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Antonio Di Pietro: Sciogliere le righe o dichiarare il golpe

Antonio Di Pietro: Sciogliere le righe o dichiarare il golpe.

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Le nomine della Rai non possono avvenire mentre si è seduti in disparte tra un calice di champagne, una raccomandazione e le auto blu parcheggiate all’ingresso di Palazzo Grazioli.
Questo è uno Stato di diritto, con una Carta costituzionale, un Parlamento legittimo, anche se nominato senza preferenze. O si schiera l’esercito per le strade, si sciolgono le camere e si presenta la dittatura a reti unificate, o la claque di potere sciolga le righe e rispetti la legge.

Poco importa se i membri del Pd, nella persona di Vinicio Peluffo, in commissione di Vigilanza Rai hanno denunciato l’”assembramento”, loro sono parte di questa spartizione. La nomina del Presidente della commissione di Vigilanza è stata un primo campanello d’allarme, il balletto delle nomine dei direttori dei Tg e la spartizione del CdA altri inequivocabili segnali. Al Pd ricordo che non si può trattare con i cospiratori o si scende inevitabilmente allo stesso livello, per poi essere raggirati. Il Pd, sedendosi al tavolo delle trattative, è di fatto connivente e anche di nessun peso all’interno dello stesso, come stanno dimostrando Silvio Berlusconi ed i suoi lacchè.

Il Presidente del Consiglio non può disporre della Rai a suo piacimento, sia per la carica istituzionale che ricopre e sia per il fatto di essere proprietario delle aziende concorrenti. Ruoli pubblici per interessi privati. Si chiama conflitto di interessi, curati con efficacia e spregiudicatezza, visto che da quando c’è lui al governo, inspiegabilmente, gli enormi investimenti pubblicitari di aziende statali come Poste italiane ed Eni si sono spostati dalle reti pubbliche a quelle Mediaset.

Dove sono gli italiani?
Cosa pensano di trarre dall’indifferenza nell’assistere silenziosi a questo banchetto di avvoltoi di governo?
Mi chiedo se la piazza e la disubbidienza civile rappresentino l’unica forma per esprimere i principi democratici.

C’è bisogno di un’altra piazza Navona, e la faremo.

antonio pagliaro » si chiama maurizio e sa tante cose

antonio pagliaro » si chiama maurizio e sa tante cose.

di a. pagliaro

8 Mar 2009

mi chiamo MaurizioIl Maurizio di Mi chiamo Maurizio sono un bravo ragazzo ho ucciso ottanta persone (Fazi Editore) è Maurizio Avola, il killer della mafia catanese vicinissimo a Nitto Santapaola, poi collaboratore di giustizia. Il bel romanzo-verità di Roberto Gugliotta e Gianfranco Pensavalli è un racconto a più voci: c’è la voce di Maurizio, la voce della moglie, la voce del giudice che raccolse le sue deposizioni. E’ naturalmente, come ogni racconto di mafia, un racconto di orrori. Omicidi eseguiti come un lavoro nella venerazione di un uomo brutale come il boss Santapaola. Fino all’arresto e alla collaborazione. Maurizio Avola è un pentito vero, un uomo distrutto dai rimorsi che decide di parlare e raccontare ogni cosa.

La moglie: “Mi dava un bacio e poi usciva a sparare a qualcuno, metteva a letto i nostri bambini e magari nel pomeriggio aveva dato fuoco a un cadavere. Mi portava il caffè a letto, avevamo appena fatto l’amore e usciva per pulire la pistola. Dava l’elemosina a una zingara, portava a casa i cani abbandonati e poi finiva a sangue freddo un suo amico“.

Maurizio: “Prima la routine quotidiana delle giornate, con gli avvenimenti che si ripetono monotoni: sveglia, colazione, riunione, passeggiata, crimine, pranzo e cena (…). Le giornate, in questo modo tutte uguali, si cancellano dalla memoria. Poi, all’improvviso, ti rendi conto e realizzi tutto”.

Il giudice: “Anche Maurizio Avola ha ribadito la centralità degli attentati alla Standa di Catania nella storia delle stragi. Ma a sorpresa, dopo anni di collaborazione, ha alzato il tiro per sostenere che alla fine del 1991 a Messina vi furono incontri fra Dell’Utri, l’imprenditore mafioso Michelangelo Alfano, il boss Luigi Sparacio e altri uomini d’onore messinesi. In particolare Avola dichiarò di essere venuto a sapere da Marcello D’Agata che Cosa nostra voleva consentire a una forza politica nuova di assumere posizioni di potere, affinché la rappresentasse in luogo dei precedenti referenti politici che l’avevano tradita; il progetto prevedeva quindi l’eliminazione di personaggi pubblici particolarmente rappresentativi, fra politici e magistrati“.

Il libro si chiude con parte di un articolo di  Giuseppe Giustolisi (da Micromega del 9 marzo 2006). Un articolo che avrebbe scosso qualunque Paese civile. Non l’Italia, dunque. D’altra parte anche il libro di Gugliotta e Pensavalli è passato quasi inosservato: non mi stupisce visto che quando ne ho proposto la recensione a un quotidiano con il quale collaboro non ho nemmeno ricevuto risposta.

“‘L’ ex killer catanese ha raccontato anche qualche particolare inedito su quella zona grigia, mai completamente esplorata dalle inchieste della magistratura, che fa da cerniera fra la mafia che spara e i piani alti della politica e dell’economia.

Figura centrale degli intrecci inconfessabili fra Cosa nostra e il mondo dei colletti bianchi, secondo Avola, era Michelangelo Alfano, un imprenditore morto suicida di recente in circostanze ancora poco chiare e imputato di mafia in questo processo. Avola sa molte cose su questo personaggio, ma all’inizio della sua collaborazione omette di raccontarle. «Non parlai di lui», dice al pm Antonino Fanara, «perché D’Agata mi diceva che era un personaggio molto potente e che faceva anche parte della massoneria. Era quindi una persona che mi faceva un po’ paura. E così non parlai né di lui, né di altri ma solo dei semplici mafiosi come eravamo noi».

