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Antimafia Duemila – L’ultima cosa da fare e’ beccarsi

Fonte: Antimafia Duemila – L’ultima cosa da fare e’ beccarsi.

di Giulietto Chiesa – 2 aprile 2010

La sconfitta è stata dura. Ma non è finita qui, perchè è adesso che si comincia a ballare sul serio. La prossima tappa – che le circostanze ci imporranno – sarà di difendere la Costituzione dall’attacco finale. E già sappiamo che il Partito Democratico si prepara a trattare la resa.

Dunque tanto più dobbiamo tenere la testa a posto, tutti quelli che non fanno parte, non si sentono, non sono coinvolti nelle manovre della casta.

L’emergenza democratica esige un alto senso di responsabilità. Nel senso che l’ultima cosa da fare è beccarsi come i polli di Renzo appesi a testa in giù.

Nella società civile e democratica  non ci sono vincitori in queste elezioni. Se qualcuno pensa di avere vinto mette il proprio piccolo successo a coprire malamente la realtà più vasta del disastro. Questo vale anche per Beppe Grillo.

E vale anche per tutti quelli che adesso, in ritardo, si affannano a inventare nuove coalizioni, che non esistono; nuovi leader, che non esistono.

E non esistono perchè tutto lo schieramento democratico non è stato capace di produrre una visione comune, una idea per il futuro del paese in un mondo in crisi drammatica.

E’ il momento (vale anche per De Magistris) non di escogitare convergenze personali e di partiti. Convergenze afasiche perchè afasici sono tutti i protagonisti.  Convergenze fittizie perchè basate sul niente. E’  il momento di individuare le scelte per costruire una alternativa a questa società. Non solo a Berlusconi. Perchè allearsi agli alleati di Berlusconi è la più sciocca tra le Realpolitik possibili.

Un’alternativa a questo sistema non può venire da coloro che questo sistema hanno contribuito a creare e nel quale hanno prosperato.  Le convergenze – se ci saranno – dovranno nascere da un’analisi nuova di un paese ignorante e impaurito, manipolato e senza idee. Sapendo che non è stato solo Berlusconi a produrre questo sconquasso, ma anche chi gli ha regalato le menti degli italiani. E che se la Lega vince è perchè la democrazia ha perduto il contatto con le masse popolari. Di questo si discuta e non di chi sarà il nuovo leader della sinistra.

Tratto da: megachip.info

In poche parole, un’altra Caporetto – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: In poche parole, un’altra Caporetto – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

da Il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2010

Mentre il Pdl di Meno male che silvio c’è perde 8,5 punti in un anno e tocca il minimo storico, la Lega lo asfalta al nord e Fini può rivendicare i successi in Lazio e Calabria con i suoi Polverini e Scopelliti, soltanto il vertice del Pd poteva trasformare la débâcle berlusconiana in una Caporetto del centrosinistra (fra l’altro, scambiata per una vittoria). Bersani, cioè D’Alema e i suoi boys (almeno quelli rimasti a piede libero), ce l’han messa tutta per perdere le elezioni più facili degli ultimi anni e, alla fine, possono dirsi soddisfatti.

In Piemonte hanno candidato una signora arrogante e altezzosa, bypassando le primarie previste dallo statuto del Pd per evitare di dar lustro al più popolare Chiamparino e riuscendo nell’impresa di consegnare il Piemonte a tale Cota da Novara per solennizzare degnamente il 150° dell’Unità d’Italia. A Roma, la città del Papa, hanno subìto la candidatura dell’antipapista Bonino per mancanza di meglio (il meglio ce l’avevano, Zingaretti, ma l’hanno nascosto alla Provincia per evitare che, alla tenera età di 45 anni, prendesse troppo piede), poi l’han pure lasciata sola per tutta la campagna elettorale. In Campania, calpestando un’altra volta lo statuto, hanno sciorinato un signore che ha più processi che capelli in testa perché comunque era “un candidato forte”: infatti. In Calabria han ricicciato un giovin virgulto come Agazio Loiero, che quando ha perso come tutti prevedevano si è pure detto incredulo, quando gli sarebbe bastato guardarsi allo specchio.

