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Blog di Beppe Grillo – Il regalo di Berlusconi

Quello che ci spiega Peter Gomez difficilmente passerà attraverso le maglie della censura televisiva italiana…

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il regalo di Berlusconi.

Mills è stato condannato per corruzione. Ma per esserci un corrotto, ci deve essere un corruttore e degli ottimi motivi per corrompere. Perché Mills è stato corrotto? Nessuno ne ha parlato, scritto, dibattuto.. Perché i motivi sono stati ignorati dai media a favore delle puttane e dei calzini azzurri? Quanti sono coinvolti? Peter Gomez lo spiega in questa intervista e nel libro: “Il regalo di Berlusconi“.

Molto più di 600.000 dollari
Carta canta: i documenti del processo
Il segreto di Berlusconi
Cosa accade senza più il Lodo Alfano

Molto più di 600.000 dollari

Sono Peter Gomez, un inviato de Il Fatto Quotidiano, il quotidiano che ormai da quasi un mese è nelle edicole di tutta Italia e, con Antonella Mascali, ho scritto un libro: Il Regalo di Berlusconi: comprare un testimone, vincere i processi e diventare premer, tutta la verità sul caso Mills. È un libro che nasce, ma un libro che non dovrebbe esistere in un Paese come questo, perché tutti gli italiani dovrebbero sapere esattamente di cosa racconta il processo Mills, il processo che Berlusconi ha tentato di bloccare con il Lodo Alfano. In realtà di questo processo si sa poco o niente, perché quotidiani e televisioni non l’hanno seguito e soprattutto tutti pensano che l’intera vicenda ruoti esclusivamente intorno alla famosa mazzetta da 600.000 dollari che Berlusconi avrebbe consegnato a Mills per dire il falso. Questo è vero, ma è anche non vero, i soldi che infatti Mills ha ricevuto da Berlusconi sono ben più di quei 600.000 dollari. I primi soldi che riceve Mills da Berlusconi risalgono al 1995, quando Silvio Berlusconi, dopo tre incontri a tu per tu, a faccia a faccia con il suo avvocato inglese, decide di versargli 10 miliardi di lire: perché? Berlusconi ha un problema in quel momento, sta quotando le sue aziende e ha addosso non solo la Guardia di finanza, i magistrati e l’Italia, ma anche il Garante per le televisioni. Il suo problema è che non deve fare risultare che, attraverso una serie di società off shore, lui ha controllato occultamente – e la legge non lo permetteva – l’intera o quasi proprietà di Telepiù, la mamma di Sky, la prima televisione criptata in Italia. Ebbene, Mills riceve da Berlusconi 10 miliardi estero su estero e si reca al fisco inglese dicendo: “le società off shore utilizzate in quest’operazione sono mie, non sono del Cavaliere”: questo a Berlusconi serve per evitare indagini anche da parte della Consob .

Carta canta: i documenti del processo

Il bello di questo processo è che nulla viene raccontato dai testimoni, tutto viene raccontato da carte: che le cose siano andate così rispetto a quei famosi 10 miliardi che sono l’inizio del tutto, risulta non dalle parole di qualche pentito, ma dai documenti del fisco inglese. Quando entrano quei soldi in Inghilterra David Mills si presenta, infatti, davanti agli ufficiali del fisco inglese, che vogliono sapere come sono andate le cose e dice esplicitamente: “sì, è vero, Berlusconi mi ha dato quei soldi dopo un incontro che abbiamo avuto in aprile faccia a faccia per evitare l’intervento del garante per le televisioni”. Documenti quindi, un processo esclusivamente documentale che non nasce nel 2000, quando verrà versata la mazzetta a Mills, ma nasce molti anni prima: nel 1991, nel mezzanino di una metropolitana di Milano; siamo in novembre, due uomini con passo veloce scendono le scale della metropolitana, sono due fiduciari di Bettino Craxi, uno di loro si chiama Tradati e è detto, nel Partito Socialista, il “cuoco” di Craxi, per anni è stato vicino a Bettino e gli ha aperto e gestito conti esteri su conti esteri. Quel giorno – lo sappiamo – Tradati telefonò a Craxi e lo avvertì che, sui suoi conti esteri, sul conto Northern Holding, sono arrivati non 10 miliardi di lire come gli aveva preannunciato Bettino, ma 15. Craxi esplode, racconterà Tradati, in una grossa risata e dice: “ce ne sono cinque di troppo, mandali indietro”: nasce da qui il processo Mills, perché per dieci anni la magistratura milanese cercherà di capire di chi sono quei soldi. Nel 1994, durante il processo Enimont, Tradati incomincia a collaborare con i magistrati e parla di tutti i versamenti ricevuti da Craxi, tranne quei 10 miliardi, che dice di non sapere chi li ha versati e di cui dice che sa solo che sono arrivati. Nel 1996 si incomincia a capire di chi sono quei soldi, quei soldi di cui Tradati non voleva parlare, anche perché dirà: “aveva paura di parlarne“, non solo: “non lo sapevo“. Erano soldi che arrivano da All Iberian, un grande conto estero gestito da una società delle isole del Canale di proprietà di Silvio Berlusconi”.

Il segreto di Berlusconi

Del conto All Iberian non bisogna sapere niente, perché il conto All Iberian viene alimentato attraverso un ingegnoso sistema di cresta sui diritti televisivi: i film e i programmi televisivi che Mediaset, anzi la Fininvest comprava negli Stati Uniti non venivano comprati a prezzo esatto, questo ce lo dicono le carte; quello che costava 10 veniva comprato in Italia magari a 20 o a 30, si intermediava tra gli Stati Uniti e l’Italia una serie di società off shore, che facevano capo o a Berlusconi Silvio o a una serie di suoi prestanome e collaboratori, il prezzo veniva gonfiato e poi erano queste società off shore che vendevano in Italia, questo era il segreto di Berlusconi, il quale non doveva far sapere che rubava soldi al fisco e soldi alla sua società. Anche perché quei soldi finivano in gran parte, in quegli anni, su due altre società off shore, Century One e Universal One, due società particolari, due società tenute in mano da due trust.
Per anni non si sa di chi siano Century One e Universal One: quando partono le indagini sul caso Mills, finalmente nel 2003 si scopre chi sono i due proprietari, i due proprietari di Century One e di Universal sono i figli di Silvio Berlusconi, Marina e Piersilvio. I soldi e la cresta sui diritti finiscono sui loro conti, che però nessuno riuscirà mai a scoprire perché, prima che ci metta le mani la magistratura, arriva a Londra da David Mills, nelle società di David Mills un banchiere Svizzero, che si chiama Paolo Del Bue: è l’uomo più vicino alla famiglia Berlusconi. Si raccontano che ci sono dei prelievi di soldi che vengono infilati in capienti valige e quel denaro, quel tesoro, scompare, probabilmente alle Bahamas: c’è da chiedersi se oggi, con lo scudo fiscale, Berlusconi voglia fare rientrare anche quei soldi. Da una parte quindi evasione fiscale, dall’altra corruzione o finanziamento illecito, dall’altra ancora violazione delle regole del mercato: per questo viene pagato David Mills e per questo David Mills viene pagato nel 1995/1996. Da quel giorno Mills si trasforma in un testimone reticente e su cosa mente, in particolare? Su tante cose, una più importante di tutte: non dice di chi è la proprietà effettiva del gruppo di società estere della Fininvest non dichiarate al fisco. Nei suoi uffici viene infatti sequestrato un elenco di società, il cosiddetto Fininvest Group B, un lungo elenco di società off shore utilizzate per le operazioni più svariate.
Ve lo ricorderete tutti: il Cavaliere continua a ripeterci che nel 1994 ricevette un avviso di garanzia per le mazzette versate dal suo gruppo alla Guardia di finanza e sostiene, falsamente, che quell’avviso di garanzia lo mise fuori gioco e dire che è ancora più grave tutto questo, perché poi la Corte di Cassazione l’ha assolto. Ebbene, nella sentenza Mills, la sentenza che nessuno ha letto, la sentenza che io e Antonella Mascali alleghiamo al nostro libro: Il Regalo di Berlusconi, si dice con chiarezza che Berlusconi è stato assolto nel processo per corruzione alla Guardia di finanza in quanto Mills non ha detto che lui era il reale proprietario di quelle società off shore. Se Berlusconi fosse stato condannato, come meritava secondo i giudici che hanno condannato Mills, per quelle tangenti, oggi non sarebbe il Presidente del Consiglio.

Cosa accade senza più il Lodo Alfano

Silvio Berlusconi è molto preoccupato per quello che può accadere: nel nostro libro io e Antonella Mascali scrivevamo già una cosa che sta accadendo adesso, la preoccupazione di Berlusconi è tutta processuale; se Mills verrà condannato in via definitiva nei prossimi mesi, come potrebbe accadere, la sentenza contro di lui avrà valore di prova e Berlusconi si troverà di fronte a un grosso problema: un processo che potrebbe essere molto semplice, nonostante che lui voglia fare ricominciare il suo processo da capo e voglia sentire centinaia di testimoni. Il giudice potrebbe decidere di non farlo perché una sentenza passata in giudicato dice: “quella mazzetta c’è stata, sono stati i soldi Fininvest e bisogna solo stabilire se davvero tu hai dato l’ordine”. Per questo è già in preparazione l’ennesima legge ad personam. Nella riforma del Codice di procedura penale messa in cantiere dal ministro Alfano ben prima dell’intervento della Corte Costituzionale, è stato previsto che le sentenze passate in giudicato non abbiano più valore di prova.

Antonio Di Pietro: Indagato per vilipendio: voglio andare fino in fondo

Di Pietro indagato per vilipendio del capo dello stato per avergli mosso delle critiche argomentate. Non c’è più il senso della democrazia. L critica argomentata in democrazia è sempre legittima, poi si può non essere d’accordo…

Fonte: Antonio Di Pietro: Indagato per vilipendio: voglio andare fino in fondo.

Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia che sono stato sottoposto a indagini dalla Procura di Roma con l’accusa di aver commesso reato di vilipendio, cioè un reato di opinione. Sono accusato, quindi, di aver offeso il Capo dello Stato. Vediamo di ricapitolare la vicenda.
Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha emanato il Lodo Alfano, legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta, che noi dell’Italia dei Valori, sin dal principio, abbiamo sostenuto essere incostituzionale. Il Presidente della Repubblica ci ha messo il cappello affermando, invece, che il lodo Alfano era una legge costituzionale. Oggi scopriamo addirittura che i suoi Consiglieri, a cominciare dal dottor D’Ambrosio, si sono adoperati per aiutare il Governo a scrivere la norma sul Lodo Alfano.
Il Presidente del Consiglio, dopo aver fatto questa norma incostituzionale ha fatto quella sullo scudo fiscale. Lo scudo fiscale – lo ribadisco ancora una volta – è una legge criminale, perché legittima il comportamento dei criminali che hanno messo all’estero, sotto il mattone, i proventi di reato. Fino a oggi i proventi di reato costituivano l’oggetto del reato di riciclaggio: oggi è diventato tutto lecito! Questa legge favorisce i criminali e umilia gli onesti, è una legge che non andava fatta, è una legge che noi dell’Italia dei Valori, come parlamentari e come cittadini, respingiamo criticando chi l’ha voluta, chi l’ha approvata e chi l’ha promulgata! Questo è il diritto, è il dovere di un parlamentare e di un cittadino di poter far sentire la propria voce rispetto a un fatto del genere!
Il giorno in cui il Presidente della Repubblica ha firmato questa legge, quasi 100 mila cittadini hanno dato il via ad una petizione, scrivendo: “Per favore, Presidente, non firmare!” e il Presidente, invece, l’ha firmata. Inoltre, a un cittadino che lo ha avvicinato durante una sua visita istituzionale in Basilicata e che gli ha chiesto: “Ti prego, non firmare”, Giorgio Napolitano ha risposto: “Ma come non lo firmo?! Tanto se non lo firmo oggi, lo dovrò firmare domani, perché me lo rimanderanno uguale! Non posso farci niente!”. Non è così, signor Presidente della Repubblica! La Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa non firmare la prima volta il testo approvato dal Parlamento e di rinviarlo, dunque, alle Camere con un messaggio motivato. Per esempio, motivando il proprio rinvio dicendo: “Ma che state facendo! State favorendo i criminali e state umiliando gli onesti”.
E’ questo il suo dovere, signor Presidente, quello che pensavamo fosse il suo dovere! Siamo rimasti amareggiati da questa sua abdicazione ad un suo impegno previsto dalla Costituzione e l’abbiamo detto, io l’ho detto nell’immediatezza del fatto, con il cuore, con la mente e con la forza dell’amore verso questa Repubblica e anche per il rispetto che ho verso di lei. Ho detto: non faccia un gesto di abdicazione, non firmi, perché l’atto è un atto vile, non ho dato del vigliacco a lei, ho dato del vigliacco all’atto, è vile quest’atto! E’ un atto irriguardoso verso la comunità degli onesti, è un atto di abdicazione al suo ruolo, perché lei avrebbe potuto rimandare indietro queste carte!
Questo è il fatto e, per questo fatto, ieri sono stato messo sotto indagine dalla Procura di Roma con la motivazione che avrei offeso e, conseguentemente, avrei vilipeso il Presidente della Repubblica. Ritengo che a essere offesi e vilipesi siano stati cittadini italiani onesti, che hanno pagato le tasse e adesso si vedono coloro che non hanno pagato le tasse ridere e scherzare alla faccia loro, perché pagando il 5% di ‘tangenti’ allo Stato possono fare quel che vogliono con i loro soldi. Non li reinvestiranno, statene certi! Li utilizzeranno ancora una volta per comprarsi la barchetta e per farsi gli affari loro o per riportarli un’altra volta all’estero!
E allora, rispetto a quest’inchiesta della Procura, dico una cosa: ben venga, perché voglio accertare fino a che punto c’è il diritto del cittadino a dissentire da certe decisioni dissennate e di criticare chi le firma e chi le promulga e, fino a che punto, invece, diventa un’offesa alle istituzioni, un’offesa di lesa maestà o è l’esercizio di un dovere costituzionale. Da parlamentare, voglio sapere fino a che punto mi è permesso il diritto-dovere di poter esprimere le mie idee perché si tratterebbe di ‘reato di opinione’!

L’annuncio della primavera

Fonte: L’annuncio della primavera.

Scritto da Salvatore Borsellino
Non è ancora quel fresco profumo di libertà che aspireremo a pieni polmoni quando saremo del tutto venuti fuori da questo che è il periodo più nero della nostra storia, ma è come quel primo refolo di vento fresco che, alla fine dell’inverno, ci fa capire che la primavera sta per arrivare, che le pesanti nubi che coprono il cielo si dissolveranno e che il sole tornerà a splendere.
Da tanto tempo non sentivo dentro di me una gioia così grande, la voglia di prendere in mano una Agenda Rossa, quel simbolo di verità e giustizia negate che, a Palermo e a Roma, ci ha accompagnati in queste indimenticabili giornate di lotta di luglio e di settembre, e correre a perdifiato per le strade della mia città per festeggiare, per la prima volta dopo tanti anni, questa vittoria della verità e della giustizia.
Il giudizio della Corte Costituzionale è senza appello, la legge che, per proteggerne soltanto uno, decretava l’impunità per le quattro più alte cariche dello Stato va contro i dettami della Costituzione e deve essere abrogata in toto.

Non esistono cittadini per i quali, anche se la legge è uguale per tutti, questa deve essere applicata in maniera diversa, l’articolo 3 della Costituzione non può essere impunentemente aggirato e anche chi ritiene di non essere sottoposto alla legge deve inchinarsi di fronte ad essa.
Mi chiedo se quello che dovrebbe essere il garante della nostra Costituzione e che invece ha finora permesso che essa venisse distrutta a colpi di decreti legge incostituzionali firmati come si firma la ricevuta di un telegramma, si renda conto, ora che è stato sconfessato dalla Suprema Corte, organismo che la lungimiranza dei nostri Padri Costituenti ha posto a tutela del nostro bene supremo, la Costituzione Repubblicana nata dal sangue dei martiri della Resistenza, di quale è il danno che è stato così arrecato alla nostra democrazia e alla Istituzione che egli rappresenta.
Arrivare a firmare addirittura in anticipo sulla sua approvazione da parte del Parlamento una legge che istituisce il riciclaggio di Stato affermando che è inutile da parte del Presidente della Repubblica non firmare una legge tanto deve essere poi necessariamente firmata quando viene ripresentata, significa rinunciare alle proprie funzioni e dovrebbe avere come naturale conseguenza quella di dimettersi dalla propria carica.
Io ho un profondo rispetto delle Istituzioni ma pretendo che questo rispetto venga anche da chi quelle Istituzioni è chiamato ad occupare e che, se si ritiene inadeguato ad occuparle, ne tragga le naturali conseguenze.

Benny Calasanzio Borsellino: Bocciato il lodo, bocciato chi lo aveva firmato?

Bellissimo commento di Benny Calasanzio alla bocciatura del lodo alfano: Benny Calasanzio Borsellino: Bocciato il lodo, bocciato chi lo aveva firmato?.

Rimanere composti di fronte alla bocciatura del Lodo Alfano è impresa difficile. Ho sentito gente esultare in tutte le lingue: i miei vicini cingalesi ordinavano al premier di farsi processare in puro dialetto veronese e il mio vicino veronese chiederglielo invece in uno dei dialetti cingalesi. In verità vi dico che temevo il peggio, e se il peggio fosse arrivato oggi saremmo tranquillamente qui, allo stesso posto, a commentare un’altra porcata, che sarebbe stata, appunto, soltanto “un’altra”, l’ennesima. Io, appresa la notizia, a dir la verità mi sono limitato ad un bel “vaffanculo“, ma generico e senza destinatari. Un vaffanculo pieno di gioia e tensione scaricata. Ho pensato all’arroganza di Ghedini, Pecorella e di tutti gli altri cortigiani, lasciati con un palmo di naso quando pensavano di aver risolto tutto con una vergognosa cena costituzionale, che rivista oggi dovrebbe essere dipinta da Leonardo, che non risulta essere parente dell’allenatore del Milan. Ho pensato a L’ui, certo, ho pensato alla bile che gli colorava i capelli e al fegato già pronto ai nuovi giudici di Milano, che ora lo attendono a braccia aperte per raccontargli di come i vecchi colleghi hanno condannato l’avvocato Mills. Ma un pensiero l’ho riservato all’altro grande bocciato di ieri, un bocciato anonimo, salvato dalle accuse di Berlusconi: Giorgio Lexotan Napolitano. La Corte Costituzionale che ha dichiarato illeggittimo il lodo ha anche sconfessato una legge che per lui era andata bene al primo colpo. Ad essere stracciato è stato un provvedimento che in calce aveva la sua firma convinta, decisa e orgogliosa. Per salvarlo, Berlusconi ha dovuto attaccarlo. Così tutti attorno a Napolitano, che in un settimana si è caricato sulla coscienza uno scudo fiscale che riporterà in Italia i soldi della mafia in vista di Expò e investimenti vari, e una bocciatura di un provvedimento che lui aveva evidentemente giudicato legittimo: da qualunque parte stia, certo non è la mia. Se fossi neli panni del premier, tra tracce biologiche e cerone, in questo momento, invece di pensare ai comunisti, ai “forza Berlusconi” e agli “andremo avanti”, inizierei a pensare al futuro prossima, ossia al problema del sovraffollamento delle carceri…

Edizione straordinaria – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Edizione straordinaria – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Dopo due giorni di discussioni, minacce e pressioni, la Corte Costituzionale ha detto chiaro e tondo (si spera, vedremo la motivazione) che la legge è uguale per tutti. Sarebbe bastato un minuto per ribadire l’articolo 3 della Costituzione, ma siamo in Italia e dunque ci son volute 48 ore.
C’era qualche giudice costituzionale (6 su 15, si dice) che la pensava diversamente. Per fortuna è rimasto in minoranza.

