei all’anno, che sono una discreta media e in più ce ne sono alle undici che, o sono state tentate e non sono riuscite, oppure sono lì depositate in Parlamento pronte, come colpi in canna, a essere sparate. Poi non ci fermiamo: nel libro scrivo ad personam, ma mi occupo anche di tutte le altre leggi ad, cioè di tutte le altre leggi che, in questi quindici anni, hanno appunto privatizzato la democrazia ovvero, invece che occuparsi degli interessi generali dei cittadini  -questa è una legge, un provvedimento generale e astratto nell’interesse della collettività, invece no  – si legifera per quello o quell’altro, oppure per questa o quell’altra categoria politica, imprenditoriale, mafiosa e infatti ho fatto tutto l’elenco delle leggi ad mafiam, delle leggi ad castam, delle leggi ad aziendas  (Confindustria) o ad aziendam, come quelle per Mediaset, per esempio e siamo arrivati così a un totale di circa 105 leggi che, naturalmente, sono pure approssimate per difetto, ma danno bene l’idea di che cosa è diventata la seconda repubblica e di che cosa è la seconda repubblica e cioè una repubblica ad personam, o ad poche personas, ad paucas personas. Per esempio, ci sono anche le leggi ad personam dove la personam non è Berlusconi e queste sono 16 e sono state fatte per altre personas: cinque, per esempio, sono state fatte – o comunque ne ha beneficiato – per Dell’Utri, tre sono state fatte apposta per mandare Piero Grasso alla Procura Nazionale Antimafia a impedire che ci andasse Caselli, perché quelle tre leggi sono leggi contra personam, nel senso di Caselli, ma ad personam nel senso di Grasso. Quattro leggi per salvare il Generale Pollari e i suoi amichetti per le deviazioni del Sismi, tra dossieraggi illeciti e sequestro di Abu Omar, due leggi per salvare gli spioni della Telecom, una legge per salvare Sofri, o meglio per cercare di fargli avere la revisione del processo, visto che a Milano gliela avevano negata hanno fatto una legge per stabilire che, visto che Milano aveva detto di no, allora bisognava andare a Brescia e poi, se a Brescia dicevano di no, come dissero di no, si andava a Venezia e, se a Venezia dicevano di no, si proseguiva il giro d’Italia, per cui poi si decise di fare il processo di revisione a Venezia, la revisione non funzionò perché fu confermata la condanna e conseguentemente la legge andò vana, ma intanto quella legge era stata approvata da centrodestra e centrosinistra negli stessi giorni in cui si faceva una legge ad personam (Dell’Utri, nel nostro caso) presentata dallo stesso relatore (il Senatore Valentino di Alleanza Nazionale) e anch’essa votata in maniera bipartisan, quindi fecero una legge pro Sofri e una legge pro Dell’Utri in contemporanea perché, come sempre, una mano lava l’altra. Poi ci sono le leggi ad mafiam, che sono state otto in questi quindici anni, una ogni due anni, le leggi pro mafia, sono quasi tutte ispirate o, addirittura, copiate dal papello di Totò Riina e che, insieme al piano di Rinascita Democratica di Gelli e a un memorandum che ho indicato nel libro, scritto da Berlusconi e mandato ai giornali del suo gruppo nel 93, segnano un po’ quella che è la costituzione materiale dell’Italia: il piano della P2, il memorandum di Berlusconi e il papello di Totò Riina sono i tre fari della politica legislativa di questa seconda repubblica, con analogie impressionanti. Poi ci sono le leggi ad personas, fatte per ampie categorie di personas, soprattutto per salvare dai processi il ceto politico e gli imprenditori retrostanti e queste sono 18, praticamente più di una all’anno, più sette che non sono riusciti a approvare, ma hanno tentato. Poi ci sono le leggi ad castam, per proteggere la casta dei politici e dopo vi farò un esempio in anteprima. Poi ci sono le leggi ad aziendas, quelle appunto per la Confindustria e poi ci sono quelle contra iustitiam, che sono una messe interminabile. Pensate, quando sentite parlare qualche politico che dice “ bisogna riformare la giustizia”, dovete sapere che in questi quindici anni di seconda repubblica riforme della giustizia ne sono state fatte circa 180 /200, in quindici anni vuole dire dalle dieci alle quindici all’anno, più di una al mese. Uno dice “ e vogliono riformarla ancora la giustizia?”, forse farebbero meglio a