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Lo show di Bertolaso va in scena a Palazzo Chigi | Pietro Orsatti

Lo show di Bertolaso va in scena a Palazzo Chigi | Pietro Orsatti.

Di Pietro Orsatti

La crisi, reale e sempre più evidente, del nuovo e vecchio potere che domina questo brandello di Seconda Repubblica è tutto nello show di oggi di Guido Bertolaso nella conferenza stampa a Palazzo Chigi convocata appositamente per intessere la propria difesa dalla gravissime accuse che gli sono piovute addosso per l’inchiesta Gradi Eventi. Un potere sfacciato, sopra le righe. Espresso con arroganza, con lo stile di questa nuova Italia berlusconizzata. Uno stile che emerge con un tentativo di battuta già all’inizio dell’appuntamento. «Mi ha chiamato Bill Clinton per complimentarsi per lo splendido lavoro fatto dall’Italia ad Haiti ed io volevo fargli una battuta: ‘io e lei abbiamo un problema che ha lo stesso nome, Monica, ma poi ho rinunciato perché lui qualche problema reale lo ha avuto», così ha esordito riferendosi a Monica Lewinski e alla Monica del Salaria Sport Village. Si sarà reso conto della gaffe clamorosa? Si rende conto di essere tuttora un ministro in carica?

Sorvoliamo e andiamo a vedere i contenuti di questa autodifesa andata in scena con tanto di copertura istituzionale.

«Speravo di essere qui a commentare l’archiviazione o lo stralcio della mia posizione» nell’inchiesta sul G8, «ma purtroppo non è stato così, l’indagine va avanti ed io voglio chiarire alcune cose». Questo l’incipit. Andiamo a vedere queste “alcune cose” che Guido sottosegretario e commissario alla qualunque cosa vuole comunicare agli italiani. «Ho totale fiducia nei magistrati, in particolare in quelli di Perugia, che mi hanno ascoltato in interrogatorio per oltre sei ore, ma c’è stata una strumentalizzazione delle intercettazioni», ha proseguito. Poi ha spiegato che «nessuno dei personaggi coinvolti in questa vicenda ha avuto appalti o affidamenti all’Aquila. Se qualcuno poteva pensare che ci sarebbero state compensazioni per ciò che avevamo tagliato a La Maddalena è rimasto deluso. Nessuna impresa di Diego Anemone o delle altre persone coinvolte nella vicenda è stata contattata o ha ricevuto appalti dalla protezione civile all’Aquila». E poi, dopo aver raccontato la propria versione dei massaggi ricevuti a Salaria Sport Village, un appello diretto al popolo italiano: «Non ho mai mentito agli italiani, per quello che riguarda il mio comportamento. Credo di avere la coscienza pulita». E le accuse? «Credo di aver dimostrato che tutte le accuse siano frutto di equivoci o mancati controlli dei documenti che ho presentato oggi». E poi scarica Anemone e gli altri. «Anemone non l’ho scelto io, ma è stato scelto sulla base di una gara dal soggetto attuatore che aveva l’unica responsabilità dei lavori».

Ma poi si ricorda dell’amico e ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, Angelo Balducci. Affermando: «con me è sempre stato un gentiluomo corretto, non ho mai avuto ragione di dubitare di lui. Ogni volta che abbiamo fatto un lavoro insieme lui ha fatto presto e bene». E tornando su Anemone, l’ex capo di una delle più prestigiose immobiliari romane (l’immobiliare Olgiata) oggi a capo della Protezione civile vuole spiegare i rapporti intercorsi fra sua moglie e il costruttore inquisito. «Mia moglie ebbe un rapporto professionale con il costruttore Diego Anemone. Lei è un architetto, è stata pagata, è tutto regolare. Ciò è avvenuto comunque un anno prima che si avviassero le attività per gli appalti del G8 alla Maddalena». Poi si ricorda di specificare: «Non ho mai avuto soldi dal costruttore Diego Anemone, anzi sono stato io a dare a lui 20mila euro per alcuni lavoretti che mi fece in casa per tapparelle ed armadi». Onnipresente, però, il costruttore Anemone. E i il centro sportivo, e i lavori della moglie del sottosegretario e poi anche gli armadi e le tapparelle.

«Non temo quello che Anemone potrebbe dire», ha detto poi ai giornalisti. Perché, Anemone sta parlando? È questa la ragione di questa irrituale conferenza stampa autorizzata dallo stesso Berlusconi in una sede istituzionale come Palazzo Chigi?

«Avrei fatto questa conferenza stampa? -ha detto Bertolaso- non ho nulla da temere, nulla da nascondere, non sono mai stato ricattabile». Bertolaso ha poi spiegato di non lamentarsi «per la mancata archiviazione» della sua posizione nella vicenda giudiziaria, ma di sperare in un esito più rapido. «Purtroppo -ha aggiunto- ogni giorno spuntano tutta una serie di cose che nulla hanno a che vedere con la Maddalena e il G8».

«Cerchiamo almeno di distinguere quelle che sono state eventuali responsabilità nelle vicende della Maddalena -ha proseguito- con quello che sta uscendo oggi, che non c’entra assolutamente nulla con la Maddalena».

Non si preoccupi, il sottosegretario, che gli italiani hanno ben chiaro di cosa si sta parlando e di cosa sta emergendo. E non è un caso che ormai si parli non di un evento specifico (il G8 de la Maddalena) ma di sistema.

E poi il colpo di teatro. La Protezione Civile potrebbe costituirsi in giudizio contro Angelo Balducci e Diego Anemone. «È una questione che ci siamo già posti -spiega Bertolaso – quando saranno chiuse le indagini, sulla base di quella che sarà la determinazione finale della magistratura, esamineremo la possibilità. Ci mancherebbe altro lo abbiamo fatto tante volte nel passato». Lo spettacolo è finito, l’uomo del fare torna a lavorare.