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La “mamma” del nucleare all’italiana? La Aspen Italia | Pietro Orsatti

Ottimo articolo di Pietro Orsatti che chiarisce l’influenza di una lobby potente e trasversale sul ritorno al nucleare. Stupefacente la lista dei membri.

Fonte: La “mamma” del nucleare all’italiana? La Aspen Italia | Pietro Orsatti.

Dopo più di vent’anni l’Italia sta tornando al nucleare. Nonostante le leggi, la volontà popolare, perfino la Costituzione. In piena controtendenza dal resto dell’Europa (se non per marginalissime iniziative). Ma come ci si è arrivati? Come è stato possibile?

All’inizio si trattò solo di quattro chiacchiere fra gentiluomini negli incontri “quasi” riservati all’Aspen Institute (all’epoca era presidente del Consiglio Romano Prodi), poi ci siamo trovati con il nuovo nucleare all’italiana. Sul quale da lunedì pomeriggio, a urne chiuse, il governo che lo voglia o no sarà chiamato a fornire spiegazioni e fornire la lista dei siti. Come accade sempre in questo Paese dominato dal lobbysmo più sfacciato (e più camuffato) le decisioni anche di cambiare le regole e gli indirizzi economici e politici di un’intera comunità vengono prese in un salotto di pochi eletti (o meglio auto-eletti). E l’Aspen è il salotto dei salotti, il meno conosciuto e il più potente.

Proprio in una riunione a porte chiuse (ripetiamo, mentre era in carica Prodi) si sarebbe espressa la preoccupazione, apertamente e da parte dell’Ad dell’Enel, della necessità di rivedere le norme costituzionali in relazione alle competenze delle Regioni, per ritornare a costruire centrali nucleari in Italia. Oggi la risposta. Si imporrà militarizzando, in caso qualche Regione si metta di traverso, i siti. Ma questo è un dettaglio, andiamo a vedere il piatto forte.

Cos’è l’Aspen Institute Italia? Si tratta di una filiazione della Aspen Foundation statunitense, presieduta nel nostro Paese dal sempre verde Gianni Letta. Ma con delle differenze sostanziali dall’originale statunitense, che si possono individuare in una sommaria lettura dello statuto. Alla voce “identità” si legge : “Aspen Institute Italia è una associazione privata, indipendente, internazionale, apartitica e senza fini di lucro dedicata alla discussione, all’approfondimento e allo scambio di conoscenze, informazioni, valori”. Alla voce “missione” leggiamo : “la missione dell’Istituto è la internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese e la promozione del libero confronto fra culture diverse, allo scopo di identificare e valorizzare idee, valori, conoscenze ed interessi comuni. L’Istituto concentra la propria attenzione verso i problemi e le sfide più attuali della società e della business community, e invita a discuterne leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale, culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva”.  Assoluta “riservatezza”? E come? “ Il “metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte chiuse” , favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Lo scopo non è quello di trovare risposte unanimi o semplicemente rassicuranti, ma di evidenziare la complessità dei fenomeni del mondo contemporaneo e stimolare quell’approfondimento culturale da cui emergano valori ed ideali universali capaci di ispirare una leadership moderna e consapevole”.

Se non si trattasse di un’associazione pubblica con tanto di statuto pubblico verrebbe da pensare leggendo i punti della “mission” associativa a un gruppo di nostalgici buontemponi che si divertono a giocare con cappucci, grembiulini e compassi. Ma non è così, ripetiamolo, non si tratta di un’associazione segreta. Ma un filo di preoccupazione (siamo in Italia, non dimentichiamolo) quell’assoluta “riservatezza”, espressa e garantita con così determinata chiarezza già a partire dallo Statuto della Aspen, la lascia. Preoccupazione che diventa allarme quando si va a scorrere la lista del comitato esecutivo della Aspen all’epoca della riunione di cui parlavamo sopra:

Luigi Abete
Giuliano Amato
Lucia Annunziata
Alberto Bombassei
Francesco Caltagirone
Giuseppe Cattaneo
Fedele Confalonieri
Francesco Cossiga
Maurizio Costa
Gianni De Michelis
Umberto Eco
John Elkann
Pietro Ferrero
Jean-Paul Fitoussi
Franco Frattini
Cesare Geronzi
Piero Gnudi
Gian Maria Gros-Pietro
Enrico Letta
Gianni Letta
Emma Marcegaglia
Francesco Micheli
Paolo Mieli
Mario Monti
Tommaso Padoa Schioppa
Corrado Passera
Riccardo Perissich
Angelo Maria Petroni
Mario Pirani
Roberto Poli
Ennio Presutti
Romano Prodi
Gianfelice Rocca
Cesare Romiti
Paolo Savona
Carlo Scognamiglio
Domenico Siniscalco
Lucio Stanca
Robert K. Steel
Giulio Tremonti
Giuliano Urbani
Giacomo Vaciago

Politici, manager, economisti, intellettuali e giornalisti. Tutti di “peso”. Alla Aspen partecipano quelli che “contano”.  A frequentare il prestigioso istituto “riservato” sarebbe stato, prima di diventare presidente della Repubblica, anche Giorgio Napolitano.

Bene, proprio in una (o più) riunioni di questo circolo di  amici  fra il 2006 e il 2008 avrebbe preso avvio la strategia, non solo economica ma anche mediatica, politica e istituzionale, per il rilancio del nucleare nel nostro Paese.

Il viaggio di Berlusconi in Francia e i contratti con il governo francese e con l’Edf vengono dopo, a strategia già avviata e con un lavoro di lobbyng (ovviamente “riservato”) già andato in porto. Come arriva dopo la Légion d’honneur concessa (nel 2009) da Sarkozy proprio a Gianni Letta. Fra le motivazioni “ufficiali” dell’onorificenza però non c’è quella di aver contribuito rilanciare il settore industriale nucleare francese (in profonda crisi) con somme colossali di denaro pubblico italiano.

Blog di Beppe Grillo – I Comuni con il buco dentro

Fonte: Blog di Beppe Grillo – I Comuni con il buco dentro.

Alviano (1554 ab.), Baschi (2742 ab.), Guardea (1883 ab.), Lugnano in Teverina (1593 ab.), Polino (284 ab.) Stroncone (4815 ab.) non sono Comuni, ma banche di investimento. Insieme ad altri Comuni umbri hanno sottoscritto swap, strumenti di finanziamento “derivati“, per 466 milioni di euro. Anche i piccoli Comuni, in cui la parola swap, ha un significato mistico, metafisico, allucinogeno si sono indebitati improvvisandosi esperti finanziari.
Gli swap permettono di ottenere anticipi ottenuti dalle banche in previsione di consistenti guadagni. I Comuni si ritrovano oggi, dopo la crisi, con i soldi da restituire e il capitale iniziale azzerato. Gli swap sono una alternativa legale allo strozzinaggio, una roulette russa in cui manca una sola pallottola. Si incassa oggi e si spera in Dio, nel frattempo si pagano laute commissioni alle banche d’affari. Nel caso il Comune non riesca a ripianare il debito accumulato, può rifinanziarlo con un’altra scommessa, con un altro swap fino al crack. Si nascondono così i buchi di bilancio con investimenti ad alto rischio che sottraggono risorse ai prossimi esercizi comunali.
I sindaci che investono in swap di solito non ne rispondono, la perdita ricade sui loro successori e sui cittadini. Le amministrazioni locali hanno investito in swap per 35 miliardi di euro, un terzo del loro intero debito (fonte Financial Times).
I derivati sono un moderno campo dei miracoli di Pinocchio situato nei pressi della città Acchiappacitrulli, nel Paese dei Barbagianni. Il campo miracoloso dove si seppellivano gli zecchini d’oro e in una sola notte cresceva un albero capace di farli fruttare. Come fa un Comune a uscire da un debito insostenibile dovuto ai derivati? Denuncia le banche che, a suo dire, lo hanno truffato. Milano ha tracciato la via denunciando JP Morgan, Depfa, Deutsche Bank e UBS. I “derivati alla milanese” sono stati sottoscritti nel 2005 da Albertini, il re dei parcheggi, che si gode la sua vecchiaia a Bruxelles come eurodeputato. Un investimento su base trentennale degno di una finanziaria, pari a 1,7 miliardi di euro. Il Comune non vuole addossarsi le perdite di 100 milioni di euro (accumulato fino ad ora) e ha avviato una causa di risarcimento di 239 milioni di euro. Il Comune si è accorto solo opo quattro anni di aver firmato un contratto capestro che gli ha consentito però di fare subito cassa. Si è dichiarato così incapace di intendere e di volere. Il processo inizierà a maggio. Il blog lo seguirà.
Chi ha consentito ai Comuni di dilapidare le casse in derivati? L’inarrestabile Tremorti, l’indebitatore d’Italia, con la legge Finanziaria del 2002. Visto il disastro, nel 2009 li ha proibiti, un vero creativo.

