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Antimafia Duemila – Gaza, le armi proibite

Fonte: Antimafia Duemila – Gaza, le armi proibite.

di Luca Galassi – 12 maggio 2010
Studio del New Weapons Research Group rivela che la presenza di metalli tossici nei tessuti e’ prova dell’utilizzo di armi sconosciute nelle offensive israeliane nella Striscia.
Un nuovo studio del New Weapons Research Group (Nwrg) ha rivelato che a Gaza gli israeliani hanno utilizzato armi contenenti metalli tossici e sostanze carcinogene. Per la prima volta sono stati analizzati tessuti di persone ferite nella Striscia durante le operazioni militari del 2006 e del 2009.

La commissione di scienziati del Nwrg ha coordinato tre universita’ (La Sapienza di Roma, l’universita’ di Chalmer in Svezia e quella di Beirut in Libano) nella raccolta e nell’analisi dei dati. La ricerca, che ha messo a confronto il contenuto di 32 elementi rilevati dalle biopsie, mostra come nelle offensive siano state utilizzate armi sconosciute, che non lasciano schegge o frammenti nel corpo, ma metalli e sostanze i cui effetti possono provocare anche mutazioni genetiche.

Sono stati analizzati 16 campioni di tessuto appartenenti a 13 vittime, prelevati dall’ospedale Shifa di Gaza, e individuati quattro tipi di ferite: carbonizzazione, bruciature superficiali, bruciature da fosforo bianco e amputazioni. Elementi chimici come alluminio, rame, bario, mercurio e vanadio sono stati individuati nelle persone amputate; sempre alluminio, rame, cobalto, e mercurio nelle ferite da fosforo bianco; piombo e uranio in tutte le ferite; arsenico, manganese, cadmio e cromo in tutte le ferite eccetto quelle da fosforo bianco; nichel solo nelle amputazioni. Alcuni di questi elementi sono carcinogeni, altri potenzialmente carcinogeni, altri tossici per il feto. Mercurio, arsenico, cadmio, cromo, nichel e uranio possono portare a mutazioni genetiche. Cobalto e vanadio producono mutazioni genetiche negli animali ma non e’ dimostrato che facciano altrettanto nell’uomo. Alluminio, mercurio, rame, bario, piombo, manganese hanno effetti tossici e provocano danni per il nascituro, nel caso di donne incinte, essendo in grado di oltrepassare la placenta e danneggiare embrione o feto. Tutti i metalli possono determinare patologie croniche ai danni dell’apparato respiratorio, renale, riproduttivo e della pelle.

“Nessuno – spiega Paola Manduca, docente di genetica all’università di Genova e portavoce del New Weapons Research Group – aveva mai condotto questo tipo di analisi bioptica su campioni di tessuto appartenenti a feriti. Noi abbiamo focalizzato lo studio su ferite prodotte da armi che non lasciano schegge e frammenti perché ferite di questo tipo sono state riportate ripetutamente dai medici a Gaza e perché esistono armi sviluppate negli ultimi anni con il criterio di non lasciare frammenti nel corpo. Abbiamo deciso di usare questo tipo di analisi per verificare la presenza, nelle armi che producono ferite amputanti e carbonizzanti, di metalli che si depositano sulla pelle e dentro il derma nella sede della ferita”.

“La presenza – prosegue – di metalli in queste armi che non lasciano frammenti era stata ipotizzata, ma mai provata prima. Con nostra sorpresa, oltre a identificare i metalli presenti nelle armi amputanti, anche le bruciature da fosforo bianco contengono metalli in quantità elevate. La presenza di metalli in tutte queste armi implica anche la loro diffusione nell’ambiente in quantità ed in un’area di dimensioni a noi ignote, variabili secondo il tipo di arma. Questi metalli sono dunque anche inalati dalla persona ferita e da chi si trovava nelle adiacenze anche dopo l’attacco militare. La presenza di questi metalli comporta così un rischio sia per le persone coinvolte direttamente, che per quelle che invece non sono state colpite”.

Tratto da: it.peacereporter.net

ComeDonChisciotte – “DOPO HIROSHIMA E NAGASAKI, C’E’ STATA FALLUJAH”

Fonte: ComeDonChisciotte – “DOPO HIROSHIMA E NAGASAKI, C’E’ STATA FALLUJAH”.

