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Blog di Beppe Grillo – Intrigo internazionale – Aldo Moro, Ustica, BR: le verità mai dette

Blog di Beppe Grillo – Intrigo internazionale – Aldo Moro, Ustica, BR: le verità mai dette.

Le Brigate Rosse sono state finanziate e addestrate dai servizi segreti della Germania orientale, la Stasi, e anche i servizi segreti israeliani, il Mossad, offrirono il loro aiuto. Secondo alcuni testimoni, persone di lingua tedesca erano presenti durante il massacro di via Fani. Nell’ottobre del 1973, a Sofia, i servizi segreti bulgari attentarono alla vita di Enrico Berlinguer che si salvò miracolosamente. Il DC-9 a Ustica fu abbattuto da aerei francesi, l’obiettivo era Gheddafi in volo nella stessa area scortato da due Mig libici, di cui uno fu colpito. L’attacco partì dalla portaerei francese Clemenceau che si trovava a sud della Corsica. Tutti i testimoni dell’attacco morirono in breve tempo in circostanze misteriose, chi era in volo e chi seguì la tragedia da terra. Il capitano della base di Poggio Ballone morì improvvisamente di infarto, il maresciallo della stessa base si suicidò, due piloti militari Nutarelli e Naldini scomparvero nell’incidente di Ramstein prima di poter testimoniare ai magistrati. Persino il maresciallo che era in servizio nella sala radar di Otranto e vide precipitare il Mig libico sulla Sila si impiccò prima di deporre. Queste alcune verità, finora nascoste, contenute nel libro: “Intrigo internazionale” del giornalista Giovanni Fasanella e del giudice Rosario Priore. Nulla di quello che sappiamo è vero, neppure “le stragi di Stato“. Viviamo in un Paese fuori dal nostro controllo.

Aldo Moro, vittima della Guerra Fredda in Italia
Priore: “Sono Rosario Priore ho fatto per moltissimi anni il giudice istruttore, mi sono occupato di diverse inchieste che credo fossero di un certo peso perché riguardavano stragi, attentati, eventi di particolare rilievo, quindi sono entrato anche io nell’ambito delle ricerche sulla storia dei fatti invisibili e indicibili e proprio per questo credo che sia nata questa affinità che ci ha legato per diversi anni con Giovanni Fasanella. Ho seguito moltissimo i fatti di terrorismo. Quello che più mi ha coinvolto però è l’affare Moro: il sequestro e l’assassinio dello statista. Presi l’inchiesta pochi giorni dopo il rinvenimento del cadavere in Via Caetani. È stata un’inchiesta che mi ha impegnato per oltre 15 anni. Ho sofferto per tutti i contrasti che abbiamo subìto noi inquirenti. È stata un’inchiesta che andava contro le regole forse e quindi ne abbiamo ricevuto come ricompensa soltanto astii, se non forti contrarietà. Abbiamo tentato di contestualizzare la vicenda, che sicuramente era una vicenda di altissimo livello internazionale. Non capita tutti i giorni che un presidente del Consiglio di un Paese di una certa dimensione venga sottoposto a sequestro e quindi possa essere indotto a rilevare affari di governo e altri affari su cui occorre pure mantenere una certa segretezza.
Ricordo che tutti i servizi di un certo rilievo entrarono in fibrillazione proprio per questa ragione. Il fatto sicuramente non era un fatto italiano, come si voleva che noi dicessimo – come era successo e come succederà molte volte nella storia delle inchieste italiane – e quindi ci trovammo subito all’interno di un panorama internazionale molto variegato, molto interessante. Cominciammo a capire che il fatto non era un fatto nostro, singolo, dal momento in cui recandoci a Parigi ci dissero che loro sapevano del sequestro di una personalità del partito di maggioranza di altissimo livello. Era in preparazione dal febbraio precedente. Ricordiamo che il sequestro viene eseguito a marzo. Già in altre capitali, in altri paesi si sapeva di questo affare.
L’affare sicuramente poi nel suo corso non è sfuggito a tutti i servizi dei maggiori paesi sia del campo orientale che del campo occidentale. Tutti hanno cercato in un certo senso di trarne vantaggio alle loro politiche. In primo luogo quei paesi che avevano l’interesse a debilitare il nostro, a farlo apparire più debole anche agli occhi di alleati potenti e maggiori in un certo senso. Abbiamo tentato di vedere cosa avesse comportato l’evento in quelli che erano i conflitti di maggior rilievo, cioè il conflitto tra Est e Ovest: la famosa Guerra Fredda. Perché quell’affare Moro sicuramente si pone proprio al centro di questa conflittualità che segnò nell’ultimo mezzo secolo del secolo scorso.

La guerra segreta contro l’Italia di Francia e Inghilterra
Abbiamo notato che esso si poneva pure al culmine di un altro grande contrasto, quella che abbiamo definito nel libro la “Guerra mediterranea“, quella guerra che serviva a assicurare ai paesi in conflitto un predominio sulle fonti, sulle risorse energetiche. Si sa bene che ci sono in questo campo quanti ritengono che il fenomeno terroristico nostrano – il fenomeno delle BR e di tutti gli altri terrorismi – sia un fenomeno nato nel cortile di casa nostra. Ma tutte queste persone secondo me non sanno tutto ciò che c’è alle spalle di queste organizzazioni e di tutto quello che accompagna le loro azioni; di come esse siano seguite giorno per giorno, vigilate, monitorate e sicuramente anche dirette. “
Fasanella: “L’Italia è un paese che ha vissuto un’esperienza drammatica, molto dura, di contrapposizione frontale che è stata la Guerra Fredda. Lo scontro politico, ideologico, lo scontro di civiltà tra l’occidente democratico e l’oriente comunista. E questo scontro ha prodotto anche risultati, effetti sul piano della violenza e del terrorismo. Ma accanto a questo scenario c’è stato un altro fattore che ha contribuito notevolmente a aumentare il livello delle nostre tensioni interne. Da un lato la “Guerra Mediterranea“, una guerra invisibile, una guerra di cui non si è potuto mai dire perché combattuta tra paesi amici e persino alleati sul piano militare come l’Italia da un lato, Francia e Inghilterra dall’altro. Una guerra per il controllo delle fonti di approvvigionamento energetico nella fascia nord–africana e nel Medio Oriente. Poi anche interessi dell’altro campo. Piccole e medie potenze del campo comunista che avevano uno specifico interesse a soffiare sul fuoco delle nostre tensioni interne: la Cecoslovacchia e la Germania est. La Cecoslovacchia ha aiutato le Brigate Rosse. La Germania Est traverso la RAF – organizzazione terroristica che agì nella Germania federale e che in qualche modo aveva un ruolo di coordinamento strategico e logistico delle varie sigle del terrorismo europeo – ha avuto un’influenza notevole anche sulle intere BR e il know how politico, militare e logistico della RAF è servito alle nostre BR per realizzare il sequestro di Aldo Moro.

La strage di Ustica e Gheddafi: manovre di guerra nel Mediterraneo
Priore: “Ricordo quante e quali tesi, ipotesi si sono fatte sulla caduta del DC9 Itavia: dal cedimento strutturale – sul quale sin dai primi momenti c’erano state perizie che lo escludevano, ma lo si è sostenuto per anni e anni, – ipotesi che conducevano a un qualche fenomeno di sfioramento di velivoli e che quindi non vedevano assolutamente un evento di carattere bellico. Siamo andati avanti, abbiamo acquisito una serie di conferme a questa nostra ipotesi che nasceva addirittura all’inizio dell’inchiesta a opera di tecnici di altissimo valore americani e inglesi. Siamo riusciti a trovare una ragione all’evento, una ragione che sicuramente si colloca all’interno di una conflittualità fortissima che all’epoca c’era tra l’Italia e la Francia. Gheddafi era l’oggetto di questa conflittualità. Gheddafi e le sue risorse all’interno della Libia. In un certo senso abbiamo tentato di dare il giusto valore al conflitto nel Ciad, quel conflitto che sembrava giustificato solo da un desiderio di tipo imperialistico di Gheddafi. Dobbiamo premettere che Gheddafi in un certo senso è una creatura nostra. Dobbiamo ricordare che il suo colpo di stato fu praticamente deciso in Italia, a Abano Terme, come si è sempre detto. L’abbiamo sempre seguito, l’abbiamo favorito, gli abbiamo addirittura dato i carri armati che gli sono serviti per la prima rassegna militare dopo il successo nella rivoluzione del settembre 1969. E quindi abbiamo sempre seguito quelle che erano le operazioni di Gheddafi.
Quest’ultimo in un certo senso aveva scatenato questo conflitto nel Ciad. La Francia aveva reagito e non voleva che nessuno toccasse le sue posizioni nel continente africano che erano posizioni di forte potenza, addirittura da poter sfidare le infiltrazioni americane. Lo abbiamo sostenuto addirittura facendo da istruttori per i piloti dell’aviazione militare libica. Ricordiamo che il pilota che cadde sulla Sila, sul Mig libico indossava stivaletti e altri indumenti da pilota proprio della nostra aeronautica militare. “

