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Blog di Beppe Grillo – Il cannoncino di La Russa

30 miliardi di euro per 131 aerei da guerra??? Ma sono ammattiti??? Ma il paese in questo momento è sotto attacco della speculazione finanziaria e loro comprano aerei da guerra??? L’Italia ripudia la guerra. E poi bisogna ripudiare anche la speculazione ed il debito pubblico…

Ma quanti miliardi di persone si sfamano con 30 miliardi di euro?

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il cannoncino di La Russa.

La Russa quando parla di cannoncini “che a volo radente colpiscono in maniera mirata” si esalta. Dal manganello al cannoncino il passo è breve.
“Già non ci avevano convinto quei 30 miliardi di euro da spendere in armamenti, roba che ti ci paghi l’intera manovra finanziaria “lacrime e sangue” e te ne avanzano pure. Ma oggi il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha detto la sua, ed in particolare sull’utilità di quei 131 Caccia Bombardieri che acquisteremo dagli Usa, alla modica cifra di 15 miliardi di euro: “Hanno un cannoncino che usato a volo radente colpisce in maniera mirata i terroristi”. Mannaggia, c’avessero avuto prima ‘sto cannoncino, ogni anno da 10 anni è come se sui civili afghani si abbattessero 5,6,7 terremoti abruzzesi, 5.000 morti non-terroristi solo nei primi 12 mesi della missione di pace, nel lontano 2001, ma d’ora in poi col cannoncino … nonleggerequestoblog” Lalla M., Arezzo

ComeDonChisciotte – DEI BAMBINI MUOIONO A CAUSA DEI GANSTER DELLA BORSA

Fonte: ComeDonChisciotte – DEI BAMBINI MUOIONO A CAUSA DEI GANSTER DELLA BORSA.

MICHEL COLLON INTERVISTA JEAN ZIEGLER
michelcollon.info/

Nei suoi libri, che hanno lasciato il segno sull’opinione pubblica, Jean Ziegler non ha mai smesso di denunciare il carattere assurdo e criminale delle politiche del capitalismo nei confronti dei popoli del terzo mondo. Egli è stato il referente speciale per il diritti all’alimentazione presso il Consiglio dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, dal 2000 al 2008. Michel Collon l’ha intervistato a Ginevra sulla crisi, la Borsa, la fame, Obama, Israele…

La crisi l’ha sorpresa ?

Nella sua virulenza sì. Non pensavo che i criminali della finanza avrebbero rovinato l’economia mondiale ad una tale velocità: 1.800 miliardi di valori patrimoniali sono stati distrutti. Per i paesi del terzo mondo è una catastrofe totale. Ma anche per i paesi industrializzati.

Sono sempre i poveri che pagano?

Si. Il 22 ottobre 2008, i 15 paesi dell’euro si sono riuniti a Parigi. Sui gradini dell’Eliseo, Merkel e Sarkozy hanno detto: “Abbiamo liberato 1.500 miliardi d’euro per il credito, e portato il tetto d’autofinanziamento dal 3 al 5%”. Lo stesso anno, gli stessi paesi europei hanno ridotto le loro sovvenzioni al programma alimentare mondiale (che vive solo grazie a tali sovvenzioni) del 40%. Da sei miliardi di dollari a meno di quattro miliardi. Questo ha significato sopprimere, in Bangladesh, le mense scolastiche. Un milione di bambini sono sottoalimentati gravemente in maniera permanente. Questi bambini muoiono quindi proprio a causa dei gangster della Borsa. Sono morti vere, e oggi come oggi, gli speculatori dovrebbero essere giudicati dal tribunale di Norimberga.

Che lezioni hanno tratto, i potenti, dalla crisi?

Nessuna. Prendiamo l’esempio della Svizzera. Il contribuente svizzero ha pagato 61 miliardi di dollari per il salvataggio della più grande delle banche, l’UBS. L’anno scorso, nel 2009, i dirigenti dell’UBS, sempre vicina al fallimento, si sono spartiti fra loro bonus per quattro miliardi di franchi svizzeri! Il saccheggio è totale e l’impotenza dei governi che si comportano come mercenari lo è ugualmente. In ogni caso, in Svizzera, in Francia, in Germania paesi dai quali ho qualche informazione. E’ uno scandalo permanente.
La maschera neoliberista è ormai caduta, come anche la sua pretesa legittimità. Ma il cinismo e l’arroganza dei banchieri trionfano completamente.

E dal lato del pubblico, senti una qualche evoluzione?

No, se si guarda alle cifre, sono catastrofiche. Ogni 5 secondi un bambino muore di fame. 47.000 persone muoiono di fame tutti i giorni. Un miliardo di persone (cioè un uomo su sei) sono gravemente e permanentemente sottoalimentate; mentre l’agricoltura mondiale al livello di sviluppo attuale potrebbe nutrire, senza problemi, dodici miliardi di esseri umani fornendo loro 2700 Kcal al giorno! Quindi, all’inizio di questo secolo, non esiste in realtà alcuna fatalità. Un bambino che muore di fame, al momento in cui stiamo parlando, è stato assassinato. E’ catastrofrofico. L’ordine mondiale del capitalismo finanziario globalizzato è assassino – epidemie, morti per inquinamento delle acque, ecc… – ed allo stesso tempo assurdo: uccide senza necessità. E’ l’ordine delle oligarchie e del capitale finanziario mondializzato. Sul piano della lotta alla fame, la sconfitta è completa.

Sei stato, dal 2000 al 2008, referente delle Nazioni Unite per la fame nel mondo. Quale bilancio ne trai? Sei stato utile a qualcosa?

Si. L’autocoscienza è aumentata. Nessuno oggigiorno, considera questo massacro quotidiano come un fatto naturale. Si va , sia in Europa, credo, che nei paesi più periferici, verso un’insurrezione delle coscienze. Ci vuole una rottura radicale verso questo mondo cannibale.

Mentre il problema della fame non è stato risolto, si spende sempre di più per fare la guerra.
Nel 2005, per la prima volta, le spese mondiali per gli armamenti (non le spese militari nel loro complesso, ma le spese per le armi) hanno superato i mille miliardi di dollari l’anno. Viviamo in un mondo d’assurdità totale.

