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Le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare

Le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare,leggete e datene massima diffusione. Tratto dai i seguenti blog:

Le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare « Perlablu – Legambiente @ Cologna Veneta.

Piero Ricca » Nucleare. Le ragioni del no.

4 video e sintesi:

I contenuti del video sono sintetizzati da questa presentazione che per comodità viene riportata qui sotto:

Per un sistema energetico moderno, pulito e sicuro

Le 10 bugie più ricorrenti sul nucleare

BUGIA 1: “Il nucleare è necessario per il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici”

Nel mondo il 75% delle emissioni di gas serra sono generate da settori che non hanno alcun legame con la produzione di elettricità: trasporti, industria, riscaldamento degli edifici.

In tutti questi settori il nucleare non servirebbe a nulla.

Al 2020 le emissioni di gas serra del 1990 dei paesi industrializzati dovranno essere ridotte di almeno il 40%, al 2050 le emissioni globali di almeno l’80%: il nucleare non serve!

In Italia se il governo decidesse di costruire alcune centrali nucleari, passerebbero – senza considerare le contestazioni nei territori coinvolti – almeno 10-15 anni prima della loro entrata in funzione.

L’Italia quindi non riuscirebbe a rispettare la scadenza europea vincolante del 2020 – prevista dal pacchetto energia e clima dell’Unione europea, il cosiddetto 20-20-20 -, incorrendo in ulteriori sanzioni da aggiungere a quelle ormai inevitabili del Protocollo di Kyoto.

BUGIA 2: “Il nucleare può convivere con rinnovabili ed efficienza”

Il nucleare ha bisogno di enormi investimenti iniziali, che per essere coperti richiedono anche ingenti sussidi statali, soprattutto nella chiusura del ciclo.

In Italia se il programma nucleare del governo si concretizzasse (eventualmente anche in Albania!), inevitabilmente si dirotterebbero sull’atomo di fatto tutte le attenzioni e le risorse (50 mld di €!) destinabili alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, uniche soluzioni praticabili per ridurre efficacemente e in tempi brevi le emissioni di CO2.

BUGIA 3: “Il nucleare diminuirà la bolletta energetica del Paese”

La produzione elettrica dal nucleare, includendo anche lo smantellamento delle centrali e lo smaltimento delle scorie radioattive, costa più delle altre fonti (Dipartimento dell’energia statunitense, Agenzia di rating Moody’s, Istituti bancari, etc).

Il MIT di Boston, il più importante politecnico al mondo, in un recente aggiornamento del rapporto Future of nuclear power del 2003 ha certificato che il costo per KW installato è raddoppiato in soli 5 anni.

Le ultime stime del MIT di Boston (2009) Per la collettività italiana è in arrivo una maxi stangata a causa dell’atomo made in Italy.

Il decreto sui criteri localizzativi approvato il 10 febbraio 2010 prevede compensazioni economiche e sostanziosi rimborsi alle aziende per la mancata realizzazione del programma nucleare. Alla faccia della tanto propagandata riduzione in bolletta, tutto sarà ovviamente a carico dello stato e dei cittadini!

BUGIA 4: “Il nucleare ridurrà le importazioni dell’Italia?

Il nucleare produce solo elettricità, pari a circa il 25% dei consumi energetici finali italiani, e non calore o carburante per i trasporti.

Quindi non permetterà alcuna sostanziale riduzione delle importazioni dei combustibili fossili (soprattutto petrolio, ma anche carbone e gas) utilizzati per:

– produrre calore nell’industria

riscaldare gli edifici

– produrre il carburante per i trasporti.

Inoltre le centrali nucleari utilizzano l’uranio, materia prima da importare dall’estero come gli altri combustibili fossili.

BUGIA 5: “Il nucleare garantirà la diversificazione delle fonti energetiche italiane”

La produzione elettrica in Italia dipende per il 60% dal gas naturale (per l’entrata in funzione di tanti nuovi cicli combinati negli ultimi 10 anni).

