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Antimafia Duemila – Complotto Superiore della Magistratura

Antimafia Duemila – Complotto Superiore della Magistratura.

di Marco Travaglio – 15 maggio 2009

La sentenza del Tar Lazio che annulla il trasferimento di Clementina Forleo da Milano a Cremona disposto un anno fa dal Csm per ‘incompatibilità ambientale’ è l’ultima (per ora) casella di un tragico gioco dell’oca iniziato a Catanzaro nell’ottobre 2007. Allora l’avvocato generale Dolcino Favi, facente funzioni di procuratore generale, avocò l’indagine ‘Why Not’  al pm Luigi De Magistris, all’indomani dell’iscrizione nel registro degl’indagati del ministro della Giustizia Clemente Mastella. In difesa di De Magistris parlò la Forleo ad ‘Annozero’. Il Csm trasferì su due piedi sia De Magistris sia la Forleo. Intanto i superiori e alcuni indagati di De Magistris lo denunciarono a Salerno, e De Magistris li controdenunciò. Salerno scoprì che aveva ragione lui e indagò i suoi capi e indagati per corruzione giudiziaria, ipotizzando che si fossero comprati e venduti le sue inchieste, grazie anche alle testimonianze del consulente Gioacchino Genchi e del pm crotonese Pierpaolo Bruni, applicato a Catanzaro. Siccome Catanzaro negava a Salerno le carte di ‘Why Not’, Salerno andò a prendersele con la perquisizione del 2 dicembre scorso. Apriti cielo: putiferio di polemiche, dal capo dello Stato al Csm, dai partiti di destra e di sinistra all’Anm, con la stampa al seguito (‘guerra fra procure’). Risultato: con un processo sommario di pochi giorni, il Csm cacciò pure i tre pm di Salerno che si erano macchiati di cotanta perquisizione, oltre al Pg di Catanzaro, Vincenzo Iannelli. Il quale aveva appena fatto in tempo a revocare l’incarico a Genchi, ultima memoria storica del lavoro di De Magistris, attaccato da Mastella, da Berlusconi e dal presidente del Copasir, Francesco Rutelli. Il resto lo fece la Procura di Roma, incriminando Genchi per una caterva di reati e facendogli sequestrare dal Ros tutti i computer. Negli ultimi due mesi, una raffica di provvedimenti giudiziari hanno stabilito che: De Magistris non ha commesso reati (archiviazione a Salerno delle indagini a suo carico) e l’indagine Why Not era tutt’altro che infondata (è pronta la richiesta di rinvio a giudizio per 98 indagati); la perquisizione di Salerno a Catanzaro era legittima (il Riesame ha rigettato i ricorsi dei perquisiti), mentre quella di Roma a Genchi era illegittima e i reati contestati sono inesistenti (accolto il suo ricorso contro il blitz del Ros); la Forleo non doveva essere trasferita (sentenza del Tar). Ma ormai il danno è fatto. Anzi, col trasferimento di Iannelli, Favi è tornato Pg ad interim. È indagato a Salerno per corruzione giudiziaria, ma il Csm s’è ‘dimenticato’ di trasferirlo. E lui ne ha subito combinata un’altra delle sue: ha negato il rinnovo dell’applicazione a Catanzaro del pm Bruni, minacciato dalle cosche per le sue delicate indagini su ‘ndrangheta e politica. Ora, il Csm è quello che è. Ma il capo dello Stato che lo presiede non ha nulla da dichiarare?

SIGNORNÒ

Tratto da:
l’Espresso

Genchi si appella a Napolitano affinchè la Legge sia rispettata

Genchi si appella a Napolitano affinchè la Legge sia rispettata.

