Archivi tag: hedge fund

Voci Dalla Strada: PER CESSARE IL RICATTO DEL DEBITO

Il video allegato che spiega il sistema truffaldino di creazione del debito è tratto dal film spagnolo “El concursante” che si trova anche integralmente su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=VgopOOJZL1o)

Fonte: Voci Dalla Strada: PER CESSARE IL RICATTO DEL DEBITO.

di Damien Millet, Sophie Perchellet, Eric Toussaint

Nei paesi più industrializzati, che sono stati l’epicentro della crisi globale innescata tra il 2007 e il 2008, vi è un triste contrasto: mentre la popolazione si trova ad affrontare il deterioramento delle condizioni di vita, i governi e i loro amici a capo delle grandi banche si felicitano del salvataggio del del settore finanziario e di un timido recupero congiunturale. Oltre ai piani per rilanciare l’economia per più di un trilione di dollari, la grandi istituzioni finanziarie hanno ricevuto aiuti dal governo, sotto forma di garanzie, di prestito e anche iniezioni di capitale, ma senza che lo Stato abbia una partecipazione nella gestione delle società nè un ruolo per riorientare in maniera radicale le decisioni che saranno prese.

La strada scelta dal governo per uscire dalla crisi finanziaria causata dai banchieri ha fatto esplodere il debito pubblico. L’enorme crescita di questo debito sarà utilizzato, per un lungo periodo, da parte dei governi come mezzo di ricatto per imporre tagli sociali e per dedurre dai redditi “bassi” le somme necessarie per pagare il debito pubblico detenuto da mercati finanziari. Come?
Le imposte dirette sui redditi alti e le aziende si riducono, mentre le imposte indirette, come l’IVA aumentano. Ma questa è una tassa molto ingiusta, perché è sostenuta principalmente da famiglie povere: se si applica un’IVA del 20%, una famiglia povera, che spende tutto il suo reddito per i consumi di base, versa sul suo reddito l’equivalente del 20%, mentre una famiglia benestante, che risparmia il 90% e consuma solo il 10% del suo reddito, deve pagare solo il 2%.

In questo modo, i ricchi guadagnano due volte contribuiscono meno ai tributi, e con il denaro risparmiato acquistano titoli del debito pubblico, realizzando profitti con gli interessi pagati dallo Stato. In senso inverso, i dipendenti ed i pensionati sono doppiamente penalizzati: le loro tasse aumentano, mentre i servizi pubblici e la protezione sociale si degrada. Il pagamento del debito pubblico è quindi un meccanismo di trasferimento di reddito dal “basso” verso l’ “alto”, nonché un efficace mezzo di ricatto per procedere senza intoppi con le politiche neoliberiste di cui beneficiano di quest’ultimo.

E non è tutto: d’ora in poi, i benefici e la distribuzione di bonus (gli operatori finanziari delle banche francesi hanno ricevuto 1,750 milioni di euro in premi per il 2009, e gli operatori di Wall Street 20.300 milioni di dollari, con un aumento del 17% rispetto al 2008 -) riprendono la loro folle carriera mentre si chiede alla gente di stringere la cinghia. A peggiorare le cose, con il denaro facile fornito dalle banche centrali, banchieri e altri investitori hanno lanciato una nuova speculazione, molto pericolosa per il resto della società, come si è visto con il debito greco. E non abbiamo citato i prezzi delle materie prime nè del dollaro. C’è silenzio totale da parte del Fondo monetario internazionale (FMI) e dell’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (OCSE), mentre il G20 si rifiuta di intervenire sui bonus e la speculazione. Tutti sono d’accordo nell‘ampliare la corsa al profitto, con il pretesto che questo finirà per favorire l’occupazione.

L’obiettivo globale dei potenti è un ritorno alla crescita, anche se questo sarà molto squilibrato e distruttivo dell’ambiente. Pa parte loro, non c’è nessuna discussione di un sistema che ha dato prova del suo fallimento. Se non si reagisce in tempo, porterà a termine lo smantellamento dello stato e le persone, vittime della crisi, dovranno sostenere i costi, mentre i responsabili ne usciranno più forti che mai. Fino ad ora, le banche e gli hedge funds sono stati salvati con i soldi pubblici senza ottenere nessuna contropartita reale.