lasciarla in pace, se si astenessero dal riformarla può darsi che la giustizia si riprenderebbe, che riprenderebbe un po’ di colorito, il problema è che continuano a riformarla e, ogni volta che facevano queste quasi duecento leggi in materia di giustizia, ci raccontavano che le facevano per abbreviare i tempi della giustizia e, ogni volta, i tempi aumentavano. Nel 1999, undici anni fa, il processo penale durava in media 1457 giorni: il che vuole dire quattro anni; nel 2000 era salito a 1652 giorni, dopo le riforme del centrosinistra; poi è arrivato Berlusconi e, nel 2003, il processo durava 1805 giorni: oggi siamo nel 2010 e non sappiamo quanto dura esattamente un processo penale in media, perché hanno smesso di contarli, i giorni, per disperazione. Vista la progressione dovremmo pensare che sicuramente dura molto più di 2000 giorni: parliamo della media, eh, anche dei processetti del cavolo, anche loro fanno media. Ogni anno abbiamo 180. 000 prescrizioni, che sono 465 prescrizioni al giorno, cioè 465 reati che vengono commessi ogni giorno e che non verranno puniti a causa della prescrizione: questo è il risultato di duecento riforme della giustizia fatte dalla destra o dalla sinistra o, perlopiù, dalla destra e dalla sinistra messe insieme. Voi capite: la casta ci guadagna, noi meno. La tassa occulta che pagano gli italiani solo per la lungaggine dei tempi della giustizia penale e civile porta via ogni anno 2, 2 miliardi di Euro, la metà di quello che dicono di voler incassare con lo scudo fiscale: si potrebbe ottenere una cifra analoga facendo funzionare la giustizia, cioè facendo una legge di legalità anziché di illegalità, con lo scudo fiscale. E poi c’è il costo della corruzione che, come sapete, in Italia è di 40 miliardi l’anno per la Banca Mondiale, e di 60 miliardi l’anno per la Corte dei Conti. Facciamo buon prezzo, buon peso? 50 e un bacio sopra? Stiamo parlando di 50 miliardi di Euro all’anno, 100. 000 miliardi di vecchie lire, il decuplo rispetto a quello che costava, secondo l’economista Mario De Aglio, la corruzione quando scoppiò lo scandalo di tangentopoli, in meno di venti anni siamo riusciti a decuplicare i costi della corruzione.

Ci sono ladri e ladri…
Ora vi ho detto che vi anticipo un capitolo e è il capitolo che riguarda i finanziamenti ai partiti: perché vi anticipo questo? Perché è molto di attualità. Sentite dire “ non c’è una nuova tangentopoli, perché adesso si ruba per sé e non più per il partito”.

Premessa, rubare per il partito dal punto di vista della democrazia è più grave che rubare per sé, perché se uno prende una tangente e poi la spende per comprarsi una macchina di lusso, oppure per farsi una vacanza ai tropici, oppure per qualche escort, tutto rimane nel perimetro del suo privato; se invece uno, dopo aver preso la tangente in cambio di un affare illecito, quella tangente la utilizza per fare carriera in un partito comprando tessere fasulle, oppure portando soldi in nero a quel partito per costituirsi un merito in cambio di una candidatura, altera anche le regole democratiche all’interno di quel partito, avvantaggiandosi su coloro che non rubano e conseguentemente peggiora la qualità della democrazia interna e esterna, oltre a avere preso dei soldi in cambio di un atto illecito o scorretto.
Rubare per il partito è quindi molto più grave che rubare per sé, dal punto di vista dell’interesse generale ma, in ogni caso, è vero che oggi sono più numerosi i casi di tangenti per arricchimento del singolo, rispetto al 92 /93, dove vennero fuori molti casi di persone che magari facevano la cresta sulla tangente e quindi una parte se la mettevano in tasca, ma comunque facevano parte di un sistema criminale di massa finalizzato a portare una specie di oleodotto ininterrotto di soldi che, dalle imprese, in cambio di appalti truccati e abolizione della libera concorrenza, confluiva nelle casse dei partiti, perché i partiti per ipocrisia, cioè per non sfidare l’ira dei cittadini, si autoassegnavano  dei finanziamenti pubblici che non bastavano per mantenere gli apparati elefantiaci che avevano messo in piedi e quindi, anziché alzare la quota del finanziamento pubblico per paura che la gente li linciasse, lo tenevano basso sulla carta e poi rubavano, integrando con le tangenti.
