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L’Amore trionfa – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: L’Amore trionfa – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

da Il Fatto Quotidiano, 23 aprile 2010

Questo Partito dell’Amore, visto in diretta senza rete, è proprio un amore. Colpivano gli sguardi, soprattutto. Tutti molto amorevoli. Teneri. Affettuosi. Si vede proprio che si amano. Lo zenith del sentimento si è registrato quando Fini ha proferito la parola “legalità”. Berlusconi ha digrignato i denti e contratto i muscoli facciali, come per sbranarlo all’istante: se Verdini, seduto a fianco, non se lo fosse legato al polso con un bel paio di manette (le porta sempre con sé per ogni evenienza), sarebbe corso il sangue. Intanto l’intera sala, eccettuati alcuni incensurati, grugniva fremente di sdegno. Legalità a noi? Chi ti ha insegnato certe parolacce? Ma allora dillo che sei venuto a provocare! Vai subito in bagno e lavati la bocca col sapone!

In effetti, in 16 anni di storia, nessuno aveva mai osato tanto: parlare di legalità in casa del corruttore di Mills, del principale di Mangano, dell’amico di Dell’Utri e di Cosentino fortunatamente assenti: avevano subodorato qualcosa. Non contento, il noto provocatore ha pure osato evocare la Sicilia, altro tabù proibitissimo, specie se accompagnato dal nome “Micciché”. Mancava che citasse pure Dell’Utri, poi lo menavano proprio. Ci voleva Fini per far uscire dai gangheri Berlusconi e insegnare come si fa al Pd, che in sedici anni non ci è mai riuscito: basta parlargli di legalità e di libertà d’informazione (due temi dai quali il Pd si tiene a debita distanza, per non passare per antiberlusconiano, non sia mai). E magari smontargli pure il federalismo fiscale (sul quale un anno fa il Pd si astenne e Idv votò sì), anziché ripetere che la Lega ha ragione, bisogna fare come la Lega e dialogare con la Lega.
Infatti, con tutto quel che gli aveva detto Fini per un’ora e mezza, Berlusconi gli ha risposto solo su quei temi: del resto s’infischia allegramente (a parte un cenno ai 150 anni dell’Unità d’Italia, sui quali è molto preparato: infatti dice “i 150 anni della storia della nostra Repubblica”, quella di re Vittorio Emanuele II di Savoia e del conte Cavour). Sugli attacchi del suo Giornale a Fini, ha risposto amorevole e sofferente: “Io sul Giornale non ho alcun modo di influire” (versione moderna del “sono forse io il custode di mio fratello?”, by Caino). Poi ha aggiunto che il Giornale è in vendita e se Fini ha un amico a cui farlo comprare il problema è risolto, e comunque lo attacca anche Libero, edito dal suo amico senatore Angelucci: dal che si potrebbe dedurre che forse gli attacchi dei giornali di destra a Fini dipendono dai padroni che hanno.

Notevole anche il concetto di “super partes” illustrato dal ducetto: Fini non è un presidente della Camera super partes perché ogni tanto critica il governo. Ecco, per lui è super partes solo chi è sempre d’accordo con lui. Anzi, meglio: chi è di sua proprietà. Tipo Schifani, per dire. Quanto al federalismo fiscale, Fini s’è permesso di ricordare l’impegno di abolire le province (altro tema astutamente disertato dal Pd). Il 31 marzo 2008 il Cavaliere dichiarò nella videochat del corriere.it: “Non parlo di province, perché bisogna eliminarle…Dimezzare i costi della politica significa innanzitutto dimezzare il numero dei politici di mestiere ed eliminare tanti enti inutili, province, comunità montane…”. A Matrix ribadì: “E’ necessario eliminare le province”. E a Porta a Porta: “Le province sono tutte inutili e fonte di costi per i cittadini. E’ pacifico che vanno abolite”.
Ieri invece ha detto: “Aboliremo solo quelle non utili”, tanto abolirle tutte farebbe risparmiare “solo 200 milioni” (falso: sarebbero 6 miliardi l’anno solo per il personale), e soprattutto “non ne faremo di nuove”. Un po’ come per le tasse: in campagna elettorale giurava di tagliarle, ora invece si vanta di non averle aumentate. Come promettere un collier alla fidanzata e poi, se quella si lamenta perché non l’ha ricevuto, replicare: “Ma cara, in compenso non ti ho presa a calci in culo, cosa pretendi di più?”.