Tuttavia, il discorso dovrebbe essere questo: “Voi, potenti finanziatori, avete beneficiato profumatamente del debito pubblico, ma i diritti umani fondamentali sono gravemente minacciati e le disuguaglianze crescono vertiginosamente. La nostra priorità ora è di garantire questi diritti fondamentali e voi siete, i potenti creditori, che pagheranno per questo. Vi applicheremo un’ imposta pari a quello che vi è dovuto, il denaro non lascerà la vostra tasca, ma il debito sparirà. E consideratevi fortunati dal momento che non chiediamo gli interessi già pagati a scapito degli interessi dei cittadini”. E’ per questo motivo sosteniamo l’idea di tassare grandi creditori (banche, compagnie di assicurazione, hedge fund e le fortune private) all’altezza dei crediti che essi hanno nelle loro mani. Ciò consentirebbe ai governi di aumentare la spesa sociale e creare posti di lavoro socialmente utili ed ecologicamente sostenibile. Si potrebbero anche azzerare i contatori finanziari del debito pubblico del Nord, senza che debbano contribuire le vittime di questa crisi, facendo in modo che la totalità dello sforzo ricada su chi ha causato o aggravato la crisi, di cui hanno già beneficiato a lungo.

Sarebbe davvero un cambiamento radicale verso una politica di redistribuzione della ricchezza a favore di chi produce e non di quelli che speculano su di essa. Questa misura, se fosse accompagnata dalla soppressione del debito pubblico estero dei paesi in via di sviluppo e una serie di riforme (in particolare, una riforma fiscale di ampia portata, una riduzione radicale dell’orario di lavoro senza perdita della retribuzione e con assunzioni di compensazione, il trasferimento del settore del credito al dominio pubblico con il controllo del cittadino, ecc) potrebbe consentire una reale soluzione alla crisi, con la giustizia sociale e nell’ interesse del popolo. Questa rivendicazione, curiosamente di scarsa copertura mediatica, merita di essere ardentemente difesa.

Damien Millet – Sophie Perchellet – Eric Toussaint. Rispettivamente portavoce, vice presidente del CADTM Francia e presidente del CADTM Belgio (Comitato per l’Annullamento del debito del Terzo Mondo, www.cadtm.org ). Damien Millet e Eric Toussaint sono co-autori di 60 Domande e Risposte sul Debito, Il FMI e la Banca mondiale, Icaria, Barcelona, 2009. Eric Toussaint è autore di La Crisi globale, Editorial Madri di Plaza de Mayo, Buenos Aires, 2010.

Fonte: Rebelion

politicamentecorretto.com – Anche l’Italia nel mirino della grande speculazione

Fonte: politicamentecorretto.com – Anche l’Italia nel mirino della grande speculazione.’

Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi
Paolo Raimondi, economista

E’ risaputo che i cosiddetti fondamentali dell’economia italiana, di quella europea e mondiale sono notevolmente peggiorati a causa della crisi sistemica globale. Per rimettere in moto l’economia e l’occupazione ci vorranno nuove energie, nuove visioni strategiche e tempi lunghi. Però non esiste alcuna ragione o giustificazione per aspettare bordate speculative contro l’Italia e l’Europa senza prendere da subito indispensabili ed efficaci contromisure.

Anzitutto si riconosca che oltre alla Grecia, alla Spagna, al Portogallo e all’Irlanda anche il nostro paese è entrato nel mirino della grande speculazione.

All’inizio di febbraio a New York si è tenuto un “pranzo di lavoro” esclusivo dei manager dei più grandi hedge fund internazionali, a cominciare dal Soros Fund Management, lo stesso che guidò l’attacco contro la lira e le altre monete europee nel 1992.

Costoro hanno scommesso che entro la fine del 2010 si arriverà ad una parità tra euro e dollaro.

