Archivi tag: euro

ComeDonChisciotte – EURO, L’ IPOTESI DEL PEGGIO

La crisi greca del budget, diventata crisi dell’euro, non è la conseguenza fatale di un’autoregolamentazione dei mercati, ma di un attacco deliberato. Per Jean-Michel Vernochet, essa fa parte di una guerra economica condotta da Washington e Londra, secondo gli stessi principi delle attuali guerre militari: ricorso alla teoria dei giochi e strategia del caos costruttore. La posta in gioco è costringere gli europei ad integrarsi in un blocco atlantico, vale a dire in un Impero, all’interno del quale pagheranno automaticamente per il deficit budgetario anglosassone, tramite il mezzo indiretto di un euro dollarizzato. Un primo passo in questo senso è già stato fatto con l’accordo siglato tra l’Unione Europea e il FMI, che concede al Fondo Mondiale una tutela particolare sulla politica economica dell’UE…

Leggi tutto: ComeDonChisciotte – EURO, L’ IPOTESI DEL PEGGIO.

ComeDonChisciotte – UN MESSAGGIO DALL’ ARGENTINA: IL NOSTRO SOSTEGNO AL POPOLO GRECO !

Fonte: ComeDonChisciotte – UN MESSAGGIO DALL’ ARGENTINA: IL NOSTRO SOSTEGNO AL POPOLO GRECO !.

DI ADRIAN SALBUCHI
voltairenet.org

Ci sono analogie sconcertanti tra il decennio catastrofico dell’Argentina (1991-2001), che ha portato ad un massiccio default, e le recenti ed incombenti difficoltà della Grecia. In tutti e due i casi, la colpa è delle organizzazioni di credito internazionali ed entrambi i paesi sono stati afflitti da rivolte e proteste diffuse contro le misure di austerità imposte dal FMI. L’economista argentino Adrian Salbuchi offre una vigorosa analisi di questa crisi “artificiosa” che non conosce frontiere.

Nel momento in cui gli argentini, oggi, guardano il telegiornale e vedono le cose terribili che accadono in Grecia, non possono che dire “Hey, è IDENTICO all’Argentina nel dicembre 2001 e l’inizio del 2002…!”. All’epoca, l’Argentina subì il suo peggiore collasso a livello monetario, del sistema bancario e del debito pubblico, che portò a tumulti, violenza folle, proteste e guerra sociale. L’agitazione fu così dannosa da costringere alle dimissioni il Presidente Fernando de la Rua, soprattutto a causa del suo famigerato Ministro dell’Economia pro-cartelli bancari, Domingo Cavallo, generando un vuoto politico che portò l’Argentina ad avere cinque (ben cinque!!) presidenti in quell’ultima terribile settimana di dicembre 2001.

La scintilla del caos sociale in Argentina fu il tentativo del Presidente de la Rua di attuare le misure di austerità, evidentemente ingiuste, imposte dal FMI che richiedeva, come al solito, il massimo sacrificio da parte della popolazione – più tasse, meno spese sociali, “budgets bilanciati”, nessuna spesa in disavanzo, ed altre misure anti-sociali – che causarono un crollo del PIL argentino di quasi il 40%.

Metà della popolazione precipitò al di sotto della soglia di povertà (molti non fecero mai ritorno alla tradizionale classe media argentina), alle banche private fu concesso di trattenere legalmente i risparmi della gente, i depositi in dollari USA furono cambiati in pesos in modo del tutto arbitrario a qualsiasi tasso di cambio deciso dalle banche o dal governo (il dollaro fu svalutato del 300%, da un peso al dollaro a 4 pesos al dollaro nel giro di poche settimane) eppure… nemmeno una banca è crollata! Infatti, da allora sono tutte di nuovo “in affari come sempre”, mentre i poveri e gli impoveriti sono completamente esclusi dal campo.

In Argentina, nel corso di 25 anni di governi provvisori, il Cartello Bancario Internazionale guidato dal FMI ha generato un Debito Pubblico fondamentalmente illegale – o al massimo, illegittimo – che è cresciuto in maniera enorme, finendo per far collassare l’intero sistema economico-finanziario. Non fu una coincidenza. Faceva parte di un modello altamente complesso, architettato al fine di controllare interi paesi, tramite un ciclo a fasi sequenziali e stadi ben identificabili con un solo scopo principale: quando l’economia viene alimentata al fine di attuare una “modalità di crescita” artificiale, l’insieme di tutti i profitti viene privatizzata nelle mani dei suoi “amici”, managers e operatori. Tuttavia, quando l’intero schema – come ogni schema Ponzi truffaldino – raggiunge il suo culmine ed il collasso totale è a portata di mano, allora invertono il processo e socializzano tutte le perdite.

Questo è quanto ha fatto Mr. Cavallo – un protetto di Rockefeller – garantendo che il popolo argentino avrebbe sostenuto le perdite, mentre i banksters [contrazione di banker e gangster, ndt] internazionali riscuotevano tutti i profitti. I media mainstream – locali e globali – ringraziarono; il New York Times arrivò addirittura a suggerire che l’intera Patagonia (vale a dire le 5 province meridionali dell’Argentina, che ricoprono il 35% del suo territorio e godono di un incommensurabile benessere in termini di energia, miniere, risorse idriche ed alimentari) doveva staccarsi dal resto del paese per poter “risolvere i suoi guai col debito estero”…

Ora, questa era l’Argentina del 2001/2002; ma non è anche il caso dell’americano odierno che pagando le tasse soccorre Goldman Sachs, CitiCorp, e GM mentre perde la sua casa, la sua pensione, il suo lavoro? Non è ciò che sta accadendo alla Grecia oggi? E l’Islanda? Il Regno Unito? L’Irlanda? E – prima o poi – Spagna? Portogallo? Italia?…

In Argentina, la nostra gente si è ormai abituata ad essere sempre più povera, cosicchè quando si è tornati alla “normalità”, Goldman Sachs e CitiCorp controllavano i media locali in modo da garantire il potere ad un nuovo regime-burattino sottomesso ad interessi di lucro: vale a dire, il team marito-moglie filo-mafia bancaria di Nestor e Cristina Kirchner… E la giostra continua a girare, mentre il popolo argentino continua a pagare…

