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Il Pompierino dei Piccoli – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Il Pompierino dei Piccoli – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

da Il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2010

Alla lunga, si sa, i regimi peggiorano anche le persone migliori. Aldo Cazzullo è un ottimo giornalista del Corriere. Due anni fa, quando Uòlter si vantava di non attaccare mai Berlusconi, anzi manco lo nominava, scrisse che era vergognoso sdoganare il conflitto d’interessi. Ma ora che quel conflitto diventa, grazie alle intercettazioni di Trani, il più devastante attentato alla libertà d’informazione nell’Europa del dopoguerra, lui minimizza e fa lo spiritoso. Arriva a sostenere che “la vera notizia da Trani” è che “Berlusconi non se lo fila nessuno” e “la sua struttura di comando è inefficiente”. Forse il Pompierino dei Piccoli non ha mai visto il Tg1 scodinzolino, il Tg5, il Tg2, i tristi cabaret di Studio Aperto, Tg4, Mattino 5 e via strisciando. Forse non ha letto le intercettazioni di Trani. O forse non le ha capite.

Infatti scrive che “Innocenzi non combina nulla” e così Masi, Calabrò, la Vigilanza, l’Authority, la Rai, tant’è che Annozero “è ancora lì”. Strano: a noi risulta chiuso assieme agli altri per l’ultimo mese di campagna elettorale in barba alla legge sulla par condicio. Il Pompierino se n’è accorto, ma crede che la serrata non l’abbia voluta Berlusconi, bensì “un parlamentare dell’opposizione, Beltrami (si chiama Beltrandi, ma fa niente, ndr), appoggiato dalla maggioranza”: tesi curiosa, visto che Beltrandi conta uno, tutte le opposizioni han votato contro e tutta la maggioranza pro.
Lo stesso 10 febbraio 2010, presentando il libro di Vespa, Berlusconi rivendicò l’attentato: “Giusto chiudere quei pollai, mi spiace solo per Porta a Porta”. La prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo. Del resto aveva già cantato tre mesi prima, il 4 novembre 2009, quando commissionò la strategia all’apposito Innocenzi: “Io farei così, io ho parlato col direttore Masi e con tutti i nostri uomini, perché ho fatto uno studio, non c’è nessuna tv europea in cui ci sono questi pollai. Perché dobbiamo avere queste fabbriche di fango e di odio? Ecco, quel che adesso bisogna concertare è che l’azione vostra sia da stimolo alla Rai per dire ‘chiudiamo tutto’. Non solo Santoro: tutte le trasmissioni di questo tipo”.

Già allora Innocenzi sapeva che a febbraio sarebbe scattato il black out dei programmi giornalistici con la scusa del voto: “Vado in Procura e denuncio Calabrò per scarsa volontà di procedere (contro Annozero, ndr), se no la tira in lungo per due mesi e poi non si fa un cazzo… Questo tra due mesi sospende le trasmissioni, ché ci sono le elezioni”. Temeva di “restare col cerino in mano”, ricordava i suoi ”30 anni di rapporto con una persona (il Banana, ndr)” e il suo “piccolo futuro da preservare” alla corte di Arcore. Così si proponeva di ricattare il presidente dell’Agcom, minacciando di raccontare alla stampa o ai giudici come si era “fatto i cazzi suoi” su alcuni affari trattati dall’Agcom pur di strappargli la firma che autorizzasse Masi a chiudere Annozero.

Se poi né Calabrò né Masi hanno firmato, non è perché il Banana non riesca a farsi obbedire, ma perché le istruttorie aperte dall’Agcom si sono protratte fino alla serrata di febbraio; e soprattutto perché Annozero va in onda per decisione dei giudici, non della Rai, e nessuno dei due voleva firmare una censura illegale che l’avrebbe trascinato in tribunale. Ciò vuol dire che Berlusconi non se lo fila nessuno? Che non è successo niente? Cazzullo faccia uno sforzo e provi a immaginare di essere la firma più letta del Corriere. Chissà come si sentirebbe a lavorare sapendo che l’editore gli tifa contro, non vede l’ora che “faccia la pipì fuori dal vaso” per cacciarlo, sollecita esposti contro di lui, tresca alle sue spalle con politici, amministratori, vigilantes e presunti arbitri. Chissà come reagirebbe se, ogni volta che scrive un pezzo, l’editore gl’inviasse una minaccia di multa fino al 3% del fatturato. Chissà che direbbe se un collega che confonde la penna con l’estintore gli ridesse pure in faccia: “Ma di che ti lamenti? Mica ti hanno cacciato. Su con la vita!”. E chissà quale uso alternativo gli consiglierebbe, per l’estintore.
(Vignetta di Fifo)

“Stai attento a parlare…” – Peter Gomez – Voglio Scendere

“Stai attento a parlare…” – Peter Gomez – Voglio Scendere.

Il Fatto Quotidiano, 17 marzo 2010

Adesso a Roma, nelle fila del centrodestra, è tutto un gridare alla fuga di notizie. È una caccia continua alle fonti che hanno permesso a Il Fatto Quotidiano di ricostruire parte dei contenuti dell’indagine di Trani sulle pressioni e le minacce del premier, Silvio Berlusconi, all’Agcom. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha sguinzagliato i suoi ispettori. Il vicepresidente dei senatori del Pdl, Domenico Nania, parla di un “disegno politico”. L’avvocato-deputato Niccolò Ghedini denuncia la “violazione del segreto istruttorio”. Il presidente del Senato, l’avvocato Renato Schifani, chiede che venga approvata in fretta la legge mordacchia sugli ascolti telefonici “per porre i cittadini al riparo da pubblicazioni che riguardano la loro vita privata e fatti non penalmente rilevanti”, dimenticando che ben poco (anzi niente) di ciò che è finora è finito sulle pagine dei giornali riguarda la privacy del cittadino presidente del Consiglio.

Come è doveroso, comunque, la Procura di Trani indaga. Anche se, a ben vedere, la fuga di notizie più misteriosa di tutta l’inchiesta sull’Agcom non riguarda tanto Il Fatto Quotidiano che, per dovere di cronaca, è tenuto a pubblicare quanto sa (e riesce a verificare) sui lati oscuri del potere. Lo spiffero più inquietante riguarda invece sempre lui: Silvio Berlusconi. Il premier, infatti, almeno dai primi di dicembre era a conoscenza dell’esistenza di un’inchiesta sull’Autorità garante delle Comunicazioni. Pochi giorni prima delle deposizioni, ancora nelle vesti di testimoni, del direttore del Tg1, Augusto Minzolini ,e del membro dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi, messe in calendario dalla procura per il 17 dicembre (filone carte di credito revolving), il leader del Pdl esterna le sue preoccupazioni proprio a Innocenzi.

