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Intervista a Jean Ziegler: povertà e globalizzazione

Fonte: Intervista a Jean Ziegler: povertà e globalizzazione.

Di seguito l’intervista del sociologo svizzero e consulente Onu Jean Ziegler rilasciata nel 2005 al giornalista Giuseppe Accardo durante la presentazione del suo ultimo libro “ L’impero della vergogna” al canale televisivo francese TV5

Traduzione dal testo francese di Manuel Antonini

D. Il suo libro si intitola L’impero della vergogna. Qual è questo impero? Perché “della vergogna”? Qual è questa vergogna?

Nelle favelas del nord del Brasile, capita alle madri, la sera, di mettere dell’acqua nella pentola e di infilarci delle pietre. Ai loro figli che piangono per la fame, spiegano che “presto la cena sarà pronta…”, sperando che nel frattempo i ragazzi si addormentino.
Provi a misurare la vergogna provata da una madre davanti ai suoi figli vittime della fame e che lei è incapace di nutrire.
L’ordine omicida del mondo – che uccide attraverso la fame e l’epidemia 100.000 persone al giorno – non provoca solamente la vergogna tra le sue vittime, ma anche fra di noi, occidentali, bianchi, dominatori, che siamo i complici di questa ecatombe, coscienti, informati e, tuttavia, silenziosi, vigliacchi e paralizzati.
L’impero della vergogna? Ecco ciò che potrebbe essere questo impero generalizzato del sentimento di vergogna provocato dall’inumanità dell’ordine mondiale. Infatti, egli rappresenta l’impero delle multinazionali private, dirette dai cosmocrati (cosmocrates). Le 500 più potenti tra queste l’anno scorso (2004 n.d.r.) hanno controllato il 52% del prodotto mondiale lordo, ossia di tutta la ricchezza prodotta sul pianeta.

D. Nel libro lei parla di “violenza strutturale”. Che cosa significa?

Nell’impero della vergogna, governato da pochi ben organizzati, la guerra non è più episodica, è permanente. Non costituisce più una crisi, una patologia, bensì la normalità. Non equivale più all’eclisse della ragione, come affermava Horkheimer, ma è la ragione d’essere dell’impero.
I signori della guerra economica hanno messo il pianeta in scacco. Attaccano i poteri normativi degli stati, contestano la sovranità popolare, sovvertono la democrazia, devastano la natura, distruggono gli uomini e le loro libertà. La liberizzazione dell’economia, la mano invisibile del mercato sono la loro cosmogonia; la massimizzazione del profitto, la loro pratica.
Chiamo violenza strutturale questa pratica e questa cosmogonia.

D. Parla anche di una “agonia del diritto”. Che cosa intende dire con questa espressione?

Ormai la guerra preventiva senza fine, l’aggressività permanente dei signori, l’arbitrio, la violenza strutturale regnano senza ostacoli. La maggior parte delle barriere del diritto internazionale affondano. L’Onu stessa è esangue. I cosmocrati sono al di sopra della legge.
Il mio libro è il racconto del crollo del diritto internazionale, citando numerosi esempi tratti direttamente dalla mia esperienza di consulente speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione.

D. Lei considera la fame come un’arma di distruzione di massa. Quale soluzione suggerisce?

Con il debito internazionale, la fame è l’arma di distruzione di massa che serve ai cosmocrati per stritolare – e per sfruttare – i popoli, specialmente nell’emisfero Sud del mondo. Un insieme complesso di misure, immediatamente realizzabile e che descrivo nel libro, potrebbe rapidamente mettere un termine alla fame. E’ impossibile riassumerle in una frase.
Una cosa, però, è certa: l’agricoltura mondiale, nello stato attuale della sua produttività, potrebbe soddisfare il bisogno di cibo in un numero doppio rispetto all’umanità presente oggi nel mondo. Non esiste alcuna fatalità: la fame è una questione che riguarda l’uomo.

D. Certi paesi sono oppressi da un debito che lei definisce odioso. Che cosa intende dire con la formula “debito odioso” e quale può essere una soluzione?

Il Rwanda è una piccola repubblica di 26.000 km2, posta sulla cresta dell’Africa centrale, che separa le acqua del Nilo e del Congo e coltiva the e caffè. Da aprile a giugno del 1994, un genocidio terribile, organizzato dal governo hutu alleato alla Francia di François Mitternad, ha provocato la morte di oltre 800.000 uomini, donne e bambini tutsi (e hutu moderati n.d.r.). I macheti che servirono per i massacri sono stati importati dalla Cina e dall’Egitto, e finanziati, fondamentalmente, dal Crédit Lyonnais. Oggi, i sopravvissuti, dei contadini poveri come Job, devono rimborsare le banche e i governi creditori perfino dei crediti che sono serviti per l’acquisto dei macheti dei genocidari.
Ecco un esempio di debito odioso. La soluzione passa per l’annullamento immediato e senza compromessi o, per cominciare, da un esame del debito, come suggerito dall’Internazionale socialista o come ha fatto in brasile il presidente Lula, per rinegoziarlo in seguito voce per voce. In ogni voce ci sono infatti elementi delittuosi – corruzione, eccesso di fatturazione, etc. – che devono essere ridotti. Delle società internazionali di esame, come PriceWaterhouseCooper o Ernst&Young, possono farsene carico, come fanno ogni anno con le verifiche dei conti delle multinazionali.

D. Lei cita più volte il presidente Lula da Silva come un modello. Che cosa della sua azione le inspira questa considerazione?

Provo a volte dell’ammirazione e dell’inquietudine considerando gli obiettivi politici e l’azione del presidente Lula: dell’ammirazione perché è il primo presidente brasiliano ad aver riconosciuto che il suo paese conta 44 milioni di cittadini gravemente e permanentemente malnutriti e ad aver voluto mettere un termine a questa situazione inumana; dell’inquietudine, perché con un debito estero di 235 miliardi di dollari Lula non ha i mezzi per porre fine a questa situazione.

D. Nel suo libro parla anche di una “rifeudalizzazione del mondo”. Cosa vuol dire?

Il 4 agosto 1789, i deputati dell’Assemblea Nazionale francese hanno abolito il regime feudale. La loro azione ha avuto una eco universale. Bene, oggi, noi assistiamo a un formidabile ritorno indietro. L’11 settembre 2001 non ha solamente fornito a George W. Bush l’occasione di estendere l’impero degli Usa sul mondo, ma l’evento ha anche giustificato la messa in scacco dei popoli dell’emisfero Sud per conto delle grandi società private transcontinentali.

D. Nel testo fa molto spesso riferimento alla Rivoluzione francese e a certi suoi protagonisti (Danton, Babeuf, Marat…): in cosa crede questa possa avere ancora qualcosa da apportare, due secoli dopo e in un mondo molto differente?

Basta leggere i testi! Il “Manifeste des Enragés” di Jacques Roux fissa l’orizzonte di qualsiasi lotta per la giustizia sociale planetaria. I valori fondatori della repubblica, o meglio, della civilizzazione tout court, risalgono all’epoca dei Lumi. Oggi l’impero della vergogna distrugge persino la speranza di concretizzare questi valori.

D. Accusa anche la guerra globale contro il terrorismo di togliere le risorse necessarie ad altri combattimenti più importanti, come quello contro la fame. Lei pensa che il terrorismo sia una falsa minaccia, coltivata da qualche stato? Se sì, che cosa glielo fa credere? Pensa inoltre che questa minaccia non sia reale o meriti un trattamento differente?

Il terrorismo di stato di Bush, Putin, Sharon è altrettanto detestabile del terrorismo dei gruppi jihadisti o di altri pazzi sanguinari di questo tipo. Sono due facce di una stessa barbarie. E sono reali sia l’una che l’altra, poiché sia Bush che Ben Laden uccidono. Il problema è sradicare il terrorismo: non può avvenire che con uno sconvolgimento totale dell’impero della vergogna. Solo la giustizia sociale planetaria potrà tagliare ai jihadisti le loro radici e privare i lacchè dei cosmocrati dei pretesti fondanti le loro risposte.

D. Nel 2002, lei è stato nominato consulente speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione. Quali riflessioni le ha ispirato questa missione?

Il mio mandato è appassionante: in totale indipendenza – responsabile davanti all’Assemblea generale dell’Onu e alla Commissione dei diritti dell’uomo – devo rendere valido giuridicamente, attraverso il diritto statuario o consuetudinario, un nuovo diritto dell’uomo all’alimentazione. E’ un lavoro di Sisifo! Avanza millimetro dopo millimetro. Il luogo centrale di questa lotta è la coscienza collettiva. Per molto tempo la morte degli esseri umani a causa della fame è stata tollerata in una sorta di normalità congelata. Oggi, è considerata intollerabile. L’opinione pubblica fa pressioni sui governi e sulle organizzazioni (WTO, FMI, Banca Mondiale etc.) affinché misure elementari siano prese per sconfiggere il nemico: riforme agrarie nel terzo mondo, prezzi adeguati pagati per i prodotti agricoli del Sud, razionalizzazione dell’aiuto umanitario in caso di improvvise catastrofi, chiusura della Borsa delle materie prime agricole di Chicago (che specula sui principali alimenti), lotta contro la privatizzazione dell’acqua etc.

D. Nel suo libro appare come un difensore della causa altermondialista, come un portavoce di questo movimento. Come mai interviene raramente nelle manifestazioni “alter” e che il movimento non vi considera generalmente come un intellettuale altermondialista?

In che senso? Ho parlato davanti a 20.000 persone al “Gigantino” di Porto Alegre nel gennaio del 2003. Mi sento come un intellettuale organico della nuova società civile planetaria, dei suoi molteplici fronti di resistenza, di questa formidabile fraternità della notte. Ma resto fedele ai principi dell’analisi rivoluzionaria di classe, a Jacques Roux, Babeuf, Marat e Saint-Just.

D. Sembra che lei attribuisca tutti i drammi del mondo alle multinazionali e ad una manciata di stati (Russia, Usa, Israele…): non è un po’ riduttivo?

L’ordine del mondo attuale non è solamente omicida, è anche assurdo. Uccide, distrugge, massacra, ma senza altra necessità che la ricerca del massimo profitto per qualche cosmocrate ossessionato dal potere e da un’avidità illimitata.
Bush, Sharon, Putin? Dei lacchè, degli ausiliari. Aggiungo un post-scriptum su Israele: Sharon non è Israele. E’ la sua perversione. Michael Warshavski, Lea Tselem, i “Rabbini per i diritti dell’uomo” e tante altre organizzazioni di resistenza incarnano il vero Israele, il suo avvenire. Meritano tutta la nostra solidarietà.

D. Crede che la morale abbia il suo posto nelle relazioni internazionali, che sono attualmente piuttosto dettate dagli interessi economici e geopolitici?

Non c’è scelta. O si sceglie per lo sviluppo e l’organizzazione normativa o si sceglie per la mano invisibile del mercato, la violenza del più forte e l’arbitrio. Potere feudale e giustizia sociale sono radicalmente antinomici.
“In avanti verso le nostre radici” esige il marxista tedesco Ernst Bloch. Se noi non restauriamo con tutta urgenza i valori dei Lumi, la repubblica, il diritto internazionale, la civilizzazione come noi li abbiamo costruiti negli ultimi 250 anni sono destinati a essere ricoperti, inghiottiti dalla giungla.

D. Da quando i talebani sono hanno lasciato il governo dell’Afghanistan, il Medio Oriente sembra essere attraversato da un’ondata di democratizzazione più o meno spontanea (elezioni in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, apertura delle presidenziali ad altri candidati in Egitto…). Come giudica tutto questo? Crede che la democrazia possa essere esportata in questi paesi? O ritiene piuttosto che siano condannati ad avere regimi dispotici?

Non si tratta di esportare la democrazia. Il desiderio di autonomia, di democrazia, di sovranità popolare è consustanziale all’essere umano, quale che sia la regione del mondo dove egli è nato. Il mio amico e grande sociologo siriano Bassam Tibi vuole vivere in una democrazia e ne ha diritto. Ora, da oltre trent’anni, vive in Germania , esiliato dalla dittatura terribile che imperversa nel suo paese.
Elias Sambar, scrittore palestinese, un altro mio amico, ha diritto a una Palestina libera e democratica, non a una Palestina occupata, né ad una vita sotto la ferocia dei fondamentalisti islamici.
Tibi, Sambar ed io vogliamo la stessa cosa e ne abbiamo diritto: la democrazia. Il problema: la guerra fredda, la strumentalizzazione dei regimi al potere da parte delle grandi potenze ed infine la vigliaccheria dei democratici occidentali, la loro mancanza di solidarietà attiva e reale, fanno in modo che i tiranni del Medio Oriente, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, della Siria, dei paesi del Golfo, dell’Iran hanno potuto durare fino ad oggi.

Voci Dalla Strada: EDUARDO GALEANO: “L’Ordine Criminale Del Mondo”

Secondo me con questi tre punti si cambia l’economia del pianeta e si mette fine all’ingiustizia:

1) Nazionalizzazione di tutte le banche per far diventare pubblici i profitti dovuti alla creazione del denaro tramite riserva frazionaria (1 euro viene moltiplicato per 50). A questo punto lo stato italiano con un capitale iniziale di 40 miliardi di euro, moltiplicandolo per 50 riuscirebbe ad annullare il debito pubblico di 2000 miliardi.

2) Azzeramento del tasso di interesse: con il meccanismo della riserva frazionaria le banche creano dal nulla il capitale ma non il denaro necessario a pagare gli interessi, per questo c’è la necessità della crescita infinita, perché bisogna creare sempre più ricchezza per pagare gli interessi. Se l’interesse fosse zero si bloccherebbe l’obbligatorietà della crescita che è impossibile in un sistema finito come il nostro pianeta.

3) Nazionalizzazione delle banche centrali, così che il reddito da creazione del denaro (signoraggio) diventi pubblico e non ci sia più bisogno per lo stato fare debito pubblico per comprare denaro dalla banca centrale.

DA VEDERE ASSOLUTAMENTE I DUE VIDEO QUI SOTTO

Voci Dalla Strada: EDUARDO GALEANO: “L’Ordine Criminale Del Mondo”.

Antimafia Duemila – Rivelati i piani del Bilderberg: i globalisti in crisi sostengono l’attacco all’Iran

Antimafia Duemila – Rivelati i piani del Bilderberg: i globalisti in crisi sostengono l’attacco all’Iran.

di Paul Joseph Watson – 7 giugno 2010
L’agenda 2010 del Bilderberg è stata rivelata da Jim Tucker, detective veterano delle riunioni del Bilderberg, e dipinge un quadro di crisi per i globalisti, che sono furiosi per l’esposizione crescente che i loro raduni hanno ricevuto negli ultimi anni, oltre che essere costernati per la loro incapacità di salvare sia l’euro sia i piani per la carbon tax.

Ma la cosa più allarmante, secondo Tucker, è che la maggioranza dei membri del Bilderberg sono ora a favore di attacchi aerei militari contro l’Iran.

Tucker, giornalista investigativo di American Free Press, ha dimostrato di essere regolarmente accurato nelle informazioni che ottiene da fonti interne al Bilderberg, il che rende le rivelazioni di quest’anno ancora più intriganti.

Secondo Tucker, i luminari del Bilderberg sono demoralizzati per il fatto che “molte persone importanti” non sono presenti quest’anno, perché, a causa della crescente esposizione, gli invitati “si trovano nei guai a casa” e i loro elettori li mettono in imbarazzo con domande irate come “che cosa stai combinando con questi mostri?”

“Tutte queste persone ci stanno esponendo, abbiamo tutte questo mail e telefonate,” così Tucker ha parafrasato le lamentazioni dei membri del Bilderberg.

Ciò combacia con le rivelazioni origliate dal giornalista del Guardian Charlie Skelton presso l’Hotel Dolce Sitges prima che la riunione iniziasse, quando ha sentito gli organizzatori della conferenza lamentare il fatto che i numeri delle proteste sono in crescita ogni anno in occasione degli eventi Bilderberg e che perciò rappresentano una “minaccia” per l’agenda del Bilderberg.

Inoltre, un prominente consociato del Bilderberg, Zbigniew Brzezinski, l’uomo che ha avvertito di recente che un “risveglio politico globale” minacciava di far deragliare il passaggio a un governo globale, è atteso alla riunione di quest’anno.

Tucker ha descritto la sua fonte come un consulente finanziario internazionale che conosce personalmente i membri del Bilderberg e ha fatto affari con loro negli ultimi 20 anni.

Per quanto riguarda l’Iran, Tucker ha detto che molti membri del Bilderberg, tra cui Brzezinski, erano a favore di attacchi aerei Usa contro l’Iran ed erano “inclini alla guerra”, sebbene non sia raggiunto il 100% degli associati in favore di un attacco.

“Alcuni di loro in Europa stanno dicendo: ‘no non dovremmo farlo’; ma la maggior parte di loro sono a favore di attacchi aerei americani all’Iran,” ha detto Tucker, aggiungendo: “Stanno fortemente propendendo al semaforo verde rispetto a un attacco statunitense all’Iran.”

Un attacco all’Iran fornirebbe una gradita distrazione rispetto ai fallimenti dei globalisti in altre aree e inoltre permetterebbe loro di trarre profitto dalla guerra, ha sottolineato Tucker.

Sul tema dell’Euro, Tucker ha detto che gli elitisti del Bilderberg erano decisi a salvare la moneta unica anche se è crollata di un nuovo minimo degli ultimi quattro anni a 1,19 dollari contro il dollaro ieri pomeriggio. Come abbiamo evidenziato, i globalisti sono nel panico davanti alla caduta dell’Euro e la BCE continua a intervenire per cercare di accelerare il suo declino. Se l’euro dovesse cessare di esistere, farebbe quasi deragliare l’ordine del giorno definitivo per una moneta globale, perché la stabilità percepita nell’uso di una moneta per una pletora di nazioni verrebbe screditata.

“L’euro è importante perché fa parte del loro programma di governo mondiale, sono molto sconfortati perché sono caduti così indietro,” ha detto Tucker, spiegando che i globalisti avevano pianificato di avere ormai l’Unione europea, l’Unione americana e l’Unione Asia-Pacifico tutte già attive e funzionanti.

Per quanto riguarda l’agenda sul cambiamento climatico, sul quale argomento il fondatore di Microsoft Bill Gates è stato invitato personalmente alla conferenza per discuterne, Tucker ha detto che i membri del Bilderberg erano ancora intenti a spingerla alla ricerca di una tassa sul carbonio, nonostante il fatto che l’intera mossa sia stata sviscerata a seguito dello scandalo Climategate.

Tucker ha citato un membro del Bilderberg tutt’altro che disposto ad ammettere una sconfitta nella missione di ingannare il pubblico nel pagamento di tasse da stabilire in nome della lotta al riscaldamento globale.

“Sul cambiamento climatico siamo quasi battuti”, ha detto uno degli elitisti presenti.

Tuttavia, Tucker ha detto che i globalisti stavano lavorando per immettere più propaganda ancora sul cambiamento climatico, “anche mentre parliamo”.

Sulla questione della marea nera dell BP, i Bilderberger hanno chiarito che l’apparente “indignazione” del presidente Obama nei confronti della BP e la sua minaccia di procedimenti penali nei confronti della società siano state un poco più di una performance verbale e che la British Petroleum – che è stata ben rappresentata in passato alle riunioni Bilderberg da personaggi come Peter Sutherland, ex presidente non esecutivo di BP – era ancora “uno dei nostri fratelli”, secondo gli elitisti.

Il futuro dei prezzi del petrolio sono sempre un tema importante per Bilderberg e le rivelazioni che Tucker e altri investigatori hanno riferito da precedenti riunioni del Bilderberg si sono dimostrate accurate quando i prezzi del petrolio hanno toccato i 150 dollari al barile nel 2008, che era esattamente quello che il Bilderberg aveva chiesto.

“I prezzi della benzina stanno per essere belli e convenienti questa estate,” ha detto Tucker, aggiungendo che dovrebbero cominciare a risalire di nuovo al livello di 4 dollari al gallone attorno novembre, quando una scarsità artificiale sarà creata.

In marcia verso un anti-democratico governo globale, i membri del Bilderberg hanno dichiarato che l’America deve essere “europeizzata” e trasformata in un gigantesco stato assistenziale socialista con razionamento della salute e imposte sul reddito più elevate.

Tucker ha detto che al Bilderberg erano intenti a imporre una tassa bancaria versata direttamente al Fondo monetario internazionale per finanziare la governance globale e un dipartimento del tesoro mondiale nell’ambito del FMI, e che questa verrebbe allora semplicemente trasferita al consumatore.