Oggi, guardiamo la Grecia e vediamo gli stessi segnali spia: il FMI che impone rigide misure di austerità come condizione delle banche per ottenere più prestiti (come se un paese che collassa sotto il peso del debito potesse superarlo indebitandosi ancor di più!!), i media di regime che parlano con enfasi del bisogno della “Grecia di comportarsi in maniera corretta e responsabile” (come se la FED [Banca Centrale Americana, ndt], la banca di Inghilterra, Goldman Sachs, Bankfein, Greenberg fossero esempi di affidabilità e responsabilità), i governi locali provvisori che fanno tutto ciò che gli è possibile nell’interesse delle banche (George Papandreou è un habitué degli incontri del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, come lo era Fernando de la Rua, membro fondatore del capitolo locale del CARI, Consiglio Argentino per le Relazioni Internazionali), le grandi banche come Goldman Sachs che provano a recuperare ciò che gli è dovuto nel mezzo dei disagi e delle rivolte; tutto questo ha per sfondo cittadini disperati che scendono in strada per esprimere ciò che è chiaro a tutti: i banchieri internazionali ed i governi provvisori locali costituiscono una complessa associazione di ladri e rapinatori.

Poi accade l’inevitabile: il governo manda la polizia in strada per proteggere i bancari, se stesso e gli interessi dell’élite del potere del Nuovo Ordine Mondiale.. Poi la violenza dilaga, la gente resta ferita o uccisa.. la povera (polizia) combatte contro la povera (gente), mentre i ricchi al sicuro osservano da lontano sogghignando..

Non fate errori: questo è un modello mondiale.

Non fate errori: non c’è NESSUNA democrazia, neanche ad Atene, la sua terra madre..

Quello che noi subiamo in tutto il mondo – che sia in Grecia, Argentina, Brasile, Indonesia, Spagna, Islanda, Stati Uniti o Inghilterra – è un sistema meccanico di conteggio dei voti, che dipende completamente da enormi quantità di denaro, necessarie a finanziare costose campagne politiche, comprare la copertura di radio, tv e stampa, pagare rozze strutture di partiti politici, giornalisti, analisti, ed ovviamente anche i ben commercializzati candidati stessi: una vasta schiera di fantocci decrepiti, di cui leggiamo ogni giorno sui giornali: Bush, Blair, Papandreou, Obama, Clinton, Menem, Kirchner, Lula, Uribe. Sarkozy, Rodriguez Zapatero, Merkel…

Ciò che abbiamo è una “democrazia” completamente assoggettata al denaro, anche se dobbiamo ancora capire che il denaro NON è democratico (e neanche dovrebbe). Il denaro è controllato dalla mega-struttura bancaria che usa il FMI, la Banca Mondiale, la FED, la BRI, la BCE come sue entità di regolazione globale, e paga al fine di gestire l’intero “show democratico”. Quindi, alla fine abbiamo “la miglior democrazia che il denaro possa comprare”.. che non è affatto una democrazia..

Perciò, chi è il prossimo? Spagna? Italia? Portogallo? Il Sistema Monetario Europeo andrà in pezzi? Un bail-out di 750 miliardi di Euro farà precipitare in picchiata la neonata (ancora in fasce) valuta? Il Meccanismo Monetario Europeo crollerà? La Germania sarà il primo stato a riconvertire le riserve auree nei vecchi marchi tedeschi?

L’Euro in collasso e il dollaro teoricamente super-inflazionato (shhh! non ditelo ad alta voce!!) prepareranno la strada per una nuova valuta mondiale, essenzialmente privata, che verrà gestita a livello globale dai cartelli monetari privati delle varie Goldman Sachs, HSBC, CitCorp, Deutsche Bank di questo mondo?

Restate sintonizzati.. C’è ancora tanto, tantissimo da vedere..

Adrian Salbuchi
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article165415.html
14.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

ComeDonChisciotte – L’ ERESIA DELLA GRECIA OFFRE UNA SPERANZA

Fonte: ComeDonChisciotte – L’ ERESIA DELLA GRECIA OFFRE UNA SPERANZA.

DI JOHN PILGER
johnpilger.com

“Nel mondo in via di sviluppo, un sistema di selezione imposto dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale ha da tempo stabilito se la gente vive o muore.”

Mentre la classe politica della Gran Bretagna fa finta che il suo matrimonio combinato tra Panco Pinco e Pinco Panco sia la democrazia, l’ispirazione per il resto di noi è la Grecia. Non c’è da stupirsi che la Grecia non venga presentata come un faro, ma come un “paese spazzatura” ottenendo la meritata punizione per il suo “settore pubblico obeso” e la “cultura delle scorciatoie” (the Observer). L’eresia della Grecia è che la rivolta della gente comune offre una speranza autentica a differenza di quella elargita dal signore della guerra alla Casa Bianca.

La crisi che ha portato al “salvataggio” della Grecia da parte delle banche europee e del Fondo Monetario Internazionale è il prodotto di un sistema finanziario grottesco già di per sé in crisi. La Grecia è il modello in miniatura di una moderna lotta di classe che raramente è stata riportata come tale e viene portata avanti con tutta l’urgenza del panico tra i ricchi dell’impero.

Ciò che rende la Grecia diversa è che nel suo passato c’è invasione, occupazione straniera, il tradimento da parte dell’Occidente, la dittatura militare e la resistenza popolare. Le persone comuni non sono intimorite dal corrotto corporativismo che domina nell’Unione europea. Il governo di destra di Kostas Karamanlis, che ha preceduto l’attuale governo Pasok (Labourista) di George Papandreou, è stato descritto dal sociologo francese Jean Ziegler come “una macchina per il saccheggio sistematico delle risorse del Paese”.

La Federal Reserve Board degli Stati Uniti sta investigando sul ruolo della Goldman Sachs e di altri gestori di hedge fund americani che hanno scommesso sul fallimento della Grecia mentre i beni pubblici venivano liquidati e i ricchi evasori fiscali depositavano 360.000.000.000 di euro nelle banche svizzere. I più grandi armatori greci hanno trasferito le loro aziende all’estero. Questa emorragia di capitale continua con l’approvazione delle banche centrali europee e dei governi.

