Archivi tag: israele

Blog di Beppe Grillo – Reazione giusta

Sono senza parole…

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Reazione giusta.

Berlusconi è in missione di pace all’estero. In Israele, alla Knesset, ha definitouna reazione giusta“, l’invasione e il bombardamento di Gaza, l’attacco israeliano che provocò centinaia di morti tra i civili, tra cui molti bambini, e condannato anche dall’ONU. Fu una tonnara con i palestinesi chiusi tra mare e terra. Berlusconi non rende un servizio agli israeliani e neppure al popolo italiano (ma noi ci siamo abituati). Ripeto quello che scrissi un anno fa: “Israele vuole creare un cordone di sicurezza intorno a sè con i bombardamenti, dal Libano a Gaza. Ma non saranno le bombe a portare la sicurezza. Per ogni civile ucciso, ci saranno cento terroristi in più. Per ogni bambino libanese, palestinese, arabo ucciso, mille terroristi in più. Israele si mette sullo stesso piano dei suoi nemici quando massacra i civili e, per questa ragione, potrebbe non avere domani più amici in Occidente. A Israele si chiede di essere non solo più forte di chi la vuole distruggere, ma anche migliore“.

ComeDonChisciotte – LA MINACCIA NUCLEARE DELL’ IRAN E’ UNA MENZOGNA

ComeDonChisciotte – LA MINACCIA NUCLEARE DELL’ IRAN E’ UNA MENZOGNA.

DI JOHN PILGER
newstatesman.com/

Il regolamento di conti di Obama con l’Iran ha un altro programma. Ai media è stato assegnato il compito di preparare la gente alla guerra senza fine.

Nel 2001, il settimanale inglese The Observer pubblicò una serie di articoli che dichiaravano ci fosse una “connessione irakena” ad al-Qaeda, arrivando a descrivere persino la base in Iraq dove si addestravano i terroristi e una struttura dove si fabbricava l’antrace come arma di distruzione di massa. Era tutto falso. Strane storie fatte circolare dall’intelligence statunitense e da esuli irakeni sui media britannici e americani aiutarono George Bush e Tony Blair a lanciare un’invasione illegittima che, secondo dati recenti, ha finora causato circa 1.3 milioni di vittime.

Sta succedendo qualcosa di simile riguardo all’Iran: le stesse “rivelazioni” sincronizzate da parte dei media e governo, la stessa finta percezione di crisi. “Si profila una resa di conti con l’Iran per le centrali nucleari segrete”, ha dichiarato il 26 settembre scorso The Guardian. “Regolamento di conti” è la parola chiave. Mezzogiorno di fuoco. Il tempo che scorre. Il bene verso il male. Aggiungici un tranquillo nuovo presidente americano che si è “lasciato alle spalle gli anni di Bush”. Un’eco immediata è stato il tristemente famoso titolo in prima pagina del Guardian del 22 maggio 2007: “I piani segreti dell’Iran per un’offensiva che forzerà gli Stati Uniti ad abbandonare l’Iraq quest’estate”. Basandosi su infondate rivelazioni del Pentagono, lo scrittore Simon Tisdall presentò come reale un “piano” dell’Iran di dichiarare guerra, vincendola, alle truppe statunitensi in Iraq entro il settembre di quell’anno – una falsità facilmente dimostrabile, che peraltro non è stata ritirata.

Il gergo ufficiale per questo genere di propaganda è “psy-ops”, termine militare per indicare operazioni psicologiche. Al Pentagono e a Whitehall sono diventate una componente cruciale di campagne diplomatiche e militari per bloccare, isolare e indebolire l’Iran esagerandone la “minaccia nucleare”, una frase ora usata assiduamente da Barack Obama e Gordon Brown e ripetuta dalla BBC e altre emittenti come verità assoluta. Ma del tutto falsa.

La minaccia è a senso unico

Il 16 settembre scorso Newsweek rivelò che le principali agenzie d’intelligence americane avevano comunicato alla Casa Bianca che la situazione nucleare dell’Iran non era cambiata dal novembre del 2007, quando era stata valutata dalla National Intelligence che informò con “alta attendibilità” che l’Iran aveva cessato nel 2003 il suo presunto programma nucleare, cosa che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica aveva sostenuto più volte.

L’attuale falsa informazione deriva dalla comunicazione che Obama pronunciò riguardo allo smantellamento dei missili situati sulle frontiere della Russia. Ciò serviva a coprire il fatto che il numero di missili statunitensi sta effettivamente aumentando in Europa e che le testate in esubero sono riposizionate su navi. Il gioco è quello di ammorbidire la Russia per far sì che si unisca, o che perlomeno non ostacoli, la campagna degli USA contro l’Iran. “Il presidente Bush aveva ragione” ha dichiarato Obama, “nel dire che il programma missilistico dell’Iran rappresenta una minaccia reale [all’Europa e agli Stati Uniti]”. Che l’Iran possa contemplare un attacco suicida agli Stati Uniti è inconcepibile. La minaccia, come sempre, è a senso unico, con la superpotenza mondiale praticamente appollaiata ai suoi confini.

Il crimine dell’Iran è la propria indipendenza. Essendosi sbarazzato del tiranno beniamino degli Stati Uniti, Shah Reza Pahlavi, l’Iran è rimasto il solo stato musulmano ricco di risorse fuori dal controllo degli Stati Uniti. E siccome soltanto Israele ha “il diritto di esistere” in Medio Oriente, il fine ultimo degli USA è di neutralizzare la Repubblica Islamica. Questo permetterà a Israele di dividere e dominare il Medio Oriente per conto di Washington, incurante di un vicino che sa il fatto suo. Se c’è un paese al mondo cui sia stata data una buona ragione per sviluppare un “deterrente” nucleare, quello è l’Iran.

Come uno dei primi firmatari del Trattato per la Non Proliferazione Nucleare, l’Iran ha costantemente promosso l’idea di una zona denuclearizzata in Medio Oriente. Al contrario, Israele non si è mai assoggettata ad alcuna ispezione dell’IAEA, e il suo arsenale nucleare a Dimona non è un segreto per nessuno. Con tanto di 200 testate nucleari attive, Israele “deplora” la risoluzione delle Nazioni Unite che le chiedono di firmare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, come ha recentemente deplorato la denuncia fattale dalla UN di crimini contro l’umanità commessi a Gaza, così come detiene il record mondiale per violazione di leggi internazionali. La fa franca perché un grande potere le garantisce l’immunità.

Apprestarsi alla guerra infinita

Il regolamento di conti di Obama con l’Iran ha un altro programma. Ai due lati dell’Atlantico ai media è stato affidato il compito di preparare la gente alla guerra senza fine. A detta della NBC, il Generale Stanley McChrystal, comandante dell’esercito USA/Nato ha affermato che in Afghanistan ci sarà bisogno di 500.000 soldati nei prossimi cinque anni. Lo scopo è quello di controllare il “premio strategico” del gas e dei pozzi petroliferi del Mar Caspio in Asia centrale, del Golfo e dell’Iran – in parole povere, di dominare l’Eurasia. Ma il 69% della popolazione britannica e il 57% di quella americana si oppongono alla guerra, così come quasi tutti gli altri esseri umani. Convincere “noi” che l’Iran è il nuovo demonio non sarà facile. L’infondata dichiarazione di McChrystal che l’Iran “si dice stia addestrando guerrieri per qualche gruppo talebano” suona disperata quanto le patetiche parole di Brown “una linea nella sabbia”, come a dire “non si va oltre”.

A detta del grande informatore Daniel Ellsberg, durante l’amministrazione Bush, negli USA c’è stato un golpe militare ed ora il Pentagono la fa da padrone in ogni settore che riguarda la politica estera. Si può misurarne il controllo contando il numero di guerre di aggressione dichiarate simultaneamente e la scelta del metodo di “colpire per primi” che ha abbassato la soglia del possibile uso di armi nucleari, contribuendo a confondere la distinzione tra armi nucleari e armi convenzionali.

Tutto ciò si fa beffe della retorica di Obama riguardo a “un mondo senza armi nucleari”. Infatti lui è l’acquisto più importante del Pentagono. La sua accondiscendenza alla richiesta di tenersi come segretario alla “difesa” lo stesso di Bush, cioè il guerrafondaio Robert Gates, è unica nella storia degli Stati Uniti. Gates ha subito provato la sua abilità con un incremento delle guerre, dal sud est asiatico al Corno d’Africa. Come l’America di Bush, quella di Obama è gestita da personaggi molto pericolosi. Noi abbiamo il diritto di essere avvisati. Quando cominceranno a fare il loro lavoro quelli pagati per dire le cose come stanno ?

John Pilger
Fonte: http://www.newstatesman.com/
Link: http://www.newstatesman.com/international-politics/2009/10/iran-nuclear-pilger-obama
1.10.2009

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

ComeDonChisciotte – LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UN MITO

A parte i discorsi sull’energia nucleare (che secondo me è troppo rischiosa), quest’articolo mi pare molto interessanti

ComeDonChisciotte – LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UN MITO.