Ps. Bersani ha commentato l’epico scazzo con una dichiarazione listata a lutto: “Sono divisi, non faranno le riforme”. Una bella perdita.

Antimafia Duemila – Mafia/ De Magistris: La Lega ha ostacolato attivita’ investigativa

Antimafia Duemila – Mafia/ De Magistris: La Lega ha ostacolato attivita’ investigativa.

Roma - La Lega ha ostacolato a volte la lotta alla mafia.  E’ la denuncia di Luigi De Magistris che a Klauscondicio ha spiegato: “Al di là delle generalizzazioni, resta un dato di fatto che la politica non abbia aiutato a contrastare la penetrazione territoriale nel centro nord.
Lo dico da quando sono magistrato. E’ un errore gravissimo ritenere la criminalità organizzata un problema solo meridionale. E’ un problema nazionale e internazionale e la classe politica del nord non ha aiutato a combatterlo”. “La Lega di Bossi, sulla mafia, ha una politica tutt’altro che lineare. Vedo una doppia faccia. – ha aggiunto De Magistris davanti alle telecamere di Klaus Condicio – La criminalità organizzata non ha un colore politico e neanche un referente unico. Interloquisce con chiunque possa fare affari, di qualsiasi partito sia. Detto questo – ha proseguito – ci sono realtà fragili, più consone alla penetrazione, e realtà meno vulnerabili. Ma non c’è dubbio che la Lega debba cambiare atteggiamento vista l’alta penetrazione della mafia al nord. Da una parte c’è una predica giusta, che io ho condiviso in questi anni, sul tema dei finanziamenti pubblici e della legalità. Poi, però, vedo norme molto discutibili approvate dai leghisti e constato i comportamenti nelle amministrazioni dove governano. E talvolta razzolano in modo diverso rispetto a come predicano… Ed è un problema anche per chi deve votare la Lega, perché c’è una netta contraddizione di comportamenti”. “La Lega, talvolta, – ha denunciato ancora l’esponente dell’Idv – ha addirittura ostacolato l’attività investigativa anti mafia. Per evitare generalizzazioni, direi che sulla penetrazione della mafia al nord c’è una responsabilità complessiva della classe dirigente e della politica, perché in questo Paese da un lato non si sono fatte leggi che contrastino la criminalità organizzata e dall’altro, e in questo la Lega ha contribuito attivamente, sono stati presi provvedimenti amministrativi che hanno addirittura ostacolato l’attività investigativa”. “Non c’è dubbio che se parliamo di una penetrazione così evidente, la politica e l’economia nel nord non sono state in grado, anche qui senza fare generalizzazione, di porre un argine alle infiltrazioni della criminalità organizzata. La mia esperienza – ha concluso – mi insegna che il business della criminalità organizzata non è un problema solo siciliano e calabrese, ma anche valdostano e piemontese”.

Paolo Franceschetti: NON DOBBIAMO TRADIRLI

Paolo Franceschetti: NON DOBBIAMO TRADIRLI.

Di Solange Manfredi

Di Solange Manfredi

Ieri sono stata alla giornata della legalità, organizzata dall’associazione “I Grilli del Pigneto” a Genzano (Roma).

La sala era piena, molte le persone in piedi.

Nella sala spiccavano le magliette, i cappellini e i cartelloni con la scritta: Io sto con Giachino Genchi.

E Gioachino Genchi era lì. Una presenza silenziosa la sua, simbolica.

Ma le parole di Salvatore Borsellino sono state chiare: “Abbiamo paura che Gioachino Genchi, lasciato solo, possa venire eliminato. Non solo professionalmente e personalmente, cosa che è già stata fatta, ma anche fisicamente”.

Non solo, dunque, una giornata in cui si è parlato di legalità, di democrazia, di giustizia ma, sopratutto una giornata in cui tutti i presenti hanno voluto lanciare un messaggio forte a quei “poteri” che vorrebbero isolare Gioachino Genchi: Gioachino Genchi non è solo.