All’11 per cento, il deficit della Grecia non è superiore a quello americano. Tuttavia, quando il governo Papandreou ha cercato di prendere prestiti al mercato dei capitali internazionali, è stato efficacemente bloccato dalle agenzie americane di rating aziendale, che hanno “declassato” la Grecia a “spazzatura”. Queste stesse agenzie hanno assegnato rating tripla-A per miliardi di dollari in titoli cosiddetti mutui sub-prime accelerando così il crollo economico del 2008.

Quello che è successo in Grecia è un furto di portata epica, anche se di entità sconosciuta. In Gran Bretagna, il “salvataggio” di banche come Northern Rock e Royal Bank of Scotland è costato miliardi di sterline. Grazie all’ex primo ministro, Gordon Brown, e alla sua passione per gli istinti di avarizia della City di Londra, questi doni fatti con i soldi pubblici sono stati senza condizioni, mentre i banchieri hanno continuato a pagarsi i premi che chiamano bonus. Sotto la politica monoculturale della Gran Bretagna, possono fare come vogliono. Negli Stati Uniti, la situazione è ancora più eclatante, riferisce il giornalista investigativo David DeGraw, “[mentre le maggiori banche di Wall Street] che hanno distrutto l’economia pagano zero tasse e ricevono 33 miliardi di dollari in rimborsi”.

In Grecia, come in America e Gran Bretagna, alla gente comune è stato detto che deve ripagare i debiti dei ricchi e dei potenti che li hanno generati. Lavoro, pensioni e servizi pubblici devono essere tagliati e bruciati, mentre i corsari sono in carica. Per l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale, si presenta la possibilità di “cambiare la cultura” e smantellare il benessere sociale della Grecia, così come il FMI e la Banca mondiale hanno “strutturalmente modificato” (impoverito e controllato) paesi in tutto il mondo in via di sviluppo.

La Grecia è odiata per le stesse ragioni per le quali la Jugoslavia doveva essere fisicamente distrutta con la scusa di proteggere le popolazioni del Kosovo. La maggior parte dei greci sono impiegati dello Stato, e i giovani e i sindacati formano un’alleanza popolare che non è stata sottomessa; i carri armati dei colonnelli sul campus dell’Università di Atene nel 1967 rimangono un fantasma politico. Tale resistenza è un’anatema per i banchieri centrali europei e considerata come un ostacolo al bisogno del capitale tedesco di conquistare mercati a seguito della riunificazione della travagliata Germania.

In Gran Bretagna, è stato grazie alla propaganda trentennale di una teoria economica estrema conosciuta prima come monetarismo e poi come neo-liberalismo, che il nuovo primo ministro può, come il suo predecessore, esprimere le sue richieste che la gente comune paghi i debiti di imbroglioni sebbene “fiscalmente responsabili”. Le innominabili sono la povertà e la classe. Quasi un terzo dei bambini inglesi restano al di sotto della soglia di povertà. Nella classe operaia della città di Londra, nel Kent, l’aspettativa di vita maschile è di 70 anni. A due chilometri di distanza, a Hampstead, è 80. Quando la Russia è stata oggetto di una simile “terapia d’urto” negli anni ’90, l’aspettativa di vita scese in picchiata. Un record di 40 milioni di americani impoveriti attualmente ricevono buoni alimentari: cioè, non possono permettersi il cibo.

Nel mondo in via di sviluppo, un sistema di selezione imposto dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale ha da tempo stabilito se la gente vive o muore. Ogni volta che le tariffe e i sussidi alimentari e il carburante vengono eliminati dal diktat del FMI, i piccoli agricoltori sanno di essere stati dichiarati sacrificabili. L’Istituto per le Risorse Mondiali (World Resources Institute) calcola che il bilancio raggiunge 13-18.000.000 di bambini che muoiono ogni anno. “Questo”, ha scritto l’economista Lester C. Thurow, “non è metafora, né similitudine di guerra, ma la guerra stessa”.

Le stesse forze imperiali hanno utilizzato terribili armi da guerra contro i paesi colpiti nei quali la maggior parte sono bambini e hanno approvato la tortura come strumento di politica estera. Si tratta di un fenomeno di negazione per cui a nessuna di queste aggressioni ai danni dell’umanità, in cui la Gran Bretagna è impegnata attivamente, è stato permesso di influire sulle elezioni inglesi.

La gente per le strade di Atene, non soffre di questo disagio. Sanno perfettamente chi sia il nemico e loro si considerano, ancora una volta sotto l’occupazione straniera. E ancora una volta, stanno insorgendo, con coraggio. Quando David Cameron inizierà a tagliare 6.000.000.000 di sterline dai servizi pubblici in Gran Bretagna, significherà che sta contrattando perchè quello che accade in Grecia non accada in Gran Bretagna. Dovremmo dimostrare che ha torto.

Versione originale:

John Pilger
Fonte: http://www.johnpilger.com/
Link: http://www.johnpilger.com/page.asp?partid=576
20.05.2010

Versione italiana:

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.com/
Link: http://ilupidieinstein.blogspot.com/2010/05/l-della-grecia-offre-una-speranza.html
20.05.2010

Traduzione a cura di DAKOTA JONES

ComeDonChisciotte – L’ ULTIMO INCONTRO DELLA COMMISSIONE TRILATERALE

Stanno perdendo, sono quasi in rovina…

Fonte: ComeDonChisciotte – L’ ULTIMO INCONTRO DELLA COMMISSIONE TRILATERALE.

DI JAMES P.TUCKER JR.
americanfreepress.net/

La Commissione Trilaterale vuole una guerra in Iran, una moneta mondiale e una Banca Centrale

I membri della Commissione Trilaterale, irritati per il loro fallimento nello stabilire un governo mondiale e per la crisi economica che hanno generato, hanno proclamato la guerra contro l’Iran nel loro ultimo incontro tenuto a porte chiuse a Dublino dal 7 al 10 maggio.

