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Lettera a chi vuole controllare la rivoluzione colorata viola

Interessante articolo di Pino Cabras che riflette sul dopo Berlusconi (la sua cacciata non è la soluzione a tutti i problemi, bisogna evitare di cadere dalla padella nella brace) e sull’influenza dei poteri occulti (gruppo bildberger, commissione trilaterale, ecc.) su politica ed economia mondiali.

Fonte:Lettera a chi vuole controllare la rivoluzione colorata viola.

di Pino Cabras – Megachip.

Ehi, dico a te, Oh sì, vedrai, il 5 dicembre anche io sarò in piazza per dire che il Caimandrillo farebbe bene a preparare le valige. Non se ne può più di lui, davvero. E anche tu – che sai tirare tanti fili – non ne puoi più di lui, l’ho capito. Vedrò tutti da vicino, avvolti dal viola di questa rivoluzione colorata,il pigmento unico che già oggi omologa un’intera collezione autunno-inverno con un’uniformità mai vista prima. Andiamo verso i disordini e la dissoluzione della Repubblica, ma ben vestiti, e ben pettinati. Alla moda. Viola.

E tu provi a colorare la crisi italiana proprio mentre si muove dentro una crisi più vasta. La fai viola, proprio ora che siamo al verde, e i conti in rosso. In gioco c’è qualcosa di più della sorte di un governo azzurro, nero e verde-padano. La Seconda Repubblica si trasformerà ancora, e la sfera pubblica sarà modificata da tanti protagonisti che lasceranno un’impronta costituzionale nuova. Il popolo sarà coinvolto, ma il derby vero si giocherà nell’élite. Chi sono i giocatori? Chi sono gli allenatori? Intanto, tu vuoi scegliere il coach più di tutti, come sempre.

A vent’anni dalla rimozione del muro di Berlino un nuovo scossone geopolitico sta prendendo forma. La fine del sistema sovietico – che ti lasciò a manovrare la sola superpotenza rimasta – ti aveva spinto a lanciarti nel tentativo di consolidare un nuovo secolo di egemonia mondiale, stavolta senza rompiscatole né a Mosca né altrove.

Però ce lo siamo già detto, no? Non ha funzionato.

Il corso degli eventi dell’ultimo ventennio ha dato torto a uno dei tuoi, Francis Fukuyama (la fine della storia), e ragione a uno dei nostri, Giambattista Vico (l’eterogenesi dei fini): ancora oggi, se leggi Vico, scopri che tu vuoi sì raggiungere grandiosi obiettivi, ma la storia arriva a conclusioni opposte. È successo anche adesso. Fai le guerre per i petrolieri, ma il prezzo del petrolio va talmente in alto che azzera il debito con cui strozzavi la Russia, al punto che ne diventi addirittura debitore. E poi fai entrare la Cina nel tuo sistema di commercio per conquistarla, ma non fai altro che accelerarne il risveglio, ed eccola lì – una vera superpotenza – a dirti che non comanderai mai in solitudine, perché non sei più la finanza angloamericana di un tempo. E anche con la Cina hai un debito, il più grande. Hai accumulato debiti un po’ con tutti, per la verità. I fasti di New York, di Londra, di Tel Aviv, si sono retti su quei debiti. E in molti si sono fatti contagiare dallo spirito del tempo. Tutta la globalizzazione si reggeva sul debito. Tutte le classi dirigenti che conquistavi seguivano la corrente. Per te, e per loro, i debiti erano una scatola nera che non occorreva conoscere. Non ascoltavi certo Paul Krugman. Né – da noi – prestavi attenzione a Paolo Sylos Labini, che ragionava su una «teoria dell’instabilità finanziaria fondata sull’indebitamento». No, meglio lasciare a briglia sciolta i “capitani coraggiosi” di ogni latitudine, per spolpare con i loro debiti le aziende, l’economia reale, i beni comuni.
La sinistra europea ha “suicidato” così i propri insediamenti sociali, i luoghi dove prima trovava la propria gente, erodendoli, facendoli anche spogliare delle parole. Complice e stupida allo stesso tempo.

Da noi puoi vederli, questi sconfitti senza appello. Hanno nomi usurati.
Veltroni, oh my god!
Oppure D’Alema. Inservibile, anche per te, che infatti hai convocato una riunione straordinaria di uno dei tuoi club più esclusivi, il Bilderberg, per dettare qualche giorno prima i veri nomi dei tuoi maggiordomi europei.

E l’hai perfino spifferato al quotidiano economico belga «De Tijd», tu che queste riunioni le hai sempre nascoste contando sulla totale omertà dei media mainstream. È la prima volta. La crisi ti rende audace, mi sa.

Vuoi far capire che una delle impronte costituzionali decisive – nella provincia italica, come altrove – arriverà dal tuo piedone. Bilderberg. Il nome che prima non volevi nemmeno far trapelare, ma che tuttora la maggior parte di quelli che dovrebbero informarci si ritraggono dal pronunciare.
Qualcosa mi dice che le costituzioni dei vari paesi europei saranno via via svuotate da questa Europa così poco democratica che hai contribuito a plasmare. Tutti a inseguire fino all’ultimo le dichiarazioni di Martin Schultz, e i socialisti qui, e Gordon Brown là, e il peso dell’Italia, e il ruolo di Angela Merkel nella scelta del presidente Herman Van Rompuy. Alcune di quelle analisi sopravvivono ai fatti. Ma la maggior parte ignora un fatto più grosso degli altri.