In sintesi, Tucker ha detto che la conferenza di quest’anno ha rappresentato l’incontro più deprimente e pessimista nella storia del Bilderberg, con un’esposizione massiccia della loro agenda che ha fatto da posto di blocco rispetto all’obiettivo finale di un governo autoritario mondiale gestito dalla élite, per l’élite

Fonte: prisonplanet.com

Traduzione per Megachip a cura di Maria Antonia Costa


Tratto da:
megachip.info

ComeDonChisciotte – DANIEL ESTULIN: DENUNCIA DEL GRUPPO BILDERBERG AL PARLAMENTO EUROPEO

Fonte: ComeDonChisciotte – DANIEL ESTULIN: DENUNCIA DEL GRUPPO BILDERBERG AL PARLAMENTO EUROPEO.

Il ricercatore Daniel Estulin ha pronunciato un discorso a Bruxelles di fronte alla classe politica, rivelando l’intenzione dell’élite finanziaria di far collassare l’economia globale e trasformare il mondo in una corporazione, della quale loro ne sono i beneficiari.

Signori e Signore,
Siamo oggi nella condizione di cambiare la storia. Finalmente credo che l’umanità abbia un futuro. Una popolazione in un momento demoralizzata e senza scopi sta uscendo da un lungo sogno. In questo risveglio generale, le persone cominciano a fare le domande giuste. Non è più, “cosa otterrò con questo?” Ma “cosa è giusto?”. E’ un fenomeno internazionale di risposta e reazione ad una marcata percezione che il mondo intero è destinato alla catastrofe a meno che noi, le persone, facciamo qualcosa al riguardo.

Ho scritto un libro sull’argomento Bilderberg. Il libro, in certo modo, si è trasformato nel catalizzatore di un movimento in tutto il mondo. Adesso, non abbiamo molto tempo, quindi vorrei spiegarvi cos’ è il Bilderberg e perché deve essere fermato.

Nel mondo finanziario internazionale, ci sono quelli che conducono gli eventi e quelli che reagiscono agli eventi. Mentre gli ultimi sono più conosciuti, più numerosi, e più potenti in apparenza, il vero potere risiede nei primi. Nel centro del sistema finanziario globale c’è un’oligarchia finanziaria rappresentata dal gruppo Bilderberg.

L’organizzazione Bilderberg è dinamica, nel senso che cambia con il tempo, assorbe e crea nuove parti mentre si disfa delle parti in declino. I suoi membri vanno e vengono, ma il sistema in sé non è cambiato. E’ un sistema che si auto riproduce, una ragnatela virtuale allacciata agli interessi finanziari, politici, economici ed industriali.

Tuttavia, il Bilderberg non è una società segreta. Non è un occhio maligno che tutto vede. Non c’è cospirazione anche se molte persone con le loro fantasie infantili lo vedono così. Nessun gruppo di persone, e non importa quanto siano potenti, si siedono intorno ad un tavolo al buio, prendendosi per mano, osservando una sfera di cristallo, pianificando il futuro del mondo.

E’ una riunione di persone che rappresentano una certa ideologia.

Non è un Governo Globale o un Nuovo Ordine Mondiale, come molte persone erroneamente credono. Tuttavia, l’ideologia è quella di una Compagnia Mondiale LTD. Nel 1968, in una riunione del Bilderberg in Canada, George Ball, il sottosegretario d’Economia di JFK e di Johnson disse: “Dove si trova una base legittima per il potere dell’amministrazione corporativa di prendere le decisioni che possano colpire profondamente la vita economica delle nazioni i cui governi hanno solo una responsabilità limitata?”

L’idea dietro ognuna di queste riunioni Bilderberg è di creare quello che loro stessi chiamano L’ARISTOCRAZIA DEL PROPOSITO sul modo migliore per gestire il pianeta tra le élite dell’Europa e del Nord America. In altre parole, la creazione di una rete di enormi cartelli, più potente di qualsiasi nazione sulla Terra, destinata a controllare i bisogni vitali del resto dell’umanità, ovviamente dal loro punto di vista privilegiato, per il nostro bene e beneficio. Noi, la classe inferiore ( “The Great Unwashed “, come si riferiscono a noi).

Tuttavia, il motivo per cui la gente non crede nel Bilderberg ed in altre organizzazioni che lavorano insieme ed esercitano tale controllo nello scenario mondiale è che la loro è una fantasia cartesiana, nella quale le intenzioni isolate di alcuni individui, e non la dinamica dei processi sociali modellano il corso della storia come il movimento dell’evoluzione delle idee e di certi argomenti per varie generazioni e perfino secoli.

Bilderberg è il mezzo per raggruppare istituzioni finanziarie che rappresentano i più potenti e predatori dei nostri interessi finanziari. Ed in questo momento, questa combinazione è il peggior nemico dell’umanità.

Non possiamo che congratularci oggi, il Bilderberg è diventato un argomento dei mass media corporativi. Non perché questi di colpo abbiano ricordato la loro responsabilità verso noi, ma perché noi abbiamo forzato questa posizione scomoda prendendo coscienza che i presidenti, i primi ministri e i loro piccoli re e regine sono burattini di potenti forze operando dietro le quinte.

Qualcosa ci è successo in mezzo al collasso economico generale. Le persone in gran misura si vedono soggette a qualcosa che non sempre capiscono. Ma che li porta ad agire in un certo modo, nel loro interesse. Questo è quello che stanno facendo in Grecia. Questo è quello che stanno facendo negli Stati Uniti. Si chiama il principio antropico. E’ come se una marea arrivasse e si portasse via le nostre paure.
La gente, rendendosi conto che propria esistenza è minacciata, ha perso la sua paura, ed il Bilderberg ed altri lo percepiscono.

Forse è per questo che in un recente discorso nel Council on Foreign Relations a Montreal, Zbigniew Brzezinski, uno dei fondatori della Trilaterale, ha avvertito che “un risveglio politico globale” combinato alle lotte interne dell’élite, minaccia di sviare il movimento dal Governo Globale.

Potete vedere che le persone a questo tavolo vengono da diversi trascorsi politici e ideologici. Quello che ci unisce, però- è che tutti siamo patrioti. E quelli che ci si oppongono, quelli che lavorano per le società segrete, che hanno venduto le loro nazioni per un pezzo di carne, sono traditori. Non solo traditori della loro gente e nazioni, ma di tutta l’umanità.

Adesso, l’argomento di questa conferenza stampa è il Bilderberg: Verso una Compagnia Mondiale LT.

Circa sei secoli e mezzo fa, l’economia europea era collassata in quello che è conosciuto come la “Nuova Età Oscura” d’Europa, il più grande crollo economico e demografico europeo dalla caduta dell’Impero Romano. Poi a metà del 14 ° secolo, gran parte del potere dell’oligarchia si è bruscamente disintegrato. Questa disintegrazione eruttò a catena come una repentina caduta della peggior bolla finanziaria di speculazione del debito nella storia (questo fin’ ora), quando le case bancarie di Bradi e Peruzzi collassarono. La disintegrazione e caduta della bolla del debito lombardo ha provocato un collasso nel potere dentro le famiglie oligarchiche.

Cosa c’entra questo con il Bilderberg?

La storia moderna si è sostituita alla storia medievale in quel momento quando le istituzioni che singolarmente distinguono la storia moderna dalla storia medievale sono state messe al loro posto. Questo avvenne nel 1439 al Consiglio di Firenze. Quali sono state queste nuove istituzioni?

1) La concezione delle moderne repubbliche stato nazione sotto il governo di legge naturale.

2) Il ruolo centrale nel promuovere il progresso scientifico e tecnologico come il mandato conferito alla repubblica.

Questi due ideali rappresentano un punto cruciale: la loro esistenza come istituzione, in ogni parte d’Europa, ha cambiato tutta Europa perché questi cambiamenti istituzionali hanno aumentato il ritmo dello sviluppo pro-capite e per chilometro quadrato dell’umanità sulla natura.

Quindi a nessuna nazione interessava non progredire e non svilupparsi per la paura di essere lasciata indietro, senza speranze.

Il primo successo avvenne sotto la Francia di Luigi XI, che duplicò il reddito pro-capite della Francia e sconfisse tutti i nemici della nazione. Il successo di Luigi XI ha generato una reazione a catena di sforzi volti a stabilire uno stato-nazione sul modello dell’Inghilterra di Enrico VII.

Un’altra idea chiave che proveniva dal Concilio di Firenze, che in seguito è stato realizzato negli Stati Uniti, è il principio universale del benessere generale, su cui si basa l’intera società moderna.

Adesso, benessere non significa un buon a nulla seduto sul divano mangiando pizza, sbavando, guardando la televisione, mentre aspetta che arrivi l’assegno di disoccupazione.

E’ una questione di immoralità. Qual è l’intenzione dell’esistenza dell’uomo e del governo? E’ quella di provvedere al benessere delle generazioni future dell’uomo. Assicurare la nostra sopravvivenza come specie. Il principio del Benessere Generale, come è stato espresso nel compendio del preambolo della Costituzione Federale degli Stati Uniti, è una legge fondamentale.

Come si relaziona questo con l’attualità? Questa gente vuole un Impero. Questo è ciò che è la globalizzazione. E troppe persone credono che per avere un Impero ci sia bisogno di avere denaro. Avete sentito la frase: L’Elite del Denaro. Ma il denaro non è un fattore determinante della ricchezza e dell’economia. Il denaro non fa altro che far girare il mondo. Il denaro non ha un valore intrinseco.

La mente umana influisce sullo sviluppo del pianeta. E’ così che si misura l’umanità. Questo è il vero significato d’immortalità. Quello che ci divide dagli animali è la nostra capacità di scoprire principi fisici universali. Ci permette di innovare, che di conseguenza migliora la vita della gente aumentando il potere dell’uomo sulla natura.

Vedete, stanno distruggendo l’economia mondiale di proposito. E non è neanche la prima volta. Questo è stato già fatto nel XIV secolo durante la Nuova Età Oscura: eliminarono il 30% della popolazione.

Impero: persone stupide giù. Vogliono distruggere i poteri creativi della ragione.

0 crescita, 0 progresso, Club di Roma (Limiti della Crescita, 1973)

Progetto 1980s Council on Foreign Relations: promuovere la disintegrazione controllata dell’economia mondiale.
v Bilderberg 1995: Esigere la distruzione. Come? Distruggendo l’economia di proposito.

La Grande Depressione- Trasferimento della Ricchezza. La Grande Depressione non è stato un evento che che ha spazzato via i capitalisti degli Stati Uniti. E’ stato un evento che li ha resi ancora più ricchi trasferendo la ricchezza della gente nelle mani di quelli che erano già ricchi. E’ così che la Bank of America ha guadagnato miliardi attraverso i pignoramenti nel 1929-1937.
Non credete neanche per un secondo che il più ricco dei ricchi sarà danneggiato dal collasso che sta arrivando. Gli unici feriti saremo noi.

Guardate la Grecia. Quello che stanno cercando di fare è di far collassare il sistema, invece di permettere che la Grecia riorganizzi il suo sistema monetario, stanno imponendo alla Grecia di essere usata, che il debito greco sia finanziato dall’Europa. Ma, questo debito non vale nulla. E’ spazzatura, denaro di monopoli. Quindi chiedere all’Europa che a sua volta sta attraversando la sua debacle finanziaria, di assorbire un debito impagabile, che i greci, certamente, non potranno mai pagare, significa che sicuramente si distruggerà l’Europa. E questo è fatto di proposito, dato che nessuno, neanche Barroso, con tutto il rispetto verso di lui, è assolutamente intellettualmente impedito o Trichet è così stupido.

Disfiamoci della burocrazia di Bruxelles. Licenziamo tutti. Tutti sono mendicanti. Sono inutili. Queste persone non hanno mai fatto niente di utile nelle loro vite. Disfiamoci di Barroso. E’ stato rimandato in storia a scuola. Disfiamoci dell’ipocrita Van Rompuy, non perché è inutile ma perché è maligno e pericoloso. Non è la prima volta che un malvagio vince la sua strada all’ombra verso le viscere del potere.

Vedete, è una questione di leadership ed è una questione di immortalità. Tutti i leader della società, specialmente in tempo di crisi, sono i leader perché si misurano contro l’approssimazione di questo standard. Gente come Barroso, Van Rompuy, il presidente dell’Unione Europea Jean Claude Juncker, Dominique Strauss- Kahn, il direttore amministrativo del FMI, appena possono essere considerati dei leader. In realtà appena possono essere considerati umani, sotto la prospettiva della rappresentazione umana del “Per il Bene Superiore dell’Umanità”.

Adesso, quello di cui vi sto parlando non è un problema scientifico ma un problema morale. Una questione di immortalità. Noi come stati nazione, come gente del Pianeta, crediamo nel futuro dell’umanità? E che tipo di futuro avremo tra 100 o 200 anni? O che ne sarà di noi in 10 mila anni? Abbiamo il diritto di sognare? Se può avere un senso essere qui, allora i cattivi non possono vincere.

Per esempio, ci hanno detto che l’euro deve essere salvato. Che il fallimento dell’euro porterà la caduta dell’UE. E’ una bugia. Invece di una debole e disfunzionale unione monetaria europea ritorneremo ad essere repubbliche stati nazioni indipendenti. L’Europa dei nostri avi.

“La diversità culturale non è solo il segno del progresso, ma una polizza di sicurezza contro l’estinzione umana” Una volta nato, il concetto di stato nazione non muore mai; aspetta solo che appaiano esseri umani valorosi e lucidi per la sua difesa, e che perfezionino il concetto. Così dobbiamo essere una fraternità di nazioni, di nazioni sovrane- unite con lo scopo comune dell’umanità. Fino a quando non potremo portare l’Umanità ad una Età della Ragione, la storia in realtà sarà plasmata non dalla volontà della maggior parte dell’umanità, ma da quei pochi che, con intenzioni buone o cattive, conducono il destino dell’uomo allo stesso modo di come una mandria di mucche è guidata avanti e indietro nei prati e, occasionalmente, anche verso il macello”.

Versione originale:

Daniel Estulin
Fonte: www.danielestulin.com
Link: http://www.danielestulin.com/2010/06/03/el-historico-discurso-de-daniel-estulin-denunciando-al-grupo-bilderberg-en-el-parlamento-europeo/
3.06.2010

Versione italiana:

Fonte: www.vocidallastrada.com
Link: http://www.vocidallastrada.com/2010/06/lo-storico-discorso-di-daniel-estulin.html
5.06.2010

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA

In Spagna il conclave dei Potenti

Fonte: In Spagna il conclave dei Potenti.

Centinaia di agenti antisommossa per le strade, posti di blocco, zone rosse, cecchini appostati sui tetti, elicotteri della polizia, cortei di manifestanti no-global, tafferugli e arresti, giornalisti e fotografi ovunque. In questi giorni, la normale quiete vacanziera della località balneare spagnola di Sitges, vicino a Barcellona, è un lontano ricordo (video).

Da giovedì, fino a domenica, il lussuoso resort Dulce Sitges ospita l’annuale riunione del gruppo Bilderberg: il conclave che ogni anno raccoglie l’élite economico-politica occidentale per discutere a porte chiuse, nella massima riservatezza, dei principali problemi globali del momento e delle politiche da promuovere nelle sedi internazionali ufficiali (summit Ue, G20, ecc).
Quest’anno… secondo indiscrezioni, l’incontro verterà principalmente sulle future iniziative da intraprendere a livello europeo e mondiale per garantire una maggiore stabilità dei mercati finanziari globali, una ‘global governance’ per scongiurare altre crisi come quella greca che rischiano di destabilizzare il sistema monetario europeo.

Un programma che conferma i timori dei no-global, per i quali l’élite mondialista, dopo aver provocato l’attuale instabilità economica, la sta sfruttando per indurre governi e popoli ad accettare, anzi, a invocare la necessità di nuovi organismi economici internazionali volti, più che ad assicurare una maggiore stabilità, a gettare le basi di un nuovo ordine mondiale dominato sempre meno dagli Stati e sempre più da istituzioni sovranazionali, espressione degli interessi della finanza globale e delle grandi multinazionali. Le crisi del debito degli Stati per giustificare un governo mondiale dell’economia e la crisi dell’euro (e del dollaro) per arrivare alla creazione di una moneta unica mondiale e di una banca mondiale.

I contestatori spagnoli che in questi giorni manifestano a Sitges contro il Bilderberg sono preoccupati per la scelta del loro Paese come sede dell’incontro del gruppo: temono che finisca come in Grecia, precipitata verso la crisi poco dopo aver ospitato il Bilderberg 2009.
Scaramanzia a parte, al centro delle critiche dei manifestanti c’è come sempre il carattere di segretezza che circonda questi incontri: niente telecamere, niente fotografi, niente dichiarazioni ai giornalisti, niente comunicati stampa, massima riservatezza su ordine del giorno e nomi dei partecipanti. Perché tutto questo mistero, si chiedono, se non c’è nulla da nascondere?

Nonostante tutto, però, anche quest’anno la lista degli invitati è trapelata grazie alle ‘talpe’ del movimento anti-Bilderberg infiltrate nell’organizzazione dell’incontro. Secondo questo documento, gli italiani che in questi giorni intervenuti (in momenti diversi) al summit di Sitges sarebbero il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, l’amministratore delegato di Telecom Italia e vicepresidente della Rotschild Europe, Franco Bernabè, il rettore della Bocconi ed ex commissario europeo, Mario Monti, il presidente del centro studi Notre Europe ed ex ministro del Tesoro, Tommaso Padoa-Schioppa, il vicepresidente della Fiat, Joahn Elkan, il vicepresidente della Morgan Stanley, Domenico Siniscalco e il presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli ed ex premier e commissario europeo, Romano Prodi.
Di seguito la lista dei partecipanti, in ordine alfaberico.