Siamo nella settimana calda della puntata di Annozero dedicata alla presunta trattativa Stato-mafia e alle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza su Marcello Dell’Utri e lo stesso Berlusconi. Il presidente del Consiglio, come sempre, vorrebbe che non andasse in onda. Negli uffici dell’Authority sono in corso le grandi manovre tra i membri, in teoria indipendenti, dell’Autorità di garanzia. Ma il problema è sempre il solito. Il presidente Corrado Calabrò, resta sulla sua linea. L’Agcom può eventualmente sanzionare ciò che accade in una trasmissione televisiva solo dopo che è andata in onda, non prima. Berlusconi e Innocenzi, comunque, ci riprovano. Sperano che durante la riunione del consiglio, Calabrò finisca per cambiare idea e che voti con i membri legati al centrodestra “un provvedimento d’urgenza”. Per questo Innocenzi spiega che sta per telefonare al Garante. Ma il premier lo invita alla prudenza: “Stai attento a parlare col presidente”, ammonisce, “ci sono voci, non so se fondate che dicono che abbia il telefono sotto controllo”. L’informazione è (quasi) esatta. Davvero l’Agcom è sotto inchiesta. Solo che nel mirino degli investigatori non c’è Calabrò, ma Innocenzi. Insomma qualcuno ha parlato. Ma chi? Gli accertamenti finora non hanno permesso di stabilirlo.

È noto che, nel recente passato, il premier si è reso protagonista di memorabili sfuriate nei confronti dei vertici dei Servizi segreti e di varie forze di polizia colpevoli, a suo avviso, di non averlo messo in guardia dal frequentare personaggi, come il giovane imprenditore barese Giampaolo Tarantini (caso Escort), che erano in quel momento nel mirino dei detective. Ma le indagini di Trani sulle eventuali fughe di notizie istituzionali non hanno portato a nessuna certezza e hanno finito solo per mettere in luce solo i timori di Innocenzi.
Anche l’ex manager Fininvest ha infatti dei sospetti. A Berlusconi confida di aver trovato sul display del suo apparecchio portatile un numero che, una volta richiamato, è risultato inesistente. Uno dei tecnici dell’Authority gli ha pure spiegato che quello poteva essere un sistema per ascoltargli le telefonate. Per questo vuole disporre altri controlli. All’improvviso il premier si fa così laconico e pensieroso. Dopo poche frasi chiude la conversazione. Forse ha un presentimento. Ma ormai è tardi. Maledettamente tardi. Quello che ha detto e fatto contro la libertà d’informazione è lì, inciso nelle memorie dei computer della Guardia di finanza. E non può più essere cancellato.

Antimafia Duemila – L’ossessione televisiva

Fonte: Antimafia Duemila – L’ossessione televisiva.

di Curzio Maltese – 15 marzo 2010
La televisione conta poco o nulla nel consenso a Berlusconi? A parlare dei processi e degli scandali che riguardano il premier gli si fa soltanto un favore?

Invece di rompere le tasche da anni a noi «antiberlusconiani», i professorini di liberalismo dovrebbero spiegare questi concetti al diretto interessato. Dalle intercettazioni pubblicate da Il Fatto e riprese da tutti, pare infatti che il Cavaliere non si occupi d´altro che di controllare la televisione e i suoi controllori.
Le intercettazioni rivelano la totale sottomissione di funzionari e dipendenti pubblici a un capo politico.
Mentre il Pil crolla e i conti peggiorano il premier trascorre le serate a trovare il modo di chiudere le trasmissioni non gradite.
Mentre il Pil crolla e i premi Nobel per l´economia pronosticano la bancarotta dello Stato italiano, il presidente del Consiglio trascorre le serate a «concertare» con il commissario dell´Agcom Giancarlo Innocenzi e con altri sottoposti il modo di chiudere Annozero, si sbatte per impedire in futuro l´accesso agli studi Rai a Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro, ordina l´oscuramento perpetuo di Antonio Di Pietro, perde perfino tempo a spiegare a Minzolini che cosa deve dire nell´editoriale del giorno dopo. Tutto purché non passi nel servizio pubblico una mezza informazione sui processi e gli scandali che lo riguardano. Al resto, ci pensano i fidi direttori dei tiggì.
È un concentrato nauseabondo di regime quello che emerge dai dialoghi al telefono. Un padrone ossessivo e dittatoriale che impartisce ordini pazzeschi a un branco di servi contenti. Nel novembre scorso, alla vigilia di una puntata di Santoro dove figura fra gli invitati, Maurizio Belpietro, classico giornalista da riporto, telefona al padrone per informarlo che si parlerà del caso Mills. Berlusconi diventa una furia, chiama il suo uomo all´Autorità delle Comunicazioni, Innocenzi, e gli affida la missione di impedire la messa in onda del programma. Innocenzi chiama il direttore generale della Rai che un po´ si lamenta («nemmeno in Zimbabwe») ma poi illustra allo sprovveduto censore il sistema per bloccare Santoro. In futuro però, perché per impedire la messa in onda la sera stessa bisognerebbe fare un golpe. Ipotesi ancora prematura. Nel frattempo il premier del fare ha già sparso minacce e pressioni per mezza Italia e inviato in missione Letta da Calabrò, presidente dell´Autorità. Un copione simile si rivede ogni volta che Annozero affronta le questioni giudiziarie del premier, per esempio nei giorni della deposizione del pentito Spatuzza. In questo caso scatta anche la rappresaglia sotto forma di editoriale di Minzolini. Quello che teme chi vuole dimezzarne la professionalità. Ponendo un affascinante quesito matematico: si può dimezzare lo zero assoluto?
Ma qui nello Zimba, nemmeno Zimbabwe, si può tutto. Nessuno si scandalizza. Il direttore del Tg1 sostiene che sia normale per un giornalista prendere ordini dal presidente del Consiglio. «Altrimenti che giornalista sarei?». Quando si dice una domanda retorica. I professori di liberalismo invitano, come sempre quando si tratta di persone di rispetto, a non criticare (ovvero: «linciare») nessuno prima che siano provati i reati in maniera definitiva. Quindi, mai. In Italia infatti i processi a potenti da decenni non giungono a sentenza definitiva. In compenso la libera informazione italiana può sempre sfogarsi mettendo alla gogna mediatica qualsiasi anonimo poveraccio incappato in un´indagine su un delitto di periferia, senza suscitare le ire dei garantisti nostrani. Così com´è un costume diffuso in Europa, nel Nord America e finanche in molte democrazie africane e asiatiche, esprimere giudizi etici e politici sui comportamenti delle figure pubbliche addirittura – sebbene alcuni opinionisti indigeni non lo crederanno mai – in assenza di veri e propri reati.
Se dalle intercettazioni e dai comportamenti concreti del commissario Innocenzi e del direttore Minzolini, funzionario e dipendente pubblico, emerge una totale sottomissione a un capo politico, non c´è alcun bisogno di aspettare l´esito dell´inchiesta di Trani per dare un giudizio del loro operato. Almeno se si vuole continuare a fingere di essere un paese normale.
Peraltro, a volte queste cose accadono anche in paesi meno normali. Tanto per rimanere in tema, tre anni fa a Bulawayo l´arcivescovo Pius Ncube, anche in seguito alla protesta dei fedeli, rassegnò le dimissioni per potersi difendere «più liberamente e senza coinvolgere la Chiesa» in un processo per reati sessuali. Bulawayo è nello Zimbabwe.