Bastava che pochi giorni prima si fosse letto in che modo«De Tijd», il cugino belga del «Sole 24 Ore», descriveva i veri kingmaker dei vertici europei:
«Van Rompuy ha accettato l’invito a parlare da parte del visconte Étienne Davignon [alla riunione del Bilderberg]. Durante il pranzo, Van Rompuy ha avuto un breve contatto con Henry Kissinger, ex segretario di Stato USA».

Eccoti, con Davignon e Kissinger, mentre fai cerimonie alla riunione straordinaria del gruppo Bilderberg con la spavalderia abitudinaria di chi impone sempre l’agenda agli altri. Che ai tuoi occhi non possono essere leader, ma solo dei “coach”. Infatti lo hai sentito dal vivo, Van Rompuy, ossequioso verso il visconte che presiede il Bilderberg e verso il vecchio Kissinger, mentre diceva: «l’Europa ora ha bisogno di un coach, anziché di un leader.»

I coach puoi esonerarli. Per i leader devi sforzarti molto di più. A volte cambiano strategia.

Prendi ad esempio quello che ora hai sotto tiro, sì lui, adesso che una rivoluzione colorata ti farebbe proprio comodo, per mandarlo via. A suo tempo invece gli aprivi tutte le porte. Lo accoglievi nei circoli atlantisti. Con la sua bella tessera n. 1816 in mano, lo consideravi perfetto per americanizzare la tv italiana e americanizzare con essa la politica. Le tue banche gli davano tutto, i politici affezionati pure, ed eccolo diventare l’insaziabile corpo monarchico del nuovo sistema. Anche lui faceva la sua rivoluzione colorata. Gli Azzurri, ricordi?

Poi si è mosso anche per conto suo.
«Iddu pensa solo a iddu», prima o poi lo capiscono tutti, ma quando è tardi.

Lo sapevi da sempre qual era il suo stile di vita, le sue bagasce, le strette di mano con i boss, la sua megalomania, e così via. E tu non affondavi il colpo. Lo punzecchiavi, sì, con certe severe copertine dell’«Economist», ma era quasi un moderno “memento mori” rivolto al piccolo Cesare di Arcore.
Ora però lui fa da solo. Fa accordi con Putin e con Gheddafi, sembra un incrocio fra Enrico Mattei e un clown in preda alla satiriasi. Il clown ce lo hai fatto sopportare per anni. Ma Enrico Mattei non lo sopporti tu. Perciò, per attaccare Mattei, che potrebbe piacerci, attacchi il clown, che in effetti fa schifo.

E quindi va bene, lo voglio mandare via anche io, te l’ho già detto.

Ma non chiedermi di mettermi una sciarpa viola, come quegli ingenui ucraini che si mettevano la sciarpa arancione. E poi non chiedermi di fidarmi di te, né di Montezemolo, né di De Benedetti, o di Rutelli (oh my god!). Non chiedermi di entusiasmarmi per Di Pietro. Non pensare che mi dimentichi quali sono gli interessi nazionali, e quali gli appetiti internazionali in ballo, e la loro capacità di strumentalizzare buone ragioni. Non farmi trascurare di capire qual è il blocco sociale che ha sostenuto lui. Non farmi trascinare inconsapevolmente fino a disordini da democrazie deboli, facili prede dei poteri forti e semiforti.

No, con questo non voglio fare come il PD, che dice che se qualcuno ci va, a quella manifestazione del cinque dicembre, che faccia pure, e Bersani non sa se ci va, forse, ni, vedremo. «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» Sempre così. Mai una posizione netta, mai una narrazione ben raccontata, in questo PD. Quando invece potrebbe inondare le piazze anche con le sue bandiere e i suoi colori. Chiamasi opposizione. E invece sono sempre lì, spiazzati. Ancora nel limbo veltroniano. Ci credo che ora anche per te questi sono limoni spremuti, energia definitivamente dissipata, entropia.

Veltroni, oh my god! A proposito di colori, «”Veltroni che colore preferisce: rosso, blu, nero, verde?” – “Scozzese”» (Daniele Luttazzi).

Perciò ci vado, il 5 dicembre ci vado convinto. Ci vado perché troverò quelli che vogliono difendere la carta costituzionale, la Costituzione degli equilibri fra i poteri, e non vogliono farsela divorare e fottere dal Caimandrillo.

Ma con loro voglio ragionare sui pericoli enormi che quella stessa Costituzione vedrà provenire anche da direzioni che non sono abituati a considerare, perché a qualcuno fa comodo che non se ne parli. Insomma: Berlusconi è un pericolo immediato, siamo in emergenza, e perciò mandiamolo via dal governo perché sequestra da troppo tempo il discorso pubblico italiano. Non dimentico però che tu, che hai determinato la crisi, proprio tu sfuggi abilmente alle critiche. Che il tipo di Europa che mi proponi – opaca come il Cremlino di trent’anni fa – non mi piace per niente.
Obama non ha nemmeno provato a tagliarti le unghie. La tua avidità si sfrena come e più di prima che la Grande Crisi iniziasse.
Non posso fidarmi di chi mi vuole illudere che una volta sconfitto Berlusconi il più è fatto. Le rivoluzioni colorate hanno lasciato tutte un campo devastato. Hanno eccitato gli animi, ma non si sono ribellate ai burattinai. A te non sanno arrivare, il colore le distrae. Il viola non farà eccezione.

