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Antimafia Duemila – Il sonno della ragione genera ”terrorismi”

Fonte: Antimafia Duemila – Il sonno della ragione genera ”terrorismi”.

di Antonella Randazzo – 5 maggio 2010
Qualcuno spieghi come fa una banda di produttori di droga e di spietati criminali ad avere a cuore il bene degli afgani. A capo del governo afgano c’è un personaggio legato alla Cia e all’impero americano, e in parlamento sono stati messi i “signori della droga”.

Non sorprende dunque che l’Afghanistan sia ormai da molto tempo un Paese martoriato, distrutto, il cui popolo, ormai fiaccato, sopravvive in una condizione infernale. In questo contesto, disturbano tutti quelli che vorrebbero dare aiuto agli afgani, quelli che rappresentano una flebile speranza che il bene esiste. Ormai da diversi anni molti autorevoli studiosi ci segnalano il pericolo che gli operatori umanitari o i dissidenti possano essere segnalati come “terroristi” allo scopo di screditarli e impedire la loro azione. Questo pericolo è emerso in tutta la sua ripugnanza e pericolosità nel caso dei tre operatori di Emergency, arrestati senza alcuna prova dal regime afgano. Sono andati a prenderli col pretesto che avevano trovato “armi pericolose”. In seguito i tre volontari italiani sono stati liberati, perché “non ci sono prove di colpevolezza”, ma l’obiettivo dei terroristi occidentali della Nato non erano soltanto i tre volontari, ma il controllo dell’operato di Emergency. Lo scopo principale era quello di togliere l’ospedale, che si trova, evidentemente, in una zona in cui sono state fatte parecchie “operazioni sporche”. E forse altre se ne vogliono fare.
Le accuse, come molti hanno capito, erano campate in aria. Chiunque avrebbe potuto mettere le scatole con “materiale esplosivo”, e non si capisce perché arrestare i tre italiani. Di certo un ospedale non ha alcun bisogno di armi, e infatti proprio all’ingresso degli ospedali di Emergency si legge: “No weapons”, ovvero “deporre le armi”.
Il fatto che vi fossero alcune granate e giubbini esposivi non prova che il personale di Emergency possa essere implicato nel “terrorismo”. Secondo Strada, le armi sono state portate dagli stessi militari: “L’accesso all’ospedale era controllato 24 ore su 24 da guardie non armate, personale locale di Emergency, spesso persone disabili, mutilate. La possibilità di entrare con le scatole di armi è quindi legata al fatto che qualcuna delle guardie sia stata corrotta o minacciata. Oppure, l’altra ipotesi è che siano state introdotte direttamente dalle forze di sicurezza afghane. Spero non dai militari inglesi che le hanno accompagnate nel sopralluogo in ospedale… i soldati inglesi sono entrati nel nostro ospedale di Lashkar Gah insieme a quelli afgani. Come si permette il governo inglese di mandare militari armati in un ospedale gestito da una ong italiana? Che sarebbe successo se militari italiani avessero fatto irruzione in un ospedale gestito da una ong inglese? … il governo afghano ha bisogno della presenza di 150.000 militari di altri Paesi: è ragionevole perciò pensare che chi decide non sono alla fine gli afghani, che contano poco in questo momento laggiù”.1

Giustamente, Cecilia Strada, presidente di Emergency, ha detto che l’accusa era talmente grossa “da trasformarsi in farsa”. Le persone “arrestate” erano il responsabile medico Matteo Dell’Aira, che dal 2000 lavora con Emergency, il coordinatore del progetto in Afghanistan Marco Garatti, che fa parte di Emergency dal 1999, e il responsabile logistico dell’ospedale Matteo Pagani. Queste persone hanno nella loro natura il mettersi a servizio dei più deboli, e questo è il loro unico scopo. Accusarle addirittura di voler attentare alla vita del governatore della provincia di Helmand è semplicemente assurdo per chi ha speso anni a salvare vite umane. Le persone che le hanno accusate sono le stesse che da anni permettono a potenze straniere di uccidere e ferire cittadini inermi, anche bambini e donne. Hanno fatto in modo che in Afghanistan non vi fossero più giornalisti “scomodi”, e adesso, essendo rimasto come testimone soltanto il personale dell’ospedale, l’intento è quello di farlo chiudere.
Spiega Strada: “Questo è un attacco all’ospedale, sono allibito. Un atto di guerra preventiva, magari in previsione di una nuova offensiva militare nel territorio, nel quale siamo rimasti gli unici, scomodi, testimoni. La perquisizione è avvenuta in assenza di nostri rappresentati, ma non si può escludere che qualcuno abbia portato all’interno dell’ospedale quel materiale. Quello che è grave è che tre persone che, nello spirito di Emergency, lavorano a salvare migliaia di vite da anni siano coinvolte in tutto questo”.2