Intervista a WEBSTER TARPLEY
ReOpen911 e GeoPolIntel

Webster TARPLEY, storico e giornalista statunitense, lavora sulle forme di ingerenza, e in particolare sullo sfruttamento della minaccia terroristica. Si è specializzato nello studio delle operazioni false flag, ossia operazioni commando o terroristiche che usano false rivendicazioni per provocare una situazione conflittuale.

“Non si può capire la politica attuale degli Stati Uniti se si sottovaluta la portata reale dell’11 settembre. Gli attentati dell’11 settembre sono stati un colpo di Stato. La guerra contro il terrorismo si basa su un mito e a partire da questi eventi è diventata una religione di stato obbligatoria. Il solo modo di combattere i neoconservatori è di distruggere questo mito. L’apertura di una commissione di verità come quella di Russell-Sartre al momento della guerra del Vietnam, potrebbe contribuire a distruggerlo”.

Non si può negare che Tarpley sia un esperto di geopolitica e la sua conoscenza dei meccanismi complessi della situazione attuale ci ha naturalmente spinti a chiederne il parere sulla situazione presente. Le domande sono state co-redatte da ReOpen911 e il sito GeoPolIntel che ha realizzato un’analisi estensiva dello scudo ABM (Anti Missili Balistici).

Prima di affrontare l’intervista vera e propria, Webster G. Tarpley, autore di diversi libri, tra cui la straordinaria opera 9/11 Synthetic Terror: Made in USA, ci ha chiesto di completare l’intervista con il paragrafo seguente.

“Il principale progetto americano-britannico del momento è di balcanizzare il Pakistan, in modo che non possa diventare un corridoio energetico per la Cina, l’Iran e il Medio Oriente, come possiamo vedere con la posizione del porto di Gwadar. La folle escalation di violenza in Afghanistan, che porta il segno di Obama, ha senso solo se capiamo che lo scopo è di distruggere il governo centrale del Pakistan e provocare l’esplosione di questo paese in cinque fasi, secondo il prolungamento del piano di Bernard Lewis.

Il Pakistan è un obiettivo molto più importante dell’Iran. Esiste addirittura un piano americano-britannico per distruggere la catena dei paesi pro-cinesi lungo l’Oceano Indiano. Ma lo Sri Lanka ha evacuato l’esercito del terrore (sostenuto dagli Stati Uniti e il Regno Unito): terroristi che avevano i loro quartieri generali a Londra e conosciuti con il nome di Tigri Tamil. Era davvero grottesco vedere Kouchner e Milliband (Ministri degli Esteri francese e britannico) cercare disperatamente di salvare le Tigri Tamil, affinché i macellai potessero combattere ancora! I posti come lo Zimbabwe, il Sudan, la Thailandia, la Cambogia, il Bangladesh e diversi gruppi di isole, sono oggi un campo di battaglia tra la Cina (quest’ultima fa pressioni in favore di un commercio e uno sviluppo pacifico), e l’alleanza Stati Uniti e Gran Bretagna che cerca di mandarli in rovina e di mantenere il consenso screditato di Washington contro il consenso di Pechino, che respinge l’intimidazione imperialista del tipo FMI-Banca Mondiale-WTO”.

ReOpen911 : La lettera di Obama a Medvedev, nella quale chiede ai Russi di negoziare l’abbandono del nucleare iraniano, non sarebbe un mezzo per rinfocolare una nuova guerra in Medio Oriente?

Webster G. Tarpley: Come ho scritto in Obama, The Postmodern Coup, la politica generale dell’amministrazione Obama è di fomentare i conflitti tra l’Iran e la Russia. Lo chiamano il gioco della patata bollente – mettono uno Stato nemico contro un altro, sperando che entrambi vengano danneggiati o distrutti durante il processo. Il regime Obama vorrebbe spingere la Russia in una posizione di ostilità verso l’Iran, giocando sulla paura della Russia di ciò che alla fin fine l’Iran potrebbe fare con le armi nucleari nel caso ne avesse qualcuna. Con persone come Putin e Lavrov, i Russi non sono pronti a cadere in un trabocchetto del genere. La recente esperienza delle sommosse e della mobilitazione in Iran è incoraggiata da persone della CIA, una rivoluzione colorata, una rivoluzione di velluto che non sembra particolarmente riuscita.

Se una marionetta anglo-americana prendesse il potere in Iran, una delle prime cose che farebbe sarebbe tagliare l’approvvigionamento di petrolio in Cina, dato che, di questi tempi, è lì che si trova il maggior interesse degli Stati Uniti e della Gran Bretagna in Medio oriente. Il discorso di Obama al Cairo non è nient’altro che un tentativo di usare il mondo arabo-islamico del Medio oriente contro la Russia e la Cina.

Anche l’India è uno dei principali candidati a diventare la seconda arma eurasiatica degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma anche qui, gli Indiani possono rivelarsi troppo intelligenti per cadere nella trappola. Tutti sanno che il Congresso americano ha adottato delle leggi ricorrenti che chiedono un cambio di regime in Iran, con il finanziamento di 400 milioni di dollari, e da cinque anni e passa, Seymour Hersh ha descritto nel New Yorker il ruolo attivo delle squadre di spionaggio e di destabilizzazione statunitensi in Iran, che tentano di fomentare le ribellioni con gli Arabi, gli Azeri, i Kurdi, i Baloutches, i Pashtun e altri, con lo scopo finale di dividere e balcanizzare l’Iran, nello stesso modo in cui lo furono la Jugoslavia, l’Iraq, e come potrebbe esserlo ben presto il Sudan. Il colore della rivoluzione in Iran è in gran parte l’opera del gruppo “soft power” (NdT: che sostiene una politica esterna di “bassa intensità”) ispirato dagli scritti di Joseph Nye, e che include le cerchie di Brzezinski alla Rand Corporation, così come l’International Crisis Group e altri operatori che per raggiungere i propri scopi usano la sinistra come copertura, gli slogan umanitari, i diritti dell’uomo.

Se ho ben capito Jacques Sapir, egli sembra dire che gli slogan umanitari sono stati così bistrattati dagli imperialisti occidentali al servizio dei propri scopi predatori, che questi slogan sono stati completamente screditati in virtù dell’ipocrisia e del loro effetto “due pesi, due misure”. Se sono proprio questi i propositi di Sapir, sono completamente giustificati. Direi che è tempo di sottolineare i diritti economici dei paesi in via di sviluppo, a cominciare dall’industrializzazione, il pieno impiego, e eliminando la povertà, la malattia, l’analfabetismo, e una situazione in cui vediamo un miliardo di persone che patiscono la fame o che rischiano la carestia, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, e forse 2 miliardi di persone ridotte a un’esistenza miserabile, con meno di un dollaro al giorno. Queste sono le vere domande che oggi l’umanità deve affrontare.

ReOpen911: Il piano Gates-Brzezinski prevede un nuovo approccio con l’Iran. Se questo piano non funzionasse, gli Stati Uniti potrebbero colpire l’Iran con l’arma atomica, come diceva Schneider JR?

Webster G. Tarpley: Tutta la base del regime di Obama, tra le cerchie imperialiste statunitensi, è sempre più cosciente del fatto che gli Stati Uniti sono troppo deboli, troppo odiati, troppo in fallimento per intraprendere ora nuove avventure in Medio oriente. Ecco perché si tirano indietro addossando la responsabilità ad altri, facendo la guerra con l’uso di mandatari o marionette kamikaze, come avvenne con l’Etiopia, usata contro la Somalia qualche anno fa.

ReOpen911: Se gli Stati Uniti e la Russia falliscono nel tentativo di far accettare all’Iran la fine del suo programma nucleare, Israele può colpirlo come colpì l’Iraq di Saddam Hussein?

Webster G. Tarpley: In seguito Gates, Panetta, Biden e Obama stesso hanno ordinato a Israele di lasciar perdere, di abbandonare qualsiasi idea di attaccare da solo l’Iran, cosa che l’avrebbe staccato dai propri alleati. Ne parlo nel libro Obama: The Unauthorized Biography. Credo che gli Inglesi siano sulla stessa linea. Il senatore Kerry e Obama hanno anche detto che l’Iran ha diritto ad un programma nucleare pacifico. Tutto questo rinforza l’idea che gli Stati Uniti vogliano fare dell’Iran una marionetta kamikaze contro la Russia e/o la Cina. Chi continua ad ignorare questa tendenza vive nel mondo com’era prima del dicembre 2007, quando le valutazioni ufficiali dei servizi segreti statunitensi dicevano che non c’era nessun programma d’armi nucleari iraniano. Dubito che gli Israeliani avviino un tale attacco. Se lo facessero, si tratterebbe di una vera e propria catastrofe mondiale. I nostri amici del Quai d’Orsay (Ministero degli Esteri francese, Ndt) dovrebbero fare tutto il possibile per dissuadere Netanyahu & co.