ComeDonChisciotte – E LA PAZZIA CONTINUA

Fonte: ComeDonChisciotte – E LA PAZZIA CONTINUA.

DI URIEL
wolfstep.cc

Mi hanno scritto in diversi, (Paolo, Yoss, e altri) per via dell’inchiesta aperta dalla SEC americana , ove si accusano Soros e gli altri criminali suoi pari di stare speculando sull’euro, al fine di fare il colpaccio dei credit swap. Facciamo un passo indietro e vediamo cosa vogliono fare. Anche perche’ lo hanno gia’ fatto, e anche perche’ lo faranno , se tanto mi da’ tanto, con l’ Italia. Innanzitutto, il CDS e’ un meccanismo simile ad una scommessa. Come tutte le assicurazioni, in fondo: l’assicurazione che vi assicura l’auto non fa altro che “scommettere” che voi facciate di tutto per evitare gli incidenti. IL CDS in fondo fa la stessa cosa, ovvero scommette su una eventuale catastrofe economica. Il problema e’ che , a differenza dell’assicurazione sull’auto, non scommette CONTRO, ma scommette A FAVORE. Facciamo un esempio.

Diciamo che assicuriamo tutte le case della provincia di Padova (un esempio, eh) contro il terremoto. Siccome capita raramente un terremoto a Padova, ci troviamo con un’assicurazione che costa, diciamo, dieci euro ogni centomila euro di valore immobiliare, e siccome non avverranno terremoti a Padova(1) probabilmente per l’assicurazione sara’ tutto guadagno secco.

Adesso supponiamo che nei giorni successivi ci sia qualche sciame sismico, roba di poco conto, dalle parti di Padova. Il risultato sara’ che i proprietari di case si impauriranno, e anche se non si tratta di un vero sisma saranno portati ad assicurare le loro case. Cosi’ io vado da loro, e a soli VENTI euro vendo loro l’assicurazione per centomila euro di valore immobiliare.

Si tratta in un certo senso di una scommessa A FAVORE del terremoto. Se l’assicurazione in se’ e’ una scommessa CONTRO il terremoto (la societa’ assicuratrice mi fa pagare solo dieci euro su centomila di valore perche’stima che un terremoto sia improbabile) chi fa l’affare dopo lo sciame sismico ha scommesso A FAVORE del terremoto, cioe’ stimando che il business consista nell’avvenuto terremoto, o perlomeno nei segni di terremoto.

Facciamo un passo successivo: supponiamo che esista una tecnologia capace di causare terremoti. Io compro a prezzo bassissimo (dieci euro contro centomila di valore) l’assicurazione CONTRO il terremoto, e poi faccio avvenire delle scosse molto forti, oppure addirittura un terremoto.

Cosa succedera’? Succedera’ che improvvisamente tutti saranno disposti a pagare moltissimo le mie cedole assicurative, persino il 50% del loro valore. Se il terremoto ha addirittura distrutto ogni cosa, potrebbero pagarle anche il 60,70, 80% del valore dell’immobile, risparmiando sulla sua ricostruzione.

Ecco il punto: supponiamo che sia possibile assicurare, anziche’ un terremoto, il default di una nazione. Che so io, la Grecia. Oppure che sia possibile assicurare contro la svalutazione della sterlina(2), o contro quella dell’euro.

E supponiamo poi di avere i mezzi per causare gli eventi contro i quali i nostri “credit swap” ci stanno proteggendo. Che cosa succede?

Succede quello che e’ successo con il crac di Lehman Brothers: gli stessi HEdge Fund che avevano riempito LB di cartaccia inutile, avevano comprato CDS su LB. Il risultato fu che quando i signori chiusero il rubinetto a Lehman Brothers (incidentalmente, all’economia mondiale, ma criminali come Soros se ne fottono di milioni di persone alla fame)  , improvvisamente il prezzo delle assicurazioni contro il fallimento di Lehman Brothers sali’ vertiginosamente.

Il principio di queste speculazioni, quindi, e’ il seguente:

Sia A un qualsiasi credit swap, o sistema assicurativo, nato per proteggere gli utenti da uno specifico evento negativo di borsa o di forex.
Sia B un ente dotato di sufficiente potenza finanziaria da poter comprare i cedolini di A, e contemporaneamente causare l’evento negativo che i cedolini assicurano. B acquistera’ moltissimi cedolini assicurativi, per poi causare l’evento disastroso.(3) Gli investitori si tufferanno sui cedolini, nel disperato tentativo di riavere indietro i soldi che altrimenti perderebbero per via dell’evento disastroso. I nuovi proprietari dei cedolini si rivolgono in massa  alle assicurazioni che hanno emesso A, facendole fallire.
Guarda caso, B aveva comprato anche CDS sul fallimento di A. E via cosi’, fino al meltdown dell’economia come quello della “crisi del subprime”.

La Grecia e’ vittima, oggi, di una simile aggressione. Prima, numerosi mass media asserviti al potere dei Soros, di Goldman Sachs (4) & CO iniziano a dire che i conti greci siano in pericolo di default.(Si tratta degli stessi Media che compongono il “partito del Times”, quello stesso partito cui appartengono i “rivoluzionario viola”, i DS , l’ IDV, Repubblica e il Corriere). Sebbene strutturalmente non sia vero che i greci siano messi peggio del solito , guarda caso Soros & Co hanno comprato (anche sottocosto, come stanno facendo col debito pubblico italiano) dei titoli greci e se necessario possono rivenderli al ribasso per l’uopo.

Una volta fatto questo, tutti quelli che hanno investito nei titoli greci hanno comprato  dei titoli di swap sul debito greco. MA non solo: poiche’ si presume che un default greco farebbe abbassare il valore dell’euro, allora si vendono anche assicurazioni riguardo al fatto che l’euro svaluti.

Perche’ questa volta si arriva al punto in cui un giornale come il Corriere, normalmente servo di questi poteri, rivela la cosa?

Perche’ quando sono entrate in campo Francia e Germania garantendo il debito greco, tutte queste assicurazioni hanno perso valore, proprio nelle mani di chi le aveva comprate. E cosi’, il signor Soros l’ha presa in saccoccia. Ma era solo il primo round, perche’ subito Soros & CO hanno mosso le chiappe e hanno ordinato al loro servo della FED di alzare i tassi sul dollaro, in modo da abbassare un pochino il valore dell’euro.

Dico che e’ un gesto di servitu’ alla finanza perche’ non c’era alcun motivo razionale di alzare i tassi sul dollaro, dal momento che il tesoro americano e’ in affanno per il debito, e questo innalzamento lo obblighera’ a pagare ancora piu’ interessi; se non a favore di chi voleva colpire l’euro, questa mossa non ha giustificazioni, e causa danni enormi al tesoro USA e al contribuente americano.

