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Antimafia Duemila – Complotto Superiore della Magistratura

Antimafia Duemila – Complotto Superiore della Magistratura.

di Marco Travaglio – 15 maggio 2009

La sentenza del Tar Lazio che annulla il trasferimento di Clementina Forleo da Milano a Cremona disposto un anno fa dal Csm per ‘incompatibilità ambientale’ è l’ultima (per ora) casella di un tragico gioco dell’oca iniziato a Catanzaro nell’ottobre 2007. Allora l’avvocato generale Dolcino Favi, facente funzioni di procuratore generale, avocò l’indagine ‘Why Not’  al pm Luigi De Magistris, all’indomani dell’iscrizione nel registro degl’indagati del ministro della Giustizia Clemente Mastella. In difesa di De Magistris parlò la Forleo ad ‘Annozero’. Il Csm trasferì su due piedi sia De Magistris sia la Forleo. Intanto i superiori e alcuni indagati di De Magistris lo denunciarono a Salerno, e De Magistris li controdenunciò. Salerno scoprì che aveva ragione lui e indagò i suoi capi e indagati per corruzione giudiziaria, ipotizzando che si fossero comprati e venduti le sue inchieste, grazie anche alle testimonianze del consulente Gioacchino Genchi e del pm crotonese Pierpaolo Bruni, applicato a Catanzaro. Siccome Catanzaro negava a Salerno le carte di ‘Why Not’, Salerno andò a prendersele con la perquisizione del 2 dicembre scorso. Apriti cielo: putiferio di polemiche, dal capo dello Stato al Csm, dai partiti di destra e di sinistra all’Anm, con la stampa al seguito (‘guerra fra procure’). Risultato: con un processo sommario di pochi giorni, il Csm cacciò pure i tre pm di Salerno che si erano macchiati di cotanta perquisizione, oltre al Pg di Catanzaro, Vincenzo Iannelli. Il quale aveva appena fatto in tempo a revocare l’incarico a Genchi, ultima memoria storica del lavoro di De Magistris, attaccato da Mastella, da Berlusconi e dal presidente del Copasir, Francesco Rutelli. Il resto lo fece la Procura di Roma, incriminando Genchi per una caterva di reati e facendogli sequestrare dal Ros tutti i computer. Negli ultimi due mesi, una raffica di provvedimenti giudiziari hanno stabilito che: De Magistris non ha commesso reati (archiviazione a Salerno delle indagini a suo carico) e l’indagine Why Not era tutt’altro che infondata (è pronta la richiesta di rinvio a giudizio per 98 indagati); la perquisizione di Salerno a Catanzaro era legittima (il Riesame ha rigettato i ricorsi dei perquisiti), mentre quella di Roma a Genchi era illegittima e i reati contestati sono inesistenti (accolto il suo ricorso contro il blitz del Ros); la Forleo non doveva essere trasferita (sentenza del Tar). Ma ormai il danno è fatto. Anzi, col trasferimento di Iannelli, Favi è tornato Pg ad interim. È indagato a Salerno per corruzione giudiziaria, ma il Csm s’è ‘dimenticato’ di trasferirlo. E lui ne ha subito combinata un’altra delle sue: ha negato il rinnovo dell’applicazione a Catanzaro del pm Bruni, minacciato dalle cosche per le sue delicate indagini su ‘ndrangheta e politica. Ora, il Csm è quello che è. Ma il capo dello Stato che lo presiede non ha nulla da dichiarare?

SIGNORNÒ

Tratto da:
l’Espresso

Intervento di Gioacchino Genchi all’Information Day di Marsala del 26 aprile 2009

Intervento di Gioacchino Genchi all’Information Day di Marsala del 26 aprile 2009.

Gioacchino Genchi (parti da 1 a 5)
http://www.youtube.com/watch?v=P8acM9-Bmag
http://www.youtube.com/watch?v=dV4Pvuut_9w&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=ZFextq4HUio&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=xBVtOoPm0q0&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=8yKMZufJra0&feature=channel
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Scritto da Valentina Culcasi e Desiree Grimaldi

Information Day – Marsala, 26 Aprile 2009. Intervento di Gioacchino Genchi.


Dott. Gioacchino Genchi: “Grazie di tutto, grazie e complimenti agli organizzatori, saluto la popolazione di Marsala e gli amici della provincia di Trapani che sono venuti e anche quelli che sono venuti da altre parti d’Italia per questa manifestazione. Devo dirvi che mi commuove trovarmi  accanto al giudice Luigi de Magistris dopo diversi mesi che non ci vediamo, dopo che sono successi tanti fatti diversi. Devo dire avrei preferito ritrovarmi accanto al Dott. de Magistris in un’aula di giustizia di Catanzaro, se ce lo avessero consentito, ad aiutare lui e sostenere l’accusa nei confronti dei tanti malfattori nei confronti dei quali stavamo indagando. Ci hanno fermato, ci hanno delegittimato, hanno osato fare nei nostri confronti tutto quello che di umano e inumano si poteva pensare di fare per non farci continuare a lavorare e oggi siamo qui.


ll Dott. de Magistris ha fatto delle scelte che io condivido, approvo e mi congratulo con lui e mi congratulo anche con il movimento politico che ha ritenuto di dare un segnale di grande dignità alla politica italiana e alla rappresentanza della politica italiana in Europa portando in quel consesso una persona che darà certamente lustro all’ Italia e che contribuirà a dare di questa magnifica nazione un’immagine un tantino più decente di quella che invece i nostri politici e i nostri rappresentanti di governo danno, danno non solo per le loro malefatte ma  anche per il loro modo sconcio, scorretto, scurrile, volgare col quale si presentano in ogni consesso internazionale combinandone di tutti i colori in qualunque nazione del mondo. Io pensavo che il problema fosse solo in Svezia o in Francia, ma se va in Svezia, se va in Francia, se va in Inghilterra, ovunque va una volta fa le corna, una volta fa le pernacchie, una volta parla al telefono, un’altra volta dice una cosa che non dovrebbe dire e in ogni nazione ne combina una.

Mi riferisco a quel signore che bontà sua fa il presidente del Consiglio dei Ministri e che disse di me che io, io, mi vedete così, io ero il più grande scandalo della storia della Repubblica italiana. Lo disse nella pienezza delle sue funzioni, come rappresentante del governo italiano, del popolo italiano, del più grande partito politico che la storia della Repubblica italiana ha mai avuto, come capo della più grande coalizione di governo della storia delle Repubblica italiana. Lo ha detto in una manifestazione  politica ed elettorale, in quella di Sassari e di Olbia determinando peraltro, con quella sua espressione la vittoria della coalizione politica che ha rappresentato ai danni del candidato del centro-sinistra Soru.

Il popolo sardo è stato preso in giro, il popolo italiano è stato preso in giro con un’ affermazione che è la più grande affermazione di falsità per un uomo come me che aveva avuto solo il coraggio di fare indagini su di lui, sui suoi sodali mafiosi, sul suo amico Marcello Dell’Utri e avere dato il mio contributo ai magistrati della procura della Repubblica di Palermo affinchè si affermasse la penale responsabilità nei confronti di un soggetto che è risultato colluso con la mafia, per aver contribuito nei processi in cui era imputato il suo amico e stalliere Vittorio Mangano che quest’ uomo ha portato a casa sua, che ha fatto sedere a tavola, che ha messo al cospetto dei propri figli, della propria moglie, della propria famiglia e che ha trattato come un pari un criminale e assassino condannato all’ergastolo per omicidio, che alla vigilia della campagna elettorale delle elezioni il presidente Berlusconi ha osato definire un esempio di moralità, un uomo di cui l’Italia doveva essere orgogliosa.

Io non faccio politica, non mi interesso di politica, non esercito il diritto di voto da diversi anni e peraltro a ben pensare penso proprio di si anche perché forse qualcuno mi ha dato l’opportunità per farlo e quindi è giunto il momento della rivolta. Non è retorica credetemi, chi ve lo dice, ve lo dice in una situazione di sofferenza e di prostrazione per avere visto colpita la propria vita, la propria carriera per delle accuse ingiuste, infamanti. Se io avessi commesso qualcosa, se avessi anche sbagliato, se avessi fatto anche un errore non dico con dolo, ma anche con colpa, se avessi fatto qualcosa che non dovevo fare, è giusto che io pagassi il mio prezzo alla giustizia. Non sono stati capaci nemmeno di imbastire delle accuse, se guardate i capi d’imputazione io sono stato accusato e perquisito dai carabinieri del Ros che sono venuti a casa mia, che sono entrati nella stanza di mia moglie che fa il magistrato al tribunale di Palermo, che cura i più importanti processi di mafia che si stanno facendo in questo momento nella città di Palermo nei confronti della cosca dei Lo Piccolo; perquisito dal Ros, perquisito da quegli uomini nei confronti dei quali avevo indagando, che avevo snidato come talpe  alla Procura distrettuale antimafia di Palermo che si vendevano le informazioni alla mafia e che consentivano agli uomini della mafia come Guttadauro,  come Bernardo Provenzano e altri di restare latitanti a vita, che informavano i politici corrotti e collusi con la mafia che nei loro confronti si stavano facendo delle intercettazioni telefoniche. Io sono quell’uomo che ha osato fare indagini a 360° senza mai guardare se  l’indagato era un uomo di destra o di sinistra, rispettando comunque sempre tutti, dai pedofili, agli assassini, ai mafiosi, ai politici.

Credetemi non è una cosa bella subire quest’onta, non tanto perché subire un’indagine è una cosa normale, chi ha fatto indagini non soffre del fatto di essere indagato, chi ha fatto indagini soffre per il fatto che chi lo sta indagando si sa essere sicuramente molto più delinquente di chi viene indagato. Perché io avrei consentito a chiunque di fare delle indagini su di me ma non alle persone nei confronti dei quali stavo indagando. Io non posso consentire a un politico del quale stavo esaminando i suoi contati telefonici con i criminali, con i delinquenti, di cui stavo controllando per conto del Dott. de Magistris le intercettazioni dove si parlava chiaramente di tangenti. C’è un’intercettazione di Saladino, l’imprenditore, in cui si dice:” ricordati di metterti a disposizione di Rutellone” e poi quello gli dice :”ma non è meglio di Mastellone”. Questo che cosa significa secondo voi, mettersi a disposizione, quando gli dice “dai disposizioni alla Cristina” – che sarebbe la segretaria tesoriera – “di mettersi a disposizione di Rutellone o di Mastellone.”

Io stavo lavorando su quelle cose quando il Dott. de Magistris è stato fermato, è stato trasferito e quando quel signore che presiede il Copasir che si chiama Francesco Rutelli si è messo a capo, con l’accordo del centro, della destra e della sinistra per portarmi al linciaggio morale, me e tutta la famiglia, per estendere una perquisizione pure alla sede della Polizia di Stato senza nemmeno avere un mandato. Questi signori sono entrati in una caserma della Polizia di Stato e sono andati a perquisire gli uffici e persino l’armeria, dove io in venticinque di servizio non avevo mai messo piede, sapendo che non avrebbero mai trovato nulla, posto che quello che cercavano lo avevano già trovato e sequestrato presso il mio ufficio, dove non hanno nemmeno guardato i computer, dove non hanno nemmeno guardato le macchine, però dovevano andare in Polizia perché dovevano darmi lo sfregio, dovevano dare una tagliata di faccia alla Polizia di Stato, un’istituzione democratica di questa Repubblica che ancora sa alzare la schiena e sa, per quel grande controllo democratico che esiste all’interno della struttura della Polizia di Stato, ribellarsi e non consentire che il potere prevalga.