Adesso effettivamente questa necessità i partiti non ce l’hanno: perché? Perché oggi spudoratamente destra e sinistra, dato che non c’è più opposizione né quando governa il centrosinistra, né quando governa il centrodestra su queste questioni di casta, i partiti si autoassegnano una barcata talmente enorme di denaro pubblico che poi non sanno che cosa farsene, quindi navigano nell’altro, incassano – ma lo vedremo – circa il quadruplo di quello che spendono. La storia della legge sul finanziamento pubblico dei partiti nasce nel 74, anzi nel 73, quando a Genova i Pretori scoprono che il Parlamento è sul libro paga dei petrolieri e conseguentemente il Parlamento vota leggi fiscali di favore per l’Unione Petrolifera la quale, a seconda di quanti soldi risparmia da queste leggi fiscali di favore, devolve una percentuale di quel risparmio ai partiti, praticamente si compra il Parlamento ogni anno per avere sgravi fiscali.
Così  i cittadini pagano più tasse per coprire quelle che non pagano più i petrolieri, i partiti incassano la loro tangente e sono tutti contenti tranne Pantalone, che alla fine paga. Questo scandalo fa molto scalpore – all’epoca gli scandali facevano molto scalpore – e i politici, per cercare di recuperare un minimo di credibilità, che cosa fanno? Una legge severa sul finanziamento dei partiti: stabiliscono che i partiti possono prendere denaro pubblico – prima prendevano soltanto denaro da privati – possono prendere una quota di finanziamento pubblico e poi possono pure continuare a prendere soldi da privati, purché naturalmente l’azienda che dà il finanziamento al partito o al politico metta a bilancio quel finanziamento, altrimenti è ovvio che, se un imprenditore deruba le casse della sua azienda e porta via dei soldi per darli a chi vuole lui, commette reato di appropriazione indebita, falso in bilancio e evasione fiscale, perché poi su quel nero non paga le tasse. Per cui le imprese che finanziano politici o partiti dovevano e devono- perché questa legge è ancora in vigore, sia pure un po’ ritoccata nell’81 e in altre epoche – mettere a bilancio questi finanziamenti e i partiti, a loro volta, debbono presentare ogni anno una dichiarazione con l’elenco di tutti i contributi privati che ricevono dalle imprese. Possono riceverli da qualunque impresa, salvo che sia un’impresa pubblica: un’impresa pubblica finanziata con denaro pubblico non può finanziare i partiti e invece i partiti, dopo aver approvato questa legge, continuarono a prendere i soldi dalle imprese private in nero, perché non erano finanziamenti a un partito, ma tangenti che gli imprenditori pagavano prima in vista di favori che avrebbero avuto dopo, oppure che pagavano dopo in cambio di favori che avevano avuto prima. Erano tangenti mascherate da finanziamenti illegali. Questa legge è stata violata per quasi venti anni finché, nel 92, è esploso lo scandalo di tangentopoli: erano i partiti che avevano fatto una legge e poi avevano cominciato subito dopo a violarla. L’avevano fatta per farsi belli davanti ai cittadini, questa legge: lo scandalo fu enorme, i partiti ancora una volta di fronte all’ira popolare, si tagliarono in qualche modo gli attributi, rinunciarono all’autorizzazione a procedere per le indagini, rinunciarono all’amnistia o agli indulti a maggioranza semplice, all’epoca bastava avere il 51% per fare amnistia o l’indulto, nel 93 la maggioranza fu portata ai due terzi e, da allora, fino all’arrivo di Mastella non fu varato più alcun provvedimento di clemenza. Di solito ogni tre o quattro anni facevano un indulto o un’amnistia, salvavano tutti e ricominciavano.

Il furto pubblico dei partiti
Infine fu abolito, grazie al referendum popolare del 1993, del 18 aprile del 93, il referendum dei radicali, il finanziamento pubblico dei partiti: il 90, 3% degli italiani disse “ noi non vogliamo più che i partiti prendano una lira di denaro pubblico”. Sarà giusto o sarà sbagliato?