Chi è Gioachino Genchi?

Gioachino Genchi, vice questore della polizia di stato, da 20 svolge l’attività di consulente dell’autorità giudiziaria. E’ un consulente informatico.

Da qualche mese a questa parte Genchi subisce attacchi violentissimi, dalla politica, dalla stampa, dalle istituzioni. Attacchi basati sulla menzogna, sulla calunnia. Attacchi tesi a delegittimare, ad isolare, sicuramente a massacrare personalmente ed eliminare professionalmente.

Lo hanno accusato di aver intercettato illegalmente milioni di italiani.

Ma Gioachino Genchi non ha mai intercettato nessuno, il suo lavoro è quello di incrociare tabulati telefonici, ovvero numeri. E, quando ha fatto questo, lo ha fatto perché incaricato da una procura, ovvero legittimamente.

Lo hanno accusato di aver esaminato, e conservato, illegalmente, i tabulati telefonici di 13 milioni di italiani. Si è poi scoperto che i Ros avevano basato questa loro affermazione sul sequestro, a Giachino Genchi, degli elenchi del telefono. (Se non si dovesse tremare davanti a tanta superficialità, commessa da uomini che dovrebbero rappresentare l’elitè dell’Arma dei Carabinieri, ci sarebbe da rotolarsi per terra dalle risate)

Lo hanno sospeso dal servizio, levandogli tesserino, pistola e manette perché reo di essersi difeso, in maniera peraltro assolutamente moderata e civile, dall’accusa di un giornalista che su Facebook gli dava del bugiardo.

Difendere il proprio onore è stato considerato così grave da comportare la sospensione dal servizio.

Meno grave, tanto da non venir sanzionato, è stato considerato il comportamento di quei poliziotti che si sono resi responsabili del massacro del G8 e della scuola Diaz.

Meno grave è stato considerato il comportamento del Generale Mori che, dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio, ha portato avanti una “Trattativa” con la mafia. Eppure nella sentenza che assolveva il generale Mori dal reato di favoreggiamentro a Cosa nostra si legge:

Non può non rilevarsi che nella prospettiva accolta da questo decidente l’imputato Mori pose in essere un’iniziativa spregiudicata….Questo elemento, tuttavia, se certamente idoneo all’insorgere di una responsabilità disciplinare, perché riferibile ad una erronea valutazione dei propri spazi di intervento, appare equivoco ai fini dell’affermazione di una penale responsabilità degli imputati per il reato contestato

Oggi Mori è nuovamente sotto processo, a Palermo, per aver favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano. Processo ovviamente di cui la stampa si guarda bene di parlare, ma che c’è.

Eppure il Generale Mori non è mai stato sottoposto a procedimento disciplinare, mai stato sospeso, solo nuovi incarichi, sino ad essere nominato capo dei servizi segreti. Dall’ottobre del 2001 alla fine del 2006 ha diretto il Sisde, il servizio segreto civile. Oggi dirige l’ufficio per la sicurezza della capitale d’Italia

Genchi, per aver difeso il suo onore da un giornalista che gli dava del bugiardo, invece, è stato sospeso dal servizio.

Qualsiasi persona di buon senso capisce che qualcosa non va.

Ma perché fa tanta paura Genchi?

Perchè Genchi sa.

Cosa sa è lui ha dircelo in una intervista pubblicata su questo blog (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/02/intervista-gioacchino-genchi.html )

“…..E l’attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D’Amelio numero diciannove dov’è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l’ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio e dalla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato, servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata.”

Per questo fa paura Genchi. Perchè probabilmente potrà raccontarci la verità su quella trattativa tra Stato e mafia, perchè, probabilmente, potrà spiegarci e provare perchè oggi la massoneria e la mafia sono al governo.

Per questo chi combatte per la giustizia ha paura che non basti delegittimare, calunniare, massacrare professionalmente e personalmente Genchi, ma teme possa subire un incidente, o possa venire suicidato o, ancora, possa venir fatto morire di infarto.

Tanti, troppo uomini onesti sono morti perchè noi non sapessimo la verità.

