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Antimafia Duemila – La sindrome di Salieri

Fonte: Antimafia Duemila – La sindrome di Salieri.

di Marco Travaglio – 13 giugno 2010
Se è vero che, come dice il Vangelo, “dai frutti conoscerete l’albero”, c’è una normetta nella legge-bavaglio che descrive meglio di qualunque altra l’albero al quale (ci) siamo impiccati da 16 anni.

E’ l’articolo 6-ter: “Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati…”. E’ copiato pari pari dal Piano di Rinascita Democratica della loggia P2, scritto da Licio Gelli e dai suoi consulenti a metà degli anni 70 e rinvenuto nel 1982 nel doppiofondo della valigetta della figlia del Venerabile: “Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: (…) il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari…”. Ora, è fin troppo facile capire perchè questa gentaglia non gradisce che si conoscano atti giudiziari e intercettazioni. Ma che fastidio possono dare il volto o il nome del tale o del talaltro magistrato? Domanda ingenua: oltre che mascalzoni, questi qua sono anche inguaribilmente mediocri. Sanno di non avere una reputazione, una credibilità, una rispettabilità. La loro faccia ha lo stesso prestigio del loro culo. Nessuno crede alla loro parola, continuamente smentita, rettificata, rimangiata, tradita. Possono sopravvivere soltanto se, intorno a loro, sono tutti come o peggio di loro.   Se emergono figure autorevoli e popolari, esse diventano immediatamente una minaccia per l’intera banda. Perché poi, quando parlano, la gente dà loro retta. E, se criticano la banda, questa ne esce inevitabilmente con le ossa rotte. Nonostante le minacce, le aggressioni, le calunnie e i cedimenti interni, la magistratura conserva ancora un consenso intorno al 50 per cento, mentre quella della classe politica langue nei pressi del 10. Se un magistrato o un ex, meglio ancora se carico di onori per la lotta al terrorismo e/o alla mafia e/o alla corruzione, tipo Caselli, Colombo, Borrelli, Greco, Davigo, Scarpinato, Ingroia, Spataro, Maddalena, Almerighi, dice che una legge è una porcheria e ne spiega le conseguenze nefaste per la sicurezza dei cittadini, questi credono a lui e non agli Al Fano, Ghedini, Cicchitto, Gasparri, gente che basta guardarla in faccia per farsi una risata. Vent’anni fa, quando parlavano Falcone e Borsellino, c’era poco da discutere: non perché fossero infallibili, ma perché si erano conquistati il prestigio sul campo.   Tra un Falcone e un Carnevale, la gente non aveva dubbi: l’uno era famoso per aver arrestato il Gotha di Cosa Nostra, l’altro per aver annullato centinaia di condanne di mafiosi. I giudici piduisti, quelli dei porti delle nebbie, invece, erano maestri dell’insabbiamento, e campavano sereni proprio grazie al silenzio complice della stampa di regime. Quando i loro nomi finirono sui giornali, dovettero battere in ritirata. Per questo Gelli, che vedeva lungo, voleva cancellare i nomi degli uni e degli altri dai giornali. Per questo il suo degno allievo, che ha superato il maestro (venerabile), ne vuole cancellare oggi i nomi e i volti: perché confondere tutti i giudici, quelli che indagano e quelli che insabbiano, in un unicum grigio e indistinto. E’ la stessa logica che sta dietro la delegittimazione di giornalisti liberi e popolari come Montanelli e Biagi (“convertiti al comunismo”), di scrittori disorganici e amatissimi come Saviano e Camilleri (“fanno i martiri per i soldi”), di attori e registi anti-regime (“fannulloni pagati dallo Stato”) e dei volti più noti della tv (Santoro, Dandini, Fazio, da sputtanare con i loro compensi nei titoli di coda). Il potere dei mediocri è sull’orlo di una crisi di nervi e in piena sindrome di Salieri (si fa per dire, quello era un fior di musicista) dinanzi ai Mozart della magistratura, del cinema, dell’arte, della letteratura, del giornalismo. Li avverte come una minaccia, perché sa che, quando il Menzognini di turno non riesce a coprirne la voce, la gente li ascolta. In fondo, è un buon segno: questa gentaglia è alla canna del gas.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Dead Berlusconi Walking – Passaparola – Voglio Scendere

Il video lo trovate sul sito di travaglio indicato qui sotto.

Fonte: Dead Berlusconi Walking – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, facciamo una cavalcata tra le varie notizie che affollano i nostri pensieri a causa dell’affollamento sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei telegiornali, per cercare di capire se c’è una logica in questo guazzabuglio. Secondo me c’è una logica: il punto di partenza è un rapporto rivelato dall’Espresso del Consiglio d’Europa nel quale si mette il dito sulle piaghe della giustizia italiana, su quelli che sono i veri problemi della giustizia italiana e che sono, secondo la Corte europea di giustizia del Consiglio d’Europa, le ragioni per cui poi viene condannata l’Italia per denegata giustizia.

La non giustizia italiana
Per quale motivo, perché fa troppe intercettazioni? Perché si arresta troppo? Esattamente il contrario, perché c’è troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve, la prescrizione assurda perché continua a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio, la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare mai pedaggio, infiniti formalismi che sono la pacchia degli avvocati Azzeccagarbugli, soprattutto di imputati colpevoli, le condanne che anche quando diventano definitive, le rare volte non vengono eseguite, la famosa certezza del diritto e la famosa certezza della pena.

Se voi leggete i giornali di questi giorni, vi faccio soltanto alcuni esempi perché  c’è veramente da divertirsi, scoprirete che il problema in Italia è che i giudici sono dei nababbi, indovinate da dove arrivano questi titoli? “L’oro dei giudici, pronti a paralizzare l’Italia con una serie di scioperi per evitare la loro parte di sacrifici, ecco i danni che fanno, guadagnano 5 volte gli statali, hanno ancora la scala mobile, in 3 anni il loro stipendio è salito del 17%, la vita in discesa dei Magistrati”, Belpietro, Libero, pagina interna ancora più forte, “La dolce vita dei magistrati, stipendi d’oro, carriera garantita, supervacanze, dicono di battersi per il funzionamento dei tribunali, ma difendono i loro privilegi e rendono la nostra giustizia la più cara e la meno efficiente d’Europa”. Quindi abbiamo dei giudici nababbi che non lavorano, ce lo spiegano in tutte le salse gli articoli dei giornali del centro-destra nei quali si racconta addirittura il privilegio, scrive questo Giordano su Libero, il privilegio dei magistrati è che possono andare in pensione a 75 anni, forse non sa che questa norma l’ha introdotta Berlusconi nel 2003 quando sperava di ingraziarsi i giudici della Cassazione che dovevano spostargli il processo.
Un magistrato ha scritto a Corrado Augias su Repubblica e gli ha detto “caro Augias chiedo di non pubblicare il mio nome, appartengo alla più impopolare categoria, sono un magistrato e vorrei dire due parole sui nostri stipendi, non guadagno 5 mila Euro al mese, né alcuna delle altre folli cifre che ho letto in questi giorni. Sono in magistratura dal 1999, oggi il mio stipendio netto è pari a 3.600 Euro all’incirca. Certo è una cifra decorosa ma si tratta anche di un lavoro delicatissimo, preciso che lo stipendio è comprensivo di tutto, i turni del sabato e delle domeniche, i fine settimana passati a preparare l’udienza, la stesura delle motivazioni delle sentenze anche in pieno agosto, circa 10 ore al giorno, vado in ufficio con la mia macchina, compro i libri per il mio mestiere, pago la rata del mutuo, la scuola e i vestiti ai figli, l’assicurazione professionale, il  materiale di cancelleria, l’assistenza informatica. Il Ministero ha tagliato i fondi, ci vogliono circa 7 giorni perché arrivino i tecnici del Tribunale, tutto nei 3600 Euro, nessun benefattore che elargisca a mia insaputa, nessun arrotondamento con arbitrati, consulenze o che sia, non faccio 2 mesi di ferie all’anno.
Come tutti i colleghi che ho conosciuto faccio sacrifici per non deludere le aspettative che ripongono in me, so che in ogni dossier che maneggio ci sono esseri umani che aspettano una cosa difficile: giustizia, infliggo gli stessi sacrifici a chi mi sta vicino, sottraggo tempo ai miei figli, tutto per un lavoro che sognavo di fare fin da bambina – è una donna questo magistrato – si dà il caso che quel lavoro sia uno dei poteri dello Stato, voglio quel rispetto che mi guadagno lavorando onestamente tutti i giorni”.
Lettera sempre a Repubblica di un cancelliere “ho letto la lettera pubblicata ieri su Repubblica del Magistrato che parla del suo stipendio, vorrei precisare che la sua è una condizione ottimale rispetto a quella del personale amministrativo, che sta ancora peggio e che svolge un lavoro altrettanto delicato, sono un cancelliere, lavoro nell’Amministrazione dal 1977, il mio stipendio è 1600 Euro, anche io vado in ufficio con la mia macchina, compro i codici con i miei soldi, pago la rata del mutuo e i vestiti per i figli, anche io pago l’assicurazione professionale, compro le penne, i post- it, tutto quello che necessita per la mia attività.
Sono costretta, a comprare insieme ai colleghi la carta igienica e il sapone per le mani, sarebbe auspicabile che i media si  occupassero del personale amministrativo della giustizia, senza il nostro lavoro le sentenze, i provvedimenti dei giudici rimarrebbero semplicemente carta straccia”.

Questi sono i nababbi che oltre a guadagnare cifre spropositate, non lavorano, questo ci raccontano sui giornali del centro-destra, perché? Perché adesso il governo sta tagliando un altro 30% sugli stipendi dei magistrati e immaginate cosa significa questo taglio per il magistrato di prima nomina che guadagna naturalmente pochissimo perché è arrivato all’inizio e come si fa a invogliare ancora qualche giovane laureato in giurisprudenza a andare a fare un mestiere così rischioso e nello stesso tempo così screditato per le campagne di stampa e così mal remunerato. Quando avremo i tribunali e le procure vuote, soprattutto nel Sud perché nessuno ci vorrà andare, ci domanderemo a che gioco stanno giocando questi signori, per conto di chi stanno facendo questa guerra perché in questa finanziaria se c’è uno slogan è che i ladri continuano a rubare e le guardie pagano anche per conto dei ladri perché ai ladri non viene tolto un Euro, mentre alle guardie, intese come magistrati, personale amministrativo e forze dell’ ordine, vengono segati di brutto i compensi!