BEL Davignon, Etienne F. Honorary Chairman, Bilderberg Meetings; Vice Chairman, Suez Tractebel
DEU Ackermann, Josef Chairman of the Management Board and the Group Executive Committee, Deutsche Bank AG
USA Alexander, Keith B. Director, National Security Agency
GRC Alogoskoufis, George Member of Parliament
USA Altman, Roger C. Chairman and CEO, Evercore Partners, Inc.
GRC Arapoglou, Takis Chairman and CEO, National Bank of Greece
TUR Babacan, Ali Minister of State and Deputy Prime Minister
GRC Bakoyannis, Dora Minister of Foreign Affairs
NOR Baksaas, Jon Fredrik President and CEO, Telenor Group
PRT Balsemão, Francisco Pinto Chairman and CEO, IMPRESA, S.G.P.S.; Former Prime Minister
FRA Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
ITA Bernabè, Franco CEO Telecom Italia SpA
SWE Bildt, Carl Minister of Foreign Affairs
SWE Björklund, Jan Minister for Education; Leader of the Lìberal Party
CHE Blocher, Christoph Former Swiss Counselor; Former Chairman and CEO, EMS Group
FRA Bompard, Alexandre CEO, Europe 1
USA Boot, Max Jeane J. Kirkpatrick Senior Fellow for National Security Studies, Council on Foreign Relations
AUT Bronner, Oscar Publisher and Editor, Der Standard
FRA Castries, Henri de Chairman of the Management Board and CEO, AXA
ESP Cebrián, Juan Luis CEO, Grupo PRISA
BEL Coene, Luc Vice Governor, National Bank of Belgium
USA Collins, Timothy C. Senior Managing Director and CEO, Ripplewood Holdings, LLC
GRC David, George A. Chairman, Coca-Cola Hellenic Bottling Co. (H.B.C.) S.A.
GRC Diamantopoulou, Anna Member of Parliament
ITA Draghi, Mario Governor, Banca d’Italia
USA Eberstadt, Nicholas N. Henry Wendt Scholar in Political Economy, American Enterprise Institute for Public Policy Research
DNK Eldrup, Anders President, DONG Energy A/S
ITA Elkann, John Chairman, EXOR S.p.A.; Vice Chairman, Fiat S.p.A.
DEU Enders, Thomas CEO, Airbus SAS
ESP Entrecanales, José Manuel Chairman, Acciona
AUT Faymann, Werner Federal Chancellor
USA Ferguson, Niall Laurence A. Tisch Professor of History, Harvard University
IRL Gleeson, Dermot Chairman, AIB Group
USA Graham, Donald E. Chairman and CEO, The Washington Post Company
NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings
NLD Hirsch Ballin, Ernst M.H. Minister of Justice
USA Holbrooke, Richard C. US Special Representative for Afghanistan and Pakistan
NLD Hommen, Jan H.M. Chairman, ING N.V.
INT Hoop Scheffer, Jaap G. de Secretary General, NATO
USA Johnson, James A. Vice Chairman, Perseus, LLC
USA Jordan, Jr., Vernon E. Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
FIN Katainen, Jyrki Minister of Finance
USA Keane, John M. Senior Partner, SCP Partners; General, US Army, Retired
USA Kent, Muhtar President and CEO, The Coca-Cola Company
GBR Kerr, John Member, House of Lords; Deputy Chairman, Royal Dutch Shell plc
DEU Klaeden, Eckart von Foreign Policy Spokesman, CDU/CSU
USA Kleinfeld, Klaus President and CEO, Alcoa Inc.
TUR Koç, Mustafa V. Chairman, Koç Holding A.S.
DEU Koch, Roland Prime Minister of Hessen
TUR Kohen, Sami Senior Foreign Affairs Columnist, Milliyet
USA Kravis, Henry R. Senior Fellow, Hudson Institute, Inc.
INT Kroes, Neelie Commissioner, European Commission
GRC Kyriacopoulos, Ulysses Chairman and Board member of subsidiary companies of the S&B Group
FRA Lagarde, Christine Minister for the Economy, Industry and Employment
INT Lamy, Pascal Director General, World Trade Organization
PRT Leite, Manuela Ferreira Leader, PSD
ESP León Gross, Bernardino General Director of the Presidency of the Spanish Government
DEU Löscher, Peter CEO, Siemens AG
GBR Mandelson, Peter Secretary of State for Business, Enterprise & Regulatory Reform
INT Maystadt, Philippe President, European Investment Bank
CAN McKenna, Frank Former Ambassador to the US
GBR Micklethwait, John Editor-in-Chief, The Economist
FRA Montbrial, Thierry de President, French Institute for International Relations
ITA Monti, Mario President, Universita Commerciale Luigi Bocconi
ESP Moratinos Cuyaubé, Miguel A. Minister of Foreign Affairs
USA Mundie, Craig J. Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation
CAN Munroe-Blum, Heather Principal and Vice Chancellor, McGill University
NOR Myklebust, Egil Former Chairman of the Board of Directors SAS, Norsk Hydro ASA
DEU Nass, Matthias Deputy Editor, Die Zeit
NLD Beatrix, H.M. the Queen of the Netherlands
ESP Nin Génova, Juan Maria President and CEO, La Caixa
FRA Olivennes, Denis CEO and Editor in Chief, Le Nouvel Observateur
FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell plc
GBR Osborne, George Shadow Chancellor of the Exchequer
FRA Oudéa, Frédéric CEO, Société Générale
ITA Padoa-Schioppa, Tommaso Former Minister of Finance; President of Notre Europe
GRC Papahelas, Alexis Journalist, Kathimerini
GRC Papalexopoulos, Dimitris Managing Director, Titan Cement Co. S.A.
GRC Papathanasiou, Yannis Minister of Economy and Finance
USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute for Public Policy Research
BEL Philippe, H.R.H. Prince
PRT Pinho, Manuel Minister of Economy and Innovation
INT Pisani-Ferry, Jean Director, Bruegel
CAN Prichard, J. Robert S. President and CEO, Metrolinx
ITA Prodi, Romano Chairman, Foundation for Worldwide Cooperation
FIN Rajalahti, Hanna Managing Editor, Talouselämä
CAN Reisman, Heather M. Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc.
NOR Reiten, Eivind President and CEO, Norsk Hydro ASA
CHE Ringier, Michael Chairman, Ringier AG
USA Rockefeller, David Former Chairman, Chase Manhattan Bank
USA Rubin, Barnett R. Director of Studies and Senior Fellow, Center for International Cooperation, New York University
TUR Sabanci Dinçer, Suzan Chairman, Akbank
CAN Samarasekera, Indira V. President and Vice-Chancellor, University of Alberta
AUT Scholten, Rudolf Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG
USA Sheeran, Josette Executive Director, UN World Food Programme
ITA Siniscalco, Domenico Vice Chairman, Morgan Stanley International
ESP Solbes, Pedro Vice-President of Spanish Government; Minister of Economy and Finance
ESP Sophia, H.M. the Queen of Spain
USA Steinberg, James B. Deputy Secretary of State
INT Stigson, Bjorn President, World Business Council for Sustainable Development
GRC Stournaras, Yannis Research Director, Foundation for Economic and Industrial Research (IOBE)
IRL Sutherland, Peter D. Chairman, BP plc and Chairman, Goldman Sachs International
INT Tanaka, Nobuo Executive Director, IEA
GBR Taylor, J. Martin Chairman, Syngenta International AG
USA Thiel, Peter A. President, Clarium Capital Management, LLC
DNK Thorning-Schmidt, Helle Leader ofThe Social Democratic Party
DNK Thune Andersen, Thomas Partner and CEO, Maersk Oil
AUT Treichl, Andreas Chairman and CEO, Erste Group Bank AG
INT Trichet, Jean-Claude President, European Central Bank
GRC Tsoukalis, Loukas President of the Hellenic Foundation for European and Foreign Policy (ELlAMEP)
TUR Ugur, Agah CEO, Borusan Holding
FIN Vanhanen, Matti Prime Minister
CHE Vasella, Daniel L. Chairman and CEO, Novartis AG
NLD Veer, Jeroen van der Chief Executive, Royal Dutch Shell plc
USA Volcker, Paul A. Chairman, Economic Recovery Advisory Board
SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB
SWE Wallenberg, Marcus Chairman, SEB
NLD Wellink, Nout President, De Nederlandsche Bank
NLD Wijers, Hans Chairman, AkzoNobel NV
GBR Wolf, Martin H. Associate Editor & Chief Economics Commentator, The Financial Times
USA Wolfensohn, James D. Chairman, Wolfensohn & Company, LLC
USA Wolfowitz, Paul Visiting Scholar, American Enterprise Institute for Public Policy Research
INT Zoellick, Robert B. President, The World Bank Group
GBR Bredow, Vendeline von Business Correspondent, The Economist (Rapporteur)
GBR McBride, Edward Business Editor, The Economist (Rapporteur)

peacereporter

ComeDonChisciotte – PRECIPITATI NEL CAOS: L’EUROPA ALLA VIGILIA DELLA CONFERENZA DEL BILDERBERG

Fonte: ComeDonChisciotte – PRECIPITATI NEL CAOS: L’EUROPA ALLA VIGILIA DELLA CONFERENZA DEL BILDERBERG.

DI OLGA CHETVERIKOVA
en.fondsk.ru

Il gruppo Bilderberg si riunirà dal 4 al 7 giugno a Sitges (nella foto), una località turistica a 30 km da Barcellona. Come al solito, le informazioni al riguardo ci vengono fornite da James Tucker e Daniel Estulin i quali hanno rivelato che in cima all’agenda del meeting di quest’anno c’è la recessione globale e le proposte per l’elaborazione di collassi economici che possano giustificare l’istituzione di una governance economica di portata mondiale.

Con l’intenzione di prolungare la crisi economica per almeno un altro anno, il gruppo Bilderberg spera di poter trarre vantaggio dalla situazione per poter formare un “ministero della finanza globale” all’interno dell’ONU. Sebbene la decisione fosse in realtà stata presa l’anno scorso nel meeting tenuto in Grecia, Tucker sostiene che il piano è stato affondato dai “nazionalisti statunitensi ed europei (il gruppo Bilderberg indica genericamente come “nazionalisti” tutte le forze con orientamenti nazionali che abbracciano l’idea di sovranità e indipendenza nazionale)

Per un anno intero, fin dall’ultimo incontro, i rappresentanti dell’esecutivo globale hanno cercato di convincere il pubblico del mondo ad accettare un “nuovo ordine finanziario”. L’idea è comparsa in dichiarazioni fatte da N.Sarkozy, G.Brown e dall’appena eletto Presidente del Consiglio europeo H. Van Rompuy, ma – sullo sfondo di una fase relativamente indolore della crisi – quest’attività è rimasta limitata a condizionamenti psicologici senza risvolti pratici. Come Jacques Attali ha, piuttosto ragionevolmente, descritto nel suo After the Crisis l’Europa non può pretendere di riformare l’architettura della finanza globale finché non si sarà fornita delle istituzioni necessarie per soddisfare i propri bisogni.

La crisi del debito greco che sta mettendo a repentaglio il sistema finanziario europeo fornisce un pretesto per misure drastiche, e sia la crisi che le misure illustrano chiaramente la strategia che ricorre al caos per riordinare gli accordi esistenti. Il caos generato in maniera deliberata è rigorosamente controllato da istituzioni finanziarie, le grandi banche e hedge funds e funziona come un efficiente meccanismo di governance e di ristrutturazione sociale.

L’attacco finanziaro alla Grecia si è prontamente trasformato in offensiva contro l’euro e, come è diventato via via più chiaro, gli sviluppi sono solo parzialmente correlati ai difetti dell’economia greca. L’intensità della crisi che ha momentaneamente costituito una minaccia per l’integrità economica e perfino politica della UE, non può essere spiegata esclusivamente dagli appetiti di sfacciati giocatori finanziari. Ci dovevano essere cause più serie dietro la situazione e in un certo qual modo gli obiettivi perseguiti da coloro che l’hanno creata possono essere capiti dalle dichiarazioni di G. Soros. In altre parole gli europei sono costretti a scegliere tra il collasso dell’eurozona e la centralizzazione della governance.

Jacques Attali ha delineato uno specifico piano di centralizzazione. In esso si suggerisce ai paesi della UE di creare istituzioni proprie per monitorare le attività degli operatori finanziari. Vi si propone anche l’istituzione di un ente di credito europeo di nuova formazione che non essendo legato alle banche centrali e di investimento europee né ai governi, garantirebbe assistenza a credibili istituzioni finanziarie locali, investirebbe nei loro fondi ed estendere i prestiti dietro specifiche condizioni. Attali inoltre invoca la formazione di un ministero di finanza europeo che dovrebbe avere fin da subito il potere di elargire prestiti a nome della UE e la creazione di un Fondo di Bilancio Europeo con il mandato di supervisionare i bilanci dei paesi il cui indebitamento progressivo costituisce l’85% del PIL. In altro modo, avverte Attali, ci si dovrebbe attendere una crisi più severa.

Sotto pressioni statunitensi, A. Merkel ha finalmente acconsentito a misure drastiche ( pare che Sarkozy abbia perfino minacciato di far tornare la Francia alla sua moneta nazionale in caso lei facesse lo stesso) e agli inizi di maggio i ministri della finanza ed economia della UE hanno firmato un accordo sui meccanismi di stabilizzazione dei bilanci nella Eurozona, che prevede l’istituzione di un cuscino di sicurezza di 60 miliardi di euro per riscattare con urgenza i paesi che lottano con le loro finanze pubbliche e l’allocazione di 400 miliardi di euro in prestiti garantiti. Il FMI ha inoltre promesso altri 250 miliardi in caso di necessità. Questo denaro deve servire come cauzione sul debito sovrano della Eurozona, una missione che per la prima volta nella sua storia, la Banca Centrale Europea si avvia a intraprendere. Misure atte a facilitare le transazioni finanziarie erano state annunciate dalle banche centrali di diverse parti del globo inclusa la Federal Reserve che sta per iniettare con urgenza dollari americani nella BCE così come nelle banche britanniche e svizzere.

Tutto questo può essere considerato come la prima fase verso l’amministrazione monetaria europea centralizzata. Non è chiaro ancora come i “grandi architetti” vedono la governance finanziaria globale e quale ruolo intendono assegnare alle istituzioni finanziarie esistenti come l’FMI. Le opzioni vanno dalla costituzione di istituzioni completamente nuove alla possibilità di usare l’FMI come centro di regolamento sovranazionale diretto da un consiglio di 24 grandi, un G-24.

Il piano imposto all’Europa dai circoli dell’élite finanziaria implica l’affrontare il problema dell’indebitamento con l’aiuto di nuovi presititi che potranno solo esacerbare anziché risolvere il problema dei bilanci. Secondo i dati di Eurostat, il debito sovrano dell’Eurozona crescerà dal 77,7% all’ 83,6% del PIL. Inoltre, la comunità di esperti ha ampiamente riconosciuto che i dati del debito per la Grecia, Portogallo e altri paesi della UE sono inverosimilmente bassi e non riflettono le reali proporzioni del problema.

Gli esperti della Lombard Odier, una banca svizzera, stimano che l’ammontare del credito inesigibile della Grecia costituisce l’875% del suo PIL, il che significa che per onorarlo il paese dovrebbe investire – senza alcun utile immediato – una cifra che supera il proprio PIL di un 8.75. La media corrispondente nella Eurozona è di 4.34. e negli Stati Uniti di 5.

Senza risolvere i problemi strutturali, le misure lenitive stanno spianando la strada alle istituzioni sovranazionali invocate da Attali. Il 21 maggio scorso, i ministri della finanza della UE, in un meeting presieduto dal presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet e dal presidente del Consiglio Europeo H. Von Rompuy, hanno adottato il piano tedesco per un coordinamento del bilancio molto più ampio che comprende penalità per gli stati che infrangono le regole di bilancio della UE. Le sanzioni comprendono la sospensione del diritto di voto per i recidivi, sospensione dei fondi per lo sviluppo strutturale, ecc. Era stato anche proposto di sottoporre i bilanci nazionali al vaglio della UE prima del loro dibattimento nelle legislature nazionali. Una relazione sarà preparata entro il 17 Giugno – data del summit della UE – con la bozza di una politica comune dell’Eurozona. Un altro – ancor più ambizioso – progetto come il controllo sui bilanci nazionali dell’Eurozona da parte di un triumvirato composto dalla Commissione europea, la BCE e l’Euro Group, verrà ugualmente discusso.

Gli svantaggi dei pacchetti per il salvataggio sono la peggior parte del problema. Nell’evocare la minaccia di collasso finanziario, i paesi della UE hanno introdotto una serie di misure di austerità estremamente impopolari come i congelamenti di salari e pensionamenti per gli impiegati pubblici, tagli nel welfare, aumento dell’età pensionabile, ecc. La Grecia è stato il primo ma non l’unico paese a essere colpito.

Il governo tedesco progetta di tagliare le spese di 10 miliardi annui tra il 2011 e 2016. La Francia ha abolito la pensione annuale per le famiglia a basso reddito. Sotto la pressione dell’FMI, la Spagna sta avviando una riforma complessiva che include congelamento dell’indice pensionistico, riduzione dei salari e licenziamenti nel settore pubblico, abolizione dei pagamenti di sostegno alle famiglie con bambini appena nati, ecc. Gran Bretagna, Italia e altri stanno percorrendo la stessa strada.

Le conseguenze delle suddette misure sono difficili da calcolare considerato che l’Europa sta già affrontando un notevole tasso di povertà e problemi di disoccupazione (quest’ultima ha raggiunto il 10% della popolazione economicamente attiva e continua a crescere e almeno 80 milioni di persone si trovano attualmente sotto la soglia di povertà).

Molto probabilmente, il governo ombra mondiale – il gruppo Bilderberg – somministrerà al pubblico l’oblio attentamente calcolato dei problemi sociali per permettere alle èlite di scaricare gli asset in crisi, conservare il controllo della situazione e deviare le proteste dalle vere cause dei problemi.

Dalla prospettiva della Russia, la conclusione è ovvia: l’intensificazione della sua integrazione nell’Europa “libera” rafforza il controllo finanziario e informativo sulla Russia esercitato da parte delle èlite globali che cercano di strapparle il ruolo di giocatore indipendente nel quadro geopolitico.

Olga Chetverikova
Fonte: http://en.fondsk.ru
Link: http://http://en.fondsk.ru/article.php?id=3069
3.06.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

ComeDonChisciotte – EURO, L’ IPOTESI DEL PEGGIO

La crisi greca del budget, diventata crisi dell’euro, non è la conseguenza fatale di un’autoregolamentazione dei mercati, ma di un attacco deliberato. Per Jean-Michel Vernochet, essa fa parte di una guerra economica condotta da Washington e Londra, secondo gli stessi principi delle attuali guerre militari: ricorso alla teoria dei giochi e strategia del caos costruttore. La posta in gioco è costringere gli europei ad integrarsi in un blocco atlantico, vale a dire in un Impero, all’interno del quale pagheranno automaticamente per il deficit budgetario anglosassone, tramite il mezzo indiretto di un euro dollarizzato. Un primo passo in questo senso è già stato fatto con l’accordo siglato tra l’Unione Europea e il FMI, che concede al Fondo Mondiale una tutela particolare sulla politica economica dell’UE…

Leggi tutto: ComeDonChisciotte – EURO, L’ IPOTESI DEL PEGGIO.

Paolo Franceschetti: Veltroni a Che tempo che fa.

Veltroni dice cose buone, ma non mi convince. Lui è stato vice presidente del consiglio e segretario del PD, perché queste cose non le ha denunciate prima? A quei tempi dormiva beatamente. E’ forse giunto il tempo di svelare i segreti passati per aiutare il parto del nuovo equilibrio di poteri occulti post-berlusconiani? In ogni caso Veltroni è anche stato a una delle riunioni dei Bildberger, perchè non ce ne parla? Certo prodi è un assiduo frequentatore delle riunioni Bildberger. Ci hanno già fregati, non ci casco più. E perchè Veltroni continua a parlare bene dell’euro che è una moneta emessa da una banca privata per creare debito pubblico e profitto privato?

Fonte: Paolo Franceschetti: Veltroni a Che tempo che fa..

Alcune frasi dette da Veltroni in trasmissione:

– A noi hanno raccontato che Ustica era stato un cedimento strutturale. Ora tutti hanno capito che non è così.

– Borsellino e Falcone sono stati uccisi da parti dello Stato.

– Il cervello della mafia è nella finanza.

– La mafia non ha mai fatto stragi. Perché invece di ucciderlo a Roma usa le stragi? Perché fanno le stragi davanti al patrimonio culturale?

– Il nostro è un paese divorato da questi centri oscuri.

– Non possiamo accettare che ci siano personalità della finanza che vanno in giro tranquille, e che ci sia un giovane scrittore come Saviano che è attaccato dal presidente del Consiglio.

– Il controstato obbedisce ad interessi finanziari e politici.

– Può succedere qualcosa di molto brutto… una crisi finanziaria produsse nel ’29 il nazismo; “nei momenti di crisi bisogna generare il cambiamento”.

Il discorso è interessante anche per altri passaggi, come quello in cui allude alla necessità di riformare il sistema bancario.

Nel discorso Veltroni plaude a Obama, lodandone la politica; e plaude all’Unione Europea.
E non menziona mai la massoneria, ci mancherebbe. La chiama “grumo” di interessi.

Caduti di guerra in missione di pace

Fonte: Caduti di guerra in missione di pace.

Due nuove vittime entrano nel novero dei soldati italiani che hanno trovato la morte in Afghanistan, dove l’esercito ormai da molti anni è impegnato nel portare avanti la guerra coloniale statunitense voluta da Bush e “coccolata” dal Nobel per la pace Barack Obama.
Due vittime e altri due feriti che, come sempre accade, campeggiano sulle prime pagine e nei titoli d’apertura dei TG, dimostrando in maniera inequivocabile come ormai gli unici morti sul lavoro degni di menzione ed in grado di suscitare la “commozione popolare” siano i soldati in missione di guerra all’estero.
Gli altri, quelli che lavorano nelle fabbriche, muoiono sulle strade, in agricoltura o nell’edilizia contano invero molto poco e possono meritare al più qualche trafiletto nelle cronache locali. In fondo che razza di eroi sarebbero, non portano certo in guerra il tricolore (o se preferite bandiera stelle e strisce) loro.

A margine delle false “lacrime” trasudanti ipocrisia e dell’ormai stantio teatrino imbastito dal mondo politico e giornalistico… si riaffacciano sulla scena anche le solite considerazioni sull’opportunità delle “nostre” missioni militari all’estero, dove siamo impegnati a combattere le guerre degli Stati Uniti e d’Israele.
Considerazioni, questa volta portate timidamente dalla Lega e dal Pd, che non hanno altro scopo se non quello di dirottare la reazione emotiva del momento verso riflessioni cariche di razionalità, in virtù delle quali la guerra è una cosa brutta, il sacrificio che stiamo pagando in termini di vite umane pesante, ma lo scopo della carneficina (spesso avente per oggetto donne e bambini) in fondo troppo nobile perché si possa pensare di defezionare dagli impegni presi.

Le missioni militari all’estero rappresentano qualcosa di aberrante, a prescindere da quale sia il prezzo che paghiamo in termini di vite umane. Lo sono perché comportano l’occupazione in armi di stati sovrani, lo sterminio giornaliero di civili, la prevaricazione nei confronti di culture spesso millenarie.