ReOpen911: Dato che i servizi segreti statunitensi hanno detto che l’Iran ha fermato il proprio programma nucleare militare dal 2003, dobbiamo accettare un Iran con un nucleare civile?

Webster G. Tarpley: Certo, nonostante la demagogia bellicistica di Sarkozy e di Kouchner su quest’argomento quando tentarono di andare al fronte. Ogni paese ha un diritto inalienabile alla scienza, alla tecnologia, all’industria e alla produzione di energia moderna, e nel mondo d’oggi, questo può significare solo lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare. Questa era la base della politica estera americana durante la maggior parte della guerra fredda, l’iniziativa “Atomi per la pace” di Eisenhower.

Tutti i paesi del mondo che vogliono affermare la propria sovranità e il diritto allo sviluppo considerano seriamente l’esame di un’applicazione importante dell’energia nucleare, a cominciare dalla Cina, l’India, la Russia, la Giordania e molti altri. In questo seguono il ben riuscito esempio francese, molto più eloquente dei discorsi di Sarkozy. Dopo le violazioni massicce del regime di non proliferazione, suggellato da Stati Uniti e India sul nucleare, gli Stati Uniti non si fanno scrupoli quando si tratta di intimidire o tormentare gli altri su questo aspetto.

ReOpen911: La colonna vertebrale della politica estera americana in Europa è il Trattato ABM e l’allargamento della NATO. Cosa ne pensate di questa provocazione verso la Russia e del rischio di vedere affrontarsi alleati europei?

Webster G. Tarpley: Nella migliore delle ipotesi, l’allargamento della NATO è inutile e assai pericoloso nella maggior parte degli scenari probabili. Quale persona di buon senso si impegnerebbe a battersi e a morire per un demente come Saakashvili, dopo che quest’ultimo ha mostrato la propria instabilità mentale con l’attacco kamikaze contro la Russia nell’agosto 2008? Che persona di buon senso vorrebbe essere impegnata nell’ultima avventura di questi cleptocrati dell’FMI a Kiev? Quando la Germania dell’Est è stata reintegrata nella Germania dell’Ovest, gli Stati Uniti hanno preso degli impegni seri con la Russia: le forze della NATO non sarebbero entrate nell’ex Germania dell’Est. Ora, sono andate molto più lontane. È il momento di invertire questa tendenza. Invito la Francia a riconsiderare l’idea di reintegrare la struttura di comando della NATO.

Tenendo conto dell’impegno americano nei regimi instabili e aggressivi non lontani dalla Russia, la Francia corre il rischio di essere trascinata in una guerra catastrofica sulla scia anglo-americana. Questo non è il futuro di una grande nazione come la Francia. Possiamo vedere anche una seconda serie di paesi provocatori composta da Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ucraina e altri paesi, che possono essere buttati nella lotta contro la Russia per questioni come l’interruzione della distribuzione di gas naturale in Europa dell’Ovest quasi ogni inverno.

ReOpen911: Riguardo al trattato ABM, cosa ne pensate dell’impianto dello scudo spaziale in paesi dell’Europa dell’Est come la Repubblica Ceca, senza previo accordo con il Parlamento europeo? Cfr http://fr.rian.ru/world/20081110/118227844.html

Webster G. Tarpley: Ho richiamato diverse volte Obama in pubblico affinché prendesse degli impegni precisi, se vuole provare di essere davvero l’angelo della pace che dice di essere. Il primo è annunciare che non ci sarà nessun schieramento di sistemi ABM in Polonia, poiché possono essere facilmente messi in atto in un primo attacco nucleare preventivo strategico contro la Russia, ributtando così il mondo nel contesto esplosivo della vecchia guerra fredda. Obama potrebbe semplicemente annunciare: “La crisi dei missili poloni non avverrà”. L’altro impegno che Obama potrebbe prendere sarebbe quello di ritirare tutto il sostegno degli USA all’allargamento della NATO. È quello che qualsiasi Europeo con un po’ di buon senso esigerebbe che facesse. Invece, l’estate scorsa abbiamo avuto 200.000 fans raggirati da Obama alla porta di Brandeburgo.

ReOpen911 : In questo contesto, cosa ne pensa dell’integrazione della Francia alla NATO, e la sua partecipazione alla guerra contro il terrorismo?

Webster G. Tarpley : Raccomanderei alla Francia di non sottomettersi al comando della NATO. Il presidente de Gaulle aveva completamente ragione quando espulse da Versailles i quartieri generali della NATO e ritirò la Francia dalla struttura di comando della NATO. Questo non ha offuscato le relazioni franco-americane, ma ha impedito che gli elementi anarchici presenti nell’organizzazione causassero seri problemi alla Francia. In particolar modo penso al generale Lyman Lemnitzer, sostenitore dell’operazione Nothwood (NdT: piano concepito da alti dirigenti del Dipartimento della Difesa USA allo scopo di suggestionare l’opinione pubblica statunitense ed indurla così a sostenere un attacco militare USA contro il regime cubano di Fidel Castro) quand’era Presidente del Pentagono e stava per diventare il Comandante della NATO, e che fece di tutto per installare Gladio in Italia e nella maggior parte dei paesi della NATO (NdT: organizzazione paramilitare del secondo dopoguerra, legata ai servizi segreti occidentali promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa occidentale). Riassumendo, De Gaulle aveva ragione, l’Occidente ha bisogno che la Francia mantenga la propria indipendenza intellettuale e l’attitudine a sviluppare una critica responsabile e realista sugli eccessi degli Anglo-americani. Ciò che fece De Gaulle, è ciò che ci si aspetta dai futuri leader francesi.

ReOpen911 : Riguardo all’11 settembre, pensa che possa nascere un’inchiesta indipendente? E in caso affermativo, sarebbe per volere della giustizia americana o di un’azione internazionale come i “Politics for 9/11 Truth” (NdT: Dirigenti politici per la verità sull’11 settembre)

Webster G. Tarpley: L’importanza del movimento per la verità sull’11 settembre, sviluppatosi nella società americana tra il 2006 e il 2007, si è ampiamente disgregata fino a diventare impotente. Mentre la campagna delle primarie cominciava a riunire le energie nel 2007, molti vecchi attivisti dell’11/9 han commesso il grave errore di sacrificare la propria attività a politici professionisti che avevano promesso di fare qualcosa per indagare sulla questione. Dennis Kucinich, candidato di sinistra al partito liberal-democratico, promise pubblicamente che avrebbe indagato sull’11/9, così come sull’affaire del B-52 “canaglia” (NdT: Bombardiere strategico a largo raggio prodotto dalla Boeing) avvenuta tra l’agosto e il settembre 2007, poco dopo che un gruppo di attivisti di cui facevo parte emise l’avvertimento di Kennebunkport, col quale dicemmo che Cheney stava facendo un ultimo tentativo per avviare la guerra contro l’Iran. Questo succedeva nel momento in cui gli Israeliani lanciavano il raid aereo contro la Siria. Ma Kucinich non mantenne la promessa. Una parte ancor più grande dell’ 11/9 Truth Movement venne inghiottita da Ron Paul, il deputato del Texas e candidato libertario repubblicano. Non fece promesse in pubblico come Kucinich, ma in privato disse agli attivisti dell’11/9 Truth Movement che condivideva il loro punto di vista e che l’avrebbe detto pubblicamente al momento opportuno. Con queste certezze, molti attivisti diedero il proprio tempo, denaro e sostegno alla campagna presidenziale di Ron Paul. Ma quando, durante un dibattito nazionale sulla televisione via cavo a cui assisteva tutta la stampa nazionale, Ron Paul venne interrogato, affermò con forza che riteneva assurde le idee dell’11/9 Truth Movement e che queste lo imbarazzavano; aggiunse inoltre che gli attivisti avrebbero dovuto abbandonare i loro sforzi. Disse anche che il suo scetticismo riguardo al rapporto della Commissione dell’11 settembre era uguale al suo scetticismo per i documenti del governo, né più né meno. Alla fine, quando fu chiaro che Obama aveva una reale possibilità di diventare Presidente, il resto dei liberali di sinistra rinunciò all’attivismo e si unì alla quête messianica e utopica proposta da Obama.

Di conseguenza, il movimento per la Pace, il movimento per la destituzione (NdT: e il processo di Bush) e l’11/9 Truth Movement vennero letteralmente spazzati via. Tutto questo mostra il ruolo importante svolto da Obama nella soppressione delle proteste e la protezione dell’Establishment di Wall Street contro l’agitazione popolare. Ora ci vorrebbe l’implicazione decisiva di uno o più leader mondiali fuori dagli Stati Uniti per realizzare l’indispensabile inchiesta internazionale indipendente dalla Commissione per la verità sull’11/9.