Eppure Obama aveva fatto belle promesse…

E’ vero, Obama segue totalmente la determinazione dell’Impero. Io non l’ho mai incontrato, è sicuramente un uomo di bene, ma la realtà che affronta è spaventosa. Gli Stati Uniti restano la più grande potenza industriale al mondo: 25% dei prodotti industriali sono prodotti da loro con il petrolio come materia prima: 20 milioni di barili al giorno di cui 61% sono importati. Si possono importare da regioni come il Medio-Oriente o l’Asia centrale, cosa che li obbliga a mantenere delle forze armate assolutamente ipertrofiche, cosicché il budget federale è così completamente parassitato dai bilanci militari… Ma tale è la logica dell’Impero.

Quali sono dunque le tue sensazioni su quello che accade attualmente in Israele e come ciò può evolvere?

Io penso che Tel Aviv detta la politica estera degli Stati Uniti con la lobby dell’AIPAC come potenza determinante.

Prima dei politici, sono innanzitutto le multinazionali petrolifere che decidono d’armare Israele.
Si, la logica fondamentale è che, per quanto riguarda gli interessi petroliferi, è necessaria una portaerei stabile. Tale è lo stato d’Israele – non sono io che lo dico, è un relatore speciale per i territori occupati – una politica permanente di terrorismo di stato. Finché tale terrorismo continua, non ci sarà pace in medioriente, non ci sarà fine al conflitto Iran/Iraq, nulla di nulla. Tutto è senza uscita salvo che alla fine l’Unione Europea si risvegliasse, capisci?

Che possiamo fare noi europei per risvegliarla?

Dal giugno 2002, esiste un accordo di libero scambio fra Israele e i 27 paesi dell’Unione Europea che assorbe il 62% delle esportazioni israeliane. In tale accordo, l’articolo 2 (è lo stesso in tutti i trattati di libero scambio) dice: il rispetto dei diritti dell’uomo da parte delle parti contraenti è la condizione per la validità dell’accordo. Ma le violenze fatte ai palestinesi – furto della terra, tortura permanente, eliminazioni extragiudiziarie, assassini, organizzazione della sotto-alimentazione come punizione collettiva – tutto ciò, sono delle violazioni permanente dei diritti dell’uomo più elementari. Se la Commissione Europea sospendesse per 15 giorni l’accordo di libero scambio, i generali israeliani tornerebbero immediatamente alla Ragione. Ora, l’Europa dei 27, sono delle democrazie, sta a noi di giocare, le nostre opinioni pubbliche.

Come?

Si debbono forzare i nostri governi. Noi non siamo impotenti. In Belgio, ci stanno molti problemi, in Svizzera e in Francia anche. Ma una cosa è certa: le libertà pubbliche esistono. Si devono cogliere tali libertà pubbliche per imporre ai nostri governi un cambiamento radicale in politica, è tutto. Se non lo faranno allora non si dovrà più votare per loro, capisci, è semplice così.

Ma tutti questi governi sono d’accordo per sostenere Israele. In Francia, per esempio, che sia l’UMP o il PS, sostengono Israele.

Sostenere la sicurezza e la permanenza d’Israele è una cosa. Ma questa complicità col terrorismo di stato e la politica di colonizzazione, non è possibile. E’ la negazione dei nostri valori, è fascismo esterno: come dire che i nostri valori sono democratici all’interno delle nostre frontiere, mentre all’esterno pratichiamo il fascismo attraverso le alleanze.

Infine, qual è il ruolo dei media in tutto ciò?

Sono completamente sottomessi. Specialmente in periodo di crisi, i giornalisti hanno paura per il loro posto di lavoro. L’aggressività della lobby israeliana è terribile. Io ho subito la diffamazione più terribile, e questo continua alle Nazioni Unite, d’altronde è grazie a Kofi Annan che sono sopravvissuto. Israele è un pericolo per la pace del mondo, Israele causa spaventose sofferenze. In questo paese gli oppositori come Warschawski sono completamente marginalizzati. Ma se l’opposizione israleliana anticolonialista ed anti-imperialista non ha la parola, non ha influenza, ebbene, andremo verso la catastrofe. Si debbono sostenere gli oppositori.

E il ruolo dei Media nella Crisi?

La crisi è presentata come una fatalità, come un catastrofe naturale. Mentre i responsabili sono stati identificati!

Titolo originale: “«Des enfants meurent à cause des gangsters de la Bourse »”

Fonte: http://www.michelcollon.info
Link
25.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FILIPPO

ComeDonChisciotte – APOCALISSE AGRICOLA 2010

Fonte: ComeDonChisciotte – APOCALISSE AGRICOLA 2010.

DI DWAYNE ANDREAS
Agriculture News

Il business del cibo è di gran lunga il business più importante del mondo. Tutto il resto è un lusso. Il cibo è ciò di cui hai bisogno per mantenerti in vita ogni giorno.

Quando una gran parte della popolazione affronta un drastico taglio dei redditi a dispetto dell’aumento dei prezzi del cibo abbiamo in atto un problema catastrofico. Abbiamo a che fare, oggi, con due situazioni in contemporanea: la deflazione dei redditi e l’inflazione del cibo; due treni ad alta velocità che viaggiano lungo i binari l’uno verso l’altro, una crisi finanziaria che si scontra con le perdite sbalorditive del raccolto, che incide pesantemente le riserve di cibo disponibili nel pianeta. I prezzi del cibo hanno ricominciato a salire di nuovo, proprio mentre milioni stanno perdendo la possibilità di permettersi una dieta ragionevole, sebbene poco di tutto ciò sia stato osservato e riportato. Ma presto anche il cieco comincerà a vedere.

Dal grano al greggio, i prezzi di una vasta gamma di beni sono in crescita in tutto il mondo. Negli ultimi mesi, i prezzi del cibo di tutto il mondo sono cresciuti a una velocità che può competere con i mesi più selvaggi del 2008, quando i disordini a causa del cibo esplosero tra i Paesi in via di sviluppo. 9 Gennaio, Wall Street Journal

Il freddo sta ancora congelando le arance della Florida. La temperatura a Miami è precipitata a 2°C, battendo il record di 3°C raggiunto nel 1938. I funzionari dicono che centinaia di milioni di dollari di cibo sono periti. Gli ortaggi sono stati quelli colpiti più duramente. Almeno un importante coltivatore di pomodori, Ag-Mart Produce, ha già dichiarato che la maggior parte delle sue coltivazioni in Florida sono “inutilizzabili a causa del gelo”. E’ stato previsto che altre aziende a coltivazione di ortaggi perderanno il loro intero raccolto, e i prezzi all’ingrosso sono già saliti. “I pomodori erano scesi a 14 dollari per ogni cassetta da 11kg ca.; ora sono saliti oltre i 20 dollari”, ha dichiarato Gene McAvoy, un esperto in agricoltura dell’Università della Florida, che ha previsto 100 milioni di dollari di perdita in ortaggi. “I peperoni che subito dopo il nuovo anno erano a 8 dollari a cassetta ora sono saliti a 18 dollari”.