Berlusconi ritorna al suo status naturale, quello di imputato. E forse il presidente Napolitano rifletterà su quella firma in calce a una legge incostituzionale, una delle tante.

E’ bello avere un giornale libero per poterlo scrivere. E’ bello sapere che abbiamo almeno un’istituzione di garanzia che non si è ancora venduta all’Utilizzatore finale.

Verrà un giorno: Che schiaffo, Presidente!

Fonte: Verrà un giorno: Che schiaffo, Presidente!.


ROMA
– Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i giudici della Corte Costituzionale. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato è stata bocciata per violazione dell’art.138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria. Il Lodo è stato bocciato anche per violazione dell’art.3, ovvero il principio di uguaglianza.

Paolo Franceschetti: 03 ottobre 2009: GOLPE BIANCO?

Fonte: Paolo Franceschetti: 03 ottobre 2009: GOLPE BIANCO?.

Di Solange Manfredi

Il 03 ottobre 2009 il Presidente Napolitano, prima di firmare il decreto legge 103/2009 (lo scudo fiscale), ad un cittadino che gli ha urlato: “Presidente, non firmi, lo faccia per le persone oneste”, ha risposto: “Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente”.

Davanti a questa affermazione del Presidente Napolitano ho sobbalzato come cittadina, prima ancora che come giurista. Ritengo l’affermazione del Presidente delle Repubblica italiana di una gravità assoluta, nonchè foriera di gravi rischi per l’esistenza stessa della democrazia.

Mi spiego.

Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione.

Cosa significa questo?

Significa che il Presidente della Repubblica ha l’importantissimo compito di controllo preventivo di costituzionalità sulle funzioni legislative e di governo.

Come esercita il Capo dello Stato questa funzione di controllo? Emanando le leggi.

Il Costituente ha previsto che sia compito del Presidente della Repubblica promulgare le leggi, emanare i decreti ed i regolamenti proprio per permettergli di svolgere questa funzione di controllo. Infatti il parlamento vota una legge (decreto o regolamento), questa giunge sul tavolo del Capo dello Stato che, con la sua firma, ne garantisce la conformità ai principi costituzionali.

Se il presidente ha dei dubbi, e ritiene che la legge presenti profili di incostituzionalità, può, e deve, non firmare, ovvero può, e deve, porre un veto sospensivo sulle legge e, con messaggio motivato, rinviare alle Camere la legge chiedendo una nuova votazione (Art. 74 Cost. “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può’ con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione)

E’ possibile che le Camere non tengano conto delle indicazioni del Capo dello Stato e approvino nuovamente lo stesso testo (difficilmente capita, normalmente le Camere tengono in considerazione le indicazioni del Capo dello Stato). In questo caso il Capo dello Stato deve firmare e promulgare la legge (Art. 74 Cost. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata)[1].

Tale previsione ha un suo perché. Infatti il Costituente, ben consapevole dell’importanza della costituzione, e volendo tutelarla da tutti i possibili abusi, ha predisposto una doppia garanzia: da un lato quella del Capo dello Stato su possibili abusi della maggioranza (con il veto sospensivo); dall’altra da possibili abusi proprio del Capo dello Stato che, abusando del suo diritto di veto, potrebbe rifiutarsi di mettere la firma sulle leggi votate dalle camere così bloccando all’infinito il Legislatore.

Ma tutto ciò non significa che la funzione preventiva di controllo di costituzionalità del Capo dello Stato non sia importante, anzi è fondamentale e, sopratutto, non può essere sostituita dal solo controllo successivo della Corte Costituzionale.

Infatti, se è vero che le decisioni di rispondenza delle leggi alla Costituzione competono alla Corte Costituzionale, è anche vero che il potere di valutazione preventiva dato al Capo dello Stato, ove non esercitato, può portare a violazioni costituzionali irreparabili. Mi spiego.

Il capo dello stato ha la funzione di garante della costituzione (funzione di controllo preventiva).

La corte costituzionale ha la funzione di custode della costituzione (funzione di controllo successiva).

Il rispetto della carta costituzionale può avvenire solo se entrambe le funzioni vengono svolte correttamente.

Per comprendere meglio questo concetto analizziamo il decreto legge sullo scudo fiscale (103/2009) appena firmato da Napolitano. (Per una disamina più approfondita della problematica rinviamo all’articolo apparso sul blog Uguale per tutti http://toghe.blogspot.com/2009/10/lo-scudo-fiscale-tra-amnistia.html)

L’effetto “salvifico” dello scudo, che prevede la non punibilità di alcuni reati se collegati alla illecita esportazione di capitali all’estero, si applicherà solo ai soggetti che al 05 agosto 2009 non avevano ancora un procedimento penale pendente, ovvero gli evasori non ancora scoperti.

Ecco il problema costituzionale, nello specifico la violazione dell’art. 3 (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”)

Perché? Perché l’applicazione di questo “beneficio” non viene ancorata ad una condotta del soggetto, ma ad un fattore esterno (ovvero se la Guardia di Finanza ti ha scoperto oppure no).

Ciò ha come conseguenza che tra due persone che hanno tenuto la stessa condotta, che hanno commesso lo stesso reato, una verrà condannata e l’altra no. Non vi pare violi leggermente l’art. 3 della Costituzione?.

Ma c’è di più. Ed è qui che appare assolutamente chiaro come una tutela efficace dei diritti costituzionali possa avvenire solo se entrambe le funzioni di controllo della costituzione (preventiva del Capo dello Stato e successiva della corte costituzionale) vengono svolte.

Anche se un domani la corte costituzionale giudicherà il decreto legge sullo scudo fiscale (103/2009) incostituzionale, non sarà comunque possibile porre rimedio alla violazione dell’art. 3 della Costituzione. Infatti per il principio del “favor rei” presente nel nostro ordinamento (che stabilisce che all’imputato si applica la legge più favorevole con la conseguenza, quindi, che non potrà subire gli effetti negativi della sentenza che pronuncia l’incostituzionalità di una legge), tutti coloro che avranno evaso e si saranno “protetti” con lo scudo fiscale successivamente dichiarato incostituzionale, non saranno comunque perseguibili, sancendo così definitivamente la violazione dell’art. 3 della nostra Costituzione.

Ma questo rischio era ben presente nel nostro costituente (abbiamo una delle migliori costituzioni del mondo), ed è per questo che ha predisposto due fasi di controllo alla nostra costituzione, perché il solo controllo successivo della corte costituzionale, in alcuni casi, non potrà che essere tardivo per la tutela di diritti costituzionalmente garantiti, come abbiamo appena visto.

In altri termini, se il Capo dello Stato rinuncia a priori ad esercitare a questa sua importantissima funzione preventiva di garante della costituzione, non solo la sua figura si riduce a quella di un passacarte ma, così facendo, salta la nostra costituzione.

La nostra costituzione è un sistema di regole /funzioni integrato teso alla garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini (che poi è quello che ci permette di essere una democrazia). Se una funzione non viene esercitata il sistema salta, saltano le efficaci garanzie sui possibili abusi ai nostri diritti fondamentali, salta il sistema democratico alla base della nostra repubblica.

Ecco perché è tanto grave la dichiarazione del presidente Napolitano che afferma: “Nella Costituzione c’è scritto che il presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente“.

Significa eccome. E’ fondamentale! E’ la differenza tra “tutelare” e “non tutelare” efficacemente un diritto costituzionale!

Il Capo dello Stato non può rinunciare a priori ad esercitare la sua funzione di garante dicendo “tanto è lo stesso, il parlamento rivota un’altra volta la stessa legge”. Innanzitutto come fa a saperlo? Ma, sopratutto, anche qualora avesse questa consapevolezza, questa può essere sufficiente per indurlo a non esercitare la sua funzione? NO!

Ma se il Capo dello Stato è arrivato a dire questo la domanda da porsi è:

Cosa intendeva dire veramente il Presidente Napolitano con quella frase?

E’ credibile che non sappia cosa comporta la carica che ha assunto?

E’ credibile che non conosca l’importanza della sua funzione, e le possibili ed irreparabili conseguenze se questa non viene esercitata?

Se non pare credibile tutto ciò, cosa ha voluto dire esattamente il Presidente della Repubblica con quella frase?

Ma, sopratutto, se il Capo dello Stato rinuncia a priori ad esercitare la sua funzione di garante della Costituzione, la nostra si può chiamare ancora democrazia?

In altri termini: siamo ancora in una Repubblica oppure, probabilmente, siamo in un momento cui non vi è più controllo agli abusi di una maggioranza perché chi demandato a questo compito vi ha rinunciato a priori dichiarandolo pubblicamente? E se è così, l’affermazione di Napolitano può significare che, in realtà, è già stato attuato e portato a termine una sorta di golpe bianco?

Spero vivamente di no.

[1] In realtà, nei casi più gravi, si ritiene che, se la legge che gli viene chiesto di firmare è anti-costituzionale, ovvero apparisse gravemente ed irrimediabilmente lesiva delle competenze costituzionali di un altro potere, il Capo dello Stato potrebbe ancora rifiutarsi di firmare, proprio in forza della sua primaria funzione di garante della costituzione e dell’equilibrio tra poteri. Certo, a fronte di un atto così’ “forte” probabilmente si assisterebbe ad uno scontro durissimo in cui il Governo potrebbe sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale

Blog di Beppe Grillo – O Lodo, o carcere

Blog di Beppe Grillo – O Lodo, o carcere.