Il contributo dell’atomo alla riduzione dei consumi di gas sarebbe insignificante.

Secondo uno studio del Cesi Ricerca del 2008, con la costruzione di 4 reattori EPR di terza generazione evoluta da 1.600 MW l’uno, risparmieremmo dal 2026 in poi appena 9 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale, pari al 10% dei consumi attuali e al contributo di un rigassificatore di media taglia.

Altro che diversificazione delle fonti!

BUGIA 6: “I reattori EPR sono un gioiello della tecnologia e assolutamente sicuri”

La costruzione degli unici due reattori di “terza generazione evoluta” (3+) al mondo (ad Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia) è davvero un flop.

Il cantiere della centrale finlandese è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012, con 3 anni di ritardo rispetto alle previsioni (ma anche questo termine è destinato a slittare in avanti). I costi sono aumentati fino ad oggi di circa il 50%: dai 3,2 previsti ai 4,5 miliardi di euro.

Novembre 2009: clamorosa bocciatura delle Autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna sui sistemi di sicurezza dei reattori francesi e chiedono ad Areva «di migliorare il progetto iniziale dell’EPR».

È l’ennesima e autorevole conferma che non esiste tecnologia che possa escludere i rischi di un incidente nucleare con conseguente fuoriuscita di radioattività all’esterno (Chernobyl del 1986, Three Mile Island negli Usa del 1979, Tokaimura in Giappone del 1999, Tricastin nel 2008 – che ha causato la fuoriuscita di circa 25mila litri di acqua contaminata radioattivamente -).

Centrali di ultima generazione? La tecnologia francese EPR sposata dal governo italiano è di “terza generazione evoluta” (3+) e non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni:

– produzione e smaltimento delle scorie;

– riserve di uranio;

– proliferazione nucleare e rischio terrorismo;

– contaminazione ordinaria.

L’Italia si sta quindi candidando a promuovere una tecnologia inquinante, costosa e vecchia, a maggior ragione se nel 2030-40 vedrà la luce il nucleare di “quarta generazione”, in fase di studio a livello internazionale.

BUGIA 7: “Il nucleare non emette gas serra”

Il nucleare emette gas serra, se si considera l’intera filiera (costruzione delle centrali; estrazione, trasporto e lavorazione dell’uranio; riprocessamento del combustibile nucleare irraggiato; smantellamento delle centrali; smaltimento delle scorie) – e non solo l’esercizio della centrale.

A differenza di altre tecnologie di taglia minore e quindi più efficienti, il nucleare inoltre non permette di recuperare il calore in esubero generato per produrre l’elettricità, obbligando i cittadini e l’industria a ricorrere ad altri sistemi rispettivamente per il riscaldamento delle abitazioni e per la produzione di calore nel ciclo produttivo.

BUGIA 8: “Nel mondo è in corso un rinascimento nucleare”

Secondo l’Aiea ad oggi sono attivi 436 reattori nucleari (370mila MW), a cui se ne dovrebbero aggiungere 53 in costruzione.

Dove sono in costruzione questi 53 reattori? I principali paesi che stanno investendo nell’atomo sono:

Cina (16 reattori)

Russia (9)

India (6)

Corea el Nord (6)

Il nuovo governo tedesco di centro destra non prevede la costruzione di nuove centrali nucleari in Germania, ma solo l’allungamento della vita di quelle esistenti (Angela Merkel: “il nucleare come tecnologia ponte”).

Escludendo i Paesi che non hanno un mercato elettrico davvero liberalizzato o che vogliono dotarsi di

armamenti nucleari, ma dove sarebbe questo Rinascimento del nucleare?

BUGIA 9: “Il nucleare garantirà una maggiore occupazione al nostro Paese”

Una centrale nucleare nella fase di costruzione produce 2.500 posti di lavoro, che si riducono a 500 nella fase di esercizio!