Purtroppo per capire questi fatti occorre entrare nella logica orwelliana e rendersi conto che i terroristi sono le truppe straniere che occupano il Paese e le autorità da esse assoldate. Queste persone agiscono da terroriste: hanno impedito il normale funzionamento dell’ospedale, e hanno prelevato arbitrariamente i tre italiani. Inoltre, non hanno permesso ad Emergency di mettersi in contatto con le persone sequestrate. La disinformazione era davvero tanta, e mirava a mettere in cattiva luce Emergency. Il portavoce del ministero dell’Interno a Kabul dichiarò all’ANSA addirittura che “gli italiani hanno confessato la loro partecipazione al complotto per uccidere il governatore Goulab Mangal”.
Qualche giorno dopo, lo stesso portavoce smentì le dichiarazioni. E’ stato volutamente creato un clima surreale, falsato, una montatura degna proprio dei servizi segreti statunitensi, che di inganni e falsità ne sanno parecchio.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini, come se non sapesse nulla di quello che veramente accade in Afghanistan, si mostrò preoccupato e strillava che “bisogna” ancora “accertare la verita”.
Frattini cadeva dalle nuvole, come se non facesse parte di un governo che predica di tagliare le spese in tutti i settori, persino alla scuola, per poi spendere milioni e milioni di euro per sostenere una guerra coloniale crudele contro persone inermi che hanno l’unica colpa di voler vivere senza essere oppressi da un potere straniero.
Il ministro degli Esteri avrebbe fatto prima a documentarsi per capire perché questa “operazione” ha riguardato proprio quegli operatori.
Emergency rappresenta la possibilità di vedere il vero volto di questa guerra, e gli operatori sequestrati avevano avuto il coraggio di raccontare cosa accade veramente nelle scorribande belliche a cui partecipano anche i nostri soldati. Ad esempio, uno dei sequestrati, Matteo Dell’Aira ha raccontato: “Ali Mohammed è un bel ragazzino in carne, uno dei pochissimi qui in Afghanistan. E’ ricoverato nel nostro reparto post chirurgico. Un po’ di spavento gli è passato, ma si vede che è ancora molto arrabbiato. Era fuori da casa sua, a Marjah, e stava aiutando il nonno a rientrare a casa visti i feroci suoni della guerra ormai molto vicini. Il proiettile non l’ha nemmeno sentito arrivare, ma ha avvertito una fitta di dolore fortissimo alla spalla sinistra. La pallottola gli ha rotto la scapola ed è uscito dalla schiena, per fortuna senza trapassare il polmone. Il nonno a casa gli ha coperto la ferita con una pezza. E lì è rimasto per quattro dolorosi giorni, prima di riuscire ad arrivare al nostro ospedale. Ali Mohammed ha la bellezza di 13 anni. E ha già rischiato di morire… Fazel Mohammed ha due occhi azzurri che parlano da soli. Il suo piccolo corpo è già pieno di cicatrici, ricordi di gioco e di malattie che da noi sono scomparse ormai da anni. Una delle poche zone del suo corpo ancora intatte erano le ginocchia. Ci ha pensato un proiettile, che lo ha rovesciato a terra mentre giocava in giardino, a lasciargli un bel segno. Ora avrà anche lì due belle cicatrici, quelle del foro di entrata e del foro di uscita di quel maledetto pezzo di metallo arrivato a velocità assurda. E’ arrivato da noi grazie a uno zio dopo tre interi giorni in cui non si è potuto muovere da casa sua, a Marjah. Si è già messo in piedi, vuole andare a casa, è preoccupato per i suoi familiari. Sembra un uomo, ma ha solo 10 anni. Da noi i bambini di dieci anni fanno la quinta elementare. E non rischiano la vita per la guerra… Gulalay ha una bellissima treccia di capelli scuri scuri e due occhi chiarissimi. A Dilaram, altro villaggio dopo il distretto di Grishk, era davanti a casa. Stava curando i pochi animali che permettono alla sua famiglia, come a tante altre famiglie di questo paese, di sopravvivere. Ha sentito i rumori della guerra avvicinarsi. Ha visto il fratellino più piccolo che si stava allontanando troppo. Si è precipitata da lui, lo ha preso in braccio ed è corsa verso casa. Appena entrata, dopo essersi seduta, ha sentito una fitta di dolore e un intenso bruciore al fianco destro. Allora sua mamma l’ha ispezionata e ha visto un buco nei vestiti, del sangue. Girandola ne ha visto un altro di buco, nella schiena, e ancora sangue. Il padre l’ha carica in macchina, quella dello zio, hanno fatto pochi metri ma sono stati fermati. “Non si può passare, ormai è tardi”, gli dicono degli stranieri. Così la riportano in casa,ascoltando i suoi lamenti per tutta la notte. Il giorno dopo, di mattina presto, riescono finalmente a partire. Gulalay è arrivata da noi nel primo pomeriggio, dopo quasi 24 ore dal colpo di proiettile che l’ha ferita. E’ stata operata subito. Ora, nonostante qualche tubicino che viene fuori dalla sua carne, sta bene, ma non ha nessuna voglia di sorridere. Gulalay ha 12 anni. Dodici. Ennesimo ‘effetto collaterale’… Khudainazar è un ragazzino di 11 anni, con la faccia sveglia. Era fuori dalla sua casa, a Nadalì: era andato a riempire le taniche di acqua. Improvvisamente ha sentito un gran bruciore e ha lasciato cadere l’acqua che stava trasportando. E’ arrivato, dopo mille peripezie ed un viaggio estenuante, al nostro ospedale con una ferita da proiettile che è entrato nell’inguine sinistro ed è uscito dal gluteo destro. Proiettile sparato da “stranieri vestiti da guerra”. E sì che non è carnevale, qui. Per sua fortuna nessun organo vitale è stato danneggiato: stentavamo a crederci anche noi. Non appena è arrivato, ha chiesto di Akter, il ragazzino che abbiamo ricevuto l’altro ieri con la testa trapassata da un proiettile. E’ un suo amico, sono vicini di casa, giocano sempre insieme. Auguro loro di poter un giorno raccontarsi a vicenda questa loro tragedia, davanti ad una tazza di tè, mentre fuori i rumori della guerra sono davvero scomparsi… Anche a Nadalì, altro distretto non lontano dall’ospedale di Emergency a Lashkar Gah, stanno combattendo ormai da giorni. Anche lì sta arrivando la pace e la democrazia. Akter Mohammed è arrivato poco fa con il padre Wali Jan, un uomo di almeno 60 anni con una folta barba bianca. Un proiettile, uno solo, gli ha passato la testa da parte a parte, è ancora vivo e lo stanno operando. Il padre urlava e si batteva il petto. Non solo per quello che hanno fatto a suo figlio, ma anche per il modo. Akter era in casa sua, dietro a una finestra su cui picchiava il sole. La sua curiosità l’ha spinto ad avvicinarvisi per vedere cosa stava succedendo fuori: tutti quei rumori di blindati e colpi di fucile. Qualche portatore malato di pace e democrazia ha visto una sagoma e non gli è parso vero di testare la sua mira. Ha sparato e non ha più visto la sagoma alla finestra. Ma non è tutto. Sono entrati poi in casa, urlando e facendo alzare le mani al padre, spingendolo con forza contro il muro. In un angolo, sotto la finestra, hanno visto il risultato del proiettile esploso contro quella sagoma che appariva alla finestra. Un bambino di 9 anni. Nove. E ovviamente, appena l’hanno visto a terra ferito e spaventato, se ne sono andati. Senza una parola. Non si abbandona così nemmeno un cane. Che schifo!”3

