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ComeDonChisciotte – IL VACCINO, I CONTRATTI MISTERIOSI E LE MOGLI AL POSTO GIUSTO

ComeDonChisciotte – IL VACCINO, I CONTRATTI MISTERIOSI E LE MOGLI AL POSTO GIUSTO.

DI PINO CABRAS
megachipdue.info/

La sicurezza sanitaria funziona come la sicurezza militare? Quali segreti nasconde, se perfino la Corte dei conti ora vuol vederci chiaro? Sullo sfondo delle dispute sull’influenza suina vediamo avanzare una militarizzazione della salute che gioca sulla paura delle malattie, la più primitiva.
Tralasciamo la questione della tossicità del vaccino, e la rimandiamo ad altre sedi. Partiamo proprio dalla Corte dei conti, l’organo che la Costituzione italiana ha messo a guardia delle spese pubbliche, compresa la cospicua voce della spesa sanitaria.La Corte dei conti ha setacciato anche la questione della fornitura dei vaccini, fino a sollevare parecchie eccezioni. Si è subito dovuta scontrare con la segretezza, usata per ragioni di emergenza. In nome dello stato di eccezione non si può sapere qualcosa di più su uno specifico contratto di acquisto del vaccino che dovrebbe prevenire la famigerata influenza A(H1N1).

L’atto della Corte è del 21 settembre 2009. Si tratta della Deliberazione n. 16/2009/P. Sotto esame passa un contratto di fornitura di dosi di vaccino antinfluenzale stipulato tra il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e la Novartis, la multinazionale svizzera nata dalla fusione di Ciba-Geigy e Sandoz.

Il primo appunto della Corte dei Conti è di metodo. Si critica l’assenza di qualsiasi garanzia sull’esito «delle ricerche, la capacità di sviluppare con successo il Prodotto». Tutti i vincoli del contratto sono resi vani da un semplice fatto: non c’è nessuna certezza che il prodotto funzioni e ci sia. L’oggetto del contratto non è dunque materia certa.

Uno si aspetterebbe che in compenso ci siano clausole che stringano il contraente da qualche altra parte. Si tratta pur sempre di soldi pubblici. E invece per Novartis ci sono anche vantaggi per l’IVA. E passi. Ma si prevede anche «la possibilità del mancato rispetto delle date di consegna del Prodotto, senza l’applicazione di alcuna penalità» per Novartis.

Va bene, la motivazione è l’emergenza, ma qui si saltano tutti i normali passaggi che regolano l’immissione di prodotti che abbiano implicazioni rilevanti sulla salute dei cittadini. Al punto che ora si accetta il prodotto anche senza l’autorizzazione a commerciarlo in Italia: stavolta basta «un generico “Quality Agreement”». I rischi se li prende il Ministero, insomma. Se ad esempio si volessero riscontrare eventuali difetti di fabbricazione o danni fisici del prodotto, chi deve dirsi d’accordo è proprio Novartis. La Corte nota cioè che i fornitori di una merce eventualmente difettosa hanno addirittura la facoltà di dirsi preventivamente d’accordo o non d’accordo sui rilievi a loro carico. Se, bontà loro, si dicono d’accordo, i difetti di fabbricazione li devono rimborsare loro al ministero. Per gli altri danni causati a terzi dal vaccino sarà il ministero – cioè i contribuenti – a risarcire Novartis.

La Corte critica anche il fatto che alla Novartis verranno pagati poco più di 24 milioni di euro (IVA esclusa) se non otterrà l’autorizzazione all’immissione in commercio del vaccino. Nulla è detto nel contratto sul perché di quella somma-salvagente.

E che succederebbe se Novartis dovesse violare le disposizioni essenziali del contratto? Dal punto di vista del pagamento non succederebbe nulla. Così viene steso un altro tappeto rosso per la multinazionale di Basilea: «il pagamento dovrà essere ugualmente effettuato per il prodotto fabbricato e consegnato».

I rilievi della Corte dei conti si estendono a un altro punto essenziale: il segreto. Certo, si sa che in ogni rilevante contratto industriale ci sono sempre clausole di riservatezza. Ma nel contratto in questione si va ben oltre. Fra le informazioni riservate sono state infatti inserite anche questioni che invece non possono essere segrete, perché si tratta di forniture che devono avvenire con «evidenza pubblica». Per il vaccino si voleva rendere segreta perfino l’esistenza stessa del contratto, non solo i suoi contenuti.

La Corte dei conti a questo punto scopre che non può approfondire di più. Il contratto è a trattativa riservata ed è stato secretato, perché valgono le stesse emergenze previste in caso di eventi calamitosi “di natura terroristica” (ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3275 del 28 marzo 2003).

Il cerchio si chiude ancora una volta.

Il trattamento dell’influenza A(H1N1) è nelle mani della Protezione civile. E di fronte alle emergenze, le leggi si piegano alle eccezioni. La Corte registra di dover «ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali». Ma poco può farci. Deve arrendersi all’emergenza e accettare la situazione. In nome della Guerra al Terrorismo è nato ovunque un corpus giuridico sempre più esteso che sta divorando il sistema di bilanciamenti delle vecchie costituzioni.

Non è l’unico caso in cui la Grande Paura di una qualche nuova peste, alimentata dai media e da molti governi, porta a forzare le leggi per estendere verso limiti mai visti i poteri delle sempre più ingombranti strutture di ”protezione civile”. E non è nemmeno l’unico caso in cui, con poche righe, i governi garantiscono grandi affari ai produttori del controverso vaccino dell’influenza suina.

Il conduttore di una radio newyorchese, Al Roney di NY WGY, ha rivelato ad esempio le imbarazzanti connessioni che legano il commissario alla Salute dello stato di New York, Richard Daines, e il gigante dei vaccini MedImmune. Si dà il caso che la moglie di Daines, Linda, sia una manager di punta dell’onnipresente Goldman Sachs, la società finanziaria che oltre a essere il maggiore azionista di MedImmune ha anche intermediato una commercializzazione di vaccini del valore di 15 milioni di dollari.

Roney ha fatto appello ai suoi ascoltatori affinché si rivolgessero a Andrew Cuomo, il brillante politico che oggi ricopre la carica di Attorney General, e ha quindi la titolarità della pubblica accusa nello stato di New York. Il tema sollevato da Roney era il conflitto d’interessi. Roney ha proposto ai radioascoltatori di fare causa sul fatto che oltre 500mila lavoratori dello stato, in vario modo legati alla sanità, stavano per essere sottoposti a una vaccinazione obbligatoria, con un potenziale profitto per Goldman Sachs. Dopo la campagna lanciata da Roney, il 23 ottobre il commissario Daines ha sospeso il suo provvedimento, adducendo una carenza di dosi di vaccino. Va notato che lo stato di New York finora è stato l’unico in USA a prevedere vaccinazioni obbligatorie.

Più in generale si può riconoscere un metodo fondato su un allarme martellante, poco preoccupato di provocare panico, fortemente assecondato dai media, con i governi impegnati a rilanciarlo. Un metodo già sperimentato nei casi della SARS e dell’influenza aviaria, e ormai sempre più rodato.

Ai tempi dell’allarme SARS i giornali, imbeccati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, arrivarono a pubblicare grafici e ricostruzioni che pretendevano senza ironia di identificare il «paziente zero»: una scenetta in cui un canadese, un cinese e un vietnamita si incrociavano in un ascensore di Hong Kong, e da lì irradiavano la nuova pandemia per l’universo mondo. Avete visto cosa ne è stato della SARS, che poteva «uccidere miliardi di individui». Sono stati classificati come SARS solo ottomila casi in tutto il mondo e meno di ottocento morti.

Ricordo anche una surreale apertura del Tg1, quando la prima notizia fu un fenicottero morto in uno stagno rumeno. «Un altro caso di aviaria? E se passa all’uomo?». Ho in mente il Tg1, ma non è che gli altri organi d’informazione si fermassero a riflettere. Ovunque aviaria, aviaria, polli, fagiani, e allarmi.

Nel frattempo i produttori di antivirali (una delle categorie di farmaci più inutili che si possano immaginare) gongolavano con profitti miliardari. Gongolava anche Donald Rumsfeld, allora segretario alla difesa USA, in qualità di perfetto anello di collegamento fra il complesso militare-industriale-mediatico e le gradi case farmaceutiche. Proprio Rumsfeld era stato il capo della Gilead Science, la società che brevettò il Tamiflu prima di cederlo alla Roche non senza lasciarsi succulente royalty, governate oggi da un consiglio di amministrazione che comprende vari pezzi grossi dell’atlantismo, tra cui l’ex segretario di Stato George Schulz.

Rumsfeld, uno degli artefici del nuovo diritto d’emergenza e del nuovo stato d’eccezione nato con l’allarme terroristico, ha avuto buon gioco a spingere la manipolazione della paura in più di una direzione, militare, mediatica, medica, ovunque con gli stessi metodi e le stesse complicità. Rumsfeld è lo stesso Rumsfeld che nel 1976 svolgeva il ruolo di Capo di Gabinetto del presidente Ford, quando questi ordinò una vaccinazione di massa per un caso di influenza suina molto simile a quello odierno.

Così, eccoci qui, in un mondo in cui da sempre sono esistite le malattie e le influenze stagionali, ma che solo da qualche anno le vede come una guerra spaventosa nonostante i morti siano in declino, e non certo grazie ai vaccini antinfluenzali, che persino secondo «The Lancet», la più importante rivista medica, sono praticamente inefficaci. Come dice l’epidemiologo Tom Jefferson, «c’è tutta un’industria che si sta aspettando una pandemia». Basta guardare il grafico qui sotto per capire perché questa insistenza sulle influenze “speciali” non si giustifichi scientificamente. Altre malattie simili fanno più morti, ma non suscitano altrettanta attenzione perché non ci sono montagne di soldi né carriere da innalzare su di esse. Lo sviluppo dell’influenza A non sta modificando minimamente il trend delle malattie infettive, ma si presenta come un esperimento affaristico di proporzioni mostruose.

A questo punto però non vorrei caricare di troppe domande il governo italiano. Lo scenario è grandioso, e a Berlusconi non voglio chiedere conto dei guadagni di Rumsfeld. Sarebbe troppo.

Anzi, non voglio essere nemmeno io a fargli delle domande sullo strano contratto con i produttori di vaccini stipulato dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il ministero guidato da Maurizio Sacconi.

Lascio le domande nientemeno che a Vittorio Feltri, che il 30 gennaio 2009, quando era ancora direttore di «Libero», titolava così un suo editoriale: «Caro Berlusconi, chiedi cosa fa la moglie di Sacconi». E cosa fa la moglie di Sacconi? Lo facciamo dire da Feltri, che qui ragiona su una cosa verissima: «Si dà infatti il caso che Sacconi sia coniugato (…) con una donna talmente in gamba da essere assurta alla direzione generale di Farmindustria. Anche chi non ha dimestichezza con certi affari comprende: siamo di fronte a un gigantesco conflitto di interessi; il responsabile del dicastero (sia pure tramite il sottosegretario Fazio) controlla la Salute pubblica, e sua moglie è al vertice non di un’azienda di elettrodomestici bensì di un colosso quale Farmindustria che, come dice la parola stessa, si occupa di farmaci. Il premier ne è al corrente? Se lo è, provveda per favore a scorporare la Sanità dal resto (Lavoro e Previdenza) onde non offrire il fianco agli attacchi dell’opposizione.»

Ecco, l’opposizione. Bersani, dove sei? Ti fai scavalcare anche da Feltri? È troppo, chiedere che si faccia luce sull’acquisto di una bazzeccola come 24 milioni di dosi per vaccinare il 40% della popolazione, che farà da cavia per un vaccino non sufficientemente sperimentato?

È troppo poi, diffidare dei fabbricanti dei vaccini che saranno ora iniettati a milioni di persone, visto che a loro carico si registrano processi per corruzione o per gli effetti collaterali dei vaccini?

Un piccolo aggiornamento istruttivo:

Le pagine dei quotidiani del 3 novembre 2009 sono coperte di titoli allarmistici e richiamano «la morte sospetta di un bimbo». Già alle ore 10,15 di questa stessa giornata un lancio di agenzia rivela che «il bambino deceduto ieri all’ospedale romano San Pietro è risultato negativo ai test per il virus H1N1. Le analisi effettuate dal laboratorio di virologia del policlinico Gemelli – secondo quanto appreso dall’Agenzia Italia – hanno dato esito negativo». Nel frattempo milioni di persone hanno ricevuto l’imprinting della paura e i poveri pediatri sono presi d’assalto.

Pino Cabras
Fonte: http://www.megachipdue.info/
3.11.2009

ComeDonChisciotte – STA PER ARRIVARE LA MORTE DEL DOLLARO

ComeDonChisciotte – STA PER ARRIVARE LA MORTE DEL DOLLARO.

DI ROBERT FISK
independent.co.uk

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.

Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari.

Il progetto, confermato al nostro giornale da fonti bancarie arabe dei Paesi del Golfo Persico e cinesi di Hong Kong, potrebbe contribuire a spiegare l’improvviso rincaro del prezzo dell’oro, ma preannuncia anche nei prossimi nove anni un esodo senza precedenti dai mercati del dollaro.

Gli americani, che sono al corrente degli incontri – pur non conoscendone i dettagli – sono certi di poter sventare questo intrigo internazionale di cui fanno parte leali alleati come il Giappone e i Paesi del Golfo. Sullo sfondo di questi incontri valutari, Sun Bigan, ex inviato speciale della Cina in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di approfondire le divisioni tra Cina e Stati Uniti in ordine alla loro influenza politica e petrolifera in Medio Oriente. “Le dispute e gli scontri bilaterali sono inevitabili”, ha detto all’Africa and Asia Review. “Non possiamo abbassare la guardia in merito all’ostilita’ che fronteggiamo in Medio Oriente sugli interessi energetici e la sicurezza”.

Questa frase ha tutta l’aria di una previsione pericolosa su una futura guerra economica tra Stati Uniti e Cina per il petrolio mediorientale – con il pericolo di trasformare i conflitti della regione in una lotta di supremazia delle grandi potenze. L’incremento della domanda di petrolio e’ piu’ marcato in Cina che negli Stati Uniti in quanto la crescita cinese e’ meno efficiente sotto il profilo energetico. Abbandonando il dollaro i pagamenti, stando a fonti bancarie cinesi, potrebbero essere effettuati in via transitoria in oro. Una indicazione della gigantesca quantita’ di denaro di cui si parla puo’ essere desunta dalla ricchezza di Abu Dhabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che insieme hanno, stando alle stime, riserve in dollari per 2.100 miliardi.

Il declino della potenza economica americana strettamente connesso all’attuale recessione globale e’ stato riconosciuto dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. “Una delle conseguenze di questa crisi potrebbe essere l’accettazione del fatto che sono cambiati i rapporti di forza economici”, ha detto a Istanbul prima delle riunioni di questa settimana del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Ma e’ stato il nuovo straordinario potere finanziario della Cina – non disgiunto dalla rabbia sia dei Paesi produttori che dei Paesi consumatori di petrolio nei confronti del potere di interferenza degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale – a stimolare i recenti colloqui con i Paesi del Golfo.

Brasile e India si sono mostrati interessati a far parte di un sistema di pagamenti non piu’ basato sul dollaro. Allo stato la Cina appare la piu’ entusiasta tra le potenze finanziarie, non fosse altro che per il suo gigantesco interscambio commerciale con il Medio Oriente.

La Cina importa il 60% del petrolio che consuma, per lo piu’ dal Medio Oriente e dalla Russia. I cinesi hanno concessioni petrolifere in Iraq – bloccate fino a quest’anno dagli Stati Uniti – e dal 2008 hanno un accordo da 8 miliardi di dollari con l’Iran per lo sviluppo delle capacita’ di raffinazione e delle risorse di gas. La Cina ha contratti petroliferi in Sudan (dove ha sostituito gli Stati Uniti) e da tempo sta negoziando concessioni petrolifere in Libia dove tradizionalmente questo genere di accordi e’ del tipo joint venture.

Inoltre le esportazioni cinesi verso la regione ammontano ora a non meno del 10% delle importazioni di tutti i Paesi del Medio Oriente e includono una vasta gamma di prodotti che vanno dalle automobili agli armamenti, ai generi alimentari, al vestiario e persino alle bambole. Riconoscendo esplicitamente il crescente peso finanziario della Cina, il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha chiesto l’altro ieri a Pechino di consentire alla yuan di apprezzarsi sul dollaro e, di conseguenza, di diminuire la dipendenza della Cina dalla politica monetaria americana contribuendo cosi’ a riequilibrare l’economia mondiale e ad alleggerire la pressione al rialzo sull’euro.

Dagli accordi di Bretton Woods – gli accordi conclusi dopo la seconda guerra mondiale che ci hanno tramandato l’architettura del moderno sistema finanziario internazionale – i partner commerciali degli Stati Uniti hanno dovuto affrontare le conseguenze della posizione di controllo di Washington e, negli anni piu’ recenti, dell’egemonia del dollaro in quanto principale valuta di riserva.

I cinesi credono, ad esempio, che siano stati gli americani a convincere la Gran Bretagna a non entrare nell’euro per impedire una fuga dal dollaro. Ma secondo le fonti bancarie cinesi i colloqui sono andati troppo avanti per poter essere bloccati. “Non e’ da escludere che nel paniere delle monete entri anche il rublo”, ha detto un importante broker di Hong Kong all’Indipendent. “La Gran Bretagna e’ presa in mezzo e finira’ per entrare nell’euro. Non ha scelta in quanto non potra’ piu’ usare il dollaro americano”.

Le fonti finanziarie cinesi sono convinte che il presidente Barack Obama sia troppo occupato a rimettere in piedi l’economia americana per concentrarsi sulle straordinarie implicazioni della transizione dal dollaro ad altre valute nel volgere di nove anni. Al momento la data fissata per l’abbandono del dollaro e’ il 2018.

Gli Stati Uniti hanno fatto appena cenno a questo problema in occasione del G20 di Pittsburgh. Il governatore della Banca centrale cinese e altri funzionari da anni sono preoccupati per la situazione del dollaro e non ne fanno mistero. Il loro problema e’ che gran parte della ricchezza nazionale e’ in dollari.

“Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali”, ha detto un banchiere cinese. “Stati Uniti e Gran Bretagna debbono essere molto preoccupati. Vi accorgerete di quanto sono preoccupati dalla pioggia di smentite che questa notizia scatenera’”.

Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che le sue riserve in valuta estera saranno in futuro in euro e non in dollari. I banchieri ricordano, naturalmente, quanto e’ capitato all’ultimo Paese produttore di petrolio del Medio Oriente che ha tentato di vendere il petrolio in euro e non in dollari. Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.

Versione originale:

Robert Fisk
Fonte: http://www.independent.co.uk
Link: http://www.independent.co.uk/news/business/news/the-demise-of-the-dollar-1798175.html
6.10.2009

Versione italiana:

Fonte: http://www.unita.it/
Link: http://www.unita.it/news/il_documento/89415/sta_per_arrivare_la_morte…
6.10.2009

Traduzione a cura di Carlo Antonio Biscotto

NUOVA ENERGIA: Ron Paul: Governo Mondiale & Banche Centrali

NUOVA ENERGIA: Ron Paul: Governo Mondiale & Banche Centrali.

Non è mai abbastanza informare sulla criminalità delle banche attuali. Esse sono fondate sull’usurpazione del potere dei popoli, e nulla cambierà fino a quando i popoli non si accorgeranno della truffa.
E’ tutto talmente assurdo che molti stentano a crederci, ma capirlo è necessario se vogliamo avere un futuro.
Non c’è tanto da discutere, basta guardare i fatti (i debiti colossali dei paesi, la povertà, la morte per fame, la disoccupazione, le “crisi” create per spaventare e sottomettere, i politici corrotti, la mafia ormai ben integrata nel sistema, ecc.). C’è una soluzione per ogni problema, ma finché domineranno le stesse persone che hanno creato il sistema si avrà soltanto un’illusione di miglioramento.
Vedi anche:



Non dobbiamo farci confondere da nessuno, ricordiamo che, come diceva Confucio, “Se non riesci a convincerli, confondili”. E’ ovvio che qualcuno ha interesse a non far capire o a confondere, sta a noi non cascare nella trappola.
Cerchiamo di capire e di condividere con gli altri quello che abbiamo capito.

ComeDonChisciotte – IL VIRUS A/H1N1 E’ STATO ASSEMBLATO IN LABORATORIO

ComeDonChisciotte – IL VIRUS A/H1N1 E’ STATO ASSEMBLATO IN LABORATORIO.