Sono stato pure sospeso dal servizio perché ho risposto in un blog agli insulti di un giornalista di Panorama che ha dato del bugiardo a me, ma ve l’immaginate dico il bue che da del cornuto all’asino? Perché io avrei fatto gli accessi all’anagrafe tributaria profittando della password di accesso che avevo avuto per fare le indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, hanno pure avuto pure il coraggio di strumentalizzare la tragedia fra le più grandi tragedie della storia d’Italia della scomparsa di questa bambina, il dolore di una madre, il dolore di una famiglia, il dolore di una popolazione d’Italia che piange da quattro, da cinque anni appresso questa vicenda e strumentalizzarla per venirmi a perquisire e accusate ingiustamente, perché l’accusa era per aver interrogato delle persone di Milano perché non erano di Mazara, ma se noi la bambina l’abbiamo cercata ovunque, in qualunque parte d’Italia abbiamo cercato la bambina. A Milano abbiamo fatto le interrogazioni, vi ricordate la vicenda di quel video di quel metronotte, che aveva ripreso quella che sembrava essere la bambina, che poi si è dimostrato essere la figlia di una rom, e i rom sapete benissimo  che hanno tutta una serie di telefonini non è che li vanno ad attivare con il passaporto, col codice fiscale ecc., sono insomma nomi così, spesso di fantasia. Per aver effettuato quegli accertamenti e verificare purtroppo, devo dire, che quella non era Denise io sono stato imputato, per aver verificato una vicenda, arrivò una telefonata a Federica Sciarelli a Chi l’ha visto,era una voce di una ragazza, una ragazza che diceva che aveva con lei Denise e faceva sentire la voce di una bambina. Immediatamente ci siamo messi in moto, tutta la macchina investigativa con i Carabinieri si è messa in moto per sapere chi era che aveva telefonato: quella voce era sicuramente di una bambina, quella ragazza diceva che aveva Denise. Grazie all’ aiuto di Federica Sciarelli siamo riusciti ad individuare il numero telefonico che aveva chiamato la segreteria di Chi l’ha visto, era un numero di Ragusa, era intestato a un extracomunitario, ho fatto subito gli accertamenti per vedere chi era quel soggetto di Ragusa, hanno fatto delle intercettazioni e le prime telefonate che si captano, che i Carabinieri sentono, dice no purtroppo è morta, è morta. Al che si precipitano tutti: il procuratore, i sostituti, i carabinieri e vanno a fare le perquisizioni a Ragusa e io gli faccio subito gli accertamenti per dove perquisito. Frattanto mi arrivano le intercettazioni, le sento bene, le guardo con più attenzione, mi sento quella prima e quella dopo: quelli stavano parlando di una pianta che era morta, non di una bambina, quella che aveva chiamato poveretta, era una povera handicappata, che così, in un momento forse di solitudine e disperazione ha visto comparire il numero della trasmissione Chi l’ha visto e aveva telefonato. Io li ho chiamati, gli ho detto fermatevi, ritornate, non perdete più tempo, purtroppo non è la bambina e fortunatamente quella che è morta è solo una pianta.

Bene, per avere fatto questi accertamenti i procuratori aggiunti di Roma, Nello Rossi e Achille Toro, soggetti che emergevano dalle intercettazioni delle indagini del Dott. Luigi de Magistris per fatti che riguardavano uno dei più grandi complotti, mi hanno ordinato la perquisizione dei carabinieri sulla base di atti totalmente infondati che il tribunale del Riesame di Roma ha dichiarato totalmente infondati. Nessun giornale ha osato scrivere queste cose, nessuna televisione ha osato dire queste cose e la mia disperazione non è che non l’abbia detto Emilio Fede in apertura del telegiornale, non che non l’abbia detto canale 5 in apertura perché io da loro non mi aspetto nulla e quando ci hanno provato a portarmi là per utilizzare, per strumentalizzarmi, per far comparire quella grande scritta che avete visto dietro di me:” Il più grande scandalo della storia della Repubblica”, quel giornalista Mentana che forse voleva fare un regalo al suo padrone, come io gli ho detto e gli ho ricordato, dopo avere fatto l’errore di intervistare Di Pietro nella puntata precedente e Saviano nella puntata precedente ancora, è saltato pure lui. Perché tutti coloro che ci hanno provato in questa vicenda sono saltati, tutti appena si sono avvicinati ai fili dell’alta tensione sono saltati. Io per quelle cose sono stato indagato, nonostante il Tribunale ha ordinato la nullità della perquisizione, i magistrati e i pubblici ministeri di Roma si rifiutano a restituire l’archivio, si rifiutano a restituire i dati dove c’è la storia di venti anni d’indagini, dove ci sono gli atti che li riguardano, dove ci sono le intercettazioni dove loro parlano per asservirsi al potere, per asservirsi al sistema, per barattare i posti ai Ministeri dove brigano sulle cose più sporche di questa repubblica. Io mi vergogno, io mi vergogno, io ho vomitato quando ho sentito quelle intercettazioni. Questa è la procura della Repubblica di Roma e chi la rappresenta.

Oggi il problema credetemi non è più solo la politica, non è più solo Berlusconi, oggi il problema è la Magistratura e l’informazione. Durante il fascismo nei sistemi dittatoriali c’erano le Veline, i giornalisti erano tenuti a dare le informazioni che il governo, che l’Ovra che era un reparto speciale della Polizia, l’organizzazione di vigilanza e repressione antifascista diffondeva, quantomeno c’era un sistema ordinatorio perché coloro che non stavano con il regime leggevano quelle veline e sapevano qual era il pensiero del regime. Oggi non c’è più nemmeno bisogno di questo, perché oggi sono gli stessi giornalisti che si censurano, si autocensurano nella speranza, nel tentativo di essere sempre più simpatici nei confronti del padrone, nei confronti del principe e alla fine la graduatoria si fa sulla base di chi è stato più bravo a censurare, a non fare passare le notizie che dispiacciono e a rendere sempre più magnifica, più bella l’inquadratura del principe. Persino i cameraman vengono bastonati o vengono premiati a seconda se la ripresa la fanno dal basso verso l’altro cosicché sembra più alto e slanciato o se la fanno di lato, se la fanno di profilo, se fanno vedere le rughe o i capelli finti perché pure nella testa i capelli sono finti.

Questa è l’Italia, questa qualcuno continua  a chiamarla democrazia, gli Stati del mondo ci ridono tutti. Se non fosse per internet, se non fosse per la rete, se non fosse per i blog, se non fosse per la rivoluzione che network come Facebook e altri hanno fatto, io oggi sicuramente non sarei qua perché avrebbero osato fare qualunque e chissà quali altre cose pur di non consentirmi di esprimere. Io continuerò e continuo a fare il mio lavoro, io sono un uomo dello Stato, non mi sono mai sentito un uomo dello Stato come dal momento in cui mi hanno sospeso dal servizio della Polizia. In quel momento io mi sono reso conto che su di me c’era, nella mia piccola, nella mia modesta funzione la responsabilità di portare il riscatto dei tanti cittadini onesti, di quel popolo che non ne può più, che si ribella. Di quel popolo che in Italia, in Sicilia, a Palermo ebbe il coraggio all’indomani del 19 luglio 1992 di alzare la testa e di ribellarsi, di quel popolo che gridava nella cattedrale di Palermo, quando si organizzò quella scena ignobile dei funerali di Stato per i poveri agenti della scorta, dopo che la famiglia Borsellino aveva negato l’ assenso a che si facesse questa manifestazione e volle, e pretese che i funerali di Paolo Borsellino si facessero in privato. I politici riuscirono a convincere i poveri genitori dei poliziotti a fare i funerali di Stato per organizzare la passerella, poi dopo i funerali gli lasciarono le bare là e si dovettero pagare il conto loro, il papà di Emanuela Loi si è fatto il prestito alla Findomestic per pagare il trasporto della bara della figlia in Sardegna.

Questa è storia, questa è la storia d’ Italia, questa è la storia di questa nazione, di questo popolo che ha ucciso e ha fatto istaurare un sistema. Lasciamo perdere chi sono i mandanti occulti. Le indagini, vedrete nei prossimi mesi e nei prossimi anni quello che verrà fuori, le porcherie che hanno combinato in termini di azioni ed omissioni su quelle indagini. Non voglio parlare di cose delle quali parleremo dopo perché bisogna avere il coraggio anche quando si processa la mafia di processarla con le prove, con gli elementi, non con i finti pentiti altrimenti alle sentenze non ci crede nessuno, sono solo delle burle. Vi faccio una riflessione da poliziotto, da poliziotto semplice, da poliziotto di strada, di uno che è cresciuto facendo il proprio mestiere: se qui c’è una banca e c’è una rapina e i rapinatori scappano col bottino nella borsa, poi danno l’ allarme. A un chilometro da qua la Polizia ferma una macchina in corsa e trova un signore con la borsa e quelle sono le mazzette rubate nella banca perché c’è la matricola nella fascetta, secondo voi che prove più ci vogliono per stabilire che quello è il rapinatore? Ci vuole la dichiarazione del notaio, che cosa altro ci vuole? E’ chiaro che i ladri sono loro.

Bene, in Italia c’era una Repubblica, c’era un sistema, un sistema di corrotti, un sistema di delinquenti, di tangentisti ma c’era un sistema, c’era un Parlamento, c’era un Presidente della Repubblica che si chiamava Francesco Cossiga, che aveva rappresentato il peggio della politica italiana, il peggio della democrazia cristiana, il peggio nella scellerata gestione della lotta al terrorismo come Ministro dell’ Interno ma un uomo che giunto alla fine del settennato, della sua carriera, fulminato sulla via di Damasco aveva cominciato a picconare il sistema, a colpire a destra, a manca e i primi che colpiva erano proprio i suoi, quelli della democrazia cristiana. A quell’uomo fecero l’impeachement a quel punto perché quell’ uomo che avevano sostenuto, che avevano votato tutti, compresi quelli della sinistra e avevano appoggiato a diventare Presidente della Repubblica, quando cominciò a picconare lo fecero dimettere. Dovevano creare uno Stato nuovo, dovevano creare la seconda Repubblica e fecero le stragi. Chi c’è andato al governo dopo le stragi? Chi ha vinto le elezioni? Quale partito è nato dalle ceneri, dal sangue di quei del 23 maggio e del 19 luglio? A chi sono servite quelle due stragi? Non serve la prova della fotografia del rapinatore dentro la banca. Io lo avevo visto scappare a un chilometro da qua con la borsa in mano e con i soldi rubati dentro la banca, è la stessa cosa!

Questa è la verità, questa è la vera verità scomoda che hanno impedito di affermare in Italia e che vogliono impedire e quindi ogni scusa è buona. Io adesso mi scuso di avere rubato qualche minuto in più, ma devo fare una dichiarazione solenne. Io sono stato sentito l’altro giorno per una giornata intera a Caltanissetta, ho dato il mio contributo ai magistrati che stanno riaprendo le indagini su quelle stragi, io confido molto nella serietà e nell’onestà dei magistrati che in questo momento, sia  a Palermo sia a Caltanissetta e sia a Firenze, stanno rivedendo alcuni aspetti di quelle vicende. Paolo Borsellino era entrato in un gioco più grande di lui, Paolo Borsellino aveva sentito Mutolo, Mutolo gli aveva fatto il nome di due persone, in particolare di Bruno Contrada e del giudice Signorino. Dopo che il giudice Signorino è stato interrogato a Caltanissetta per una giornata intera, siamo partiti insieme, lui con la sua macchina ovviamente e noi con la nostra. Lui andava più veloce, è arrivato a Palermo prima di noi, noi stavamo entrando a Palermo e ci hanno chiamato dicendoci che si era suicidato e per suicidarsi vuol dire che qualche motivo, poveretto, l’aveva, poveretto perché di fronte alla morte. Io ho assistito purtroppo alla sua di morte e poi ho assistito alla morte di un altro magistrato che è il procuratore di Cagliari, Luigi bombardini, anche quello suicidatosi dopo che lo abbiamo interrogato con gli elementi, con le prove in mano, coi contatti telefonici, coi tabulati che Caselli gli contestò uno per uno. Questi due magistrati, colpevoli o innocenti che fossero, i morti non si processano più e vanno rispettati, hanno avuto il coraggio di uccidersi e di suicidarsi.