21 aprile 2009 – Roma (ADNKRONOS) Il consulente informatico dell’ex pm De Magistris chiede l’intervento del capo dello Stato: ”La Procura di Roma sta deliberatamente rifiutando la restituzione dei reperti e dei dati sequestrati presso il mio studio. Siamo in presenza di un atto eversivo di inaudita gravità”. L’intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e’ stato chiesto da Gioacchino Genchi, il consulente informatico dell’ex pm Luigi De Magistris per ottenere la restituzione degli atti e dei dati sequestrati di recente nel suo ufficio dal Ros dei carabinieri su disposizione della Procura di Roma. La scorsa settimana il Tribunale del riesame aveva accolto la richiesta di Genchi e del suo legale, Fabio Repici di restituire i documenti sequestrati. Ma oggi la Procura della capitale, secondo quanto dice Genchi si sarebbe rifiutata di farlo. ”La Procura di Roma, nonostante la lapalissiana evidenza dei provvedimenti di annullamento delle perquisizioni e dei sequestri illegittimamente eseguiti e disposti dal Tribunale del riesame, sta deliberatamente rifiutando la restituzione dei reperti e dei dati sequestrati presso il mio studio – dice Genchi all’ADNKRONOS – contenenti risultanze di indagini riservatissime di numerosi uffici giudiziari anche nei confronti di magistrati della stessa Procura di Roma”.  Secondo Genchi ”siamo in presenza di un atto eversivo di inaudita gravita’. Chiediamo l’immediato intervento del capo dello Stato e, per gli atti urgenti concernenti l’esecuzione del provvedimento del riesame, del procuratore generale di Roma e del procuratore della Repubblica di Perugia”. Genchi e Repici sono ancora in Procura di Roma.

Fonte:
http://www.adnkronos.com/

Palermo – 21 Apr – ore 13:52 Il superconsulente informatico nell’inchiesta Why Not, Gioacchino Genchi, denuncia presunti abusi da parte della Procura di Roma, per la mancata restituzione dei dispositivi elettronici e dei dati sequestrati allo stesso Genchi il 13 marzo e di cui il Tribunale del Riesame della capitale aveva ordinato la restituzione. “La Procura di Roma – dice Genchi in una nota – rifiuta illegittimamente la restituzione di quanto, altrettanto illegittimamente, era stato sequestrato dai carabinieri del Ros. Siamo in presenza di un atto eversivo di proporzioni inaudite e per questo chiediamo l’immediato intervento del Capo dello Stato, del procuratore generale di Roma e del procuratore di Perugia”. Quest’ultimo intervento, secondo Genchi, e’ necessario perche’ i sequestri hanno riguardato “indagini riservatissime di varie autorita’ giudiziarie e contengono precise acquisizioni e intercettazioni telefoniche – prosegue la nota – riguardanti gli stessi magistrati che hanno proceduto al sequestro e un altro magistrato gia’ in servizio alla Procura di Roma e di recente nominato a incarichi ministeriali”. Genchi conclude sostenendo che “le acquisizioni delle indagini Why not, riguardanti quel magistrato, sono state legittimamente eseguite dal Pm Luigi De Magistris, quando il magistrato in questione ricopriva l’incarico di Pm di Roma. Il sinedrio della magistratura romana intende stravolgere le regole e i principi dell’ordinamento giuridico”.