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I derby politici nazionali hanno una loro utilità per distrarre dal grande cambiamento geopolitico che deriva dalla imminente crisi sistemica globale.
L’anno che sta arrivando, ci ricordano gli analisti economici eterodossi del Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB), sarà caratterizzato dal protezionismo e dalla depressione economica e sociale. Dopo aver dato l’anima – e i nostri soldi – per salvare i tuoi superprofitti, rimarranno le scelte dolorose: l’inflazione, la tassazione elevata o ripudiare il debito.

I paesi più importanti (gli USA, il Regno Unito, i paesi dell’Euro, il Giappone, la Cina) non potranno più spremere i loro bilanci come quest’anno, nel quasi vano tentativo di stimolare il settore privato. «Il “consumatore come lo conosciamo”, negli ultimi decenni è morto, senza alcuna speranza di resurrezione».

È uno scenario che tu conosci, ma non sai affrontare con i vecchi metodi. Nel frattempo ti concedi un ultimo giro di giostra con la finanza allegra e i derivati.

Il giro sarà molto più breve delle altre volte.
Berlusconi, uomo di marketing, racconta bugie patetiche sulla fine della crisi, e sta per diventare una delle bugie più insopportabili per una democrazia. Ma anche gli altri pupi di questo teatrino non hanno idea di cosa fare.
Cosa vuol dire il GEAB quando dice che il consumatore conosciuto negli ultimi trent’anni è morto?

Il debito si è reso a lungo apparentemente sostenibile in base alle aspettative di crescita. E la crescita, secondo il modello occidentale degli ultimi trent’anni -specie in USA e Regno Unito – era quasi interamente a carico del consumo.
Nel 2008, i consumi delle famiglie erano il 70% del PIL degli USA e il 64% del PIL del Regno Unito, contro il 56% del PIL della Germania e il 36% del PIL cinese.

Ma oggi il consumatore è spinto a risparmiare i soldi, ripagare i suoi debiti e rifiutare (che lo voglia o no) il modello che gli hai propagandato negli ultimi tre decenni.
È finito questo interminabile ciclo che si basava sulla generazione del baby boom, sul consumatore-massa che riteneva acquisito per sempre il suo edonismo irresponsabile, ben protetto dai solidi sistemi di previdenza che gli avevi promesso, anche quando li nascondevi sotto investimenti azzardati nel casinò delle borse. Questa generazione trova ora una vecchiaia più povera del previsto. E la generazione che la segue ha perfino meno risorse e zero certezze previdenziali.
Niente crescita dal consumo, dunque. Finished. Kaputt.

Gli Stati, molti Stati importanti, che nel 2009 hanno aperto voragini nel debito pubblico, non potranno far altro che aumentare le imposte, togliere la museruola all’inflazione per rimpicciolire il peso del debito, oppure fare default. Sono tutte vie d’uscita dolorosissime, e possono addirittura presentarsi insieme, specie nell’epicentro della crisi, negli Stati Uniti.

Investimenti pubblici, allora? Ma con quale sostenibilità finanziaria, visto che tutti si sono spinti troppo oltre le colonne d’Ercole del disavanzo?
Il tuo sistema sarà forse salvato dalla classe media in espansione di Cina, India e altri? Saranno loro a consumare per te come facevamo noi?
L’industria del lusso in Asia è una storia di delusioni che smentisce il tuo ottimismo.

L’OCSE lo dice: la crisi costerà altri tagli nell’istruzione, nella sanità, nei programmi sociali.
Consumatori che non trainano e anzi riducono drasticamente il loro tenore di vita, Stati che non spendono e anzi tagliano risorse vitali. Banche che non prestano. Industrie che succhiano enormi risorse pubbliche e non vedono il fondo.
Ci stai lasciando un’economia zombi.

Come definire altrimenti Alitalia, Iberia, General Motors, Opel, Chrisler-Fiat, o perfino banche come CIT? Per il GEAB quasi il 30% dell’economia nel mondo occidentale è fatta di morti-viventi economici. Una percentuale mai vista prima. Mentre si rigonfia la bolla, grazie ai bailout, quando avverrà l’inevitabile scoppio questa porzione di economia svanirà. Tu nel frattempo gozzovigli ancora. La tua è pazzia.

Quando ogni posto di lavoro creato in USA costa 324mila dollari allora sai che si sta macinando a vuoto.

Per sopravvivere a una simile tempesta servirà molta partecipazione politica, molta determinazione per fare i conti con le responsabilità. Molta organizzazione, e di certo le reti fuori dai canali tradizionali aiuteranno. Non basterà ripararsi dietro il cappellino viola che piace tanto a te. Conterà molto di più l’indipendenza di giudizio sotto i berretti. Sarà una risorsa strategica importantissima, per chi non va alle tue riunioni esclusive.

La mossa per spopolare il pianeta

Se tre indizi fanno una prova, qui abbiamo una valanga di indizi… ma non riusciranno nei loro intenti.

La mossa per spopolare il pianeta.

Henry Kissinger, 1978:
La politica degli USA nei confronti del Terzo Mondo dovrebbe essere di spopolamento.