E’ vero che non fanno niente questi signori, perché se fosse vero sarebbe giusto levarglielo, non tagliarglielo lo stipendio, cosa dice il rapporto Cepei che è una diramazione del Consiglio d’Europa? E’ un rapporto che si riferisce a due anni fa, quindi lo possiamo considerare attualissimo, è l’ultimo aggiornato rapporto sull’efficienza e i parametri di compenso dei magistrati rispetto a quello che guadagnano e a quello che fanno.
Nonostante la propaganda che ci raccontano, i nostri magistrati sono i primi in Europa per produttività, ogni anno riescono a chiudere oltre 1.150.000 processi per reati seri, i cosiddetti delitti, mentre in Germania ne chiudono 864 mila, in Francia 655 mila, la metà rispetto all’Italia, in Russia 437 mila, 388 mila in Spagna, 1/3 rispetto a quello che chiudono i nostri magistrati, eppure ogni giorno nel nostro paese quasi 500 vittime di reati restano senza giustizia, perché? Non perché i colpevoli non siano stati trovati, ma perché il loro reato cade in prescrizione.

Ci sono varie magagne della nostra giustizia che sono esattamente opposte rispetto a quelle che ci vengono raccontate, troppo garantismo, troppi formalismi, troppi marchingegni utili per tirare in lungo e per farla franca, e alla fine si arriva al problema e cioè che per esempio la Corte Suprema degli Stati Uniti fa 120 processi all’anno e la Cassazione fa 100 mila processi all’anno, perché? Perché da noi ricorrere in Cassazione non costa praticamente nulla, ci fosse la possibilità della reformatio in peius della condanna, ti condannano a 3 anni, tu fai l’appello, l’appello è infondato? Te ne danno 4, così ti passa la voglia di fare appelli dilatori se non sai di avere proprio ragione, ragione, oppure lasci una cauzione, oppure lasci la cauzione e c’è il rischio che di riformino in peggio la sentenza di condanna, cosa che da noi se fai ricorso tu, contro la tua di sentenza, non c’è la possibilità che ti peggiorino la sentenza precedente, c’è soltanto se il ricorso lo fa anche il pubblico Ministero e quindi ricorrere a te non costa niente, intanto guadagni tempo perché la prescrizione continua a correre, basterebbe mettere la cauzione, la reformatio in peius e vedreste che si segherebbero di brutto tutti i ricorsi infondati, i processi durerebbero meno, la prescrizione non scatterebbe più con questa frequenza e avremo molto reati impuniti in meno e molte vittime di reato soddisfatte in più!

Ma da noi di questo non si parla, non è all’ordine del giorno, sapete cos’è all’ordine del giorno? L’ha rivelato Gianantonio Stella: è nato, grazie al Ministro Alfano l’organismo indipendente di valutazione della performance di chi? Degli alti dirigenti ministeriali, è un organismo di 3 membri che deve monitorare il funzionamento complessivo del sistema della valutazione della trasparenza e integrità dei controlli interni e elaborare una relazione annuale, comunicare tempestivamente le criticità riscontrate ai competenti organi interni di governo e di amministrazione, nonché alla Corte dei Conti, validare la relazione sulla performance, garantire la correttezza dei processi di misurazione e valutazione, nonché dell’utilizzo dei premi nel rispetto del principio di valorizzazione del merito e della professionalità e via burocrateggiando, è una Commissione che decide chi è bravo e chi no, è la meritocrazia.
Chi è  il personaggio che Angelino Alfano ha infilato in questa Commissione di 3 membri, gli altri due sono Angelo Gargani ex giudice, fratello del parlamentare di Forza Italia Peppino Gargani e l’altro è il Sen. Angelo Giorgianni, chi non si ricorda Angelo Giorganni già costretto a dimettersi da un governo Prodi perché era un magistrato però faceva il sottosegretario e poi fu coinvolto nei cosiddetti veleni del caso Messina. Oltre a questi due il terzo è un certo Calogero Ceresa detto Lello che sarà  sicuramente un genio, scrive Gianantonio Stella, compaesano naturalmente di Alfano, è agrigentino, sul sito Internet Sicilia24h.it e stando anche a quello che scrive Peppe Arnone storico combattente delle battaglie ambientali contro l’abusivismo nell’agrigentino, Avvocato Arnone, questo Lello Ceresa chi è? E’ noto alle cronache locali come impiegato alla Provincia di Agrigento, ex Consigliere comunale di Forza Italia, Presidente della sagra Mandorlo in fiore, ma soprattutto eccellente suonatore di Friscalettu nel gruppo folcloristico Valle di Acragas, cos’è il Friscalettu siciliano? E’ lo zufolo che scrive Gianantonio Stella, spicca tra gli strumenti tradizionali che accompagnano danze come abballu senza sballu e cantu senza scantu picchi sugnu contento e la testa all’aria va!
Il suonatore di zufolo, amico di Alfano dovrà valutare chi è bravo e chi no al Ministero della Giustizia e quindi se Dio vuole abbiamo finalmente un po’ di meritocrazia in questo settore delicatissimo che è l’amministrazione della giustizia.

Napolitano, l’incorreggibile
Intanto mentre Alfano si dedica allo zufolo e dire che di trombettieri non è che ne manchino in questo periodo intorno al governo, ne sono mai mancati per la verità, il Capo dello Stato cosa fa?
Dice che quando Ciampi si riferisce al tentato golpe del 1993, la notte delle stragi quando i centralini di Palazzo Chigi andarono in tilt, si temette il colpo di Stato politico – mafioso, sono storie vecchie dice, è un passato oscuro, sono cose di 17 anni fa, ricorda un po’ questa risposta quell’altra che gli diedero quando esplose lo scandalo della cricca, qualcuno gli disse: sta tornando Tangentopoli? E lui disse: chiedete a altri.

Dopodiché, mentre in Parlamento venivano avanti le norme anti-intercettazioni, invece di fare quello che ha detto che bisogna fare da parte di un Capo dello Stato e cioè astenersi da qualsiasi intervento mentre il Parlamento sovrano legifera, questo dovrebbe fare il Capo dello Stato secondo quello che dice la Costituzione e anche secondo quello che ha sempre detto lui, quando il Parlamento lavora, il Capo dello Stato tace, perché? Perché poi spetta al capo dello Stato alla fine quando la legge viene approvata dal Parlamento, promulgarla o respingerla al mittente con un messaggio motivato alle camere Art. 74 della Costituzione.
Napolitano chiede, ovviamente soluzioni condivise, questa è una specie di disco rotto, come se una norma, solo perché è condivisa, fosse buona, poi dice di auspicare un testo più accettabile, più accettabile? Cosa vuole dire? Vuole dire che sai che è inaccettabile e chiedi che diventi un po’ meno inaccettabile? Ma può esistere un testo meno inaccettabile o più accettabile? Può esistere una porcata un po’ meno porca? Qui abbiamo un gigantesco letamaio, qualcuno deve tirare su qualche cucchiaino di letame, portarlo via e poi il letamaio diventa una sacker torte? Diventa più accettabile un letamaio solo perché qualcuno ha asportato qualche cucchiaino di sterco? Domande che naturalmente resteranno senza risposta, come quella che viene sempre fatta al Capo dello Stato: ma si è accorto che c’è l’Art. 74 della Costituzione che le consente di rimandare indietro le leggi che non le piacciono? Non solo quelle incostituzionali, quelle è obbligatorio mandarle indietro, stiamo parlando anche di leggi che non le piacciono come hanno fatto decine di volte Cossiga, Pertini, Ciampi e tutti i Presidenti della Repubblica, tranne lui. Risposta: i professionisti della richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare, sono numerosi, ma molto spesso parlano a vanvera! Io comunque non ho niente da dire! Intanto hai detto.

Nel giorno in cui Berlusconi diceva che la Costituzione è orribile e cattocomunista e che fare le leggi con questa Costituzione è un inferno, invece di spiegare a Berlusconi che lui non fa le leggi perché lui è il Capo del Governo non è il Parlamento, invece di spiegargli che la Costituzione la deve rispettare perché ha giurato sulla Costituzione nelle mani del Capo dello Stato, quest’ultimo con chi ce l’ha? A chi dice che parla a vanvera? A quelli che gli ricordano un articolo della Costituzione, che gli impone di non promulgare le leggi incostituzionali come lo è, a detta di tutti i costituzionalisti degni di questo nome, compresi alcuni ex  Presidenti della Corte Costituzionale come Zagrebelsky, Onida e altri, bene lui se la prende con quelli che gli dicono: non firmare, che gli ricordano un potere che gli è conferito dalla Costituzione, lo so che per il Presidente firma tutto quell’Art. 74 è un fastidio, infatti si innervosisce ogni volta che c’è quella legge vergogna si innervosisce perché dice: porca miseria adesso mi tocca spiegare perché la firmo!
Sarebbe meglio se dall’Art. 73 si passasse al 75 come negli alberghi, avete notato che negli alberghi la stanza N. 113 o 117 di solito non c’è, si passa dalla 112 alla 114 e dalla 116 al 118, perché? Perché nessuno vuole andare per scaramanzia nella stanza dove c’è il 17, qui c’è questo 74 maledetto, gliel’hanno scritto a posta i padri costituenti, per metterlo in imbarazzo, in difficoltà, bisogna abolirlo, altrimenti si innervosisce ogni volta, se la prende con chi gli dice di non firmare, invece di prendersela con chi sta approvando una legge che lui stesso evidentemente giudica allucinante perché ne chiede una un po’ più accettabile!

Siamo talmente abituati al peggio che ci stiamo abituando anche alla logica del meno peggio, della riduzione del danno, infatti avete visto che recentemente i Senatori Gasparri e Quagliariello avevano inserito nella legge sulle intercettazioni un codicillo che stabiliva che non era più obbligatorio arrestare le persone per molestie sessuali lievi, praticamente la violenza sessuale diventa una questione di centimetri, dipende, la modica quantità consentita di violenza sessuale, dopo che abbiamo introdotto questo principio nell’evasione fiscale e nel falso in bilancio con le quote di non punibilità, vedrete che prima o poi si arriverà alle quote di modica quantità di violenza sessuale o di leggi vergogna, un po’ alla volta, un po’ più accettabile, un po’ meno inaccettabile!