Il patto francese per la nascita del Partito Armato italiano
Fasanella: “Il giudice Priore chiarisce in questo libro finalmente anche uno dei punti più controversi della storia del partito armato e del terrorismo italiano. Il rapporto tra i vertici dell’Autonomia e le BR. Un rapporto che secondo un magistrato, il giudice Calogero di Padova, esisteva. Fu questa l’ipotesi investigativa intorno alla quale lavorava all’inizio degli anni ’80, ma venne sabotato da alcune campagne di stampa alimentate da un gruppo di intellettuali italiani e francesi. Quell’inchiesta si concluse con un nulla di fatto perché il giudice Calogero non ebbe la possibilità di accedere ai servizi francesi. Oggi il giudice Priore mette finalmente insieme tanti pezzi, pezzi tratti dalle sue inchieste, pezzi tratti dalle inchieste di alcuni suoi altri colleghi, pezzi tratti da informazioni che arrivano anche dagli archivi esteri. Mettendo insieme tutte queste tessere è finalmente possibile dire con un certo grado di certezza che tra le BR e autonomie esisteva un rapporto molto, molto stretto e persino che il progetto prima di Potere Operaio, poi di Autonomia di egemonizzare l’intero partito della lotta armata è andato alla fine a segno e è stato possibile stringere questa alleanza con le BR all’ombra di un centro di lingue, all’apparenza centro di lingue, che si chiamava Hyperion, che aveva sede a Parigi ma che in realtà era il punto di snodo e di raccordo del terrorismo internazionale e anche il luogo in cui autonomia e BR strinsero legami di ferro!

ComeDonChisciotte – L’ ERESIA DELLA GRECIA OFFRE UNA SPERANZA

Fonte: ComeDonChisciotte – L’ ERESIA DELLA GRECIA OFFRE UNA SPERANZA.

DI JOHN PILGER
johnpilger.com

“Nel mondo in via di sviluppo, un sistema di selezione imposto dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale ha da tempo stabilito se la gente vive o muore.”

Mentre la classe politica della Gran Bretagna fa finta che il suo matrimonio combinato tra Panco Pinco e Pinco Panco sia la democrazia, l’ispirazione per il resto di noi è la Grecia. Non c’è da stupirsi che la Grecia non venga presentata come un faro, ma come un “paese spazzatura” ottenendo la meritata punizione per il suo “settore pubblico obeso” e la “cultura delle scorciatoie” (the Observer). L’eresia della Grecia è che la rivolta della gente comune offre una speranza autentica a differenza di quella elargita dal signore della guerra alla Casa Bianca.

La crisi che ha portato al “salvataggio” della Grecia da parte delle banche europee e del Fondo Monetario Internazionale è il prodotto di un sistema finanziario grottesco già di per sé in crisi. La Grecia è il modello in miniatura di una moderna lotta di classe che raramente è stata riportata come tale e viene portata avanti con tutta l’urgenza del panico tra i ricchi dell’impero.

Ciò che rende la Grecia diversa è che nel suo passato c’è invasione, occupazione straniera, il tradimento da parte dell’Occidente, la dittatura militare e la resistenza popolare. Le persone comuni non sono intimorite dal corrotto corporativismo che domina nell’Unione europea. Il governo di destra di Kostas Karamanlis, che ha preceduto l’attuale governo Pasok (Labourista) di George Papandreou, è stato descritto dal sociologo francese Jean Ziegler come “una macchina per il saccheggio sistematico delle risorse del Paese”.

La Federal Reserve Board degli Stati Uniti sta investigando sul ruolo della Goldman Sachs e di altri gestori di hedge fund americani che hanno scommesso sul fallimento della Grecia mentre i beni pubblici venivano liquidati e i ricchi evasori fiscali depositavano 360.000.000.000 di euro nelle banche svizzere. I più grandi armatori greci hanno trasferito le loro aziende all’estero. Questa emorragia di capitale continua con l’approvazione delle banche centrali europee e dei governi.

All’11 per cento, il deficit della Grecia non è superiore a quello americano. Tuttavia, quando il governo Papandreou ha cercato di prendere prestiti al mercato dei capitali internazionali, è stato efficacemente bloccato dalle agenzie americane di rating aziendale, che hanno “declassato” la Grecia a “spazzatura”. Queste stesse agenzie hanno assegnato rating tripla-A per miliardi di dollari in titoli cosiddetti mutui sub-prime accelerando così il crollo economico del 2008.

Quello che è successo in Grecia è un furto di portata epica, anche se di entità sconosciuta. In Gran Bretagna, il “salvataggio” di banche come Northern Rock e Royal Bank of Scotland è costato miliardi di sterline. Grazie all’ex primo ministro, Gordon Brown, e alla sua passione per gli istinti di avarizia della City di Londra, questi doni fatti con i soldi pubblici sono stati senza condizioni, mentre i banchieri hanno continuato a pagarsi i premi che chiamano bonus. Sotto la politica monoculturale della Gran Bretagna, possono fare come vogliono. Negli Stati Uniti, la situazione è ancora più eclatante, riferisce il giornalista investigativo David DeGraw, “[mentre le maggiori banche di Wall Street] che hanno distrutto l’economia pagano zero tasse e ricevono 33 miliardi di dollari in rimborsi”.

In Grecia, come in America e Gran Bretagna, alla gente comune è stato detto che deve ripagare i debiti dei ricchi e dei potenti che li hanno generati. Lavoro, pensioni e servizi pubblici devono essere tagliati e bruciati, mentre i corsari sono in carica. Per l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale, si presenta la possibilità di “cambiare la cultura” e smantellare il benessere sociale della Grecia, così come il FMI e la Banca mondiale hanno “strutturalmente modificato” (impoverito e controllato) paesi in tutto il mondo in via di sviluppo.

La Grecia è odiata per le stesse ragioni per le quali la Jugoslavia doveva essere fisicamente distrutta con la scusa di proteggere le popolazioni del Kosovo. La maggior parte dei greci sono impiegati dello Stato, e i giovani e i sindacati formano un’alleanza popolare che non è stata sottomessa; i carri armati dei colonnelli sul campus dell’Università di Atene nel 1967 rimangono un fantasma politico. Tale resistenza è un’anatema per i banchieri centrali europei e considerata come un ostacolo al bisogno del capitale tedesco di conquistare mercati a seguito della riunificazione della travagliata Germania.

In Gran Bretagna, è stato grazie alla propaganda trentennale di una teoria economica estrema conosciuta prima come monetarismo e poi come neo-liberalismo, che il nuovo primo ministro può, come il suo predecessore, esprimere le sue richieste che la gente comune paghi i debiti di imbroglioni sebbene “fiscalmente responsabili”. Le innominabili sono la povertà e la classe. Quasi un terzo dei bambini inglesi restano al di sotto della soglia di povertà. Nella classe operaia della città di Londra, nel Kent, l’aspettativa di vita maschile è di 70 anni. A due chilometri di distanza, a Hampstead, è 80. Quando la Russia è stata oggetto di una simile “terapia d’urto” negli anni ’90, l’aspettativa di vita scese in picchiata. Un record di 40 milioni di americani impoveriti attualmente ricevono buoni alimentari: cioè, non possono permettersi il cibo.

Nel mondo in via di sviluppo, un sistema di selezione imposto dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale ha da tempo stabilito se la gente vive o muore. Ogni volta che le tariffe e i sussidi alimentari e il carburante vengono eliminati dal diktat del FMI, i piccoli agricoltori sanno di essere stati dichiarati sacrificabili. L’Istituto per le Risorse Mondiali (World Resources Institute) calcola che il bilancio raggiunge 13-18.000.000 di bambini che muoiono ogni anno. “Questo”, ha scritto l’economista Lester C. Thurow, “non è metafora, né similitudine di guerra, ma la guerra stessa”.

Le stesse forze imperiali hanno utilizzato terribili armi da guerra contro i paesi colpiti nei quali la maggior parte sono bambini e hanno approvato la tortura come strumento di politica estera. Si tratta di un fenomeno di negazione per cui a nessuna di queste aggressioni ai danni dell’umanità, in cui la Gran Bretagna è impegnata attivamente, è stato permesso di influire sulle elezioni inglesi.

La gente per le strade di Atene, non soffre di questo disagio. Sanno perfettamente chi sia il nemico e loro si considerano, ancora una volta sotto l’occupazione straniera. E ancora una volta, stanno insorgendo, con coraggio. Quando David Cameron inizierà a tagliare 6.000.000.000 di sterline dai servizi pubblici in Gran Bretagna, significherà che sta contrattando perchè quello che accade in Grecia non accada in Gran Bretagna. Dovremmo dimostrare che ha torto.

Versione originale:

John Pilger
Fonte: http://www.johnpilger.com/
Link: http://www.johnpilger.com/page.asp?partid=576
20.05.2010

Versione italiana:

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.com/
Link: http://ilupidieinstein.blogspot.com/2010/05/l-della-grecia-offre-una-speranza.html
20.05.2010

Traduzione a cura di DAKOTA JONES

ComeDonChisciotte – IN GRAN BRETAGNA SI VOTA PER LA GUERRA. FATE LA VOSTRA SCELTA

Fonte: ComeDonChisciotte – IN GRAN BRETAGNA SI VOTA PER LA GUERRA. FATE LA VOSTRA SCELTA.

