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politicamentecorretto.com – VOTI RADDOPPIATI A PRAGA – Altre “anomalie” in Europa….. e in Italia ?

Si tratta forse di brogli elettorali?

politicamentecorretto.com – VOTI RADDOPPIATI A PRAGA – Altre “anomalie” in Europa….. e in Italia ?.

103 per cento

Facendo un’analisi piu’ attenta, ci siamo accorti che nella Circoscrizione III (votanti per l’Italia centrale) della Repubblica Ceca, il senso civico dell’elettorato raggiungeva punte invidiabili, avendo li’ votato il 103% degli aventi-diritto. Per chi aveva votato la parte “fantasma” ? Pdl.

http://europee2009.interno.it/europee/euro090607/EE3225.htm

Questo, confrontato con altri dati europei, ad esempio la Bulgaria dove ha votato il 100% degli iscritti (premettiamo che all’estero la percentuale raggiunge, per le europee, mediamente il 20)

http://europee2009.interno.it/europee/euro090607/EE3224.htm ,

e vedendo anche PER CHI si era votato in Bulgaria, ci ha fatto riflettere ancor di piu’.

In Lettonia ha votato il 100 %, dimostrando anche li’ enorme senso civico! Per chi avranno votato ?

http://europee2009.interno.it/europee/euro090607/EE0255.htm

A Cipro ha votato quasi il 70% degli aventi diritto, quasi come Roma ! E per chi ?

Abbiamo immediatamente scritto al Consolato di Praga, siamo in attesa di risposte ufficiali.

Ci chiediamo inoltre dove possa essere avvenuto il piccolo “errore”. Non qui a Praga e Brno, sicuramente, dove i Presidenti di seggio hanno sigillato dei verbali firmati da tutti i componenti del seggio stesso nonche’ dai rappresentanti di lista.

Probabilmente neanche a Castlnuovo di Porto, dove i voti sono stati scrutinati, perche’ li’ erano presenti anche i rappresentanti di lista. L’errore dovrebbe quindi, per esclusione, essere avvenuto dopo, e cioe’ in fase di inserimento dei dati ? Ma, se e’ cosi’, per QUANTE SEZIONI si puo’ aver sbagliato ? La risposta potrebbe essere davvero inquietante.

La verità è eversiva e alla Mediaset non se la possono permettere

Dichiarazione di voto alle europee | Il blog di Daniele Martinelli

Dichiarazione di voto alle europee | Il blog di Daniele Martinelli.

Alle prossime elezioni europee voterò ancora Italia dei Valori. Sulla scheda scriverò i nomi di Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Carlo Vulpio, tutti candidati nel collegio Italia Nord-ovest di cui faccio parte.
3 nomi e cognomi soltanto perché di più non se ne possono votare, altrimenti non avrei esitato a dare la mia preferenza anche a persone come Giorgio Schultze o Maruska Piredda.

L’Italia dei valori rimane l’unico partito votabile anche per queste elezioni. Dei 3 candidati che ho deciso di preferire nell’urna, oltre che conoscerne i rispettivi percorsi personali, ho la fortuna di conoscerli personalmente. Ho sufficienti elementi per ritenerle 3 persone affidabili e con i contro coglioni. Spero lo rimarranno anche quando – mi auguro – saranno stati eletti.

Questi non li votiamo. Le elezioni per il Parlamento di Strasburgo

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=15910&Itemid=48

di Peter Gomez – 15 maggio 2009
Condannati come Bonsignore e Sgarbi. Inquisiti come Mastella e Storace.

I candidati nei guai con la giustizia spuntano nelle liste per le europee di tutti i partiti

C’è chi è ancora sotto inchiesta oppure l’ha fatta franca grazie alla prescrizione o all’amnistia. C’è chi si è salvato per un cavillo. C’è chi è stato riconosciuto colpevole addirittura in Cassazione, ma è lì lo stesso. Da anni. E con tutta probabilità sarà lì di nuovo. C’è chi, invece, avrebbe dovuto star fuori dalla politica ab eterno, perché lo aveva garantito il suo partito vista la pessima prova di sé fornita al Paese e al mondo. Ma che, dopo una sentenza sfavorevole incassata in primo grado, è stato ripescato e riammesso al ballo. Forse perché la pena, dice la Costituzione, è sempre tesa alla riabilitazione del condannato. Infine c’è lui, l’ineleggibile e l’improcessabile per eccellenza: Berlusconi Silvio da Milano, classe 1936, uno dei quattro mariti d’Italia – con il presidente della Repubblica e quelli di Camera e Senato – che oggi, in virtù del lodo Alfano, potrebbero persino scegliere non di divorziare, ma di strangolare la consorte, certi di non finire davanti ai giudici sino al termine del mandato.