A marzo, lo stesso Matteo Dell’Aira, aveva denunciato che, nonostante ufficialmente si dichiarava conclusa l’operazione “Moshatark,” iniziata a metà febbraio nella provincia meridionale di Helmand, l’ospedale di Emergency a Lashkargah continuava ad accogliere feriti: “Continuiamo a vedere elicotteri da combattimento sorvolare la zona, continuiamo a sentire aerei da guerra sfrecciare veloci, continuiamo a sentire boati di esplosioni.
E continuiamo a ricevere feriti, dalle zone di Marjah e Nadalì. Soprattutto feriti da mina. Dall’inizio di marzo ne abbiamo avuti ben ventiquattro: più di uno al giorno. E per noi non sono numeri: sono visi, storie, famiglie, e sempre tanta sofferenza. Gli ultimi due li abbiamo ricevuti due giorni fa, un uomo di 65 anni, Hasham, e suo nipote di 7, Sayed Rahman: stavano uscendo da casa, hanno visto delle persone che posizionavano una mina sulla strada proprio di fronte alla loro abitazione. Si sono avvicinati per chiedere che la rimuovessero, ma proprio in quel momento la mina ‘artigianale’ è esplosa: tre morti sul colpo, loro due si sono procurati delle brutte ferite su gambe e braccia, ma sono vivi. E ieri un kamikaze si è fatto esplodere lungo la strada che conduce al nostro posto di primo soccorso di Grishk: otto morti, di cui quattro bambini, e almeno una decina di feriti, per loro fortuna non gravi”.4

Queste testimonianze sono senz’altro “scomode” in un contesto in cui si vuol far credere che le truppe occidentali agiscano per il bene di tutti. Osserva Strada: “Siamo scomodi perché abbiamo denunciato che veniva addirittura impedito di assistere i civili feriti nella recente campagna di attacchi dove bambini e donne sono stati colpiti duramente. Sono in molti in questa zona a partecipare all’occupazione militare, fra cui gli italiani”.5

Nella propaganda dei media italiani, la “missione” Isaf appare come una sorta di operazione filantropica contro un nemico oscuro, irrazionale, crudele, che lotta per puro odio, senza alcun motivo, dato che la “democrazia occidentale” sarebbe un esempio di libertà e di evoluzione della “civiltà”. Si vuole mostrare come nemico il mujaiddin spietato, che odia gli italiani (come tutti gli occidentali). Ma strutture come Emergency svelano impietosamente che questo “talebano” spesso è un contadino ferito che ha avuto la sua casa distrutta, o un bimbo senza braccia perché colpito da bombe “umanitarie”, pagate anche da noi italiani.
Emergency è la struttura umanitaria che cerca di curare le ferite dei cittadini afgani, molti dei quali nemmeno capiscono perché sono stati colpiti. E’ una struttura che dovrebbe essere premiata, e invece il Nobel per la pace lo hanno dato ad Obama. Da questo si capisce in che sistema stiamo vivendo: la pace è guerra, il filantropo è “terrorista” e il terrorista è filantropo.
E’ significativa anche la lettera aperta che Dell’Aira scrisse per denunciare la situazione dell’ospedale di Emergency a Lashkargah. Ci sembra che questa lettera faccia capire bene chi sono le persone sequestrate e perché sono state considerate “pericolose”: “Vergogna. E’ quella che proviamo tutti qui all’ospedale di Emergency a Lashkargah, Afghanistan, dopo l’inizio dell’ennesima ‘grande operazione militare’, che ogni volta è la più grande… Un profondo senso di vergogna per quello che la guerra, qualsiasi guerra, fa. Distruzione, morti, feriti.
Sangue, pezzi di carne umana. Urla feroci e disperate. Non fa altro. Ma qualcuno ancora pensa che sia un buon modo per esportare ‘pace e democrazia’. In effetti la pace la stavano portando anche a Said Rahman, noto ‘insurgent’ della zona, ma quella eterna però. Si è beccato un proiettile in pieno petto, di mattina presto, mentre era in giardino. Non stava pattugliando la zona, non stava combattendo, non stava mirando nessuno. Non ha nemmeno visto da dove arrivava il proiettile che ha ancora nel corpo e che gli ha sfondato il polmone di destra. Ha solo sentito un gran bruciore e poi è svenuto dal male. L’hanno trasportato in elicottero fino a Lashkargah, gli stessi elicotteri che prima sparano, poi in ambulanza nel nostro centro chirurgico per vittime civili della guerra, abbastanza instabile ma con il suo orsacchiotto di peluche nuovo di zecca, regalo della democrazia. Sembrava avesse la gobba da tanto sangue si era raccolto nella schiena. E’ stato operato subito, gli hanno messo due drenaggi toracici, quasi più grandi di lui. Perché il noto ‘insurgent’ ha sette anni. Sette. Questa è la ‘grande operazione militare’, la più grande. Vergogna.”6