I magistrati di Catanzaro su cui stavamo indagando col Dott. de Magistris, pur nostro malgrado il coraggio di suicidarsi non lo hanno avuto e hanno fatto pure carriera e il Dott. de Magistris è stato cacciato e io sono stato cacciato, inquisito e perquisito solo per avere fatto delle indagini su dei magistrati collusi con la politica. Questa è la verità. Paolo Borsellino aveva degli appunti, aveva delle annotazioni, Paolo Borsellino era andato al Ministero dell’ Interno dove c’era il capo della Polizia Parisi, Paolo Borsellino tentarono di fermarlo al Ministero dell’ Interno probabilmente non Parisi e probabilmente qualche altro che ricorda di non averlo incontrato, Paolo Borsellino non usava i computer a differenza di Falcone che provvederono a cancellare, Paolo Borsellino usava un’ agenda, un agenda rossa dell’ arma dei  Carabinieri che gli aveva regalato Carmelo Canale puntualmente come ogni anno.  Quell’ agenda è sparita dalla borsa in pelle che avete visto, quella borsa in pelle io l’ho esaminata, c’era intatto il costume di nylon blu, c’era il telefonino microtac, era incendiato perché era uscito dalla borsa, dentro la macchina era caduto durante l’ attentato. Di quel telefonino è rimasto un reperto che un familiare ha ricevuto, ha consegnato il telefonino alla procura perché era proprietà dello Stato, non lo era la batteria, la seconda batteria che il magistrato si era comprato. Questa è la batteria dello Star-Tac  del Motorola che si è trovata intatta sul luogo della strage. La vedete ancora annerita – scusate mi commuovo perché ho visto quelle scene terribili che non dimenticherò mai -, questa è la batteria del cellulare microtac di Paolo Borsellino che porta ancora i segni di quell’incendio, di quella esplosione e che è resistita alla strage e che rappresenta oggi il riscatto degli italiani onesti. La batteria che è infiammabile è rimasta e l’agenda è sparita, in quell’ agenda ci sta lo schifo di questa nazione su cui hanno costruito i destini d’ Italia. Questo non può più essere consentito.

Pino Maniaci: “Dott. Genchi, c’è una sentenza dal Tribunale che dovrebbero restituirgli gli archivi, e questi archivi non vengono restituiti. Allora questo è un altro punto di riferimento, parliamo della magistratura e di una magistratura che si contraddice in sostanza”.

Dott. Genchi: “No, la magistratura fortunatamente ha ancora al proprio interno i canoni dell’ indipendenza. Mi riferisco in particolare agli uffici della magistratura giudicante, di quei giudici che lavorano in silenzio, che sgobbano, che scrivono le sentenze, che fanno onestamente il proprio lavoro e che non ambiscono agli strapuntini e agli incarichi di governo. A questi magistrati deve essere rivolta la solidarietà dei cittadini onesti e della gente per bene. Il problema non è la magistratura, qualcuno vuol far capire che in Italia il problema sia la magistratura. Il problema è l’affermazione di una nuova logica che travalica i partiti, che travalica i movimenti, che travalica le stesse strutture ideologiche o paraideologiche che hanno vinto le elezioni. Hanno svenduto un partito quale alleanza nazionale e lo hanno fatto confluire in un altro, mi hanno scritto i ragazzi di Azione Giovani insieme ai ragazzi di estreme sinistra che volevano organizzare delle manifestazioni. Mi hanno scritto e mi hanno detto “in fondo Alemanno ci sta accontentando,” sta intitolando una via a Craxi a Roma, sta intitolando una via a Craxi per quegli stessi giovani del fronte della gioventù nel 2003 all’uscita del Raphael avevano gridato via Craxi dallo Stato, adesso Alemanno gli sta  intitolando la strada: Via Craxi.

De Magistris parla di una nuova P2, io che sono andato un po’ più avanti nelle indagini da quando a lui gliele hanno tolte, mi permetto di dire che forse l’espressione non è perfettamente corretta in  termini storici e politici: questa è peggio della nuova P2, Licio Gelli, forse, al cospetto sembrerebbe, rappresenterebbe un campione di democrazia. Il soggetto di vertice che io ho trovato in rapporto con il magistrato che mi sta indagando è un soggetto che è stato cacciato dalla p2 di Licio Gelli per indegnità. Quindi voi immaginate il capo di una banda di ladri che dopo avere fatto una serie di furti viene derubato da uno dei suoi ladri e lo caccia dalla banda, io vi chiedo, da un punto di vista morale, poi i giudici valutano le colpe di ognuno, secondo voi chi è il più indegno: il capo della benda dei ladri o il ladro che ha fregato il bottino alla banda e al proprietario? Ebbene io ho trovato questo soggetto, che ha un nome e ha un cognome, anzi di nomi ne ha due per la verità, l’ho trovato in rapporto telefonico, col telefono di casa, con la persona che mi sta indagando, che mi ha perquisito e queste erano le indagini che io stavo facendo e io sto pagando anche per questo.

E non è che erano dei giorni a caso, erano i giorni della scalata all’ Antonveneta, erano dei giorni in cui furono filtrate le intercettazioni telefoniche di Consorte, che poi furono pubblicate sui giornali con Fassino da un preciso giornale, da un preciso giornalista che vedi caso è quello che mi ha provocato su Facebook per consentire poi che si affermasse la volontà di Gasparri secondo la quale io dovevo essere sospeso dal servizio. Bene, se mi consentite allora io spendo una lancia a favore di Gelli perché la P2 forse era un esempio di democrazia al cospetto di questo Stato che oggi queste persone vogliono affermare.

Alla fine dell´intervento del dott. Luigi de Magistris, il dott Genchi ha aggiunto:

Dott. Genchi: “E poi possibilmente, se mi consentite, poi queste persone devono essere controllate perché chiunque fa un lavoro deve essere controllato, se non funziona il sistema dei controlli…. Io ricordo un particolare: dodici anni fa, tredici anni fa io mi occupai di un´indagine, si era rifatto l’impianto dell’acquedotto di Trapani. Trapani sapete è una città dove ci sono stati sempre problemi idrici, al che venne fatto un progetto che venne finanziato, c’ erano fonti che venivano da varie parti, diverse centinaia di miliardi. Facendo un sistema elettronico di ingegnerizzazione, di calcolo, di telecontrollo si doveva studiare una captazione dai vari posti in cui si tirava l’ acqua in modo da far aumentare le risorse idriche per Trapani. Si sapeva quant’era l’acqua che l’acquedotto riusciva ad erogare e si spesero qualcosa come tre, quattrocento miliardi delle vecchie lire per questo sistema. Alla fine dei lavori, fatti ovviamente malissimo, progettati ancora peggio,l’ acquedotto rendeva il 20, il 25% di quanto rendeva prima. Praticamente quei tre-quattrocento miliardi avevano dato più da mangiare che da bere. Si sono fatte le indagini ed è venuto un governo che ha cambiato al legge, ha fatto una legge mi pare sul giusto processo o qualcosa del genere. Praticamente questo giusto processo era qualcosa che doveva servire per aumentar i termini di tutta una serie di cose e sostanzialmente tutto prescritto, tutto a carte per aria, ci abbiamo pure rimesso le spese delle indagini.

Questa è la realtà contro la quale bisogna lottare. La giustizia deve essere efficace, deve essere veloce e non deve perseguire o perseguitare solo l’extracomunitario, il tunisino, il marocchino o il rumeno e se il rumeno non c’è se ne trova uno qualunque tanto interessante che sia rumeno, purchè sia rumeno e si risolve il tutto. La giustizia deve funzionare per tutti, sia che abbiano i jeans, sia che abbiano la cravatta, sia che abbiano la camicia, il colletto bianco o i jeans, o i colletti sporchi. Perché spesso in Italia la giustizia quando comincia  a trovare i colletti, quelli sporchi, si ferma e quando lo sporco è lo sporco di sangue manco riesce a partire. Questo è il vero riscatto, la vera rivoluzione che la gente, il popolo deve pretendere da uno Stato. Perché uno Stato che non riesce a dare la verità e giustizia non potrà mai dare né libertà né risorse umane, né lavoro, né diritti perché al giustizia e la verità è il primo bene di una qualunque comunità sociale perché si possa chiamare Stato”.

Domanda dal pubblico: “Dott. Genchi, da cosa trae la forza per andare avanti, per lottare?”

Dott. Genchi: “Io ti ringrazio per la domanda perché mi dai l’opportunità di dare un messaggio. Intanto devo dire che questa vicenda, a parte la fortuna di avere forse scoperto i miei figli che hanno la tua età, e averli scoperti e sentiti vicino come mai da padre io avevo sentito i miei figli, mi ha fatto sentire il calore e la vicinanza di tanti ragazze e ragazzi, come te. E’ stato qualcosa di impressionante, 127.000 e-mail e messaggi su Facebook, gente che peraltro inizia a insultarmi perché non ho il tempo di rispondere. Fra tutti cito quello di una ragazza, una ragazza dell’Aquila, una studentessa universitaria, una ragazza iscritta a giurisprudenza che mi aveva scritto prima del terremoto, mi aveva dato la solidarietà, aveva scritto un’e-mail bellissima e mi aveva detto che voleva fare il Commissario di Polizia, voleva dei consigli, voleva essere aiutata e indirizzata in quel lavoro. Quella ragazza non l’ho più sentita dopo il terremoto, sono preoccupato, ho cercato in tutti i modi di raggiungerla. L’unica notizia che ho avuta è stata che la sua casa era stata distrutta. Ho cercato d’informarmi, dicono che questa protezione civile funzioni, funziona forse a comprare le magliettine di quello che le fa o di far funzionare le imprese a cui affidano i lavori, comprese quelle a cui fanno fare le carceri, le caserme pagandogliele cinque volte quello che valgono per poi togliere pure i soldi della benzina e dello straordinario dei poliziotti che poi non possono più fare le indagini in Italia. Questo è un altro capitolo. Qualche giorno fa ho avuto una sorpresa: ho aperto il palmare e quella ragazza mi ha scritto e mi ha detto “Dottore sono riuscita oggi ad avere la pennetta ed il mio computer, ho perso mio fratello e mio zio nel terremoto. Ho acceso il computer ed il primo pensiero è stato di scrivere a lei perché sicuramente sarà stato in apprensione per me”. Questo fra i migliaia di messaggi che ho ricevuto è stato veramente il più forte, il più commovente, i tantissimi ragazzi…

Mi diceva un giornalista studioso di marketing  che cura diverse trasmissioni e che ha intervistato pure il Dott. de Magistris, Klaus Davi, che hanno fatto un sito per sondare le aspirazioni dei giovani, per fare degli studi di mercato interessanti per l’avvio dei giovani alle professioni, al lavoro, alle aziende perché ancora c’è qualcuno che queste cose le studia con intelligenza, mi ha detto “Dottore, lei forse non ci crederà, fra le professioni per cui i ragazzi hanno espresso la maggiore vocazione non c’era scritto il poliziotto, il carabiniere, il finanziere,il  magistrato… Io voglio fare il Genchi”, credetemi questa cosa mi ha dato una commozione, dice io voglio lavorare accanto ai giudici, voglio lavorare con ai magistrati, voglio lavorare con la Polizia, voglio lavorare con i Carabinieri, coi computer, cioè voglio dare un mio contributo di intelligenza, d’ingegno e mi ha fatto veramente riflettere come forse proprio i giovani, i ragazzi della tua età, gli studenti universitari sono stati i primi a capire la mia vicenda, che poi era la vicenda del giudice de Magistris che è la vicenda dei magistrati di Salerno e sono stati i primi a ribellarsi. Voi siete stati la nostra forza, noi credetemi, abbiamo pensato principalmente a voi perché nessuno pensava di fare quello che noi oggi stiamo facendo. Luigi de Magistris voleva continuare a fare il magistrato e io con lui speravo di concludere quei processi come ne avevamo già conclusi altri con tanti altri magistrati e non lo facevamo per vana gloria, lui per diventare deputato e io per diventare chissà chi. Io ero un illustre sconosciuto e come tale volevo rimanere, se avessi avuto la bramosia di mettermi in mostra in venticinque anni con le cose che ho fatto chissà quante occasioni, quante passerelle, quante telecamere, quante trasmissioni televisive, quanti inviti da Vespa ho rifiutato. Noi abbiamo lavorato e stavamo lavorando nel tentativo di darvi un’ Italia migliore di quella che i nostri padri hanno consegnato a noi con tutti questi  lestofanti. Fino ad oggi i lestofanti hanno avuto la meglio, noi siamo uno a zero però la palla è al centro, la palla è in mano a voi che adesso avete la possibilità di utilizzarla e scagliarla contro chi ha lottato e ha cercato di devastare il vostro destino. Vi vogliono affamare, vi vogliono togliere la speranza, vi vogliono togliere tutte le opportunità nel nome di un affarismo che con le banche, coi Parmalat, coi Bond, con i cali azionari, con i furti delle banche, degli interessi, con le truffe dei fallimenti, con tutte le magagne di Stato che organizzano per cui in un colpo solo riescono a rubare miliardi e miliardi, e poi noi andiamo a inseguire il povero ladro che va  a rubare un secchio d’uva e facciamo sembrare come se fosse chissà che, ecco è anche a questo che bisogna ribellarsi e voi siete i protagonisti del vostro futuro, amministratelo bene, studiate prima di tutto, crescete culturalmente, non separatevi dai vostri computer, utilizzateli al meglio delle loro possibilità perché quegli strumenti oltre ad essere dei grandi strumenti di democrazia, sono dei grandi strumenti di cultura. L’Italia è nelle vostre mani”.