Tanti, troppi uomini onesti sono morti perchè dei criminali potessero oggi sedere in Parlamento.

Tanti, troppi uomini onesti sono morti perchè oggi, capito il meccanismo, la gente onesta, come è accaduto ieri, non si stringa intorno a Gioacchino Genchi per far sapere al potere occulto che Genchi non è solo…e non si tocca!

Ieri Salvatore Borsellino ha concluso il suo intervento leggendo uno scritto di Pietro Calamandrei stupendo che riporto:

“….Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole; quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore. Assai poco chiedono in verità i nostri morti, non dobbiamo tradirli”.

E’ vero, non dobbiamo tradire i nostri morti, ma ancor di più non dobbiamo abbandonare i vivi. Dobbiamo difenderli, far sentire loro che non sono soli, proteggerli con la nostra presenza quotidiana ed attenta.

Coloro che, come dice Clamandrei, sono morti “senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere” sono morti anche perché, quando è partito il terribile meccanismo, noi non siamo stati lì a far quadrato intorno a loro. Li abbiamo lasciati soli, non ripetiamo lo stesso errore.

BREAKING NEWS: il giudice De Magistris candidato alle elezioni europee per l’Italia dei Valori

BREAKING NEWS: il giudice De Magistris candidato alle elezioni europee per l’Italia dei Valori (megagalattico!!! :-D)

http://www.antoniodipietro.com/2009/03/luigi_de_magistris_in_europa.html

“…E’ l’impegno della società civile che entra in politica e che, quindi, vuole fare qualcosa di concreto. Un progetto che vorrà mettere le prime fondamenta, le prime basi nelle elezioni europee, ma che di certo punta ad una nuova politica in Italia. Questa politica della trasparenza, dell’onestà, della legalità e delle cose concrete è l’opposto del sistema di casta nel quale ci troviamo ormai immersi da anni.
Voglio dare la disponibilità, con coraggio, per fare qualcosa di diverso, di rischioso, ma entusiasmante. Credo che possa essere importante.
L’Europa è un luogo dove bisogna assolutamente portare un’altra immagine di questo Paese, che non è quella di coloro che hanno depredato i finanziamenti pubblici europei. E’ un’Italia che vuole cambiare, che vuole dare un’immagine, non solo di apparenza, ma di sostanza e fare una politica assolutamente diversa. …”

A me sembra un messaggio forte di speranza per un’Italia migliore e libera dal malaffare.

Da una parte De Magistris con Di Pietro e dall’altra Mastella con Berlusconi. Da che parte stia la mafia mi pare evidente.

Per chi non lo conoscesse, De Magistris è un giudice che con le sue inchieste aveva fatto luce su come vengono dirottati miliardi di euro di finanziamenti dell’unione europea verso le tasche di mafia, politici e massoni vari. L’indagine arrivava a toccare personaggi di primo piano della politica nazionale. Per questo prima l’hanno delegittimato, poi gli hanno tolto l’inchiesta e poi l’hanno trasferito. Simile persecuzione per il loro appoggio alle indagini di De Magistris è toccata al vescovo Bregantini (trasferito), al giornalista del corriere della sera Carlo Vulpio (tolto l’incarico), al maresciallo Zaccheo (trasferito) e al vicequestore Genchi, consulente di De Magistris nell’incrocio dei tabulati telefonici (sotto inchiesta).

Mi sento di buon umore :-D

VII comandamento I comma

Un articolo di Marco Travaglio sulla corruzione dilagante:
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2124234.html