Emergency è stata più volte perseguitata anche in passato, perché è un’organizzazione umanitaria che non appoggia in alcun modo le autorità criminali. Spiega Strada: “Faccio il chirurgo ormai da molti anni, e mi sono trovato ad operare a più riprese in almeno 10 conflitti: ho visto la stessa cosa ovunque, il massacro di civili a causa di guerre dichiarate per ragioni diverse. Le opinioni che noi di Emergency abbiamo sulla guerra nascono dall’aver conosciuto le sue vittime, dal vederle ogni giorno nei nostri ospedali, dal vivere la guerra da vicino… Emergency non ha accettato denaro dal Governo italiano, non accetta di fare la cosmesi della guerra, non vuole il danaro offerto con una mano sx da chi spara con l’altra. Per gli stessi motivi, rifiuteremmo i soldi della Fiat per curare le vittime delle mine antiuomo da loro prodotte, o quelli della Nestlé per curare i neonati che rischiano di morire per il suo latte in polvere. Emergency ha mantenuto la stessa posizione nel caso della guerra in Kosovo, rifiutandosi di partecipare al banchetto della famosa Missione Arcobaleno… In Italia, anche se molti sembrano averlo scordato, esiste una Costituzione, è stata scritta con l’idea di garantire un mondo più giusto alle generazioni future. L’art. 11 inizia con «L’Italia ripudia la guerra». È tra i «princìpi fondamentali». Vuol dire che la pace è un bene che ci appartiene in quanto comunità, è un valore di tutti e di ciascuno di noi. E questo va rispettato. E invece, in poco più di un decennio, il nostro paese è stato portato in guerra per ben 3 volte, da governi di colore politico diverso. Noi vogliamo che sulla questione fondamentale della guerra siano consultati i cittadini, perché non siamo pronti a farci togliere da nessuno ilbene della pace… Si critica chi vuole che l’Italia non partecipi ad una aggressione contro l’Iraq, rievocando la guerra al nazifascismo. E chi sarebbe, oggi, l’uomo forte che vuole conquistare il mondo? Già, proviamo a chiederlo ai cittadini del mondo: ‘Chi pensate si consideri al di sopra della legge? Chi secondo voi teorizza il diritto a bombardare chiunque altro per proteggere i propri interessi nazionali?’ Un bel sondaggio nel pianeta, i risultati sarebbero davvero interessanti… L’Italia fa parte della coalizione internazionale ed è in Afghanistan con tremila soldati per cui paghiamo circa 2 milioni di € al giorno nonostante la situazione del nostro Paese. Ogni giorno 2 milioni di euro dello Stato italiano vanno per proteggere il governo afgano che arresta o rapisce personale italiano”. 7

1 http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/04/16/visualizza_new.html_1763382205.html

2
http://it.peacereporter.net/articolo/21245/Emergency%3A+%22Guerra+a+un+ospedale%22

3 http://it.peacereporter.net/articolo/20333/Gulalay

4 http://it.peacereporter.net/articolo/20896/Afghanistan%2C+Emergency%3A+%27Qui+in+Helmand+la+guerra+continua%27

5 http://it.peacereporter.net/articolo/21239/Afghanistan%2C+fermati+a+Lashkargah+tre+operatori+italiani+di+Emergency

6 http://it.peacereporter.net/articolo/20260/Vergogna

7 http://www.corriere.it/esteri/10_aprile_11/emergency-afghanistan-strada-karzai_8abbb2e0-4550-11df-93de-00144f02aabe.shtml

VISITA: antonellarandazzo.blogspot.com

Tratto da: LA NUOVA ENERGIA  N°17

ComeDonChisciotte – “NON TACEREMO MAI SULLA GUERRA”

ComeDonChisciotte – “NON TACEREMO MAI SULLA GUERRA”.

DI GINO STRADA
repubblica.it/

Caro direttore, si introducono – direttamente o con la complicità di qualcuno che vi lavora – alcune armi in un ospedale, poi si dà il via all’operazione… Truppe afgane e inglesi circondano il Centro chirurgico di Emergency a Lashkargah, poi vi entrano mitragliatori in pugno e si recano dove sanno di trovare le armi. A quanto ci risulta, nessun altro luogo viene perquisito. Si va diritti in un magazzino, non c’è neppure bisogno di controllare le centinaia di scatole sugli scaffali, le due con dentro le armi sono già pronte – ma che sorpresa! – sul pavimento in mezzo al locale. Una telecamera e il gioco è fatto.

Si arrestano tre italiani – un chirurgo, un infermiere e un logista, gli unici internazionali presenti in quel momento in ospedale – e sei afgani e li si sbatte nelle celle dei Servizi di Sicurezza, le cui violazioni dei diritti umani sono già state ben documentate da Amnesty International e Human Rights Watch.

Anche le case di Emergency vengono circondate e perquisite. Alle cinque persone presenti  –   tra i quali altri quattro italiani  –  viene vietato di uscire dalle proprie abitazioni. L’ospedale viene militarmente occupato.

Le accuse: “Preparavano un complotto per assassinare il governatore, hanno perfino ricevuto mezzo milione di dollari per compiere l’attentato”. A dirlo non è un magistrato né la polizia: è semplicemente il portavoce del governatore stesso.