A parità di investimenti l’efficienza energetica e le rinnovabili sono capaci di creare 15 posti di lavoro per ogni posto di lavoro nel nucleare.

In meno di 10 anni, la Germania ha creato oltre 250.000 posti di lavoro nel settore delle rinnovabili, tra diretto e indotto. In Italia al 2020 con la diffusione delle rinnovabili si potrebbero creare dai 150 ai 200mila posti di lavoro.

BUGIA 10: “Sulle localizzazioni delle centrali decideranno gli enti locali e le popolazioni, non il governo”

Il ministro Scajola “dimentica” infatti che la legge Sviluppo, approvata dal Parlamento italiano nel luglio 2009, permette al governo di utilizzare il potere sostitutivo in caso di mancata intesa tra gli enti locali per la localizzazione delle centrali, utilizzando eventualmente anche l’esercito.

L’amnesia di Scajola aumenta in prossimità delle scadenze elettorali. Ha forse paura di perdere consenso?

E poi, la maggioranza di governo non riesce a convincere neanche i suoi candidati regionali (presidenti o consiglieri), come pensa di convincere gli italiani?

Dove si faranno?

Si devono rispettare soprattutto queste 4 condizioni:

sito stabile sotto il punto di vista geologico

presenza di acqua

distanza dai centri abitati (5-10 km?)

presenza di una rete elettrica

Cosa comporta la presenza della centrale nucleare sul territorio che la ospita?

Nel 2008 l’Agenzia tedesca sul nucleare ha confermato che più si vive vicini alle centrali e maggiore è il rischio di malattie gravi.

Per i bambini che vivono in un raggio di 5 km da una centrale nucleare la possibilità di contrarre la leucemia aumenta del 76% rispetto ai coetanei che vivono a oltre 50 km dall’impianto.

Pesanti impatti DIRETTI su:

agricoltura

turismo

Oltre agli impatti INDIRETTI su:

settore dell’efficienza e delle rinnovabili (produttori di tecnologia, installatori, addetti alla

manutenzione, etc)

A chi serve il nucleare?

Alle grandi aziende energetiche che faranno grandi affari, monopolizzando sempre più il mercato elettrico, a discapito di una economia distribuita e più democratica

È necessario invece fondare il nostro modello energetico su:

innovazione tecnologica

miglioramento dell’efficienza

sviluppo delle rinnovabili

gas come fonte fossile di transizione

Questo è il sistema energetico che vogliamo!

Serve una rivoluzione energetica per rendere più efficiente e sostenibile il modo con cui:

produciamo l’elettricità e il calore

si muovono persone e merci

consumiamo energia nell’industria e negli edifici

ComeDonChisciotte – UNA REALTA’ ESAMINATA DALL’ ORLO DELL’ESTINZIONE

Fonte: ComeDonChisciotte – UNA REALTA’ ESAMINATA DALL’ ORLO DELL’ESTINZIONE.

DI CHRIS HEDGES
commondreams.org

Possiamo seguire Bill McKibben il 24 ottobre nella protesta internazionale contro l’aumento di emissioni di CO2. Possiamo ridurre il nostro consumo di combustibile fossile. Possiamo usare meno acqua. Possiamo bandire le buste di plastica. Possiamo installare lampadine compatte e fluorescenti. Possiamo concimare il nostro cortile. Ma a meno che non smantelliamo l’intero sistema economico, tutte queste azioni saranno efficaci come le magliette per la danza dei fantasmi date ai nativi d’America per proteggersi dalle pallottole dei soldati bianchi a Wounded Knee.