Il problema e’ che a questa mossa NON ha corrisposto, almeno immediatamente (vedremo nel futuro) un corrispondente rialzo da parte della BCE, e oggi il tesoro americano si trova con una prospettiva di debito mostruoso, un tasso di interesse piu’ alto, e ancora il giochino di Soros e’ andato buco.

Cosi’, c’e’ un sacco di gente insoddisfatta dell’operato di Soros, e peraltro anche in europa l’atteggiamento di non seguire il rialzo americano apre un’ostilita’. E cosi’, siccome Obama l’inetto non fara’ alcuna riforma del venture capital (se ne parlo’ al G20, e al G8, e al G7, e a Davos, ricordate? Aria fritta , come al solito da Obama) , qualcuno deve pagare perche’ stavolta il giochino e’ andato buco, e per assicurarsi che Soros, anche a costo di gioco sporco, faccia guadagnare il suoi soci hanno ordinato ai camerieri della SEC di aprire un’inchiesta.

Anche in questo caso, accuso i signori della SEC di essere dei camerieri, perche’ sanno benissimo che un’inchiesta non servirebbe a nulla dal momento che Obama non ha varato alcuna riforma della finanza, per cui l’operato dei criminali rimane legale. Si tratta di una mossa politica per mettere sotto pressione Soros, che e’ rimasto con le pive nel sacco dopo le garanzie fornite sul debito greco.

Adesso, Soros deve trovare il modo di far guadagnare gli investitori, ovvero di causare un crack dell’euro, e un crack del debito greco. Altrimenti rimarra’ con un sacco di CDS invenduti, il governo americano dovra’ pagare un sacco di interessi sul debito crescente  ,  per via del rialzo dei tassi, e la sec proseguira’ l’inchiesta.

Questo fa presagire che presto Soros fara’ un gioco molto piu’ sporco contro qualche paese europeo, in modo da causare una crisi dell’euro. Potrebbe essere un colpo di stato in Italia, un crollo irlandese , spagnolo o portoghese , una nuova crisi petrolifera, una crisi con la Russia. Anche una marcia contro Francia e Germania, rivelatesi un nemico ormai aperto e dichiarato, non e’ impossibile.

La successiva domanda e’: perche’ proprio in Europa?

La risposta e’ semplice: perche’ i signori dei casino’ americani, cioe’ delle borse americane, sono abbastanza malvisti ovunque. Cina, India e Russia li boicottano a livello governativo , ormai apertamente, non permettendo loro di giocare sui loro mercati se non con una spada di damocle sul collo. E spesso, sono semplicemente banditi dai giochi , come stanno facendo i Russi e come il nuovo governo filorusso in Ucraina fara’ non appena insediato.

In sudamerica gli investimenti americani ormai sono visti come fuffa, e si preferiscono quelli cinesi e indiani. Stessa cosa in molte parti dell’africa. Rimane agli americani da divorare i propri alleati, ovvero da causare danni in Europa. Trattandosi di una macchina cannibale, tenteranno di divorare l’ Europa e poi inizieranno a spolpare l’economia americana stessa.

Sinora in Europa abbiamo scherzato, nel senso che non abbiamo ancora visto la fame, quella vera. Ma se dei criminali senza umanita’ e senza coscienza come Soros e altri verranno lasciati a giocare con le nostre economie, esse saranno devastate come e’ successo in sudamerica, in messico, in Argentina, in molti paesi africani.

Se lasciamo a questa gente la facolta’ di scorrazzare per le nostre borse, prima o poi ci toglieranno anche il pane di bocca. Non vi illudete, sul piano morale non c’e’ differenza alcuna tra un Hitler e un Soros, tra un Mengele e un CDA di Goldman Sachs. Essi non hanno alcun rispetto per i milioni che perderebbero il lavoro, il sostentamento, il futuro: solo il loro delirio, solo il loro titanismo superomista contano qualcosa.

Personalmente, non ho consigli da dare. C’e’ un tizio che spara su di noi usando armi pesanti, e sinora la reazione ostile di Francia e Germania , nonche’ della BCE, ha risposto con pan per focaccia. Adesso c’e’ solo da sperare in due cose: Che Draghi non sia mandato alla BCE, o che non riesca per qualche motivo ad arrivarci. Un servo del potere finanziario di questi pazzi criminali alla BCE sarebbe una quinta colonna troppo pericolosa. Applaudite chiunque si opponga a Draghi alla BCE, per qualsiasi motivo lo faccia, fosse anche il razzismo piu’ bieco. Che si inizi seriamente a cooperare con Francia e Germania allo scopo di emarginare il potere anglosassone, inglese e americano, dall’europa continentale. Si’ al protezionismo, perche’ se le riforme promesse da Obama non arrivano, allora bisognera’ alzare un muro di sicurezza contro questa finanza ormai ridotta a casino’.

Ma sono speranze. Come lo e’ la speranza che Tremonti regga. Perche’ se cede e va al potere il partito del Times, cioe’ DS & CO, gli venderemo anche i nostri figli e diremo che e’ una cosa moderna e al passo coi tempi.

Il problema e’ che oggi il debito pubblico italiano si sta vendendo ancora a costi piccolissimi, e la cosa che preoccupa e’ che a fornire il buon rating sul nostro debito sono gli stessi che in futuro potrebbero causarne un fallimento semplicemente abbassandolo. Il che significa, in definitiva, che le prossime cannonate di Soros arriveranno a noi.

Che cosa serve a Soros per agire? Serve un governo traballante, una certa quantita’ di debito in mani sue, e la possibilita’ di instaurare un governo a suo favore, come potrebbe essere un governo di centrosinistra. In questo modo , al crollo da lui causato, si sentirebbero solo dei Mea Culpa della sinistra, che ci spieghera’ che gli amici americani fanno bene a spolparci vivi e a fare turismo sessuale in Italia, perche’ noi siamo quello che siamo.

E tantissimi coglioni gli daranno ragione, mentre muoiono di fame.

In questo momento, che ci piaccia o meno, se non vogliamo finire in bocca al Partito del Times, dobbiamo tenerci la merda che c’e’ adesso. Che non sara’ soddisfacente, sara’ mediocre e corrotta, ma almeno non ci ha venduti a quei criminali.

Perche’ se vincono quelli, gli attuali problemi del paese vi sembreranno il paradiso, in confronto a quanto deve venire. Oggi la scelta e’ fra Tremonti e Soros. E mi spiace, ma per quanto Tremonti abbia dei difetti, non e’ un macellaio peggio-che-nazista come Soros e non ha la precisa volonta’ di ridurci alla fame per spogliarci di ogni cosa, come intende fare Soros.

Uriel
Fonte: http://www.wolfstep.cc
Link: http://www.wolfstep.cc/2010/02/e-la-pazzia-continua.html
28.02.2010

(1) E’ un esempio, non mi auguro terremoti a Padova.
(2) Una speculazione simile avvenne contro la banca centrale inglese qualche anno fa. Mi meravigliai che il MI6 non abbia fatto nulla per uccidere Soros, o almeno inviargli un amichevole avvertimento sotto forma di testa di cavallo nel letto.
(3) Gli Hedge possono legalmente vendere al ribasso senza ragione, cosa che e’ vietata al resto degli enti finanziari, causando un crollo artificiale di qualsiasi titolo. Si tratta di una liberta’ concessa al mondo del “venture capital”.
(4) Abbiamo una quinta colonna di GS alla Banca d’Italia, e anziche’ fucilarlo per alto tradimento lo si vuole anche inviare alla BCE. Mi auguro che , piuttosto che inviare Draghi, si scelga chiunque altro, persino una colf filippina di Coblenza sarebbe meglio.

Blog di Beppe Grillo – Il punto di non ritorno

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il punto di non ritorno.