Sommario della puntata:
Le mie scuse a Renzo Bossi
La Consulta non si esprima sulle conseguenze politiche
Craxi, in odore di avviso di garanzia, non diventò Presidente del Consiglio
Il Lodo serve solo a Berlusconi, come ha dimostrato “Il Fatto”
La multa di 750 milioni di euro a Fininvest
Tre ragioni per bocciare la legge Alfano

Testo:
Buongiorno a tutti, oggi parliamo del Lodo Alfano o Al nano, perché domani la Corte Costituzionale comincia a esaminarne la costituzionalità, la legittimità costituzionale o meno, in seguito ai ricorsi presentati da due tribunali: il Tribunale di Milano in due processi che riguardano Silvio Berlusconi e il G.I.P. del Tribunale di Roma, in merito a un altro processo che riguarda Silvio Berlusconi, ossia quello per la presunta compravendita di Senatori del centrosinistra, “ Affare Berlusconi /Saccà”, per intendersi. Sono tutti processi congelati in attesa che la Corte Costituzionale dica se anche il Presidente del Consiglio è sottoposto alle leggi del suo Paese, oppure se ne è, come stabilisce il Lodo Alfano, immune.

Le mie scuse a Renzo Bossi

Prima, però, di addentrarci, vorrei rendere giustizia a Renzo Bossi: quando si sbaglia bisogna correggersi e quindi il suo Avvocato mi ha fatto notare che ho commesso uno svarione; nel Passaparola dell’11 maggio, quello intitolato “ Zoo Italia”, avevo raccontato che un Europarlamentare della Lega Nord si era portato al Parlamento europeo come assistente parlamentare un figlio di Bossi e questo è vero, solo che avevo sbagliato il nome del figlio e, invece di dire Riccardo, avevo detto Renzo. Avevo detto, per la verità, il primogenito e quindi il primogenito non è Renzo, però ho sbagliato nome, c’era la R in tutti e due e conseguentemente, dato che in quel periodo si parlava molto di Renzo per le sue vicende scolastiche e per il suo lancio del mondo della politica, avevo detto il suo nome invece di quello di suo fratello, quindi do volentieri atto di aver commesso un lapsus e che Renzo non ha mai fatto parte del Parlamento. Leggo quello che mi chiede di leggere l’Avvocato Matteo Iato: “ con riferimento alle affermazioni contenute nel video intitolato “ Zoo Italia” dell’11 maggio 2009, relative a Renzo Bossi, si precisa che le stesse non corrispondono al vero, in quanto Renzo Bossi non ha lai lavorato presso qualsivoglia ufficio del Parlamento europeo, neanche quale assistente accreditato dell’Europarlamentare Francesco Speroni e, pertanto, Renzo Bossi non è mai stato beneficiario della retribuzione mensile di 12. 000 Euro – che è quella prevista per gli assistenti parlamentari – né di altra retribuzione da detto ufficio”. Tanto dovevo a Renzo Bossi e al suo Avvocato, penso che sia assolutamente sacrosanto chiedere scusa, quando si commette un errore: soprattutto quando l’errore è, ovviamente, in totale buona fede e è frutto di uno scambio di persona.

La Consulta non si esprima sulle conseguenze politiche

Detto questo, parliamo del Lodo: parliamo del Lodo perché circolano, sui giornali, varie indiscrezioni sugli orientamenti che starebbero dividendo la Corte Costituzionale; c’è chi dice che ci sono cinque giudici pro, cinque giudici contro e cinque incerti, insomma fanno il Toto – Lodo in Parlamento in queste ore. Abbiamo già parlato della vergogna dell’avvocatura dello Stato, che è andata a sostenere non la legittimità costituzionale del Lodo, ma la necessità politica del Lodo in quanto, se il Lodo non fosse confermato e saltasse, Berlusconi tornerebbe imputato e conseguentemente dovrebbe dimettersi, crollerebbe il governo, sarebbe un cataclisma. Qualcuno dirà “ magari!”: certo, ma non è quella la sede per discutere degli effetti dell’incostituzionalità del Lodo, alla Corte dovrebbero discutere la costituzionalità o meno del Lodo, gli effetti sono poi affare della politica, degli elettori, del Parlamento, del governo, del capo dello Stato. Lì devono stabilire se il Lodo è o meno costituzionale, se la legge è uguale per tutti, oppure per tutti tranne quattro, se tutti siamo uguali di fronte alla legge oppure tutti tranne quattro: anzi, tranne uno, perché poi l’unico che ne ha bisogno e che se ne avvale è appunto l’utilizzatore finale, il solito Presidente del Consiglio.
Con un assist meraviglioso, l’altro giorno Rutelli ha dichiarato che, se il Lodo dovesse decadere, allora ci sarebbe spazio per un governo istituzionale: oltre a essere una grandissima sciocchezza, questo è anche un grande regalo a Berlusconi, perché è proprio quello che sta cercando di fare Berlusconi, spaventare la Corte dicendo “ se voi bocciate il Lodo vi assumete la responsabilità di un crollo del governo e di un cataclisma politico in un clima di incertezza”, visto che al posto dell’attuale maggioranza non ce ne è un’altra pronta, l’opposizione – chiamiamola così – è un’armata Brancaleone, che ancora l’altro giorno è riuscita a salvare, grazie alle sue assenze, prima lo scudo fiscale in sede di verifica della sua costituzionalità e poi lo scudo fiscale, in sede di votazione finale alla Camera. Quindi quest’opposizione, tra PD e Udc, si è presentata in ordine sparso, l’unico che ha presentato le truppe quasi al completo – ne mancava uno nell’ultima votazione: Misiti, tra l’altro un personaggio di cui credo non si senta la mancanza – l’opposizione è quella roba lì, non è in grado di produrre una maggioranza alternativa e conseguentemente spaventare la Corte è l’unica strategia possibile da parte di chi ha fatto questo Lodo e sa benissimo di aver violato la Costituzione, facendo questo Lodo.
Rutelli, come al solito, ha dato un assist a Berlusconi, accreditando l’idea che, se viene bocciato il Lodo, Berlusconi cade: in realtà questo dovrebbe succedere in ogni Paese democratico, ma avrebbe dovuto succedere non in virtù della bocciatura del Lodo, avrebbe dovuto succedere nel momento stesso in cui Berlusconi veniva sottoposto a un processo, ossia veniva rinviato a giudizio e è buona norma che, almeno nel momento in cui si viene rinviati a giudizio per accuse così gravi, certo non stiamo parlando di un divieto di sosta o – che ne so? – di una frase, o di un insulto scappato in un momento di ira, stiamo parlando di roba seria, stiamo parlando di corruzione di un testimone per taroccare dei processi, stiamo parlando di corruzione di giudici – il processo Sme è finito come sapete – stiamo parlando di falsi in bilancio, frodi fiscali, appropriazioni indebite, tentata istigazione alla corruzione di Senatori, insomma basterebbe una di queste vicende approdate alla richiesta di rinvio a giudizio o al rinvio a giudizio, ossia approdate in quella fase nella quale il giudice ha smesso di fare le indagini e ha attivato l’azione penale, la attiva il Pubblico Ministero con la sua richiesta di rinvio a giudizio e, in quel momento, l’indagato diventa imputato, conseguentemente è buona norma che, in quella fase, chi svolge cariche pubbliche o funzioni pubbliche, si faccia da parte proprio perché la Costituzione prevede un surplus di doveri, per chi svolge incarichi pubblici (articolo 54, non vorrei sbagliare, ma mi pare di ricordare che sia il 54), chi ricopre cariche pubbliche non è un cittadino comune e deve anche esercitarle con disciplina e onore. Il che è abbastanza incomprensibile.. incompatibile con una richiesta di invio a giudizio o con un rinvio a giudizio per reati gravi. Ma soprattutto, come dicevamo, in qualsiasi altro Paese Berlusconi non sarebbe diventato neanche Presidente del Consiglio, con quel popò di imputazioni, quindi il problema si sarebbe già dovuto porre a monte, sull’incompatibilità di Berlusconi Premier con i sui processi: un capo dello Stato che si rispetti non gli avrebbe neanche dato l’incarico.