Sono cose che voi umani non avreste nemmeno potuto immaginare quelle che emergono dalle liste elettorali depositate in vista delle europee del 7 e 8 giugno. Se il caso Berlusconi-Lario-minorenni ha portato alla precipitosa esclusione di una dozzina di veline, evitando così che gli elettori del Pdl entrassero nelle urne con lo stesso spirito con cui si partecipa al televoto per la casa del ‘Grande Fratello’, molte delle altre candidature fanno adesso rimpiangere le stesse veline. E per accorgersene basta analizzare i curricula, penali e politici, di una ventina di aspiranti euro-deputati.

Popolo della libertà
Berlusconi è capolista ovunque, ma non andrà mai a Strasburgo. Se lo facesse, dovrebbe rinunciare alla poltrona da premier e soprattutto vedrebbe ricominciare due suoi processi: quello per i falsi in bilancio Mediaset e quello per la corruzione del testimone David Mills. Così il Pdl è costretto a consolarsi con altri quattro cavalli di razza dati per vincenti nella corsa (con preferenze) per l’Europarlamento. In pole position, secondo i bookmakers, c’è l’ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella, indimenticato e indimenticabile autore di ben due ribaltoni: nel ’98 passò dalla destra alla sinistra, nel 2008 dalla sinistra alla destra. In attesa di sapere dove andrà tra dieci anni, Mastella morde il freno. Alle politiche il Cavaliere, per premiare il suo essenziale contributo alla caduta del governo Prodi, gli aveva garantito dieci senatori e 20 deputati. Ma i sondaggi – impietosi – e le pressioni di Lega e An avevano fatto saltare l’accordo. Oggi però Mastella è di nuovo in pista, dopo un anno trascorso ai box facendo la comparsa a ‘Quelli che il calcio’: ossia il tempo necessario per far dimenticare che l’indagine di Santa Maria Capua Vetere, per cui si era dimesso, non era affatto infondata. Parola della Corte di Cassazione, che ha descritto la moglie di Mastella, Sandra Lonardo, come impegnata in “una politica di occupazione e di spartizione clientelare nei posti di responsabilità”. E parola dei pm di Napoli, a cui l’inchiesta è passata per competenza, che da poco hanno depositato gli atti alle parti: una mossa che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio. Tra gli indagati, oltre al consuocero di Mastella, Carlo Camilleri, c’è anche l’ex guardasigilli che deve giustificare due presunte concussioni, una tentata concussione (ai danni del governatore Bassolino) e qualche abuso d’ufficio. Ma lui non si scompone. A Strasburgo c’è posto per tutti, come dimostra la storia di un altro Fregoli della politica: l’europarlamentare uscente Vito Bonsignore, ex Dc, ex Ppi, ex Udc, oggi passato con il Pdl. A lungo socio di Marcellino Gavio nell’autostrada Milano-Torino, Bonsignore si divide da sempre tra affari e politica. Nel ’96 è stato condannato definitivamente a 2 anni per tentata concussione nello scandalo per la costruzione del nuovo ospedale di Asti. Un’altra indagine, nata dalle dichiarazioni del manager Italstat Mario Zamorani, che sosteneva di avergli versato una tangente da 250 milioni di lire nascosta in una scatola di cioccolatini, è invece finita nel nulla a Roma. A Milano però si attende ancora l’esito dell’udienza preliminare per il caso della scalata Unipol a Bnl in cui l’eurodeputato è imputato di concorso in aggiotaggio. Bonsignore, insomma, aspetta. E con lui attende anche il molisano Aldo Patriciello, ex Dc, ex Ppi, ex Udeur, ex Udc, ex Forza Italia, ora Pdl.