DI JOHN PILGER
johnpilger.com
Valutando il ricco comparto dedicato alla storia militare nel negozio dell’aeroporto, vidi che avevo una scelta: o le gesta temerarie di psicopatici o volumi accademici con la loro indebita devozione al culto dell’assassinio organizzato. Non riconoscevo nulla da reportage di guerra. Niente che mostrasse braccia e gambe di bambini che penzolavano dagli alberi, niente che ricordasse la merda nei propri pantaloni. La guerra è bella da leggere. La guerra diverte. Ancora guerra per favore.

Il giorno prima del mio volo dall’Australia, il 25 aprile, sedevo in un bar all’ombra delle grandi vele della Sidney Opera House. Era l’Anzac Day, il 95esimo anniversario dell’invasione della Turchia Ottomana da parte delle truppe australiane e neozelandesi agli ordini dell’imperialismo Britannico. Lo sbarco è stato uno spericolato e maldestro sacrificio di sangue voluto da Winston Churchill, eppure è celebrato in Australia come giornata nazionale ufficiosa. La sera c’è sempre la diretta TV della ABC dalle sacre rive di Gallipoli, in Turchia, dove quest’anno circa 8.000 tra australiani e neozelandesi avvolti in bandiere hanno ascoltato, con occhi umidi, le parole di Quentin Bryce, la governatrice generale australiana e vicerè della Regina d’Inghilterra, esporre i motivi dell’irragionevole massacro. È stato fatto, disse, per amore, “amor di patria, amore per servire, amore per la famiglia, l’amore che diamo e quello che ci permettiamo di ricevere. [È un amore che] gioisce nella verità, che tutto sostiene, tutto crede, che spera in tutto, sopporta ogni cosa. E non sbaglia mai”.

Di tutti i tentativi che io ricordo per giustificare un omicidio di stato, questa assurda terapia fai-da-te, palesemente rivolta ai giovani, merita il primo premio. Non una volta Bryce ha onorato i caduti con le due parole che i sopravvissuti del 1915 portarono a casa con sé: “Mai più”. Non una volta ha fatto riferimento alla veramente eroica campagna anti-reclutamento portata avanti dalle donne, che arginò il flusso di sangue australiano nella prima guerra mondiale, prodotto non della stupidità che “tutto crede” ma della rabbia che difende la vita.

Il successivo servizio del telegiornale riguardava un ministro Australiano, John Faulkner, con le truppe in Afghanistan. Iluminato dalla luce di un’alba perfetta, il ministro accostava l’Anzac Day alla illegittima invasione dell’Afghanistan dove, il 13 febbraio dello scorso anno, i soldati australiani ammazzarono cinque bambini. Non ne accennò nemmeno. Immediatamente dopo, il TG riportava che a Sidney un monumento ai caduti era stato “deturpato da uomini di aspetto mediorientale”. Ancora guerra, per favore.

Al bar dell’Opera House un giovanotto portava altrui medaglie di campagne di guerra. Va di moda. Fracassato a terra un bicchiere di birra, ne ha scavalcato i cocci raccolti poi da un altro giovane che il mezzobusto del TG avrebbe definito di aspetto mediorientale. È la riprova che la guerra è diventata un estremismo di moda per chi si lascia abbindolare dall’arcaico concetto edoardiano che l’uomo ha bisogno di provare se stesso “sotto il fuoco” in un paese la cui gente lui deride come “gooks” o “teste fasciate” o semplicemente “feccia”. (Nell’attuale inchiesta pubblica circa la tortura e morte dell’albergatore iracheno Baha Mousa da parte di truppe britanniche, si è saputo che “l’atteggiamento comune” era che “tutti gli iracheni sono feccia”).

Ma c’è un inghippo. Nel nono anno della totalmente edoardiana invasione dell’Afghanistan, più dei due terzi dei cittadini dei paesi invasori vogliono che le loro truppe se ne vadano da dove non hanno alcun diritto di essere. Ciò vale per l’Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Germania. Questo ci dice che dietro la facciata mediatica di rituali politicizzati – come la parata di bare militari per le strade della cittadina inglese di Wootton Bassett – milioni di persone credono nella loro intelligenza critica e morale e ignorano la propaganda che ha militarizzato la storia contemporanea, il giornalismo e le politiche parlamentari – il laburista Kevin Rudd, primo ministro australiano, per esempio, ha affermato che le forze armate sono “la più alta vocazione” in Australia.

Qui in Gran Bretagna il criminale di guerra Tony Blair è consacrato da Polly Toynbee del Guardian come “l’emblema perfetto per i capricci contraddittori della sua gente”. No, lui è stato l’emblema perfetto per un’intellighenzia liberale disposta cinicamente ad avallare il suo crimine. Di questo non si è parlato nella campagna elettorale britannica, come del fatto che il 77 per cento della popolazione vuole il ritiro delle truppe. In Iraq, puntualmente dimenticato, quello che è stato compiuto è un olocausto. Più di un milione di persone sono morte e quattro milioni sono state allontanate dalle loro case con la violenza. Non se ne è parlato una sola volta durante l’intera campagna elettorale. Piuttosto, la novità è che Blair è “l’arma segreta” dei laburisti.

Tutti e tre i candidati sono guerrafondai. Nick Clegg, il leader dei Liberal Democratici e pupillo dei vecchi sostenitori di Blair, ha detto che come primo ministro avrebbe “partecipato” ad un’altra invasione di uno “stato fallito”, sempre che ci fosse “l’equipaggiamento giusto, le giuste risorse”. Quest’unico presupposto altro non è che una genuflessione standard ai militari adesso sotto scandalo per una crudeltà coloniale di cui il caso Baha Mousa non è che uno dei tanti.

Per Clegg, come per Gordon Brown e David Cameron, le orrende armi usate dalle forze armate britanniche, come le bombe a grappolo, i proiettili ad uranio impoverito e i missili hellfire che risucchiano l’aria dai polmoni delle vittime, non esistono. Braccia e gambe di bambini sui rami degli alberi non esistono. In questo solo anno la Gran Bretagna spenderà 4 miliardi di sterline per la guerra in Afghanistan, e questa è la cifra che Brown e Cameron quasi certamente intendono tagliare al Servizio Sanitario Nazionale.

Edward S. Herman ha spiegato questo estremismo raffinato nel suo saggio “La Banalità del Male”. Esiste una rigida suddivisione del lavoro, che va dagli scienziati dei laboratori dell’industria degli armamenti al personale dell’intelligence e “sicurezza nazionale” che fornisce la paranoia e le “strategie” da usarsi, ai politici che le approvano. Per quanto riguarda i giornalisti, il nostro compito è quello della censura per omissione e di far sembrare normale il crimine a voi, il pubblico. Perché è la vostra capacità di capire e di risvegliarvi che è temuta, più di ogni altra cosa.

Titolo originale: “Voting in Britain for war. Take your pick.”

Fonte: http://www.johnpilger.com
Link
04.05.2010

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

ComeDonChisciotte – LA TRAGEDIA DI KACINSKI, COME QUELLA DI SIKORSKI !

Fonte: ComeDonChisciotte – LA TRAGEDIA DI KACINSKI, COME QUELLA DI SIKORSKI !.

DI NAPOLI LIBERA

Una atroce catastrofe, che ricorda la Grecia antica, degna di Euripide Sofocle ed Eschilo, i tragèdi del Fato. Questo ci suggerisce il ‘crash’ dell’ aereo del Presidente polacco Lech Kacinski. che RICORDA, PER PERFETTA ANALOGIA, in maniera davvero sconvolgente, la caduta dell’ aereo del suo omologo Wladislaw Sikorski, avvenuta a Gibilterra nel settembre del 1943. Con la morte di entrambi. Tutto questo avviene nel bel mezzo, e forse a suo contrasto, di una storica riconciliazione Russo-Polacca, che aveva visto giovedì il primo atto, con la visita del Premier Vladimir Putin alle ‘fosse di Katyn’, mano a mano con l’ omologo Donald Tusk; mentre oggi era prevista l’ incontro a livello Presidenziale, tra Kacinski e Medvedev, al Sacrario che ricorda quell’ orrore, nella vicina Smolensk….

Cosa nasconde allora per DAVVERO, quale tabù intoccabile, la terribile storia della strage di migliaia e migliaia di ufficiali polacchi a Katyn? E come mai venne tenuta segreta la responsabilità dei russi nel crimine nefando, il cui attuatore, pensate un po’, fu NIKITA KRUSCEV, il filo-occidentale autore del ‘disgelo’ con gli USA, alla testa di reparti speciali dell’ NKVD, la tremenda polizia segreta sovietica degli anni ’30’-40 ? La responsabilità infatti, dal Processo di Norimberga in poi, venne attribuita ‘ai tedeschi’.

