Archivi tag: grecia

ComeDonChisciotte – DANIEL ESTULIN: DENUNCIA DEL GRUPPO BILDERBERG AL PARLAMENTO EUROPEO

Fonte: ComeDonChisciotte – DANIEL ESTULIN: DENUNCIA DEL GRUPPO BILDERBERG AL PARLAMENTO EUROPEO.

Il ricercatore Daniel Estulin ha pronunciato un discorso a Bruxelles di fronte alla classe politica, rivelando l’intenzione dell’élite finanziaria di far collassare l’economia globale e trasformare il mondo in una corporazione, della quale loro ne sono i beneficiari.

Signori e Signore,
Siamo oggi nella condizione di cambiare la storia. Finalmente credo che l’umanità abbia un futuro. Una popolazione in un momento demoralizzata e senza scopi sta uscendo da un lungo sogno. In questo risveglio generale, le persone cominciano a fare le domande giuste. Non è più, “cosa otterrò con questo?” Ma “cosa è giusto?”. E’ un fenomeno internazionale di risposta e reazione ad una marcata percezione che il mondo intero è destinato alla catastrofe a meno che noi, le persone, facciamo qualcosa al riguardo.

Ho scritto un libro sull’argomento Bilderberg. Il libro, in certo modo, si è trasformato nel catalizzatore di un movimento in tutto il mondo. Adesso, non abbiamo molto tempo, quindi vorrei spiegarvi cos’ è il Bilderberg e perché deve essere fermato.

Nel mondo finanziario internazionale, ci sono quelli che conducono gli eventi e quelli che reagiscono agli eventi. Mentre gli ultimi sono più conosciuti, più numerosi, e più potenti in apparenza, il vero potere risiede nei primi. Nel centro del sistema finanziario globale c’è un’oligarchia finanziaria rappresentata dal gruppo Bilderberg.

L’organizzazione Bilderberg è dinamica, nel senso che cambia con il tempo, assorbe e crea nuove parti mentre si disfa delle parti in declino. I suoi membri vanno e vengono, ma il sistema in sé non è cambiato. E’ un sistema che si auto riproduce, una ragnatela virtuale allacciata agli interessi finanziari, politici, economici ed industriali.

Tuttavia, il Bilderberg non è una società segreta. Non è un occhio maligno che tutto vede. Non c’è cospirazione anche se molte persone con le loro fantasie infantili lo vedono così. Nessun gruppo di persone, e non importa quanto siano potenti, si siedono intorno ad un tavolo al buio, prendendosi per mano, osservando una sfera di cristallo, pianificando il futuro del mondo.

E’ una riunione di persone che rappresentano una certa ideologia.

Non è un Governo Globale o un Nuovo Ordine Mondiale, come molte persone erroneamente credono. Tuttavia, l’ideologia è quella di una Compagnia Mondiale LTD. Nel 1968, in una riunione del Bilderberg in Canada, George Ball, il sottosegretario d’Economia di JFK e di Johnson disse: “Dove si trova una base legittima per il potere dell’amministrazione corporativa di prendere le decisioni che possano colpire profondamente la vita economica delle nazioni i cui governi hanno solo una responsabilità limitata?”

L’idea dietro ognuna di queste riunioni Bilderberg è di creare quello che loro stessi chiamano L’ARISTOCRAZIA DEL PROPOSITO sul modo migliore per gestire il pianeta tra le élite dell’Europa e del Nord America. In altre parole, la creazione di una rete di enormi cartelli, più potente di qualsiasi nazione sulla Terra, destinata a controllare i bisogni vitali del resto dell’umanità, ovviamente dal loro punto di vista privilegiato, per il nostro bene e beneficio. Noi, la classe inferiore ( “The Great Unwashed “, come si riferiscono a noi).

Tuttavia, il motivo per cui la gente non crede nel Bilderberg ed in altre organizzazioni che lavorano insieme ed esercitano tale controllo nello scenario mondiale è che la loro è una fantasia cartesiana, nella quale le intenzioni isolate di alcuni individui, e non la dinamica dei processi sociali modellano il corso della storia come il movimento dell’evoluzione delle idee e di certi argomenti per varie generazioni e perfino secoli.

Bilderberg è il mezzo per raggruppare istituzioni finanziarie che rappresentano i più potenti e predatori dei nostri interessi finanziari. Ed in questo momento, questa combinazione è il peggior nemico dell’umanità.

Non possiamo che congratularci oggi, il Bilderberg è diventato un argomento dei mass media corporativi. Non perché questi di colpo abbiano ricordato la loro responsabilità verso noi, ma perché noi abbiamo forzato questa posizione scomoda prendendo coscienza che i presidenti, i primi ministri e i loro piccoli re e regine sono burattini di potenti forze operando dietro le quinte.

Qualcosa ci è successo in mezzo al collasso economico generale. Le persone in gran misura si vedono soggette a qualcosa che non sempre capiscono. Ma che li porta ad agire in un certo modo, nel loro interesse. Questo è quello che stanno facendo in Grecia. Questo è quello che stanno facendo negli Stati Uniti. Si chiama il principio antropico. E’ come se una marea arrivasse e si portasse via le nostre paure.
La gente, rendendosi conto che propria esistenza è minacciata, ha perso la sua paura, ed il Bilderberg ed altri lo percepiscono.

Forse è per questo che in un recente discorso nel Council on Foreign Relations a Montreal, Zbigniew Brzezinski, uno dei fondatori della Trilaterale, ha avvertito che “un risveglio politico globale” combinato alle lotte interne dell’élite, minaccia di sviare il movimento dal Governo Globale.

Potete vedere che le persone a questo tavolo vengono da diversi trascorsi politici e ideologici. Quello che ci unisce, però- è che tutti siamo patrioti. E quelli che ci si oppongono, quelli che lavorano per le società segrete, che hanno venduto le loro nazioni per un pezzo di carne, sono traditori. Non solo traditori della loro gente e nazioni, ma di tutta l’umanità.

Adesso, l’argomento di questa conferenza stampa è il Bilderberg: Verso una Compagnia Mondiale LT.

Circa sei secoli e mezzo fa, l’economia europea era collassata in quello che è conosciuto come la “Nuova Età Oscura” d’Europa, il più grande crollo economico e demografico europeo dalla caduta dell’Impero Romano. Poi a metà del 14 ° secolo, gran parte del potere dell’oligarchia si è bruscamente disintegrato. Questa disintegrazione eruttò a catena come una repentina caduta della peggior bolla finanziaria di speculazione del debito nella storia (questo fin’ ora), quando le case bancarie di Bradi e Peruzzi collassarono. La disintegrazione e caduta della bolla del debito lombardo ha provocato un collasso nel potere dentro le famiglie oligarchiche.

Cosa c’entra questo con il Bilderberg?

La storia moderna si è sostituita alla storia medievale in quel momento quando le istituzioni che singolarmente distinguono la storia moderna dalla storia medievale sono state messe al loro posto. Questo avvenne nel 1439 al Consiglio di Firenze. Quali sono state queste nuove istituzioni?

1) La concezione delle moderne repubbliche stato nazione sotto il governo di legge naturale.

2) Il ruolo centrale nel promuovere il progresso scientifico e tecnologico come il mandato conferito alla repubblica.

Questi due ideali rappresentano un punto cruciale: la loro esistenza come istituzione, in ogni parte d’Europa, ha cambiato tutta Europa perché questi cambiamenti istituzionali hanno aumentato il ritmo dello sviluppo pro-capite e per chilometro quadrato dell’umanità sulla natura.

Quindi a nessuna nazione interessava non progredire e non svilupparsi per la paura di essere lasciata indietro, senza speranze.

Il primo successo avvenne sotto la Francia di Luigi XI, che duplicò il reddito pro-capite della Francia e sconfisse tutti i nemici della nazione. Il successo di Luigi XI ha generato una reazione a catena di sforzi volti a stabilire uno stato-nazione sul modello dell’Inghilterra di Enrico VII.

Un’altra idea chiave che proveniva dal Concilio di Firenze, che in seguito è stato realizzato negli Stati Uniti, è il principio universale del benessere generale, su cui si basa l’intera società moderna.

Adesso, benessere non significa un buon a nulla seduto sul divano mangiando pizza, sbavando, guardando la televisione, mentre aspetta che arrivi l’assegno di disoccupazione.

E’ una questione di immoralità. Qual è l’intenzione dell’esistenza dell’uomo e del governo? E’ quella di provvedere al benessere delle generazioni future dell’uomo. Assicurare la nostra sopravvivenza come specie. Il principio del Benessere Generale, come è stato espresso nel compendio del preambolo della Costituzione Federale degli Stati Uniti, è una legge fondamentale.

Come si relaziona questo con l’attualità? Questa gente vuole un Impero. Questo è ciò che è la globalizzazione. E troppe persone credono che per avere un Impero ci sia bisogno di avere denaro. Avete sentito la frase: L’Elite del Denaro. Ma il denaro non è un fattore determinante della ricchezza e dell’economia. Il denaro non fa altro che far girare il mondo. Il denaro non ha un valore intrinseco.

La mente umana influisce sullo sviluppo del pianeta. E’ così che si misura l’umanità. Questo è il vero significato d’immortalità. Quello che ci divide dagli animali è la nostra capacità di scoprire principi fisici universali. Ci permette di innovare, che di conseguenza migliora la vita della gente aumentando il potere dell’uomo sulla natura.

Vedete, stanno distruggendo l’economia mondiale di proposito. E non è neanche la prima volta. Questo è stato già fatto nel XIV secolo durante la Nuova Età Oscura: eliminarono il 30% della popolazione.

Impero: persone stupide giù. Vogliono distruggere i poteri creativi della ragione.

0 crescita, 0 progresso, Club di Roma (Limiti della Crescita, 1973)

Progetto 1980s Council on Foreign Relations: promuovere la disintegrazione controllata dell’economia mondiale.
v Bilderberg 1995: Esigere la distruzione. Come? Distruggendo l’economia di proposito.

La Grande Depressione- Trasferimento della Ricchezza. La Grande Depressione non è stato un evento che che ha spazzato via i capitalisti degli Stati Uniti. E’ stato un evento che li ha resi ancora più ricchi trasferendo la ricchezza della gente nelle mani di quelli che erano già ricchi. E’ così che la Bank of America ha guadagnato miliardi attraverso i pignoramenti nel 1929-1937.
Non credete neanche per un secondo che il più ricco dei ricchi sarà danneggiato dal collasso che sta arrivando. Gli unici feriti saremo noi.

Guardate la Grecia. Quello che stanno cercando di fare è di far collassare il sistema, invece di permettere che la Grecia riorganizzi il suo sistema monetario, stanno imponendo alla Grecia di essere usata, che il debito greco sia finanziato dall’Europa. Ma, questo debito non vale nulla. E’ spazzatura, denaro di monopoli. Quindi chiedere all’Europa che a sua volta sta attraversando la sua debacle finanziaria, di assorbire un debito impagabile, che i greci, certamente, non potranno mai pagare, significa che sicuramente si distruggerà l’Europa. E questo è fatto di proposito, dato che nessuno, neanche Barroso, con tutto il rispetto verso di lui, è assolutamente intellettualmente impedito o Trichet è così stupido.

Disfiamoci della burocrazia di Bruxelles. Licenziamo tutti. Tutti sono mendicanti. Sono inutili. Queste persone non hanno mai fatto niente di utile nelle loro vite. Disfiamoci di Barroso. E’ stato rimandato in storia a scuola. Disfiamoci dell’ipocrita Van Rompuy, non perché è inutile ma perché è maligno e pericoloso. Non è la prima volta che un malvagio vince la sua strada all’ombra verso le viscere del potere.

Vedete, è una questione di leadership ed è una questione di immortalità. Tutti i leader della società, specialmente in tempo di crisi, sono i leader perché si misurano contro l’approssimazione di questo standard. Gente come Barroso, Van Rompuy, il presidente dell’Unione Europea Jean Claude Juncker, Dominique Strauss- Kahn, il direttore amministrativo del FMI, appena possono essere considerati dei leader. In realtà appena possono essere considerati umani, sotto la prospettiva della rappresentazione umana del “Per il Bene Superiore dell’Umanità”.

Adesso, quello di cui vi sto parlando non è un problema scientifico ma un problema morale. Una questione di immortalità. Noi come stati nazione, come gente del Pianeta, crediamo nel futuro dell’umanità? E che tipo di futuro avremo tra 100 o 200 anni? O che ne sarà di noi in 10 mila anni? Abbiamo il diritto di sognare? Se può avere un senso essere qui, allora i cattivi non possono vincere.

Per esempio, ci hanno detto che l’euro deve essere salvato. Che il fallimento dell’euro porterà la caduta dell’UE. E’ una bugia. Invece di una debole e disfunzionale unione monetaria europea ritorneremo ad essere repubbliche stati nazioni indipendenti. L’Europa dei nostri avi.

“La diversità culturale non è solo il segno del progresso, ma una polizza di sicurezza contro l’estinzione umana” Una volta nato, il concetto di stato nazione non muore mai; aspetta solo che appaiano esseri umani valorosi e lucidi per la sua difesa, e che perfezionino il concetto. Così dobbiamo essere una fraternità di nazioni, di nazioni sovrane- unite con lo scopo comune dell’umanità. Fino a quando non potremo portare l’Umanità ad una Età della Ragione, la storia in realtà sarà plasmata non dalla volontà della maggior parte dell’umanità, ma da quei pochi che, con intenzioni buone o cattive, conducono il destino dell’uomo allo stesso modo di come una mandria di mucche è guidata avanti e indietro nei prati e, occasionalmente, anche verso il macello”.

Versione originale:

Daniel Estulin
Fonte: www.danielestulin.com
Link: http://www.danielestulin.com/2010/06/03/el-historico-discurso-de-daniel-estulin-denunciando-al-grupo-bilderberg-en-el-parlamento-europeo/
3.06.2010

Versione italiana:

Fonte: www.vocidallastrada.com
Link: http://www.vocidallastrada.com/2010/06/lo-storico-discorso-di-daniel-estulin.html
5.06.2010

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

ComeDonChisciotte – UN MESSAGGIO DALL’ ARGENTINA: IL NOSTRO SOSTEGNO AL POPOLO GRECO !

Fonte: ComeDonChisciotte – UN MESSAGGIO DALL’ ARGENTINA: IL NOSTRO SOSTEGNO AL POPOLO GRECO !.

DI ADRIAN SALBUCHI
voltairenet.org

Ci sono analogie sconcertanti tra il decennio catastrofico dell’Argentina (1991-2001), che ha portato ad un massiccio default, e le recenti ed incombenti difficoltà della Grecia. In tutti e due i casi, la colpa è delle organizzazioni di credito internazionali ed entrambi i paesi sono stati afflitti da rivolte e proteste diffuse contro le misure di austerità imposte dal FMI. L’economista argentino Adrian Salbuchi offre una vigorosa analisi di questa crisi “artificiosa” che non conosce frontiere.

Nel momento in cui gli argentini, oggi, guardano il telegiornale e vedono le cose terribili che accadono in Grecia, non possono che dire “Hey, è IDENTICO all’Argentina nel dicembre 2001 e l’inizio del 2002…!”. All’epoca, l’Argentina subì il suo peggiore collasso a livello monetario, del sistema bancario e del debito pubblico, che portò a tumulti, violenza folle, proteste e guerra sociale. L’agitazione fu così dannosa da costringere alle dimissioni il Presidente Fernando de la Rua, soprattutto a causa del suo famigerato Ministro dell’Economia pro-cartelli bancari, Domingo Cavallo, generando un vuoto politico che portò l’Argentina ad avere cinque (ben cinque!!) presidenti in quell’ultima terribile settimana di dicembre 2001.

La scintilla del caos sociale in Argentina fu il tentativo del Presidente de la Rua di attuare le misure di austerità, evidentemente ingiuste, imposte dal FMI che richiedeva, come al solito, il massimo sacrificio da parte della popolazione – più tasse, meno spese sociali, “budgets bilanciati”, nessuna spesa in disavanzo, ed altre misure anti-sociali – che causarono un crollo del PIL argentino di quasi il 40%.

Metà della popolazione precipitò al di sotto della soglia di povertà (molti non fecero mai ritorno alla tradizionale classe media argentina), alle banche private fu concesso di trattenere legalmente i risparmi della gente, i depositi in dollari USA furono cambiati in pesos in modo del tutto arbitrario a qualsiasi tasso di cambio deciso dalle banche o dal governo (il dollaro fu svalutato del 300%, da un peso al dollaro a 4 pesos al dollaro nel giro di poche settimane) eppure… nemmeno una banca è crollata! Infatti, da allora sono tutte di nuovo “in affari come sempre”, mentre i poveri e gli impoveriti sono completamente esclusi dal campo.

In Argentina, nel corso di 25 anni di governi provvisori, il Cartello Bancario Internazionale guidato dal FMI ha generato un Debito Pubblico fondamentalmente illegale – o al massimo, illegittimo – che è cresciuto in maniera enorme, finendo per far collassare l’intero sistema economico-finanziario. Non fu una coincidenza. Faceva parte di un modello altamente complesso, architettato al fine di controllare interi paesi, tramite un ciclo a fasi sequenziali e stadi ben identificabili con un solo scopo principale: quando l’economia viene alimentata al fine di attuare una “modalità di crescita” artificiale, l’insieme di tutti i profitti viene privatizzata nelle mani dei suoi “amici”, managers e operatori. Tuttavia, quando l’intero schema – come ogni schema Ponzi truffaldino – raggiunge il suo culmine ed il collasso totale è a portata di mano, allora invertono il processo e socializzano tutte le perdite.

