Archivi tag: mills

Il Millsgate e il Corriere della Sera

Da http://www.beppegrillo.it/2009/02/il_millsgate_e_il_corriere_della_sera.html:

Negli anni ‘ 70 il Corriere della Sera era nelle mani della P2. Angelo Rizzoli, il proprietario, aveva la tessera 532, Tassan Din, il direttore generale, la tessera 534 e Franco Di Bella, direttore del giornale, la tessera 655. Oggi, anno 2009, chi controlla il Corriere della Sera? Chi suggerisce gli editoriali di Panebianco e di Battista? Chi ha ordinato a Mieli di togliere le inchieste giornalistiche di Why Not a Carlo Vulpio senza alcuna ragione apparente? Chi è la P3 che governa il Corriere della Sera? Dov’è la nuova lista di Castiglion Fibocchi?
Ieri, tutti i giornali del mondo hanno riportato la notizia della condanna di Mills. L’avvocato corrotto da mister B. Hanno spiegato che lo psiconano non è stato giudicato per il lodo Alfano. Una legge che si è fatto su misura e che lo rende intoccabile. Hanno argomentato che nessun premier sospettato di corruzione per evitare la condanna in due processi sarebbe ancora al suo posto in un Paese normale, democratico, occidentale. Se non si fosse dimesso lo avrebbero cacciato. Leggetevi El Pais, The Guardian, Le Figaro, The Herald Tribune. La reputazione di un Paese è importante come e più della sua economia e noi l’abbiamo persa. Se gli Stati Uniti hanno avuto il Watergate, l’Italia ha il suo Millsgate. Se Nixon sospettato di corruzione avesse imposto al Congresso una legge per la sua impunità e il corrotto fosse stato condannato, Nixon sarebbe stato cacciato in due minuti.
Li immaginate in quel caso titoli del Wall Street Journal o del New York Times?
Il Corriere della Sera è invece diversamente giornale.
Il Corriere della Sera ha toccato il fondo con la prima pagina di ieri. Meglio della Pravda.
Il titolo principale è: “Veltroni si dimette, il Pd è nel caos”. L’editoriale di Panebianco Cuor di Leone è dedicato a: “Il Peso delle Oligarchie”. A centro pagina campeggia: “Intercettazioni, Mancino attacca”.Seguono in ordine di dimensione: “Maltrattati gli animali delle fiction Rai “(il solo titolo 15 x 2,5 cm), “Benigni, show politico su Berlusconacci e i gay” (9×7,3 cm), “Mori prepara le ronde anti-ronde” (13×3,6 cm), la vignetta di Giannelli (9×6 cm), “Roma: sparano alle gambe a Calvagna, regista del ‘Lupo’” (5,7×5,5 cm) e “Il fondatore della tv islamica: ‘Ho decapitato mia moglie'” (5,7×5,5 cm).
La notizia su Berlusconi presidente del Consiglio imputato a Milano al processo Mills per il quale il corrotto è stato condannato a 4 anni e mesi ha un riquadro di 3,5×9 cm. Nel titolo non è neppure menzionato Berlusconi: “Mills corrotto. Condannato a 4 anni e mezzo”. Persino il colore di richiamo di un pezzo dale dimensioni di un francobollo è studiato per non attirare l’attenzione del lettore: un azzurrino chiaro al posto del blu e del rosso usati per gli altri. Infine, l’articolo è a pagina 21, dopo i gossip e le notizie di cronaca.
Licio Gelli disse: “Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media”. Chi controlla il Corriere della Sera e con quali obiettivi? L’elenco della P3 è in via Solferino 28 a Milano o a un altro indirizzo?

