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Antimafia Duemila – Dall’attentato all’Addaura alle navi dei veleni l’ombra dei servizi deviati

Fonte: Antimafia Duemila – Dall’attentato all’Addaura alle navi dei veleni l’ombra dei servizi deviati.

di Vincenzo Mulè – 8 maggio 2010

Servizi segreti deviati. Ancora loro. Nei giorni scorsi, la Commissione d’inchiesta sulle ecomafie aveva affermato senza mezzi termini che dietro i traffici di rifiuti pericolosi ci fosse una perversa alleanza tra politica e barbe finte.
Ora, dopo le rivelazioni fatte da Attilio Bolzoni su La Repubblica, sembrerebbe emergere un ruolo di primo piano dei servizi anche in occasione del fallito attentato a Falcone il 21 giugno del 1989 all’Addaura. Il giudice, che troverà la morte per mano della mafia a Capaci, già nei primissimi giorni che seguirono l’episodio si disse convinto che l’attentato non fosse opera solamente di Cosa Nostra, ma che vi fossero coinvolte «menti raffinatissime». Per uno strano scherzo del destino, le nuove rivelazioni cadono lo stesso giorno in cui si getta una nuova luce su un’altra morte eccellente, quella di Enrico Mattei, in uno scenario che, ancora una volta, sembra ricondurre a un disegno “superiore”.  Secondo il pentito gelese Antonio La Perna, che ha deposto al processo per l’uccisione del giornalista palermitano Mauro De Mauro, la mafia di Gela sarebbe stata coinvolta nel progetto di omicidio del presidente dell’Eni Enrico Mattei, morto in un disastro aereo nel 1962 nei pressi di Pavia. Il giornalista, secondo una delle ricostruzioni fatte dall’accusa, potrebbe essere stato eliminato per avere scoperto i retroscena dell’omicidio Mattei su cui svolgeva ricerche per conto del regista Francesco Rosi. Secondo Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia «non è una novità l’esistenza di un terzo livello, quello delle relazioni e delle collusioni mafiose di settori deviati dello Stato e di pezzi della politica… …coinvolti nelle stragi di mafia. Dopo anni di depistaggi e omissioni – aggiunge l’esponente del Pd – non si può più tergiversare». Per Walter Veltroni, «le rivelazioni di Repubblica sull’attentato a Falcone sono di enorme importanza e possono aiutare a rileggere non solo il sacrificio di un giudice che credeva nelle istituzioni, ma tutta la storia del rapporto tra mafia e potere, tra mafia e poteri». Per questo, l’ex leader del Pd ha chiesto «al presidente della Commissione parlamentare antimafia, Pisanu, di dedicare la seduta di martedì prossimo all’esame urgente di questa vicenda». In un nota, la stessa Commissione comunica che  «il senatore Giuseppe Pisanu, si è riservato di prendere le decisioni opportune dopo aver sentito l’Ufficio di presidenza integrato dai capigruppo. Nel frattempo – prosegue la nota – lo stesso senatore Pisanu» ha concordato con il presidente del Copasir Massimo D’Alema di valutare insieme «gli aspetti della vicenda che possano riguardare i servizi segreti». L’ultimo mistero, ora, sembra ruotare intorno all’identità di un uomo, un agente da molti definito «con la faccia da mostro». Sembra un’ombra, ma è presente sempre in prossimità di luoghi ove avvengono fatti di sangue. Il suo nome è ancora sconosciuto, di lui si conosce solo questa deformazione nel volto. Il giorno del fallito attentato dell’Addaura, una donna afferma di aver visto quell’uomo «con quella faccia così brutta» vicino alla villa del giudice Falcone. Il mafioso Luigi Ilardo raccontò al colonnello dei carabinieri Michele Riccio di sapere che a Palermo «c’era un agente che faceva cose strane e si trovava sempre in posti strani. Aveva la faccia da mostro. Siamo venuti a sapere che era anche nei pressi di Villagrazia quando uccisero il poliziotto Agostino». Antonino Agostino, secondo la ricostruzione di Repubblica, era uno dei due sub che salvò la vita a Falcone. Venne ammazzato insieme alla moglie Ida Castellucci il 5 agosto del 1989, nemmeno due mesi dopo l’Addaura. Dell’agente ha parlato anche Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, sindaco mafioso di Palermo negli anni ‘70. Ai procuratori siciliani ha spiegato che quell’uomo era in contatto con suo padre da anni. Nel libro Don Vito, scritto a quattro mani con il