Archivi tag: giorgio napolitano

Presidente Napolitano, perche’ attacca i magistrati onesti?

Fonte: Presidente Napolitano, perche’ attacca i magistrati onesti?.

Il Presidente Giorgio Napolitano ha chiamato la magistratura ad una “riflessione seria e critica” su se stessa.
Lo ha fatto questo pomeriggio in occasione della visita ai magistrati tirocinanti incontrati al Quirinale. E nella doppia veste di Presidente della Repubblica e Presidente del Csm ha evidenziato problemi che “in materia di giustizia continuano a creare apprensione”. Come la “crisi di fiducia insorta nel Paese sia per il funzionamento insoddisfacente dell’amministrazione della giustizia sia per l’incrinarsi dell’immagine e del prestigio della magistratura”.
Soluzioni proposte: rifuggere “da visioni autoreferenziali”, percorso “non facile al quale può darsi positivo inizio se si stemperano le esasperazioni e le contrapposizioni polemiche che da anni caratterizzano il nodo ‘delicato e critico’ dei rapporti tra politica e giustizia”;
“Non cedere alle esposizioni dei media” e quindi ad “atteggiamenti impropriamente protagonistici e personalistici che possono offuscare e mettere in discussione l’imparzialita’ dei singoli magistrati, dell’ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale”;
Non rinunciare alla “fierezza di appartenere ad un mondo di servitori dello Stato, – ‘soggetti solo alla legge’, fedeli alla Costituzione – che in decenni di vita democratica ha espresso personalità e straordinaria tempra morale, sapienza giuridica e dato contributi inestimabili alla tutela della legalità”.


Ma come, Presidente Napolitano, non dovrebbe lei, con tutto il rispetto, essere il primo a fare autocritica?
Non è forse il Csm, da lei presieduto, ad avere attaccato e ammonito magistrati come Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella, Luigi de Magistris che non avevano fatto altro che svolgere il proprio lavoro applicando l’art. 3 della Costituzione?
Magistrati che in molti casi hanno accettato di subire la scomunica in silenzio mentre le indagini finora svolte da diverse autorità competenti hanno dimostrato che non avevano commesso alcuno degli illeciti che il Csm ha loro addebitato. Semplicemente, come dovrebbe fare qualunque rappresentante della Giustizia, si erano rifiutati, nonostante le velate intimidazioni, di chiudere gli occhi di fronte ad un sistema di potere che si arricchiva con i soldi pubblici rubati alla collettività.
Un sistema fatto di politici, imprenditori e anche magistrati. Molti dei quali, a dispetto delle gravi accuse per cui risultano indagati, sono rimasti al loro posto mentre i colleghi onesti venivano cacciati e subivano l’onta del linciaggio mediatico. Perché?
E cosa dovrebbero fare quei magistrati ingiustamente puniti Presidente? Non cedere all’esposizione dei media? Continuare a tacere mentre di fronte all’opinione pubblica il Consiglio Superiore della Magistratura e talvolta l’Associazione Nazionale Magistrati continua a delegittimarli facendo il gioco di chi è si macchiato di gravi reati e a causa dei tanti, sospetti trasferimenti e delle altrettanto sospette avocazioni rischia pure di farla franca?
Lei ammonisce chi, suo malgrado, è uscito dal riserbo e ha preso la parola per legittima difesa, elemento secondo lei pregiudizievole per la magistratura, ma non attacca chi è indagato per appartenenza a caste mafiose.
E’ questa la fierezza di appartenere ad un mondo di servitori dello Stato? Ed è questa la legge Presidente?

Redazione ANTIMAFIADuemila (antimafiaduemila.com, 27 aprile 2010)


LINK:
1) Imputati e contenti (Marco Travaglio, Passaparola, BLOG Voglioscendere, 26 aprile 2010)
2) L’avviso di conclusioni indagini della Procura di Salerno sulla presunta corruzione di alcuni magistrati in servizio presso gli uffici giudiziari di Catanzaro

Taglia del governosulla libertà di stampa | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog

La cosa più scandalosa è che secondo me i giornali dovrebbero scatenare un putiferio contro questa nuova legge porcata che punisce la libertè di stampa oltre che le intercettazioni, invece se ne stanno tutti zitti e obbedienti tranne quelli de “Il fatto Quotidiano”…

Fonte: Taglia del governosulla libertà di stampa | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog.