Pure Patriciello ha già la sua bella condanna: 4 mesi per un finanziamento illecito, e adesso fa i conti con una richiesta di rinvio a giudizio e un dibattimento ai nastri di partenza. A Isernia il gup deve decidere se processarlo per truffa e frode al termine di un’inchiesta, denominata Piedi d’argilla, sulle forniture di materiali scandenti all’Anas. A Campobasso invece è appena stato rinviato a giudizio per lo scandalo di un centro di riabilitazione mai entrato in funzione. Le accuse vanno dal concorso in tentata truffa, all’abuso e alla malversazione. Bazzecole, al confronto delle peripezie affrontate dal catanese Nino Strano, da poco condannato in primo grado a 2 anni e 2 mesi per abuso d’ufficio patrimoniale e falso. Nel 2005, tre giorni prima delle elezioni, Strano, assieme all’allora sindaco di Catania Umberto Scapagnini ed altri allegri componenti della giunta comunale, pensò bene di far trovare nelle buste paga di 4 mila dipendenti municipali una somma compresa tra i 300 e i mille euro, per risarcirli dai danni causati da un’eruzione di cenere lavica. Essendo un ottimo gestore della cosa pubblica, Strano nel 2006 era così stato nominato senatore, ma a Roma si era ritrovato a strafare. Tanto che, in occasione della caduta del governo Prodi, tutti i tg del mondo si erano accorti della sua esistenza. Non solo perché aveva festeggiato l’accaduto mangiando volgarmente in aula fette di mortadella abbondantemente innaffiate di champagne, ma anche perché aveva urlato frasi del tipo “pezzo di merda”, “checca squallida” e “venduto” a un senatore dell’Udeur che non aveva votato la sfiducia all’esecutivo. Per questo il suo partito (An) assicurò che non sarebbe stato ricandidato. Ma oggi An non c’è più: c’è il Pdl e c’è anche Strano.

Partito democratico
Molti problemi (per usare un eufemismo) ce li ha pure il Pd al Sud. In lista c’è finito, tra gli altri, Andrea Cozzolino, delfino di Bassolino e assessore regionale campano alle Attività produttive, perquisito e indagato due giorni dopo il suo sì alla euro-candidatura. La vicenda è brutta: si ipotizza un giro di tangenti legato alla costruzione di centrali elettriche a biomasse. Ventitré persone sono state già arrestate, mentre il segretario di Cozzolino è accusato di aver ricevuto 140 mila euro sotto forma di consulenze. Campano è anche il secondo indagato delle liste del Pd, l’ex demitiano Angelo Montemarano, sotto inchiesta a Napoli per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. Mentre il terzo è un calabrese, l’assessore regionale Mario Pirillo. La Procura generale di Catanzaro, dopo aver avocato al pm Luigi De Magistris l’indagine Why Not, ha chiesto il suo rinvio a giudizio, e di un centinaio di suoi coindagati, per reati che, a seconda dei casi, vanno dall’abuso d’ufficio al peculato, per arrivare sino alla truffa aggravata. Pirillo, e altri assessori, avrebbero violato la legge affidando a una società riconducibile al locale leader della Compagnia delle Opere, Antonio Saladino, il compito di combattere il virus della ‘tristezza degli agrumi’. Un affare che avrebbe procurato a Saladino 1,6 milioni di euro, frutto del “corrispettivo previsto nelle convenzioni illecitamente stipulate”.

Lega Nord
Corre verso l’Europa, ma come Berlusconi, non arriverà mai anche il druido di Gemonio, Umberto Bossi, ministro della Repubblica italiana, nonostante un curriculum degno di uno squatter: 8 mesi definitivi di condanna per 200 milioni di lire di finanziamento illecito incassati da uno dei rivoli della maxi-tangente Enimont; un anno e 4 mesi (poi commutati in 3 mila euro di multa e interamente indultati) per vilipendio alla bandiera (“Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”); un anno di reclusione per istigazione a delinquere comminato dopo un comizio in cui il Senatur aveva invitato gli astanti “a individuare i fascisti per cacciarli dal Nord anche con la violenza”. Resta poi aperta a Verona l’inchiesta, ormai in udienza preliminare, sulle gesta delle Guardie padane, in cui Bossi è tra l’altro accusato di aver creato una struttura paramilitare. Niente di preoccupante. Intanto in Europa potrebbe arrivare anche uno degli storici avvocati del leader del Carroccio, il messinese Matteo Brigandì, oggi parlamentare italiano (legali è sempre meglio averli a portata di mano). Nel 2003 Brigandì era stato arrestato a Torino e condannato in primo grado a due anni per truffa aggravata ai danni della Regione per una storia di contributi pubblici, assegnati a un amico. In appello però è arrivata l’assoluzione. Ora il caso è in Cassazione. Definitiva è invece la condanna di Mario Borghezio a 2 mesi e 20 giorni per l’incendio aggravato da “finalità di discriminazione” delle baracche di alcuni immigrati, da parte delle ronde da lui capitanate.