Ma rappresentano anche un cortocircuito logico di portata enorme, alla luce della situazione economica che stiamo vivendo.
Gli italiani che, secondo le fonti giornalistiche più autorevoli, già nel 2006 faticavano oltremisura per “arrivare a fine mese” e nel frattempo si sono ulteriormente impoveriti, sono in attesa (almeno quei pochi che l’hanno subodorata) della maxi stangata lacrime e sangue imposta dalla UE e supinamente accettata con acquiescenza dal governo. Tremonti, uomo di belle parole e bruttissimi fatti, sussurra e bofonchia frasi sconnesse, come un bimbo che abbia paura di dire alla mamma tutta la verità. Una verità che si esprime in una sola parola: tagli.

Tagli delle spese per il sociale, dei salari, delle pensioni, delle prospettive occupazionali, perché i tagli sono l’unica vera direttiva imposta dalla UE per dirottare verso le banche ed i mercati finanziari sempre più ingenti quantità di denaro.
La logica vorrebbe si tagliassero come prima cosa i finanziamenti miliardari per le missioni militari, anziché l’occupazione, la scuola e gli ospedali. Ma la logica spesso non è che un miraggio inarrivabile.

Qualche considerazione fine a sé stessa, utile per imbonire una parte dell’elettorato. Qualche lacrima d’ipocrita contrizione per far leva sull’amor patrio degli altri elettori.
Qualche dotto proclama che parli il linguaggio del pragmatismo, l’importante è in fondo che la commedia continui come e meglio di prima.

ComeDonChisciotte – L’ ULTIMO INCONTRO DELLA COMMISSIONE TRILATERALE

Stanno perdendo, sono quasi in rovina…

Fonte: ComeDonChisciotte – L’ ULTIMO INCONTRO DELLA COMMISSIONE TRILATERALE.

DI JAMES P.TUCKER JR.
americanfreepress.net/

La Commissione Trilaterale vuole una guerra in Iran, una moneta mondiale e una Banca Centrale

I membri della Commissione Trilaterale, irritati per il loro fallimento nello stabilire un governo mondiale e per la crisi economica che hanno generato, hanno proclamato la guerra contro l’Iran nel loro ultimo incontro tenuto a porte chiuse a Dublino dal 7 al 10 maggio.

I piani di guerra sono stati rivelati da Mikhail Slobodovsici, consigliere capo della leadership russa, mentre passeggiava per l’albergo Four Seasons, dove la Commissione Trilaterale si è asserragliata protetta da guardie armate e a porte chiuse. Nel rivolgersi a Alan Keenan, che lavora per il sito WeAreChange.org , lui credeva di star parlando ad un collega della Commissione.

Nella foto: L’albergo Four Seasons dove si è tenuta l’ultima riunione

“Stiamo decidendo il futuro del mondo” ha detto Slobodovisci. “Abbiamo bisogno di un governo mondiale” ha proseguito, ma, riferendosi all’Iran,” dobbiamo sbarazzarcene” ha affermato.

Indubbiamente è stato un proclama di guerra della Trilaterale. Molti dei milionari e miliardari della Commisione hanno pesanti investimenti nell’industria e le guerre fanno enormi profitti.

Improvvisamente Slobodovisci ha notato che la targhetta di Keenan era diversa dall’etichetta della Commisione e ha detto: “Non posso parlare – noi operiamo secondo le regole di Chatham House.”

A Slobodovisci la Trilaterale ha richiesto di pretendere ulteriori scuse per l’eccidio di una cifra stimata tra i 30 e 60 milioni di abitanti della vecchia Unione Sovietica ad opera del dittatore Josef Stalin. Il primo ministro Vladimir Putin ha chiesto umilmente scusa nell’anniversario dell’esecuzione di 20.000 soldati polacchi. Putin ha ammesso che il massacro era stato eseguito dai sovietici, non dai tedeschi come sostenuto dai sovietici per mezzo secolo. Nonostante tutto, il presidente russo Dmitry Medvedev ha nuovamente chiesto scusa il giorno dopo (il 9 Maggio), accusando i cittadini sovietici di aver tollerato il massacro, affermando che essi erano pienamente consapevoli dello spargimento di sangue.

Non sono mai stati così depressi gli illustri membri della Trilaterale.

“Ogni anno va peggio”, ha sostenuto uno di loro. “Perché ci prendiamo la briga di vederci ancora?”

“Non possiamo semplicemente cedere e lasciare,” ha risposto un altro. “Il Bildelberg si attende la bozza di un piano da parte nostra”.

Una parte notevole delle loro frustrazioni deriva dal fallimento nello stabilire un governo mondiale. Nel 1999, sia la Trilaterale che il gruppo Bildelberg confidavano nel prevedere che avrebbero ottenuto un governo mondiale per l’anno 2000. Una decina d’anni dopo, il loro obiettivo appare ancora più lontano. E di questo loro danno colpa ai “nazionalisti”, che si oppongono alla resa della sovranità nei confronti degli organismi internazionali.

Il gruppo Bildelberg si incontrerà dal 4 al 7 giugno in Spagna, a Sitges, una cittadina vacanziera a circa 20 miglia da Barcellona, per fare scelte definitive su cosa imporre al mondo.

Il Bildelberg chiuderà l’intero perimetro del Dolce Sitges con guardie armate e sicurezza privata. Il Bildelberg è composto da circa 120 finanzieri internazionali, capi di stato europei ed alti ufficiali della Casa Bianca, e dai segretari dei dipartimenti di Stato e Commercio, tra gli altri.

La Commissione Trilaterale è la squadra di riserva, con poco più di 300 partecipanti. Il Bildelberg, la squadra principale nell’aspirante governo mondiale segreto, ne conta poco più di 100. I due gruppi hanno una leadership coordinata e l’obiettivo comune di un governo mondiale sotto il loro controllo.

Tuttavia la Trilaterale attira capi di stato e altri alti funzionari in Europa e finanzieri internazionali, inclusi David Rockfeller e i membri della famiglia Rotschild. Parteciperanno anche alti funzionari della Casa Bianca e dei dipartimenti del Tesoro, Stato e Commercio dell’amministrazione di Obama.

I Trilateralisti sono delusi per non essere stati in grado di sfruttare la crisi economica che hanno contribuito a generare creando un “dipartimento del tesoro” sotto l’egida dell’ONU. Danno la colpa al “crescente nazionalismo” e chiedono “ come faceva quella gente a sapere di questo”, secondo testimoni all’interno dell’albergo della Trilaterale. Nonostante tutto, la Trilaterale va avanti. In un commento basato su interviste ai leader della Trilaterale o da loro dettate, l’economista Richard Douthwaite scriveva lo scorso 7 maggio su The Irish Times:

La crescita economica non può accrescere gli introiti in maniera certa e veloce in modo tale da garantire i risultati sperati. L’unico possibile rimedio è l’inflazione. Questa potrebbe essere costruita facendo creare alla Banca Centrale Europea denaro dal nulla per dare ai paesi della zona euro soldi da spendere…Un altro ostacolo irrazionale è il sentimento che il denaro non può essere creato sul nulla…

Dalle pagine di quel giornale Douthwaite chiede alla Banca Centrale Europea di avviare la stampa di valuta così come lo sta facendo la Federal Reserve , di proprietà e controllo privati, per inondare di dollari i suoi amici negli Stati Uniti.

Secondo le regole bancarie in Europa, la Banca Centrale Europea ha un limite nell’emissione di valuta per un tetto massimo del 2 per cento sull’inflazione. Doughwaite vorrebbe che questo limite fosse tolto ai banchieri.

Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha distribuito denaro gratuito alle banche che ne fanno parte abbassando il tasso di sconto a quasi zero. In Europa, scrive Douthwaite: “ questo obiettivo potrebbe essere costruito facendo creare alla Banca Centrale Europea denaro dal nulla per dare ai paesi della zona euro soldi da spendere”.

Il risultato – osserva lui – sarebbe l’inflazione, perché ci sarebbero più soldi in circolazione per pagare i debiti dei governi. Ma in questo lui non vede nulla di male.

Comunque, come il membro del congresso Ron Paul nota, il problema dell’inflazione è che colpisce la classe operaia perché agisce come una tassa indiretta.

“Detto in poche parole, stampare valuta per pagare le spese federali diluisce il valore del dollaro, il che causa prezzi più alti per beni e servizi” avverte Ron Paul. “I risparmiatori e chi vive di entrate fisse o basse sono i più colpiti per l’aumento del costo della vita. Famiglie a reddito medio-basso sono quelle che più soffrono perché lolottano per far quadrare i conti mentre la ricchezza viene letteralmente trasferita dalla classe media a quella abbiente”.

L’idea dell’emissione fraudolenta di denaro è stata abbracciata da Gary Jenkins di Evolution Securities. Ha detto che la Banca Centrale Europea può iniziare a stampare denaro per tirarsi fuori dalla fossa. “ Se giungiamo sull’orlo del baratro, potrebbe essere rimasta l’unica opzione possibile” ha continuato. “Solo la BCE può stampare gli euro per salvare il sistema”.

Per ora Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca Centrale Europea, nega che stampare denaro possa essere avviata. Trichet sembra essere in minoranza qui e la pressione da parte dei momndialisti può forzarlo infine ad aumentare l’inflazione nel tentativo di contenere l’inevitabile collasso della UE.

Il primo ministro irlandese, Brian Cowen, era stato invitato a fare gli onori di casa al consesso della Commisione Trilaterale, per poi andare via. Questa è la prassi della Trilaterale e del Bilderberg: Il capo del paese che ospita parla e poi va via. Ma Cowen non aveva gradito l’essere escluso, così è apparso deliberatamente in ritardo di 35 minuti – e i Trilateralisti non sono abituati ad essere lasciati in attesa.

Paul Volker, presidente del consiglio d’amministrazione dell’Economic Recovery Advisory Board del presidente Obama e precedentemente amministratore delegato della Fed, ha espresso la sua ira facendo domande ostili. Cowen ha cercato di separare l’economia irlandese da quella greca e di altri paesi della UE che sono sotto attacco per la crisi economica.

Volker ha detto a Cowen che sebbene lui fosse stato “storicamente..molto attratto dall’euro” ora appariva dubbioso”. Volker ha continuato: “ Voi avete alcune decisioni difficili da prendere qui, ma la questione dell’avere una Banca Centrale indipendente, il tasso d’interesse comune, la moneta comune…sono proprio curioso se nella sua testa questo genera domande circa le strutture governative dell’Europa.
v “Lei non è in favore di una ulteriore centralizzazione, mi sembra di capire, sebbene altri lo siano, ma cosa significa questa crisi per il futuro dell’Europa? Ha chiesto Volker.

Cowen ha ammesso che l’euro ha dei problemi di credibilità. Ha affermato che i ministri della Finanza della UE avrebbero rivisto “ gli accordi attuali” nei mesi a venire per capire come possono essere migliorati “ in modo di aggiungere credibilità alla moneta e al contempo creare ampio consenso popolare”.

In altre parole la Commissione Trilaterale prevede di:

Aumentare i prezzi della benzina negli Stati Uniti. Gli europei ora pagano 10 dollari il gallone, gli americani circa 3. I Trilateralisti sostengono che gli americani devono pagarne 7.

Il petrolio viene prodotto solo all’81% della capacità così da aumentare la domanda e quindi il prezzo. Molti dei membri sono nati nella ricchezza petrolifera.

Essi celebrano la legge sanitaria, che ritengono aumenterà drammaticamente i costi e ridurrà i servizi. E’ uno stile europeo, e Obama è il loro ragazzo tuttofare. Loro sono in attesa del giorno in cui gli americani pagheranno il 50% dei loro introiti in tasse federali, come avviene diffusamente in Europa.

James P. Tucker, Jr.
Fonte: http://americanfreepress.net/
Link: http://americanfreepress.net/html/tucker_trumps_trilats_222.html
16.05.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

GALLERIA FOTOGRAFICA

Antimafia Duemila – Gaza, le armi proibite

Fonte: Antimafia Duemila – Gaza, le armi proibite.

di Luca Galassi – 12 maggio 2010
Studio del New Weapons Research Group rivela che la presenza di metalli tossici nei tessuti e’ prova dell’utilizzo di armi sconosciute nelle offensive israeliane nella Striscia.
Un nuovo studio del New Weapons Research Group (Nwrg) ha rivelato che a Gaza gli israeliani hanno utilizzato armi contenenti metalli tossici e sostanze carcinogene. Per la prima volta sono stati analizzati tessuti di persone ferite nella Striscia durante le operazioni militari del 2006 e del 2009.

La commissione di scienziati del Nwrg ha coordinato tre universita’ (La Sapienza di Roma, l’universita’ di Chalmer in Svezia e quella di Beirut in Libano) nella raccolta e nell’analisi dei dati. La ricerca, che ha messo a confronto il contenuto di 32 elementi rilevati dalle biopsie, mostra come nelle offensive siano state utilizzate armi sconosciute, che non lasciano schegge o frammenti nel corpo, ma metalli e sostanze i cui effetti possono provocare anche mutazioni genetiche.

Sono stati analizzati 16 campioni di tessuto appartenenti a 13 vittime, prelevati dall’ospedale Shifa di Gaza, e individuati quattro tipi di ferite: carbonizzazione, bruciature superficiali, bruciature da fosforo bianco e amputazioni. Elementi chimici come alluminio, rame, bario, mercurio e vanadio sono stati individuati nelle persone amputate; sempre alluminio, rame, cobalto, e mercurio nelle ferite da fosforo bianco; piombo e uranio in tutte le ferite; arsenico, manganese, cadmio e cromo in tutte le ferite eccetto quelle da fosforo bianco; nichel solo nelle amputazioni. Alcuni di questi elementi sono carcinogeni, altri potenzialmente carcinogeni, altri tossici per il feto. Mercurio, arsenico, cadmio, cromo, nichel e uranio possono portare a mutazioni genetiche. Cobalto e vanadio producono mutazioni genetiche negli animali ma non e’ dimostrato che facciano altrettanto nell’uomo. Alluminio, mercurio, rame, bario, piombo, manganese hanno effetti tossici e provocano danni per il nascituro, nel caso di donne incinte, essendo in grado di oltrepassare la placenta e danneggiare embrione o feto. Tutti i metalli possono determinare patologie croniche ai danni dell’apparato respiratorio, renale, riproduttivo e della pelle.

“Nessuno – spiega Paola Manduca, docente di genetica all’università di Genova e portavoce del New Weapons Research Group – aveva mai condotto questo tipo di analisi bioptica su campioni di tessuto appartenenti a feriti. Noi abbiamo focalizzato lo studio su ferite prodotte da armi che non lasciano schegge e frammenti perché ferite di questo tipo sono state riportate ripetutamente dai medici a Gaza e perché esistono armi sviluppate negli ultimi anni con il criterio di non lasciare frammenti nel corpo. Abbiamo deciso di usare questo tipo di analisi per verificare la presenza, nelle armi che producono ferite amputanti e carbonizzanti, di metalli che si depositano sulla pelle e dentro il derma nella sede della ferita”.

“La presenza – prosegue – di metalli in queste armi che non lasciano frammenti era stata ipotizzata, ma mai provata prima. Con nostra sorpresa, oltre a identificare i metalli presenti nelle armi amputanti, anche le bruciature da fosforo bianco contengono metalli in quantità elevate. La presenza di metalli in tutte queste armi implica anche la loro diffusione nell’ambiente in quantità ed in un’area di dimensioni a noi ignote, variabili secondo il tipo di arma. Questi metalli sono dunque anche inalati dalla persona ferita e da chi si trovava nelle adiacenze anche dopo l’attacco militare. La presenza di questi metalli comporta così un rischio sia per le persone coinvolte direttamente, che per quelle che invece non sono state colpite”.

Tratto da: it.peacereporter.net

ComeDonChisciotte – UN GRUPPO SEGRETO DI BANCHIERI INTERNAZIONALI PER UN GOVERNO MONDIALE?

ComeDonChisciotte – UN GRUPPO SEGRETO DI BANCHIERI INTERNAZIONALI PER UN GOVERNO MONDIALE?.

DI PAUL JOSEPH WATSON
Prison Planet

Il presidente della BCE comunica agli addetti ai lavori che un gruppo segreto di banchieri internazionali – responsabili dello stato senza nazione – diventerà il motore principale del governo mondiale.

In un discorso davanti all’elitaria organizzazione Council On Foreign Relations tenuto all’inizio di questa settimana a New York, il presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet ha chiesto che l’imposizione del dominio globale venga diretta dal G20 e dalla corrotta Bank for International Settlements (Banca dei Regolamenti Internazionali) in nome della salvaguardia dell’economia globale.

In una conferenza intitolata “Global governance today”, Trichet proclama come necessaria l’imposizione da parte dell’élite di “Un insieme di regole, istituzioni, unità organizzative informali e meccanismi che noi chiamiamo ‘governance globale’”.

Nella foto: il presidente della BCE Jean-Claude Trichet

Durante il discorso, Trichet usa l’espressione “Governance Globale” ben oltre una dozzina di volte, sottolineando come “la governance globale è essenziale” per evitare un’altra crisi finanziaria.

La prima sezione del discorso di Trichet è intitolata “Perché abbiamo bisogno della governance globale” e da quel punto in poi lui invoca costantemente la flessione dell’economia come giustificazione per il conferimento del potere di controllare il mondo a istituzioni segrete, antidemocratiche e corrotte.

Momenti significativi del discorso di Trichet possono essere visti qui attraverso il canale ufficiale di Youtube del Council of Foreign Relations.

Una trascrizione integrale del discorso è stata trasmessa dalla Bank for International Settlements, un’organizzazione internazionale di banche centrali che ha costantemente fatto pressione per una valuta globale centralizzata che sostituisse quella degli stati nazionali. Trichet sostiene nel suo discorso che la BIS è ”un passo avanti” nell’affrontare la crisi finanziaria.

La principale organizzazione che guiderá le istituzioni del dominio globale, secondo Trichet, è il Global Economy Meeting ( GEM), che regolarmente si riunisce presso il quartier generale della BIS a Basilea. Questo gruppo, sostiene Trichet, “è diventato il primo gruppo per una governance globale tra le banche centrali”. La GEM è essenzialmente un comitato che condiziona la politica sotto l’egida della Bank for International Settlements.

La BIS è un ramo dell’architettura finanziaria internazionale di Bretton-Woods e stretta alleata del gruppo Bilderberg. E’ controllata da una ristretta élite che rappresenta le maggiori istituzioni bancarie centrali del mondo. John Maynard Keynes, probabilmente il piú influente economista di tutti i tempi, voleva che fosse chiusa perché era solita riciclare denaro per i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il sito Inversors Insight descrive la BIS come “la piú potente banca di cui abbiate mai sentito parlare”, indicandola come “l’istituto finzanziario piú potente sulla terra”.

La banca esercita il suo potere attraverso il controllo di grandi quantità di valute globali. La BIS controlla non meno del 7% dei fondi d’investimento esteri del mondo, oltre a detenere 712 tonnellate di lingotti d’oro.

“Controllando gli scambi valutari internazionali, oltre l’oro, la BIS puó spingersi molto in lá nel determinare le condizioni economiche di qualunque paese”, scrive Doug Casey. “Ricordate che la prossima volta che Ben Bernanke o il presidente della Banca Centrale Europea annuncerá un incremento del tasso d’interesse, potete essere certi che non l’ha fatto senza il concorso del consiglio della BIS”.

La BIS é fondamentalmente un immenso fondo nero per il governo globale, attraverso il quale vengono furtivamente effettuati trasferimenti segreti di denaro dei cittadini verso il FMI.

“Ad esempio, il denaro del contribuente statunitense puó essere passato attraverso la BIS al FMI e da lì verso qualunque posto. In sostanza, la BIS lava il denaro, non essendoci una contabilitá specifica dell’origine di taluni depositi particolari e di dove sono andati a finire”, scrive Casey.

“La banca ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere l’adozione dell’euro come valuta comune in Europa. Girano voci che il prossimo progetto sia quello di persuadere gli Stati Uniti, il Canada e il Messico a cambiare verso un tipo di valuta regionale, forse da chiamare ‘amero’, ed è logico ritenere che l’obiettivo finale della banca sia quello di una unica valuta mondiale. Il che semplificherebbe le transazioni e solidificherebbe davvero il controllo dell’economia planetaria da parte della banca,” aggiunge Casey.

La Bank of International Settlements non ha responsabilitá nei confronti di alcun governo. L’ammissione di Trichet, che un ramo della corrotta BIS guiderà il motore principale del governo globale, è una rivelazione sorprendente, ed evidenzia di nuovo che il governo mondiale è di natura intrinsecamente antidemocratica e dittatoriale.

Il fatto che Trichet abbia svelato questo nuovo approccio nella marcia verso il dominio globale davanti ad una platea di membri del CFR é pienamente significativo.