Craxi, in odore di avviso di garanzia, non diventò Presidente del Consiglio

Non dimentichiamo che nel 92 Scalfaro, ben altro Presidente della Repubblica, quando si parlava di un avviso di garanzia a Craxi, che però non l’aveva ancora ricevuto, nel maggio del 92 Scalfaro non diede l’incarico a Craxi, nonostante che i partiti della maggioranza, appena confermata dalle elezioni dell’aprile 92, gli avessero confermato una sia pur risicata maggioranza al partito, ebbene Scalfaro non diede l’incarico a Craxi perché avrebbe potuto essere sfiorato da un avviso di garanzia e diede l’incarico a Giuliano Amato, che faceva parte dello stesso partito e della stessa maggioranza, ma non era coinvolto, personalmente almeno, in questioni di finanziamenti illeciti o corruzioni. Conseguentemente avrebbe dovuto essere il capo dello Stato, con la sua sensibilità istituzionale, a optare per un altro esponente del centrodestra di stretta fiducia di Berlusconi, che non avesse dei processi: insomma, qualcuno ancora ce l’hanno che non sia imputato o condannato, sempre meno, ma qualcuno ce l’hanno. Da Tremonti a Fini nessuno avrebbe trovato niente da eccepire. E’ già tutto avvenuto, Berlusconi è già diventato Presidente del Consiglio da imputato, è imputato praticamente da 15 anni e quindi non si capisce quale sarebbe la novità se tornasse a essere imputato dopo l’eventuale bocciatura della legge Alfano. Tutto questo allarmismo che c’è intorno alle dimissioni di Berlusconi è totalmente infondato sia perché l’esperienza ci insegna che lui da imputato non si dimette, sia perché l’esperienza ci insegna che nessuno gli ha mai chiesto di dimettersi in quanto imputato, salvo Di Pietro, che io ricordi non c’è nessun altro che abbia detto che Berlusconi si deve dimettere. Quindi Berlusconi, se verrà bocciato il Lodo Alfano, farà la solita gazzarra per qualche giorno e poi resterà al suo posto, continuando a fare il Premier e l’imputato come ha sempre fatto nei cinque anni del suo secondo governo, dal 2001 al 2006, quando era sotto processo e non ha mai pensato di dimettersi. Tentò anche all’epoca di salvarsi con uno scudo, il Lodo Maccanico /Schifani, lo scudo durò sei mesi: dall’estate del 2003 al gennaio del 2004, la Corte glielo bocciò, lo ritrascinò in Tribunale e lui continuò a fare il Presidente del Consiglio e l’imputato, quindi abbiamo anche il precedente specifico; Berlusconi, se torna imputato, non si dimette. Conseguentemente non si capisce di quale allarme per la caduta del governo si stia parlando in questo momento: è un modo per condizionare la Corte Costituzionale e purtroppo, a avere interesse che la Corte Costituzionale confermi il Lodo, non sono soltanto Berlusconi e la sua ristretta cerchia, ma è anche il Quirinale, perché quest’ultimo verrebbe a subire un gran ceffone dalla Corte Costituzionale, visto che molti giuristi, addirittura 100 costituzionalisti, compresi quattro o cinque ex Presidenti della Corte Costituzionale, avevano detto, in un famoso appello, che il Lodo era incostituzionale in forma palese, ictu oculi, al primo sguardo, incompatibile con l’articolo 3 della Costituzione e quindi c’erano tutti gli elementi affinché il capo dello Stato lo respingesse al mittente con un messaggio motivato alle Camere, come prevede la Costituzione. Il capo dello Stato non volle respingerlo, non respinge mai nulla, ha firmato tutto in questo anno e mezzo di terzo governo Berlusconi, ancora l’altro giorno ha firmato lo scudo fiscale e ci ha anche fatto sapere, redarguendo severamente un cittadino che aveva osato fare il cittadino, cioè chiedergli spiegazioni, che tanto è inutile respingere le leggi costituzionali, perché tanto Berlusconi le ripresenta uguali. Pensate che argomentazione poderosa! C’è un potere della Costituzione che consente, anzi impone al capo dello Stato, nel caso in cui la legge sia manifestamente incostituzionale, di rimandarla indietro, ma lui ci fa sapere che non le rimanda indietro perché tanto gliele ripresenterebbero uguali. Beh, almeno farebbe sapere che lui non c’entra, almeno farebbe sapere che lui ha provato a difendere la legalità e la Costituzione! Ciampi- per non parlare di Scalfaro e di altri loro predecessori- ha respinto leggi costituzionali, a volte il governo, per non scontrarsi con il Quirinale o la maggioranza, è stato costretto a riformarle e a migliorarle un po’, altre volte le ha ripresentate uguali e così si è legato il cappio al collo: è avvenuto, per esempio, con la Legge Pecorella, quella che aboliva l’appello per il Pubblico Ministero contro le assoluzioni e le prescrizioni, ma non aboliva l’appello dell’imputato contro la sua condanna in primo o secondo grado. Una legge manifestamente di impar condicio, che infatti Ciampi respinse, il Parlamento – maggioranza Berlusconi – gliela ripresentò identica, Ciampi a quel punto non poteva più non firmarla, ma spianò a questo punto la strada alla Corte Costituzionale, che fece a pezzi la Legge Pecorella, che ovviamente è doppiamente incostituzionale, sia perché l’aveva detto il capo dello Stato, supremo garante della Costituzione, che poi perché l’ha stabilito ufficialmente, dopo il replay, la Corte. La stessa cosa poteva avvenire o con il Lodo o con lo scudo fiscale, se si riteneva che fossero incostituzionali come molti sostengono che fossero.
Da domani la Corte ha il compito di stabilire se il Lodo è o meno costituzionale: non ha il compito di stabilire chi governa, anche perché, nel caso eventuale in cui Berlusconi decidesse, in un impeto di.. come dire? In un’illuminazione improvvisa di spirito istituzionale di dimettersi, non è che andrebbe al potere la sinistra, che le elezioni le ha perse, per altro giustamente, e che ha continuato a perderle anche nell’ultima tornata delle elezioni amministrative e europee. Governerebbe il centrodestra con un altro Presidente del Consiglio, che è perfettamente legittimo, nel senso che non siamo un Paese dove viene eletto il Presidente del Consiglio: da noi viene eletto il Parlamento, viene eletta una maggioranza che sceglie il suo Presidente del Consiglio indicandolo al capo dello Stato, il quale può decidere liberamente se prendere quel candidato della maggioranza o qualcun altro che gli piace di più, perché è il capo dello Stato che nomina il Presidente del Consiglio e, su su a indicazione, nomina i Ministri. Conseguentemente, se domani dovesse succedere qualcosa per cui Berlusconi non ci fosse più, ci sarebbe un altro esponente del centrodestra, che ha il diritto e direi anche il dovere di governare, visto che è stato mandato al Parlamento e al governo per governare e per amministrare il Paese. La Corte di tutto questo non si deve minimamente occupare e, chiunque parli di dimissioni o non dimissioni di Berlusconi, sta facendo un favore a Berlusconi, perché sta caricando la Corte di un fardello che non è il suo: la Corte deve prendere la Costituzione, prendere il Lodo Alfano, che tra l’altro non è un Lodo – l’abbiamo già detto: Lodo vuole dire soluzione concordata tra le parti e qui non c’è nulla di concordato con nessuno, qui c’è un signore che non vuole farsi processare e che si fa una legge ad hoc; la Corte Costituzionale deve prendere la Costituzione, prendere il Lodo Alfano – confrontarli e vedere se stanno insieme, vedere se sono compatibili l’uno con l’altro. Basta leggere l’articolo 3, “ tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di posizione personale, sociale, questioni razziali, sessuali, religiose, ideali” etc. etc. e, dall’altra parte, vedere se una legge che stabilisce l’impunità per quattro alte cariche dello Stato è compatibile con quell’articolo 3, questo deve fare la Corte Costituzionale.

Il Lodo serve solo a Berlusconi, come ha dimostrato “Il Fatto”

Tra l’altro quest’ultima sa, grazie a Il Fatto Quotidiano – permettetemi che ci vantiamo delle poche cose buone che riusciamo a fare! – che quel Lodo non è fatto per le quattro alte cariche dello Stato, ma per una, la più bassa, il nanetto, perché? Perché le altre tre non hanno processi, o meglio ne aveva uno Fini: ne aveva uno perché? Perché il Pubblico Ministero di Potenza, che adesso è in trasferimento a Napoli, Harry John Woodcock , l’aveva querelato per delle dichiarazioni sgangherate che Fini aveva fatto a Porta a Porta, quando aveva detto che Woodcock doveva cambiare mestiere, perché non sapeva fare il magistrato, quando Woodcock aveva messo sotto inchiesta la moglie di Fini, il segretario di Fini e il factotum di Fini: ricorderete lo scandalo del portavoce Sottile, che usava l’auto blu per scarrozzare le soubrette alla Farnesina e poi è stato condannato per peculato in primo grado. Ricordate la storia del segretario di Fini, Proietti, che era stato beccato al telefono mentre parlava di cliniche, di quote di cliniche etc. con la moglie di Fini, l’inchiesta poi passò a Roma, non se ne è mai più saputo niente, come spesso avviene quando le inchieste passano a Roma, ma in ogni caso quella era l’inchiesta che aveva fatto infuriare Fini, il quale però, a mente fredda, doveva aver capito che l’inchiesta era buona, perché infatti ha mandato via il suo portavoce Sottile e poi si è separato da sua moglie, diciamo implicitamente ammettendo che forse Woodcock non aveva tutti i torti.
Che cosa è  successo la scorsa settimana? Che Il Fatto Quotidiano ha pubblicato la notizia che i magistrati di Roma avevano congelato – diciamo – in un cassetto, in freezer – i freezer della Procura di Roma sono sempre stati molto capienti! – il processo per diffamazione a Fini, che era stato, nel frattempo, rinviato a giudizio per aver diffamato Woodcock. Ci siamo domandati su Il Fatto – l’ha scritto Marco Lillo – ma è possibile? Fini aveva detto che non si sarebbe avvalso del Lodo Alfano, che è rinunciabile, e non gli fanno il processo lo stesso?! Non lo processano neanche se insiste per essere processato, ma cosa deve fare questo povero Fini per farsi processare?! L’ha detto che non vuole ricorrere al Lodo Alfano! Allora abbiamo contattato l’Avvocatessa Giulia Bongiorno, che assiste Fini in questo frangente e le abbiamo chiesto “confermate di voler essere processati?” e lei ha detto “ certo!” e hanno chiesto proprio alla Procura di Roma di sbloccare questo maledetto processo.
A questo punto, quando si è saputo ufficialmente che Fini chiedeva di essere processato, ossia di essere spogliato dello scudo spaziale del Lodo, Woodcock ha fatto un bel gesto e ha detto “ va bene, mi dichiaro soddisfatto, finalmente abbiamo un esponente delle istituzioni che compie un gesto istituzionale, finalmente abbiamo un politico che si comporta come si deve comportare chiunque e quindi per me questo gesto è talmente istituzionale e talmente raro da compensare ampiamente l’offesa che ho ricevuto quella volta a Porta a Porta. Mettiamoci una pietra sopra, ritiro la querela a Fini”, dato che la dichiarazione è procedibile soltanto a querela della parte lesa, se la parte lesa ritira la querela il processo evapora. E questo secondo me è stato un bel gesto: è stato un bel gesto perché ha consentito a Woodcock di fare capire che lui non era andato a querelale Fini per un accanimento o per prendere dei soldi e, dall’altra parte, ha fatto capire che anche Fini aveva fatto un bel gesto, perché in fondo gli sarebbe bastato non dire niente e il Lodo lo avrebbe coperto dalle conseguenze di quelle dichiarazioni sgangherate che spesso i politici fanno, coprendosi poi con varie forme di immunità, insindacabilità o invulnerabilità. Da questa settimana, grazie a Il Fatto Quotidiano, sappiamo che il Lodo serve solo a Berlusconi e basta e che quindi non è una legge generale astratta, perché le leggi devono essere generali e astratte, devono servire in astratto: no, questa è una legge particolare e concreta per dare l’impunità a una sola persona. Berlusconi poi ci ha messo del suo, perché ha detto “ beh, comodo Fini: Fini ha solo un processo per diffamazione, io invece ho pure le corruzioni”. Certo, per avere un processo di corruzione bisogna corrompere qualcuno o essere corrotti da qualcuno, è difficile che un giudice si alzi la mattina e inventi un processo per corruzione! Fini non ha mai corrotto nessuno, non è mai stato corrotto da nessuno e quindi non ha processi per corruzione: aveva, probabilmente, diffamato Woodcock, si è comportato in un certo modo e adesso non ha più neanche quel processo lì.
Stabilito che questa è una legge particolare e concreta per l’impunità di Berlusconi, stabilito che Berlusconi è anche andato a cena insieme all’autore di quella legge con due giudici costituzionali che domani saranno chiamati a decidere la costituzionalità di una legge, il cui autore va a cena con loro accompagnato dall’utilizzatore finale, noi siamo in grado di farci un’idea: non un’idea di quello che giudicherà la Corte, perché la Corte ce lo farà sapere quando avrà deciso, ma un’idea sul fatto che, se la decisione fosse una decisione tecnico /giuridica, non ci sarebbero possibilità di dubbio, il Lodo Alfano sarebbe incostituzionale. Se invece dovessero subentrare altre valutazioni di politica, di opportunità, il momento, “cade il governo, oddio cosa succede? Dobbiamo assumerci la responsabilità”, se entrassero queste valutazioni – che non devono entrare – nel Palazzo della consulta beh, allora ovviamente ci sarebbe l’uno, ci sarebbe il due e ci sarebbe l’x come esito finale, anche perché i giudici già sanno, visto che l’hanno già assaggiato altre volte, che arriverà il randello sulla loro testa, se oseranno mai dichiarare incostituzionale una legge incostituzionale!