Intervento di Luigi de Magistris – Information day 26 aprile 2009

Intervento di Luigi de Magistris – Information day 26 aprile 2009.

Luigi De Magistris (parti da 1 a 3)
http://www.youtube.com/watch?v=TTCAgJRcVHo&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=4GzzMz59yKY&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=wxNn_zlc41c&feature=channel

Pino Maniaci: “Che cos’è successo con il “Why not”?


Luigi de Magistris: “In napoletano significa guaio di notte, ed effettivamente un guaio di notte… oppure “ha da passa´ nuttata”, che non passa e non so quando passerà. Ma non è un rifugio, il problema… Innanzitutto vi saluto tutti, siete tanti e questo ci dà grande forza morale, che in questi anni è servita molto la forza morale delle persone, la passione e questa forte carica che si avverte nel paese, devo dire la verità dalla Val D’Aosta alla Sicilia.

Lo stato di salute democratico di questo paese, rispondo alla domanda di Pino, si pesa anche dal fatto che un magistrato che ha sognato e che ha fatto questo lavoro per quindici anni in terre difficili, Campania e Calabria, in particolare Calabria che tra l’altro non è la mia terra, tutto sommato dedicando la parte migliore della sua vita, dai 25 ai 40 anni e che deve prendere atto di non poterlo più fare, ma non perché è una sua valutazione soggettiva ma perché non te lo fanno fare. Nel senso che a me, come parte di voi conoscono, mi hanno trasferito di sedi e di funzioni. Perché mi hanno trasferito di funzioni? Perché non hai avvisato il tuo capo che stavi facendo degli atti su un politico, a proposito dei rapporti tra politica e malaffare, col quale lui non solo era amico, ma col cui figliastro aveva rapporti di interesse economico. Il Consiglio superiore della Magistratura ha detto: “ No, lo dovevi avvisare, glielo dovevi dire”. Questo è il motivo per cui io sostanzialmente vado via e non posso più fare il Pubblico Ministero. Stessa sanzione che è stata applicata a un magistrato che in Lombardia si vendeva i processi in cambio di mobili, quadri e suppellettili. Questo vi fa comprendere che il cuore del problema, in questo momento, nel paese è il tasso di inquinamento che il malaffare si trova all’ interno delle Istituzioni. Però voglio dire una cosa visto che stiamo a Marsala, vi invito a riflettere sul cambiamento di strategia politica della mafia dal ’92 ad oggi. La mafia nel ’92 dismette la strategia della tensione militare, e quindi dell’aggressione, a quello che voi avete visto nel video, alle stragi di Capaci e di via d’ Amelio, non perché sia stata sconfitta dallo Stato, non perché sia meno forte, ma perché ha deciso di penetrare nel cuore pulsante del paese, nell’economia e nelle istituzioni. Nell’economia riciclando, non solo al sud ma anzi soprattutto al centro e al nord di questo paese. Infatti l’Italia è unita nel malaffare e noi la dobbiamo unire invece nella giustizia, riciclando denaro e quindi entrando nel pil, nel bilancio economico di questo paese. Il paese, l’Italia si regge anche, in gran parte, su denaro mafioso. Qua la procura di Caltanissetta , come voi sapete, ha sequestrato le vicende del cemento, lo stesso cemento magari con il quale si costruiscono le case che crollano con un terremoto di medie dimensioni e nello stesso tempo, cosa ancora più inquietante, attraverso al gestione illegale del denaro pubblico che è arrivato per miliardi di euro al sud e in Sicilia, che poteva creare sviluppo,dare lavoro, fare crescere l’Italia meridionale e risolvere la questione meridionale, è servita ad arricchire e consolidare la borghesia mafiosa e ha consentito alla mafia di penetrare fino ai più alti livelli istituzionali. Di fronte a questo cancro, che poi è quel cancro che ha portato alla mia, fra virgolette, espulsione dall’ordine giudiziario noi abbiamo un’unica strada, quella di curare prima che il cancro diventa metastasi. Questo deve avvenire non delegando a singole persone queste attività, indubbiamente ci saranno alcuni che saranno prima linea, saranno testa di ponte, si metteranno davanti alla rivolta degli onesti, ma solo se siamo in tanti, sole se una gran parte di questo paese di schiera, come diceva Giovanni Falcone prima, in quella bellissima frase, solo se ci schieriamo intanto facendo non solo il nostro dovere ogni giorno, ma anche dando un contributo alla crescita civile e democratica di questo paese, noi potremmo curare la democrazia perché è malata. Non c’è più uno Stato e l’anti-Stato, ma purtroppo all’interno dello Stato la mafia è penetrata a livelli altissimi, tanto da dover far fare a Pino la battuta quale sia la differenza oggi tra politica, ma io direi qualcosa in più, tra una parte importante della classe dirigente di questo paese e la mafia”.

Al’intervento di Gioacchino Genchi su un intervento del pubblico di un ascoltatore che “ricorda di non aver incontrato Paolo Borsellino” de Magistris aggiunge: “Scusami ma voglio aggiungere due cose, una forse implicita ma Gioacchino non lo ha detto perché stava in questo momento… era assalito dalla commozione, ma voi sapete ovviamente chi era il Ministro dell’interno nel 1992, era Nicola Mancino che ha presieduto quella specie di processo politico-giudiziario che è stato fatto nei miei confronti per cacciarmi da Catanzaro. Ed un’altra cosa sola voglio dire, lui ha parlato di autocensura dei giornalisti ed io a proposito dei magistrati vi dico una cosa perché noi stiamo qua a difendere due baluardi della democrazia che sono il pluralismo dell’informazione e l’indipendenza e autonomia della Magistratura, due pilastri dello stato di diritto che erano ai primi posti del piano di rinascita democratica di Licio Gelli, P2. Voleva eliminare informazione libera e magistratura indipendente. Ma detto questo dobbiamo stare anche attenti che l’ indipendenza ed il pluralismo bisogna conquistarseli. Perché cosi come ci sono i giornalisti che fanno autocensura per essere graditi al potere, così ci sono i magistrati, che non io ma Piero Calamandrei nella metà del secolo scorso, definiva in questo modo in un libro bellissimo che è L’elogio dei giudici scritto da un avvocato. Diceva Piero Calamendrei, “io di magistrati corrotti non ne ho conosciuti molti, ma ho conosciuto tanti magistrati ammalati da quel morbo che si chiama conformismo giudiziario”, lui lo chiamava agorafobia, prevenire la raccomandazione prima ancora da riceverla, cioè fare il proprio lavoro in modo che sia gradito al potere, in modo che si abbiano prebende, si faccia carriera. Purtroppo oggi così come è in pericolo il pluralismo dell’informazione e l’indipendenza della magistratura, ci sono purtroppo troppi magistrati che sono malati di agorafobia. Però vi dico che ce ne sono tanti altri, e questo è il nostro grande motivo di speranza che ogni giorno lottano contro il crimine organizzato, e qui in Sicilia in particolare nelle procure di Palermo e di Caltanissetta, io così come ho detto il primo giorno a Fano, quando ho dato al notizia che avrei lasciato la magistratura, io voglio che loro devo sapere, perché ho detto pubblicamente che io rappresenterò per loro, come dovere morale e istituzionale nella mia battaglia politica, punto di riferimento 24 ore su 24 per la lotta al crimine organizzato e per fare luce sulle stragi di Capaci e di via d’ Amelio, è qualcosa che sento dentro perché nel 1992, quando feci gli scritti in magistratura nella mia commissione c’era la moglie di Giovanni Falcone, io vidi Giovanni Falcone e la moglie il venerdì pomeriggio del 22 maggio del 1992 e il sabato mattina, davanti al televisione, vidi la strage di Capaci, ho poi conosciuto Salvatore Borsellino del quale mi onoro di essere diventato amico, allora per me prima ancora che un dovere politico-istituzionale è un dovere morale che fin quando vivrò io tutti i momenti della mia vita li impegnerò affinché sia fatta luce sulle stragi del 1992, dalle quali è nata la seconda Repubblica.

A proposito di Di Pisa e di Mancino, giusto per parlare di magistrati, una categoria che io continuo ad amare profondamente, vorrei ricordare, qualcuno di voi se lo ricorderà, l intervento che Paolo Borsellino fece a Palermo, nel giugno 1992, un mese dopo la strage di Capaci e un mese prima di quella di via d’Amelio. Un dibattito bellissimo, sala affollatissima e disse pressappoco questo: probabilmente i principali responsabili della morte di Giovanni Falcone vanno individuati all’interno della magistratura. Questo secondo me, è un altro filo conduttore, Salvatore, se permetti tra le vicende del 1992 ed oggi. Dopo quello che ha detto Salvatore Borsellino, che sta dicendo in questi mesi, in un paese normale Nicola Mancino sarebbe andato a casa senza che qualcuno glielo dovesse chiedere, ma non per quello che ha fatto a me, per quello che ha fatto nella vicenda di Paolo Borsellino, per quello che ha detto Salvatore Nicola Mancino dovrebbe prendere la borsa e andarsene a casa invece sta ancora là ed ha contribuito a cacciare i magistrati di Salerno che stavano ricostruendo la nuova P2. Questo è lo scenario sul quale noi cui stiamo parlando e dobbiamo attivare una vigilanza democratica nella consapevolezza che c’è un rischio veramente grave dello stato di salute di questo paese”.


Pino Maniaci: “A questo punto chi sono i criminali?”

De Magistris: “Non hanno ovviamente Salvatore, nei tuoi confronti non hanno il coraggio di farlo e ti difenderemo noi. Quindi stai tranquillo da questo punto di vista. Il problema è molto serio, lo abbiamo detto nell’intervento di prima. Io credo che all’interno delle Istituzioni ci sono ancora dei punti di riferimento altrimenti non staremmo nemmeno qua a parlare, io personalmente non avrei fatto questa scelta, Salvatore non esporrebbe la rabbia, Gioacchino non testimonierebbe quello che ha testimoniato oggi. Quindi questo vuol dire che di fronte a una patologia, l’abbiamo chiamata prima un cancro, però ci stanno ancora nelle Istituzioni delle forze sane e soprattutto ci sono ancora nel paese. E lo dimostra l’incontro di oggi, io sto girando parecchio, lo facevo anche prima. Tu (rivolgendosi a Pino Maniaci) parlavi di democrazia partecipativa, io ne sono pienamente convinto, noi dobbiamo creare un rapporto stretto, un rapporto sinergico tra la parte migliore della società civile e la parte migliore che rappresenta le Istituzioni. Dobbiamo evitare che ci siano ulteriori, il caso de Magistris, il caso Forleo, il caso Genchi perché significa personalizzare i casi, le situazioni. Già questo è una sconfitta, noi dobbiamo far si che si metta in moto, quindi stare vicino come dire alle Istituzioni che ancora adesso, come abbiamo detto prima, la procura di Caltanissetta , la procura di Palermo e anche alcuni uffici stanno indagando. E dobbiamo denunciare quello che accade, questo dobbiamo fare, ognuno può fare il proprio dovere, andare avanti e cercare all’interno delle Istituzioni punti di riferimento. Secondo me ci sono ancora i punti di riferimento, non è un caso che qua stiamo parlando, ce ne sono altri, siamo in pochi, probabilmente saremo una minoranza ma non è escluso che una minoranza un giorno diventi maggioranza perché comunque i corsi e ricorsi della storia ci sono, fin quando ci sono coscienze di questo tipo, fin quando una giornata come questa che ti dà una carica e un emozione fortissima, io sono convinto che noi abbiamo dei punti di riferimento. Io vi voglio dire solo questa cosa, ricordo, lo voglio ricordare perché c’è Salvatore perché io ogni volta questa cosa la ricordo perché a mia volta mi autoalimento nella carica perché poi ho bisogno di essere caricato perché dopo bombardamenti continui…. C’è la differenza certe volte che c’è alle volte tra la sconfitta Istituzionale e la vittoria morale. Io ho subito una sconfitta istituzionale, non c’è dubbio perché io volevo fare il magistrato questo lo ripeterò fino alla noia, era quello che volevo fare, lo ha ripetuto Salvatore ecc.. Ma quando per esempio vengo qua, o quando sono venuto il 19 luglio 2008 a Palermo all’ anniversario, ma soprattutto quando ho letto, io questo non lo dimenticherò mai, lo ricordo sempre con mia moglie, il giorno in cui mi fu avocata l’inchiesta Why Not o pochi giorni prima, quando ci fu la richiesta di trasferimento del ministro Mastella, come voi ricordate, io arrivai a casa, ero veramente sconfortato come potete intuire e mi misi davanti al computer perché anch’io seguo più internet che i giornali per la verità, si trova più informazione. A un certo punto mi trovai sul sito di Salvatore, una lettera scritta da Salvatore Borsellino, mia moglie mi vide pietrificato al computer, pensava che io avessi avuto un colpo, un qualcosa perché mi bloccai completamente davanti al computer e in realtà stavo sostanzialmente, ero pietrificato dalla commozione perché lessi questa lettera di Salvatore dove lui disse sostanzialmente questo: che non provava, no Salvatore, un’emozione così forte seguendo le indagini che io stavo facendo e quello che mi stava accadendo, vedendo io, vedendo lui, come lo vede Gioacchino e come lo vedono tante persone, un filo conduttore dal ’92 a oggi, disse non provavo un emozione così forte dal 1992. Questo, io là ebbi la netta sensazione che per me la partita era chiusa, nel senso che da un punto di vista morale io potevo anche essere radiato dalla magistratura, ma avendo io, essendo io entrato in magistratura avendo come esempi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone avere un’attestazione di quel tipo morale da Salvatore Borsellino mi fece capire che per me la partita era chiusa”.