Non contenti, questi professionisti del fiasco, questi perditori da Oscar le hanno provate tutte per fumarsi anche la Puglia, candidando un certo Boccia che perderebbe anche contro un paracarro, ma alla fine hanno dovuto arrendersi agli elettori inferociti e concedere le primarie, vinte immancabilmente dal candidato sbagliato, cioè giusto. Hanno inseguito il mitico “centro” dell’Udc, praticamente un centrino da tavola all’uncinetto, perché “guai a perdere il voto moderato”. Infatti gli elettori sono corsi a votare quanto di meno moderato si possa immaginare: oltre a Vendola, i tre partiti che parlano chiaro e si fanno capire, cioè Lega, Cinque Stelle e Di Pietro. Altri, quasi uno su due, sono rimasti a casa o han votato bianco/nullo, curiosamente poco arrapati dai pigolii del “maggior partito dell’opposizione” e dal suo leader, quello che “vado al Festival di Sanremo per stare con la gente” e “in altre parole, un’altra Italia”. Se, col peggiore governo della storia dell’umanità, l’astensionismo penalizza più l’opposizione che la maggioranza, un motivo ci dovrà pur essere. L’aveva già individuato Nanni Moretti nel lontano febbraio 2002, quando in piazza Navona urlò davanti al Politburo centrosinistro “con questi dirigenti non vinceremo mai”.

Sono gli stessi che sfilano in tutti i salotti televisivi, spiegando che la Lega vince perché “radicata nel territorio” (lo dicono dal 1988, mentre si radicano nelle terrazze romane o si occupano di casi urgentissimi come la morte di Pasolini) e alzando il ditino contro Grillo, che “ci ha fatto perdere” e “non l’avevamo calcolato”. Sono tre anni che Beppe riempie le piazze e li sfida su rifiuti zero, differenziata, no agli inceneritori e ai Tav mortiferi, energie rinnovabili, rete, acqua pubblica, liste pulite, e loro lo trattano da fascista qualunquista giustizialista. Bastava annettersi qualcuna delle sue battaglie, sganciandosi dal partito Calce&Martello e dando un’occhiata a Obama, e lui nemmeno avrebbe presentato le liste. Bastava candidare gente seria e normale, fuori dal solito lombrosario, come a Venezia dove il professor Orsoni è riuscito addirittura a rimpicciolire Brunetta. Ma quelli niente, encefalogramma piatto.

Come dice Carlo Cipolla, diversamente dal mascalzone che danneggia gli altri per favorire se stesso, lo stupido danneggia sia gli altri sia se stesso. Ecco, ci siamo capiti. Ce n’è abbastanza per accompagnarli, con le buone o con le cattive, alle loro case (di riposo). Escano con le mani alzate e si arrendano. I loro elettori, ormai eroici ai limiti del martirio, gliene saranno eternamente grati.

ComeDonChisciotte – E’ TUTTA COLPA DI GRILLO (MA ANCHE NO)

ComeDonChisciotte – E’ TUTTA COLPA DI GRILLO (MA ANCHE NO).

DI ANDREA SCANZI
scanzi-micromega

Che spettacolo. Che spettacolo. Che spettacolo. Queste elezioni mi hanno caricato come una molla dopata (?). Il Pd ha toccato nuovi abissi di inutilità colpevole. L’Unità ha detto che è colpa di Grillo (e Luttazzi è uguale a Berlusconi). Bersani ha detto che il vento è cambiato (ma non si sa in che senso). E la Finocchiaro ha detto che nel Lazio tutto sommato è andata bene, perché ha comunque vinto una donna.
A me queste cose mi caricano, agli italiani gli caricano (cit).
Altre considerazioni.

7 a 6 (ma ha vinto chi giocava in trasferta). Cinque anni fa (nel mezzo è passata un’era geologica) finì 11 a 2. Un 8 a 4 sarebbe stato il minimo sindacale per la sinistra (ahahahahahah). Invece è stata mattanza, 7 a 6 risibile. Tutte le regioni in bilico a Berlusconi. L’ennesimo disastro del peggiore centrosinistra d’Europa, che ha coerentemente (almeno in questo) generato il peggior centrodestra d’Europa.