DI WAYNE MADSEN
WayneMadenReport.com

Un virologo che sta indagando sul virus A/H1N1 ha concluso, dopo mesi di ricerche, che la “nuova” influenza è stata riassortita in laboratorio da otto geni costituiti da virus dell’influenza di tipo A aviari, suini e umani.

Lo scienziato non ritiene, sulla base di approfonditi esami di laboratorio, che l’improvvisa comparsa del virus A/H1N1 in Messico la scorsa primavera sia dovuta a un’insorgenza naturale.

Il riassortimento dei virus si verifica quando uno o più geni completi vengono scambiati, consentendo al virus di adattarsi a un nuovo ospite. Un esempio si ha quando un virus aviario scambia i propri geni con un virus umano. Nel caso dell’A/H1N1 sono stati scambiati tre geni, da virus dell’influenza aviaria, suina e umana, dando come risultato il virus riassortante [“ressortant”] che ora si prevede diffonderà un’altra ferale ondata di infezioni all’inizio di ottobre.

Esistono anche segnali del fatto che nel ceppo A/H1N1 si sia verificato l’adattamento che conduce alla mutazione. In tutto il mondo sono stati riscontrati vari casi di una mutazione dell’A/H1N1 che rende inefficace il trattamento con farmaci antivirali e vaccini anti-A/H1N1.

L’adattamento ha luogo quando nel virus si verifica una piccola variazione, che talvolta può consistere nell’alterazione di un singolo aminoacido. Tale adattamento consente al virus di moltiplicarsi nel nuovo ospite. L’A/H1N1 è ritenuto un ceppo di laboratorio perchè è stato individuato uno specifico aminoacido che sembra sia stato coltivato in vari passaggi nelle uova. L’industria dei vaccini solitamente amplifica i virus isolandoli nelle uova, e in seguito a diversi passaggi, si consente l’individuazione della mutazione.

Il virologo che ci ha fornito le informazioni ha scoperto che la mutazione dell’A/H1N1 è stata più rapida di quanto sia possibile in natura. Quanto segue è la descrizione in termini scientifici del tasso di mutazione dell’A/H1N1:

“Una mutazione impiega del tempo per presentarsi, un tempo che arriva fino al tasso di sostituzione degli aminoacidi. Prendiamo ad esempio il gene HA, o “virus dell’anatra”: l’HA prevede un tasso di sostituzione di circa 3 x 10e-4 per sito/anno, che è più lento rispetto al virus HA umano e suino (circa 10e-3 per sito/anno). Se il numero totale di nucleotidi nel gene HA del virus dell’influenza di tipo A è pari a 1.700, ci vogliono tre anni perchè nel virus dell’anatra si manifesti una singola variazione, oppure 1,7 anni nel caso del virus umano e di quello suino”.

Il tasso di mutazione naturale per ottenere una mutazione genica completa, secondo il virologo, impiega “migliaia di anni a compiersi”.

Per quanto concerne il riassortimento del virus A/H1N1, vi è il timore che un essere umano sia stato usato come cavia da laboratorio per consentire lo scambio di geni tra uomini, suini e pollame. L’ipotesi è che un individuo sia stato infettato simultaneamente dai virus aviario, umano e suino, e che tali virus abbiano scambiato i propri geni all’interno dell’organismo di quell’individuo, creando un virus nuovo che presentava geni misti, che si è poi rapidamente diffuso ad altri individui.

Ecco perché si sospetta una creazione intenzionale dell’A/H1N1 e la sua infezione di un ospite umano.

Il virologo che ha riportato le proprie scoperte al WMR ha dichiarato: “L’ospite dovrebbe presentare recettori efficaci per quei virus derivati da tre ospiti diversi. Sinora, il virus umano tende a infettare gli esseri umani, perché è adatto a riconoscere un recettore umano. Il virus aviario tende a infettare gli uccelli, perché è adatto a riconoscere un recettore dei volatili. I suini hanno recettori di tipo sia umano sia aviario, e si ritiene quindi che fungano da ‘serbatoio di ricombinazione’. Alcuni ricercatori hanno tentato di provare la teoria del ‘serbatoio di ricombinazione’ infettando dei suini con virus umani e aviari per creare un virus riassortante”.

I test che implicavano l’infezione di suini con virus umani e aviari riassortanti non sono tuttavia andati a buon fine.

Mentre è comune che i suini vengano infettati dai virus umani e aviari, non è stato riportato che i suini abbiano propagato il virus A/H1N1 riassortante e che abbiano infettato nuovi ospiti, umani o aviari.

Ciò che sappiamo è che il primo virus A/H1N1 è stato trovato in un essere umano. Anche se alcuni maiali e tacchini sono stati infettati dal virus A/H1N1 a partire da operai delle aziende agricole, non vi è alcuna prova che si sia verificata un’infezione nel senso inverso.

I geni riassortanti necessitano anche di virus progenitori. Secondo il virologo, “Se si esamina l’albero filogenetico, questo mostra i geni NA e M derivati dal virus aviario, il PB1 dal virus H3N2 umano; altri geni (PB2, PA, HA, NP, NS) da un riassortante triplo suino, H1N2 suino e suino eurasiatico (H1N1/H3N2). Il riassortante triplo suino è in realtà derivato dall’H3N2 umano che ha infettato i suini, e che circola in Nordamerica da almeno 20 anni. Anche se ora si sta parlando di ‘virus suino’, si tratta in effetti di un virus umano”.

È stato scoperto anche che i virus che si sospetta siano i progenitori derivano da vecchi [virus] isolati. Il gene NA viene da un isolato del 1996-2001, il gene M da isolati del 1990-1993, e gli altri sono ancora precedenti, da isolati tra il 1979 e gli anni ’80 circa del secolo scorso. La comunità dei virologi è concorde nell’asserire che il virus A/H1N1 può essere stato presente per oltre 20 anni senza mai essere stato rilevato. Il virologo del WMR afferma che è impossibile che un virus esista da 20 anni senza essere scoperto, data l’approfondita sorveglianza virologica e medica che viene condotta in tutto il mondo.

Il virologo non ha trovato alcuna prova di una presenza di RNA/DNA dell’influenza spagnola del 1918 nel virus A/H1N1. Eppure la pandemia del 1918, come l’A/H1N1, era iniziata con una prima ondata durante la primavera, per ritornare in ottobre con rinnovata virulenza. Si stima che la pandemia del 1918 abbia provocato 50 milioni di vittime in tutto il mondo. Benché non sia stata scoperta dal virologo la prova genetica di un collegamento con l’influenza del 1918, quello stesso scienziato che ha condotto ricerche sul virus A/H1N1 e che è possibile che abbia ricevuto campioni di DNA dal corpo di una donna Inuit, esumata dal permafrost a Fort Brevig, in Alaska, che era deceduta a causa della pandemia del 1918, risulta essere inoltre legato finanziariamente a una società produttrice del vaccino contro l’A/H1N1.

Sull’A/H1N1, il virologo ha posto una domanda allarmante: “Com’è possibile mescolare i virus aviario, umano e suino in una sola volta? I virus sarebbero dovuti provenire dall’Europa, dall’America e dall’Asia senza essere mai rilevati?”.

E aggiunge: “Il virus è comparso improvvisamente in Messico. Non so fornire una spiegazione a questo. Vorrei poterlo fare. Dal mio punto di vista di virologo, è impossibile… E d’altronde, la tecnologia può creare qualsiasi tipo di virus si desideri”.

Pubblicato in precedenza sul Wayne Madsen Report.

Copyright © 2009 WayneMadenReport.com

Wayne Madsen è un giornalista investigativo di Washington, e i suoi editoriali sono pubblicati sulla stampa nazionale. E’ il redattore-editore di Wayne Madsen Report.

Titolo originale: “A/H1N1 was reassorted in a lab”

Fonte: http://onlinejournal.com
Link
16.09.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SHEILA B.

ComeDonChisciotte – IL TRATTATO DI LISBONA. ALTRO CHE IL CAVALIERE

ComeDonChisciotte – IL TRATTATO DI LISBONA. ALTRO CHE IL CAVALIERE.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

E così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.

Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora.

E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.

Bene, vado per gradi. Nel primo, vi fornisco un breve riassunto delle puntate precedenti; nel secondo vi spiego il Trattato di Lisbona in sintesi; nel terzo l’approfondimento per chi lo desidera.

LE PUNTATE PRECEDENTI

L’Italia è parte dell’Unione Europea (UE), che è la versione moderna di un vecchio accordo fra Stati europei iniziato nel 1957 col Trattato di Roma, il quale partorì la Comunità Economica Europea (CEE), divenuta nel 1967 la Comunità Europea (CE). Si trattava di una unione prettamente commerciale, non politica, ma presto lo divenne: nel 1979 eleggemmo infatti il primo Parlamento Europeo, e fu lì che prese piede l’idea che questa vecchia Europa poteva dopo tutto diventare qualcosa di simile agli Stati Uniti (sempre per fini soprattutto economici). Nel 1993 nacque l’Unione Europea col Trattato di Maastricht, che sancì una serie di riforme eclatanti, fra cui dal 1 gennaio 2002 quella dell’Euro come moneta comune ai suoi membri. Nel 1957 erano sei le nazioni disposte a legarsi fra loro, oggi siamo in 27 membri nella UE, tutti Stati sovrani che sempre più agiscono secondo regole e principi comuni. Infatti, l’Unione Europea si è dotata già da anni di una sorta di proprio governo sovranazionale (che sta sopra ai governi dei singoli Stati dell’unione), chiamato Commissione Europea e Consiglio dei Ministri, di un Parlamento come si è già detto, e di un organo giudiziario che risponde al nome di Corte di Giustizia Europea. La UE ha persino una presidenza, che viene assegnata a rotazione agli Stati membri, e che si chiama Consiglio Europeo. Quindi: questo agglomerato di nazioni che da secoli forma l’Europa, si è lentamente trasformato in una unione che ha già un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento e un suo sistema giudiziario. Cioè, quasi uno Stato in tutta regola. Fin qui tutto fila, poiché comunque ogni singolo Paese come l’Italia o la Germania o l’Olanda ecc. ha finora mantenuto la piena sovranità, e i suoi cittadini sono rimasti italiani, tedeschi, olandesi, gente cioè del tutto propria ma che ha accettato sempre più una serie di regole comuni nel nome dell’essere europei uniti e moderni.

Ma a qualcuno non bastava. Nelle elite politiche del Vecchio Continente sobbolliva sempre quell’idea secondo cui questa Europa degli Stati sovrani poteva, anzi, doveva diventare gli Stati Uniti d’Europa, ovvero un blocco cementato di popoli sotto un’unica bandiera, leggi comuni, governo comune e soprattutto un’economia comune. Una potenza mondiale. Ma la litigiosità che ci ha sempre caratterizzato come singoli Paesi, l’individualismo nazionalista, e l’attaccamento ciascuno alle proprie regole e tradizioni, erano l’ostacolo fra gli ostacoli. Infatti l’evidenza dell’andamento dell’Unione suggeriva che pur essendoci adeguati a una ridda di leggi europee, regolamenti e sentenze, ancora ciascuna nazione era ben salda negli interessi di casa propria, e in quel modo gli Stati Uniti d’Europa erano impossibili da realizzare. Occorreva qualcosa di unificante, di potente, più potente degli Stati e dei loro capricci. Cosa? Una Costituzione europea in piena regola, con tutto il potere proprio di una Costituzione.

Ed ecco che quei signori importanti che fanno politica fra Strasburgo, Bruxelles e il Lussemburgo si riunirono nel 2001 nell’anonima cittadina belga di Laeken, e decisero: scriveremo una Costituzione per tutte le genti d’Europa. Fu fatto, sotto la supervisione dell’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing e con la figura in evidenza del nostro Giuliano Amato. Ma quei burocrati in doppiopetto fecero un ‘errore’: furono aperti e democratici, cioè permisero alle genti d’Europa di conoscere i contenuti della nuova Carta. Nel 2005, mentre noi italiani attivi giustamente perdevamo il sonno per le Tv del Cavaliere, i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione in due referendum, accusando i burocrati europei di aver redatto un testo scandalosamente ignorante dei temi sociali e altrettanto parziale a favore dei grandi interessi economici. In altre parole: con quella Costituzione, gli Stati Uniti d’Europa sarebbero diventati il parco giochi dei falchi miliardari e terra dolente per le persone comuni, per me e per voi e per i vostri figli.

Fu uno shock per i doppiopetti blu, e soprattutto per i loro sponsor nelle corporate rooms d’Europa. Ricacciati nelle loro Mercedes blindate a suon di voti franco-olandesi, essi decisero la momentanea ritirata, ma non la resa. Infatti, la mattina del 13 dicembre 2007, mentre noi italiani attivi giustamente perdevamo il sonno per la scelta fra PD o Beppe Grillo, ventisette capi di governo europei si riunirono a Lisbona e decisero: ci si riprova, ma stavolta col cavolo che permetteremo ai cittadini di esprimere un parere. Nacque così il Trattato di Lisbona, scritto in segreto, firmato in segreto, segreto nei contenuti che sono praticamente impossibili da leggere, e segretamente persino peggiore della defunta Costituzione. Nel Trattato è sancito il nostro futuro con mutamenti così sconvolgenti da lasciare a bocca spalancata. La mia e la vostra vita, quella dei vostri figli, viene destinata lungo corsie d’acciaio che se definitivamente ratificate saranno quasi impossibili da mutare. Ma quelle corsie dove portano? Al nostro interesse di persone? Al nostro benessere? Alla nostra pacifica convivenza? Ce l’hanno chiesto? Abbiamo voce in capitolo? No, nessuno ce lo ha chiesto e voi non ne sapete nulla.

IL TRATTATO DI LISBONA IN SINTESI

E’ un impianto di regole europee raccolte in un Trattato che non è così come ce lo immagineremmo (un unico testo), ma è formato da migliaia di emendamenti a centinaia di regole già in essere per un totale di 2800 pagine. E’ stato fatto in quel modo con intento truffaldino e anti democratico, come spiego fra poco. Se ratificato da tutti gli Stati, esso diventerà di fatto una Costituzione che formerà la struttura per la nascita di un super Stato d’Europa, come gli Stati Uniti d’America, con una Presidenza, con un governo centrale, un Parlamento, un sistema giudiziario. Questo super Stato diventerà più forte e vincolante di qualsiasi odierna nazione europea. Tutti noi europei diverremo cittadini di quello Stato e soggetti più alle sue leggi che a quelle dei Parlamenti nazionali, pur mantenendo la cittadinanza presente (italiana, tedesca ecc.). Infatti le leggi fatte da questo super Stato d’Europa saranno vincolanti sulle nostre leggi nazionali, e saranno persino più forti della nostra Costituzione. Ma al contrario degli Stati Uniti, tali leggi verranno scritte da burocrati che noi non eleggiamo (es. Commissione Europea), mentre l’attuale Parlamento Europeo, dove risiedono i nostri veri rappresentanti da noi votati, non potrà proporre le leggi, né adottarle o bocciarle da solo. Potrà solo contestarle ma con procedure talmente complesse da renderlo di fatto secondario. Il Trattato di Lisbona infatti offrirà poteri enormi a istituzioni che nessun cittadino elegge direttamente (Consiglio Europeo che sarà la presidenza – Commissione Europea e Consiglio dei Ministri che sarà l’esecutivo – Corte di Giustizia Europea, che sarà il sistema giudiziario), le quali avranno persino la facoltà di far entrare in guerra l’Europa senza il voto dell’ONU. I poteri di cui si parla avranno principi ispiratori pericolosamente sbilanciati a favore del business, con poca attenzione per i bisogni sociali dei cittadini. Tutto il cosiddetto Capitolo Sociale del Trattato di Lisbona (lavoro, salute, scioperi, tutele, leggi sociali, impiego…) è miserrimo, con gravi limitazioni e omissioni, mentre sono sanciti con forza i principi del Libero Mercato pro mondo degli affari. Dovete ricordare mentre leggete queste righe, che stiamo parlando di un Trattato che potrebbe molto presto ribaltare la vostra vita come nulla da 60 anni a questa parte: nuovo Stato, nuova cittadinanza, nuove leggi, nuovi indirizzi di vita nella quotidianità anche più banale, sicuramente meno democrazia, e nessuno che ci abbia interpellati. Come sarà questa nuova esistenza? Migliore, o un salto indietro nella qualità di vita? Saremo più liberi o più schiavi degli interessi delle elite di potere? Anche nel Capitolo Giustizia il Trattato pone seri problemi. Ci sarà un organo superpotente, la Corte di Giustizia Europea, che emetterà sentenze vincolanti sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci regolano; la Corte sarà superiore in potere alla nostra Cassazione, al nostro Ministero di Giustizia, ma di nuovo sarà condotta da giudici nominati da burocrati che nessuno di noi ha scelto. Come interpreteranno i nostri diritti di uomini e di donne? Ci hanno interpellati?

Ed è qui il punto. Un Trattato col potere di ribaltare tutta la nostra vita di comunità di cittadini, viene scritto in modo da essere illeggibile ed è stato già ratificato (manca solo la firma dell’Irlanda, che terrà un referendum il 2 ottobre) dai nostri governi completamente di nascosto da noi, e volutamente di nascosto. Questo poiché una versione simile di questo Trattato (la Costituzione Europea) e con simili scopi fu bocciato da Francia e Olanda nel 2005, proprio perché scandalosamente sbilanciato a favore delle lobby di potere europee e negligente verso i cittadini. Scottati da quell’umiliante esperienza, i pochi politici europei che contano (il 90% non ne sa nulla e firma senza capirci nulla) hanno architettato una riedizione di quelle Costituzione bocciata chiamandola Trattato di Lisbona, e la stanno facendo passare in segreto dietro le nostre spalle.

Il Trattato di Lisbona contiene anche clausole di valore, che come ogni altra sua regola sarebbero vincolanti su tutti gli Stati, dunque anche su questa arretrata e cialtrona Italia, e limitatamente a ciò per noi non sarebbe un male. Tuttavia, la mole dei cambiamenti cruciali che porterebbe è tale e di tale potenza per la nostra vita di tutti i giorni e per i nostri diritti vitali, da obbligare chi vi scrive a lanciare un allarme: il Trattato di Lisbona va divulgato alle persone d’Europa e da queste giudicato con i referendum. Pena la possibilità di un futuro molto, ma molto più gramo di quello che qualsiasi Cavaliere potrà mai regalarci.

L’APPROFONDIMENTO

Cosa è.

Il Trattato di Lisbona (di seguito chiamato il Trattato) non è una Costituzione europea, ma ne mantiene esattamente tutti i poteri. Esso non è neppure un trattato in sé, visto che nella realtà si tratta di una colossale mole di modifiche apportate ai due trattati fondamentali della UE, che sono: il Trattato dell’Unione Europea (TEU) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU). Ad essi viene aggiunto il Trattato di Nizza del 2003. Ogni singolo articolo del Trattato, inclusi gli annessi e i protocolli, assume una forza enorme, spessissimo sovranazionale, cioè più potente di qualsiasi legge nazionale degli Stati membri della UE.

L’astuzia e l’inganno.

L’intera opera è stata architettata in modo da essere incomprensibile e letteralmente illeggibile dagli esseri umani ordinari, inclusi i nostri politici. In totale si sta parlando di 329 pagine di diversi e disconnessi emendamenti apportati a 17 concordati e che vanno inseriti nel posto giusto all’interno di 2800 pagine di leggi europee. Questo labirinto non è accidentale. Come spiega il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”. Il nostro Giuliano Amato ribadì il concetto appieno, in una dichiarazione rilasciata durante un discorso al Centro per la Riforma Europea a Londra il 12 luglio del 2007: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile, poiché così non sarebbe stato costituzionale (evitando in tal modo i referendum, nda)… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005, nda)”. (fonte: EuObserver.com). Il sigillo a questo tradimento dei principi democratici fu messo dallo stesso Valéry Giscard D’Estaing in una dichiarazione del 27 ottobre 2007, raccolta dalla stampa europea: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”. I capi di Stato erano concordi questa volta: no al parere degli elettori, no ai referendum.