Unione di centro
Il volto nuovo di Ciriaco De Mita è al suo esordio nel partito di Casini e porta con sé i suoi molti voti e suoi molti procedimenti penali, dai quali è però sempre uscito indenne. Nonostante le parole dell’ex segretario amministrativo della Dc, Severino Citaristi, secondo il quale De Mita era perfettamente al corrente delle modalità (illecite) con cui si finanziava il partito. Ma sono storie vecchie e tutto è stato coperto da amnistia. E così si sono prescritte, nel 1999, anche le accuse di corruzione mosse a De Mita per le tangenti legate alla costruzione della centrale elettrica di Gioia Tauro. Ma se lui l’ha fatta franca (alla prescrizione e all’amnistia si può sempre rinunciare), nell’Udc almeno un condannato definitivo c’è: è il tesoriere del partito Giuseppe Naro, celebre per aver speso a Messina 800 milioni di lire di soldi pubblici per acquistare 462 ingrandimenti fotografici e per aver strappato le sue belle prescrizioni nelle indagini sulla tangentopoli dello Stretto. Niente al confronto del miracolo che ha salvato Angelo Maria Sanza, parlamentare ininterrottamente dal 1972. Nel ’94 Sanza aveva avuto il privilegio di essere il primo onorevole indagato della seconda Repubblica. Tutta colpa di 200 milioni di lire ricevuti dal finanziere Florio Fiorini, tramite una società svizzera. Il gip, accogliendo le tesi del difensore, però lo prosciolse sostenendo che i finanziamenti prevenienti dall’estero possono pure non essere dichiarati. Chiude, infine, il parterre de roi delle liste centriste, Ferdinando Pinto, condannato in sede civile a risarcire 57 miliardi di lire per non aver assicurato il teatro Petruzzelli di Bari, di cui era presidente. Secondo i pm il teatro fu distrutto da un incendio doloso richiesto alla malavita locale dallo stesso Pinto. L’obiettivo sarebbe stato quello di lucrare sulla ricostruzione, visto che Pinto era indebitato con un usuraio. In primo e secondo grado l’ex big boss del Petruzzelli era stato riconosciuto colpevole, ma poi la Cassazione ha annullato il processo e sono arrivate le assoluzioni. Pinto ha però modo di rifarsi: contro di lui pende una richiesta di rinvio a giudizio per concorso in falso materiale e ideologico, contraffazione di pubblici sigilli, calunnia, falso giuramento della parte, falsa testimonianza, violenza privata e violenza per costringere qualcuno a commettere reati, con l’aggravante di aver voluto favorire i boss del clan Capriati depistando le indagini. Vicino ai clan, secondo l’accusa, è poi anche Francesco Saverio Romano, indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa.

Altre liste
L’esponente più celebre è Vittorio Sgarbi, noto alle cronache giudiziarie a causa di una condanna definitiva a 6 mesi e 10 giorni di reclusione, per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato. Nei primi anni ’90 , quando era un dipendente della soprintendenza di Venezia, Sgarbi per tre anni non si era quasi mai presentato al lavoro. E al processo era arrivato a giustificare le assenze con scuse fantasiose e malattie improbabili (parlò di cimurro, singhiozzò, persino di “allergia al matrimonio”). Se arriverà a Strasburgo, non ci saranno però per lui conseguenze di sorta. Lì il cartellino non si timbra. E poi non è stato proprio il suo capolista, il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, a dire in una celebre intervista su Garibaldi, che bisogna “rivalutare i briganti”? Parole da soppesare con cura, visto che Lombardo (due volte in carcere, due volte assolto) ora ha di nuovo a che fare con i giudici. Sia la Corte dei Conti che la Procura lo hanno messo sotto inchiesta assieme al suo predecessore,Toto Cuffaro, per aver assunto nell’ufficio stampa della Regione ben 23 giornalisti tutti con la carica di capo-redattore. Il danno erariale è stimato in 4 milioni di euro. Lui comunque è serafico. In lista, in fondo, c’è chi sta peggio. Per esempio l’ex presidente del Lazio, Francesco Storace, oggi imputato per accesso abusivo ai sistemi informatici. Secondo l’accusa, nel 2005 uomini dello staff di Storace e alcuni investigatori privati andavano a caccia di notizie riservate per screditare gli avversari politici alle elezioni regionali e trafficavano con i computer dell’anagrafe. Roba da Repubblica delle banane. Come, a ben vedere, sono da Repubblica delle banane pure le candidature nelle fila dell’Idv, dell’ex pm De Magistris e del giornalista Carlo Vulpio, che seguiva le sue inchieste. Non però perché i due siano indagati, in virtù di denunce già in parte risultate infondate. Ma perché il Csm, prima, e il quotidiano per cui Vulpio scriveva, poi, invece che difenderli, li hanno sollevati dagli incarichi.