Lo zucchero raffinato, a Londra, ha raggiunto il suo prezzo più alto da almeno due decenni in base all’ipotesi che India, Pakistan e altri paesi importatori acquisteranno più dolcificante come minaccia di una carenza di offerta. Le piogge eccessive n Brasile e il debole monsone in India hanno colpito il raccolto di zucchero di canna dei due più grandi coltivatori al mondo. 20 Gennaio 2010.

Il mondo sta affrontando “questa morte di fame di massa” in seguito al successivo maggior fallimento del raccolto nel Nord America. E potrebbe succedere prima della fine dell’anno. Così dice Don Coxe da Chicago, uno dei massimi esperti al mondo di prodotti agricoli, tale che il rinomato gruppo finanziario BMO del Canada ha dato il suo nome a un fondo. Un fallimento del raccolto in Nord America avrebbe terribili conseguenze sui maggiori mercati d’oltreoceano che sono altamente dipendenti dalle importazioni dei raccolti statunitensi.

“Gli scienziati in Inghilterra stanno mettendo in guardia in quanto una ‘tempesta perfetta’ di scarsità di cibo e acqua minacci, ora, di scatenare malcontento e conflitti”, ha avvisato il capo dei consulenti scientifici del governo, il professor John Beddington [1]. “Le persone non riescono a rendersi conto dell’entità del problema”, ha detto il professor Mike Bevan. “Questo è uno dei più seri problemi che la scienza abbia mai affrontato”. In Gran Bretagna le vite di centinaia di migliaia di persone saranno minacciate dalla scarsità di cibo. Le ripercussioni di questa scarsità, per tutte le società, sono devastanti. Il mondo è di fronte a una “morte di fame di massa” in seguito a un ulteriore fallimento del raccolto negli Stati Uniti e in altri luoghi del globo. Secondo Don Coxe, uno dei massimi esperti al mondo di prodotti agricoli, tale che il rinomato gruppo finanziario BMO del Canada ha dato il suo nome a un fondo, questo incredibile fatto potrebbe succedere prima della fine dell’anno.

Siamo di fronte a un problema che, letteralmente, non è mai stato affrontato nella storia umana. La popolazione in aumento e la domanda di cibo, l’inflazione dei prezzi, la diminuzione delle riserve di cibo mondiali, siccità, allagamenti, freddo, crediti ridotti, infestazioni, erosione del suolo, agricoltura industriale, l’inquinamento delle imprese agricole, falde acquifere/pozzi che si seccano, il trasferimento dei prodotti per la produzione di energia stanno tutti portando a sbattere contro una crisi economica e finanziaria globale. E in alcuni luoghi come gli Stati Uniti non ci sono sufficienti agricoltori. In cima a tutto, poi, abbiamo la desertificazione, una delle questioni ambientali più urgenti al momento. I nuovi deserti stanno crescendo a un ritmo di 20000 miglia quadrate (51800 km quadrati) all’anno. La desertificazione porta alla carestia, alla morte per fame e alle migrazioni.

Secondo Eric de Carbonnel “ci sono delle prove schiaccianti e innegabili che il mondo il prossimo anno rimarrà senza cibo. La Crisi del Cibo del 2010 sarà diversa. E’ la crisi che renderà lo scenario da giorno del giudizio reale. All’inizio del 2009, la domanda e l’offerta nei mercati agricoli si sono gravemente sbilanciate. Il mondo ha sperimentato una caduta catastrofica nella produzione di cibo come risultato della crisi finanziaria (prezzi bassi dei beni, mancanza di credito) e un tempo avverso a livello mondiale. Di norma i prezzi del cibo sarebbero dovuti salire già mesi fa, comportando un abbassamento del consumo di cibo e portando la situazione di domanda/offerta di nuovo in equilibrio. Questo non è mai successo perché il ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti (USDA) invece di adattare le stime di produzione più in basso per rispecchiare la diminuzione della produzione stessa, ha modificato le stime di modo da alzarle per andare incontro alla domanda della Cina. In questo modo, il ministero ha riportato la domanda/offerta in equilibrio (sulla carta) e ha temporaneamente ritardato l’aumento dei prezzi del cibo assicurando però una catastrofe per il 2010” [2].

Secondo il ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti gli agricoltori statunitensi, nel 2009, hanno avuto il più grande raccolto di grano e semi di soia. E c’è gente che pensa che chiunque creda ai dati del governo su tutto ciò che concerne l’economia o altro sia un deficiente totale.

Sono veramente poche le persone negli Stati Uniti che hanno preso in seria considerazione la questione della sicurezza del cibo. Questo articolo dovrebbe convincere la gente che è ora di agire. Per la maggior parte noi non ci rendiamo conto del problema, ma se guardiamo attentamente alle notizie “nascoste” vediamo un presagio chiaro di una crisi inimmaginabile che si abbatterà su di noi già quest’anno.

“Nel 2009 più di 2.1 milioni di ettari di cereali sono stati distrutti dalla siccità in Russia”, ha dichiarato Yelena Skynnik, ministro dell’agricoltura. Un totale di 616000 ettari sono stati distrutti nella regione, il 70% della quantità totale coltivata. [3]

“Il mondo è beatamente inconsapevole che solo pochi mesi ci separano dalla più grande crisi economica, finanziaria e politica. Basta solo un minimo di ricerca per rendersi conto che qualcosa nel mercato agricolo sta per andare seriamente storto. Tutto quello di cui uno ha bisogno per sapere che il mondo è diretto verso una crisi del cibo è che smetta di leggere i rapporti sui raccolti del ministero dell’agricoltura che prevede un raccolto di soia e grano da record e cominci ad ascoltare cos’altro invece il ministero sta dicendo. In modo più specifico, il ministero ha dichiarato che metà delle contee del Midwest sono le principali aree del disastro, includendo altre 274 contee solo negli ultimi 30 giorni. Queste nomine sono basate su dei criteri di perdita di un 30% minimo sul valore di almeno un raccolto nella contea”, ha continuato Carbonnel.