MA DI COMUNE ACCORDO, TRA ENTRAMBE LE PARTI VINCITRICI IN GUERRA! TANTO I SOVIETICI QUANTO GLI ANGLO-AMERICANI FALSIFICARONO E NASCOSERO LE PROVE SU QUEL MASSACRO: CHE RIMASERO PER DECENNI E DECENNI SEPOLTE PROPRIO A NAPOLI, FOTO E RELAZIONE DELLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE D’ INCHIESTA NOMINATA DALLA CROIX ROUGE E PRESIEDUTA DAL MEDICO NAPOLETANO VINCENZO MARIO PALMIERI…..E NATURALMENTE, SEPOLTE NEGLI STESSI ARCHIVI GINEVRINI.

ComeDonChisciotte – GEORGE SOROS E’ EFFETTIVAMENTE IN GRADO DI PROVOCARE IL CROLLO DELL’EURO ?

Fonte: ComeDonChisciotte – GEORGE SOROS E’ EFFETTIVAMENTE IN GRADO DI PROVOCARE IL CROLLO DELL’EURO ?.

FONTE: RT

Trascrizone dell’intervista di Webster Tarpley a RT (RussiaToday)

“Io ritengo che ci siano decisive e circostanziate prove che spingerebbero qualunque giornalista investigativo ad approfondire. Si tratta di un tentativo mirato a creare una crisi in grado di condurre ad un nuovo sistema monetario mondiale. Si tratta dell’utilizzo di armi economiche allo scopo di difendere il dollaro, contemporaneamente attaccando la Grecia, e tramite la Grecia attaccare l’euro. La questione che è stata rivelata nel corso degli ultimi paio di giorni dal Wall Street Journal è che vi è stata una cena segreta in un appartamento di Manhattan, in data 8 febbraio, alla quale erano presenti, un gruppo di Hedge fund predatori, e questi sociopatici, mentre cenavano a base di filet migon, pianificavano un attacco sui titoli di stato greci e sull’euro utilizzando leverage rates di 20. a 1. E chi erano i presenti ? Monness, Crespi & Hut, una banca d’investimento stile “boutique”, SAC Capital Advisors, Brigade Capital e soprattutto Soros Fund Management.

Per la verità George Soros, si era già impegnato a preparare il terreno sostenendo di ritenere che l’Euro fosse soggetto al rischio di crollare e di cadere a pezzi. L’idea era realizzare un attacco speculativo ai danni dell’Euro in maniera da alleviare la pressione speculativa sul dollaro. E naturalmente la Grecia rappresenterebbe il punto debole. Loro hanno sostenuto che – insomma il consenso a questo tavolo mentre si cenava a base di filet mignon – era che qualunque fosse stata la conclusione della crisi debitoria della Grecia, quest’ultima si sarebbe dimostrata comunque estremamente negativa per l’euro e quindi pare abbiano continua dicendo, questo è almeno il resoconto del WSJ, che non appena saltata la Grecia, quello sarebbe stato solo il primo pezzo del domino a cadere, a seguire sarebbe toccato a Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda e naturalmente California, Gran Bretagna e infine Stati Uniti, e uno di questi personaggi, quello di Brigade Capital, avrebbe detto: la Grecia rappresenterà il fattore chiave del contagio che finirà con l’infettare tuti i debiti sovrani del mondo. Quindi stiamo parlando di debiti pubblici nazionali quelli dello Stato, quelli a livello locale, provinciale, di tutti gli Stati nazionali.

Quindi, in pratica ci stiamo avvicinando a questa situazione in cui, o si accetterà di permettere Che gli hedge fund e le banche “zombie” conducano i Governi nazionali alla bancarotta, o i Governi si decideranno finalmente a liquidare questi hedge fund proteggendo così se stessi. Tuttavia questa sarebbe solo una di un paio di associazioni a delinquere a cui in realtà il WSJ ha fatto riferimento. Un’altra è quella legata a Paulson & Company. Si tratta comunque di un altro Paulson, non si tratta dello stesso Paulson ed a Globeop Financial Services, accompagnata da un bel gruppoo di banche “zombie”, tutte sopravvissute grazie al denaro dei contribuenti americani. Stiamo parnado di Goldman Sachs – come potevano mancare – Bank of America /Merrill Lynch, e Barclays Bank – ricordiamoci che sono state salvate dagli Stati Uniti tramite il pagamento dei derivati AIG.
Quindi, numerosi di questi personaggi erano lì per fare soldi ma c’era anche un proposito politico, ovvero mascherare la debolezza del dollaro. Il dollaro ha raggiunto il suo livello minimo nella prima settimana di Dicembre dopo essere precipitato per tutto l’autunno fino a 1.50, 1.51 sull’euro.
Da allora in avanti è stato l’euro a precipitare, quindi si tratta di un’operazione a supporto del dollaro.

Ora l’Economist di Londra, il WSJ, il Financial Times si sono impegnati a lungo prendendo in giro i Greci ed il Primo Ministro Zapatero, della Spagna, che avevano parlato di cospirazione speculativa internazionale. Gli hanno detto in effetti: ma cosa state dicendo, siete paranoici, è una teoria della cospirazione. E tuttavia, è esattamente quello che abbiamo di fronte, ciò che abbiamo davanti agli occhi, in pratica ed io credo che sulla base della normativa anti-trust vigente in USA, questa sarebbe esattamente la definizione di una cospirazione criminale finanziaria in violazione Della normativa sulla correttezza degli scambi, e se tale condotta fosse stata tenuta sul mercato dei titoli negli Stati Uniti, sarebbe stata certamente definita come un “Pool” e dichiarata illegale.

Quindi, io credo sia chiaro che quello di cui la Grecia ha bisogno non siano certo misure di austerità. Avrebbero bisogno di dichiarare illegali una serie di elementi ovvero dichiarare illegali i derivati, hanno necessità di dichiarare illegali i Credit Default Swaps, di misure come quella promossa dal CEO dell’ELF, appunto in tale Paese, per favorire l’applicazione di una Tobin Tax, ovvero di una tassa dell’1% sui derivati e su altre forme di speculazione finanziaria.

E naturalmente, in Paesi in cui esistono magistrati indipendenti come in Spagna e in Italia probabilmente ad alcuni interesserà analizzare tutto questo. L’altra questione ovviamente., è porre attenzione a questo attacco speculativo per tenere sotto controllo questi speculatori e magari fissare sanzioni per le attività che stanno conducendo.”

6.03.2010

RIVOLUZIONE DEMOCRATICA: «QUESTI PORCI INGLESI»

Altro che PIGS!

Il solo fiore all’occhiello di Sua Maestà sarebbe il debito pubblico, il 43,60% del Pil, fatto che collocherebbe appunto il Regno Unito tra i paesi virtuosi. Bugia! Gli inglesi, come si sa, sono isolani, e calcolano a modo loro. O per dirla altrimenti non si devono certo far insegnare dai greci come manipolare e truccare i parametri e i dati. E’ infatti risaputo (come è stato fatto notare da diversi analisti, vedi il Corriere della Sera del 9 dicembre), che il debito pubblico del Regno Unito supererebbe il 170%, bel oltre quello greco e prossimo a quello giapponese, se il Tesoro di Sua Maestà contasse, come dovrebbe in base al Trattato di Maastricht e ancora non fa, anche il costo dei salvataggi bancari e i passivi delle banche nazionalizzate dopo il crollo del settembre 2008.

Fonte: RIVOLUZIONE DEMOCRATICA: «QUESTI PORCI INGLESI».

ComeDonChisciotte – BILDERBERGS DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

ComeDonChisciotte – BILDERBERGS DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!.

DI WILLIAM BOWLES
Strategic Culture

“Nel dopoguerra iracheno, usare le forze militari per difendere gli interessi degli U.S.A., non per ricostruire il Paese.” The Heritage Foundation

E nel caso non abbiate ancora capito il punto, lo stesso documento dell’ Heritage Foundation, datato 25 settembre 2002, prosegue nel sostenere che bisogna “proteggere le infrastrutture energetiche irachene contro il sabotaggio interno e gli attacchi stranieri per riportare nuovamente l’Iraq nei mercati globali dell’energia e assicurarsi che gli U.S.A. e tali mercati abbiano accesso alle sue risorse.”

Chiunque sostenga il contrario, sia nei media corporativi che nell’informazione di stato, fa propaganda e/o mente. Punto.

Oliando gli ingranaggi del capitalismo

Il momento di svolta, quando il petrolio assume un ruolo centrale, si colloca significativamente agli albori del ventesimo secolo, che si è aperto con il passaggio dal carbone al petrolio nella marina imperiale britannica e in quella tedesca, le più potenti al mondo.

Da questo momento in poi, i destini della Persia e del mondo arabo divennero di centrale importanza per le ambizioni imperiali dell’Occidente, a tal punto che da quel giorno stiamo convivendo (e morendo) con le conseguenze, soprattutto i palestinesi e gli iracheni, per non parlare delle due guerre mondiali, nelle quali il petrolio era centrale per tutte le nazioni in guerra, non solo per i combattimenti, ma anche per ottenere il controllo.

“Pressocchè indiscusso,tuttavia, è il fatto che gli obiettivi geopolitici strategici dell’ Inghilterra, ben prima del 1914, includevano non soltanto la sconfitta del suo più grande rivale industriale, la Germania, ma anche, attraverso le conquiste di guerra, il consolidamento di un controllo senza pari sulla preziosa risorsa che, a partire dal 1919, si era dimostrata la chiave di volta dello sviluppo dell’economia del futuro: il petrolio.” A Century of War, F. William Engdahl, p.38.