DI WILLIAM BLUM
Information Clearing House

Gli Stati Uniti prendono molto seriamente la questione dei “bambini a tre teste”

Quand’è che è iniziato tutto questo “Stiamo prendendo la Sua questione/chiamata/il Suo problema molto seriamente”? L’incubo segreterie telefoniche? Mentre aspetti all’infinito e l’azienda o l’ente governativa ti assicura che, qualsiasi sia il motivo della tua chiamata, la prenderanno molto seriamente. Che mondo caro ed altruista quello in cui viviamo.

Il mese scorso, la BBC ha riferito che nella città irachena di Fallujah i dottori stanno riportando un eminente livello di nascite di bambini malformati, con alcuni che accusano le armi usate dagli Stati Uniti durante la sua truce offensiva che nel 2004 lasciò gran parte della città in rovine. “Fu come un terremoto” dichiarò nel 2005 al Washington Post un ingegnere locale candidato ad un seggio dell’assemblea nazionale. “Dopo Hiroshima e Nagasaki, c’è stata Fallujah”. Oggi, il numero di cuori malformati tra i neonati pare essere 13 volte più alto che in Europa.

Nella foto: un bombardamento USA con armi al fosforo bianco

Il corrispondente della BBC ha inoltre rilevato nella città bambini affetti da paralisi e disturbi celebrali e fotografato un neonato con tre teste. Ha aggiunto aver sentito più volte funzionari a Fallujah ammonire le donne a non aver figli. Un dottore ha paragonato dati riguardanti nascite di bambini malformati precedenti al 2003, quando i casi erano all’incirca uno ogni due mesi, ad oggi, quando invece vi sono casi tutti i giorni. “Ho visto filmati di bambini nati con un occhio in mezzo alla fronte, il naso sulla fronte” ha aggiunto.

Un portavoce dell’esercito statunitense, Michael Kilpatrick, ha affermato di prendere sempre in “serie considerazioni” le questioni riguardanti la salute pubblica ma che, “Nessun studio ad oggi, ha evidenziato problemi ambientali risultanti in specifici problemi sanitari”. [1]

Si potrebbero scrivere volumi interi con tutti i dettagli degli orrori ambientali ed umani che gli Stati Uniti hanno portato a Fallujah ed altre parti dell’Iraq in questi sette anni d’uso di bombe al Fosforo Bianco, Uranio impoverito, Napalm, bombe a grappolo, bombe al neutrone, armi laser, armi a microonde ad alta energia e tante altre meravigliose invenzioni dell’arsenale fantascientifico del Pentagono… la lista degli abomini e delle mostruose maniere per morire è lunga, lunghissima, la sfrenata crudeltà della politica americana, sconvolgente. Nel Novembre del 2004, l’esercito statunitense colpì un ospedale a Fallujah “perché l’esercito statunitense credeva fosse alla fonte di voci su forti perdite”[2]. Alla pari della famosa ed egualmente gloriosa battuta sulla guerra americana in Vietnam: “Dovevamo distruggere la città per salvarla”.

Come fa il mondo a fare i conti con tale comportamento disumano? (ovviamente il sopra citato appena sfiora la superficie del curriculum internazionale statunitense.) Per questa ragione, nel 1998 è stata istituita, a Roma, la Corte Penale Internazionale (CPI), in vigore a partire dal 1° Luglio 2002 sotto l’egida delle Nazioni Unite. La Corte è stata stabilita all’Aia, Olanda per investigare ed imputare gli individui, non gli Stati, per i “crimini di genocidio; crimini contro l’umanità; crimini di guerra; o il crimine di aggressione” (Articolo 5 dello Statuto di Roma). Sin dal principio, gli Stati Uniti si sono opposti a diventare membri della CPI e non hanno ratificato la loro posizione, il tutto giustificato dal presunto rischio della Corte di usare scorrettamente i propri poteri per accusare “frivolamente” degli Statunitensi.