Neanche un demente potrebbe credere a una simile accusa: e perché mai dovrebbero farlo? La maggior parte dei razzi e delle bombe a Lashkargah hanno come obiettivo il palazzo del governatore: chi sarebbe così cretino da pagare mezzo milione di dollari per un attentato visto che ogni giorno c’è chi cerca già di compierlo gratuitamente?

Questa montatura è destinata a crollare, nonostante la complicità di pochi mediocri  –  che vergogna per il nostro Paese!  –  che cercano di tenerla in piedi con insinuazioni e calunnie, con il tentativo di screditare Emergency, il suo lavoro e il suo personale.

Perché si aggredisce, perché si dichiara guerra a un ospedale? Emergency e il suo ospedale sono accusati di curare anche i talebani, il nemico. Ma non hanno per anni sbraitato, i politici di ogni colore, che l’Italia è in Afghanistan per una missione di pace? Si possono avere nemici in missione di pace?

In ogni caso l’accusa è vera. Anzi, noi tutti di Emergency rendiamo piena confessione. Una confessione vera, questa, non come la “confessione choc” del personale di Emergency che è finita nei titoli del giornalismo nostrano.

Noi curiamo anche i talebani. Certo, e nel farlo teniamo fede ai principi etici della professione medica, e rispettiamo i trattati e le convenzioni internazionali in materia di assistenza ai feriti. Li curiamo, innanzitutto, per la nostra coscienza morale di esseri umani che si rifiutano di uccidere o di lasciar morire altri esseri umani. Curiamo i talebani come abbiamo curato e curiamo i mujaheddin, i poliziotti e i soldati afgani, gli sciiti e i sunniti, i bianchi e i neri, i maschi e le femmine. Curiamo soprattutto i civili afgani, che sono la grande maggioranza delle vittime di quella guerra.Curiamo chi ha bisogno, e crediamo che chi ha bisogno abbia il diritto ad essere curato.

Crediamo che anche il più crudele dei terroristi abbia diritti umani  –  quelli che gli appartengono per il solo fatto di essere nato  –  e che questi diritti vadano rispettati. Essere curati è un diritto fondamentale, sancito nei più importanti documenti della cultura sociale, se si vuole della “Politica”, dell’ultimo secolo. E noi di Emergency lo rispettiamo. Ci dichiariamo orgogliosamente “colpevoli”. Curiamo tutti. In Afghanistan lo abbiamo fatto milioni di volte. Nell’ospedale di Lashkargah lo abbiamo fatto sessantaseimila volte. Senza chiedere, di fronte a un ferito nel pronto soccorso, “Stai con Karzai o con il mullah Omar?”. Tantomeno lo abbiamo chiesto ai tantissimi bambini che abbiamo visto in questi anni colpiti da mine e bombe, da razzi e pallottole. Nel 2009 il 41 percento dei feriti ricoverati nell’ospedale di Emergency a Lashkargah aveva meno di 14 anni. Bambini. Ne abbiamo raccontato le storie e mostrato i volti, le immagini vere della guerra, la sua verità.

“Emergency fa politica”, è l’altra accusa che singolarmente ci rivolgono i politici. In realtà vorrebbero solo che noi stessimo zitti, che non facessimo vedere quei volti e quei corpi martoriati. “Curateli e basta, non fate politica”. Chi lo sostiene ha una idea molto rozza della politica.

No, noi ci rifiutiamo di stare zitti e di nascondere quelle immagini. Da tempo la Nato sta compiendo quella che definisce “la più importante campagna militare da decenni”: la prima vittima è stata l’informazione. Sono rarissimi i giornalisti che stanno informando i cittadini del mondo su che cosa succede nella regione di Helmand. I giornalisti veri sono scomodi, come l’ospedale di Emergency, che è stato a lungo l’unico “testimone” occidentale a poter vedere “gli orrori della guerra”. Non staremo zitti.

Emergency ha una idea alta della politica, la pensa come il tentativo di trovare un modo di stare insieme, di essere comunità. Di trovare un modo per convivere, pur restando tutti diversi, evitando di ucciderci a vicenda. Emergency è dentro questo tentativo. Noi crediamo che l’uso della violenza generi di per sé altra violenza, crediamo che solo cervelli gravemente insufficienti possano amare, desiderare, inneggiare alla guerra. Non crediamo alla guerra come strumento, è orribile, e mostruosamente stupido il pensare che possa funzionare. Ricordiamo “la guerra per far finire tutte le guerre” del presidente americano Wilson? Era il 1916. E come si può pensare di far finire le guerre se si continua a farle? L’ultima guerra potrà essere, semmai, una già conclusa, non una ancora in corso.
La risposta di Emergency è semplice. Abbiamo imparato da Albert Einstein che la guerra non si può abbellire, renderla meno brutale: “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”. Nella nostra idea di politica, e nella nostra coscienza di cittadini, non c’è spazio per la guerra. La abbiamo esclusa dal nostro orizzonte mentale. Ripudiamo la guerra e ne vorremmo la abolizione, come fu abolita la schiavitù.

Utopia? No, siamo convinti che la abolizione della guerra sia un progetto politico da realizzare, e con grande urgenza. Per questo non possiamo tacere di fronte alla guerra, a qualsiasi guerra. Di proporre quel progetto, siamo colpevoli.

Ecco, vi abbiamo fornito le risposte. E adesso? Un pistoiese definì il lavoro di Emergency “ramoscello d’ulivo in bocca e peperoncino nel culo”. Adesso è ora che chi “di dovere” lavori in quel modo, e tiri fuori “i nostri ragazzi”. Può farlo, bene e in fretta. Glielo ricorderemo sabato pomeriggio, dalle due e mezza, in piazza Navona a Roma.