Intanto la Corte costituzionale bocciava l’ennesima legge incostituzionale che faceva parte del pacchetto sicurezza del luglio 2008, il primo, quello che appena Berlusconi tornò al governo fece subito il pacchetto sicurezza, nel quale c’era l’aggravante della clandestinità, il reato commesso dall’immigrato clandestino, viene punito più severamente di quanto non lo sarebbe se lo stesso reato fosse stato commesso da un cittadino italiano, è una delle tante leggi razziali che sono entrate nel nostro ordinamento negli ultimi due anni, è stata regolarmente promulgata dal Capo dello Stato, non aveva detto: la state facendo a vanvera questa legge, l’aveva firmata come sempre gli è accaduto, purtroppo era incostituzionale, non si può stabilire l’aggravante della clandestinità a seconda di chi commette il reato, il reato è x e va punito con la pena x, sia che a commetterlo sia un italiano, sia che sia un extracomunitario, non si possono fare distinzioni di pelle o di provenienza, il reato è reato!

Depistaggi di massa
Perché stanno spingendo così tanto su certi temi e stanno lanciando con questa insistenza certe campagne?
Forse per nascondere questo: “Tra manovre e intercettazioni, il Cavaliere è solo”, giudizi sul governo negativi, giudizi sul leader crollo di Berlusconi, ha davanti Fini 54,4, Tremonti 52,4, Casini 43, è soltanto quarto, il giudizio sulla manovra economica è negativo o molto negativo per il 44,7%, è un sondaggio di Diamanti, contro il 39 che lo giudica positivo, non lo giudica positivo neanche la percentuale degli elettori di centro-destra.
Il giudizio sulla legge delle intercettazioni, positivo e molto positivo 37,38%, negativo 57,6%, molto negativo o negativo la ritengono anche gran parte degli elettori di centro-destra, gli effetti della nuova legge, il 71% ritiene che difenderebbe gli affari degli uomini politici e degli imprenditori corrotti e solo il 23% si è bevuto la favola che difenderebbe la privacy dei cittadini, il quasi 50% ritiene che renderebbe informazione meno libera e efficace e il 61% pensa che questa norma ostacolerebbe i paesaggi nella lotta alla criminalità organizzata, non si sono bevuti neanche la balla che la mafia non c’entra.

Persino Il Corriere della sera è costretto a rilevare il calo di consensi di Berlusconi, sulla sua persona: i giudizi positivi secondo Mannheimer, erano a dicembre, 55,9%, a febbraio erano scesi a 55,8, a aprile con l’accelerazione con la legge sulle intercettazioni e gli scandali in tandem, siamo scesi dal quasi 56 un 51,5 e oggi siamo al 50, quindi ha perso 6 punti in 6 mesi, di questo passo… come valuta l’operato del governo? Negativamente 59%, positivamente 38, come valuta l’operato dell’opposizione vi lascio immaginare, rispetto a un governo del genere, infatti negativamente per il 79%, cosa titola Il Corriere della sera? Conti e misure, sale il consenso per le scelte del governo, nell’articolo e negli schemi si fa vedere il crollo, ma nel titolo si dice che guadagna il governo, interessante, cercano di mascherare nei titoli quello che non possono nascondere nei dati, questa è la realtà, c’è un calo sensibile, dovute a questo cocktail, la crisi l’abbiamo detto già altre volte, la crisi, la manovra, che spazza via ogni leggenda di ottimismo, gli scandali che fanno emergere ruberie enormi su somme gigantesche portate via dalle tasche dei cittadini e di cosa si occupa il Parlamento in questo contesto? Di rendere più difficili gli scandali? No, di rendere più difficili le ruberie? No, di rendere più facile il recupero del mal tolto? No, di portare via i soldi ai ladri? No, di fronteggiare la crisi? No, di intercettazioni di questo si occupa, il cocktail di tutti questi elementi provoca il crollo, ecco perché mentre vengono al pettine molti modi, bisogna scatenare varie armi di distrazioni di massa, oltretutto ci sono altre leggende che vengono finalmente a cadere.

Pensate soltanto il colpo che viene inferto alla leggendaria efficienza dell’uomo del fare dallo scandalo dei rifiuti a Palermo. Palermo è sommersa dai rifiuti in piena estate, non possono dare la colpa al centro-sinistra, perché lì il centro-sinistra non si ricordano neanche più quando l’hanno visto l’ultima volta, lì stiamo parlando di un dominio totale del centro-destra dalla notte dei tempi, bene, a Palermo non riescono a portare via la mondezza, curioso che il genio Bertolaso e il genio Berlusconi non riescono a fare.. il Presidente spazzino, il Presidente ghe pensi mi, dove sono? Non ci vanno neanche a Palermo, perché non ci vanno? Intanto perché prenderebbero fischi, ma soprattutto perché in televisione i rifiuti di Palermo non si vedono, si vedevano quelli di Napoli ma solo quando c’era Prodi al Governo l’inconcludenza del centro-sinistra è leggendaria, quindi non stiamo scusando il centro-sinistra dei Bassolino, della Iervolino, tutta gente che avrebbe dovuto sparire, è curioso però che a un certo punto sono spariti i rifiuti, adesso che si stanno ammucchiando a Palermo e dintorni, siano sparite ancora una volta non i rifiuti ma le telecamere, come se i rifiuti a Palermo profumassero, quelli di Napoli puzzassero, ma solo quando governa Prodi, quando governa il centro-destra no.

Sta venendo al pettine un altro nodo che è il fallimento della Commissione Grandi Rischi alla vigilia del terremoto de L’Aquila, l’inchiesta finalmente dopo un anno di accertamenti è arrivata agli avvisi di garanzia ai membri della Commissione Grandi rischi, me lo ricordo come se fosse oggi, che nei giorni del terremoto, nel Passaparola, lo trovate credo anche nel Dvd Democrazya che abbiamo distribuito sia sul blog di Beppe, sia insieme a Il Fatto quotidiano e che è ancora in distribuzione sui siti ilfattoquotidiano.it e beppegrillo.it, c’era una puntata nella quale si leggeva semplicemente quello che aveva detto la Commissione Grandi rischi riunita a L’Aquila pochi giorni prima della scossa del 6 aprile, non dicevano quello che dicono oggi e che hanno sempre detto, non dicevano: i terremoti non si possono prevedere, quindi state all’occhio perché potrebbe darsi una scossa come potrebbe darsi no, dissero: state tranquilli, non succederà niente!
Se sapevano che non si potevano prevedere, come hanno fatto a prevedere che non ci sarebbe stata una scossa devastante? E’ fondamentalmente per questo che sono stati mandati gli avvisi di garanzia a questi cialtroni che rassicurando infondatamente la popolazione, hanno fatto abbassare la guardia e nel film di Sabina Guzzanti Draquila, oltre che in altre testimonianze, avete il racconto drammatico di quel giornalista locale che era uscito dalla Commissione Grandi rischi rassicurato, perché? Perché c’erano i luminari dei terremoti che parlavano, “se avessi saputo che ci stavano prendendo per i fondelli non avrei rassicurato i miei figli e oggi forse i miei figli sarebbero ancora vivi”, perché magari non sarebbero andati a dormire quella notte in cui c’erano già avvisaglie di scosse in escalation.
Leggete sui giornali: i giudici vogliono addirittura punire chi non prevede i terremoti, sono tutte palle per nascondere il crollo di un altro pezzo del cerone del maquillage di Berlusconi, l’efficienza a L’Aquila, è esattamente il contrario, responsabilità della Commissione Grandi rischi nella mancata prevenzione, nella mancata allerta e nel mancato predisporre una struttura che fosse in grado di, nel caso in cui si fosse verificato ciò che non si poteva prevedere, ma non si poteva neanche escludere e quindi perché l’hanno escluso?

Cos’altro devono nascondere? Devono nascondere il fatto che Paolo Berlusconi è indagato per ricettazione nell’inchiesta sul nastro di Fassino, quest’ultimo più pubblicato dal Giornale di Berlusconi a gennaio 2006, in piena campagna elettorale, quella della rimonta di Berlusconi che arrivò quasi al pareggio anche se poi vinse Prodi di un’incollatura, ha fatto benissimo il Giornale di Belpietro ha pubblicare quell’intercettazione era un fatto grave, pubblico anche se non costituiva reato, l’intercettazione era segreta, i magistrati non l’avevano ancora neanche fatta trascrivere, adesso sappiamo perché uscì sul Giornale, perché la ditta privata che eseguiva per conto della Procura di Milano, in contatto con la Guardia di Finanza, le intercettazioni ne estrapolò una quella di Fassino e Consorte, non per dire quelle tra Berlusconi, Gnutti e altri, ce ne erano anche di Berlusconi di telefonate, hanno estrapolato quella di Fassino e Consorte, l’hanno portata a Paolo Berlusconi, quest’ultimo ha portato il tizio da Silvio, Silvio li ha ricevuti alla vigilia di Natale davanti all’albero a Arcore, ha sentito, ha ascoltato il nastro e ha detto così, fingendo di sonnecchiare, la nostra famiglia vi sarà grata per tutta la vita.
3, 4 giorni dopo usciva tutto sul Giornale di Paolo Berlusconi, capito cosa devono nascondere? Che le intercettazioni illegali, le trattano loro, quelle legali le stanno abolendo in Parlamento.