La multa di 750 milioni di euro a Fininvest

Leggete quello che hanno scritto e hanno detto i giornali, i telegiornali e gli esponenti del centrodestra l’altro giorno, quando il giudice di Milano ha finalmente stabilito il risarcimento per la Cir di De Benedetti, che venti anni fa era stata derubata della più grande casa editrice italiana. Ne abbiamo parlato quest’estate, del fatto che sarebbe arrivata questa sentenza, lo sapevano tutti: la decisione era.. il giudice era in fase di decisione da un anno, un anno per decidere dopo un processo che era durato altri anni. Hanno scritto che questa è giustizia a orologeria: giustizia a orologeria rispetto a cosa? Ci sono elezioni, ci sono.. che c’è? Quale è la ragione per cui non avrebbero dovuto emettere questa sentenza in questo momento? Il fatto è che le sentenze sfavorevoli a Berlusconi non devono mai essere emesse, fosse anche a Capodanno o a ferragosto, fosse anche a Natale: perché? Perché sono sfavorevoli a Berlusconi e i giudici non devono mai emettere sentenze sfavorevoli a Berlusconi: quella di domani potrebbe essere la seconda in una settimana, quella dell’altro giorno è stata sicuramente un’altra bella botta, perché sono 750 milioni di Euro e, del resto, stiamo parlando della più grossa casa editrice italiana che è stata rubata alla Cir da un giudice corrotto e dai tre Avvocati di Berlusconi, che l’hanno corrotto con soldi di Berlusconi. Pensate a quanti soldi avrebbe guadagnato il legittimo proprietario di quella casa editrice in questi 20 anni, se non gli avessero rubato la casa editrice e quindi pensate a quanto vale la Mondatori, più il lucro cessante, più le opportunità perdute da un imprenditore che se la è vista scippare da una sentenza frutto di corruzione. E pensate politicamente come sarebbe cambiato il Paese, se il principale gruppo editoriale italiano non fosse stato nelle mani di Berlusconi, ma fosse stato nelle mani di un gruppo editoriale critico nei confronti di Berlusconi. Nell’89 /90 la Mondatori non solo passa di mano, ma passa dall’opposizione al Caf (Craxi, Andreotti, Forlani), nelle mani del Caf di cui Berlusconi era il trombettiere numero uno come editore e poi, quando diventa lui politico, la Mondadori diventa il suo battaglione di combattimento. Chissà, senza la Mondadori, che cosa ne sarebbe stato del Caf: magari sarebbe caduto prima! Che cosa ne sarebbe stato di Berlusconi: magari non avrebbe vinto le elezioni, vista l’influenza che hanno i gruppi editoriali sull’elettorato, oltre all’aspetto finanziario.

Tre ragioni per bocciare la legge Alfano

E allora concludo citando due o tre ragioni che Lorenza Carlassare, una bravissima costituzionalista che insegna a Padova e che scrive su Il Fatto Quotidiano, ha esplicitato per spiegare le ragioni del no al Lodo, ossia le ragioni per le quali il Lodo è incostituzionale. Dice, la Carlassare, su Il Fatto: “ è vero che, bocciato un Lodo Alfano, se ne approva un altro modificato e lo si manda immediatamente in vigore, come ha scritto Vittorio Feltri su Il Giornale il 14 settembre? Se così fosse, la Costituzione e le istituzioni di garanzia non sarebbero che un’inutile farsa e l’ordinamento intero un vuoto castello di carte smontabili a piacere- Feltri l’ha già detto, “ se lo bocciano lo rifacciamo uguale”: sarebbe la terza volta, perché avevano già fatto il Lodo Schifani /Maccanico; a piacere della maggioranza- si intende proprio il contrario di ciò che esige il costituzionalismo, il cui obiettivo è porre limiti al potere”, senti che bello: il costituzionalismo ha, come compito, quello di porre limiti al potere. “ Nessuno credo che potrebbe pensarlo, anche se è già successo. Dichiarata incostituzionale la Legge Schifani nel 2004, nel 2008 è stata approvata la Legge Alfano, sulla quale adesso la Corte Costituzionale è chiamata a decidere. Nell’ipotesi, a mio avviso certa, che sia dichiarata illegittima – la Carlassare si rifiuta di pensare che entrino in Corte valutazioni politiche – il governo e la sua maggioranza potrebbero tentare per la terza volta? Bisogna rispondere con fermezza che la riapprovazione di una norma dichiarata illegittima non è consentita e dunque, se la Corte, pronunciandosi sull’Alfano, menzionasse tra gli altri anche questo motivo, il Presidente della Repubblica potrebbe, senza incertezze, non promulgare il Lodo terzo, che Feltri ci ha annunciato. Dove sta il problema? Il governo potrebbe sostenere che la legge è diversa dalla precedente, come già oggi sostiene: in giudizio e fuori il Ministro La Russa l’ha ribadito con vigore, affermando che la Legge Alfano è stata costruita tenendo conto di tutti i rilievi mossi al Lodo Schifani nella sentenza del 2004” e la stessa cosa, purtroppo, l’ha sostenuta anche il capo dello Stato quando ha firmato, ha detto “ firmo il Lodo perché recepisce le critiche della sentenza della consulta contro la Schifani”, ma non è vero e infatti scrive, la Carlassare, che “ puntuali rilievi sul Lodo Schifani sono stati bellamente ignorati nel Lodo Alfano: per esempio, la posizione di chi presiede il Consiglio dei Ministri e le Camere non può essere differenziata da quella degli altri membri del collegio. Il Presidente del Consiglio non ha uno status diverso da quello dei suoi Ministri e i Presidenti delle Camere non hanno uno status diverso dai parlamentari: sono primi inter pares , ma non sono sopra e conseguentemente non si vede perché loro siano immuni e gli altri no”. Qualche differenza comunque c’è: le alte cariche tutelate, invece di essere cinque come nel Lodo Schifani, adesso sono solo quattro, hanno tolto il Presidente della Corte Costituzionale. “Resta però immutato il vizio di fondo nel Lodo Alfano come nel Lodo Schifani: la sospensione dei processi per i reati comuni anche precedenti all’assunzione della carica deroga il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione, di fronte al quale non può prevalere l’esigenza di tutelare il sereno svolgimento delle funzioni pubbliche – questa è la scusa, no? Non bisogna distrarre Berlusconi perché sta lavorando per noi – quell’esigenza, pur apprezzabile, si scontra infatti con valori fondamentali di superiore livello: il proprio della parità di trattamento di fronte alla giurisdizione è alle origini della formazione dello Stato di diritto; la continuità tra le due leggi è chiara, di sereno svolgimento delle funzioni si parla nella relazione del Ministro Alfano, come si parlava a proposito della Legge Schifani, che è stata respinta dalla Corte Costituzionale, la quale ha detto che “ la sospensione dei processi, disposta durante il mandato, corrisponde al periodo di tempo che legislatore ha ritenuto sufficiente per consentire alla persona che riveste l’alta carica di organizzarsi per affrontare contemporaneamente gli impegni istituzionali di un eventuale nuovo incarico e il processo penale””. Questa, scusate, non è la sentenza della Corte: questa è la tesi dell’avvocatura dello Stato, che difende non lo Stato, ma Berlusconi. E allora come si fa a evitare che chi ricopre un’alta carica sia distolto dai suoi compiti di difendersi in sede penale? Basta concordare il calendario delle udienze: del resto Berlusconi non è mai andato alle sue udienze, salvo quando doveva fare le dichiarazioni spontanee. E’ quello che scrive la Procura di Milano.
“Vero è che l’effettiva e esclusiva finalità perseguita dalla Legge Alfano non è tanto quella di consentire all’Onorevole Berlusconi di organizzare le sue difese, ma di consentirgli di difendersi dal processo per frode fiscale e dal processo per corruzione in atti giudiziari. La Legge Alfano fu voluta dallo stesso Berlusconi per ritardare la celebrazione dei suoi processi penali. La Legge Schifani mirava a ritardare la celebrazione del processo Sme, la Legge Alfano – scrive sempre la memoria della Procura di Milano – mira a ritardare la celebrazione di almeno altri due processi, il processo Mills e il processo Mediaset” e adesso arriva pure il processo Mediatrade.
“ Lascia infine perplessi l’argomento – scrive la Carlassare – dell’avvocatura dello Stato che, qualunque sia il reato contestato, attinente o estraneo alle funzioni pubbliche, è la pendenza del giudizio a far sorgere il problema. Che un Presidente sia accusato di un reato grave e infamante non fa già sorgere il problema?”, domanda la costituzionalista, “ i mesi di comunicazione dai quali le notizie sono presentate nelle forme che suscitano maggiormente la curiosità del pubblico, utilizzando formule suggestive – perché questa è l’altra ragione accampata dall’avvocatura dello Stato, “i giornali ne parlano, se Berlusconi va sotto processo, eh, già, ne parlano! E’ un brutto affare la libertà di stampa”! – scrive “ queste cronache giornalistiche non sono una fissazione dei giornalisti, è che sono messe in moto dalle accuse gravi che pendono su Berlusconi, e non è che spariscano, quelle accuse, solo perché il processo è congelato dal Lodo, la stampa ha il dovere di parlarne anche se il processo è sospeso, di quelle gravi accuse, perché il problema sono le accuse a Berlusconi, non è il fatto che lui sia o meno, in questo momento, sotto processo. Quindi la sospensione non serve neanche al sereno esercizio delle funzioni, tant’è vero che, nella sentenza della Corte sul Lodo Schifani, era giudicato contrario al diritto di difesa, questo proprio di sospendere i processi alle alte cariche, perché non prevedeva la rinuncia dell’accusato alla sospensione per ottenere l’accertamento giudiziale che egli può ritenere a sé favorevole. E poi – conclude la Carlassare – per chi ricopre un’alta carica sarebbe conveniente affrettare i tempi del processo, dimostrare la propria innocenza e esercitare la funzione finalmente sereno, sempre – si intende – che innocente lo sia davvero”. Mi pare un’ottima precisazione. Speriamo di ritrovarci qua lunedì prossimo a commentare una bella sentenza della Corte che ci faccia sentire ancora cittadini di uno Stato di diritto, dove la legge è uguale per tutti senza eccezione alcuna. Continuate a leggere Il Fatto Quotidiano e continuate a seguirci su Passaparola. Buona settimana, passate parola!