Gino Strada
Fonte: http://www.repubblica.it/
Link: http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/15/news/lettera_gino_strada-3358513/
15.04.2010

Blog di Beppe Grillo – Io sto con Emergency!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Io sto con Emergency!.

Perché i nostri militari sono ancora in Afghanistan? Nessun cittadino italiano sa rispondere a questa domanda. Unica eccezione La Russa che ha saputo la risposta direttamente da Luttwak
“C’è uno scenario di guerra che dura da quasi dieci anni, dove noi occidentali siamo li con le armi in pugno a occupare territori e depredare risorse. La storia dei terroristi non regge più, se non nei giornali di regime o nei media ipercontrollati da quelle stesse multinazionali che la guerra la sostengono! Emergency è di piu’ di un’ospedale. E’ l’occhio segreto di quel che accade realmente in Afghanistan, scomodo a troppi. Il contingente italiano è passato dallo svolgere semplici operazioni umanitarie alla partecipazione diretta alle operazioni militari, con l’allineamento alle regole imposte dallo ‘Enduring freedom’. Nessun civile sarebbe cosi’ fesso da aiutare i terroristi, se questi non fossero invece visti come patrioti. E, per dirla alla Bush: ‘nemmeno io sarei contento se qualcuno occupasse con l’esercito la mia nazione’.I terroristi non si combattono con l’artiglieria, coi carri armati e coi bombardamenti a tappeto.” Luca Popper, Milano

Antimafia Duemila – Chiude ospedale Emergency a Lashkar Gah

Fonte: Antimafia Duemila – Chiude ospedale Emergency a Lashkar Gah.

L’ospedale di Emergency è stato svuotato di tutti isuoi pazienti ed è controllato dalal polizia afghana. Entro questa sera sarà chiuso.Lo ha detto Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera a Rainews24.

“Ho verificato grande scoramento, una popolazione che veniva curata dai medici di Emergency allo sbaraglio. Sono stati spostati in un ospedale vicino, ma non c’è paragone nel tipo di cure che vengono somministrate”.
“Non ho trovato ostilità nei confronti degli italiani, niente che possa far pensare a un linciaggio morale”, ha detto Cremonesi.
L’ospedale viene chiuso nel tentativo di salvare la struttura, perchè altrimenti potrebbero esserci furti.
“I medici e il personale locale sono abbottonatissimi su come possono essere arrivate le armi all’interno dell’ospedale. Quel che posso dire è che chi ha fatto l’irruzione sapeva benissimo dove andare, perchè le hanno trovate in pochissimi minuti”, ha aggiunto l’inviato del Corriere.

Tratto da: rainews24.it

Antimafia Duemila – Emergency: sabato 17 aprile a ROMA

Fonte: Antimafia Duemila – Emergency: sabato 17 aprile a ROMA.

17 aprile, ore 14.30, appuntamento a Piazza Navona (Roma)
Sabato 10 aprile
militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.
Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.

Con chi bisogna stare

Fonte: Con chi bisogna stare.

La lettura dei fatti del Tenente Generale Fabio Mini, alto ufficiale dell’Esercito, scritta per peacereporter, sito in diretto contatto con Emergency ed al quale fare riferimento per tutti gli aggiornamenti sulla vicenda.

Bisogna essere pacifisti incalliti e un po’ ottusi per non lasciarsi prendere dal sospetto che qualcuno di Emergency sia veramente colpevole del complotto ai danni del governatore di Helmand.
Bisogna rifiutare la realtà per non immaginare che dei medici possano fare causa comune con quelli che curano.
Bisogna essere sordi e ciechi di fronte ai problemi del mondo per non ammettere che una organizzazione umanitaria come Emergency potrebbe ospitare dei violenti repressi mal mimetizzati dal buonismo e dal sorriso scimunito dello pseudo-buddista che crede di aver trovato la felicità interiore.

Siccome non sono pacifista, siccome cerco di stare con i piedi per terra e non ho ancora trovato alcuna pace interiore che mi lasci inebetito trovo molti aspetti della vicenda, perfino i più imbarazzanti, plausibili e comprensibili. Specie alla luce di qualche esperienza.

Anni fa… una delle lettere dai ”Medici senza Frontiere” rivelava che uno di essi in Africa si era preso l’Aids andando a letto con una collaboratrice locale. Non disse nulla a nessuno, nemmeno al suo sostituto che, ovviamente, ebbe una relazione con la stessa collaboratrice e si beccò l’Aids anche lui. Alla faccia dei medici umanitari, si potrebbe dire. Alcune organizzazioni umanitarie islamiche fanno proselitismo per l’estremismo e anche contrabbando di armi. Alla faccia dell’umanitarismo, si potrebbe dire.
Alcune organizzazioni internazionali di cosiddetto sviluppo sono manifestamente agli ordini dei servizi d’intelligence e di corporazioni dedite allo sfruttamento degli uomini e delle risorse. Alla faccia dello sviluppo, si potrebbe dire.

Non ci sarebbe quindi nulla di strano che un medico di Emergency si facesse dare mezzo milione di dollari per aiutare dei terroristi. Con quello che li paga l’organizzazione, il compenso varrebbe il rischio della pelle.
Semmai di strano c’è che quella cifra viene offerta a uno straniero da chi non dà alcun valore alla vita e in un posto dove la vita non ha obiettivamente alcun valore. I dubbi aumentano se si considera che una tale fortuna viene offerta al medico per portare un paio di scatoloni nel suo ospedale e lasciarli in bella vista in modo che vengano subito trovati: sembra più una operazione da “governatori” e servizi segreti che da terroristi.
Non ci sarebbe nulla di strano che un medico, ancorché pacifista, a forza di vedersi portare corpi straziati dalle bombe dell’umanità occidentale, desse i numeri e diventasse terrorista. Non avrebbe però bisogno di essere pagato. Lo farebbe gratis e anzi pagherebbe lui per avere l’opportunità di scaricare frustrazione e impotenza.

