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Se questo è un “golpe gentile” | Pietro Orsatti

Fonte: Se questo è un “golpe gentile” | Pietro Orsatti.

Qualcosa di veramente grave sta accadendo nel nostro Paese. Lo stravolgimento delle regole, la forzatura autoritaria delle norme e degli equilibri istituzionali, la corruzione diventata sistemica e sistematicamente applicata a qualsiasi affare e appalto o processo economico. E poi il ricatto. Se è anche parzialmente vera la versione che ha fornito ieri il Messaggero di come sono andate davvero le cose fra Berlusconi e Napolitano sulla vicenda dello scandaloso decreto “interpretativo” della legge elettorale siamo davanti a una sorta di “golpe leggero”. Ma che di leggero ha solo l’assenza dei carri armati per strada. Secondo quanto pubblicato ieri dal giornale romano Il Messaggero, il presidente del Consiglio, durante l’incontro avvenuto al Quirinale, avrebbe minacciato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano: “Ti scateno la piazza contro” e poi “la tua firma non è indispensabile, vado avanti da solo”. Lo stesso Napolitano ha parlato di un “clima teso” nel primo incontro con Silvio Berlusconi avvenuto giovedì. E poi sempre il Capo dello Stato : “La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali”.

Ripetiamo, se solo in parte di quello riportato dal giornale romano è vero, la situazione è di una gravità inaudita. Qualcosa di più grave e del “tintinnare di sciabole” del generale De Lorenzo” nel 1964, ancora peggiore del tentativo di golpe militare (finito per fortuna a taralucci e vino) del dicembre 1970 organizzato da Junio Valerio Borghese. In entrambe i casi citati la situazione “rientrò” (ma forse non gli equilibri). Questa volta la minaccia di “scatenare la piazza” invece avrebbe ottenuto il risultato voluto: la firma del Presidente Napolitano sul decreto. Un decreto in aperta violazione della legge numero 400 del 23 agosto 1988 che regola le attività di governo a dire esplicitamente che ‘il governo non può, mediante decreto legge, intervenire nelle materie indicate nell’articolo 72, quarto comma, della Costituzione. E tra le materie indicate nell’articolo 72 c’è proprio anche la materia elettorale. E che il garante primario della Costituzione si sia sentito obbligato di sottoscrivere un decreto in aperta violazione di una delle norme di garanzia costituzionale ci porta a pensare che le eventuali minacce di “scatenare la piazza” fossero ben più consistenti di quanto si pensi.

Cosa significa “scatenare la piazza”? Significa (detenendo in pratica il controllo dei mezzi di informazione di massa) lanciare una violentissima campagna mediatica mirata a creare un clima esasperato, violento, eversivo? Una minaccia del genere lanciata non da chissà chi, ma da un Presidente del consiglio che essendo ai vertici del potere esecutivo ha il controllo delle forze dell’ordine, delle forze armate e dei servizi di sicurezza e quindi ha di fatto la possibilità concreta di consentire alla “piazza scatenata” di non essere controllata, fermata.

Nella notte fra il 5 e 6 marzo 2010 si è verificato qualcosa di molto grave. Molto più grave di quanto è emerso finora. Se lo scenario che si è verificato è quello descritto qui sopra è stata sancita la fine del diritto e si è dichiarata in coma la nostra democrazia e la nostra Costituzione.

Il piduista e i magistrati che indagano sulle stragi – l’Unità.it

Il piduista e i magistrati che indagano sulle stragi – l’Unità.it.

di Luigi De Magistris

Il Presidente del Consiglio, il piduista Berlusconi, ha affermato, con toni minacciosi ed inaccettabili per uno Stato di diritto, che vi sono magistrati di talune Procure della Repubblica che indagano sulle stragi di mafia cospirando e congiurando ai suoi danni. Le Istituzioni – quelle non ancora corrose dal crimine organizzato – e la parte sana della società civile non possono accettare intimidazioni di questo genere.