Ad una domanda sui problemi giuridici riguardanti l’agricoltura de Magistris risponde: “Anche perché io ho dichiarato pubblicamente che se non dovessi essere eletto mi metterò a fare l’imprenditore agricolo,quindi voglio dire… Questa è una domanda come dire, è ovvio che la risposta è quella, io l’ho detto già più volte uno dei temi principali sui quali si debba invertire il rapporto che c’è stato sino adesso tra la politica che è andata in Europa e le cose concrete che sono state fatte si lega attorno al discorso dei finanziamenti europei, che significa anche il settore che ha indicato lei nella domanda che ha fatto. Fino adesso i finanziamenti europei che sono stati destinati all’Italia meridionale e alla Sicilia in particolare non sono serviti assolutamente allo sviluppo economico, parliamo dell’agricoltura sotto il profilo delle sovvenzioni, ma io mi riferisco anche a tutti gli altri settori dove le infrastrutture non sono state realizzate, dove l’ambiente, i depuratori non sono stati fatti, gli edifici pubblici non sono stati fatti, le occasioni di sviluppo, i piani telematici che sono stati finanziati non sono stati approvati, tutto il denaro pubblico non è servito a migliorare l’economia e lo sviluppo di regioni represse tra cui la Sicilia ed anche sotto il profilo di un economia compatibile con l’ambiente e sicuramente l’agricoltura è uno dei settori privilegiati dove a mio avviso si deve puntare unitamente al turismo nell’italia meridionale perché certo noi non possiamo utilizzare i finanziamenti pubblici per i termovalorizzatori o per le centrali nucleari. E’ ovvio che le sovvenzioni pubbliche al sud devono essere destinate soprattutto alle grandi risorse che noi abbiamo che sono il turismo, l’ambiente, l’agricoltura, quelle che sono le piccole medie imprese che fanno ricca anche la realtà meridionale, la fantasia ecc però è ovvio e chiudo, che il finanziamento pubblico non deve essere visto come assistenzialismo ma deve essere proprio un occasione di sviluppo, cioè che metta in moto l’economia, che vada a beneficio di tutti, che crei un occupazione effettivamente fondata sui meriti. E’ questa la grande scommessa che secondo me a Strasburgo e a Bruxelles si può realizzare perché soprattutto, non tanto e non solo con le leggi perché le leggi tutto sommato ci sono, ma attraverso un’attività di vigilanza e d’informazione, e su questo internet può essere importantissimo per verificare il flusso di denaro, i finanziamenti e le sovvenzioni, dal momento in cui sono deliberate a Bruxelles e a Strasburgo che percorso hanno, quindi monitorarlo, dove si fermano, a Roma, poi nelle regioni, poi negli assessorati, poi negli uffici periferici, verificare i passaggi e poi andare anche con le webcam a verificare i lavori che sono stati finanziati se sono stati effettivamente realizzati. Non ci vuole un arco di scienza per fare questo, non è un operazione rivoluzionaria, è rivoluzionaria sul piano culturale ma sul piano fattuale è semplice, basta mettere persone che hanno una competenza personale e soprattutto una precondizione politica: che siano persone per bene, che siano oneste e che non vogliano rubare.
Io l’ho sempre pensato che il passaggio centrale sia quello di rimettere la cultura in questo percorso di cambiamento del paese. Il problema è culturale e io penso che il peggioramento, sarò molto sintetico, io penso che l’inizio del peggioramento di questo paese è stato negli anni ’80 con la televisione commerciale, la pubblicità, la teoria del consumatore universale, cioè il profitto che governa l’apparente progresso di questo paese, del fatto che i bambini devono avere il telefonino anzi ne devono avere due, nella camorra ad esempio i piccoli spacciatori già a 13/14 anni perché pigliano i soldi e con quei soldi possono prendersi il telefonino, possono andare in discoteca ecc.. Quindi il messaggio è assolutamente culturale, noi dobbiamo invertire questa cosa che lo sviluppo non è dato dal consumismo, dal consumismo fine a se stesso e qua farei anche una riflessione di tipo politico. Approfittiamo di una crisi economica che è arrivata, e sta arrivando, che è un fatto grave per farne un occasione di sviluppo. Cioè stiamo nella fase del capitalismo senile, come è fallito il comunismo così sta fallendo il capitalismo nella sua forma peggiore, quella del consumismo universale, cioè facciamo in modo, come dicevamo prima, che le occasioni di sviluppo siano diverse, un’economia diversa fondata sulle cose che abbiamo detto e mettendo la cultura. Se noi invertiamo questa cosa vedrai tu che il prossimo progetto che si farà (in riferimento al domanda che gli è stata posta, ndr) questa cosa si invertirà, è un problema di modelli, di modelli culturali che devono passare. Certo che con questa televisione, come viene fatta con le rare eccezioni è quello il modello che passa, però c’è anche nel paese e per fortuna, tu hai fatto prima un sondaggio, c’era una parte ma c’era anche un’ altra parte che la pensa diversamente. Lavoriamo bene affinché si invertano questi passaggi, sicuramente è il modello di società che va cambiato assolutamente, certo lo vedete che le differenze ci sono ancora adesso, perché mentre da una parte si cerca di cambiare il paese dall’altra vengono proposti come modelli di rappresentanti al parlamento europeo quelli che vengono dal grande fratello. Quindi c’è ancora una parte che quello è il modello. Quindi su quello noi dobbiamo lavorare, cioè che viene visto come modello da portare in Europa, cioè che dovrebbe rappresentare il nostro paese uno che proviene dall’esperienza
del grande fratello”.



Information Day Marsala 26/04/09 – Gioacchino Genchi, Salvatore Borsellino, Luigi De Magistris, Pino Maniaci

(raccolta di video di Valentina Culcasi)

Presentazione

Il moderatore Pino Maniaci

Salvatore Borsellino (parti da 1 a 6)





Luigi De Magistris (parti da 1 a 3)


Gioacchino Genchi (parti da 1 a 5)




Paolo Franceschetti: VIA D’AMELIO, UNA VERITA’ CHE FA PAURA?

Da Paolo Franceschetti: VIA D’AMELIO, UNA VERITA’ CHE FA PAURA?.

Di Solange Manfredi

Negli ultimi tempi sono stati portati attacchi pesantissimi verso alcuni soggetti coinvolti in indagini penali (magistrati, consulenti, procuratori, ecc…) Detti attacchi sono tutti andati a buon fine.
Ricordiamo quali:
De Magistris nel 2006, a seguito di una denuncia, inizia ad indagare sul fenomeno della illecita gestione pubblica, locale e nazionale, di finanziamenti, convenzioni, commesse e appalti, ecc…

All’interno della Procura, alcuni magistrati pongo in essere alcune attività allo scopo di sottrarre le suddette inchieste a De Magistris e vi riescono.

Il dott. De Magistris, ritenendo illegale quanto successo, inoltra regolare denuncia alla Procura della Repubblica di Salerno, ovvero la Procura competente (ex art. 11 c.p.p.), ad indagare sulle ipotesi di reato commesse dai magistrati di Catanzaro.

A questo punto succede la prima cosa di gravità assoluta. Il Ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, coinvolto nelle indagini, chiede al CSM il trasferimento cautelare urgente di De Magistris; ovverosia chiede il trasferimento del magistrato che sta indagando su di lui, e De Magistris viene trasferito.
La Procura della Repubblica di Salerno, intanto, investita delle indagini dalla denuncia presentata da De Magistris (e quindi obbligata ad indagare), a febbraio chiede alla Procura di Catanzaro di trasmettergli gli atti relativi alle indagini di De Magistris, ma questa rifiuta di inoltrare i fascicoli.
La Procura di Salerno rinnova la richiesta di trasmissione degli atti relativi alle indagini di De Magistris per ben sette volte, e per ben 7 volte la Procura di Catanzaro si rifiuta di consegnare gli atti.La Procura di Salerno, quindi, dopo aver atteso nove mesi ed inviato ben sette richieste, decide il sequestro degli atti.
Il Tribunale del riesame conferma la legittimità del sequestro operato dai magistrati di Salerno e il CSM che fa? Trasferisce i magistrati di Salerno e sospende il Procuratore di Salerno Apicella. Ovvero il CSM commina una sanzione disciplinare durissima a fronte di un provvedimento dichiarato legittimo.
I magistrati di Catanzaro, nel frattempo, delegano il ROS di Roma ad indagare su De Magistris e, conseguentemente, sul lavoro del suo consulente, dott. Gioacchino Genchi. Peccato che il Ros di Roma sia assolutamente incompetente a svolgere dette indagini. Per il codice di procedura penale le indagini avrebbe dovuto condurle la Procura di Salerno per il dott. De Magistris e, ove fossero emersi elementi di reato in ordine al lavoro svolto da Genchi, la Procura di Palermo.
Questo prevede il codice di procedura penale.
Il ROS non rileva questo “leggerissimo” problema di incompetenza e procede nelle sue indagini.
Pazienza, in certi casi la procedura penale sembra un ricordo per vecchi nostalgici.
La cosa più assurda, però, è che, come ci dice Genchi: “se nessuna indagine poteva dunque essere delegata al Ros di Roma, ancora meno poteva essere delegata a quelle particolari persone del Ros. Se i tabulati acquisiti avevano un senso, non si potevano affidare ai soggetti che emergevano proprio dagli stessi tabulati”.

Comunque il Ros indaga e scoppia il c.d. “caso Genchi”. Viene detto a gran voce al popolo italiano che la democrazia è in pericolo perchè Genchi avrebbe esaminato, e conservato, illegalmente, i tabulati telefonici di 13 milioni di italiani.
Si scoprirà, poi, che i Ros avevano basato questa loro affermazione sul sequestro, a Giachino Genchi, degli elenchi del telefono.
Genchi, vice questore in aspettativa, viene sospeso dall’incarico e gli viene ritirato distintivo e pistola.
Ed ecco l’ultimo atto. Il Tribunale del riesame dichiara illegittimo il sequestro operato sul materiale del dott. Genchi ed annulla i relativi decreti. Il materiale deve essere restituito al dott. Genchi. La procura di Roma che fa? Non restituisce il materiale al dott. Genchi.
Ora da questo breve riassunto si evince come i protagonisti di questa vicenda siano stati privati di tutte le garanzie costituzionali, ovvero chi ha operato nei loro confronti lo ha fatto in barba non alla legge, ma alla Costituzione (artt. 3- 107,108, ecc..).

