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‘ ANDREOTTI E GELLI DIETRO LA LEGA’ – Repubblica.it

‘ ANDREOTTI E GELLI DIETRO LA LEGA’ – Repubblica.it.

PALERMO – “La Lega di Umberto Bossi è una creatura di Andreotti, Gelli e Miglio”. La clamorosa rivelazione, tutta da verificare, è del pentito di mafia Leonardo Messina resa ai giudici della procura di Palermo che indagano su mafia e massoneria e che nelle settimane scorse ha portato all’ arresto del “ragioniere” di Totò Riina, Giuseppe Mandalari. Le dichiarazioni di Messina sono finite negli atti del processo Mandalari e si è così appreso che nel giugno del ‘ 93 il pentito ha rivelato di aver saputo che la Lega era una “creatura” di Andreotti, Miglio e Gelli, da un uomo d’ onore della sua famiglia, Liborio Miccichè, assassinato nel giugno del ‘ 92. “In occasione di una venuta di Bossi a Catania io chiesi provocatoriamente a Micciché – ha sostenuto Messina – se non era il caso di sopprimerlo. E questi, di rimando mi rispose che la Lega di Bossi era una creatura di Andreotti, Miglio e Licio Gelli”. Borino aggiunse – ha raccontato il pentito – che successivamente si sarebbe formata un’ altra Lega, emanazione della parte meridionale d’ Italia, che sarebbe servita a riciclare politicamente Cosa nostra. Ed anche questa ‘ seconda Lega’ , secondo Messina, avrebbe avuto come referenti Andreotti Miglio e Gelli “i quali si sarebbe impegnati con Cosa nostra a renderla soggetto legale”. “Insinuazioni di basso livello”: così il capo ufficio stampa della Lega ha respinto “sdegnosamente” le dichiarazioni di Messina. – f v

MIGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO | BananaBis

MIGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO | BananaBis.

Signornò di Marco Travaglio, l’Espresso del 30/04/2009

Ci vuole un bel coraggio, alla Lega Nord, per riesunnare il professor Gianfranco Miglio e attribuirgli la paternità della cosiddetta Riforma federalista firmata da Roberto Calderoli, grande esperto di leggi “porcata”. Una riforma che – come ha spiegato, anzi minacciato Renato Brunetta – ci regalerà «20 regioni a statuto speciale». Mìglio invece – l’ha ricordato Massimo Cacciari in un convegno opportunamente disertato da Umberto Bossi – proponeva quattro o cinque macroregioni, per evitare sprechi e particolarismi. Eppure il Carroccio prepara un controconvegno di appropriazione indebita, alla presenza nientemeno che di Bobo Maroni. Per dimostrare, scrive “La Padania”, restando seria, che «il professore ha anticipato tempi, pensiero e polpa dell’azione della Lega». Lo stesso Bossi, il 7 febbraio, si era avventurato in ardite analisi politologiche su “La Provincia” di Como: «Per me Miglio è sempre stato una specie di punto di sicurezza. Con lui potevo parlare e ragionare».
Sempre stato?
Mica tanto.
I due si conobbero nel 1990 (Miglio però non prese mai la tessera della Lega) e divorziarono rumorosamente nei primi mesi del 1994, quando il Carroccio si alleò con Berlusconi, «questo riccone che piace tanto ai cafoni del Sud perché sa far tintinnare i suoi soldi, guadagnati non importa come» (5 febbraio). Lo studioso testimoniò al processo Enimont contro Bossi, imputato per la stecca di 200 milioni targata Ferruzzi-Montedison, e contribuì a farlo condannare.
La sentenza Enimont ricorda come Miglio «ha riferito che, all’approssimarsi delle elezioni del ’92, aveva chiesto a Bossi se disponesse di risorse finanziarie sufficienti per la campagna elettorale e questi gli aveva risposto: “Non ti preoccupare, ci penso io… Ho stabilito buoni rapporti con i Ferruzzi, ci aiuteranno”… Miglio ha detto di essere a conoscenza che ia Lega reperiva risorse finanziarie da imprenditori che  effettuavano finanziamenti illeciti direttamente a Bossi per ingraziarselo».
Poco prima Umberto gli aveva preferito come ministro delle Riforme il pittoresco Enrico Speroni. «Il governo», sentenziò Miglio, «ha un programma demenziale, roba da restaurazione» (17 maggio ’94).
Bossi, con la consueta eleganza, gli diede del «poveraccio», «vecchio fuori di testa che fa un putiferio perché non gli han dato la poltrona». Replica a stretto giro del Prufesùr: «Bossi è un incolto, buffone, arrogante, isterico, arabo levantino mentitore, lo schiaccerò come una sogliola. Se mi si ripresenta lo faccio a pedate nel sedere» (18 maggio), «Un botolo ringhioso attaccato ai pantaloni di Berlusconi», «Se gli dicessero che, per entrare nella stanza dei bottoni, deve travestirsi da donna, correrebbe a infilarsi la gonna e a darsi il belletto» (10 agosto), E il Senatùr, in dolce stil novo: «Me ne fotto delle minchiate di  Miglio», «Arteriosclerotico, traditore», «Ideologo? No, panchinaro», «Una scoreggia nello spazio».
Ora urge convegno, in rime baciate.