ReOpen911 : Molti cittadini hanno scoperto la geopolitica e i retroscena dei conflitti cercando di saperne di più sugli attentati dell’11 settembre 2001. Cosa direbbe a queste persone che scoprono, spesso con orrore, che un buon numero di guerre e attentati sono fatti dagli Stati Uniti e/o da gruppi di interesse contro gli interessi delle popolazioni?

Webster G. Tarpley: Il problema della politica straniera statunitense non si trova essenzialmente all’interno del governo federale, ma viene dal fatto che la politica straniera statunitense è ampiamente prodotta dagli interessi bancari della potentissima Wall Street, che opera attraverso organismi come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il gruppo Bildeberg e l’insidiosa Mont Pelerin Society che si occupa di economia. Obama, Biden, Holbrook e molti altri sono i servi di questi banchieri di Wall Street. Queste forze non seguono una politica americana nazionale che imporrebbe, per esempio, buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, come erano mantenute durante la Rivoluzione Americana nel momento della Guerra Civile americana e durante l’amministrazione di F.D. Roosevelt.

Invece di una politica nazionale americana, abbiamo una politica favorevole ai finanzieri e agli imperialisti. È la stessa mentalità della City di Londra e di una parte della Commissione Europea e della Banca Centrale. Viviamo un’epoca di preponderanza oligarchica su tutto il globo. Il solo modo di cambiare questa situazione è aumentare la politicizzazione e l’attivismo di una parte della società moderna che si limita solitamente a uno stupore passivo, all’apatia, a un’alienazione attraverso la cultura popolare.

ReOpen911 : Internet gioca un ruolo importante nel mettere a disposizione le informazioni e quindi a ciò che potremmo chiamare un’ “educazione delle masse”; secondo lei, un’azione concertata che sfoci su una censura su questa rete è all’ordine del giorno?

Webster G. Tarpley: Uno degli aspetti positivi del sistema statunitense è stata la forte protezione della libertà d’espressione incarnata dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Potete confrontarla con la terribile situazione di un paese come la Gran Bretagna. I liberali totalitari del regime Obama sono ostili al proseguimento della tradizione di libertà d’espressione. Vorrebbero ridurre l’ambito della libertà d’espressione usando il pretesto della legislazione del crimine destinata a dichiarare illegale non atti criminali, ma le opinioni sostenute da coloro che hanno commesso tali atti criminali – dichiarare illegali le opinioni è un’idea alquanto strana in giurisprudenza.

Il Partito Democratico sembra anche voler ridurre al silenzio o intimidire l’ala destra o i commentatori radio reazionari più in vista nel paese, e che rappresentano una delle forze principali che criticano il regime Obama. Con il pretesto d’obbligare i diffusori che usano le onde pubbliche, quest’ultimo è tentato di offrire un’ampia varietà di opinioni politiche, o di rappresentare gruppi di comunità locali. Sarebbe stato meglio vietare a una corporation il possesso totale dei mass media in una data città e lasciare così che il discorso evolvesse.

ReOpen911 : Lei che è spesso pessimista riguardo al futuro (basta pensare la suo ultimo libro nel quale spiega perché nutre poca speranza in Obama) ha qualche speranza per un futuro più pacifico?

Webster G. Terpley: Non credere alla demagogia delle marionette di Wall Street come Obama non fa di me un pessimista, ma un realista. Obama ha superato il proprio apogeo; si trova ora sulla discesa, sebbene il pericolo di nuove operazioni false flag che mirano alla Russia, alla Cina, al Sudan, al Pakistan o ad altri nuovi bersagli aumenti senza dubbio in questo momento. Avendo studiato Platone, Leibniz e Machiavelli, sono ottimista per ciò che riguarda le prospettive d’azione in questo mondo. Su questi punti sono con Leibniz e contro Voltaire. Approverei anche ciò che dice Dante sul punto essenziale della Divina Commedia nel Canto di Marco Lombardo, dove l’accento è messo sul fatto che lo stato del mondo non dipende da Dio, dalla predestinazione o dalla cattiva sorte, ma che si tratta invece di un compito dato agli esseri umani che devono esercitare il loro libero arbitrio.

Le persone devono capire che l’azione storica mondiale è più realizzabile al presente che in qualsiasi altro momento della storia; è il momento di trarre vantaggio da queste possibilità prima che la porta delle opportunità si chiuda, cosa che può succedere in qualsiasi momento.

ReOpen911 : Lei che conosce bene gli ingranaggi dei Machiavelli del nostro tempo, cosa possono fare i nostri lettori e i cittadini per aiutare il mondo a essere migliore e più in pace?

Webster G. Tarpley: Non c’è nessuna ragione di subire una depressione economica mondiale, né una guerra mondiale che potrebbe seguire la stessa sequenza di eventi che abbiamo conosciuto negli anni 1930.

Innanzitutto, le leggi dell’economia non sono affatto un mistero. Le spiego nel mio ultimo libro Surviving the Cataclysm (Sopravvivere al Cataclisma). Per uscire dalla depressione in primis bisogna fare tutto ciò che è necessario per ridurre il fardello del capitale fittizio e delle entrate speculative dell’economia mondiale.

Questo significa fare cose come vietare la bolla dei derivati di 1,5 milioni di miliardi di dollari, o tassare i derivati fino alla loro scomparsa, vietare i prestiti ipotecari a tasso aggistabile, dichiarare illegali i “fondi di copertura” altamente speculativi (hedge funds), fermare i pignoramenti delle case, delle fattorie, delle fabbriche, tassare gli speculatori con la tassa Tobin dell’1%, regolare di nuovo i mercati petrolieri, pignorare e chiudere le banche zombie in bancarotta che dominano Wall Street e la City di Londra.

Dobbiamo sequestrare la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, le banche centrali controllate da privati e nazionalizzarle. Dovrebbero cominciare col fare prestiti allo 0% per le attività produttive, ossia la creazione di beni fisici tangibili sotto forma di industria, agricoltura, costruzione, trasporti, edilizia, miniere, ricerca scientifica, attrezzature sanitarie e altri preamboli dell’esistenza umana.

Tutto questo è particolarmente necessario qui negli Stati Uniti, poiché tutta l’economia si avvicina al punto del crollo fisico e termodinamico. In questo paese dovremmo costruire un migliaio di ospedali, cento reattori nucleari ad alta temperatura di quarta generazione, costruire 170.000 km di rotaie Maglev (NdT: treno a levitazione magnetica), ricostruire il sistema autostradale interstatale, e ricostruire tutte le infrastrutture d’acqua e di depurazione. Abbiamo bisogno di un programma convincente in fisica di alta energia per risolvere i problemi attuali della fusione dell’energia termonucleare. Abbiamo bisogno di un programma persuasivo nella ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie che colpiscono l’umanità. Sono sforzi che per definizione dovrebbero essere internazionali.

Certo, dobbiamo finanziare e restaurare la rete di previdenza sociale, che sarà fondamentale per le vittime della depressione nei prossimi due o tre anni. E per finire, avremo bisogno di una nuova conferenza monetaria mondiale per creare un sistema monetario mondiale vivibile per rimettere in moto il commercio mondiale e promuovere lo sviluppo economico e tecnologico dell’Africa, dell’Asia meridionale, della maggior parte dei paesi dell’America Latina, dell’Europa dell’Est e di altre zone il cui sviluppo economico è stato impedito.

Bisogna interessarsi ai grandi progetti d’infrastruttura mondiale come il Maglev di Dakar a Dubai, il Maglev da Cap Town al Cairo, i ponti e i tunnel lungo il Mediterraneo a Gibilterra e tra la Sicilia e la Tunisia, un sistema Maglev eurasiatico, un ponte-tunnel sullo stretto di Bering, un nuovo Canale Thai (NdT: l’istmo di Kra in Malesia), una “Tennessee Valley Authority” per il Gange, il Brahmaputra, il Mekong, l’Amazzonia e altri sistemi fluviali nel mondo (NdT: Tennessee Valley Authority: impresa americana incaricata della navigazione, del controllo delle piene, della produzione di elettricità e dello sviluppo economico della valle del Tennessee), e lo sviluppo del trasporto fluviale in Africa con un sistema di chiuse e di canali tra l’alto Nilo e l’alto Congo.

Dovremmo fare tutto questo con la piena coscienza che se non realizziamo queste tappe progressive necessarie finché viviamo, la civiltà mondiale potrebbe sprofondare in un periodo di caos, di orrori che al momento è difficile concepire, ma che dovrebbero essere sufficientemente chiari. La mia litania preferita è quella di un minatore spagnolo di una regione settentrionale della Spagna, le Asturie, che mi diceva che il suo credo personale era: “La tua scelta nel mondo moderno è chiara. Sii attivo prima di diventare radioattivo. Allora scegli”. Quest’alternativa non è cambiata molto. La mia speranza è che sempre più persone scelgano di essere attive.

ReOpen911 e GeoPOlIntel intervistano Webster Tarpley
Fonte: http://www.reopen911.info
Link: http://www.reopen911.info/11-septembre/interview-de-webster-tarpley/
13.07.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI

Bruciando le formiche

Bruciando le formiche.

