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Blog che non servono a niente

Fonte: Blog che non servono a niente.

Qualcuno dice che  i blog non servono a niente. Non la pensano così alla Procura dell’Aquila, che oggi ha formalizzato l’iscrizione nel registro degli indagati di 9 nove persone collocate ai più alti vertici della Protezione Civile e dell’INGV – l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – con l’accusa di omicidio colposo. Durante le indagini, come mi è stato confermato dal coordinatore delle stesse, sono state consultate anche molte delle inchieste di Byoblu.Com.  Tra queste La videocassetta che uccide, la testimonianza della censura che alti profili istituzionali legati alla Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 hanno imposto a una troupe Rai che aveva appena realizzato, nello stesso giorno, un’intervista a Giampaolo Giuliani.
Mentre Bernardo De Berardinis, il vicecapo della Protezione Civile che sarebbe anche coinvolto nell’accusa di procurato allarme piovuta su Giuliani per gli inesistenti fatti di Sulmona, durante la conferenza stampa che si tenne alla fine dei lavori della Commissione Grandi Rischi diceva “La comunità scientifica conferma che non c’è pericolo, perché c’è uno scarico continuo di energia; la situazione è favorevole“, nella sala di rilevamento allestita da Giuliani per volontà del sindaco Cialente, sotto alla scuola De Amicis, nonostante l’avviso di garanzia il tecnico aquilano diceva a una troupe Rai che si aspettava altri forti terremoti, ed addirittura un evento molto forte in meno di una settimana. Sei giorni dopo, la catastrofe.

Dovevano passare otto mesi perché Giuliani venisse completamente prosciolto dall’accusa di procurato allarme, e ancora adesso la leggenda metropolitana alimentata da uno dei più grandi tentativi di mobbing su vasta scala che il degrado politico, scientifico e morale di questo paese potesse mai partorire stenta a soffocare la sua eco, con un duplice incalcolabile danno. Il primo sofferto dalla popolazione abruzzese che, in conseguenza dell’avviso di garanzia, non ha potuto essere allarmata da Giuliani quando i suoi sistemi gridavano di abbandonare la nave; il secondo inflitto all’immagine stessa della ricerca sulla prevedibilità dei terremoti che ancora oggi, complice la disinformazione dei media, sconta i famigerati fatti di Sulmona, anche se nel fascicolo accompagnatorio al proscioglimento totale il gip di Sulmona si spinge addirittura a riconoscere i legami tra le emissioni di radon e il verificarsi dei terremoti.
Altri sei mesi, dopo il decadimento di ogni accusa nei confronti di Giampaolo Giuliani, e gli stessi nomi accusati dal documento La videocassetta che uccide vengono ora indagati dalla Procura dell’Aquila per omicidio colposo. Tra le prove raccolte figura proprio l’intervista a Cristiano, l’operatore Rai che ho incontrato lo scorso settembre a Bologna, e il materiale su Giuliani girato dalla Rai alla De Amicis, che l’assalto dei pirati dell’informazione in acque internazionali, ovvero nel tratto autostradale tra L’Aquila e Roma, ha sequestrato perché non andasse in onda. Tutto materiale disponibile come extra nel doppio dvd INTERNET for GIULIANI, che si può acquistare per sostenere l’informazione libera del blog.

Adesso, dopo che perfino schegge impazzite dell’INGV scoprono il radon e si mettono al lavoro per mettere in relazione, quantitativamente, le emissioni di questo gas con la probabilità che si verifichino forti sismi – con l’obiettivo dichiarato di brevettare il sistema – per coloro che alla fine della Commissione Grandi Rischi si telefonavano per ridere alle spalle di quello scemo di Giuliani i tempi si fanno decisamente duri.

Del resto, non può mica piovere per sempre.