Questo è quanto ha fatto Mr. Cavallo – un protetto di Rockefeller – garantendo che il popolo argentino avrebbe sostenuto le perdite, mentre i banksters [contrazione di banker e gangster, ndt] internazionali riscuotevano tutti i profitti. I media mainstream – locali e globali – ringraziarono; il New York Times arrivò addirittura a suggerire che l’intera Patagonia (vale a dire le 5 province meridionali dell’Argentina, che ricoprono il 35% del suo territorio e godono di un incommensurabile benessere in termini di energia, miniere, risorse idriche ed alimentari) doveva staccarsi dal resto del paese per poter “risolvere i suoi guai col debito estero”…

Ora, questa era l’Argentina del 2001/2002; ma non è anche il caso dell’americano odierno che pagando le tasse soccorre Goldman Sachs, CitiCorp, e GM mentre perde la sua casa, la sua pensione, il suo lavoro? Non è ciò che sta accadendo alla Grecia oggi? E l’Islanda? Il Regno Unito? L’Irlanda? E – prima o poi – Spagna? Portogallo? Italia?…

In Argentina, la nostra gente si è ormai abituata ad essere sempre più povera, cosicchè quando si è tornati alla “normalità”, Goldman Sachs e CitiCorp controllavano i media locali in modo da garantire il potere ad un nuovo regime-burattino sottomesso ad interessi di lucro: vale a dire, il team marito-moglie filo-mafia bancaria di Nestor e Cristina Kirchner… E la giostra continua a girare, mentre il popolo argentino continua a pagare…

Oggi, guardiamo la Grecia e vediamo gli stessi segnali spia: il FMI che impone rigide misure di austerità come condizione delle banche per ottenere più prestiti (come se un paese che collassa sotto il peso del debito potesse superarlo indebitandosi ancor di più!!), i media di regime che parlano con enfasi del bisogno della “Grecia di comportarsi in maniera corretta e responsabile” (come se la FED [Banca Centrale Americana, ndt], la banca di Inghilterra, Goldman Sachs, Bankfein, Greenberg fossero esempi di affidabilità e responsabilità), i governi locali provvisori che fanno tutto ciò che gli è possibile nell’interesse delle banche (George Papandreou è un habitué degli incontri del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, come lo era Fernando de la Rua, membro fondatore del capitolo locale del CARI, Consiglio Argentino per le Relazioni Internazionali), le grandi banche come Goldman Sachs che provano a recuperare ciò che gli è dovuto nel mezzo dei disagi e delle rivolte; tutto questo ha per sfondo cittadini disperati che scendono in strada per esprimere ciò che è chiaro a tutti: i banchieri internazionali ed i governi provvisori locali costituiscono una complessa associazione di ladri e rapinatori.

Poi accade l’inevitabile: il governo manda la polizia in strada per proteggere i bancari, se stesso e gli interessi dell’élite del potere del Nuovo Ordine Mondiale.. Poi la violenza dilaga, la gente resta ferita o uccisa.. la povera (polizia) combatte contro la povera (gente), mentre i ricchi al sicuro osservano da lontano sogghignando..

Non fate errori: questo è un modello mondiale.

Non fate errori: non c’è NESSUNA democrazia, neanche ad Atene, la sua terra madre..

Quello che noi subiamo in tutto il mondo – che sia in Grecia, Argentina, Brasile, Indonesia, Spagna, Islanda, Stati Uniti o Inghilterra – è un sistema meccanico di conteggio dei voti, che dipende completamente da enormi quantità di denaro, necessarie a finanziare costose campagne politiche, comprare la copertura di radio, tv e stampa, pagare rozze strutture di partiti politici, giornalisti, analisti, ed ovviamente anche i ben commercializzati candidati stessi: una vasta schiera di fantocci decrepiti, di cui leggiamo ogni giorno sui giornali: Bush, Blair, Papandreou, Obama, Clinton, Menem, Kirchner, Lula, Uribe. Sarkozy, Rodriguez Zapatero, Merkel…

Ciò che abbiamo è una “democrazia” completamente assoggettata al denaro, anche se dobbiamo ancora capire che il denaro NON è democratico (e neanche dovrebbe). Il denaro è controllato dalla mega-struttura bancaria che usa il FMI, la Banca Mondiale, la FED, la BRI, la BCE come sue entità di regolazione globale, e paga al fine di gestire l’intero “show democratico”. Quindi, alla fine abbiamo “la miglior democrazia che il denaro possa comprare”.. che non è affatto una democrazia..

Perciò, chi è il prossimo? Spagna? Italia? Portogallo? Il Sistema Monetario Europeo andrà in pezzi? Un bail-out di 750 miliardi di Euro farà precipitare in picchiata la neonata (ancora in fasce) valuta? Il Meccanismo Monetario Europeo crollerà? La Germania sarà il primo stato a riconvertire le riserve auree nei vecchi marchi tedeschi?

L’Euro in collasso e il dollaro teoricamente super-inflazionato (shhh! non ditelo ad alta voce!!) prepareranno la strada per una nuova valuta mondiale, essenzialmente privata, che verrà gestita a livello globale dai cartelli monetari privati delle varie Goldman Sachs, HSBC, CitCorp, Deutsche Bank di questo mondo?

Restate sintonizzati.. C’è ancora tanto, tantissimo da vedere..

Adrian Salbuchi
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article165415.html
14.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

ComeDonChisciotte – L’ ERESIA DELLA GRECIA OFFRE UNA SPERANZA

Fonte: ComeDonChisciotte – L’ ERESIA DELLA GRECIA OFFRE UNA SPERANZA.

DI JOHN PILGER
johnpilger.com

“Nel mondo in via di sviluppo, un sistema di selezione imposto dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale ha da tempo stabilito se la gente vive o muore.”

Mentre la classe politica della Gran Bretagna fa finta che il suo matrimonio combinato tra Panco Pinco e Pinco Panco sia la democrazia, l’ispirazione per il resto di noi è la Grecia. Non c’è da stupirsi che la Grecia non venga presentata come un faro, ma come un “paese spazzatura” ottenendo la meritata punizione per il suo “settore pubblico obeso” e la “cultura delle scorciatoie” (the Observer). L’eresia della Grecia è che la rivolta della gente comune offre una speranza autentica a differenza di quella elargita dal signore della guerra alla Casa Bianca.

La crisi che ha portato al “salvataggio” della Grecia da parte delle banche europee e del Fondo Monetario Internazionale è il prodotto di un sistema finanziario grottesco già di per sé in crisi. La Grecia è il modello in miniatura di una moderna lotta di classe che raramente è stata riportata come tale e viene portata avanti con tutta l’urgenza del panico tra i ricchi dell’impero.

Ciò che rende la Grecia diversa è che nel suo passato c’è invasione, occupazione straniera, il tradimento da parte dell’Occidente, la dittatura militare e la resistenza popolare. Le persone comuni non sono intimorite dal corrotto corporativismo che domina nell’Unione europea. Il governo di destra di Kostas Karamanlis, che ha preceduto l’attuale governo Pasok (Labourista) di George Papandreou, è stato descritto dal sociologo francese Jean Ziegler come “una macchina per il saccheggio sistematico delle risorse del Paese”.

La Federal Reserve Board degli Stati Uniti sta investigando sul ruolo della Goldman Sachs e di altri gestori di hedge fund americani che hanno scommesso sul fallimento della Grecia mentre i beni pubblici venivano liquidati e i ricchi evasori fiscali depositavano 360.000.000.000 di euro nelle banche svizzere. I più grandi armatori greci hanno trasferito le loro aziende all’estero. Questa emorragia di capitale continua con l’approvazione delle banche centrali europee e dei governi.

All’11 per cento, il deficit della Grecia non è superiore a quello americano. Tuttavia, quando il governo Papandreou ha cercato di prendere prestiti al mercato dei capitali internazionali, è stato efficacemente bloccato dalle agenzie americane di rating aziendale, che hanno “declassato” la Grecia a “spazzatura”. Queste stesse agenzie hanno assegnato rating tripla-A per miliardi di dollari in titoli cosiddetti mutui sub-prime accelerando così il crollo economico del 2008.

Quello che è successo in Grecia è un furto di portata epica, anche se di entità sconosciuta. In Gran Bretagna, il “salvataggio” di banche come Northern Rock e Royal Bank of Scotland è costato miliardi di sterline. Grazie all’ex primo ministro, Gordon Brown, e alla sua passione per gli istinti di avarizia della City di Londra, questi doni fatti con i soldi pubblici sono stati senza condizioni, mentre i banchieri hanno continuato a pagarsi i premi che chiamano bonus. Sotto la politica monoculturale della Gran Bretagna, possono fare come vogliono. Negli Stati Uniti, la situazione è ancora più eclatante, riferisce il giornalista investigativo David DeGraw, “[mentre le maggiori banche di Wall Street] che hanno distrutto l’economia pagano zero tasse e ricevono 33 miliardi di dollari in rimborsi”.

In Grecia, come in America e Gran Bretagna, alla gente comune è stato detto che deve ripagare i debiti dei ricchi e dei potenti che li hanno generati. Lavoro, pensioni e servizi pubblici devono essere tagliati e bruciati, mentre i corsari sono in carica. Per l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale, si presenta la possibilità di “cambiare la cultura” e smantellare il benessere sociale della Grecia, così come il FMI e la Banca mondiale hanno “strutturalmente modificato” (impoverito e controllato) paesi in tutto il mondo in via di sviluppo.

La Grecia è odiata per le stesse ragioni per le quali la Jugoslavia doveva essere fisicamente distrutta con la scusa di proteggere le popolazioni del Kosovo. La maggior parte dei greci sono impiegati dello Stato, e i giovani e i sindacati formano un’alleanza popolare che non è stata sottomessa; i carri armati dei colonnelli sul campus dell’Università di Atene nel 1967 rimangono un fantasma politico. Tale resistenza è un’anatema per i banchieri centrali europei e considerata come un ostacolo al bisogno del capitale tedesco di conquistare mercati a seguito della riunificazione della travagliata Germania.

In Gran Bretagna, è stato grazie alla propaganda trentennale di una teoria economica estrema conosciuta prima come monetarismo e poi come neo-liberalismo, che il nuovo primo ministro può, come il suo predecessore, esprimere le sue richieste che la gente comune paghi i debiti di imbroglioni sebbene “fiscalmente responsabili”. Le innominabili sono la povertà e la classe. Quasi un terzo dei bambini inglesi restano al di sotto della soglia di povertà. Nella classe operaia della città di Londra, nel Kent, l’aspettativa di vita maschile è di 70 anni. A due chilometri di distanza, a Hampstead, è 80. Quando la Russia è stata oggetto di una simile “terapia d’urto” negli anni ’90, l’aspettativa di vita scese in picchiata. Un record di 40 milioni di americani impoveriti attualmente ricevono buoni alimentari: cioè, non possono permettersi il cibo.

Nel mondo in via di sviluppo, un sistema di selezione imposto dalla Banca Mondiale e dal Fondo monetario internazionale ha da tempo stabilito se la gente vive o muore. Ogni volta che le tariffe e i sussidi alimentari e il carburante vengono eliminati dal diktat del FMI, i piccoli agricoltori sanno di essere stati dichiarati sacrificabili. L’Istituto per le Risorse Mondiali (World Resources Institute) calcola che il bilancio raggiunge 13-18.000.000 di bambini che muoiono ogni anno. “Questo”, ha scritto l’economista Lester C. Thurow, “non è metafora, né similitudine di guerra, ma la guerra stessa”.

Le stesse forze imperiali hanno utilizzato terribili armi da guerra contro i paesi colpiti nei quali la maggior parte sono bambini e hanno approvato la tortura come strumento di politica estera. Si tratta di un fenomeno di negazione per cui a nessuna di queste aggressioni ai danni dell’umanità, in cui la Gran Bretagna è impegnata attivamente, è stato permesso di influire sulle elezioni inglesi.

La gente per le strade di Atene, non soffre di questo disagio. Sanno perfettamente chi sia il nemico e loro si considerano, ancora una volta sotto l’occupazione straniera. E ancora una volta, stanno insorgendo, con coraggio. Quando David Cameron inizierà a tagliare 6.000.000.000 di sterline dai servizi pubblici in Gran Bretagna, significherà che sta contrattando perchè quello che accade in Grecia non accada in Gran Bretagna. Dovremmo dimostrare che ha torto.

Versione originale:

John Pilger
Fonte: http://www.johnpilger.com/
Link: http://www.johnpilger.com/page.asp?partid=576
20.05.2010

Versione italiana:

Fonte: http://ilupidieinstein.blogspot.com/
Link: http://ilupidieinstein.blogspot.com/2010/05/l-della-grecia-offre-una-speranza.html
20.05.2010

Traduzione a cura di DAKOTA JONES

ComeDonChisciotte – CAPIRE PERCHE’ L’UNIONE MONETARIA EUROPEA CI STA DISTRUGGENDO (GRECIA, NOI, E POI GERMANIA E TUTTI GLI ALTRI)

Fonte: ComeDonChisciotte – CAPIRE PERCHE’ L’UNIONE MONETARIA EUROPEA CI STA DISTRUGGENDO (GRECIA, NOI, E POI GERMANIA E TUTTI GLI ALTRI).

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Ecco cosa è successo. A distanza di 8 anni dal fatidico 1 gennaio 2002 – quando l’Euro divenne definitivamente la moneta comune a 16 nazioni in Europa – i mercati finanziari (leggi il Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori) hanno finalmente compreso che i Paesi d’Europa non sono più sovrani, specialmente nell’emissione della loro moneta. Dunque i mercati hanno dato un’occhiata ai grandi debiti dei 16 Stati della zona Euro e hanno concluso che per noi ripagarli è un vero problema. Da qui il loro panico, e la conseguente crisi di cui tutti i giornali parlano, che oggi colpisce la Grecia ma domani colpirà tutti gli altri, Germania inclusa. E ciò perché è una crisi strutturale, non di un paio di Paesi.

Vi chiederete: perché ripagare i nostri debiti è diventato un problema così allarmante? Non eravamo indebitati anche prima dell’Euro? Oggi noi Stati della zona Euro stiamo USANDO l’Euro, non ne siamo più i proprietari. Una volta noi italiani possedevano la lira, i francesi i franchi e i tedeschi i marchi ecc. Non siamo cioè più sovrani nell’uso della nostra moneta. L’Euro è a tutti gli effetti una moneta senza Stato, è una moneta ‘mercenaria’ che tutti i sedici USANO. Fra usare una moneta e possederla la differenza è enorme. Perché oggi ogni Paese dell’Euro deve, PRIMA DI SPENDERE per la cittadinanza, fare una di due cose: 1) prendere in prestito l’Euro, 2) TASSARE i propri cittadini per racimolarlo.

Spiegazione di 1) Prendere in prestito l’Euro: letteralmente dobbiamo andarlo a trovare, proprio come fa un padre di famiglia che prima di pagare le spese di casa deve trovare i soldi da qualche parte (lavoro, prestiti). Oggi, si badi bene, un Paese come l’Italia o la Francia deve bussare alle porte di creditori privati per farsi PRESTARE gli Euro PRIMA di poterli spendere per la comunità (vendiamo titoli di Stato sui mercati di capitali dove dobbiamo competere e pagare tassi decisi dai privati). Il nostro Tesoro e la nostra Banca Centrale non possono più emettere moneta in autonomia. Ecco perché oggi i nostri debiti sono un vero problema.

Al contrario, prima dell’avvento dell’Euro, noi eravamo Paesi sovrani nella moneta (lira, franchi, marchi…), e i nostri governi potevano spendere senza il bisogno di trovare il denaro in anticipo. Letteralmente se lo inventavano, come fanno oggi gli USA o la Gran Bretagna per esempio. Magari spendevano troppo, è possibile (caso Italia), ma con la propria moneta sovrana avevano tutti i mezzi per rimediare. Certamente si indebitavano, eccome, ma era un debito che contraevano DOPO AVER SPESO, non prima ancora di spendere come accade con l’Euro oggi, e soprattutto lo potevano ripagare semplicemente inventandosi il denaro necessario (suona incredibile ma è esattamente così), come fanno oggi gli USA o il Giappone. Avevano cioè il potere sovrano di gestire la propria moneta e di conseguenza i propri debiti in autonomia, e questo rassicurava i mercati finanziari che non andavano nel panico sul debito nazionale di allora come invece è accaduto oggi con la Grecia (e domani con tutti i sedici Paesi dell’Euro).

E infatti, nonostante USA o Giappone siano indebitati fino al collo, nonostante l’Inghilterra sia messa forse peggio della Grecia in quanto a debiti, i mercati non sono nel panico per loro. Il motivo, lo ripeto, è che USA, Giappone o Inghilterra hanno moneta sovrana, cioè possono spendere senza doversi PRIMA indebitare, e possono ripagare i loro debiti inventandosi moneta, cose che noi 16 non possiamo fare più. Considerate inoltre che un ‘caso greco’ non si verificò mai, per esempio, con l’Italia spendacciona, indebitata, inflazionistica ma con moneta sovrana degli anni ’60 e ‘70. Al contrario, quell’Italia era assai prospera, e la sua ricchezza di allora ancora oggi ci nutre.

Ecco cosa sta accadendo.  Di chi è la colpa? Dell’inganno dell’Euro voluto a tavolino dai grandi burocrati europei (Prodi, Ciampi e centrosinistra in Italia) per l’esclusivo interesse del Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori (e degli USA naturalmente), i quali oggi (ma già da prima) ci saccheggiano imponendoci misure di tagli a tutto ciò che è pubblico per comprarselo domani a due soldi. Possono farlo perché oggi noi, per i motivi sopraccitati, siamo indebitati veramente, e siamo ricattabili. Non per nulla alla Commissione Europea trovano pianta stabile 229 lobbisti del Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori, in un rapporto di 4 a 1 rispetto a chi perora la causa dei cittadini.

p.s. Sapete chi ha voluto l’Italia nell’unione monetaria? La confindustria tedesca, che ha voluto inchiodare la nostra industria nella moneta unica così che ci fosse impossibile in futuro svalutare la lira per renderci competitivi contro il marco e vendere più di loro. Capito? Prodi non è scemo, è un criminale. Altro che caso Anemone.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=182
14.05.2010

ComeDonChisciotte – IL RIMBALZO DI PIRRO

Il debito pubblico si sta trasformando in un enorme schema di Ponzi

Fonte: ComeDonChisciotte – IL RIMBALZO DI PIRRO.

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

Perché il salvataggio non riuscirà ad evitare un nuovo traumatico collasso

La caduta in atto oggi (ieri, ndr) delle borse europee mette in mostra tutta la fragilità della grande euforia seguita all’accordo raggiunto in extremis dal vertice Ecofin-Bce di domenica notte. Chi ha ritenuto che le misure di salvataggio adottate abbiano sventato sul serio il rischio di un nuovo collasso finanziario con epicentro questa volta l’Europa, dovrà ricredersi. Come gli analisti “pessimisti”, tra cui chi scrive, hanno segnalato, queste misure hanno solo allontanato, e nemmeno troppo in là nel tempo, questo rischio. In cosa consistano queste misure è noto.

Oltre al fondo di compensazione di 750 miliardi di euro (mille miliardi di dollari!) per correre in soccorso dei PIIGS nell’eventualità che esploda la crisi dei loro debiti (un piano che segue la modalità dell’aiuto alla Grecia e che applica a due anni di distanza la terapia adottata dalla Federal Reserve e dalla Banca d’Inghilterra), la vera novità è che, aggirando i Trattati sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’Articolo 123, la Banca centrale europea, potrà comprare (e infatti sta già massicciamente comprando) i titoli di stato semi-spazzatura dei paesi sotto attacco speculativo, appunto per tamponare la corsa alla vendita dei titoli medesimi, onde evitare che assieme alla Grecia vadano in bancarotta non solo gli altri “maiali”, ma per scongiurare che salti tutta la catena dei paesi imperialisti.

grafico 1

«Se ti devo un dollaro io ho un problema, ma se ti devo un milione di dollari allora il problema è tuo». Questo è quanto affermò, con arguzia, J. M. Keynes il secolo scorso. Si dia uno sguardo al grafico n.1. Si capisce al volo la ragione delle drastiche decisioni assunte dal vertice europeo. Un crollo dei PIIGS avrebbe travolto paesi ben più blasonati, i bastioni del turbo-capitalismo: Francia, Germania, Regno Unito, USA, Olanda. Sono proprio questi paesi che detengono i titoli-semi-spazzatura dei PIIGS, e se questi ultimi facessero bancarotta avremmo né più e né meno che il crollo dei sistemi bancari dell’Occidente. E’ dunque allo scopo di evitare un collasso finanziario ben più devastante di quello del settembre 2008 che Unione e Bce hanno escogitato il salvataggio, che alcuni hanno già definito “arma di distruzione di massa”, visto che questo salvataggio impone non più solo alla Grecia ma urbi et orbi, cure da cavallo antipopolari per contenere e ridurre, prima che sia troppo tardi, il debito endemico degli stati.