Uno degli strumenti per garantire che questa scommessa si avveri, portando loro ovviamente grandi profitti a spese delle economie nazionali, è l’utilizzo di derivati, in particolar dei credit default sawps (cds), che scommettono sul ribasso dell’euro.

Si ricordi che persino Warren Buffet, il noto finanziere d’assalto americano, definì i cds “armi finanziarie di distruzione di massa”! Infatti questi fondi, usando l’effetto della leva finanziaria, manovrano derivati per venti-trenta volte il valore del contratto iniziale

Alcuni già paragonano il caso della Grecia alla banca americana Bear Stearns, la prima a crollare nel 2008, e quello del Portogallo alla Lehman Brothers che navigò a vista per mesi prima di fallire e innescare la crisi finanziaria globale.

Si stima che i derivati contro l’euro siano già una grossa parte dei 3 trilioni di dollari contrattati ogni giorno sul mercato monetario globale.

Dall’inizio di gennaio il prezzo dei cds per la Grecia è raddoppiato. Anche gli swaps sul debito sovrano dell’Italia sono aumentati, passando da 80 a 120 punti base, secondo i dati forniti da Bloomberg. Ciò significa che, per assicurare 10 milioni di dollari  di debito pubblico italiano per 5 anni contro il rischio di fallimento, occorre pagare 120.000 dollari annui di “assicurazione”. Per lo stesso ammontare di debito pubblico greco il costo è di 340.000 dollari.

Certamente nella scala del rischio l’Italia viene dopo la Grecia, che oltre a un debito pubblico di 125% del Pil, di poco superiore a quello italiano, ha anche un deficit del 13% del Pil. Anche la Spagna corre gravi rischi perché, sebbene abbia un debito pubblico di 67% del Pil, che sommato a quello privato arriva però a 4,9 trilioni di dollari cioè a 342% del Pil, ha anche un deficit dell’11,4%, una disoccupazione del 20% e una gigantesca bolla immobiliare con 1, 3 milioni di case invendute.

Ma non è da sottovalutare il fatto che il Prof. Robert Mundell, premio Nobel per l’economia nel 1999, studioso della moneta unica europea, abbia di recente affermato che “l’Italia è ad alto rischio. Essa è la minaccia più grande per l’economia dei 16 paesi della zona dell’Euro”.

I cds in circolazione a livello internazionale sono oltre 36 trilioni di dollari (stima di fine giugno 2009). Tutti derivati OTC e quindi fuori bilancio.

I grandi operatori sono naturalmente le solite 4 grandi banche americane, JP Morgan, Bank of America, City Bank e Goldman Sachs con l’aggiunta della Deutsche Bank tedesca e della Barclays inglese. Poi vi sono gli hedge fund internazionali.

Si calcola che soltanto il 5% di queste operazioni rappresenti coperture di credito per effettivi valori sottostanti. Tutto il resto è meramente virtuale e speculativo.

Urge che si imponga una semplice regola che limiti queste operazioni solo alla copertura di situazioni vere e provate.

Sembra che nei prossimi giorni il governo tedesco intenda affrontare questo problema. Sarebbe opportuno che dalla pura analisi si passasse in sede europea a iniziative concrete per garantire il futuro dell’Europa e dell’euro.

Altrimenti, paradossalmente, le banche con le loro speculazioni puniranno gli Stati per non averle sottoposto alle regole!

ComeDonChisciotte – GEORGE SOROS E’ EFFETTIVAMENTE IN GRADO DI PROVOCARE IL CROLLO DELL’EURO ?

Fonte: ComeDonChisciotte – GEORGE SOROS E’ EFFETTIVAMENTE IN GRADO DI PROVOCARE IL CROLLO DELL’EURO ?.