Tanto per capire meglio lo spessore di Alfano, di lui si parla al processo per l’omicidio del banchiere Roberto Calvi. (…) Indicative della caratura del personaggio sono le parole di un colonnello dei carabinieri, Michele Riccio, che nel processo palermitano Grande Oriente ha definito Alfano anello di collegamento fra Cosa nostra stragista e pezzi deviati dello Stato. «Sapevo da D’Agata», continua Avola, «che Alfano era interessato agli appalti e che era un uomo di Cosa nostra. Partecipava anche a delle riunioni importanti in provincia di Messina, agli inizi degli anni Novanta c’era infatti una strategia contro lo Stato che prevedeva di mettere delle bombe in giro».

E a questo punto che salta fuori il nome di Dell’Utri. Il pm chiede ad Avola informazioni sui rapporti fra il manager berlusconiano e Cosa nostra e il pentito risponde: «Dell’Utri era presente a una riunione del ‘92 nella quale c’erano anche D’Agata e altri personaggi di Catania come Aldo Ercolano. Si discuteva della strategia di portare avanti un partito nuovo per fare delle cose in Italia e aggiustarne altre come il 41 bis. Bisognava anche screditare i pentiti e proprio a questo doveva servire il partito nuovo». I contatti fra Dell’Utri e la mafia siciliana erano già iniziati prima, per risolvere la faccenda delle estorsioni compiute dai clan catanesi ai danni dei magazzini Standa, allora di proprietà del premier Silvio Berlusconi. «Dell’Utri aveva stabilito contatti a Catania in occasione dell’estorsione alla Standa», prosegue Avola. «Erano state incendiate diverse Standa a Catania e provincia e noi avevamo contattato Dell’Utri tramite Salvatore Tuccio [anche lui braccio destro del boss Santapaola]».

Passano pochi mesi e il rapporto fra Dell’Utri e Cosa Nostra di Messina si consolida. Secondo il racconto del pentito, infatti, gli attentati a Falcone e Borsellino e le stragi del ‘93 vengono pianificate a un tavolo messinese, al quale siedono tra gli altri Marcello Dell’Utri e Michelangelo Alfano: «La strategia è nata a Messina e tutto deriva dai contatti fra Alfano e Dell’Utri».

A un certo punto però lo scenario cambia. Il tavolo delle riunioni si sposta nella capitale, dove viene programmato un altro attentato eccellente: «In quel periodo ci fu una riunione all’Hotel Excelsior di Roma», continua Avola. «Vi parteciparono D’Agata, Alfano e personaggi di altissimo livello. Fra questi ricordo Cesare Previti e il finanziere Francesco Pacini Battaglia. Lo scopo era quello di fare un attentato al giudice Di Pietro e io dovevo essere l’esecutore. Bisognava fare un favore ai socialisti, ma poi la cosa non andò avanti perché i socialisti non stavano mantenendo quanto promesso e nel frattempo si profilava l’alleanza con la nuova forza politica che stava nascendo».

L’intero articolo di Giuseppe Giustolisi si può leggere qui.

Altri due link sulle stragi:

Quest’uomo sa molte cose (e infatti stanno cercando di screditarlo in ogni modo): “L’attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D’Amelio numero diciannove dov’è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l’ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata”.

Questo video è un collage interessante.

Antonio Di Pietro: Io voglio sapere

Antonio Di Pietro: Io voglio sapere.

Ieri mi sono recato a l’Aquila, l’ho fatto cercando di essere il più discreto possibile. Concordo con il presidente della provincia Stefania Pezzopane quando accusa i politici ed i vari ministri, più di 10, di voler fare sciacallaggio elettorale correndo in cerca di telecamere senza curarsi di altro.
La devastazione che ho toccato con mano, in quella città a pochi chilometri dalla mia terra natale, è stata a dir poco agghiacciante. La situazione ora sembra normalizzata, gli aiuti a regime, gli stanziamenti finanziari troveranno l’unanimità di governo e opposizione, ma la terra continua a tremare.
Alla solidarietà per il dolore di questa gente, di giorno in giorno si fa largo il sentimento di rabbia e la sensazione che questa tragedia abbia imboccato, con il fronte compatto dei media e la paura dei politici, il tunnel del “non è il caso di fare polemica”.
Io non voglio nessuna polemica, voglio solo giustizia per mia gente.

In Cina a maggio 2008 ci fu un terremoto violentissimo in pieno giorno, vennero giù gli edifici pubblici, tra cui molte scuole e si contarono migliaia di vittime tra cui moltissimi bambini, motivo per cui fu chiamata “la strage dei bambini”. Fu accertato che gli edifici pubblici non erano stati costruiti secondo adeguate norme sismiche. La mobilitazione degli aiuti del governo arrivarono immediati ma non bastò ed i responsabili furono costretti ad inginocchiarsi per evitare il linciaggio della folla.

Io voglio sapere.

Voglio sapere perché alcuni edifici pubblici sono crollati come castelli di sabbia al sole

Voglio sapere perché Giampiero Giuliani è stato trattato come un pazzo allarmista in un telegiornale di studio aperto il 2 aprile, 4 giorni prima del terremoto, e poi denunciato per procurato allarme.

Voglio sapere perché il governo non ha preso in seria considerazione le parole di un esperto, e con chi abbia condiviso di correre questo rischio. Sperando che la risposta non sia quella che ho già ascoltato che non si sarebbe potuto evacuare l’Abruzzo, ma almeno gli edifici pubblici a più alto rischio compresa la casa dello studente dove da giorni si udivano sinistri scricchiolii.

Voglio sapere perché i media si affannano a coprire queste notizie.

Voglio sapere perché il governo sponsorizza l’Impregilo, società coinvolta nello scandalo dei rifiuti di Napoli, nell’eterno cantiere dai finanziamenti senza fondo della Salerno Reggio Calabria, nella costruzione di parte dell’ospedale San Salvatore sgretolatosi all’Aquila ma costato nove volte in più del preventivato.