Antimafia Duemila – Sabina Guzzanti: la mia Aquila

Antimafia Duemila – Sabina Guzzanti: la mia Aquila.

di Sabina Guzzanti – 5 maggio 2010
Il documentario sul sisma parteciperà al festival di Cannes fuori concorso. “Bertolaso dice che il film è solo un mio punto di vista: dovrebbe dare un’occhiata ai commenti sul blog”

Cari lettori del Fatto – come si dice target del mio stesso target – scrivo qui per annunciarvi personalmente che Draquila è pronto e vi attende nelle sale. Dura un’ora e mezza ed è la sintesi di un anno di lavoro iniziato a maggio dell’anno scorso, quando mi sono arrivate all’orecchio strane voci su quello che stava succedendo nella zona terremotata. Ho fatto un po’ di ricerche, ho aspettato che passasse il G8 e sono partita. Dopo aver parlato con tanti cittadini mi è sembrato che L’Aquila fosse una porzione di realtà ideale per raccontare l’Italia di oggi. C’erano tutti gli elementi: la speculazione più cinica, l’assenza della politica, la propaganda sempre più spudorata, l’autoritarismo, la corruzione e l’alito della criminalità organizzata. Ho mollato quello che stavo facendo e ho cominciato a girare con una piccola troupe fatta di cinque persone, me compresa. Siamo stati a L’Aquila tantissime volte da luglio a marzo e abbiamo girato più di 700 ore di materiale. Il film è la sintesi dei racconti e dei ragionamenti che ho ascoltato e tutti gli incontri fatti sono serviti al progetto anche se non li ho montati. Quindi ringrazio ancora una volta tutti quelli che ci hanno concesso il loro tempo e le loro documentazioni.

Mentre scrivo apprendo che Bertolaso ha dichiarato che portiamo a Cannes un’immagine sbagliata dell’Italia e che il mio è solo un punto di vista. Un punto di vista comunque abbastanza condiviso visto che quando ho chiesto agli utenti del blog di aiutarmi a trovare il titolo del film sono arrivate centinaia di proposte tutte dallo stesso punto di vista: Dove osano gli sciacalli, Lo specchio del reame, Anteprima dell’inferno, The marchigian candidate, I cacciatori di aquilani, Sciacalli in attesa di giudizio, Sciacallo pubblico, Qualcuno rubò sul nido de L’Aquila, Iene ridens a L’Aquila, Aquilopoli, Transilviania, Delinquo ergo sum, Le macerie della democrazia, In campeggio con Silvio, Sciacalli S.p.a., Protezione incivile, Sesso senza protezione, Feccia in libertà, Il conato della terra, Sanguisuga party, Grosso guaio a new town, Miraculo. E naturalmente Draquila il titolo che poi abbiamo scelto fra quelli proposti.

Per il resto che dire dell’inchiesta? Per scoprire cos’è diventata la Protezione civile c’è voluta una buona dose di intuito e talento investigativo. In pratica ho chiesto alla prima persona che ho incontrato e me lo ha spiegato. Ho chiesto conferme a destra e a manca e ne ho trovate a destra e a manca. Ho chiesto a quelli della Protezione civile e mi hanno risposto in modo da far cadere ogni sospetto, che me ne avrebbero parlato volentieri ma che se lo avessero fatto sarebbero stati licenziati in tronco o spediti in qualche magazzino fuori dal raccordo anulare a osservare il soffitto fino alla fine dei loro giorni. Immagino che il motivo per cui nessuno parlava della faccenda, nemmeno a sinistra dove un paio di senatori solitari si dibattevano nel vuoto, fosse la presenza nel Pd di Rutelli e il fatto che il partito fosse commissariato da Ruini. La difficoltà più importante che ho fronteggiato è stata riuscire a credere che quello che vedevo stesse succedendo veramente; credere che ci sia in giro tanta gente così spietata e tanta gente così semplice , che così tanti siano disposti a vendere quello che non si deve e che lo vendano per così poco; tanta gente così fanatica, gente così eroica gente così acrobatica. Gli italiani sono cambiati, sono cambiati tanto e questo nel film si vede. Se dovessi descrivere come siamo cambiati con le parole non saprei da dove cominciare.