“Breaking the Silence”, l’ong israeliana che raccoglie le testimonianze dei soldati sugli abusi e sui crimini commessi dall’esercito israeliano, ha pubblicato 54 racconti di soldati dell’Idf che hanno partecipato alla recente operazione “Piombo Fuso” nella Striscia di Gaza, denunciando gli orrori e gli atroci crimini di guerra commessi a danno di civili inermi ed innocenti.

Si spazia dalla distruzione di centinaia di case e di moschee senza alcuno scopo di carattere militare all’uso del fosforo bianco in aree densamente abitate, dall’uccisione illegale e indiscriminata di civili inermi al tristemente noto utilizzo di civili Palestinesi come scudi umani, tutte considerate “pratiche accettabili” nel quadro di un’atmosfera permissiva in cui ogni azione è lecita e ogni crimine è santificato da Dio.

E’ tanto l’orrore che provo e la ripugnanza per il comportamento di questi vili e barbari assassini che non mi sento di scrivere oltre, limitandomi a riportare quanto scritto in proposito dagli ebrei americani di… “Jewish Voice for Peace” e invitando chi legge ad aderire all’invito dell’associazione di inviare una lettera di denuncia al Presidente Usa Barack Obama.

Voglio aggiungere però una cosa.

Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, di fronte alla denuncia di “Breaking the Silence”, ha avuto la faccia tosta di ripetere la nota favoletta secondo cui l’esercito israeliano “è quello con il più alto senso morale del mondo”.

Questo può andare bene per i cantori della becera e vergognosa propaganda sionista, in stile informazione corretta per intenderci, ma in realtà simili affermazioni costituiscono la prova più evidente di come i crimini di guerra commessi da Tsahal a Gaza (e non solo), compresi quelli più atroci ed efferati, hanno sempre avuto la totale copertura e condivisione da parte del governo israeliano.

Sarebbe ora che negli Usa, e in Europa, si prendesse in considerazione l’idea di sottoporre Israele non ad un semplice blocco delle forniture militari – come ha timidamente iniziato a fare la Gran Bretagna – ma ad un boicottaggio economico e politico atto a costringere questo Stato canaglia ed assassino al rispetto del diritto umanitario, dei diritti umani dei Palestinesi, della legalità internazionale.

Non può più essere consentito a nessuno, nemmeno agli ebrei d’Israele, di mandare in giro i propri lanzichenecchi a massacrare i Palestinesi alla stessa stregua di un bambino che brucia le formiche con una lente d’ingrandimento.


Cosa dicono i soldati israeliani su Gaza?
15.7.2009

L’associazione israeliana “Breaking the Silence” ha da poco diffuso una raccolta di testimonianze (1) di soldati israeliani che hanno preso parte all’attacco contro Gaza lo scorso dicembre e gennaio.

Questo non è il primo rapporto che documenta gli orrori inflitti alla popolazione civile di Gaza. Meno di due settimane fa, per esempio, Amnesty International ha presentato un rapporto che documenta l’uso israeliano di armamenti da battaglia contro la popolazione civile intrappolata a Gaza (2).

Oggi i soldati israeliani corroborano le accuse secondo cui l’esercito ha ripetutamente violato il diritto internazionale.

“Sai cosa? Ti senti come un bambino che gioca con una lente d’ingrandimento, bruciando le formiche. Veramente. Un ragazzo di 20 anni non dovrebbe fare queste cose alla gente”.

I soldati raccontano dell’utilizzo di scudi umani (3), dell’uso del fosforo contro le popolazioni civili, della pura e semplice enormità della distruzione.

“Perché il fosforo bianco? Perché è divertente. Fantastico”. “Era orribile, come in quei film sulla II guerra mondiale dove non restava niente. Una città totalmente distrutta”.

I soldati riferiscono anche degli sforzi dell’unità del rabbinato militare di trasformare l’attacco in una guerra santa tra i “figli dell’oscurità” e i “figli della luce”.

“(Ci dissero) Nessuna pietà, Dio vi protegge, qualunque cosa facciate è santificata”.

L’elenco continua.

Abbiamo ascoltato le stesse storie, sia dagli abitanti di Gaza sia dai soldati israeliani (4).

Il generoso aiuto degli Stati Uniti – i dollari delle tasse americane – hanno reso possibile tutto questo. Le armi fabbricate negli Usa sono state utilizzate per attaccare i civili di Gaza, gli stabilimenti produttivi, le scuole e gli edifici amministrativi.

Il governo britannico ha cancellato alcuni contratti di fornitura di armi con Israele.

Non è ora che i membri del Congresso prestino attenzione? Chiedi un’inchiesta sull’uso dei proventi delle tasse Usa per finanziare i crimini di guerra a Gaza.

Sydney Levy
Jewish Voice for Peace

(1) Breaking the Silence Testimonies

(3) Ha’aretz: Israeli soldier: “We used Gazans as human shields.”
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1100300.html
Original article removed from Ha’aretz, but available in full here:
http://www.indybay.org/newsitems/2009/07/14/18607903.php)

(4) BBC Breaking the Silence on Gaza Abuses

ComeDonChisciotte – SOLDATI ISRAELIANI DENUNCIANO LE VIOLENZE CONTRO I CIVILI A GAZA

ComeDonChisciotte – SOLDATI ISRAELIANI DENUNCIANO LE VIOLENZE CONTRO I CIVILI A GAZA.

Una ventina di militari che parteciparono all’offensiva denunciano che “le regole erano: spara quando ne hai voglia, non lasciare che la coscienza sia un problema”. Nell’operazione Piombo Fuso morirono 1.400 palestinesi, per la maggior parte civili.

Gerusalemme. (EFE).- Una ventina di soldati israeliani che parteciparono all’ultima offensiva a Gaza denunciano la violenza delle forze militari impiegate, l’assenza di distinzione tra combattenti e civili e la completa mancanza di restrizioni al momento di sparare.

La ONG israeliana “Rompendo il Silenzio” ha diffuso oggi le testimonianze di 26 soldati che parteciparono all’operazione Piombo Fuso (tra il 27 dicembre e il 18 gennaio nella quale morirono 1.400 palestinesi, per la maggior parte civili), per aprire un dibattito sul comportamento dell’Esercito.

“A Gaza si è pensato, innanzi tutto, a che le truppe non corressero nessun rischio” spiega il direttore di questa organizzazione, Yehuda Shaul, un militare di riserva secondo il quale quanto successo è da interpretarsi alla luce della sconfitta israeliana subita nel sud del Libano nel 2006.

Shaul sottolinea che i testimoni riportano l’assenza totale di regole d’ingaggio, che lasciò libertà assoluta a tutti i soldati di sparare a qualsiasi palestinese, civile o meno. “Non c’erano limiti. Tutti quelli che erano lì erano nemici”, spiega Shaul, che aggiunge che le istruzioni in molti casi furono: “Entrate e sparate contro qualsiasi cosa”.

Uno dei soldati che ha reso pubblica la sua testimonianza in forma anonima concorda che “le regole erano: spara quando ne hai voglia”, e aggiunge che i vertici “ripetevano continuamente che questa è la guerra e in guerra non ci sono restrizioni sull’apertura del fuoco”. Un altro militare dice: ”Non dovevamo preoccuparci per i civili, sparavamo a tutto quello che vedevamo, Ci ripetevano che non c’era spazio per considerazioni umanitarie, ‘Non lasciatevi condizionare dalla coscienza, Lasciate a dopo le paure e ora pensate solo a sparare’”.

Un giovane lamenta “l’odio e l’allegria di uccidere” tra i suoi commilitoni. “Tutta questa distruzione, tutto questo fuoco contro gli innocenti (…) era semplicemente incredibile”, dice questo militare il cui battaglione, spiega, era formato da “60 ragazzi di 19 e 20 anni tra i quali volgarità e violenza sono una forma di vita” e dove “non c’era nessuno a fermarli”.

Un altro qualifica il fuoco di artiglieria israeliana “demenziale” e riconosce: “Stavamo uccidendo gente innocente”. “Le istruzioni erano chiare: se hai dubbi, uccidi”, dichiara un altro giovane militare, il quale ricevette istruzioni che quella era “una guerriglia urbana e in una guerriglia urbana sono tutti tuoi nemici, non ci sono innocenti”. Anche i combattenti descrivono la distruzione gratuita delle abitazioni e di come non si lasciava “una sola casa intatta”.

Un soldato che operò al cannone di un carro armato al nord est della frangia spiega che se dovevano girare e non c’era visibilità “si sparavano dodici bombe alle case intorno e si continuava”. In due settimane di offensiva dice di aver sparato 50 bombe, 32 casse di munizioni da mitragliatrice media (più di 7.000 colpi), 20 colpi di mortaio da 60mm e 300 cariche da mitragliatrice pesante Browning 0.5. “E questo è solo un carro: ce n’erano più di duecento”, aggiunge Shaul.