Voglio sapere perché dopo questa conclamata inadeguatezza di uno dei più grossi gruppi edili del Paese Silvio Berlusconi si ostina ad appaltargli l’opera inutile del Ponte di Messina.

Voglio sapere come mai non sono ancora state approvate le norme tecniche per le costruzioni di un Decreto ministeriale del 14 settembre 2005 che reca la mia firma da ministro delle Infrastrutture, concepito con il pensiero rivolto al sisma del 2002 in Molise che uccise 27 bambini. Decreto la cui applicazione è stata prorogata al 2010 dal governo Berlusconi, nella persona del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, nonostante esperti come Luca Sanpaolesi, professore di Tecnica delle costruzioni a Pisa, l’abbiano definita come “la prima normativa italiana che adotta principi seri in tema di antisismica” .

Io voglio sapere.
Lo Stato al dovere di sostenere nella tragedia gli abruzzesi deve affiancare la celerità nell’individuare, e non distogliere, le eventuali responsabilità in gioco.

Antonio Di Pietro: Non c’e’ futuro nel nucleare – seconda parte

Antonio Di Pietro: Non c’e’ futuro nel nucleare – seconda parte.

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Non c’è futuro nel nucleare. L’ho già ribadito più volte pubblicamente da quando Berlusconi ha deciso, in barba al referendum del 1987, di riportare indietro il Paese di ben 22 anni.

Il futuro è nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili, come stanno dimostrando ingenti investimenti per queste tecnologie nei Paesi più sviluppati del mondo. Il nucleare è fallito, come hanno dimostrato i numeri di tutti i Paesi che hanno vissuto questa esperienza. Se l’Italia continuerà su questa strada si troverà tra 20 anni a smantellare una costosissima industria e ad acquistare le nuove tecnologie del rinnovabile da altri Paesi, esattamente come sta avvenendo ora con il nucleare francese.

Pubblico la seconda parte dell’intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, che con i numeri dà ragione all’Italia dei Valori che si è spesa a favore delle nuove forme di energia.

Testo dell’intervista

Claudio Messora: In Spagna entro il 2010 installereanno 20GW di generazione elettrica eolica, che soddisferà ben il 15% del fabbisogno energetico nazionale. In Italia invece si insiste a sostenere la tecnologia nucleare. Quelli che vogliono le grandi centrali dichiarano che non è possibile produrre tutta l’energia necessaria e a partire dalle rinnovabili. Questo dato è giustificato oppure è confutabile?
Giuseppe Onufrio: Noi abbiamo degli obiettivi europei al 2020. Noi in Italia consumiamo circa 330, 340 miliardi di chilowattora. Nel 2020 ne consumeremo circa 430, se la tendenza resta quella attuale. Dovremmo quindi produrre 50 miliardi di chilowattora in più dalle fonti rinnovabili. Questi 5o miliardi sono più del nucleare del governo che arriverà a 42, 45 miliardi. Quindi con le 4 centrali francesi si farebbe comunque di meno di quello che dobbiamo comunque fare con le rinnovabili in Italia. Di questi 50 miliardi di chilowattore, metà si possono fare tranquillamente con l’eolico. E’ stato già dimostrato da uno studio fatto dall’associazione del vento, che ha calcolato il potenziale effettivo in Italia. Il potenziale effettivo è anche superiore: da qui al 2020 si possono fare 16.000 MW che produrrebbero circa 27 miliardi di chilowattore. Il resto si può fare aumentando un po’ il geotermoelettrico, aumentando un po’ l’idroelettrico che non è tantissimo ma si può fare qualcosa, aumentando le biomasse e il biogas. L’altro aspetto importante è l’efficienza. La prima fonte rinnovabile che abbiamo davanti a noi è consumare di meno a parità di servizi prodotti. L’esempio classico e più stupido è quello della lampadina a incandescenza, che verrà messa al bando dal 2011. Consuma cinque volte l’energia che consuma una fluorescente compatta. Ci sono i led che sono tecnologie potenzialmente ancora più efficienti. Un motore industriale efficiente consuma il 40% in meno di elettricità di un motore industriale non efficiente. E’ una questione di standard. Questo non piace molto a chi costruisce centrali. Chi costruisce centrali è interessato a vendere. E’ come uno che produce patate: le vuole vendere. Quindi non è molto interessato a che le si risparmi. Se non tocchiamo l’efficienza, se non introduciamo dentro ai nostri scenari energetici l’efficienza, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Ma con l’efficienza ce la possono fare. Solo per il 2020, gli obiettivi del 20-20-20 sono il 20% di efficienza, il 20% di rinnovabili, il 20% di riduzione di emissioni. Il 20% di efficienza nel settore elettrico vale circa 100 miliardi di chilowattore. Quindi efficienza e rinnovabili valgono il triplo energeticamente rispetto al nucleare del governo. In prospettiva il problema è adesso di capire cosa accadrà in Italia. Noi abbiamo una industria del gas che ha già avviato degli investimenti di ampliamento delle condotte che portano il gas in Italia. Ci sono vari progetti di rigassificatori, e noi noi siamo contrari alla tecnologia della rigassificazione. Il punto è che se tutti i progetti che ci sono oggi in campo in Italia andassero in porto, noi al 2020 avremmo quasi il doppio del gas che ci serve. Se c’è tutto questo gas che arriverà da fonti diverse, in parte con i tubi, in parte con le navi, e abbiamo la possibilità di fare efficienza e rinnovabili in queste proporzioni, in Italia non c’è spazio per il nucleare. Quindi Berlusconi o comincia a fermare i progetti del gas o attacca gli obiettivi europei sulle rinnovabili. Cos’ha fatto Berlusconi? Ha attaccato gli obiettivi sulle rinnovabili. Qui, come anche in Inghilterra, oggi il vero conflitto è facciamo l’eolico o facciamo il nucleare? Facciamo le rinnovabili o il nucleare? Non c’è spazio per tutti. Non è che l’elettricità è una cosa che potete conservare in scatola. L’elettricità va sulla rete e dev’essere consumata. Le normative delle rinnovabili danno precedenza alle stesse proprio perchè le rinnovabili hanno impatti bassi. Noi siamo convinti che le fonti rinnovabili, solare, eolico, biomasse sostenibili, geotermia, energia dalle maree, su cui stanno già cominciando a lavorare in Portogallo e in altri paesi, sono il futuro. Siamo contrari a continuare a dare soldi alle vecchie lobby che cercano di resistere e di farci consumare più energie (in Francia il nucleare è stato sostenuto da politiche di spreco dell’energia. Tutti gli impianti di riscaldamento delle case in Francia sono elettrici, proprio per giustificare una grande domanda di elettricità). Bisogna eliminare dal dibattito italiano questi elementi di propaganda nucleare che ci fanno perdere un sacco di tempo. Sono basati su cifre false che sono quindi anche un inquinamento del dibattito democratico che è in capo al governo e all’ENEL in particolare. Sulle fonti rinnvabili e sull’efficienza possiamo fare moltissimo. E’ un treno su cui possiamo ancora salire, su questo si gioca non soltanto il futuro ambientale del pianeta ma è anche l’unica risposta seria alla crisi economica che ormai è globale. Nel piano di Obama il nucleare non c’è più, mentre ci sono almeno 60 miliardi di dollari tra incentivi è fondi freschi per le fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica. Quattro miliardi e mezzo serviranno a rendere efficienti gli edifici governativi che sono il primo concliente che consuma energia negli Stati Uniti. Se le amministrazioni pubbliche cominciano ad introdurre degli standard per l’illuminazione degli uffici si può tranquillamente risparmiare il 50% di energia con i sistemi innovativi. Se anche in Italia si introducessero degli standard di mercato per cui certe tecnologie vengono eliminate e si fa spazio a tecnologie più efficienti, è chiaro che il mercato cambia. In Inghilterra, qualche anno fa il governo introdusse l’obiettivo di installare un milione di caldaie a gas, a condensazione che è la tecnologia più efficiente. In due anni il costo di queste caldaie innovative è stato tagliato del 30%, grazie all’intervento pubblico. Obama, di quei 60 miliardi rivolte a fonti rinnovabili e all’efficienza, mezzo miliardo servirà per riqualificare 70.000 lavoratori in due anni, perchè il mercato di questi nuovi oggetti deve essere costruito con installatori, progettisti, manutentori. Non è solo hardware, ma è anche l’organizzazione del mercato. Quella è la sfida interesssante. C’è anche una speranza in più. Visto che il debito degli Stati Uniti lo finanziano la Cina e altri paesi asiatici, e siccome nel pacchetto Obama l’unica parte nella quale è possibile fare qualche scambio di tecnologie e qualche scambio politico è proprio quella verde, è possibile che anche la Cina, dovendo finanziare questa operazione negli Stati Uniti, cercherà di ricavarne dei benefici tecnologici. Questo è importante, perchè se la base tecnica per rispondere alle sfide del clima, le sfide dell’energia, dovesse rafforzarsi, allora si potrebbe creare un asse Stati Uniti – Europa – Cina, allora anche il tema ambientale potrebbe vivere una grande svolta globale. L’Italia invece è governata da un piccolo Bush che guarda più al passato che al futuro. Il nostro paese per fortuna è meglio di come viene rappresentato.