Agli ordini di Licio Gelli
Capite che quando si hanno queste rogne da nascondere, queste rogne da grattare allora si dà ampio spazio alle armi di distrazione di massa, quando si ha una manovra così iniqua da giustificare, dei comportamenti così delinquenziali da coprire, allora si lanciano in pasto alla gente dei nemici da azzannare, dei nemici diversi, chi sono i nemici?
I calciatori che prendono premi troppo alti? Può darsi, Calderoli, calciatori, i giornali di centro-destra ci raccontano che ci sono politici, sempre dell’opposizione naturalmente, che hanno avuto case agevolate, la Bonino dipinta come approfittatrice di Stato, la caccia agli sprechi finti per evitare che si parli degli sprechi veri, dopo avere già individuato i magistrati nababbi, adesso abbiamo la Bonino nababba, poi abbiamo i conduttori televisivi, mettiamo i compensi nei titoli di coda e poi quando viene un politico in studio, cosa mettiamo quanto prende lui? Quante auto blu? Ogni volta nel sottopancia bisognerebbe mettere una specie di Treccani per scrivere tutto quello che ci costano tra portaborse, auto blu, finanziamento pubblico, vogliamo fare così? Così nessuno dà più retta a quello che si dice, si va a vedere soltanto la sovrimpressione, fossero seri farebbero inserire i compensi in un sito, nel sito della RAI, dove oltre al compenso ci sia scritto anche quanto rende un personaggio, perché se Santoro prende 700 mila Euro lorde all’anno e fa guadagnare alla RAI x e un altro prende il triplo di lui, uno a caso, un insetto e la sua trasmissione però rende molto di meno e costa di più, allora forse è il caso di ritoccare il compenso al secondo e si capisce il compenso al primo!

Poi si va a vedere quanto pagano di tasse e poi si va a vedere la meritocrazia, così si dovrebbe fare, invece no, si buttano in pasto alla gente l’emendamento Calderoli, mettiamo i compensi, poi dopodiché Calderoli una volta o l’altra magari in sovrimpressione ci spiegherà i suoi rapporti con Giampiero Fiorani, non dimentichiamo i rapporti di Calderoli con Giampiero Fiorani, per esempio, addirittura Libero si è inventato il nemico americano, adesso abbiamo anche gli americani, missile Usa anti Silvio, il complotto di Obama, meno male che abbiamo Gheddafi che ci difende e Putin pure!

Poi devono nascondere soprattutto che la legge sulle intercettazioni o cosiddetta tale che ci viene sempre presentata, soprattutto negli ultimi giorni come più accettabile in quanto D’Alema è riuscito a far togliere da Gianni Letta, bontà sua, la parte che riguardava i servizi segreti, poi Quagliariello e Gasparri bontà loro hanno tolto la modica quantità consentita di violenza sessuale, poi l’opposizione ha rosicchiato anche qualcosa, hanno levato qualche mese di carcere ai giornalisti, qualche Euro di multa agli editori, hanno fatto cambiare due o tre cose, abbiamo la proroga delle intercettazioni telefoniche dopo i 75 giorni, viene presentata come una norma che sta diventando ragionevole, questo è quello che stanno cercando di farci capire.

Tanto perché  voi sappiate, non sto qui a riraccontarvela tutta perché la legge più o meno è sempre uguale, ma tanto perché sappiate cos’è rimasto in piedi: 1) i tabulati telefonici rispondono alle stesse restrizioni delle intercettazioni, quindi non c’è più differenza tra ciò che è necessario per sentire quello che dicono due persone al telefono e quello che è necessario per prendere un pezzo di carta dove c’è scritto che tizio all’ora tal dei tali ha telefonato a caio, e la telefonata è durata tot, il tabulato non dice quello che dicono le due persone, dice soltanto chi sono le due persone che parlano, ma non c’è il contenuto, vi pare normale equiparare un fatto quasi burocratico, come il tabulato telefonico a un’intercettazione dove invece si sa quello che si dicono due persone? Le regole nuove restrittive per le intercettazioni valgono anche per i tabulati, pensate la follia!
Il fatto che sia competente il Tribunale collegiale di 3 giudici e soltanto nel capoluogo di ogni regione, provocherà un viavai di furgoni carichi di carte, perché? Perché ogni volta che il PM chiede al giudice, anzi al Tribunale collegiale di autorizzare le intercettazioni o le proroghe delle intercettazioni, deve mandare tutto il fascicolo, spesso il fascicolo occupa un’intera stanza, immaginate questi furgoni che vanno avanti e indietro dalla periferia al centro e poi rovesciano questa montagna di roba in un Tribunale dove magari i giudici hanno tutt’altre cose da fare.
Poi tornano indietro perché il PM ne ha bisogno, poi quando deve chiedere la proroga glieli rimanda, poi gli ritornano indietro, ma vi rendete conto della follia? Le proroghe dopo i 75 giorni per le telefoniche, massimi, vengono concesse di 48 ore in 48 se serve, se è indispensabile, quindi se ho uno che sta per dirmi chi va ad ammazzare dopo il 75° giorno, devo fare una richiesta di proroga che però dura due giorni, quindi mando tutto il furgone con tutto il fascicolo, poi il furgone mi torna indietro appena in tempo perché ho bisogno di altri due giorni, rifaccio una richiesta… ma come si fa a lavorare così? Ogni due giorni devi fare una nuova richiesta motivando perché ti serve registrare per altri due giorni e mandi tutto il furgone avanti e indietro? Ma vi rendete conto di quello che stanno facendo? Altro che legge più accettabile.

Per le ambientali, per la cimice nascosta nel salotto o nella macchina, scordatevele, perché  nei luoghi privati si possono mettere soltanto quando si ha la certezza che si sta commettendo il reato, sappiamo che il marito sta ammazzando la moglie, allora arriviamo noi con la cimice, se invece non abbiamo questa certezza, allora la cimice la si può mettere soltanto nei luoghi pubblici e non privati, bisogna sperare che uno vada a ammazzare la gente in un ufficio postale, in una banca o in piazza o in un bar, perché? Perché se lo fa a casa sua o a casa della vittima o a casa del complice o in macchina, non si può più mettere la cimice, se non si ha la certezza che proprio in quel momento, dopo si ha la certezza, ma prima come fai a averla? Per poter arrivare in tempo a mettere la cimice?
Naturalmente con tutte queste limitazioni la cimice nei luoghi pubblici la puoi mettere soltanto per 3 giorni e poi reiteri, se ne hai bisogno, per più tempo, ogni volta di 3 giorni in 3 giorni con lo stesso meccanismo furgone che va avanti – indietro dalla Procura periferica al Tribunale centrale, questo è rimasto, pensate la follia, le intercettazioni se a fine processo il fatto risulta diverso da quello che si era ipotizzato all’inizio, sono inutilizzabili, è quello che abbiamo sempre detto sulla clinica Santa Rita, se indago per una truffa e poi scopro un omicidio perché hanno scannato dei pazienti sani per portargli via organi sani, per farsi rimborsare l’operazione dalla Regione, il fatto è diverso ovviamente, non è più una truffa, ho scoperto un fatto nuovo, ho scoperto che una persona ci ha rimesso le penne, quell’intercettazione sarà inutilizzabile per processare la persona per omicidio, potrò processarla soltanto per truffa.
Ho la prova intercettazione che quello ha ammazzato una persona, ma non la posso utilizzare, immaginate questo come può stare in piedi in un paese dove è obbligatoria l’azione penale in ogni notizia di reato, ho una notizia di reato, l’omicidio e non la posso usare per l’omicidio, ma solo per la truffa, questo c’è, questo è rimasto, come è rimasto, segnalava Spataro l’altro giorno in una bella intervista alla Stampa… quello che segnalava Spataro è quello che vi ho appena detto sui furgoni che vanno avanti e indietro, invece lo segnalavo io un altro aspetto che è veramente indicativo dei tempi che viviamo e di quello che ci dicevamo prima, cioè: Art. 6 ter, sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei giudici relativamente ai procedimenti e ai processi penali loro affidati, è un’idea di Gelli che nel piano di rinascita, scritto a metà degli anni 70, diceva: ordinamento giudiziario, le modifiche più urgenti investono il divieto di nomina sulla stampa di magistrati comunque investiti di procedimenti penali, bisogna, come suggeriva Gelli, vietare ai giornali di scrivere chi è il magistrato che fa quell’indagine o chi è il magistrato che fa quel processo o chi è quel magistrato che ha emesso quel mandato di cattura, perché? Perché vedi mai che il magistrato con il suo buon lavoro contro la mafia, contro la corruzione diventi popolare, venga riconosciuto, venga stimato, apprezzato, ringraziato dai cittadini, poi è difficile delegittimarlo, era già successo con Falcone e Borsellino, pensate se fosse stata già in vigore la norma, inizia oggi il maxi processo a Cosa Nostra a carico di centinaia di boss mafiosi arrestati negli ultimi anni da chi? Dalla magistratura siciliana, non da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Di Mello, Guarnotta, De Francisci, Caponnetto e prima di loro Chinnici, la Magistratura, la stessa magistratura nella quale si annidavano anche i Carnevale, quelli che dopo che gli altri avevano fatto condannare i mafiosi, annullavano le condanne in Cassazione!

Infatti la gente sapeva distinguere Carnevale da Falcone e Borsellino, lo sto Carnevale sapeva distinguere tra se e Falcone e Borsellino, infatti in alcune intercettazioni li insultava! Tentano di mettere la magistratura tutta dentro un unicum indistinto grigio in modo che non emergano più i migliori e non si notino i peggiori, gli insabbiatori e gli indagatori diventeranno un tutt’uno e così non riusciremo più a distinguere, non ci sarà più un controllo su chi fa bene e chi fa male il proprio mestiere, chi insabbia le inchieste, chi aggiusta i processi campa grazie all’anonimato, grazie al segreto nel sottobosco, guai se i giornali lo nominano, viene smutandato e deve smettere, allo stesso modo spesso il magistrato, soprattutto in un paese come l’Italia, riesce a non essere cacciato, trasferito, non sempre, poi abbiamo purtroppo poi i casi di Clementina Forleo, di De Magistris, dei 3 PM di Salerno, Nuzzi, Verasani e Apicella che hanno pagato prezzi altissimi per il loro lavoro onesto e corretto, ma a volte il magistrato riesce a salvarsi proprio grazie al fatto che si sa chi è che è onesto, chi è per bene che sta lavorando per la giustizia perché intorno a lui si crea una solidarietà, è proprio questo che vogliono evitare, vogliono evitare che emergano figure di magistrati simbolo, perché? Perché altrimenti poi la gente ci si affeziona e quando parlano di certe leggi è ovvio che la gente tra un Gasparri e un Caselli, crede a Caselli, perché sa che è quello dell’antiterrorismo, tra uno Spataro e un Alfano è ovvio che la gente crede a Spataro perché sa che è dai tempi del terrorismo, poi della criminalità organizzata etc., è questo che vogliono evitare e è questa la ragione per cui stanno delegittimando tutte le figure che hanno un minimo di popolarità e di credibilità: Saviano, Camilleri, attori, registi dipinti come dei profittatori, come degli assistiti, fannulloni, perché? Perché poi magari Elio Germano va a Cannes e dice quello che dice sulla classe dirigente, perché poi magari degli attori, cantanti o dei registi o degli scrittori intervengono contro i tagli alla cultura e al cinema e al teatro e la gente li segue perché sono popolari e allora vanno indeboliti, delegittimati, allo stesso modo la magistratura è quella che, ho chiamato la sindrome di Salieri, Salieri era un grande musicista ma secondo una leggenda messa in circolo credo da Puskin era invidioso di Mozart, perché Mozart era il genio assoluto, noi abbiamo una classe dirigente che oltre a essere molto permale, è anche molto mediocre e quindi teme che intorno a sé emergano figure che possono diventare per la loro credibilità automaticamente dei contropoteri e cercano di affossarle, questo però è un buon segno perché vuole dire che questa gentaglia è arrivata alla frutta.