Allora scrivendo per voi del Fatto non trovando una conclusione sono scesa al bar di sotto dove era accesa la televisione. Sgrano gli occhi per lo sgomento vedo i politici, uno ad uno, che sullo sfondo del Parlamento fanno un sermone sul pallone. Ho chiesto agli avventori se avevo un’allucinazione, se era Halloween o uno scherzo o che diavolo fosse successo. Mi hanno risposto coi volti scuri e il mio sorriso allora si è spento, mi sono messa ad ascoltare il signore che per primo ha iniziato a parlare: dice è successa una cosa mai vista, mai a memoria d’uomo, una cosa sconvolgente per quanto è meschina, per quanto è fetente. Fin da quando il mondo è mondo sempre si è combattuto: gli zenoti contro i romani, i semiti con gli indorai, i franchi contro i provenzali, i longobardi e i bizantini, i comuni italiani contro i comuni italiani, la Spagna cattolica contro figli dell’islam, gli indiani della prateria contro gli indiani dei grandi laghi, i francesi contro gli inglesi, i bretoni contro i sassoni, riforma e controriforma, Stanlio & Ollio, bionde contro more, gatto e topo, indù e musulmani, Annibale e Fabio Massimo, muto e sonoro, Apollo e Dioniso, Napoleone e gli aristocratici. Figurativi ed astrattisti e potrei andare avanti e lo sapete. Ma un popolo contro se stesso – continuava l’uomo del bar – questo non è mai avvenuto. Mai era accaduta una cosa del genere. Un fatto epocale, apocalittico senza precedenti: I tifosi laziali facevano la ola quando l’Inter segnava contro loro medesimi.

Senza casa né amore né poesia ahimè non si è più niente. Nessun sunnita applaude se uno sciita fa un discorso anche valido. E continuavano: non si è mai visto! Gli Shogun contro i cinesi; i Mongoli contro Kiev e Mosca, I Gesuiti contro i Francescani, i Suicidi e gli omicidi, non s’è mai visto. Di battaglie, di guerre se ne sono viste tante ma non si è mai visto qualcuno andare apertamente contro se stesso. E così sia pure con una grossa semplificazione ho trovato le parole per la conclusione. Come spiegare in poche parole questo declino totale? È come se un intero popolo di colpo fosse diventato laziale.

Tratto da: antefatto.ilcannocchiale.it

http://www.byoblu.com/post/2010/02/19/La-Rai-e-quellintervista-censurata-a-Giuliani-approdano-sul-Fatto-Quotidiano.aspx

Fonte: http://www.byoblu.com/post/2010/02/19/La-Rai-e-quellintervista-censurata-a-Giuliani-approdano-sul-Fatto-Quotidiano.aspx.

Rai, censurata intervista al sismologo
6 giorni prima del disastro

« Giampaolo Giuliani rilasciò un’intervista a una troupe Rai sei giorni prima del sisma che ha distrutto L’Aquila e mezzo Abruzzo, ma la messa in onda fu bloccata dalla telefonata di un membro della commissione grandi rischi. Su Byoblu.Com, blog di Claudio Messora, compare la testimonianza di Cristiano D., operatore di ripresa della Rai, componente della troupe che si recò a L’Aquila una settimana prima del devastante terremoto, dopo una scossa di entità inferiore che aveva causato comunque danni ad alcune abitazioni e scuole.
La troupe incontra Giampaolo Giuliani, non molto propenso a rilasciare un’intervista, prima di rivelare che una nuova forte scossa ci sarebbe stata da lì a sei giorni. “Non gli credevo, – afferma Cristiano D. – pensavo si trattasse di un mitomane, anche se ci faceva vedere dei dati“.
Mentre la troupe era di ritorno verso Roma “abbiamo ricevuto diverse telefonate da persone di alto profilo istituzionale, legate alla Commissione Grandi Rischi“, di cui fa parte lo stesso Bertolaso. “Ci diffidavano dal mandare in onda il servizio, che poteva provocare allarme sociale. Succede spesso in Rai, ma forse senza quelle telefonate qualcuno in più poteva essere salvato.” »

“7 giorni: la videocassetta che uccide”, sarà anche disponibile tra gli extra del doppio DVD INTERNET FOR GIULIANI, in imminente uscita.

Blog di Beppe Grillo – L’Aquila si poteva salvare

In questo articolo si denuncia la negligenza delle autorità che hanno negato le prove scientifiche del rischio sismico della città dell’Aquila e anzichè mettere in sicurezza gli edifici hanno smantellato la rete di rilevamento sismico e allontanato lo scienziato che aveva individuato il rischio. Vergogna!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – L’Aquila si poteva salvare.