“Se restiamo ad aspettare la grande, gloriosa rivoluzione, non ci resterà più niente”, mi ha detto Derrick Jensen in un’intervista telefonica dalla sua casa in California: “Se tutto quello che facciamo è riformare il lavoro, la nostra cultura si polverizzerà. Quest’operazione è necessaria ma non sufficiente. Dobbiamo usare qualunque mezzo necessario ad impedire che questa cultura uccida il pianeta. Dobbiamo puntare contro e abbattere l’infrastruttura industriale che sta sistematicamente smembrando il pianeta. La civilizzazione industriale è funzionalmente incompatibile con la vita sul pianeta e di fatto lo sta distruggendo. Dobbiamo fare qualsiasi cosa sia necessaria per fermare tutto ciò.”

Le industrie del petrolio e dei gas naturali, l’industria del carbone, quella dell’esercito e delle armi; le fattorie industriali, le industrie di deforestazione, l’industria automobilistica e gli stabilimenti chimici non accetteranno volentieri la loro stessa estinzione. Sono completamente indifferenti all’incombente catastrofe umana. Non ridurremo significativamente le emissioni di anidride carbonica asciugando i nostri panni in cortile o fidandoci ingenuamente delle élites di potere. Le multinazionali continueranno a cannibalizzare il pianeta in nome dei soldi. Devono essere fermate da forme di resistenza militanti e organizzate. La crisi del riscaldamento globale è un problema sociale e richiede una risposta sociale.

Gli Stati Uniti, dopo aver respinto il protocollo di Kyoto, hanno aumentato le emissioni di CO2 del 20% rispetto al 1990. I paesi dell’Unione Europea nello stesso periodo le hanno ridotte del 2%. Ma i recenti negoziati sul clima a Bangkok, nati per condurre ad un accordo per il vertice di Copenhagen a dicembre, hanno cestinato persino la tiepida replica di Kyoto. Kyoto è morto. La UE, come gli Stati Uniti, non rispetterà più gli obiettivi fissati per la riduzione di emissione di carbone. Le nazioni decideranno unilateralmente quanto tagliare. Semplicemente, sottoporranno i propri piani a organi internazionali di monitoraggio. E mentre Kyoto dava un carico di responsabilità maggiore ai paesi industrializzati che avevano creato la crisi climatica, il nuovo piano tratta tutti allo stesso modo. È un grosso passo indietro.

“Tutte le cosiddette soluzioni al riscaldamento globale danno il capitalismo come un dato incontrovertibile”, ha detto Jensen, autore fra l’altro di Fine del gioco: il problema della civilizzazione e La cultura del far credere. “Si suppone che il mondo naturale si conformi al capitalismo industriale. Ma è una follia! Il capitalismo non ha niente a che vedere con la realtà fisica. Quello che è reale è reale. Qualsiasi sistema sociale – non importa se stiamo parlando del capitalismo industriale o della popolazione indigena di Tolowa – il modo di vivere di una società dipende da un mondo reale e fisico. Fuori da un mondo non reale e non fisico, non si possiede niente. Quando ci si separa dal mondo concreto si comincia a vaneggiare. Si finisce per credere che le macchine siano più importanti della vita reale. Quante macchine ci sono a 3 metri da te e quanti animali selvaggi nell’arco di 100 metri? Con quante macchine hai a che fare ogni giorno? Abbiamo dimenticato che cosa è normale.”

Gli studi più recenti hanno dimostrato che i ghiacci polari si stanno sciogliendo in proporzioni record e che nel prossimo decennio il circolo polare Artico sarà un mare aperto durante le estati. Significa che non abbiamo molto tempo. Il ghiaccio bianco e la neve riflettono l’80% della luce solare nello spazio, mentre l’acqua scura riflette soltanto il 20% e assorbe una quantità molto maggiore di calore. Gli scienziati avvertono che la scomparsa dei ghiacci cambierà drammaticamente le correnti sia dei venti che delle acque intorno al mondo. E i ghiacci perenni che si stanno sciogliendo apriranno fughe di gas di metano, provenienti dal fondo dell’oceano lungo la costa russa. Il metano è un gas serra 25 volte più dannoso del diossido di carbonio e alcuni scienziato hanno stimato che il rilascio di ingenti quantità di metano nell’atmosfera può asfissiare l’intero genere umano. L’innalzamento del livello dei mari, che inghiottirà paesi come il Balngladesh e le isole Marshall e trasformerà città come New Orleans nella nuova Atlantide, si accompagnerà a dure siccità, terribili tempeste e inondazioni che costringeranno nell’eventualità a spostare oltre un bilione di persone. L’effetto sarà temibile, con malattie e morte su una scala mai vista prima nella storia del genere umano.