Se hanno paura di questo o di quell’attore, di questo o di quel magistrato e arrivano al punto di imporre ai giornali di non nominare il magistrato, vuole dire che sono veramente malmessi e che sentono i rintocchi del loro funerale, passate parola!

Costituzione a vanvera | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

Fonte: Costituzione a vanvera | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog.

Mentre il mondo del crimine è in festa per la legge anti-intercettazioni, il Presidente è nervosetto. Non quello del Consiglio che, anzi, è al settimo cielo: con una legge ad personam ma anche ad personas, è riuscito in un colpo solo a mettere al sicuro i suoi eventuali delitti futuri e quelli di migliaia di criminali, così nessuno potrà accusarlo di pensare solo a se stesso. No, il Presidente nervosetto è quello della Repubblica che, come a ogni legge vergogna, deve giustificare la firma che si appresta ad apporvi in calce. E, non sapendo che dire, se la prende con chi lo invita a non firmare: “Parlano a vanvera”.

Ecco, è bene che si sappia: non parla a vanvera chi insulta la Costituzione o la calpesta ogni volta che respira; ma chi gli ricorda che l’articolo 74 della Costituzione gli consente di non promulgare le leggi che non condivide o, peggio, violano la Costituzione. Parlarono e operarono a vanvera già i Padri costituenti i quali, fra gli articoli 73 e 75, infilarono quel maledetto 74 che pare scritto apposta per far dispetto a lui. Non prevedevano che un giorno sarebbe arrivato un Presidente che firma tutto e, quando gli si domanda perché non si avvalga dei poteri di cui al 74, s’incazza. Si spera che ora il governo e chiunque abbia a cuore la serenità del capo dello Stato provvedano al più presto ad abrogare quel dispettoso articolo che gli procura tanti malesseri. Basta un decreto, da approvare con la questione di fiducia, semplice semplice: “Dall’articolo 73 si passa direttamente al 75”.

I requisiti di necessità e urgenza ci sono tutti, visto lo stato nervoso del Presidente. E poi manca pure che lui non firmi proprio quello, di decreto. Risolta così la faccenda, resterà da sistemare un’altra questione di evidente rilevanza costituzionale: la disparità di trattamento fra i delinquenti incastrati dalle intercettazioni secondo la vecchia legge e quelli che la faranno franca grazie alla nuova. La mente corre commossa ai tanti criminali ingiustamente incastrati e violentati nella loro privacy per troppi anni da quell’odioso strumento di tortura. Basti pensare al povero Provenzano, prematuramente invecchiato e debilitato perché costretto per 43 lunghissimi anni, nel timore di essere intercettato, a battere a macchina con un solo dito prolissi e defatiganti pizzini, per giunta in una lingua sconosciuta: l’italiano.

Se lo Stato italiano fosse leale e sportivo, dovrebbe concedergli almeno una libera uscita e consentirgli di assaporare per qualche giorno la nuova vita del mafioso e di dare libero sfogo alla voglia matta di parlare da mane a sera con chi gli pare, al telefono o a tu per tu, senza più il patema delle cimici (che infatti potranno essere posizionate, salvo casi eccezionali, solo in luoghi pubblici: non, per dire, in una masseria fra ricotte e cicorie). Torna anche alla mente la misera fine dei cinque truffatori che un anno fa finirono dentro a Palermo con l’accusa di avere “speso nomi di persone defunte” per ottenere prestiti agevolati da società finanziarie.

Qualche settimana prima erano riuniti in un luogo privato per organizzare i piani di battaglia, ignari di essere ascoltati. Uno qualche dubbio l’aveva avuto: “Allora possiamo parlare qua, giusto?”. Un altro, profondo conoscitore della legge Alfano alla mano, ne aveva precorso i tempi: “Le microspie ci stanno per situazioni di mafia, noi stiamo parlando di truffe, quindi possiamo parlare”. Purtroppo per lui la legge non era ancora attiva: galera per tutti e cinque. Se il Parlamento si fosse spicciato, sarebbero ancora a piede libero a truffare felicemente il prossimo.

Per tutte le vittime delle intercettazioni (compresi Cuffaro, Fiorani, Ricucci, Consorte, Fazio, Moggi, Frisullo, gli scannatori della clinica Santa Rita, Saccà, Di Girolamo, Bertolaso e la sua cricca, gli sciacalli de L’Aquila e così via) bisognerà trovare adeguate forme di risarcimento postumo: cavalierati della Repubblica e di Gran Croce, laticlavi, vitalizi o almeno un abbonamento a vita alla festa del 2 giugno nei giardini del Quirinale.

Da il Fatto Quotidiano del 12 giugno

Egregio Presidente | gli italiani

SOTTOSCRIVI la lettera al Presidente Napolitano. “Migliaia di italiani saranno costretti a violare la legge per difendere la Costituzione”

Leggi tutto: Egregio Presidente | gli italiani.

Antonio Ingroia: “Giustizia e diritti: in Italia c’è un’emergenza democratica”

Fonte: Antonio Ingroia: “Giustizia e diritti: in Italia c’è un’emergenza democratica”.

Viterbo – Lo ha detto il magistrato Antonio Ingroia a “Il Sal8 delle 6”

“L’Italia si trova in una vera e propria emergenza democratica che, con il passare del tempo, anziché attenuarsi continua ad aggravarsi”.
E’ quanto sostenuto ieri sera a Viterbo dal procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo, Antonio Ingroia a margine della manifestazione “Il Sal8 delle 6” organizzato dall’amministrazione provinciale per la presentazione del libro “C’era una volta l’intercettazione”, scritto dallo stesso Ingroia.

“C’è un’emergenza democratica in Italia – ha spiegato – perché sono sotto attacco e sotto assedio alcuni punti cardine della nostra Carta Costituzionale: il principio dell’autonomia della magistratura, che una parte della classe dirigente vorrebbe sottoporre al controllo del potere politico; il diritto di cronaca, con continue minacce di sanzioni ai giornalisti e alle testate, soprattutto a quelle ritenute non amiche; il principio dell’uguaglianza tra i cittadini, come sta avvenendo con l’introduzione del processo breve, che sottrae all’autorità giudiziaria chi può permettersi di trascinare per anni i processi fino alla loro estinzione”.
“Quello che s’intende introdurre, perché serve a qualcuno e non alla società, non è il processo breve ma la morte veloce del processo. Anzi è l’eutanasia del processo”. “Siamo davanti a una vera e propria truffa delle etichette – ha aggiunto Ingroia – che con un nome tranquillizzante qual è la brevità del processo, finirà per negare ai cittadini il diritto di vedere concludere i procedimenti con una sentenza di merito, che sarà sostituita da una dichiarazione di morte del processo”.

Ingroia ha aggiunto: “Siamo tutti d’accordo sulla necessità di stabilire un tempo massimo entro il quale si debba concludere un processo, ma prima dobbiamo mettere le procure e i tribunali in condizioni di svolgere la loro funzione al meglio. Gli uffici giudiziari – ha sottolineato – sono mediamente il 30 per cento al di sotto dell’organico, in alcuni casi, come quelli di Gela ed Enna, la carenza arriva al 100 per cento. E’ chiaro che in tali situazioni, riscontrabili un po’ in tutta Italia, il processo non si vuole abbreviare ma estinguere”.
Secondo Ingroia, per uscire dall’emergenza democratica “è necessaria una mobilitazione dal basso dell’opinione pubblica, come quella che portò alla cosiddetta Primavera di Palermo, che svegliò le coscienze della gente sul dilagare del potere mafioso”.
“I propositi contenuti nel cosiddetto ‘decalogo di Reggio Calabria’, il piano in dieci punti deciso dal governo per contrastare le organizzazioni criminali, è apprezzabile. Speriamo che dai buoni propositi si passi al più presto ai fatti concreti”.
“Sono dieci anni – ha aggiunto il magistrato – che chiediamo l’adozione di un codice antimafia. Ora sembra che anche il governo voglia introdurlo attraverso un testo unico delle leggi contro la criminalità organizzata. Il mio giudizio è positivo anche per la creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni criminali e di un’agenzia che si occupi dei beni confiscati alla mafia, alla ‘ndrangheta e alle altre organizzazioni criminali”. Secondo il magistrato è però necessario che quanto previsto “sia tramutato al più presto in norme di legge”.

Ciancimino junior è attendibile quando parla di un accordo tra la mafia e alcuni pezzi dello Stato. Non posso essere più esplicito – ha continuato Ingroia – perché lo stesso Ciancimino, all’inizio della prossima settimana deve essere interrogato come testimone nel processo contro il generale Mori e altri in corso a Palermo”.
“Ciancimino – ha aggiunto il magistrato – non è né un pentito né un collaborante ma solo un semplice dichiarante. E le indagini condotte sulle sue affermazioni hanno confermato la sua attendibilità”.

Fonte: ViterboOggi, 30 gennaio 2010

Lettera a chi vuole controllare la rivoluzione colorata viola

Interessante articolo di Pino Cabras che riflette sul dopo Berlusconi (la sua cacciata non è la soluzione a tutti i problemi, bisogna evitare di cadere dalla padella nella brace) e sull’influenza dei poteri occulti (gruppo bildberger, commissione trilaterale, ecc.) su politica ed economia mondiali.