Arbritri venduti – Passaparola – Voglio Scendere

In un paese serio una storia del genere scatenerebbe un putiferio da parte della stampa e dell’opposizione. Vorrei anche in Italia una stampa e un’opposizione non complici di questo sfacelo.

Buongiorno a tutti, scrive Vittorio Feltri oggi, anche a lui capita di scrivere delle cose sensate almeno nelle prime righe “Il Fatto quotidiano” giornale criticabile e criticato, ma interessante, tant’è vero che con 4 gatti in redazione, riesce a far impazzire il potere e a vendere abbastanza copie per essere autonomo, pubblica alcuni giorni fa una notizia in copertina “la Procura di Trani ha aperto un’inchiesta che riguarda anche Berlusconi, arricchita di intercettazioni telefoniche in cui il Premier ne dice di ogni colore contro Santoro e Floris, programma Annozero antipatizzante del centro-destra” va bene, questa è la sintesi, ci prendiamo volentieri del giornale autonomo che fa impazzire il potere e che vende abbastanza copie, questo è un merito oltre che dei nostri giornalisti, anche di voi lettori e state addirittura aumentando in questi ultimi giorni!

L’inchiesta di Trani su Berlusconi, Minzolini e l’Agcom

La notizia è chiara, c’è un’inchiesta a Trani in cui il Premier è indagato per concussione, sono indagati anche, forse per concussione o per qualche altro reato collegato il direttore del Tg1 Minzolini e il commissario dell’AgCom, l’autorità garante per le comunicazioni Giancarlo Innocenzi, già dirigente della Fininvest, già membro del Governo Berlusconi come sottosegretario alle stesse comunicazioni.

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Ride il telefono – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Fonte: Ride il telefono – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

da Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2010

C’è un solo genere letterario più avvincente delle intercettazioni: i commenti alle intercettazioni sui giornali berlusconiani e “riformisti” (cioè berlusconiani non appartenenti a Berlusconi). La linea di quelli berlusconiani doc è nota: dipende da chi è l’intercettato. Se è Berlusconi, le intercettazioni non si devono pubblicare, anzi non si devono proprio fare. Se è qualcuno del centrosinistra, si devono fare e pubblicare anche se coperte da segreto. Infatti, ora che c’è di mezzo il padrone, il Geniale chiede addirittura di “intercettare i magistrati” per “scoprire e punire chi passa notizie ai giornali”.

E’ lo stesso Geniale che pubblicò testualmente quelle segrete (neppure trascritte) tra Fassino e Consorte prima delle elezioni del 2006, conservate in cassaforte dalla Procura in attesa di inviarle al gip e di lì alla Camera. E’ lo stesso Geniale che pubblicò le foto di un non indagato a proposito di una vicenda privata (Sircana in auto nei pressi di un trans), estranee al fascicolo processuale. Poi Panorama pubblicò le telefonate segrete tra il premier Prodi e alcuni personaggi che ne raccomandavano altri. E noi, convinti che il giornalista debba pubblicare tutte le notizie d’interesse pubblico, segrete o non segrete, di provenienza giudiziaria o diversa, scrivemmo che il Geniale e Panorama avevano fatto benissimo, anche violando il segreto (per Fassino e Prodi) e la privacy (di Sircana), visto che si trattava di personaggi pubblici e, nel terzo caso, di un tentato ricatto. Ma noi scriviamo per i lettori, non per il padrone.
Poi ci sono i giornali berlusconiani del secondo tipo: quelli terzisti e “riformisti”. Sono tutti lì a spaccare il capello in quattro pur di non parlare dei fatti che disturbano le loro opinioni, anzi le smentiscono. Si domandano dov’è il reato, come se minacciare il presidente dell’Agcom e il dg della Rai perché trovino un pretesto per chiudere Annozero fosse cosa lecita (l’ha spiegato ieri il procuratore Capristo, rispondendo alla richiesta-boomerang del geniale Ghedini, quali sono i reati: vedi agli articoli 317 e 338 del Codice penale). S’interrogano pensosi sulla competenza di Trani, come se la questione si ponesse durante le indagini e non alla fine. Chiedono – per le penne di Macaluso jr. e di Cerchiobattista – di “attendere una sentenza definitiva” per giudicare ciò che è già sotto gli occhi di tutti. Ecco: se vedono un tipo uscire da una banca in mascherina e calzamaglia col sacco pieno, questi aspettano la Cassazione per gridare al ladro.

Intendiamoci: la costernazione dei “liberali” del Pompiere della Sera dinanzi alle intercettazioni raccontate dal Fatto è comprensibile. Da anni si affannano a spiegare che: il miglior alleato del Banana è Di Pietro; chi racconta i processi al Banana fa il suo gioco; ogni puntata di Annozero gli regala migliaia di voti; e, naturalmente, la tv non sposta voti. A furia di ripeterlo, sono riusciti a convincerne i leader del Pd e di mezza sinistra, che infatti detestano Di Pietro e Santoro, non parlano dei processi al Banana e il conflitto d’interessi non solo non l’hanno mai risolto, ma manco lo nominano più.