Non sarebbe neppure strano che Emergency non sapesse nulla delle deviazioni di alcuni suoi componenti e che quindi sia tra le vittime dei complottisti piuttosto che tra i complici. Ogni organizzazione ha le sue mele marce e nessuna organizzazione umanitaria dovrebbe essere messa sotto accusa perché uno o alcuni suoi componenti vengono meno agli impegni assunti o diventano matti.
E non è strano che il responsabile dell’organizzazione difenda a spada tratta i suoi: sia che non ne sappia niente e ancor di meno se ne sa qualcosa.

Semmai è strano che la prima dichiarazione venuta in mente al nostro Ministro degli Esteri sulla vicenda sia la condanna contro tutti i terrorismi: in pratica è l’ammissione che Emergency è una organizzazione terroristica. O almeno una di cui è lecito sospettare.

E infine non sarebbe affatto strano che i prigionieri in Afghanistan confessassero. Da quelle parti gli stranieri si salvano solo se confessano, qualsiasi cosa e alla svelta. Salvano la faccia dei loro aguzzini e così salvano la pelle. Se c’è da fare dell’eroismo o del martirio bisogna aspettare di essere tornati a casa.

Queste sono possibilità che vanno giustamente considerate con dispiacere e senza cinismo o accondiscendenza anche se qualcuno può goderne e strumentalizzarle.

Tuttavia, una volta considerate tutte le possibilità bisogna esaminare i fatti. Piaccia o non piaccia, Emergency ha fatto un eccellente lavoro in Afghanistan. La sua storia parla a suo favore in termini umanitari ma anche di indipendenza ed equidistanza dalle parti in conflitto. Semmai le leggerezze commesse in passato sono state determinate da eccesso di zelo o protagonismo, ma a fin di bene.

Ho già detto chiaramente in tempi non sospetti che Emergency avrebbe pagato caro il suo intervento “politico” nella vicenda Mastrogiacomo. Ora ci siamo. Un altro fatto concreto è il fastidio arrecato da Emergency alle forze internazionali e ai governanti afgani ogni volta che ne ha denunciato le nefandezze. Un fatto è che Emergency è un punto di riferimento per chiunque abbia bisogno e quindi anche per i cosiddetti talebani. Un fatto è che Helmand è ancora una roccaforte dei ribelli pashtun e che il loro smantellamento deve necessariamente passare per quello di qualsiasi organizzazione che li aiuta, anche se per i soli aspetti umanitari.
Un fatto è che la politica inglese di conquistare i cuori degli afgani di Helmand è fallita e ora, nonostante le promesse di Obama, si sta ritornando alla mattanza. Un fatto è che in Afghanistan è in atto una lotta fra organizzazioni internazionali alla ricerca di giustificazioni sia degli insuccessi sia dei soldi spesi ed Emergency si è invece distinta per i successi e il favore della gente.
Un fatto è che la provincia di Helmand , come altre in Afghanistan, è affidata a politicanti di professione che ruotano ogni due anni traendo il massimo profitto e che si reggono solo sul favore delle truppe straniere.

Il governatore Gulab Mangal, presunta vittima del complotto, vive nel terrore, il figlio è sotto continua minaccia e lui stesso è scampato a diversi attentati veri o presunti. Gli inglesi che si sono sempre scelti il governatore di Helmand cominciano a dimostrarsi stanchi di proteggerli senza avere nulla in cambio ed Emergency non li ha certo aiutati a gestire la provincia. Da questi fatti deriva la concreta probabilità che Emergency sia finita sotto la mannaia della vendetta di alcuni e sotto la logica militare di altri.
Invece di essere bombardato (e non si esclude che prima o poi non lo sia, per sbaglio, naturalmente) l’ospedale deve essere delegittimato e la sua funzione umanitaria deve perdere di credibilità.
Dal punto di vista militare Emergency deve cessare di essere un testimone e un punto di riferimento per i ribelli. Tutti devono sapere che farsi ricoverare può essere l’anticamera dell’arresto che per gli afgani è sempre l’anticamera del cimitero.
Inoltre, il governatore deve riacquistare peso dimostrando ai suoi e ai protettori inglesi che anche le organizzazioni internazionali e gli alleati italiani ce l’hanno con lui. Solo così può sperare di continuare a fare gli affari propri.

Come ottenere tutto questo con un semplice coup di teatro è esattamente quello che si è visto finora. Una soffiata, la perquisizione, una scatola di esplosivo, una pistola, due bombe a mano attive e quattro inattive, gli agenti dei servizi che si portano dietro le telecamere, qualche soldato e poliziotto afgano e un paio di parà inglesi che si dirigono a colpo sicuro in una sala e fra decine di scatoloni individuano subito quelli sospetti.
E quindi l’arresto di nove afgani e tre italiani, la detenzione e, forse, la confessione. Perfetto, come da copione, un po’ grossolano ma sempre efficace.
Pur ammettendo ogni possibilità e perfino qualche deviazione, sono questi fatti ed il corso di eventi probabili a far prevalere l’ipotesi della trappola e dell’intimidazione.

Per questo, per il pedigree dell’organizzazione e per tutta la brava gente che crede nella sua missione oggi bisogna stare con Emergency. Domani si vedrà.