NOTE

[1] http://www.guardian.co.uk/science/2009/dec/13/britain-faces-food-shortage

[2] http://www.marketskeptics.com/2009/12/2010-food-crisis-for-dummies.html

[3] http://www.kyivpost.com/news/world/detail/44653/

Titolo originale: “Agricultural Apocalypse 2010 “

Fonte: http://agriculture.imva.info/
Link
29.03.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MARICA ROBIBARO

ComeDonChisciotte – LE QUATTRO CRISI DURATURE DEL SECOLO: E’ COSÌ CHE VIVONO GLI UOMINI ?

Fonte: ComeDonChisciotte – LE QUATTRO CRISI DURATURE DEL SECOLO: E’ COSÌ CHE VIVONO GLI UOMINI ?.

DI CHEMS EDDINE CHITOUR
Mondialisation.ca

“Vedo una folla innumerevole d’uomini simili ed eguali che girano su sé stessi senza riposo, per procurarsi piccoli e volgari piaceri dei quali riempiono le loro anime. Ognuno di loro preso a parte è come estraneo al destino di tutti gli altri; i suoi bambini ed amici formano per lui tutta la specie Umana…”.
Alexis de Tocqueville, “De la démocratie en Amérique

Queste righe, scritte oltre 150 anni fa’ da Tocqueville, non fanno una piega; tanto da credere che non è il capitalismo ad essere degenerato nel corso del tempo, che esso sia stato originariamente contro il fattore umano. Vorrei interrogarmi sull’aspetto che mi sembra veramente importante: descriverlo come derivato, in ogni caso, dall’insaziabilità degli uomini che fanno di tutto per arricchirsi, quale che sia il prezzo materiale o morale da pagare. Fra gli indicatori dell’intollerabile ingiustizia alimentare, non si può non citare la stretta delle multinazionali sul mercato della fame.

Come scrive giustamente il sociologo e giornalista Esther Vivas:

« Il modello alimentare attuale, lungo tutta la catena dal produttore al consumatore, è sottomesso ad una forte concentrazione, monopolizzato da una serie di corporazioni agro-alimentari transnazionali, che fanno passare i loro interessi economici prima del bene pubblico e della comunità. Il sistema alimentare non corrisponde più, oggi, ai bisogni dell’individuo nella produzione durevole basata sul rispetto dell’ambiente. E’ un sistema il cui intero processo ha le sue radici nella logica capitalistica – la ricerca del massimo profitto, l’ottimizzazione dei costi, lo sfruttamento della forza lavoro. I bene comuni come l’acqua, le sementi, la terra, che da secoli appartenevano alle comunità, sono stati privatizzati, sottratti dalle mani del popolo e trasformati in moneta di scambio a disposizione di chi offre di più… Di fronte ad un simile scenario, i governi e le istituzioni internazionali sono legati ai disegni delle multinazionali e ne sono divenuti complici, complici di un sistema alientare legato ad una produzione non durevole e privatizzata. (…) »

Nell’affrontare il problema delle carestie ricorrenti, prosegue:

« La crisi alimentare che si è verificata nel corso degli anni 2007-2008, col forte aumento del prezzo degli alimenti di base, mette in evidenza la vulnerabilità estrema del modello agricolo alimentare attuale. Secondo la FAO, questa crisi alimentare ha ridotto alla fame 925 milioni di persone… (…) Tenuto conto di tali dati, non è sorprendente che un’ondata di rivolte della fame ha attraversato il Sud, perché sono proprio i prodotti dei quali si nutrono i poveri che hanno conosciuto i rialzi più importanti. (…) Il problema oggigiorno, non è la mancanza di cibo, ma l’impossibilità d’ottenerlo. In effetti, la produzione mondiale di cereali è triplicata dagli anni 1960, mentre la popolazione mondiale è solo raddoppiata. »

Da una crisi all’altra…

Questo aumento è dovuto ad altri fattori?

« E’ vero, prosegue Esther Viva, che le cause congiunturali permettono di spiegare in parte l’aumento spettacolare dei prezzi nel corso degli ultimi anni: la siccità ed altri fenomeni meterologici, legati ai cambiamenti climatici, hanno toccato i paesi produttori come la Cina, il Bangladesh, l’Australia (…) conseguenza degli investimenti nella produzione di combustibili alternativi d’origine vegetale. I biocarburanti hanno affamato i poveri. Nel 2007 negli Stati Uniti, il 20% della raccolta dei cereali sono stati impiegati per la produzione d’etanolo. Malgrado ciò la causa fondamentale rimane la speculazione, questo cancro finanziario dei tempi moderni. “Oggigiorno, si stima che una parte significativa degli investimenti finanzieri nel settore agricolo è di natura speculativa. Secondo le cifre più prudenti, si tratterebbe del 55% del totale di questi investimenti. (…) I paesi del Sud, che erano autosufficienti e disponevano anche di un eccedenza produttiva agricola di circa un miliardo di dollari solo una quarantina d’anni fa, sono divenuti oggigiorno totalmente dipendenti dal mercato mondiale ed importano in media per circa undici miliardi di dollari di cibo (…) » (4)

Affrontanto l’altra dimensione della crisi, Esther Vivas scrive:

« Il capitalismo ha dimostrato la sua incapacità di soddisfare i bisogni fondamentali della maggioranza della popolazione mondiale (un accesso al cibo, un’abitazione degna servizi pubblici d’educazione, sanità di buona qualità) ma anche la propria incompatibilità assoluta con la preservazione dell’ecosistema (perdita crescente della biodiversità, cambiamenti climatici in corso). Durante gli anni 2007-2008 scoppiò la crisi internazionale più importante dal 1929. La crisi delle ipoteche “subprime”, a metà del 2007, uno degli elementi scatenanti, che ha condotto al crollo storico dei mercati borsistici del mondo intero, a numerosi fallimenti finanziari, e all’intervento costante delle banche centrali nelle operazioni di salvataggio. » (5)

Eccoci così confermati nei nostri sospetti; le multinazionali, attraverso la loro politica senz’anima, si sono impadronite dell’agro-business, che non ha davvero un futuro roseo davanti a sé. Il segreto dei potenti della moneta lo è sempre di meno. Molti sanno che le crisi economiche mondiali non sono delle “tempeste perfette” sulle quali non possiamo nulla, ma piuttosto delle operazioni di grande respiro calcolate e eseguite per delle grandi banche che arrivano fino a minacciare gli stati di fallimento totale, pur di arrivare ai loro scopi.