Questo hanno stabilito i cittadini italiani, i referendum vanno rispettati e invece, subito dopo, con il governo Ciampi morente, siamo a fine del 93, alla vigilia dello scioglimento delle Camere da parte di Scalfaro, in vista delle elezioni politiche del marzo del 94, quelle che poi Berlusconi vinse per la prima volta, il governo Ciampi morente fece una leggina che consentiva ai partiti di fare rientrare dalla finestra il finanziamento pubblico che il referendum aveva appena scacciato dalla porta. Cambiarono il nome al finanziamento pubblico e lo chiamarono “ rimborso per le spese elettorali”: era una norma, anche se tradiva il senso del referendum, a giudicare da quello che succede oggi abbastanza accettabile o meno inaccettabile e prevedeva che ogni cittadino residente in Italia contribuisse alle spese delle campagne elettorali dei partiti, solo dei partiti che superavano il 3%, se prendevano meno non avevano diritto ai rimborsi, pro capite con 800 lire a testa ogni anno per ciascuna delle due Camere, per cui erano 1. 600 lire pro capite per ogni cittadino residente in Italia. Già allora si scoprì che era troppo: perché? Perché poi i partiti alle elezioni del 94 spesero 36 milioni di Euro, facciamo già i calcoli in Euro, mentre avevano incassato il doppio e quindi già il rimborso era molto largo rispetto alle spese effettivamente sostenute. Del resto, se è un rimborso, che cosa è un rimborso? Tu spendi, mi dai la ricevuta e io ti do l’importo equivalente, non è che prima ti fai dare dei soldi pensando che più o meno spenderai tot e poi te li tieni, anche se hai speso soltanto la metà: quello non è un rimborso, quella è una truffa e quindi la legge era già una truffa, perché dava i soldi prima presuntivamente rispetto a spese che non erano ancora state sostenute e che poi si sono sempre rivelate inferiori rispetto all’importo del rimborso. Ma i partiti non si accontentano e continuano a assaltare la diligenza: nel 97, maggioranza di centrosinistra, il Parlamento..  ma anche con i voti del centrodestra tutti insieme appassionatamente, tranne i radicali, dovete sempre tenere fuori i radicali e, da quando ci sono, i dipietristi, perché hanno sempre cercato di mettere un freno a questo andazzo, anche se poi ovviamente hanno ricevuto anche loro i finanziamenti pubblici, hanno cercato di modificarli, ma si sono sempre trovati in minoranza.
Ebbene, nel gennaio del 97, il Parlamento dell’Ulivo con i voti del Polo approva un’altra legge che dice “ facciamo che gli italiani devono scegliere se dare o meno i contributi ai partiti: possono devolvere ai partiti il 4 per mille dell’IRPEF, il denaro raccolto va a creare un fondo e questo fondo se lo dividono i partiti in base al loro peso elettorale” e così solo i cittadini che vogliono finanziare i partiti lo possono fare con una parte delle loro tasse. Naturalmente i cittadini versano in pochissimi questo quattro per mille e comunque l’importo versato dai cittadini non è mai stato comunicato ufficialmente, dovevano essere veramente quattro soldi. E allora i partiti rischiano la bancarotta e quindi tornano immediatamente indietro: che cosa fanno? Visco anticipa subito ai partiti, a spese nostre, 160 miliardi per il 97 e 110 miliardi per il 98 ai partiti, perché altrimenti quelli sono in bancarotta, avevano fatto un po’ di spese a babbo morto, pensando che i cittadini gioiosamente andassero a versare e in realtà non avevano versato. Naturalmente il centrodestra, che ce l’aveva con Visco anche quando respirava, questa volta zitto e mosca, intasca pure la sua parte. Si decide di tornare alla vecchia truffa del rimborso elettorale, che poi è un finanziamento pubblico camuffato, cioè il finanziamento diretto: i cittadini contribuiscono sia che vogliano, sia che non vogliano, lo Stato paga. Nel 99 passa la nuova legge che archivia l’esperimento del quattro per mille senza nessun dibattito sul perché i cittadini non vogliono dare i soldi ai partiti, niente, fanno tutto alla chetichella, di notte e di nascosto. Si torna ai rimborsi elettorali e qui, sempre in anticipo naturalmente, si decide di dare un Euro per ogni cittadino iscritto alle liste elettorali, ma non un Euro una tantum.. scusate, non un Euro per tutte le elezioni: no, un Euro per le elezioni alla Camera, un Euro per le elezioni al Senato, un