VII comandamento I comma

Zorro
l’Unità, 20 dicembre 2008

Il dibattito su come uscire dalla nuova Tangentopoli si fa ogni giorno più avvincente, con soluzioni vieppiù innovative. Andrea Romano (Il Riformatorio): “Via Veltroni”, cioè uno dei pochi non inquisiti. Follini: “Via Di Pietro” (come sopra). Il Giornale di Berlusconi (Paolo): “Via Di Pietro”. Il Foglio di Berlusconi (Veronica): “Il Pd dimentichi Berlinguer e la questione morale”. Berlusconi (Silvio): “Basta intercettazioni”, così non si scoprono più le tangenti e il caso è chiuso. Violante: “Riformare Csm e Procure” (come sopra). Lanzillotta: “Impegnarsi a fondo per riformare la magistratura” (brava: non la giustizia, i magistrati). Fassino: “Non fare come Occhetto che sbagliò, dicendo ai giudici di fare il loro lavoro e a noi di fare pulizia interna” (quindi fare come Craxi, finito benissimo). Cicchitto: “Loro non parlino più di questione morale nei nostri confronti e noi non saremo farabutti come loro nel ‘92” (cioè come lo furono i suoi alleati Lega e An, tifosi di Mani Pulite). Capezzone: “Chiedere scusa a Craxi” (che in quattro anni portò il debito-pil soltanto dal 70 al 92%). Pomicino: “Chiedere scusa a Pomicino” (due volte condannato, insiste che le assoluzioni sono di più, quindi le condanne non contano). Mantini e Minniti (Pd): no all’arresto di Margiotta anche senza fumus persecutionis e in barba alla Costituzione, perché “non ci sono le prove” (come se spettasse al Parlamento valutarle). Margiotta, appena salvato: “La Russa ha subito difeso Bocchino, ma nessuno del Pd ha difeso Lusetti” (un po’ di omertà di casta non fa mai male). Tutto molto bello e interessante. Ma, absit iniuria verbis: e provare a non rubare?

Borsellino a Fermo. Risposta a Dell’Utri

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=11622&Itemid=78:

di Aaron Pettinari – 15 dicembre 2008
Fermo
. Erano in tanti venerdì sera al centro congressi San Martino. Oltre 400 persone presenti per sentire la voce di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia nel luglio del 1992, ospite del convegno “Un passo per la legalità” organizzato da “La Città in Comune”, il periodico “Antimafia Duemila” e diverse associazioni locali.
Un evento voluto per dar seguito alla protesta che lo scorso 17 ottobre si era tenuta nello stesso luogo, quando venne ospitato il Senatore del Pdl Marcello Dell’Utri. Si è parlato del concetto di mafia e di mafiosità, ovvero “l’atteggiamento di collusione e convergenza d’interessi che spesso lega criminalità organizzata, l’imprenditoria e la politica di destra e di sinistra”. Un vero è proprio percorso avviato dalla lettura della Sentenza di condanna in Primo Grado per associazione mafiosa del Senatore e poi sviluppato dalle parole dello stesso Borsellino, dalla visione di filmati e stralci di libri tematici. “Ho tanta rabbia dentro – dice Salvatore Borsellino – da un anno e mezzo ho ricominciato a parlare, a girare per l’Italia dopo quattro anni di silenzio. Ciò che sta accadendo nel nostro Paese è gravissimo per diversi aspetti”. “La mafia è un cancro che si è allargato in ogni regione ed oggi siede persino in Parlamento. – ha denunciato – Se si è arrivati a questo punto è stato grazie alle stragi del ’92 e nel ‘93”. Quindi Borsellino ha parlato della strage di via D’Amelio: “Non vogliono farci sapere nulla. Hanno bloccato tutte le indagini. E’ sparita l’agenda rossa di mio fratello, dove teneva gli appunti degli interrogatori ai pentiti, e tutt’oggi non si sa chi ha fatto saltare in aria Paolo ed i ragazzi della sua scorta ed ancor meno sui mandanti occulti. Una strage di Stato perché ci sono elementi che collegano direttamente i Servizi Segreti”. Con veemenza Borsellino ricorda quegli anni. Parla della “trattativa” e della situazione giudiziaria odierna. “Ci stanno descrivendo una guerra tra Procure tra Salerno e Catanzaro. Ma la realtà è che la prima ha compiuto il sui dovere d’indagine, la seconda un atto illegittimo”. Infine ha lanciato un messaggio alla società civile: “Credo profondamente che la morte di Paolo sia servita per scuotere le coscienze. E’ come se ogni pezzo del suo corpo fosse entrato in ognuno di noi. Non si potrà mai sconfiggere la mafia se prima non elimineremo quella parte di mafiosità che è dentro di noi”.