I piani di guerra sono stati rivelati da Mikhail Slobodovsici, consigliere capo della leadership russa, mentre passeggiava per l’albergo Four Seasons, dove la Commissione Trilaterale si è asserragliata protetta da guardie armate e a porte chiuse. Nel rivolgersi a Alan Keenan, che lavora per il sito WeAreChange.org , lui credeva di star parlando ad un collega della Commissione.

Nella foto: L’albergo Four Seasons dove si è tenuta l’ultima riunione

“Stiamo decidendo il futuro del mondo” ha detto Slobodovisci. “Abbiamo bisogno di un governo mondiale” ha proseguito, ma, riferendosi all’Iran,” dobbiamo sbarazzarcene” ha affermato.

Indubbiamente è stato un proclama di guerra della Trilaterale. Molti dei milionari e miliardari della Commisione hanno pesanti investimenti nell’industria e le guerre fanno enormi profitti.

Improvvisamente Slobodovisci ha notato che la targhetta di Keenan era diversa dall’etichetta della Commisione e ha detto: “Non posso parlare – noi operiamo secondo le regole di Chatham House.”

A Slobodovisci la Trilaterale ha richiesto di pretendere ulteriori scuse per l’eccidio di una cifra stimata tra i 30 e 60 milioni di abitanti della vecchia Unione Sovietica ad opera del dittatore Josef Stalin. Il primo ministro Vladimir Putin ha chiesto umilmente scusa nell’anniversario dell’esecuzione di 20.000 soldati polacchi. Putin ha ammesso che il massacro era stato eseguito dai sovietici, non dai tedeschi come sostenuto dai sovietici per mezzo secolo. Nonostante tutto, il presidente russo Dmitry Medvedev ha nuovamente chiesto scusa il giorno dopo (il 9 Maggio), accusando i cittadini sovietici di aver tollerato il massacro, affermando che essi erano pienamente consapevoli dello spargimento di sangue.

Non sono mai stati così depressi gli illustri membri della Trilaterale.

“Ogni anno va peggio”, ha sostenuto uno di loro. “Perché ci prendiamo la briga di vederci ancora?”

“Non possiamo semplicemente cedere e lasciare,” ha risposto un altro. “Il Bildelberg si attende la bozza di un piano da parte nostra”.

Una parte notevole delle loro frustrazioni deriva dal fallimento nello stabilire un governo mondiale. Nel 1999, sia la Trilaterale che il gruppo Bildelberg confidavano nel prevedere che avrebbero ottenuto un governo mondiale per l’anno 2000. Una decina d’anni dopo, il loro obiettivo appare ancora più lontano. E di questo loro danno colpa ai “nazionalisti”, che si oppongono alla resa della sovranità nei confronti degli organismi internazionali.

Il gruppo Bildelberg si incontrerà dal 4 al 7 giugno in Spagna, a Sitges, una cittadina vacanziera a circa 20 miglia da Barcellona, per fare scelte definitive su cosa imporre al mondo.

Il Bildelberg chiuderà l’intero perimetro del Dolce Sitges con guardie armate e sicurezza privata. Il Bildelberg è composto da circa 120 finanzieri internazionali, capi di stato europei ed alti ufficiali della Casa Bianca, e dai segretari dei dipartimenti di Stato e Commercio, tra gli altri.

La Commissione Trilaterale è la squadra di riserva, con poco più di 300 partecipanti. Il Bildelberg, la squadra principale nell’aspirante governo mondiale segreto, ne conta poco più di 100. I due gruppi hanno una leadership coordinata e l’obiettivo comune di un governo mondiale sotto il loro controllo.

Tuttavia la Trilaterale attira capi di stato e altri alti funzionari in Europa e finanzieri internazionali, inclusi David Rockfeller e i membri della famiglia Rotschild. Parteciperanno anche alti funzionari della Casa Bianca e dei dipartimenti del Tesoro, Stato e Commercio dell’amministrazione di Obama.

I Trilateralisti sono delusi per non essere stati in grado di sfruttare la crisi economica che hanno contribuito a generare creando un “dipartimento del tesoro” sotto l’egida dell’ONU. Danno la colpa al “crescente nazionalismo” e chiedono “ come faceva quella gente a sapere di questo”, secondo testimoni all’interno dell’albergo della Trilaterale. Nonostante tutto, la Trilaterale va avanti. In un commento basato su interviste ai leader della Trilaterale o da loro dettate, l’economista Richard Douthwaite scriveva lo scorso 7 maggio su The Irish Times:

La crescita economica non può accrescere gli introiti in maniera certa e veloce in modo tale da garantire i risultati sperati. L’unico possibile rimedio è l’inflazione. Questa potrebbe essere costruita facendo creare alla Banca Centrale Europea denaro dal nulla per dare ai paesi della zona euro soldi da spendere…Un altro ostacolo irrazionale è il sentimento che il denaro non può essere creato sul nulla…

Dalle pagine di quel giornale Douthwaite chiede alla Banca Centrale Europea di avviare la stampa di valuta così come lo sta facendo la Federal Reserve , di proprietà e controllo privati, per inondare di dollari i suoi amici negli Stati Uniti.

Secondo le regole bancarie in Europa, la Banca Centrale Europea ha un limite nell’emissione di valuta per un tetto massimo del 2 per cento sull’inflazione. Doughwaite vorrebbe che questo limite fosse tolto ai banchieri.

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha distribuito denaro gratuito alle banche che ne fanno parte abbassando il tasso di sconto a quasi zero. In Europa, scrive Douthwaite: “ questo obiettivo potrebbe essere costruito facendo creare alla Banca Centrale Europea denaro dal nulla per dare ai paesi della zona euro soldi da spendere”.

Il risultato – osserva lui – sarebbe l’inflazione, perché ci sarebbero più soldi in circolazione per pagare i debiti dei governi. Ma in questo lui non vede nulla di male.

Comunque, come il membro del congresso Ron Paul nota, il problema dell’inflazione è che colpisce la classe operaia perché agisce come una tassa indiretta.