In Italia, il Parlamento ha ratificato il Trattato l’8 agosto del 2008 (già la data la dice lunga), senza alcun pubblico dibattito, senza prime serate televisive, e senza che fosse letto dai parlamentari votanti. Nel resto d’Europa le cose non sono andate meglio, data la natura semi clandestina del Trattato e la specificata intenzione di nasconderlo agli elettori. Ma in Irlanda è successo qualcosa di particolare. Lo scomparso politico Raymond Crotty denunciò la procedura presso la Corte Suprema del Paese, ed ottenne modifiche tali da imporre all’odierno premier Brian Cowen un referendum popolare finale sul Trattato (uno già ci fu nel 2008), che si terrà il 2 ottobre di quest’anno. Si tenga presente che un no irlandese affonderebbe anche questa impresa.

Preciso, ma poi continuo.

Una precisazione è di dovere a questo punto. Ciò che è sotto accusa non è il processo di armonizzazione dei popoli europei, né la possibilità di fonderci in un grande Paese federale europeo alla stregua degli Stati Uniti, né il fatto di avere una Costituzione e leggi comuni in sé. Anzi, per una nazione di cittadini cialtroni e incivilizzabili come l’Italia, il ‘bastone e la carota’ dell’Unione potrebbero essere l’unica speranza di rimanere all’interno del circolo dei Paesi evoluti, e di non sprofondare del tutto nei Bantustan del mondo cui oggi apparteniamo (non per colpa di Berlusconi, ma nostra). Ciò che invece è gravissimo, è rappresentato dal fatto che un cambiamento di portata storica come sarebbe la nascita degli Stati Uniti d’Europa e la perdita del 90% della nostra autodeterminazione come popoli singoli, sta avvenendo secondo principi politici, economici e sociali che nessuno di noi conosce, che nessuno di noi ha discusso o votato. E un’analisi attenta del Trattato ci dice che quei principi sono pericolosamente contrari ai nostri interessi di persone comuni. Ci stanno riscrivendo la vita, nientemeno, e ci potremmo svegliare fra pochi mesi in un mondo che non abbiamo scelto e che ci potrebbe costare lacrime e sangue. Senza ritorno. Altro che “regime dello psiconano”.


Il potere al super Stato, e gli Stati odierni esautorati.

Il Trattato crea le basi legali per la nascita di un grande Stato unico europeo con poteri sovranazionali a tutto campo, cioè con leggi che saranno superiori a qualsiasi legge degli Stati membri (dichiarazioni 17 & 27). Questi poteri del nuovo super Stato d’Europa saranno estesi a 68 nuovi settori dove oggi gli Stati singoli hanno la possibilità di veto, che sarà perduta. Il Trattato sottolinea il ruolo subordinato dei Parlamenti nazionali nella nuova Europa, dove essi dovranno fare gli interessi dell’Unione prima che i propri (Art. 8c, TEU). Nel Consiglio Europeo, che sarà la sede della presidenza del nuovo super Stato, i partecipanti di ciascuna nazione dovranno rappresentare l’Unione presso gli Stati membri, piuttosto che rappresentare gli Stati membri presso l’Unione come accade ora. Essi poi, dovranno “interpretare e applicare le loro leggi nazionali in conformità con quelle dell’Unione”. La Commissione Europea assieme al Consiglio dei Ministri sarà l’esecutivo del super Stato d’Europa. Vi sarà come oggi un Parlamento e la Corte di Giustizia Europea sarà il sistema giudiziario.

Nel capitolo immigrazione le cose staranno così: la nuova Unione avrà frontiere esterne comuni, e deciderà a maggioranza chi potrà entrare e risiedere nei nostri territori, mentre i singoli governi perderanno il potere di decidere su ciò. Di nuovo, nessuno di noi cittadini potrà influenzare i criteri di quelle politiche, che potranno essere troppo permissive oppure disumane.

Si comprende già da questi primi aspetti del Trattato in quale misura drastica i poteri che oggi appartengono ai governi e ai Parlamenti che eleggiamo saranno trasferiti al nuovo super Stato europeo. Non è eccessivo dichiarare che siamo sulla strada per rendere Montecitorio e Palazzo Madama delle marginali rappresentanze di facciata. Le uniche aree dove ancora i Paesi europei manterrebbero autonomia decisionale sono la politica estera comune e la sicurezza. L’europarlamentare danese Jens-Peter Bonde ha dichiarato: “Non ricordo un singolo esempio di legge nazionale che non potrà essere influenzato dal Trattato di Lisbona”.

Dunque, super leggi vincolanti. Ma chi le farà?

Sarebbe naturale pensare che nei nuovi Stati Uniti d’Europa, verso i quali il Trattato ci spinge, saranno i rappresentanti eletti dal popolo a fare le leggi, come ovvio. Invece no. Il potere legislativo del nuovo super Stato, come accade già oggi nella meno vincolante UE, sarà ad esclusivo appannaggio di 1) La Commissione Europea che proporrà le leggi, ma che non è direttamente eletta da noi, 2) Il Consiglio dei Ministri che voterà le leggi, neppure esso direttamente eletto dai cittadini. Tenete presente che il ruolo del Consiglio è quasi un proforma, poiché funge praticamente da timbro alle leggi proposte dalla Commissione, visto che solo il 15% di esse viene discusso dai Ministri, e questo non cambierà col Trattato. Insomma, la Commissione Europea non direttamente eletta diverrà potentissima. Tutto ciò è grave. Il Trattato, inoltre, darà alla Commissione un elevato potere di legiferare per decreto, e le sue decisioni saranno persino vincolanti sulle Costituzioni dei Paesi membri. E così le leggi che potrebbero condizionale tutta la nostra vita futura saranno pensate da circa 3000 gruppi di lavoro della Commissione composti da oscuri burocrati che, ribadisco, nessuno ha eletto. Inoltre, questa istituzione non avrà più un Commissario per ogni Stato membro, ma solo due terzi dei Paesi saranno rappresentati a ogni mandato, per cui potrà accadere che una legge sovranazionale e vincolante cancellerà di fatto una legge italiana senza che neppure un italiano l’abbia discussa o pensata.

E allora il Parlamento Europeo? Il Parlamento Europeo non ha e non avrà alcun potere di proporre le leggi né di adottarle o di bocciarle da solo, non potrà votare sul PIL dell’Unione né sulle tasse, e sarà escluso del tutto dal deliberare su 21 settori essenziali su un totale di 90, anche se la sua sfera di competenza è stata estesa ad un numero maggiore di aree. Ciò che ho appena affermato sembra una contraddizione, ma non lo è. Infatti, il Trattato da una parte taglia le gambe al Parlamento (i 21 settori da cui viene escluso), e dall’altra gli dà un contentino (ampliamento aree di competenza), che contentino è visto che nel secondo caso i parlamentari potranno solo decidere ‘assieme’ al Consiglio dei Ministri, dunque non da soli come accade in tutte le democrazie del mondo. Oltre tutto, se anche i nostri eletti rappresentanti in Europa si impuntassero per contestare le leggi della Commissione, avrebbero una vita durissima. Il Trattato stabilisce in quel caso che: se i parlamentari vogliono contestare una legge proposta dalla Commissione dovranno ottenere una maggioranza qualificata nel Consiglio dei Ministri (cioè il 55% degli Stati) o una maggioranza assoluta di tutti i deputati europei. Si avrebbe così il paradosso di politici regolarmente eletti che devono sgobbare per contestare le decisioni di un ‘governo’ che nessuno ha eletto. Già oggi la Commissione si può permettere di snobbare persino i parlamenti nazionali degli Stati membri, come dimostra il fatto che fra il settembre 2006 e il settembre 2007 questi ultimi avevano spedito a Bruxelles ben 152 bocciature di leggi proposte dalla Commissione, col risultato di essere ignorati nel 100% di casi.

Un’ultima stortura insita nell’impianto legislativo europeo si chiama Principio di Sussidiarietà. Stabilisce che nel caso di non chiarezza su chi deve fare che cosa fra l’UE e gli Stati membri, il diritto di agire ricade su chi garantisce la maggiore efficienza. Ma che significa? E chi stabilisce che cosa sia efficiente per noi persone? Ve l’hanno mai chiesto? Ce lo chiederanno?

Il quadro che emerge dal progetto del Trattato vede in primo piano il macroscopico e sproporzionato potere della Commissione Europea, che, bisogna ricordarlo ancora, nessuno di noi elegge. Pensate che occorrerà un terzo dei Parlamenti nazionali europei per, non dico bloccare le proposte della Commissione, ma per ottenere che essa le riconsideri, senza alcun obbligo di altro. Nel frattempo, i Parlamenti nazionali perderanno ben 68 poteri di veto in Europa. Una esautorazione immensa, che, a prescindere dai meriti, nessuno di noi cittadini ha votato e approvato.

Cittadini… di che?

Siamo italiani, tedeschi, olandesi o spagnoli, ma col Trattato diventeremo “in aggiunta” cittadini del super Stato d’Europa (Art. 17b.1 TEC/TFU). Attenzione qui: finora, le regole della UE stabilivano che noi eravamo cittadini europei “come corredo” alla nostra cittadinanza nazionale. Il termine “aggiunta” è usato nel Trattato per esprimere una doppia nazionalità a tutti gli effetti, con però un gigantesco ma: dovete sapere che i diritti e i doveri di questa nostra nuova nazionalità saranno superiori a quelli stabiliti dalle nostre leggi nazionali in ogni caso dove vi sia un conflitto fra di essi, e questo per la sancita superiorità delle leggi dell’Unione rispetto a quelle nazionali e persino rispetto alle nostre Costituzioni. Al di là del merito, è inquietante sapere che potremmo essere obbligati a fare cose non previste dalle nostre leggi, senza aver avuto alcuna voce in capitolo, come al solito.

In campo internazionale.

Il Trattato creerà uno Stato superiore agli Stati membri esattamente come gli Stati Uniti sono superiori ai singoli Stati americani. Esso avrà il potere di firmare accordi internazionali con altri Paesi del mondo, e questi accordi saranno vincolanti su ogni Paese membro anche se i suoi parlamentari sono contrari, e avranno precedenza sulle sue leggi. Avrà il potere di entrare in guerra come Europa e senza l’autorizzazione dell’ONU, lasciando ai singoli Stati il solo potere di “astenersi costruttivamente” (che significa poi collaborazionismo), e imporrà inoltre agli Stati membri un aumento delle spese militari. Il Presidente della nuova Unione non sarà eletto dal popolo come negli USA, ma potrà rappresentarci nei rapporti con Paesi cruciali come l’America, la Russia o la Cina, che non dialogheranno più con i nostri attuali governi su una serie di importanti affari internazionali.

I padroni del vapore.

Uno dei motivi per cui i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione europea nel 2005, fu che essa magnificava i diritti del business lasciando le briciole ai diritti dei cittadini. Quella Carta fu infatti definita “socialmente frigida”. Il Trattato di Lisbona non altera in alcun modo questo stato di cose, ed è grave. Il problema, gridarono allora i detrattori della Costituzione, era che essa sanciva con forza il principio economico della “libera concorrenza senza distorsioni”, un principi che all’orecchio del profano può anche suonare giusto, ma che nel gergo delle stanza dei bottoni di tutto il mondo significa: privatizzazioni piratesche (ovvero svendite a poche lire ai privati) di tutto ciò che fu edificato con le nostre tasse, speculazioni selvagge nel commercio, precarizzazione galoppante del lavoro e dei diritti di chi lavora, tagli elefantiaci alle nostre tutele sociali e poi… ipocrisia sfacciata, con la notoria regola del ‘capitalismo per i poveri e socialismo per i ricchi’. Cioè: meno salvagenti sociali alla popolazione, ma poi ampi salvataggi di Stato quando è il business a finire nei guai. Infine, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ applicata al commercio europeo significa nessuna tutela di Stato nei Paesi svantaggiati ma sovvenzioni statali miliardarie per le economie opulente dei Paesi ricchi.

Quindi, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ sarà di nuovo sancita nero su bianco dal Trattato, nonostante fosse stata bocciata nella Costituzione. La si trova infatti in una dichiarazione vincolante del Protocollo 6. Come dire: ciò che fu cacciato dalla porta di casa, rientra dalla finestra. Ma c’è molto altro.

Il Trattato, per esempio, dà priorità all’aumento della produzione agricola europea che già oggi è sovvenzionata dall’Unione a suon di 1 miliardo di euro al giorno, ma non spende una parola sulle condizioni di lavoro dei braccianti né sull’impatto ambientale dell’espansione di quel settore, che è fra i più inquinanti del mondo (idrocarburi, pesticidi, consumo acqua…). Ancor più grave è il capitolo del Trattato sul diritto di sciopero, dove si prevede un assoluto divieto se esso ostacola “il libero movimento dei servizi”, una clausola che sarà aperta a interpretazioni selvagge; scioperare sarà altrettanto vietato quando colpirà un’azienda straniera che paga salari da miseria in Paesi europei dove il salario medio per lo stesso lavoro è del doppio; si immagini a quali sfruttamenti si andrebbe incontro, col corredo di gravi instabilità e tensioni sociali. Infine, diventa illegale pretendere nei pubblici appalti il rispetto di alcune contrattazioni salariali già acquisite, altra voragine. In tema di salute, il Trattato ha in serbo un pericolo non minore: il capitolo sui diritti del paziente è inserito fra le regole del Mercato Interno, e non in quelle dedicate alla sanità. Innanzi tutto questo significa che per decidere sui diritti di noi ammalati (perché lo saremo tutti nella vita) sarà necessaria solo la maggioranza qualificata dei voti e non l’unanimità, ma soprattutto spaventa trovarsi da ammalati nell’ambito del Mercato, che con la salute non ha proprio nulla a che vedere, come già sappiamo drammaticamente dalla nostra vita quotidiana.

Verremo privati anche del diritto di favorire certi settori della nostra economia anche se chiaramente svantaggiati. Se uno Stato membro deciderà di offrire un trattamento di favore ai propri cittadini in certi aspetti del vivere comune, potrà essere sanzionato. Se deciderà di aumentare l’occupazione pubblica a spese dello Stato per superare una crisi occupazionale (alla New Deal di Roosevelt) sarà sanzionato. La Banca Centrale Europea (BCE) ha il potere di imporre a tutti la stabilità dei prezzi a scapito della piena occupazione. E la BCE sarà arbitro assoluto e incontrastabile delle politiche monetarie, che non di rado significano per noi cittadini indebitati lacrime e sangue (mutui, tassi ecc.). Il Trattato non prevede alcun meccanismo per ridistribuire la ricchezza fra i cittadini ricchi e quelli in difficoltà all’interno dell’Unione; non prevede una politica comune in tema fiscale, salariale e sociale. Non prevede infatti alcun metodo per finanziare il già misero Capitolo Sociale del nuovo super Stato europeo, poiché fra le migliaia di articoli pensati con oculatezza, guarda caso manca proprio quello che armonizzi le politiche fiscali/monetarie/economiche con quelle sociali. Guarda caso.

Scorrendo queste righe, risulta chiarissimo il perché i bravi francesi e olandesi hanno bocciato queste stesse regole quando furono presentate nella Costituzione europea. Qui di sociale c’è poco più del nome. E il sociale è la rete di sicurezza nella mia e nella tua vita di tutti i giorni.

La Giustizia. I Diritti.

In questo settore, il Trattato adotta appieno la Carta dei Diritti Fondamentali, che diventa vincolante per tutti i cittadini del nuovo super Stato d’Europa (Art.6 TEU). Chi deciderà interpretando di volta in volta questi diritti con potere unico sarà la Corte di Giustizia Europea con sede nel Lussemburgo. Infatti, secondo le regole già spiegate in precedenza, anche qui le decisioni della Corte avranno potere sovranazionale e dunque saranno più forti di qualsiasi legge degli Stati membri. Esse poi avranno potere di condizionare ogni singola legge esistente nella UE. Ma chi impedirà alla Corte di interpretare un diritto odierno di un singolo Stato membro in senso più restrittivo? Vi do un esempio: in Svezia, una legge permette ai burocrati di Stato di fare ‘soffiate’ ai giornalisti, per cui il governo non può pretendere che il reporter sveli poi le fonti di uno scandalo pubblicato. Se la Corte decidesse che ciò è illegale, addio avanzatissima legge svedese. E vi ricordo che quando il collega tedesco Hans-Martin Tillack fu arrestato per aver denunciato lo scandalo Eurostat (fondi neri dell’agenzia di statistica della UE), la Corte di Giustizia Europea approvò l’arresto.

Ma chi nomina quei giudici? Nessuno dei cittadini europei, è la risposta. Li eleggono i governi, e questo li rende di fatto a loro soggetti. In altre parole, le sentenze sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci governano saranno nelle mani di magistrati del tutto fuori dal nostro controllo e secondo leggi, non lo si dimentichi, fatte da burocrati non eletti. Questo prevede il Trattato di Lisbona, all’apice di almeno duemila anni di giurisprudenza ‘moderna’. Inoltre, ciò che viene deliberato in seno alla Corte di Giustizia Europea avrà precedenza su quanto deliberato dalle nostre Corti Supreme, Cassazione, e da altre Alte Corti europee. Essa ha il potere persino di influenzare la tassazione indiretta (IVA, catasto, bolli ecc.).

Tutto questo è improprio, irrispettoso del diritto dei cittadini di decidere del proprio vivere, visto che siamo e ancora rimaniamo in teoria gli arbitri finali delle democrazie. Qui siamo completamente messi da parte, ingannati e manipolati, con rischi futuri colossali a dir poco. Ma il realismo di cittadino italiano mi impone di aggiungere un altro distinguo. In un Paese come il nostro dove la nostra inciviltà ha portato in Parlamento dei bifolchi subculturati e violenti come i seguaci di Bossi e altri, il fatto che in futuro gli articoli della Carta dei Diritti Fondamentali e del Trattato di Nizza (diritti di prima, seconda, terza e quarta generazione; dignità umana; minoranze; diritti umani; no pena di morte; diritti processuali ecc.) saranno vincolanti in Italia potrebbe essere la salvezza, nonostante i pericoli che ho delineato. E queste considerazioni mi portano a dire che la critica al Trattato di Lisbona fatta dalla prospettiva italiana è un affare ambiguo, poiché se è vero che quel Trattato potrà da una parte travolgere in negativo le nostre vite e drammaticamente il futuro dei nostri figli, è anche vero che certa barbarie e mediocrità a tutto campo degli italiani rendono impossibile capire dove sia la padella e dove la brace, ovvero se ci farà più male entrare nell’Europa di Lisbona o rimanere l’Italia sovrana di oggi. La risposta sarebbe né l’una né l’altra, certo, ma il rischio per noi italiani di combattere e vincere la battaglia contro l’inganno del Trattato, è poi di ritrovarci qui a soffocare nella melma italica senza neppure l’Europa a mitigarla. Questo va detto per onestà.

Conclusione.

Se ripercorrete i capitoli principali che vi ho esposto, non potrete non rendervi conto che come sempre i grandi giochi che regoleranno ogni futuro atto della vostra vita di cittadini si decidono altrove e in segreto, mentre nessuno nell’Italia che protesta contro il secondario berlusconismo vi aiuta a capire cosa e chi veramente aggredisce la democrazia, e chi veramente tira le fila della vostra esistenza. E’ scandaloso che si sia pensato agli Stati Uniti d’Europa come a un colosso di potere in mano a oscuri burocrati non eletti e massicciamente sbilanciati verso il business, con le briciole lasciate a quel fastidioso ‘intralcio’ che si chiama popolo. E il tutto di nascosto. Questa macchina va fermata e la parola va restituita a noi, i cittadini, attraverso i referendum, come accade in Irlanda. Il Trattato di Lisbona pone 500 milioni di esseri umani in bilico fra due possibilità: un dubbio progresso, o la probabile caduta in un abisso di dominio degli interessi di pochi privilegiati su un oceano di cittadini con sempre meno diritti essenziali. Sto parlando di te, di me, di noi persone.

Ma noi italiani attivi siamo giustamente impegnati a discutere di Tarantini, di Papi, di “farabutti” e di “psiconani“. Giustamente.

Paolo Barnard
Fonte:www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139
25.09.2009

Le fonti di questo articolo:

Il Trattato di Lisbona, http://bookshop.europa.eu/eubookshop/bookmarks.action?target=EUB:NOTICE:FXAC08115:EN:HTML&request_locale=EN

From the EU Constitution to the Lisbon Treaty. The revised EU Constitution analysed by the Danish member of the two constitutional Conventions, Jens-Peter Bonde.

The Treaty of contempt Robert Joumard, Michel Christian and Samuel Schweikert (Commission for European Integration, Attac Rhône) September 7, 2007

An analysis of the Lisbon Treaty by Prof. Anthony Coughlan, The Brussels Journal. European and constitutional law by Anthony Coughlan, Secretary of the National Platform EU Research and Information Centre, 24 Crawford Avenue, Dublin 9, Ireland.