Il Council on Foreign Relations comprende elitaristi influenti e persone importanti di tutti i settori di governi, del business, accademici e dei media. E’ il volto pubblico del Gruppo Bilderberg. Il CFR recluta solo membri concordi con la sua agenda per il governo globale e con l’eliminazione della sovranitá statunitense.

L’obiettivo della missione del CFR era stato ben sintetizzato dal precendente sottosegretario al dipartimento di Stato di Clinton e luminare del CFR, Strobe Talbott, che nel luglio 1992 disse a Time Magazine: “Nel secolo prossimo le nazioni così come le conosciamo saranno obsolete, tutti gli stati riconosceranno un’autoritá singola e globale. La sovranità nazionale dopotutto non era una così grande idea.”

Come abbiamo evidenziato, l’élite glabale ha giá rivelato la nascita del governo mondiale e chi lo guiderà. La gente che ha sperato che l’ONU fosse al timone è stata distratta quando il G20, affianco alla BIS, veniva investito coi mezzi attraverso i quali il governo globale viene coordinato.

Nel suo discorso Trichet riconosce il ruolo del G20 nell’usare la crisi finanziaria per la “piena integrazione nelle istituzioni della governance globale” del mandato dei paesi in via di sviluppo.

“Il G20 è stato efficace nell’indirizzare la crisi globale. Ora siamo in una fase in cui questo forum sta passando da una modalità di agire per risolvere una crisi ad una di contribuire per la prevenzione della crisi”, ha detto Trichet. In altre parole, l’élite ha sfruttato la crisi finanziaria per permettere al G20 di mostrarsi come i salvatori e di conseguenza di conferire a se stessi il potere per imporre le regolazione del dominio globale sugli stati nazionali in nome della necessitá di evitare un’altra crisi mondiale.

Come dichiarato dal presidente della UE Herman Van Rompuy durante il suo discorso a Bruxelles, il 2009 ha segnato il primo anno ufficiale in cui i poteri del governo mondiale vengono esercitati direttamente per controllare le economie degli stati nazionali.

“Il 2009 è anche il primo anno della governance globale, con la costituzione del G20 nel mezzo della crisi finanziaria. La conferenza per il clima di Copenaghen è un altro passo verso la gestione globale del nostro pianeta,” ha detto Van Rompuy.

Titolo originale: “Secretive Group of International Bankers to form a World Government?”

Fonte: http://www.prisonplanet.com/
Link
29.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

:: Straker ✈ Tanker Enemy ::: Il mio grasso grosso mercimonio greco (articolo di Zret)

Fonte: :: Straker ✈ Tanker Enemy ::: Il mio grasso grosso mercimonio greco (articolo di Zret).

La crisi economica sta attanagliando la Grecia. Occorre subito precisare che tale sfacelo non è tanto il risultato di politiche dissennate (non si nega che esse siano state attuate, ma non sono decisive), quanto il compimento di un piano orchestrato dalle élites sataniche molto tempo fa. I potentati occulti, infatti, hanno progettato di destabilizzare e distruggere gli stati nazionali, affossando il settore produttivo e disgregando la società, per costruire sulle rovine delle nazioni incenerite un Nuovo ordine mondiale. Il copione è arcinoto e fu scritto in un infame testo la cui paternità è dubbia (i servizi segreti russi? I Gesuiti? Sion? È ozioso tentare di stabilire chi lo redasse), ma che è una tabella di marcia. Simile ad un diagramma di flusso, questo documento riporta in maniera spaventosamente precisa gli eventi e le loro conseguenze, secondo il noto schema dialettico para-hegeliano problema – reazione – risoluzione.

E’ inutile che gli “analisti” si arrampichino sugli specchi senza ventose per tentare di convincerci che sono necessari “sacrifici”, tagli, provvedimenti draconiani etc., affinché la Grecia possa ridurre il “debito” pubblico. Questo debito è destinato ad aumentare a dismisura, finché non si abolirà il signoraggio. I prestiti erogati generosamente da vari paesi e dagli usurai internazionali possono solo aggravare la situazione, visto che, in un circolo vizioso, il popolo ellenico dovrà restituire le somme prestate gravate di onerosi ed esorbitanti interessi. Stritolata da tali gravami, la Grecia potrà soltanto precipitare nell’abisso.

Non si può disconoscere che, nei decenni scorsi, siano state scialacquate risorse, (si afferma che in Grecia molti lavoratori possono beneficiare del trattamento di quiescenza a 50 anni), ma non è questo il punto: in stati, in cui il sistema pensionistico, sanitario e scolastico oltre alle provvidenze sociali sono ridotti al lumicino, la situazione non è migliore. Anche questi paesi saranno colpiti dalla scure degli organismi globalizzatori che causano deliberatamente le crisi per proporre o imporre i loro “rimedi” mille volte peggiori del male che fingono di voler combattere. Sarà presto o tardi il turno di Portogallo, Spagna, Italia, che figurano sulla lista delle cavie, elenco stilato dagli odiosi mondialisti? Non era forse la Spagna, fino ad un lustro addietro, glorificata perché in una fase di crescita e di prosperità? Invero, il signoraggio bancario e l’operazione “scie chimiche“, senza dimenticare le gigantesche spese militari e la corruzione endemica, hanno dissanguato e dissanguano intere nazioni. Tutto ciò – giova ripeterlo – non è la mera ripercussione di azioni insipienti, ma un fine scientemente perseguito: ex chaos ordonovus ordo seclorum.

Non è un caso: in concomitanza con lo sciopero generale proclamato in Grecia il 5 maggio 2010, le proteste sono degenerate in azioni violente culminate con tre morti. Siamo al cospetto dei soliti metodi del sistema: sono strategie volte a spaccare il fronte dell’opposizione, a criminalizzare gli anarchici o presunti tali, a promulgare leggi speciali. I retroscena degli accadimenti ellenici sono stati ben analizzati nell’articolo dell’amico di Italiani imbecilli, Gli anarchici, la Grecia e la verità che non emerge.

Qui si potrebbe aggiungere che non è una coincidenza se gli anarchici (non intendo con ciò aderire in toto alla loro ideologia, ma evidenziare le tattiche dell’esecrando sistema), sono indicati nei “Protocolli” come tra i pochi nemici da neutralizzare, laddove altri gruppi di “dissenso” o sono creati dal potere stesso o infiltrati, con le consuete tecniche adottate dai servizi.

Esiste una via d’uscita? Se esiste uno sbocco, risiede nel totale superamento dell’economia fondata sull’usura, attraverso il ripudio del debito, l’uscita dall’euro (moneta ideata ed imposta per indebolire l’economia e la sovranità) con il ritorno ad una moneta nazionale, svincolata dal signoraggio. E’ ineludibile altresì l’azzeramento delle spese belliche e dei costi per le attività di aerosol clandestino (almeno 19 milioni di euro al giorno solo in Italia!): le risorse sottratte a questi capitoli potrebbero essere destinate a costruire una società equa e fiorente. E’ un’utopia? Purtroppo temo di sì, ma tutte le altre “risoluzioni”, tutte le altre misure sono solo “chiacchiere vane di gente senza cervello” o… – peggio – pretesti per instaurare la tirannide planetaria.

Antimafia Duemila – Intervista a Daniel Estulin e al suo “club Bilderberg”

Antimafia Duemila – Intervista a Daniel Estulin e al suo “club Bilderberg”.

di Francesco Bevilacqua – 17 dicembre 2009
Dal 26 al 29 novembre 2009 Daniel Estulin è stato in Italia per presentare “Il club Bilderberg”. Il suo tour ha avuto un grande successo, richiamando più di 500 persone nelle tappe di Bologna, Milano, Cesena e Roma. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per parlare con lui del libro e tracciare un’ampia panoramica sui segreti del Bilderberg.
Dal 26 al 29 novembre 2009 Daniel Estulin è stato in Italia per presentare “Il club Bilderberg”Daniel Estulin, il tuo libro ha avuto un enorme successo nel mondo, è stato pubblicato in molti paesi e in molte lingue. Cosa ci puoi dire in proposito?
Prima di tutto grazie mille per avermi portato in Italia, è bellissimo essere qui, la risposta della gente è stata eccezionale: a Bologna, Milano, Roma e Cesena c’erano tantissime persone molto interessate alla tematica del club Bilderberg e delle società segrete. Sì, il libro ha avuto un grandissimo successo, è stato pubblicato in 74 paesi e tradotto in 49 lingue ed è presente in tutti e cinque i continenti, quindi possiamo proprio dire che è di stringente attualità e il club Bilderberg e le società segrete non possono più nascondersi dalla verità.
È vero che Hollywood sta addirittura pensando a una pellicola basata sul tuo libro?
Assolutamente sì, anzi in realtà non lo stanno pianificando ma sono già intenti a lavorare sulla sceneggiatura, che vedrà la luce come film nel novembre del 2011. È una produzione da 120 milioni di dollari realizzata da una compagnia indipendente; la veridicità non sarà massima ma la cosa più importante è che il pubblico sentirà finalmente parlare di una società segreta chiamata club Bilderberg e le persone più intelligenti ovviamente vorranno sapere di più sui suoi membri e penso che questo sarà il modo migliore per interessare la gente comune su chi sono e cosa fanno i membri di questo club.
Parlando del club Bilderberg, se volessimo definirlo, quale sarebbe il termine più appropriato?
Penso che “oscuro” sarebbe un buon inizio, ma anche “globalista” o “imperialista” sarebbero degli ottimi modi per descrivere questo gruppo. Immaginate come vi potreste sentire se centoventi delle più eminenti personalità italiane, centoventi degli attori più famosi o dei giocatori di calcio più conosciuti, decidessero di incontrarsi segretamente in un albergo a cinque stelle, protetti da forze speciali e servizi segreti.
La società del Bilderberg è un gruppo di centoventi persone e una cinquantina di questi sono degli habitué, cioè frequentano il club da anni come David Rockfeller Pensate forse che i mass media, se venissero a conoscenza di questo ritrovo, non riuscirebbero a sapere di cosa parlano queste persone? Credo che la risposta a questa domanda sia “sì”! Quando avete centoventi fra le persone più potenti del mondo che si incontrano sotto lo stesso tetto, sembra che nessuno sia interessato ai movimenti di questa vera e propria élite e penso che questo sia un esempio molto chiaro per descrivere la natura cospiratoria del club Bilderberg: centoventi potenti, i padroni dell’universo – così potremmo chiamare l’élite europea e nord-americana – che si incontrano e decidono il modo migliore per comandare il pianeta.
Come fanno le persone a essere ammesse alle riunioni del club Bilderberg, chi sceglie gli ospiti da invitare?
Prima di tutto nessuno può comprare la sua partecipazione; non importa quanto soldi possiedi, finché non sei invitato non puoi prendere parte ai meeting. La società del Bilderberg è un gruppo di centoventi persone – per la maggior parte appartenenti alla NATO e provenienti da America settentrionale, Europa, Stati Uniti e Canada – e una cinquantina di questi sono degli habitué, in altre parole frequentano il club da anni e in alcuni casi – come per esempio quello di David Rockefeller – da generazioni.
Se andiamo a guardare fra queste centoventi persone possiamo vedere che i presidenti di tutti i paesi europei sono dei membri, così come lo sono il Primo Ministro del Canada, il Presidente degli Stati Uniti, i cinquanta dirigenti e amministratori delegati delle corporations più potenti del mondo; partecipano anche tutti i rappresentanti delle case reali europee, i banchieri più importanti provenienti dalla Banca Centrale Europea, dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale e ovviamente, insieme a queste persone favolosamente ricche e potenti, allo stesso tavolo siedono i rappresentanti dei mass media.
Alcune delle personalità del “club Bilderberg”Dicevamo del modo in cui viene deciso chi partecipa: il Bilderberg è molto “buono”, lo si potrebbe quasi considerare come un’agenzia di collocamento; loro guardano al futuro e scelgono potenziali politici di successo che in prospettiva potrebbero essere utili ai loro interessi e li invitano. La maggior parte delle persone non sa cosa si nasconde dietro alle iniziative del Bilderberg, sono contente di partecipare, di stare spalla a spalla e passare un fine settimana insieme a individui potenti come può essere David Rockefeller ma, ribadisco, quasi nessuno capisce che c’è uno strutturato e complesso disegno dietro ogni incontro del Bilderberg.
Quindi stiamo parlando delle persone più potenti e meglio conosciute del mondo. Perché allora è così difficile avere notizie sui loro incontri?
Qui occorre fare una precisazione: queste sono le persone più importanti che tu conosci e che la gente che sta leggendo questa intervista conosce. Ci sono persone molto ma molto più potenti di David Rockefeller o dei Rothschilds, perché il solo fatto che tu sia al corrente dei loro nomi li squalifica dall’essere potenti. I veri potenti sono sconosciuti al grande pubblico perché non appaiono mai nel circuito mediatico del mainstream.

Intervista a Daniel Estulin e al suo “club Bilderberg” (Seconda parte)
di Francesco Bevilacqua – 17 dicembre 2009
Vi proponiamo la seconda parte dell’intervista realizzata qualche settimana fa a Daniel Estulin, autore del libro “Il club Bilderberg”, di cui ci ha svelato i segreti più nascosti.

Ogni decisione presa negli ultimi quaranta o cinquant’anni è condizionata dalla partecipazione del club BilderbergPotresti fare qualche esempio di eventi politici, economici o militari degli ultimi venti o trent’anni collegato alle decisioni del Bilderberg?
Praticamente ogni decisione presa negli ultimi quaranta o cinquant’anni – i meeting sono cominciati nel 1954 – è condizionata dalla partecipazione del club Bilderberg. Per molte persone è difficile credere che delle società segrete controllino attualmente il mondo e la ragione di ciò è che esse hanno una visione illusoria di una ristretta cerchia che aziona le leve del potere, quando in realtà si dovrebbe analizzare questa cospirazione sistemica attraverso i secoli.
Così, se la si inquadra da un punto di vista storico, è facile capire perché le persone potenti vogliano avere il controllo del mondo. Ma se si parla di decisioni esplicite non dobbiamo andare molto in là; ad esempio nel 2002, in occasione del meeting di Chantilly, negli Stati Uniti, il club ha deciso di portare il prezzo del petrolio a 100 $ al barile intorno alla fine del 2007; infatti, il greggio ha toccato i 100 $ al barile il 2 gennaio 2008. Nel 2005 poi, il Bilderberg ha deciso che a metà del 2008 il prezzo del petrolio sarebbe dovuto arrivare a 150 $ al barile e nel luglio di quell’anno ha toccato quota 147,5 $.
Nel 2006 hanno concordato di distruggere non solo la finanza statunitense ma anche il mercato immobiliare nord-americano ed europeo e naturalmente noi abbiamo diffuso la notizia un anno e mezzo prima della crisi dei mutui americana ed europea. Quindi, lo ribadisco, è necessario comprendere cosa si cela dietro queste decisioni: la distruzione degli stati nazionali e la creazione di grandi fratture mondiali, non più nazioni ma organismi sopranazionali come l’Unione Europea che esiste ora in Europa o la North American Union americana o l’Unione Asiatica che è in questo momento in fase di creazione in Asia.
È probabilmente il penultimo passo verso la creazione non tanto di un governo unico mondiale quanto piuttosto di una compagnia mondiale dai poteri e dalle risorse illimitati, in cui le corporations possano letteralmente impartire ordini ai governi su come guidare il mondo.
Tu sei anche in possesso di diversi documenti che provano che le politiche del club Bilderberg sono effettivamente connesse a questi eventi.
Ovviamente quando si ha a che fare con persone così potenti e influenti è difficile trovare editori che ragionino chiaramente e siamo costretti a pubblicare questi libri senza prove definitive. Per esempio in Spagna nel 2005, quando il mio libro è uscito per la prima volta, due importantissimi studi legali hanno offerto una loro analisi del testo e hanno detto che il 90% di esso sarebbe potuto essere oggetto di azioni legali da parte di diverse persone citate nella trattazione.
La cosa curiosa, come ho detto all’inizio dell’intervista, è che questo libro è stato pubblicato in 74 paesi, tradotto in 49 lingue ed è presente in cinque continenti ma nessuna delle persone che chiamo in causa, citandone esplicitamente nome e cognome, ha mai deciso neanche una volta di portarmi in tribunale contestando le mie accuse. Noi abbiamo bisogno di documenti e di prove definitive e questo è quanto tutti gli editori con cui ho lavorato a proposito del gruppo Bilderberg hanno chiesto; comunque, tutti i consulenti legali coinvolti sono stati soddisfatti del lavoro che sto compiendo per dare un fondamento a quelle che ogni tanto potrebbero sembrare affermazioni un po’ folli.
Quali azioni può intraprendere la società civile per limitare l’influenza del club Bilderberg, cosa può fare la gente?
Per prima cosa smettete di guardare la televisione, spegnetela! È solo un modo per istupidire le persone, se volete essere stupidi guardate la televisione, se volete essere intelligenti non guardatela. Secondariamente, non votate più per gente che fa parte di queste organizzazioni e di queste società. Se volete ottenere un mondo diverso, dovete capire che le persone per cui votate hanno ovviamente un ruolo molto importante nel processo decisionale, quindi eleggete chi si adopera per il miglioramento delle condizioni della vita degli uomini, non per questi criminali. Inoltre, un suggerimento molto importante che vi do, è di capire come funziona il denaro. Un caro amico – per non comprometterlo non dirò neanche se è un uomo o una donna – che è un membro di spicco della cerchia iniziale del Bilderberg e che mi ha fornito per anni delle dritte sui piani del club, mi ha detto: «se un giorno vorrò imparare come combattere queste persone, dovrò imparare prima come funziona il denaro», perché solo attraverso il denaro noi gente comune possiamo distruggerli. Un buon esempio è quella della banca inglese Northern Rock, dove le nonne hanno letteralmente distrutto da un giorno all’altro l’intero sistema bancario inglese prelevando i propri risparmi dalle banche.
Cosa pensi dell’Unione Europea, di Van Rompuy [il nuovo Presidente permanente del Consiglio Europeo], di Lady Ashton [il nuovo Alto rappresentante per la politica estera e di difesa] e di tutti i recenti avvenimenti concernenti la politica europea. Cos’hanno in comune con le decisioni del gruppo Bilderberg?
Quello che hanno in comune è che sono una parte del processo attuativo del Bilderberg. Quello che c’era prima era erano le nazioni, le carte costituzionali, le bandiere, le monete, i confini, insomma repubbliche di stati nazionali. Adesso abbiamo questo mostro pan-europeo, in seno al quale a un paese non è più consentito provvedere al sostentamento della sua popolazione e le nazioni hanno perso la possibilità di attuare politiche monetarie per aiutare il paese a sopravvivere e a reggersi in piedi.
Tutto ciò ovviamente fa parte del piano del club Bilderberg, volto a creare queste unioni planetarie con un semplice obiettivo: distruggere gli stati nazionali, distruggere il diritto naturale, distruggere lo stato sociale, che ci ha dato negli ultimi seicento anni tutto quello che abbiamo come cittadini.
Negli Stati Uniti, il club ha deciso di portare il prezzo del petrolio a 100 $ al barile intorno alla fine del 2007Questo è ciò che possiamo chiamare immortalità: un sistema di welfare che ci consente di lasciare qualcosa di realmente importante per le generazioni future. Ma possiamo fare questo solo se la gente lavora per il bene comune e questo è ciò che l’impero [del Bilderberg] vuole evitare, perché un impero fondato sul denaro non pensa al bene comune, pensa solo ai propri interessi economici e c’è una grande differenza fra un sistema sociale rivolto a tutti gli abitanti del pianeta e un impero del denaro.
Parlando di uomini chiave della scena politica internazionale come Hugo Chavez, Ahmadinejad o Vladimir Putin, che sembrano essere degli oppositori degli interessi che fanno capo al club Bilderberg, secondo te qual è la loro posizione e il loro ruolo in questa situazione?
Dei tre uomini che hai citato – il Presidente dell’Iran, il Presidente del Venezuela e il Primo Ministro della Russia – il solo veramente importante è Putin. Ma il punto è che ciò che conta non sono gli individui quanto piuttosto gli stati nazionali che collaborano gli uni con gli altri. La Russia ovviamente riveste un’importanza fondamentale e Putin e l’attuale Presidente Medvedev hanno il compito di assicurarsi che gli uomini che comandano la Russia rivestano il loro incarico combattendo contro gli interessi del club Bilderberg, che è una cosa che Eltsin, quando era Presidente, non fece assolutamente, lui anzi consegnò il paese nelle mani di questa gente e distrusse la Russia come nazione. Dovete capire che finché la Russia intralcerà il cammino del gruppo Bilderberg e dei suoi alleati, non ci saranno un ordine mondiale né una compagnia globale perché la Russia, insieme alla Cina, ha degli interessi che sono completamente differenti da quelli perseguiti dal club Bilderberg e questo è il motivo per cui lavorano tanto alacremente per distruggere la Russia. Guardando indietro agli anni ’90, possiamo vedere come abbiano provato a demolirla sul piano economico e ora ci stanno provando di nuovo, quindi dobbiamo assicurarci che i russi e i cinesi ma anche gli indiani, gli americani uniscano le forze, è così che possiamo salvare il mondo.
Finché la Russia intralcerà il cammino del gruppo Bilderberg e dei suoi alleati, non ci saranno un ordine mondiale né una compagnia globale Quali sono le osservazioni più comuni che ti vengono mosse da chi non crede a ciò che dici e come rispondi a esse?
La maggior parte delle persone è disinformata su quasi tutto e non è in grado di fornire un’opinione, quindi la gente non crede a quello che dico o dubita delle posizioni espresse nel mio libro. C’è una spiegazione molto semplice per tutto questo: i mass media ci hanno detto che quasi tutto ciò che appare nei telegiornali dei canali americani piuttosto che di quelli italiani o sulle prime pagine del Corriere della Sera o del New York Times deve essere la verità perché esce su una pubblicazione appartenente al circuito dell’informazione ufficiale e conseguentemente tutto ciò che viene detto di opposto deve essere una cospirazione.
La loro visione è: «questo libro [Il club Bilderberg] è vero, ma allora perché le notizie che riporta non compaiono sulle prime pagine di tutti i giornali?». Ovviamente c’è una spiegazione semplicissima: i mass media sono parte integrante di questa elite mondiale e non pubblicheranno mai notizie come quelle riportate nel mio libro perché loro sono dei custodi, il loro lavoro consiste nel fare in modo che tali notizie siano oscurate, sono lì per fuorviarvi, per intontirvi, per darvi delle informazioni errate e per farvi interessare alle persone sbagliate. Questo è il loro lavoro perché, lo ripeto, appartengono a queste società segrete e organizzazioni private.