“Detto in poche parole, stampare valuta per pagare le spese federali diluisce il valore del dollaro, il che causa prezzi più alti per beni e servizi” avverte Ron Paul. “I risparmiatori e chi vive di entrate fisse o basse sono i più colpiti per l’aumento del costo della vita. Famiglie a reddito medio-basso sono quelle che più soffrono perché lolottano per far quadrare i conti mentre la ricchezza viene letteralmente trasferita dalla classe media a quella abbiente”.

L’idea dell’emissione fraudolenta di denaro è stata abbracciata da Gary Jenkins di Evolution Securities. Ha detto che la Banca Centrale Europea può iniziare a stampare denaro per tirarsi fuori dalla fossa. “ Se giungiamo sull’orlo del baratro, potrebbe essere rimasta l’unica opzione possibile” ha continuato. “Solo la BCE può stampare gli euro per salvare il sistema”.

Per ora Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca Centrale Europea, nega che stampare denaro possa essere avviata. Trichet sembra essere in minoranza qui e la pressione da parte dei momndialisti può forzarlo infine ad aumentare l’inflazione nel tentativo di contenere l’inevitabile collasso della UE.

Il primo ministro irlandese, Brian Cowen, era stato invitato a fare gli onori di casa al consesso della Commisione Trilaterale, per poi andare via. Questa è la prassi della Trilaterale e del Bilderberg: Il capo del paese che ospita parla e poi va via. Ma Cowen non aveva gradito l’essere escluso, così è apparso deliberatamente in ritardo di 35 minuti – e i Trilateralisti non sono abituati ad essere lasciati in attesa.

Paul Volker, presidente del consiglio d’amministrazione dell’Economic Recovery Advisory Board del presidente Obama e precedentemente amministratore delegato della Fed, ha espresso la sua ira facendo domande ostili. Cowen ha cercato di separare l’economia irlandese da quella greca e di altri paesi della UE che sono sotto attacco per la crisi economica.

Volker ha detto a Cowen che sebbene lui fosse stato “storicamente..molto attratto dall’euro” ora appariva dubbioso”. Volker ha continuato: “ Voi avete alcune decisioni difficili da prendere qui, ma la questione dell’avere una Banca Centrale indipendente, il tasso d’interesse comune, la moneta comune…sono proprio curioso se nella sua testa questo genera domande circa le strutture governative dell’Europa.
v “Lei non è in favore di una ulteriore centralizzazione, mi sembra di capire, sebbene altri lo siano, ma cosa significa questa crisi per il futuro dell’Europa? Ha chiesto Volker.

Cowen ha ammesso che l’euro ha dei problemi di credibilità. Ha affermato che i ministri della Finanza della UE avrebbero rivisto “ gli accordi attuali” nei mesi a venire per capire come possono essere migliorati “ in modo di aggiungere credibilità alla moneta e al contempo creare ampio consenso popolare”.

In altre parole la Commissione Trilaterale prevede di:

Aumentare i prezzi della benzina negli Stati Uniti. Gli europei ora pagano 10 dollari il gallone, gli americani circa 3. I Trilateralisti sostengono che gli americani devono pagarne 7.

Il petrolio viene prodotto solo all’81% della capacità così da aumentare la domanda e quindi il prezzo. Molti dei membri sono nati nella ricchezza petrolifera.

Essi celebrano la legge sanitaria, che ritengono aumenterà drammaticamente i costi e ridurrà i servizi. E’ uno stile europeo, e Obama è il loro ragazzo tuttofare. Loro sono in attesa del giorno in cui gli americani pagheranno il 50% dei loro introiti in tasse federali, come avviene diffusamente in Europa.

James P. Tucker, Jr.
Fonte: http://americanfreepress.net/
Link: http://americanfreepress.net/html/tucker_trumps_trilats_222.html
16.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

GALLERIA FOTOGRAFICA

ComeDonChisciotte – CAPIRE PERCHE’ L’UNIONE MONETARIA EUROPEA CI STA DISTRUGGENDO (GRECIA, NOI, E POI GERMANIA E TUTTI GLI ALTRI)

Fonte: ComeDonChisciotte – CAPIRE PERCHE’ L’UNIONE MONETARIA EUROPEA CI STA DISTRUGGENDO (GRECIA, NOI, E POI GERMANIA E TUTTI GLI ALTRI).

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Ecco cosa è successo. A distanza di 8 anni dal fatidico 1 gennaio 2002 – quando l’Euro divenne definitivamente la moneta comune a 16 nazioni in Europa – i mercati finanziari (leggi il Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori) hanno finalmente compreso che i Paesi d’Europa non sono più sovrani, specialmente nell’emissione della loro moneta. Dunque i mercati hanno dato un’occhiata ai grandi debiti dei 16 Stati della zona Euro e hanno concluso che per noi ripagarli è un vero problema. Da qui il loro panico, e la conseguente crisi di cui tutti i giornali parlano, che oggi colpisce la Grecia ma domani colpirà tutti gli altri, Germania inclusa. E ciò perché è una crisi strutturale, non di un paio di Paesi.

Vi chiederete: perché ripagare i nostri debiti è diventato un problema così allarmante? Non eravamo indebitati anche prima dell’Euro? Oggi noi Stati della zona Euro stiamo USANDO l’Euro, non ne siamo più i proprietari. Una volta noi italiani possedevano la lira, i francesi i franchi e i tedeschi i marchi ecc. Non siamo cioè più sovrani nell’uso della nostra moneta. L’Euro è a tutti gli effetti una moneta senza Stato, è una moneta ‘mercenaria’ che tutti i sedici USANO. Fra usare una moneta e possederla la differenza è enorme. Perché oggi ogni Paese dell’Euro deve, PRIMA DI SPENDERE per la cittadinanza, fare una di due cose: 1) prendere in prestito l’Euro, 2) TASSARE i propri cittadini per racimolarlo.