The Reform Treaty: Treaty of Lisbon: di Giuseppe Bronzini – Magistratura Democratica,

da Budgeting for the Future, Bulding Another Europe, Sbilanciamoci 2008.

From Constitution to Reform, or from bad to worse. Susan George – Chair of the Transnational Institute.

ComeDonChisciotte – COME FARANNO GLI IRLANDESI A SALVARE LA CIVILTA’ (DI NUOVO) Dicendo no al Trattato di Lisbona (di nuovo)

ComeDonChisciotte – COME FARANNO GLI IRLANDESI A SALVARE LA CIVILTA’ (DI NUOVO) Dicendo no al Trattato di Lisbona (di nuovo)
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DI BRIAN M. CARNEY
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Nel giro di tre settimane L’Irlanda terrà nelle sue mani, per un momento, il futuro dell’ Europa. Attraverso una stranezza della costituzione irlandese, il 2 Ottobre la Repubblica d’Irlanda sarà l’unica nazione a pronunciarsi per la seconda volta su un trattato che punta a rinnovare il funzionamento dell’Unione Europea con il suo mezzo miliardo di abitanti, attraverso un referendum popolare. Il Trattato di Lisbona, quindi, rimarrà in piedi oppure cadrà, a seconda della volontà di un milione e mezzo di irlandesi.

Visto dalla prospettiva di Bruxelles, ciò è gravemente ingiusto – un aborto di democrazia travestito da democrazia. Gli irlandesi hanno tra l’altro ostacolato i piani degli inquilini dell’ European Quarter di Bruxelles già in precedenti occasioni, la più recente delle quali è stata quando hanno votato contro il trattato di Lisbona lo scorso anno.

Allora, l’establishment di Bruxelles diede la colpa della sconfitta sopratutto ad un uomo. Il suo nome è Declan Ganley. Egli è stato una delle forze portanti dietro la campagna per il No la volta scorsa, e adesso è tornato alla carica. Il nostro corrispondente ha recentemente avuto una chiacchierata con lui per capire per cosa stia combattendo precisamente, mettendosi di nuovo a capo della campagna per il No e dichiarando di voler costringere l’Unione Europea a cambiare percorso.

Inizio con dire a Mr. Ganley che, vista da Bruxelles, tutta questa storia del referendum popolare appare profondamente ingiusta. Perchè mai un milione e mezzo di elettori irlandesi devono avere la possibilità di porre una battuta d’arresto al progresso di 500 milioni di cittadini europei? “Io guarderei alla questione in maniera completamente diversa”, risponde. “Ciò che è profondamente anti-democratico è il calpestare la democrazia stessa… Il popolo irlandese ha già avuto la possibilità di votare sul Trattato di Lisbona, e il suo responso è stato No. Il No ha avuto in effetti una percentuale più alta di quanta non ne abbia avuta Obama negli Stati Uniti d’America: eppure nessuno si è sognato di chiedergli di indire nuove elezioni il mese successivo. Eppure a noi – dopo solo 15 mesi ci è stato chiesto di votare di nuovo, e sullo stesso Trattato”. Batte le dita sul tavolo per enfatizzare queste parole: “Non una virgola è stata cambiata di quel documento”.

Ma l’offesa alla democrazia è più grave, secondo Ganley, che non il semplice chiedere agli irlandesi di votare due volte – quello è stato già fatto con il Trattato di Nizza nel 2002. In questo caso, non sono solo le prerogative democratiche irlandesi ad essere violate, ma anche quelle olandesi e francesi, per citarne due.

Nel 2005, sia la Francia che l’Olanda hanno rifiutato la proposta di Costituzione Europea con due rispettivi referendum. Quello di Lisbona, sostiene Gantley, “è lo stesso Trattato”. Quali sono le prove delle sue affermazioni?. “Bene, prima di tutto, sono gli stessi redattori del documento a sostenerlo. Come ad esempio Giscard d’Estaing (ex Presidente della Repubblica Francese nda). Egli lo ha chiamato ‘lo stesso documento in un diverso involucro’. Ed essendo lui stato il presidente dell’Assemblea Costituente, credo ne debba sapere qualcosa”. Ma c’è di più . “Sul Trattato di Lisbona, egli ha anche dichiarato che la pubblica opinione sarà portata a subire, senza saperlo, delle politiche che nessuno oggi si sognerebbe di proporre pubblicamente. Tutte le precedenti proposte per la nuova Costituzione sono state inserite nel testo del Trattato di Lisbona, ma saranno nascoste o mascherate in qualche modo. Questo è ciò che ha detto Giscard d’Estaing, ed ha completamente ragione. Non c’è alcuna legge che si poteva fare con la Costituzione Europea e che invece non si può fare con il Trattato di Lisbona. Nessuna.”

Così, nel tentativo di far passare con la forza il Trattato di Lisbona, l’Unione Europea sta anche di fatto nullificando la scelta democratica dell’elettorato francese e olandese. “Milioni di persone in Francia, cioè la maggioranza, ha votato no a questa Costituzione Europea. In Olanda, milioni di persone hanno fatto esattamente la stessa cosa. Quando agli irlandesi è stata fatta la stessa domanda, anche loro hanno risposto No. Tutte e tre le volte che questo documento è stato presentato direttamente all’elettorato è stato sempre bocciato dai cittadini.”

Dal punto di vista di Ganley l’Irlanda è lungi dall’essere nella posizione di contrastare la volontà di centinaia di milioni di concittadini europei, ed ha anzi il dovere di rappresentare i risultati di quelle precedenti consultazioni. Approvare il Trattato sarebbe un tradimento nei confronti dei cittadini europei, in Francia e in Olanda – per non citare i milioni di altri che non hanno mai avuto la possibilità di votare nè sulla Costituzione nè sul Trattato di Lisbona.

Ganley parla con un tono di voce pacato anche quando, come in questa occasione, lancia delle vere e proprie bordate. “Perchè”, chiede, “quando i francesi hanno votato No, gli olandesi hanno votato No e gli irlandesi hanno votato no, continuano a propinarci la stessa ricetta? Qui non c’è da grattarsi la testa e con fare intellettuale chiedersi vagamente se c’è qualche oscura minaccia alla democrazia”. Aggiunge, senza alzare la voce: “questo è un chiaro disprezzo per la democrazia. É un atto anti-democratico allo stato puro… è una presa di posizione talmente audace da apparire inverosimile”.

La natura della presa di posizione alla quale si riferisce Ganley merita qualche considerazione. Cosa esattamente non va nel Trattato di Lisbona? “Questo trattato è un prodotto di una serie di principi e di modi di governare l’Unione Europa che chiaramente non mostrano alcuna volontà o intenti democratici”, sostiene Ganley. “Potresti sentire discutere pacatamente, a tavola in alcuni quartieri di Bruxelles e altrove, del fatto che stiamo entrando in questa era post-democratica, che la democrazia non è un meccanismo perfetto o uno strumento adatto ad avere a che fare con le sfide globali eccetera eccetera eccetera. Questa idea dell’avvento di una forma di post-democrazia è pericolosa, è sconsiderata. E’ ingenua.”
“Il Trattato di Lisbona, come già avvenne con la Costituzione Europea, mette in pratica l’idea di post-democrazia con una serie di provvedimenti concreti. Quello che colpisce maggiormente è l’articolo 48, più conosciuto con il suo nomignolo francese, la clausola passerelle. Essa sancisce che attraverso i dovuti accordi intergovernamentali, senza bisogno di chiedere il parere dei cittadini e in qualunque momento, si possono dare alle istituzioni europee maggiori poteri, nonchè apportare variazioni allo stesso documento del Trattato”, spiega Ganley. “Una volta approvata tale clausola, pensi che vorranno ancora consultare l’elettorato? Certo che no”. Se gli irlandesi voteranno si, in altre parole, il 2 Ottobre segnerà la data dell’ultima consultazione elettorale indetta per dire la propria sull’ UE. L’Irlanda avrà, a tutti gli effetti, dato via le ultime vestigia della democrazia diretta europea, non solo per se stessa, ma per l’intero continente.

La clausola passerelle non è la sola prova che il Trattato nasce da un modo di vedere post-democratico. “Un’altra cosa che produce il Trattato”, continua Ganley, “è la creazione di un suo proprio Presidente – il Presidente del Consiglio Europeo, chiamato più comunemente Presidente del’Unione Europea. “Questo Presidente”, fa notare Ganley, “rappresenterà l’Unione Europea a livello mondiale. Lui sarà una delle due persone che Henry Kissinger potrebbe telefonare, in risposta alla sua famosa domanda: “quando voglio parlare all’Europa, chi chiamo?” Ora avrebbe un numero di telefono, una voce che parla per l’Europa intera, perchè quella voce avrà la rappresentanza legale di 500 milioni di persone. L’altro personaggio che parlerebbe a nome dell’Europa è quello che si chiama un pò pomposamente l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza, che sarebbe il Ministro degli Esteri dell’Unione Europea. Per Ganley ciò va bene, ma c’è precisa: “si presume che loro parleranno per me, in quanto io sono un cittadino”, dice. “Ma io non vado a votare per questa gente. Quindi, chi gli dà il mandato, se non io, come cittadino, o te? Ah ecco: uno che non ha nulla a che fare con il nostro mandato popolare seleziona questi “rappresentanti” scegliendo nella sua stessa cerchia. Non avranno mai il problema di disputare pubblicamente le proprie idee. Non mi viene data nessuna scelta sul se voglio Tizio o Caio. Non sono rappresentato ma presentato dal mio presidente.

L’eventuale vittoria del Si in Irlanda significherebbe che la futura espansione dei poteri dell’Unione Europea non sarà mai più rimessa al voto popolare, e sopratutto che gli europei non avranno mai la possibilità di eleggere i propri più alti rappresentanti”.

E’ facile capire perchè Ganley non sia per niente benvisto a Bruxelles. Eppure, egli giura: “Io sono un convinto europeista. Non sono un euroscettico, in alcuna maniera o forma. Anzi credo che l’unico modo per andare avanti per l’Europa sia quello di rimanere unita”. Ma ha tuttavia paura che l’Europa, così come è costituita oggi, stia preparandosi verso la caduta. “Sono certo di una cosa”, dice. “Se il progetto europeo non sarà basato su solide fondamenta democratiche e responsabili, nonchè trasparenti nel suo governo, è un progetto che inevitabilmente fallirà. Ed è un progetto troppo prezioso per lasciarlo fallire, è costato così tanto in termini di sangue e ricchezze nazionali, che bisogna a tutti i costi evitare di creare le condizioni affinchè esso fallisca”.

L’intera dinamica politica all’interno dell’Unione Europea, sostiene Ganley, è superata. “Parlare solamente di euroscettici ed europeisti non fa altro che l’interesse dei mandarini a Bruxelles, in quanto non ammette l’esistenza di una opposizione leale o di un dissenso costruttivo”. Ma un’opposizione leale è proprio ciò che Ganley ha in mente di creare. “Ciò che io dico fin dall’inizo della campagna sul Trattato di Lisbona manda in tilt queste persone a Bruxelles”. “Semplicemente non riescono a processare questi concetti, in quanto non riescono a farmi rientrare nella definizione di “euroscettico”. “La loro mentalità”, continua, “è quella di amico-nemico, eppure io” e, puntando il sito verso se stesso “sono un amico, anzi un vero amico, perchè ti sto dicendo la verità. Ti sto dicendo che abbiamo un problema e che dobbiamo risolverlo”.

Poi aggiunge, riferendosi all’ establishment europeista di Bruxelles: “ho delle novità per loro. Questo piccolo cittadino europeo, insieme a milioni di altri in Francia, in Olanda e in Irlanda, gli ha detto qualcosa di molto chiaro. Ora loro possono ignorarlo e andare avanti per la propria strada, oppure ascoltare la gente, coinvolgerla, e continuare con loro”.

Invece di un immenso Trattato quasi illegibile che rimarrà a prendere polvere nei palazzi di Bruxelles, Ganley vorrebbe vedere un documento leggibile di 25 pagine, che preveda l’elezione diretta del Presidente dell’ Unione Europea, nonchè maggiore trasparenza nel processo decisionale e una voce più forte per i cittadini europei. “Dobbiamo chiedere di più ai cittadini”, sostiene, ma allo stesso modo “dobbiamo dare fiducia ai cittadini. Loro parlano di questo deficit democratico. Ma la lacuna più importante in questo momento in Europa è il deficit di fiducia, e la maggiore perdita di fiducia è stata tra quelli che governano e i cittadini, non il contrario. Cosa disse Bertolt Brecht? Che “il popolo ha perso la fiducia del proprio governo”? Questa è l’identica mentalità.

Inoltre, nonostante tutti questi discorsi sulla democrazia e sui principi, i cittadini irlandesi hanno anche i loro problemi a casa da considerare. C’è stato molto dibattito sulla possibilità che la vittoria del No potrebbe danneggiare l’economia irlandese. E un buon numero di grosse multinazionali operanti in Irlanda hanno esplicitamente chiesto di ratificare il Trattato. Davvero Ganley sta mettendo a rischio l’economia del suo paese facendo campagna per il No?

Egli nega ciò con enfasi. “Gli unici ad essere a rischio per il Trattato di Lisbona sono le elites di Bruxelles”, risponde. “La scorsa volta qualcuno disse che se avessimo votato No saremmo diventati lo zimbello dell’Europa, e invece a diventare lo zimbello d’Europa sono state proprio le elites di Bruxelles. Questo è ciò che ho visto nelle settimane seguenti il rifiuto irlandese del Trattato di Lisbona”. Continua : “Le uniche persone che rischiamo di infastidire sono un gruppetto di burocrati non eletti e ciò che io chiamo la tirannia della mediocrità che abbiamo oggi in Europa”. C’è di più, continua Ganley: “durante la storia gli irlandesi non hanno mai avuto paura di fare domande scomode e di ribellarsi per la propria libertà e la giustizia, contro oppositori molto più potenti. Sembra addirittura che provino piacere nella ribellione”

Era più facile provarne piacere, tuttavia, quando l’Irlanda stava ancora godendo di un boom economico di proporzioni storiche. E’ possibile che stavolta gli irlandesi decideranno che è meno rischioso tenere la testa bassa e lasciarsi trasportare? Dal punto di vista di Ganley, ciò sarebbe equivalente ad arrendersi. Se l’Irlanda voterà Si, sostiene, “non avremo nulla in cambio eccetto che una pacca sulla spalla da qualche mandarino e qualche elogio sul nostro essere buoni europei. Ma davvero agiamo da buoni europei se diciamo Si a questo Trattato? Ganley è convinto del contrario. “Se questa domanda fosse chiesta ai cittadini europei, se vogliono questa costituzione, sappiamo con certezza che voterebbero No in massa”. “Eppure siamo quasi letteralmente presi in ostaggio, con un’arma puntata alla testa, da qualcuno che ci dice : se non firmi questo documento, succederanno delle cose spiacevoli. Ma ciò che ci stanno chiedendo è niente di meno che svendere il resto dei cittadini europei”.

L’intero progetto europeo – quello che lui sostiene e promuove – “deve essere basato sui cittadini”, dichiara Ganley. “Deve partire dal basso, e l’Unione Europea al momento è invece calata dall’alto: non ha l’appoggio della massa dei cittadini, non ha il loro coinvolgimento. Non sanno nemmeno cosa sta succedendo. Conduce i suoi affari letteralmente a porte chiuse, e ciò deve finire e deve finire adesso”. Se Ganley ha ragione, finirà fra tre settimane, in un piccolo paese chiamato Irlanda, nella periferia occidentale dell’Europa.

Brian M. Carney
Fonte: http://online.wsj.com/
Link: http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203440104574404643114251588.html?mod=googlenews_wsj
10.09.2009

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIOVANNI PICCIRILLO

L’inchiesta. Tutto quello che non avrebbero voluto farci sapere sull’11/9

L’inchiesta. Tutto quello che non avrebbero voluto farci sapere sull’11/9.

Scritto da Carlo Bonini / Pino Cabras

I rapporti tra Kissinger e i sauditi. Quelli tra il direttore della Commissione d’inchiesta sull’attentato e i fedelissimi di Bush jr. Nell’anniversario della strage, un cronista del «New York Times» svela chi ha lavorato per insabbiare la verità.

Nella disastrosa eredità consegnata all’America e al mondo intero da due mandati presidenziali repubblicani, c’è una ferita più profonda di altre che ha a che fare con la Verità e la Menzogna. Con le premesse dell’11 settembre e le sue conseguenze. E come sempre accade nelle grandi democrazie, il tempo, da solo, non è mai una buona medicina. Perché l’oblio non è una risposta. Per questo, a otto anni di distanza da quel giorno che ha cambiato per sempre il corso della Storia, la domanda su quella mattina di orrore e di sangue non è più «come è potuto accadere», ma un’altra. A ben vedere cruciale. Chi è il padre della verità sull’11 settembre? Chi, dunque, davvero ne ha indirizzato il percorso e gli approdi?

Come è noto, la verità ufficiale sull’11 settembre ha la firma di una Commissione d’inchiesta (9/11 Commission) bipartisan del Parlamento americano (cinque repubblicani e altrettanti democratici), che… nell’estate del 2004, rassegnò le proprie conclusioni e raccomandazioni al termine di un lavoro i cui atti, disponibili in rete e raccolti per altro in un volume, sono diventati nel tempo un testo di diffusione mondiale. A quelle conclusioni – che di fatto non riuscirono a individuare responsabilità politiche cruciali né nell’amministrazione repubblicana di allora né in quella democratica che l’aveva preceduta, ma al contrario, illuminarono solo una lunga catena di falle nel sofisticato, ma burocratico, apparato della sicurezza e dell’intelligence – a tutt’oggi non crede un 53 per cento degli americani, convinto come è che «il governo abbia nascosto tutto o in parte la verità».

Nelle ragioni di questa sfiducia si ripropone evidentemente l’attualità della domanda – chi è il padre della verità sull’li settembre? – e il presupposto di un eccellente lavoro di inchiesta giornalistica che porta la firma di un autorevole cronista del «New York Times», Philip Shenon. Una storia di 583 pagine magnificamente documentata, trasparente quanto ricca nelle fonti, che a quella domanda offre delle prime risposte e che ora, a un anno dalla pubblicazione negli Stati Uniti, arriva nella sua traduzione e titolo italiani: Omissis, tutto quello che non hanno voluto farci sapere sull’11 settembre (Piemme edizioni).

Scrive Shenon: «Ho cominciato a lavorare al libro nel gennaio del 2003, quando il «New York Times» mi affidò l’incarico di occuparmi della Commissione sull’11 settembre.

Non ero sicuro di volere quel lavoro. È strano ripensarci adesso, ma all’epoca non era chiaro se la Commissione avrebbe suscitato l’interesse dell’opinione pubblica. (…) Oggi sono grato a chi mi fece cambiare idea e mi convinse ad accettare». Nello stupore «postumo» di Shenon non c’è soltanto l’onesta ammissione di quel clima di anestesia e manipolazione collettiva che, per anni, ha imprigionato opinione pubblica e media americani, convinti delle «verità» dell’11 settembre prima ancora che fossero indagate, come delle «ragioni» truccate della guerra in Iraq. C’è la stessa sorpresa che percorre e annoda tutti i passaggi di questa controinchiesta sul lavoro della Commissione 11 settembre e che, a dispetto della sua intricata e affollata trama, dei suoi protagonisti, dei suoi luoghi claustrofobici (la scena si svolge per intero nella Washington dei palazzi del potere, chiusa tra Pennsylvania Avenue e K Street, tra la Casa Bianca, Capitol Hill e gli uffici che la Commissione aveva individuato come suo quartier generale), si lascia leggere anche da chi non ha alcuna familiarità con i corridoi e il retrobottega della politica americana.