Possiamo salvare interi boschi, proteggere specie in pericolo, bonificare fiumi, il che è buono, ma evitare di lanciare una sfida alle multinazionale significherebbe aver vanificato i nostri sforzi. Questi piccoli accorgimenti e crociate ambientali possono trasformarsi facilmente in medaglie per la purezza morale, una scusa per l’inazione. Ci possono assolvere dal più arduo compito di fronteggiare le multinazionali.

Il danno arrecato all’ambiente dai privati è niente confronto a quello arrecato dalle multinazionali. I comuni e i cittadini usano il 10% delle risorse d’acqua nazionali mentre il 90% è consumato dal settore agricolo e industriale. Il consumo individuale di energia equivale a circa un quarto del consumo totale di energia; il restante 75% viene consumato dalle multinazionali. Negli Stati Uniti i rifiuti municipali costituiscono il 3% della produzione totale dei rifiuti. Possiamo, e dovremmo, vivere in modo più semplice, ma non sarà sufficiente se non trasformiamo la struttura economica del mondo industrializzato.

“Se il tuo cibo proviene dalla drogheria e l’acqua da un rubinetto, difenderai fino alla morte il sistema che ti fornisce tutte queste cose perché la tua vita dipende da esse”, ha detto Jensen, il quale sta tenendo seminari in tutto il paese chiamati Deep Green Resistance per costruire un movimento militante di resistenza. “Se il tuo cibo proviene dalla terra e la tua acqua da un fiume, difenderai invece fino alla morte questi sistemi. In un sistema abusivo, sia che parliamo di un uomo che commette abusi su di un suo partner, sia che ci riferiamo ad un sistema abusivo in senso più ampio, costringi le tue vittime a dipendere da te. Siamo arrivati a pensare che il capitalismo industrializzato sia più importante della vita stessa.”

Coloro che gestiscono il nostro sistema di multinazionali hanno ostacolato una regolamentazione climatica altrettanto tenacemente di quanto hanno fatto con la regolamentazione finanziaria. Sono responsabili del nostro impoverimento personale così come dell’impoverimento dell’ecosistema. Siamo dipendenti, grazie sia all’industria del petrolio, gas e automobili sia dei sistemi di governo legati alle multinazionali, al combustibile fossile. Le specie si stanno estinguendo, le riserve di pesci si stanno esaurendo. L’enorme flusso di migrazione umana dalle coste verso i deserti è ormai iniziata. E poiché le temperature continuano ad innalzarsi, larghe parti del pianeta diventeranno inabitabili. Il climatologo della NASA James Hansen ha dimostrato che una quantità di diossido di carbonio superiore alle 350 particelle per milione nell’atmosfera non è compatibile con il mantenimento della biosfera “sul pianeta in cui si è sviluppata la civiltà e la vita si è dovuta adeguare.” Lo scienziato ha stimato che il mondo dovrebbe smettere di bruciare carbone entro il 2030 – e il mondo industrializzato ben prima di questa data – se vogliamo avere una qualche speranza di portare le emissioni di CO2 al di sotto di quelle 350 particelle. Il carbone fornisce metà dell’elettricità negli Stati Uniti.