ComeDonChisciotte – GLI OCCHI “SCOMODI” DI GINO STRADA

Fonte: ComeDonChisciotte – GLI OCCHI “SCOMODI” DI GINO STRADA.

DI MASSIMO FINI
antefatto.ilcannocchiale.it

Sarà difficile sapere presto la verità sull’arresto, operato dalla polizia afghana coadiuvata da soldati britannici, dei nove operatori di Emergency, fra cui tre italiani, nell’ospedale di Lashkar Gah, con l’accusa di star preparando un attentato contro il governatore locale Gulabbudin Mangal. E, forse, non la si saprà mai. Perché anche su eventuali confessioni uscite da un carcere afghano, controllato formalmente dai servizi segreti locali (National Directorate of Security, Nds) ma nella sostanza da quelli americani e inglesi, c’è poco da far conto, visto il trattamento riservato ai “terroristi” ad Abu Ghraib e Guantanamo. Quel che è certo è che Emergency è stata sempre vista con molta ostilità dalle truppe Nato da quando hanno occupato l’Afghanistan. Perché Emergency operò durante il periodo del governo talebano e, a parte qualche disputa sulla rigida separazione dei reparti maschili e femminili, poté farlo tranquillamente perché i Talebani ci tenevano, forse più delle forze Isaf-Nato, che ci fossero degli ospedali funzionanti.

Emergency ha quindi sempre avuto buoni rapporti con i Talebani. La liberazione dell’inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo sequestrato dagli uomini del feroce comandante Dadullah, e che ci avrebbe quindi lasciato sicuramente la pelle perché Dadullah non faceva sconti a nessuno, fu dovuta all’intermediazione personale di Gino Strada che riuscì a far arrivare un messaggio al Mullah Omar che ne ordinò il rilascio. In seguito Omar, che non approvava per nulla i metodi troppo spicci di Dadullah che coinvolgevano civili (lo aveva già degradato o espulso tre volte dal movimento, in particolare per una strage di Hazara avvenuta quando il Mullah era al governo) fece in modo di lasciarlo allo scoperto. E Dadullah fu poco dopo ucciso dalle forze Nato. Nella provincia di Helmand gli uomini di Emergency possono girare tranquillamente, mentre il governatore Mangal, un fantoccio degli angloamericani, è costretto a muoversi in quella che formalmente è la sua provincia protetto da elicotteri, blindati, scorte armate fino ai denti composte più che da poliziotti afghani da militari britannici. Ma, forse, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è quanto avvenuto una mese fa nell’assedio della cittadina di Marjah all’interno della grande offensiva lanciata dal generale Stanley McCrystal nell’Helmand. A Marjah esiste un piccolo presidio della Croce Rossa internazionale, una specie di osservatorio, un centro di raccolta di primo soccorso, ma non un ospedale attrezzato, con sale operatorie e tutto quanto occorre.

Nel presidio erano stati ricoverati una cinquantina di feriti e di moribondi che in nessun modo potevano essere curati lì. La Croce Rossa chiese l’apertura di un “corridoio umanitario” che potesse superare i posti di blocco organizzati tutt’intorno a Marjah per poter trasportare i feriti negli ospedali più vicini e in particolare in quello di Emergency di Lashkar Gah che era il più vicino. I comandi Nato si opposero affermando che fra i feriti “potevano esserci anche dei talebani” (conferma indiretta, tra l’altro, che l’offensiva Nato, nonostante tutte le premesse e le promesse di McCrystal, si era risolta nella consueta strage di civili). Ora neanche nelle più feroci guerre moderne, neanche nella Seconda guerra mondiale, si è mai venuti meno alla regola, stabilita dalla Convenzione di Ginevra, che i feriti dei nemici vanno curati. Emergency fu in prima linea nel denunciare questo inaudito comportamento. Adesso siamo alle porte dell’altra grande offensiva che la Nato vuol lanciare contro la città di Kandahar, storica roccaforte del movimento talebano afghano (il Mullah Omar è nato in un villaggio vicino). E non credo che Gino Strada sia molto lontano dalla verità quando dice che si vuole togliere di mezzo Emergency, o privarla di credibilità, come testimone scomodo, in modo che i bombardieri americani, i Dardo e i Predator, aerei senza pilota né equipaggio, ma armati di missili micidiali possano agire indisturbati (intanto ieri, preannuncio della prossima offensiva, i soldati Nato hanno ucciso a Kandahar quattro civili a un posto di blocco).

È chiaro che il governatore Mangal, un quidam qualsiasi, non si sarebbe permesso di arrestare tre operatori italiani senza l’avallo non tanto di Karzai (che tratta da mesi con il Mullah Omar e che recentemente ha dichiarato testualmente in una conferenza stampa “gli americani alimentano il conflitto fra afghani per poter avere il pretesto per continuare ad occupare il Paese, se continua così mi alleerò con i Talebani”) ma dei comandi statunitensi.

E il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini dovrebbe riflettere seriamente sui reali rapporti fra noi e gli alleati anglosassoni, invece di rilasciare dichiarazioni vergognose (un ministro degli Esteri ha innanzitutto il dovere di difendere i propri connazionali, poi si vedrà) accusando Gino Strada di “aver fatto dichiarazioni politiche”. Fino a prova contraria, nonostante il Berlusconi imperans, gli italiani, nel nostro Paese e all’estero, hanno ancora diritto di parola e di manifestazione del proprio pensiero. Anche se sono dei medici, come Gino Strada.

Massimo Fini
Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/
Link: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2471728&yy=2010&mm=04&dd=13&title=gli_occhi_scomodi_di_gino_stra

Da il Fatto Quotidiano del 13 aprile

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