In questa maniera si è risolta la crisi? Certo che no!  Si è solo tamponata, in ritardo, una falla devastante. Se si è giunti a stracciare i dogmi monetaristi contenuti nei Trattati, da Maastricht in poi è perché è oramai universale la consapevolezza che tutto il sistema turbo-capitalista (quello contrassegnato dal predominio della sfera del capitalismo finanziario predatorio sulle altre)  sta per tirare le cuoia, col pericolo di passare dalla crisi alla catastrofe economica, coi rischi connessi di disgregazione europea e di riaccensione di incontenibili e inediti conflitti sociali e nazionali.

Si osservi ora il grafico n. 2. Esso mostra quali e quanti sono i paesi che “i mercati”, leggi il capitalismo finanziario predatorio annidato nelle borse di Wall Street e della City e non solo, considerano a rischio altamente probabile di default.

grafico 2

Se si spezza anche solo un anello, anche solo quello greco, tutta la catena dei debiti pubblici sovrani europei può spezzarsi. Quello che comunemente si chiama “pericolo di contagio”. Che poi il “contagio” si fermi ai PIIGS-allargati, questo resta tutto da vedere. In assenza di una forte ripresa, se cioè l’economia europea non esce presto dalla recessione economica, non c’è salvataggio che tiene: i debiti, ove non crescessero sono destinati a permanere e a consolidarsi. Che la Bce stia acquistando montagne di “titoli tossici” immettendo dosi ingenti di liquidità nei mercati allo scopo di salvare le banche (il che equivale a creare nuova moneta in barba ai dettami di Maastricht), non sventa il rischio di default europeo, potrebbe invece causare un infarto generale. La speranza dei tecnici europei del dominio finanziario è che questa iniezione di liquidità stimoli una ripresa economica duratura. Se questa non ci sarà, tutto andrà carte quarantotto.

E’ oramai evidente che quello dei PIIGS non è altro che un alibi. Ripetiamo: tutto il sistema imperialistico è malato gravemente. La malattia non riguarda infatti solo loro ma tutto l’Occidente. Questa malattia, che è strutturale, che cioè afferra le radici stesse del sistema, si manifesta nel debito colossale accumulato negli ultimi vent’anni. Secondo le stime più attendibili (vedi “la spirale dei debiti ingessa l’Europa”, Il Sole 24 Ore del 9 maggio) se si sommano i debiti totali (pubblici e privati) di Stati Uniti, area euro, Regno Unito, Giappone  e Canada, si arriva infatti ad una cifra astronomica: 130mila miliardi di dollari! Due volte il Pil mondiale. Due volte e mezzo la capitalizzazione di tutte le borse del mondo.

I due baricentri tradizionali del capitalismo mondiale, gli Usa e l’area euro, hanno rispettivamente 55mila miliardi di debiti pubblici e privati e 40mila miliardi. Una patologia ormai cronica, una zavorra che incatena stati e imprese capitaliste, che sta gettando in una miseria nuova i salariati, e che ipoteca ogni eventuale ripresa del ciclo economico. I PIIGs si dice. Che dire del Regno Unito, che ha ha un debito totale quattro volte e mezzo più alto del suo Pil?

Il cappio del debito, anche a causa dei ciclopici piani di salvataggio delle banche e degli stati, è destinato a stringersi sempre più. Più grande è il debito più diventa indispensabile il rifinanziamento. Fino a che si trovano investitori disposti a comprare obbligazioni e titoli e a prestare soldi, tutto va bene. Ma se gli investitori, tra cui le banche, sono a loro volta indebitati, la catena si spezza. Il crollo borsistico della settima scorsa, in particolare delle banche, è presto spiegato: esse sono piene di obbligazioni non solo dei PIIGS ma di stati che solo a patto di dolorose cure da cavallo potranno rimborsare i loro debiti. Due anni fa parlavamo dei titoli tossici, di derivati corrispondenti a crediti inesigibili. Siamo giunti ad un punto che “tossici” sono considerati “dai mercati” i titoli di stato di svariati paesi occidentali. Senza dimenticare che le stesse banche vacillano da anni poiché utilizzano a dismisura le loro “leve finanziarie” (la facoltà di immettere sul mercato crediti svariate volte la loro effettiva capitalizzazione).

Ridurre i debiti! Questa è la soluzione e il grido di battaglia. Facile a dirsi, arduo a farsi. Ridurre i debiti è possibile soltanto comprimendo il ciclo economico, scaricando non solo sui salariati e i piccoli risparmiatori, ma sulle stesse aziende capitalistiche, i costi della cura da cavallo. Parla l’esperienza: dagli anni ’30 ad oggi ci sono state massicce riduzioni dei debiti almeno 45 volte, e nella maggior parte dei casi il fenomeno ha causato recessione se non la bancarotta di intere economie. Il serpente capitalistico si morde la coda, col rischio che in questo girare a vuoto su se stesso, il sistema vada incontro ad una catastrofe di portata epocale, con le conseguenze (pauperizzazione, sfascio sociale e di intere nazioni, ecc) che ognuno può immaginare.

Per quanto tempo ancora dovremo sopportare il fardello del capitalismo? Occorre davvero toccare il fondo per decidersi a ricostruire su fondamenta socialiste le nostre società?

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2010/05/il-rimbalzo-di-pirro.html

Volete una rivoluzione?

Fonte: Volete una rivoluzione?.

La crisi greca non è solo la storia del fallimento di uno stato; è anche il segnale del crollo imminente di un sistema economico basato sul debito, sul prendere in prestito dal futuro per creare l’illusione di una prosperità presente. È l’inizio della fine dell’irresponsabilità elevata a sistema e incoraggiata dai trucchi da prestigiatore delle élite finanziarie e politiche.

Chiunque dotato di semplice buonsenso sa che prendere in prestito per ripagare debiti precedenti di cui si fatica a rendere gli interessi è una follia. Ma per i nostri benefattori, i grandi sacerdoti delle banche centrali e gli illuminati leader delle potenze europee, gli adepti del mistico moltiplicatore keynesiano, questo è esattamente ciò che serve per far ripartire un’economia grippata come un motore spinto per anni oltre i suoi limiti strutturali.

Ora i greci hanno perso la fiducia nei loro governanti, ma la protesta…

appare in gran parte indirizzata malamente verso il mantenimento dei privilegi assurdi e insostenibili goduti nell’ultimo ventennio da una larga fetta di popolazione. Nell’articolo che segue, Bill Bonner, analista autore dell’ottimo sito Daily Reckoning, consiglia ai greci – ma anche a tutti coloro che li seguiranno nell’inevitabile domino del debito – una diversa e più logica direzione per la loro rivoluzione.
___________________________

“Popoli d’Europa: sollevatevi,” dice il loro striscione.

I comunisti greci sono solitamente un sicuro bastione di errori e tenebre. Le loro idee sono spaventose. Le loro proposte, assurde. L’unica cosa su cui non sbagliano è la loro opinione delle classi dirigenti – che considerano idioti.

Ma questa volta è differente. Le folle di sinistra, che ora lanciano molotov ai poliziotti di Atene, sono in posizione di vantaggio. Devono solo lavorare sul loro scopo.

L’ultima cucchiaiata di grasso finanziario è stata annunciata due settimane fa. Ad un costo di 110 miliardi di euro, l’Europa fingerà di proteggere la Grecia dai suoi creditori e gli ellenici fingeranno di mettere in ordine i loro affari finanziari. Invece, il caso greco scivolerà in una crisi più grande. Come abbiamo spiegato la settimana scorsa, tutta la moderna macro-finanza può essere compresa come un tentativo di spingere i problemi nel futuro e su persone non responsabili di averli causati. Ora vediamo la formula in azione in Europa.

I greci hanno preso in prestito soldi non potevano ragionevolmente pensare di poter ripagare. I banchieri stranieri – in gran parte francesi e tedeschi – avevano sperato di guadagnare rendimenti oltre misura assumendosi una rischio sul debito greco. Un governante giusto li lascerebbe tutti crollare, prendendoli a calci nel sedere mentre cadono. Invece, i furfanti hanno goduto del loro bottino. E, secondo i termini dell’operazione di salvataggio, si suppone che questi pazzi, dopo tutto, otterranno i loro soldi; saranno spremuti dai contribuenti di tutta Europa.

I piani delle classi dirigenti non sono solo ingiusti. Sono inattuabili. Nel corso dei tre anni futuri, la Grecia aggiungerà 50 miliardi di dollari nei deficit, stabilizzando il debito al 150% del P.I.L. Inoltre dovrà fornire 70 miliardi di dollari per ripagare il debito che maturerà nel corso dei due anni futuri. Questo è più dell’importo offerto nel salvataggio. Il che significa che la Grecia dovrà prendere in prestito più soldi fin dall’anno prossimo, innescando probabilmente un’altra crisi. In più, ci sono le altre sorelle deboli e gli altri fratelli spendaccioni nella famiglia europea. Salvarli tutti potrebbe costare fino a un trilione di euro.

Ma il problema reale è molto più profondo. È filosofico come pure matematico. Il troppo debito, come il troppo morire, non è una condizione di transizione. È una condizione terminale. Ed una volta che l’anima ha lasciato il corpo, non ha senso cercare di mantenere viva la carcassa. Alla stessa maniera, quando un debito non può essere rimborsato, non serve a nulla fingere. Quando non potete star dietro all’interesse di un debito, questo aumenta. Il debito cresce, diventando sempre più incontrollabile. È meglio ammettere appena possibile l’errore e cominciare ad organizzare i particolari del vostro funerale finanziario.

Attualmente, i greci devono un importo circa uguale al 120% del P.I.L. Grazie al salvataggio, si prevede che salga. Il piano sul tavolo arresta la crescita del debito solo dopo averlo aumentato di un altro 30% del P.I.L.

Qui c’è un problema. Oggi, i poveri greci vacillano. Che cosa accadrà quando avranno un peso ancora più gravoso? Gli imbroglioni sognano che si alzeranno, romperanno un piatto e balleranno un sirtaki. Immaginano persino che i prestatori – che avevano richiesto un rendimento fino al 18% sulle note di due anni quando Zorba si reggeva ancora in piedi – chiederanno soltanto una frazione di quella cifra dopo che si è rotto la schiena.

Facciamo finta di credere che questo sia possibile. Diciamo che la Grecia sia in grado di prendere in prestito in futuro ad un interesse di appena l’8%. Al 150% del P.I.L., questo porta il costo annuale dell’interesse (assumendo che l’intero debito fosse all’8%) a circa il 12% del P.I.L. Cioè un euro ogni 8 dovrebbe essere usato per pagare il costo del debito accumulato. La Grecia raccoglie soltanto circa il 5% del suo P.I.L. dai redditi di imposta sul reddito – neppure metà di quanto sarebbe necessario per pagare l’interesse. Si suppone che raccoglierà un altro 4% con le tasse. Già, fino al 30% dell’economia greca è fuggita nel nero per evitare la tassazione; immaginate come diventerà affollato il sommerso quando i contribuenti si renderanno conto che ogni penny che pagano d’imposta sul reddito è usato per proteggere i banchieri stranieri dalle loro insensate speculazioni. E immaginate cosa accadrà quando, invece di aggiungere il 10% al P.I.L. prendendo in prestito, i greci lo sottrarranno per ripagare il debito.

La settimana scorsa le scuole, gli aeroporti, gli ospedali ed altri servizi in Grecia sono stati interrotti. Un tumulto ha fatto scorrere il sangue. Il cinquantuno per cento dei greci ha detto che non accetteranno il programma di austerità. Gli altri vi si rivolteranno contro una volta che avranno visto come funziona. Erano abituati ad avere la loro torta ed anche a mangiarla. Ora, non l’avranno né la mangeranno più.

Sollevatevi, greci! Non avete altro da perdere che le catene del debito! Le rivoluzioni servono a questo.

La Voce del Gongoro

ComeDonChisciotte – ATENE, LA GRECIA E IL DENARO FANTASMA

Fonte: ComeDonChisciotte – ATENE, LA GRECIA E IL DENARO FANTASMA.

DI MASSIMO FINI
antefatto.ilcannocchiale.it

Che cosa sono i 110 miliardi che verranno dati alla Grecia per salvarla (80 dai governi dell’Eurozona, 30 dal Fmi) e i 750 approntati dall’Unione europea per creare un maxifondo “anticrisi”? Nel mondo globalizzato tutti i Paesi europei sono indebitati fra di loro e con gli altri Paesi industrializzati che a loro volta sono indebitati con noi. I miliardi dati alla Grecia e quelli del maxifondo “per battere la speculazione” sono una partita di giro. Si tratta di denaro inesistente, “tossico” non meno dei titoli “tossici”, che serve per drogare ulteriormente il cavallo già dopato perché faccia ancora qualche passo prima di schiattare definitivamente. È da 15 anni che i Paesi industrializzati, di fronte alle crisi che si susseguono a ritmi sempre più incalzanti, si comportano in questo modo: immettendo nel sistema altro denaro inesistente.

Nel 1996 il Messico era sull’orlo della bancarotta: doveva 50 miliardi di dollari ai Paesi industrializzati. Cosa fecero questi? Gli prestarono altri 50 miliardi perché potesse restituire i primi 50. Un’operazione apparentemente assurda, che serviva però a tenere il Messico al gancio del mondo industrializzato che poteva così continuare a vendere ai messicani i propri prodotti. Più o meno alla stessa maniera, con qualche variante, ci si comportò per la crisi delle “piccole tigri” asiatiche nel 1997.

Così si è fatto per il collasso dei subprime americani nell’estate 2007, default che si è poi propagato in Europa e di cui l’attuale crisi è un’ulteriore conseguenza (che cosa sono gli sbalorditivi tre trilioni di dollari comparsi improvvisamente nelle mani del governo di Washington? O ce li avevano prima e allora non si capisce perché non li abbiano usati o è denaro puramente virtuale). Si tende da parte dei governi e degli economisti al loro servizio a dare la colpa di queste crisi alla “speculazione” e agli “eccessi” del capitalismo finanziario. È uno scarico di responsabilità, nient’affatto innocente, per eludere il nocciolo duro e vero della questione: è l’intero nostro modello di sviluppo ad essere “tossico”. Il capitalismo finanziario non è che la diretta e inevitabile conseguenza, oltre che, in qualche modo, la necessaria precondizione, di quello industriale. Ne seguono le stesse logiche: il profitto, la sua massimizzazione col minimo sforzo e, soprattutto, l’inesausta scommessa sul futuro. Un futuro ipotecato fino ad epoche così sideralmente lontane da essere inesistente. Come il denaro che lo rappresenta (con un millesimo del denaro circolante attualmente, nelle sue varie forme, si comprano tutti i beni e i servizi del mondo. Il resto cos’è?).

Prendersela col capitalismo finanziario, sottacendo di quello industriale, è come meravigliarsi che avendo inventato la pallottola si sia arrivati al missile. Noi ci stiamo comportando come un individuo che avendo un debito, per coprirlo, ne fa uno più grosso e poi un altro più grande ancora e così via. A livello individuale il giochetto dura poco. Per un modello che si pone come planetario le cose vanno più per le lunghe. Ma un sistema che si basa sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica, non in natura, quando non avrà più possibilità di espandersi imploderà fatalmente su se stesso. E ci siamo vicini. Lo dice anche il fatto che, essendo i nostri ormai abbondantemente saturi, siamo alla ricerca disperata di altri mercati, anche se poveri, anche se poverissimi e siamo disposti a bombardare senza pietà i popoli, come quello afghano, che non ci stanno a entrare nel nostro meccanismo.

Il paradosso di questo modello di sviluppo è che avendo puntato tutto sul cavallo dell’economia, marginalizzando ogni altro valore ed esigenza umana, sta fallendo proprio sul piano dell’economia. Spero che ciò apra gli occhi alla gente e la induca, presto, domani, subito, a impiccare al più alto pennone gli idioti e gli impostori che stanno segando il ramo dell’albero su cui siamo seduti. Ma ci credo poco. Se fossi su un altro albero riderei a crepapelle guardandoli mentre fanno karakiri. Ma sono sullo stesso ramo e mi tocca seguire, impotente, come molti altri miei consimili, la sorte che queste canaglie imbecilli ci stan preparando.

Massimo Fini
Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it

Da il Fatto Quotidiano del 12 maggio

ComeDonChisciotte – IL FALLIMENTO OGGI E’ RIVOLUZIONARIO !

Fonte: ComeDonChisciotte – IL FALLIMENTO OGGI E’ RIVOLUZIONARIO !.

DI URIEL
wolfstep.cc/

Un tempo era costume raccontare strane storie ai bambini. Se non si voleva che facessero la tal cosa, si raccontava di terribili conseguenze nel caso avessero disobbedito. Si tratta di un espediente molto usato anche dalle religioni, al punto che il timore delle terribili conseguenze identificava persino la brava persona: “timorato di Dio”, si diceva. Eppure, la stragrande maggioranza di queste “terribili conseguenze” erano pure menzogne.

Come abbiamo imparato da grandi, masturbandoci non diventiamo ciechi. Come abbiamo imparato da grandi, non c’e’ nessun babau, uomo nero, non c’e’ nessun inferno se guardo un bel culo.

Perche’ ci veniva raccontato tutto questo? A raccontarci queste cose era un sistema che temeva la disobbedienza. LA temeva perche’ sapeva benissimo che possedere alcuni punti chiave del comportamento umano avrebbe mantenuto la struttura sociale, politica, economica, del periodo.

Ogni sistema di potere che intenda essere vessatorio alimenta, per forza di cose, un sistema di simili bugie. Compreso il sistema finanziario attuale. Tali bugie, che servono a tenere in piedi il sistema stesso, hanno come scopo quello di non lasciarci fare quello che vorremmo, o meglio, cio’ che il sistema stesso teme.

Prendiamo il caso della Grecia. Che cosa sarebbe successo che anziche’ richiedere il “prestito” UE lo avesse rifiutato categoricamente? Sarebbe andata in default? No, in default c’e’ gia’: il loro primo ministro ha gia’ ammesso di non avere liquidita’ per onorare le scadenze. La grecia, quindi, E’ in default.