Nel 2008 gli Stati salvarono le banche dal fallimento, quelle stesse banche che avevano causato la crisi. Da allora è iniziato un domino mondiale. Dalla crisi finanziaria durata qualche mese, il tempo necessario per iniettare liquidità nelle banche, si è passati alla crisi economica con effetti a catena. Chiusura delle aziende, licenziamenti di massa, calo dei consumi, crollo del valore del mercato immobiliare, diminuzione del gettito fiscale. Per evitare il collasso gli Stati hanno usato il debito pubblico. Hanno indebitato i cittadini in modo inconsapevole (il debito pubblico nell’immaginario è sempre di qualcun altro), prima per tenere in vita le banche, poi per le spese correnti. L’innalzamento del debito ha avuto come effetto l’aumento degli interessi che gli Stati devono pagare a chi ha comprato le nuove emissioni di titoli. Gli interessi sono un cappio al collo dello sviluppo del Paese. Più interessi dal debito, meno capacità di politica economica. Più cresce il debito, più i tagli allo Stato sociale sono l’unica soluzione possibile.
Se uno Stato, prima della crisi, aveva un alto debito pubblico, ha dovuto indebitarsi oltre il punto di non ritorno. La domanda che tutti si pongono è: “Quando si raggiunge il punto di non ritorno?“. E’ semplice, quando nessuno compra più i titoli di Stato. In mancanza di compratori lo Stato deve dichiarare bancarotta, va in default, non paga gli stipendi ai dipendenti pubblici e le pensioni. Un’altra domanda che ci si deve porre è: “Quali Stati hanno più probabilità di fallire?“. Anche in questo caso la risposta è semplice, quelli che oltre a un grande debito pubblico pre crisi e a un suo forte incremento post crisi hanno diminuito la loro capacità produttiva. Producono di meno (il cosiddetto PIL) e, allo stesso tempo, aumentano il loro debito. Nell’UE gli Stati con queste caratteristiche sono almeno tre: Grecia, Italia e Spagna.
Grecia e Italia sono accomunate dalla stessa strategia, vendere il loro debito agli Stati extra UE, in quanto la UE non riesce a soddisfare l’offerta continua di Temorti e di George Papandreou. Tremorti ha venduto il nostro debito in Cina lo scorso mese, curiosamente, dato che il debito è nostro, non sappiamo il valore della vendita. La Cina con il debito ha comprato una parte della nostra sovranità nazionale, forse Termini Imerese o scivoli privilegiati per il commercio estero. Anche la grande Cina ha però i suoi limiti e, dopo aver digerito Tremorti, non ha acquistato i 25 miliardi di euro di titoli greci proposti la scorsa settimana dalla Goldman Sachs.
A Davos stanno discutendo dell’economia mondiale le stesse persone che hanno provocato la più grande bolla degli ultimi 150 anni. Circola una domanda: “Fallirà prima l’Italia o la Grecia?“. Gli investitori internazionali hanno già dato una risposta tecnica. I titoli di Stato dei Paesi a rischio sono coperti da un’assicurazione sul loro fallimento detta CDS, Credit Default Swap. L’Italia è prima assoluta, con molte lunghezze sul secondo in classifica. La Grecia è solo quinta. Alla catastrofe con ottimismo.

ComeDonChisciotte – BOND IN DOLLARI ? SI, COME NO

Fonte: ComeDonChisciotte – BOND IN DOLLARI ? SI, COME NO.

VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Fantastico. Degno da Banda degli Onesti. Anzi, sicuramente meno. Tremonti sta pensando a emettere Bond a cinque anni. In Dollari. Già sentita la puzza? Allora siete un passo avanti a molti italiani. Sicuramente anni luce rispetto al nostro Ministro.

Per tutti gli altri, piccolo riassunto della situazione.

Quando uno Stato finisce i soldi (per pagare i dipendenti pubblici e un milione di altre cose) allora emette dei Buoni del Tesoro. La cosa funziona, sinteticamente, così. Con periodicità ormai conclamata, lo Stato italiano – visto che non solo ha finito i soldi da un pezzo, ma anzi viaggia costantemente in deficit (per intenderci, non riesce neanche a pagare gli interessi sui debiti: roba che una azienda normale avrebbe portato i libri in Tribunale da un pezzo) – emette delle cambiali, con differente durata. Naturalmente non le chiama cambiali, ma Buoni del Tesoro, Titoli di Stato o cose del genere, così, tanto per farle suonare meglio.

I cittadini (ma anche gli stranieri) che decidono di acquistare questi “pagherò”, versano allo Stato un tot (in moneta sonante) mentre lo Stato gli rende un pezzo di carta – appunto: una cambiale – con la quale si impegna, alla scadenza, a ridare indietro il denaro “investito” dal cittadino oltre a un certo interesse. Attualmente, intorno all’1%. Il cittadino, alla fine – naturalmente se nel frattempo lo Stato non è fallito – incassa il denaro versato più l’1% promesso.

Per quelli che pensano che la cosa sia un affare, tutto ok, si direbbe. Malgrado l’alta possibilità di default del nostro Stato (che molti si ostinano ancora a non far entrare nel novero delle possibilità), malgrado il fatto che con l’imminente inflazione galoppante (vista l’attività tipografica di Bce e soprattutto Fed nello stampare banconote e nel mandarle in giro senza controvalore) l’1% potrebbe essere veramente una miseria, oggi Tremonti si lancia in una operazione ulteriore, stile Madoff: decide di emettere Bond in Dollari. A cinque anni.

Proprio così: si acquistano titoli di Stato in Dollari, ovviamente acquistati al prezzo corrente del Dollaro e prestati allo Stato, e tra cinque anni si rivedrà indietro il proprio gruzzoletto oltre all’interesse. Sempre in Dollari e – dopo – essere stati riconvertiti in Euro. Ancora nessun odore?

Andiamo avanti. Siamo alla fine, niente paura.

Poniamo che oggi si decidesse di acquistare 100 Euro di Dollari: al tasso corrente (1,413) ci verrebbero consegnati 141 dollari e qualcosina. E poniamo che il Bond venduto dal nostro Totò sia al tasso del 3%. Alla fine dei cinque anni, lo Stato ci darà indietro 141 dollari più il 3%, ovvero 4,23 dollari in più. Ora, 141 più 4.23, ci troveremo in tasca ben 145.23 Dollari. Con i quali naturalmente possiamo soffiarci il naso, finché non li riconvertiamo in Euro. A questo punto lo Stato penserà per noi a riconvertirli in Euro, ergo andrà ad acquistare Euro pagando 145.23 Dollari, che è quanto ci spetta.

Naturalmente – ecco il punto – li acquisterà, alla scadenza, ovvero tra cinque anni, al tasso di allora. Non al tasso corrente con il quale abbiamo acquistato Dollari oggi. Se il Dollaro, tra cinque anni, varrà molto, avremo fatto un affare, riceveremo indietro molti più euro di quanti ne abbiamo versati oggi. Esempio: un Dollaro (tra cinque anni) con tasso di cambio uguale a oggi, ci farebbe tornare nelle tasche, interesse incluso, quasi 103 euro. E avremmo guadagnato. Effettivamente quanto – ovvero quanto varranno 103 Euro – naturalmente, lo sapremo solo tra cinque anni.

Dunque la prima domanda, già (quasi) risolutiva: quanto varranno 103 euro tra cinque anni?

E ora, “per i più abili e allenati”, domandone finale, definitivo: vista la politica monetaria della Fed (stampa di banconote senza copertura aurea reale, e soprattutto senza specificare la quantità di banconote immesse sul mercato), vista la fine che stanno facendo i Titoli di Stato Usa (la Cina, maggior possessore mondiale, se ne sta disfacendo comperando oro, visto che puzza di bruciato – ovvero di default Usa – l’ha già annusata da un pezzo), visto lo stato della crisi in Usa (e le riserve auree che gli Stati Uniti dovranno vendere per continuare a finanziare i vari pantani, tipo Iraq e Afghanistan), ebbene, quanto varrà il Dollaro Usa tra cinque anni? Sarà debole o forte?