Tratto da: terranauta.it

ComeDonChisciotte – BILDERBERGS DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

ComeDonChisciotte – BILDERBERGS DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!.

DI WILLIAM BOWLES
Strategic Culture

“Nel dopoguerra iracheno, usare le forze militari per difendere gli interessi degli U.S.A., non per ricostruire il Paese.” The Heritage Foundation

E nel caso non abbiate ancora capito il punto, lo stesso documento dell’ Heritage Foundation, datato 25 settembre 2002, prosegue nel sostenere che bisogna “proteggere le infrastrutture energetiche irachene contro il sabotaggio interno e gli attacchi stranieri per riportare nuovamente l’Iraq nei mercati globali dell’energia e assicurarsi che gli U.S.A. e tali mercati abbiano accesso alle sue risorse.”

Chiunque sostenga il contrario, sia nei media corporativi che nell’informazione di stato, fa propaganda e/o mente. Punto.

Oliando gli ingranaggi del capitalismo

Il momento di svolta, quando il petrolio assume un ruolo centrale, si colloca significativamente agli albori del ventesimo secolo, che si è aperto con il passaggio dal carbone al petrolio nella marina imperiale britannica e in quella tedesca, le più potenti al mondo.

Da questo momento in poi, i destini della Persia e del mondo arabo divennero di centrale importanza per le ambizioni imperiali dell’Occidente, a tal punto che da quel giorno stiamo convivendo (e morendo) con le conseguenze, soprattutto i palestinesi e gli iracheni, per non parlare delle due guerre mondiali, nelle quali il petrolio era centrale per tutte le nazioni in guerra, non solo per i combattimenti, ma anche per ottenere il controllo.

“Pressocchè indiscusso,tuttavia, è il fatto che gli obiettivi geopolitici strategici dell’ Inghilterra, ben prima del 1914, includevano non soltanto la sconfitta del suo più grande rivale industriale, la Germania, ma anche, attraverso le conquiste di guerra, il consolidamento di un controllo senza pari sulla preziosa risorsa che, a partire dal 1919, si era dimostrata la chiave di volta dello sviluppo dell’economia del futuro: il petrolio.” A Century of War, F. William Engdahl, p.38.

Il petrolio ha esteso il raggio d’azione della marina consentendo alle navi di attraversare tutto il globo senza bisogno di fare rifornimento, rendendo in questo modo la marina inglese in grado di conquistare il controllo assoluto degli oceani di tutto il mondo e delle rotte commerciali. Uno degli obiettivi della prima guerra mondiale fu impedire alla Germania l’accesso ai giacimenti petroliferi appena scoperti in quello che è attualmente suolo iraniano. Questo significava controllare l’accesso al medioriente, dove il controllo inglese del canale di Suez (“rubato” ai francesi) ha infine determinato il destino del popolo della Palestina e anzi di tutto il medioriente.

Di certo il petrolio è solo una componente, ma senza di esso nient’altro funziona, men che meno un esercito moderno. Rinuncia al petrolio, e rinuncerai anche a tutto ciò che dipende da esso.

“Il 17 febbraio 2007, la Energy Bullettin [n.d.t. associazione no-profit specializzata nell’informazione nel campo energetico] descrive dettagliatamente il consumo di petrolio per aerei, navi e veicoli di terra di proprietà del Pentagono, il più grande consumatore singolo di petrolio al mondo. Al momento dell’inchiesta, la marina statunitense aveva 285 navi da guerra e navi ausiliarie e circa 4000 aerei operativi. L’esercito degli U.S.A. aveva 28.000 veicoli blindati, 140.000 High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle [n.d.t. veicolo militare da ricognizione dell’esercito statunitense], più di 4000 elicotteri da combattimento, parecchie centinaia di aerei ad ali fisse e 187493 “fleet vehicle”. Fatta eccezione per 80 sottomarini nucleari e per le portaerei, che incrementano l’inquinamento radioattivo, tutti gli altri loro veicoli sono alimentati con il petrolio.”

I media ufficiali vogliono farmi credere che chiunque gridi al petrolio ogni volta che salta fuori l’Iraq sia una sorta di matto, come uno rapito dagli alieni, non meno di un cospiratore.

Nel 2003 quando gli U.S.A. e l’Inghilterra invasero l’Iraq, io fui molto colpito dalle varie dichiarazioni dei media ufficiali, secondo cui l’invasione non aveva niente a che fare con il petrolio, mentre coloro che dichiaravano che il petrolio aveva tutto a che fare con essa erano svitati cospiratori, senza dubbio di casa nell’ Area 51.

“Le teorie della cospirazione abbondano….Alcuni sostengono che è basata sul petrolio… [questa] teoria [è] del tutto senza senso.” The Indipendent, 16 aprile 2003

Al contrario, le compagnie petrolifere non hanno esitato nel farsi avanti riguardo al ruolo centrale del petrolio nell’invasione dell’Iraq, ripetendo le tesi sostenute dagli uomini in giacca e cravatta dell’ Heritage Foundation:

“Direi che soprattutto le aziende U.S.A. guardino a che l’Iraq diventi terreno d’affari [dopo la caduta di Saddam]” sostiene uno dei dirigenti delle più grandi compagnie petrolifere al mondo.

“Quello che loro [i neo-conservatori dell’amministrazione Bush] hanno in mente è la privatizzazione e la suddivisione del petrolio iracheno tra le industrie petrolifere statunitensi…Noi assumeremo il controllo dell’Iraq, instaureremo il nostro regime, produrremo petrolio alla massima velocità e diremo all’ Arabia Saudita di andare al diavolo.” James E. Akins, ex-ambasciatore degli U.S.A. in Arabia Saudita.

“Probabilmente sarà la fine per l’OPEC [n.d.t.: Organization of the Petroleum Exporting Countries]” Shoshana Bryen, direttore dei progetti speciali dello JINSA (Jewish Institute for National Security Affairs), “Dopo la caduta dell’Iraq e la privatizzazione del suo petrolio, intendo.”

“Le industrie americane faranno il colpo grosso con il petrolio iracheno,” Ahmed Chalabi [n.d.t.: ministro del petrolio ad interim in Iraq e in seguito primo ministro dal maggio 2005 al maggio 2006] al Washington Post.

In “The Future of a Post-Saddam Iraq: A Blueprint for American Involvement,” una serie di documenti dell’Heritage Foundation, emerge un piano per la privatizzazione del petrolio iracheno e anzi la privatizzazione dell’intera economia.

E’ una cospirazione? Dipende da cosa si intende con questa parola. Le definizioni del dizionario sono le seguenti.

1. l’atto del cospirare.
2. un piano dannoso, illegale, pericoloso o clandestino, formulato in segreto da due o più persone.
3. un’unione di persone per uno scopo segreto, illegale o dannoso.
4. [legge] un accordo tra due o più persone per commettere un crimine, una frode o un atto illegittimo.
5. ogni concorso nel portare avanti un’azione; unione nel raggiungere un obiettivo predeterminato.

Direi che tutte insieme siano adatte a descrivere l’invasione in Iraq, dopo tutto Bush e Blair hanno cospirato per ingannare tutto il mondo costruendo prove dell’esistenza delle armi di distruzione di massa (WMD) per invadere illegalmente il Paese. Loro hanno cospirato (insieme ad altri) per distruggere una nazione e rubarne le risorse, ergo: una cospirazione.

Detto questo, c’è chi si spinge molto oltre, sostenendo che esiste una cospirazione globale, risalente almeno a cento anni fa e messa in piedi dalle classi politiche degli U.S.A. e dell’ Inghilterra che, assieme a potenti blocchi bancari ed energetici, hanno cercato di controllare il pianeta, le sue risorse, i mercati e il lavoro. Ma è una cospirazione o è soltanto il colonialismo, nell’atto di fare ciò che sa fare meglio: saccheggiare, uccidere e colonizzare? In altre parole, abbiamo bisogno della cospirazione per spiegare gli eventi? E cosa importa se si tratta di una cospirazione che dura addirittura da più di un secolo? Non cambia nulla, siamo comunque di fronte alle stesse forze.

La domanda giusta da fare è: perchè i media corporativi/di stato insistono nell’usare la parola cospirazione per deridere chiunque metta in discussione l’ortodossia dominante? La risposta è ovvia ed immediata: la parola cospirazione è stata utilizzata in modo distorto, non per riferirsi al suo significato indicato nel dizionario, ma piuttosto a chiunque mette in dubbio le spiegazioni fornite dai nostri leader politici sul perchè le cose accadono.

La storia è piena di ogni tipo di cospirazione di stato e/o di corporazioni, dall’incendio del Reichstag alla provocazione del golfo del Tonkino, al rovesciamento di Allende in Cile da parte della CIA e della ITT, alle inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq, a partire dalla necessità di disgiungere la parola petrolio dall’ Iraq/Iran/Afghanistan solo nell’ipotesi che le persone arrivino alla conclusione giusta riguardo al perchè le cose accadono.

Il linguaggio viene mutilato per servire gli obiettivi della classe corporativa e viene invece aiutato da quei pazzi della vera cospirazione, che vedono tutto come una cospirazione, risalente a volte a secoli e secoli fa, e concernente cabale segrete di un tipo o di un altro. Collegare la sinistra a questa folla serve soltanto a svalorizzare il nostro ragionamento e di certo è questo l’obiettivo.

Non c’è dubbio che la classe criminale internazionale si è unita, in piani e complotti, è in questo consiste il Council on Foreign Relations (CFR), allo stesso modo del Chatham House (Royal Institute of International Affairs), il suo equivalente inglese, ed entrambe le organizzazioni sono state fondate nei primi due decenni del ventesimo secolo, quando venne sancita l’alleanza anglo-sassone. L’appello dei membri del CFR dimostra che i maggiori governi occidentali sono tutti, in concreto, servi del capitale.

Le stesse osservazioni valgono per il gruppo di Bilderberg, composto da “capitani d’industria” di tutto il mondo e dai membri più influenti delle classi politiche dei principali stati capitalisti. Ma questa è una cospirazione? In un certo senso no, dopo tutto, è di certo legittimo per la classe dominatrice progettare ed organizzare, è il motivo per cui Washington DC pullula di fondazioni e di think-tank. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, miliardi di dollari sia delle finanze pubbliche che di quelle private sono stati riversati su queste organizzazioni. Il loro obiettivo? Espandere il libero mercato e fronteggiare ogni opposizione con qualsiasi mezzo, lecito o illecito.

“…gli uomini più potenti del mondo si sono incontrati per la prima volta” a Osterbeek, Olanda [più di cinquanta anni fa],” hanno discusso del futuro del mondo ed hanno deciso di incontrarsi ogni anno in segreto. Si sono autodefiniti come il gruppo di Bildberg, includendo tra i loro soci i più importanti membri di potenti élite, soprattutto dall’America, dal Canada e dall’ Europa occidentale, nomi familiari come David Rockefeller, Henry Kissinger, Bill Clinton, Gordon Brown, Angela Merkel, Alan Greenspan, Ben Bernanke, Larry Summers, Tim Geithner, Lloyd Blankfein, George Soros, Donald Rumsfeld, Rupert Murdoch, altri capi di stato, senatori influenti, membri del Congresso e del parlamento, pezzi grossi del Pentagono e della NATO, membri delle famiglie reali europee, importanti figure del mondo dei media e altri invitati, alcuni al livello di Barack Obama e dei suoi funzionari maggiori.” The True Story of the Bilderberg Group di Daniel Estulin.

E’ chiaro che il capitalismo si è evoluto per parecchie generazioni successive con tutti i tratti della cospirazione, nel senso più generale, e del tipo più sofisticato, che coinvolge un vasto schieramento di adepti, inclusi elementi chiave dei media, del mondo accademico, dell’economia e della politica, sia all’interno del governo che al di fuori. Una “cospirazione” per consolidare il capitalismo come unica forma di società possibile: come potrebbe essere altrimenti? C’è veramente troppo in gioco e a riprova di questo basta soffermarsi su come questa élite economica/governativa/mediatica ha cospirato per sabotare il COP15 [n.d.t. conferenza sul clima di Copenaghen 2009], senza timore delle conseguenze.

Gli uomini in giacca e cravatta, nella famiglia, nell’educazione e nell’economia, con lo stato nel ruolo di mediatore, hanno creato quello che è oggi un network internazionale che mette in contatto le classi dominatrici dei più potenti stati capitalisti, è il motivo per cui hanno un gruppo Bilderberg, è dove i pezzi grossi dell’economia, la classe politica, alcuni media e gli accademici possono incontrarsi e formulare strategie e tattiche, fatto indispensabile in un mondo dove le comunicazioni sono quasi istantanee. Non servono governi che seguano politiche che non combaciano con la linea del “consenso”, come accade di tanto in tanto e l’illusione si è spezzata con poco.

In un mondo dove le forze economiche dominanti sono costituite da circa un paio di centinaia di corporazioni, corporazioni che de facto si assicurano che i loro rispettivi governi seguano linee politiche favorevoli per la loro sopravvivenza e per la ricchezza crescente dei loro principali azionisti, la cosa più logica da fare è unirsi su dei punti d’interesse comune. Sarei estremamente sorpreso se un gruppo come quello di Bilderberg non esistesse.

E questi punti sono: l’accesso e/o il controllo/proprietà delle risorse; accesso al lavoro sottopagato; libero movimento dei capitali; ed ultimo, ma non meno importante, neutralizzare ogni opposizione alla legge del capitale, ovunque esse appaiono.

Armato contro di noi, esiste un vasto apparato di controllo e di manipolazione che abbraccia le fondazioni governative, non-governative, il mondo accademico, enti ufficiali o non ufficiali, nazionali o transnazionali, associazioni, ong ed “ong”, associazioni di beneficenza e “associazioni di beneficenza”, ciascuno di essi ampiamente sovvenzionato dallo stato e/o dalle corporazioni. Chi ha bisogno dell’ordine degli illuminati, quando abbiamo tutto questo apparato contro di noi?

Titolo originale: “Bilderbergs of the World Unite!”

Fonte: http://en.fondsk.ru/
Link
12.01.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCA

Lettera a chi vuole controllare la rivoluzione colorata viola

Interessante articolo di Pino Cabras che riflette sul dopo Berlusconi (la sua cacciata non è la soluzione a tutti i problemi, bisogna evitare di cadere dalla padella nella brace) e sull’influenza dei poteri occulti (gruppo bildberger, commissione trilaterale, ecc.) su politica ed economia mondiali.

Fonte:Lettera a chi vuole controllare la rivoluzione colorata viola.

di Pino Cabras – Megachip.

Ehi, dico a te, Oh sì, vedrai, il 5 dicembre anche io sarò in piazza per dire che il Caimandrillo farebbe bene a preparare le valige. Non se ne può più di lui, davvero. E anche tu – che sai tirare tanti fili – non ne puoi più di lui, l’ho capito. Vedrò tutti da vicino, avvolti dal viola di questa rivoluzione colorata,il pigmento unico che già oggi omologa un’intera collezione autunno-inverno con un’uniformità mai vista prima. Andiamo verso i disordini e la dissoluzione della Repubblica, ma ben vestiti, e ben pettinati. Alla moda. Viola.

E tu provi a colorare la crisi italiana proprio mentre si muove dentro una crisi più vasta. La fai viola, proprio ora che siamo al verde, e i conti in rosso. In gioco c’è qualcosa di più della sorte di un governo azzurro, nero e verde-padano. La Seconda Repubblica si trasformerà ancora, e la sfera pubblica sarà modificata da tanti protagonisti che lasceranno un’impronta costituzionale nuova. Il popolo sarà coinvolto, ma il derby vero si giocherà nell’élite. Chi sono i giocatori? Chi sono gli allenatori? Intanto, tu vuoi scegliere il coach più di tutti, come sempre.

A vent’anni dalla rimozione del muro di Berlino un nuovo scossone geopolitico sta prendendo forma. La fine del sistema sovietico – che ti lasciò a manovrare la sola superpotenza rimasta – ti aveva spinto a lanciarti nel tentativo di consolidare un nuovo secolo di egemonia mondiale, stavolta senza rompiscatole né a Mosca né altrove.

Però ce lo siamo già detto, no? Non ha funzionato.

Il corso degli eventi dell’ultimo ventennio ha dato torto a uno dei tuoi, Francis Fukuyama (la fine della storia), e ragione a uno dei nostri, Giambattista Vico (l’eterogenesi dei fini): ancora oggi, se leggi Vico, scopri che tu vuoi sì raggiungere grandiosi obiettivi, ma la storia arriva a conclusioni opposte. È successo anche adesso. Fai le guerre per i petrolieri, ma il prezzo del petrolio va talmente in alto che azzera il debito con cui strozzavi la Russia, al punto che ne diventi addirittura debitore. E poi fai entrare la Cina nel tuo sistema di commercio per conquistarla, ma non fai altro che accelerarne il risveglio, ed eccola lì – una vera superpotenza – a dirti che non comanderai mai in solitudine, perché non sei più la finanza angloamericana di un tempo. E anche con la Cina hai un debito, il più grande. Hai accumulato debiti un po’ con tutti, per la verità. I fasti di New York, di Londra, di Tel Aviv, si sono retti su quei debiti. E in molti si sono fatti contagiare dallo spirito del tempo. Tutta la globalizzazione si reggeva sul debito. Tutte le classi dirigenti che conquistavi seguivano la corrente. Per te, e per loro, i debiti erano una scatola nera che non occorreva conoscere. Non ascoltavi certo Paul Krugman. Né – da noi – prestavi attenzione a Paolo Sylos Labini, che ragionava su una «teoria dell’instabilità finanziaria fondata sull’indebitamento». No, meglio lasciare a briglia sciolta i “capitani coraggiosi” di ogni latitudine, per spolpare con i loro debiti le aziende, l’economia reale, i beni comuni.
La sinistra europea ha “suicidato” così i propri insediamenti sociali, i luoghi dove prima trovava la propria gente, erodendoli, facendoli anche spogliare delle parole. Complice e stupida allo stesso tempo.

Da noi puoi vederli, questi sconfitti senza appello. Hanno nomi usurati.
Veltroni, oh my god!
Oppure D’Alema. Inservibile, anche per te, che infatti hai convocato una riunione straordinaria di uno dei tuoi club più esclusivi, il Bilderberg, per dettare qualche giorno prima i veri nomi dei tuoi maggiordomi europei.

E l’hai perfino spifferato al quotidiano economico belga «De Tijd», tu che queste riunioni le hai sempre nascoste contando sulla totale omertà dei media mainstream. È la prima volta. La crisi ti rende audace, mi sa.