I soldati descrivono la morte dei civili in circostanze in cui era facilmente evitabile, come quella di un anziano che fu colpito mentre stava nascosto nel sottoscala della sua casa. “Prima di entrare in una casa, era normale lanciare missili, fare fuoco dal carro armato e con mitragliatrici e granate e poi sparare mentre si entrava”, descrive uno dei soldati. Altri riferiscono dell’impiego dei cosiddetti “Johnnies” o “scudi umani”: si mandava un civile palestinese nella casa per assicurarsi che non ci fossero dei miliziani dentro.

Qualche militare sottolinea, sorpreso, la parte avuta dal Rabbinato Militare, e concretamente dal dipartimento “Coscienza Ebraica per un Esercito Israeliano Vincente”, dal quale si incitavano le truppe con espressioni tipo: “Non aver compassione, Dio ti protegge e tutto quello che fai sarà santificato”. I rabbini diffusero tra i militari la nozione messianica secondo la quale stavano partecipando a una “guerra santa” nella quale i “figli della luce” lottavano contro i palestinesi, “figli della oscurità”. A Gaza, conclude Shaul, “l’Esercito Israeliano ha abbandonato tutti i suoi valori morali ed ha agito contro il suo proprio codice etico”, cosa che, secondo lui, meriterebbe quanto meno un dibattito affinché la società decida se è questo l’Esercito che vuole avere.

Titolo originale: “Soldados israelíes denuncian la brutalidad contra civiles en Gaza “

Fonte: http://www.lavanguardia.es/
Link
15.07.2009

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da DANIELE NARDI (EPICUREO99)

ComeDonChisciotte – CRISI GLOBALE: QUANTO TEMPO ABBIAMO ?

ComeDonChisciotte – CRISI GLOBALE: QUANTO TEMPO ABBIAMO ?.

DI ADRIAN SALBUCHI
Argentine Second Republic Movement

Un buon dottore riferisce sempre al paziente la sua reale condizione, a prescindere dalla diagnosi; un buon dottore comincia col fare una corretta diagnosi sulla condizione del paziente. Un cattivo dottore invece non è in grado di fare una corretta diagnosi (a causa della mancanza di preparazione) oppure nasconde la veritá al paziente, il che è anche peggio.

Quando si dice ad un malato terminale come veramente stanno le cose, prima di farsene una ragione il paziente prima è incredulo ed in seguito cerca di negare ció che gli sta accadendo; incredulitá per cui il paziente ritiene che il medico abbia fatto un errore sbagliando la diagnosi. Quando la diagnosi è confermata, la disperazione lo porta a negare: ‘è impossibile, dice, che stia succedendo proprio a me’.

Un bravo medico aiuta il paziente ad attraversare questo processo doloroso, cercando di fargli accettare la situazione; solo allora la cura puó iniziare. Qualcosa del genere accade, anche se in modo metaforico, quando i cittadini sono colpiti da disordini sociali che sono la conseguenza di crisi profonde derivanti da ció che Carl G. Jung chiamava ‘epidemie della mente e dell’anima’.

Di seguito vogliamo trattare alcune questioni che pensiamo riflettano la fine drastica di un ciclo a livello globale, anche se i media guardano dall’altra parte (per esempio nascondendo la veritá e generando cortine fumogene), e la maggior parte dei politici hanno le idee poco chiare su quello che sta succedendo (questo fa capire la loro ignoranza), mentre la massa della popolazione in tutte le nazioni vede e sente la crisi ma non è in grado di trovare una spiegazione (incredulitá), e infine ci sono alcuni intellettuali realmente in grado di capire quello che sta succedendo e dove stiamo andando a finire ma trovano la situazione troppo difficile da accettare (negazione delle conseguenze).

Nel nostro comunicato numero 52 del 3 ottobre 2008 riguardante la crisi finanziaria globale allora appena esplosa dicemmo che non si trattava di una ‘crisi’. Quello che prese piede a partire dal 15 settembre 2008 era piú precisamente l’inizio della fine irreversibile del sistema finanziario globale, parte di un modello controllato per il raggiungimento di diversi obiettivi. Questi obiettivi vanno ben oltre gli scopi finanziari, nel senso che si tende verso lo stadio successivo: il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale [New World Order (NWO), ndt]; questo è nient’altro che la costituzione di un governo globale. Al tempo abbiamo anche descritto i tre progetti base, ‘Piani’, dell’elite del NWO:

-il Piano A cerca di risolvere la crisi finanziaria in corso attraverso pure e semplici misure finanziarie: questo metodo è risultato inefficace.

-il Piano B cerca di risolvere la crisi attraverso una revisione complessiva dell’ intero sistema finanziario, per cui tra l’ altro si pensa di introdurre un nuovo dollaro coperto dagli ‘infallibili’ lingotti d’oro. Questo dovrebbe permettere alle oligarchie mondiali di trasferire la valanga di perdite di Wall Street e dei banchieri europei in altre parti del pianeta (per esempio in Cina, la quale ha un ruolo non trascurabile nell’attuale crisi, e in America Latina).

Attraverso il piano C, infine, si cerca di muovere le pedine della scacchiera, per cosi dire, in modo da scatenare una guerra mondiale.

Siamo convinti che questi piani siano in via d’ attuazione, e mentre il primo si è rivelato inutilizzabile, gli altri due stanno per essere messi in atto. Vediamo dunque la situazione attuale.

1) GOVERNO MONDIALE

Per prima cosa si deve puntualizzare che il nuovo ordine mondiale non rispecchia lo stadio attuale della struttura politica internazionale: è piú che altro un termine generico. Perciò abbiamo avuto diversi “Nuovi Ordini Mondiali” nell’ultimo secolo:

– Nel 1919, alla fine della prima guerra mondiale, quando furono creati il Council on Foreign Relations (New York) ed il Royal Institute of International Affaires (Londra) come organizzazioni per il controllo e la pianificazione politica mondiale promuovendo gli interessi anglo-americani e sionisti in tutto il mondo.

– Nel 1945, quando il bipolarismo del dopoguerra prese piede: cioé Breton Woods, Jalta, l’ ONU e la guerra fredda.

– Nel 1991, dopo il crollo dell’ Unione Sovietica e l’ avvento della globalizzazione, come annunciato da Bush padre (11 settembre 1991).

– Nel 2008, quando la morente e ambigua globalizzazione cede il passo a qualcosa di molto piú ambiguo: un governo mondiale coercitivo e autoritario, come annunciato nel Financial Times londinese l’ 8 dicembre 2008 da Gideon Rachman.

Oggi stiamo sperimentando il violento stadio che precede l’imposizione di questo nuovo ordine, i cui obiettivi sono:

– Dissoluzione di tutti i governi e autoritá nazionali (la rinuncia alla sovranitá nazionale promossa dal CFR, dalla Commissione Trilaterale e dal Gruppo Bilderberg).

– Il crepuscolo degli Stati Uniti come superpotenza ‘indispensabile’ (per questo Obama veniva accolto nello Studio Ovale)

– Il drastico spopolamento del globo (isteria pandemia)

– Sorveglianza elettronica totale e controllo dei cittadini sopravissuti (pratiche da guerra psicologica che abbassano le difese della popolazione contro l’ inoculazione).

– Monopolio centralizzato e stretto controllo sulla politica, l’economia, la finanza, l’ sercito, la cultura, i mezzi d’informazione, la tecnologia e perfino le pratiche religiose.

Tutto questo puó essere raggiunto soltanto per mezzo della guerra. Il piano C è stato appena attivato.

2) CONFRONTO CON LA RUSSIA E LA CINA

Negli ultimi mesi la Cina ha osservato gli USA e i parassiti di Wall Street molto accuratamente.

La Cina vorrebbe capire cosa ne sará dei 1.7 mila miliardi di riserve in dollari che detengono (questa situazione è chiamata ‘la bomba atomica cinese’ da alcuni osservatori a Washington). Gli USA non danno spiegazioni perché in realtá di risposte non ne hanno.

Se la Cina dovesse prendere una decisione drastica (come ad esempio cambiare le proprie riserve di dollari americani in euro in tempi brevissimi), si avrebbe come conseguenza il crollo del dollaro americano (il suddetto piano B è stato studiato appunto per questa eventualitá).

In effetti, una delle maggiori fonti finanziarie atte a coprire il debito pubblico americano è proprio la Cina, la quale fino a poco tempo fa assorbiva appunto gran parte del debito pubblico degli USA (oggi questo bisogno necessita di ben 170 miliardi di dollari alla settimana).