FONTE: RT

Trascrizone dell’intervista di Webster Tarpley a RT (RussiaToday)

“Io ritengo che ci siano decisive e circostanziate prove che spingerebbero qualunque giornalista investigativo ad approfondire. Si tratta di un tentativo mirato a creare una crisi in grado di condurre ad un nuovo sistema monetario mondiale. Si tratta dell’utilizzo di armi economiche allo scopo di difendere il dollaro, contemporaneamente attaccando la Grecia, e tramite la Grecia attaccare l’euro. La questione che è stata rivelata nel corso degli ultimi paio di giorni dal Wall Street Journal è che vi è stata una cena segreta in un appartamento di Manhattan, in data 8 febbraio, alla quale erano presenti, un gruppo di Hedge fund predatori, e questi sociopatici, mentre cenavano a base di filet migon, pianificavano un attacco sui titoli di stato greci e sull’euro utilizzando leverage rates di 20. a 1. E chi erano i presenti ? Monness, Crespi & Hut, una banca d’investimento stile “boutique”, SAC Capital Advisors, Brigade Capital e soprattutto Soros Fund Management.

Per la verità George Soros, si era già impegnato a preparare il terreno sostenendo di ritenere che l’Euro fosse soggetto al rischio di crollare e di cadere a pezzi. L’idea era realizzare un attacco speculativo ai danni dell’Euro in maniera da alleviare la pressione speculativa sul dollaro. E naturalmente la Grecia rappresenterebbe il punto debole. Loro hanno sostenuto che – insomma il consenso a questo tavolo mentre si cenava a base di filet mignon – era che qualunque fosse stata la conclusione della crisi debitoria della Grecia, quest’ultima si sarebbe dimostrata comunque estremamente negativa per l’euro e quindi pare abbiano continua dicendo, questo è almeno il resoconto del WSJ, che non appena saltata la Grecia, quello sarebbe stato solo il primo pezzo del domino a cadere, a seguire sarebbe toccato a Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda e naturalmente California, Gran Bretagna e infine Stati Uniti, e uno di questi personaggi, quello di Brigade Capital, avrebbe detto: la Grecia rappresenterà il fattore chiave del contagio che finirà con l’infettare tuti i debiti sovrani del mondo. Quindi stiamo parlando di debiti pubblici nazionali quelli dello Stato, quelli a livello locale, provinciale, di tutti gli Stati nazionali.

Quindi, in pratica ci stiamo avvicinando a questa situazione in cui, o si accetterà di permettere Che gli hedge fund e le banche “zombie” conducano i Governi nazionali alla bancarotta, o i Governi si decideranno finalmente a liquidare questi hedge fund proteggendo così se stessi. Tuttavia questa sarebbe solo una di un paio di associazioni a delinquere a cui in realtà il WSJ ha fatto riferimento. Un’altra è quella legata a Paulson & Company. Si tratta comunque di un altro Paulson, non si tratta dello stesso Paulson ed a Globeop Financial Services, accompagnata da un bel gruppoo di banche “zombie”, tutte sopravvissute grazie al denaro dei contribuenti americani. Stiamo parnado di Goldman Sachs – come potevano mancare – Bank of America /Merrill Lynch, e Barclays Bank – ricordiamoci che sono state salvate dagli Stati Uniti tramite il pagamento dei derivati AIG.
Quindi, numerosi di questi personaggi erano lì per fare soldi ma c’era anche un proposito politico, ovvero mascherare la debolezza del dollaro. Il dollaro ha raggiunto il suo livello minimo nella prima settimana di Dicembre dopo essere precipitato per tutto l’autunno fino a 1.50, 1.51 sull’euro.
Da allora in avanti è stato l’euro a precipitare, quindi si tratta di un’operazione a supporto del dollaro.

Ora l’Economist di Londra, il WSJ, il Financial Times si sono impegnati a lungo prendendo in giro i Greci ed il Primo Ministro Zapatero, della Spagna, che avevano parlato di cospirazione speculativa internazionale. Gli hanno detto in effetti: ma cosa state dicendo, siete paranoici, è una teoria della cospirazione. E tuttavia, è esattamente quello che abbiamo di fronte, ciò che abbiamo davanti agli occhi, in pratica ed io credo che sulla base della normativa anti-trust vigente in USA, questa sarebbe esattamente la definizione di una cospirazione criminale finanziaria in violazione Della normativa sulla correttezza degli scambi, e se tale condotta fosse stata tenuta sul mercato dei titoli negli Stati Uniti, sarebbe stata certamente definita come un “Pool” e dichiarata illegale.