Intervista a Gioacchino Genchi – Se provano a fermarmi… : Pietro Orsatti

Intervista a Gioacchino Genchi – Se provano a fermarmi… : Pietro Orsatti.

Parla il superpoliziotto attaccato da uno schieramento bipartisan e sospeso dal servizio. Su un suo possibile impegno  in politica dice: «Di Pietro e io ci siamo ritrovati a salire sullo  stesso treno, il treno della verità e della giustizia»

di Pietro Orsatti su Left-avvenimenti

Mentre la tempesta giudiziaria e politica si sta abbattendo sui palazzi del potere, uno dei protagonisti di molte delle inchieste, delle polemiche e degli scontri di questa stagione si sta preparando a sferrare un altro colpo a un sistema già traballante. Un libro (Il caso Genchi – Storia di un uomo in balia dello Stato) ormai pronto e solo in fase di correzione delle bozze prima della . Gioacchino Genchi, il poliziotto e consulente delle procure, l’uomo che secondo i suoi detrattori intercettava milioni di italiani, è rilassato, sembra riposato, nonostante un tour di incontri e manifestazioni che lo hanno portato in mezza .
Dopo la nostra ultima sono successe molte cose.
Proprio le dichiarazioni che ho rilasciato a left sono state utilizzate come motivazione per il primo dei procedimenti disciplinari e per la sospensione dal servizio per sei mesi, il massimo che potessero darmi. Dichiarazioni che avevo rilasciato solo per difendermi.
C’era anche qualche esponente della maggioranza del che chiedeva addirittura il suo arresto. È l’unico provvedimento a cui è stato sottoposto?
No, c’è anche un altro provvedimento scaturito da un mio botta e risposta con un giornalista di Panorama che mi aveva insultato sulla bacheca di facebook. E qui è accaduta una cosa assurda. La mia sospensione quale sanzione per l’ a left è stata sospesa dalla misura cautelare del secondo procedimento, lasciandomi praticamente fuori dal servizio a tempo indeterminato, addirittura oltre i sei mesi della sanzione, per altro verso assurda, che sono pure trascorsi.
Un po’ contorta come situazione, può spiegarla meglio?
Ovviamente ho fatto ricorso al Tar che, come sappiamo, ha i suoi tempi per decidere. A parte l’illogicità delle due contestazioni e delle sanzioni, che non hanno precedenti nella storia della pubblica , la legge prevede che qualunque sanzione definitiva debba essere eseguita subito, quando diventa esecutiva. In questo caso, anche in campo penale, la misura cautelare, ove ne ricorrano i presupposti, è compatibile con l’espiazione della pena. È la misura cautelare che coesiste con la sanzione e non viceversa.
Perché, secondo lei, questo atteggiamento?
Per tenermi fuori dalla polizia allungano all’infinito i tempi con l’escamotage della sospensione dell’esecuzione della sanzione. Se poi rifletto su quanto sta emergendo in questi giorni dalle indagini di Caltanissetta e di Palermo sulle stragi del ’92 e sui depistaggi che ci sono stati, non mi riesce difficile immaginare le convergenze di interessi che possono aver contribuito alla mia delegittimazione personale e professionale. Forse vogliono portarmi alla pensione mantenendomi sospeso dal servizio e costringendomi a difendermi fra la Procura di Roma e il ministero dell’Interno, per impedire che io mi occupi delle cose di cui mi stavo occupando. Diciamolo, tutta questa situazione, la tensione e gli attacchi hanno contribuito a colpire la mia salute, e il mio stato di salute potrebbe essere un modo per portarmi a una cessazione anticipata dal servizio. Oppure si aspetta che qualcuno mi ammazzi. Mi hanno tolto pure la pistola e a questo punto non mi potrei neppure difendere, se bastasse la pistola per difendermi.
Si sente ancora un poliziotto?
Non ho mai sentito tanto vicina la polizia e i poliziotti come da quando mi hanno sospeso dal servizio.
Da quando sono stati puntati i riflettori su di lei si è trovato al centro, da protagonista, di un dibattito politico.
Ho ricevuto la solidarietà della società civile, di tante persone oneste, di tante associazioni, di tanti poliziotti, e di qualche politico, per la verità pochi. Alcuni hanno voluto esprimermi la loro solidarietà in segreto, e sono uomini della maggioranza di che vivono una condizione terribile, perché sono costretti a subire, a bere da un calice che è sempre più amaro. Negli schieramenti esterni alla maggioranza questa solidarietà è stata più evidente. A partire da Antonio Di Pietro, che io non conoscevo, non avevo mai incontrato, se non per caso nel ’92 al ministero della Giustizia, quando stavamo facendo l’ispezione dei computer di Giovanni Falcone, nel suo ufficio di via Arenula. Di Pietro da subito ha sposato la mia vicenda e quella di Luigi De Magistris e ha dato spazio nel suo partito alle istanze della società civile. Parlo di quella società civile di cui fa parte Sonia Alfano che, insieme a Beppe Grillo e Salvatore Borsellino sono stati gli unici a schierarsi al mio fianco. Per una circostanza assolutamente casuale, ci siamo ritrovati tutti nella stessa stazione ferroviaria e ci siamo accorti che stavamo tutti salendo sullo stesso treno.
Che treno è?
È un treno in cui si può fare un pezzo di strada insieme senza che nessuno pretenda di imporre una direzione di marcia. La meta di questo treno era ed è la verità e la giustizia. Se in uno Stato si riesce a coniugare verità e giustizia il valore assoluto della libertà sarà sempre più alto, e in una società libera altri valori che si sono divisi fra la destra e la diventano l’attuazione di un programma che non necessariamente deve essere un programma politico. Mi riferisco ai valori della solidarietà sociale, dei diritti umani e civili. Valori che si ritrovano nella storia di quella italiana in cui non ho mai militato ma della quale ho sempre avuto ammirazione, non tanto guardando ai leader che negli ultimi anni hanno occupato le stanze dei bottoni, ma nel ricordo di quei sindacalisti, di quei tanti militanti del Partito comunista, degli attivisti della Fiom, di quei giornalisti liberi che con orgoglio condiviso tenevano a chiamarsi “compagni”. Quella di cui ho un ricordo sin da quando ero bambino, quando conobbi Pio La Torre.
Tentazione di fare politica, di “scendere in campo”?
Avrei potuto candidarmi per le europee. Ma fino a quando potrò rimanere a giocare un ruolo come funzionario dello Stato tenterò di portare avanti il mio . Se mi permetteranno di farlo.
Lei ha scritto un libro che uscirà nei prossimi mesi.
Sto aspettando il pronunciamento della Corte costituzionale sul Lodo Alfano. Ho scritto due capitoli, uno che vale se il Lodo viene bocciato, l’altro se viene approvato. Un’opzione A e un’opzione B.
Aspettare il pronunciamento della Corte. Un po’ come la sua vita, per le scelte che dovrà fare?
Beh, certo. Forse sì. Se la Corte costituzionale accoglie il ricorso della magistratura di Milano e dichiara incostituzionale una legge che anche un bambino capirebbe essere contro la logica, e anche la giustizia di Dio e degli uomini, ovvero di un istituto giuridico che non consente di processare un qualunque soggetto, un qualunque cittadino, offende innanzitutto la coscienza. Offende i principi e i valori in base ai quali gli esseri umani vivono. La società, lo Stato, si arrogano il diritto e, mi si consenta, la prepotenza di tenere in carcere gli assassini, i rapinatori, i mafiosi. Cioè, noi uomini, organizzati in una struttura che si chiama Stato, che è regolato dall’ordinamento giuridico, ci arroghiamo il diritto di carcerare, di punire, di privare della libertà personale altri esseri umani. Noi lo facciamo nel nome di un principio che è la giustizia. Però, con lo stesso principio, diciamo “tutti tranne uno”. Perché se noi parlassimo in astratto della possibilità di processare Berlusconi per qualunque altro reato, si potrebbe pensare a un tentativo politico di killerare il presidente del Consiglio. Ma qui siamo davanti alla condanna di Mills. Il giorno in cui il povero Mills dovesse andare in prigione perché diventa definitiva la condanna per corruzione giudiziaria, si creerebbe una situazione di ingiustizia e iniquità verso Mills prima di tutto. Certo che, se passasse questa idea di giustizia, la situazione e le decisioni personali e pubbliche muterebbero.