Poniamo il caso che – come chiunque dotato di buon senso capisce da sé – il Dollaro Usa tra cinque anni sarà scambiato non a 1,413 come oggi ma a 1,7, o a 2 euro, cosa accadrebbe? Lo Stato andrà ad acquistare tanti più Euro possibili con i nostri 145,23 Dollari accumulati, e con un cambio anche solo a 1,7, ci torneranno in tasca la bellezza di… 85 Euro. Dunque avremo perso il 15% da questo affarone targato Italia.

Fantastico, dicevamo, vero?

Ebbene, Tremonti è il “nostro” Ministro. E fa, ovviamente, il bene dello Stato. A spese di chi? Dei cittadini, naturalmente. Ma non sono i cittadini, lo Stato?

Valerio Lo Monaco
Fonte: www.ilribelle.com”
26.01.2010 

Blog di Beppe Grillo – Aliquota unica al 5%

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Aliquota unica al 5%.

Le riforme “condivise“, “volute dai cittadini” e che “interessano al Paese” non si fermano. Anzi aumentano. Insieme alla riforma della Giustizia per non farsi processare e non finire in galera, e della Costituzione per farsi le leggi anticostituzionali, Berlusconi ne ha pronta una terza: quella fiscale. Una riforma fatta per i gonzi. Infatti non la faranno mai perché riguarda tutti i contribuenti e non gli evasori. E’ uno spot elettorale. Due sole aliquote, una al 23%, una al 33% con minori entrate di qualche miliardo di euro per il Fisco. Per coerenza Tremorti dovrebbe istituire una sola aliquota al 5%, quella dello Scudo Fiscale.
A parole sono tutti vicini a chi paga le tasse. Tremorti vuole un Fisco “amico” dei cittadini e “socio positivo” delle imprese. Paolo Bonaiuti spiega che “il governo intende disegnare un sistema che porti l’Italia alla modernità fiscale“. L’opposizione del Pdmenoelle per bocca di Bersanetor,il portavoce di D’Alema, ha però precisato: “Proposta sbagliata perché aiuta i ricchi“. Per chi, con la sua assenza dal Parlamento, ha fatto approvare lo Scudo Fiscale, aiutato gli ultraricchi ed evitato la caduta del Governo è una presa per il culo galattica dei cittadini.
Se si vuole fare una riforma fiscale deve essere basata su principi di equità. Il prelievo fiscale non va fatto alla fonte, ogni contribuente dichiara una volta all’anno le sue entrate. Nessuna differenza tra lavoro dipendente e non dipendente. Gli studi di settore vanno aboliti, nessuno può sapere in anticipo quanto guadagnerà e pagare tasse per redditi spesso non percepiti. Infine, se sorpreso ad evadere, qualunque cittadino dovrà essere trattato come un evasore totale, un mafioso, un commerciante di armi esportatore di valuta all’estero, pagare solo il 5% e godere dall’anonimato. Tra qualche settimana, appena dopo le elezioni, delle nuove aliquote non se ne parlerà più, non ce ne sarà più bisogno.
Prima dell’estate Tremorti, sempre a portata di elicottero, ci spiegherà che i conti dello Stato sono fuori controllo, che ogni giorno deve piazzare un miliardo e mezzo di euro di titoli dello Stato, che nel 2010 deve vendere, per evitare il fallimento, ALMENO 480 miliardi di euro di Bot e Btp, che nel 2010 sfonderemo il tetto dei 2.000 miliardi di debito pubblico, che lo sbilancio tra entrate e uscite dello Stato è destinato ad aggravarsi per i mancati introiti fiscali di milioni di disoccupati e di centinaia di migliaia di piccole e medie imprese fallite, che di soli interessi sul debito, se non sale l’inflazione, lo Stato pagherà circa 80 miliardi di euro. “Ma tutto questo (per ora) Tremorti non lo sa.”

ComeDonChisciotte – LE MAFIE, I PIFFERAI MAGICI E I TOPI

ComeDonChisciotte – LE MAFIE, I PIFFERAI MAGICI E I TOPI.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

C’era una volta un Pifferaio magico…

E’ tutta una questione di proporzioni. Combattere le Mafie è giusto, a patto che le si combatta in ordine di pericolo. Combattere i conflitti d’interesse è giusto, a patto che si combattano per primi quelli che ci danneggiano di più. Ma se accade l’inverso, se cioè si combatte il nemico minore e si ignora quello maggiore, che succede? Risposta: succede l’Italia, purtroppo. Si ottiene cioè quel Paese miserabile e miserabilmente smarrito in cui viviamo, e si ottengono i Pifferai magici che ci fanno danzare come topi istupiditi ai loro comandi, dall’altra parte del Sistema.

Lotta alla Mafia? Sì, ma la peggiore per prima.

Date un’occhiata qui: c’è 1 miliardo di euro da una parte, e ci sono 118 miliardi di euro dall’altra.

1 miliardo di euro. Secondo un autorevole studio sull’impatto della Mafia sull’economia produttiva della Sicilia, e cioè il volume ‘I costi dell’illegalità’ di Antonio La Spina (ed. Il Mulino 2008), le cosche hanno sottratto a quella regione un miliardo di euro nel 2007 (12 mesi) col ricatto del pizzo.

Nella foto: Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia

118 miliardi di euro. E’ la somma di denaro che noi cittadini italiani abbiamo dovuto rendere disponibile – e una cui parte abbiamo già del tutto perduto – nel 2008-2009 (12 mesi) per far fronte a un altro ricatto, quello inflittoci dalla Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali, i responsabili della crisi finanziaria e della fuga di capitali dall’Italia.

Preciso che in questa trattazione non si tiene conto dell’ulteriore danno sistemico che le due Mafie causano a noi cittadini (cioè le ripercussioni indirette). Mi sono attenuto unicamente all’impatto sull’economia pulita dei ricatti delle due organizzazioni criminose, in 12 mesi. Ma anche includendo il danno sistemico, le proporzioni rimangono identiche, cioè Mafia della finanza batte Mafia regionale con un ampissimo margine. Ultimo appunto: sappia il lettore che dei 118 miliardi di euro che cito, 96 miliardi è denaro che la comunità ha dovuto rendere disponibile al ricatto, ma che non è chiaro se sia stato del tutto speso o quando verrà del tutto speso; il resto è già perduto. In ogni caso, si tratta di una ricchezza che sbuca dal cilindro solo per compiacere alla Mafia finanziaria, e che non sarebbe mai stata impiegata per spese di utilità sociale.

E se nel ricatto delle cosche ci sono i morti da lupara, i commercianti strozzati e l’infiltrazione nella politica, in quello della Mafia degli speculatori e investitori internazionali ci sono migliaia di aziende decapitate, masse immensamente superiori di italiani licenziati, sottimpiegati, cassintegrati, di famiglie senza futuro, di destini troncati sul nascere, di drammi personali, e un intero sistema politico nazionale ricattato senza eccezioni, e non solo in alcuni casi come accade con le cosche.