Nello scomporre e passare al microscopio i passaggi cruciali del lavoro della Commissione 11 settembre, l’inchiesta di Shenon, in un plot rigidamente cronologico (maggio 2002-luglio 2004), si svela infatti per quello che è: una cronaca del potere. Innanzitutto vera e non avventurosa, perché documentata. Ma anche simbolica. Per la sua capacità di raccontare come, all’indomani dell’11 settembre, il problema (per altro non solo americano, per chi ha voglia di ricordare quale sia stato il cover-up del governo italiano sul coinvolgimento dell’intelligence del nostro Paese nella vicenda dell’uranio nigeriano: il cosiddetto affare Niger-gate) non fu la ricerca della verità. Ma la ricerca di una verità «compatibile». Che, al contrario di qualunque verità, non facesse male a nessuno. Che collimasse con l’interesse domestico di un’amministrazione che si preparava a chiedere un secondo mandato agli elettori. Che non superasse la soglia di tolleranza al dolore delle burocrazie della sicurezza interna (Fbi) ed esterna (Cia) e degli uomini che in quel momento le dirigevano (Robert Mueller e George Tenet). Che mantenesse intatto il segreto inconfessabile del regime saudita e dunque i suoi legami con i dirottatori dell’11 settembre. Che insomma accompagnasse, senza farle deragliare, le politiche, le strategie, le priorità di intervento contro la violenza del radicalismo islamico battezzate dalla Casa Bianca di George Bush e Dick Cheney.

Messe in fila, le «rivelazioni» del lavoro di Shenon acquistano così un senso corale e intelligibile. Per citarne solo alcune, si comprende per quale motivo, all’indomani della sua nomina a presidente della Commissione 11 settembre, l’ex segretario di Stato Henry Kissinger preferì dimettersi, piuttosto che svelare all’America, e prima ancora alle aggressive Jersey girls (il gruppo delle vedove dell’attacco alle Torri Gemelle), quali clienti sauditi («i Bin Laden?», gli fu chiesto) avesse nel proprio portafoglio la sua Kissinger associates e dunque quale potenziale conflitto di interessi lo assediasse. E per quale motivo finirono sepolti negli atti della Commissione dettagli capaci di raccontare qualcosa di più e di molto diverso sui dirottatori dell’11 settembre, di smontare la loro rappresentazione di martiri ammaestrati con la lettera del Corano in qualche sperduta caverna afgana (non solo il sostegno che ricevettero da sauditi residenti in California durante il periodo del loro addestramento, ma, ad esempio, anche le loro visite nei sexy-shop e la loro frequentazione di escort). Di più: si intuiscono le ragioni del terrore che aggredì Sandy Berger, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Bili Clinton, all’indomani dell’attacco alle Torri e al Pentagono, convincendolo a trafugare dagli Archivi nazionali di Washington documenti coperti da segreto di Stato che gli avrebbero consentito di preparare una difesa politica credibile dell’amministrazione democratica di cui aveva fatto parte e del suo impegno nella lotta ad Osama Bin Laden e alla sua Al Qaeda.

Naturalmente, Shenon dà un nome a chi fece in modo che l’indagine della Commissione 11 settembre, a dispetto dei suoi poteri di inchiesta, della straordinaria qualità dei suoi investigatori e del suo ufficio di presidenza bipartisan (il repubblicano Tom Kean e il democratico Lee Hamilton) finisse con il cercare soltanto una «verità compatibile». Ed è un nome, Philip Zelikow, che nel nostro Paese non dice nulla a nessuno.

Professore dell’università della Virginia, Zelikow, da direttore esecutivo della Commissione, sarà cruciale nella scelta dei testimoni da cercare e interrogare. Negli atti da acquisire o da cestinare.

Fino a diventare il vero padrone della Commissione, capace di governarne di fatto ogni mossa di indagine. I suoi rapporti con Karl Rove (l’uomo che inventò Bush) e con Condoleezza Rice, le sue costanti telefonate alla Casa Bianca, saranno a lungo il suo «segreto». Con il suo Omissis, Shenon lo fa cadere.

Il Venerdì di Repubblica

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Nota di Megachip a cura di Pino Cabras:

C’è una frase illuminante, in questo articolo di Carlo Bonini, quando sostiene che il problema che volevano risolvere le inchieste «non fu la ricerca della verità. Ma la ricerca di una verità “compatibile”. Che, al contrario di qualunque verità, non facesse male a nessuno.» È un interessante epitaffio da iscrivere sulle barriere sollevate per anni dai mitografi della Verità Ufficiale, sia quelli a presidio delle redazioni dei grandi organi d’informazione, sia quelli scatenatisi sul web.

Possiamo dire che è franata miseramente la prima diga della verità “compatibile”, eretta intorno alle bugie ufficiali, anche se ha resistito per quasi un decennio, con la complicità e i silenzi della corrente principale dei mass media. Oggi le acque avanzano fino alla seconda diga, dove si raccoglie un’altra verità “compatibile”, che cerca ancora di salvare i poteri coinvolti nell’11/9, ma è ormai costretta ad ammettere che il lago delle complicità a sostegno dell’attentato era enormemente più vasto di quello che si raccoglieva intorno alla ventina di presunti attentatori, i quali non appaiono peraltro più credibili come tipici fondamentalisti islamici di ispirazione salafita, laddove frequentavano perfino più escort del nostro premier.

Siamo sulla buona strada. Ci rimane finanche il buonumore per la chiusura di Bonini, che ringrazia Philip Shenon per aver fatto finalmente “cadere il segreto” sulla figura di Zelikow, il “padrone” della Commissione d’inchiesta sull’11/9. Possiamo consigliargli decine di siti e di libri che – anche dalle nostre parti – la questione Zelikow l’avevano posta eccome, da anni, beccandosi il comodo epiteto di “complottisti”. Senza attendere un altro decennio, troverà già oggi anche i materiali che arriveranno poi alla terza e alla quarta diga.

Antimafia Duemila – Il caso di Tripod II e altri giochi di guerra dell’11/9

Antimafia Duemila – Il caso di Tripod II e altri giochi di guerra dell’11/9.

di Pino Cabras – 11 settembre 2009
Erano numerose le esercitazioni degli apparati militari e della sicurezza statunitensi a ridosso dell’11 settembre 2009, svolte in cielo e in terra, nelle basi militari e in città, nelle sedi degli apparati spionistici e della sicurezza, dentro i grattacieli e fuori.

Quanti sanno che la mattina dell’11 settembre un’agenzia d’intelligence degli Stati Uniti, il National Reconnaissance Office (NRO), aveva programmato un’esercitazione in corso della quale un aereo disperso si schiantava su uno dei suoi edifici? Quest’agenzia d’intelligence, che gestisce lo spionaggio dallo spazio, dipende dal Dipartimento della Difesa e il suo personale proviene per metà dalla CIA e per metà dalla Difesa. In corrispondenza degli eventi, reali, fu deciso di interrompere l’esercitazione e mandare a casa i tremila addetti dell’agenzia. Poiché i locali dell’NRO vennero evacuati, l’effetto più evidente fu quello di oscurare lo spionaggio ufficiale quando più ce n’era bisogno, nel momento in cui avrebbe potuto – e dovuto – controllare gli eventi dallo spazio. Chi è dunque rimasto davanti agli schermi più importanti dell’agenzia a vedere le cose con i potenti occhi dei satelliti.
E quanti sanno che una parte significativa delle figure professionali che sarebbero state più qualificate nel rispondere agli attentati si trovava in addestramento all’altro capo del Paese? È il caso del gruppo misto FBI/CIA d’intervento antiterroristico, distolto dallo scenario di quel giorno, essendo a migliaia di chilometri di distanza, impegnato in un’esercitazione di addestramento a Monterey (California). «USA Today» raccontava l’11 settembre che «alla fine della giornata, con la chiusura degli aeroporti in tutto il paese, il gruppo d’intervento non ha mai trovato il modo di tornare a Washington». Con il risultato che al momento degli attentati la principale agenzia federale responsabile di prevenire tali crimini era decapitata. L’addestramento del gruppo non era solo sulla carta, perché aveva concentrato sulla costa californiana anche tutti gli elicotteri e i velivoli leggeri in dotazione.
Molti elementi portano a ritenere che i mandanti degli attentati fossero ben consapevoli di tutti questi movimenti e che, almeno una porzione di essi, fossero parte integrante di strutture coperte dagli apparati statali.
Il vantaggio di una tale strategia appare del tutto comprensibile e plausibile, volendo iniziare su basi diverse dal passato una vera inchiesta.
In primo luogo dobbiamo ritenere che militari, funzionari governativi o membri dei servizi d’intelligence che avessero in mente azioni eversive non potrebbero organizzare degli attentati senza farsi scoprire. Da qui la prima funzione di un’esercitazione: essa offre agli organizzatori la copertura idonea a mettere in moto l’operazione, permette loro di utilizzare i funzionari e le strutture governative per realizzarla e fornisce una risposta soddisfacente ad ogni domanda che dovesse sorgere su stranezze e movimenti insoliti. Perché possa funzionare, è chiaramente necessario che lo scenario dell’esercitazione sia a ridosso dell’attentato progettato.
In secondo luogo, se prevista nella data dell’attentato, l’esercitazione permette di schierare legittimamente degli uomini sul terreno, uomini che indossano l’uniforme dei servizi di sicurezza o di soccorso. Piazzare fra questi coloro che sistemano delle bombe o coordinano dei movimenti è relativamente facile, senza che sorgano sospetti.
In terzo luogo, lo svolgimento delle esercitazioni in simultanea con i veri attentati permette di scompigliare la buona esecuzione delle risposte da parte dei servizi di sicurezza o di soccorso leali per via della confusione fra la realtà e la finzione. Le contraddizioni e le scoperte di singoli spezzoni dei fatti non intaccano l’insieme. Anzi, aiutano a truccare e rendere incomprensibile il mosaico. L’11 settembre – a un certo punto della mattinata – decine di aerei furono segnalati come dirottati, e si rincorrevano voci di ulteriori attentati. Dove dunque bisognava inviare le pattuglie, quali edifici occorreva proteggere per primi? Si può immaginare il caos che tutto ciò ha potuto sollevare nelle sale comando.
Le operazioni di questa natura sono modulari, mirano a diversi obiettivi compresenti e intercambiabili, altrettante strade a disposizione verso il medesimo effetto, e sono percorse in simultanea, finché la regia, ovunque si trovi, non sceglie una trama tra le diverse trame preordinate che intanto avanzavano alla pari.
Le persone incaricate di eseguire soltanto certi segmenti dell’operazione, obbediscono – spesso in perfetta buona fede – a ordini di personalità a loro sovraordinate che a loro volta conoscono solo un dettaglio, ma non l’intera pianificazione, né i suoi obiettivi. Sto descrivendo meccanismi normalmente usati nelle azioni dei servizi segreti, che si esasperano nei casi in cui operano le “leve lunghe” e le operazioni coperte, fino a ingigantirsi in occasione di grandi operazioni terroristiche usate come base politica per drammatiche svolte costituzionali e per le guerre.
L’esperienza italiana dei delitti di grande impatto pubblico – Mattei, Moro, vari casi della strategia della tensione, Borsellino – ci dice che dietro di essi c’erano le decisioni di gruppi ristretti di individui. Dietro ognuno di quei casi c’erano potentati che agivano in nome di precisi calcoli politici ed economici. In certe azioni è preparata simultaneamente la copertura ed il depistaggio, mentre personaggi interni alla mafia o ai gruppi terroristici sono segmenti dell’azione molto utili, parecchio esposti. Svariati episodi definiti mafiosi o terroristici hanno ben altra matrice. È un tipo di ipotesi investigativa normalmente usata, spesso con buoni risultati.
Si può applicare anche alle vicende dell’11/9.
Rispetto alla complessità di un simile scenario viene invocato il cosiddetto “rasoio di Occam”. Occam era un filosofo medievale, e nel suo latino diceva: «entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem». Ossia «gli elementi non sono da moltiplicare più del necessario». In termini da XXI secolo possiamo tradurre così: «a parità di fattori, la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta».
Bene, scordatevi Occam quando si parla di terrorismo. Nel caso dell’11/9 gli elementi si sono moltiplicati eccome, oltre ogni necessità contemplabile dall’uomo della strada o dalla redazione tipo di un giornale.

Tra queste c’era anche l’approntamento di ‘Tripod II’, una simulazione d’attacco terroristico organizzata in vista del 12 settembre sulla costa occidentale di Manhattan.
Questa simulazione ha comportato prima di quella data l’installazione in un molo dello Hudson River, il Pier 92, di un vasto centro di controllo e di comando configurato esattamente come l’Office of Emergency Management (OEM), quello distrutto nell’edificio 7 del World Trade Center.
L’OEM era stato istituito nel 1996 dal sindaco di New York, Rudolph Giuliani, per gestire la risposta della città agli eventi catastrofici, compresi eventuali attentati terroristici su vasta scala.
Nei cinque anni che precedettero l’11/9, l’OEM svolse regolarmente delle esercitazioni che comprendevano tutte le agenzie: dalla protezione civile, la FEMA, agli apparati di sicurezza. Per ciascuna esercitazione gli allestimenti e le simulazioni in sé duravano nel complesso svariate settimane. Venivano mobilitati mezzi impressionanti, per scenari molto realistici. Rudy Giuliani presenziava a molti di questi “drill” che addestravano la città a scenografie da film catastrofico. È lo stesso Giuliani a descrivere il realismo di questi giganteschi giochi di ruolo: «Di solito scattavamo delle foto di queste esercitazioni, e risultavano talmente realistiche che la gente che le vedeva era portata a chiedere quando l’evento mostrato in foto si fosse mai verificato» (dal libro Leadership, pag. 355)
Tra gli scenari da incubo: attentati con il gas sarin a Manhattan, attacchi a base di antrace, camion bomba.
L’11 maggio 2001, esattamente quattro mesi prima dei veri mega-attentati di New York, ci fu la simulazione di un attacco alla città con la peste bubbonica. La simulazione fu talmente realistica che uno dei partecipanti dichiarò che «dopo cinque minuti immersi in quella esercitazione, tutti si erano dimenticati che fosse un’esercitazione».
Adrenalina vera, nella frenesia emotiva di chi si trova in mezzo.
In questi esercizi non si lesinano le risorse. Le agenzie, a partire dalla FEMA, sono a lungo sul campo, prima e dopo il nucleo dell’esercitazione. Tutto è come se fosse vero, in mezzo all’opera di centinaia di persone, in divisa e no, appartenenti a diversi apparati. I soggetti coinvolti, a partire da Giuliani, ci spiegano che il confine fra finzione e realtà diventa indistinguibile, in termini di mezzi mobilitati e di percezione.
Lo scenario di aerei usati di proposito come missili non era ufficialmente contemplato nelle simulazioni dell’OEM. Ma al di là del fatto che si ipotizzavano incidenti “non intenzionali”, si svolgevano ugualmente esercizi che concepivano interventi di soccorso per le conseguenze d’impatto di aerei di linea su grattacieli.
Un’esercitazione, stavolta a tavolino, si svolse appena una settimana prima dell’11/9, con piani per la continuità delle attività svolte nel distretto finanziario al World Trade Center.
Quando si manifestò in tutta la sua orrenda grandiosità lo scenario terroristico dell’11/9, fu facile per Rudolph Giuliani affidarsi agli allestimenti dell’altra esercitazione che era stata nel frattempo preparata con il nome di Tripod II, quella con base al Pier 92 e citata in apertura. Il molo si trova a sole 4 miglia nord-nordovest dal World Trade Center, e in quella occasione era stato già predisposto come un particolare centro di smistamento nel quale le vittime simulate sarebbero state sottoposte alle prime cure.
Lo ha ricordato lo stesso Giuliani alla Commissione d’inchiesta sull’11/9: «la ragione per cui fu scelto il Pier 92 era perché per il giorno successivo, il 12 settembre, al Pier 92 doveva svolgersi un’esercitazione. Si trovavano laggiù centinaia di persone, della FEMA, del governo federale, dello stato, dello State Emergency Management Office, e tutte si stavano approntando a un’esercitazione su un attacco biochimico. Perciò quello stava per essere il luogo in cui si avviavano a svolgere l’esercitazione. Le attrezzature erano già lì, per cui riuscimmo a stabilirvi un centro di comando in soli tre giorni che risultava essere due volte e mezzo più grande del centro di comando che avevamo perso all’edificio 7 del World Trade Center. E fu da lì che il resto del lavoro di ricerca e soccorso venne completato».
In altre occasioni abbiamo parlato della testimonianza di Kurt Sonnenfeld, l’uomo della FEMA che confermava, anche lui, che la sua agenzia era già lì in forze da prima degli attentati. Apriti cielo. I mitografi con l’elmetto hanno cercato di bollare con il solito stigma di “cospirazionista” l’idea dell’arrivo anticipato della FEMA. Si sono arrampicati sulle date, visto che il “drill” vero e proprio doveva cominciare il 12 settembre e non prima. Centinaia di uomini già in campo da giorni: per i mitografi evidentemente non contano nulla. Quindi ritengono che una mega esercitazione come Tripod II potesse materializzarsi all’improvviso, senza pianificazione, sfornita di logistica, senza agenti di ogni tipo disseminati da giorni a svolgere i loro compiti. Un’ipotesi ridicola, sepolta da prove, dichiarazioni e testimonianze. L’esercitazione durante l’11/9 era una macchina avviata, altroché.
Ovviamente la mobilitazione specifica della FEMA sul disastro ha avuto i suoi ordini di servizio successivi.
Il caso Tripod diventa tanto più significativo quanto più si nota che non era certo un caso isolato.
La concomitanza di tante esercitazioni con i veri attentati, l’11 settembre 2001 negli Stati Uniti come il 7 luglio 2005 in Regno Unito, non può essere lasciata perdere nel campo delle semplici coincidenze. Andrebbe per lo meno approfondita, cosa che le inchieste ufficiali hanno rinunciato a fare.
Quanti sanno che la mattina dell’11 settembre un’agenzia d’intelligence degli Stati Uniti, il National Reconnaissance Office (NRO), aveva programmato un’esercitazione in corso della quale un aereo disperso si schiantava su uno dei suoi edifici? Quest’agenzia d’intelligence, che gestisce lo spionaggio dallo spazio, dipende dal Dipartimento della Difesa e il suo personale proviene per metà dalla CIA e per metà dalla Difesa. In corrispondenza degli eventi, reali, fu deciso di interrompere l’esercitazione e mandare a casa i tremila addetti dell’agenzia. Poiché i locali dell’NRO vennero evacuati, l’effetto più evidente fu quello di oscurare lo spionaggio ufficiale quando più ce n’era bisogno, nel momento in cui avrebbe potuto – e dovuto – controllare gli eventi dallo spazio. Chi è dunque rimasto davanti agli schermi più importanti dell’agenzia a vedere le cose con i potenti occhi dei satelliti.
E quanti sanno che una parte significativa delle figure professionali che sarebbero state più qualificate nel rispondere agli attentati si trovava in addestramento all’altro capo del Paese? È il caso del gruppo misto FBI/CIA d’intervento antiterroristico, distolto dallo scenario di quel giorno, essendo a migliaia di chilometri di distanza, impegnato in un’esercitazione di addestramento a Monterey (California). «USA Today» raccontava l’11 settembre che «alla fine della giornata, con la chiusura degli aeroporti in tutto il paese, il gruppo d’intervento non ha mai trovato il modo di tornare a Washington». Con il risultato che al momento degli attentati la principale agenzia federale responsabile di prevenire tali crimini era decapitata. L’addestramento del gruppo non era solo sulla carta, perché aveva concentrato sulla costa californiana anche tutti gli elicotteri e i velivoli leggeri in dotazione.
Molti elementi portano a ritenere che i mandanti degli attentati fossero ben consapevoli di tutti questi movimenti e che, almeno una porzione di essi, fossero parte integrante di strutture coperte dagli apparati statali.
Il vantaggio di una tale strategia appare del tutto comprensibile e plausibile, volendo iniziare su basi diverse dal passato una vera inchiesta.
In primo luogo dobbiamo ritenere che militari, funzionari governativi o membri dei servizi d’intelligence che avessero in mente azioni eversive non potrebbero organizzare degli attentati senza farsi scoprire. Da qui la prima funzione di un’esercitazione: essa offre agli organizzatori la copertura idonea a mettere in moto l’operazione, permette loro di utilizzare i funzionari e le strutture governative per realizzarla e fornisce una risposta soddisfacente ad ogni domanda che dovesse sorgere su stranezze e movimenti insoliti. Perché possa funzionare, è chiaramente necessario che lo scenario dell’esercitazione sia a ridosso dell’attentato progettato.
In secondo luogo, se prevista nella data dell’attentato, l’esercitazione permette di schierare legittimamente degli uomini sul terreno, uomini che indossano l’uniforme dei servizi di sicurezza o di soccorso. Piazzare fra questi coloro che sistemano delle bombe o coordinano dei movimenti è relativamente facile, senza che sorgano sospetti.
In terzo luogo, lo svolgimento delle esercitazioni in simultanea con i veri attentati permette di scompigliare la buona esecuzione delle risposte da parte dei servizi di sicurezza o di soccorso leali per via della confusione fra la realtà e la finzione. Le contraddizioni e le scoperte di singoli spezzoni dei fatti non intaccano l’insieme. Anzi, aiutano a truccare e rendere incomprensibile il mosaico. L’11 settembre – a un certo punto della mattinata – decine di aerei furono segnalati come dirottati, e si rincorrevano voci di ulteriori attentati. Dove dunque bisognava inviare le pattuglie, quali edifici occorreva proteggere per primi? Si può immaginare il caos che tutto ciò ha potuto sollevare nelle sale comando.
Le operazioni di questa natura sono modulari, mirano a diversi obiettivi compresenti e intercambiabili, altrettante strade a disposizione verso il medesimo effetto, e sono percorse in simultanea, finché la regia, ovunque si trovi, non sceglie una trama tra le diverse trame preordinate che intanto avanzavano alla pari.
Le persone incaricate di eseguire soltanto certi segmenti dell’operazione, obbediscono – spesso in perfetta buona fede – a ordini di personalità a loro sovraordinate che a loro volta conoscono solo un dettaglio, ma non l’intera pianificazione, né i suoi obiettivi. Sto descrivendo meccanismi normalmente usati nelle azioni dei servizi segreti, che si esasperano nei casi in cui operano le “leve lunghe” e le operazioni coperte, fino a ingigantirsi in occasione di grandi operazioni terroristiche usate come base politica per drammatiche svolte costituzionali e per le guerre.
L’esperienza italiana dei delitti di grande impatto pubblico – Mattei, Moro, vari casi della strategia della tensione, Borsellino – ci dice che dietro di essi c’erano le decisioni di gruppi ristretti di individui. Dietro ognuno di quei casi c’erano potentati che agivano in nome di precisi calcoli politici ed economici. In certe azioni è preparata simultaneamente la copertura ed il depistaggio, mentre personaggi interni alla mafia o ai gruppi terroristici sono segmenti dell’azione molto utili, parecchio esposti. Svariati episodi definiti mafiosi o terroristici hanno ben altra matrice. È un tipo di ipotesi investigativa normalmente usata, spesso con buoni risultati.
Si può applicare anche alle vicende dell’11/9.
Rispetto alla complessità di un simile scenario viene invocato il cosiddetto “rasoio di Occam”. Occam era un filosofo medievale, e nel suo latino diceva: «entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem». Ossia «gli elementi non sono da moltiplicare più del necessario». In termini da XXI secolo possiamo tradurre così: «a parità di fattori, la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta».
Bene, scordatevi Occam quando si parla di terrorismo. Nel caso dell’11/9 gli elementi si sono moltiplicati eccome, oltre ogni necessità contemplabile dall’uomo della strada o dalla redazione tipo di un giornale.