Fonte:Lettera a chi vuole controllare la rivoluzione colorata viola.

di Pino Cabras – Megachip.

Ehi, dico a te, Oh sì, vedrai, il 5 dicembre anche io sarò in piazza per dire che il Caimandrillo farebbe bene a preparare le valige. Non se ne può più di lui, davvero. E anche tu – che sai tirare tanti fili – non ne puoi più di lui, l’ho capito. Vedrò tutti da vicino, avvolti dal viola di questa rivoluzione colorata,il pigmento unico che già oggi omologa un’intera collezione autunno-inverno con un’uniformità mai vista prima. Andiamo verso i disordini e la dissoluzione della Repubblica, ma ben vestiti, e ben pettinati. Alla moda. Viola.

E tu provi a colorare la crisi italiana proprio mentre si muove dentro una crisi più vasta. La fai viola, proprio ora che siamo al verde, e i conti in rosso. In gioco c’è qualcosa di più della sorte di un governo azzurro, nero e verde-padano. La Seconda Repubblica si trasformerà ancora, e la sfera pubblica sarà modificata da tanti protagonisti che lasceranno un’impronta costituzionale nuova. Il popolo sarà coinvolto, ma il derby vero si giocherà nell’élite. Chi sono i giocatori? Chi sono gli allenatori? Intanto, tu vuoi scegliere il coach più di tutti, come sempre.

A vent’anni dalla rimozione del muro di Berlino un nuovo scossone geopolitico sta prendendo forma. La fine del sistema sovietico – che ti lasciò a manovrare la sola superpotenza rimasta – ti aveva spinto a lanciarti nel tentativo di consolidare un nuovo secolo di egemonia mondiale, stavolta senza rompiscatole né a Mosca né altrove.

Però ce lo siamo già detto, no? Non ha funzionato.

Il corso degli eventi dell’ultimo ventennio ha dato torto a uno dei tuoi, Francis Fukuyama (la fine della storia), e ragione a uno dei nostri, Giambattista Vico (l’eterogenesi dei fini): ancora oggi, se leggi Vico, scopri che tu vuoi sì raggiungere grandiosi obiettivi, ma la storia arriva a conclusioni opposte. È successo anche adesso. Fai le guerre per i petrolieri, ma il prezzo del petrolio va talmente in alto che azzera il debito con cui strozzavi la Russia, al punto che ne diventi addirittura debitore. E poi fai entrare la Cina nel tuo sistema di commercio per conquistarla, ma non fai altro che accelerarne il risveglio, ed eccola lì – una vera superpotenza – a dirti che non comanderai mai in solitudine, perché non sei più la finanza angloamericana di un tempo. E anche con la Cina hai un debito, il più grande. Hai accumulato debiti un po’ con tutti, per la verità. I fasti di New York, di Londra, di Tel Aviv, si sono retti su quei debiti. E in molti si sono fatti contagiare dallo spirito del tempo. Tutta la globalizzazione si reggeva sul debito. Tutte le classi dirigenti che conquistavi seguivano la corrente. Per te, e per loro, i debiti erano una scatola nera che non occorreva conoscere. Non ascoltavi certo Paul Krugman. Né – da noi – prestavi attenzione a Paolo Sylos Labini, che ragionava su una «teoria dell’instabilità finanziaria fondata sull’indebitamento». No, meglio lasciare a briglia sciolta i “capitani coraggiosi” di ogni latitudine, per spolpare con i loro debiti le aziende, l’economia reale, i beni comuni.
La sinistra europea ha “suicidato” così i propri insediamenti sociali, i luoghi dove prima trovava la propria gente, erodendoli, facendoli anche spogliare delle parole. Complice e stupida allo stesso tempo.

Da noi puoi vederli, questi sconfitti senza appello. Hanno nomi usurati.
Veltroni, oh my god!
Oppure D’Alema. Inservibile, anche per te, che infatti hai convocato una riunione straordinaria di uno dei tuoi club più esclusivi, il Bilderberg, per dettare qualche giorno prima i veri nomi dei tuoi maggiordomi europei.

E l’hai perfino spifferato al quotidiano economico belga «De Tijd», tu che queste riunioni le hai sempre nascoste contando sulla totale omertà dei media mainstream. È la prima volta. La crisi ti rende audace, mi sa.

Vuoi far capire che una delle impronte costituzionali decisive – nella provincia italica, come altrove – arriverà dal tuo piedone. Bilderberg. Il nome che prima non volevi nemmeno far trapelare, ma che tuttora la maggior parte di quelli che dovrebbero informarci si ritraggono dal pronunciare.
Qualcosa mi dice che le costituzioni dei vari paesi europei saranno via via svuotate da questa Europa così poco democratica che hai contribuito a plasmare. Tutti a inseguire fino all’ultimo le dichiarazioni di Martin Schultz, e i socialisti qui, e Gordon Brown là, e il peso dell’Italia, e il ruolo di Angela Merkel nella scelta del presidente Herman Van Rompuy. Alcune di quelle analisi sopravvivono ai fatti. Ma la maggior parte ignora un fatto più grosso degli altri.

Bastava che pochi giorni prima si fosse letto in che modo«De Tijd», il cugino belga del «Sole 24 Ore», descriveva i veri kingmaker dei vertici europei:
«Van Rompuy ha accettato l’invito a parlare da parte del visconte Étienne Davignon [alla riunione del Bilderberg]. Durante il pranzo, Van Rompuy ha avuto un breve contatto con Henry Kissinger, ex segretario di Stato USA».

Eccoti, con Davignon e Kissinger, mentre fai cerimonie alla riunione straordinaria del gruppo Bilderberg con la spavalderia abitudinaria di chi impone sempre l’agenda agli altri. Che ai tuoi occhi non possono essere leader, ma solo dei “coach”. Infatti lo hai sentito dal vivo, Van Rompuy, ossequioso verso il visconte che presiede il Bilderberg e verso il vecchio Kissinger, mentre diceva: «l’Europa ora ha bisogno di un coach, anziché di un leader.»

I coach puoi esonerarli. Per i leader devi sforzarti molto di più. A volte cambiano strategia.

Prendi ad esempio quello che ora hai sotto tiro, sì lui, adesso che una rivoluzione colorata ti farebbe proprio comodo, per mandarlo via. A suo tempo invece gli aprivi tutte le porte. Lo accoglievi nei circoli atlantisti. Con la sua bella tessera n. 1816 in mano, lo consideravi perfetto per americanizzare la tv italiana e americanizzare con essa la politica. Le tue banche gli davano tutto, i politici affezionati pure, ed eccolo diventare l’insaziabile corpo monarchico del nuovo sistema. Anche lui faceva la sua rivoluzione colorata. Gli Azzurri, ricordi?

Poi si è mosso anche per conto suo.
«Iddu pensa solo a iddu», prima o poi lo capiscono tutti, ma quando è tardi.

Lo sapevi da sempre qual era il suo stile di vita, le sue bagasce, le strette di mano con i boss, la sua megalomania, e così via. E tu non affondavi il colpo. Lo punzecchiavi, sì, con certe severe copertine dell’«Economist», ma era quasi un moderno “memento mori” rivolto al piccolo Cesare di Arcore.
Ora però lui fa da solo. Fa accordi con Putin e con Gheddafi, sembra un incrocio fra Enrico Mattei e un clown in preda alla satiriasi. Il clown ce lo hai fatto sopportare per anni. Ma Enrico Mattei non lo sopporti tu. Perciò, per attaccare Mattei, che potrebbe piacerci, attacchi il clown, che in effetti fa schifo.

E quindi va bene, lo voglio mandare via anche io, te l’ho già detto.

Ma non chiedermi di mettermi una sciarpa viola, come quegli ingenui ucraini che si mettevano la sciarpa arancione. E poi non chiedermi di fidarmi di te, né di Montezemolo, né di De Benedetti, o di Rutelli (oh my god!). Non chiedermi di entusiasmarmi per Di Pietro. Non pensare che mi dimentichi quali sono gli interessi nazionali, e quali gli appetiti internazionali in ballo, e la loro capacità di strumentalizzare buone ragioni. Non farmi trascurare di capire qual è il blocco sociale che ha sostenuto lui. Non farmi trascinare inconsapevolmente fino a disordini da democrazie deboli, facili prede dei poteri forti e semiforti.

No, con questo non voglio fare come il PD, che dice che se qualcuno ci va, a quella manifestazione del cinque dicembre, che faccia pure, e Bersani non sa se ci va, forse, ni, vedremo. «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» Sempre così. Mai una posizione netta, mai una narrazione ben raccontata, in questo PD. Quando invece potrebbe inondare le piazze anche con le sue bandiere e i suoi colori. Chiamasi opposizione. E invece sono sempre lì, spiazzati. Ancora nel limbo veltroniano. Ci credo che ora anche per te questi sono limoni spremuti, energia definitivamente dissipata, entropia.

Veltroni, oh my god! A proposito di colori, «”Veltroni che colore preferisce: rosso, blu, nero, verde?” – “Scozzese”» (Daniele Luttazzi).

Perciò ci vado, il 5 dicembre ci vado convinto. Ci vado perché troverò quelli che vogliono difendere la carta costituzionale, la Costituzione degli equilibri fra i poteri, e non vogliono farsela divorare e fottere dal Caimandrillo.

Ma con loro voglio ragionare sui pericoli enormi che quella stessa Costituzione vedrà provenire anche da direzioni che non sono abituati a considerare, perché a qualcuno fa comodo che non se ne parli. Insomma: Berlusconi è un pericolo immediato, siamo in emergenza, e perciò mandiamolo via dal governo perché sequestra da troppo tempo il discorso pubblico italiano. Non dimentico però che tu, che hai determinato la crisi, proprio tu sfuggi abilmente alle critiche. Che il tipo di Europa che mi proponi – opaca come il Cremlino di trent’anni fa – non mi piace per niente.
Obama non ha nemmeno provato a tagliarti le unghie. La tua avidità si sfrena come e più di prima che la Grande Crisi iniziasse.
Non posso fidarmi di chi mi vuole illudere che una volta sconfitto Berlusconi il più è fatto. Le rivoluzioni colorate hanno lasciato tutte un campo devastato. Hanno eccitato gli animi, ma non si sono ribellate ai burattinai. A te non sanno arrivare, il colore le distrae. Il viola non farà eccezione.