E allora cosa sarebbe successo? Sarebbe successo che le sarebbero stati negati ulteriori prestiti dai mercati. Aha. E invece, adesso che arriva il prestito UE, pensate davvero che i mercati finanzieranno ancora la Grecia?

Un tizio mi dice che, fallendo senza pagare i creditori, la Grecia non avrebbe piu’ trovato alcun finanziatore e quindi avrebbe dovuto mantenere il disavanzo allo 0%. Invece cosi’, dovra’ accettare le condizioni dei turboliberisti di FMI, e il disavanzo dovra’ essere addirittura negativo, ovvero dovranno fare anche dei tagli.

Insomma, alla fin fine che cosa sarebbe mai successo se il governo greco avesse detto “ciao ciao, stupidi voi che non avete controllato i nostri conti, e due volte stupidi perche’ ci avete aiutati a falsificarli”?

NIENTE.

Se la Grecia non pagasse il debito, mandando in culo i creditori, non le succederebbe NIENTE di peggio di quanto le succedera’ gia’. Non c’e’ alcuna ragione per la quale i greci dovrebbero accettare il prestito. Non c’e’ alcuna ragione per la quale dovrebbero chiederlo.

Ma c’e’ di piu’: le banche proprietarie del prestito potrebbero addirittura rivolgersi ai certificatori dei bilanci greci, e alle agenzie di rating, chiedendo loro per quale motivo un rating cosi’ alto sia stato dato ad una nazione dai bilanci palesemente falsi.

Non solo i greci potevano fregarsene e tirare dritto senza peggiorare la gia’ critica situazione di una virgola, ma potevano farla pagare cara proprio agli speculatori.

Circolano in giro terribili anatemi, simili ai babau ed all’uomo nero, sulla serie di bibliche disgrazie che accadrebbero se le nazioni occidentali dichiarassero default. Volete sapere cosa succederebbe?

NIENTE.

Tempo fa, quando inizio’ il credit crunch, si diceva che alcune aziende andassero salvate perche’ erano “Too Big to Fail”. Alcune erano cosi’ grandi che si scopri’ come alcuni stati non potessero nemmeno aiutarle: “Too Big to Bail”. Bene, signori, cosa dire delle nazioni del G8?

Sapete cosa dire? “Too Big to Fuck With”.

Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, potrebbero semplicemente dichiarare sin da ora che non pagheranno i debiti e non restituiranno i bond. E che rifiuteranno qualsiasi prestito, aiuto, qualsiasi cazzo di cosa.Sapete cosa succederebbe?

NIENTE.

Si dice che cosi’ facendo le nazioni mancherebbero ad un loro dovere verso i propri cittadini. Ma non e’ esattamente cosi’ che stanno le cose.

Prendiamo per esempio il debito italiano. Esso e’ spalmato in titoli che vanno dai pochi mesi a 30 anni. Dove si trova la speculazione? Ovviamente, nei titoli a breve termine, quelli che hanno un rientro entro pochi mesi.

La media dei nostri titoli ha scadenza a 7.6 anni. Il genio di Tremonti ha consolidato il debito alzando la media delle scadenze OLTRE la durata di un governo. Trappola micidiale.

Questo governo ha ancora, nella migliore delle ipotesi, 3 anni di vita. Supponiamo che Tremonti annunci che non restituira’ il capitale dei titoli in scadenza, per tutti i prossimi tre anni. Sapete cosa succedera’?

NIENTE.

Tutti coloro che hanno titoli che scadono DOPO il governo attuale, infatti, sceglierebbero una via prudente, e se li terrebbero in tasca sperando che il prossimo governo decida diversamente. Verrebbero colpiti solo coloro che hanno comprato CDS e buoni del tesoro a breve, cioe’ gli speculatori. Chi ha investimenti che scadono a lungo termine, per esempio, continuerebbe a sperarci.

Voi direte: ma isolerebbero il paese. Ma ci butterebbero fuori dai circoli finanziari. Davvero? Se riuscissero a convincere tutti quelli che hanno titoli a piu’ di tre anni, per esempio, potrebbero. Ma Tremonti potrebbe dire, che so io, “quest’anno non paghiamo nessuno, dal prossimo anno ricominceremo”. Poiche’ si tratta di debito storico, di per se’ non ci sarebbe bisogno di rinnovarlo.

Possiamo anche uscire dal caso italiano, e supporre che una decina di nazioni (Belgio, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda, UK, Austria) decidano di non pagare il debito, se non ai propri cittadini risparmiatori, identificandoli attraverso il canale di vendita. Nel globale, il debito si ridurrebbe a meno della meta’.

Che cosa succederebbe?

Ancora niente.

Non esiste il babau. Non esiste l’inferno. Non si diventa ciechi a masturbarsi. Non succede niente a mandare in culo i creditori, a patto di farlo bene. Questo e’ il punto.

La cosa che nessuno vuole sentir dire, e che nessuno vuole dire, e’ che se una qualsiasi delle nazioni del G8, o un qualsiasi gruppo di nazioni del G20 manda a ranare i creditori, non succede assolutamente niente: “Too Big to Complain”.

Guardate che cosa ha fatto Dubai. Dubai ha dichiarato che avrebbe mandato in culo i fornitori un venerdi’ prima della chiusura delle borse. Per tutto il weekend, l’emiro ha ricevuto baciaculi che sono andati ad elemosinare due spiccioli da lui. Dopodiche’, non solo ha “ristrutturato” il debito (ristrutturato significa “ti devo dieci ma di restituiro’ 4″) , ma nessuno ha protestato particolarmente.

Questa e’ la fifa blu che oggi hanno i mercati finanziari. La fifa blu degli speculatori e degli assicuratori: che qualche nazione del G8 decida “ehi, fottetevi tutti. Di aziende che vogliono il mio mercato ho la coda fuori”. Il che e’ la verita’.

Prendiamo il paese nelle condizioni piu’ disperate in Europa, cioe’ gli UK. Se compilassero i bilanci secondo gli standard UE, il loro deficit sarebbe al 170% del PIL. Supponiamo che vadano in default. Che cosa succederebbe? Succederebbe che il buon primo ministro, chiunque sia, dira’ “ehi, cocchi, se volete continuare a mettere piede nella City fatemi gli applausi, che di aziende che vorrebbero entrarci ho la coda fuori dalla porta”. Questa e’ la verita’: moltissime nazioni hanno dimensione tale per cui non solo sono “too big to fail”, e anche “too big to bail”, ma sono persino “too big to fuck with”. Troppo grosse per rompergli i coglioni.

Questo e’ il concetto principale: era cosi’ urgente “salvare” la Grecia(1) perche’ si tenesse in piedi la menzogna secondo la quale il default sarebbe un evento terrificante , catastrofico, simile a quello che avvenne in Argentina. Ma attenzione, perche’ non e’ vero: l’ Argentina al momento del deault usciva proprio da un tentativo di salvataggio dell’ FMI!

Quello che secondo me dovrebbero fare i PIGS, o PIIGS, insieme a tutti gli altri che hanno problemi di debito pubblico, e’ di riunirsi e dichiarare default tutti insieme, con la sola eccezione dei propri privati cittadini, cioe’ per quantita’ di titoli tipiche del risparmio privato.

Cosa succederebbe? Niente.

I PIIGS sono nazioni che nel bene o nel male sono proprietarie di ottimi mercati, finanziari e mercantili. Nessuno degli speculatori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno dei creditori vorrebbe esserne cacciato via. Nessuno al mondo vuole la recessione globale che arriverebbe se i PIIGS fossero oggetto di embarghi o sanzioni.

Questa e’ la ragione principale per la quale i PIIGS vengono affrontati uno ad uno. La Grecia prima , il Portogallo e la Spagna dopo, e poi chissa’.
Contemporanetamente, tutti i giornali ci spiegano di quale catastrofe sarebbe se la Grecia andasse davvero in default: la UE e la BCE perderebbero “prestigio politico”. Ommioddio! Ommioddio!Moriremo tutti !

Ehm. Di quale cazzo di “prestigio politico” stai parlando, fra’?

I mercati, si dice, diverrebbero instabili. Aha. E quando mai sono stati stabili? Qual’e’ la novita’? Ci divertiamo a scrivere oroscopi? “scorpione: mercati finanziari instabili”. Fico, e’ facile prenderci cosi’.

Quello che l’opinione pubblica deve fare e’ di divenire adulta. Smettere di credere nel Babau. Smettere di credere che a toccarselo si diventera’ ciechi. Smettere di credere all’uomo nero. Fare una bella riunioncina, e dire “ehi, ci avete chiamati PIIGS? Fantastico. Perche’ adesso i PIIGS vi prestano un dito, e vi mandano affanculo. E se non volete piu’ fare business sui nostri mercati, beh, abbiamo la coda , fuori dalla porta”.(2)

Ovviamente, questo produrrebbe il panico. Tutti sono come bambini, convinti che arriverebbe l’uomo nero. Tutti sono come bambini, e hanno paura del babau.

Beh, diventate grandi: non succede niente. Semplicemente, qualcuno perderebbe il suo potere,e probabilmente moltissimi dei suoi soldi.

Per quanto riguarda l’euro, se i PIIGS decidessero di uscire in questo modo, Trichet verrebbe a baciare culi per convincerli a restare dentro l’euro.

PIIGS di tutto il mondo, unitevi. Anzi: PIIGS di tutto il mondo, fallite.

Il fallimento, oggi, e’ rivoluzionario.

Chi ci rimetterebbe?

Se tutti i PIIGS decidessero di fallire insieme, semplicemente a lasciarci le penne sarebbero queste entita’ qui:

•Barlkays Bank PLC
•BNP Paribas
•Citi Group Global Markets
•Commerzbank AG
•Credit Agricole
•Credit Suisse
•Deutsche Bank
•Goldman Sachs
•HSBC France
•ING Bank NV
•JP Morgan Securities
•Merryl Lynch INT
•Morgan Stanley CO
•Nomura INT
•Royal Bank OF Scotland
•Societe’ Generale INV Bank
•UBS Ltd

Capite per quale motivo i PIIGS vanno affrontati uno ad uno: se fallissero tutti insieme, non li si potrebbe buttare fuori dall’ Euro, e come se non bastasse sarebbe la fine del sistema finanziario speculativo cosi’ come lo conosciamo.

E no, il babau non esiste.

Chissa’ cosa succederebbe se qualcuno proponesse , via internet, una riunione dei governi dei PIIGS che mandino a ranare il debito pubblico e gli speculatori tutti insieme.

Uhm… quasi quasi ci faccio un gruppo su Facebook

Uriel
Fonte: http://www.wolfstep.cc
Link: http://www.wolfstep.cc/2010/05/infanzia-finanziaria.html
2.05.2010

(1) In che cosa sia consistito il “salvataggio” lo sanno solo loro: le “cure” imposte alla Grecia sono molto piu’ dolorose delle conseguenze del default. Non si capisce bene che cosa ci abbiano guadagnato, i greci, a prendersi dei soldi e poi fare tagli al bilancio uguali se non peggiori di quelli che avrebbero dovuto fare uscendo dai mercati finanziari.

(2) Vi siete mai chiesti perche’ non vedete in giro marche di auto cinesi? Perche’ non vedete sportelli di banche islamiche? Perche’ non vedete catene di benzinai di petrolieri russi? Ecco: sono tutti dietro alla porta, ad aspettare.

Titolo originale “Infanzia finanziaria” visto su http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/

ComeDonChisciotte – E’ TUTTO FALSO, E CI STANNO AMMAZZANDO

Fonte: ComeDonChisciotte – E’ TUTTO FALSO, E CI STANNO AMMAZZANDO.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Faccio appello ai pochi che ancora usano la loro testa, vi prego, osservate.

L’Europa dell’euro sta esplodendo, e i prossimi a finire sotto le macerie saremo noi italiani, i portoghesi e gli spagnoli. Poi verranno i francesi e i tedeschi. Perché? Perché abbiamo tutti adottato una moneta, l’euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto noi Stati europei la possiamo solo USARE, non possedere. E’ tutto qui il disastro, e vi spiego.

Ho già scritto che se la Grecia fosse ancora uno Stato che stampa moneta sovrana non avrebbe nessun problema, perché potrebbe fare quello che fecero gli USA con un indebitamento assai peggiore (25% del PIL) 60 anni fa: stampare moneta, pagare parti del debito e rilanciare l’economia senza quasi limite. E’ esattamente quello che fa il Giappone da decenni.

Osservate: oltre agli Stati Uniti che sono indebitatissimi (10.400 miliardi di dollari e in crescita prevista fino a 29 mila fra 3 anni), il Giappone ha oggi un rapporto debito-Prodotto Interno Lordo del 200% circa (che in Europa sarebbe considerato l’inferno in terra), la Gran Bretagna ha in pratica lo stesso deficit di bilancio della Grecia e dovrà prendere in prestito 500 miliardi di sterline nei prossimi 5 anni. Ma avete sentito da qualche parte che vi sia un allarme catastrofico su USA, Giappone e Gran Bretagna? C’è qualcuno che sta infliggendo a quei tre Paesi le sevizie di spesa pubblica che saranno inflitte ai greci? No! Perché? Perché Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna sono possessori di una loro moneta non convertibile e non agganciata ad altre monete forti, e questo significa che i loro governi possono emettere moneta nel Paese per risanarsi come detto sopra. E attenzione: possono farlo  prendendola in prestito da se stessi, che a sua volta significa che se si indebitano fino al collo possono poi rifinanziarsi il debito all’infinito. E’ come se un marito fosse indebitato con la moglie… cosa succede? Nulla, sono lo stesso nucleo. Noi Stati europei invece dobbiamo, prima di spendere, prendere in prestito gli euro dalla Banca Centrale Europea, e quindi per noi i debiti sono un problema, perché li dobbiamo restituire a qualcun altro, non più solo a noi stessi. Noi siamo il marito e la moglie indebitati con gli usurai, ben altra storia.

Ribadisco: uno Stato con moneta sovrana, come appunto Stati Uniti, Giappone o Gran Bretagna, può emettere debito sovrano senza problemi, e finanziarlo praticamente all’infinito con l’emissione di altra moneta, e questo, al contrario di quello che tutti vi raccontano, non è un problema (i dettagli tecnici in un mio studio futuro). Quanto ho appena scritto, è stato confermato pochi mesi fa,  fra gli altri, dall’ex presidente della Federal Reserve (banca centrale) americana, Alan Greenspan, che ha detto “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”.  Infatti USA, Gran Bretagna e Giappone, che emettono debiti immensi, non sono al collasso come la povera Grecia e nessuno li sta crocifiggendo.

A voi che avete una mente libera, non viene da chiedervi perché gli USA sono rimasti al balcone a guardare, senza far nulla, la nascita di questo presunto gigante economico dell’euro? Sono stupidi? No. Sono furbi. Sapevano e sanno esattamente quello che ho detto, e cioè che con l’unione monetaria noi Stati europei ci saremmo ficcati precisamente nella gabbia in cui siamo: prigionieri di debiti che non possiamo più controllare e rifinanziare con una nostra moneta sovrana. A chi non lo ricorda, rammento che l’Italia con moneta sovrana degli anni ‘70/80 era zeppa di debito e di inflazione, ma aveva un’economia fortissima che oggi ci sogniamo (e su cui ancora mangiano milioni di figli del boom di quegli anni). Guarda caso dalla metà degli anni ’80, dalla nascita cioè dei poteri finanziari sovranazionali che sono quelli che lucrano oggi sulle nostre disgrazie, si iniziò a predicare agli Stati con moneta sovrana che un debito pubblico e un deficit erano la peste, e questo non è vero. Rileggete sopra. Non lo sono mai se uno Stato ha moneta propria, perché di nuovo “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”. Alan Greenspan è piuttosto attendibile, e furbo. E allora che scopo aveva quel mantra ossessivo sui (falsi) danni di deficit e debito pubblico che nessuno oggi osa più sfidare? Risposta: spingerci nella mani di una unione monetaria capestro con regole assurde di limiti del deficit e del debito, che ci avrebbe sottratto l’unica arma possibile (la sovranità monetaria) per gestire senza danni l’indebitamento. E questo per compiacere a chi? Risposta: al Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori guidato appunto dagli Stati Uniti, che con la scusa del risanamento degli Stati indebitati ma non più sovrani (noi appunto) ci costringe a vendere a prezzi stracciati i nostri beni pubblici ai barracuda finanziari, a deprezzare il lavoro con la disoccupazione (tanta offerta di lavoratori = crollano i loro prezzi, come con le merci), rovinando così le vite di generazioni di esseri umani, le nostre vite.

Infine, ricordo chi ha così fortemente voluto in Italia l’unione monetaria europea: Romano Prodi e Giuliano Amato in primis, che non sono stupidi e sapevano benissimo dove ci avrebbero portati. Alla faccia di chi ancora demonizza il centrodestra, che di peccati ne ha, ma confronto a questo sono cosucce da ridere. Qui stiamo parlando della svendita della speranza, per generazioni di cittadini, di poter avere controllo sull’economia, che è tutto, è libertà e democrazia, perché da cassintegrati/precari e senza più uno Stato sociale decente si è a tutti gli effetti degli schiavi.

La crisi dell’Europa, il calvario della Grecia e il nostro prossimo calvario, sono tutta una montatura costruita dall’inganno dell’unione monetaria, dall’inganno dell’inesistente dovere di risanare i debiti degli Stati, che non sono mai un problema se quegli Stati sono monetariamente sovrani. Un inganno ordito dai soliti noti di cui sopra.

Uscire dall’unione monetaria subito! Ritornare Stati europei con moneta sovrana e non convertibile, ora! Hanno ragione i greci, e faccio eco al loro grido scritto sulle pendici dell’acropoli: “Popoli d’Europa, sollevatevi”.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info/
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=181

ComeDonChisciotte – EUROPA IN MANO ALLA MAFIA DEI “RATING”

Fonte: ComeDonChisciotte – EUROPA IN MANO ALLA MAFIA DEI “RATING”.

DI TITO PULSINELLI
selvasorg.blogspot.com/

Come il Brasile ed Argentina 20 anni fa – La speculazione usuraia dei croupiers dell’azzardo globale – Partita truccata tra il dollaro e l’euro

Fa un certo effetto osservare gli accadimenti europei dall’angolo visuale sudamericano: sembra di sbobinare immagini di un passato molto prossimo, però a parti invertite. “Default” è una parolaccia inquietante tra i bellimbusti delle cosche finanziarie che erano di manica larga quando la scagliavano contro i “tropicali” e l’America non anglosassone.

Oggi, il monopolio mediatico d’Oltreatlantico spara a zero contro l’Unione Europea, attacca i suoi anelli più deboli così come ieri crocifisse il Messico, l’Argentina e il Brasile. Aggredisce con l’arma di distruzione di massa delle “agenzie di rating”, quelle stesse che aggiungendo (o togliendo) una A, segnano il destino delle nazioni.