“Berlusconi è in crisi”. Il mantra di molti, troppi ottimisti. Che evidentemente vivono su Plutone. Oppure leggono solo Repubblica (per cui le elezioni del 2008 dovevano finire in parità). “Berlusconi è in crisi” non è una elaborazione politica: è una speranza. Gli italiani (la loro maggioranza) amano l’uomo forte, furbo, che si è fatto da sé (e Gaber sapeva bene di cosa fosse fatto). Berlusconi rappresenta al meglio il peggio degli italiani (cit). Berlusconi finirà solo con la sua dipartita terrena (sempre che non sia immortale). O – nel caso migliore – con il processo Mills, su cui però pesa il rischio (certezza) della prescrizione. Continuerà comunque il berlusconismo. Per sempre. Montanelli parlava di vaccino. Io parlerei, piuttosto, di Ebola.

Pd, acronimo di una bestemmia sprecata. Il Partito Disastro ha realizzato ieri l’ennesimo capolavoro. Ha vinto dove non poteva non vincere e l’unico miracolo (Vendola) è accaduto malgrado il Pd (fosse stato per il Dalailema, addio). Opinionisti e tromboni si interrogano da anni sui motivi della crisi del Pd. Sbagliando alla radice. E’ il Pd stesso la crisi.

E’ colpa di Grillo. Il grande capolavoro di questa tornata elettorale. I polli di allevamento piddini, con tanto di editoriali tronfi e parole buttate là a casaccio, ha individuato nei 30mila voti del Movimento 5 Stelle in Piemonte la causa della crisi. Lo ha scritto perfino Concita De Gregorio, in quel giornale così aperto e notoriamente libero che è L’Unità. Questa analisi, la cui miopia dimostra da sola quanto il Pd sia irrecuperabile (oltre che correo), è meravigliosa. Al di là del fatto che in Piemonte ci sono stati un milione di astenuti, che numericamente valgono un po’ più dei 70mila voti grillisti, il punto è lo sbarazzino rovesciamento della realtà fatto dal Pd. Non è che loro debbano conquistarsi la fiducia. No: il voto gli spetta per diritto regio. Lo esigono. In nome del meno peggio, si presume. Mercedes Bresso, pasionaria di sinistra come Aznar, ha detto (più o meno) che quelli che hanno dato il voto a Grillo sono dei cialtroni che hanno consegnato il Piemonte a una destra razzista. Certo: come quelli che, quando perdono, è colpa dell’arbitro (e non mi risulta che in Piemonte si fosse candidato Ovrebo). Riassumiamo: la Bresso ha detto cose allucinanti su Tav, nucleare e quant’altro. Ha cercato di convincere i moderati ricalcando pedissequamente modi e mosse (e programmi) berlusconiani (Sveltroni non ha insegnato nulla). Ha trattato, come tutto il centrosinistra “che conta”, Grillo e i grillini come paria, denigrandoli e sottovalutandoli. Poi, dopo che ha perso, non poco stupita dal loro exploit (non avendo minimamente il polso del reale, altrimenti non sarebbe del piddì), si è ricordata che esistevano e ha dato loro la colpa. Idolo. Sarebbe come se io, dopo avere insultato e dileggiato una donna per anni, la offendessi perché lei poi non me l’ha data. Lady Mercedes, come i suoi esegeti, si metta bene in testa una piccola cosa: ha perso perché ha governato male. Perché il Pd è una sciagura. Perché non se ne può più di questa unica motivazione del turarsi il naso. Chi è causa del suo male pianga se stesso (cit). E magari dica addio alla politica.

Sì,  ma aritmeticamente la colpa è di Grillo. No, anche aritmeticamente è colpa di chi non si è messo nella situazione di farsi votare. Il Pd perde perché l’indulto, perché il conflitto d’interessi, perché il Dalailema, perché Bassolino, perché Bersani, eccetera eccetera. Il Pd è la polizza sulla vita (eterna) di Berlusconi. Silvio è Federer e il Pd sono la pletora di vassalli che si accontentano di perdere in finale (quando va bene) 7-5 al quinto. Fossi uno del centrodestra, vorrei sempre gareggiare contro Loiero (su cui Lombroso avrebbe scritto più di un trattato) e Penati. Per poco non perdevano pure la Liguria.