E allora, perché veniamo incessantemente dirottati dai Pifferai magici sugli uomini con la coppola di Palermo e Roma e mai su quelli col doppiopetto blu di New York e di Milano? Perché siamo topi che marciano sulle loro note mentre alle nostre spalle il Vero Potere ci distrugge la vita? Sarò esplicito: perché la carogna nazionale è sempre chiamata il Cavaliere e mai il Governatore? Berlusconi proviene dalle fila degli uomini d’onore? proviene cioè da quelli del miliardo di euro? Mario Draghi stringe la mano ai mafiosi che ce ne hanno sottratti 118 di miliardi. Ecco da dove viene il Governatore: è stato uomo di punta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, della Banca Mondiale (le cause di ‘solo’ qualche centinaio di milioni di morti di fame e stenti, ma non contano, sono negri), e poi vice presidente di Goldman Sachs, la banca più devastante del XX e XXI secolo, la banca che mentre i lavoratori, le loro vite e le aziende venivano fottuti dai crimini di Wall Street (lei complice), scommetteva sulla loro rovina e vinceva miliardi di dollari (si chiama swap betting e hedging – i crimini sono spiegati qui http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=122). Infatti nel giugno scorso, mentre qui in Italia la cassa integrazione divampava peggio dell’influenza suina, Goldman Sachs incassava i suoi profitti di quadrimestre più ricchi da 140 anni: 3,4 miliardi di dollari. E vanno capite le drammatiche differenze fra le due Mafie: gli uomini dei pizzini possono essere arrestati, e talvolta lo sono, ma quelli di AIG, Citigroup, Goldman Sachs, Banca Italease (Banco Popolare) o di via Nazionale no, nessuno li tocca, meno che meno i Pifferai magici che tanto inveiscono contro i poteri minori. Infine, l’illegalità che permea entrambe le organizzazioni è di sicuro spaventosa, ma il Vero Potere è riuscito nell’impresa di vestire il re nudo, cioè di convincere l’opinione pubblica che la Mafia di gran lunga più micidiale, quella intoccabile dell’alta finanza, quella che può rovinare una nazione come l’Italia in pochi mesi, è del tutto legale. Berlusconi e picciotti 1, Draghi & partners 118, queste sono le proporzioni, e queste proporzioni dovrebbero dettare a qualsiasi cittadino attivo delle priorità nella lotta alle Mafie. Ma entriamo nei fatti.

Conflitto di interessi? Vediamo le proporzioni.

Parliamo di conflitto d’interessi. Il Presidente del Consiglio certamente si affanna per oliare la sua azienda, ma di nuovo, stiamo sulle proporzioni. Tenete a mente che la Fininvest è un interesse da 6 miliardi di euro. Torno a Draghi. Nell’ottobre del 2008 il Governatore ha emesso 40 miliardi di euro in titoli di Stato di alta qualità che ha scambiato con titoli scadenti delle nostre banche, per permettergli di tornare a funzionare (Il Sole 24 Ore, 14/10/2008). Sono soldi nostri. Cioè Draghi ha usato 40 miliardi di euro di debito pubblico (sono 4 finanziarie) per salvare le banche danneggiate dai suoi compagni di ‘cosca’ a Wall Street. Fra l’altro ha oliato con i nostri soldi le stesse banche che dal 2008, grazie ai “finanziamenti illimitati e cambiali in bianco” del decreto salva-banche n. 155 (ne parlo sotto), possono poi “promuovere i loro prodotti finanziari assicurando i clienti di godere delle garanzie illimitate dello Stato” (Sangalli e Lannutti, Senato, 22/12/2008). E attenzione, perché quando parliamo del ‘salva-banche’ stiamo parlando di qualcosa come 12 o 18 miliardi di euro, nostri soldi, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale del 2008. * (nota: il Ministero dell’Economia interpellato sulle cifre non ha risposto) La capite la giostra come gira qui? Riassumo: la Mafia degli investitori internazionali delinque impunemente, scoppia la crisi finanziaria, le nostre banche vanno in sofferenza; il delegato in Italia di quella Mafia (Draghi), che teoricamente dovrebbe fare i nostri interessi, prende i nostri soldi e salva il deretano dei suoi amici banchieri, i quali poi si fanno belli con quei soldi (più quelli del decreto salva-banche) per venderci i loro giocattoli. Le banche così incassano due volte. Oltre all’ignobile beffa, il conflitto d’interessi sta nel fatto che un uomo teoricamente pubblico come il Governatore (proposto dalla Presidenza del Consiglio, con decreto del Presidente della Repubblica) usi il denaro dei cittadini per rimediare a un crack del tutto privato della sua ‘cosca’ dei banchieri internazionali e nazionali, e di cui nessuna azienda o lavoratore italiano hanno alcuna colpa. Le cifre coinvolte sono di almeno 52 miliardi di euro prelevati dalle casse nazionali. La Fininvest ne vale 6. Di nuovo, queste proporzioni dovrebbero dettare a qualsiasi cittadino attivo delle priorità. E qui ricordo anche ai forsennati dei V- e No-B days che l’intero affare del Ponte di Messina è un interesse di 6 o 7 miliardi di euro, e che l’intero affare dei costi della Casta dei politici è di 4 miliardi. Chiare le proporzioni?

Il resto della storia.

Sempre a causa dei misfatti della Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali, l’Italia ha visto morire una media di 30 aziende al giorno nella prima metà del 2009 (dati Camera di Commercio), con la prevedibile voragine di disperazione che si è aperta sotto i piedi di migliaia di famiglie e centinaia di migliaia di lavoratori. Il 20 agosto del 2009, Bloomberg News scrive un’analisi intitolata “La pacchia del salvataggio finanziario italiano”, dove ci informa che “le banche italiane sono all’avanguardia nel salvataggio delle aziende in crisi, buttandovi almeno il 40% dei loro capitali, cioè il doppio di ciò che ha fatto la media del resto d’Europa”. Bloomberg cita poi l’ABI, che parla di una concessione alle aziende italiane di almeno 40 miliardi di euro. Si tratta di esborsi che le banche non offrono in beneficienza, e la domanda che segue è: chi paga alla fine? Indovinate la risposta. E la seconda domanda è: chi ci ha ficcati in questo disastro? Vi do una mano: non è Berlusconi, non è Dell’Utri, e non sono i corleonesi. E disastro è, senza ombra di dubbio. Arnaldo Borghesi, direttore dell’azienda di consulenze finanziarie Borghesi Colombo e Associati di Milano, confessa a Bloomberg quello che difficilmente vi dicono i Tg nostrani: “In teoria, una massa enorme di aziende italiane sono già fallite… non hanno più un soldo per tirare avanti”. E Francesco Faldi, socio della Linklaters LLP sempre a Milano, spiega alla medesima agenzia di business news il resto del marasma: “Le banche sono costrette a sborsare quei fondi perché devono a tutti i costi evitare che le aziende finiscano in amministrazione straordinaria… i loro crediti con quelle aziende perderebbero ogni possibilità di essere rimborsati”. Avete compreso? Riassumo: la Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali delinque, scoppia la crisi finanziaria, le aziende italiane vanno al macero; e le banche pur di non perdere le speranza di recuperare i crediti devono anticipare 40 miliardi di euro alle aziende asfissiate. Ma è chiaro anche a un bambino che non saranno le banche a rimetterci, perché alle loro casse ci pensano Draghi e Tremonti coi nostri soldi, e poi anche noi correntisti, ovviamente. Altro che pizzo.