Il giornalista Matt Taibbi descrive la Goldman Sachs, e inizia il suo articolo così:

« La prima cosa che dovete sapere di Goldman Sachs, è che essa è dappertutto. E’ la banca d’investimento più potente del mondo, è come una gigantesca piovra vampira che senza tregua infilza il suo sifone sanguinario in tutto ciò che ha l’odore dei soldi. Certi cervelli di Goldman Sachs hanno concepito ed eseguito tutte le crisi finanziarie a partire dagli anni ’20. Inoltre essa ha adoprato quasi sempre lo stesso procedimento: prima piazzandosi al centro di ogni bolla finanziaria, emettendo poi dei prodotti finanziari sofisticati concepiti, sin dal principio, per fallire. In seguito, fa in modo che la classi piccolo-borghesi (la gente comune) investano in tali prodotti condannati sin dall’inizio al fallimento. Poi è sempre la “Grande Banca” che finisce il lavoro facendo esplodere la bolla stessa, facendo sparire in un colpo solo moltissime piccole banche. Una volta che tutti sono stati impoveriti, e l’economia è all’agonia, la grande banca arriva trionfante, e ci offre di salvare l’economia, prestandoci a tassi d’interesse elevati i soldi che ha appena finito di succhiarci. E quindi il processo ricomincia da capo…».

Da ciò deriva che l’economia americana continua a governare il mondo, ma forse non per lungo tempo. Si sentono dei fremiti; sempre più paesi rimettono in causa tale supremazia che si fonda sul del vento. Certo, scrive Jochen Scholz, l’enonomia america è ancora la più importante del mondo, ma essa è fragile, avendo perduto la sua base industriale, in favore della creazione di valori di tipo finanziario. Ciò è stato reso possibile grazie al sistema mondiale che riposa sul dollaro, che ha permesso agli Stati Uniti d’avere un debito sempre più elevato verso il resto del mondo, permettendogli di delocalizzare la sua produzione all’estero, e d’incoraggiare il consumo fondato sul debito. Alla fine del 2008, il debito americano rappresentava il 70% del prodotto interno lordo. La rivendicazione di leadership formulata nel 1948 è stata rimessa in causa per la prima volta nel 1970 da Cnuded con l’iniziativa “New International Economic Order”. Il suo obiettivo era la dissoluzione del sistema di Bretton Woods (7). Ricordatevi: il presidente Boumediene portatavoce del Terzo Mondo alle Nazioni Unite ha perorato nel 1974 per un ordine più giusto.

Malgrado gli appelli di molte nazioni per un cambiamento del paradigma dell’architettura del sistema finanziario internazionale, anche da parte di paesi come la Francia, il sistema di Bretton Woods sembra avere ancora una rosea prospettiva davanti a sé. Ciò non impedisce alle nazioni appartenenti ai paesi emergenti di reclamare dagli Stati Uniti delle regole nuove.

« La Cina, scrive Jochen Scholz, il principale creditore degli Stati Uniti, non ha alcun desiderio di aggiungere altre obbligazioni americane al bilancio della sua Banca Centrale, obbligazioni senza valore alcuno, e riflette insieme agli altri stati asiatici a delle alternative al dollaro (…) I 6 stati dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai (OCS) e gli stati Bric hanno l’intenzione di realizzare le loro transazioni nelle proprie monete. Il mondo esterno non appartenente ai 950 milioni di occidentali si è risvegliato. Non accetta più una divisione durevole dell’economia mondiale fra ricchi e poveri, fra profittatori e mendicanti (…). La Cina domanda una moneta di riferimento mondiale che non sia controllata da alcuno stato in particolare (8)

Un’altra crisi che i paesi industrializzati e, in particolare gli scettici circa i mutamenti climatici, tentando di minimizzare col demonetizzare il GIC, che deve essersi sbagliato in alcune sue conclusioni e che è sfociato, come tutti sanno, al fallimento di Copenhagen, dove i paesi ricchi non hanno voluto cedere in nulla. In altri termini, i paesi industrializzati hanno esternalizzato una parte delle loro emissioni ai paesi emergenti, in particolare la Cina. Si deve rendere a Cesare il carbone che è di Cesare. La Cina è di gran lunga il principale importatore d’emissioni di CO2. Il 23% delle emissioni dei prodotti di consumo dei paesi sviluppati sono esportate vero i paesi in via di sviluppo. Alla crisi energetica, legata alla dipendenza dal consumo di combustibili fossili, farà seguito una crisi della biodiversità, con la scomparsa di specie animali e vegetali che potrebbe condurre alla “sesta grande estinzione” (9).

La crisi della “Civilizzazione”.

Quest’ultima crisi è allo stesso tempo antica e nuova, essa struttura l’immaginario dei paesi occidentali affonda le sue radici nell’arroganza dell’Occidente impregnata dal cristianesimo, al principio per necessità di causa, ma che successivamente si è scoperto un sacerdozio della religione del denaro. Per tutta la durata dell’avventura capitalistica vite sono state maciullate nel nome dell’interesse, guerre sono state fatte, un colonialismo dei più abietti è stato imposto a nazioni fragili, da parte delle patrie dei diritti dell’uomo europeo. Per Jean Ziegler, “ i popoli del terzo mondo hanno veramente ragione ad odiare l’occidente (…) Mettendo tutto a ferro e fuoco hanno colonizzato e sterminato le popolazioni che vivevano sulle terre dei loro antenati, in Africa, in Australia, in India… Tempo ne è passato da allora, ma i popoli si ricordano delle umiliazioni, degli orrori subiti in passato. Essi hanno deciso di chiedere conto all’Occidente”. Anche i diritti dell’Uomo – un’eredità del secolo dei Lumi – fanno parte del complotto. Mentre dovrebbero costituire “lo scheletro della comunità internazionale” e il “linguaggio comune dell’Umanità”, sono stati strumentalizzati dagli Occidentali a seconda dei loro interessi (10).

Un’analisi pertinente sul declino dell’Occidente, legato al fallimento del suo magistero morale è data dall’ambasciatore di Singapore Kishore Mahbudbani. In questo estratto magistrale, egli analizza il declino dell’Occidente: regresso demografico, recessione economica, perdita dei propri valori. Egli osserva i segni di uno sbilanciamento del centro del mondo occidentale verso oriente. Cita lo storico britannico Victor Kiernan e la sua opera “I Signori dell’Umanità” , Europa atteggiamento nei confronti del Mondo esterno nell’età dell’Imperialismo. Kiernan traccia il ritratto dell’arroganza del fanatismo attraversato da un raggio di luce eccezionale. La maggior parte del tempo, comunque, i colonialisti erano delle persone mediocri ma a causa della loro posizione e, soprattutto, del colore della pelle, erano in grado di comportarsi come signori delle creazione. In effetti l’atteggiamento colonialista rimane molto vivo agli inizi di questo 21mo secolo. (…) Il complesso di superiorità sussiste. «Tale tendenza europea di guardare dall’alto in basso, di disprezzare culture e società non europee, ha delle radici profonde nello psichismo europeo».