Poi purtroppo, a sbugiardarli, provvedono le intercettazioni: dal crac Hdc al caso Saccà allo scandalo Scodinzolini-Agcom, immortalano regolarmente il Banana tutto preso a cancellare Di Pietro dalle tv (Mentana fu cacciato per averlo invitato a Matrix e Costanzo ha rivelato che il Banana lo chiamava solo quando aveva l’ex pm nel suo Show), a fucilare Annozero (come già Sciuscià), a bloccare i programmi che parlano dei suoi processi e cioè a dimostrare che la tv i voti li sposta eccome. Infatti la tv è e rimane sua. Mai una volta che lo si senta dire: “Di Pietro e Santoro mi fanno guadagnare voti, dunque li voglio in onda 24 ore su 24 a parlare dei miei processi”. Ecco: Di Pietro e Santoro sono i suoi migliori alleati (diversamente da Casini e D’Alema, vere spine nel fianco), ma il Banana non lo sa: non se n’è mai accorto. Qualcuno, per favore, lo informi. Oppure avverta i pompieri della sera che è ora di cambiare musica.da Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2010

C’è un solo genere letterario più avvincente delle intercettazioni: i commenti alle intercettazioni sui giornali berlusconiani e “riformisti” (cioè berlusconiani non appartenenti a Berlusconi). La linea di quelli berlusconiani doc è nota: dipende da chi è l’intercettato. Se è Berlusconi, le intercettazioni non si devono pubblicare, anzi non si devono proprio fare. Se è qualcuno del centrosinistra, si devono fare e pubblicare anche se coperte da segreto. Infatti, ora che c’è di mezzo il padrone, il Geniale chiede addirittura di “intercettare i magistrati” per “scoprire e punire chi passa notizie ai giornali”.

E’ lo stesso Geniale che pubblicò testualmente quelle segrete (neppure trascritte) tra Fassino e Consorte prima delle elezioni del 2006, conservate in cassaforte dalla Procura in attesa di inviarle al gip e di lì alla Camera. E’ lo stesso Geniale che pubblicò le foto di un non indagato a proposito di una vicenda privata (Sircana in auto nei pressi di un trans), estranee al fascicolo processuale. Poi Panorama pubblicò le telefonate segrete tra il premier Prodi e alcuni personaggi che ne raccomandavano altri. E noi, convinti che il giornalista debba pubblicare tutte le notizie d’interesse pubblico, segrete o non segrete, di provenienza giudiziaria o diversa, scrivemmo che il Geniale e Panorama avevano fatto benissimo, anche violando il segreto (per Fassino e Prodi) e la privacy (di Sircana), visto che si trattava di personaggi pubblici e, nel terzo caso, di un tentato ricatto. Ma noi scriviamo per i lettori, non per il padrone.
Poi ci sono i giornali berlusconiani del secondo tipo: quelli terzisti e “riformisti”. Sono tutti lì a spaccare il capello in quattro pur di non parlare dei fatti che disturbano le loro opinioni, anzi le smentiscono. Si domandano dov’è il reato, come se minacciare il presidente dell’Agcom e il dg della Rai perché trovino un pretesto per chiudere Annozero fosse cosa lecita (l’ha spiegato ieri il procuratore Capristo, rispondendo alla richiesta-boomerang del geniale Ghedini, quali sono i reati: vedi agli articoli 317 e 338 del Codice penale). S’interrogano pensosi sulla competenza di Trani, come se la questione si ponesse durante le indagini e non alla fine. Chiedono – per le penne di Macaluso jr. e di Cerchiobattista – di “attendere una sentenza definitiva” per giudicare ciò che è già sotto gli occhi di tutti. Ecco: se vedono un tipo uscire da una banca in mascherina e calzamaglia col sacco pieno, questi aspettano la Cassazione per gridare al ladro.

Intendiamoci: la costernazione dei “liberali” del Pompiere della Sera dinanzi alle intercettazioni raccontate dal Fatto è comprensibile. Da anni si affannano a spiegare che: il miglior alleato del Banana è Di Pietro; chi racconta i processi al Banana fa il suo gioco; ogni puntata di Annozero gli regala migliaia di voti; e, naturalmente, la tv non sposta voti. A furia di ripeterlo, sono riusciti a convincerne i leader del Pd e di mezza sinistra, che infatti detestano Di Pietro e Santoro, non parlano dei processi al Banana e il conflitto d’interessi non solo non l’hanno mai risolto, ma manco lo nominano più.

Poi purtroppo, a sbugiardarli, provvedono le intercettazioni: dal crac Hdc al caso Saccà allo scandalo Scodinzolini-Agcom, immortalano regolarmente il Banana tutto preso a cancellare Di Pietro dalle tv (Mentana fu cacciato per averlo invitato a Matrix e Costanzo ha rivelato che il Banana lo chiamava solo quando aveva l’ex pm nel suo Show), a fucilare Annozero (come già Sciuscià), a bloccare i programmi che parlano dei suoi processi e cioè a dimostrare che la tv i voti li sposta eccome. Infatti la tv è e rimane sua. Mai una volta che lo si senta dire: “Di Pietro e Santoro mi fanno guadagnare voti, dunque li voglio in onda 24 ore su 24 a parlare dei miei processi”. Ecco: Di Pietro e Santoro sono i suoi migliori alleati (diversamente da Casini e D’Alema, vere spine nel fianco), ma il Banana non lo sa: non se n’è mai accorto. Qualcuno, per favore, lo informi. Oppure avverta i pompieri della sera che è ora di cambiare musica.

Sandra Amurri intervista Agnese Borsellino

Sandra Amurri intervista Agnese Borsellino.