“Dobbiamo separarci dal sistema di multinazionali che sta uccidendo il pianeta”, ha detto Jensen, “dobbiamo davvero diventare seri. Stiamo parlando della vita sul pianeta. Dobbiamo chiudere le infrastrutture petrolifere. Non mi interessa, e tantomeno interessa agli alberi, se lo facciamo attraverso azioni legali, boicottaggi di massa o sabotaggi. Ho chiesto a Dahr Jamail quanto durerebbe un ponte non sorvegliato in Iraq. Ha risposto probabilmente dalle 6 alle 12 ore. Dobbiamo rendere ingestibile il sistema economico, che è responsabile per tutta questa distruzione.
Il Movimento per l’Indipendenza del Delta del Niger è riuscito a ridurre la produzione nigeriana di petrolio del 20%. Dobbiamo fermare il mercato del petrolio.”

La ragione per cui l’ecosistema sta collassando non è perché noi abbiamo ancora un’asciugatrice in cantina. È perché le multinazionali guardano a tutto, dai bisogni umani all’ambiente, come risorse da sfruttare. È perché il consumo è la ragion d’essere delle aziende. Abbiamo permesso alle multinazionali di vendere la crisi ambientale come una questione di scelta personale, quando invece esiste la necessità di un profondo rinnovamento sociale ed economico. Ci hanno lasciati impotenti.

Alexander Herzen un secolo fa, rivolgendosi a un gruppo di anarchici che volevano rovesciare lo zar, ricordò ai suoi seguaci che non erano lì per salvare il sistema.

“Crediamo di essere i dottori”, disse Herzen, “invece siamo la malattia.

Chris Hedges
Fonte: http://www.commondreams.org
Link: http://www.commondreams.org/view/2009/10/19
19.10.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di VIOLA CAON

Allarmante riscaldamento dell’antartide

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14628&Itemid=48:

di Gennaro Carotenuto – 7 aprile 2009

L’estate australe che si è appena conclusa è stata forse il punto di non ritorno per l’Antartide. Le foto dal satellite testimoniano che la piattaforma di Wilkins, un’enorme distesa di ghiaccio di 14.000 chilometri quadrati (più della regione Campania), è collassata e va alla deriva proprio sotto la Terra del Fuoco, il territorio più meridionale dell’America e del mondo, dove però si prevede che non arriverà mai sciogliendosi molto prima a causa del riscaldamento climatico.
Quella di Wilkins è di gran lunga la più gigantesca piattaforma di ghiaccio che si sia mai separata dal sesto continente. Poco più a nord di questa è scomparsa, completamente disintegrata, un’altra banchisa, Wordie, di 1.500 chilometri quadrati che solo fino a pochi anni fa era saldamente ancorata alla terra ferma australe. Prima di oggi la più grande ad essersi staccata era stata nel 2002 l’iceberg noto come Larsen B. Questo, grande appena un quinto di Wilkins, era rimasto inalterato per circa 12.000 anni prima di collassare e disintegrarsi in pochi giorni.
Secondo gli osservatori dell’ESA, l’ente spaziale europeo, Wilkins, anch’essa immobile e ancorata sotto la Terra del Fuoco vicino alla penisola antartica (Terra di O’Higgins come si conosce in Cile) per migliaia di anni, avrebbe iniziato il suo distacco nel 1990. Tra febbraio e giugno del 2008 Wilkins aveva già perso due frammenti da 400 e 1.500 km quadrati, passando da 16.000 a 14.000 km quadrati di dimensione e restando ancorato al continente attraverso poche lingue di ghiaccio che la fissavano alle isole Latady e Charcot. L’ultimo ponte si sarebbe inabissato lo scorso 31 marzo lasciando alla deriva l’enorme distesa di ghiaccio in movimento verso Nord.
La morte di Wilkins non può fare rumore ma è un segnale sinistro per la salute non solo di un continente disabitato ma di un intero pianeta nel quale l’emisfero australe subisce le conseguenze del disastro climatico provocato dal Nord del mondo. Negli ultimi 50 anni la temperatura media dell’Antartide è infatti cresciuta di ben 2.5 gradi, un valore molto al di sopra della media degli altri continenti. In Antartide continueranno a risiedere pochi ricercatori scientifici e ad affacciarsi sempre più numerosi i turisti danarosi in grado di comprare i carissimi pacchetti che portano oltre lo stretto di Magellano all’estremo sud del mondo, ma ben più di una campana a morto è suonata con Wilkins e ignorarlo sarebbe suicida.