Il petrolio ha esteso il raggio d’azione della marina consentendo alle navi di attraversare tutto il globo senza bisogno di fare rifornimento, rendendo in questo modo la marina inglese in grado di conquistare il controllo assoluto degli oceani di tutto il mondo e delle rotte commerciali. Uno degli obiettivi della prima guerra mondiale fu impedire alla Germania l’accesso ai giacimenti petroliferi appena scoperti in quello che è attualmente suolo iraniano. Questo significava controllare l’accesso al medioriente, dove il controllo inglese del canale di Suez (“rubato” ai francesi) ha infine determinato il destino del popolo della Palestina e anzi di tutto il medioriente.

Di certo il petrolio è solo una componente, ma senza di esso nient’altro funziona, men che meno un esercito moderno. Rinuncia al petrolio, e rinuncerai anche a tutto ciò che dipende da esso.

“Il 17 febbraio 2007, la Energy Bullettin [n.d.t. associazione no-profit specializzata nell’informazione nel campo energetico] descrive dettagliatamente il consumo di petrolio per aerei, navi e veicoli di terra di proprietà del Pentagono, il più grande consumatore singolo di petrolio al mondo. Al momento dell’inchiesta, la marina statunitense aveva 285 navi da guerra e navi ausiliarie e circa 4000 aerei operativi. L’esercito degli U.S.A. aveva 28.000 veicoli blindati, 140.000 High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle [n.d.t. veicolo militare da ricognizione dell’esercito statunitense], più di 4000 elicotteri da combattimento, parecchie centinaia di aerei ad ali fisse e 187493 “fleet vehicle”. Fatta eccezione per 80 sottomarini nucleari e per le portaerei, che incrementano l’inquinamento radioattivo, tutti gli altri loro veicoli sono alimentati con il petrolio.”

I media ufficiali vogliono farmi credere che chiunque gridi al petrolio ogni volta che salta fuori l’Iraq sia una sorta di matto, come uno rapito dagli alieni, non meno di un cospiratore.

Nel 2003 quando gli U.S.A. e l’Inghilterra invasero l’Iraq, io fui molto colpito dalle varie dichiarazioni dei media ufficiali, secondo cui l’invasione non aveva niente a che fare con il petrolio, mentre coloro che dichiaravano che il petrolio aveva tutto a che fare con essa erano svitati cospiratori, senza dubbio di casa nell’ Area 51.

“Le teorie della cospirazione abbondano….Alcuni sostengono che è basata sul petrolio… [questa] teoria [è] del tutto senza senso.” The Indipendent, 16 aprile 2003

Al contrario, le compagnie petrolifere non hanno esitato nel farsi avanti riguardo al ruolo centrale del petrolio nell’invasione dell’Iraq, ripetendo le tesi sostenute dagli uomini in giacca e cravatta dell’ Heritage Foundation:

“Direi che soprattutto le aziende U.S.A. guardino a che l’Iraq diventi terreno d’affari [dopo la caduta di Saddam]” sostiene uno dei dirigenti delle più grandi compagnie petrolifere al mondo.

“Quello che loro [i neo-conservatori dell’amministrazione Bush] hanno in mente è la privatizzazione e la suddivisione del petrolio iracheno tra le industrie petrolifere statunitensi…Noi assumeremo il controllo dell’Iraq, instaureremo il nostro regime, produrremo petrolio alla massima velocità e diremo all’ Arabia Saudita di andare al diavolo.” James E. Akins, ex-ambasciatore degli U.S.A. in Arabia Saudita.

“Probabilmente sarà la fine per l’OPEC [n.d.t.: Organization of the Petroleum Exporting Countries]” Shoshana Bryen, direttore dei progetti speciali dello JINSA (Jewish Institute for National Security Affairs), “Dopo la caduta dell’Iraq e la privatizzazione del suo petrolio, intendo.”

“Le industrie americane faranno il colpo grosso con il petrolio iracheno,” Ahmed Chalabi [n.d.t.: ministro del petrolio ad interim in Iraq e in seguito primo ministro dal maggio 2005 al maggio 2006] al Washington Post.

In “The Future of a Post-Saddam Iraq: A Blueprint for American Involvement,” una serie di documenti dell’Heritage Foundation, emerge un piano per la privatizzazione del petrolio iracheno e anzi la privatizzazione dell’intera economia.

E’ una cospirazione? Dipende da cosa si intende con questa parola. Le definizioni del dizionario sono le seguenti.

1. l’atto del cospirare.
2. un piano dannoso, illegale, pericoloso o clandestino, formulato in segreto da due o più persone.
3. un’unione di persone per uno scopo segreto, illegale o dannoso.
4. [legge] un accordo tra due o più persone per commettere un crimine, una frode o un atto illegittimo.
5. ogni concorso nel portare avanti un’azione; unione nel raggiungere un obiettivo predeterminato.

Direi che tutte insieme siano adatte a descrivere l’invasione in Iraq, dopo tutto Bush e Blair hanno cospirato per ingannare tutto il mondo costruendo prove dell’esistenza delle armi di distruzione di massa (WMD) per invadere illegalmente il Paese. Loro hanno cospirato (insieme ad altri) per distruggere una nazione e rubarne le risorse, ergo: una cospirazione.

Detto questo, c’è chi si spinge molto oltre, sostenendo che esiste una cospirazione globale, risalente almeno a cento anni fa e messa in piedi dalle classi politiche degli U.S.A. e dell’ Inghilterra che, assieme a potenti blocchi bancari ed energetici, hanno cercato di controllare il pianeta, le sue risorse, i mercati e il lavoro. Ma è una cospirazione o è soltanto il colonialismo, nell’atto di fare ciò che sa fare meglio: saccheggiare, uccidere e colonizzare? In altre parole, abbiamo bisogno della cospirazione per spiegare gli eventi? E cosa importa se si tratta di una cospirazione che dura addirittura da più di un secolo? Non cambia nulla, siamo comunque di fronte alle stesse forze.

La domanda giusta da fare è: perchè i media corporativi/di stato insistono nell’usare la parola cospirazione per deridere chiunque metta in discussione l’ortodossia dominante? La risposta è ovvia ed immediata: la parola cospirazione è stata utilizzata in modo distorto, non per riferirsi al suo significato indicato nel dizionario, ma piuttosto a chiunque mette in dubbio le spiegazioni fornite dai nostri leader politici sul perchè le cose accadono.

La storia è piena di ogni tipo di cospirazione di stato e/o di corporazioni, dall’incendio del Reichstag alla provocazione del golfo del Tonkino, al rovesciamento di Allende in Cile da parte della CIA e della ITT, alle inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq, a partire dalla necessità di disgiungere la parola petrolio dall’ Iraq/Iran/Afghanistan solo nell’ipotesi che le persone arrivino alla conclusione giusta riguardo al perchè le cose accadono.

Il linguaggio viene mutilato per servire gli obiettivi della classe corporativa e viene invece aiutato da quei pazzi della vera cospirazione, che vedono tutto come una cospirazione, risalente a volte a secoli e secoli fa, e concernente cabale segrete di un tipo o di un altro. Collegare la sinistra a questa folla serve soltanto a svalorizzare il nostro ragionamento e di certo è questo l’obiettivo.

Non c’è dubbio che la classe criminale internazionale si è unita, in piani e complotti, è in questo consiste il Council on Foreign Relations (CFR), allo stesso modo del Chatham House (Royal Institute of International Affairs), il suo equivalente inglese, ed entrambe le organizzazioni sono state fondate nei primi due decenni del ventesimo secolo, quando venne sancita l’alleanza anglo-sassone. L’appello dei membri del CFR dimostra che i maggiori governi occidentali sono tutti, in concreto, servi del capitale.

Le stesse osservazioni valgono per il gruppo di Bilderberg, composto da “capitani d’industria” di tutto il mondo e dai membri più influenti delle classi politiche dei principali stati capitalisti. Ma questa è una cospirazione? In un certo senso no, dopo tutto, è di certo legittimo per la classe dominatrice progettare ed organizzare, è il motivo per cui Washington DC pullula di fondazioni e di think-tank. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, miliardi di dollari sia delle finanze pubbliche che di quelle private sono stati riversati su queste organizzazioni. Il loro obiettivo? Espandere il libero mercato e fronteggiare ogni opposizione con qualsiasi mezzo, lecito o illecito.

“…gli uomini più potenti del mondo si sono incontrati per la prima volta” a Osterbeek, Olanda [più di cinquanta anni fa],” hanno discusso del futuro del mondo ed hanno deciso di incontrarsi ogni anno in segreto. Si sono autodefiniti come il gruppo di Bildberg, includendo tra i loro soci i più importanti membri di potenti élite, soprattutto dall’America, dal Canada e dall’ Europa occidentale, nomi familiari come David Rockefeller, Henry Kissinger, Bill Clinton, Gordon Brown, Angela Merkel, Alan Greenspan, Ben Bernanke, Larry Summers, Tim Geithner, Lloyd Blankfein, George Soros, Donald Rumsfeld, Rupert Murdoch, altri capi di stato, senatori influenti, membri del Congresso e del parlamento, pezzi grossi del Pentagono e della NATO, membri delle famiglie reali europee, importanti figure del mondo dei media e altri invitati, alcuni al livello di Barack Obama e dei suoi funzionari maggiori.” The True Story of the Bilderberg Group di Daniel Estulin.