Arrivano gli emendamenti anti-D’Addario (divieto di registrazione), quello che “salva” i criminali se in compagnia di un onorevole, e bavaglio e carcere per i giornalisti

Avendoci messo le mani giureconsulti del calibro di Schifani, Alfano e Ghedini, era naturale che la legge sulle intercettazioni fosse una boiata. C’è semmai da dubitare della sanità mentale di chi s’illudeva di migliorarla con qualche “emendamento condiviso” qua e là. Chissà che si aspettavano i vertici dell’Anm e i fresconi del Pd dall’intervento del presidente del Senato, quello che quando non faceva l’autista del senatore La Loggia prestava consulenze legali a noti mafiosi. Il risultato è che la boiata resta una boiata, a parte un ritocchino che cancella i “gravi indizi di colpevolezza” come condicio sine qua non per intercettare, ripristinando gli attuali “gravi indizi di reato”.

Dopo lunghe spiegazioni, con l’ausilio di qualche disegnino, berlusconidi e schifanidi hanno finalmente capito che le intercettazioni servono a scoprire i colpevoli e consentirle soltanto dopo averli scoperti significa non scoprirli più. Per il resto, tutto come prima. Con l’aggiunta di un paio di novità da perizia psichiatrica. La prima: se intercetta un criminale che parla con un parlamentare (la qual cosa accade con grande frequenza), il pm deve bloccare tutto e chiedere l’autorizzazione del Parlamento a proseguire. Esempio: il delinquente Gigi parla con l’onorevole Pippo, ma non lo chiama onorevole: lo chiama solo Pippo.

Passano mesi prima che gl’interlocutori di Gigi vengano identificati e si scopra così che Pippo è un onorevole. Nel qual caso la nuova norma è inutile. Poniamo invece che si capisca subito che Pippo è un onorevole: il pm dovrà avvertire il Parlamento, cioè Pippo, che sta intercettando il suo amico Gigi, così Pippo potrà avvisare Gigi di non chiamarlo più, o di cambiare telefono, o di usare i pizzini. Così l’inchiesta va in fumo. Stessa regola per acquisire i tabulati del parlamentare che parla con l’indagato intercettato. Ma di solito è proprio per sapere a chi è intestata una certa utenza che si acquisisce il tabulato: d’ora in poi per acquisirlo bisognerà già sapere che è di un parlamentare e chiedere il permesso al Parlamento. E’ il comma 22.

Seconda novità: il privato cittadino che – come la D’Addario con Berlusconi – registra o filma proprie conversazioni con qualcuno rischia da 6 mesi a 4 anni di galera, a meno che non emerga una notizia di reato e venga tempestivamente denunciata. Ma la stessa cosa non può farla un magistrato: vietato piazzare cimici nell’auto o nella casa del mafioso o dello stupratore (ma anche telecamere allo stadio per prevenire eventuali atti di violenza), a meno che non si abbia la certezza che in quel luogo si sta commettendo un delitto. E, siccome la certezza non c’è mai, le cimici e le telecamere non si piazzeranno mai più. Non è meraviglioso? Intatte anche le follie dei 60 giorni di durata massima delle intercettazioni (poi, fosse anche la vigilia di un omicidio, si stacca tutto) e del divieto di usare intercettazioni in un’inchiesta diversa da quella per cui sono state disposte (intercetto uno per furto di bestiame e scopro che sta per ammazzare la moglie? Il nastro non è più utilizzabile per incastrarlo per uxoricidio).

Poi naturalmente c’è il bavaglio alla stampa. Secondo indiscrezioni trapelate dal Quirinale, a Napolitano va bene così. Il giornalista che pubblica un atto d’indagine rischia 2 mesi di galera più 10 mila euro di multa (20 mila se è un’intercettazione pubblicata o raccontata o riassunta) più la sospensione dalla professione; e il suo editore fino a 500 mila euro ad articolo. Ma qui la boiata è talmente incostituzionale e contraria alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che la Consulta e/o la Corte di Strasburgo faranno presto giustizia. Cose che capitano in un paese dove il premier pensa che “in Italia da circa 15 anni c’è un golpe bianco tinto di rosso attuato da alcuni magistrati con pezzi della politica”. Anzi no, mi dicono che la frase è di Matteo Messina Denaro. Ragazzo sveglio. Farà strada.