David Rockefeller, 2000:
Siamo sull’orlo di una trasformazione globale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la “giusta crisi” globale e le nazioni accetteranno il “Nuovo Ordine Mondiale”.

David Rockefeller: Memorie 2002 Fondatore del CFR (Memoirs):
Noi controlliamo le istituzioni politiche e economiche americane. Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come ‘internazionalisti’ e di cospirare con altri nel mondo per costruire una struttura politica ed economica integrate – un nuovo mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo”.

David Rockefeller, Co-fondatore della Commissione Trilaterale:
Siamo grati al Washington Post, al New York Times, al Time magazine, e ad altre grandi pubblicazioni i cui direttori hanno partecipato ai nostri incontri e hanno rispettato le loro promesse di discrezione per quasi quarant’anni. Sarebbe stato impossibile per noi, sviluppare il nostro progetto per il mondo se fossimo stati esposti alle luci della pubblicità nel corso di questi anni. Ma il mondo è adesso più sofisticato e pronto a marciare verso un governo mondiale che non conoscerà mai più la guerra, ma solo la pace e la prosperità per l’intera umanità. La sovranità sovranazionale di una élite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale esercitata nei secoli passati.

Thomas Ferguson, Funzionario del Caso Latino-Americano per l’Ufficio del Dipartimento di Stato per gli Affari sulla Popolazione(OPA) (fondato da Henry Kissinger nel 1975):
C’è un unico tema dietro ogni nostro lavoro – dobbiamo ridurre il livello della popolazione. O essi [i governi] utilizzano i nostri metodi, attraverso strategie piacevolmente pulite o riceveranno lo stesso tipo di disordine che abbiamo in El Salvador, o in Iran o a Beirut. La popolazione è un problema politico. Una volta che la popolazione è fuori controllo si richiede un governo autoritario, anche il fascismo, per ridurla. “I professionisti”, ha detto Ferguson, “non sono interessati a ridurre la popolazione per motivi umanitari. Questo ci suona bene. Puntiamo alle risorse ed ai vincoli ambientali. Puntiamo alle nostre esigenze strategiche, e diciamo che questo paese deve ridurre la sua popolazione, altrimenti avremo problemi.

“Il dado è tratto. El Salvador è un esempio in cui la nostra incapacità di ridurre la popolazione in modo semplice ha creato le basi per una crisi della sicurezza nazionale. Il governo di El Salvador ha omesso di utilizzare i nostri programmi per ridurre la sua popolazione. Ora per questo avranno una guerra civile …. Ci saranno disordini e scarsità di cibo. C’è ancora troppa gente lì. “(1981)

Segretario della Difesa William S. Cohen, April 28, 1997; Testimonanza davanti alla Commissione Congressuale:
Forme avanzate di guerra biologica in grado di colpire specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica da un regno del terrore a uno strumento politicamente utile.

Antimafia Duemila – E gli USA dissero basta col PCI

Antimafia Duemila – E gli USA dissero basta col PCI.

di Nicola Tranfaglia – 13 settembre 2009
In un saggio di Gentiloni Silveri l’attacco di Ford a Moro che stroncò sul nascere l’inclusione dei comunisti nel governo.

