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La scala delle cose

Da http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/1242-la-scala-delle-cose.html:


Per capire l’enorme sarabanda di miliardi e biliardi e triliardi di dollari che viene fagocitata ogni giorno dal Moloch finanziario da noi stessi evocato bisogna confrontarla con qualcosa che possiamo comprendere bene.

C’e’ chi l’ha fatto…

Barry Ritholtz, in particolar modo prendendo in considerazione il costo presunto AGGIORNATO del “Bail Out”, del salvataggio del sistema finanziario da parte della Federal Reserve.

Il risultato è che il suo costo batte giá qualunque altra cosa abbia mai intrapreso il paese, facendone, probabilmente, la singola iniziativa più costosa (e probabimente rovinosa) della storia.

Le cifre parlano da sole:

• Il Piano Marshall: Cost: $12.7 billion, Inflation Adjusted Cost: $115.3 billion
• L’acquisto della Louisiana da Napoleone: Cost: $15 million, Inflation Adjusted Cost: $217 billion
• La corsa alla Luna: Cost: $36.4 billion, Inflation Adjusted Cost: $237 billion
• La crisi delle casse di risparmio (anni ’80): Cost: $153 billion, Inflation adjusted Cost: $256 billion
• Guerra di Corea: Cost: $54 billion, Inflation Adjusted Cost: $454 billion
• IL New Deal: Cost: $32 billion (Est), Inflation Adjusted Cost: $500 billion (Est)
• L’invasione dell’Iraq: Cost: $551b, Inflation Adjusted Cost: $597 billion
• La guerra del Vietnam: Cost: $111 billion, Inflation Adjusted Cost: $698 billion
• La NASA, dalla sua fondazione: Cost: $416.7 billion, Inflation Adjusted Cost: $851.2 billion

TOTALE: $3.92 trillion (3920 MILIARDI di dollari)

Ovvero 686 miliardi meno del costo stimato della Crisi attuale, 4616 MILIARDI DI DOLLARI, compreso il bailout di Citicorp FINO A QUESTO MOMENTO.

L’UNICO evento che si avvicina, ma senza superarlo, a questo costo è la SECONDA GUERRA MONDIALE, i cui 288 miliardi di costo complessivo, se corretti per l’inflazione, equivalgono a 3600 miliardi di dollari.

Conoscete bene gli ENORMI effetti, anche come conseguenze economiche di quella guerra.

Credete ancora che questa Crisi sia passeggera, poco duratura, effimera?

Credete che basteranno i soliti pannicelli caldi, le solite rassicurazioni?

No, cari miei.

Siamo solo all’inizio.

Sperare il contrario sarebbe come sperare di vedere ballare la danza dei cigni ad un elefante in mezzo all’outlet della RCR, senza che nemmeno un pezzo finisca male.

Come si genera una crisi finanziaria?

Subprime
Ecco un articolo interessante sui cicli di espansione e crisi finanziaria:

http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&task=view&id=269&Itemid=51

La bolla immobiliare negli Stati Uniti e la crisi dei mutui subprime hanno fatto tornare alla ribalta il pensiero di un economista, Hyman Minsky, che aveva elaborato un’interessante teoria sull’instabilità innata delle economie capitaliste.

La tesi di Minsky è che l’economia capitalista, durante i periodi di prosperità tenda da sola a diventare instabile ed a generare quelle bolle speculative il cui scoppio porta alla inevitabile crisi finanziaria.

La spiegazione suona più o meno così: quando le cose vanno bene, per chi è impegnato nelle aree più remunerative dell’economia, diventa molto appetibile indebitarsi. In sostanza più ci si indebita e si investe nel settore favorevole più si fanno soldi. Poiché l’economia sembra solida e le finanze dei debitori sembrano essere in buona salute, anche le banche sono meno restie a concedere prestiti.

Col passare del tempo i debiti si accumulano ed iniziano ad aumentare più dei profitti con i quali i debitori intendono ripagarli. Si arriva quindi ad un punto di non ritorno (Minsky moment)…

… e si innesca la crisi.

Minsky fa distinzione tra tre tipologie di debitori:
– Il primo tipo sono gli hedge borrowers, ovvero coloro i quali sono in grado di ripagare sia il montante, sia gli interessi.
– La seconda categoria raggruppa gli speculative borrowers, cioè coloro i quali possono ripagare gli interessi ma che devono nuovamente indebitarsi per poter rimborsare il prestito originale.
– La terza categoria è infine quella dei Ponzi borrowers, cioè coloro i quali non possono né pagare gli interessi, né rimborsare il prestito ma fanno affidamento sul fatto che il prezzo degli asset che hanno acquistato continuerà a salire per poter rifinanziare il loro debito.

Durante un periodo di stabilità e crescita, secondo Minsky, le economie capitaliste tendono spontaneamente a muoversi da una situazione in cui vi è una maggioranza di hedge borrowers ad una dominata dalla finanza speculativa dei Ponzi borrowers, sino a giungere all’inevitabile collasso.

Il processo è aggravato dal fatto che le banche, durante il periodo di crescita, cercano di convincere gli investitori a comprare titoli di debito, magari offrendo prodotti finanziari dal nome accattivante o presentati come innovativi.

La ricerca del profitto “sempre più alto” e “ad ogni costo” dirige quindi i risparmi verso investimenti ad elevato rischio e poca sostanza, ma che offrono però un alto rendimento potenziale.
Quando cambiano le condizioni e viene rivelata la vera natura di questi “investimenti” la bolla speculativa scoppia e si genera la crisi.

Senza un intervento correttivo dall’alto, sempre secondo Minsky, la crisi può sfociare in un vero e proprio tracollo finanziario ed è quindi compito delle autorità politiche e monetarie intervenire regolamentando il mercato e fornendo liquidità al sistema bancario in modo che non collassi.

Minsky descrive perfettamente le crisi finanziarie degli ultimi anni: chi, leggendo queste righe, non ha riconosciuto il disastro dei bond argentini, delle obbligazioni Parmalat sino arrivare alla odierna crisi dei mutui subprime?