Mills, una sentenza che vale tre (anzi quattro)

Mills, una sentenza che vale tre (anzi quattro).

di Gianni Barbacetto

Uno dei mantra che Berlusconi ripete è: non sono mai stato condannato, sono sempre stato assolto. È falso, perché molte “assoluzioni” sono in realtà proscioglimenti per prescrizione o per amnistia o per leggi ad personam. Ma ora le motivazioni della condanna al suo avvocato britannico David Mills ci fanno capire il Metodo Silvio per conquistare le “assoluzioni”. Dice la sentenza: «Emerge con chiarezza che le deposizioni di Mills nei procedimenti n. 1612/96 e 3510+3511/96 erano state quanto meno reticenti».

1. «Nel primo procedimento, “Guardia di Finanza”, è stato accertato, in maniera definitiva, il fatto storico di cui lì si trattava: che cioè la Guardia di Finanza era stata corrotta e che le somme erano state pagate affinché non venissero svolte approfondite indagini in ordine alle società del Gruppo Fininvest e non ne emergesse la reale proprietà (…). In esito a tre gradi di giudizio, non sono stati ritenuti sufficienti gli indizi del collegamento diretto fra i funzionari corrotti e Silvio Berlusconi, collegamento invece definitivamente provato rispetto ad altro dirigente di Fininvest, Salvatore Sciascia, responsabile del servizio centrale fiscale della società, condannato con sentenza irrevocabile». Dunque: le tangenti alla Guardia di Finanza sono state pagate. Ma Berlusconi non è stato condannato perché il testimone Mills è stato pagato per dire il falso o tacere il vero.

2. «Nel secondo procedimento, “All Iberian”, i fatti relativi all’illecito finanziamento a Bettino Craxi da parte di Fininvest tramite All Iberian sono definitivamente provati, visto che la sentenza di primo grado, di condanna dei vertici della società e fra essi di Silvio Berlusconi, non è stata riformata nel merito, ma per intervenuta prescrizione. All Iberian e le società offshore collegate erano state costituite su iniziativa del Gruppo Fininvest; All Iberian era stata utilizzata quale tesoreria delle altre offshore inglesi costituite per conto del medesimo Gruppo e dallo stesso finanziate tramite Principal Finance. La massa di prove poste alla base del giudizio era imponente, ed esse erano state offerte anche da Mills, che però aveva eluso le domande relative alla proprietà delle società offshore, in particolare Century One e Universal One, né aveva prodotto documentazione specifica sul punto». Dunque: la tangentona miliardaria All Iberian a Craxi è stata pagata. Ma Mills (il costruttore dell’architettura societaria offshore della Fininvest, da All Iberian a Century One), pagato anche qui per dire il falso o tacere il vero, ha coperto Berlusconi non dicendo che quelle società, da cui la tangentona è partita, erano parte integrante della Fininvest di Silvio Berlusconi.

La sentenza Mills, insomma, pesa su Berlusconi tre volte: afferma che ha corrotto il testimone David Mills (uno); ricorda che ha imbrogliato le carte nel processo “Guardia di Finanza” (due) e nel processo “All Iberian” (tre).

C’è anche un’ulteriore ricaduta: la sentenza ricorda che nel processo “Guardia di Finanza” le tangenti «erano state pagate affinché non venissero svolte approfondite indagini in ordine alle società del Gruppo Fininvest e non ne emergesse la reale proprietà, e che l’azione era stata commessa al fine di eludere le disposizioni della legge Mammì in tema di concentrazione di mezzi di diffusione di massa». Ossia: le mazzette servivano a non far scoprire alla Guardia di Finanza che Telepiù era di Berlusconi, anche se apparentemente controllato da prestanome messi lì per aggirare la legge Mammì (che proibiva il controllo di una pay tv a chi già possedeva ben tre reti). Dunque (quattro) Berlusconi ha aggirato la legge Mammì e controllato illegalmente per anni tre reti terrestri più le tre reti Telepiù. Ma niente paura: Silvio è salvato dal Lodo Alfano che lo rende improcessabile e da un altro mantra: è giustizia a orologeria, tutto un attacco dei giudici politicizzati.

Blog di Beppe Grillo – CINQUE DOMANDE PER NAPOLITANO

Blog di Beppe Grillo – CINQUE DOMANDE PER NAPOLITANO.

Il Presidente della Repubblica rappresenta tutti gli italiani. E’ la più alta carica dello Stato. Chi la presiede è Giorgio Napolitano. Da cittadino desidero porgli cinque domande. Napolitano la prego di rispondere. La Repubblica Italiana è al collasso economico e politico. Lei è il garante della Repubblica. Se non se la sente di fornire delle spiegazioni per motivi a me sconosciuti si dimetta. Il suo gesto sarà apprezzato.

PRIMA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano che consente l’impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills?
SECONDA DOMANDA:
Perché non si è auto escluso dal Lodo Alfano dato che non risultano reati a Lei imputati?
TERZA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano in un solo giorno quando invece poteva rimandarlo alle Camere?
QUARTA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano senza consultare la Corte Costituzionale per un parere preventivo?
QUINTA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano sapendo che in precedenza era stato bocciato dalla Corte Costituzionale il Lodo Schifani che del Lodo Alfano è una fotocopia?

Invito tutti gli italiani a porre queste domande al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Antonio Di Pietro: Berlusconi Indegno

Antonio Di Pietro: Indegno.

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L’avvocato inglese David Mills ha agito certamente da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e alla Fininvest l’impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati atttraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute dallo stesso Berlusconi fino a quella data” questo oramai è fatto accertato , come si legge dalle motivazioni rese note oggi, della sentenza di condanna dell’avvocato inglese per aver intascato nel 1997, una mazzetta pari 600 mila dollari . La somma, ricevuta dal suo corruttore Silvio Berlusconi, serviva a comprare le sue false testimonianze in due processi legati a fondi neri di società off-shore del Presidente del Consiglio.

In qualsiasi altro Paese, con una sentenza del genere, sarebbero immediatamente giunte le dimissioni del Primo Ministro. E’ di oggi, ad esempio, la notizia delle dimissioni di Michael Martin, presidente della Camera dei Comuni inglese, per una vicenda di minore entità legata ai rimborsi spese dei deputati. Ma siamo in Italia, e siamo sotto una democrazia dittatoriale. Il Presidente del Consiglio si è fatto una legge che lo rende immune, con altre tre cariche dello Stato, da qualsiasi reato: il Lodo Alfano.

Questa legge se l’è fatta e approvata da se’, conoscendo gli esiti di questo processo che lo avrebbe visto imputato per corruzione e che, di riflesso, avrebbero confermato anche reati di evasione fiscale e frode da lui commessi nei confronti dello Stato.
Berlusconi non rinuncerà al suo scudo salva-processi, non può farlo perché verrebbe processato e condannato.

Inoltre non pagherà nulla per le ingenti somme di denaro sottratte con l’evasione fiscale allo Stato e ai cittadini dei quali oggi è il rappresentante nelle istituzioni.

Il massimo che potrà fare e venire in Parlamento per cercare un’assoluzione politico mediatica dove la sua claque governativa avrà l’ordine di applaudire più forte dei fischi dell’opposizione dell’Italia dei Valori.

Questo signore oramai rappresenta soltanto la sua fetta di Parlamento e un vasto gruppo di amici e gregari ai quali ha distribuito soldi pubblici e potere in modo privatistico. Le televisioni ed i giornali di cui dispone, inoltre, proclamano un consenso basato sulla menzogna sistematica, prendendo esempio ed in modo assolutamente degno del proprietario.

Silvio Berlusconi deve dimettersi poiché non è degno di rappresentare lo Stato ed il popolo italiano.