Blog di Beppe Grillo – Comunicato politico numero trentatre

Blog di Beppe Grillo – Comunicato politico numero trentatre.

La Grecia sta bussando sempre più forte alle nostre porte. La settimana prossima le sue banche potrebbero chiudere. E’ più che un’ipotesi. Nel frattempo i suoi capitali stanno migrando altrove a miliardi di euro alla volta. Tutti i parametri economici dell’Italia sono negativi, in assoluto, da sempre, da quando sono misurati, da quando esistono le serie storiche. La risposta alla disoccupazione, alla chiusura delle fabbriche e forse del Paese sono le leggi miserabili e incostituzionali per risolvere i problemi giudiziari di un ultrasettantenne inceronato approvate dopo un teatrino da un ultraottantenne che quando non dorme firma. Le riforme sul presidenzialismo alla francese, con la correzione alla moldava e il doppio turno alla portoghese sono come l’orchestrina che suonava sul Titanic. La gente corre alle scialuppe e indossa i giubbetti di salvataggio mentre un gruppo di irresponsabili pensa a come dividersi quello che resta del bottino. I politici sono diventati i nostri padroni, noi i loro servi, più o meno inconsapevoli. La piramide va rovesciata, chi è eletto deve svolgere un solo compito, applicare il programma e informare i cittadini. I politici usano il mandato per accrescere il loro potere e la loro visibilità. I nostri dipendenti dovrebbero lavorare per noi, ma trascorrono il loro tempo in televisione a parlarsi addosso e a improvvisarsi leader con la complicità di giornalisti genuflessi. La televisione deve essere vietata ai politici, vadano a svolgere il compito per cui sono pagati in Parlamento, nelle Regioni o nei Comuni. Ognuno vale uno e il politico vale uno come gli altri perché deve rendere conto del suo operato alla comunità. I divi della politica sono per lo più dei cialtroni in cerca di visibilità e di privilegi. Si occupano di tutto tranne che del loro mandato. Questo deve finire. Il MoVimento 5 Stelle non ha ideologie, ma idee. Non è di destra o di sinistra. Non vuole leader (di che?) o politici di professione, ma cittadini eletti da altri cittadini per la gestione della cosa pubblica. Le idee del MoVimento 5 Stelle sono come semi nell’aria a disposizione di tutti. L’obiettivo del MoVimento 5 Stelle è l’applicazione del Programma. Punto per punto ci riusciremo, senza inciuci, senza rappresentanti auto eletti.
Dal “Non Statuto” del MoVimento 5 Stelle: “Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?. Noi neppure.

La “mamma” del nucleare all’italiana? La Aspen Italia | Pietro Orsatti

Ottimo articolo di Pietro Orsatti che chiarisce l’influenza di una lobby potente e trasversale sul ritorno al nucleare. Stupefacente la lista dei membri.

Fonte: La “mamma” del nucleare all’italiana? La Aspen Italia | Pietro Orsatti.

Dopo più di vent’anni l’Italia sta tornando al nucleare. Nonostante le leggi, la volontà popolare, perfino la Costituzione. In piena controtendenza dal resto dell’Europa (se non per marginalissime iniziative). Ma come ci si è arrivati? Come è stato possibile?

All’inizio si trattò solo di quattro chiacchiere fra gentiluomini negli incontri “quasi” riservati all’Aspen Institute (all’epoca era presidente del Consiglio Romano Prodi), poi ci siamo trovati con il nuovo nucleare all’italiana. Sul quale da lunedì pomeriggio, a urne chiuse, il governo che lo voglia o no sarà chiamato a fornire spiegazioni e fornire la lista dei siti. Come accade sempre in questo Paese dominato dal lobbysmo più sfacciato (e più camuffato) le decisioni anche di cambiare le regole e gli indirizzi economici e politici di un’intera comunità vengono prese in un salotto di pochi eletti (o meglio auto-eletti). E l’Aspen è il salotto dei salotti, il meno conosciuto e il più potente.