Scritto da Sandra Amurri

Senza la verità non sarà mai un Paese libero”

La vedova del magistrato dopo l’appello di Annozero “Sono una vedova di guerra”

Agnese Borsellino, vedova di Paolo, oggi assomiglia ad un’isola privata del suo mare che non ha perduto la speranza che le onde tornino a bagnarla. Parla di “Verità nascoste”, la puntata di Annozero. Delinea con la sua consueta signorilità il ritratto di chi ha perduto definitivamente la memoria e di chi la memoria la sta riconquistando pian piano. “Santoro e Ruotolo hanno fatto quello che i magistrati non sono riusciti a fare per 17 anni – dice – sulla bilancia sono stati messi i fatti e la bilancia ha smesso di pendere. Fatti che raccontano una storia molto pericolosa ancora da scrivere che sono stati affrontati con grande rigore etico. Credo che ora ognuno di noi abbia maggiori strumenti per accrescere la propria coscienza civica. Giovedì, a dimostrazione di quanto bisogno vi sia di un’informazione libera capace di spezzare la catena che protegge il muro di silenzio, sono saltati alcuni anelli”.

Per questo Liofredi, direttore di Raidue, voleva che quelle “Verità” restassero “nascoste”?

Ne sono rimasta colpita ma non meravigliata. Tuttavia preferisco non fare commenti e lasciare a chi legge e ascolta di trarre le considerazioni che vanno tratte.

Alcune memorie continuano ad essere fuori uso. Altre, lentamente, iniziano a funzionare. Perché?
Perché i tempi sono cambiati. Forse ci si sente meno soli, nel senso di isolati, anche grazie al ruolo dell’informazione, almeno di una certa informazione onesta. Le parole smuovono le coscienze, agitano gli animi. Oggi la magistratura indaga in quella direzione. C’è una coscienza collettiva che sta prendendo consapevolezza e ricordare diventa più facile. Talvolta in questo Paese gli uomini tacciono perché la loro vita scorre ancora tutta dentro le maglie di un potere senza il quale sarebbero nudi. Le loro coscienze sono troppo, troppo pesanti. E per volare nel cielo limpido della legalità bisogna essere leggeri dentro. Provo una certa tenerezza, sa, per loro. Mi appaiono bambini che balbettano parole appena imparate e muovono incerti i primi passi. Solo che, a differenza dei bambini, hanno perduto il piacere della scoperta, la freschezza della curiosità, il gusto di vivere in un Paese pulito.

Si è mai trovata faccia a faccia con qualche “smemorato”?
Sì. E’ accaduto. Hanno farfugliato qualche parola di giustificazione non richiesta che ho lasciato cadere. A cosa serve dire loro ciò che già sanno? Il coraggio della verità, se lo si vuole, lo si può conquistare nel tempo, ma non lo si può inventare lì per lì.

C’è da dire che all’ombra degli eroi antimafia sono fiorite brillanti carriere.
Non voglio sentir parlare di mafia e antimafia. Chiacchiere da tempo perso. Tutte vittime, tutti eroi, come se fossimo accomunati dalla stessa storia. Non è così. Io non mi sento una vittima della mafia, non sono una vedova di mafia ma piuttosto una vedova di guerra. Sono una donna che ha perduto suo marito in guerra. Dunque, se mio marito è un eroe, è un eroe di guerra, perché quella che si è consumata è una guerra  tra Antistato e Stato in cui ha vinto la ragion di Stato e…

E?
E ragioni, interessi diversi. Mio marito ha continuato a lavorare di fronte ad una morte annunciata che lo rincorreva come una persona colpita dal cancro che sa di avere ancora poco tempo a disposizione. La morte non l’ha sorpreso eppure non è fuggito. Ricordo bene quando disse in tv che il tritolo per lui era già arrivato.

Diversamente da Di Pietro, avvisato e mandato all’estero, a suo marito nessuno disse nulla.
Lui lo aveva appreso dalle indagini che stava conducendo. Ripeto: lo disse in tv. Ma non accadde nulla. Ha combattuto con il valore della sola arma che possedeva: il senso dello Stato, di cui si sentiva un umile servitore. Un soldato che in quel momento si stava sacrificando sopra ogni forza per restituire giustizia alla morte del suo compagno di battaglia, Giovanni Falcone. Ne è seguito un attacco preventivo. Ucciderlo voleva dire eliminare un ostacolo che impediva il raggiungimento del fine.

Una guerra terminata con la strage di via D’Amelio?
No. Non è finita. Si è trasformata in guerra fredda che finirà quando sarà scritta la verità. Come può esserci pace in un Paese popolato ancora da ricattatori e ricattati? La mia fiducia è tutta dentro quel viso pulito, fiero di Cecilia, la ragazza di 14 anni intervenuta ad Annozero. Sapere che la morte di Paolo ha un senso anche per chi non era ancora nato è una gioia immensa che spero possa provare presto anche chi ancora tace.

“Vi chiedo in ginocchio di parlare” ha scritto nella lettera inviata ad Annozero. Un appello disperato.
Vi prego di non dimenticare che non si è mai lontani abbastanza dalla verità per poterla trovare. Vuol dire che non c’è più tempo per fuggire e forza per resistere: è giunto il tempo della verità.


Come riesce a gestire quel conflitto tra emotività e ragione?

Con l’aiuto della fede, la sola capace di quietare il dolore, facendo prevalere la logica per non smarrire la lucidità dell’analisi. Paolo non mi ha mai detto nulla e non ha lasciato documenti in casa volutamente per evitare di metterci in pericolo. Ma Paolo era mio marito, lo conoscevo bene, ci conoscevamo bene. Sapevo interpretare i suoi silenzi, i suoi umori, cogliere quella sua irrefrenabile voglia di vivere con una sola preoccupazione: fare la differenza. Lo ripeteva spesso, i miei figli sono intrisi delle sue parole: non è il ruolo che fa grandi gli uomini, è la grandezza degli uomini che fa grande il ruolo. Ho rimesso assieme frammenti di ricordi: parole ascoltate da una telefonata, sguardi rubati tra porte socchiuse, silenzi improvvisi e immotivati, gioie spezzate dall’angoscia”.
L’eredità di Paolo Borsellino è una scuola di pazienza, come lo è il mare che insegna a mostrare mani che si sporcano su cui puoi contare, gesti che dicono da che parte sta il tuo cuore, respiri che regalano la sapienza del riconoscere l’anima di chi si incontra al di là delle vesti che indossa e le maschere che calza per essere altro da sé o per paura di non sapere volare.

di Sandra Amurri (in Il Fatto Quotidiano, 11 ottobre 2009)

Mancino: “Nel ’92 nessuno mi parlò di trattative tra Stato e mafia” – cronaca – Repubblica.it

Fonte: Mancino: “Nel ’92 nessuno mi parlò di trattative tra Stato e mafia” – cronaca – Repubblica.it.