I poteri statunitensi erano a tal punto preoccupati dalle accuse che gli Stati Uniti sono andati in giro nel mondo usando un sistema di minacce e mazzette contro gli Stati per indurli a firmare accordi prestanti giuramento di non trasferire alle Corte (CPI) i cittadini statunitensi accusati di aver commesso crimini di guerra all’estero. Solo poco più di 100 governi ad oggi hanno ceduto alla pressione esercitata e firmato l’accordo. Nel Congresso del 2002, sotto l’amministrazione Bush, è passato “l’American Service Members Protection Act” che richiede “tutti i mezzi necessari ed adeguati per portare al rilascio di qualsiasi personale statunitense o alleato detenuto o imprigionato dalla…Corte Penale Internazionale”. In Olanda è generalmente e beffardamente noto come “Invasion of the Hague Act”[3] (Decreto dell’invasione dell’Aia). La legge è ancora nei libri.

Nonostante gli Statunitensi abbiano spesso parlato di accuse “frivole” — di persecuzione a sfondo politico contro soldati, appaltatori civili e militari ed ex- ufficiali — è giusto aggiungere che quello che veramente li preoccupa sono accuse “serie” basate su eventi reali. Ma non hanno da preoccuparsi. La mistica di “L’America, la Virtuosa” è ancora apparentemente viva alla Corte Penale Internazionale, come lo è ancora tra molte altre organizzazioni internazionali; di fatto tra la maggioranza della gente di questo mondo.

Nei primi anni, la CPI, sotto il Procuratore Capo Luis Moreno-Ocampo, argentino, respinse centinaia di petizioni accusanti gli Stati Uniti di crimini di guerra, incluse 240 riguardanti la guerra in Iraq. I casi furono respinti per mancanza di prove, mancanza di giurisdizione o per la capacità degli Stati Uniti di condurre le proprie investigazioni ed i propri processi. Apparentemente il fatto che gli Stati Uniti non abbiano mai veramente usato questa capacità non è stato significativo per la Corte. ‘Mancanza di giurisdizione” si riferisce al fatto che gli Stati Uniti non hanno ratificato l’accordo. All’apparenza appare alquanto strano. Possono nazioni commettere impunemente crimini di guerra perché non sono parte di un trattato che mette al bando i crimini di guerra? Hmmmm…Le possibilità sono infinite.

Uno studio congressuale rilasciato nell’Agosto del 2006, concluse che il Capo Procuratore della CPI dimostrava “una riluttanza ad avviare un’investigazione contro gli Stati Uniti” basata su dichiarazioni riguardanti la sua condotta in Iraq[4] . Sic transit gloria Corte Penale Internazionale.

Riguardo al crimine di aggressione, lo Statuto della Corte specifica che la Corte “deve esercitare la giurisdizione per i crimini di aggressione quando una provvisione è adottata…definendo il crimine e le condizioni sotto le quali la Corte deve esercitare giurisdizione in rispetto al crimine commesso.” In breve, il crimine di aggressione è omesso dalla giurisdizione della Corte fino a quando non viene definita “l’aggressione”. La scrittrice Diana Johnstone ha osservato: “Questo è un argomento specioso, dal momento che il termine aggressione è stato chiaramente definito nel 1974 dalla Risoluzione 3314 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dichiaranti che: ‘Aggressione è l’uso di forze armate da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato’, ed ha elencato sette esempi specifici,” compresi:

L’invasione o l’attacco del territorio di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato, qualsiasi tipo di occupazione militare, anche se temporanea, risultante da tale invasione o attacco, o qualsiasi annessione del territorio di un altro Stato o di una sua parte conseguente all’uso della forza, e

Il bombardamento da parte delle forze armate di uno Stato contro il territorio di un altro Stato o l’uso di armi contro il territorio di uno Stato da parte di un altro Stato.

La delibera delle Nazione Unite dichiara inoltre “Nessun tipo di considerazione sia essa politica, economica, militare o non, può servire da giustificazione per il crimine di aggressione”.

La vera ragione per la quale il crimine di aggressione rimane fuori dalla giurisdizione della CPI è che gli Stati Uniti, che hanno rivestito un ruolo importante nel redigere lo Statuto, prima di rifiutarsi di ratificarlo, sono categoricamente contrari alla sua inclusione. Non è difficile vederne la ragione. E’ facile notare che casi di “aggressione”, palesemente reali sono molto più facilmente identificabili rispetto a casi di “genocidio”, la cui definizione dipende da supposizioni d’intenzione [5].