Eppure, inutilmente, vent’anni addietro i “terzomondisti” avevano messo in guardia contro queste mafie (Moody’s, Goldman Sachs, Fitch) che sono simultaneamente giocatore e arbitro, “qualificatori di rischio” e società quotate in borsa, croupiers e venditori di fiches. A quel tempo, dalle capitali europee si rispondeva con sorrisi di condiscendente superiorità: si consideravano gemelli-siamesi di Wall street e fratelli spirituali della Chiesa Neoliberista del Business degli Ultimi giorni.

Il brivido che dal caldo Egeo risale il midollo spinale delle élites europee dà la misura del trionfalismo immediatista della classe dirigente politica, intrappolata nel labirinto di sabbia di una “moneta senza Stato”, e l’egoismo necrotico di un’oligarchia finanziaria che ha trucidato l’economia reale e il buon senso.

Hanno fatto l’eutanasia allo Stato sociale che era il cemento che coesionava e rendeva più solido il modello economico e politico europeo e giapponese. Elites ed oligarchie, ispirate al modello di accumulazione dei Morgan, Drake e capitan Uncino, si impegnarono a trasformare l’Europa in una fotocopia degli USA. Però senza forza militare autonoma e senza visione geopolitica: tutto nelle mani dei banchieri centrali (senza eccezioni, garzoni andati a bottega da Goldman Sachs et similia).

Hanno ridato in pasto l’Europa a quel FMI che –quasi estromesso dalle latitudini sudamericane- ora ritrova una Terra Promessa non solo nella bushista “nuova Europa”, ma persino a Bruxelles e Francoforte. Wall street non si accontenta, va alla caccia grossa contro l’anello mediterraneo: alla carica dell’argenteria di famiglia. Puntano agli Stati fondatori dell’unificazione europea. Si tratta di minare l’euro e minimizzare la concorrenza globale europea. Il dollaro deve rifiatare e gli USA devono mettere il freno a mano nella picchiata dell’egemonismo che sta divenendo sempre più relativo.

Tant’è vero che hanno perso protagonismo persino in quell’America Latina la facevano da padroni, dove la vivisezione neoliberista –inaugurata dal noto filantropo Pinochet- produsse ferite mortali e traumi profondi che -oggi- sono diventati anticorpi.

La filastrocca della fu globalizzazione ha finito per produrre il risorgimento di categorie date per spacciate anzitempo: sovranità nazionale, identità nazionali e sociali, autodeterminazione, rottura dei monopoli, dualismo e complementarietà economica, unificazione non solo dei mercati, ecc.

E’ il cosiddetto “populismo” che fa arricciare i nasi siliconati nelle redazioni europee ma fa diminuire i déficit, aumenta le riserve monetarie nazionali e consente politiche redistributive. Mantiene il FMI fuori dall’uscio di casa o dalla cucina. Vedere per credere. Basta dare una scorsa alla graduatoria mondiale dei Paesi più indebitati oggi e nel 1990: esiste il BRIC e i fondi nazionali sovrani.

Ha permesso di dare impulso ad un blocco sudamericano, con una integrazione regionale lenta e contraddittoria, però con visione e progettualità geopolitica, inserita nel multipolarismo, senza le mani legate dai dogmi macro-economici e dai miraggi di fine Millennio del gioco d’azzardo delle tre carte della cupola del rating: che è un monopolio made in USA.

Tito Pulsinelli
Fonte: http://selvasorg.blogspot.com/
Link: http://selvasorg.blogspot.com/2010/05/europa-in-mano-alla-mafia-del-rating.html

Grecia. Brutti, sporchi e… nazisti

Fonte: Grecia. Brutti, sporchi e… nazisti.

Ieri ho passato buona parte del pomeriggio a seguire le notizie dalla Grecia. Grazie ad una webcam svedese ho visto lo sventato attacco al Parlamento, e mi ha molto impressionato il panorama dall’alto di Atene, piena di fumo e gas da sembrare Gaza.

Tre morti molto pesanti, perché innocenti impiegati di banca e non, come spesso accade, manifestanti o poliziotti. La storia dietro questi morti è davvero terribile.

C’è una dichiarazione di un dipendente della banca che sta facendo il giro del mondo… Qui la versione in inglese, qui una traduzione in italiano. La Marfin Bank è di proprietá di un businessman greco, tale Vgenoupoulos, e leggendo la sua biografia ci pare di conoscerlo talmente bene da sentirci quasi parenti: è il proprietario della banca, della squadra di calcio del Panathinaikos, e si è comprato appena sei mesi fa la compagnia aerea greca Olympic che ha fuso con la Aegean Airlines, sua anche quella. Insomma, il solito riccone che ha le mani in pasta ovunque e sta approfittando della bancarotta greca per arricchirsi ancora di più.

Mr. Vgenoupoulos è così raccontato dal suo dipendente, in occasione della strage di ieri:

Oggi i miei colleghi hanno perso la vita per malizia: la malizia di Marfin Bank e di Mr.Vgenopoulos in persona, che ha esplicitamente dichiarato che chi non si fosse presentato a lavoro [nel giorno dello sciopero generale del 5 maggio] avrebbe potuto restare a casa anche quelli successivi perché licenziato. I dirigenti della banca hanno proibito ai dipendenti di abbandonare il lavoro, sebbene questi lo avessero chiesto dalle prime ore della mattina. I dirigenti intimavano di chiudere gli accessi e confermavano, via telefono, che l’edificio doveva restare chiuso [con i dipendenti dentro], arrivando anche a bloccare gli accessi internet per evitare che i dipendenti potessero comunicare con l’esterno.

Una strage annunciata, verrebbe da dire quasi cercata. Nell’edificio non esistevano sistemi antincendio e, come riporta sempre il dipendente, le uniche esercitazioni hanno riguardato i dirigenti mentre gli altri impiegati della banca devono improvvisarsi addetti alla sicurezza o pompieri in base agli umori di Mr. Vgenopoulos.

Insomma, che siano morti quei tre poveri bancari fa comodo a tutti. Sicuramente fa comodo al governo, che oggi attendeva in piazza una rivolta ancora più sostanziosa: i cittadini, colti di sorpresa dalla strage di ieri, tacciati da blac bloc, dipinti in tutto il mondo come sadici che godono nel vedere innocenti bruciare, probabilmente preferiranno restarsene a casa.

Eppure, qualche perplessitá c’è. Ricordando le celebri frasi di Cossiga

infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le cittá. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrá sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri”.

ci permettiamo di citare un report, ignorato dai più, ad opera di un giornalista de La Stampa, Roberto Giovannini (non uno scalmanato complottista quindi) che si trovava ieri ad Atene:

Tutto è accaduto piuttosto rapidamente, una trentina di persone si sono staccate dal fianco sinistro del corteo fino a quel momento pacifico e hanno bruciato macchine e frantumato le vetrine della banca lanciando all’interno le bombe molotov che hanno provocato le tre vittime. (…) Su chi siano i protagonisti dell’attacco, adesso si fanno ipotesi diverse, oltre a quella ufficiale che vuole che siano esponenti del movimento anarchico che capeggia in queste ore l’ala violenta della protesta. C’è chi parla infatti dell’intervento di un gruppo di provocatori, appartenenti al gruppo neonazista di “Chrisi Avgi” (Alba radiosa) e c’è qualche elemento che porterebbe a confermare l’ipotesi.

A voi le conclusioni. Eventi così, d’altronde, li abbiamo giá visti un sacco di volte.

Crisis

Nel video seguente, pescato da italianimbecilli, potete ammirare poliziotti in tenuta antisommossa che spaccano vetrine:

ComeDonChisciotte – IL DISEGNO AMERICANO CHE VUOL SPEZZARE L’EUROPA

ComeDonChisciotte – IL DISEGNO AMERICANO CHE VUOL SPEZZARE L’EUROPA.

DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

La crisi greca ha reclamato le prime vite. Verrebbe voglia di fermarsi, in segno di sdegno e di rispetto. Invece non è possibile. E nemmeno giusto. Occorre invece continuare, il più possibile, a dire la verità. Quella scomoda, quella che urtica, quella che obbliga al realismo.

Quindi è giusto dire che i governi greci hanno colpe enormi, che le banche ne hanno ancora di più, ma che occorrerebbe dire qualcosa anche a quei cittadini greci abbienti che, dati alla mano, hanno fatto ripartire il mercato immobiliare di lusso a Londra: comprano case da milioni di euro perché vedono nel mattone britannico un bene rifugio al pari dell’oro.

A dirlo non è il sottoscritto, ma i dati diffusi da Knight Frank, agenzia leader del real estate, in base ai quali nell’ultimo mese le vendite di case con costo superiore al milione di sterline sono cresciute del 21%. Per l’agenzia, i proprietari di casa greci contano ora per il 6% nel mercato britannico di immobili con valore superiore ai 2 milioni di sterline, il doppio rispetto allo scorso anno. La realtà è questa, certificata dagli atti d’acquisto con nome e cognome.

La finanza è certo spietata, ma finché non metteremo in conto che l’avidità è diffusa ovunque e il bene comune è un valore sempre meno perseguito, continueremo a fare la caccia alle streghe contro gli hedge funds e gli speculatori: se i derivati, sempre più rischiosi e per questo sempre più in grado di offrire profitti, sono andati a ruba non è solo perché qualche “delinquente” li vendeva, ma anche perché qualcuno, anzi moltissimi, li compravano. Si chiama legge della domanda e dell’offerta, una base dell’economia.

Detto questo, la realtà è una sola: questa seconda ondata di crisi, basata sul debito, è eterodiretta. C’è un piano di crollo generalizzato delle Borse per ottenere un effetto Idra nell’eurozona, una sorta di sabotaggio – anche valutario – orchestrato non tanto dai fondi speculativi, i quali salgono in giostra e poi scendono al volo, quanto da istituzioni politiche, banche e major per spostare il mirino verso il Club Med e dettare le nuove regole dell’economia e degli assetti istituzionali.

Non si spiegherebbe, infatti, il perché nel pieno dell’incendio greco Moody’s abbia sentito il bisogno di annunciare di aver aperto una procedura di rivisitazione del debito portoghese per la possibilità di un downgrade non di uno, ma addirittura di due livelli di rating. Chi getta benzina sul fuoco, difficilmente l’ha scambiata per acqua: lo fa scientemente.

Attualmente i bond di Lisbona sono valutati Aa2 dall’agenzia di rating, la quale ha motivato la sua decisione in base «al deterioramento delle finanze pubbliche portoghesi anche a fronte delle sfide economiche che si pongono ad esse di fronte». Un tempismo straordinario: per anni hanno valutato AAA dell’immondizia confezionata su mutui a tassi di insolvenza stellare e, ora, di colpo sono attentissime nel valutare variazioni nelle finanze pubbliche di un paese nell’arco temporale di mutamenti di due settimane.

Di colpo l’euro ha toccato il minimo da 13 mesi contro il dollaro e il livello dei cds ha toccato record stellari. Lo conferma CMA Datavision, azienda che monitora i mutamenti dei credit default swaps: quelli per assicurarsi a cinque anni sul rischio di default portoghese sono saliti a 407 punti base da 344 e questo comporta un’implicita percentuale di default del Portogallo pari al 29,6%. I cds greci sono ora a quota 850 punti base da 764.5, una soglia che potremmo definire “islandese”: il Club Med sta andando letteralmente a pezzi e dall’altra parte dell’Oceano non sembrano particolarmente preoccupati.

E nemmeno a Londra, visto che questa instabilità dell’euro sta facendo da salvagente alla sterlina, valuta da tutti in grave pericolo sia per il debito pubblico stellare sia per il rischio che dalle elezioni di oggi non esca una maggioranza chiara per governare. È la legge della giungla al suo meglio – o peggio -, il tutti contro tutti più devastante che l’Europa abbia mai vissuto, fatta eccezione per i due conflitti mondiali: e questo, alla luce di quanto sta accadendo, getta ombre di responsabilità ancora più gravi sull’operato della Germania, nei fatti una sorta di fiancheggiatore interessato delle manovre dei veri poteri forti internazionali.

Per salvare sé stessa, Berlino ha accettato di buon grado di mandare sulla forca prima Atene, poi Lisbona e se servirà Madrid, l’altro giorno vittima di un clamoroso caso di disinformazione e turbativa dei mercati: far circolare la voce che Madrid avesse chiesto aiuto al Fmi, significa voler affossare l’euro e destabilizzare l’intera area. E qui non stiamo parlando di scommesse sul forex, di cross più o meno azzardati allo scoperto contro l’euro per guadagnare dei bei soldi: qui si parla di geofinanza al livello più alto.

Le proteste di piazza sono soltanto il cotè violento ed esasperato di un disegno più grande, un disegno di stabilità e nuovo ordine politico-economico che necessita, come le rivoluzioni, di sangue per poter crescere: gli stessi poteri che hanno messo alla Casa Bianca l’inattaccabile – di colore, giovane, progressista – Barack Obama, ora sono passati alla fase 2 del loro piano. Destabilizzare per stabilizzare, non serve Sun-Tzu per arrivare a capire cosa è in atto nel mondo: l’America non può permettersi di fallire e nemmeno di restare artificialmente in vita grazie al “kiss of death” del gigante cinese, deposito del debito pubblico.

Occorre spostare il focolaio della crisi, scompaginare i competitors, creare un nuovo ordine gestibile anche in situazione di debolezza: nulla di cui vergognarsi, quando il gioco si fa duro e in ballo c’è la sopravvivenza della società stessa, Machiavelli ci insegnava che ogni mezzo è lecito. Sono i collaborazionisti stile Bce, Ue e Germania a doversi vergognare e portare il peso delle proprie responsabilità. E del proprio tradimento.

P.S. Credete che la cartina di fanta-politica pubblicata dall’Economist, con l’Europa ridisegnata e l’Italia spaccata in due con un Doge a capo delle regioni settentrionali, sia solo una boutade per sdrammatizzare la crisi greca? Credeteci se volete.

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/5/6/CRAC-GRECIA-2-Il-disegno-americano-che-vuol-spezzare-l-Europa/84316/
6.05.2010

VEDI ANCHE: IL CLUB DI LONDRA VUOLE UN’ITALIA DIVISA E DENIGRATA

:: Straker ✈ Tanker Enemy ::: Il mio grasso grosso mercimonio greco (articolo di Zret)

Fonte: :: Straker ✈ Tanker Enemy ::: Il mio grasso grosso mercimonio greco (articolo di Zret).

La crisi economica sta attanagliando la Grecia. Occorre subito precisare che tale sfacelo non è tanto il risultato di politiche dissennate (non si nega che esse siano state attuate, ma non sono decisive), quanto il compimento di un piano orchestrato dalle élites sataniche molto tempo fa. I potentati occulti, infatti, hanno progettato di destabilizzare e distruggere gli stati nazionali, affossando il settore produttivo e disgregando la società, per costruire sulle rovine delle nazioni incenerite un Nuovo ordine mondiale. Il copione è arcinoto e fu scritto in un infame testo la cui paternità è dubbia (i servizi segreti russi? I Gesuiti? Sion? È ozioso tentare di stabilire chi lo redasse), ma che è una tabella di marcia. Simile ad un diagramma di flusso, questo documento riporta in maniera spaventosamente precisa gli eventi e le loro conseguenze, secondo il noto schema dialettico para-hegeliano problema – reazione – risoluzione.

E’ inutile che gli “analisti” si arrampichino sugli specchi senza ventose per tentare di convincerci che sono necessari “sacrifici”, tagli, provvedimenti draconiani etc., affinché la Grecia possa ridurre il “debito” pubblico. Questo debito è destinato ad aumentare a dismisura, finché non si abolirà il signoraggio. I prestiti erogati generosamente da vari paesi e dagli usurai internazionali possono solo aggravare la situazione, visto che, in un circolo vizioso, il popolo ellenico dovrà restituire le somme prestate gravate di onerosi ed esorbitanti interessi. Stritolata da tali gravami, la Grecia potrà soltanto precipitare nell’abisso.

Non si può disconoscere che, nei decenni scorsi, siano state scialacquate risorse, (si afferma che in Grecia molti lavoratori possono beneficiare del trattamento di quiescenza a 50 anni), ma non è questo il punto: in stati, in cui il sistema pensionistico, sanitario e scolastico oltre alle provvidenze sociali sono ridotti al lumicino, la situazione non è migliore. Anche questi paesi saranno colpiti dalla scure degli organismi globalizzatori che causano deliberatamente le crisi per proporre o imporre i loro “rimedi” mille volte peggiori del male che fingono di voler combattere. Sarà presto o tardi il turno di Portogallo, Spagna, Italia, che figurano sulla lista delle cavie, elenco stilato dagli odiosi mondialisti? Non era forse la Spagna, fino ad un lustro addietro, glorificata perché in una fase di crescita e di prosperità? Invero, il signoraggio bancario e l’operazione “scie chimiche“, senza dimenticare le gigantesche spese militari e la corruzione endemica, hanno dissanguato e dissanguano intere nazioni. Tutto ciò – giova ripeterlo – non è la mera ripercussione di azioni insipienti, ma un fine scientemente perseguito: ex chaos ordonovus ordo seclorum.

Non è un caso: in concomitanza con lo sciopero generale proclamato in Grecia il 5 maggio 2010, le proteste sono degenerate in azioni violente culminate con tre morti. Siamo al cospetto dei soliti metodi del sistema: sono strategie volte a spaccare il fronte dell’opposizione, a criminalizzare gli anarchici o presunti tali, a promulgare leggi speciali. I retroscena degli accadimenti ellenici sono stati ben analizzati nell’articolo dell’amico di Italiani imbecilli, Gli anarchici, la Grecia e la verità che non emerge.

Qui si potrebbe aggiungere che non è una coincidenza se gli anarchici (non intendo con ciò aderire in toto alla loro ideologia, ma evidenziare le tattiche dell’esecrando sistema), sono indicati nei “Protocolli” come tra i pochi nemici da neutralizzare, laddove altri gruppi di “dissenso” o sono creati dal potere stesso o infiltrati, con le consuete tecniche adottate dai servizi.

Esiste una via d’uscita? Se esiste uno sbocco, risiede nel totale superamento dell’economia fondata sull’usura, attraverso il ripudio del debito, l’uscita dall’euro (moneta ideata ed imposta per indebolire l’economia e la sovranità) con il ritorno ad una moneta nazionale, svincolata dal signoraggio. E’ ineludibile altresì l’azzeramento delle spese belliche e dei costi per le attività di aerosol clandestino (almeno 19 milioni di euro al giorno solo in Italia!): le risorse sottratte a questi capitoli potrebbero essere destinate a costruire una società equa e fiorente. E’ un’utopia? Purtroppo temo di sì, ma tutte le altre “risoluzioni”, tutte le altre misure sono solo “chiacchiere vane di gente senza cervello” o… – peggio – pretesti per instaurare la tirannide planetaria.