La replica dell’ex ministro dell’Interno alle dichiarazioni fatte da Claudio Martelli ad “Annozero”
Dopo la puntata, Sandro Ruotolo e Francesco Viviano interrogati in procura a Palermo

Santoro: “La ricerca di un accordo c’è stata ed è continuata anche dopo via D’Amelio”

ROMA – “Per quanto riguarda la mia responsabilità di ministro dell’Interno, confermo che nel ’92 nessuno mi parlò di possibili trattative”. Nicola Mancino, oggi vicepresidente del Csm, replica così alle affermazioni fatte anche dal suo predecessore Claudio Martelli nella puntata di Annozero andata in onda ieri sera. Nel programma si è parlato della trattativa segreta tra pezzi dello Stato ed esponenti mafiosi, anche in relazione alle stragi del 1992 e, secondo Martelli, Paolo Borsellino sarebbe stato informato di questa trattativa una ventina di giorni prima di essere ucciso. Quella trattativa c’è stata, ribadisce oggi Michele Santoro, ed è “continuata anche dopo la strage di via D’Amelio” aggiunge il conduttore commentando le parole di Mancino.

La puntata di ieri sera ha ottenuto ancora una volta un ottimo risultato di ascolti: è stata vista da 5.844.000 spettatori con uno share del 23,32 per cento. E ha avuto un seguito in Procura a Palermo dove sono stati chiamati Sandro Ruotolo e Franco Viviano per alcuni chiarimenti in merito a quanto è emerso ieri.

Trattativa Stato-mafia, le rivelazioni in tv. Nel corso della puntata di ieri sera Sandro Ruotolo ha riferito quanto raccontato dall’ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli, secondo cui anche il giudice Paolo Borsellino sarebbe stato a conoscenza del “dialogo” aperto dall’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, che agiva come canale di collegamento tra Cosa nostra e pezzi dello Stato. Una circostanza che aggiunge ulteriori misteri alla vicenda del magistrato ucciso nell’estate del 1992 in via D’Amelio.

Ruotolo e Viviano interrogati a Palermo. Dopo le dichiarazioni fatte ieri sera, il cronista di Annozero Sandro Ruotolo e l’inviato di Repubblica Francesco Viviano sono stati interrogati questa mattina come testimoni in procura, a Palermo, proprio a proposito delle rivelazioni sulla trattativa fra Stato e Cosa Nostra. Ruotolo, ascoltato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto Nino Di Matteo, ha raccontato come sono andate le cose nel corso della preparazione della puntata, confermando quanto gli è stato riferito personalmente dall’ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli e cioè che Paolo Borsellino fu informato da Liliana Ferraro del fatto che i carabinieri cercavano una copertura ‘istituzionale’ per un’eventuale trattativa con Cosa nostra attraverso Ciancimino. Ora saranno convocati anche Claudio Martelli e Liliana Ferraro: i due dovranno spiegare perché in questi 17 anni non sono andati in procura a riferire le notizie rivelate ieri sera, e dovranno spiegarlo ai magistrati di Caltanissetta che indagano sulle stragi del ’92, e a quelli di Palermo che cercano di far luce sulla trattativa.

La smentita di Mancino “Desidero far presente – dice l’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino – che intanto si può parlare di una trattativa intavolata con lo Stato in quanto ad autorizzarla abbia dato il suo consenso chi del governo all’epoca aveva la legittima rappresentanza: il Capo del governo, il ministro dell’Interno o il ministro della Difesa. Per quanto mi riguarda, confermo che nel’92 nessuno mi parlò di simili trattative”. “Il riferito incontro, come ricostruito ad Annozero dall’onorevole Claudio Martelli – prosegue Mancino – fra il capitano Giuseppe De Donno e la dottoressa Liliana Ferraro, all’epoca responsabile dell’ufficio del ministero della Giustizia già ricoperto dal giudice Falcone, incontro durante il quale il capitano De Donno rappresentava la disponibilità di Vito Ciancimino a collaborare a fronte di garanzie politiche, si concluse con l’invito rivolto dalla dottoressa Ferraro al capitano De Donno di parlarne al giudice Borsellino, incaricato delle indagini”. Quindi, si chiede Mancino, “è questa una trattativa?”. Da ministro dell’Interno, ricorda Mancino, diedi “immediato e decisivo impulso” a provvedimenti legislativi “adeguati a rafforzare l’azione di contrasto alla mafia” e a potenziare le forze di polizia impegnate contro la mafia. Mancino infine nega, come già fatto in passato, di aver incontrato Paolo Borsellino il 1° luglio 1992, giorno del suo insediamento al Viminale, o in altre, successive occasioni.

La replica di Santoro Le parole di Mancino provocano la replica di Michele Santoro: “La verità è tutta da accertare. Ma sicuramente bastano le deposizioni degli ufficiali che contattarono Vito Ciancimino, l’allora colonnello Mori e il capitano De Donno, per essere certi che la trattativa continuò anche dopo via D’Amelio. Questo, per amore della verità”, ha detto il giornalista all’Ansa. “Data l’importanza dell’argomento – aggiunge Santoro – vorrei semplicemente sottolineare che l’intervento della dottoressa Ferraro precedette la strage di via D’Amelio. Come siano andate effettivamente le cose è tutto da verificare, anche se Massimo Ciancimino ritiene che proprio in quei giorni la trattativa sia entrata nel vivo”.

Martelli ad Annozero: i Ros trattarono con il figlio di Ciancimino per raggiungere un patto con la mafia, Borsellino sapeva

Fonte: Scajola alla Rai: “Voglio chiarimenti” Martelli da Santoro, rivelazioni sulla mafia – Politica – Repubblica.it.

ROMA – Ancora polemiche e battibecchi alla puntata di Annozero. Il tema caldo, Le verità nascoste tra mafia e politica, è preceduto da denunce di “boicottaggi” di Santoro e scontri verbali tra gli antichi nemici Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, e Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi e deputato del Pdl (“Avvocato, domanda Di Pietro, si è fatto uno spinello?”).