Un tempo gli eretici li mettevano al rogo, come avvenne per Giordano Bruno e Girolamo Savonarola. Nell’Italia di oggi gli eretici sono coloro che denunciano la verità. Non sono bruciati in piazza, ma denunciati, privati degli strumenti di indagine, intimiditi. Non avviene solo per la magistratura, ma per chiunque metta in discussione le versioni ufficiali. Il fisico Gaetano Di Luca, grazie a una rete di monitoraggio sismico, denunciò l’estrema pericolosità di un terremoto per gli edifici della città de L’Aquila. Chiese di mettere in sicurezza le scuole e la Casa dello Studente. Prima fu contestato ufficialmente, quindi allontanato e la rete di rilevazione venne smantellata.

Sommario:
1996, il primo allarme
Magnitudo amplificata sotto il centro de L’Aquila
10 anni perduti

1996, il primo allarme

De Luca: “Mi chiamo Gaetano De Luca, sono un fisico laureato nel 91, subito dopo la laurea mi sono occupato di sismologia sperimentale. Ho cominciato a progettare, a realizzare reti di monitoraggio sismico a scala locale, ho iniziato nel 91. La prima stazione sismica è stata installata alla fine del 91, sempre a scala regionale.
La mia storia inizia nel 96 dopo un terremoto di magnitudo 4 nella zona di Amatrice, Montereale, nel 20 ottobre 1996. Dopo questo terremoto ci fu una registrazione nel centro storico dell’Aquila, vi era della strumentazione: gli accelerometri; sono stazioni che registravano le accelerazioni del terreno e qua nasce una cosa strana, ossia la registrazione presentava un effetto di coda. Non è difficile commentare l’immagine (vedi video), praticamente questo è il terremoto. Si vede l’arrivo del terremoto, l’onda più ampia, che è l’onda “S”, quello che non doveva esserci è l’effetto di coda, una specie di risonanza a bassa frequenza, che continua per decine e decine di secondi.
Il mio primo impulso è stato: “Oddio, questo strumento è rotto non ha una resistenza tale da permettergli lo smorzamento dell’oscillazione libera”. Ero convinto, vi giuro che ero convinto che lo strumento andasse rivisto e ricalibrato, che andasse corretto, in realtà mi sbagliavo. Mi sbagliavo, perché lo strumento funzionava benissimo e l’effetto di coda che faceva risuonare il centro storico dell’Aquila per decine di secondi, era un effetto reale: chiaramente le misure sono continuate, abbiamo una trentina abbondante di chilometri. Stiamo parlando di fine 96: allarmati – all’epoca collaboravo con alcuni colleghi dell’ex Servizio Sismico Nazionale – abbiamo deciso di migliorare la misura, mettendo altra strumentazione…”
Blog: “Quindi tu hai scoperto una reazione del territorio dell’Aquila..”