PERCHE’

La storia del nostro paese è costellata di c.d. “misteri” che rimangono tali per l’agire illegittimo di più persone. Tale agire, però in passato, cercava di mantenere un’apparenza di legittimità. In altri termini, si sono sempre commessi atti illeciti per proteggere da conseguenze penali alcuni soggetti, ma si facevano meno palesemente per il timore di venire scoperti. Oggi pare non essere più così. Si fa palesemente in spregio ai codici e alla costituzione. Perchè?
Una prima risposta potrebbe essere quella che tali poteri sono divenuti così forti e sicuri da essere diventati arroganti e sfacciati. Potrebbe essere un’interpretazione.
Una seconda interpretazione potrebbe essere che abbiano agito così non per arroganza ma per paura. E’ noto, infatti, che più il pericolo è improvviso, vicino ed effettivo, meno le nostre reazioni sono ponderate ed attente. Dobbiamo agire, o meglio reagire, velocemente, con gli strumenti e le risorse che abbiamo a disposizione.
Se questa interpretazione dovesse essere giusta ci si dovrebbe chiedere di cosa hanno paura, ovvero cosa hanno scoperto Genchi e De Magistris per far reagire così il “potere”?
La risposta, allora, potrebbe trovarsi nelle parole dello stesso Genchi:
L´attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D’Amelio numero diciannove dov’è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!” ….. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio e dalla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato, servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata“.
(Gioacchino Genchi, 27 febbraio 2009)
Ma in realtà oltre a queste due, c’è una terza possibilità. Una possibilità che ancora ci sfugge.
Ci potrebbe essere cioè un disegno più grande, che noi ancora non possiamo vedere, e che avrà il suo compimento fra diverso tempo; e in questo disegno potrebbe inserirsi la vicenda Genchi.
Una possibilità che, per la sua individuazione, richiede l’aiuto dei lettori. e un’analisi attenta dei fatti così come si sono svolti, si svolgono e si svolgeranno nei prossimi mesi o addirittura anni.
Invitiamo, quindi, tutti i lettori a dirci la propria opinione, per cercare di capire a cosa è finalizzata questa vicenda.

Il blog di Alessandro Tauro: Uno strano scandalo tutto italiano

Il blog di Alessandro Tauro: Uno strano scandalo tutto italiano.


Nella foto l’esponente del PDL, Vito Bonsignore

Ricordate lo scandalo sulle scalate illegali alle banche Antonveneta e BNL avvenute tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005? E’ uno dei peggiori scandali finanziari e bancari che l’Europa potesse ricordare. E’ lo scandalo che ha tirato fuori i neologismi “Bancopoli” e “Furbetti del quartierino“.

Ricordate, inoltre, le famose accuse nei confronti dell’allora leader dell’opposizione e ora Re d’Italia Silvio Berlusconi per la presunta compravendita di senatori del centrosinistra? Era lo scandalo legato, tra le tante cose, alle intercettazioni pervenute e pubblicate tra lui e il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà. Uno scandalo archiviato pochissimo tempo dopo la sua nascita per inconsistenza del reato.
Si pensava che Berlusconi stesse tentando di corrompere per vie non finanziarie alcuni senatori dell’Unione. Non sappiamo se il progetto è andato in porto (visto che alla fine dei fatti il governo Prodi è caduto) o se le cose non sono tra loro legate. Di certo è che quella pista non portava da nessuna parte. Perlomeno QUELLA pista.

Ricordate, quindi, la caduta del governo di centrosinistra per il mancato appoggio presentato da Clemente Mastella e Lamberto Dini nello scorso inverno? Una caduta che portò entrambi al salto di barricata verso le file del PDL (salto mancato per Mastella e ben riuscito per Dini).

Bene. Ora mettete tutto insieme e avrete di fronte la strana storia che sto per raccontarvi.

Cominciamo dal protagonista di questa storia: Vito Bonsignore, siciliano, europarlamentare PDL.
La sua storia politica comincia nella Democrazia Cristiana, dove subito dimostra il proprio talento: nel 1994, in pieno periodo Tangentopoli, viene condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per tangenti relative agli appalti per la costruzione dell’ospedale di Asti.
Un democristiano D.O.C.G.

Entra immediatamente nel CCD di Casini, e, nella fusione con il CDU di Buttiglione, diventa un elemento di spicco del neonato UDC. Scompare però dalla politica parlamentare, almeno fino al 2004, quando viene candidato e risulta anche eletto (un applauso agli elettori e alla loro preferenza!) come parlamentare europeo.

Non fa in tempo a prendere posizione in Europa che già si invischia in un ennesimo caso ricco di reati finanziari, accordi segreti e mosse illegali: lo scandalo Bancopoli. Per farla breve, l’Amministratore Delegato della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, arriva ad acquistare, con la complicità del governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio, il 15% di Banca Antonveneta, ma, grazie agli accordi privati con gli altri soci, detiene segretamente il controllo del 52% della società bancaria. Chi è uno dei soci che partecipa al reato? Semplice: don Vito Bonsignore.
Nonostante con la sua società finanziaria Gefip partecipi con piccole quote, è un elemento chiave della truffa: è il legame tra Fiorani e il mondo della politica. Sarà lo stesso Fiorani, indagato dal GIP, a fare i nomi degli agganci politici necessari per l’acquisizione di Antonveneta: Luigi Grillo (FI), Aldo Brancher (FI) e Vito Bonsignore (UDC).

E’ l’unico non-berlusconiano che avrebbe a che fare con la scalata. Lo stesso Berlusconi è indirettamente coinvolto, dal momento che è uno degli azionisti di Hopa, una delle società alleate alla Banca di Lodi di Giampy Fiorani. Ma la non-berlusconeità di don Vito durerà ancora per poco.

Nel 2006 risulta eletto dall’esiguo voto popolare il governo di Romano Prodi. La spina nel fianco del governo non sarà la sinistra della coalizione, come molti temevano, bensì il piccolo partito dell’Udeur, capeggiato dallo stranoto Clemente Mastella. E’ su di lui che il centrodestra punterà tutte le sue attenzioni, non sui senatori con mogli ed amichette desiderose di notorietà televisiva, non sul “dipietrista a tempo” Sergio De Gregorio e nemmeno su ignoti senatori australiani.

La storia politica è nota: il 24 gennaio del 2008 cade il governo di Romano Prodi. I “traditori”? Due nomi su tutti: Lamberto Dini e Clemente Mastella.

Probabilmente quello che sto per aggiungere non ha nessun valore di per sè, ma inserito nel contesto un peso morale ce l’ha eccome! Durante l’anno 2007, in pieno sostegno mastelliano al governo di Romano Prodi, il leader dell’Udeur riceve un finanziamento di 50 mila euro dalla società MEC (Management Engineering Consulting).
Tutto regolare, scritto nero su bianco, se non fosse che la MEC è la società di proprietà di don Vito Bonsignore. In altre parole, un esponente dell’opposizione, Don Vito, foraggia economicamente il partito di Mastella, che sta al governo. Chissà a che scopo…
Non solo! La società MEC è la società italiana che controlla la Gefip, la società sempre di Vito Bonsignore, immischiata nei loschi affari di Bancopoli.

Un bel quadretto vero?

Bonsignore è invischiato in Bancopoli, finanzia con la stessa società indagata il partito di Clemente Mastella e Mastella, pochissimi mesi dopo, fa cadere il governo. Dite che c’è una relazione?

Intanto avviene l’imprevisto: l’UDC rompe definitivamente con Silvio Berlusconi. Non ci sarà nessuna alleanza per le imminenti elezioni politiche. Bonsignore, dopo aver fatto da “garante politico ed economico” in Bancopoli (questo secondo le accuse), con altri presunti esponenti del PDL, e dopo aver contribuito alle casse sociali del partito transfugo di Mastella, volete che rimanga con un pugno di mosche in mano, senza una ricompensa da parte dell’amico Silvio?
No di certo! Neanche un mese dopo la caduta del governo Prodi, don Vito brucia Mastella e Dini sul tempo e il 16 febbraio diventa un membro del PDL, accolto con tutti gli onori.

La storia potrebbe chiudersi qui, se non fosse che c’è un’altra faccenda ancora tutta da chiarire: i conti segreti degli italiani in Liechtenstein. Prima che i nomi dei titolari di tali conti segreti (ed illegali) venissero fuori, si vociferava di una caterva di esponenti politici legati alla faccenda. Una volta pubblicati i nomi, risulta presente un solo esponente politico oltre al reo-confesso Rocco Buttiglione. Indovinate chi? Bravi! Avete indovinato anche questa volta!
5,5 milioni di euro ancora non spiegati in un conto in Liechtenstein di proprietà di Vito Bonsignore.

Se consideriamo che sua figlia, Katia Bonsignore, è la socia di Stefano Previti, figlio di Cesare Previti, all’interno della società Azzurra 2000, che si occupa di certificare le carte delle imprese edili per i lavori pubblici, il quadretto viene anche più colorito.

Il mio post si chiude qui, con tante domande lasciate senza risposta. Mi auguro che qui non si chiuda anche tutta questa storia ancora aperta.

Fonti:
Don Vito, affari e politica dal divo Giulio a D’Alema, di Jacopo Jacoboni (La Stampa).
Vito Bonsignore nell’inchiesta Antonveneta, il Corriere della Sera.
Bonsignore, il politico-imprenditore che vota per il Contropatto, di Sergio Rizzo (il Corriere della Sera)
L’eroe delle due repubbliche, di Domenico Marcello (Diario)
Conti a Vaduz, spunta Bonsignore, di Guido Ruotolo (La Stampa).
Due anni a Citaristi, di Claudio Mercandino (La Repubblica)
Bancopoli, Wikipedia
Chi paga i partiti, di Primo Di Nicola e Marco Lillo (L’Espresso)

MISTERI DI STATO/SCOPERTO ECHELON ITALIA

http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=199

di Rita Pennarola [ 05/04/2009]

Prove generali di stretto controllo telematico nei tribunali e Procure di tutta Italia. Genchi lo aveva capito: un grande orecchio e’ in ascolto e con il nuovo Registro Generale Web l’operazione sara’ completata. A realizzare gli apparati per conto di Via Arenula sono alcune big finite nelle inchieste Why Not e Poseidone. Ecco in esclusiva la storia vera dei protagonisti di questo inedito Echelon a Palazzo di Giustizia. Vicende che ci riportano lontano. Fino a misteri di Stato come la strage di Ustica ed il massacro di via D’Amelio.