Proprio in una riunione a porte chiuse (ripetiamo, mentre era in carica Prodi) si sarebbe espressa la preoccupazione, apertamente e da parte dell’Ad dell’Enel, della necessità di rivedere le norme costituzionali in relazione alle competenze delle Regioni, per ritornare a costruire centrali nucleari in Italia. Oggi la risposta. Si imporrà militarizzando, in caso qualche Regione si metta di traverso, i siti. Ma questo è un dettaglio, andiamo a vedere il piatto forte.

Cos’è l’Aspen Institute Italia? Si tratta di una filiazione della Aspen Foundation statunitense, presieduta nel nostro Paese dal sempre verde Gianni Letta. Ma con delle differenze sostanziali dall’originale statunitense, che si possono individuare in una sommaria lettura dello statuto. Alla voce “identità” si legge : “Aspen Institute Italia è una associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro dedicata alla discussione, all’approfondimento e allo scambio di conoscenze, informazioni, valori”. Alla voce “missione” leggiamo : “la missione dell’Istituto è la internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese e la promozione del libero confronto fra culture diverse, allo scopo di identificare e valorizzare idee, valori, conoscenze ed interessi comuni. L’Istituto concentra la propria attenzione verso i problemi e le sfide più attuali della società e della business community, e invita a discuterne leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale, culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva”.  Assoluta “riservatezza”? E come? “ Il “metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte chiuse” , favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Lo scopo non è quello di trovare risposte unanimi o semplicemente rassicuranti, ma di evidenziare la complessità dei fenomeni del mondo contemporaneo e stimolare quell’approfondimento culturale da cui emergano valori ed ideali universali capaci di ispirare una leadership moderna e consapevole”.

Se non si trattasse di un’associazione pubblica con tanto di statuto pubblico verrebbe da pensare leggendo i punti della “mission” associativa a un gruppo di nostalgici buontemponi che si divertono a giocare con cappucci, grembiulini e compassi. Ma non è così, ripetiamolo, non si tratta di un’associazione segreta. Ma un filo di preoccupazione (siamo in Italia, non dimentichiamolo) quell’assoluta “riservatezza”, espressa e garantita con così determinata chiarezza già a partire dallo Statuto della Aspen, la lascia. Preoccupazione che diventa allarme quando si va a scorrere la lista del comitato esecutivo della Aspen all’epoca della riunione di cui parlavamo sopra:

Luigi Abete
Giuliano Amato
Lucia Annunziata
Alberto Bombassei
Francesco Caltagirone
Giuseppe Cattaneo
Fedele Confalonieri
Francesco Cossiga
Maurizio Costa
Gianni De Michelis
Umberto Eco
John Elkann
Pietro Ferrero
Jean-Paul Fitoussi
Franco Frattini
Cesare Geronzi
Piero Gnudi
Gian Maria Gros-Pietro
Enrico Letta
Gianni Letta
Emma Marcegaglia
Francesco Micheli
Paolo Mieli
Mario Monti
Tommaso Padoa Schioppa
Corrado Passera
Riccardo Perissich
Angelo Maria Petroni
Mario Pirani
Roberto Poli
Ennio Presutti
Romano Prodi
Gianfelice Rocca
Cesare Romiti
Paolo Savona
Carlo Scognamiglio
Domenico Siniscalco
Lucio Stanca
Robert K. Steel
Giulio Tremonti
Giuliano Urbani
Giacomo Vaciago

Politici, manager, economisti, intellettuali e giornalisti. Tutti di “peso”. Alla Aspen partecipano quelli che “contano”.  A frequentare il prestigioso istituto “riservato” sarebbe stato, prima di diventare presidente della Repubblica, anche Giorgio Napolitano.

Bene, proprio in una (o più) riunioni di questo circolo di  amici  fra il 2006 e il 2008 avrebbe preso avvio la strategia, non solo economica ma anche mediatica, politica e istituzionale, per il rilancio del nucleare nel nostro Paese.

Il viaggio di Berlusconi in Francia e i contratti con il governo francese e con l’Edf vengono dopo, a strategia già avviata e con un lavoro di lobbyng (ovviamente “riservato”) già andato in porto. Come arriva dopo la Légion d’honneur concessa (nel 2009) da Sarkozy proprio a Gianni Letta. Fra le motivazioni “ufficiali” dell’onorificenza però non c’è quella di aver contribuito rilanciare il settore industriale nucleare francese (in profonda crisi) con somme colossali di denaro pubblico italiano.