Se il caso Mills fosse scoppiato in Usa

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13154&Itemid=48

di Alexander Stille – 19 febbraio 2009
«Allora, fammi capire – mi ha scritto un mio collega giornalista americano – viene condannato per corruzione il coimputato del primo ministro ma si dimette il capo dell´opposizione. Che strano Paese, l’Italia».
Poi, mi chiama più tardi un’altra collega americana che chiede, «ma è possibile che non avrà conseguenze gravi la condanna di David Mills?».
«Dopo tutto – aggiunge – se Berlusconi non avesse fatto passare il Lodo Alfano sarebbe stato condannato anche lui? Come spieghi il fatto che cose di questa gravità passano come se nulla fosse?».
Prima, ricapitoliamo i fatti principali. Nel febbraio 2004, David Mills, l´avvocato britannico di Berlusconi che si occupava dei conti “off-shore” della Mediaset, i conti cosidewtti “very discreet,” per operazioni finanziarie segrete e forse illegali, mette penna su carta. Impaurito dalla possibilità di essere colto in fallo con un pagamento di 600.000 dollari non dichiarato al fisco inglese, decide di spiegarne l´origine al suo fiscalista. Spiega che i soldi erano un regalo o un prestito a lungo termine per il silenzio nei vari processi di Berlusconi che chiama sempre B. o Mr. B.
Il fiscalista, per non essere complice di un reato, passa la lettera alle autorità britanniche, le quali a loro volta, informano la magistratura italiana. Quindi, il processo nasce non da una caccia alle streghe dei giudici italiani ma da una comunicazione di un reato denunciata nel Regno Unito alla quale la magistratura ha dovuto rispondere. Mills conferma ai magistrati italiani il contenuto della sua lettera. Solo in un momento successivo, quando si accorge forse di essere in guai ancora più gravi, ritratta le sue dichiarazioni e dice di aver avuto i soldi da un´altra parte. Evidentemente il tribunale di Milano ha trovato più convincente la prima versione e l´ha condannato. Nel processo originario, Berlusconi era coimputato con Mills e con buona probabilità, dato l´esito del processo, sarebbe stato condannato anche lui se il suo governo, con grande tempestività, non avesse varato il Lodo Alfano che protegge il primo ministro da qualsiasi processo penale durante il suo mandato.
Che un caso così grave (un primo ministro che rischia la condanna per aver corrotto un testimone al fine di evitare, forse, altre condanne – falsando completamente il sistema giudiziario – e poi si toglie dai guai usando il Parlamento per farsi leggi ad personam) passi quasi inosservato, desta stupore e incredulità nel pubblico americano. Dopotutto, quando il governatore democratico dell´Illinois viene scoperto a promettere favori in cambio di denaro, viene espulso dall´assemblea sia dai democratici che dai repubblicani. Quando l´uomo scelto da Barack Obama per riformare la sanità americana, Tom Daschle, viene scoperto nei guai con il fisco, il presidente è costretto ad allontanarlo.
Allora, come si spiega la mancanza di risposta in Italia?
In parte, bisogna partire da lontano; con l´unità d´Italia, lo Stato visto come un´imposizione; l´abitudine di guardare la legge con sospetto come strumento di potere, evitata dai potenti, interpretata per gli amici e applicata ai nemici. Ma questo è solo lo sfondo, non spiega tutto.