C’erano una volta i rendez vous segreti nelle suite super riservate dei grandi alberghi. A Roma era l’Excelsior, a Napoli una fra le quattro-cinque perle del lungomare. Nella capitale ricevevano gli uomini di Licio Gelli – quando non direttamente il Venerabile in persona – per impartire quelle direttive stabilite in luoghi ancora piu’ elevati che poi i diversi referenti, tutti d’altissimo rango (compresi capi dei governi e della magistratura) dovevano portare avanti per orientare il corso della storia. Cos’altro era, per esempio, il summit che si tenne al largo di Civitavecchia sul panfilo Britannia della regina Elisabetta il 2 giugno del 1992, quando fu decisa quella colonizzazione selvaggia dell’Italia – attuata a suon di privatizzazioni senza soluzioni di continuita’ prima da Prodi e poi da Berlusconi – di cui ancora oggi scontiamo gli effetti? E cos’altro fu a Napoli, dentro il prive’ a un passo dal cielo con vista sul golfo, quella sorta di “tribunale preventivo” nel quale, al primo scoppio serio di Tangentopoli, nel 1993 vennero convocati i proconsoli democristiani e socialisti per imporre loro di accettare un lauto vitalizio dopo essersi accollati le malefatte giudiziarie dei rispettivi leader politici?
Piccoli squarci di luce sotto un velame oscuro che si e’ fatto nel tempo sempre piu’ plumbeo, ma anche piu’ sofisticato grazie all’uso ardito e sapiente di tecnologie solo vent’anni fa impensabili. Cosi’ a fine anni ottanta, mentre gli americani sperimentavano il controllo a tappeto dei miliardi di abitanti del pianeta collaudando la piu’ straordinaria rete spionistica telematica che fosse mai stata immaginata – Echelon – prima solo in ambito militare, poi estesa anche ad usi civili, in Italia per decidere le sorti della giustizia ed incanalare il destino dei processi era ancora necessario ricorrere ad incontri vis a vis, sfruttando canali di mediazione come le agape massoniche o i pizzini orali, passati di bocca in bocca tra colletti bianchi e intermediari mafiosi.
Da tempo non e’ piu’ cosi’. Almeno da quando, una decina di anni fa, il controllo telematico dei palazzi di giustizia italiani ha cominciato a diventare una rete che avviluppa, scruta e controlla tutto, dai piani alti della Cassazione alla scrivania dell’ultimo cancelliere, dalle Alpi alla Sicilia. Dopo il monitoraggio minuto per minuto delle operazioni finanziarie – che avvengono ormai esclusivamente on line da un capo all’altro del mondo – ora qualcuno sta cercando di tracciare ed orientare definitivamente anche le sorti dell’intero sistema giudiziario nel Belpaese. Al punto che, a distanza di appena quattro-cinque anni dagli spionaggi alla Pio Pompa o alla Tavaroli, il quadro e’ un altro: oggi non serve piu’ spiare, basta entrare nella rete dalla porta giusta, mettersi in ascolto. E poi decidere.
Ne e’ passata insomma di acqua sotto i ponti da quel quel luglio del 1992, quando per coprire errori ed omissioni nel massacro di Capaci si rese “necessario” far saltare in aria anche Paolo Borsellino con tutta la sua scorta, lasciandoci dietro, ancora una volta, tutta una serie di tracce insanguinate, piccoli e grandi particolari cartacei fatti sparire troppo in fretta, come l’agenda rossa, portata via clamorosamente sotto gli occhi di tutti dal colonnello Arcangioli solo pochi minuti dopo l’eccidio. Un sistema, del resto, quello della “pulizia totale”, che compare come un macabro rituale anche in omicidi di quel tempo, quale quello del giornalista antimafia Beppe Alfano, nel 1993, la cui figlia Sonia racconta di quegli autentici plotoni di polizia e carabinieri entrati per ore a devastare armadi e cassetti di una famiglia ammutolita da un dolore lancinante ed improvviso, alla ricerca di carte, documenti, fascicoli, «quasi che il criminale fosse mio padre – racconta oggi Sonia – ancora a terra in una pozza di sangue, e non coloro che lo avevano atteso per ammmazzarlo».
Quella volta pero’, quel 19 luglio 1992, era gia’ in azione un vicequestore siciliano che nell’uso delle tecnologie informatiche era piu’ avanti delle stesse barbe finte nostrane, ancora costrette a perquisizioni, pulizie, furti per occultare le prove dei crimini di Stato. Quel vicequestore si chiamava Gioacchino Genchi. E la sua storia, i violenti tentativi di zittirlo e delegittimarlo fino all’annientamento (come la repentina sospensione dal corpo di Polizia, che ha fatto sollevare l’opinione pubblica in tutta Italia), ci fa ripiombare di colpo dentro l’Italia di oggi, in un Paese dove per uccidere uno o due magistrati non e’ piu’ necessario spargere sangue. Perche’ a tutto pensa il grande Echelon del sistema giudiziario italiano, Che ha – come vedremo – nomi, volti e terminali ben precisi.

IL PADRE DI ECHELON
E partiamo da un uomo che Echelon ha confessato di averlo realizzato per davvero. O, almeno, ha ammesso di aver collaborato alla messa a punto del Grande Orecchio americano. Quest’uomo si chiama Maurizio Poerio, e’ un imprenditore nei sistemi informatici ad altissima specializzazione e su di lui si soffermano a lungo i pubblici ministeri salernitani che indagavano sui loro colleghi della procura di Catanzaro, messi sotto accusa con una mole impressionante di rilevanze investigative raccolte dall’allora pm Luigi De Magistris grazie anche alla consulenza prestata da Gioacchino Genchi.
Un nome, Poerio, una scatola nera che racchiude mille misteri. Ma cominciamo dall’oggi. E cominciamo dalle tante verbalizzazioni nelle quali De Magistris a Salerno dichiara apertamente che potrebbe essere stato spiato, che tutta la sua attivita’ investigativa era stata probabilmente – o quasi certamente – monitorata fin dall’inizio. Non attraverso gli 007 dei Servizi, ma in maniera semplice e naturale, vale a dire attraverso la societa’ privata che gestisce i sistemi informatici dell’intero pianeta giustizia in Italia. Questa societa’ e’ la la CM Sistemi. Appunto. Con una potentissima e storica diramazione – la CM Sistemi Sud – proprio in Calabria, regione dalla quale la attuale corporate aveva avuto origine negli anni ottanta. Ma anche la regione dove questa societa’ si aggiudica da sempre l’appalto per la “cura” degli uffici giudiziari. E in cui risiede il suo amministratore delegato: quella stessa Enza Bruno Bossio, moglie del plenipotenziario Ds Nicola Adamo ma, soprattutto, pesantemente indagata prima nell’inchiesta Poseidone (il bubbone avocato a De Magistris in circostanze ancora tutte da chiarire sul piano della legittimita’) e poi in Why Not.
Perche’ del colosso CM Sistemi Maurizio Poerio e’ una colonna portante, capace di tessere ed orientare i rapporti con la pubblica amministrazione – leggi in particolare Via Arenula – come e’ scritto, fra l’altro, nell’indicazione specifica delle sue mansioni: “consigliere delegato ai rapporti istituzionali”.
Ma Poerio non e’ solo un manager dell’ICT (Information and Communication Technology) prestato alla CM. Il suo ruolo, come dimostra la perquisizione di De Magistris presso i suoi uffici romani, va ben oltre. L’11 settembre del 2006, interrogato nell’ambito di Poseidone, l’imprenditore calabrese prova a prendere le distanze da quella societa’, che appare gia’ dentro fino al collo nell’inchiesta giudiziaria. «Conosco molto bene – affermava rispondendo ad una precisa domanda – Marcello Pacifico, presidente della CM Sistemi, societa’ per la quale ho collaborato attraverso un contratto di consulenza professionale». Un tentativo estremo di prendere il largo: da buon commercialista (e’ iscritto all’ordine di Catanzaro) Poerio sapeva bene che sarebbe bastata una semplice visura camerale a smentirlo. Della romana CM Sistemi spa, infatti, oltre un milione e mezzo di capitale nel motore, il manager calabrese e’ a tutti gli effetti consigliere d’amministrazione, all’interno di un organigramma che risulta quasi identico a quello della sua costola meridionale, la stessa CM Sistemi Sud capitanata dalla Bruno Bossio. Perche’ allora parlare di semplici “consulenze”? Il fatto e’ che la faccenda si stava facendo complicata. Dal momento che per la prima volta quel grande orecchio invisibile capace di scrutare dentro tutti gli uffici giudiziari italiani stava dando segnali concreti della sua esistenza. E in gioco – cominciava a capire De Magistris, ma ne era ben consapevole da tempo lo stesso Poerio – non c’era solo la storia degli appalti pilotati a Procure e tribunali della Calabria (gara “regolarmente” aggiudicata per l’ennesima voltra alla CM Sistemi Sud), ma la credibilita’ dell’intero pianeta giustizia nel nostro Paese, se non addirittura i destini del sistema Italia. E questo, soprattutto per due principali motivi.
E’ il consulente del pubblico ministero De Magistris, Pietro Sagona, ad illuminare i pm salernitani su alcune circostanze a dir poco imbarazzanti che riguardano la CM Sistemi (siamo al 7 aprile 2008, ma Sagona riferisce particolari che evidentemente erano gia’ ben noti a Poerio e company): «Nell’ambito degli accertamenti da me espletati e’ emersa la rilevanza del consorzio Tecnesud, destinatario di un finanziamento pubblico gia’ in fase di stipula della convezione con il Ministero delle Attivita’ Produttive, non stipulato soltanto a causa della mancanza di uno dei cinque certificati antimafia richiesti e pervenuti relativo alla societa’ Forest srl titolare di un’iniziativa consorziata ed agevolata. Il finanziamento era di sessanta milioni di euro complessivi, otto dei quali a carico della Regione Calabria, il residuo a carico dello Stato». Del consorzio faceva parte anche la CM Sistemi. Ma perche’ alla socia Forest non era stato rilasciato il certificato antimafia? Risponde Sagona: «Presidente della Forest era tale avvocato Giuseppe Luppino, nato a Gioia Tauro il 5 marzo 1959, nipote di Sorridente Emilio, classe 1927, ritenuto organicamente inserito nella consorteria mafiosa dei Piromalli-Mole’». E non e’ finita: «il predetto Luppino risultava esser stato denunciato per gravi reati quali turbata liberta’ degli incanti, favoreggiamento personale, falsita’ ideologica ed associazione per delinquere di stampo mafioso» e sottoposto a procedimento penale a Palmi.
Ricapitolando: la CM Sistemi, talmente affidabile da vincere la gara d’appalto per l’informatizzazione di tutti gli uffici giudiziari nella regione Calabria, sedeva nel consorzio Tecnesud accanto ad una sigla, la Forest, riconducibile ad una fra le piu’ pericolose cosche della ‘ndrangheta.
Una circostanza allarmante. Ma non l’unica. In quello stesso, fatidico interrogatorio dell’11 settembre 2006 Poerio, per accrescere la propria credibilita’ di manager in rapporti transnazionali, non manco’ di aggiungere: «Mi sono occupato per conto della I.T.S. di una serie di progetti per l’utilizzo di tecnologie per le informazioni satellitari per uso civile, quale ad esempio il progetto Echelon negli Stati Uniti d’America e GIS in Italia». Di sicuro, insomma, Poerio era un personaggio che in fatto di “controllo a distanza” poteva considerarsi fra i massimi esperti mondiali.

I FRATELLI DEL RE.GE.
Fu probabilmente proprio allora che la sensazione di essere spiato divento’ per De Magistris qualcosa di piu’ d’una semplice impressione. Con elementi che nel tempo andavano ad incastrarsi come tessere di un mosaico per confermare quella ipotesi. Sara’ lo stesso ex pm a raccontarlo piu’ volte ai colleghi salernitani, come si legge in alcune pagine delle sue lunghe verbalizzazioni riportate per esteso nell’ordinanza di perquisizione e sequestro emessa a carico della Procura di Catanzaro.
Il 24 settembre del 2008 De Magistris contestualizza innanzitutto tempi e personaggi di quel “sistema” che aveva il suo terminale dentro il ministero della Giustizia, retto nel 2007 dall’indagato di Why Not Clemente Mastella. Ed arriva al collegamento fra quest’ultimo e la CM Sistemi. Ci arriva attraverso un altro carrozzone politico destinatario di enormi provvidenze pubbliche in Calabria, il consorzio TESI, del quale faceva parte la societa’ della Bruno Bossio (e quindi di Poerio): sempre lei, la regina CM. «Personaggio che ritenevo centrale quale anello di collegamento tra il Mastella ed ambienti politici ed istituzionali, oltre che professionali, in Calabria ed anche a Roma – dichiara De Magistris – era l’avvocato Fabrizio Criscuolo, il cui nominativo emergeva anche nelle agende e rubriche rinvenute durante le perquisizioni effettuate nei confronti del Saladino (il principale inquisito di Why Not Antonio Saladino, ndr). Nello studio associato Criscuolo presta servizio quale avvocato anche Pellegrino Mastella, figlio dell’ex-ministro».
Ma non basta. «Il predetto Criscuolo risulta aver coperto la carica di consigliere d’amministrazione della Aeroporto Sant’Anna spa, con sede in Isola Capo Rizzuto, il cui presidente era il professor Giorgio Sganga, coinvolto nelle indagini Poseidone e Why Not in quanto compariva nell’ambito della compagine della societa’ TESI» in compagnia, appunto, della CM. Insomma, da Mastella a Criscuolo, da Criscuolo a Sganga fino a TESI, dove ritroviamo la CM e gli appalti negli uffici giudiziari. Compresa la realizzazione del RE.GE, vale a dire lo strategico Registro Generale centralizzato nel quale pm e gip sono tenuti a riversare tutte le risultanze del loro lavoro, ma anche ad anticipare le iniziative giudiziarie (perquisizioni, sequestri etc.) che andranno ad effettuare di li’ a poco.
Altro trait d’union fra gli artefici del Grande Orecchio in Procura e l’allora titolare di Via Arenula lo si rintraccia seguendo la carriera del secondo figlio di Mastella, Elio. «Dalle attivita’ investigative che stavo espletando – precisa De Magistris – era emerso che Elio Mastella era dipendente, quale ingegnere, nella societa’ Finmeccanica, oggetto di investigazioni nell’inchiesta Poseidone, societa’ interessata anche ad ottenere il controllo, proprio durante il dicastero Mastella, dell’intero settore delle intercettazioni telefoniche». Ma in Finmeccanica «si evidenzia anche il ruolo di Franco Bonferroni (legatissimo a piduisti come Giancarlo Elia Valori e Luigi Bisignani, ndr) gia’ destinatario di decreto di perquisizione e coinvolto nelle inchieste Poseidone e Why Not, nonche’ il genero del gia’ direttore del Sismi, il generale della GdF Nicolo’ Pollari». E dire Finmeccanica significava in qualche modo tornare a Maurizio Poerio, che proprio insieme a quella societa’ aveva preso parte a numerosi progetti internazionali, in primis quello denominato “Galileo”.