Fonte:
La Repubblica – Palermo

Caso Genchi: la Procura di Roma rifiuta di eseguire la sentenza di restituzione


di Antonio Rispoli


Sembra incredibile, ma è così: la Procura di Roma si è rifiutata di eseguire la sentenza del Tribunale del Riesame, che ha giudicato illeggittimo il decreto di perquisizione firmato dai Pubblici Ministeri Toro e Rossi e ha disposto la restituzione a Genchi di tutto quello che i Carabinieri hanno sequestrato. Appresa la notizia, Gioacchino Genchi ha commentato: “Siamo in presenza di un atto di eversione giudiziaria di una gravità inaudita. Negli atti del sequestro vi sono infatti acquisizioni importantissime riguardanti gli stessi magistrati della procura di Roma che hanno eseguito il sequestro”.
Ed è il minimo, definirla eversiva, la decisione della Procura. Genchi si è appellato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella sua qualità di Presidente del CSM. Infatti c’è un obbligo: il livello inferiore della magistratura non può rifiutarsi di obbedire al livello superiore, se non in presenza di un ricorso legale. Invece, a quanto pare, nei dintorni di Gioacchino Genchi (e di De Magistris), la magistratura si sente in dovere di comportarsi illegalmente: la Procura di Catanzaro prima blocca le indagini di De Magistris a cui aveva collaborato Genchi, poi si rifiuta di rispondere alle richieste del Tribunale di Salerno ed infine arriva ad emettere un illeggittimo e illegale decreto di sequestro su un sequestro effettuato dal Tribunale di Salerno; il Presidente della Repubblica che attacca il Tribunale di Salerno; il CSM che ha cacciato dalla Magistratura il Procuratore Capo di Salerno e ha trasferito altri magistrati di quella Procura solo perchè avevano fatto il loro lavoro.
Io mi auguro che questa volta il CSM agisca di conseguenza, cioè dovrebbe cacciare dalla magistratura i due procuratori di Roma; ma sarà un miracolo se non adotterà sanzioni contro i membri del Tribunale del Riesame


Fonte: JulieNews.it

Il forno inceneritore di Acerra

Il forno inceneritore di Acerra.

In fondo, riproponiamo illuminante intercettazione del 2005 tra commissariato rifiuti e Bertolaso