Magnitudo amplificata sotto il centro de L’Aquila

De Luca: “Il centro storico. ”
Blog: “Del centro storico dell’Aquila, di cui non ci si è resi conto?”
De Luca: “Tecnicamente questa è un’evidenza di un’amplificazione di sito, non è bastato solo questo terremoto, abbiamo lavorato nel 97, 98 e 99, quindi anni di lavoro con misure di vario tipo alcune sul rumore di fondo sempre concentrate nel centro storico, e si è arrivati a una conclusione scientifica: c’era un’amplificazione di fattore che raggiungeva quasi un fattore 10.”
Blog: “Questo significa che il centro storico dell’Aquila, a una stessa sollecitazione sismica, rispondeva in maniera completamente diversa da un territorio che si trovava a pochi chilometri di distanza?”
De Luca: “Sì, per dire una cittadina su roccia, registrava un terremoto 6.3, il centro storico dell’Aquila con un fattore 10 è come se avesse registrato un 6.7.”
Blog: “Quindi i danni si registrano in maniera esponenziale, rispetto al dato della magnitudo, che è un dato..”
De Luca: “No, la magnitudo è una scala logaritmica, per cui bisogna fare attenzione. Moltiplicare per dieci non vuole dire che è magnitudo 6, non può diventare 60, chiaramente, di magnitudo. E’ una scala logaritmica e poi il conto è più complesso.”
Blog: “Questo significa che a San Giuliano il terremoto del 6 aprile aveva avuto una reazione diversa, rispetto al centro storico dell’Aquila?”
De Luca: “Sicuramente molti sanno che i danneggiamenti, i grossi danneggiamenti, sono molto legati all’amplificazione di sito: pensate a Onna, Onna è stata praticamente polverizzata, ma Onna sta su sedimento, mentre molto vicino a Onna, veramente a centinaia di metri di distanza da Onna, c’è un paesino che si chiama Monticchio, che sta su roccia e che ha avuto danni importanti, ma non è stato polverizzato come Onna e stanno a distanza di centinaia di metri di distanza, quindi molto vicini, solo che Onna sta sulla piana e Monticchio è su roccia. Questo è un tipico effetto non causato dal terremoto, ma dal terreno. Nel 99, dopo anni di lavoro – avevamo già pubblicato qualcosa – decisi di rendere a livello di conferenza stampa, questa scoperta, però quello che a me interessava dire è che non volevo allarmare: quello che volevo fare era sì lanciare un sasso, ma non volevo nascondere la mano, nel senso che c’era una soluzione. Abbiamo la rassegna stampa che abbiamo visto dell’epoca, il 25..”
Blog: “Questi sono gli articoli scritti secondo la vostra..?”
De Luca: “Sì, il 24 c’è stata la conferenza. Avevamo un grosso problema, ossia il rischio sismico era elevato, ma questo ormai si sapeva, che l’Appennino centrale aquilano era a elevato rischio sismico, a quello si andava a sovrapporre un problema di amplificazione, attenzione: l’idea era: “Cominciamo a mettere in sicurezza quello che si può, un edificio all’anno, due, non so, quello che si può, prima si inizia e prima si finisce“, perché non potevo sapere che, dopo dieci anni, ci sarebbe stata una scossa così violenta, avrebbe anche potuto avvenire tra altri dieci anni.”
Blog: “La città a fortissimo rischio sismico non era una scoperta?”
De Luca: “No, era una banalità, solo che questa banalità veniva amplificata a impatto 10 … esatto. Quindi era ancora più a rischio.”
Blog: “Non è piaciuta questa tua iniziativa?”
De Luca: “No, perché il giorno stesso – poi faccio vedere l’intestazione della lettera- la data è il 25 novembre, vedete? Il giorno stesso dell’uscita dei giornali a Roma già preparano la lettera e, ripeto, è cronaca locale all’Aquila, quindi nel 99..”
Blog: “L’oggetto della lettera è contestazione?”
De Luca: “Contestazione sì.”
Blog: “Contestazione al Dott.Gaetano De Luca.”
De Luca: “Esatto. Il direttore non conosceva affatto quello che veramente avevo detto, perché lui addirittura parla di dichiarazioni riguardanti la sismicità del territorio, ma non ho mai parlato di sismicità del territorio, ho parlato di una cosa completamente diversa, quindi c’era anche molta …esatto, è una cosa.. un direttore del servizio sismico che già si presenta con una lettera del genere, vuole dire che aveva un’ignoranza abissale o non aveva letto, sicuramente, la.. ”
Blog: “La sostanza di questa lettera era che il Dott.Gaetano De Luca non era autorizzato a rilasciare dichiarazioni. ”
De Luca: “Io invece ero autorizzato e, soprattutto, stavo dicendo cose già pubblicate, ma la cosa ancora più assurda è che lui mi dice che dovevo operare una precisa smentita: come faccio a smentire delle cose che avevo già pubblicato a livello scientifico? Questa è proprio un’aberrazione! Chiaramente a questa lettera ho risposto, però non ho mai avuto una soddisfazione alla mia risposta e a questa contestazione in cui, punto per punto, ho contestato la sua contestazione. Di fatto però sono stato..”
Blog: “Quindi non c’è contestazione nel merito, non è stato detto che la teoria dell’amplificazione fosse una stupidata”
De Luca: “No, assolutamente, ci fu solo questa lettera e la mia risposta dettagliata a cui non ho mai avuto soddisfazione, però sta di fatto che sono dovuto andare via, ho subito problemi fino a arrivare al 2002, dopo il terremoto del Molise, in cui la rete regionale d’Abruzzo fu completamente smantellata e di fatto fu un dispetto.”
Blog: “Smantellata che significa?”
De Luca: “Presi gli strumenti e messi in magazzino.”
Blog: “Dal 2002?”
De Luca: “Sì. Infatti nella zona abruzzese c’è stato un buco di dati, se vogliamo, perché dalla fine del 2002 fino al 2005 – quindi stiamo parlando del 2003, 2004, diciamo – due anni e mezzo in cui non c’era un monitoraggio a scala locale.”
Blog: “Chi decise di smantellare la rete regionale? ”
De Luca: “Il Servizio Sismico Nazionale.”