In un colloquio cruciale che si svolge ad Helsinki il primo agosto 1975 tra la delegazione italiana e quella degli Stati Uniti ai massimi livelli (da parte americana il presidente Gerald Ford e il segretario di Stato Henry Kissinger,da quella italiana il presidente del Consiglio Aldo Moro e il ministro degli Esteri Mariano Rumor)e che oggi Umberto Gentiloni Silveri è in grado di pubblicare, perché ormai accessibile,nel suo  interessante libro su L’Italia sospesa. La crisi degli anni settanta vista da Washington (Einaudi Storia,pp.238,28 euro) emerge con grande chiarezza il contrasto tra la posizione del governo americano e di quello italiano(almeno di quello guidato da Moro)su un aspetto fondamentale della crisi politica italiana:il giudizio sul partito  comunista di Enrico Berlinguer.
Vale la pena- per un discorso nuovo e più realistico sulla crisi italiana in quegli anni-riportare almeno in parte, traendolo da quel volume lo scambio di battute tra Ford e Moro,come tra Kissinger e il nostro primo ministro-presidente del Consiglio .
“Il trait-d’union-scrive l’autore-viene offerto da un giudizio sprezzante di Ford sul leader socialista Mario Soares che avrebbe sostenuto il PCI nelle elezioni italiane.Moro non è d’accordo e chiarisce che il sostegno era rivolto a candidati socialisti a Roma e a Napoli.La  situazione italiana non è paragonabile agli altri paesi del continente,prosegue il primo ministro:”Purtroppo molti elettori preferiscono guardare a Berlinguer e al PC1 piuttosto che ai socialisti.”
….Aldo Moro non si fa sfuggire l’occasione:”Stanno cercando di essere moderati(…)E molti cominciano a pensare che i comunisti italiani siano dei socialdemocratici, anche gente di affari lo pensa.I comunisti fanno appello a tutte le classi(…)Quello che deve ricordare,Presidente(si svolge direttamente a Ford)è che non tutti coloro che votano comunista sono comunisti.Molti di loro sono in favore della libertà,delle libertà.”
Ford non concorda e seccamente domanda quali siano i rapporti con Mosca.Moro non accetta semplificazioni:”Non sembrano molto vicini al momento.Ci sono frizioni e contrasti,chiedono con insistenza maggiore autonomia.”ma come-interviene Kissinger-in Polonia mi hanno detto che i comunisti locali sono molto legati al Pci”. “Questo è possibile –replica Moro(…)Non dico che non vi siano legami,ma loro hanno autonomia”. Ford insiste sulle proprie ragioni:”Stanno chiedendo di entrare al governo dopo le recenti elezioni? Se fossero al governo,per noi sarebbe molto difficile spiegare come l’Italia possa rimanere nella Nato”.”Certamente-replica Moro-loro al momento non lo chiedono.Si dicono favorevoli alla Nato ma noi non ci crediamo.”.Ma Kissinger rincara la dose:”Sarebbe completamente incompatibile con la permanenza nella Nato l’ingresso dei comunisti al governo.
Moro dà loro ragione, precisando puntigliosamente che nella società italiana la percezione del Pci è differente dagli stereotipi della guerra fredda e che “le barriere contro i comunisti non sono grandi e  resistenti come in passato”.E ancora quasi a voler evidenziare le contraddizioni statunitensi:”Come possiamo tenere queste rigide barriere se voi stringete la mano a Breznev e incontrate i sovietici:” Ford replica con durezza:”Le due dinamiche non sono compatibili.Questa è distensione e se io incontro Breznev non significa che lo voglio fare vicepresidente.Non capisco come non si possa distinguere una mela da un’arancia.” I toni si fanno più accesi.”
Come si può vedere dal colloquio, ma anche da altri elementi che l’autore può trarre  dagli archivi personali di Aldo Moro, che da poco sono diventati consultabili, è proprio in quel colloquio che emerge il contrasto di fondo tra la strategia di Moro e del partito cattolico fino a quando lo segue e il governo americano. Ed è proprio allora che lo statista democristiano diventa l’ostacolo principale del governo repubblicano di Ford.
Il problema centrale della situazione italiana emerge con chiarezza da Washington:la guerra fredda nell’interpretazione di Ford e di Kissinger non consente l’assunzione del governo da parte di una coalizione di centro-sinistra che includa il PCI. Moro,invece,e la maggioranza democristiana che ha espresso la segreteria Zaccagnini,ritiene che quel passo sia necessario di fronte ai problemi gravi dell’Italia,all’espandersi del terrorismo,ai pericoli che corre la repubblica.
Il contrasto è grave e non prevede in quel momento un accordo tra i due alleati.L’Italia è in bilico e la soluzione politica  non appare chiara.
Di fatto sarà l’intervento del terrorismo,con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro,a modificare la situazione politica e a segnare la svolta che farà fallire i governi di unità nazionale e instaurare la coalizione di pentapartito in funzione anti-Pci.
Ma di quale terrorismo si trattò veramente? Su questo punto,a distanza di 40 anni dagli avvenimenti,esistono ancora aspetti non chiari su cui i documenti americani come quelli personali di  Aldo Moro non permettono da svelare completamente gli interrogativi ancora aperti.
Ma il libro di Gentiloni Silveri conferma in maniera inequivocabile il contrasto tra il governo americano e la politica di Aldo Moro con l’apertura al PCI.
E questo è un dato di fatto che le spiegazioni semplicistiche circolate negli ultimi anni (come: sappiamo tutto e non c’è  nessun retroscena a livello politico, non possono più mettere in discussione.)
Purtroppo alcuni testimoni e co-protagonisti, a cominciare dal senatore Andreotti o dal senatore Cossiga, non hanno ancora dato testimonianze complete e attendibili su quel periodo,l’archivio Vaticano è inaccessibili e molti documenti americani sono ancora segreti  per non parlare di quelli italiani, tuttora coperti dal segreto di Stato.
C’è insomma ancora da lavorare molto per poter arrivare a una ricostruzione attendibile degli avvenimenti e del prezzo effettivo  pagato  dagli italiani per superare la crisi degli anni settanta.
Possiamo dire che  stiamo ancora pagando , come si vede con chiarezza dai difetti della nostra democrazia e dai pericoli che sicuramente ancora corre.
Le cose non accadono mai a caso e la corsa attuale al consolidamento di un populismo autoritario nel nostro paese rivela il maggior rischio  che abbiamo davanti.
Ma la maggioranza degli italiani, stordita da un bombardamento mediatico a senso unico e da una persistente  indifferenza favorita anche dalla crisi economica,sembra non rendersene ancora  conto malgrado che in autunno sia prevista il varo della legge sulle intercettazioni telefoniche che rappresenterà un nuovo,forte giro di vite contro i magistrati e i giornalisti,ma in definitiva contro tutti i cittadini che vogliono sapere quel che succede nel paese,quali reati si commettono,come cambia la società italiana.

VISITA: Nicolatranfaglia.com

IL DIVO GIULIO , IL CASO MORO,LE STRAGI DI STATO,. LO IOR , LA P2 , LA CIA, LA MAFIA,GELLI E BERLUSCONI….. – Beppe Grillo Meetups

Una discussione interessante su vari argomenti scottanti:

IL DIVO GIULIO , IL CASO MORO,LE STRAGI DI STATO,. LO IOR , LA P2 , LA CIA, LA MAFIA,GELLI E BERLUSCONI….. – Beppe Grillo Meetups.