Quindi, io credo sia chiaro che quello di cui la Grecia ha bisogno non siano certo misure di austerità. Avrebbero bisogno di dichiarare illegali una serie di elementi ovvero dichiarare illegali i derivati, hanno necessità di dichiarare illegali i Credit Default Swaps, di misure come quella promossa dal CEO dell’ELF, appunto in tale Paese, per favorire l’applicazione di una Tobin Tax, ovvero di una tassa dell’1% sui derivati e su altre forme di speculazione finanziaria.

E naturalmente, in Paesi in cui esistono magistrati indipendenti come in Spagna e in Italia probabilmente ad alcuni interesserà analizzare tutto questo. L’altra questione ovviamente., è porre attenzione a questo attacco speculativo per tenere sotto controllo questi speculatori e magari fissare sanzioni per le attività che stanno conducendo.”

6.03.2010

ComeDonChisciotte – IL PROGRAMMA SEGRETO DI COPENHAGEN

ComeDonChisciotte – IL PROGRAMMA SEGRETO DI COPENHAGEN.

FONTE: WASHINGTON’S BLOG

Gli artefici dei credit default swap dietro allo sviluppo dei “derivati sull’anidride carbonica”

Come avevo dimostrato in precedenza, i derivati speculativi (in special modo i credit default swap ) sono una delle cause principali. della crisi economica

E avevo sottolineato che le grandi banche realizzeranno profitti enormi sulle quote consentite delle emissioni di anidride carbonica, mentre l’illustre scienziato che sta facendo una crociata contro il riscaldamento globale sostiene che non funzioneranno e che esiste l’altissima probabilità di una gigantesca truffa e di un insider trading nei mercati delle quote delle emissioni di anidride carbonica.

Ora Bloomberg fa notare. che il programma delle quote delle emissioni di anidride carbonica sarà incentrato sui derivati:

Le banche si stanno preparando a fare con l’anidride carbonica quello che hanno fatto in precedenza: l’ideazione e la commercializzazione di contratti derivati che aiuteranno i clienti a proteggere i loro rischi sui prezzi nel lungo termine. Sono anche pronte a vendere prodotti finanziari legati all’anidride carbonica agli investitori esterni.

[Blythe] Masters sostiene che alle banche debba essere permesso di poter prendere l’iniziativa se un sistema obbligatorio di quote consentite delle emissioni di anidride carbonica è utile a salvare il pianeta al minor costo possibile. E i derivati legati all’anidride carbonica devono far parte di questo connubio, dice. I derivati sono titoli il cui valore è derivato dal valore di una merce sottostante – in questo caso, l’anidride carbonica ed altri gas serra…

Chi è Blythe Masters ?

E’ la dipendente di JP Morgan che ha inventato i credit default swap, e sta ora guidando gli sforzi di JPM sulle quote delle emissioni di anidride carbonica. Come osserva Bloomberg (questa e le altre citazioni provengono dall’articolo di Bloomberg riportato sopra):

Masters, 40 anni, sovrintende le attività ambientali della banca di New York in veste di responsabile globale dell’azienda nell’ambito delle materie prime.

Come giovane banchiere londinese all’inizio degli anni Novanta, Masters faceva parte del team di JPMorgan per sviluppare nuove idee per trasferire i rischi sui terzi. E continuò con la gestione del rischio sui crediti per la banca d’investimenti JPMorgan.

Tra i derivati sui crediti venuti alla luce dai primi sforzi della banca ci sono i credit default swap.

Alcuni membri del Congresso stanno combattendo contro i derivati sull’anidride carbonica:

“La gente taglierà i future sull’anidride carbonica e ci troveremo nei guai,” dice Maria Cantwell, senatrice democratica dello stato di Washington. “Non è possibile tenere il passo del prossimo strumento che andranno a creare.”