Martelli su Borsellino. Poi si entra nel vivo della discussione e Claudio Martelli, ministro di Grazia e Giustizia nel 1992, svela che all’epoca i Ros trattarono con il figlio di Ciancimino per raggiungere un patto con la mafia che interrompesse il periodo stragista e conferma i sospetti che Borsellino fosse al corrente della trattativa. Martelli ricorda con precisione quell’episodio: “Il Direttore degli affari penali del ministero della Giustizia, la dottoressa Viviana Ferraro, che era la principale collaboratrice di Giovanni Falcone, mi disse che il capitano dei Ros Giuseppe De Donno (allora a caccia dei superlatitanti di Cosa Nostra) l’aveva informata che Massimo Ciancimino (presente nello studio di Raidue, figlio di Vito, ex sindaco di Palermo condannato per mafia), voleva collaborare se avesse avuto garanzie politiche. Al capitano De Donno, la Ferrero disse: riferisca queste cose a Borsellino”.

L’appello di Agnese Borsellino. E sul video compare il volto della moglie del giudice: “Chiedo in ginocchio ai collaboratori di giustizia, complici e non della strage di Via D’Amelio, di far luce sui mandanti e su coloro che hanno voluto la strage annunziata. Aiutateci – ha detto Agnese Borsellino – la vostra collaborazione sarà un atto di amore”.

Di Pietro nell’obiettivo della mafia. Poi è la volta Di Pietro che rivela di quando una nota riservata dei carabinieri l’avvisò che era finito nella lista degli obiettivi della mafia. “Mi diedero un passaporto con nome diverso a me e a mia moglie e mi dissero che dovevo andare all’estero. Raggiunsi il Costa Rica, dopo un viaggio di 23 ore. Nella missiva dei Ros c’era scritto che la mafia voleva uccidere me, che allora facevo il pm, e Borsellino”.

Antimafia Duemila – Perche’ fa paura Marco Travaglio?

Antimafia Duemila – Perche’ fa paura Marco Travaglio?.

di Redazione – 24 settembre 2009
Questa sera Annozero apre i battenti e Marco Travaglio leggerà il suo editoriale ad introduzione della trasmissione che come tema ha la libertà d’informazione.  VIDEO TRAVAGLIO ANNOZERO 24/09/09 ALL’INTERNO!

Il suo contratto con la Rai non è stato, al momento, rinnovato e per questo motivo sarà presente come ospite.
Motivazione data è la multa inflitta dall’Agcom (Autorità per le Telecomunicazioni) per una puntata di Che tempo che fa del maggio 2008. Sul “caso Travaglio-Annozero”, nei giorni scorsi, si è detto di tutto o quasi. Giornali, radio e tv sono state pronte a riportare gli aspetti polemici della vicenda. Dal botta e risposta tra Rai e Michele Santoro fino alla riunione mancata tra Mauro Masi, direttore generale Rai, e
Corrado Calabrò, presidente Agcom. Ma la vera domanda è: da quando Marco Travaglio è diventato un caso? Perché fa così paura?
E’ di pochi giorni fa l’attacco di Panorama, diretto da Giorgio Mulé, volto ad infangare il giornalista-scrittore presentando l’elenco degli introiti dello stesso, come se il guadagno frutto del lavoro fosse illegale o immorale. Ha risposto adeguatamente Furio Colombo su Micromega ricordando che tali dati sono tutti pubblicati dal fisco e resi noti dall’editore.
Ma non sono certo questi i motivi per cui Travaglio dà fastidio e, fino all’ultimo, tenteranno di non permettere la sua presenza sulla rete pubblica.
Marco Travaglio è un nome scomodo e fa paura perché racconta i fatti, quelli che molti (a cominciare dal nostro Premier) vorrebbero oscurati e dimenticati, mettendo in pratica il vero giornalismo. La “colpa” di Travaglio è quella di non autocensurarsi e di ricordare sulla tv pubblica che il presidente del Senato, Renato Schifani “aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia”. Fatti riscontrabili e comprovati. 
La “colpa” di Travaglio è quella di essere la punta di diamante dell’ultimo baluardo d’informazione libera che si manifesta nel nostro Paese, che non guarda ai colori di un partito. E’ per questo che, assieme a Padellaro ed altre penne illustri, ha deciso di scommettere sul “Fatto quotidiano” (primo numero esaurito) e per cui stasera interverrà sul caso Tarantini, che coinvolge forze politiche di destra e di sinistra. 
La sensazione che la democrazia del nostro Paese sia sempre più minata da chi detiene il potere è sempre più reale. Basta vedere quel che è accaduto nei giorni scorsi. Dal programma “Report” che viene cancellato dal palinsesto, fino all’ignobile teatrino organizzato da Bruno Vespa per glorificare Silvio Berlusconi agli occhi degli italiani. Lo stesso premier che, l’altroieri, arrogantemente decideva a quali domande rispondere di fronte ai giornalisti. Ora l’ordine dato è semplice: “Travaglio non deve andare in televisione” e il parere dell’Agcom è solo un pretesto per raggiungere questo scopo. 
Colpire Travaglio, colpire trasmissioni come Annozero, significa colpire quella parte d’Italia che non vuole piegarsi a questo regime. 
E noi vogliamo ribellarci a questo attacco. Per questo AntimafiaDuemila appoggia e sostiene il coraggio di Marco Travaglio, una penna libera che rende giustizia al vero giornalismo e alla verità. Per questo apprezziamo il coraggio di Michele Santoro, che ha preso una posizione forte e determinata, sfidando il Potere. 
Il 26 settembre ed il 3 ottobre a Roma si terranno due manifestazioni distinte ma complementari. La prima è la marcia delle Agende Rosse in difesa di quei magistrati che, a rischio della propria vita, stanno combattendo per arrivare alla Verità sulle stragi del ’92 e del ’93. La seconda la manifestazione indetta dall’Fnsi per la libertà di stampa. Due presidi per la legalità, la giustizia e la difesa della nostra libertà.

Cosa teme davvero chi attacca “Annozero” | BananaBis

Cosa teme davvero chi attacca “Annozero” | BananaBis.

Contromano di Curzio Maltese

L’estate scorsa, in vacanza in California, ho assistito a un forte terremoto. La scossa era della stessa magnitudo di quella in Abruzzo, ma in un’area molto più popolata, San Diego e dintorni. Il bilancio è stato un morto, un anziano colpito da infarto. In California c’è un terremoto così quasi ogni anno. Nel Natale 2003 il sisma a nord di Los Angeles fu venti volte più potente di quello abruzzese, e vi furono due morti sotto le macerie.