Non c’e’ futuro nel nucleare

Da http://www.antoniodipietro.com/2009/03/il_nucleare_e_morto.html:

Pubblico il video ed il testo dell’intervista, realizzata dal nostro inviato, a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. Ascoltata la testimonianza di Onufrio il cittadino non ha alcun dubbio: non c’è futuro nel nucleare. Il governo Berlusconi IV ci allontana dal vero sviluppo energetico di cui abbiamo bisogno e ci spinge su binari lontani dalle energie rinnovabili, unica vera opportunità nei prossimi decenni. Alle elezioni europee di giugno torniamo in Europa, con le energie rinnovabili.

Sommario dell’intervista:
Le origini del dibattito
I costi reali del nucleare
Il problema della sicurezza
L’accordo Berlusconi-Sarkozy
Conclusioni

Le origini del dibattito

Claudio Messora: Sono con Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, per parlare di nucleare, perchè dopo il referendum abrogativo dell’87, recentemente c’è stato questo accordo fantomatico, il memorandum of understanding Berlusconi – Sarkozy, che rilancia la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. Qui a Greenpeace cosa se ne dice in merito?
Giuseppe Onufrio:Innanzi tutto cerchiamo di capire da dove proviene questo dibattito, che è nato alcuni anni fa, negli Stati Uniti e in Inghilterra. In questi paesi, che non hanno avuto alcun referendum e sono in particolare i paesi che hanno inventato questa tecnologia, da trent’anni non si costruiscono più nuovi reattori. Tutti gli investimenti privati sono stati orientati nel ripotenziamento e ammodernamento di vecchi impianti. La privatizzazione è assoluta, c’è una libertà economica totale, ma nonostante questo non ci sono nuovi impianti in costruzione. Questo perchè dopo Chernobyl, ma soprattutto quando si è cominciato a privatizzare il settore, sono venute fuori un po’ di magagne, anche in campo economico. Il nucleare costa molto di più di quanto si dice. Il grafico che vedete è il numero dei reattori messi in rete dal ’67 al 2006. Lasciamo perdere il nucleare. Se questo grafico lo applichiamo a qualcuque merce, uno capisce che è un mercato che ha avuto un boom e poi è crollato. Cosa accade? Che questi reattori dovranno essere sostituiti prima o poi, perchè per quanto si possano spendere soldi per allungargli la vita, prima o poi vanno chiusi. La vita media dei reattori oggi è di ventidue anni. Vengono prima messi in sicurezza e poi c’è una fase che dura diverse decine di anni durante i quali si aspetta che la radioattività diminuisca. poi vengono smontati per poi essere messi nei depositi insieme alle scorie, perchè la parte metallica dei reattori si attiva durante il funzionamento. E ancora non c’è un deposito che funziona. L’unico sul quale stavano lavorando gli Stati Uniti, lo Yucca Mountain, è stato chiuso perchè presenta troppi problemi.
Ma torniamo un po’ al dibattito americano. Il dibattito americano è iniziato nel 2003/2004 con vari rapporti tecnici alla fine dei quali nel 2005 Bush intriduce degli incentivi abbastanza importanti. Teniamo presente che il costo medio di produzione del chilowatt ora è intorno ai 5/6 centesimi di dollaro. Bush introduce un incentivo per il nucleare di un centesimo e otto, per i primi seimila megawatt, e vari altri incentivi sotto forma di fondi assicurativi nel caso in cui la costruzione ci metta più tempo, per coprire i possibili rischi finanziari per le imprese. Questo non basta. Nel 2007 Bush introduce 18 miliardi e mezzo di dollari di linee di credito a tasso agevolato, e anche questo secondo gli analisti finanziari negli Stati Uniti può bastare per rifare due impianti al massimo, mentre ce n’è qualche decina che da qui al 2025 verranno chiusi. Quindi il dibattito viene fuori da questa stranezza. A noi, come italiani, forse non sembra tanto strano, ma negli Stati Uniti l’idea che i fondi pubblici, dei contribuenti, vengano usati per delle aziende private, per una tecnologia che ha sessant’anni, quindi non è una tecnologia nuova che va incentivata, è una tecnologia che è nata con la seconda guerra mondiale, è una cosa molto scandalosa. Quindi si è avviato tutto un dibattito, anche perchè questo tema dell’invecchiamento dei reattori nel mondo non c’è solo negli Stati Uniti o in Inghilterra che deve chiudere otto reattori, ma è un tema generale. C’è quindi la discussione degli incentivi pubblici nei mercati liberalizzati, poi c’è un elemento europeo che è legato alla Francia. La Francia ha liberalizzato, tra virgolette, nel senso che è una situazione di monopolio che con una direttiva è stata costretta a passare alla liberalizzazione, ma il costruttore di centrali, Areva, ancora per l’87% è pubblico, e questo costruttore pubblico non ha tanti ordinativi. Questo EPR di cui si parla in Italia… sono macchine delle quali ancora non ne funziona neanche una. Sono macchine di cui ci sono solo due cantieri, uno in Finlandia, uno in Francia. E’ come se in Italia qualcuno fosse venuto a proporre un’automobile nuova che nessuno ha mai visto funzionare e di cui nessuno sa il prezzo. Quello che noi contestiamo è l’assenza di dibattito nel nostro paese
.”

I costi reali del nucleare