Tratto da: Megachip

FUGA DA NEW YORK – Gianluca Freda BLOGGHETE!!

Interessante articolo che getta ulteriori pesanti ombre sullw verità ufficiali sugli attentati dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle del World Trade Center a New York.

FUGA DA NEW YORK – Gianluca Freda BLOGGHETE!!.

INTERVISTA A KURT SONNENFELD

dal sito www.voltairenet.org

Traduzione di Gianluca Freda

Come videografo ufficiale del governo USA, Kurt Sonnenfeld fu assegnato alla zona di Ground Zero dopo l’11 settembre 2001 e lì trascorse un mese, registrando 29 cassette: “Ciò che ho visto in certi luoghi e in certi momenti… è abbastanza sconvolgente!”. Non ha mai consegnato quei nastri alle autorità e da allora è stato oggetto di persecuzione. Kurt Sonnenfeld vive in esilio in Argentina, dove ha scritto “El Perseguido” (Il perseguitato). Nel suo libro, pubblicato di recente, racconta la storia del suo incubo senza fine e conficca un altro chiodo nella bara della versione ufficiale governativa degli eventi dell’11/9. Qui sotto pubblichiamo un’intervista esclusiva raccolta da Voltairenet.

Introduzione

Kurt Sonnenfeld si è laureato all’Università del Colorado (USA) alla facoltà di Affari Internazionali ed Economici, nonché in Letteratura e Filosofia. Ha lavorato per il governo degli Stati Uniti come videografo ufficiale ed è stato Direttore delle Operazioni di Trasmissione per il National Emergency Response Team della FEMA (Federal Emergency Management Agency). In più, Kurt Sonnenfeld è stato assunto da varie altre agenzie e progetti governativi per operazioni segrete e “delicate” in installazioni scientifiche e militari sparse per gli Stati Uniti.

Dopo l’11 settembre 2001, la zona conosciuta come “Ground Zero” venne chiusa agli sguardi del pubblico. A Sonnenfeld, tuttavia, venne garantito accesso senza restrizioni, il che gli consentì di raccogliere documenti per le indagini (che non ebbero mai luogo) e di fornire alcuni filmati “epurati” a quasi tutti i network televisivi del mondo. I nastri che rivelano alcune delle anomalie che egli potè notare a Ground Zero sono ancora in suo possesso.

Accusato di un crimine mai avvenuto in un’operazione fatta apposta per incastrarlo, Kurt Sonnenfeld ha subito persecuzioni attraverso più continenti. Dopo molti anni di paura, ingiustizia e isolamento ha deciso di schierarsi apertamente contro la versione ufficiale del governo ed è pronto a sottoporre il suo materiale al vaglio di esperti affidabili.

Intervista

Voltaire Network: Il suo libro autobiografico “El Perseguido” (Il perseguitato) è stato recentemente pubblicato in Argentina, dove lei vive in esilio dal 2003. Ci dica chi la sta perseguitando.

Kurt Sonnenfeld: Anche se è autobiografico, non è la storia della mia vita. E’ piuttosto la storia degli eventi straordinari che sono accaduti a me e alla mia famiglia, per mano delle autorità statunitensi, nell’arco di più di sette anni e nello spazio di due emisferi, dopo il mio periodo di lavoro a Ground Zero che mi aveva trasformato in un testimone scomodo.

Voltaire Network: Lei ha spiegato che la sua richiesta dello status di rifugiato, presentata ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951, è ancora al vaglio del Senato argentino, mentre nel 2005 le è stato concesso l’asilo politico, sebbene su base provvisoria. Ciò la rende probabilmente il primo cittadino americano in questa situazione! Ed è senza dubbio il primo funzionario del governo americano, avente contatto diretto con eventi legati all’11 settembre, che abbia deciso di rompere il silenzio. E’ questo che l’ha costretta all’esilio?


Kurt Sonnenfeld: Un rifugiato è una persona che è stata costretta ad andarsene per sempre (o a restare temporaneamente lontano) dal proprio paese per motivi di persecuzione. E’ innegabile che molte persone siano state perseguitate a causa delle leggi e delle politiche semi-fasciste introdotte dopo l’11 settembre 2001 e che anch’esse meritino lo status di rifugiati. Ma il problema è che richiedere lo status di rifugiati è un passo azzardato e pericoloso da compiere. L’America è l’unica “superpotenza” rimasta nel mondo e il dissenso viene represso con grande efficacia. Qualunque persona che richieda lo status di rifugiato per motivi politici compie per definizione un gesto di dissenso estremo. E se la tua richiesta viene respinta, cosa fai? Una volta fatta la richiesta non si torna più indietro.

Personalmente, non sono stato costretto a lasciare gli Stati Uniti e di certo non sono “fuggito”. A quell’epoca ero ancora abbastanza ignaro di ciò che si stava tramando contro di me. Non avevo ancora collegato i puntini; perciò quando partii nel 2003 avevo tutta l’intenzione di ritornare. Ero venuto in Argentina per avere un attimo di respiro, per cercare di riprendermi dopo tutto ciò che mi era accaduto. Sono venuto qui in piena libertà, con il mio passaporto e usando le mie carte di credito. Ma a causa di un’incredibile serie di avvenimenti, da allora sono stato costretto all’esilio e non sono più tornato indietro.

Voltaire Network: A che tipo di avvenimenti si riferisce?

Kurt Sonnenfeld: Sono stato colpito da false accuse di “reati” che dimostrabilmente non sono mai stati commessi, sono stato incarcerato abusivamente e torturato a causa di quelle accuse, ho dovuto subire calunnie oltraggiose sulla mia reputazione, minacce di morte, tentativi di sequestro e varie altre violazioni dei diritti umani e civili garantiti dagli accordi internazionali. Il mio ritorno negli Stati Uniti mi esporrebbe non solo alla perpetuazione di queste violazioni, ma anche alla separazione – forse permanente – da mia moglie e dalle mie gemelle di tre anni, gli unici motivi che mi restano per vivere. Inoltre, vista l’impossibilità di avere un processo equo per un crimine che non è mai avvenuto, rischierei anche la pena di morte.

Voltaire Network: Nel 2005 il governo americano ha presentato una richiesta per la sua estradizione, che è stata respinta dal Giudice Federale. Poi nel 2007 la Corte Suprema di Argentina – in una manifestazione d’integrità e indipendenza – ha respinto la richiesta di appello, ma il suo governo non desiste. Può fare un po’ di luce su questa situazione?

Kurt Sonnenfeld: Nel 2008 il governo americano ha richiesto un nuovo appello, stavolta senza averne il minimo fondamento legale, alla Corte Suprema, con il quale di certo impugnerà le già inattaccabili ordinanze del Giudice Federale. In queste ordinanze si faceva notare, tra l’altro, che ci sono troppe “sombras”, cioè ombre, sul mio caso. C’erano molte, molte evidenti mistificazioni nell’ordine di estradizione inviato dalle autorità USA e, fortunatamente, siamo riusciti a dimostrarlo. Anzi, le mistificazioni erano così numerose che sono poi servite da sostegno alla mia richiesta di asilo. Siamo anche riusciti a dimostrare di aver subito una campagna di vessazioni e intimidazioni da parte dei servizi segreti americani. Come risultato, da quel momento in poi alla mia famiglia è stato assegnato un servizio di scorta della polizia che opera 24 ore su 24. Come un senatore ha fatto notare riguardo al mio caso: “E’ il loro comportamento che tradisce le loro vere motivazioni”.

Voltaire Network: Per essere un “crimine mai avvenuto” la stanno cercando con molta ostinazione! Come spiega un simile accanimento? Come funzionario della FEMA lei doveva godere della fiducia del suo governo. Quand’è che la situazione si è capovolta?

Kurt Sonnenfeld: Guardandomi indietro, mi rendo conto adesso che la situazione si era capovolta molto prima che io comprendessi che si era capovolta. All’inizio, le false accuse contro di me erano completamente irrazionali e io ne fui totalmente distrutto. E’ già abbastanza difficile dover affrontare il suicidio di una persona che ami, ma essere accusato del suo omicidio è troppo da sopportare. Il caso fu chiuso sulla base di una montagna di prove che mi assolvevano in maniera irrefutabile (Nancy, mia moglie, aveva lasciato una lettera prima di suicidarsi, teneva un diario in cui registrava i suoi propositi suicidi, aveva una tradizione di suicidi in famiglia, ecc.). L’accusa volle essere certa al 100% della mia innocenza prima di chiedere il rigetto delle imputazioni.

Ma il fatto che io rimanessi in carcere anche DOPO che era stato emesso l’ordine di scarcerazione mi fece capire che stava accadendo qualcosa sotto la superficie. Venni tenuto in carcere per QUATTRO MESI dopo che i miei avvocati erano stati informati del mio proscioglimento e venni infine liberato nel giugno del 2002. Durante quel periodo, iniziarono a verificarsi una serie di strani avvenimenti. Mentre ero ancora in carcere, ebbi una conversazione telefonica con alcuni funzionari della FEMA tentando di risolvere la mia questione, e lì mi resi conto che mi consideravano “compromesso”. Mi fu detto che tutti erano d’accordo sul fatto che “l’agenzia andava protetta”, soprattutto alla luce degli sconvolgimenti che incombevano con il varo del “Patriot Act” e l’atteso trasferimento di competenze che sarebbe avvenuto con la nuova Homeland Security. Dopo tutti i pericoli che avevo corso, tutte le traversie e le difficoltà che avevo affrontato per loro negli ultimi 10 anni, mi sentii tradito. Fu una cosa che mi lasciò un vuoto nell’anima.

In seguito a questo abbandono, dissi loro che non avevo più i nastri, che li avevo dati a “un burocrate” di New York e che avrebbero dovuto attendere la mia scarcerazione per poter ritrovare qualunque documento in mio possesso. Poco tempo dopo quella conversazione, la mia casa fu “sottoposta a sequestro”, le serrature furono cambiate e i vicini videro alcuni uomini che entravano nella casa, anche se il tribunale non ha trascritto su nessun verbale le loro testimonianze, come sarebbe stato obbligato a fare. Quando finalmente fui rilasciato, scoprii che il mio ufficio era stato messo a soqquadro, il computer era sparito, la videoteca che tenevo nel seminterrato era stata perquisita e mancavano molte videocassette. C’erano uomini perennemente parcheggiati nella strada dietro casa mia, il mio sistema di sicurezza era stato “violato” più di una volta, le luci di sicurezza esterne erano state disattivate, ecc.. A questo punto me ne andai a stare nella casa di montagna di alcuni amici, e PERFINO QUESTA fu saccheggiata.

Chiunque cerchi la verità dovrà riconoscere che vi è stata una sconcertante serie di irregolarità in questo caso e che una mostruosa ingiustizia è stata perpetrata contro di me e i miei cari. Questa intensa campagna per riportarmi sul suolo americano è un falso pretesto che cela motivi più oscuri.

Voltaire Network: Lei ha fatto capire di aver visto a Ground Zero alcune cose che non concordano con la versione ufficiale. Ha fatto o detto qualcosa che potesse sollevare sospetti in questo senso?

Kurt Sonnenfeld: In quella stessa telefonata dissi che avrei “reso pubblici” i miei sospetti, non solo riguardo ai fatti dell’11 settembre 2001, ma anche riguardo a vari altri contratti su cui avevo lavorato in passato.

Voltaire Network: Su cosa erano fondati i suoi sospetti?

Kurt Sonnenfeld: Ripensandoci, c’erano molte cose a Ground Zero che non quadravano. Era strano, a mio avviso, che mi fosse stato comunicato di andare a New York ancora prima che il secondo aereo colpisse la Torre Sud, quando i media parlavano ancora di un “piccolo aereo” entrato in collisione con la Torre Nord; una catastrofe, fino a quel punto, di dimensioni troppo ridotte per poter interessare la FEMA. Invece la FEMA fu mobilitata in pochi minuti, mentre ci vollero dieci giorni per inviarla a New Orleans dopo l’uragano Kathrina, nonostante l’abbondante preavviso! Era strano che ogni videocamera fosse severamente proibita entro il perimetro di sicurezza di Ground Zero, che l’intera zona fosse dichiarata “scena del delitto”, ma poi tutte le “prove” all’interno della scena del delitto venissero rimosse e distrutte con grande rapidità. Infine trovai molto strano che la FEMA e altre agenzie federali si fossero già posizionate nel loro centro operativo al Molo 91 il 10 settembre 2001, il giorno prima degli attacchi!

Ci si chiede di credere che tutte e quattro le “indistruttibili” scatole nere dei due jet che colpirono le Twin Towers non siano mai state ritrovate perché completamente vaporizzate, eppure io ho girato alcune riprese delle ruote di gomma del carrello di atterraggio degli aerei rimaste quasi intatte, così come i sedili, parte della fusoliera e una turbina, che non si erano per nulla vaporizzate. Detto questo, trovo piuttosto strano che tali oggetti possano essere usciti intatti da un disastro che ha trasformato gran parte delle Twin Towers in polvere sottile. E nutro seri dubbi sull’autenticità di una “turbina di jet”, di gran lunga troppo piccola per appartenere a uno dei Boeing!

Ciò che accadde all’Edificio 7 è poi incredibilmente sospetto. Ho dei video che mostrano che il cumulo di macerie era incredibilmente piccolo e che gli edifici ai due lati non erano stati toccati dall’Edificio 7 durante il crollo. Non era stato colpito da nessun aereo, aveva subito solo danni minori quando le Twin Towers crollarono e c’erano solo piccoli incendi su un paio di piani. Quell’edificio non poteva implodere in quel modo senza una demolizione controllata. Eppure il crollo dell’Edificio 7 fu scarsamente menzionato dai media e sospettamente ignorato dalla Commissione sull’11 Settembre.

Voltaire Network: Stando ai rapporti, i piani sotterranei del WTC7 contenevano materiali d’archivio importanti e indiscutibilmente compromettenti. Si è imbattuto in qualcuno di questi materiali?

Kurt Sonnenfeld: I Servizi Segreti, il Dipartimento della Difesa, l’FBI, l’Internal Revenue Service, la Commissione Sicurezza e Scambi e il “Centro Crisi” dell’Ufficio per la Gestione delle Emergenze vi occupavano ampi spazi che si estendevano per diversi piani dell’edificio. Anche altre agenzie federali avevano lì i propri uffici. Dopo l’11 settembre si scoprì che nascosta nell’Edificio 7 c’era la più grande centrale nazionale clandestina della Central Intelligence Agency al di fuori di Washington, DC, una base operativa dalla quale si potevano spiare diplomatici delle Nazioni Unite e si preparavano missioni di antiterrorismo e controspionaggio.

Al WTC7 non c’erano parcheggi sotterranei. E non c’erano camere blindate sotterranee. Le agenzie federali con sede al WTC7 tenevano i loro veicoli, documenti e materiali nell’edificio dei loro associati, al di là della strada. Al di sotto del piano terra dell’US Customs House (Edificio 6) c’era un ampio garage, separato dal resto dell’area sotterranea del complesso e tenuto sotto stretta sorveglianza. Era qui che le agenzie governative parcheggiavano le loro auto a prova di bomba e le limousine blindate, i finti taxi e i finti furgoni della compagnia telefonica usati per la sorveglianza e le operazioni segrete, i furgoni specializzati e altri veicoli. Inoltre da quell’area di parcheggio si poteva accedere al sottolivello in cui si trovava la camera blindata dell’Edificio 6.

Quando crollò la Torre Nord, la US Customs House (Sede della Dogana, nell’Edificio 6) rimase schiacciata e fu totalmente ridotta in cenere. Gran parte degli stessi livelli sotterranei rimasero distrutti. Ma c’erano dei vuoti. E fu in uno di quei vuoti, appena scoperto, che io scesi a investigare insieme ad una speciale Task Force. Fu lì che trovammo, gravemente danneggiata, l’anticamera di sicurezza alla camera blindata. In fondo all’ufficio di sicurezza c’era la grande porta d’acciaio che dava accesso alla camera blindata; di fianco ad essa, sul muro di cemento, c’era una tastiera a combinazione. Ma il muro era lesionato e parzialmente crollato e la porta era stata forzata ed era aperta. Così entrammo dentro con le torce. A parte diverse file di scaffali vuoti, nella camera non c’era altro che polvere e macerie. Era stata svuotata. Ma perché era stata svuotata? E quando?

Voltaire Network: E’ questo che le fece suonare un campanello d’allarme?

Kurt Sonnenfeld: Sì, ma non subito. Con tutto quel caos era difficile ragionare. Fu solo dopo aver elaborato tutto che il “campanello d’allarme” iniziò a suonare.

L’Edificio Sei era stato evacuato dodici minuti dopo che il primo aereo aveva colpito la Torre Nord. Le strade si erano immediatamente intasate di camion dei pompieri, auto della polizia e traffico in tilt e la camera blindata era così grande (15 metri per 15, secondo la mia stima) che ci sarebbe voluto almeno un grosso camion per portar via tutto il suo contenuto. Dopo il crollo delle torri e la distruzione di buona parte del livello sotterraneo, una missione per recuperare il contenuto della stanza blindata sarebbe stato impossibile. La stanza deve essere stata svuotata prima dell’attacco.

Ho ampiamente descritto tutte queste cose nel mio libro ed è evidente che tutto il materiale importante è stato portato al sicuro molto prima degli attacchi. Per esempio, la CIA non sembrava troppo preoccupata per la perdita. Quando fu scoperta l’esistenza del loro ufficio clandestino nell’Edificio 7, un portavoce dell’agenzia disse ai giornali che un gruppo speciale era stato inviato a frugare fra le macerie alla ricerca di documenti segreti e relazioni d’intelligence, anche se c’erano milioni, se non miliardi, di fogli che svolazzavano per le strade. Nonostante ciò il portavoce sembrava molto fiducioso: “Non dev’esserci poi così tanta carta in giro”, disse.