10 anni perduti

Blog: “La domanda è, a distanza di dieci anni gli studi sull’amplificazione sono stati confutati nel merito?”
De Luca: “No, io ho continuato a lavorarci su questi dati, fino a arrivare, nell’agosto del 2005, a pubblicare su una rivista, la maggiore rivista mondiale del settore, il Bollettino della Società Sismologica Americana, proprio l’evidenza, anche se è in inglese è molto semplice tradurlo, perché è un’evidenza di questa amplificazione a bassa frequenza nel centro storico della città dell’Aquila, attraverso degli approcci multidisciplinari. Il lavoro che è stato fatto è molto complesso, perché abbiamo usato dati diversi, terremoti diversi, vicini e lontani, strumentazione diversa, terremoti diversi, come ho detto prima, utilizzando anche rumori di fondo e per cui con tecnologie diverse abbiamo anche modellato e, alla fine, quello che succedeva, quello che veniva fuori era che l’amplificazione a frequenza, in quella banda di frequenza ben precisa era confermata, c’era un’amplificazione che raggiungeva quasi un fattore 10.”
Blog: “Delle scoperte talmente clamorose che siete stati ignorati.”
De Luca: “No, ancora peggio: non c’è stata.. il fatto è che sono stato accantonato per questa piccola conferenza stampa, letteralmente accantonato.”
Blog: “Ma cozzava con.. ”
De Luca: “Non lo so, non lo so con cosa cozzava: francamente ancora adesso mi chiedo perché sono stato contestato così pesantemente.”
Blog: “I terremoti non si possono prevedere.. ”
De Luca: “Assolutamente.”
Blog: “Però si possono mettere in sicurezza gli edifici.”
De Luca: “L’idea era quella, accidenti, stiamo in questa situazione, il centro storico risuona, ha questa peculiarità, che è un’aggravante micidiale, cominciamo a mettere in sicurezza quello che possiamo, come le scuole. All’epoca del 99 c’erano un paio di scuole, qualche edificio pubblico, la Casa dello Studente: stiamo parlando di piccoli interventi, magari anche di importanza a livello di finanziamento, però uno non chiedeva tanti soldi subito, bastava cominciare un edificio l’anno e, in dieci anni, se ne facevano almeno dieci.”
Blog: “Le normative in vigore già nel 1999, ma anche nel 2005, anno in cui avete pubblicato e nel 2009, anno in cui c’è stato il terremoto, prevedono dei limiti che non tengono conto del fattore amplificazione?”
De Luca: “No, assolutamente no, questo ne è un esempio: vi faccio vedere questa figura (vedi video), l’ha fatta il mio carissimo amico ingegner Giovanni Bongiovanni, non entriamo nei dettagli tecnici, però vorrei fare capire una cosa, queste curve molto semplici, questa verde e questa viola, sono fondamentalmente la normativa. La normativa dove sta l’Aquila è in classe 2, è una normativa che prevede la costruzione su suolo rigido e la costruzione su suolo chiamato Su, questo viola, quindi diciamo su sedimento. E queste erano le regole per progettare gli edifici, quello che vedete qua è il terremoto del 6 aprile, qua c’è l’amplificazione del fattore 10, quindi l’amplificazione fondamentalmente è andata completamente fuori scala, in questi periodi.”
Blog: “Cosa significa: che la normativa prevede un coefficiente di resistenza per le case che è più della metà inferiore..”
De Luca: “A quello che è realmente successo.”
Blog: “E non sembrano intenzionati a mettercelo, questo parametro.”
De Luca: “Non lo so. Non sono un ingegnere sismico e non lo so, ma soprattutto non conosco bene la normativa, perché non è che mi interessi della normativa, però so di sicuro che fare misure di microzonazione sismica prima di fare case non è obbligatorio, cioè si fanno, se non erro, solo delle indagini.. è obbligatorio, se non erro, la relazione geologica, però è fine a sé stessa, bisogna fare misure. Se uno tiene conto di questo, sia la normativa in seconda classe.. ma anche se vai in prima classe non ci rientri qua, conseguentemente avendo questo spettro realistico di un terremoto 6. 3 nel centro storico, se vuoi costruire qualcosa nel centro storico devi andare fuori norma.”
Blog: “Chi ci segue potrebbe non capirlo, ma è impressionante la differenza, l’ostacolo che c’è tra il limite della normativa e gli effetti terremoto.”
De Luca: “Esatto, questo – attenzione – è in spostamento, è in centimetri questa scala (vedi video), eh, quindi sono gli spostamenti previsti in funzione al periodo dalla normativa.”
Blog: “Per concludere, la domanda che ti faccio è questa: da aquilano, perché tu vivi all’Aquila e sei uno studioso dei terremoti, che cosa provi nel vedere che un fattore così devastante non viene preso in considerazione, viene ignorato?”
De Luca: “Tanta amarezza e basta. Continuo a non trovare risposte alle mie domande, del perché mi è successo questo o del perché sono stato contestato, non lo so.”
Blog: “A questo punto, anche se fosse un altro ricercatore, l’importante è che si tenga conto di questo fattore.”
De Luca: “Sì, ma questa credo sia una storia che si ripeterà in tante altre città, al prossimo terremoto credo che avremo la stessa storia.”