Ricordiamoci, l´opinione pubblica era massicciamente a favore della magistratura ai tempi dell´inchiesta Mani Pulite quando Berlusconi è sceso in campo. Ma in un paese normale, non avrebbe mai potuto farlo essendo ancora proprietario di tre grandi reti televisive. Sarebbe stato messo fuori gioco dai soldi a Craxi, dalle tangenti alla Guardia di Finanza, anche se i processi non hanno portato a condanne. O dal caso Previti: per conto di chi l´avvocato Previti ha corrotto il magistrato Renato Squillante? O dal caso Dell´Utri: per chi ha lavorato Marcello Dell´Utri in tutti gli anni in cui ha intrattenuto rapporti con esponenti importanti della mafia? Si potrebbe andare avanti per molti paragrafi.
Ma ovviamente, la risposta è più complessa. Una delle più grandi prestazioni di Berlusconi (se le possiamo chiamare cosi) è di aver sistematicamente smantellato Mani Pulite. Per ogni guaio giudiziario del Cavaliere e della Mediaset, partiva un attacco feroce contro i giudici. Venivano fatte sistematicamente delle accuse gravissime – che andavano dalla corruzione all´assassinio, contro Di Pietro, Borrelli, Caselli, contro altri magistrati di punta come Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo. E poi i vari casi Mitrokhin e Telekom con le accuse di megatangenti a Romano Prodi e Piero Fassino. Il fatto che queste accuse siano tutte crollate non importa. Creava l´apparenza, falsa, di un´equivalenza morale. Così fan tutti.
La raffica di accuse e contro-accuse crea una tale confusione che l´elettore medio ha deciso di non tenere conto delle questioni giudiziarie e morali. La retorica antipolitica di Berlusconi ha aggravato il già diffuso cinismo degli italiani da cui trae beneficio politico. Con abilità brillante, riesce a governare il paese per anni in una fase di netto declino ma riesce a presentarsi come l´uomo dell´opposizione alla politica. Peggio va, meglio è per lui, un sistema perfetto – per ora.
In tutto questo ha un ruolo estremamente pesante il mondo dell´informazione. Appariva in prima pagina e all´inizio dei telegiornali la conferenza stampa in cui Berlusconi ha dichiarato, cimice in mano, di essere stato spiato – il delitto politico più grave dopo il Watergate. Ma la notizia che era tutta una bufala è stata riportata come una notizietta.
Ho suggerito un piccolo esame alla mia collega americana che chiedeva perché il caso Mills non avrebbe inciso nel dibattito italiano: vediamo se il Tg1 o il Tg2 riportano o citano la lettera di David Mills, la pistola fumante del processo. Qualsiasi resoconto del processo avrebbe l´obbligo di spiegare su quale base un tribunale della Repubblica ha condannato qualcuno di un reato molto grave. Se c´è un´informazione libera in Italia i tg menzioneranno almeno l´esistenza della lettera. Ma i due grandi Tg della Rai hanno sepolto la notizia con dei brevi servizi in mezzo al programma e nessuno ha spiegato sulla base di quali prove è stato condannato l´avvocato Mediaset. Ho saputo che il servizio ha rischiato addirittura di non esserci. La sede di Milano della Rai non ha neppure mandato una troupe al tribunale per fare un servizio. Hanno spiegato i dirigenti che senza Berlusconi come imputato non aveva nessuna importanza nazionale, aggiungendo figuriamoci dopo i risultati in Sardegna. Solo dopo la protesta dei giornalisti e il loro sindacato – e per evitare uno scandalo – si è fatto qualcosa, ma a quell´ora la Rai ha dovuto comprare il filmato da una troupe privata.
Ormai i giornalisti dei tg sono talmente condizionati che diventa prassi normale tacere su notizie imbarazzanti o sgradevoli. Berlusconi ha detto un giorno a Marcello Dell´Utri: “Non capisci che se qualcosa non passa in televisione non esiste? E questo vale per i prodotti, i politici e le idee.” E´ anche per questo che in Italia il caso Mills non esiste o quasi.