Il lettore deve comprendere una cosa: c’è una rappresentazione mediatica del pericolo Mafia regionale che grazie anche all’apporto delle fiction Tv ci fa percepire la criminalità organizzata come un mostro tentacolato (la Piovra infatti) che strangola l’intera nazione. I Pifferai magici soffiano incessantemente su questo falò, che ai nostri occhi diviene un Inferno. Ma nella realtà, la Mafia regionale è solo un fuoco, e l’Inferno sta ai piani alti di Wall Street, della City di Londra, o della cittadella finanziaria di Milano. Le bombe che possono fare a pezzi milioni di esistenze faticosamente costruite sono le loro, ed è accaduto pochi mesi fa. Le pianificazioni criminali in grado di rovinare due generazioni di italiani non avvengono a Casal di Principe o a Corleone, ma in uffici con l’aria condizionata perfettamente legali. La Mafia regionale è ovviamente un pericolo da combattere, ma se volete tremare di paura fatelo quando passate di fronte a scritte come Banca d’Italia e Citigroup, o se leggete il termine Hedge Fund. La vostra vita – e cioè l’economia che deciderà se vostro figlio sarà insegnante o telefonista alla TIM, che deciderà se potrete avere abbastanza mezzi per partorire un bambino, se avrete una Sanità decente o il Far West del privato – viene decisa o rovinata da poche persone libere di circolare, non indagate, non latitanti e persino rispettate. Cosa vi minaccia di più? Le cosche o il fatto che l’intero sistema bancario italiano sia indebitato per 718 miliardi di euro? E’ indebitato per il triplo di ciò che vale, cioè 277 miliardi di euro. E anche se i nostri istituti di credito si erano esposti ai prodotti derivati ‘tossici’ americani per soli 4,9 miliardi di euro (cioè a quei prodotti finanziari fraudolenti alla fonte della crisi globale), risulta però che le banche italiane siano titolari di altri derivati (rischiosissimi per definizione) per un valore lordo di 367 miliardi di euro. Cosa significa tutto ciò? Significa che coloro che hanno in mano sia i vostri risparmi che il destino di aziende e lavoratori italiani, cioè vite reali, vagano in un campo minato di indebitamento e di finanza speculativa selvaggia che può farli/farci saltare per aria da un giorno all’altro, rovinandoci tutti. E non si sta parlando di perdere la villa al mare, ma di lavoro, di stipendi, del futuro e soprattutto di Diritti fondamentali. Di seguito il perché. (i dati sopraccitati sono di: Banca d’Italia, Senato, Legislatura 16, Atto Ispettivo n. 4-00961, 22/12/08; Capital Economics, Italian Banks weathering storm better than most, 2/7/09; Lamberto Cardia, Consob, 13/7/09)

Uno degli aspetti più osceni di queste deflagrazioni finanziarie internazionali, oltre ai prezzi evidenti per tutti noi, è che esse servono agli oligopoli di destra economica per erodere sempre più i Diritti dei lavoratori acquisiti in oltre 200 anni di lotte dal basso. Il meccanismo è semplice: queste crisi mandano a morte migliaia di piccole medie aziende; ciò significa che il mercato dell’offerta di manodopera aumenta enormemente (tanti lavoratori in cerca di lavoro); le grandi aziende licenziano con la scusa della crisi, e dunque altri lavoratori a spasso; quando sul mercato c’è grande offerta di qualcosa (lavoratori), questa cosa crolla in valore; e così, sfruttando la disperazione di milioni di disoccupati (in Italia oggi sono 2 milioni) e con la scusa della crisi, le aziende erodono i salari, precarizzano il lavoro e ricattano i sindacati. Ecco che il Diritto al lavoro e a una sopravvivenza degna prende un altro colpo micidiale. Ma c’è di peggio: le grandi aziende che hanno licenziato con il pretesto della crisi, si ripresentano agli investitori come slimmed down (gergo finanziario, cioè ‘dimagrite’, cioè con meno lavoratori a carico). Essere slimmed down è una delle condizioni essenziali per attrarre gli investimenti; così ‘ringiovanite’, esse si riquotano in borsa apprezzandosi, e i dirigenti incassano bonus milionari. Tutto legale, ma disgustoso, poiché sono lacrime e sangue per masse enormi di persone comuni e per le loro vite future, mentre i Diritti evaporano sempre più. La Mafia regionale può fare una cosa del genere all’intero Paese?

Tremonti bonds. Stato stuoino della Mafia, quella maggiore.

Nell’ottobre del 2008, come si è detto, la Mafia finanziaria si era vista porgere  dal governo un salvataggio delle proprie voragini (decreto salva-banche) che è potenzialmente la seconda truffa grottesca dopo quella della Banca d’Italia di cui sopra, e sempre sulla nostra pelle. La cifra impegnata, lo ricordo, è secondo il Fondo Monetario Internazionle di 12 o 18 miliardi di euro. Scrisse Massimo Mucchetti sul Corriere finanza del 12/10/08: Il Tesoro sottoscriverà azioni privilegiate, che hanno diritti di voto limitati. Ma, se una banca salvata dal Tesoro poi si rilancia, il plusvalore si concentrerà soprattutto sulle azioni ordinarie. I contribuenti sarebbero meglio protetti se il Tesoro ottenesse azioni ordinarie, più facili, tra l’ altro, da rivendere. Certo, da azionista ordinario, il Tesoro nominerebbe gli amministratori. Può non piacere. Ma dovrebbe piacere ancor meno che chi paga non comandi”. Traduzione: lo Stato dava i nostri soldi per salvare le banche, ne diveniva così co-proprietario con in mano però delle quote di serie B; ma se la banca salvata tornava a far soldi, sarebbe stata lei a incassare le quote di serie A. Lo Stato diventava così partner delle banche buttandovi una montagna di denaro nostro, ma non poteva comandare su nulla, e alla fine chi scremava i profitti erano i banchieri. Erano i soliti miliardi di euro regalati alla Mafia delle banche mentre a noi raccontano che non ci sono gli spiccioli per i vigili del fuoco o per le scuole. Questo vi dà ancora un’idea di chi comanda obbedienza nel Potere, altro che Piovra. Il marchingegno sopra descritto era la fotocopia replicata in Italia di ciò che ha fatto Obama con le banche americane, attraverso lo stratagemma dei non-recourse loans, di cui ho parlato in altri interventi. L’esempio del Banco Popolare è lampante: ha aderito in ottobre all’offerta di salvataggio incassando 1,5 miliardi di euro, per i quali noi, lo Stato, abbiamo ricevuto in cambio azioni con diritto di voto limitato, come volevasi dimostrare. E poiché la crisi delle banche è ancora tutta in pieno sviluppo, “il Banco Popolare non sarà l’ultima banca italiana ad aderire”, ha scritto nell’ottobre 2009 Market Scan sotto suggerimento del super analista italiano Marcello Zanardo.

Poi nel febbraio del 2009 il ministro Tremonti annuncia i suoi bonds. Dice cioè: care banche, lo Stato vi dà i miliardi per le cure a patto che voi ci ricambiate con impegni scritti a ripagarci con gli interessi (cioè i bonds o obbligazioni). In apparenza nulla di che. Parte una zuffa fra politici, banchieri e giornalisti dove su questi bonds se ne dicono di tutti i colori. Ma vediamoli con calma, anche perché sono ancora in gioco oggi.

Menzogna numero 1): Ci dicono che quei soldi pubblici dati alle banche “hanno l’obiettivo di rafforzare il capitale di vigilanza Core Tier 1 e, di conseguenza, favorire l’erogazione del credito a famiglie e imprese”. Traduzione: il Core Tier 1 è l’indicatore di quanto sana sia una banca in termini di beni, e, ci dicono, rafforzando quei beni con denaro pubblico si permette alle banche di ricominciare a prestare soldi ai cittadini e alle aziende. Balle. Il reale motivo per cui lo Stato dona alle banche i nostri soldi lo spiega il Financial Times del 5/02/09: “Quando gli investitori internazionali (la Mafia, nda) hanno dato un’occhiata alle banche italiane, si sono resi conto che erano messe male… Siccome le loro azioni continuavano a languire, l’opzione di raccogliere fondi dagli azionisti era scomparsa. L’unica sorgente di fondi rimaneva lo Stato”. Traduzione: la Mafia della finanza gli ha detto: siete con le pezze al sedere, valete poco, andate a succhiare capitali da Roma, se no chi investe più in voi? Ma chi è ancora sano di mente ed è cittadino, ribatte: un momento, perché devo essere io a pagare i guai dei banchieri causati proprio dai loro compagni di ‘cosca’ americani e inglesi? Ma non vige la legge del Libero Mercato? E allora che si vadano a trovare i soldi sul loro mercato, e che i soldi pubblici vadano direttamente ai cittadini/aziende in difficoltà.