A Maggio, a Kampala, in Uganda vi sarà una conferenza della CPI per discutere la questione specifica sulla definizione di “aggressione.” Gli Stati Uniti sono chiaramente interessati alla questione. Qui di seguito, lo scorso 19 Novembre all’Aia, Stephen J. Rapp., Ambasciatore au-Large statunitense per i Crimini di Guerra, si rivolge agli Stati membri della CPI (ad oggi 111 hanno ratificato):

“Sarei negligente se non condividessi con voi le preoccupazioni della mia nazione riguardo una questione rimasta in sospeso, davanti a quest’organismo, alla quale diamo particolare importanza: la definizione del crimine di aggressione che sarà affrontata, l’anno prossimo, alla Conferenza di Revisione a Kampala. Gli Stati Uniti hanno un punto di vista risaputo riguardo al “crimine di aggressione”, che riflette il determinato ruolo e le responsabilità conferite al Consiglio di Sicurezza dallo Statuto dell’ONU nel rispondere all’aggressione o alle sue minacce, nonchè preoccupazione per il modo in cui è formulata la bozza della definizione in sé. La nostra opinione è, e rimane, che nel caso in cui lo Statuto di Roma dovesse emendare per includere un definito crimine di aggressione, che la giurisdizione dovrà seguire la risoluzione da parte del Consiglio di Sicurezza che stabilisce se l’aggressione è avvenuta o meno. “

Capite tutti quello che Mr. Rapp ci sta dicendo? Che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe essere l’organismo determinante se o meno un’ aggressione è avvenuta. Lo stesso organismo in cui gli Stati Uniti hanno potere di veto. Prevenire l’uso di una definizione di aggressione che potrebbe stigmatizzare la politica estera statunitense è probabilmente la principale ragione per la quale gli Stati Uniti presenzieranno a questa prossima conferenza.

Tuttavia, il fatto che gli Stati Uniti parteciperanno alla conferenza sarà sicuramente evidenziato da alcuni come un altro esempio di come la politica estera dell’amministrazione Obama è un netto miglioramento rispetto all’amministrazione Bush. Ma, come quasi tutti tali esempi, è un’illusione di propaganda. Come la copertina della rivista Newsweek dell’8 Marzo, con la scritta a grossi caratteri: “Finalmente la vittoria: l’emergere di un Iraq democratico”. Anche prima dell’attuale farsa elettorale irachena, con candidati vincenti arrestati o in fuga[6], questa testata avrebbe dovuto volgere un pensiero alle interminabili battute statunitensi fatte durante la Guerra Fredda su Pravda e Izvestia.

Note

BBC, 4 Marzo 2010; Washington Post, December 3, 2005

New York Times, 8 Novembre 2004

Christian Science Monitor, 13 Febbraio 2009

Washington Post, 7 Novembre 2006

Diana Johnstone, Counterpunch, 27/28 Gennaio 2007

Washington Post, 2 Aprile 2010

Titolo originale: “The United States Takes the Matter of Three-headed Babies Very Seriously. “

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link
06.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CAROCINA OPERATOR

Bruciando le formiche

Bruciando le formiche.

“Breaking the Silence”, l’ong israeliana che raccoglie le testimonianze dei soldati sugli abusi e sui crimini commessi dall’esercito israeliano, ha pubblicato 54 racconti di soldati dell’Idf che hanno partecipato alla recente operazione “Piombo Fuso” nella Striscia di Gaza, denunciando gli orrori e gli atroci crimini di guerra commessi a danno di civili inermi ed innocenti.

Si spazia dalla distruzione di centinaia di case e di moschee senza alcuno scopo di carattere militare all’uso del fosforo bianco in aree densamente abitate, dall’uccisione illegale e indiscriminata di civili inermi al tristemente noto utilizzo di civili Palestinesi come scudi umani, tutte considerate “pratiche accettabili” nel quadro di un’atmosfera permissiva in cui ogni azione è lecita e ogni crimine è santificato da Dio.