Attendiamo con speranza – sin dalle stragi di Capaci e di via D´Amelio – che venga scoperta tutta la verità sugli omicidi Falcone e Borsellino; vogliamo sapere perché la mafia ramificò la strategia della tensione militare piazzando bombe a Roma, Firenze e Milano; aspettiamo di sapere se pezzi deviati delle Istituzioni – che ancora operano nel Paese in continuità con una P2 mai morta ed anzi sempre più forte – trattarono con Cosa Nostra; vogliamo capire se esiste un rapporto tra la fine della strategia militare della mafia e la discesa in politica, da vincenti, di Dell`Utri, Berlusconi e della stessa nascita del partito di Forza Italia; chiediamo a gran voce di individuare coloro i quali hanno sottratto l´agenda rossa di Paolo Borsellino; intendiamo sapere chi ha favorito in questi anni l´istituzionalizzazione della mafia con il consolidamento della sua penetrazione nell´economia e nello Stato.

Ed allora veniamo al punto: perchè Berlusconi minaccia i magistrati che stanno investigando svolgendo indagini difficili e pericolose? Ha in mente, forse, di creare le condizioni per isolare servitori dello Stato e magari per favorire l´intervento di menti istituzionali raffinatissime? Invia messaggi a qualcuno? Non so che cosa accadrà nel futuro – sulla mia pelle ho visto realizzarsi melmosi intrecci istituzionali mai visti e sentiti e forse nemmeno immaginati – ma so per certo che vigileremo in tantissimi affinchè non sia esercitata nessuna interferenza illecita che ostacoli il lavoro dei magistrati e delle forze dell´ordine e impedisca agli italiani di conoscere la verità, fosse pure una verità terribile e inquietante, forse la verità che ci farà capire perchè un ampio manipolo di golpisti con il grembiulino intende sovvertire le Istituzioni Repubblicane.

Berlusconi, prodotto di Cefis e Gelli | Il blog di Daniele Martinelli

Berlusconi, prodotto di Cefis e Gelli | Il blog di Daniele Martinelli.

Forza Italia è la P2 evoluta. E’ il partito del golpe bianco che ha vinto il consenso politico dell’Italia grazie alla manipolazione e al controllo degli organi di informazione.
Forza Italia è il partito dopato dalle “bombe” che hanno eliminato anticorpi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Berlusconi ha eseguito il sogno di Eugenio Cefis, numero uno di Eni e Montedison degli anni ‘60 nell’era post Mattei, secondo il Sismi il fondatore della Loggia P2, il primo a capire che per godere incontrastati del consenso nazionale non era necessario spargere sangue come fece fare per il suo predecessore Enrico Mattei nel 1962. Non era necessario andare a segno col “Piano Solo” progettato dai Carabinieri nel 1964. Non era necessario attuare il “golpe borghese” come si tentò di fare con la regia di Licio Gelli nell’inverno del 1970.
Bastava, appunto, conquistare “democraticamente” il controllo dei giornali.

Eugenio Cefis non riuscì a mettere le mani sul Corriere della sera di Piero Ottone, il “sinistroide” che dava spazio in prima pagina agli editoriali del “frocio comunista” Pierpaolo Pasolini. Pestato a morte da un commando composto dai fratelli Franco e Giuseppe Borsellino, fascisti militanti della sezione Msi del Tiburtino, come ha rivelato nel settembre scorso l’ex giovinetto marchettaro Pino Pelosi, l’unico ad aver pagato col carcere il violento omicidio di Pasolini, che con tutta probabilità, a 17 anni, magro e smilzo com’era, potrebbe non aver mai commesso. Pelosi sembra sia rimasto in galera dopo aver ceduto alle minacce che gli sarebbero state rivolte dai veri assassini del giornalista. I nomi dei fratelli Borsellino, Pelosi, li ha fatti soltanto ora che sono morti entrambi di aids, ma nel plotone di esecuzione potrebbe anche esserci stato Giuseppe Mastini, detto Jhonny lo Zingaro, (vivente) in una trappola premeditata. (Ansa)
Omicidio che risale al 1975, periodo in cui Pasolini stava completando “Petrolio” che faceva luce sul ruolo di Eugenio Cefis, personaggio chiave per capire a che punto era già arrivata la degenerazione della politica italiana. Periodo in cui il Corriere era già diretto dal piduista Franco Di Bella (tessera 1887) e che accettò passivamente il teorema della brutta storia tra froci.