Nei paesi seri…

Da http://copiaeincolla.wordpress.com/2009/02/17/potevo-fare-di-quest-italietta-di-merda-un-bivacco-per-i-miei-manipoli-e-direi-che-ci-sono-riuscito/:

Oggi in Giappone. Il ministro delle finanze  si è dimesso perchè si è fatto beccare 3 giorni fa a “sembrare ubriaco” (probabilmente a causa di un errato dosaggio di un farmaco per l’influenza) durante il suo discorso al termine del G7 finanziario recentemente tenutosi a Roma. L’ opinione pubblica giapponese è scandalizzata perchè il ministro  ci ha messo ben tre giorni prima di decidersi a dimettersi. A causa di questi gravi avvenimenti la borsa di Tokyo ha chiuso in forte ribasso e la popolarità del governo giapponese, già in calo, è in caduta libera: secondo i sondaggi meno di un giapponese su dieci accorda fiducia ad un governo che manda in giro ministri delle finanze “ubriachi”.

Oggi in italia. Si è concluso il primo grado del processo berlusconi Mills, con la condanna dell’avvocato inglese a più di quattro anni di reclusione per essere stato corrotto con 600000 mila dollari da silvio berlusconi, l’ attuale presidente del consiglio,  in cambio di una falsa testimonianza su due processi a carico di quest’ ultimo: All iberian, ovvero sui fondi neri Fininvest che berlusconi usava per finanziare illecitamente il PSI e altre attività illegali- in cui risultò in parte prescritto e in parte non colpevole per aver cambiato la legge–  e corruzione di agenti della guardia di finanza, in cui b. è uscito assolto anche alla luce della testimonianza di Mills. Il processo ha condannato il corrotto, ma non il corruttore (!), trattandosi del presidente del consiglio italiano che ha recentemente fatto varare una legge per rendersi immune da qualsiasi accusa penale,  legge che ha bloccato la parte berlusconi del processo berlusconi -Mills. Per sicurezza il premier italiano ha anche inserito in un disegno di legge recentemente varato l’indicazione che anche se un processo arriva al terzo grado di giudizio (e la colpevolezza dell’imputato è quindi confermata in cassazione) la sentenza di questo processo non può essere utilizzata durante uno ad esso collegato. In questo modo il presidente del consiglio eviterà (nel caso di una sentenza di terzo grado di condanna definitiva per Mills) di essere giuridicamente riconosciuto come il corruttore, e il processo dovrà ripetersi. In sostanza  Mills sarebbe reo di essere stato corrotto da berlusconi ma berlusconi non sarebbe colpevole di aver corrotto mills, e dovrebbe essere processato di nuovo- cosa impossibile perchè è il presidente del consiglio e si è fatto una legge per evitare di essere processato e….

Ah, e mastella è di nuovo in pista. Abbiamo fatto bene a tenere il banner qui a fianco:  Lo abbiamo sempre saputo che gli italiani sono cretini ed i loro ricordi si resettano dopo sei mesi, che credevate?

Ah, e Veltroni si dimette troppo tardi .

Bonus: ecco a voi la gerarchia delle notizie in questo vostro paese (dall’ ansa di adesso)

la-gerarchia-delle-notizie

Chi ha corrotto David Mills?

Da http://sasso.blogautore.repubblica.it/2009/02/17/?ref=hpsbsx:

Mi scrive un collega inglese, e non capisco se fa l’ingenuo o semplicemente fa il normale perché lassù, al di là della Manica (ma anche solo al di là delle Alpi), due più due fa quattro e basta e non ci sono ma e però. Bene, mi chiede: “Così David Mills è colpevole. La questione è: chi l’ha corrotto?”. Deve scrivere per il suo giornale e vorrebbe capire.

Mi accorgo mentre gli rispondo che quello che scrivo gli risulterà incomprensibile: spiego che una legge chiamata lodo Alfano, dal nome del ministro della giustizia del governo Berlusconi, ha stabilito che il primo ministro (dunque Berlusconi) non può essere processato e dunque chi per logica ha corrotto l’avvocato inglese Mills, cioè Berlusconi, non si può dire che è colpevole di quella corruzione perché, grazie alla legge del suo stesso governo, non è stato processato. Aggiungo che in Italia ci sono tre gradi di giudizio e che questo è solo il primo grado, ne mancano altri due per concludere che Mills è colpevole.

Mi aspetto il suo prossimo messaggio: what a mess! (che casino!). E mi accorgo che la sua domanda è rimasta senza una risposta: se David Mills è colpevole, chi l’ha corrotto?

viaRepubblica.it – Blog – WWWomen » 2009 » Febbraio » 17.