Cantwell, 51 anni, lo scorso novembre ha proposto che ai governi statali americani venga concesso il diritto di vietare i prodotti finanziari non regolamentati. “Il mercato dei derivati ha danneggiato pesantemente la nostra economia, non è nient’altro che un casinò dove si punta forte – tranne il fatto che i casinò devono attenersi alle regole”, ha riferito in un comunicato stampa.

Tuttavia il Congresso potrebbe cedere alle pressioni dell’industria e permettere il commercio over-the-counter dei derivati sull’anidride carbonica:

Il disegno di legge della Camera sulle quote delle emissioni di anidride carbonica vieta i derivati OTC, richiedendo che tutte le trattative sull’anidride carbonica vengano effettuate sugli scambi. I banchieri sostengono che un simile divieto sarebbe un errore… le banche e le aziende potrebbero ottenere quello che vogliono sui derivati sull’anidride carbonica in una legge separata in corso di elaborazione al Congresso…

Anche gli esperti finanziari si oppongono al mercato delle emissioni di anidride carbonica:

Persino George Soros, l’operatore miliardario di hedge fund, sostiene che i money manager dovrebbero trovare dei modi per manipolare i mercati delle emissioni di anidride carbonica. “Il sistema può essere truccato”, ha sottolineato Soros, 79 anni, in un seminario alla London School of Economics lo scorso luglio. “Per questa ragione piace ai tipi finanziari come me – perché ci sono delle opportunità finanziarie” …

Il gestore di hedge fund Michael Masters, fondatore della Masters Capital Management LLC con sede a Saint Croix nelle Isole Vergini americane [e senza alcun legame con Blythe Masters] dice che gli speculatori finiranno col controllare i prezzi dell’anidride carbonica americana, e il loro intervento potrebbe innescare lo stesso genere di cicli di espansione e recessione economica che hanno bastonato le altre materie prime…

Il gestore di hedge fund sostiene che le banche tenteranno di gonfiare il mercato dell’anidride carbonica ingaggiando investitori dagli hedge fund e dai fondi pensione.

“Wall Street lo venderà alla gente come un prodotto di investimento che non ha nulla a che vedere con l’anidride carbonica”, dice. “Poi improvvisamente i gestori degli investimenti domineranno l’asset class, e nulla sarà più collegato alla domanda e all’offerta reale. Abbiamo già visto questo film.”

Per la verità, come avevo rilevato in precedenza, anche numerosi ambientalisti si oppongono al mercato delle quote delle emissioni di anidride carbonica. Ad esempio:

Michelle Chan, un’esperta analista delle politiche a San Francisco per Friends of the Earth, non è affatto convinta.

“Dovremmo veramente creare un nuovo mercato da 2.000 miliardi di dollari quando non abbiamo ancora finito il lavoro per riorganizzare e collaudare una nuova regolamentazione finanziaria?” chiede. Chan sostiene che, vista la loro storia recente, dovrebbero essere tenute a freno le capacità delle banche di trasformare il cambiamento climatico in un nuovo mercato delle materie prime.

“Quello che ci ha fatto aprire gli occhi nella crisi del credito – ad un livello spaventoso e sconvolgente – è quello che accade nel mondo reale”, dice.

Chan di Friends of the Earth sta lavorando duramente per impedire alle banche di inserire anche l’anidride carbonica nel loro repertorio. Ha intitolato un rapporto di Friends of the Earth del marzo scorso “Anidride carbonica subprime?”. In una deposizione rilasciata a Capitol Hill, ammoniva: “Wall Street non farà solamente da intermediario nei normali derivati sull’anidride carbonica – diventeranno creativi.”

Sì, diventeranno “creativi” e abbiamo già visto questo film… un boom di derivati sull’anidride carbonica non regolamentati in modo adeguato destabilizzerà l’economia e porterà ad un altro crollo.

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16449
8.12.2009

Traduzione a cura di JJULES per http://www.comedonchisciotte.org