Pasolini fu il primo a collegare l’attentato all’aereo di Enrico Mattei, alla strage di piazza Fontana, e ad altre stragi misteriose dell’Italia degli anni di piombo. Con la complicità silenziosa dei Giulio Andreotti e degli Amintore Fanfani, Pasolini era un personaggio scomodo come il giornalista Mauro De Mauro, rapito a Palermo 5 anni prima, nel 1970 e mai più ritrovato. Stava scrivendo i dettagli dei movimenti degli ultimi 2 giorni di vita siciliani di Enrico Mattei, da consegnare al regista Francesco Rosi, che stava preparando un film sulla vicenda. Enrico Mattei, decollato il 27 ottobre 1962 col suo aereo privato dall’aeroporto di Catania, morì assieme al suo pilota e a un giornalista americano nell’aereo che esplose in volo e andò a schiantarsi in fiamme sui prati di Bascapè, a pochi chilometri dalla pista di atterraggio di Linate.

Attentato dietro il quale si nasconderebbe Eugenio Cefis, ex compagno di partigianeria dello stesso Mattei che volle al suo fianco alla guida di Eni. Lo stesso Cefis che, da numero 2 di Eni, fu licenziato in tronco da Mattei 9 mesi prima del disastro, dopo averlo colto in flagrante a sbirciare documenti aziendali riservati nel suo ufficio.
Enrico Mattei era potente, era l’uomo del petrolio che stava indirizzando la politica del suo mercato col nord Africa e col Medioriente, in totale contrasto con l’alleata America tanto cara alla Democrazia cristiana. Che vedeva minacciato il suo dominio nell’Italia vaticana da un ricco industriale, poco docile ai ricatti e per nulla americanista.

Le inchieste sulla fine di Mattei sono finite tutte in nulla. Un rapporto della Guardia di Finanza citata dal pm di Pavia Vincenzo Calia, dice che una delle società accomodanti della Edilnord centri residenziali di Umberto Previti (papà del corruttore di giudici Cesare) già Edilnord Sas di Silvio Berlusconi & c. con sede a Lugano, si chiama Cefinvest.
Eugenio Cefis, intanto, ha guidato l’Eni prima, e la Montedison poi. L’azienda che ha cavalcato le mire federaliste della Lega Lombarda di Gianfranco Miglio, caro amico di Cefis.

Da Cefis a Gelli, fino al Berlusconi odierno: espressione liftata della degenerazione istituzionale e democratica che ha raggiunto l’Italia. Le decine di milardi in tangenti versate sui conti svizzeri di Bottino Craxi, di cui i figli deputati godono ancora oggi la rendita, sono servite a creare le televisioni del consenso Fininvest, assieme al controllo della Rai.
L’ultima nomina alla sua guida di Paolo Garimberti “gradita a Berlusconi” che non crea né scandalo né rivolte fra gli italiani, è la dimostrazione che il Piano di rinascita piduista è andato a segno senza divise e senza armi. Assieme alle bugie che testate allineate come “Il Giornale” e il Corriere stesso continuano a sfornare quotidianamente.
Ernesto Galli “della Loggia” oggi, in prima pagina, in merito al discorso di Berlusconi al suo congresso romano scrive che “Craxi, non a caso, è solo un amico personale del presidente del Consiglio che in pratica ha il solo merito di averlo anticipato nello sdoganamento della destra..” Galli della Loggia lo invito a un vaffanculo.

Intanto, alla luce di ciò che hanno scritto Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza in “Profondo nero” edito da Chiarelettere, la criminologa Simona Ruffini e l’avvocato Stefano Maccioni hanno presentato al Procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, una istanza per chiedere la riapertura delle indagini sulla morte di Pierpaolo Pasolini. Richiesta che giunge al termine di una loro inchiesta che combacia con le conclusioni del libro, in cui si ipotizza una connessione tra l’omicidio di Pasolini, Mauro De Mauro ed Enrico Mattei.
Gli accertamenti tecnici scientifici che si possono fare oggi, permetterebbero di far luce su tanti aspetti mai chiariti dell’omicidio di Pasolini. A cominciare dalle macchie di sangue (secche) rimaste sulla sua camicia, custodita ancora oggi al museo di criminologia di Firenze.

Non capisco cosa si sia atteso finora ma capisco che ora Berlusconi predica pieni poteri per arrivare al Quirinale. Non capisco che tipo di libertà e di liberalismo abbia raccontato da quel palco della fiera di Roma Silvio tessera Loggia P2 1816, ma capisco che il golpe bianco, per ora, è andato a segno ed è ormai rodato. L’Italia è tutta da rifare. Forza Italia!