Mills di questi giorni

Da http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2173474.html:

di Marco Travaglio

Per il Tribunale di Milano l’avvocato David Mills, ex consulente della Fininvest di Berlusconi, è stato corrotto con 600 mila dollari provenienti dalla Fininvest di Berlusconi per testimoniare il falso in due processi a carico di Berlusconi. Notizia davvero sorprendente, visto che Mills aveva confessato tutto in una lettera al suo commercialista (“ho tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo”) e poi alla Procura di Milano. Mistero fitto sul nome di Mr.B, cioè del corruttore. Il sito del Corriere, attanagliato da dubbi atroci, titola: “I giudici di Milano: Mills fu corrotto”. Da chi, non è dato sapere. Labili indizi, secondo voci di corridoio, condurrebbero a un nano bitumato, che poi era l’altro imputato nel processo, ma è riuscito a svignarsela appena in tempo con una legge incostituzionale, dunque firmata in meno di 24 ore dal Quirinale nell’indifferenza della cosiddetta opposizione. Ora Mills dichiara: “Mi è stato raccomandato di non fare commenti”. Da chi, è un mistero. Purtroppo l’ignoto raccomandatore s’è scordato di tappare la bocca anche ai suoi innumerevoli portavoce, che han commentato la sentenza come se avessero condannato lui: “Condanna politica e a orologeria”. Anche la Rai s’è regolata come se la condanna riguardasse il padrone, cioè il premier: infatti non ha inviato nemmeno una videocamera amatoriale a riprendere la lettura della sentenza. Uomini di poca fede: non han capito che Berlusconi non c’entra, che Mills s’è corrotto da solo. Infatti, subito dopo la sentenza, non s’è dimesso il presidente del Consiglio. S’è dimesso il capo dell’opposizione.

Mills Condannato per essere stato corrotto da Berlusconi

Da http://www.danielemartinelli.it/2009/02/17/4-anni-e-6-mesi-di-galera-per-david-mills/:

La sentenza di primo grado è arrivata nel pomeriggio alle 15:15 nell’aula 6 della decima sezione penale del tribunale di Milano. E’ durata un minuto e mezzo. La corte giudicante presieduta da Nicoletta Gandus ha condannato l’avvocato David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari.
Fu corrotto da Silvio Berlusconi con 600 mila dollari per mentire nei processi sui diritti televisivi Mediaset.
Mills sarà interdetto dai pubblici uffici per 5 anni e dovrà risarcire la presidenza del consiglio dei ministri italiano con 250 mila euro.
Entro 90 giorni la sentenza sarà depositata con le motivazioni. La pubblicherò non appena sarà disponibile.
Le telecamere presenti in aula per darne notizia, a parte la mia, erano quelle di La7, Sky, Telelombardia e un service che credo passerà qualcosa alla Rai e non credo a Mediaset.
Tuttavia erano più numerosi i giornalisti stranieri venuti un po’ da tutto il mondo, fra di loro anche gli inviati dell’Indipendent e del Times.

David Mills in Inghilterra non sta più lavorando come legale e sua moglie ministro della cultura del governo Brown ha chiesto la separazione già dal 2006 in seguito a questo scandalo. Ha mantenuto la carica ma l’Inghilterra si era indignata tutta, del fatto che la ministra potesse essere stata in qualche modo coinvolta nella vicenda del marito. Secondo fonti non confermate avrebbe firmato documenti in buona fede del consorte avvocato, collegati col giro di tangenti di provenienza berlusconiana.
Il corruttore Silvio Berlusconi, qui, è e rimane il presidente del consiglio. In tutto il resto del mondo è definitivamente sputtanato.

Chi rallenta la giustizia

http://togherotte.ilcannocchiale.it/post/2171876.html

Pubblico un mio commento pubblicato oggi su “La Stampa”.
Buona lettura,
Bruno Tinti

Ogni tanto i politici italiani si avventurano in frasi destinate, nelle loro intenzioni, a restare nella Storia. Sarebbe meglio che, almeno, stessero zitti. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha svolto alla Camera la sua relazione annuale sull’amministrazione della giustizia; e ha detto: la crisi della giustizia «ha superato ogni limite di tollerabilità. Il più grande nemico della giustizia è la sua lentezza che coinvolge negativamente lo sviluppo del Paese». Poi è comparso lo «Schema di disegno di legge recante: Disposizioni in materia di procedimento penale» e tante altre sorprendenti novità. E io sono rimasto a chiedermi che ne è stato del problema della lentezza dei processi.