Spiegazione di 1) Prendere in prestito l’Euro: letteralmente dobbiamo andarlo a trovare, proprio come fa un padre di famiglia che prima di pagare le spese di casa deve trovare i soldi da qualche parte (lavoro, prestiti). Oggi, si badi bene, un Paese come l’Italia o la Francia deve bussare alle porte di creditori privati per farsi PRESTARE gli Euro PRIMA di poterli spendere per la comunità (vendiamo titoli di Stato sui mercati di capitali dove dobbiamo competere e pagare tassi decisi dai privati). Il nostro Tesoro e la nostra Banca Centrale non possono più emettere moneta in autonomia. Ecco perché oggi i nostri debiti sono un vero problema.

Al contrario, prima dell’avvento dell’Euro, noi eravamo Paesi sovrani nella moneta (lira, franchi, marchi…), e i nostri governi potevano spendere senza il bisogno di trovare il denaro in anticipo. Letteralmente se lo inventavano, come fanno oggi gli USA o la Gran Bretagna per esempio. Magari spendevano troppo, è possibile (caso Italia), ma con la propria moneta sovrana avevano tutti i mezzi per rimediare. Certamente si indebitavano, eccome, ma era un debito che contraevano DOPO AVER SPESO, non prima ancora di spendere come accade con l’Euro oggi, e soprattutto lo potevano ripagare semplicemente inventandosi il denaro necessario (suona incredibile ma è esattamente così), come fanno oggi gli USA o il Giappone. Avevano cioè il potere sovrano di gestire la propria moneta e di conseguenza i propri debiti in autonomia, e questo rassicurava i mercati finanziari che non andavano nel panico sul debito nazionale di allora come invece è accaduto oggi con la Grecia (e domani con tutti i sedici Paesi dell’Euro).

E infatti, nonostante USA o Giappone siano indebitati fino al collo, nonostante l’Inghilterra sia messa forse peggio della Grecia in quanto a debiti, i mercati non sono nel panico per loro. Il motivo, lo ripeto, è che USA, Giappone o Inghilterra hanno moneta sovrana, cioè possono spendere senza doversi PRIMA indebitare, e possono ripagare i loro debiti inventandosi moneta, cose che noi 16 non possiamo fare più. Considerate inoltre che un ‘caso greco’ non si verificò mai, per esempio, con l’Italia spendacciona, indebitata, inflazionistica ma con moneta sovrana degli anni ’60 e ‘70. Al contrario, quell’Italia era assai prospera, e la sua ricchezza di allora ancora oggi ci nutre.

Ecco cosa sta accadendo.  Di chi è la colpa? Dell’inganno dell’Euro voluto a tavolino dai grandi burocrati europei (Prodi, Ciampi e centrosinistra in Italia) per l’esclusivo interesse del Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori (e degli USA naturalmente), i quali oggi (ma già da prima) ci saccheggiano imponendoci misure di tagli a tutto ciò che è pubblico per comprarselo domani a due soldi. Possono farlo perché oggi noi, per i motivi sopraccitati, siamo indebitati veramente, e siamo ricattabili. Non per nulla alla Commissione Europea trovano pianta stabile 229 lobbisti del Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori, in un rapporto di 4 a 1 rispetto a chi perora la causa dei cittadini.

p.s. Sapete chi ha voluto l’Italia nell’unione monetaria? La confindustria tedesca, che ha voluto inchiodare la nostra industria nella moneta unica così che ci fosse impossibile in futuro svalutare la lira per renderci competitivi contro il marco e vendere più di loro. Capito? Prodi non è scemo, è un criminale. Altro che caso Anemone.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=182
14.05.2010

ComeDonChisciotte – IL RIMBALZO DI PIRRO

Il debito pubblico si sta trasformando in un enorme schema di Ponzi

Fonte: ComeDonChisciotte – IL RIMBALZO DI PIRRO.

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

Perché il salvataggio non riuscirà ad evitare un nuovo traumatico collasso

La caduta in atto oggi (ieri, ndr) delle borse europee mette in mostra tutta la fragilità della grande euforia seguita all’accordo raggiunto in extremis dal vertice Ecofin-Bce di domenica notte. Chi ha ritenuto che le misure di salvataggio adottate abbiano sventato sul serio il rischio di un nuovo collasso finanziario con epicentro questa volta l’Europa, dovrà ricredersi. Come gli analisti “pessimisti”, tra cui chi scrive, hanno segnalato, queste misure hanno solo allontanato, e nemmeno troppo in là nel tempo, questo rischio. In cosa consistano queste misure è noto.

Oltre al fondo di compensazione di 750 miliardi di euro (mille miliardi di dollari!) per correre in soccorso dei PIIGS nell’eventualità che esploda la crisi dei loro debiti (un piano che segue la modalità dell’aiuto alla Grecia e che applica a due anni di distanza la terapia adottata dalla Federal Reserve e dalla Banca d’Inghilterra), la vera novità è che, aggirando i Trattati sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’Articolo 123, la Banca centrale europea, potrà comprare (e infatti sta già massicciamente comprando) i titoli di stato semi-spazzatura dei paesi sotto attacco speculativo, appunto per tamponare la corsa alla vendita dei titoli medesimi, onde evitare che assieme alla Grecia vadano in bancarotta non solo gli altri “maiali”, ma per scongiurare che salti tutta la catena dei paesi imperialisti.

grafico 1

«Se ti devo un dollaro io ho un problema, ma se ti devo un milione di dollari allora il problema è tuo». Questo è quanto affermò, con arguzia, J. M. Keynes il secolo scorso. Si dia uno sguardo al grafico n.1. Si capisce al volo la ragione delle drastiche decisioni assunte dal vertice europeo. Un crollo dei PIIGS avrebbe travolto paesi ben più blasonati, i bastioni del turbo-capitalismo: Francia, Germania, Regno Unito, USA, Olanda. Sono proprio questi paesi che detengono i titoli-semi-spazzatura dei PIIGS, e se questi ultimi facessero bancarotta avremmo né più e né meno che il crollo dei sistemi bancari dell’Occidente. E’ dunque allo scopo di evitare un collasso finanziario ben più devastante di quello del settembre 2008 che Unione e Bce hanno escogitato il salvataggio, che alcuni hanno già definito “arma di distruzione di massa”, visto che questo salvataggio impone non più solo alla Grecia ma urbi et orbi, cure da cavallo antipopolari per contenere e ridurre, prima che sia troppo tardi, il debito endemico degli stati.