E’ chiaro che il capitalismo si è evoluto per parecchie generazioni successive con tutti i tratti della cospirazione, nel senso più generale, e del tipo più sofisticato, che coinvolge un vasto schieramento di adepti, inclusi elementi chiave dei media, del mondo accademico, dell’economia e della politica, sia all’interno del governo che al di fuori. Una “cospirazione” per consolidare il capitalismo come unica forma di società possibile: come potrebbe essere altrimenti? C’è veramente troppo in gioco e a riprova di questo basta soffermarsi su come questa élite economica/governativa/mediatica ha cospirato per sabotare il COP15 [n.d.t. conferenza sul clima di Copenaghen 2009], senza timore delle conseguenze.

Gli uomini in giacca e cravatta, nella famiglia, nell’educazione e nell’economia, con lo stato nel ruolo di mediatore, hanno creato quello che è oggi un network internazionale che mette in contatto le classi dominatrici dei più potenti stati capitalisti, è il motivo per cui hanno un gruppo Bilderberg, è dove i pezzi grossi dell’economia, la classe politica, alcuni media e gli accademici possono incontrarsi e formulare strategie e tattiche, fatto indispensabile in un mondo dove le comunicazioni sono quasi istantanee. Non servono governi che seguano politiche che non combaciano con la linea del “consenso”, come accade di tanto in tanto e l’illusione si è spezzata con poco.

In un mondo dove le forze economiche dominanti sono costituite da circa un paio di centinaia di corporazioni, corporazioni che de facto si assicurano che i loro rispettivi governi seguano linee politiche favorevoli per la loro sopravvivenza e per la ricchezza crescente dei loro principali azionisti, la cosa più logica da fare è unirsi su dei punti d’interesse comune. Sarei estremamente sorpreso se un gruppo come quello di Bilderberg non esistesse.

E questi punti sono: l’accesso e/o il controllo/proprietà delle risorse; accesso al lavoro sottopagato; libero movimento dei capitali; ed ultimo, ma non meno importante, neutralizzare ogni opposizione alla legge del capitale, ovunque esse appaiono.

Armato contro di noi, esiste un vasto apparato di controllo e di manipolazione che abbraccia le fondazioni governative, non-governative, il mondo accademico, enti ufficiali o non ufficiali, nazionali o transnazionali, associazioni, ong ed “ong”, associazioni di beneficenza e “associazioni di beneficenza”, ciascuno di essi ampiamente sovvenzionato dallo stato e/o dalle corporazioni. Chi ha bisogno dell’ordine degli illuminati, quando abbiamo tutto questo apparato contro di noi?

Titolo originale: “Bilderbergs of the World Unite!”

Fonte: http://en.fondsk.ru/
Link
12.01.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA

ComeDonChisciotte – LA GUERRA E’ PACE. L’IGNORANZA E’ FORZA

Ma Obama è veramente un uomo di pace?

Fonte: ComeDonChisciotte – LA GUERRA E’ PACE. L’IGNORANZA E’ FORZA.

DI JOHN PILGER
newstatesman.com

Barack Obama, vincitore del Nobel per la Pace del 2009, sta pianificando una nuova guerra da aggiungere al suo già straordinario elenco.

I suoi agenti in Afghanistan regolarmente distruggono feste matrimoniali, contadini e lavoratori edili con armi di ultima generazione come il missile Hellfire (fuoco infernale), che risucchia l’aria dai polmoni. Secondo le Nazioni Unite, 338.000 bambini afghani stanno morendo sotto la coalizione guidata da Obama, che permette di spendere soltanto 29 dollari all’anno pro capite in cure mediche.

Nel giro di poche settimane dalla nomina, Obama ha iniziato una nuova guerra in Pakistan, che ha spinto più di un milione di persone ad abbandonare le loro case. Minacciando l’Iran – che il suo segretario di stato, Hillary Clinton ha dichiarato di esser pronta ad “annientare” – Obama mentì nel dire che gli Iraniani stavano occultando una “programma nucleare segreto”, pur sapendo che ciò era già stato segnalato all’Autorità Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA). D’accordo con l’unica potenza nucleare in Medio Oriente, ha corrotto l’Autorità Palestinese inducendola a respingere la delibera delle Nazioni Unite secondo cui Israele aveva commesso crimini contro l’umanità nella sua aggressione a Gaza – crimini resi possibili dall’uso di armi inviate dagli Stati Uniti con la segreta approvazione di Obama prima del suo insediamento.

Nel suo paese, l’uomo di pace ha approvato una spesa militare di molto superiore a quella di qualsiasi anno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel bel mezzo di un nuovo tipo di repressione interna. Durante il recente incontro del G20, ospitato a Pittsgurgh da Obama, la polizia militarizzata attaccava pacifici dimostranti con qualcosa, mai visto prima per le strade americane, chiamato Long Range Acoustic Device (nella foto). Montato sulla torretta di un piccolo automezzo militare, il dispositivo emetteva un rumore acuto, mentre indiscriminatamente venivano lanciati gas lacrimogeni e irritanti. Fa parte di un nuovo armamentario “per il controllo delle masse” fornito da appaltatori militari quali Raytheon. Nello “stato di sicurezza nazionale” controllato dal Pentagono, il campo di concentramento di Guantanamo Bay, che Obama promise di chiudere, rimane aperto, e imprigionamenti arbitrari, assassinii segreti e torture continuano.

L’ultima guerra del neo premio Nobel per la Pace è in gran parte segreta. Il 15 luglio Washington ha stipulato un accordo con la Colombia che garantisce agli Stati Uniti sette basi militari giganti. “L’idea – ha riferito l’Associated Press – è quella di fare della Colombia un centro regionale per le operazioni del Pentagono… quasi metà del continente può essere coperto da un C-17 [aereo da trasporto militare] senza doversi rifornire, il che ci aiuta nella nostra strategia di presenza sul territorio”.

Tradotto questo significa che Obama sta progettando una “involuzione” dell’indipendenza e della democrazia che le popolazioni di Bolivia, Venezuela, Equador e Paraguay hanno ottenuto contro ogni aspettativa, assieme ad una storica cooperazione regionale che respinge il concetto di una “sfera d’influenza” degli Stati Uniti. Il regime colombiano, che appoggia gli squadroni della morte e che ha il peggior record del continente per i diritti umani, ha ricevuto aiuti militari dagli Stati Uniti secondi in proporzione soltanto ad Israele. La Gran Bretagna fornisce l’addestramento militare. Guidati da satelliti militari americani, i paramilitari colombiani stanno infiltrandosi in Venezuela con l’obiettivo di rovesciare il governo democratico di Hugo Chàvez, cosa che non riuscì a George Bush nel 2002.

La guerra alla pace e alla democrazia in America Latina di Obama segue uno stile da lui dimostrato a partire dal colpo di stato ai danni del presidente democratico dell’Honduras, Manuel Zelaya, a giugno. Zelaya ha aumentato i minimi salariali, ha concesso sovvenzioni ai piccoli agricoltori, ha tagliato i tassi d’interesse e ridotto la povertà. Progettava di rompere col monopolio farmaceutico degli Stati Uniti e di produrre farmaci generici meno costosi. Nonostante abbia richiesto il reintegro del presidente Zelaya, Obama si rifiuta di condannare i colpevoli del golpe, di richiamare l’ambasciatore americano e di ritirare le truppe americane che stanno addestrando le forze dell’Honduras risolute a sconfiggere la resistenza popolare. A Zelaya è stato ripetutamente negato un incontro con Obama, che ha approvato un prestito di 164 milioni di dollari al regime illegale. Il messaggio è chiaro e noto: i delinquenti possono agire impunemente per conto degli USA.

Obama, il seducente manovratore di Chicago via Harvard, è stato reclutato per recuperare quella da lui definita la “leadership” mondiale. La decisione del comitato per il Premio Nobel è quella specie di nauseante razzismo alla rovescia che ha consacrato quest’uomo per non altra ragione che quella di appartenere ad una minoranza etnica e per il fascino che esercita sulla sensibilità dei liberali, se non sui bambini afghani che uccide. Questa è la Chiamata di Obama. Non è molto diversa dal fischietto per cani: impercettibile ai più, ma irresistibile agli infatuati e alle teste di legno. “Quando Obama entra in una stanza”, esclamava estatico George Clooney, “vuoi seguirlo da qualche parte, ovunque”.