La dicotomia “The West and the Rest” (l’Ovest e il resto del mondo) oppure la prospettiva conflittuale formulata nel “The West against the Rest” (l’Ovest contro il resto del mondo) sembra essere sostenuta dal mito della guerra contro Al-Qaida. Non ci si deve meravigliare in tali condizioni, di vedere protrarsi delle situazioni dantesche, come l’arroganza dei ricchi nei confronti dei poveri. Santiago Alba Rico ne da’ un esempio recente, come quello di una crociera di lusso che getta l’ancora … ad Haiti, proprio nel momento del terremoto:

«Verso le dieci del mattino, il 19 gennaio scorso, la Liberty of the Seas, uno degli yachts pià lussuosi del mondo sbarcherà i proprio passeggeri nell’idilliaco porto di Labedee. Accolto al suono di una musica folcloristica incantatrice, con dei rinfreschi… Questo sogno materializzato, questo ritorno civilizzato nel biblico giardino dell’Eden, è tuttavia collegato ad un altro mondo di perduta innocenza e di crudeltà antidiluviana. Una sottile separazione, una trasparenza dura e invalicabile lo spearava da questo altro mondo. E in effetti, dall’altro lato del muro di tre metri d’altezza, irto di filo spinato e sorvegliato da guardie armate, non si era al 19 gennaio, ma al 12, non erano le dieci del mattino, ma alle cinque del pomeriggio, non si era a Labedee, ma ad Haiti e la terra tremava, le case crollavano, i bambini piangevano e migliaia di sopravvissuti frugavano fra le rovine per cercare i cadaveri, e un po’ di cibo». (12)

« (…) Qual è il diritto dei sopravvissuti a sopravvivere ai morti? Del diritto datoci dalla certezza inesorabile della nostra propria morte. (…) Con che diritto gli Stati Uniti ridono ai funerali in Haiti? (…) Ebbene, la mondializzazione capitalistica consiste – da un punto di vista antropologico – nel fatto che le classi medie dell’occidente, attraverso il turismo e la televisione, ci vadano a ridere a gola spiegata, a bere e a ballare…» (13)

Alba Rico conclude in maniera pertinente:

« Noi siamo qui perché siamo più ricchi e più potenti e questo è la stessa cosa per i buoni sentimenti; ma se noi siamo, in più, maleducati e volgari, se ridiamo ai funerali, è perché siamo convinti che, contrariamente agli haitiani e agli indonesiani, noi non moriremo. (…) La volgarità, la mancanza di rispetto, la maleducazione sono divenuti quasi degli imperativi morali. Può questo meravigliarci, dal momento che quando si tratta di “salvare il mondo”, l’occidente si affretta ad inviare marines e turisti?» (14)

Alexis de Tocqueville aveva misurato, ai suoi tempi, l’estensione dell’invisibile tela imbastita dal capitalismo che macina le individualità. Ascoltiamolo:

« (…) Per quanto riguarda i suoi concittadini, è accanto a essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in sé stesso e per sé stesso solamente, e se gli resta ancora una famiglia, possiamo dire che non ha più patria. Al di sopra di tutto s’eleva un potere immenso e protettore, che s’incarica di assicurare i loro godimenti e di vegliare sulla loro sorte. (…) Ma può esso privarli interamente del problema di dover pensare e della pena di vivere? » (15)

Argon ai suoi tempi scriveva, di fronte all’anomia del mondo: « E’ così che gli uomini vivono?» La sua inquietudine rimarrà senza risposta

NOTE

1. Esther Vivas : http://esthervivas.wordpress.com/ Inprecor, n. 556-557, janvier 2010 : http://www.legrandsoir.info/Les-contradictions-du-systeme-alimentaire-mondial.html

2. Ibid.

3. Ibid

4. Ibid.

5. Ibid.

6 .Matt Taibbi : Vers une autre crise économique signée Goldman Sachs http://infodesderniershumains.blogspot.com/ mardi 9 mars 2010

7.Jochen Scholz. http://www.horizons-et-debats.ch 19 Mars 2010

8. Ibid.

9. Grégoire Macqueron, Futura-Sciences http://m.futura-sciences.com/12 mars 2010

10 .Jean Ziegler : La haine de l’Occident. Albin Michel. 2008

11 .Kishore Mahbubani : The Irresistible Shift of Global Power to the East. 2008

12 .S.Alba Rico http://www.legrandsoir.info/De-quel-droit-survivons-nous-aux-morts.html6

13. Ibid.

14. Ibid.

15. Alexis de Tocqueville : De la démocratie aux Amérique.

Titolo originale: “Les quatre crises durables du siècle Est-ce ainsi que les Hommes vivent? “

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
22.03.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILIPPO

ComeDonChisciotte – IL RUOLO DELL’AMERICA AD HAITI: SABOTAGGIO ALLE ATTIVITÀ DI SOCCORSO?


Perché Haiti è così povero? Perché ci sono stati così tanti morti?

Con gli occhi del mondo su Haiti, molte persone stanno vedendo come la povertà sia stata intensamente moltiplicata dal terremoto. Ma la gente ha bisogno di chiedere: perché è così povero Haiti? E PERCHE’ si dispone di una città come Port-au-Prince dove così tante persone sono così vulnerabili agli effetti devastanti di un terremoto simile?

Prima di tutto, Haiti è povero e impoverito a causa di una lunga storia di dominazione e oppressione da parte degli Stati Uniti. I marines americani hanno invaso e occupato Haiti dal 1915 fino al 1934. Gli USA si impossessarono delle terre e le distribuirono a società americane. E la resistenza eroica che insorse contro gli Stati Uniti venne brutalmente soppressa. A partire dal 1957 gli Stati Uniti appoggiarono i governi dittatoriali Duvalier – prima Papa, poi Baby Doc – e gli assassini militari haitiani, che terrorizzavano la gente con le bande Tontons Macoute. Dopo insurrezioni popolari, vennero scacciati questi dittatori e gli USA intervennero combattendo le forze che minacciavano gli interessi degli Stati Uniti e lavorarono per mantenere un governo fantoccio al potere. Nel 2004 gli Stati Uniti vennero coinvolti direttamente nel rovesciamento del presidente eletto dal popolo, Jean-Bertrand Aristide. Attraverso tutto questo, le strutture economiche e sociali di Haiti sono state distorte e orientate per soddisfare le esigenze della politica estera, gli investimenti in particolare degli Stati Uniti. Tutto ciò è il motivo per cui Haiti è così povero e dipendente.