La Dogana, in un primo momento, affermò che tutto era andato distrutto. Che il calore era stato così intenso da ridurre in cenere tutto ciò che si trovava nella cassaforte a vista. Ma pochi mesi dopo annunciarono di aver sgominato una cellula del riciclaggio di denaro e del narcotraffico colombiano grazie al miracoloso ritrovamento di alcuni documenti cruciali che si trovavano in cassaforte, incluse fotografie di sorveglianza e cassette (sensibili al calore) delle intercettazioni telefoniche. E quando traslocarono nella nuova sede di Penn Plaza 1, a Manhattan, appesero orgogliosamente nell’atrio la loro Placca della Corporazione e la grande insegna rotonda del Servizio Doganale degli Stati Uniti, anch’essi miracolosamente recuperati, in eccellenti condizioni, dal loro ex ufficio schiacciato e incenerito al World Trade Center.

Voltaire Network: Lei non era il solo funzionario assegnato a Ground Zero. Gli altri non hanno notato le stesse anomalie? Sa se anche loro sono stati minacciati?

Kurt Sonnenfeld: In effetti c’erano alcune persone che conobbi in due diverse esplorazioni. Alcuni di noi, in seguito, ne discussero. Essi sanno a chi mi riferisco e spero che si facciano avanti, ma sono certo che sono molto preoccupati di ciò che potrebbe succedergli se lo fanno. Lascio a loro la decisione, ma la forza sta nei numeri.

Voltaire Network: Con la pubblicazione del suo libro lei è diventato un “whistleblower”: un altro passo da cui non si torna indietro! Devono esserci molte persone che abbiano una conoscenza diretta di ciò che realmente accadde, o non accadde, quel giorno fatale. Eppure nessuno è ancora uscito allo scoperto, o almeno nessuno che fosse direttamente coinvolto a livello ufficiale. E’ questo che rende il suo caso così singolare. A giudicare dalle sue traversie, non è difficile immaginare che cosa stia trattenendo questa gente dal parlare.

Kurt Sonnenfeld: In verità ci sono molte altre persone intelligenti e credibili che stanno parlando. Solo che vengono screditate e ignorate. Alcune vengono minacciate e perseguitate, com’è successo a me.

La gente è paralizzata dalla paura. Tutti sanno che se si mette in discussione l’autorità degli Stati Uniti, si va incontro a problemi, in un modo o nell’altro. Come minimo si verrà screditati e disumanizzati. Più probabilmente ci si ritroverà indiziati per qualcosa di completamente irrelato, come evasione fiscale, o qualcosa di peggio, come nel mio caso. Guardi ad esempio cosa è successo alla “gola profonda” dei Servizi Segreti, Abraham Bolden, o al campione di scacchi Bobby Fischer dopo avere espresso il loro sdegno per gli Stati Uniti. Gli esempi sono innumerevoli. In passato ho chiesto ad amici e colleghi di testimoniare a mio favore per contrastare tutte le menzogne che venivano pubblicate dai media, e tutti erano terrorizzati per le conseguenze che questo avrebbe potuto generare per loro e le loro famiglie.

Voltaire Network: A che livello le sue scoperte a Ground Zero potrebbero evidenziare il coinvolgimento del governo in quegli avvenimenti? Lei è a conoscenza delle indagini condotte da numerosi scienziati e professionisti qualificati che non solo corroborano le sue scoperte, ma si spingono molto più in là? Lei considera queste persone come “pazzi complottisti”?

Kurt Sonnenfeld: Ai più alti livelli di Washington qualcuno sapeva cosa stava per accadere. Desideravano così tanto una guerra che come minimo lo hanno lasciato succedere, ma più probabilmente hanno contribuito agli eventi.

A volte mi sembra che i “pazzi” siano coloro che si aggrappano a ciò che gli viene detto con un fervore quasi religioso, nonostante tutta l’evidenza del contrario: coloro che non prendono neppure in considerazione l’idea che possa esservi stato un complotto. Ci sono così tante anomalie nelle indagini “ufficiali” che non si può dare la colpa solo alla distrazione o all’incompetenza. Conosco bene gli scienziati e i professionisti qualificati a cui lei si riferisce e le loro scoperte sono convincenti, credibili e presentate nel rispetto del protocollo scientifico; in netto contrasto con le scoperte delle indagini “ufficiali”. in più, numerosi funzionari dell’intelligence e del governo hanno ora espresso la ben informata opinione che la Commissione sull’11/9 fosse una farsa nel migliore dei casi, una copertura nel peggiore. La mia esperienza a Ground Zero non è altro che un ennesimo pezzo del puzzle.

Voltaire Network: Questi avvenimenti sono ormai 8 anni alle nostre spalle. Lei ritiene che scoprire la verità sull’11/9 continui a essere un obiettivo importante? E perché?

Kurt Sonnenfeld: E’ di assoluta importanza. E lo sarà ancora tra 10 e anche tra 50 anni se la verità non sarà ancora stata rivelata. E’ un obiettivo importante perché, in questa fase della storia, molte persone sono troppo disposte a credere qualunque cosa venga detto dalle autorità e troppo disposte a seguirle. Una persona in stato di shock cerca una guida. Le persone che hanno paura sono manipolabili. E la possibilità di manipolare le masse si traduce in benefici inimmaginabili per un pugno di individui molto ricchi e potenti. La guerra è estremamente costosa, ma il denaro deve pur andare da qualche parte. C’è una minoranza per cui la guerra è assai remunerativa. E in qualche modo i loro figli finiscono sempre a Washington DC, a prendere decisioni e scrivere budget, mentre i figli dei poveri e di chi è privo di contatti finiscono sempre sulle linee nemiche, a prendere ordini e combattere le loro battaglie. Gli enormi fondi neri del Ministero della Difesa americano rappresentano una fonte di denaro senza limiti per il complesso militar-industriale, con cifre che raggiungono i multi-trilioni di dollari, e continuerà così finché le masse non si sveglieranno, recupereranno il loro scetticismo e chiederanno attendibilità. Le guerre (e i falsi pretesti per la guerra) non cesseranno finché la gente non comprenderà le vere cause della guerra e non smetterà di credere alle spiegazioni “ufficiali”.

Voltaire Network: Ciò che si è soliti definire il Movimento per la Verità sull’11/9 ha richiesto una nuova indagine indipendente su quegli avvenimenti. Lei pensa che da questo punto di vista l’amministrazione Obama dia adito a qualche speranza?

Kurt Sonnenfeld: Lo spero, ma sono un po’ scettico. Perché mai la leadership di un qualsiasi governo dovrebbe volontariamente intraprendere un’azione che si tradurrebbe in un grave danno per la sua autorità? Preferiranno mantenere lo status quo e lasciare le cose come sono. Il conducente del treno è cambiato, ma il treno ha per questo cambiato il suo percorso? Ne dubito. La spinta deve venire dal pubblico, non solo a livello nazionale, ma internazionale, come sta cercando di fare il nostro gruppo.

Voltaire Network: Parecchi gruppi attivisti e per i diritti umani stanno sostenendo il suo appello, non ultimo il vincitore del Premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel. In generale, come ha risposto il popolo argentino alla sua situazione?

Kurt Sonnenfeld: Con un’incredibile valanga di sostegno. La dittatura militare è un evento ancora fresco nella memoria collettiva della gente di qui, insieme con la consapevolezza che la dittatura (insieme a tutte le altre dittature sudamericane dell’epoca) era supportata dalla CIA, guidata all’epoca da George Bush Senior. Si ricordano bene dei centri di tortura, delle prigioni segrete, delle migliaia di persone “scomparse” a causa delle loro opinioni, del vivere quotidianamente nella paura. Sanno che gli Stati Uniti farebbero oggi la stessa cosa se ciò andasse a loro vantaggio, che invaderebbero un paese per perseguire i loro obiettivi politici ed economici e poi manipolerebbero i media con un “casus belli” fabbricato ad arte per giustificare le loro conquiste.

Io e la mia famiglia siamo onorati di avere Adolfo Pérez Esquivel e i suoi colleghi del Servicio de Paz y Justicia (SERPAJ) tra i nostri più cari amici. Abbiamo lavorato insieme su molte questioni, inclusi i diritti dei rifugiati, i diritti delle donne, i bambini senza famiglia e i bambini malati di HIV/AIDS. Siamo anche onorati di avere il sostegno di: Abuelas de Plaza de Mayo; Madres de Plaza de Mayo, Línea Fundadora; Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS); Asamblea Permanente de Derechos Humanos (APDH); Familiares de Detenidos y Desaparecidos por Razones Políticas; Asociación de Mujeres, Migrantes y Refugiados Argentina (AMUMRA); Comisión de Derechos Humanos de la Honorable Cámara de Diputados de la Provincia de Buenos Aires; Secretaría de Derechos Humanos de la Nación; e del Programa Nacional Anti-Impunidad. A livello internazionale, Amicus Curiae è stato presentato a nostro favore da REPRIEVE in Gran Bretagna, con la collaborazione di NIZKOR in Spagna e Belgio. In più, mia moglie Paula e io siamo stati ricevuti al Congresso dalla Comisión de Derechos Humanos y Garantías de la Honorable Cámara de Diputados de La Nación.

Voltaire Network: Come si diceva, decidere di scrivere questo libro e di esporsi al pubblico è stato un passo importante. Come si è deciso a compierlo?

Kurt Sonnenfeld: Per salvare la mia famiglia. E per far sapere al mondo che le cose non sono come sembrano.

Voltaire Network: Ultimo ma non meno importante: cosa ne farà dei suoi nastri?

Kurt Sonnenfeld: Sono convinto che i miei nastri rivelino molte più anomalie di quante io sia in grado di riconoscerne, viste le mie limitate qualifiche. Cercherò pertanto di collaborare in ogni modo che posso con esperti seri e affidabili nello sforzo comune di rivelare la verità.

Voltaire Network: Grazie mille!

IL DIVO GIULIO , IL CASO MORO,LE STRAGI DI STATO,. LO IOR , LA P2 , LA CIA, LA MAFIA,GELLI E BERLUSCONI….. – Beppe Grillo Meetups

Una discussione interessante su vari argomenti scottanti:

IL DIVO GIULIO , IL CASO MORO,LE STRAGI DI STATO,. LO IOR , LA P2 , LA CIA, LA MAFIA,GELLI E BERLUSCONI….. – Beppe Grillo Meetups.

Genesi del delitto Moro (1)

Ho faticato un po’ per trovare il libro di John Coleman: “Genealogia dei Cospiratori: Storia del Comitato dei 300” (è del 1992, pubblicato in America), e non è neppure a buon mercato. Eppure lo sto leggendo e lo trovo estremamente interessante. Ecco qualche passo che cita l’omicidio di Aldo Moro.

Il Comitato dei Trecento
Fu fondato dalla Nobiltà Nera (Veneziana) nel 1729 mediante la BEIC (British East India Company, la Compagnia delle Indie) per occuparsi dell’attività bancaria internazionale, dei problemi legati al commercio e per sostenere il traffico dell’oppio. E’ controllato dalla Corona britannica.
Comprende l’intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali. Tutte le banche sono collegate ai Rothschild attraverso il “Comitato dei Trecento“.
Tutte le organizzazioni che hanno collegamenti col Nuovo Ordine Mondiale sono state “create” dal Comitato dei Trecento.
Il dott. John Coleman nel suo libro “Conspirators’ Hierarchy: The Committee of 300 (1992)” pubblica i nomi di 209 organizzazioni, 125 banche e 341 membri passati e presenti del comitato dei quali vi elenco gli italiani più importanti che hanno fatto parte (almeno fino al 1992) del Comitato dei 300.

Giuseppe Mazzini
Giovanni Agnelli
Maria Beatrice Elena Margherita di Savoia, Principessa
Vittorio Cini, Conte di Monselice, nato a Ferrara (Fondazione Cini; cave di trachite a Padova e terreni a Ferrara)
Lamberto Frescobaldi
Umberto Ortolani (considerato la “vera mente” della loggia P2)
Aurelio Peccei
Giuseppe Volpi Conte di Misurata
Carlo de Benedetti, editore di Repubblica e tessera n° 1 del Partito Democratico di Valter Veltroni

Il dott. Coleman dice:
“La prima delle tre crociate, dal 1063 al 1123, instaurò il potere della Nobiltà Nera veneziana, e rafforzò il potere della ricca classe dirigente. L’aristocrazia della Nobiltà Nera ottenne il potere assoluto su Venezia nel 1171, quando la nomina del doge fu trasferita a quello che fu conosciuto come il Gran Consiglio. Esso comprendeva i membri dell’aristocrazia commerciale, e ciò fu un totale trionfo per loro. Da allora, Venezia restò nelle loro mani, ma il potere e l’influenza della Nobiltà Nera veneziana estende ben oltre i suoi confini, e oggi, nel 1986, è sentito in ogni angolo del globo. Nel 1204, l ‘oligarchia distribuì delle enclaves feudali ai suoi membri, e da allora iniziò la grande crescita del suo potere e della pressione finché il governo non diventò una corporazione chiusa formata dalle più potenti famiglie della Nobiltà Nera.”

Ecco secondo il sito Menphis 75 a cosa punta la Commissione (o Comitato) dei 300



Nelle foto: Giuseppe Mazzini, Vittorio Cini, il Conte Volpi, Giovanni Agnelli ( a destra) con i nipoti Lapo e John Elkann -membro del Gruppo Bilderberg-, Umberto Ortolani e Carlo de Benedetti.

Genesi del delitto Moro (2)

La Commissione dei 300, il Club di Roma e l’assassinio di Aldo Moro.

Ecco, sempre tratta dal libro di Coleman, una parte della vicenda che coinvolge Henry Kissinger (ed altri) nel rapimento e nell’assassinio di Aldo Moro.

Aldo Moro fu un leader che si oppose alla “crescita zero” e alla riduzione della popolazione pianificata dal NWO per l’Italia, per questo incorrendo nelle ire del Club di Roma, un’entità creata dagli Olympians della Commissione dei 300 per portare a compimento le sue politiche. In un tribunale di Roma, un amico intimo di Aldo Moro, il 10 di Novembre del 1982, testimoniò che l’ex Presidente del Consiglio fu minacciato da un agente della RIIA (Istituto Reale per gli Affari Internazionali) – che era anche membro della Commisione dei 300 – mentre era il Segretario di Stato USA in carica. Quest’uomo era Henry Kissinger (nella foto con Gianni Agnelli, membro della Commissione dei 300)

Moro fu rapito dalle Brigate Rosse nel 1978 ed in seguito assassinato brutalmente. Fu al processo alle Brigate Rosse che diversi di loro testimoniarono che erano a conoscenza di un coinvolgimento degli USA ai massimi livelli nel complotto per uccidere Aldo Moro. Mentre minacciava Moro, Kissinger stava agendo non in qualità di rappresentante della politica estera degli Stati Uniti, ma piuttosto secondo le istruzioni ricevute dal Club di Roma, il braccio che si occupava della politica estera della Commissione dei 300.
Il testimone che fece esplodere la bomba nella sala del tribunale fu un giornalista tra i più stretti collaboratori di Aldo Moro, Corrado Guerzoni, di cui è uscito quest’anno il libro Aldo Moro per i tipi di Sellerio, libro non certo pubblicizzato e nemmeno troppo distribuito (vedasi recensione qui). La sua testimonianza esplosiva fu trasmessa dalla televisione italiana e alla radio nella data del 10 Novembre 1982, e riportata da molti giornali. Nonostante questo nulla apparve sui media americani. Quei famosi baluardi della libertà con un irresistibile diritto di sapere, il Washington Post e il New York Times, non pensavano che fosse importante stampare una sola riga della testimonianza di Guerzoni. Neppure la notizia fu riportata da altri media. Il fatto che Aldo Moro fosse stato un leader politico da decenni, e che fosse stato rapito in pieno giorno nella primavera del 1978, tutte le sue guardie del corpo freddate in pozze di sangue, non fu ritenuto degno di pubblicazione, nemmeno dopo le accuse a Kissinger di essere complice di questo crimine. Oppure, semplicemente, il silenzio era sceso proprio a causa del coinvolgimento di Kissinger.
Nella sua esposizione del 1982 di questo atroce crimine, Coleman dimostrò come Aldo Moro, un leale membro del partito della Democrazia Cristiana, fu ucciso da assassini controllati dalla loggia Massonica P2 con l’obiettivo di riportare l’Italia in linea con i piani del Club di Roma per deindustrializzare il paese e ridurre in modo considerevole la sua popolazione. Il piano di Moro di stabilizzare l’Italia attraverso la piena occupazione e la pace industriale e politica avrebbe da una parte rafforzato l’opposizione cattolica al comunismo e dall’altra reso la destabilizzazione del Medio Oriente molto più difficile.
L’Italia fu scelta come paese-test dalla Commisione dei 300. L’Italia è importante per i piani dei cospiratori perché è il paese occidentale avente rapporti politici ed economici col Medio Oriente più vicino a tale area. Inoltre ospita alcune delle famiglie della Nobiltà Nera più potenti d’Europa. Se l’Italia fosse uscita indebolita dall’affaire Moro, ci sarebbero state ripercussioni anche nel Medio Oriente, e questo avrebbe indebolito l’influenza degli USA nella regione. L’Italia è importante anche per un’altra ragione: è la porta d’ingresso in Europa della droga proveniente dall’Iran e dal Libano.
Vari gruppi si sono aggregati sotto la bandiera del “socialismo” da quando si formò ufficialmente il Club di Roma nel 1968. Fra questi, la Nobiltà Nera di Venezia e Genova, la loggia Massonica P2 e le Brigate Rosse, tutti operanti per i medesimi scopi. Investigatori della Polizia a Roma che operavano nel caso di Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse incapparono nei nomi di diverse potenti famiglie italiane che operavano in modo stretto con i terroristi. La Polizia scoprì anche che in almeno una dozzina di casi, queste potenti famiglie bene in vista avevano messo a disposizione le loro case o proprietà come covi sicuri per le Brigate Rosse.
La “nobiltà” americana operava analogamente per distruggere la Repubblica Italiana, ed un grande apporto venne da Richard Gardner anche nel periodo in cui svolgeva il ruolo di Ambasciatore del Presidente Carter a Roma.

A quei tempi Gardner operava sotto il controllo diretto di Bettino Craxi, un importante membro del Club di Roma e uomo chiave della NATO (nella foto sopra ritratto con Giorgio Napolitano, Ciriaco de Mita, Luciano Lama e Gianni Agnelli). Craxi era la punta di diamante in mano ai cospiratori per distruggere la Repubblica Italiana. Come si sarà potuto notare, Craxi ebbe un certo successo nel rovinare l’Italia, in qualità di giocatore avente un ruolo principale per i piani della cospirazione.

Genesi del delitto Moro (3)

Grazie alla testimonianza giurata di Corrado Guerzoni, l’Italia e l’Europa (ma non gli Stati Uniti) appresero che Kissinger era dietro la morte di Aldo Moro. Questo tragico affare dimostra l’abilità del Comitato dei 300 di imporre la propria volontà sopra ogni governo e senza eccezioni. Sicuro nella sua posizione di membro della più potente fra le società segrete del mondo, e non si tratta della Massoneria, Kissinger non solo terrorizzò Moro, ma portò avanti le sue minacce di “eliminare” Moro se non avesse rinunciato al progetto di far progredire l’economia e l’industria in Italia.
Nel giugno e luglio del 1982, la moglie di Aldo Moro, Eleonora Chiavarelli Moro,

testimoniò in tribunale che l’assassinio del marito fece seguito a serie minacce di morte, esercitate da colui che lei chiamò “una figura politica americana di alto livello“. La signora Eleonora Moro ripetè la stessa frase attribuita ad Henry Kissinger nella testimonianza giurata di Guerzoni: “O tu cessi la tua linea politica oppure pagherai a caro prezzo per questo“. Richiamato dai giudici, a Guerzoni fu chiesto se poteva identificare la persona di cui aveva parlato la Signora Moro. Guerzoni confermò che si trattava di Henry Kissinger come d’altra parte aveva precedentemente dichiarato.
Guerzoni spiegò come Kissinger fece le sue minacce ad Aldo Moro in una stanza d’albergo durante una visita ufficiale di alcuni leader italiani. Secondo Guerzoni, Moro, che solo in seguito divenne Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, era un uomo di prim’ordine, uno che non si sarebbe mai piegato a minacce ed avvertimenti di stile mafioso. Moro era accompagnato nella sua visita agli USA dal Presidente della Repubblica in carica. Kissinger era un importante agente del RIIA, un membro del CFR e del Club di Roma (al pari di Bettino Craxi ed Aurelio Peccei). Approfondimenti su Aurelio Peccei tratti dal libro di Coleman anche in questo thread.