Menzogna n. 2): Lo Stato non ci rimette, anzi, ci guadagna. Badate bene, e semplifico: con i Tremonti bonds se le banche non hanno di che ripagare lo Stato, questo deve mettersi da parte e aspettare che prima le banche ripaghino tutti gli altri debiti che hanno coi privati. Cioè noi cittadini/Stato creditori ci attacchiamo al tram. E inoltre, gli interessi sono pagati allo Stato solo se la banca ha i conti in attivo, se no, di nuovo, ci attacchiamo al tram. Poi, sempre secondo i Tremonti bonds, se la banca debitrice allo Stato perde di valore sul mercato, anche i soldi che ci deve perdono di valore. Cioè: ti ho prestato 100 quando eri ricco, ma se diventi povero mi ridai 10. A un pensionato indigente non lo permetterebbero mai, ma ai banchieri sì. Infine, c’è il tasso di rischio di questo finanziamento alle banche con denaro pubblico: il Sole 24 Ore del 2/02/09 già ci informava che i Tremonti bonds “sono prodotti d’investimento particolarmente rischiosi e solo l’investitore più sofisticato può valutarne correttamente il rapporto rischio/rendimento”. Traduzione di tutto quanto sopra: non solo noi cittadini diamo soldi a privati banchieri a condizioni di grande favore, ma rischiamo pure il deretano in diversi modi.

Menzogna n. 3): Non è un favore fatto alle banche. Leggete cosa scrive sempre il Sole 24 Ore su questo punto: “Queste obbligazioni speciali hanno tutti i vantaggi del capitale, perché aumentano il “Core Tier 1” delle banche che le emettono, ma costano meno di un ricorso diretto sul mercato dei capitali”. Traduzione: lo Stato permette alle banche di farsi il lifting come in clinica, ma senza pagare le tariffe di mercato del chirurgo plastico. Ma perché io e voi dobbiamo fargli questi favori? Provate voi a negoziare favori del genere anche solo con la vostra filiale di quartiere.

Naturalmente i media che leggiamo ci hanno amplificato le poche regoline pro-collettività che questi regali alla Mafia finanziaria comportavano, e cioè la promessa di riprendere a prestare soldi alle aziende, e la sospensione dei pagamenti per mutui da parte dei cassintegrati per un anno.

Con lo Stato prostrato ai piedi della Mafia in doppiopetto blu, quest’ultima ha avuto poi l’ardire di protestare che le condizioni di quei regali coi nostri soldi erano troppo onerose. Non solo non sono finiti in galera per aver giocato con le nostre vite e i nostri posti di lavoro (mentre almeno qualche volta i mafiosi in carcere ci finiscono), ma pretendevano anche il tappeto rosso. E non è una pura coincidenza che le banche italiane che hanno attinto dalle casse dello Stato coi Tremonti bonds abbiano chiesto in prima battuta un totale di oltre 4 miliardi di euro. Perché quella cifra è esattamente l’ammontare delle scommesse finanziarie ‘tossiche’ (toxic assets) che avevano fatto in combutta coi colleghi delinquenziali di Wall Street.

Il fatto più sconcertante che emerge da quanto scritto sopra, è come nella democrazia moderna, Italia inclusa, sia dato per scontato un meccanismo orwelliano, scandaloso e grottesco: la comunità dei cittadini lavoratori viene colpita a sangue da una crisi cucinata per intero da un Mafia internazionale di avidi speculatori privati; il dolo è doppio, perché non solo la comunità dei cittadini ne soffre nella carne viva, ma deve poi intervenire per salvare gli stessi criminali, ricattata dal fatto che se non li salva questi ci rovinano del tutto. E’ come se un alcolizzato ti sfascia l’auto, e non solo non ti paga il danno, ma sei tu che devi pagargli la disintossicazione se no quello ti sfascia pure la casa. E’ esattamente così.

Capitali con le ali (e ricatti di Mafia).

La Mafia degli investitori e degli speculatori internazionali ha poi a sua disposizione un altro strumento di ricatto immane, che non ha paragoni con quello esercitato dalle bombe della mafia regionale. Si chiama Capital Flight (volo di capitali), di cui ho già parlato in ‘Questo è il Potere’, da cui cito direttamente: “L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra superiore a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale (Mafia, nda) degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ (la Mafia, nda) descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire al Capital Flight, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business”.

Ritorno qui al rapporto sproporzionato con cui ho esordito. Le cosche siciliane sottraggono in un anno un miliardo di euro alla regione colpita, le ‘cosche’ di Wall Street, della City di Londra o della cittadella finanziaria di Milano ce ne hanno fatti sparire col Capital Flight 22,8 di miliardi in un anno, a capriccio. E perdonate se sono ripetitivo, ma stiamo sempre parlando di stipendi, di lavoro, di famiglie e di destini umani.

Conclusioni.

Mafia significa in ultima analisi una consorteria di pochi individui occulti che tramano per il loro esclusivo lucro con i mezzi dell’illegalità, apportando grave danno alla comunità dei cittadini. Senza dubbio le Mafie regionali fanno ciò e vanno combattute. Ma come si è visto, incombono sulle nostre vite altre Mafie che rispettano tutti i criteri sopraccitati meno uno (sono pochi, occulti alla maggioranza, tramano, lucrano, danneggiano, ma solo legali), e che alla prova dei dati risultano immensamente più pericolose delle cosche siciliane o della Camorra. E sta qui il pericolo micidiale: i criminali con la coppola, essendo riconosciuti come palesemente illegali, si possono combattere, e lo facciamo. Quelli con il doppiopetto blu no, e nessuno dei Pifferai magici e dei topi al loro seguito si sbraccia per farlo. Anzi, tacciono, e, come del caso di Saviano, diventano dei simulacri ipertrofici se invece combattono le Mafie minori, dirottando, guarda caso, immense energie civiche e mediatiche lontano dalle Mafie maggiori. Dove sono in Italia i ‘saviano’, ‘travaglio’ e ‘di pietro’ delle Mafie finanziarie? Dove i No-Draghi day? E se poi a queste ultime si aggiungono quelle dei grandi burocrati non eletti, sovranazionali, e dei loro club privati e lobbisti a servizio (leggi ‘Questo è il Potere), non è azzardato affermare che le proporzioni in termini di pericolo e danno fra Mafie in doppiopetto blu e Mafie regionali è di mille a uno.

Lo ricorderò sempre: il danno economico diretto inflittoci da tutta la criminalità organizzata italiana in un anno è comunque inferiore a quello inflittoci dai ‘mafiosi’ finanziari. Le cifre cantano chiarissimo, e sono 91 miliardi di euro a 118 (dati Confesercenti Sos impresa 10/2008). Goldman Sachs controlla 1.081 miliardi di dollari ogni anno (dati 2008, Goldman Sachs Group in Forbes’ list of global 2000), ed è stata strumento di un danno diretto all’economia mondiale pari a 12.000 miliardi di dollari (dati FMI, 2009). Chiare le proporzioni?

Infine, si pensi che mentre la Mafia della finanza ci ha ricattati con almeno 118 miliardi di euro nel 2008-9, a noi viene detto da Roma che in finanziaria per l’Università ci sono solo 400 milioni, che per le assunzioni in polizia ce ne sono 115, per il mondo del lavoro un misero miliardo, per gli indigenti pochi spiccioli, e l’opposizione crede di far meglio reclamando un ‘suntuoso’ bonus di 200 euro a cranio per i redditi bassi, ma una tantum naturalmente.

Badino il lettore e la lettrice che queste righe non sono la solita denuncia di misfatti per causare inutile indignazione. Sono l’esposizione chiara e indiscutibile di chi sia il vero Potere, la maggiore Mafia, e dunque un’indicazione su chi combattere con maggior forza. Altro che No-B day.

I Pifferai magici erano a Roma il 5 dicembre, i topi al seguito. “Cacciamo l’uomo da 1!” si gridava, mentre quello da 118 dormiva sonni sereni.

E tutti vissero felici e contenti…

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_stampa.php?id=157
8.12.2009