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I derby politici nazionali hanno una loro utilità per distrarre dal grande cambiamento geopolitico che deriva dalla imminente crisi sistemica globale.
L’anno che sta arrivando, ci ricordano gli analisti economici eterodossi del Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB), sarà caratterizzato dal protezionismo e dalla depressione economica e sociale. Dopo aver dato l’anima – e i nostri soldi – per salvare i tuoi superprofitti, rimarranno le scelte dolorose: l’inflazione, la tassazione elevata o ripudiare il debito.

I paesi più importanti (gli USA, il Regno Unito, i paesi dell’Euro, il Giappone, la Cina) non potranno più spremere i loro bilanci come quest’anno, nel quasi vano tentativo di stimolare il settore privato. «Il “consumatore come lo conosciamo”, negli ultimi decenni è morto, senza alcuna speranza di resurrezione».

È uno scenario che tu conosci, ma non sai affrontare con i vecchi metodi. Nel frattempo ti concedi un ultimo giro di giostra con la finanza allegra e i derivati.

Il giro sarà molto più breve delle altre volte.
Berlusconi, uomo di marketing, racconta bugie patetiche sulla fine della crisi, e sta per diventare una delle bugie più insopportabili per una democrazia. Ma anche gli altri pupi di questo teatrino non hanno idea di cosa fare.
Cosa vuol dire il GEAB quando dice che il consumatore conosciuto negli ultimi trent’anni è morto?

Il debito si è reso a lungo apparentemente sostenibile in base alle aspettative di crescita. E la crescita, secondo il modello occidentale degli ultimi trent’anni -specie in USA e Regno Unito – era quasi interamente a carico del consumo.
Nel 2008, i consumi delle famiglie erano il 70% del PIL degli USA e il 64% del PIL del Regno Unito, contro il 56% del PIL della Germania e il 36% del PIL cinese.

Ma oggi il consumatore è spinto a risparmiare i soldi, ripagare i suoi debiti e rifiutare (che lo voglia o no) il modello che gli hai propagandato negli ultimi tre decenni.
È finito questo interminabile ciclo che si basava sulla generazione del baby boom, sul consumatore-massa che riteneva acquisito per sempre il suo edonismo irresponsabile, ben protetto dai solidi sistemi di previdenza che gli avevi promesso, anche quando li nascondevi sotto investimenti azzardati nel casinò delle borse. Questa generazione trova ora una vecchiaia più povera del previsto. E la generazione che la segue ha perfino meno risorse e zero certezze previdenziali.
Niente crescita dal consumo, dunque. Finished. Kaputt.

Gli Stati, molti Stati importanti, che nel 2009 hanno aperto voragini nel debito pubblico, non potranno far altro che aumentare le imposte, togliere la museruola all’inflazione per rimpicciolire il peso del debito, oppure fare default. Sono tutte vie d’uscita dolorosissime, e possono addirittura presentarsi insieme, specie nell’epicentro della crisi, negli Stati Uniti.

Investimenti pubblici, allora? Ma con quale sostenibilità finanziaria, visto che tutti si sono spinti troppo oltre le colonne d’Ercole del disavanzo?
Il tuo sistema sarà forse salvato dalla classe media in espansione di Cina, India e altri? Saranno loro a consumare per te come facevamo noi?
L’industria del lusso in Asia è una storia di delusioni che smentisce il tuo ottimismo.

L’OCSE lo dice: la crisi costerà altri tagli nell’istruzione, nella sanità, nei programmi sociali.
Consumatori che non trainano e anzi riducono drasticamente il loro tenore di vita, Stati che non spendono e anzi tagliano risorse vitali. Banche che non prestano. Industrie che succhiano enormi risorse pubbliche e non vedono il fondo.
Ci stai lasciando un’economia zombi.

Come definire altrimenti Alitalia, Iberia, General Motors, Opel, Chrisler-Fiat, o perfino banche come CIT? Per il GEAB quasi il 30% dell’economia nel mondo occidentale è fatta di morti-viventi economici. Una percentuale mai vista prima. Mentre si rigonfia la bolla, grazie ai bailout, quando avverrà l’inevitabile scoppio questa porzione di economia svanirà. Tu nel frattempo gozzovigli ancora. La tua è pazzia.

Quando ogni posto di lavoro creato in USA costa 324mila dollari allora sai che si sta macinando a vuoto.

Per sopravvivere a una simile tempesta servirà molta partecipazione politica, molta determinazione per fare i conti con le responsabilità. Molta organizzazione, e di certo le reti fuori dai canali tradizionali aiuteranno. Non basterà ripararsi dietro il cappellino viola che piace tanto a te. Conterà molto di più l’indipendenza di giudizio sotto i berretti. Sarà una risorsa strategica importantissima, per chi non va alle tue riunioni esclusive.

Paolo Franceschetti: IL GRANDE INGANNO: DA MAASTRICHT A LISBONA

Ecco un articolo illuminante di Solange Manfredi sulla vera natura del trattato di Lisbona e sull’unione monetaria.

Fonte: IL GRANDE INGANNO: DA MAASTRICHT A LISBONA.

Di Solange Manfredi

PREMESSA

Nel corso di questi anni ho scritto diversi articoli sottolineando alcune sentenze o leggi che, a mio parere, presentavano diverse anomalie:

violazioni costituzionali nell’esercizio della politica monetaria (http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819 );

attentato agli organi costituzionali
( http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/attentato-agli-organi-costituzionali.html );

La costituzione inesistente, abbiamo perso tutto (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/01/la-costituzione-inesistente-abbiamo.html );

Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l’Italia ha perso la tutela dei diritti umani (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html )

Non riuscivo a spiegarmi, allora, perché questi fatti non venissero segnalati, commentati e, soprattutto, perché i media tacessero la “pericolosità” di quanto stava accadendo.

Oggi, probabilmente, ho capito il perché di quell’assordante silenzio.

Quella che vi sto per raccontare è la storia di un grande inganno, un inganno che parte da lontano, sin dalla fine della seconda guerra mondiale.

E’ la storia di un progetto (eversivo???) che vuole l’Europa governata da una oligarchia.

Poiché il progetto subisce, nel 1992, un’importante accelerazione, è da tale anno che inizieremo a raccontare questa storia.

MAASTRICHT

Il 29 gennaio 1992 viene emanata la legge n. 35/1992 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici.

Passano pochi giorni ed ecco un’altra data cruciale, il 07 febbraio 1992. In questa data avvengono due fatti estremamente importanti per la realizzazione del progetto:

– viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), attribuisce alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro. Ovvero dal 1992la Banca D’Italia decide autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro;

– Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis e il Ministro del Tesoro Guido Carli firmano il Trattato di Maastrich, con il quale vengono istituiti il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e la Banca centrale europea (BCE). Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’Unione europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.

I cittadini italiani non si rendono conto della gravità delle conseguenze che questi atti hanno, ed avranno, sulle loro vite. Ne subiscono le conseguenze, e quando si domandano “perchè”, ogni volta viene loro proposto un capro espiatorio diverso. L’importante è che i cittadini non riescano a capire quanto sta avvenendo.

I potenti, nel frattempo, continuano a lavorare al loro progetto e, il 13 ottobre 1995, il governo italiano, con il D.M. n. 561, pone il segreto su:

art. 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria….;

d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea;

e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea

Art. 3. a) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni …..sulla struttura e sull’andamento dei mercati finanziari e valutari….; ecc…).

Insomma, quanto il Governo sta facendo per realizzare il progetto europeo non si deve sapere, men che meno in ambito di politica monetaria.

Il 01 gennaio 2002 l’Italia ed altri paesi europei (non tutti) adottano come moneta l’euro. E’ il crollo. I prezzi raddoppiano, gli stipendi no. La crisi economica si acuisce. Anche in questo caso viene offerto ai cittadini qualche capro espiatorio per giustificare una crisi che, invece, secondo alcuni analisti, è stata pianificata da tempo.

Il 04 gennaio 2004 Famiglia Cristiana rende note le quote di partecipazione alla Banca D’Italia. Si scopre così, per la prima volta (le quote di partecipazione di Banca d’Italia erano “riservate”) che l’istituto di emissione e di vigilanza, in palese violazione dell’art. 3 del suo statuto (In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici) è, per il 95% in mano a banche private e società di assicurazione (Intesa, San Paolo, Unicredito, Generali, ecc..). Solo il 5% è dell’INPS.

Da quando la Banca d’Italia è in mano ai privati? Come è potuto succedere tutto ciò? La risposta è semplice: con la privatizzazione degli istituti di credito voluta con la legge n. 35/1992 Amato- Carli, cui, l’ex governatore della Banca d’Italia, ha fatto subito seguire la legge 82/1992, che dava facoltà alla Banca D’Italia di decidere autonomamente il costo del denaro.

In altri termini con queste due leggi la Banca d’Italia è divenuta proprietà di banche private che decidono da sole il costo del denaro sancendo così, definitivamente, il dominio della finanza privata sullo Stato. A questo stato di cose seguono i noti scandali bancari (Bond argentini, Cirio, Parmalat, scalata Unipol con il rinvio a giudizio del governatore di Banca d’Italia Fazio, ecc..) con grande danno per migliaia di risparmiatori.

Possibile che il Ministro Carli, ex governatore della Banca d’Italia, non si sia accorto di tutto ciò? Ed ancora: è possibile che i politici, ministri del Tesoro, governatori non si siano accorti, per ben 12 anni, di questa anomalia? Comunque se ne accorgono alcuni cittadini, che citano immediatamente in giudizio la Banca d’Italia.

Il 26 settembre 2005 un giudice di Lecce, con la sentenza 2978/05, condanna la Banca d’Italia a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito monetario.

Nella sentenza viene sottolineato, inoltre, come la Banca d’Italia, solo nel periodo 1996-2003, si sia appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro a danno dei cittadini. Ma ancora non basta, perché la perizia del CTU nominato dal giudice mette in evidenza:

Per quanto concerne la Banca D’Italia:

– come questa sia, in realtà, un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato;

– come, pur avendo il compito di vigilare sulle altre banche, Banca D’Italia sia in realtà di proprietà e controllata dagli stessi istituti che dovrebbe controllare;

– come, dal 1992, un gruppo di banche private decida autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro.