Frantz Fanon, la grande voce della Black Liberation lo aveva capito. Nel suo libro “I dannati della terra” descrive come “La missione dell intermediario non ha niente a che fare col trasformare la nazione: consiste, banalmente, nell’essere l’anello di congiunzione tra la nazione e un capitalismo rampante, benché camuffato”. Siccome il dibattito politico sì è così svuotato nella nostra monocultura mediatica – Blair o Brown, Brown o Cameron – razza, sesso e classe sociale possono essere usati come strumenti seducenti di propaganda e distrazione. Ciò che conta nel caso di Obama, come Fanon faceva notare in un’epoca precedente, non è il rilievo “storico” dell’intermediario, ma è la classe che lui serve. Dopotutto, l’entourage di Bush è stato forse il più multirazziale nella storia della presidenza USA. C’erano Condoleezza Rice, Colin Powell, Clarence Thomas, tutti servitori di un potere estremo e pericoloso.

La Gran Bretagna ha sperimentato su di sè qualcosa di simile allo slancio mistico per Obama. Il giorno dopo le elezioni di Blair nel 1997, The Observer predisse che avrebbe creato “nuove regole mondiali sui diritti umani”, mentre The Guardian si rallegrò al “ritmo incredibile con cui le dighe del cambiamento si spalancarono”…. Quando lo scorso novembre Obama fu eletto, l’on. Denis McShane, un fedelissimo sostenitore dei bagni di sangue di Blair, senza volerlo ci mise in guardia dicendo: “Se chiudo gli occhi quando sento Obama, mi pare di sentire Tony. Sta facendo le stesse cose che facemmo noi nel 1997.”

John Pilger
Fonte: http://www.newstatesman.com
Link: http://www.newstatesman.com/international-politics/2009/10/obama-pilger-war-peace
15.10.2009

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org a cura di GIANNI ELLENA

IL MONDO SEDUTO SU UNA BOMBA NUCLEARE A OROLOGERIA | Tutto Gambatesa .net

IL MONDO SEDUTO SU UNA BOMBA NUCLEARE A OROLOGERIA | Tutto Gambatesa .net.

di Monica Centofante

A Celjabinsk, provincia russa degli Urali meridionali, dove alcune città sono dimenticate perfino dalle mappe geografiche, l’aria è carica di morte. Una morte silenziosa e invisibile che ha già trascinato con sé centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini.
Di queste zone, fino al 1991 inaccessibili agli stranieri, quasi nessuno conosce l’esistenza. Eppure è qui che sorge, ed è ancora abitato, il luogo più contaminato della Terra da rifiuti radioattivi.
Si chiama Celyabinsk-40, più noto come Mayak, e insieme a Celyabinsk-65 e Celyabinsk-70 è uno dei centri segreti russi che dopo la seconda guerra mondiale ospitarono i maggiori complessi nucleari dell’Unione Sovietica.
Dal 1949 al 1967 Mayak è stata una pattumiera di rifiuti radioattivi. Sversati in particolare nel fiume Techa e nel lago Karachy, che ora non presentano più forme di vita. Mentre tumori e malformazioni congenite – spiega Franco Valentini di rinnovabili.it – colpiscono da anni la popolazione locale formata per la maggior parte da contadini che vivono in condizioni di estrema povertà e ignoranza e che sono stati esposti ad una quantità di radiazioni pari a quella ricevuta dai superstiti di Hiroshima e Nagasaki.
Quante Mayak ci siano nel mondo nessuno può dirlo con certezza. Ma le informazioni che si raccolgono delineano un quadro tutt’altro che rassicurante.
In tutta la Russia, in quarant’anni di guerra fredda, decine di milioni di metri cubi tra rifiuti solidi e liquidi sono stati disseminati nell’ambiente e molto simile è la situazione degli altri Paesi che hanno sviluppato attività e programmi nucleari. A partire dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Gran Bretagna o dalla nostra Italia, dove di recente si è tornato a discutere della concreta possibilità di un ritorno all’atomo, nonostante non sia ancora stato risolto il problema delle scorie accumulate in passato.
Secondo l’INSC (International Nuclear Societes Council), l’industria nucleare mondiale produce all’anno qualcosa come 270.000 metri cubi di scorie, tra media, bassa e alta radioattività. Una quantità che paragonata ai rifiuti di centrali a fonti fossili tradizionali non è eccessiva, ma che rappresenta un problema ancora insormontabile per la comunità scientifica mondiale nel lungo termine. Il combustibile spento e scaricato di reattori ad uranio mantiene infatti una pericolosità elevata per un milione di anni. Mentre le terre e le acque che ne vengono in contatto diventano esse stesse radioattive mantenendosi in questo stato per centinaia di migliaia di anni. E provocando effetti devastanti su qualsiasi forma di vita circostante.
Uno studio del Dipartimento della Salute degli Stati Uniti – per citare un solo esempio – ha provato che i due terzi delle morti causate da tumore al seno tra il 1985 e il 1989, in America, si sono verificate in un raggio di circa 160 chilometri dai reattori nucleari. E considerato che negli Usa le centrali sono più di cento e le scorie prodotte circa 37 milioni di metri cubi stipate in depositi di fortuna sparsi per il Paese, si può solo intuire quale sia l’entità del rischio in termini di vite umane solo in territorio americano.
Nel resto del mondo la situazione, seppur ridimensionata, non è differente.
In Europa – dove i rifiuti radioattivi provengono perlopiù dal settore civile – si parla di circa 40.000 metri cubi di scorie l’anno. Dei quali Francia e Gran Bretagna detengono il primato sia a causa del numero di reattori attivi presenti sui loro territori sia per gli importanti programmi militari svolti. E per avere un’idea più precisa basti pensare che solo la Francia ne produce annualmente una quantità pari a quelle presenti nel nostro Paese dal 1987, anno in cui con un referendum seguito all’incidente di Chernobyl abbiamo scelto di rinunciare al nucleare. Da allora il problema dei rifiuti speciali non è mai stato risolto e, sebbene non se ne parli, rappresenta una delle principali cause di morte in alcune zone del nostro Paese.
A distanza di oltre 20 anni da quella decisione, infatti, le scorie – circa 30mila metri cubi destinati a crescere – sono custoditi in condizioni di sicurezza precaria e gli impianti non ancora completamente smantellati.
Il caso Italia
Nella centrale nucleare più grande d’Italia – quella di Caorso, vicino a Piacenza – vi sono ancora 700 barre di combustibile con 1.300 Kg di plutonio: materiale recuperabile per il 97%, perché ancora utile per produrre energia elettrica, ma che per questo sarà consegnato ai francesi. Mentre a noi torneranno le scorie.
Dove le metteremo è la grande incognita. Soprattutto perché quello della centrale di Caorso non è di certo un caso isolato.
Il problema dello smaltimento delle scorie nucleari, in Italia, è tanto sconosciuto quanto attuale e non raramente si intreccia con i lucrosi interessi gestiti dalla criminalità organizzata, che in questo campo non agisce solo per proprio conto. L’ultima delle tante prove è nelle recenti cronache sul ritrovamento di una nave contenente rifiuti speciali, scoperta sui fondali del Mediterraneo al largo della costa di Cetraro, nel Tirreno Cosentino. Ad indicarne la presenza, un pentito della ‘Ndrangheta, che avrebbe parlato di una serie di imbarcazioni, forse una trentina, contenenti grandi quantità di scorie radioattive e fatte affondare negli anni Ottanta e Novanta in diversi tratti di mare nel quadro di un accordo siglato tra le cosche e oscuri faccendieri.
Qualcosa di simile, ma sulla terraferma, sarebbe avvenuto a Pasquasia, una cittadina in provincia di Enna, un tempo conosciuta per la sua miniera di Sali alcalini misti ed in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Un sito che dagli anni Sessanta fino al 1992 ha dato lavoro a migliaia di persone e che da allora, a quanto pare, semina morte.
Le prove ufficiali non ci sono, ma voci di popolo e una serie di indagini sempre ostacolate hanno sollevato il dubbio che all’interno della miniera siano stoccati rifiuti nucleari: scorie di medio livello radioattivo delle quali la popolazione non deve sapere nulla.
Nel 1996 aveva provato a rompere il silenzio l’allora onorevole Giuseppe Scozzari, seguito dall’onorevole Ugo Maria Grimaldi, all’epoca assessore al Territorio e Ambiente alla Regione Sicilia. Entrambi furono isolati e non riuscirono ad approdare ad alcun risultato concreto, ma le loro personali inchieste avevano portato alla luce una realtà inquietante: i casi di tumore e leucemia erano aumentati nel solo biennio 1995/96, nella zona di Enna, del 20% mentre Pasquasia e “l’intera Sicilia rischiava di essere trasformata in una pattumiera dell’Europa”. Grimaldi aveva denunciato la presenza di amianto in tutto il territorio provinciale, nelle cave abbandonate ed in altri siti. Scozzari aveva chiesto un’interrogazione parlamentare e tentato l’ingresso nella miniera, convinto che fosse gestita da organizzazioni criminali senza nessun consenso formale da parte dello Stato.
E invece, se è vero che parte di quei terreni appartenevano (e apparterrebbero) a persone in odore di mafia vero è anche che erano state proprio le istituzioni italiane – e internazionali – a negargli l’accesso. Allo stesso modo in cui, ancora oggi, negano la presenza delle scorie mentre le analisi effettuate dall’Usl già nel 1997 rivelavano l’esistenza in quella zona di Cesio 137 in concentrazione ben superiore alla norma. Il che poteva significare che non solo i rifiuti nucleari c’erano – e quindi ci sono – ma che si era addirittura verificato un inaspettato incidente nucleare, con relativa fuga di radioattività, probabilmente durante una sperimentazione atta ad appurare la consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni di radiazioni.
Una tragedia, per la popolazione circostante, tenuta sotto totale silenzio.
Anche il pentito di mafia Leonardo Messina, già membro della cupola di Cosa Nostra, aveva parlato di Pasquasia e della presenza di rifiuti radioattivi nella miniera all’interno della quale aveva lavorato come caposquadra. Secondo il suo racconto – sul punto considerato attendibile dal Procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna – le attività illegali, in quella zona, proseguivano dal 1984: quando l’Enea (all’epoca Ente nazionale per l’energia atomica) aveva avviato uno studio geologico, geochimico e microbiologico sulla formazione argillosa e sulla sua resistenza alle scorie nucleari. E quando funzionari del Sisde avrebbero contattato l’amministrazione comunale per richiedere il nulla osta a seppellire in loco materiale militare di non meglio specificata natura. Cosa che proverebbe l’utilizzo della miniera come deposito di scorie ancora prima della sua dismissione e che spiegherebbe il motivo per cui dopo il 1992 il Corpo regionale delle miniere ha interrotto l’attività di vigilanza e di manutenzione degli impianti e la Regione ha affidato il controllo degli accessi alle miniere a quattro società di sicurezza privata, attualmente rimosse dall’incarico.
Nel 1997 la procura di Caltanissetta aveva disposto un’ispezione su una galleria profonda 50 metri costruita all’interno della miniera proprio dall’Enea e aveva rilevato la presenza di alcune centraline di rilevamento rilasciate dall’Ente, ma che non si riuscì a chiarire che cosa esattamente dovessero misurare. Forse la radioattività?