Genesi del delitto Moro (1)

Ho faticato un po’ per trovare il libro di John Coleman: “Genealogia dei Cospiratori: Storia del Comitato dei 300” (è del 1992, pubblicato in America), e non è neppure a buon mercato. Eppure lo sto leggendo e lo trovo estremamente interessante. Ecco qualche passo che cita l’omicidio di Aldo Moro.

Il Comitato dei Trecento
Fu fondato dalla Nobiltà Nera (Veneziana) nel 1729 mediante la BEIC (British East India Company, la Compagnia delle Indie) per occuparsi dell’attività bancaria internazionale, dei problemi legati al commercio e per sostenere il traffico dell’oppio. E’ controllato dalla Corona britannica.
Comprende l’intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali. Tutte le banche sono collegate ai Rothschild attraverso il “Comitato dei Trecento“.
Tutte le organizzazioni che hanno collegamenti col Nuovo Ordine Mondiale sono state “create” dal Comitato dei Trecento.
Il dott. John Coleman nel suo libro “Conspirators’ Hierarchy: The Committee of 300 (1992)” pubblica i nomi di 209 organizzazioni, 125 banche e 341 membri passati e presenti del comitato dei quali vi elenco gli italiani più importanti che hanno fatto parte (almeno fino al 1992) del Comitato dei 300.

Giuseppe Mazzini
Giovanni Agnelli
Maria Beatrice Elena Margherita di Savoia, Principessa
Vittorio Cini, Conte di Monselice, nato a Ferrara (Fondazione Cini; cave di trachite a Padova e terreni a Ferrara)
Lamberto Frescobaldi
Umberto Ortolani (considerato la “vera mente” della loggia P2)
Aurelio Peccei
Giuseppe Volpi Conte di Misurata
Carlo de Benedetti, editore di Repubblica e tessera n° 1 del Partito Democratico di Valter Veltroni

Il dott. Coleman dice:
“La prima delle tre crociate, dal 1063 al 1123, instaurò il potere della Nobiltà Nera veneziana, e rafforzò il potere della ricca classe dirigente. L’aristocrazia della Nobiltà Nera ottenne il potere assoluto su Venezia nel 1171, quando la nomina del doge fu trasferita a quello che fu conosciuto come il Gran Consiglio. Esso comprendeva i membri dell’aristocrazia commerciale, e ciò fu un totale trionfo per loro. Da allora, Venezia restò nelle loro mani, ma il potere e l’influenza della Nobiltà Nera veneziana estende ben oltre i suoi confini, e oggi, nel 1986, è sentito in ogni angolo del globo. Nel 1204, l ‘oligarchia distribuì delle enclaves feudali ai suoi membri, e da allora iniziò la grande crescita del suo potere e della pressione finché il governo non diventò una corporazione chiusa formata dalle più potenti famiglie della Nobiltà Nera.”

Ecco secondo il sito Menphis 75 a cosa punta la Commissione (o Comitato) dei 300



Nelle foto: Giuseppe Mazzini, Vittorio Cini, il Conte Volpi, Giovanni Agnelli ( a destra) con i nipoti Lapo e John Elkann -membro del Gruppo Bilderberg-, Umberto Ortolani e Carlo de Benedetti.

Genesi del delitto Moro (2)

La Commissione dei 300, il Club di Roma e l’assassinio di Aldo Moro.

Ecco, sempre tratta dal libro di Coleman, una parte della vicenda che coinvolge Henry Kissinger (ed altri) nel rapimento e nell’assassinio di Aldo Moro.

Aldo Moro fu un leader che si oppose alla “crescita zero” e alla riduzione della popolazione pianificata dal NWO per l’Italia, per questo incorrendo nelle ire del Club di Roma, un’entità creata dagli Olympians della Commissione dei 300 per portare a compimento le sue politiche. In un tribunale di Roma, un amico intimo di Aldo Moro, il 10 di Novembre del 1982, testimoniò che l’ex Presidente del Consiglio fu minacciato da un agente della RIIA (Istituto Reale per gli Affari Internazionali) – che era anche membro della Commisione dei 300 – mentre era il Segretario di Stato USA in carica. Quest’uomo era Henry Kissinger (nella foto con Gianni Agnelli, membro della Commissione dei 300)