E’ tanto l’orrore che provo e la ripugnanza per il comportamento di questi vili e barbari assassini che non mi sento di scrivere oltre, limitandomi a riportare quanto scritto in proposito dagli ebrei americani di… “Jewish Voice for Peace” e invitando chi legge ad aderire all’invito dell’associazione di inviare una lettera di denuncia al Presidente Usa Barack Obama.

Voglio aggiungere però una cosa.

Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, di fronte alla denuncia di “Breaking the Silence”, ha avuto la faccia tosta di ripetere la nota favoletta secondo cui l’esercito israeliano “è quello con il più alto senso morale del mondo”.

Questo può andare bene per i cantori della becera e vergognosa propaganda sionista, in stile informazione corretta per intenderci, ma in realtà simili affermazioni costituiscono la prova più evidente di come i crimini di guerra commessi da Tsahal a Gaza (e non solo), compresi quelli più atroci ed efferati, hanno sempre avuto la totale copertura e condivisione da parte del governo israeliano.

Sarebbe ora che negli Usa, e in Europa, si prendesse in considerazione l’idea di sottoporre Israele non ad un semplice blocco delle forniture militari – come ha timidamente iniziato a fare la Gran Bretagna – ma ad un boicottaggio economico e politico atto a costringere questo Stato canaglia ed assassino al rispetto del diritto umanitario, dei diritti umani dei Palestinesi, della legalità internazionale.

Non può più essere consentito a nessuno, nemmeno agli ebrei d’Israele, di mandare in giro i propri lanzichenecchi a massacrare i Palestinesi alla stessa stregua di un bambino che brucia le formiche con una lente d’ingrandimento.


Cosa dicono i soldati israeliani su Gaza?
15.7.2009

L’associazione israeliana “Breaking the Silence” ha da poco diffuso una raccolta di testimonianze (1) di soldati israeliani che hanno preso parte all’attacco contro Gaza lo scorso dicembre e gennaio.

Questo non è il primo rapporto che documenta gli orrori inflitti alla popolazione civile di Gaza. Meno di due settimane fa, per esempio, Amnesty International ha presentato un rapporto che documenta l’uso israeliano di armamenti da battaglia contro la popolazione civile intrappolata a Gaza (2).

Oggi i soldati israeliani corroborano le accuse secondo cui l’esercito ha ripetutamente violato il diritto internazionale.

“Sai cosa? Ti senti come un bambino che gioca con una lente d’ingrandimento, bruciando le formiche. Veramente. Un ragazzo di 20 anni non dovrebbe fare queste cose alla gente”.

I soldati raccontano dell’utilizzo di scudi umani (3), dell’uso del fosforo contro le popolazioni civili, della pura e semplice enormità della distruzione.

“Perché il fosforo bianco? Perché è divertente. Fantastico”. “Era orribile, come in quei film sulla II guerra mondiale dove non restava niente. Una città totalmente distrutta”.

I soldati riferiscono anche degli sforzi dell’unità del rabbinato militare di trasformare l’attacco in una guerra santa tra i “figli dell’oscurità” e i “figli della luce”.

“(Ci dissero) Nessuna pietà, Dio vi protegge, qualunque cosa facciate è santificata”.

L’elenco continua.

Abbiamo ascoltato le stesse storie, sia dagli abitanti di Gaza sia dai soldati israeliani (4).

Il generoso aiuto degli Stati Uniti – i dollari delle tasse americane – hanno reso possibile tutto questo. Le armi fabbricate negli Usa sono state utilizzate per attaccare i civili di Gaza, gli stabilimenti produttivi, le scuole e gli edifici amministrativi.

Il governo britannico ha cancellato alcuni contratti di fornitura di armi con Israele.

Non è ora che i membri del Congresso prestino attenzione? Chiedi un’inchiesta sull’uso dei proventi delle tasse Usa per finanziare i crimini di guerra a Gaza.

Sydney Levy
Jewish Voice for Peace

(1) Breaking the Silence Testimonies

(3) Ha’aretz: Israeli soldier: “We used Gazans as human shields.”
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1100300.html
Original article removed from Ha’aretz, but available in full here:
http://www.indybay.org/newsitems/2009/07/14/18607903.php)

(4) BBC Breaking the Silence on Gaza Abuses