Per quanto concerne la BCE:

– come questa sia un soggetto privato con sede a Francoforte;

– come, ex art. 107 del Trattato di Mastricht, sia esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea.

– come la succitata previsione faccia si che la BCE sia una sorta di soggetto sovranazionale ed extraterritoriale;

– come, tra i sottoscrittori della BCE, vi siano tre stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei paesi dell’euro.

In altri termini la sentenza mette in evidenza come lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, dal 1992 l’abbia ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca D’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale).

Così’ facendo lo Stato ha violato due articoli fondamentali della Costituzione:
L’art. 1 che recita: “…La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Infatti il popolo aveva delegato i suoi rappresentanti ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, non a cederla a soggetti privati

L’art. 11 della Costituzione che recita: “L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’art. 11 della costituzione consente limitazioni (non già cessioni) della sovranità nazionale solo in favore di altri Stati. Ma la BCE non è uno Stato, né organo di altri Stati.

Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato, senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna.

Ed ancora. Tale limitazione (non cessione) può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria (per una disamina più approfondita della problematica rimando al mio articolo “violazioni costituzionali nell’esercizio della politica monetaria: http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819 ).

La sentenza è, quindi, estremamente importante e, per taluni, anche estremamente pericolosa, visto che ai politici, che illegittimamente hanno concesso la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE potrebbero essere contestati i reati di cui agli artt.

– 241 c.p: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo”.

– 283 c.p.: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”.

I politici, infatti, hanno ceduto un potere indipendente e sovrano ad un organismo privato e, per quanto riguarda la BCE, anche esterno allo stato.

Il pericolo c’è, ma la paura di un possibile rinvio a giudizio per questi gravi reati dura poco, qualche mese.

Per una strana coincidenza, a soli 5 mesi dalla sentenza che condanna la Banca d’Italia, nell’ultima riunione utile prima dello scioglimento delle camere in vista delle elezioni, con la legge 24 febbraio 2006 n. 85 dal titolo “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” vengono modificati proprio gli artt.241 (attentati contro l’indipendenza, l’integrità e l’unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del paese, che, diciamolo, con i reati di opinione hanno ben poco a che vedere.

Cosa cambia con questa modifica?

Nella sostanza le figure di attentato diventano punibili solo se si compiono atti violenti, se si attenta alla costituzione semplicemente abusando di un potere pubblico non si commette più reato.

I politici, dunque, non solo sono salvi per quanto concerne il passato, ma, da ora in poi, potranno abusare del loro potere pubblico violando la costituzione senza più rischiare assolutamente nulla.

Certo, questa modifica priva la nostra Repubblica di qualsiasi difesa, ma di questo pare nessuno se ne accorga. (per una disamina più approfondita dell’argomento rimando al mio articolo “Attentato agli organi costituzionali” http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/attentato-agli-organi-costituzionali.html )

Pochi mesi dopo questa modifica arriva la sentenza 16751/2006 della Cassazione a sezioni Unite, che accoglie il ricorso di Banca D’Italia avverso la succitata sentenza del giudice di Lecce. Nelle motivazioni si legge:”… al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In altri termini il giudice non può sindacare come lo stato esercita le sue funzioni sovrane, neanche quando queste arrechino un danno al cittadino.

Ma, come abbiamo appena visto, il cittadino è rimasto anche privo di difese anche nel caso in cui, abusando di poteri pubblici, la sua sovranità venga svenduta a soggetti privati.

E allora che fare?

Al cittadino resta un’ultima flebile speranza? Può aggrapparsi alla violazione dell’art. 3 dello statuto della Banca d’Italia? Assolutamente no, a dicembre del 2006 anche l’art. 3 dello Statuto, ovviamente, è stato modificato. Ora non è più necessaria nessuna partecipazione pubblica in Banca d’Italia. Tutto in mano ai privati per statuto.

La sovranità monetaria è persa. Ma l’inganno è solo all’inizio, anche se è stato portato a termine un tassello importante del progetto, in fondo si sa, è il denaro che governa il mondo.

LISBONA

I potenti, sicuri della loro totale impunità, proseguono nel grande inganno e, visto che nel 2005 la Costituzione europea (che presentava palesi violazioni con le maggiori costituzioni europee e pareva scritta per favorire le grandi Lobby affaristiche in danno dei cittadini) era stata bocciata da francesi ed olandesi al referendum, decidono che, per far passare il testo, si deve agire in due modi:

– evitare di far votare la popolazione;

– rendere il testo illeggibile

Il loro progetto prevede di lasciare la Costituzione Europea immutata e, per evitare il referendum, di chiamarla “Trattato“.

Poi, per evitare che il cittadino si renda conto che nulla è cambiato, rendono il testo illeggibile inserendo migliaia di rinvii ad altre leggi e note a piè pagina, come hanno confessato:

– l’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”;

– il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “I primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori;

– il nostro Giuliano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile…Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum”.

Nel 2007 tutto è pronto, e il 13 dicembre i capi di governo si riuniscono a Lisbona per firmare il Trattato, ovvero la Costituzione europea bocciata nel 2005 e resa illeggibile. Ora, manca solo la ratifica dei vari stati.

Il parlamento italiano ratifica il trattato di Lisbona l’08 agosto del 2008, approfittando della distrazione dei cittadini dovuta al periodo feriale. Nessuno spiega ai cittadini cosa comporti la ratifica del Trattato, ed i media, ancora una volta, tacciono.

In realtà con quella ratifica abbiamo ceduto la nostra sovranità in materia legislativa, economica, monetaria, salute e difesa ad organi (Commissione e Consiglio dei Ministri) che non verranno eletti dai cittadini. Il solo organo eletto dai cittadini, Parlamento Europeo, non avrà, nei fatti, alcun potere (per una disamina più approfondita del Trattato rimando all’ottimo articolo di Paolo Barnard sul trattato di Lisbona: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139).

Ancora una volta i nostri politici, abusando del loro potere pubblico, hanno violato l’art. 1 e 11 della nostra costituzione.

L’art. 1 perchè, come detto, lo stato ha la delega ad esercitare la funzione sovrana in nome e per conto dei cittadini, non a cederla. E’ come se una persona avesse il compito di amministrare un immobile e lo vendesse all’insaputa del proprietario, abusando del potere che gli è stato conferito.

Inoltre ha violato l’art. 11 perché, come abbiano visto: “L’Italia …. consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità

Lo stato, invece, ancora una volta ha ceduto la sovranità e l’ha ceduta non in condizioni di parità. Infatti l’Inghilterra, che già non ha aderito all’euro, in sede di negoziato ha ottenuto diverse e importanti esenzioni per aderire al Trattato di Lisbona, eppure pare che il primo presidente europeo sarà proprio l’ex primo ministro inglese Tony Blair.

La nomina a presidente europeo di Blair deve far riflettere, sopratutto in ordine alla c.d. Clausola di Solidarietà presente nel Trattato di Lisbona. Detta Clausola prevede che ogni nazione europea sia tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro «azioni terroristiche» in qualunque altra nazione.

In problema è che nessuno ha definito cosa si intenda per “azioni terroristiche“.

Chi deciderà chi è un terrorista e perchè? Persone come Tony Blair, in passato coinvolto nello scandalo sulle inesistenti armi di distruzione di massa in mano a Saddam con cui è stata giustificata la guerra all’Irak?

A quante guerre ci sarà chiesto di partecipare solo perché qualche politico non democraticamente eletto avrà deciso di usare la parola “terrorista” o “azione terroristica”?

Si consideri che già, oggi, basta definire un cittadino “presunto terrorista” per poterlo privare dei diritti umani e permettere che i servizi segreti possano sequestrarlo a fini di tortura, attività criminale che potrà, poi, essere coperta con il segreto di stato, come ha recentemente confermato con la sentenza 106/2009 anche la nostra Corte Costituzionale (per una disamina più approfondita della problematica rimando al mio articolo: “Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l’Italia ha perso la tutela dei diritti umani (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html)

Ma il dato più allarmante è che, con il Trattato di Lisbona, viene reintrodotta la pena di morte.

Ovviamente tale dicitura non è presente nel testo del Trattato, ma in una noticina a piè pagina (si continua nell’inganno).

Leggendo attentamente questa noticina, e seguendo tutti i rimandi, si arriva alla conclusione che con il Trattato di Lisbona accettiamo anche la Carta dell’Unione Europea, la quale dice “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: Per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta ; per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione” (articolo 2, paragrafo 2 della CEDU).

La cosa è di estrema gravità. Infatti, anche in questo caso, chi deciderà che una protesta è sfociata in disordini tali da rendere lecito un omicidio? (l’Italia, poi, ha un triste primato in fatto di “agenti provocatori” pagati per trasformare una manifestazione in guerriglia).

In quali casi si potrà sparare sulla folla disarmata? Chi deciderà quando potranno essere sospesi i diritti umani? Perché di questo si tratta.

Ecco la storia di un grande inganno, un inganno che inizia con il cedere illecitamente, proteggendosi con il segreto, la funzione sovrana dell’esercizio della politica monetaria a privati. Nello sfuggire alle responsabilità del proprio operato depenalizzando le figure di attentato alla costituzione. Nell’approfittare delle ferie estive per ratificare un trattato con cui vengono cedute le nostre restanti sovranità (legislativa, economica, monetaria, salute, difesa, ecc..) ad una oligarchia non eletta e che nessuno conosce. Ed, in ultimo, nel dare il potere a qualche politico di poter privare i cittadini dei loro diritti umani semplicemente con una parola.

Così, quando i cittadini si renderanno conto che hanno perso tutto, che la loro vita viene decisa da una oligarchia di potenti non eletti democraticamente, quando si renderanno conto del grande inganno in cui sono caduti non sarà loro concesso neanche reagire o protestare, perchè basterà una sola parola per trasformare la reazione in “azione terroristica” o la protesta in “insurrezione”, legittimando così la sospensione dei diritti umani e l’applicazione della pena di morte. Il tutto, poi, verrà coperto con il segreto di stato.