Il recente misterioso volo a bassa quota dell’ Air Force One su Manhattan, che ha provocato molto panico e perfino l’ evacuazione sia del World Financial Center che di altri grattacieli sembra essere connesso con la situazione generale: sembra che Obama e alcuni del suo staff abbiano deciso di incontrare i rappresentanti e garanti della Cina e di altre potenze estere con l’obiettivo di raggiungere un accordo/soluzione. Il problema è che Obama non è arrivato ad un accordo con i piani piú alti che hanno l’ ultima parola e che hanno deciso diversamente, ordinando all’Air Force One di atterrare a Washington DC in maniera piuttosto minacciosa. Temendo il peggio il pilota dell’Air Force ha deciso di proteggere il velivolo facendo in modo che venisse ‘visto’ sui cieli di New York da milioni di persone cosi che i due caccia F-16 che lo scortavano non facessero niente di ‘strano’ (vedi i video su YouTube degli incredibili voli a bassa quota). Gli inviati dei creditori esteri degli USA, inclusa la Cina, sono poi anche stati coinvolti in uno scontro a fuoco avvenuto poco dopo con degli agenti dell’ FBI; scontro che ha provocato la morte di diversi agenti.

3) IL DETONATORE ISRAELIANO

Lo stato di Israele va avanti col piano annunciato per l’attacco unilaterale dell’Iran. Abbiamo parlato di questo per oltre due anni. Sará un attacco unilaterale premeditato e ingiustificato da parte di Israele, l’unico stato del Medio Oriente che detiene armi di distruzione di massa (400 pezzi nucleari avuti dagli USA) e che lascia intendere di volerle usare; la scusa è naturalmente il programma nucleare dell’Iran. Il quotidiano londinese Times rende noto nell’edizione del 18 aprile 2009 che le forze aeree israeliane sono pronte all’attacco ed aspettano soltanto il via libera dal nuovo primo ministro della destra estrema Benjamin Netanyahu, dall’ancor piú estremista ministro degli esteri Avigdor Lieberman e dall’alto commando del IDF (Forze di Difesa Israeliane) (vedi l’articolo ‘Israele è pronto a bombardare le basi nucleari iraniane).

Questo attacco provocherebbe una guerra di dimensioni enormi e l’uso di armi di distruzione di massa biologiche, chimiche e nucleari. Le fonti israeliane riferiscono che lo stato è pronto ad attaccare l’ Iran con o senza il consenso da parte del governo Obama, ben sapendo che il potere sionista in America è piú forte di qualsiasi governo, sia esso democratico o repubblicano. Netanyahu incontrerá Obama il 18 maggio. In ogni caso, con l’attacco di Israele e la risposta dell’Iran, il governo americano si vedrá costretto dal potere sionista negli USA a combattere al fianco di Israele (vedi ‘La lobby israeliana e la politica estera americana’, Stephen Walt & John Mearsheimer); tutto questo è stato appena ratificato nel Daily Telegraph del 7 maggio.

4) POLITICA PER UN GOVERNO MONDIALE

Il ‘detonatore israeliano’ va di pari passo col riposizionamento delle truppe americane lungo i confini, come suggerito dal pensiero strategico di Zbigniew Brzezinski che vuole lo spostamento di buona parte delle truppe dall’Iraq all’Afghanistan e al Pakistan, focalizzando l’attenzione sui Talebani e i pozzi petroliferi nel mar Caspio. L’Afghanistan si trova in una condizione di totale confusione con i Talebani che hanno preso possesso della parte migliore del paese. Oggi si trovano a 160 km da Islamabad, in Pakistan, paese che deve affrontare una crisi altrettanto tremenda. Le bombe americane cadono su Afghanistan e Pakistan ogni giorno mentre i governi fantoccio di questi stati non fanno nulla per porre fine a questa situazione.

L’Iran, la Russia e la Cina, da spettatori e secondo i loro propri interessi, seguendo diversi criteri d’allarme, osservano attentamente queste manovre offensive (aggravate dalla pericolosa strategia della NATO contro la Russia in Polonia e in altre parti dell’ Europa). I tre comunque riconoscono di avere gli stessi avversari: gli Stati Uniti (per Russia e Cina), Israele e gli USA (per l’Iran); una vera formula esplosiva, ma un rischio necessario per l’oligarchia del Nuovo Ordine Mondiale tesa ad introdurre un governo globale.

Questo dovrebbe essere un campanello d’ allarme per tutti gli stati del mondo, in quanto quest’ ordine comprende tutte le nazioni, e gli stati che si rifiutassero di entrare volontariamente nel ‘club’ che ruota intorno agli USA, il Regno Unito e Israele (ed ai loro rispettivi interessi) sarebbero automaticamente banditi come antidemocratici e antisemiti; quello che succederebbe dopo si puó benissimo immaginare.

5) SEMPRE PÍU STATI FALLIMENTARI: DISOCCUPAZIONE E POVERTÁ PER MILIONI DI LAVORATORI

Le banche americane ed europee sono in bancarotta, cosi come molte industrie (la Chrysler è stata proprio l’ultima a cadere), gli assicuratori globali sono tecnicamente falliti, mentre la maggior parte delle istituzioni finanziarie sono deboli, per usare un eufemismo, o totalmente improduttive, per usare un termine che si addice di piú alla situazione reale. I maggiori governi mondiali sono costretti a sostenere finanziariamente la maggior parte delle aziende, il che è un’ ulteriore prova che il capitalismo senza regole, quando lasciato ai suoi propri meccanismi senza interventi da parte dello stato, porta ad un sistema vicino a quello sovietico in cui lo stato controlla le societá (naturalmente troppo importanti per poter crollare) e porta avanti un’economia finalizzata alla protezione della nomenklatura dei ‘banksters’ [“banchieri gansters” N.d.r].

Ancora una volta assistiamo al medesimo ciclo: prima si ha la privatizzazione di larghi profitti che va avanti per decenni; profitti che vanno a riempire le tasche di banchieri, investitori, speculatori e parassiti di ogni genere. Quando poi l’ intero sistema crolla, come sta succedendo in questo momento, le gigantesche perdite sono ‘socializzate’ per mezzo di fondi governativi che includono denaro proveniente dalle imposte e denaro coniato apposta per salvare coloro che dovrebbero essere in prigione; tutti gli altri sono lasciati al proprio destino.

L’iper-inflazione tecnica del dollaro è un fatto, anche se nessuno ancora lo dichiara apertamente.

Ci si sta rendendo conto che la recessione di USA, Europa e Asia è molto peggio di quanto ci si aspettasse, dicono gli esperti.

Milioni di persone stanno perdono il posto di lavoro e i mezzi di sussistenza, le case, le pensioni, e i risparmi di una vita; milioni di persone cominciano a farsi sentire nelle strade con manifestazioni come i “tea-parties” [recenti manifestazioni di protesta negli USA N.d.r] e sommosse: rappresaglia e repressione.

6) FRODE E ANCORA FRODE

Bernard Madoff, ex presidente del NASDAQ e direttore della Yeshiva University a Tel Aviv, è divenuto un simbolo del classico banchiere truffaldino che ha parte integrante nel sistema capitalistico senza regole (che usa il modello piramidale Ponzi come modello base), con i suoi 70 miliardi di dollari rubati ad altri investitori (oh, questi sembrano essere preda di una versione moderna di cannibalismo, mangiando la loro stessa carne).

Si dovrebbe comunque essere piú gentili con ‘Bernie’ Madoff in quanto egli si sta assumendo tutte le colpe e le critiche derivanti dal modello Ponzi, mentre in realtá è l’ intero sistema finanziario a rispecchiare tale modello. Questo è il modo in cui CitiCorp (William Rhodes, Robert Rubin), la Bank of America, Goldman Sachs (Henry Paulson, Timothy Geithner), Morgan Stanley, AIG (Maurice Greenberg) e gli altri istituti assicurativi e banche, hanno sempre operato.

Per avere un’idea piú chiara di quello che sta succedendo dietro le quinte, si prenda come esempio Freddie Mac, il cui nuovo direttore finanziario, il 41enne David Kellermann, si è suicidato. Fonti dell’intelligence russa ritengono che la causa piú probabile per questa morte sia legata al fatto che Kellermann aveva scoperto che Freddie Mac ha finanziato con piú di 50 miliardi di dollari le organizzazioni che fanno capo agli interessi di Israele, cosi che quest’ informazione avrebbe dovuto essere resa nota proprio da lui. Bisogna anche ricordare che quando alla fine dello scorso anno Freddie Mac crolló, uno dei suoi direttori era Rahm Emanuel, ossia l’attuale capo di gabinetto del presidente Obama con doppia cittadinanza (americana e israeliana), e per di piú sospettato di far parte dei servizi segreti israeliani.