Il Pd non dice solo no (troppo facile essere disfattisti). Più che altro, non dice mai no. Si dirà: eh, ma loro pensano a governare. Vero: infatti l’exploit di De Luca in Campania è la dimostrazione del loro genio.

La tivù è stata decisiva. Vero e non vero. Nell’ultima settimana Berlusconi è stato ovunque, facendo passare il messaggio della “sinistra che sa solo odiare” e attivando quelli che intendevano astenersi. Tale meticolosa campagna mediatica è stata decisiva. Dall’altra parte c’è però il fenomeno Grillo. Il suo Movimento non è mai andato in tivù, stava sugli zebedei a tutti e subiva lo zimbellamento preventivo di grandi e piccini. Ebbene, al Nord è andato sempre oltre il 3 percento e in Emilia Romagna ha superato il sette (il sette!). E’ il vero dato nuovo: una moltitudine di giovani, attiva e informata, non crede più nei vecchi sistemi di comunicazione, ha bypassato la censura e dimostrato quanto il centrosinistra sia vecchio, superato e totalmente avulso dalla realtà. Per molti è un rischio democratico. Per me è solo un virus insinuato in un sistema marcio e schifoso.

Sì, ma tu sei amico di Luttazzi e Grillo. Vero. Ma sono anche amico di Costanzo e non  per questo parlo bene del Cangurotto.

La fotografia dell’Italia. L’ha data Mario Monicelli, semper  fidelis, giovedì scorso a Raiperunanotte. Riascoltatelo: è la carta d’identità di un paese che nessuno potrò mai salvare da se stesso. Ah: Monicelli e Gillo Dorfles, che ha parlato subito dopo, insieme fanno quasi duecento anni. E hanno ancora tanto da insegnarci.

Il caso Luttazzi. Emblematico anche quello. Uno dei massimi momenti televisivi degli ultimi dieci anni. Quindici minuti di monologo, semplicemente, perfetto. Qualsiasi politico e politologo, con un minimo di intelligenza e libertà di pensiero, avrebbe capito – dagli applausi scroscianti – che era quella l’aria che tirava nell’opposizione. Che c’era bisogno di qualcuno che cavalcasse la protesta, l’indignazione, il dolore per sedici anni di berlusconismo che stanno minando dalle fondamenta il paese (consegnandolo alla famosa e inedita “guerra civile fredda”). Qual è stata invece la reazione dell’intellighenzia, del micheleserrismo e dell’eugenioscalfarismo? La scomunica, l’ennesima. Da una parte si è accentuata la portata volgare della metafora dell’inculata (dimenticandosi che “buco del culo” lo diceva anche De André) e dall’altra si è deliberatamente frainteso (come sempre si è fatto pure con Grillo, vedi i due V-Day) il significato del monologo. Ripensate all’intervento di Luttazzi: qual è stato il momento che più ha ricevuto applausi? Quello della seconda fase anale, laddove (?) Luttazzi stigmatizzava l’assenza di opposizione. Una dura critica al Pd, accolta con il boato del Paladozza (e di chi guardava il programma). Tale messaggio “eversivo” non poteva passare. Ecco quindi, puntuale, la mitraglia degli opinionisti veltronisti e bersanisti. Lidia Ravera ha straparlato di femminismo, Francesco Piccolo (che sarebbe anche bravo) ha accomunato Luttazzi a Berlusconi (sì, e io sono il nuovo Galeazzo Ciano). C’è stato perfino chi ha parlato di “elogio dello stupro” (??) e “inneggiamento all’odio”. Sì, buonanotte. Badate bene: non sono piccoli segnali. La volgarità luttazziana è un pretesto così scontato che ci sono arrivati perfino Facci e Gasparri. E’ un altro il dato saliente: la puntuale mitraglia, in difesa del fortino piddino, della sempiterna intellighenzia salottiera, che continua a volerci spiegare cosa pensiamo dall’alto di una miopia connivente e interessata. Con questi leader non vinceremo mai. Ma neanche con questi “intellettuali”.

Però Luttazzi è volgare. Luttazzi è volgare per chi ha così tanto guardato Zelig e Dandini da arrivare a credere che la satira sia quella di Checco Zalone e Neri Marcorè. Ecco: Neri Marcorè è il comico perfetto per il Pd. Così bravo che, quando lo guardi, te lo dimentichi subito.