Giuseppe Onufrio: Mentra l’amministratore delegato dell’ENEL Conti racconta alla stampa italiana, dallo scorso maggio allo scorso ottobre, che questi reattori da 1650W, quindi come unità singola la più grande nucleare mai costruita, costano dai tre miliardi ai tre miliardi e mezzo. Dallo scorso autunno si è corretto e ha detto: quattro miliardi. Negli stessi mesi, il capo dell’Enel tedesca, che si chiama EON, Wulf Bernotat, al Times diceva: “Guardate che costa fino a sei miliardi, però questo nel caso in cui facciamo le centrali nelle vecchie isole nucleari, quindi il sito è già preparato, e quindi voi smantellate i vecchi reattori pagando di tasca vostra”. Quindi già sui costi economici noi siamo di fronte a una manipolazione dell’informazione, non si capisce perchè in italia questi reattori, con la stessa tecnologia, costino meno che in Inghilterra, mentre il dibattito negli Stati Uniti sulla tecnologia americana (oggi grosso modo abbiamo due macchine che si confrontano. Una è francese, all’origine anche un po’ tedesca, e l’altra è americano-giapponese) porta costi ancora più alti. Negli Stati Uniti si parla di costi ancora più alti: si parla di costi che sono per mille megawatt nell’ordine di otto miliardi di dollari. Se rapportiamo i sei miliardi di euro sui 1650 Megawatt vediamo che negli Stati Uniti il costo è ancora superiore. Perchè il pubblico italiano è trattato come una massa di bambini che non sanno leggere l’inglese o che non vanno su internet? Siamo di fronte a una manipolazione e facciamo credere agli italiani che con il nucleare la bolletta scende. Non è vero! Se guardiamo le stime del dipartimento americano dell’energia, le ultime uscite del 2008, vediamo che il nucleare costa più o meno come l’eolico, e costa abbastanza di più del carbone e del gas. La cosa interessante intanto è vedere che l’incentivo introdotto da Bush equivale al triplo della differenza che c’è tra gas e nucleare. Voglio che sia chiaro, nelle stime del governo americano il nucleare costa più del gas, non costa meno. Se voi immettete energia nucleare sulla rete, la bolletta costa di più, non diminuisce. Vediamo altresì che il costo di capitale, nel nucleare come nell’eolico, è altissimo. Quali sono le ipotesi che il geoverno americano ha messo per calcolare il costo di capitale del nucleare? In sostanza, prendono circa due miliardi e mezzo di dollari per mille megawatt, e sono calcoli che non includono i costi finanziari: una centrale nucleare ci vogliono dieci anni per costruirla, poi si va in banca e ci sono tutti gli interessi. L’agenzia Moodys ha valutato che non sono due miliardi e mezzo, ma sono sette miliardo e mezzo i costi, tutto incluso. Questa cifra è stata poi confermata da un progetto reale, una delle utility americane, per accedere a quei diciotto miliardi e mezzo di dollari, ha fatto un budget plan di otto miliardi per ogni mille megawatt. Quindi vediamo che il costo di capitale vero è almeno tre volte ciò che dice il governo americano, e nonostante questo fatto di tagliare il 65% del costo effettivo, comunque ottiene delle cifre superiori… Ora, dov’è che il nucleare poi conviene. Conviene se vi regalanon la centrale, o se ve la danno a basso costo. A quel punto il nucleare è convieniente perchè il costo di funzionamento è più basso delle altre fonti. in particolare poi l’altro problema è lo smantellamento e la gestione delle scorie. E’ un problema legato soprattutto alla stabilità dei fondi che vanno accumulati durante il funzionamento della centrale. In Inghilterra, dove questi fondi sono stati creati, al fine di risolvere il problema della sistemazione delle scorie e della bonifica dei siti contaminati, l’impianto di Sellafield ha oggi, per quanto riguarda i conti pubblici inglesi (chi poi smantella tutto è sempre lo stato. Le aziende hanno diversi schemi con cui accumulano capitali che poi vanno utilizzati) un buco di settantatre miliardi di sterline. Un buco di 73 miliardi di sterline inerentemente alla gestione delle scorie e della sistemazione dei siti contaminati. E’ un buco che grava sulle generazioni che non hanno avuto alcun beneficio da quelle tecnologie.
L’altro aspetto riguarda questo fatto: lei oggi ordina un centrale EPR, che è costruita per durare sessant’anni. A parte il fatto che l’uranio è desinato a finire prima, tra autorizzazione e costruzione ci si mettono non meno di dieci anni. In Finlandia volevano mettere quattro anni, poi se va bene ce ne metteranno nove. In Italia ci vorranno se va bene dieci anni. Passano quindi dieci anni, poi ci sono sessant’anni di funzionamento, e poi normalmente si tiene la centrale per vent’anni per fargli scaricare un po’ di radioattività, e anche per ridurre i costi dei rischi dello smantellamento. Questi piani finanziari quindi per accantonare delle risorse per la sistemazione futura devono guardare a quasi un secolo. Oggi ordiniamo qualche cosa il cui esito finale verrà gestito tra novant’anni, e ci prendiamo la responsabilità di accantonare fondi che poi devono essere gestiti, e sappiamo che l’economia può creare voragini improvvise, non è la prima volta che fondi che sono stati investiti vengono bruciati da una crisi economica. Corriamo il rischio di lasciare alle generazioni successive un bel regalo, scaricando costi e problemi a loro per qualcosa di cui, forse, avremo beneficiato noi.