Oltre l’80% della popolazione di Haiti vive in estrema povertà. Oltre la metà della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Oltre l’80% delle persone non ricevono la razione giornaliera minima di cibo, come definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Meno del 45% ha accesso all’acqua potabile. L’aspettativa di vita in Haiti è di 53 anni. Un solo abitante su 100.000 haitiani ha accesso a un medico.

Parlando del ruolo degli Stati Uniti ad Haiti, Bill Quigley, direttore legale presso il Centro dei Diritti Costituzionali, ha dichiarato: “Abbiamo mantenuto il paese dipendente. Abbiamo mantenuto il paese militarizzato. E abbiamo mantenuto il paese impoverito. Abbiamo gettato via il nostro riso in eccesso, le eccedenze che producono le nostre coltivazioni, di conseguenza sono stati tagliati fuori i piccoli agricoltori che volevano essere la spina dorsale del luogo . . . Noi non abbiamo creato il terremoto, ma abbiamo creato delle circostanze tali da far divenire il terremoto così devastante . . . “ (Democracy Now! 14, 2010)

Le condizioni estremamente povere di Haiti, inclusa la mancanza di infrastrutture – questo ha creato la situazione in cui il terremoto è stato così devastante – è a causa della lunga storia di dominazione degli Stati Uniti.

Meccanismo di Dominazione Imperialista

Trent’anni fa il mercato interno haitiano sussisteva sul mais, patate dolci, manioca e riso, insieme ai suini domestici e la produzione di altri animali. Poi nel 1986, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prestò ad Haiti 24,6 milioni di dollari, ma ad una sola condizione, che Haiti riducesse le tasse di protezione sul riso, gli altri prodotti agricoli e alcune industrie. Questa legge mirava ad aprire i mercati del paese alla concorrenza di altre nazioni. Gli agricoltori haitiani non potevano competere coi produttori di riso statunitensi, che sono stati oggetto di convenzioni da parte del governo degli Stati Uniti. Del riso a buon mercato inondò Haiti sottoforma di “aiuti alimentari”. Il mercato locale del riso crollò e migliaia di cittadini sono stati costretti a trasferirsi in città a cercare lavoro.

Intorno a questo stesso periodo, gli Stati Uniti insistettero sul fatto che i contadini haitiani dovevano liberarsi del loro patrimonio di suini – visto come un’ipotetica minaccia ai suini degli USA.

Questo è il fattore chiave del perché c’è così tanta fame ad Haiti oggi. Questa fu espressa con forza nelle rivolte per il cibo nel 2008. Il riso importato, che era ormai diventato la base della dieta haitiana, raddoppiò il prezzo e la gente non poteva permettersi di mangiare. Molti sono stati costretti a mangiare e vendere torte fatte di fango e olio vegetale per tenere lontani i dolori della fame.

Nel 1994 gli Stati Uniti hanno reso possibile per Jean-Bertrand Aristide, che era stato costretto a lasciare il paese, di riprendere la sua presidenza, ma solo a condizione dell’attuazione delle politiche del FMI e della Banca Mondiale (World Bank – WB) volte ad aprire i mercati di Haiti e ancor di più al commercio internazionale.

Ecco come l’economia di Haiti è stata distrutta e com’è diventata dipendente dagli alimenti di importazione, in particolare del riso dagli Stati Uniti e in pochi decenni centinaia di migliaia di persone sono state spinte ad abbandonare le zone rurali in Port-au-Prince, e costrette a vivere nelle condizioni di vita più povere, dove la disoccupazione di alcune zone è più del 90%.

Part-au-Prince negli anni ’50 aveva solo 50.000 abitanti. Ma quando il terremoto ha colpito, più di 2 milioni di persone vivevano nella capitale. E decine di migliaia sono morti perché si trovavano in baraccopoli, alloggiamenti, scuole e altri edifici che sono crollati perché erano strutture pessime e scadenti.

Brian Concannon, direttore dell’ Institute for Justice & Democracy in Haiti, ha parlato del perché così tante persone vivevano sulle colline dove erano vulnerabili agli effetti di un terremoto: “ Sono arrivati lì perché loro o i loro genitori o nonni, furono spinti fuori dalla campagna di Haiti, che la maggior parte degli haitiani utilizzavano per vivere. E loro furono spinti fuori di lì dalle politiche di trent’anni fa, quando fu deciso dagli esperti internazionali che la salvezza economica di Haiti stava negli impianti di fabbricazione e montaggio. E al fine di anticipare questo, fu deciso che Haiti necessitava di una forza lavoro nelle città.

Quindi un insieme di procedimenti di aiuto, commerciali e politici sono stati attuati volti a spostare le persone dalla campagna a luoghi come Martissant e le colline – colline che abbiamo visto in quelle foto [della devastazione].” (Democracy Now!, 14 gennaio 2010)

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Aboliamo la FAO

Fonte: Aboliamo la FAO.

Ieri mattina il direttore generale della FAO (l’organizzazione deputata ad affamare i poveri) Jaques Diouf, ha ufficialmente aperto il vertice sulla “sicurezza alimentare”. Per chiunque ogni giorno passi almeno otto ore a guadagnarsi la sua “sicurezza alimentare”, sarebbe già sufficiente trovarsi davanti a questo ossimoro per voltare pagina e non dare troppo peso alle parole dell’ennesimo parassita al soldo di un’agenzia globalista. Ci sono però varie contraddizioni interessanti meritevoli di approfondimento.

Nel discorso di apertura è stata richiesta con fermezza la necessità di passare dalle promesse alle azioni concrete, perchè “Un miliardo di persone soffre la fame, vale a dire uno ogni gruppo di sei nel mondo, 105 milioni in più rispetto al 2008. Cinque bambini muoiono di fame ogni 30 secondi”. Evitando di addentrarsi in statistiche discutibili, a conclusione del discorso uno si aspetterebbe che il direttore generale ammettesse, numeri alla mano, il totale fallimento della sua agenzia, e dopo 15 anni di “onorevole” servizio… decidesse di rassegnare le proprie dimissioni per manifesta incapacità nell’affrontare il problema. Al contrario è stato richiesto esplicitamente di aumentare i finanziamenti alla FAO. Non solo, è anche stato richiesto un accordo globale legalmente vincolante sui cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare.