Zaia RuleZ.  Credevo che Carlotto fosse esagerato nei suoi libri. In realtà Massimo era solo realista. Zaia è uno che fa politica come una volta: stando sul territorio, coi banchetti, mostrandosi vicino e promettendo l’impossibile. Non esiste ristoratore, imprenditore, operaio (?) che non lo incensi. Il voto di protesta è cosa della Lega (l’elettorato più veccho), Di Pietro e Grillo (elettorato più giovane e internauta). Se a Bersani, il Dalailema, Ferrero e Mussi parrà cosa elettrizzante che la sinistra “vera” abbia del tutto smarrito il gusto di essere incazzati (cit), lasciandolo ad altri che di sinistra non sono (e rendendo orfani milioni di elettori), ne prendiamo atto. Certificando una volta di più la loro devastante inappropriatezza.

Renzo Bossi RuleZ. La sua vittoria è la chiara dimostrazione che il suffragio universale ha troppi bug.

Minzolini RuleZ. Ieri era ospite di se stesso da Giorgino. L’Istituto Luce a colori. Vamos.

Concludendo
. Berlusconi vive e lotta in mezzo a loro. La Russa glorifica, Formigoni divelge, Bondi tiranneggia. La Lega domina. Fini non fa breccia a Porta Pia. Casini è decisivo solo nei suoi sogni. La sinistra alternativa è ben rappresentata da Sansonetti. Di Pietro tiene, Grillo stupisce, il Piddì perisce: a stazioni, al rallentatore, con sublime quanto ingiustificata arroganza. Era meglio morire da piccoli. O anche solo senza aver davanti queste brutte facce.

Andrea Scanzi
Fonte: http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it
Link: http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/03/30/e-tutta-colpa-di-grillo-lennesimo-disastro-del-piddi/
30.03.2010

La feccia che risale il pozzo – Passaparola del 22 marzo 2010 – Passaparola – Voglio Scendere

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Buongiorno a tutti. Domenica e lunedì si vota per le regionali, ci avevano promesso liste pulite, le hanno fatte sporche come forse mai erano riusciti a farle prima di questa volta, hanno battuto tutti i record precedenti. I due maggiori partiti, ovviamente PD e PDL, sono infarciti di inquisiti, di condannati, di imputati, di pregiudicati, il record ovviamente spetta al PDL, il PD insegue con un buon numero, l’Udc naturalmente tiene fede alla sua tradizione. Ci sono addirittura candidature Udeur quantomai imbarazzanti, insomma ce ne è un po’ per tutti…

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Antimafia Duemila – Elezioni Calabria: In lista indagati per mafia

Fonte: Antimafia Duemila – Elezioni Calabria: In lista indagati per mafia.