Il problema della sicurezza

Giuseppe Onufrio: L’EPR poi, in particolare ha questo aspetto: utilizza combustibile misto uranio e plutonio. Brucia molto il combustibile, quindi produce più prodotti di fissione del normale, per cui è stato valutato da rapporti indipendenti commissionati dalla stessa EDF che è l’ENEL francese e da altre aziende che le scorie, a seconda dei vari radionuclidi che sono i figli della fissione dell’uranio, avranno da 4 a 11 volte più quantità di quelle delle scorie convenzionali. In più, si tratta di oggetti che non sono mai stati visti. Ci fidiamo dell’esperienza francese, ma la storia del nucleare ci insegna che ogni filiera nucleare pone problemi diversi rispetto a quelli della generazione precedente.

Claudio Messora:Tra l’altro le centrali di terza generazione riducono la frequenza con la quale si verificano gli incidenti, ma qual’ora questi incidenti si dovessero verificare, sarebbero estremamente più gravi per via della loro capacità di dispersione sul territorio di sostanze radioattive.”
Giuseppe Onufrio:Per questa ragione che dicevo, cioè il combustibile è più bruciato. I prodotti della fissione sono di più. In Finlandia, dove c’è il primo cantiere, cioè la prima centrale costruira, intanto i costi erano partiti da un budget di tre miliardi e due, ed è già stato certificato un aumento di un miliardo e sette. Abbiamo già superato il 50% di aumento del costo, e si va verso il raddoppio. Inoltre per ogni mese di cantiere si è accumulato un mese di ritardo, quindi ci sono tre anni di ritardo. Per recuperare i tempi stanno facendo delle cose piuttosto discutibili anche sul piano della sicurezza. Noi sappiamo che l’autorità di sicurezza finlandese ha già riscontrato 2100 non conformità in cantiere, cioè lavori fatti in maniera difforme dal progetto autorizzato. Se andiamo a guardare non sono formalità o piccoli particolari, parliamo della densità del cemento della base del reattore, fatta con eccesso di acqua, parliamo della parte interna della cupola del reattore, una struttura di acciai speciali che è la prima barriera in caso di incidente, e quindi se la pentola a pressione dentro cui sono tutte le barre dovesse avere dei problemi, la prima barriera è questa cupola. E’ stata affidata a una ditta tedesca che l’ha subappaltata a una ditta polacca specializzata in chiglie pescherecci. Questa ditta ha fatto le saldature a mano, che in campo nucleare è abbastanza discutibile, gli spessori non erano uguali da una parte e dall’altra. Ha tagliato i buchi per i tubi nel posto sbagliato, poi questo pentolone si è rovinato in cantiere per una tempesta, l’hanno rifatto in fretta e furia non sappiamo bene con quali criteri di sicurezza. Abbiamo scoperto che una ditta francese che doveva fare le saldature dei tubi del circuito primario, perchè l’acqua che va in turbina non è la stessa di quella che va dentro i reattori dove ci sono le barre di uranio. C’è un circuito primario e uno secondario. Il circuito primario è molto delicato perchè è proprio l’acqua che entra dentro al reattore, che viene fatta scaldare sotto pressione e poi produce vapore. Questa è acqua che nel circuito gira a più di 150 atmosfere, e i tubi sono saldati alla base del cemento armato rinforzato del reattore con delle placche. Secondo il progetto la saldatura doveva avere uno spessore di trenta millimetri. Sul cantiere si è visto che la saldatura aveva uno spessore di venti millimetri. La ditta francese che ha lavorato, ha lavorato per un anno senza il responsabile della sicurezza. Questo per dire che non stiamo parlando del trentacinquesimo cantiere in cui sono andate le aziende che sono rimaste fuori. Stiamo perlando del primo cantiere, dove le aziende si giocano la loro credibilità.
Oggi in Finlandia un sondaggio dice che il 48% contro il 37% sono contrari a un ulteriore espansione del nucleare. Questo perchè le polemiche intorno alla costruzione del cantiere sono state grandissime.