Moro fu rapito dalle Brigate Rosse nel 1978 ed in seguito assassinato brutalmente. Fu al processo alle Brigate Rosse che diversi di loro testimoniarono che erano a conoscenza di un coinvolgimento degli USA ai massimi livelli nel complotto per uccidere Aldo Moro. Mentre minacciava Moro, Kissinger stava agendo non in qualità di rappresentante della politica estera degli Stati Uniti, ma piuttosto secondo le istruzioni ricevute dal Club di Roma, il braccio che si occupava della politica estera della Commissione dei 300.
Il testimone che fece esplodere la bomba nella sala del tribunale fu un giornalista tra i più stretti collaboratori di Aldo Moro, Corrado Guerzoni, di cui è uscito quest’anno il libro Aldo Moro per i tipi di Sellerio, libro non certo pubblicizzato e nemmeno troppo distribuito (vedasi recensione qui). La sua testimonianza esplosiva fu trasmessa dalla televisione italiana e alla radio nella data del 10 Novembre 1982, e riportata da molti giornali. Nonostante questo nulla apparve sui media americani. Quei famosi baluardi della libertà con un irresistibile diritto di sapere, il Washington Post e il New York Times, non pensavano che fosse importante stampare una sola riga della testimonianza di Guerzoni. Neppure la notizia fu riportata da altri media. Il fatto che Aldo Moro fosse stato un leader politico da decenni, e che fosse stato rapito in pieno giorno nella primavera del 1978, tutte le sue guardie del corpo freddate in pozze di sangue, non fu ritenuto degno di pubblicazione, nemmeno dopo le accuse a Kissinger di essere complice di questo crimine. Oppure, semplicemente, il silenzio era sceso proprio a causa del coinvolgimento di Kissinger.
Nella sua esposizione del 1982 di questo atroce crimine, Coleman dimostrò come Aldo Moro, un leale membro del partito della Democrazia Cristiana, fu ucciso da assassini controllati dalla loggia Massonica P2 con l’obiettivo di riportare l’Italia in linea con i piani del Club di Roma per deindustrializzare il paese e ridurre in modo considerevole la sua popolazione. Il piano di Moro di stabilizzare l’Italia attraverso la piena occupazione e la pace industriale e politica avrebbe da una parte rafforzato l’opposizione cattolica al comunismo e dall’altra reso la destabilizzazione del Medio Oriente molto più difficile.
L’Italia fu scelta come paese-test dalla Commisione dei 300. L’Italia è importante per i piani dei cospiratori perché è il paese occidentale avente rapporti politici ed economici col Medio Oriente più vicino a tale area. Inoltre ospita alcune delle famiglie della Nobiltà Nera più potenti d’Europa. Se l’Italia fosse uscita indebolita dall’affaire Moro, ci sarebbero state ripercussioni anche nel Medio Oriente, e questo avrebbe indebolito l’influenza degli USA nella regione. L’Italia è importante anche per un’altra ragione: è la porta d’ingresso in Europa della droga proveniente dall’Iran e dal Libano.
Vari gruppi si sono aggregati sotto la bandiera del “socialismo” da quando si formò ufficialmente il Club di Roma nel 1968. Fra questi, la Nobiltà Nera di Venezia e Genova, la loggia Massonica P2 e le Brigate Rosse, tutti operanti per i medesimi scopi. Investigatori della Polizia a Roma che operavano nel caso di Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse incapparono nei nomi di diverse potenti famiglie italiane che operavano in modo stretto con i terroristi. La Polizia scoprì anche che in almeno una dozzina di casi, queste potenti famiglie bene in vista avevano messo a disposizione le loro case o proprietà come covi sicuri per le Brigate Rosse.
La “nobiltà” americana operava analogamente per distruggere la Repubblica Italiana, ed un grande apporto venne da Richard Gardner anche nel periodo in cui svolgeva il ruolo di Ambasciatore del Presidente Carter a Roma.

A quei tempi Gardner operava sotto il controllo diretto di Bettino Craxi, un importante membro del Club di Roma e uomo chiave della NATO (nella foto sopra ritratto con Giorgio Napolitano, Ciriaco de Mita, Luciano Lama e Gianni Agnelli). Craxi era la punta di diamante in mano ai cospiratori per distruggere la Repubblica Italiana. Come si sarà potuto notare, Craxi ebbe un certo successo nel rovinare l’Italia, in qualità di giocatore avente un ruolo principale per i piani della cospirazione.

Genesi del delitto Moro (3)

Grazie alla testimonianza giurata di Corrado Guerzoni, l’Italia e l’Europa (ma non gli Stati Uniti) appresero che Kissinger era dietro la morte di Aldo Moro. Questo tragico affare dimostra l’abilità del Comitato dei 300 di imporre la propria volontà sopra ogni governo e senza eccezioni. Sicuro nella sua posizione di membro della più potente fra le società segrete del mondo, e non si tratta della Massoneria, Kissinger non solo terrorizzò Moro, ma portò avanti le sue minacce di “eliminare” Moro se non avesse rinunciato al progetto di far progredire l’economia e l’industria in Italia.
Nel giugno e luglio del 1982, la moglie di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli Moro,

testimoniò in tribunale che l’assassinio del marito fece seguito a serie minacce di morte, esercitate da colui che lei chiamò “una figura politica americana di alto livello“. La signora Eleonora Moro ripetè la stessa frase attribuita ad Henry Kissinger nella testimonianza giurata di Guerzoni: “O tu cessi la tua linea politica oppure pagherai a caro prezzo per questo“. Richiamato dai giudici, a Guerzoni fu chiesto se poteva identificare la persona di cui aveva parlato la Signora Moro. Guerzoni confermò che si trattava di Henry Kissinger come d’altra parte aveva precedentemente dichiarato.
Guerzoni spiegò come Kissinger fece le sue minacce ad Aldo Moro in una stanza d’albergo durante una visita ufficiale di alcuni leader italiani. Secondo Guerzoni, Moro, che solo in seguito divenne Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, era un uomo di prim’ordine, uno che non si sarebbe mai piegato a minacce ed avvertimenti di stile mafioso. Moro era accompagnato nella sua visita agli USA dal Presidente della Repubblica in carica. Kissinger era un importante agente del RIIA, un membro del CFR e del Club di Roma (al pari di Bettino Craxi ed Aurelio Peccei). Approfondimenti su Aurelio Peccei tratti dal libro di Coleman anche in questo thread.