di Gianluca Ursini – 18 marzo 2010
Martedì 16 marzo in Roma, palazzo San Macuto, udienza delicata della commissione parlamentare Antimafia, presieduta dal senatore Beppe Pisanu.
A chiederne la convocazione, in vista delle elezioni regionali, tre componenti espressi da territori a forte inquinamento mafioso: Angela Napoli, onorevole ex An (‘’che non ha ancora preso la tessera del Pdl’’, precisa), e i vice presidenti Luigi De Sena (eletto in Calabria) e Fabio Granata (deputato Pdl di Siracusa). I tre hanno chiesto urgentemente di “visionare le liste elettorali per sondarne la confirmità al Codice etico elettorale sottoscritto dai partiti, che vieta la candidatura di persone condannate per associazione mafiosa o per delitti contro la pubblica amministrazione”, spiega De Sena.
Da giorni in Calabria c’è fibrillazione sulle carte in mano al presidente Pisanu, tra le quali secondo il quotidiano ‘Calabria Ora’ si trova una short list dei 16 casi più gravi di indagati o persone coinvolte in passato in inchieste giudiziarie; di questi 16, 15 militerebbero in una delle sette liste a sostegno del candidato Pdl (ex Azione Giovani) Peppe Scopelliti, sindaco di Reggio. Alcuni di questi casi verranno “esaminati con massima attenzioni” riferiscono all’unità Napoli e De Sena, da anni in prima linea nella lotta in Calabria alle ‘ndrine: De Sena è stato a lungo prefetto ed è stato un fautore della ‘Stazione Unica appaltante’ per togliere alle imprese mafiose le assegnazioni dei lavori Pubblici, mentre Angela Napoli denuncia da anni infiltrazioni mafiose nei partiti, ed è giunta a dire dopo la presentazione delle liste regionali: “Da calabrese, non voterei questi candidati”. Per lei, non è questione di destra o sinistra, le stesse facce “cambiano schieramento a seconda di chi viene pronosticato come possibile vincitore, portando sempre in dota voti sulla cui legittimità si possono nutrire forti dubbi”; ieri con Loiero, oggi con Scopelliti se il sindaco reggino dovesse mantenere il vantaggio sin qui accumulato. Per il suo coraggio Angela Napoli ha ricevuto diverse minacce di morte di recente, oltre al ritrovamento di un’auto da usare per un attentato sotto la sua casa di Roma.
Ma è soprattutto nelle liste a sostegno del candidato Pdl che si accentrano 15 dei 16 candidati la cui carriera politica va attentamente spulciata; su alcuni nomi i componenti della Commissione antimafia hanno pochi dubbi:
Cosimo Cherubino, arrestato nel 2000 a 29 anni per voto di scambio mafioso perché avrebbe accettato i favori del clan Commisso di Siderno, per la Commissione Antimafia “tra i maggiori broker internazionali di cocaina, tra Canada Usa Europa”. Cherubino, allora consigliere provinciale nelle file Sdi, socialisti vicini al Governo Amato, dopo una detenzione di oltre un anno è stato scarcerato, assolto e ha ricevuto un indennizzo per ingiusta detenzione.
Pasquale Maria Tripodi, arrestato il 13 febbraio 2008 mentre era assessore regionale della giunta Loiero in quota all’Udeur di Mastella; secondo i nuclei Ros dei Carabinieri aveva appoggiato il clan della ndrangheta Morabito Palamara Bruzzaniti del Basso Ionio reggino, in alcuni lavori pubblici su di una centrale idroelettrica e nella costruzione di un villaggio turistico. Tripodi è stato adesso chiamato in causa dal pentito Cosimo Virgiglio nel processo ‘Cento anni di storia’ come “persona a disposizione” del clan Molè, che con gli ex alleati Piromalli dominano il territorio di Gioia tauro e della Piana calabrese. Il suo ruolo come tessitore negli appalti pubblici è emerso anche nel lavoro dei pm del processo ‘Bellu lavuru’ sugli appalti pubblici per la superstrada Reggio-Taranto.
Tommaso Signorelli, candidato con i Socialisti vicini a Berlusconi, ex vicesindaco di Amantea alto tirreno cosentino, considerato dai pm che indagano su di lui nel processo ‘Nepetia’, ‘’espressione diretta del super boss del tirreno Tommi Gentile. La sua candidatura ha scatenato il caos allorquando fu presentata il 27 febbraio scorso, e il candidato di destra Scopelliti ebbe a definirlo ‘non gradito a me e ai calabresi’’, dopo che il Pdl si era giocato la faccia con la firma di un codice etico sulle liste elettorali.
Il caos liste pulite aveva fatto decadere anche Antonio La Rupa, figlio di Franco, consigliere regionale di sinistra e che nella stessa inchiesta ‘Nepetia, veniva indicato tra i politici legati al clan Gentile. La Rupa aveva messo su una lista ‘Noi Sud’ per fare il salto da sinistra a destra mettendovi il nome del figlio. L’1 marzo Antonio La Rupa ha ritirato la candidatura dicendo di “non accettare lezioni morali dal sindaco di Reggio”. Forse alludeva ai due consiglieri comunali dell’amministrazione Scopelliti, coinvolti in procedimenti per 416 bis; per Massimo Labate, ex poliziotto di An e considerato dal Pm Giuseppe Lombardo nel processo ‘Testamento’ vicino al superclan Libri, sono stati chiesti 8 anni di detenzione. Lombardo è stato poi minacciato con un busta contenente proiettili. Stessa sorte per Peppe Baldessarro, cronista del ‘Quotidiano, dopo aver pubblicato i verbali del processo ‘Pietrastorta’, sul consigliere comunale pasquale Morisani vicino a Scopelliti ma anche ai boss reggini.