Euro per i Consigli Regionali e un Euro per le elezioni del Parlamento europeo. Quindi, per tutta la legislatura, i partiti hanno diritto a 4 Euro per ogni cittadino; in più, si decide di abbassare il quorum per i partiti che ottengono il rimborso: prima era il 3%, adesso diventa l’1%, basta prendere l’1% dei voti per avere diritto a entrare nella spartizione della torta. Così le liste e i partiti hanno tutto l’interesse sa moltiplicarsi, invece di compattarsi e diventano decine e decine, perché tanto più sono e più prendono, cioè non hai più bisogno di avere almeno il 3% dei voti, che era proprio il minimo, basta l’1, conseguentemente si polverizzano per andare a incassare i soldi. I rimborsi vengono usati solo in minima parte per le campagne elettorali, che abbiamo detto che costano molto meno di quanto non venga rimborsato: servono a mantenere le strutture elefantiache dei partiti, che si sono ricostruite in barba al referendum che invece, proprio su questo, era intransigente. Super surplus di ipocrisia, i partiti promettono che se gli anticipi superano le spese effettivamente sostenute, le somme in sovrappiù verranno restituite entro cinque anni a rate, 20% all’anno. Ma il decreto per regolamentare questo conguaglio non viene mai varato e i soldi non vengono mai restituiti: in pochi mesi i tesorieri dei partiti decidono una modifica legislativa che ritocca addirittura verso l’alto l’importo del rimborso. Che cosa è successo? E’ entrato in vigore l’Euro e quindi, dalle ottocento lire della prima legge, hanno deciso di farsi il cambio alla pari: 1 Euro per ogni cittadino, invece di ottocento lire 1 Euro, praticamente hanno quasi triplicato l’importo che ogni cittadino deve per ogni elezione e, non contenti, fanno addirittura un’altra legge che impone di passare a 2 Euro per ogni elettore, per ogni camera, più elezioni europee e più regionali. Quindi praticamente ogni cittadino deve pagare – due per quattro – 8 Euro a legislatura: nel 2001, così facendo, le forze politiche incassano addirittura 92 milioni di Euro, sono 200 miliardi di vecchie lire.

Triplo rimborso carpiato con scasso
Ultima fase: nel 2001 abbiamo detto 92 milioni di Euro per i partiti, che hanno speso per le elezioni del 96  un quarto di questi 92 milioni, cioè alle ultime elezioni, quelle del 96, ne avevano speso un quarto. Ebbene, alle successive elezioni si attribuiscono il quadruplo e i soldi non bastano mai, perché nel 2002, una volta rieletto Berlusconi come Presidente del Consiglio, siamo nella legislatura che Berlusconi ha fatto tutta intera, dal 2001 al 2006, mentre i partiti si scontrano in Parlamento e in piazza sulle leggi ad personam etc. etc., di nascosto passa un’altra leggina bipartisan, con firme di centrodestra e di centrosinistra, dove viene approvato, come vi dicevo prima, il cambio da 800 lire a 1 Euro per ogni elettore e poi si passa ai 2 Euro per ogni elettore.
C’è un’altra furbata: gli elettori a cui prendere i soldi non vengono calcolati in base a quelli che votano, ma vengono calcolati sugli iscritti alle liste elettorali; si dirà “ quelle della Camera per la Camera e quelle del Senato per il Senato”: no, quelle della Camera sia per la Camera che per il Senato, perché? Perché al Senato vanno a votare meno persone, in quanto c’è un’età superiore dell’elettore minimo del Senato e quindi, alle elezioni del Senato, gli elettori sono 4 milioni in meno e per il Senato i partiti prenderebbero dei soldi in meno. Invece, anche per il Senato, il rimborso si calcola sugli iscritti alle liste elettorali della Camera, dopodiché abbiamo detto che nel 94 le elezioni erano costate 36 milioni, nel 96 erano costate 20 milioni, nel 2008 riusciranno a costare addirittura 136 milioni di Euro, eppure i partiti, nei cinque anni successivi, riceveranno 500 milioni, cioè praticamente 10 Euro per ogni elettore, guadagnando il 270% netto rispetto alle spese davvero sostenute e, come vi ho detto, per intascare questi rimborsi bisogna avere un minimo dell’1% di voti, per cui vi rientrano quasi tutti i partiti, anche quelli che non riescono a entrare in Parlamento, visto che in Parlamento ci vuole un certo quorum, che è a volte del 4% e a volte addirittura superiore . Se poi uno non fa neanche l’1% i suoi soldi non è che vadano sprecati: se li dividono gli altri partiti.