IL NEMICO TI ASCOLTA
Il 16 novembre 2007 De Magistris dichiara di aver acquisito elementi sull’attivita’ di “monitoraggio” che andava avanti ai suoi danni (e questo spiegherebbe fra l’altro anche il rincorrersi di strane “anticipazioni”, come quando il pm apprese dell’avocazione del fascicolo Poseidone dalla telefonata di un giornalista dell’Ansa dopo che, a sua totale insaputa, la notizia era addirittura gia’ stata pubblicata da un quotidiano locale): «spesso ho avuto l’impressione di essere anticipato, e questo sia in “Poseidone che in Why Not; si e’ verificato, cioe’ proprio mentre… appena arrivo al punto finale, le indagini vengono sottratte. Poi… intervenivano le interrogazioni parlamentari, e arrivavano gli ispettori, e arrivavano le missive. Cioe’ sempre o di pari passo, o qualche volta addirittura in anticipo su quelle che potevano essere poi le mosse formali successive».
Ma le “fughe di notizie”, una volta trovato il sistema per realizzarle, potevano anche essere sapientemente pilotate: «ad un certo punto – dice De Magistris ai colleghi di Salerno nelle dichiarazioni rese a dicembre 2007 – penso che sia stata utilizzata la tecnica di “pilotare” una serie di fughe di notizie per poi attribuirle a me. Si facevano avere notizie anche a giornalisti che avevo conosciuto in modo tale da attribuire poi a me il ruolo di “fonte” di questi ultimi. Per non parlare delle gravi e reiterate fughe di notizie sulle audizioni al Csm anche in articoli pubblicati dal Corriere della Sera e da La Stampa: perfino la mia memoria, depositata con il crisma del protocollo riservato, e’ stata riportata, in parte, virgolettata».
E cosi’, grazie allo stesso, collaudato “orecchio”, puo’ accadere anche che, alla vigilia di importanti e riservatissimi provvedimenti cautelari, i destinatari siano gia’ ampiamente informati e mettano in atto adeguate contromisure. E se il metodo funziona, perche’ non adottarlo anche in altre Procure, come a Santa Maria Capua Vetere? Torniamo a fine 2007, ai giorni caldi che precedettero le dimissioni di Mastella, il ritiro della fiducia al governo da parte dell’Udeur e la conseguente caduta dell’esecutivo Prodi. «Taluni quotidiani nazionali – osserva De Magistris – hanno riportato fatti dai quali si evincerebbe che lo stesso senatore Mastella o ambienti a lui vicinissimi abbiano contribuito, forse anche con l’ausilio di soggetti ricoprenti posti apicali al Ministero della Giustizia, a far trapelare la notizia degli imminenti arresti da parte della magistratura di Santa Maria Capua Vetere, o che comunque fossero al corrente del fatto e si adoperassero per predisporre una “strategia difensiva”. Del resto resoconti giornalistici informano che il senatore Mastella avesse gia’ pronto un “ricco” discorso in Parlamento ed il consuocero (Bruno Camilleri, cui stava per essere notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ndr), la sera prima, si fosse ricoverato in una clinica».

DA POSEIDONE A USTICA
Come abbiamo visto, l’Echelon del 2000 non e’ piu’ la creatura misteriosa messa in piedi negli anni della guerra fredda dai pionieri della tecnologia. Oggi le apparecchiature avvolgono in una rete invisibile praticamente tutti i palazzi di giustizia. Ed il controllo e’ centralizzato. Ovvio, allora, che se si intende “gestire” questo sistema garantendosi ogni possibilita’ di accesso occulto (la parola spionaggio a questo punto perde anche di senso) occorre poter contare su garanti fidati. Persone che, per il loro passato, offrano i massimi requisiti di affidabilita’ e riservatezza.
E torniamo a Maurizio Poerio, le cui origini ci conducono lontano nel tempo. Fino a quel 27 giugno del 1980 quando il DC 9 Itavia caduto nei mari di Ustica con 81 persone a bordo avrebbe dovuto mostrare agli occhi del mondo le attivita’ di terrorismo internazionale messe in atto dal nemico numero uno degli americani, il leader libico Muammar Gheddafi. Un punto chiave dentro quelle complesse indagini (che ancora oggi attendono una risposta univoca sui mandanti) fu il piccolo aereo libico, un MIG, caduto in quelle stesse ore nel territorio di Villaggio Mancuso, sulla Sila, comune di Castelsilano, al quale l’inchiesta di Rosario Priore dedica alcune centinaia di pagine. Perche’ dalla data precisa del suo abbattimento (deducibile anche dai frammenti presenti sul posto) discendeva tutta la ricostruzione dello scenario di guerra in atto quella notte nei cieli d’Italia. Di particolare rilevanza per le indagini il fatto che quel territorio era assai vicino alla base logistica dell’Itavia e degli F16 militari. Un luogo scottante, dunque. Tanto che anche il capitolo sull’impresa che si aggiudico’ i lavori per la raccolta e lo stoccaggio dei frammenti del velivolo libico presenta ancora oggi molti punti oscuri. A cominciare dal fatto che quella ditta fu chiamata a trattativa privata. Ed era in forte odor di mafia.
Passano alcuni anni. Nel ‘93, nell’ambito del Gruppo Mancuso, nasce la Minerva Airlines. «La societa’, di proprieta’ di Maurizio Poerio – annotano i cronisti qualche anno piu’ tardi – si propone di valorizzare l’aeroporto di Crotone, ridotto ad “aeroprato” dopo essere stato base di Itavia e degli F16 militari».
47 anni, nato a Catanzaro (e verosimilmente imparentato col catanzarese Luigi Poerio, classe 1954, ingegnere edile ed iscritto alla Massoneria), Maurizio Poerio si laurea in economia a Bologna, poi si butta nell’alimentazione del bestiame: torna in Calabria e rileva la Mangimi Sila, piattaforma di lancio per i vertici di Confindustria dove restera’ a lungo (al pm De Magistris racconta, fra l’altro, dei suoi rapporti professionali e d’amicizia con l’attuale leader Emma Marcegaglia). Minerva Airlines viene dichiarata fallita dal tribunale di Catanzaro a febbraio 2004. E Poerio andra’ a rivestire ruoli sempre piu’ apicali nelle principali business company dell’ICT, proiettando al tempo stesso la “sua” CM Sistemi dentro il cuore degli uffici giudiziari italiani.

DA WHY NOT A VIA D’AMELIO
«Altro che Grande Orecchio nei computer di Giacchino Genchi – dice un esperto in riferimento alle accuse rivolte al principale consulente informatico di De Magistris – la verita’ e’ che la centrale di ascolto ha oggi i suoi terminali al Ministero, nei Palazzi di Giustizia. E che Genchi tutto questo lo aveva scoperto da tempo».
Il tempo che basta per capire le tante, impressionanti ricorrenze tra fatti e personaggi delle attuali inchieste calabresi ed il contesto di omissioni ed omerta’ dentro cui maturarono, nel 1992, la strage di via D’Amelio e le successive, tortuose indagini. Alle quali prese parte proprio Gioacchino Genchi.
E’ stato lui ad indicare senza mezzi termini l’allucinante sequenza delle “similitudini”, senza tuttavia fornire ulteriori particolari. E allora proviamo a ricostruirne qualcuno noi.
Cominciando magari dai Gesuiti, da quella Compagnia delle Opere onnipresente nelle inchieste di Catanzaro (basti pensare alla figura centrale di Antonio Saladino) che all’epoca di Falcone e Borsellino era incarnata a Palermo da padre Ennio Pintacuda, fondatore del Cerisdi, il Centro Ricerche e Studi Direzionali con sede in quello stesso Castello Utveggio che sovrasta Palermo. E nel quale aveva una sede di copertura, nel ‘92, anche quell’ufficio riservato del Sisde che avrebbe rivestito una parte rilevantissima nella strage. Fino al punto che – secondo molte accreditate ricostruzioni – il telecomando che innesco’ l’autobomba poteva essere posizionato proprio all’interno del castello. Pochi minuti dopo l’eccidio Genchi effettua un sopralluogo proprio sul monte Pellegrino, a Castello Utveggio. Si legge nella sentenza del Borsellino bis: «Il dr. Genchi ha chiarito che l’ipotesi che il commando stragista potesse essere appostato nel castello Utevggio era stata formulata come ipotesi di lavoro investigativo che il suo gruppo considerava assai utile per ulteriori sviluppi».
Oggi il Cerisdi svolge rilevanti attivita’ formative su incarico della Pubblica Amministrazione, prime fra tutti la Regione Calabria e la citta’ di Palermo. Suo vicepresidente (per il numero uno va avanti da anni la disputa e la poltrona risulta vacante) e’ un penalista palermitano, Raffaele Bonsignore, difensore di pezzi da novanta di Cosa Nostra. Ma anche del “giudice ammazzasentenze” Corrado Carnevale.
Co-fondatore del Centro Studi era stato negli anni novanta l’allora presidente dc della Regione Sicilia Rino Nicolosi: se la sua era un’investitura di carattere politico, di tutto rilievo operativo nel Cerisdi risultava invece la figura del suo braccio destro Sandro Musco, che si occupava fra l’altro di rapporti istituzionali e con le imprese. Massone, docente di filosofia, Musco e’ oggi tra i principali referenti dell’Udeur in Sicilia.
Mastella, ancora lui. Il suo nome ricorre, non meno di quello del pentito Francesco Campanella, che ritroviamo nelle carte di Why Not. Fu proprio Musco a consegnare nelle mani di Mastella, durante la convention di Telese del 2005, la lettera privata in cui Campanella si gettava ai piedi del leader: «Carissimo Clemente, ti scrivo con il cuore gonfio di tantissime emozioni, esclusivamente per ringraziarti di cuore poiche’ nella mia vita ho frequentato tantissima gente e intrattenuto innumerevoli rapporti, tanti evidentemente errati. Sei l’unica persona del mondo politico che ricordo con affetto, con stima, con estremo rispetto, perche’ sei sempre stato come un padre per me, e resta in me enorme l’insegnamento della vita politica che mi hai trasmesso. (…) Affido questa lettera a Sandro che tra i tanti e’ una persona che nella disgrazia mi e’ stata vicina. Sappi che ripongo in lui speranza e fiducia per quello che potra’ darti in termini di contributo. È certamente una persona integra di cui potersi fidare».
Il 3 gennaio 2008 Luigi De Magistris chiarisce ai pubblici ministeri salernitani Gabriella Nuzzi e Dionigi Verasani le circostanze in cui compare il nome di Francesco Campanella nell’inchiesta Poseidone: «venni a sapere che poteva essere utile escutere il collaboratore di giustizia Francesco Campanella che ha ricoperto un importante ruolo politico in Sicilia e che risultava essere anche in contatto con esponenti politici di primo piano, in particolare dell’Udc e dell’Udeur. Tale collaboratore mi rilascio’ significative dichiarazioni con riguardo al finanziamento del partito dell’Udc e le modalita’ con le quali veniva “reinvestito” il denaro, dalla “politica”, in circuiti di apparente legalita’. Dovevo escutere il Campanella, persona affiliata alla massoneria – che si stava ponendo in una posizione di assoluta rilevanza nell’ambito dell’organizzazione mafiosa denominata Cosa Nostra – del quale l’attuale Ministro della Giustizia e’ stato testimone di nozze, in quanto aveva rilasciato all’autorita’ giudiziaria di Palermo dichiarazioni con riguardo a presunte dazioni di denaro illecite con riferimento alle licenze Umts che vedevano, in qualche modo, coinvolti sia l’attuale Ministro della Giustizia Clemente Mastella che l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema».
Una circostanza che Mastella, quando era ministro della Giustizia, ha dovuto smentire in aula rispondendo alla domanda di un avvocato. Era Raffaele Bonsignore, vertice del Cerisdi. E difensore dell’imputato di Cosa Nostra Nino Mandala’.