Con questa esperienza alle spalle, ho seguito con incredulità i telegiornali e i talk show sul terremoto. Una passerella di politici e vip d’ogni genere, un libro Cuore di elogi alle autorità e alla Protezione Civile. Tanti comizi, poche domande, le mitiche battute del premier.

uno si aspetta che di questo si discuta, delle denunce fatte dalle vittime del terremoto. Ma no, naturalmente si discute di Santoro. L’oggetto della trasmissione, i fatti raccontati, sono già scomparsi. Santoro è fazioso, ecco il problema. E chi se ne frega. Sarà pure fazioso, ma ha mostrato facce, storie, scandali. E’ questo che conta. Che sia fazioso è un alibi. Nessuno davvero gli rimprovera di organizzare anche lui, come Vespa, Floris e tutti gli altri, i suoi salottini a tesi. Se da domani Santoro abolisse lo studio e non dicesse più una parola di commento ai servii, chiuderebbero davvero il programma.

A Santoro, a Gabanelli e a Icona si chiede di smettere di fare giornalismo, di andare in giro per il Paese a filmare fatti, luoghi e persone. Sono rimasti in tre, ma sono comunque troppi per un potere terrorizzato dall’idea che un giorno gli italiani riscoprano la realtà.

Cosa teme davvero chi attacca “Annozero” | BananaBis

Cosa teme davvero chi attacca “Annozero” | BananaBis.

Contromano di Curzio Maltese

L’estate scorsa, in vacanza in California, ho assistito a un forte terremoto. La scossa era della stessa magnitudo di quella in Abruzzo, ma in un’area molto più popolata, San Diego e dintorni. Il bilancio è stato un morto, un anziano colpito da infarto. In California c’è un terremoto così quasi ogni anno. Nel Natale 2003 il sisma a nord di Los Angeles fu venti volte più potente di quello abruzzese, e vi furono due morti sotto le macerie.

Con questa esperienza alle spalle, ho seguito con incredulità i telegiornali e i talk show sul terremoto. Una passerella di politici e vip d’ogni genere, un libro Cuore di elogi alle autorità e alla Protezione Civile. Tanti comizi, poche domande, le mitiche battute del premier.

uno si aspetta che di questo si discuta, delle denunce fatte dalle vittime del terremoto. Ma no, naturalmente si discute di Santoro. L’oggetto della trasmissione, i fatti raccontati, sono già scomparsi. Santoro è fazioso, ecco il problema. E chi se ne frega. Sarà pure fazioso, ma ha mostrato facce, storie, scandali. E’ questo che conta. Che sia fazioso è un alibi. Nessuno davvero gli rimprovera di organizzare anche lui, come Vespa, Floris e tutti gli altri, i suoi salottini a tesi. Se da domani Santoro abolisse lo studio e non dicesse più una parola di commento ai servii, chiuderebbero davvero il programma.

A Santoro, a Gabanelli e a Icona si chiede di smettere di fare giornalismo, di andare in giro per il Paese a filmare fatti, luoghi e persone. Sono rimasti in tre, ma sono comunque troppi per un potere terrorizzato dall’idea che un giorno gli italiani riscoprano la realtà.

Antimafia Duemila – Annozero, l’infamia di informare

Antimafia Duemila – Annozero, l’infamia di informare.

di Furio Colombo – 13 aprile 2009
Che l’abbiano visto a no, tutti ormai in Italia sanno della puntata di “Annozero” e dell’infame lavoro svolto da Michele Santoro la sera di giovedì 9 aprile.

A giudicare da corsivi, editoriali, interventi e paginate dei migliori giornali di destra (ma non solo di destra) Santoro è stato molto più malvagio del clan dei Casalesi e assai più dannoso del terremoto.
L’impressione di chi non avesse visto la trasmissione, normale collezione di critiche e dubbi su costruzioni, corruzioni e disattenzioni che hanno aggravato il danno del terremoto, e spazio per voci e immagini di chi ha voluto denunciare ritardi, omissioni, assenze, solitudini, è che si sia trattato di un gratuito e fantasioso gioco di diffamazione per pura cattiveria, o per biechi fini politici.
Tutti sanno che i soccorsi in Abruzzo sono stati imponenti e persino i critici instancabili di Berlusconi hanno dovuto prendere atto dell’efficace presenzialismo del Presidente-Padrone. Ma se voci e testimonianze di vuoti, di ritardi, di errori anche gravi ci sono, qual’è l’impegno professionale di un giornalista, negare e zittire e unirsi al coro della celebrazione?
Non dimentichiamo una curiosa, interessante analogia. Le stesse televisioni che nel pieno dello spaventoso terremoto non hanno interrotto né cambiato i loro programmi notturni per più di mezz’ora (radio comprese, con la sola eccezione di Radio Rock), poi si sono vantate di presenza perenne e di vigilanza inflessibile a fianco dei colpiti dal sisma.
Santoro non è stato al gioco della protezione civile “santa subito”. Vero, la protezione civile ha fatto tante cose. Ma se molta gente ha da raccontare altre storie, il dovere è di farli tacere? Pare di sì o sei un infame.
Va bene, lo dicono i giornali di Berlusconi che, dopo aver pagato il suo prezzo di alzatacce, vuole il dovuto tributo e ordina persino sondaggi per misurare il suo trionfo sulle macerie. La macerie sono tante ma anche il trionfo, dicono i sondaggi, è notevole.
Come si permette allora quel verme di Santoro di guastare la festa? Dove sta scritto nel mondo di Berlusconi, che un giornalista deve dare notizie, specialmente se stonate e sgradevoli? Ma ecco il punto alto della Repubblica di Newslandia, il Paese della informazione perfetta.
Ve lo racconta Aldo Grasso in persona, sul “Corriere della Sera” appena descritto come il luogo giusto per scrivere e per leggere, dal nuovo Direttore. Ecco l’indimenticabile “motivazione al valor giornalistico”:
“Santoro si è sentito in dovere di metterci in guardia dalla speculazione incombente, di seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l’Italia come il paese dei furbi incapaci di rispettare le leggi. Santoro la chiama libertà di informazione. Esistono gli abusi edilizi, ma forse anche gli abusi di libertà”.

AH, SE DE BORTOLI AVESSE LETTO QUESTE RIGHE ESEMPLARI PRIMA DI SCRIVERE IL SUO ORMAI CELEBRE DISCORSO AI REDATTORI DEL CORRIERE.

Tratto da:
Micromega.it