Ultima chicca, la nuova norma assicura la copertura di tutti e cinque gli anni di legislatura anche nel caso in cui la legislatura non duri cinque anni, ma si interrompa con la caduta anticipata del governo e le elezioni anticipate: per esempio, quello che succede nel 2006 /2008; la legislatura dell’Ulivo con il governo Prodi numero due dura soltanto due anni, poi Prodi cade e si rivà alle elezioni nell’aprile del 2008. Bene, quella legislatura è durata due anni, ma i partiti incassano i rimborsi elettorali per tutti e cinque gli anni, li stanno ancora incassando adesso – 2006 /2011 – finiranno di incassarli l’anno prossimo, cumulando tra il 2008 e il 2011 sia i finanziamenti per la legislatura virtuale (2006 /2011), sia quelli per la legislatura effettivamente in vigore (2008 /2013). Sono degli anni in cui prendono addirittura il rimborso doppio per risarcirsi di una legislatura che non c’è mai stata, perché è finita con tre anni d’anticipo e quindi non ha comportato le spese previste dalla legge. E così, di aumento in aumento e di ritocco in ritocco, nel 2006 il totale dei rimborsi elettorali raggiunge la cifra record di 200 milioni di Euro, più del doppio dei 93 milioni che avevano incamerato nelle elezioni precedenti, quelli del 2001 e quindi, se nel 93 ogni italiano versava – per fare le somme finali – ogni anno ai partiti – nel 93, quando fecero la leggina Ciampi – 1, 1 Euro all’anno, nel 2006 ne ha sborsati 10 e pochi mesi fa, alla vigilia di Natale, la Corte dei Conti ha calcolato che nei quindici anni della storia della seconda repubblica i partiti hanno prelevato dalle casse dello Stato 2 miliardi e 200 milioni di Euro, 4. 500 miliardi di vecchie lire. Non so se mi sono spiegato, ma stiamo parlando di una truffa legalizzata ai danni dei cittadini, a cui si è poi aggiunta una cosa che nessuno sa, ossia che nel febbraio 2006, mentre stava morendo la legislatura del governo Berlusconi due e stava per arrivare il governo Prodi due, in fretta e furia i partiti fecero una norma che alzava il tetto sopra il quale i partiti devono dichiarare da chi prendono i soldi. Questo tetto era di 5. 000 Euro (dieci milioni di vecchie lire): se uno riceveva un finanziamento sotto i 10 milioni di vecchie lire, sotto i 5. 000 Euro non era obbligato a dichiararlo nella dichiarazione pubblica alla Camera dei finanziatori. Se invece superava quella soglia doveva dichiararlo, altrimenti era un finanziamento illecito, se veniva scoperto. Bene, hanno alzato da 5 a 50. 000 Euro questa soglia e quindi, dal 2006, un politico o un partito che ricevono dei soldi in nero da un’azienda, in cambio di cosa non lo saremo mai, non sono neanche obbligati a dichiararli e conseguentemente si è creata una gigantesca area di franchigia che consente a ogni singolo politico di intascare ogni anno fino a 50. 000 Euro in nero e, con 50. 000 Euro in nero, naturalmente ce ne sono a sufficienza per farsi pagare la campagna elettorale da qualcuno che non vuole comparire, in cambio di qualcosa naturalmente, senza neanche il rischio che il magistrato possa chiederti chi ti ha dato quei soldi, perché non è più reato. Hanno istituito, dopo la modica quantità di falso in bilancio e la modica quantità di evasione fiscale, due leggi ad personas e ad castam che ho raccontato nel libro, di cui una fatta da Berlusconi e l’altra fatta dal governo Amato con la depenalizzazione dell’utilizzo di false fatture sotto una certa soglia, adesso hanno istituito la tangente, da quattro anni è in vigore la tangente legalizzata in modica quantità: basta rubare un tot non superiore a 50. 000 Euro all’anno e non rischi più di finire in galera e neanche sotto inchiesta. La modica quantità per uso personale, come si direbbe in linguaggio di legge sulla droga. Dato che oggi si sente parlare di fare delle leggi anticorruzione, bisognerebbe chiedere chi le ha fatte tutte queste leggi pro corruzione: sono le stesse persone.

Passate parola e buona settimana.