In questa maniera si è risolta la crisi? Certo che no!  Si è solo tamponata, in ritardo, una falla devastante. Se si è giunti a stracciare i dogmi monetaristi contenuti nei Trattati, da Maastricht in poi è perché è oramai universale la consapevolezza che tutto il sistema turbo-capitalista (quello contrassegnato dal predominio della sfera del capitalismo finanziario predatorio sulle altre)  sta per tirare le cuoia, col pericolo di passare dalla crisi alla catastrofe economica, coi rischi connessi di disgregazione europea e di riaccensione di incontenibili e inediti conflitti sociali e nazionali.

Si osservi ora il grafico n. 2. Esso mostra quali e quanti sono i paesi che “i mercati”, leggi il capitalismo finanziario predatorio annidato nelle borse di Wall Street e della City e non solo, considerano a rischio altamente probabile di default.

grafico 2

Se si spezza anche solo un anello, anche solo quello greco, tutta la catena dei debiti pubblici sovrani europei può spezzarsi. Quello che comunemente si chiama “pericolo di contagio”. Che poi il “contagio” si fermi ai PIIGS-allargati, questo resta tutto da vedere. In assenza di una forte ripresa, se cioè l’economia europea non esce presto dalla recessione economica, non c’è salvataggio che tiene: i debiti, ove non crescessero sono destinati a permanere e a consolidarsi. Che la Bce stia acquistando montagne di “titoli tossici” immettendo dosi ingenti di liquidità nei mercati allo scopo di salvare le banche (il che equivale a creare nuova moneta in barba ai dettami di Maastricht), non sventa il rischio di default europeo, potrebbe invece causare un infarto generale. La speranza dei tecnici europei del dominio finanziario è che questa iniezione di liquidità stimoli una ripresa economica duratura. Se questa non ci sarà, tutto andrà carte quarantotto.

E’ oramai evidente che quello dei PIIGS non è altro che un alibi. Ripetiamo: tutto il sistema imperialistico è malato gravemente. La malattia non riguarda infatti solo loro ma tutto l’Occidente. Questa malattia, che è strutturale, che cioè afferra le radici stesse del sistema, si manifesta nel debito colossale accumulato negli ultimi vent’anni. Secondo le stime più attendibili (vedi “la spirale dei debiti ingessa l’Europa”, Il Sole 24 Ore del 9 maggio) se si sommano i debiti totali (pubblici e privati) di Stati Uniti, area euro, Regno Unito, Giappone  e Canada, si arriva infatti ad una cifra astronomica: 130mila miliardi di dollari! Due volte il Pil mondiale. Due volte e mezzo la capitalizzazione di tutte le borse del mondo.

I due baricentri tradizionali del capitalismo mondiale, gli Usa e l’area euro, hanno rispettivamente 55mila miliardi di debiti pubblici e privati e 40mila miliardi. Una patologia ormai cronica, una zavorra che incatena stati e imprese capitaliste, che sta gettando in una miseria nuova i salariati, e che ipoteca ogni eventuale ripresa del ciclo economico. I PIIGs si dice. Che dire del Regno Unito, che ha ha un debito totale quattro volte e mezzo più alto del suo Pil?

Il cappio del debito, anche a causa dei ciclopici piani di salvataggio delle banche e degli stati, è destinato a stringersi sempre più. Più grande è il debito più diventa indispensabile il rifinanziamento. Fino a che si trovano investitori disposti a comprare obbligazioni e titoli e a prestare soldi, tutto va bene. Ma se gli investitori, tra cui le banche, sono a loro volta indebitati, la catena si spezza. Il crollo borsistico della settima scorsa, in particolare delle banche, è presto spiegato: esse sono piene di obbligazioni non solo dei PIIGS ma di stati che solo a patto di dolorose cure da cavallo potranno rimborsare i loro debiti. Due anni fa parlavamo dei titoli tossici, di derivati corrispondenti a crediti inesigibili. Siamo giunti ad un punto che “tossici” sono considerati “dai mercati” i titoli di stato di svariati paesi occidentali. Senza dimenticare che le stesse banche vacillano da anni poiché utilizzano a dismisura le loro “leve finanziarie” (la facoltà di immettere sul mercato crediti svariate volte la loro effettiva capitalizzazione).

Ridurre i debiti! Questa è la soluzione e il grido di battaglia. Facile a dirsi, arduo a farsi. Ridurre i debiti è possibile soltanto comprimendo il ciclo economico, scaricando non solo sui salariati e i piccoli risparmiatori, ma sulle stesse aziende capitalistiche, i costi della cura da cavallo. Parla l’esperienza: dagli anni ’30 ad oggi ci sono state massicce riduzioni dei debiti almeno 45 volte, e nella maggior parte dei casi il fenomeno ha causato recessione se non la bancarotta di intere economie. Il serpente capitalistico si morde la coda, col rischio che in questo girare a vuoto su se stesso, il sistema vada incontro ad una catastrofe di portata epocale, con le conseguenze (pauperizzazione, sfascio sociale e di intere nazioni, ecc) che ognuno può immaginare.

Per quanto tempo ancora dovremo sopportare il fardello del capitalismo? Occorre davvero toccare il fondo per decidersi a ricostruire su fondamenta socialiste le nostre società?

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/05/il-rimbalzo-di-pirro.html

Volete una rivoluzione?

Fonte: Volete una rivoluzione?.

La crisi greca non è solo la storia del fallimento di uno stato; è anche il segnale del crollo imminente di un sistema economico basato sul debito, sul prendere in prestito dal futuro per creare l’illusione di una prosperità presente. È l’inizio della fine dell’irresponsabilità elevata a sistema e incoraggiata dai trucchi da prestigiatore delle élite finanziarie e politiche.