Blog di Beppe Grillo – Da +1 a +6

Blog di Beppe Grillo – Da +1 a +6.

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A più un grado ci siamo quasi. Per più sei bisogna aspettare ancora qualche decennio. Tra più uno e più sei, ci sono i più due, tre, quattro, cinque. Ogni grado in più, un piccolo passo verso l’inferno. La crisi economica mondiale è una grande opportunità per cambiare e fermarsi di fronte al baratro. Il capitalismo ha fallito, ucciso le democrazie. Consumato il mondo. Non si può fondare una società solo sul capitale. Chi lo possiede va al potere, il voto è un’illusione. Un operaio non diventerà mai presidente del Consiglio, un ricco piduista invece sì. Una contadina non sarà mai sindaco di Mlano, Letizia Moratti, moglie di un petroliere, invece sì. L’informazione di regime si occupa di nani, psiconani, fascisti e leghisti venduti al miglior offerente (sempre lui), di inceneritori e di incentivi alle banche e alla Fiat. Nel frattempo il pianeta si riscalda, un grado alla volta.
E’ opportuno ricordare cosa sta per succedere, cosa succede. Di una cosa sono certo. I nostri figli e i nostri nipoti non ci perdoneranno mai.
+ 1: Fusione dell’Artico – Scomparsa dei ghiacci dal Kilimanjaro – Ritiro dei principali ghiacciai dalle Alpi al Tibet – Inizio della distruzione Grande Barriera Corallina – Estinzione di centinaia di specie – Aumento di numero e di intensità degli uragani – Innalzamento livello del mare con numerosi atolli sommersi, tra cui l’arcipelago di Kiribati con 78.000 persone.
+ 2: Riduzione dell’alcalinità dei mari con la progressiva distruzione del placton e degli organisni con i gusci di carbonato di calcio (il placton è alla base della catena alimentare oceanica) – Calo della crescita delle piante in Europa fino al 30% – Incendi su larga scala in Europa – Fusione dei ghiacciai della Groenlandia – Scomparsa dell’orso polare – Carestie in India e in Pakistan
+ 3: Scomparsa dell’Amazzonia e delle foreste pluvilali – Desertificazione dell’Australia – Superuragani nell’America del Nord – Siccità permanente nel continente indiano a causa del cambiamento dei monsoni – Indo e Colorado in secca – New York e altre città costiere sommerse dall’acqua – Sviluppo delle epidemie in Africa
+ 4: Scioglimento dell’Antartide – Delta del Nilo sommerso dal mare – Carestia in Cina – Migrazioni di massa verso i Paesi temperati come Russia e Europa
+ 5: Espansione dei deserti – Prosciugamento delle falde acquifere – Aumento delle migrazioni di massa – Possibile disgregazione delle piattaforme continentali – Tsunami – Guerre civili e conflitti etnici per le risorse
+ 6: Possibile fuoriuscita di acido solfidrico dagli oceani – Nubi di metano – Avvelenamento della superficie terrestre – Scomparsa di gran parte della vegetazione – Riduzione drastica della popolazione.
Queste sciagure possono avvenire entro il 2100.
Belin, mi sento male. Non voglio più produrre più una particella di CO2
Qualcosa possiamo fare da subito. Stampare e diffondere la Carta di Firenze. I dodici punti per il Comune a Cinque Stelle. Da qualcosa bisogna partire, iniziamo dal nostro Comune.

Ps: Previsioni tratte dal libro: “Sei gradi” di Mark Lynas, premiato nel 2008 in Gran Bretagna con il “Royal Society Science Books Prize“.