L’accordo Berlusconi-Sarkozy

Giuseppe Onufrio:Berlusconi firma questo accordo con Sarkozy. Per capire le cose bisogna un po’ storicizzare. Cos’ha fatto Sarkozy prima? I francesi sono in realtà disperati perchè non hanno ordinativi. Hanno un cantiere in Finlandia e un secondo in Francia, quello francese è partecipato dall’ENEL al 12,5%. Sarkozy è andato in Marocco e in Algeria a proporre questa tecnologia che è gia complicata in un paese come l’Italia, figuriamoci in un paese che ha meno esperienza del nostro. Sarkozy, prima dell’accordo con Berlusconi, ha annunciato un terzo reattore. Bisogna fare attenzione ai particolari: a noi sembra normale che un rappresentante dello stato annunci la costruzione di un nuovo impianto nucleare. Guardate che il mercato è liberalizzato. Ad annunciare un nuovo reattore non può essere il Presidente della Repubblica: deve essere un’azienda elettrica. E per altro questo annuncio è stato dato in maniera strana per la Francia, perchè normalmente in Francia c’è una tradizione di consultazione delle popolazioni. C’è una fase preparatoria in un cui ogni impianto viene discusso. Da questo punto di vista la Francia ha una tradizione abbastanza demomcratica e trasparente, hanno gestito il nucleare in modo abbastanza civile. Con la popolazione hanno un rapporto di consultazione vero. Dopodichè arriva l’accordo con Berlusconi. In realtà gli unici che possono forse comprare qualche reattore sono gli inglesi che devono chiudere otto centrali, che sono già arrivate, ma in Inghilterra in questo momento EDF, l’Enel francese, interviene sul piano energetico inglese, attaccando gli obiettivi per le rinnovabili e per l’eolico, sostenendo che con tutte queste rinnovabili non c’è spazio per il nucleare.

Conclusioni

Giuseppe Onufrio:Dobbiamo avere chiaro tutti che il nucleare non è stato cancellato dagli ecologisti. Il nucleare è stato cancellato dal mercato e dal fatto che dopo sessant’anni i costi sono cresciuti anzichè diminuire, e soprattutto tutti i problemi dalla gestione delle scorie ad avere oggetti intrinsecamente sicuri non sono stati risolti. Nemmeno la proliferazione atomica, tant’è vero che appena l’Iran fa un impianto tutti si preoccupano. Questa tecnologia non è democratizzabile perchè facilmente può portare alla produzione di bombe, quindi l’uso militare è molto imparentato con quello civile. La Francia per quarant’anni è stata fuori dalla NATO. La Francia su quel nucleare ha basato la forza militare, e tutto il ciclo del conbustibile nucleare e la sua gestione è ancora in mano ai militari. La Francia è l’unico paese che continua a produrre plutonio, che come sapete ha degli usi civili molto limitati e fondalmentalmente è un materiale per le bombe. Gli Stati Uniti hanno cessato la produzione di plutonio nel 1977 con Carter e non l’hanno mai più ripresa.
Quindi noi siamo di fronte a una tecnologia che è in crisi, richiede molti soldi laddove il mercato è liberalizzato e dove non c’è stato alcun referendum, e soprattutto questo dibattito rischia di farci perdere il treno delle rinnovabili e dell’efficienza. Questi quattro reattori proposti dal governo produrranno, semmai verranno fatti, 42 o 45 miliardi di chilowattora. Gli obiettivi europei per le rinnovabili solo nel settore elettrico sono di 50 miliardi in più nel 2020. E se guardiamo anche all’efficienza, cioè sostituire le apparecchiature con cui utilizziamo l’energia con apparecchiature più efficienti, il potenziale tecnico e gli obiettivi sarebbero dell’ordine dei 100 miliardi. Quindi fonti rinnovabili e efficienza hanno un potenziale in Italia triplo, più che triplo del nucleare, e da un punto di vista occupazionale occupano almeno dieci volte di più.

De Magistris: uno dei nostri in Europa

Da http://www.beppegrillo.it/2009/03/de_magistris_uno_dei_nostri_in_europa.html:

Luigi De Magistris si candida da indipendente in Europa con l’Italia dei Valori. E’ un’ottima notizia. A Bruxelles c’è la testa del serpente. I finanziamenti da 9 miliardi all’anno che finiscono, quasi tutti, a tre regioni italiane: Campania, Calabria e Sicilia. Soldi che rafforzano la criminalità organizzata e una gestione criminale della politica. Miliardi che inquinano la vita del Paese invece di permetterne lo sviluppo. Molti sanno e tutti tacciono. Chi denuncia, come ha fatto De Magistris, viene isolato e calunniato. In Europa sarà una voce forte e pulita. Il blog lo sosterrà.
Loro non sia arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