ComeDonChisciotte – ALTRO CHE SALVATAGGIO !

ComeDonChisciotte – ALTRO CHE SALVATAGGIO !.

DI LEONARDO MAZZEI
campoantimperialista.it

Ultimora: proprio al momento della pubblicazione di questo articolo apprendiamo che negli scontri di questa mattina ad Atene si sono registrate le prime vittime. Qualcuno dubita ancora della serietà della situazione greca?

La Grecia è affondata, sotto a chi tocca!

A sentire i media l’Unione Europea avrebbe infine salvato la Grecia. Ma è veramente così? Spesso gli stessi che ora commentano con sollievo il cosiddetto “salvataggio”, fino a qualche settimana fa sostenevano che non c’era bisogno di alcun intervento, e magari un anno prima si rallegravano di quanto era semplice e provvidenziale trasformare il passivo privato in debito pubblico.
Ricordiamocelo: mai fidarsi di simili stregoni, mai dimenticarsi delle loro cantonate. E se oggi parlano di salvataggio, sarà meglio domandarsi come stanno davvero le cose.

Ma anche al di fuori dei pensatoi liberisti, in pochi credevano che la crisi della piccola Grecia avrebbe avuto conseguenze pesanti per l’intero sistema finanziario europeo. Il perché di un simile abbaglio è presto detto: costoro erano convinti che la crisi scoppiata nel settembre 2008 fosse ormai alle nostre spalle, ed in un simile contesto quali scombussolamenti sarebbero mai potuti arrivare dalla modestissima economia greca?

Il “dettaglio” che sfuggiva a questi analisti era appunto la natura, oltre che la portata della crisi. Una crisi, che proprio per la reazione messa in atto dai principali stati occidentali nell’autunno 2008, trova ora il suo punto più acuto nell’insostenibilità dei bilanci pubblici. Le cifre del dissesto greco sono veramente limitate, ma Atene è solo un sintomo di una malattia generalizzata che nessuno sa realmente come affrontare. Ecco perché la diffusa sottovalutazione delle vicende greche appare veramente grave ed irresponsabile.

Ma veniamo all’oggi, alle decisioni concertate dell’Unione Europea (UE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Dopo aver creato le premesse per l’affondamento della Grecia, con le incertezze europee, l’ostruzionismo tedesco ed il killeraggio delle agenzie di rating, domenica 2 maggio il piano è stato annunciato: UE e FMI promettono prestiti per 110 miliardi di euro in tre anni, la Grecia rinuncia completamente alla propria sovranità nazionale accettando una politica di lacrime e sangue, mentre i “generosi” prestatori controlleranno trimestralmente che il loro diktat venga puntualmente eseguito sulla pelle del popolo greco.
I prestiti bilaterali dei paesi dell’Eurozona verranno concessi con gradualità (12 tranche) e con il contagocce, mentre i tassi non saranno inferiori al 5%, giusto per speculare un po’. I 30 miliardi che dovrebbero arrivare dalle casse del FMI avranno invece un tasso più basso, pare attorno al 3,6%.
Il massacro sociale chiesto al popolo greco è impressionante: congelamento dei salari del settore pubblico fino al 2014, eliminazione della tredicesima e della quattordicesima mensilità, aumento di 7 anni dell’età minima per andare in pensione, ulteriore aumento dell’IVA del 2%, che fa seguito ad un analogo aumento decretato 2 mesi fa, nuova legge per rendere più facili i licenziamenti.
Si è calcolato che la perdita media del potere di acquisto si aggiri attorno al 20%, con punte del 30% per i settori sociali più colpiti da queste misure.
L’intera economia greca andrà a picco. Per il 2010 è previsto un calo del Pil del 4%, un’altra diminuzione superiore al 2% è attesa per il 2011, poi gli economisti-stregoni vedono una lenta ripresa che dovrebbe riportare il Pil ai livelli del 2008 nel lontano…2017! Inutile ricordare quanto possano valere queste previsioni di lungo periodo, mentre quelle ben più affidabili sul breve non lasciano dubbi su quel che attende i greci.

Ma, si dirà, se non altro in questo modo si eviterà il totale dissesto finanziario. Ne siamo sicuri? Diamo la parola al professor Marcello De Cecco (la Repubblica – Affari&Finanza del 3 maggio): «Al punto al quale sono arrivate le cose, è sempre più chiaro che un’insolvenza greca non è purtroppo più evitabile. Saggio sarebbe procastinarla per un paio d’anni, con un piano d’emergenza, per poi passare al riscadenzamento e alla ristrutturazione dei debiti della Grecia…».
L’opinione di De Cecco risulta condivisa da parecchi altri economisti. Essa mette in chiaro due cose: l’insolvenza è inevitabile, gli “aiuti” potranno al massimo ridurne l’impatto da ammortizzare e scadenzare nel tempo.
Ecco allora il senso del piano partorito domenica scorsa. Per prima cosa i “prestatori” si sono messi al sicuro. Quelli concessi ad Atene non sono “aiuti”, bensì prestiti ben remunerati che potranno arrestarsi immediatamente qualora la situazione dovesse precipitare. La Grecia non ha avuto 110 miliardi, ma solo la promessa di averli, a certe rigidissime condizioni, nell’arco di tre anni.
Prendiamo il caso della Germania (ma lo stesso ragionamento vale anche per l’Italia). Il governo di Berlino potrà incassare un 5% sul proprio prestito, coperto con l’emissione di titoli ad un tasso del 2%, ottenendone un guadagno del 3%. Se le cose dovessero andar bene i prestatori realizzerebbero una bella speculazione, se dovessero andar male non esiterebbero un istante ad affondare definitivamente le finanze greche. Intanto – questo è il calcolo politico – l’UE avrebbe preso tempo. Questa semplice realtà è stata così commentata dal parlamentare francese Hean-Pierre Bard (un indipendente di sinistra): «L’aiuto alla Grecia porterà 160 milioni di euro alla Francia, 240 alla Germania e circa 700 milioni all’insieme dei paesi creditori. Questa è solidarietà? No, è usura».
Del resto, può esserci un “salvataggio” con gli interessi sui titoli del debito pubblico volati oltre il 10%, un Pil negativo ed un’inflazione negativa? La risposta è no, neppure con i tagli più selvaggi che si possano immaginare. Tagli che hanno anche l’effetto di deprimere i consumi e gli investimenti.
Comunque, chi vivrà vedrà. Ad oggi gli ottimisti del “siamo fuori dal tunnel” sono stati ridicolizzati dai fatti, in futuro vedremo.

Naturalmente le vicende greche non hanno soltanto una natura finanziaria. C’è, come sempre quando il gioco si fa duro, uno stretto intreccio tra politica ed economia. C’è il ruolo della speculazione, ma forse non fa parte anch’essa delle normali modalità di funzionamento del capitalismo reale?
C’è chi vede giustamente nei movimenti finanziari non solo speculazione ma anche attacco mirato all’euro, mentre altri preferiscono mettere al centro della questione la spinta interna alla UE per un’Europa a due o tre velocità. Tutte queste letture hanno un loro fondamento, ma guai ad isolare ogni singolo aspetto dal contesto generale.
La crisi, che in un primo momento si è manifestata in maniera virulenta sul terreno finanziario, che in un secondo momento si è ripercossa pesantemente sulla cosiddetta “economia reale”, vive ora una terza fase dove l’onda più pesante sta tornando nel campo finanziario, con al centro questa volta l’emergenza dei debiti pubblici.
Certo, solo gli storici, a posteriori, potranno inquadrare meglio quel che sta avvenendo sotto i nostri occhi, ma alcune tendenze di fondo appaiono chiare.
Ed esse ci rimandano a due grandi questioni: fino a che punto le oligarchie finanziarie dominanti riusciranno ad imporre le loro ricette draconiane senza che si arrivi ad una vera esplosione sociale, fino a che punto la sovranità nazionale potrà essere calpestata (e con essa quel poco che resta della stessa democrazia liberale) senza che questo conduca alla deflagrazione di istituzioni costitutivamente anti-democratiche come l’Unione Europea?
Questa è la partita che si gioca in Grecia. In questi giorni grandi manifestazioni popolari stanno scuotendo quel paese. Il popolo non appare piegato, ma non vi sarebbero possibilità di vittoria qualora la protesta rimanesse confinata nell’angusto ambito sindacale. Per essere più espliciti, non esiste possibilità di lotta sindacale vincente sganciata dalla scelta politica di uscire dall’UE.
Oggi, 5 maggio, la Grecia è in fiamme. Le principali città sono percorse dai manifestanti in sciopero, incidenti sono segnalati ad Atene e Salonicco, il parlamento si appresta a votare le misure economiche in un clima segnato anche dal tracollo della Borsa. Le oligarchie europee stanno sperimentando in Grecia la ricetta da applicare nel resto del continente, e l’Italia è in prima fila. Dall’esito della battaglia in corso dipenderanno molte cose, in primo luogo la possibilità di un autentico risveglio delle masse popolari del resto d’Europa, un risultato non automatico, non scontato, ma che riteniamo piuttosto probabile.
Qualora il popolo greco venisse sconfitto, pesanti sarebbero le ripercussioni più o meno immediate.
Alberto Alesina, sul Sole 24 Ore del 4 maggio invoca «Terapie alla greca per un’Italia più sana». Francesco Forte, sul Giornale del 3 maggio, preferisce guardare in primo luogo alla penisola Iberica, scrivendo che: «L’avviso che se ne trae per Portogallo e Spagna è di adottare subito misure d’austerità per evitare una “tragedia greca”».
La posta in gioco è chiara: chi deve pagare la crisi? Non si pensi che la questione sia solo economica. Da questa crisi uscirà un mondo comunque assai diverso rispetto a quello precedente. La battaglia greca non sarà di certo quella decisiva, ma il suo esito influenzerà pesantemente gli sviluppi successivi. Una ragione di più per stare dalla parte dei lavoratori e del popolo greco.

Ieri il Partenone è stato occupato simbolicamente e due enormi striscioni (in greco ed in inglese) recitavano: «Popoli d’Europa ribellatevi». Quando verrà raccolto questo invito alla lotta?

Leonardo Mazzei
Fonte: http://www.campoantimperialista.it
Link: http://www.campoantimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=989:altro-che-salvataggio&catid=12:unione-europea-cat&Itemid=20
5.05.2010

ComeDonChisciotte – LA GRECIA AL PATIBOLO, IL BOIA SI CHIAMA TRATTATO DI LISBONA

ComeDonChisciotte – LA GRECIA AL PATIBOLO, IL BOIA SI CHIAMA TRATTATO DI LISBONA.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Sarò brevissimo e chiaro. Scrissi tempo fa che i trattati europei, da Maastricht a Lisbona, sono stati pensati per il bene delle elites neoliberali a scapito della libertà e del futuro di milioni di noi. Ho detto: essi sono una minaccia mille volte più orrenda di qualsiasi magagna del berlusconismo, eppure nessuno fra le ‘belle anime’ qui da noi se li fila.

Oggi la Grecia è sotto inquisizione, le stanno spaccando le ossa i torturatori di Brussell, udiamo le grida fin da qua, quel popolo verserà sangue come non si può immaginare, coi tagli feroci a qualsiasi cosa assomigli a un sevizio pubblico, alla propria economia, futuro, speranza, ordinati ai boia europei dal Tribunale Internazionale degli Investitori e degli Speculatori, cioè i padroni del mondo.

La Grecia potrebbe ribellarsi, stracciare i lacci ai polsi e alle gambe, mettere in fuga i torturatori, salvarsi. Come? Creando moneta in quantità sufficiente per pagare tutti gli stipendi, per sanare i debiti di tutte le aziende, rilanciare l’economia alla grande.

Non avete letto male, non sono pazzo, anzi, sono informato piuttosto bene. Tenete presente: la Grecia disprezzata dal mondo è colpevole oggi di avere un deficit di bilancio del 12,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Nel 1946 gli Stati Uniti erano nelle medesime condizioni, anzi molto peggio. Il deficit di bilancio era del 25% del PIL. No, non c’è un errore di battitura, non era il 2,5%, era il ven-ti-cin-que per cento, quello cioè che oggi sarebbe considerato dagli inquisitori di Brussell come la raffigurazione del demonio in persona. Gli USA di Roosevelt e Truman crearono moneta a profusione, lo Stato si indebitò col settore privato fino al paradosso, e questo permise all’economia privata di espandersi magicamente senza doversi indebitare. Fu l’inizio del più lungo e stabile periodo di prosperità economica della Storia moderna, il famoso boom economico che poi salverà anche l’Europa del dopoguerra. Ma c’è un ma…

Gli USA allora, come oggi, erano sovrani, creavano moneta sovrana, e poterono fare quello che fecero. La Grecia potrebbe… ma ha ratificato i trattati europei e oggi, fate attenzione, la Grecia, come Italia, Francia ecc., non è più uno Stato sovrano, non può creare la propria moneta. Oggi la Grecia può solo USARE una moneta non sua, l’euro. Quindi essa rimane orribilmente legata al patibolo, e a noi, i prossimi forse di turno sotto tortura, tocca udire i suoi gemiti impotenti.
Quando vi raccontano che i problemi capitali degli Stati, di noi persone che li abitiamo, sono le magagnucce dei poteri locali, ricordate queste righe.

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=179

ComeDonChisciotte – CONFERMA: LA GRECIA SOTTO USURA

ComeDonChisciotte – CONFERMA: LA GRECIA SOTTO USURA.

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

La conferma è arrivata ieri al summit specifico di Bruxelles. Sarkozy e Merkel (e altri sedici Paesi dell’area Euro a ruota), hanno trovato l’accordo, si fa per dire, per gli aiuti alla Grecia.

L’accordo prevede, sinteticamente, un intervento di aiuti “volontari e bilaterali” con una partecipazione complementare del Fondo Monetario Internazionale. Quest’ultimo sarà attivato “in caso di problemi molto seri e in assenza di alternative”. Un modo elegante per indorare la pillola: i problemi sono già molto seri e non ci sono valide alternative. Come dire, appunto, conferma su quanto annunciato – e che avevamo denunciato – i giorni scorsi.

“La partecipazione dei governi dell’Eurozona sarà maggioritaria”: naturalmente anche questa è una sciocchezza, poiché bisognerà verificare, e presto, quali e quanti saranno effettivamente gli Stati europei che decideranno di acquistare dei titoli greci. E non ci pare che in Europa, al momento, vi siano Stati tanto in salute da poterlo fare, anzi. Ergo l’FMI, come detto, tornerà alla ribalta.

Si è parlato di una somma tra 20 e 30 miliardi di Euro, ovvero il totale dei titoli che la Grecia deve emettere entro due mesi. Guarda caso.

Rammentiamo, solo di passaggio, un punto fondamentale, che precede (o dovrebbe) qualsiasi ragionamento in merito. Nel momento in cui uno Stato vende i propri titoli – letteralmente, “si vende” – vuol dire che diventa merce. E i cittadini di questo Stato – al momento, i greci, la loro ricchezza e il loro lavoro, ovvero il loro tempo, dunque la loro vita – sono oggetto di scambio. Come prodotti su uno scaffale di un supermercato. Un uomo oggetto di scambio è uno schiavo. Questo il punto.

Merkel & Co. hanno detto che i titoli greci saranno venduti e acquistati da “volenterosi” al prezzo di mercato. Il che significa al prezzo al quale verranno scambiati i Cds (Credit Default Swap), che come abbiamo visto poco tempo addietro su queste stesse pagine, essendo prodotti che garantiscono (dovrebbero) il rischio di insolvenza dello Stato, e che vengono scambiati sul mercato come merce qualunque, stabiliscono di fatto il “prezzo” di un titolo. Ovvero il valore dello Stato per il quale tali titoli e derivati sono scambiati.

Detenuti da chi? Da Banche e speculatori, naturalmente.

Il circolo è vizioso, perché nel momento in cui uno Stato comprerà titoli greci, e gli stessi arriveranno a scadenza senza che la Grecia sarà in grado di ripagarli, quest’ultima non avrà altra strada che emettere nuovi titoli, e titoli sui titoli, che qualcuno dovrà comprare… e saremo da capo. In una spirale perpetua e soffocante.

Brutalmente: strozzinaggio legalizzato.

Valerio Lo Monaco
Fonte: www.ilribelle.com
26.03.2010

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

La Voce del Ribelle è un mensile – registrato presso il Tribunale di Roma, autorizzazione N° 316 del 18 settembre 2008 – edito da Maxangelo
s.r.l., via Trionfale 8489, 00135 Roma. Partita Iva 06061431000
Direttore Responsabile: Valerio Lo Monaco
All rights reserved 2005 – 2008, – ilRibelle.com – RadioAlzoZero.net
Licenza SIAE per RadioAlzoZero n° 472/I/06-599
Privacy Iscrizione ROC – Registro Operatori della Comunicazione – numero 17509 del 6/10/2008

Blog di Beppe Grillo – L’Italia liberata dalla CIA e dalla mafia

Blog di Beppe Grillo – L’Italia liberata dalla CIA e dalla mafia.

I preparativi per l’Unità d’Italia fervono. 150 anni e non li dimostra. Sembra ieri che i francesi ci liberavano a Solferino e che l’esercito sabaudo massacrava decine di migliaia di meridionali. La vera Storia d’Italia non è mai stata scritta. Appartiene a qualche libro, qualche rara testimonianza. L’Italia è un problema metafisico irrisolto. Cos’è? Perché esiste? Da dove viene?Dove sta andando? Il blog inizia da oggi a cercare di dare una risposta. Nicola Biondo ci ricorda che siamo stati liberati dalla CIA e dalla mafia.

1943: Cosa Nostra si fa Stato
Sono Nicola Biondo, sono un giornalista freelance, con Sigfrido Ranucci per Chiare Lettere abbiamo scritto un libro che si intitola “Il patto” abbiamo indagato la trattativa tra Stato e mafia e analizzato i documenti che ci raccontano, come, questa trattativa partita nel 1992/1993 abbia le radici ben piantate nel passato, in quel passato che ha visto gli americani rivolgersi a Cosa Nostra per lo sbarco in Sicilia nel 1943 e che ha consentito a Cosa Nostra di farsi Stato..