In sostanza più soldi delle tasse di ognuno di noi in programmi di sviluppo che mirino a sfamare… chi? Numeri alla mano viene il dubbio che questi finanziamenti servano più che altro a saziare le fameliche delegazioni giunte a Roma. Nel biennio 2008-09 la FAO ha speso 784 milioni di euro. Una buona fetta di questa torta, diciamo la metà, non è finita nella pancia dei bambini sotto i 5 anni che rischiano di morire per malnutrizione, sempre presenti nelle locandine dell’agenzia, bensì nella gestione della struttura stessa. A dirlo non è un sito di controinformazione o un think tank al servizio delle sporche multinazionali guidate dall’avido uomo bianco, bensì la commissione Christoffersen, un comitato di valutazione esterna a cui è stato commissionato dalle Nazioni Unite un rapporto (470 pagine) sulla FAO. Per la sicurezza alimentare, tema al centro della conferenza che è partita oggi a Roma, è previsto uno stanziamento di 59 milioni di euro, per l’ufficio del caritatevole Diouf, 41,5 milioni di euro. Cifre che nemmeno De Benedetti o Romiti si sognerebbero.

Complessivamente, le voci del bilancio Fao strettamente alimentari, in cui compare la parola cibo, «food», sono tre, per un totale di 90 milioni di euro di finanziamenti, circa il 15% del bilancio generale. Un’organizzazione leviatanica, la cui burocrazia succhia tutti i finanziamenti. Il colmo per un’organizzazione che fa proprio il motto “Ricchezza e benessere hanno valore se largamente e equamente distribuiti”. Un concetto che oltre ad essere contraddetto dal bilancio stesso dell’agenzia, non ha nemmeno fondamento a livello economico. La ricchezza non è una torta per cui, se un individuo ne incamera di più, allora automaticamente l’altro ne otterrà di meno. Questo concetto molto probabilmente sarebbe valido se dal cielo piovessero in continuazione beni di consumo e di produzione. Ma, al contrario, rimanendo fedeli alla metafora, quella torta qualcuno, dopo aver sviluppato le giuste conoscenze, deve averla preparata e infornata.

In sintesi quindi la discrepanza di risorse alimentari dipende dalle capacità produttiva di un Paese. Prendere alle nazioni ricche per dare a quelle povere sarebbe null’altro che un placebo, una ricetta fragile che non andrebbe a incidere sulla spina dorsale dell’economia che è, per definizione, il settore privato. Anzi, il settore privato dei paesi del terzo mondo oltre a dover fronteggiare i propri limiti, si troverebbe anche in concorrenza con le merci regalate alla popolazione dalla FAO, senza essere in grado di svilupparsi. A sostegno di quest’ultima affermazione c’è un recente studio del Centre For The New Europe, che ritiene che circa 6600 persone al giorno perdano la vita a causa dei dazi e della politica agricola europea. Altre vittime della follia statalista e della pianificazione centrale.

Oggi sostenere la FAO significa dare carta bianca a una collezione di privilegi scandalosi che crescono alle spalle di chi muore di fame, affondando le proprie radici nella tragedia altrui, con il solo risultato di dilapidare denaro pubblico. A che serve continuare a dargli soldi e contributi? La fame del mondo resta uguale a prima. In compenso è stata saziata, in modo dignitoso, la fame dei delegati.

Vertice Fao – Lotta alla fame senza i grandi | Pietro Orsatti

Fonte: Vertice Fao – Lotta alla fame senza i grandi | Pietro Orsatti.

Editoriale su Terra
di Pietro Orsatti

Loro non ci saranno. Nonostante le promesse, nonostante i tiepidi impegni presi durante il de L’Aquila. I “grandi” della Terra, da Obama a , dalla Merkel a Brown, al vertice mondiale sull’alimentazione della Fao, che inizia domani, non verranno. A parlare di fame ci saranno soltanto gli affamati e i presunti “cattivi”, i Gheddafi e gli , gli iraniani e i coreani e così via. Sono passati meno di due anni dalla grande “crisi dei cereali”, dai più di duecentomila morti di fame in pochi mesi che si aggiunsero alla già terrificante annuale mondiale. Due anni dalle sommosse in tanti Paesi dell’Africa, dell’ e dell’Asia. Per il pane. Si scoprì, fin da subito, che la crisi era artificiale, causata da operazioni speculative finanziarie sul prezzo dei cereali, epicentro Chicago. Duecentomila morti, sommosse, repressioni, qualche conflitto e qualche Paese destabilizzato da un pugno di broker senza scrupoli. Non bastavano le crisi ambientali e alimentari causate dai cambiamenti climatici (ormai Onu, Fao, Pam e Undp hanno legato i due problemi strettamente senza temere di essere smentiti); non bastavano i conflitti e la desertificazione di intere aree del pianeta per ottenere il nuovo oro verde, i biocarburanti ottenuti da coltivazioni intensive e distruttive di palma, colza, canna da zucchero; non bastava la e che ha aperto una lunga fase di recessione mondiale. Ci mancavano solo gli speculatori di Borsa. L’ultimo vertice della Fao sull’alimentazione si chiuse con un nulla di fatto, una dichiarazione non impegnativa per i Paesi aderenti, generica, che ovviamente rimase solo sulla carta. Oggi ci si ripresenta a a ranghi ridotti, senza la presenza di quelli che contano. E l’Agenzia dell’Onu ne è talmente consapevole che lancia un non ai governanti delle nazioni ricche, ma ai cittadini. Un impegno chiesto a ogni singolo cittadino del pianeta. Quello di sottoscrivere una ai grandi della Terra perché si impegnino a finanziare un programma straordinario contro la fame. Servono, dice la Fao, 44 miliardi di dollari di aiuti allo sviluppo all’anno per affrontare l’emergenza alimentare che riguarda circa un quinto della popolazione mondiale. E poi azioni concrete di sviluppo ed equità e scelte chiare sull’ e sui cambiamenti climatici. E ancora, Onu e Fao sono arrivate a lanciare, come una qualsiasi Ong e non come agenzie internazionali, uno della fame. Di 24 ore. Uno a cui ha aderito anche il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon. Solo pubblicità, solo un atto simbolico, facile demagogia? Forse, ma il segnale è chiaro. La fame è un problema di tutti e va imposto nelle agende dei vari governi. Questo il messaggio della vigilia del vertice di , in attesa che qualche “cattivo” o qualche gaffeur nostrano non distolga l’attenzione dal tema del giorno: la lotta alla fame nel mondo.