Vuoi far capire che una delle impronte costituzionali decisive – nella provincia italica, come altrove – arriverà dal tuo piedone. Bilderberg. Il nome che prima non volevi nemmeno far trapelare, ma che tuttora la maggior parte di quelli che dovrebbero informarci si ritraggono dal pronunciare.
Qualcosa mi dice che le costituzioni dei vari paesi europei saranno via via svuotate da questa Europa così poco democratica che hai contribuito a plasmare. Tutti a inseguire fino all’ultimo le dichiarazioni di Martin Schultz, e i socialisti qui, e Gordon Brown là, e il peso dell’Italia, e il ruolo di Angela Merkel nella scelta del presidente Herman Van Rompuy. Alcune di quelle analisi sopravvivono ai fatti. Ma la maggior parte ignora un fatto più grosso degli altri.

Bastava che pochi giorni prima si fosse letto in che modo«De Tijd», il cugino belga del «Sole 24 Ore», descriveva i veri kingmaker dei vertici europei:
«Van Rompuy ha accettato l’invito a parlare da parte del visconte Étienne Davignon [alla riunione del Bilderberg]. Durante il pranzo, Van Rompuy ha avuto un breve contatto con Henry Kissinger, ex segretario di Stato USA».

Eccoti, con Davignon e Kissinger, mentre fai cerimonie alla riunione straordinaria del gruppo Bilderberg con la spavalderia abitudinaria di chi impone sempre l’agenda agli altri. Che ai tuoi occhi non possono essere leader, ma solo dei “coach”. Infatti lo hai sentito dal vivo, Van Rompuy, ossequioso verso il visconte che presiede il Bilderberg e verso il vecchio Kissinger, mentre diceva: «l’Europa ora ha bisogno di un coach, anziché di un leader.»

I coach puoi esonerarli. Per i leader devi sforzarti molto di più. A volte cambiano strategia.

Prendi ad esempio quello che ora hai sotto tiro, sì lui, adesso che una rivoluzione colorata ti farebbe proprio comodo, per mandarlo via. A suo tempo invece gli aprivi tutte le porte. Lo accoglievi nei circoli atlantisti. Con la sua bella tessera n. 1816 in mano, lo consideravi perfetto per americanizzare la tv italiana e americanizzare con essa la politica. Le tue banche gli davano tutto, i politici affezionati pure, ed eccolo diventare l’insaziabile corpo monarchico del nuovo sistema. Anche lui faceva la sua rivoluzione colorata. Gli Azzurri, ricordi?

Poi si è mosso anche per conto suo.
«Iddu pensa solo a iddu», prima o poi lo capiscono tutti, ma quando è tardi.

Lo sapevi da sempre qual era il suo stile di vita, le sue bagasce, le strette di mano con i boss, la sua megalomania, e così via. E tu non affondavi il colpo. Lo punzecchiavi, sì, con certe severe copertine dell’«Economist», ma era quasi un moderno “memento mori” rivolto al piccolo Cesare di Arcore.
Ora però lui fa da solo. Fa accordi con Putin e con Gheddafi, sembra un incrocio fra Enrico Mattei e un clown in preda alla satiriasi. Il clown ce lo hai fatto sopportare per anni. Ma Enrico Mattei non lo sopporti tu. Perciò, per attaccare Mattei, che potrebbe piacerci, attacchi il clown, che in effetti fa schifo.

E quindi va bene, lo voglio mandare via anche io, te l’ho già detto.

Ma non chiedermi di mettermi una sciarpa viola, come quegli ingenui ucraini che si mettevano la sciarpa arancione. E poi non chiedermi di fidarmi di te, né di Montezemolo, né di De Benedetti, o di Rutelli (oh my god!). Non chiedermi di entusiasmarmi per Di Pietro. Non pensare che mi dimentichi quali sono gli interessi nazionali, e quali gli appetiti internazionali in ballo, e la loro capacità di strumentalizzare buone ragioni. Non farmi trascurare di capire qual è il blocco sociale che ha sostenuto lui. Non farmi trascinare inconsapevolmente fino a disordini da democrazie deboli, facili prede dei poteri forti e semiforti.

No, con questo non voglio fare come il PD, che dice che se qualcuno ci va, a quella manifestazione del cinque dicembre, che faccia pure, e Bersani non sa se ci va, forse, ni, vedremo. «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» Sempre così. Mai una posizione netta, mai una narrazione ben raccontata, in questo PD. Quando invece potrebbe inondare le piazze anche con le sue bandiere e i suoi colori. Chiamasi opposizione. E invece sono sempre lì, spiazzati. Ancora nel limbo veltroniano. Ci credo che ora anche per te questi sono limoni spremuti, energia definitivamente dissipata, entropia.

Veltroni, oh my god! A proposito di colori, «”Veltroni che colore preferisce: rosso, blu, nero, verde?” – “Scozzese”» (Daniele Luttazzi).

Perciò ci vado, il 5 dicembre ci vado convinto. Ci vado perché troverò quelli che vogliono difendere la carta costituzionale, la Costituzione degli equilibri fra i poteri, e non vogliono farsela divorare e fottere dal Caimandrillo.

Ma con loro voglio ragionare sui pericoli enormi che quella stessa Costituzione vedrà provenire anche da direzioni che non sono abituati a considerare, perché a qualcuno fa comodo che non se ne parli. Insomma: Berlusconi è un pericolo immediato, siamo in emergenza, e perciò mandiamolo via dal governo perché sequestra da troppo tempo il discorso pubblico italiano. Non dimentico però che tu, che hai determinato la crisi, proprio tu sfuggi abilmente alle critiche. Che il tipo di Europa che mi proponi – opaca come il Cremlino di trent’anni fa – non mi piace per niente.
Obama non ha nemmeno provato a tagliarti le unghie. La tua avidità si sfrena come e più di prima che la Grande Crisi iniziasse.
Non posso fidarmi di chi mi vuole illudere che una volta sconfitto Berlusconi il più è fatto. Le rivoluzioni colorate hanno lasciato tutte un campo devastato. Hanno eccitato gli animi, ma non si sono ribellate ai burattinai. A te non sanno arrivare, il colore le distrae. Il viola non farà eccezione.

***********

I derby politici nazionali hanno una loro utilità per distrarre dal grande cambiamento geopolitico che deriva dalla imminente crisi sistemica globale.
L’anno che sta arrivando, ci ricordano gli analisti economici eterodossi del Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB), sarà caratterizzato dal protezionismo e dalla depressione economica e sociale. Dopo aver dato l’anima – e i nostri soldi – per salvare i tuoi superprofitti, rimarranno le scelte dolorose: l’inflazione, la tassazione elevata o ripudiare il debito.

I paesi più importanti (gli USA, il Regno Unito, i paesi dell’Euro, il Giappone, la Cina) non potranno più spremere i loro bilanci come quest’anno, nel quasi vano tentativo di stimolare il settore privato. «Il “consumatore come lo conosciamo”, negli ultimi decenni è morto, senza alcuna speranza di resurrezione».

È uno scenario che tu conosci, ma non sai affrontare con i vecchi metodi. Nel frattempo ti concedi un ultimo giro di giostra con la finanza allegra e i derivati.

Il giro sarà molto più breve delle altre volte.
Berlusconi, uomo di marketing, racconta bugie patetiche sulla fine della crisi, e sta per diventare una delle bugie più insopportabili per una democrazia. Ma anche gli altri pupi di questo teatrino non hanno idea di cosa fare.
Cosa vuol dire il GEAB quando dice che il consumatore conosciuto negli ultimi trent’anni è morto?

Il debito si è reso a lungo apparentemente sostenibile in base alle aspettative di crescita. E la crescita, secondo il modello occidentale degli ultimi trent’anni -specie in USA e Regno Unito – era quasi interamente a carico del consumo.
Nel 2008, i consumi delle famiglie erano il 70% del PIL degli USA e il 64% del PIL del Regno Unito, contro il 56% del PIL della Germania e il 36% del PIL cinese.

Ma oggi il consumatore è spinto a risparmiare i soldi, ripagare i suoi debiti e rifiutare (che lo voglia o no) il modello che gli hai propagandato negli ultimi tre decenni.
È finito questo interminabile ciclo che si basava sulla generazione del baby boom, sul consumatore-massa che riteneva acquisito per sempre il suo edonismo irresponsabile, ben protetto dai solidi sistemi di previdenza che gli avevi promesso, anche quando li nascondevi sotto investimenti azzardati nel casinò delle borse. Questa generazione trova ora una vecchiaia più povera del previsto. E la generazione che la segue ha perfino meno risorse e zero certezze previdenziali.
Niente crescita dal consumo, dunque. Finished. Kaputt.

Gli Stati, molti Stati importanti, che nel 2009 hanno aperto voragini nel debito pubblico, non potranno far altro che aumentare le imposte, togliere la museruola all’inflazione per rimpicciolire il peso del debito, oppure fare default. Sono tutte vie d’uscita dolorosissime, e possono addirittura presentarsi insieme, specie nell’epicentro della crisi, negli Stati Uniti.

Investimenti pubblici, allora? Ma con quale sostenibilità finanziaria, visto che tutti si sono spinti troppo oltre le colonne d’Ercole del disavanzo?
Il tuo sistema sarà forse salvato dalla classe media in espansione di Cina, India e altri? Saranno loro a consumare per te come facevamo noi?
L’industria del lusso in Asia è una storia di delusioni che smentisce il tuo ottimismo.

L’OCSE lo dice: la crisi costerà altri tagli nell’istruzione, nella sanità, nei programmi sociali.
Consumatori che non trainano e anzi riducono drasticamente il loro tenore di vita, Stati che non spendono e anzi tagliano risorse vitali. Banche che non prestano. Industrie che succhiano enormi risorse pubbliche e non vedono il fondo.
Ci stai lasciando un’economia zombi.

Come definire altrimenti Alitalia, Iberia, General Motors, Opel, Chrisler-Fiat, o perfino banche come CIT? Per il GEAB quasi il 30% dell’economia nel mondo occidentale è fatta di morti-viventi economici. Una percentuale mai vista prima. Mentre si rigonfia la bolla, grazie ai bailout, quando avverrà l’inevitabile scoppio questa porzione di economia svanirà. Tu nel frattempo gozzovigli ancora. La tua è pazzia.

Quando ogni posto di lavoro creato in USA costa 324mila dollari allora sai che si sta macinando a vuoto.

Per sopravvivere a una simile tempesta servirà molta partecipazione politica, molta determinazione per fare i conti con le responsabilità. Molta organizzazione, e di certo le reti fuori dai canali tradizionali aiuteranno. Non basterà ripararsi dietro il cappellino viola che piace tanto a te. Conterà molto di più l’indipendenza di giudizio sotto i berretti. Sarà una risorsa strategica importantissima, per chi non va alle tue riunioni esclusive.

Il Bilderberg Club dietro la nomina di Van Rompuy a presidente Ue

Fonte: Il Bilderberg Club dietro la nomina di Van Rompuy a presidente Ue.

Designato a una cena del gruppo tenutasi il 12 novembre nel Castello di Hertoginnedal, alle porte di Bruxelles.

La decisione di nominare presidente permanete della nuova Unione europea disegnata dal Trattato di Lisbona il premier belga Herman Van Rompuy – membro del partito dei Cristiani Democratici Fiamminghi e appassionato di poesia giapponese – è stata presa la sera del 12 novembre in una cena a porte chiuse nel Castello di Hertoginnedal, alle porte di Bruxelles.

A organizzare la cena, cui ha parteciapto lo stesso Van Rompuy, il famoso Bilderberg Club: il più potente, riservato e discusso organo decisionale privato del mondo che dal 1954 riunisce i vertici politici, finanziari, industriali, militari e mediatici dei paesi occidentali.

Secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa belga, in particolare sul quotidiano De Tijd (poi riprese anche dal Times di Londra), durante la cena il futuro presidente europeo ha dichiarato che una volta in carica si sarebbe fatto promotore di una tassa europea.

 

Proprio nel Castello di Hertoginnedal, di proprietà della famiglia reale belga e in passato sede di un antico priorato religioso femminile, nel 1956 si tennero i primi negoziati per la creazione della Cee e dell’Euratom, embrioni dell’odierna Unione europea.

Van Rompuy, nonostante il suo apparente basso profilo, è da tempo un frequentatore sia del Bilderberg Club che della Commissione Trilaterale, altro potente organismo sovranazionale fondato e presieduto da David Rockefeller.

peacereporter

ComeDonChisciotte – I PIANI MILITARI DEGLI STATI UNITI IN AMERICA LATINA

Fonte: ComeDonChisciotte – I PIANI MILITARI DEGLI STATI UNITI IN AMERICA LATINA.

DI DECIO MACHADO
Diagonal

La strategia degli USA in America Latina incontra nella Colombia un forte alleato. Le sette nuove basi assicurano all’esercito statunitense una totale operatività militare nella regione.

Lo scorso 18 agosto, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti inviava un rapporto informativo al gruppo di cancellieri della UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane): “Il 14 agosto 2009, i governi di Stati Uniti e Colombia sono arrivati ad un ‘intesa provvisoria sul referendum sull’Accordo di Cooperazione in Materia di Difesa (DCA). L’accordo ora dovrà essere revisionato per la firma definitiva”.

Questo episodio ha risvegliato in tutta l’America Latina molte voci critiche provenienti tanto dagli organi istituzionali quanto dalla società civile e dal suo tessuto sociale. Questa questione ha implicato che si organizzasse alla fine di agosto il Vertice Straordinario dei Capi di Stato della UNASUR nella turistica città di Bariloche (Argentina) , così come il successivo Vertice dei Cancellieri e dei Ministri della Difesa a Quito a metà di Settembre. In entrambi gli appuntamenti, il governo colombiano si trovò solo dinanzi al resto dei paesi membri, difendendo una posizione di segretezza e di mancanza di compromesso per assumere le misure di fiducia che vengono richieste dal resto degli Stati membri della UNASUR, presieduta in questo momento temporaneamente dal presidente ecuadoriano Rafael Correa.

Nella foto: Obama col presidente colombiano Uribe.

Nuova dottrina militare

Secondo il rapporto “Un continente sotto minaccia”, emesso in agosto dall’Osservatorio Latinoamericano di Geopolitica, la politica militare statunitense ha preparato “scenari tra coalizioni relativamente simili o equilibrate a guerre assimetriche in due modi: a) guerre tra Stati con enormi differenze di potenzialità bellica, di mobilità e gestione di un insieme di meccanismi di pressione economica e politica; b) guerre contro non Stati, con regole di gioco incerte che non sono circoscritte a quelle stabilite dai codici internazionali e senza restrizioni equivalenti a quelle degli Stati”.

Un funzionario della Difesa brasiliano, il comandante di fregata Nelson Morantes, accomunato da una visione simile indica: “ La logica militare statunitense sviluppata dopo l’11-S solleva la possibilità del conflitto bellico da parte degli USA con i cosiddetti ‘Stati Falliti’. Il nostro esempio nel continente sarebbe Haiti, anche se gli statunitensi considerano di più il Venezuela e la Bolivia e incluso l’Ecuador; così come la possibilità di conflitti con organizzazioni tipo Al Qaeda, che nel nostro continente si tradurrebbero in organizzazioni popolari, ecologiste o indigene. Per fare una correlazione, quelle di Al Qaeda in Afganistan sarebbero le organizzazioni Mapuche del sud del Cile.”

In contrapposizione ai rischi indicati, la politica militare degli USA per l’America Latina contempla quattro modelli di posizionamento militare differenziati nel continente. Per primo ci sono le basi grandi, modello Guantanamo, con installazioni militari complete, equipaggiamento e un corpo di militari effettivi accompagnati da nuclei familiari permanenti.

Il secondo modello sono le basi di formato medio, modello Soto Cano (Palmerola) in Honduras, con installazioni che permettono missioni lunghe, ma con personale che si rinnova ogni sei mesi.

Il terzo sono le basi piccole, quelle chiamate FOL (Foreign Operating Locations), ribattezzate politicamente come Cooperative Security Locations (CLS). Si tratta di basi come Manta, Curacao o Comolapa, con molto poco personale ma con molto sviluppo in materia di comunicazioni, tanto per monitorare come per garantire le connessioni e l’invio di informazioni ai centri di raccolta e trasformazione che esistono nel territorio statunitense (Network, Centric Warfare). Sono basi di risposta rapida e strutturazione regionale soprattutto diretta alle basi più piccole.

E, per ultimo, le basi piccole: postazioni che consentono l’appoggio ed il decollo rapidi come dei “salti di rana” – spostandosi per approvvigionarsi ed avere maggiore raggio di azione – permettendo che con una sequenza ben programmata da queste basi si possa controllare un’area molto ampia, snodo per operazioni di rapida risposta con costi inferiori rispetto alle precedenti. Un esempio sarebbe la base Iquitos nel Perù.

Secondo gli analisti Ana Esther Cecena e Rodrigo Yedra, “ il cambio nelle caratteristiche delle basi in America Latina inizia nel 1999 con l’installazione delle tre FOL (Manta, Curacao e Comalapa) che sostituiscono la base di Howard a Panama”. E proseguono: “Non si tratta di basi USA, ma di basi dei paesi in questione in cui si approva l’uso delle installazioni per il personale statunitense.

Ma, al di sopra della figura giuridica con cui si legalizza l’occupazione, sono basi amministrate da personale locale, che non sa quello che succede dentro e nemmeno le operazioni effettuate dal personale situato nelle basi dei territori circostanti.”

In questo senso, lo stesso Presidente Correa avvertì pubblicamente in varie occasioni rispetto alla possibilità che qualche aereo statunitense che operava dal FOL di Manta facesse parte della operazione di attacco ad Angostura, il 1 marzo dell’anno scorso, in cui morì l’allora numero due delle FARC, Raul Reyes, il tutto sotto la totale ed assoluta inconsapevolezza delle autorità locali ecuadoriane.

Basi in Colombia

Secondo la nota informativa emessa dagli USA, l’Acuerdo de Cooperacion en Materia de Defensa (l’ Accordo di Cooperazione in Materia di Difesa ) approfondirà la cooperazione bilaterale in materia di sicurezza sui temi di produzione e traffico di droghe illegali, terrorismo, contrabbando di ogni tipologia, disastri umanitari e naturali.

Comunque, secondo fonti del coordinatore della Sicurezza Interna ed Esterna dell’Ecuador, questo è una mancanza: “ Basi con le caratteristiche richieste che si vogliono organizzare in Colombia mancano di efficacia per gli obiettivi indicati. Prima che l’Ecuador recuperasse la sovranità sulla base di Manta, fatto accaduto il mese passato, negli ultimi cinque anni di controllo statunitense si produsse un incremento del traffico di droghe nel Pacifico, nonostante la vigilanza che giornalmente si realizzava”.

L’analista e professore universitario argentino Gilberto Bermudez spiega a DIAGONAL: “ Le navi, aeromobili ed equipaggi superano lungamente le vere necessità di controllo a gruppi illegali armati e narcotrafficanti. Riguardo gli obiettivi reali di queste basi ci sono varie interpretazioni. La mia è che, nonostante il presidente Uribe lo neghi, esistono velate intenzioni ad organizzarsi in basi per un controllo extraterritoriale.”

“Il problema reale è Palanquero, madre della basi colombiane, visto che attualmente è il centro operativo delle Forze Armate colombiane e diventerà fondamentale per il controllo statunitense in Sudamerica”, indica a questo giornale Armando Acosta, membro del Polo Democratico Alternativo e militante dei movimenti per la pace in Colombia.

Secondo Acosta: ”Palanquero ha una pista di più di tre chilometri di lunghezza, dalla quale possono decollare tre aerei da combattimento insieme ogni due minuti, ha un’infrastruttura con centinaia di hangar e aerei e può alloggiare 2.000 militari effettivi.”

Per gli esperti militari dei 12 paesi che compongono la UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), eccetto la Colombia, Palanquero è una “base adatta alle spedizioni, ha la capacità di contenere C-17, aerei di trasporto, e per il 2025 si prevede che questa base avrà la capacità di mobilitare 175.000 militari con i loro equipaggiamenti in sole 72 ore”. Come dire, una base per mobilitare interi eserciti in qualsiasi punto del continente. Secondo Emilio Lopetegui, militante sociale cileno affiliato alla rete antimilitarista del continente, la situazione è la seguente: “Assistiamo ad una escalation del dispendio militare nella regione. Il Brasile ha comprato nel 2007 e nel 2008 un numero importante di aerei da caccia, barche ed elicotteri, la sua stima di spesa militare quest’anno è di 24.000 milioni di dollari, approssimativamente 1,47% del suo PIL. In questo momento i brasiliani stanno sviluppando un importante programma militare con i francesi. Il programma include la fabbricazione di un sottomarino a propulsione nucleare e quattro convenzionali. Allo stesso modo, gli altri paesi della zona, incrementano la spesa militare. La Colombia è quattro o cinque volte più piccola del Brasile, ma presenta una stima di spesa quest’anno di 10.000 milioni di dollari, il 2,82% del suo PIL, ineguagliabile da nessun paese latinoamericano”. Il professor Bermudez spiega: “La Colombia è un Israele nel nostro continente. Con le sette nuove basi, più gli operativi già esistenti attualmente da parte delle forze militari nordamericane in questo territorio, stiamo parlando del fatto che da qua a pochi anni la Colombia potrà avere una capacità operativa simile o anche maggiore a quella di Israele nel Medio Oriente.”