Il megainceneritore di Acerra, inaugurato stamattina, avvelenerà l’aria ed il suolo attraverso le sue emissioni contenenti nanopolveri, diossina ed oltre 250 sostanze chimiche nocive che vanno dall’arsenico al cadmio al cromo al mercurio al benzene.
Farà aumentare l’incidenza dei tumori, delle malformazioni fetali e di una lunga serie di altre gravi patologie, fra la popolazione di un territorio già oggi conosciuto come “triangolo della morte” alla luce di una percentuale di patologie tumorali fra le più alte al mondo.
Produrrà energia in maniera assolutamente antieconomica, potendo sopravvivere economicamente solo grazie ai contributi Cip6 che tutti gli italiani… dovranno continuare a pagare sotto forma di addizionale sulla bolletta elettrica. Produrrà energia in maniera assolutamente antiecologica, emettendo in atmosfera (oltre ai veleni) quantitativi di CO2 doppi rispetto ad una centrale a gas naturale di uguale potenza.
Distruggerà qualunque prospettiva di realizzare un moderno circolo virtuoso dei rifiuti, annientando la raccolta differenziata ed il riciclo, dal momento che i materiali più facilmente riciclabili, plastica, carta e cartone, sono anche quelli con più alto potere calorifico, indispensabili all’inceneritore per funzionare.
Ha già distrutto ogni anelito di democrazia, essendo stato costruito contro la volontà dei cittadini, attraverso l’uso della forza. Va ricordato che dal 2004 ad oggi si sono contate a decine le manifestazioni popolari contro la costruzione dell’impianto, spesso represse dalle forze dell’ordine con l’uso dei manganelli, mentre nel corso dell’ultimo anno l’inceneritore è stato portato a compimento militarizzando l’area con l’uso dell’esercito.
Ha contribuito a rimpinguare oltre alle casse del malaffare, prima i profitti di Impregilo ed ora quelli di A2A che si sono avvicendate nella realizzazione dell’impianto che oggi ha iniziato a dispensare veleni.
Non contribuirà a risolvere il decennale problema (quello vero) dei rifiuti in Campania, dal momento che tale problema può essere risolto solamente attraverso la costruzione di quel circolo virtuoso dei rifiuti di cui l’inceneritore di Acerra è il nemico giurato.
Non possiede alcuna peculiarità che lo renda un impianto moderno, poiché l’incenerimento dei rifiuti è una pratica anacronistica che tutti i paesi moderni stanno abbandonando, indirizzandosi verso la raccolta differenziata, il riciclo, il riutilizzo ed il riuso.
Nonostante tutto ciò che ho scritto fino ad ora rappresenti una realtà incontrovertibile, documentata attraverso centinaia di libri e centinaia di studi epidemiologi, suffragata dall’opinione di un grandissimo numero di medici ed esperti e accessibile a chiunque, solamente attraverso un click del mouse o una visita in biblioteca, i mestieranti dell’informazione e della politica hanno oggi rappresentato in TV e sui giornali una commedia di fantasia per molti versi antitetica, destinata a diventare l’unica realtà per la stragrande maggioranza degli italiani che proprio dai media tradizionali suggono le proprie informazioni.
Il Corriere della Sera ha esordito con il titolo “parte l’inceneritore verde”, coniando un ossimoro privo di senso, al quale si spera non faranno seguito in futuro gli “omicidi giusti”, “l’inquinamento pulito”, i “licenziamenti dal volto umano” e altre amenità sui generis. Quasi tutti i TG hanno presentato l’evento con grande enfasi commista a soddisfazione, mentre le telecamere spaziavano sul presidente del Consiglio, abbarbicato al disopra di un palco sul quale campeggiava la scritta “termovalorizzatore di Acerra” quasi anziché un dispenser di veleni e di morte, si stesse inaugurando un nuovo ospedale all’avanguardia o un’università. Ad assistere all’evento, consistente nell’apertura di un tendone blu con tanto di telecomando, che svelava una montagna di rifiuti maleodoranti, destinati a trasformarsi in miasmi venefici veicolati dal fumo dei camini, sono state invitate oltre 400 “personalità” come si trattasse di una prima della Scala.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è congratulato con il premier per l’avvio del “termovalorizzatore”, quasi si riferisse alla cerimonia (ad oggi non ancora avvenuta) per la ricostruzione delle case dei terremotati dell’Irpinia.
Guido Bertolaso ha parlato della “realizzazione del sogno di una Napoli pulita”, speculando sull’emergenza rifiuti dello scorso anno, creata ad arte per addivenire allo scopo. Inoltre ha aggiunto che il nuovo impianto emetterà il 75% di diossina in meno rispetto agli impianti più vecchi, dimenticando di dire che questo abbattimento si tradurrà nel raddoppio delle emissioni di nanopolveri, ben più pericolose della già ferale diossina.
Gianni Letta ha insistito sul ritorno dello Stato in Campania, per quanto sia mortificante il fatto che lo Stato ritorni non per porre rimedi, ma per avvelenare ulteriormente una popolazione già duramente provata da decenni di sversamenti di sostanze tossiche di ogni genere. Sulla stessa linea di pensiero anche Antonio Bassolino che il ritorno dello Stato avrebbe dovuto teoricamente temerlo.
Berlusconi ha affermato di “averci messo il cuore” ed ha vantato una vittoria della democrazia difficilmente riscontrabile in un’opera costruita con la forza e l’uso dei militari, contro il volere dei cittadini.
Ieri ed oggi centinaia di persone hanno sfilato in corteo per contestare l’inaugurazione di un’opera contro la quale si battono da anni. Alcune decine di loro hanno occupato l’aula consiliare del Municipio di Acerra, ricordando che questa per la popolazione cittadina è una giornata di lutto. Di tutto ciò naturalmente i mestieranti dell’informazione non hanno parlato, dal momento che sarebbe risultata una nota stonata all’interno del pacchetto preconfezionato, grondante giubilo e soddisfazione che doveva entrare nelle case degli italiani, a dimostrare che “incenerire è bello”, fa bene all’ambiente e un poco anche alla salute, trattandosi di un incenerimento “verde” e in diretta TV.
7 marzo 2005, telefonata intercettata tra l’ex commissario Corrado Catenacci e il capo della protezione civile Guido Bertolaso.

Catenacci: «Ci sono almeno due milioni e mezzo di balle in tutta la Campania… Per quanto riguarda gli importi, secondo me sono circa 400 miliardi di lire».
Bertolaso: «Perché loro bruciandoli ricavano energia elettrica, no?».
Catenacci: «Gliela pagano a tariffa agevolata, tutto uno strano movimento che hanno fatto loro».
Diciotto minuti dopo, alle 19.17, il prefetto richiama.
Catenacci: «Ho fatto i conti con Turiello, viene una cifra mostruosa, 1.325 miliardi di lire».
Bertolaso: «Mortacci ragazzi…»

Oggi le ecoballe superano i 6 milioni… fate voi i conti.