Chiunque dotato di semplice buonsenso sa che prendere in prestito per ripagare debiti precedenti di cui si fatica a rendere gli interessi è una follia. Ma per i nostri benefattori, i grandi sacerdoti delle banche centrali e gli illuminati leader delle potenze europee, gli adepti del mistico moltiplicatore keynesiano, questo è esattamente ciò che serve per far ripartire un’economia grippata come un motore spinto per anni oltre i suoi limiti strutturali.

Ora i greci hanno perso la fiducia nei loro governanti, ma la protesta…

appare in gran parte indirizzata malamente verso il mantenimento dei privilegi assurdi e insostenibili goduti nell’ultimo ventennio da una larga fetta di popolazione. Nell’articolo che segue, Bill Bonner, analista autore dell’ottimo sito Daily Reckoning, consiglia ai greci – ma anche a tutti coloro che li seguiranno nell’inevitabile domino del debito – una diversa e più logica direzione per la loro rivoluzione.
___________________________

“Popoli d’Europa: sollevatevi,” dice il loro striscione.

I comunisti greci sono solitamente un sicuro bastione di errori e tenebre. Le loro idee sono spaventose. Le loro proposte, assurde. L’unica cosa su cui non sbagliano è la loro opinione delle classi dirigenti – che considerano idioti.

Ma questa volta è differente. Le folle di sinistra, che ora lanciano molotov ai poliziotti di Atene, sono in posizione di vantaggio. Devono solo lavorare sul loro scopo.

L’ultima cucchiaiata di grasso finanziario è stata annunciata due settimane fa. Ad un costo di 110 miliardi di euro, l’Europa fingerà di proteggere la Grecia dai suoi creditori e gli ellenici fingeranno di mettere in ordine i loro affari finanziari. Invece, il caso greco scivolerà in una crisi più grande. Come abbiamo spiegato la settimana scorsa, tutta la moderna macro-finanza può essere compresa come un tentativo di spingere i problemi nel futuro e su persone non responsabili di averli causati. Ora vediamo la formula in azione in Europa.

I greci hanno preso in prestito soldi non potevano ragionevolmente pensare di poter ripagare. I banchieri stranieri – in gran parte francesi e tedeschi – avevano sperato di guadagnare rendimenti oltre misura assumendosi una rischio sul debito greco. Un governante giusto li lascerebbe tutti crollare, prendendoli a calci nel sedere mentre cadono. Invece, i furfanti hanno goduto del loro bottino. E, secondo i termini dell’operazione di salvataggio, si suppone che questi pazzi, dopo tutto, otterranno i loro soldi; saranno spremuti dai contribuenti di tutta Europa.

I piani delle classi dirigenti non sono solo ingiusti. Sono inattuabili. Nel corso dei tre anni futuri, la Grecia aggiungerà 50 miliardi di dollari nei deficit, stabilizzando il debito al 150% del P.I.L. Inoltre dovrà fornire 70 miliardi di dollari per ripagare il debito che maturerà nel corso dei due anni futuri. Questo è più dell’importo offerto nel salvataggio. Il che significa che la Grecia dovrà prendere in prestito più soldi fin dall’anno prossimo, innescando probabilmente un’altra crisi. In più, ci sono le altre sorelle deboli e gli altri fratelli spendaccioni nella famiglia europea. Salvarli tutti potrebbe costare fino a un trilione di euro.

Ma il problema reale è molto più profondo. È filosofico come pure matematico. Il troppo debito, come il troppo morire, non è una condizione di transizione. È una condizione terminale. Ed una volta che l’anima ha lasciato il corpo, non ha senso cercare di mantenere viva la carcassa. Alla stessa maniera, quando un debito non può essere rimborsato, non serve a nulla fingere. Quando non potete star dietro all’interesse di un debito, questo aumenta. Il debito cresce, diventando sempre più incontrollabile. È meglio ammettere appena possibile l’errore e cominciare ad organizzare i particolari del vostro funerale finanziario.

Attualmente, i greci devono un importo circa uguale al 120% del P.I.L. Grazie al salvataggio, si prevede che salga. Il piano sul tavolo arresta la crescita del debito solo dopo averlo aumentato di un altro 30% del P.I.L.

Qui c’è un problema. Oggi, i poveri greci vacillano. Che cosa accadrà quando avranno un peso ancora più gravoso? Gli imbroglioni sognano che si alzeranno, romperanno un piatto e balleranno un sirtaki. Immaginano persino che i prestatori – che avevano richiesto un rendimento fino al 18% sulle note di due anni quando Zorba si reggeva ancora in piedi – chiederanno soltanto una frazione di quella cifra dopo che si è rotto la schiena.

Facciamo finta di credere che questo sia possibile. Diciamo che la Grecia sia in grado di prendere in prestito in futuro ad un interesse di appena l’8%. Al 150% del P.I.L., questo porta il costo annuale dell’interesse (assumendo che l’intero debito fosse all’8%) a circa il 12% del P.I.L. Cioè un euro ogni 8 dovrebbe essere usato per pagare il costo del debito accumulato. La Grecia raccoglie soltanto circa il 5% del suo P.I.L. dai redditi di imposta sul reddito – neppure metà di quanto sarebbe necessario per pagare l’interesse. Si suppone che raccoglierà un altro 4% con le tasse. Già, fino al 30% dell’economia greca è fuggita nel nero per evitare la tassazione; immaginate come diventerà affollato il sommerso quando i contribuenti si renderanno conto che ogni penny che pagano d’imposta sul reddito è usato per proteggere i banchieri stranieri dalle loro insensate speculazioni. E immaginate cosa accadrà quando, invece di aggiungere il 10% al P.I.L. prendendo in prestito, i greci lo sottrarranno per ripagare il debito.

La settimana scorsa le scuole, gli aeroporti, gli ospedali ed altri servizi in Grecia sono stati interrotti. Un tumulto ha fatto scorrere il sangue. Il cinquantuno per cento dei greci ha detto che non accetteranno il programma di austerità. Gli altri vi si rivolteranno contro una volta che avranno visto come funziona. Erano abituati ad avere la loro torta ed anche a mangiarla. Ora, non l’avranno né la mangeranno più.

Sollevatevi, greci! Non avete altro da perdere che le catene del debito! Le rivoluzioni servono a questo.

La Voce del Gongoro