Scorie immortali
Negli annuali rapporti di Legambiente sulle cosiddette Ecomafie il riferimento al traffico di rifiuti radioattivi è una costante. Ammassati in improbabili cave, si legge, gettati in mare o seppelliti senza particolari misure di sicurezza possono penetrare il suolo e contaminare terre e falde acquifere, oltre a causare danni irreparabili alla flora e alla fauna marina di cui ci cibiamo.
In gioco, insomma, c’è la salute e la vita di tanti cittadini mentre la dimensione del problema appare decisamente fuori controllo.
Le mafie che si occupano di questi traffici, infatti, sono molteplici e non sono solo italiane. Mentre scandali come quelli di Pasquasia si registrano in ogni parte del mondo e hanno spesso coperture di alto livello.
A febbraio di quest’anno, per citare uno degli esempi più recenti, è venuto alla luce uno dei segreti più pericolosi sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi che le guerre balcaniche e lo stesso Trattato di Dayton hanno occultato negli anni. Ne parla Fulvia Novellino su Rinascita Balcanica, ricostruendo un vero e proprio traffico di scorie e materiali radioattivi verso la Bosnia organizzato, secondo indiscrezioni provenienti dall’interno dei servizi segreti locali, “dalla stessa missione di pace Nato in Bosnia-Erzegovina, attraverso la quale la Francia ‘esportava’ grandi quantità di rifiuti radioattivi, che venivano poi gettati nei laghi della Erzegovina”. Una “comoda soluzione”, per lo stato francese, per risolvere l’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti tossici che accomuna tutti i governi che si servono dell’energia nucleare.
Il problema dello stoccaggio e della messa in sicurezza delle scorie appare infatti insormontabile e distante anni luce da una possibile soluzione. Mentre anno dopo anno i rifiuti si accumulano in maniera vertiginosa.
Fino ad oggi si è tentato di neutralizzare soltanto le scorie meno pericolose, quelle che mantengono la radioattività per circa 300 anni e lo si è fatto utilizzando perlopiù depositi di superficie e quasi mai cavità sotterranee o depositi geologici profondi. Per i rifiuti ad alta radioattività non si è riusciti a fare assolutamente nulla, spiega invece Marco Cedolin su Terranauta, perché “tutto il gotha della tecnologia mondiale ha dimostrato di non avere assolutamente né i mezzi né tanto meno le conoscenze tecnico/scientifiche per affrontare un problema che travalica di gran lunga le capacità operative degli esseri umani”.
Per il momento, solamente gli Stati Uniti hanno tentato l’impresa, che si sta rivelando ardua e scarsamente risolutiva.
Il Dipartimento dell’Energia statunitense ha infatti pensato alla creazione di un grande sito di stoccaggio definitivo nel quale trasportare il materiale radioattivo raccolto nelle aree maggiormente inquinate del Paese: sito che potrà essere costruito nel giro di 70 – 100 anni, con una spesa complessiva che varierà dai 200 ai 1000 miliardi di dollari. In poche parole: il progetto più costoso e complesso che la storia ricordi.
La meta prescelta per l’ardita operazione è il Monte Yucca, situato nel Nevada meridionale a circa 160 Km a nord ovest di Las Vegas , in una zona collocata all’interno della cosiddetta Area 51. Il luogo migliore, secondo i progettisti, per scavare una serie di tunnel sotterranei della lunghezza di 80 Km che correranno e a una profondità di 300 metri, saranno rivestiti di acciaio inossidabile e titanio e una volta terminati potranno contenere 77.000 tonnellate di scorie radioattive attualmente in giacenza in 131 depositi dislocati all’interno di 39 differenti stati.
Un’opera titanica quanto quella del trasporto, che prevede l’utilizzo di 4600 fra treni e autocarri che per giungere a destinazione dovranno attraversare, con il loro pericolosissimo materiale, ben 44 stati con tutti i rischi del caso.
Secondo gli esperti che stanno lavorando al progetto – e che hanno già speso circa 8 miliardi di dollari soltanto per gli studi preliminari del terreno – una volta terminati i lavori di scavo e di preparazione del sito (previsti inizialmente per il 2010, ma già slittati al 2017) il deposito rimarrebbe in attività per qualche decina di anni prima di essere riempito completamente. E una volta chiuso dovrebbe impedire la fuoriuscita delle scorie dell’ambiente per i successivi 10.000 anni.
Il che in parole povere significa che la gigantesca opera non servirà a nulla.
La National Academy of Sciences e il National Research Council hanno infatti ricordato che il materiale radioattivo rimarrà tale per centinaia di migliaia di anni e che il lasso di tempo previsto dal progetto non può quindi essere definito una “messa in sicurezza”. Tanto più che sussistono innumerevoli dubbi sulla reale capacità del sito di preservare il materiale radioattivo anche nel corso di quei 10.000 anni visto che l’umidità presente nell’area, seppur modesta, avrebbe tutto il tempo di corrodere i contenitori delle scorie riversando il materiale nelle falde acquifere e nei pozzi circostanti causando seri problemi alle popolazioni circostanti (1.400.000 persone); mentre il calore connaturato nei rifiuti nucleari rinchiusi all’interno di una montagna priva di sistemi di raffreddamento potrebbe avere gravi conseguenze.
A questa e a numerose altre perplessità che hanno aperto un ampio dibattito nel mondo scientifico e politico americano si aggiunge infine un particolare di non poco conto: il Dipartimento dell’Energia ha denunciato presunte omissioni e irregolarità dei tecnici del servizio geologico, che avrebbero costruito in maniera fraudolenta “elementi che confermassero la sicurezza del sito di Yucca Mountain”.

Senza via d’uscita
Il problema, ancora una volta, sembra quindi rimanere irrisolto. E se a quanto sin qui detto si aggiunge l’inquinamento provocato dall’utilizzo dell’uranio impoverito, sia per scopi bellici che civili, o i vari incidenti nucleari che si sono verificati nel corso degli ultimi decenni si può solo intuire l’entità del dramma.
Nel 1957 a Windscale, oggi Sellafield, nel West Cumberland, in Gran Bretagna un piccolo reattore adibito alla produzione di uranio e di plutonio per usi militari prese fuoco provocando la parziale fusione del nocciolo e la fuoriuscita di gas e materiali radioattivi che contaminarono una vastissima area intorno all’impianto. La popolazione non fu avvertita fino a che l’incendio non fu quasi completamente domato.
Il 1986 è l’anno della sciagura di Chernobyl;
Dal 1987, nella centrale di Ignalina, in Lituania, sono stati registrati due incidenti;
nel 2006 un sottomarino nucleare della marina russa, nel mar di Barents, ha fatto i conti con un incendio scoppiato nei locali tecnici del reattore nella prua rischiando di ripetere la tragedia del Kursk di sei anni prima e, più recentemente, la centrale francese di Tricastin ha disperso una soluzione di uranio nei fiumi circostanti;
mentre la centrale di Kashiwazaki-Kariwa, in Giappone, la più grande del mondo, ha subito gravi danni a causa di un terremoto con conseguente serie di fughe radioattive dall’impianto.
La lista potrebbe continuare, perché gli incidenti finora conosciuti sono almeno una settantina.
E mentre la situazione peggiora di ora in ora e la follia umana non si placa il mondo è seduto su una bomba nucleare a orologeria.