“Sono contentissimo di fare questo video e voglio ringraziare Beppe Grillo, del quale ormai mi sento amico e condivido tantissime cose che egli sta facendo da anni per questo Paese su temi molto sensibili, sui quali cercherò brevemente di soffermarmi.
Quello più importante che è poi culminato nelle ultime manifestazioni straordinarie dei vari V-day, ricordo ad esempio l’intervento che feci anche io, durante la manifestazione straordinaria di Torino. Io non so quanti partiti politici tradizionali, soprattutto i due schieramenti più forti, il Pdl e il Pd riescano a portare in piazza come ha fatto Beppe, quindi, come dicevo la cosa più importante, a mio avviso, è il concetto di democrazia partecipativa, che è fondamentale.
La politica è fatta di partecipazione, la politica con la P maiuscola, non sono comitati di affari che devono gestire il denaro pubblico per interessi propri, ma la politica dev’essere rappresent ata da alcuni che devono portare le esigenze di tutti.
La democrazia partecipativa è il luogo assembleare, il protagonismo del popolo è uno degli aspetti più importanti e Beppe non lo ha fatto in modo populistico come dicono alcuni o come anti politica, ma se il luogo della politica per eccellenza, dove si fanno parlare le persone che altrimenti sono state emarginate nella società civile economisti, ambientalisti, lavoratori, sindacalisti, sacerdoti, magistrati, (come lui mi ha consentito di fare e io gliene sarò sempre grato) su temi fondamentali della vita di ognuno.
Io mi soffermerò oggi in questo breve saluto e in questo breve ringraziamento che faccio a Beppe, con la certezza che saprò portare, qualora dovessi essere eletto, ma anche se non sarò eletto, tutto il mio entusiasmo e tutta la passione su temi che ci vedono molto vicini. Soprattutto mi voglio soffermare su due temi che reputo fondamentali: uno è quello dell’ambiente. Io sono convinto che la ricchezza di un Paese e anche l’impresa, il lavoro e il progresso si fondino su un nuovo modo di fare ambientalismo. Quello soprattutto di puntare sulle energie rinnovabili e soprattutto sul rispetto assoluto della natura, che non è solo un bene dell’Italia, ma un bene di tutto il mondo, il mondo sarà destinato a scomparire se non si ha la capacità di superare questa fase di gravissima crisi economica che si fonda soprattutto su una gestione scellerata delle risorse energetiche e delle risorse naturali.
In questo Beppe è stato uno dei primi. Io ricordo quando da ragazzo seguivo i suoi spettacoli, ambiente ed economia viaggiavano strettamente l’uno correlato all’altro.
Attraverso l’utilizzo giusto delle risorse naturali e attraverso l’energia alternativa e i metodi e i messaggi che ci dà Beppe, io sono convinto che non solo vivremo meglio tutti, ci sarà un rispetto della natura una salvaguardia dell’ambiente, ma anche più lavoro per tutti e sopratutto più lavoro per i giovani.
Il secondo punto che ricordo con grandissimo entusiasmo, io ebbi anche qualche perplessità a partecipare e fui molto criticato dai miei colleghi magistrati dell’epoca, la partecipazione a Strasburgo con Beppe Grillo e Marco Travaglio. Innanzitutto ricordo il viaggio bellissimo che facemmo in macchina dall’Italia tutti e tre, cominciammo a confrontarci soprattutto su un tema che è centrale in Italia e non solo in Italia: quello della gestione dei finanziamenti pubblici. Il controllo illegale che il sistema castale politico di questo paese, sta facendo e ha fatto sulla gestione del denaro pubblico, a discapito della gran parte dei cittadini e arricchendone solo alcuni, rendendo il nostro paese sempre più vicino a quello di alcune realtà sudamericane e mediorientali e non certo proprie di un paese occidentale.
Il tema del finanziamento pubblico è centrale perché è lì che si corrode la democrazia. In Europa io credo che dobbiamo portare persone credibili, non persone che hanno contribuito in questi anni a dissipare, a sperperare e ad arricchire comitati di affari nell’immane flusso di denaro che è giunto in Italia. Portare persone competenti ed oneste in grado non di interrompere il flusso del denaro pubblico che può servire, in qualche modo, ad aiutare le realtà più difficili anche se io sono dell’avviso che non si deve favorire l’assistenzialismo fine a sé stesso, dev’essere un modo proprio per favorire l’impresa diversa come dicevamo prima, ad esempio un nuovo modo di fare ambiente, un nuovo modo di fare economia, soprattutto aiutando i giovani svincolandoli da cappe della casta politica e della criminalità organizzata.
Sono convinto, da tempo, soprattutto per il lavoro svolto come magistrato, che proprio attraverso la gestione illegale del denaro pubblico è cresciuta non solo la criminalità mafiosa di tipo tradizionale, ma anche la criminalità dei colletti bianchi.
Il denaro pubblico in gran parte viene gestito da comitati d’affari che decidono a chi dare i soldi, a quale società dare i soldi, a chi affidare gli appalti, a chi affidare i progetti, a chi affidare i subappalti, chi assumere in queste società nel fare sia i progetti che i lavori e quindi condizionando il voto. Oggi si ha un’occasione importante grazie ad Antonio Di Pietro e a Italia dei Valori, cioè coinvolgere persone della società civile, anche con sensibilità diverse a costruire una casa comune in cui i protagonisti non sono solo le persone che spero verranno elette, ma tutti quanti insieme che potremo dare un contributo a migliorare veramente non solo l’Italia ma l’Europa a vivere nel benessere e nella salvaguardia di tutti, della natura e del nostro paese in particolare. Grazie ed un abbraccio a Beppe.” Luigi De Magistris

L’infiltrazione della mafia all’interno delle istituzioni

Anche Sonia Alfano, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della mafia, è candidata per l’Italia dei valori (megagalattico 3). E’ già stata candidata alla presidenza della regione Sicilia per la lista degli amici di Beppe Grillo. E’ la figlia del giornalista Beppe Alfano ucciso perchè aveva scoperto che il capo della mafia catanese, Nitto Santapaola, era latitante a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina. Dietro all’omicidio ci sono anche strani movimenti di massoneria e servizi segreti.

Le parole di Sonia Alfano sono di forte denuncia:

Purtroppo sono all’ordine del giorno le prove dell’infiltrazione della mafia all’interno delle istituzioni. Per fare un esempio, mi viene in mente il nome di Renato Schifani, presidente del Senato, che qualche anno fa era socio in affari del boss Nino Mandalà di Villabate. Oppure, mi viene in mente il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che piacevolmente andava ai matrimoni delle figlie dei boss, in fattispecie del boss Croce Napoli con cui si intratteneva, si abbraccia e si bacia…”

Da http://www.antoniodipietro.com/2009/03/sonia_alfano_in_europa.html