7) H1N1 L’ EPIDEMIA DELLA PESTE SUINA

Sembrerebbe che un’ altra cortina fumogena sia stata imposta ai mezzi d’ informazione di tutto il mondo, in modo da evitare che gli articoli che parlano della suddetta situazione vengano messi nelle prime pagine. Fino ad ora si sono verificati soltanto 2000 casi di H1N1 in tutto il mondo, e i 160 decessi in Messico riportati da FoxNews alcune settimane fa sono scesi a 30; lo stesso vale per il resto del mondo. I media hanno provocato isteria, generando quella che viene chiamata ‘isteria da pandemia’, per la gioia delle grosse ditte farmaceutiche che registrano vendite record di Oseltamivir e altre medicine contro l’influenza. I fautori del NWO (Nuovo Ordine Mondiale) sono anche stati in grado di testare l’efficacia delle tattiche di guerra psicologica posta in atto al fine di avere il controllo su fasce molto ampie di popolazione. Vaccini di massa e quarantena, voli cancellati: questo è un circo globale; lo stesso avvenne nel caso dell’ influenza aviaria nel 2004/2005 (che ne è stato poi?).

Non c’è dubbio che ad un certo punto verrá sintetizzato un virus selettivo focalizzato a determinati gruppi sociali (è stato forse l’ HIV un precursore?), in quanto uno degli obiettivi chiave del governo mondiale è proprio quello di favorire la decrescita demografica del pianeta, come consigliato da Henry kissinger nel National Security Strategic Memorandum 200 del 1974.

Per concludere, le sette questioni di cui si parla in quest’ articolo non dovrebbero essere considerate isolate e sconnesse; al contrario sono strettamente legate tra loro e dovrebbero essere perció lette in chiave olistica, come parte di una strategia piú vasta mirante all’ imposizione di un regime globale in un modo o nell’altro. Parlare di tali questioni come legate tra loro e fare previsioni sul loro effetto a medio e lungo termine ci permette di capire cosa sta realmente accadendo nel mondo; il che è molto diverso da quello che si sente alla CNN, FoxNews, la BBC, il New York Times, il Washington Post, il Daily Telegraph, ABC, CBS o NBC.

In breve, la questione chiave che ci si dovrebbe porre dovrebbe diventare sempre piú chiara a tutti quanti: quanto tempo ci rimane? Quanto tempo abbiamo realmente negli Stati Uniti, in Europa, in Argentina e nell’intero pianeta?

Ognuno giudichi a modo suo, ognuno faccia le proprie scelte. Si puó scegliere di essere come Homer Simpson, facendo zapping tutto il tempo, oppure scegliere di intervenire in questo disastro globale, a prescindere da dove ci troviamo, passando ai fatti.

Qualsiasi cosa si abbia intenzione di fare, è meglio che si cominci subito.

Titolo originale: “Global Crisis: How Much Time do We Have?”

Fonte: http://asalbuchi.com.ar/

Non solo fosforo bianco: su Gaza l’arma del futuro

Da http://senzanome.leonardo.it/blog/non_solo_fosforo_bianco_su_gaza_larma_del_futuro_2.html:

Prima ancora della fine dell’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, l’accusa di aver usato armi al fosforo bianco aveva già fatto il giro del pianeta. Secondo molti mezzi d’informazione l’esercito israeliano avrebbe fatto un uso massiccio di armi al fosforo bianco. Sia chiaro, non si vuole in questa sede smentire questa ipotesi: sicuramente è stato usato del munizionamento illuminante al fosforo, principalmente bombe ad uso aereo e proiettili per artiglieria pesante, ma siamo proprio certi che si sia trattato di fosforo bianco? Se qualcuno viene colpito da fosforo incendiato, e non è possibile spegnerlo con acqua, le parti colpite presentano tracce profonde di fusione. Le immagini fotografiche e televisive arrivate da Gaza non smentiscono affatto l’uso del fosforo bianco, ma non tutte le ferite mostrate sono compatibili con questa sostanza incendiaria.

A causa della scarsa conoscenza, in Italia come altrove, al di fuori di ambienti medici dei vari tipi di ferite, sono state indicate come “mutilazioni e ustioni da fosforo bianco” anche ferite non del tutto compatibili con questo tipo di munizioni. In effetti, come dichiarato da un medico norvegese di un’organizzazione indipendente presente a Gaza, molti feriti e molti cadaveri presenterebbero lesioni la cui origine non è sicura e non riconducibile a quelle provocate dalle armi normalmente utilizzate, come vaste bruciature, tessuti scarnificati e mummificazione dei tessuti molli; quest’ultimo tipo di offesa non è riconducibile agli effetti provocati dal fosforo bianco. Ma allora, che tipo di munizione può aver provocato questi tipi di ferite irreversibili, e che spesso hanno condotto alla morte? Il medico norvegese avrebbe dichiarato, mediante un’interposta persona per cui il condizionale è d’obbligo, di “non aver mai visto un simile tipo di ferite”.

A raccontare un’ipotesi tanto inquietante quanto plausibile è il Generale di Brigata italiano Fernando Termentini, ex comandante del Genio dell’Esercito Italiano, che ha maturato un’esperienza ventennale nel settore della bonifica degli Ordigni Esplosivi e delle mine in varie aree del mondo. Il Generale ha scritto sulla rivista Pagine di Difesa, testata di politica internazionale e della Difesa, un’interessante articolo nel quale dimostra la compatibilità delle orrende mutilazioni e mummificazioni di Gaza con l’uso di armi a microonde o al plasma.

Secondo la sua analisi, queste armi dovrebbero essere state sperimentate “in Iraq, in Libano e forse anche in occasione della prima guerra del Golfo, contro le truppe irachene in fuga da Kuwait City”. Ma di cosa si tratta? Si tratta di sistemi d’arma che non sparano proiettili, ma fasci di energia più o meno potente. Si tratta di strumenti studiati e realizzati, per conto dell’amministrazione americana, a scopo di ordine pubblico, e poi modificate per essere anche in grado di uccidere. Le armi a microonde nascono infatti come sistemi d’arma non letali a scopo antisommossa. Sono prodotte dalla Raytheon, società americana che, secondo dati del 2007, detiene il 90% delle entrate da contratti nel settore della difesa americana ed è il quarto appaltatore mondiale in questo settore per entità dei guadagni. Le armi a microonde costruite dalla Raytheon, e diffusissime in USA come in Francia, da arma anti-sommossa possono essere trasformate in armi letali aumentando la potenza della radiazione emessa.

La materia organica colpita da queste armi perde istantaneamente tutta la componente liquida, pertanto si accartoccia su se stessa perdendo volume e trasformandosi in un oggetto mummificato. Per questo motivo, le immagini provenienti da Gaza, che presentano cadaveri rimpiccioliti con i tessuti molli mummificati, le parti ossee scollate e gli indumenti praticamente indenni, ricordano molto di più un’arma a microonde, piuttosto che una munizione incendiaria al fosforo. Da notare che cadaveri in queste condizioni sono stati trovati anche a Falluja dopo i combattimenti casa per casa. Anche per quanto riguarda Gaza, non appare affatto sensato che i cadaveri mummificati siano stati resi tali da munizioni aeree o di artiglieria al fosforo: le armi a microonde sono armi corte, a cominciare dal prototipo più famoso, quel Taser che può emettere una scarica elettrica fino a 60.000 Volt; sono armi che riescono ad essere più efficaci di quelle a munizioni convenzionali soprattutto in combattimenti negli abitati, in spazi stretti come vicoli, cunicoli e locali sotterranei.

Come a Gaza, come a Falluja. Armi sicure per chi le usa, visto che non c’è il rischio di proiettili di rimbalzo, che invece normalmente c’è quando con munizioni convenzionali si spara in ambienti ristretti. Come si conclude su Pagine di Difesa, l’ipotesi delle armi a microonde è forse più condivisibile sul piano tecnico, ed anche sul piano militare, rispetto all’uso generalizzato per scopi offensivi di munizionamento al fosforo bianco.

Tirando le somme, si sono viste immagini di cadaveri rimpiccioliti fino ad essere lunghi un metro, senza segni di proiettile, senza arti o con la testa mozzata. Sono queste le testimonianze di civili e medici iracheni, o provenienti oggi da Gaza, come ieri da Falluja, come dalla battaglia dell’aeroporto di Baghdad. Sono armi leggere e maneggevoli, che possono ridurre l’uso di armi di tipo cinetico. E probabilmente sono queste le armi usate negli scontri di terra a Gaza, e non quelle al fosforo bianco. Come dicevamo, quest’ultimo, tecnicamente non può provocare sugli oggetti e sulle persone effetti simili a quelli visti, come la carbonizzazione delle sostanze organiche, quasi nessun danno ai tessuti, pochi danni alle infrastrutture. Il dubbio principale riguarda il fatto che i corpi siano disidratati senza la combustione degli indumenti o dell’ambiente circostanze.

Invece i corpi di Gaza, che come tutti i corpi umani hanno un alto contenuto di liquidi, presentano una carbonizzazione del volume organico, senza che i vestiti, l’involucro esterno, sia intaccato. Al momento, non esiste alcuna convenzione internazionale che regoli o limiti l’uso delle armi ad energia, che ufficialmente risultano essere ancora allo stato di prototipi di ricerca. Forse Gaza è stato il quarto esperimento di questi prototipi.

di Alessandro Iacuelli per Altrenotizie