Marco M

Giorgio Napolitano dovrebbe dimettersi

Ecco un articolo che ricapitola la vicenda della vergognosa richiesta del CSM di trasferire i giudici di Salerno che indagavano su quelli di Catanzaro. Giorgio Napolitano dovrebbe dimettersi.

Da http://www.danielemartinelli.it/2008/12/08/il-complice-giorgio-napolitano-si-dimetta/:

Ricapitolando: Luigi De Magistris, da pm presso la procura di Catanzaro, indaga per far luce sul destino di milioni di euro di fondi europei elargiti per ralizzare opere pubbliche in Calabria, in realtà spariti nel nulla. L’inchiesta prende il nome di Why not. Il magistrato si serve delle intercettazioni telefoniche, strumento che gli permette di ricorstruire la ragnatela di contatti formata da uomini pubblici, che sembra intaschino i soldi europei per interessi privati.

Perno degli interessi e dei contatti risulta essere Antonio Saladino, presidente della Compagnia delle opere in Calabria. In contatto con imprenditori, religiosi, militari, magistrati, onorevoli e il ministro Clemente Mastella, informato da qualcuno (dal procuratore di Catanzaro Enzo Iannelli?) che Luigi De Magistris lo ha intercettato nelle discussioni sul destino di quei milioni.
Mastella prende la palla al balzo. Precede Luigi De Magistris emettendo nei suoi confronti un provvedimento disciplinare. Quest’ultimo, trovandosi in conflitto col Guardasigilli, il suo più importante superiore, diventa per regolamento incompatibile. Viene perciò trasferito da Catanzaro al tribunale del riesame di Napoli, e l’inchiesta Why not gli viene tolta dalle mani.
Una volta trasferito, Luigi De Magistris mette insieme i tasselli della montatura a discredito nei suoi confronti. Coinvolge tutti: dal suo ex superiore Clemente Mastella fino ai colleghi magistrati della procura di Catanzaro, compreso il procuratore generale Iannelli. Deposita la sua denuncia alla procura di Salermo (Campania), da cui parte l’inchiesta che prevede la perquisizione della procura di Catanzaro (Calabria), di alcuni magistrati che ci lavorano, oltre che del procuratore Iannelli.
Il giorno successivo, dalla procura di Catanzaro, parte una controdenuncia nei confronti di quella di Salermo per abuso d’ufficio e altri reati. Ma non lo può fare proprio perché indagata da Salerno.

In questo quadro giornali e televisioni, anziché spiegare la situazione, dipingono un inesistente scontro fra procure, seminando confusione. Giorgio Napolitano ne approfitta. Da capo dello Stato qual è, chiede gli atti al procuratore di Salermo, in tutto 1.700 pagine e convoca il Csm che egli stesso presiede, l’organo di autogoverno della magistratura che, a sorpresa, anziché annullare la controdenuncia di Catanzaro per permettere a quella di Salermo di terminare le indagini in corso, decide di trasferire i procuratori delle 2 città, Enzo Iannelli da Catanzaro e Luigi Apicella da Salerno. In questo modo Salerno non potrà più indagare su Catanzaro, capoluogo della Calabria, sede del consiglio regionale presieduto dal diessino Agazio Loiero, sotto inchiesta con 33 suoi consiglieri a maggioranza di centrosinistra. Stessa area politica di provenienza, guardacaso, di Giorgio Napolitano. Il peggior presidente della Repubblica che l’italia possa ricordare. Oltre al dolo alfano di cui gode, con l’inedita richiesta degli atti ad un procuratore, ha battutto anche Giovanni Leone, che in tempi in cui le istituzioni avevano ancora un minimo di etica fu messo in condizioni di dimettersi.
Dopo questa vergognosa vicenda in cui si è rivelato complice della confusione e delle bugie Giorgio Napolitano dovrebbe dimettersi.