Non basta un volume per parlar male di questa riforma. E così, per il momento, parlo solo di una stupefacente novità. Il nostro dissennato codice di procedura penale qualche sprazzo di ragionevolezza lo conservava: secondo l’art. 238 bis, le sentenze emesse in un processo e divenute irrevocabili (significa che non si può più fare appello né ricorso per Cassazione) potevano essere acquisite in un altro processo e costituire elemento di prova, purché confermate da altri riscontri. La cosa si capisce meglio con un esempio. Processo a carico dell’avvocato inglese Mills per corruzione in atti giudiziari; come tutti sanno, nello stesso processo era imputato anche il presidente del Consiglio, come corruttore. Poi è arrivato il Lodo Alfano e la posizione di Berlusconi è stata stralciata (vuol dire che di un processo solo se ne sono fatti due; quello a carico di Mills è continuato e l’altro è stato sospeso). Ora entrambi gli imputati attendono il loro destino: Mills aspetta di sapere se sarà condannato, la sentenza è attesa a giorni. Berlusconi aspetta di sapere se la Corte Costituzionale deciderà che il Lodo Alfano è incostituzionale. Se il Lodo Alfano non superasse l’esame della Corte (il suo predecessore, il Lodo Schifani, l’ha già fallito), il processo a suo carico riprenderebbe e, qui è il punto, la sentenza nei confronti di Mills, quando definitiva, potrebbe essere acquisita e fare prova dei fatti in essa considerati. Se fosse una sentenza di condanna, essa costituirebbe prova del fatto che Berlusconi corruppe Mills; tanto più se, secondo l’ipotesi di accusa, i «piccioli», i soldi, fossero davvero arrivati da un conto nella sua disponibilità.

Guarda caso, l’articolo 4 della riforma destinata a risolvere il problema della lentezza dei processi dice: l’articolo 238 bis è sostituito; nei procedimenti relativi ai delitti di cui agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lett. a), le sentenze divenute irrevocabili possono essere acquisite ai fini della prova del fatto in esse accertato. Sembra tutto uguale, vero? Invece no: adesso le sentenze emesse in un altro processo fanno prova solo nei processi per mafia, terrorismo, armi (da guerra) e stupefacenti; per tutti gli altri reati non se ne parla, carta straccia.

Recuperiamo l’esempio. Quando e se Mills sarà condannato, e quando e se la Corte Costituzionale avrà bocciato il Lodo Alfano, la sentenza che ha condannato Mills non potrà essere utilizzata nel processo a carico di Berlusconi: si dovrà ricominciare tutto daccapo. Che non sarebbe grave: se vi erano elementi per condannare Mills, gli stessi elementi potranno far condannare Berlusconi. Ma, tempo di rifare tutto il processo (qui la riforma ha studiato parecchie cosucce che lo rallentano), sarà arrivata santa prescrizione.

Naturalmente questa bella trovata è una legge dello Stato; e, come tale, vale per tutti, non solo per il suo primo beneficiario. Sicché possiamo porci la solita domanda: in che modo questa parte di riforma (le altre parti sono anche peggio) potrà eliminare il grande cruccio di Alfano, «la lentezza della giustizia»?

Va detto che questo ministro e il suo presidente sono anche sfortunati: lo scorso 26 gennaio la Corte Costituzionale (sentenza n. 29) ha ritenuto che l’articolo 238 bis (proprio quello modificato dalla riforma) era costituzionalmente legittimo; ne consegue che l’aver previsto che esso valga solo per alcuni reati e non per altri è, questo sì, incostituzionale. E così anche questa farà la fine di tante altre leggi emanate in spregio alla Costituzione; dopo aver assicurato l’impunità a tanti delinquenti, finirà ingloriosamente nel cestino. Ma è troppo chiedere che, prima di legiferare, studino un pochino?

Leggi l’articolo sul sito de La Stampa