Tutto ciò è avvenuto sotto la diretta responsabilità dei servizi segretari americani, dell’Oss, della Cia e ha consentito a Cosa Nostra di diventare quell’esercito della violenza che fino ai giorni nostri può imporre trattative o può scatenare una guerra.
Uno degli argomenti principali per capire com’è stato mai possibile che la banda criminale Cosa Nostra sia diventata così potente nel nostro Paese, abbia conquistato uomini e cose in una porzione molto grande del territorio a sud e abbia iniziato a investire già dalla fine anni 50, primi anni 60 al nord, è capire come mai e com’è stato possibile che Cosa Nostra si sia fatta Stato. E’ una storia che dobbiamo riprendere dal 1941, quando nella cella di uno dei più grandi boss di mafia, Lucky Luciano, a poche decine di chilometri da New York, il boss riceve alcuni ufficiali della marina statunitense. Cosa volevano quegli ufficiali? Volevano che il boss li aiutasse a fare piazza pulita delle spie naziste nel porto di New York. Lucky Luciano riesce non soltanto a prometterlo, ma lo mette in pratica, fa scoprire attraverso i suoi uomini le spie di Hitler nel porto, da lì parte questa storia innominabile anche se ormai conosciuta, la storia incredibile dei rapporti tra i servizi segreti americani e Cosa Nostra. A partire da lì si stringe questo rapporto e attraverso Lucky Luciano e i suoi agganci in Sicilia gli Stati Uniti ottengono le informazioni per operare nel 1943 lo sbarco in Sicilia.
E’ subito dopo lo sbarco in Sicilia che Cosa Nostra si fa Stato, con lo sbarco americano i boss mafiosi diventano amministratori dell’ordine pubblico, alcuni addirittura sindaci, è il vecchio sogno di Cosa Nostra di avere non solo un proprio esercito, ma di dettare legge, lo sbarco americano, l’amministrazione americana lo garantisce. A capo della sezione Italia dell’Oss che poi diventerà la Cia c’è un ragazzo di 27 anni, si chiama James Angleton, quest’ultimo mette in piedi all’interno della sezione Italia, un ristretto nucleo di persone, una dozzina al massimo. Nei documenti ufficiali questo nucleo di persone, che si occuperà solo e esclusivamente della Sicilia, verrà chiamato il cerchio della mafia.
A questo gruppo di 007 che si occupano della Sicilia, si aggiungono anche dei giovani in gamba siciliani, tra questi c’è un nome che ricorrerà poi per altri 40 anni, quello di Michele Sindoma.
In cosa consiste davvero la presenza degli americani in Sicilia? C’è un’informativa, un report dal titolo emblematico: “La mafia combatte il crimine”. Cosa Nostra diventa l’esercito di occupazione, insieme con gli americani, che gestisce l’ordine pubblico, che deve evitare che le masse contadine potessero invadere e fare a pezzi il latifondo, ma la Sicilia non è soltanto una colonna portante nella politica estera, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, è un avamposto dal quale si controlla l’intero Mediterraneo L’Intelligence americana capisce che c’è già un’altra guerra da combattere e è quella contro il comunismo sovietico.


Mafia e neofascismo. Portella delle Ginestre
La saldatura tra uomini di Cosa Nostra a cui viene demandato il compito di controllo sociale, di controllo territoriale, vede l’entrata di un ulteriore segmento di potere, è quello incarnato da alcuni elementi dal neofascismo che seppur sconfitto, come la mafia, viene assoldato in chiave anticomunista, simbolo di questo terzo lato, di questa santa alleanza mafia – servizi americani, è la figura di Juan Valerio Borghese che infatti viene salvato dalla fucilazione da parte dei partigiani da alcuni ufficiali americani.


Insieme con i capi mafia, con le spie americane, con elementi del neofascismo italiano, un altro uomo simbolo di questa santa alleanza è bandito Salvatore Giuliano, la santa alleanza si manifesta in tutto il suo orrore il primo maggio 1947, a Portella delle Ginestre, un commando composto da mafiosi, spie, neofascisti, spara sulla folla che festeggia il primo maggio, la festa del lavoro, tutto ciò accade a poca distanza dalle elezioni regionali che avevano visto il trionfo del blocco popolare di sinistra, il bilancio è di 14 morti e di decine di feriti.
La mafia finisce così assoldata in una sorta di guerra civile contro il latifondo, il voto popolare, la miseria, e Salvatore Giuliano lo si potrebbe definire come un nome collettivo dietro il quale si nascondono strategie, sigle e personaggi lontani anni luce dai volti truci dei mafiosi.
Dietro Giuliano c’è una cerchia di personaggi che vagheggiano una Sicilia nazione autonoma o uno Stato federato agli Stati Uniti, ma soprattutto c’è un progetto preciso, studiato a tavolino dei documenti dell’Oss e poi della Cia, verrà chiamato: “Piano X” che prevede l’assistenza, il finanziamento e l’armamento di movimento anticomunisti, di chiara matrice fascista, affinché promuovano tutte quelle azioni di sabotaggio, di guerriglia e di disturbo, da attribuire al fronte popolare composto da comunisti e socialisti.
Il quadro di questa Santa alleanza viene completato dall’alta borghesia siciliana, da quella nobiltà nera che con l’avvento della Repubblica e delle riforme sociali, non ha alcuna intenzione di perdere il proprio potere.
Ci sono in particolare due esponenti dell’alba borghesia siciliana che raccontano perfettamente questa storia, uno è il principe Giovanni Alliata di Monte Reale, un massone, un fascista e che in seguito verrà coinvolto nello scandalo della loggia P2, secondo alcune testimonianze questo principe sarebbe uno degli ideatori della strage di Portella delle Ginestre, finirà poi in seguito coinvolto anche nei tentativi di golpe avvenuti negli anni 70, ci ritroviamo davanti, come dice il Giudice Roberto Scarpinato, a una lupara proletaria e un cervello borghese.
Un altro importante nome è quello di Vito Guarrasi, il vero dominus della vita politica e economica siciliana per quasi 50 anni, una foto lo immortala nel 1943, appena ventinovenne alla firma dell’armistizio tra Italia e Stati Uniti, a volerlo lì è un importante generale, il generale Castellano, uno degli architetti di quella santa alleanza tra spie, mafia e neofascisti. Molti anni più tardi l’avvocato Guarrasi ammetterà di essere stato in stretti rapporti di stima per ragioni di servizio proprio con l’Oss e poi con la Cia, era una spia.
In quegli anni sono tantissimi i rapporti che indicano come uno degli strumenti usati dalle classi dirigenti italiane e siciliane era la carta del Movimento separatista, una sorta di lega del sud che oggi stiamo rivedendo nel panorama politico, la manovalanza usata a Portella delle Ginestre, viene però presto sacrificata. Giuliano muore in seguito a una trattativa tra la mafia e i Carabinieri che mettono in scena una fiction degna di una serie televisiva, un conflitto a fuoco, assolutamente inesistente in cui il bndito, Salvatore Giuliano assurto come il nemico pubblico N. 1 in Italia, sarebbe stato ucciso, ma non è così!
La storia inventata di un conflitto a fuoco in cui Salvatore Giuliano avrebbe trovato la morte, viene scoperta da un eccezionale giornalista, Tommaso Besozzi, che manda in frantumi la versione ufficiale e scrive un articolo dal titolo chiarissimo, definitivo: “Di sicuro c’è solo che è morto”, di sicuro oggi sappiamo che Salvatore Giuliano è stato tradito, ucciso nel suo letto e portato su un set, dove è stata allestita la sua morte, un conflitto a fuoco inesistente. Aa tradire Giuliano è un suo cugino, Gaspare Pisciotta, che di lì a poco, terrorizzato per i segreti di questo accordo tra lo Stato e Cosa Nostra, deciderà di raccontare tutto al processo per la strage di Portella. Dice Pisciotta una frase che forse è ancora molto, molto attuale: “Banditi, Polizia e mafia sono un corpo solo come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”.
Il 9 febbraio 1954 a Gaspare Pisciotta verrà servito un caffè avvelenato e morirà in carcere. E’ da allora, scriverà qualche anno dopo Leonardo Sciascia, che l’Italia diventa un Paese senza verità, anzi viene fuori una regola, che nessuna verità si saprà mai riguardo a fatti criminali, delittuosi in cui ci sia minimamente attinenza con la gestione del potere.
Questa lunga storia che odora di morte, miseria e violenza, questa santa alleanza, non è altro che il frutto avvelenato della guerra al nazifascismo, Portella delle Ginestre è il primo atto terroristico che secondo gli storici fonda la Prima Repubblica, e come la Prima Repubblica è stata fondata sul sangue versato a Portella, la seconda Repubblica nasce sul sangue versato a Capaci e a Via d’Amelio

Gli Stati Uniti e l’Italia
Questa lunga storia di mafia, di colletti bianchi, di spioni e di servizi segreti, la ritroveremo come una costante in tutti i delitti di mafia e in molti atti di terrorismo politico avvenuti in Italia a partire dal 12 dicembre 1969, dalla strage di Piazza Fontana. E’ assolutamente innegabile l’influenza che gli Stati Uniti hanno avuto nelle scelte politiche, sociali e economiche di questo Paese.

è noto che noi abbiamo in Italia moltissime basi americane, al cui interno sono celati ordigni nucleari, noi siamo una sorta di portaerei americana nel cuore del Mediterraneo. E’ passato abbastanza tempo per poter affermare che vi furono pesanti interventi degli Stati Uniti nella vita politica italiana, il primo è quello per le elezioni del 1948, nel 1949 l’Italia fu il primo Paese che usciva sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale a ricostruire i suoi servizi segreti e fu reso possibile su impulso americano, gli americani per tutti gli anni 50 chiesero costantemente ai governi italiani di mettere fuori legge i partiti della sinistra, il PCI e il PSI. Addirittura furono approvate alcune leggi che però non furono mai fino in fondo messe in pratica, una su tutte, anche molto divertente, del 1953 vietata lo strillonaggio dei giornali, quindi i ragazzini che vendevano giornali per esempio di sinistra non potevano annunciare il titolo del giornale nelle vie e nelle piazze. Vii fu un fortissimo controllo da parte degli americani, soprattutto delle zone di confine, in maniera particolare il confine orientale su Trieste e in Friuli. Vi è stato, e probabilmente vi è tutt’ora, un fortissimo controllo sul sistema delle telecomunicazioni.
Il caso più eclatante di coinvolgimento degli americani nelle vicende italiane è sicuramente stato il caso Mattei, la morte di Ernico Mattei che era il capo dell’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi, che consentiva all’Italia l’approvvigionamento di materie prime, di petrolio, anche quella è ormai una storia che possiamo raccontare.
Enrico Mattei e la sua politica espansionista nella ricerca di materie prime a favore dell’Italia, non era assolutamente vista di buon occhio dagli americani, non potevano consentire che Mattei non solo stringesse accordi con i Paesi del Medio Oriente o che potesse stringere accordi addirittura con l’Unione Sovietica, ma che si espandesse anche in zone come l’Indonesia che era il giardino di casa del dominio americano.
Enrico Mattei muore in un attentato. La giustizia dei tribunali ha provato a portare in aula il caso Mattei, con certezza possiamo dire che in quell’attentato, l’aereo di Mattei fu sabotato, ebbero un ruolo di manovalanza proprio alcuni uomini di Cosa Nostra, l’aereo di Mattei infatti partiva da Catania e doveva atterrare a Milano.
Non sarebbe corretto dire che tutto quello che è successo in Italia, nel bene o nel male, sia stato causato dall’influenza americana. Possiamo dire invece, con buona certezza, che gli americani hanno a un certo punto accettato l’anomalia di un Paese che aveva una forte opposizione comunista e socialista e, allo stesso tempo, un governo come quello della Democrazia Cristiana, che era sì alleato agli Stati Uniti, ma culturalmente molto lontano dal mondo anglosassone e quindi protestante, mentre la Democrazia Cristiana aveva un legame fortissime con l’oltre Tevere, con Città del Vaticano, con la chiesa cattolica. L’anomalia italiana fu accettata solo nella misura in cui l’Italia non avesse voluto diventare una potenza nello scacchiere mondiale, finché si fosse accontentata di essere una potenza a medio raggio si potevano accettare una serie di anomalie. Questo è visibile proprio nella politica energetica di Mattei e poi negli scontri, anche molto duri, che l’Amministrazione americana ha avuto con i governi italiani quando negli anni 70 e 80 i governi italiani hanno direttamente trattato con i Paesi mediorientali per il petrolio. L’orgoglio nazionale di questo Paese viene fuori soltanto quando si tratta della nazionale di calcio e del petrolio.
Senza alcun dubbio vi sono state e vi sono tutt’ora cessioni di quote di sovranità nazionale a favore dell’alleato americano e questo è visibile nel soltanto nel campo militare o nel campo politico, ma è stato anche nel campo scientifico, nella chimica, nella ricerca atomica. Ciò di cui tanto si parla, la fuga dei cervelli dalle università, dalle aziende italiane, è un problema che data agli anni 50. Questo paese è stato terra di conquista, non solo terra di confine, ma soprattutto terra di conquiste per i migliori brevetti italiani come quello della plastica che è stato brevettato in Italia, la plastica fine, quella che usiamo tutti i giorni in casa.
Gli Stati Uniti in un certo senso hanno fatto campagna acquisti in questi campi, nel campo della ricerca scientifica, per esempio nel campo dell’industria, spesso e volentieri rendendo più povero questo Paese.

Le stragi e i tentativi di golpe
Però va anche detto questo, si è spesso parlato del fatto che strutture spionistiche, militari americane abbiano avuto un ruolo nella storia delle stragi italiane, nella storia della strategia della tensione, anche su questo vanno dette delle parole definitive di chiarezza, Ordine nuovo, gruppo terroristico di matrice fascista, resosi responsabile di una serie di atti terroristici in Italia, a partire da Piazza Fontana, ma anche prima e anche dopo, non aveva rapporti diretti con strutture di intelligence americane, gli americani non li pagavano per mettere le bombe, gli americani avevano dei propri uomini all’interno di Ordine nuovo,

esponenti di Ordine nuovo erano fonti degli americani, uno in particolare era un’antenna informativa degli americani e nello stesso tempo l’artificiere di Ordine nuovo, è probabilmente l’uomo che ha confezionato la bomba di Piazza Fontana, del 12 dicembre 1969. Va anche detto che dare responsabilità che non sono emerse giudiziariamente agli americani nel periodo delle stragi, significa anche minimizzare il ruolo di una certa classe dirigente in Italia.
Non possiamo dimenticare che sia la storia di Cosa Nostra, sia la storia di alcuni gruppi terroristici di estrema destra in Italia, quelli che hanno messo tecnicamente e fisicamente le bombe nelle banche, nelle stazioni, è una storia che riguarda le classi dirigenti, il potere di questo Paese. Abbiamo avuto esponenti, troppi, tanti esponenti della classe dirigente italiana che erano pronti a un bagno di sangue e l’hanno messo in pratica, con Piazza Fontana, con Piazza della Loggia, con Bologna, con i tentativi di golpe, anche sui tentativi di golpe va detta una parola di chiarezza. Gli Stati Uniti erano sicuramente a conoscenza, per esempio, del golpe Borghese che avrebbe visto la partecipazione di alcuni importanti uomini di Cosa Nostra. In quel caso la Santa Alleanza che si manifesta a Portella delle Ginestre, la stessa uguale Santa Alleanza si è manifestata con il tentativo del Golpe Borghese.

Le spie americane
Ci sono due casi famosi di spie americane che hanno lavorato in Italia: uno è un caso che ha contorni divertenti, è quello di Ronald Stark che ha una biografia da storia del rock, in effetti Ronald Stark nasce nel mondo del rock psichedelico californiano, si dice che era un caro amico di Jim Morrison. Ronald Stark è anche un grande commerciante di pasticche di Lsd negli anni 60 in tutta la California e poi in Europa.

Stark con questo curriculum di tutto rispetto viene assoldato dalla Cia per una serie di operazioni, una in particolare si chiama operazione Blue Moon che si è realizzata proprio nei confini statunitensi per distruggere la protesta che montava dai campus universitari americani, la protesta contro la guerra nel Vietnam, la Cia decide di finanziare la produzione di milioni e milioni di pasticche di Lsd da immettere nel mercato, sembra fantascienza, ma la storia la raccontano gli stessi documenti della Cia.
Ronald Stark nella prima metà degli anni 70, si trasferisce in Italia, ha dei contatti incredibili, per esempio con il capo del Servizio Segreto Militare Vito Miceli, con Salvo Lima, il pro console andreottiano, è l’uomo di cerniera tra mafia e politica in Sicilia. Viene arrestato per trasferimento di stupefacenti, in carcere entra in contatto con i fondatori delle Brigate Rosse, Curcio e Franceschini, a cui dà una serie di dritte per procurarsi delle armi in alcuni campi di addestramento in Medio Oriente, una storia assolutamente da romanzo. Ronald Stark viene interrogato dai magistrati italiani, questi ultimi gli chiedono chiaramente se lui è della Cia, se lui è una spia americana e lui in maniera assolutamente serafica, ve lo potete immaginare come un classico hippy, capelli lunghi, orecchino e sguardo un po’ allucinato, dice: c’è una legge in America che punisce le spie che ammettono di essere delle spie e si chiude nel suo assoluto silenzio.
Scontati alcuni mesi di pena in carcere viene fatto uscire con uno stratagemma giuridico, portato alla base americana di Camp Derby in Toscana e da lì scompare. e’ stato fatto qualche anno fa un funerale a Ronald Stark, ma secondo alcuni rapporti dei servizi quella bara era vuota, il mistero della vita e della morte di Ronald Stark continua.
Un’altra spia che ha lavorato in Italia per conto degli americani è il milanese Carlo Rocchi, quest’ultimo si è occupato del trasferimento di alcuni importanti gerarchi nazisti in sud America, ha lavorato in centro America, ha lavorato in prima linea in tutte quelle guerre che hanno visto gli Stati Uniti impegnati sia nel centro e nel sud America, sia nel sud est asiatico, Carlo Rocchi lo ritroviamo in un caso di depistaggio delle indagini sulla strage di Piazza Fontana.
In sostanza Rocchi, venuto a sapere che parte delle indagini riguardava uomini di Ordine nuovo in contatto con ufficiali Nato americani di Verona, prova a depistare le indagini e si mette in contatto con un testimone dell’inchiesta, proponendogli di dire cose assolutamente false o indimostrabili. Questo tentativo di depistaggio viene scoperto dal Giudice Salvini, dall’ufficiale dei Carabinieri Massimo Giraudo e Carlo Rocchi viene interrogato e in maniera assolutamente serafica dice: “Perché vi stupite, lavoro per un governo alleato all’Italia, quindi se gli interessi americani vengono “colpiti” da un’inchiesta, sono in diritto di fornire le notizie su questa inchiesta agli americani“.
E’ una buffonata ovviamente ed è un reato quello che ha compiuto Carlo Rocchi. Il suo nome verrà anche fuori per quanto riguarda l’inchiesta Mani Pulite, questa è un’altra grande domanda che ci si è sempre fatti, ci sono stati centri di potere occulto, i Servizi Segreti che hanno agito sull’inchiesta contro la corruzione che sono state fatte in Italia, Carlo Rocchi per esempio prova a carpire informazioni a alcuni magistrati della Procura di Milano, il suo nome finisce in uno strano e mai fino in fondo indagato progetto di attentato al giudice D’Ambrosio che era il vice di Borrelli alla Procura di Milano. Carlo Rocchi sicuramente era uno di quegli agenti americani che in Italia ha lavorato sempre in prima linea, sotto copertura e con strettissimi legami con i servizi segreti italiani, anche andando in alcuni casi ben oltre la legge.