Se questo è un “golpe gentile” | Pietro Orsatti

Fonte: Se questo è un “golpe gentile” | Pietro Orsatti.

Qualcosa di veramente grave sta accadendo nel nostro Paese. Lo stravolgimento delle regole, la forzatura autoritaria delle norme e degli equilibri istituzionali, la corruzione diventata sistemica e sistematicamente applicata a qualsiasi affare e appalto o processo economico. E poi il ricatto. Se è anche parzialmente vera la versione che ha fornito ieri il Messaggero di come sono andate davvero le cose fra Berlusconi e Napolitano sulla vicenda dello scandaloso decreto “interpretativo” della legge elettorale siamo davanti a una sorta di “golpe leggero”. Ma che di leggero ha solo l’assenza dei carri armati per strada. Secondo quanto pubblicato ieri dal giornale romano Il Messaggero, il presidente del Consiglio, durante l’incontro avvenuto al Quirinale, avrebbe minacciato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano: “Ti scateno la piazza contro” e poi “la tua firma non è indispensabile, vado avanti da solo”. Lo stesso Napolitano ha parlato di un “clima teso” nel primo incontro con Silvio Berlusconi avvenuto giovedì. E poi sempre il Capo dello Stato : “La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali”.

Ripetiamo, se solo in parte di quello riportato dal giornale romano è vero, la situazione è di una gravità inaudita. Qualcosa di più grave e del “tintinnare di sciabole” del generale De Lorenzo” nel 1964, ancora peggiore del tentativo di golpe militare (finito per fortuna a taralucci e vino) del dicembre 1970 organizzato da Junio Valerio Borghese. In entrambe i casi citati la situazione “rientrò” (ma forse non gli equilibri). Questa volta la minaccia di “scatenare la piazza” invece avrebbe ottenuto il risultato voluto: la firma del Presidente Napolitano sul decreto. Un decreto in aperta violazione della legge numero 400 del 23 agosto 1988 che regola le attività di governo a dire esplicitamente che ‘il governo non può, mediante decreto legge, intervenire nelle materie indicate nell’articolo 72, quarto comma, della Costituzione. E tra le materie indicate nell’articolo 72 c’è proprio anche la materia elettorale. E che il garante primario della Costituzione si sia sentito obbligato di sottoscrivere un decreto in aperta violazione di una delle norme di garanzia costituzionale ci porta a pensare che le eventuali minacce di “scatenare la piazza” fossero ben più consistenti di quanto si pensi.

Cosa significa “scatenare la piazza”? Significa (detenendo in pratica il controllo dei mezzi di informazione di massa) lanciare una violentissima campagna mediatica mirata a creare un clima esasperato, violento, eversivo? Una minaccia del genere lanciata non da chissà chi, ma da un Presidente del consiglio che essendo ai vertici del potere esecutivo ha il controllo delle forze dell’ordine, delle forze armate e dei servizi di sicurezza e quindi ha di fatto la possibilità concreta di consentire alla “piazza scatenata” di non essere controllata, fermata.

Nella notte fra il 5 e 6 marzo 2010 si è verificato qualcosa di molto grave. Molto più grave di quanto è emerso finora. Se lo scenario che si è verificato è quello descritto qui sopra è stata sancita la fine del diritto e si è dichiarata in coma la nostra democrazia e la nostra Costituzione.

Blog di Beppe Grillo – Fatto il decreto, denunciato il giudice

Blog di Beppe Grillo – Fatto il decreto, denunciato il giudice.

Anna Argento, presidente prima commissione Corte di assise di Roma, è stata denunciata per abuso di ufficio. Il giudice ha avuto il torto di applicare la legge elettorale. Anna Argento ha spiegato che nessuna lista era stata presentata in cancelleria e la successiva richiesta di integrazione del PDL per il Lazio non poteva essere accettata “in quanto non si può integrare qualcosa che non esiste“. Prima il decreto interpretativo incostituzionale e poi la denuncia a chi ha applicato la legge senza interpretarla per il partito di governo. Anna Argento non ha mai rilasciato interviste in vita sua. Lo ha fatto ieri “per dimostrare di avere una coscienza” e spiegare la verità ai cittadini.