RIFIUTI BIPARTISAN

Da http://www.danieleluttazzi.it/node/367:


Nel 1998 l’emergenza rifiuti in Campania era già gravissima. Prodi, allora premier, la affidò ad un tandem formato dal ministro per l’ambiente e quello degli interni. Venne approntato un piano (ben congegnato, a detta degli esperti di settore) che, in linea con la normativa europea e nazionale, prevedeva l’obiettivo del 35% di raccolta differenziata entro il 2000. Il resto dei rifiuti andava invece incenerito (opportunamente trasformato in CDR) in due impianti, almeno uno dei quali da allestire sempre entro il 2000. Nel caso in cui la costruzione dell’inceneritore non fosse avvenuta entro il termine
fissato, l’impresa appaltatrice avrebbe dovuto provvedere al loro
smaltimento, a sue spese, in impianti già esistenti fuori regione, per scongiurare il loro accumulo nelle aree di stoccaggio campane.

Si aggiudicò l’appalto l’Impregilo (allora controllata dalla famiglia Romiti) che, con l’avallo dei governatori della Campania (Rastrelli, di centrodestra, prima; poi Bassolino, di centrosinistra) nonchè dei vari commissari straordinari (Bertolaso compreso), stravolse il piano in ogni suo aspetto.

La raccolta differenziata fu letteralmente messa da parte, grazie soprattutto all’intervento a gamba tesa delle banche (tramite una richiesta ufficiale dell’ABI): avendo finanziato il progetto in cambio di introiti diretti sugli utili, pretesero ed ottennero non solo l’incenerimento dell’intero quantitativo dei rifiuti ma che esso avvenisse solo ad ultimata costruzione proprio dell’inceneritore di Acerra, anche se fossero stati necessari 10 anni.

Il fatto è (come ormai sanno quasi tutti) che l’incenerimento rappresenta un affare molto vantaggioso, specie in Italia. Tanto per cominciare, la materia prima è sovrabbondante e a costo zero. Siccome poi nel nostro Paese l’energia con esso prodotta, viene classificata (con forzatura semantica tipicamente italiana) fra quelle prodotte da fonti rinnovabili, è possibile rivenderla allo Stato ad un prezzo che varia da oltre il doppio a quasi il quadruplo di quello praticato altrove, a seconda che ci si avvalga o meno dei vantaggi previsti dal cosiddetto CIP6 (l’incentivo pagato dai cittadini con le bollette per l’energia elettrica, in esse ben celato, che ammonta a circa il 7% dell’imponibile).

Va da sè che l’Impregilo e le banche avevano tutto l’interesse ad ammonticchiare tutte quelle “ecoballe” che tutt’ora infestano l’area a nord della provincia di Napoli e che là resteranno per molti anni ancora.

La responsabilità maggiore di tutto questo (almeno dal punto di vista politico) ricade ovviamente quasi tutta su Bassolino (attualmente sotto processo assieme ai vertici di Impregilo), per ben otto anni al potere e ancora saldamente al suo posto. Fu lui infatti a firmare i contratti (pochi mesi fa, al processo, affermò di non averli letti).

Ma, ci si chiede, coloro che avevano approntato quel bel piano in linea con la normativa vigente (che prevedeva il 35% di raccolta differenziata e che avrebbe scongiurato l’accumulo di rifiuti) non avrebbero dovuto vigilare affinchè fosse attuato in ogni sua parte? Non sarebbero dovuti insorgere al suo stravolgimento? Non avrebbero almeno dovuto denunciare che il disastro rifiuti esploso quest’anno non era da ricercarsi in particolari aspetti antropologici di campani e napoletani ma che le cause erano di natura esclusivamente finanziaria e politica?

A proposito, ma chi erano?

Il ministro per l’ambiente era il “verde” Edo Ronchi, attualmente non più presente sulla scena politica nazionale.
Il ministro degli interni era Giorgio Napolitano, ora Presidente della Repubblica.