Sovranità nazionale e FMI

L’influenza americana nelle vicende italiane è innegabile, oggi però nel momento in cui si parla di cessione di quote di sovranità nazionale, il problema non è più il rapporto, non è più solo il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti, o tra l’Italia e la Russia, o l’Italia e la Cina, il problema è un altro.

L’influenza americana nelle vicende italiane è innegabile, oggi però nel momento in cui si parla di cessione di quote di sovranità nazionale, il problema non è più il rapporto, non è più solo il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti, o tra l’Italia e la Russia, o l’Italia e la Cina, il problema è un altro. Ci sono istituzioni finanziarie internazionali che come la Nato nel passato, nel campo militare e politico, oggi hanno un’enorme forza nel sottrarre potere alle istituzioni democratiche, in particolare mi riferisco al Fondo Monetario Internazionale (FMI). E’ di questi giorni la notizia che la Grecia non vuole rivolgersi per un prestito, per la sua fragilissima economia ormai al default, all’FMI. Questo è un punto che andrebbe affrontato perché farsi prestare dei soldi dall’FMI, significherebbe dare in gestione parte della vita economica dei cittadini di quello Stato, significherebbe appaltare le scelte di politica fiscale a un’istituzione che non è stata eletta da nessuno e all’interno della quale gli americani hanno un ruolo evidentemente predominante, quindi la cessione di quote di sovranità internazionale, ormai, è qualcosa che avviene con modalità molto diverse che nel passato e direi quasi senza spargimento di sangue, fino a quando non si arriva al default economico totale. com’è avvenuto in Argentina.

Grecia, anarchici e maialini

Fonte: Grecia, anarchici e maialini.

Felice Capretta, sul suo blog, riporta la notizia dello sciopero generale in Grecia e ne sottolinea un aspetto divertente: il Corriere della Sera pubblica in home page una bella foto che ritrae alcuni manifestanti travestiti da maialini. Che carini! Che bella manifestazione, di quelle colorate, pacifiche, danzerecce e coi tamburelli che piacciono tanto ai governi… e che io personalmente odio dal più profondo.

La situazione è molto diversa dalle carnevalate per le strade. La Grecia è sull’orlo della rivoluzione, tutti i servizi (dagli aeroporti alle scuole ai supermercati) sono chiusi fino a nuovo ordine, e l’intera cittadinanza è in piazza contro le manovre governative per “il debito”. Si vocifera persino che i poliziotti passino dalla parte dei manifestanti, cosa… logica in una situazione del genere.

Possiamo immaginare il brivido gelato che corre per le schiene dei governanti di altri Paesi, specialmente quelli a rischio default ed ironicamente, appunto, definiti PIGS, al pensiero che anche i propri addormentati cittadini un bel giorno decidano di tirar fuori l’anima del combattente ateniese e mettere il Paese a ferro e fuoco. Per ovviare, si usano come sempre i media.

Provate a cercare in questo momento sulla home di Repubblica una qualsiasi notiziuola riguardante la Grecia: ebbene, ricerca vana. Che in un Paese europeo ci siano rivolte per le strade non fa notizia, meglio tacere (a meno che le rivolte non siano opera di sporchi negri, come nelle banlieue parigine: in tal caso se ne parla, tanto noialtri non rischiamo di identificarci), sia mai che qualcuno qui scopra che ci si può ribellare a misure ingiuste e assurde. Il Corriere dipinge il tutto come la solita manifestazione pacifica, ma altre testate fanno persino di peggio: provate a cercare su Google News le parole “Grecia anarchici” , scoprirete un mondo. Decine di testate italiane, inclusa L’Unitá, l’ANSA, Repubblica di ieri, hanno descritto le rivolte come “scontri tra polizia e qualche centinaio di anarchici”. Anarchici, vi rendete conto? Si sono trattenuti dal definirli “anarcoinsurrezionalisti” per un sussulto residuo di dignitá.

L’informazione italiana tutta ha deciso di trasmettere al popolo la seguente descrizione: i greci manifestano pacificamente, e qualcuno dei soliti anarchici fa casino. Nulla di nuovo, insomma.

Invece no. Qui è un’intera popolazione europea che si sta ribellando a misure draconiane vòlte ad impoverire la gente per salvare la finanza. Ma noi è meglio che non veniamo a saperlo.

Crisis

ComeDonChisciotte – GEORGE SOROS E’ EFFETTIVAMENTE IN GRADO DI PROVOCARE IL CROLLO DELL’EURO ?

Fonte: ComeDonChisciotte – GEORGE SOROS E’ EFFETTIVAMENTE IN GRADO DI PROVOCARE IL CROLLO DELL’EURO ?.

FONTE: RT

Trascrizone dell’intervista di Webster Tarpley a RT (RussiaToday)

“Io ritengo che ci siano decisive e circostanziate prove che spingerebbero qualunque giornalista investigativo ad approfondire. Si tratta di un tentativo mirato a creare una crisi in grado di condurre ad un nuovo sistema monetario mondiale. Si tratta dell’utilizzo di armi economiche allo scopo di difendere il dollaro, contemporaneamente attaccando la Grecia, e tramite la Grecia attaccare l’euro. La questione che è stata rivelata nel corso degli ultimi paio di giorni dal Wall Street Journal è che vi è stata una cena segreta in un appartamento di Manhattan, in data 8 febbraio, alla quale erano presenti, un gruppo di Hedge fund predatori, e questi sociopatici, mentre cenavano a base di filet migon, pianificavano un attacco sui titoli di stato greci e sull’euro utilizzando leverage rates di 20. a 1. E chi erano i presenti ? Monness, Crespi & Hut, una banca d’investimento stile “boutique”, SAC Capital Advisors, Brigade Capital e soprattutto Soros Fund Management.

Per la verità George Soros, si era già impegnato a preparare il terreno sostenendo di ritenere che l’Euro fosse soggetto al rischio di crollare e di cadere a pezzi. L’idea era realizzare un attacco speculativo ai danni dell’Euro in maniera da alleviare la pressione speculativa sul dollaro. E naturalmente la Grecia rappresenterebbe il punto debole. Loro hanno sostenuto che – insomma il consenso a questo tavolo mentre si cenava a base di filet mignon – era che qualunque fosse stata la conclusione della crisi debitoria della Grecia, quest’ultima si sarebbe dimostrata comunque estremamente negativa per l’euro e quindi pare abbiano continua dicendo, questo è almeno il resoconto del WSJ, che non appena saltata la Grecia, quello sarebbe stato solo il primo pezzo del domino a cadere, a seguire sarebbe toccato a Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda e naturalmente California, Gran Bretagna e infine Stati Uniti, e uno di questi personaggi, quello di Brigade Capital, avrebbe detto: la Grecia rappresenterà il fattore chiave del contagio che finirà con l’infettare tuti i debiti sovrani del mondo. Quindi stiamo parlando di debiti pubblici nazionali quelli dello Stato, quelli a livello locale, provinciale, di tutti gli Stati nazionali.

Quindi, in pratica ci stiamo avvicinando a questa situazione in cui, o si accetterà di permettere Che gli hedge fund e le banche “zombie” conducano i Governi nazionali alla bancarotta, o i Governi si decideranno finalmente a liquidare questi hedge fund proteggendo così se stessi. Tuttavia questa sarebbe solo una di un paio di associazioni a delinquere a cui in realtà il WSJ ha fatto riferimento. Un’altra è quella legata a Paulson & Company. Si tratta comunque di un altro Paulson, non si tratta dello stesso Paulson ed a Globeop Financial Services, accompagnata da un bel gruppoo di banche “zombie”, tutte sopravvissute grazie al denaro dei contribuenti americani. Stiamo parnado di Goldman Sachs – come potevano mancare – Bank of America /Merrill Lynch, e Barclays Bank – ricordiamoci che sono state salvate dagli Stati Uniti tramite il pagamento dei derivati AIG.
Quindi, numerosi di questi personaggi erano lì per fare soldi ma c’era anche un proposito politico, ovvero mascherare la debolezza del dollaro. Il dollaro ha raggiunto il suo livello minimo nella prima settimana di Dicembre dopo essere precipitato per tutto l’autunno fino a 1.50, 1.51 sull’euro.
Da allora in avanti è stato l’euro a precipitare, quindi si tratta di un’operazione a supporto del dollaro.

Ora l’Economist di Londra, il WSJ, il Financial Times si sono impegnati a lungo prendendo in giro i Greci ed il Primo Ministro Zapatero, della Spagna, che avevano parlato di cospirazione speculativa internazionale. Gli hanno detto in effetti: ma cosa state dicendo, siete paranoici, è una teoria della cospirazione. E tuttavia, è esattamente quello che abbiamo di fronte, ciò che abbiamo davanti agli occhi, in pratica ed io credo che sulla base della normativa anti-trust vigente in USA, questa sarebbe esattamente la definizione di una cospirazione criminale finanziaria in violazione Della normativa sulla correttezza degli scambi, e se tale condotta fosse stata tenuta sul mercato dei titoli negli Stati Uniti, sarebbe stata certamente definita come un “Pool” e dichiarata illegale.

Quindi, io credo sia chiaro che quello di cui la Grecia ha bisogno non siano certo misure di austerità. Avrebbero bisogno di dichiarare illegali una serie di elementi ovvero dichiarare illegali i derivati, hanno necessità di dichiarare illegali i Credit Default Swaps, di misure come quella promossa dal CEO dell’ELF, appunto in tale Paese, per favorire l’applicazione di una Tobin Tax, ovvero di una tassa dell’1% sui derivati e su altre forme di speculazione finanziaria.

E naturalmente, in Paesi in cui esistono magistrati indipendenti come in Spagna e in Italia probabilmente ad alcuni interesserà analizzare tutto questo. L’altra questione ovviamente., è porre attenzione a questo attacco speculativo per tenere sotto controllo questi speculatori e magari fissare sanzioni per le attività che stanno conducendo.”

6.03.2010

L’economista ($)mascherato: La Grecia demon(et)izzata rilegga Aristotele, Isocrate e me

L’economista ($)mascherato: La Grecia demon(et)izzata rilegga Aristotele, Isocrate e me.

di Marco Saba, 4 marzo 2010

Cerchiamo di fare il punto sull’attuale situazione economico-finanziaria. All’ordine del giorno c’è la crisi greca e le quattro ipotesi di svolgimento elaborate da economisti ortodossi, secondo quanto apprendiamo dal recente articolo di Ruggero Paladini [1]:

a) se la sbrighi la Grecia, e se non ci riesce e va in default non è un problema; cosa sono 300 miliardi di euro?

b) la Grecia deve rivolgersi al FMI che serve proprio in casi del genere, ed ha una grande esperienza;

c) bisogna permettere una fuoriuscita – magari temporanea – dall’euro che permetta una svalutazione (competitiva) e quindi un nuovo ingresso;

d) deve intervenire l’Europa, o meglio i paesi dell’euro, per sostenere politicamente e finanziariamente la Grecia; molti aggiungono che si pone poi un problema di politica economica e un salto di qualità dell’Unione Europea.

Qui ci interessa il commento offerto da Paladini alla ipotesi (c): “La terza ipotesi è quella più creativa, ma ha due problemi: il primo è che sembra che i trattati esistenti non la permettano; il secondo è che un eventuale successo dell’operazione sarebbe fatale per l’euro. Supponiamo infatti che la Grecia svalutando rilanci le esportazioni, l’economia e risani il bilancio; perché gli altri paesi porcelli non dovrebbero voler fare lo stesso?” Alla prima obiezione occorre chiarire che proprio il Trattato di Lisbona, come lamenta la Banca Centrale Europea, prevede esplicitamente una clausola di fuoriuscita dalla UE, una “exit clause”, che sostanzialmente richiede un preavviso di due anni per l’uscita da parte del paese fuoriuscente. Si tratta dell’articolo 50 del Trattato [2] . Nell’articolo poi si dice che lo stato fuoriuscente potrà anche rientrare nell’Unione in futuro seguendo le indicazioni dell’art. 49.

Quello che lamenta la Banca Centrale Europea è che l’uscita andrebbe concertata col Consiglio d’Europa durante quei due anni di preavviso, ma nel caso non lo fosse non sono previste specifiche sanzioni. Inoltre, la BCE ci informa che, nel caso un paese uscisse anche dall’Unione Monetaria, la sovranità monetaria verrebbe restituita alla banca centrale del paese fuoriuscente, oltre alle riserve valutarie ed al capitale che quest’ultima aveva ceduto alla BCE [3].

Il secondo punto che l’autore dell’articolo solleva è abbastanza ridicolo, mi ricorda un maestro elementare che mi diceva: “Che succederebbe se tutti facessero come te?” Ed io: “Sarei proprio scemo a non fare come loro, no?” E’ ridicolo dire che questa possibilità non viene presa in considerazione perché – pur beneficiando potenzialmente la Grecia – verrebbe anche imitata da altri. E allora?

In sostanza, tuttavia, esiste almeno un’altra possibilità meno “eclatante”, un quinto scenario che è opportuno illustrare: si tratta della possibilità di emettere una moneta nazionale a circolazione interna, senza uscire dall’Euro o dalla UE. Questa operazione, descritta da tempo da J.Wiseman [4], consiste nell’emettere degli strumenti finanziari (zero-coupon perpetual puttable security) senza chiamarli propriamente “banconote” o “moneta”, ma con gli stessi effetti all’atto pratico. Non è una cosa particolarmente nuova. In passato, prima della seconda guerra mondiale, l’Italia fece ampio ricorso a questi “biglietti di stato a corso legale” per l’emissione delle proprie banconote. L’iniziativa prima assoluta – a livello europeo – avvenne nel 1240 quando il Comune di Milano, a corto di moneta dì argento, emise cartamoneta a corso libero, diventando ben presto la capitale della Lombardia [5]. In questo modo, facendo pesare sulla popolazione il solo costo del signoraggio (che potrebbe permettere di eliminare tutte le altre tasse), non aggravato da interessi come avviene invece con l’emissione dei titoli di debito pubblico, concertata lingua-in-bocca coi banchieri privati, allora sì che si potrebbe risollevare l’economia di qualsiasi paese dell’area Euro. In particolare, proprio i cosiddetti paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia Grecia e Spagna), adottando di concerto e tutti assieme la soluzione proposta per la Grecia, potrebbero dare inizio ad un “mercato del mediterraneo” [6] collegandosi anche col nord Africa.

La Grecia è la patria di Aristotele, che più di 2300 anni fa nelle sue opere definiva la moneta strumento di giustizia distributiva, nel senso che per il suo tramite si riescono a quantificare prestazioni e servizi altrimenti non quantificabili (Etica) e uno strumento atto a facilitare gli scambi, soprattutto a distanza (Politica). La Grecia è anche la patria di Isocrate, che 2400 anni fa – nel suo Trapezitico – ci ricorda quanto fosse difficile portare i banchieri in Tribunale… Viene da chiedersi a che livello di corruzione è scesa oggi l’élite della Grecia per non essere più nemmeno in grado di capire ed affermare il suo sacro diritto alla sovranità monetaria.

La morale è sempre la stessa: ai popoli non vengono prospettate effettivamente TUTTE le alternative concrete praticamente realizzabili, ma solo quelle “interessate” tra le quali essi vengono costretti a scegliere… E se i giornalisti e gli economisti non sono tutti collusi in questa gigante opera di disinformazione, ma sono semplicemente inadatti e impreparati a svolgere decentemente il proprio mestiere, che si facciano umilmente da parte, recuperando dignità per tutti.

Note:

1] Ruggero Paladini, “I greci, i porcelli e il tamburo di latta“, Eguaglianza & Libertà, 23/02/2010
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1221

2] Ecco il testo dell’articolo del Trattato di Lisbona, stranamente ignorato dagli “attivisti”:
CONSOLIDATED VERSION OF THE TREATY ON EUROPEAN UNION
Article 50
1. Any Member State may decide to withdraw from the Union in accordance with its own constitutional requirements.
2. A Member State which decides to withdraw shall notify the European Council of its intention. In the light of the guidelines provided by the European Council, the Union shall negotiate and conclude an agreement with that State, setting out the arrangements for its withdrawal, taking account of the framework for its future relationship with the Union. That agreement shall be negotiated in accordance with Article 218(3) of the Treaty on the Functioning of the European Union. It shall be concluded by the Council, acting by a qualified majority, after obtaining the consent of the European Parliament.
3. The Treaties shall cease to apply to the State in question from the date of entry into force of the withdrawal agreement or, failing that, two years after the notification referred to in paragraph 2, unless the European Council, in agreement with the Member State concerned, unanimously decides to extend this period.
4. For the purposes of paragraphs 2 and 3, the member of the European Council or of the Council representing the withdrawing Member State shall not participate in the discussions of the European Council or Council or in decisions concerning it.
A qualified majority shall be defined in accordance with Article 238(3)(b) of the Treaty on the Functioning of the European Union.
5. If a State which has withdrawn from the Union asks to rejoin, its request shall be subject to the procedure referred to in Article 49.

3] “…withdrawal from EMU would entail: (i) creating a new currency or re-establishing the old currency of the withdrawing Member State; (ii) refunding the departing national central bank’s (NCB) contribution to the European Central Bank’s (ECB) capital, and reimbursing its foreign reserve assets transferred to the Eurosystem; and (iii) transferring full monetary sovereignty back to the seceding NCB…” – da: “Withdrawal and expulsion from the EU and EMU: some reflections”, ECB, 2009:
http://www.ecb.int/pub/pdf/scplps/ecblwp10.pdf

4] Vedi:
Come emettere una moneta nazionale italiana senza violare il Trattato di Maastricht
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/05/come-emettere-una-moneta-nazionale.html
e anche:
Il progetto CENTROBANCA: le Neolire (ITN)
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/05/come-emettere-una-moneta-nazionale_26.html

5] Ne parlo in un capitolo del mio Moneta Nostra:
http://studimonetari.org/monetanostra.pdf

6] Già nel marzo 2006, Galloni affermava: “Occorrerebbe proporre una ridiscussione dei parametri di stabilità, cercando di spuntare condizioni di maggiore sostenibilità per la nostra economia. Io proporrei inoltre lo sviluppo di un “Mercato Mediterraneo”, un’area di scambio che abbracci i paesi del Sud Europa e dell’Africa settentrionale, un patto questo che potrebbe sostenere e garantire l’Italia. All’uscita dall’euro potremmo anche ignorare le agenzie di rating, se esistesse un progetto di sviluppo valido. “
http://www.tradizione.biz/politica/signoraggio/intervista-a-nino-galloni.html