Vi segnalo questo video di una recente puntata di “Mezz’ora con…” di Lucia Annunziata in cui l’ospite era Corrado Guerzoni, già portavoce di Aldo Moro. In tale puntata l’uomo, in tutta serenità e franchezza, esponeva il segreto di Pulcinella del sequestro Moro, vale a dire che le BR furono infiltrate e guidate dai servizi segreti deviati e dalla CIA. Guerzoni, che ovviamente ha seguito tutta la vicenda da vicino, invoca la desecretazione dei dossier e denuncia che diverse forze politiche premono perchè questa avvenga non già a 30 anni dai fatti, ma bensì a 30 anni dall’approvazione della legge con cui si consente la desecretazione … vale a dire a 60 anni dai fatti!

Invece in quest’altro video, se andate al minuto 39, potrete ascoltare una testimonianza della moglie di Aldo Moro, Eleonora.

Penso che a questo punto sia interessante leggere questa testimonianza della figlia di Aldo Moro, Maria Fida, comparsa tra l’altro sul palco a Torino recentemente insieme a Beppe Grillo durante il V-day-2 (guarda il video youtube):

… ricordo il 3 agosto del 1974, altra data infausta della storia italiana. Papà allora era ministro degli esteri e avrebbe dovuto raggiungerci in treno a Bellamente, sulle montagne del Trentino, dove di solito trascorrevamo insieme le vacanze estive. Era già salito sulla sua carrozza, alla stazione Termini, e il treno stava per partire, quando all’ultimo momento arrivarono dei funzionari e lo fecero scendere perché doveva tornare per firmare delle carte. A causa di quell’imprevisto perse il treno e fu costretto a raggiungerci in macchina. Un ritardo provvidenziale, perché quel treno era l’Italicus. Non ho alcuna prova per dirlo con certezza, però ho avuto il sospetto che la bomba esplosa poche ore dopo nella galleria di San Benedetto Val di Sambro avesse come obiettivo proprio lui – dal 1974, dopo la strage dell’Italicus , papà volle che avessimo una scorta anche noi figli-

Dunque, secondo Maria Fida il primo tentativo di assassinare Aldo Moro è stato compiuto nell’estate del 1974. A quella data Aldo Moro ricopriva la carica di ministro degli esteri e l’episodio dell’Italicus destò in lui tali preoccupazioni da richiedere la scorta anche per i propri famigliari . Un mese dopo, nel settembre del ’74 Moro incontrò Henry Kissinger a Washington, alla Blair House. Dopo il colloquio fu colpito da un malore e venne soccorso dal suo medico personale Mario Giacovazzo e da quello del Presidente Giovanni Leone, Giuseppe Giunchi, che lo fecero rientrare in anticipo in Italia. Che cosa aveva detto Kissinger di tanto sconvolgente a Moro perchè questi fosse colpito da un malore ? C’entrava forse qualcosa la strage dell’Italicus ?

Poteve vedere la strage dell’Italicus al TG1 del 5 agosto 1974 in questo video youtube.

Bravo , mi ero scordato Enrico Mattei la madre degli omicidi made CIA/mafia/servizi segreti.
Venendo ad oggi vorrei sapere che fine hanno fatto Renato Farina e Pio Pompa…..
Come dimenticarlo? Gli fu affidato l’incarico di dismettere l’AGIP e lui – preso l’incarico – si adoperò, invece, per FARLA RISORGERE. Andò contro le “sette sorelle” – termine da lui coniato – sette_sètte – andò PALESEMENTE contro l’egemonia U.S.A. Si permise di dire ad un espinente della SHELL: Avete finito di decidere la politica in Italia. Da ora ci penseremo noi. E POI fu ucciso. Come dimenticare chi si oppose ai NEMICI – INTERNI ed esterni – DELL’ITALIA?

“Supercortemaggiore, la potente benzina italiana”.

« Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo molto spesso a caccia. Avevo due cani, un bracco tedesco e un setter, e, cominciando all’alba e finendo a sera, su e giù per i canaloni, i cani erano stanchissimi. Ritornando a casa dai contadini, la prima cosa che facevamo era da dare da mangiare ai cani e gli veniva dato un catino di zuppa, che forse bastava per cinque.
Una volta vidi entrare un piccolo gattino, così magro, affamato, debole. Aveva una gran paura, e si avvicinò piano piano. Guardò ancora i cani, fece un miagolio e appoggiò una zampina al bordo del catino.
Il bracco tedesco gli dette un colpo lanciando il gattino a tre o quattro metri, con la spina dorsale rotta. Questo episodio mi fece molta impressione. Ecco, noi siamo stati il gattino, per i primi anni … »
(Enrico Mattei, 23 marzo 1961)

… e continuiamo ad esserlo. Non è difficile comprendere A CAUSA di chi. INTERNO ed esteno – SIAMO ANCORA GATTINI CON LA SPINA DORSALE ROTTA!

Genialità italica:

Bozzetto – di Eugenio Tomiolo – del marchio II classificato al Concorso Agip-Supercortemaggiore (1952) vinto dal “Cane a Sei Zampe”

(notate la strada cosa va ad intersecare … l’avevamo già capito)

Genio italiano che hanno sempre invidiato e DERUBATO. Già da Meucci – 1850 – quindi prima del loro aiuto nella seconda guerra mondiale.