Se questo è un “golpe gentile” | Pietro Orsatti

Fonte: Se questo è un “golpe gentile” | Pietro Orsatti.

Qualcosa di veramente grave sta accadendo nel nostro Paese. Lo stravolgimento delle regole, la forzatura autoritaria delle norme e degli equilibri istituzionali, la corruzione diventata sistemica e sistematicamente applicata a qualsiasi affare e appalto o processo economico. E poi il ricatto. Se è anche parzialmente vera la versione che ha fornito ieri il Messaggero di come sono andate davvero le cose fra Berlusconi e Napolitano sulla vicenda dello scandaloso decreto “interpretativo” della legge elettorale siamo davanti a una sorta di “golpe leggero”. Ma che di leggero ha solo l’assenza dei carri armati per strada. Secondo quanto pubblicato ieri dal giornale romano Il Messaggero, il presidente del Consiglio, durante l’incontro avvenuto al Quirinale, avrebbe minacciato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano: “Ti scateno la piazza contro” e poi “la tua firma non è indispensabile, vado avanti da solo”. Lo stesso Napolitano ha parlato di un “clima teso” nel primo incontro con Silvio Berlusconi avvenuto giovedì. E poi sempre il Capo dello Stato : “La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali”.

Ripetiamo, se solo in parte di quello riportato dal giornale romano è vero, la situazione è di una gravità inaudita. Qualcosa di più grave e del “tintinnare di sciabole” del generale De Lorenzo” nel 1964, ancora peggiore del tentativo di golpe militare (finito per fortuna a taralucci e vino) del dicembre 1970 organizzato da Junio Valerio Borghese. In entrambe i casi citati la situazione “rientrò” (ma forse non gli equilibri). Questa volta la minaccia di “scatenare la piazza” invece avrebbe ottenuto il risultato voluto: la firma del Presidente Napolitano sul decreto. Un decreto in aperta violazione della legge numero 400 del 23 agosto 1988 che regola le attività di governo a dire esplicitamente che ‘il governo non può, mediante decreto legge, intervenire nelle materie indicate nell’articolo 72, quarto comma, della Costituzione. E tra le materie indicate nell’articolo 72 c’è proprio anche la materia elettorale. E che il garante primario della Costituzione si sia sentito obbligato di sottoscrivere un decreto in aperta violazione di una delle norme di garanzia costituzionale ci porta a pensare che le eventuali minacce di “scatenare la piazza” fossero ben più consistenti di quanto si pensi.

Cosa significa “scatenare la piazza”? Significa (detenendo in pratica il controllo dei mezzi di informazione di massa) lanciare una violentissima campagna mediatica mirata a creare un clima esasperato, violento, eversivo? Una minaccia del genere lanciata non da chissà chi, ma da un Presidente del consiglio che essendo ai vertici del potere esecutivo ha il controllo delle forze dell’ordine, delle forze armate e dei servizi di sicurezza e quindi ha di fatto la possibilità concreta di consentire alla “piazza scatenata” di non essere controllata, fermata.

Nella notte fra il 5 e 6 marzo 2010 si è verificato qualcosa di molto grave. Molto più grave di quanto è emerso finora. Se lo scenario che si è verificato è quello descritto qui sopra è stata sancita la fine del diritto e si è dichiarata in coma la nostra democrazia e la nostra Costituzione.

Blog di Beppe Grillo – Colpo di Stato

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Colpo di Stato.