NAUTILUS: LETTERE DAL TERREMOTO – “HO VISTO L’AQUILA”

NAUTILUS: LETTERE DAL TERREMOTO – “HO VISTO L’AQUILA”.

A un mese e mezzo dal terremoto che ha devastato la provincia de L’Aquila, la situazione è tesa, drammatica e irrisolta.

Questa lettera è stata scritta da Andrea Gattinoni, un attore che si trovava a L’Aquila per presentare un film. Le parole sono dirette a sua moglie ma rappresentano un’efficace testimonianza per tutti quelli che a L’Aquila non ci sono ancora stati.

Voglio partire da qui per far luce su cosa sta accadendo in Abruzzo. Ho contattato volontari e abitanti affinchè ci fosse un supporto alle parole di Andrea o (magari) una smentita, perciò man mano che mi arriveranno altri riscontri aggiornerò questo blog.
Oggetto: HO VISTO L’AQUILA

Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l’Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro destino. Un militare a fare da guardia ciascuno agli accessi alla zona rossa, quella off limits. Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell’unico posto aperto, dove vanno tutti, la gente, dai militari alla protezione civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i pomodori e gli affettati. Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando “Si Può Fare” . Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, AnnaMaria, Franco e la sua donna.
Poi siamo tornati quando il film stava per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.

Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso, anche nel cuore della notte, per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo. Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi, con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la parola ‘cazzeggio’. A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è oscurato. La città è completamente militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le loro auto blindate? Lì???? Per entrare in ciascuna delle tendopoli bisogna subire una serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco fossero delinquenti, anche solo per poter salutare un amico o un parente. Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L’Aquila.

Poi c’è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E’ come se avessero voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a stordirsi di qualunque cosa, l’importante è che all’esterno non trapeli nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il ragazzo che me l’ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore di pentole. Qua i media dicono che lì va tutto benissimo. Quel ragazzo che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche anziano, mi ha detto che “quello che il Governo sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere come si fa a tenere prigioniera l’intera popolazione di una città, senza che al di fuori possa trapelare niente”. Mi ha anche spiegato che la lotta più grande per tutti lì è proprio non impazzire. In tutto questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non c’è più, tutto perduto.

Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perché i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C’era un silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di zombie. E poi quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere andato lì. Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi guardava nella notte in fondo alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e fuori c’erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli ‘Assaggi, assaggi’. Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finché Michele non l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: “Non bisogna perdere le buone abitudini”.
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

L’Aquila, due nuove scosse. Un dossier aveva previsto tutto – Il Sole 24 ORE

L’Aquila, due nuove scosse. Un dossier aveva previsto tutto – Il Sole 24 ORE.

Il dossier di Barberi che aveva previsto tutto. “C’era un dossier dell’allora capo della protezione civile, Franco Barberi, che dieci anni fa aveva previsto tutto. Aveva, quel dossier, censito la vulnerabilità degli edifici pubblici strategici e specialì in zone a rischio. Una mole di informazioni enciclopedica: 42.106 schede su altrettanti edifici. Si parlava, nel dossier, della Campania, della Basilicata, della Calabria, del Molise, della Puglia e della Sicilia. E naturalmente dell’Abruzzo. Quel dossier è un documento straordinario, testimonianza del vero scandalo italiano: l’assenza di una seria politica di prevenzione. Lo diceva ieri sera Bertolaso: «La prevenzione non porta votì». Affrontando il capitolo abruzzese, tutti i dati raccolti tenevano conto del rischio sismico. Era stato profetico Barberi nella sua relazione: «Appare indispensabile che questo patrimonio di dati costituisca linea di indirizzo costante per l’avviamento a soluzione dei complessi problemi legati alla sicurezza del territorio interessato dal rischio sismico, in una corale accettazione di responsabilità da parte di tutti gli organismi interessati». E’ una doppia beffa questo documento, perché, dopo il dossier Barberi, la regione Abruzzo ha lavorato a catalogare duemila edifici pubblici, a redigere schede tecniche, a memorizzare in ‘data base’ le informazioni raccolte sullo stato dell’arte dei duemila edifici. A elencare i palazzi a rischio, a partire da quello della prefettura dell’Aquila, di palazzo Quinzi, sede del liceo classico cittadino, del comune, del tribunale, della scuola De Amicis. Un lavoro terminato nel 2007, e reso noto in grandi linee in un vertice presieduto dal prefetto nel dicembre di due anni fa. Dunque il dossier scientifico di Franco Barberi.

Denunciava Barberi che diversi palazzi in muratura dell’antico centro storico erano a rischio: dieci addirittura a ‘rischio alto’ o ‘medio alto’, che presentavano una ‘alta vulnerabilità’ ben 171 edifici destinati all’istruzione (i dati dei sopralluoghi di questi giorni sono demoralizzanti: l’80% degli edifici scolastici risultano inagibili), e ben 55 utilizzati nel settore della sanità (lo scandalo dell’ospedale san Salvatore non era esploso nella sua drammaticità, ai tempi di Barberi). Dieci anni dopo, la profezia di Barberi si è tragicamente avverata. Tra i palazzi antichi a rischio vulnerabilità c’erano quelli crollati o fortemente danneggiati il 6 aprile scorso: la prefettura, il conservatorio, le facoltà universitarie, la biblioteca comunale (anche questo palazzo è al centro dell’attività investigativa di questi giorni).

«I complessi in muratura – scriveva Barberi – sono il doppio di quelli in cemento armato, appena il 31% degli edifici campionati. I complessi pubblici, poi, sono costituiti da vecchi immobili e solo raramente le funzioni pubbliche sono state trasferite in nuovi edifici in calcestruzzo armato». Una annotazione che fa riflettere: in zone a rischio sismico, le sedi delle istituzioni che in situazioni di emergenza dovrebbero essere in grado di garantire la funzionalità pubbliche, dovrebbero essere costruite nel rispetto delle norme antisismiche per avere meno probabilità di subire danni strutturali in caso di terremoto. Ovvio. Ovvio. Ma in Abruzzo non è andata così.
Ancora alcuni dati del censimento Barberi: «Sono 209 gli edifici in muratura di cattiva qualità, con orizzontamenti deformabili. E altri 346 sempre di cattiva qualità con orizzontamenti rigidi». Il mistero abruzzese è tutto qui. Cosa è stato fatto dal 1999 – anno in cui è stato presentato il dossier Barberi – a oggi?. La risposta sta nelle macerie de l’Aquila.