giornalista Francesco La Licata, Massimo fa una rivelazione importante. «Tutti pensano che sappia il suo nome – dice – ma non è così. Posso solo dire che di indicazioni ne ho date affinchè la magistratura risalisse alla sua identità». Ai magistrati che gli presentarono un album di foto di agenti segreti italiani, Ciancimino jr indicò due volti. Erano quelli degli accompagnatori dell’uomo con la faccia da mostro. «Una sua foto non mi è mai stata fatta vedere. Posso solo dire che l’ultima volta che l’ho visto, stava uscendo dall’ambasciata Usa presso la santa Sede». Il messaggio potrebbe essere interpretato così: l’agente non è italiano e appartiene ai servizi segreti di un Paese straniero.Il giornalista, secondo una delle ricostruzioni fatte dall’accusa, potrebbe essere stato eliminato per avere scoperto i retroscena dell’omicidio Mattei su cui svolgeva ricerche per conto del regista Francesco Rosi. Secondo Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia «non è una novità l’esistenza di un terzo livello, quello delle relazioni e delle collusioni mafiose di settori deviati dello Stato e di pezzi della politica coinvolti nelle stragi di mafia. Dopo anni di depistaggi e omissioni – aggiunge l’esponente del Pd – non si può più tergiversare». Per Walter Veltroni, «le rivelazioni di Repubblica sull’attentato a Falcone sono di enorme importanza e possono aiutare a rileggere non solo il sacrificio di un giudice che credeva nelle istituzioni, ma tutta la storia del rapporto tra mafia e potere, tra mafia e poteri». Per questo, l’ex leader del Pd ha chiesto «al presidente della Commissione parlamentare antimafia, Pisanu, di dedicare la seduta di martedì prossimo all’esame urgente di questa vicenda». In un nota, la stessa Commissione comunica che  «il senatore Giuseppe Pisanu, si è riservato di prendere le decisioni opportune dopo aver sentito l’Ufficio di presidenza integrato dai capigruppo. Nel frattempo – prosegue la nota – lo stesso senatore Pisanu» ha concordato con il presidente del Copasir Massimo D’Alema di valutare insieme «gli aspetti della vicenda che possano riguardare i servizi segreti». L’ultimo mistero, ora, sembra ruotare intorno all’identità di un uomo, un agente da molti definito «con la faccia da mostro». Sembra un’ombra, ma è presente sempre in prossimità di luoghi ove avvengono fatti di sangue. Il suo nome è ancora sconosciuto, di lui si conosce solo questa deformazione nel volto.  Il giorno del fallito attentato dell’Addaura, una donna afferma di aver visto quell’uomo «con quella faccia così brutta» vicino alla villa del giudice Falcone. Il mafioso Luigi Ilardo raccontò al colonnello dei carabinieri Michele Riccio di sapere che a Palermo «c’era un agente che faceva cose strane e si trovava sempre in posti strani. Aveva la faccia da mostro. Siamo venuti a sapere che era anche nei pressi di Villagrazia quando uccisero il poliziotto Agostino». Antonino Agostino, secondo la ricostruzione di Repubblica, era uno dei due sub che salvò la vita a Falcone. Venne ammazzato insieme alla moglie Ida Castellucci il 5 agosto del 1989, nemmeno due mesi dopo l’Addaura. Dell’agente ha parlato anche Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, sindaco mafioso di Palermo negli anni ‘70. Ai procuratori siciliani ha spiegato che quell’uomo era in contatto con suo padre da anni. Nel libro Don Vito, scritto a quattro mani con il giornalista Francesco La Licata, Massimo fa una rivelazione importante. «Tutti pensano che sappia il suo nome – dice – ma non è così. Posso solo dire che di indicazioni ne ho date affinchè la magistratura risalisse alla sua identità». Ai magistrati che gli presentarono un album di foto di agenti segreti italiani, Ciancimino jr indicò due volti. Erano quelli degli accompagnatori dell’uomo con la faccia da mostro. «Una sua foto non mi è mai stata fatta vedere. Posso solo dire che l’ultima volta che l’ho visto, stava uscendo dall’ambasciata Usa presso la santa Sede». Il messaggio potrebbe essere interpretato così: l’agente non è italiano e appartiene ai servizi segreti di un Paese straniero.

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Tratto da: gliitaliani.it


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