Le basi dell’accordo

L’accordo militare tra USA e Colombia assicura nello specifico l’accesso continuo degli Stati Uniti alle installazioni colombiane: tre basi della Forza Aerea (Palanquero, Apiay e Malambo), due basi navali (Cartagena e Malaga) e due installazioni dell’esercito (Tolemaica e Larandia). Allo stesso tempo, l’accordo contempla l’utilizzazione delle altre installazioni militari colombiane previo comune accordo.

Escalation militare nella regione

Secondo il rapporto Military Balance 2009 dell’Istituto Internazionale di Studi Strategici di Londra, la spesa totale per la difesa dell’America Latina è aumentata del 91% negli ultimi cinque anni. Tutte le previsioni indicano che il 2009 verrà chiuso con una spesa decisamente maggiore. Uno dei paesi con spese maggiori è il Brasile. Il gigante latinoamericano mantiene una linea geopolitica orientata a consolidare la sua posizione di prima potenza regionale. Questo, unito alla sua volontà di formare parte dei membri del Consiglio di Sicurezza della ONU, così come il suo ruolo di protagonista nella missione dei Caschi Blu nell’isola di Haiti, spiegano questo incremento della spesa militare. Un altro paese con un enorme potenziale militare è il Cile. Recentemente, la presidente Michelle Bachelet ha inviato un progetto al Congresso per modificare la Ley Reservada del Cobre* che destina il 10% delle entrate dalla vendita della spesa alle Forze Armate, che ha permesso negli anni una forte inversione tecnologica ed un rinnovamento permanente dell’armamento. Il Cile ha confermato quest’anno l’acquisto di aerei antisottomarini e di otto elicotteri di fabbricazione francese, inoltre la acquisizione di 18 aerei F-16 dall’Olanda, per un valore di 270 milioni di dollari. Allo stesso modo, il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha annunciato l’acquisto di carrarmati russi per contrastare la presenza statunitense in Colombia. Tra il 2007 ed il 2008, il Venezuela ha comprato armi del valore di 1.531 milioni di dollari dalla Russia.

51.000 MILIONI DI DOLLARI IN ARMI

Nel 1994, L’America Latina ha speso 17.600 milioni di dollari. Nel 2003, la cifra era salita a 21.800 milioni di dollari, in corrispondenza delle tensioni provocate dall’11-S. Secondo il rapporto pubblicato dal centro di studi argentino Nueva Mayoria, questa cifra si è innalzata nel 2008 a 51.100 milioni di dollari.

IL CILE GUIDA LA SPESA PRO CAPITE

Il Cile guida la spesa militare per abitante, che è salita a 290 dollari pro capite nel 2008, mentre la Colombia ne ha spesi 115, l’Ecuador 89 e il Brasile 80. I militari cileni si finanziano con una tassa del 10% sopra le vendite lorde dell’ente statale Corporacion del Cobre, stabilita dalla dittatura militare (1972-1990) denominata Ley Reservada del Cobre.

IL RACKET LATINOAMERICANO IN SPESE MILITARI

Il Brasile ha speso l’anno scorso 27.540 milioni di dollari in spese militari (55%), seguito dalla Colombia con 6.746 milioni (14%) e il Cile, con 5.395 milioni (6,5%). Il Venezuela, d’altro canto, è il quarto paese sudamericano nelle spese militari e il secondo in acquisizione, con 5.000 milioni di dollari spesi in acquisti nell’ultimo anno, costituiti da aerei da caccia Sukhoi, di origine russa, elicotteri, sistemi di difesa aerea e fucili di assalto.

* (la legge 13.196 per cui il 10% delle entrate dovute alla vendita di rame sono destinate all’acquisto di nuovi armamenti per le forze armate).

Titolo originale: ” Los planes militares de Estados Unidos en Latinoamérica “

Fonte: http://www.diagonalperiodico.net
Link
22.10.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MATHILDA

ComeDonChisciotte – HONDURAS: LA VITTORIA DELLO “SMART POWER”

Fonte: ComeDonChisciotte – HONDURAS: LA VITTORIA DELLO “SMART POWER”.

DI EVA GOLINGER
mondialisation.ca

Henry Kissinger ha detto che la democrazia è “l’arte di frenare il potere”. In tutta evidenza, l’ideologo più influente sulla politica estera degli Stati Uniti del XX secolo faceva riferimento alla necessità di “frenare il potere” degli altri stati e governi allo scopo di mantenere la dominazione globale degli Stati Uniti. Presidenti quali George W. Bush hanno fatto ricorso allo “Hard Power” per raggiungere i propri obiettivi: armi, bombe, minacce e invasioni militari. Altri, come Bill Clinton, hanno fatto ricorso al “Soft Power”: guerra culturale, Hollywood, ideali, diplomazia, autorità morale e campagne per “vincere i cuori e gli spiriti” degli abitanti dei paesi nemici. L’amministrazione Obama ha scelto una variante di questi due concetti fondendo insieme la potenza militare con la diplomazia, l’influenza politica ed economica con una penetrazione culturale e manovre giuridiche. Chiamano ciò “Smart Power”. Applicato per la prima volta con il colpo di stato in Honduras, si può dire che, finora, ha funzionato a meraviglia.

Nel corso della sua audizione davanti al Senato per la sua nomina, il segretario di Stato Hillary Clinton ha dichiarato che “noi dovremmo utilizzare quello che si chiama “smart power”, il ventaglio completo dei mezzi a nostra disposizione – diplomatici, economici, militari, politici, giuridici e culturali – e scegliere lo strumento giusto, o una combinazione di strumenti, adatto ad ogni situazione. Con lo “smart power” la diplomazia diventerà la punta di lancia della nostra politica estera”. Clinton ha in seguito precisato il concetto affermando che “la via più saggia sarà di ricorrere per prima cosa alla persuasione”.

Cosa c’è d’intelligente in questo concetto? Si tratta di una forma di politica difficile da classificare, difficile da scoprire e difficile da svelare.

L’Honduras è un esempio. Da un lato, il presidente Obama condanna il colpo di stato contro il presidente Zelaya mentre il suo ambasciatore a Tegucigalpa si incontra regolarmente con i golpisti.

La segretaria di Stato Clinton ha ripetuto a più riprese nel corso degli ultimi quattro mesi che Washington non voleva “influenzare” la situazione in Honduras – che gli Honduregni dovevano risolvere da soli la crisi, senza ingerenze esterne. Ma è Washington che ha imposto il processo di mediazione “condotto” dal presidente Oscar Arias del Costarica, ed è Washington che ha continuato a finanziare il regime golpista e i suoi sostenitori attraverso l’USAID, ed è ancora Washington che ha controllato e guidato le forze armate honduregne – colpevoli della repressione contro il popolo e che hanno instaurato un regime brutale – tramite una massiccia presenza militare nella base di Soto Cano.

In più, sono i lobbysti a Washington che hanno redatto “l’accordo” di San Josè e, in definitiva, è una delegazione di alti funzionari del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca che hanno “convinto” gli Honduregni ad accettare questo accordo. Malgrado la costante ingerenza degli Stati Uniti nel colpo di stato in Honduras – attraverso sostegno finanziario, logistico, politico e militare – la tattica dello “smart power” di Washington è riuscita ad ingannare l’opinione pubblica e a fare passare l’amministrazione Obama come il grande vincitore del “multilateralismo”.

Lo “smart power” è riuscito a far passare l’unilateralismo di Washington per multilateralismo. Fin dal primo giorno, Washington ha imposto il suo programma. Il 1° luglio, durante una conferenza stampa, alcuni portavoce del Dipartimento di Stato hanno confessato che erano al corrente dell’imminenza di un colpo di stato in Honduras. Hanno anche confessato che due alti funzionari del Dipartimento di Stato, Thomas Shannon e James Steinberg, si trovavano in Honduras una settimana prima del golpe per incontrare gruppi di civili e di militari coinvolti. Hanno dichiarato che il loro obiettivo era “d’impedire il colpo di stato”. Ma come spiegare allora che l’aereo che ha portato con la forza il presidente Zelaya in esilio sia decollato dalla base militare di Soto Cano in presenza di ufficiali militari americani?

I fatti svelano il vero ruolo di Washington nel colpo di stato in Honduras e dimostrano l’efficacia dello “smart power”. Washington sapeva che un colpo di stato era in preparazione, ma ha continuato a finanziare i cospiratori attraverso USAID e NED. Il Pentagono ha partecipato all’esilio forzato del presidente Zelaya e in seguito l’amministrazione ha utilizzato l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) – che all’epoca era moribonda – come una copertura per raggiungere i propri obiettivi. Il discorso del Dipartimento di Stato ha sempre legittimato i golpisti chiamando “le due parti .. a risolvere il conflitto politico in maniera pacifica attraverso il dialogo”. Da quando l’autore di una presa di potere illegale è considerato come una “parte legittima” interessata al dialogo? Nella realtà, un criminale che ha preso il potere con la forza non è interessato al dialogo. Con tale logica, il mondo dovrebbe incoraggiare l’amministrazione USA a “risolvere il conflitto politico con Al Qaeda in maniera pacifica attraverso il dialogo e non la guerra”.

Lo “smart power” d’Obama/Clinton ha riportato la sua prima vittoria nel corso dei primi giorni del colpo di stato persuadendo gli stati membri dell’OSA di attendere 72 ore per permettere al regime golpista in Honduras di “riflettere sui suoi atti”. Poco tempo dopo, il segretario di Stato Clinton ha imposto una mediazione condotta da Arias. Dopo questa fase, è stato concesso un tale spazio a Washington che gli Stati Uniti non hanno avuto alcuna difficoltà a prendere in mano i comandi. Quando il presidente Zelaya si è recato a Washington per incontrare la Clinton, era evidente che non aveva più il controllo. Ed è così che hanno manovrato, guadagnando sempre più tempo fino all’ultimo minuto, così bene che se anche Zelaya fosse tornato al potere non avrebbe avuto né lo spazio né il tempo per governare.

Il popolo, lui, è stato escluso dal processo. Mesi di repressione, violenza, persecuzioni, violazioni dei diritti dell’uomo, coprifuoco, chiusura dei media, torture ed assassinii politici sono stati ignorati. Che sollievo, ha dichiarato il sotto-segretario di Stato Thomas Shannon al momento della firma dell'”accordo” finale, che la situazione in Honduras si sia risolta “senza violenza”.

Dalla firma dell'”accordo” il 30 ottobre scorso, Washington ha tolto le poche restrizioni imposte al regime per esercitare una pretesa pressione sui golpisti. Ormai, questi ultimi possono di nuovo ottenere i visti e viaggiare negli Stati Uniti, e non devono nemmeno preoccuparsi dei milioni di dollari di aiuti accordati dall’USAID, aiuti che in realtà non erano mai stati sospesi … I militari USA di stanza a Soto Cano possono riprendere le loro attività – tranne quelle che non sono mai state interrotte. Il Southern Command (SOUTHCOM) del Pentagono ha affermato qualche giorno dopo il colpo di stato che “tutto era normale presso le nostre forze armate in Honduras, esse proseguono le loro attività abituali con i loro colleghi honduregni”. E Washington ha già preparato la sua delegazione di osservatori per le elezioni presidenziali del 29 novembre prossimo, sono già in marcia.

Allora dimenticate il torturatore della Guerra Fredda, Billy Joya, che complottava con i golpisti contro la resistenza. Dimenticate le forze colombiane paramilitari inviate per aiutare il regime a “controllare” la popolazione. Dimenticate il ricorso ai cannoni sonici LRAD destinati a tormentare gli occupanti dell’ambasciata del Brasile per far uscire Zelaya dall’edificio. Dimenticate tutto, non è successo nulla. Come ha detto Thomas Shannon, “ci felicitiamo con questi due grandi uomini per questo storico accordo”. E la segretaria di Stato Clinton che aggiunge “questo accordo costituisce una grande vittoria per gli Honduregni”. Aspettate un momento, una vittoria per chi?

Alla fine, l”accordo” tanto vantato e imposto da Washington non fa che chiedere al Congresso honduregno – lo stesso Congresso che ha falsificato la lettera di dimissioni di Zelaya per giustificare il colpo di stato, lo stesso Congresso che ha sostenuto l’insediamento illegale di Micheletti alla presidenza – di decidere se Zelaya debba tornare ad occupare il posto di presidente. Ma solo dopo aver ricevuto il parere della Corte Suprema dell’Honduras – la stessa corte che ha definito Zelaya un traditore per aver indetto una consultazione (senza impegno) su una eventuale riforma costituzionale futura, la stessa corte che aveva ordinato la sua brutale cattura. Anche se la risposta del Congresso fosse positiva, Zelaya non avrebbe alcun potere. L'”accordo” sancisce che i membri del suo governo saranno designati dai partiti politici implicati nel colpo di stato, e che le forze armate saranno poste sotto il controllo della Corte Suprema che ha sostenuto il colpo di stato, e che Zelaya potrà essere giudicato per il “delitto” di “tradimento” per aver chiesto un voto non vincolante su un’eventuale riforma costituzionale.

Secondo l'”accordo”, una commissione sarà incaricata di sorvegliare la sua applicazione. Attualmente, Ricardo Lagos, ex-presidente del Cile e fedele alleato di Washington, è stato nominato a capo della commissione. Lagos è co-direttore del Consiglio di Amministrazione del Dialogo Inter-Americano, un gruppo di riflessione di destra che esercita un’influenza sulla politica di Washington in America latina. Lagos è stato anche incaricato di creare la versione cilena del NED (National Endowment for Democracy) che si chiama “Fundaciòn Democracia y Desarrollo”, destinata a “promuovere la democrazia” in America latina, nello stile USA. Lasciando la presidenza del Cile, nel 2006, Lagos è stato nominato presidente del Club di Madrid – un club selezionato di ex-presidenti che si consacrano a “promuovere la democrazia” nel mondo. Molte figure chiave di questo club sono al momento implicate nella destabilizzazione di governi di sinistra in America latina, tra cui Jorge Quiroga e Gonzalo Sanchez de Lozada (ex-presidenti della Bolivia), Felipe Gonzales (ex-primo ministro spagnolo), Vaclav Havel (ex-presidente della Repubblica Ceca) e Josè Maria Aznar (ex-primo ministro spagnolo).

Alla fine, lo “smart power” sarà stato sufficientemente sottile per ingannare tutti quelli che attualmente salutano la “fine della crisi” in Honduras. Ma per la maggioranza dei latino-americani, la vittoria dello “smart power” di Obama in Honduras costituisce un oscuro e pericoloso presagio. Iniziative come l’ALBA hanno appena cominciato a raggiungere un livello di indipendenza di fronte alla potenza dominante del nord. Per la prima volta nella loro storia, le nazioni e i popoli dell’America latina hanno collettivamente resistito dando prova di dignità e di sovranità per costruire il proprio avvenire. Poi è arrivato Obama con il suo “smart power” e l’ALBA è stata colpita dal colpo di stato in Honduras e l’integrazione dell’America latina si ritrova indebolita dall’espansione USA in Colombia e la lotta per l’indipendenza e la sovranità nel cortile di casa di Washington sta per essere schiacciata con un sorriso cinico e una stretta di mano ipocrita.

E’ stato piegando la schiena davanti a Washington che la crisi in Honduras è stata “risolta”. Una crisi che, ironicamente, è stata fomentata dagli Stati Uniti stessi. Adesso si parla di analoghi colpi di stato in Paraguay, Nicaragua, Ecuador e Venezuela dove la sovversione, la controinsurrezione e la destabilizzazione si fanno sentire ogni giorno di più. Il popolo dell’Honduras è sempre in stato di resistenza malgrado l'”accordo” tra gli uomini di potere. La sua sollevazione e il suo impegno per la giustizia sono un simbolo di dignità. L’unica maniera di battere l’imperialismo – che sia dolce, duro o intelligente – passa per l’unione e l’integrazione dei popoli.

“L’illegale lo facciamo subito, per l’anticostituzionale ci vuole un po’ più di tempo”.
Henry Kissinger

Eva Golinger è un avvocato venezuelano-americano di New York che vive a Caracas, Venezuela dal 2005 ed è autrice di due bestsellers “The Chavez Code: Cracking US Intervention in Venezuela” (2006, Olive Branch Press) e “Bush vs. Chavez: Washington’s War on Venezuela” (2007, Monthly Review Press). Dal 2003, Eva Golinger, laureata al Sarah Lawrence College e alla CUNY Law School di New York, ha investigato, analizzato e scritto sull’intervento USA in Venezuela utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA) per ottenere informazioni sugli sforzi del Governo USA per destabilizzare i movimenti progressisti in America latina.

Eva Gollinger
Titolo originale: “Honduras: la victoire du Smart Power
Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=16022
11.11.2009

Scelto e tradotto per Comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS

ComeDonChisciotte – ESTULIN: IL G-20 SI RIUNISCE IN SCOZIA QUESTA SETTIMANA PER SCARICARE IL DOLLARO USA

Fonte: ComeDonChisciotte – ESTULIN: IL G-20 SI RIUNISCE IN SCOZIA QUESTA SETTIMANA PER SCARICARE IL DOLLARO USA.

L’autore di best-seller Daniel Estulin afferma che la questione centrale che verrà discussa questa settimana al meeting dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali, organizzato a St. Andrews in Scozia, sarà come far crollare l’attuale sistema finanziario mondiale scaricando il dollaro.

Prima di tutto, Estulin ha raccontato che quest’iniziativa è stata decisa nell’ultimo incontro del Gruppo Bilderberg, tenuto a maggio in Grecia. Estulin afferma che la riuscita o il fallimento di questo piano bieco dipenderà dalla capacità dei rappresentanti di USA e Regno Unito di convincere i governi russo, cinese e altri ad accettare il progetto.

Estulin sostiene che se i cospiratori hanno successo, una svalutazione così immediata del dollaro condurrebbe al tracollo dell’economia mondiale attraverso un collasso a catena dell’intero sistema finanziario globale. Come discusso nel conclave top-secret del Gruppo Bilderberg a maggio scorso, questo crollo verrebbe utilizzato come scusa per lanciare un nuovo sistema monetario mondiale. I leader del G-20 sono consapevoli che chi guida i mercati monetari, il sistema monetario, controlla il mondo. Ecco perché oggi il mondo è governato per mezzo di un sistema dominato da una singola valuta e non da sistemi di credito nazionali.

Una grave crisi colpirebbe ogni angolo della Terra e sarebbe il preludio a instabilità, guerre e ostilità generalizzate a livello finanziario, geografico e geopolitico, interessando così non solo determinati paesi, ma società, culture e interi continenti. Una tale crisi potrebbe portare a un consolidamento del sistema monetario mondiale.

Estulin dichiara che la creazione della nuova valuta mondiale è il vero significato della globalizzazione, che non è altro che un impero. È la distruzione dello stato-nazione, la degradazione delle libertà nazionali individuali e la depredazione dei diritti civili.

Far cadere il dollaro, innanzitutto, è un assalto alla struttura dell’economia americana verso la creazione di una “Azienda Globale”. Quest’idea, dice Estulin, fu inizialmente discussa alla riunione del Gruppo Bilderberg nell’aprile del 1968, tenuto a Mont Trembland in Canada, da George Ball, un banchiere di Lehman Brothers ed ex sottosegretario agli affari economici sotto i Presidenti John Kennedy e Lyndon Johnson.
L’obiettivo di quest’Azienda Globale, nelle parole di Ball, era di “eliminare l’arcaica struttura politica dello stato-nazione” in favore di una più “moderna” struttura aziendale. Ball chiese anche una maggiore integrazione in Europa, e poi nel resto del mondo, come prerequisito per allargare i poteri di un’Azienda Globale, ponendo così i finanzieri sullo stesso livello dei governi.

Secondo Estulin quest’iniziativa, ovvero l’abbandono del dollaro come moneta internazionale, è il vero intento del meeting del G20 del 6 e 7 novembre a St. Andrews, in Scozia, già luogo della conferenza Bilderberg del 1998.

Fonte: http://www.prweb.com
Link: http://www.prweb.com/releases/G-20/US_Dollar/prweb3150584.htm
3.11.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA PAOLO VIRGILIO