Da questa notte l’Italia non è più, ufficialmente, una democrazia. Napolitano ha firmato il decreto della legge interpretativa del Governo che rende alcuni italiani più uguali degli altri. Le leggi d’ora in poi saranno interpretate, ogni volta che converrà a loro, da questi golpisti da barzelletta e, alla bisogna, interverrà un presidente della Repubblica che dovrebbe essere messo sotto impeachment per alto tradimento.
Napolitano ha firmato di notte, di fretta, mentre gli italiani dormivano (forse per una volta si vergognava anche lui). Le liste elettorali senza firme, con firme non autenticate, liste neppure presentate, le liste porcata sono state interpretate, riverginate. Formigoni e Polverini sono stati riammessi. Una qualunque lista dell’opposizione con il più piccolo vizio di forma sarebbe stata respinta. Siamo in dittatura. Sembra strana questa parola detta all’inizio di una nuova primavera: “dittatura“.
La magistratura è fuori gioco. Il Parlamento è fuori gioco. Le leggi, anzi i decreti legge del Governo, sottratti alla discussione parlamentare, sono la norma. La firma di Morfeo Napolitano è sempre scontata. E ora, persino l’interpretazione delle leggi è soggetta a Berlusconi, è compito del Governo. Io Berlusconi, io La Russa, io Cicchitto, io Maroni, io Gasparri, io Napolitano… io sono io e voi, cari italiani, miei sudditi, non siete un cazzo. Io emano le leggi, le interpreto e regno.
I ragazzi del MoVimento 5 Stelle hanno raccolto firme per la strada, valide, autenticate per mesi durante questo gelido inverno. Senza un soldo di finanziamento, tutto di tasca loro. E sono stati ammessi in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Campania. Formigoni e la Polverini se venissero eletti, non avrebbero nessuna legittimità e i primi a saperlo sono proprio loro. Nessuna legge regionale in Lombardia e nel Lazio potrebbe essere ritenuta valida dai cittadini. Il lombardo e il laziale a questo punto avranno il diritto sacrosanto di interpretare le leggi come cazzo gli pare.
Da oggi inizia una nuova Resistenza, l’Italia non è proprietà privata di questi scalzacani. Questa legge porcata in un certo senso è un bene. Ora è chiaro che il Paese si divide in golpisti e democratici. Noi e loro. La Grecia è vicina e forse ci darà una mano. Tloc, tloc, tloc. Girano le pale. Tloc, tloc, tloc. Si scaldano gli elicotteri.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Benvenuti nella Repubblica Italiana delle Banane | Pietro Orsatti

Fonte: Benvenuti nella Repubblica Italiana delle Banane | Pietro Orsatti.

Questa mattina gli italiani si sono svegliati in un Paese che è si è chiamato fuori dal contesto delle democrazie occidentali. Con tre articoli in un decreto legge striminzito che fa carta straccia delle regole e del diritto, il nostro Paese ha abdicato all’autoritarismo aziendalista del padrone del vapore, il miliardario gaudente plurinquisito circondato da “yes man” intenti a raccogliere le briciole del banchetto (o forse sarebbe meglio dire gli avanzi del saccheggio). Ci sono voluti solo 35 minuti di consiglio dei ministri, ieri sera, per varare definitivamente la Repubblica Italiana delle Banane. Riammettendo le liste del Pdl con dei cavillucci da avvocaticchi (termine che usato da un altro collega ha scatenato l’ira del destinatario e una querela milionaria) palesemente e formalmente presentate irregolarmente sia in Lombardia che nel Lazio. Non è stato un gesto motivato da chissà quale “emergenza democratica”. È stato un atto di assoluta arroganza, per umiliare ancora una volta la Costituzione, le istituzioni, la Presidenza della Repubblica. Attenzione, parlo dell’istituto della Presidenza della Repubblica e non dell’attuale Presidente Giorgio Napolitano, il quale, cedendo al ricatto e controfirmando quei tre articoli partoriti proprio da una trattativa fra Palazzo Chigi e Quirinale, ha di fatto abdicato.
Ma c’è un altro dato che nessuno, per ora, ha ancora valutato interamente. Gran parte dell’opposizione ha gravemente sottovalutato quello che si stava realizzando. Non credevano che il governo e la maggioranza arrivasse a tanto. Non credevano, soprattutto, che Napolitano avrebbe accettato di controfirmare. Basta andare a vedere le dichiarazioni di Massimo D’Alema e Walter Veltroni di ieri, che pur parlando di errore lasciano spiragli a una soluzione che non fosse quella del Tar.
E a proposito dei Tar, visto che ancora non si sono espressi sui due casi di Lazio e Lombardia, accetteranno di adeguarsi al decreto “interpretativo” o continueranno a seguire alla lettera le norme indicate dalla legge elettorale? Legge elettorale che tuttora è e rimane in vigore, visto che il decreto non emenda ma solo interpreta la normativa. Staremo a vedere. Con ben poche speranza.