Vi segnalo questo video di una recente puntata di “Mezz’ora con…” di Lucia Annunziata in cui l’ospite era Corrado Guerzoni, già portavoce di Aldo Moro. In tale puntata l’uomo, in tutta serenità e franchezza, esponeva il segreto di Pulcinella del sequestro Moro, vale a dire che le BR furono infiltrate e guidate dai servizi segreti deviati e dalla CIA. Guerzoni, che ovviamente ha seguito tutta la vicenda da vicino, invoca la desecretazione dei dossier e denuncia che diverse forze politiche premono perchè questa avvenga non già a 30 anni dai fatti, ma bensì a 30 anni dall’approvazione della legge con cui si consente la desecretazione … vale a dire a 60 anni dai fatti!

Invece in quest’altro video, se andate al minuto 39, potrete ascoltare una testimonianza della moglie di Aldo Moro, Eleonora.

Penso che a questo punto sia interessante leggere questa testimonianza della figlia di Aldo Moro, Maria Fida, comparsa tra l’altro sul palco a Torino recentemente insieme a Beppe Grillo durante il V-day-2 (guarda il video youtube):

… ricordo il 3 agosto del 1974, altra data infausta della storia italiana. Papà allora era ministro degli esteri e avrebbe dovuto raggiungerci in treno a Bellamente, sulle montagne del Trentino, dove di solito trascorrevamo insieme le vacanze estive. Era già salito sulla sua carrozza, alla stazione Termini, e il treno stava per partire, quando all’ultimo momento arrivarono dei funzionari e lo fecero scendere perché doveva tornare per firmare delle carte. A causa di quell’imprevisto perse il treno e fu costretto a raggiungerci in macchina. Un ritardo provvidenziale, perché quel treno era l’Italicus. Non ho alcuna prova per dirlo con certezza, però ho avuto il sospetto che la bomba esplosa poche ore dopo nella galleria di San Benedetto Val di Sambro avesse come obiettivo proprio lui – dal 1974, dopo la strage dell’Italicus , papà volle che avessimo una scorta anche noi figli-

Dunque, secondo Maria Fida il primo tentativo di assassinare Aldo Moro è stato compiuto nell’estate del 1974. A quella data Aldo Moro ricopriva la carica di ministro degli esteri e l’episodio dell’Italicus destò in lui tali preoccupazioni da richiedere la scorta anche per i propri famigliari . Un mese dopo, nel settembre del ’74 Moro incontrò Henry Kissinger a Washington, alla Blair House. Dopo il colloquio fu colpito da un malore e venne soccorso dal suo medico personale Mario Giacovazzo e da quello del Presidente Giovanni Leone, Giuseppe Giunchi, che lo fecero rientrare in anticipo in Italia. Che cosa aveva detto Kissinger di tanto sconvolgente a Moro perchè questi fosse colpito da un malore ? C’entrava forse qualcosa la strage dell’Italicus ?

Poteve vedere la strage dell’Italicus al TG1 del 5 agosto 1974 in questo video youtube.

Bravo , mi ero scordato Enrico Mattei la madre degli omicidi made CIA/mafia/servizi segreti.
Venendo ad oggi vorrei sapere che fine hanno fatto Renato Farina e Pio Pompa…..
Come dimenticarlo? Gli fu affidato l’incarico di dismettere l’AGIP e lui – preso l’incarico – si adoperò, invece, per FARLA RISORGERE. Andò contro le “sette sorelle” – termine da lui coniato – sette_sètte – andò PALESEMENTE contro l’egemonia U.S.A. Si permise di dire ad un espinente della SHELL: Avete finito di decidere la politica in Italia. Da ora ci penseremo noi. E POI fu ucciso. Come dimenticare chi si oppose ai NEMICI – INTERNI ed esterni – DELL’ITALIA?

“Supercortemaggiore, la potente benzina italiana”.

« Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo molto spesso a caccia. Avevo due cani, un bracco tedesco e un setter, e, cominciando all’alba e finendo a sera, su e giù per i canaloni, i cani erano stanchissimi. Ritornando a casa dai contadini, la prima cosa che facevamo era da dare da mangiare ai cani e gli veniva dato un catino di zuppa, che forse bastava per cinque.
Una volta vidi entrare un piccolo gattino, così magro, affamato, debole. Aveva una gran paura, e si avvicinò piano piano. Guardò ancora i cani, fece un miagolio e appoggiò una zampina al bordo del catino.
Il bracco tedesco gli dette un colpo lanciando il gattino a tre o quattro metri, con la spina dorsale rotta. Questo episodio mi fece molta impressione. Ecco, noi siamo stati il gattino, per i primi anni … »
(Enrico Mattei, 23 marzo 1961)

… e continuiamo ad esserlo. Non è difficile comprendere A CAUSA di chi. INTERNO ed esteno – SIAMO ANCORA GATTINI CON LA SPINA DORSALE ROTTA!

Genialità italica:

Bozzetto – di Eugenio Tomiolo – del marchio II classificato al Concorso Agip-Supercortemaggiore (1952) vinto dal “Cane a Sei Zampe”

(notate la strada cosa va ad intersecare … l’avevamo già capito)

Genio italiano che hanno sempre invidiato e DERUBATO. Già da Meucci – 1850 – quindi prima del loro aiuto nella seconda guerra mondiale.

Esiste davvero un Governo Ombra Mondiale ?

Ecco un estratto di un articolo interessante. Per l’articolo completo leggere la fonte.

Fonte: EFFEDIEFFE.com Giornale Online | Direttore Maurizio Blondet – Esiste davvero un Governo Ombra Mondiale ?.

Un libro scritto da John Coleman, già ufficiale dei servizi segreti britannici, è stato pubblicato di recente in Russia. Coleman descrive la cospirazione che una elite mondiale sta muovendo ai danni del genere umano.Il Comitato dei Trecento

Molti non credono ormai più che presidenti, primi ministri ed altre personalità pubbliche ” visibili ” governino i loro paesi. Invece sospettano che la vera autorità – quella che è potente, inamovibile e segreta – sia concentrata nelle mani di altri. Tipo i massoni, per esempio. Quelli genuinamente paranoici hanno concepito la cosiddetta ” Teoria della Cospirazione Internazionale “, secondo la quale un manipolo di individui benestanti ed altolocati guiderebbe il mondo. Questo gruppo che prende le decisioni, scatenerebbe le guerre, metterebbe a punto malatie mortali,  rifornirebbe la popolazione di droghe, alcool e pornografia in modo di sbarazzarsi dei pesi morti sparsi nel mondo. Grazie a ciò, dovrebbe alla fine rimanere una popolazione di circa un miliardo di eletti che godrebbero liberamente dei doni della natura : aria pulita, acque fresche, cibi genuini.

Tutto ciò sembrava delirante, ma di recente un funzionario dei servizi segreti britannici, operativo dell’ MI6, ha affermato nel suo libro ” La Gerarchia dei Cospiratori : Il Comitato dei Trecento “, che una tale organizzazione segreta internazionale esiste davvero.

Scrive Coleman : ” Durante la mia carriera al servizio dell’intelligence britannica, ho avuto spesso accesso a documenti strettamente riservati. Il contenuto era inaspettatamente chiaro : ho scoperto che esistono poteri che controllano i governi di numerose nazioni.

Questa cosa mi ha colto alla sprovvista e mi ha fatto decidere di renderla nota ad un mondo tenuto nell’ignoranza. Immaginate un potente gruppo di persone coinvolte nella finanza, nelle assicurazioni, nelle varie attività estrattive, di produzione dei farmaci, nell’industria petrolifera, assolutamente liberi dai vincoli dei confini geografici nazionali e che rispondono solo al gruppo stesso. Questo e il ” Comitato dei Trecento ” : una elite che governa il mondo dal lontano 1897, la cui struttura portante è data dalle 300 personalità più influenti al mondo. “


Leggi tutto su: EFFEDIEFFE.com Giornale Online | Direttore Maurizio Blondet – Esiste davvero un Governo Ombra Mondiale ?.

Antimafia Duemila – Nuove rivelazioni sui ”corpi separati” dei servizi segreti

Antimafia Duemila – Nuove rivelazioni sui ”corpi separati” dei servizi segreti.

di Giulietto Chiesa – Megachip – 3 settembre 2009

Piano piano si ricompongono i mosaici delle strutture in grado di programmare le grandi operazioni della strategia della tensione internazionale inaugurata l’11 settembre 2001.

Mentre il movimento per la verità sull’11 settembre annuncia un grande raduno a Parigi per il prossimo 9-10-11 ottobre, e mentre vengono lanciati altri due appelli per la riapertura dell’inchiesta sotto controllo internazionale – uno rivolto agli Attori e Artisti di tutto il mondo, l’altro ai giornalisti (i più colpevolmente silenziosi su questa spinosa materia a causa della loro superiore responsabilità) – leggo con piacevole stupore notizie che dovrebbero risvegliare (se ne avessero una) la coscienza dei kamikaze di Bush.

Chi ci segue ricorderà le risatine da costoro indirizzate a Seymour Hersh per le sue rivelazioni sui “corpi separati” delle agenzie di sicurezza, dei servizi segreti americani (ovviamente non solo di quelli). Quelle strutture, cioè, che agiscono su commissione ma del tutto al di fuori delle regole ammesse, con finanziamenti segreti, per operazioni terroristiche segrete e ogni sorta di nefandezze, il tutto in nome della sicurezza nazionale. In realtà in nome di operazioni di gruppi e potentati che costruiscono strategie e provocazioni anche contro la sicurezza nazionale dei paesi che dovrebbero difendere.

Ricorda niente tutto cio? A me ricorda l’11 settembre. Ma lasciamo stare per il momento.

I kamikaze di Bush e tutta la sterminata serie di stupidelli, anche colti, che mostrano stupore e incredulità quando gli si presentano scenari da incubo, alzando immediatamente l’accusa di “complottismo”, così da poter evitare di proseguire l’aalisi e potersi tranquillizzare scrivendo le versioni ufficiali già bell’e precotte, ecco, dicevo, tutti questi pirla potrebbero oggi leggersi le rivelazioni del «New York Times» del 21 agosto 2009, dalle quali, quasi innocentemente, emerge che la CIA, cioè il Governo degli Stati Uniti, con Bush e anche con Obama, usa i servigi della Blackwater. E li userà ancora per qualche anno, mentre la signora Hillary Clinton dichiara che sarà molto difficile liberarsene del tutto.

Nel frattempo quei servigi passano, in parte, a un’altra impresa analoga, privata anch’essa, la DynCorp International.

E, sempre nel frattempo, la Blackwater si è ribattezzata Xe Services e continua a eseguire contratti con il Governo degli Stati Uniti per 210 milioni di dollari l’uno (fino al 2011) e per 6 milioni di dollari l’altro, per altri tre anni, per formare guardie di sicurezza nelle tattiche anti-terrorismo.

Tutte cose inoffensive, come per esempio “trasportare diplomatici” (leggi agenti e altri) nelle aree di guerra, raccogliere informazioni (leggi spiare privatamente per conto del governo).

Ma anche, udite, udite, kamikaze di Bush, per assassinare persone in ogni parte del mondo dove lo si ritenesse utile e necessario. Ovviamente in totale segretezza.

Il giornale (firme Mark Landler e Mark Mazzetti) scrive che «la decisione di usare Blackwater per un programma di assassinii fu presa per disperazione nel 2004».

Può darsi che sia così, ma la cosa interessante è che i due autori, fondandosi su fonti anonime (come Hersh del resto), rivelano il meccanismo. Che è quello che qualcuno dovrebbe spiegare a Umberto Eco, visto che sembra non lo conosca: cioè affidare a degli esecutori esterni il compito di commettere crimini e violare le leggi, di assassinare personalità politiche, di calunniare i nemici, di pagare i giornalisti, di organizzare terrorismo e di infiltrare propri uomini nei gruppi terroristici, per far loro eseguire operazioni nelle quali essi credono di portare avanti i propri interessi, mentre in realtà eseguono un programma esterno di cui non conoscono i fini.

Qui vengono addirittura fatti i nomi. Alcuni. Per esempio quello di José A. Rodriguez. Jr., capo del “servizio clandestino” della CIA. Notare la finezza: servizio clandestino? Clandestino per chi? Ma per la stessa CIA, clandestino per il governo USA, che non devono saperne niente.

E si prosegue raccontando che «Mr Rodriguez aveva stretti legami con Enrique Prado, un ufficiale operativo di carriera della CIA (un killer, per intenderci, ndr) , il quale aveva recentemente lasciato l’agenzia per diventare un senior executive della Blackwater.»

Da lì, continua il giornale americano, Rodriguez e altri dirigenti della CIA assegnarono alla Balckwater il compito di dare la caccia e di uccidere i leader di al-Qa‘ida.

Visto come si fa? E non viene in mente a nessuno la storia, identica nella sua struttura – da noi raccontata nel film “Zero” con il contributo di Jürgen Elsässer– della MPRI, Military Professional Research Incorporated? Quella società privata, tutta zeppa di ex generali del Pentagono, e di ex agenti della CIA e dell’FBI, oltre che, s’intende, del Mossad, che venne reclutata appunto dal Pentagono per reclutare a sua volta i mujaheddin, da mandare in Bosnia a massacrare i serbi ortodossi, al servizio di quel campione di democrazia occidentale che si chiamava Alija Izetbegovic.

Adesso anche la MPRI ha cambiato nome, ma se uno volesse avere molti nomi del “Database” (questa è la traduzione di al-Qa‘ida) basterebbe che andasse a cercarli nei libri paga della MPRI.

Piano piano, centimetro per centimetro, la verità viene fuori. Con grande fatica perché bisogna scavare nelle pieghe del mainstream. Ma se aspettiamo che i giornalisti lo facciano, aspetteremo a lungo.


ComeDonChisciotte – L’EUGENETICA E L’AGENDA MONDIALE PER IL DEPOPOLAMENTO

ComeDonChisciotte – L’EUGENETICA E L’AGENDA MONDIALE PER IL DEPOPOLAMENTO.

DI FRANCOIS MARGINEAN
Les 7 du Québec

Nel caso mi dovessi reincarnare vorrei diventare un virus mortale, per poter contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione” – tratto dalla prefazione alla biografia “Se fossi un animale” del Principe Filippo di Edimburgo.

Diverse persone, in momenti diversi, sono state attirate da differenti aspetti dell’eugenetica e ne hanno rigettati altri. Non vi sono imballaggi perfetti, né quartieri generali o capi guida. L’eugenetica è piuttosto una collezione di idee e progetti volti a migliorare la razza umana attraverso il controllo sociale della riproduzione umana. Il movimento eugenetico si è propagato nel mondo e affetta tutte le sfaccettature della vita sociale. Non c’è bisogno di cercare troppo lontano per trovare l’eugenetica. La si ritrova nei libri di scuola, sui giornali e in tutti i media, nella fiction scientifica, nei governi e così via. E’ un modo di pensare alla vita che persone molto intelligenti promuovono da un secolo, con più o meno fermezza negli ultimi cinquant’anni. [Fonte]

Esiste ancora un gran numero di persone tra il pubblico in generale, gli universitari e specialmente coloro che lavorano nei media corporativi , che continuano a disconoscere il programma di riduzione della popolazione mondiale, se pur ben documentato, oltre che le conseguenze di questo piano, che noi vediamo già definirsi. Questo articolo, che fa seguito a “Eugenisme & darwinisme social”, che gettava le basi storiche di questa ideologia, si avvale di un insieme di fatti evidenti, allo scopo di provare che una certa élite è stata ossessionata dall’eugenetica e dalla sua incarnazione moderna, ovvero il controllo della popolazione, da ormai un centinaio di anni, e che questo fine di riduzione della popolazione globale è sempre pienamente attuale.

1• Filantropi miliardari che hanno assistito al vertice organizzato per iniziativa di Bill Gates, il co-fondatore di Microsoft, hanno discusso per unire le forze e vincere gli ostacoli politici e religiosi che si oppongono al cambiamento riguardante la sovrappopolazione mondiale. Questo club, chiamato “Good club”, discute di depopolamento mondiale.

Con il titolo “Il club dei miliardari tenta di stroncare la crescita demografica”, Il Sunday times del 24 maggio ha rivelato lo svolgimento di una riunione segreta che la dice lunga sulla volontà politica dell’oligarchia finanziaria.

L’ incontro, tenutosi a New York il 5 maggio scorso, è stato organizzato per iniziativa di Bill Gates, fondatore del monopolio Micorsoft, gran promotore di simulatori di morte su computer e padrino di facebook, di Warren Buffet, speculatore miliardario e finanziatore della Fondazione Gates, e di David Rockefeller. Oltre a questi tre, la festicciola ha riunito Michael Bloomberg, sindaco di New York e fondatore dell’omonima agenzia di informazione finanziaria; Peter Peterson, fondatore del gruppo finanziario Blackstone e strenuo difensore del conservatorismo fiscale; Julian Robertson, patron del fondo Tiger Managment; John Morgridge, presidente anziano della Cisco Systems, Eli Broad, speculatore immobiliare; David Rockefeller Jr, figlio del primo; Ted Turner, fondatore della CNN, e Oprah Winfrey, conduttrice di punta della televisione americana.

La riunione è iniziata con la presentazione di ciascuno dei partecipanti riguardo la causa da loro difesa, ma subito, ci informa il Times, la discussione si è trasformata, per impulso di Bill Gates, in un consenso unanime sulla questione della “sovrappopolazione”, come causa superiore che comprende tutte le altre. Un altro partecipante ha confidato che erano giunti a un accordo per mettere in atto una strategia “in cui la crescita demografica sarebbe attaccata come una minaccia ecologica, sociale e industriale”. I partecipanti hanno sottolineato il loro “bisogno di essere indipendenti dalle agenzie governative che si rivelano incapaci di affrontare il disastro che tutti noi vediamo incombere”. Le prossime riunioni sono già previste per organizzare la messa in atto di questa strategia. [Fonte]

2• Ted Turner, uno dei partecipanti e ricco proprietario di un impero mediatico, è fortemente impregnato di eugenetica e dell’idea di ridurre la popolazione mondiale, che vorrebbe vedere calare del 95% come optimum, secondo un’intervista rilasciata all’ Audubon Magazine nel 1996: “una popolazione totale di 250-300 milioni di persone, cioè un abbassamento del 95% in rapporto agli attuali livelli, sarebbe l’ideale”. Turner ha devoluto un miliardo di dollari a una organizzazione chiamata Fondazione delle Nazioni Unite. Questa organizzazione creata da Turner e la Fondazione Turner sono finalizzate al controllo della popolazione attraverso la distribuzione dei preservativi, il sostegno all’aborto e altri metodi per promuovere l’agenda eugenetica, così del resto Bill e Melinda Gates hanno donato ingenti somme di denaro a delle “organizzazioni caritatevoli” che servono realmente a promuovere il movimento eugenetico. Turner ha anche ricevuto un premio dall’ONU per il suo lavoro sullo sviluppo sostenibile, che non è che un altro nome in codice per “riduzione della popolazione”. [Fonte]

3• La Fondazione Bill & Melinda Gates, il gigante americano dell’agrobusiness DuPont/Pioneer Hi-Bred, uno dei più grandi proprietari di fabbriche di sementi brevettate e geneticamente modificate (OGM) e di prodotti agrochimici apparentati; Syngenta, una compagnia di sementi OGM e di prodotti agrochimici con base in Svizzera attraverso l’intermediazione della sua Fondazione Syngenta; la Fondazione Rockefeller, questo gruppo privato che ha creato la “rivoluzione genetica”, con più di 100 milioni di dollari di sementi dagli anni ’70; Il CGIAR (Gruppo di consulenza sulla ricerca agricola internazionale) la rete mondiale creata dalla Fondazione Rockefeller, al fine di promuovere il suo ideale di purezza genetica attraverso un cambiamento dell’agricoltura, lavorano insieme a dei progetti comuni, come la Riserva mondiale di semi a Svalbard.

Il CGIAR è stato definito a seguito di una serie di incontri privati tenuti durante la conferenza della Fondazione Rockefeller a Bellagio, in Italia. I principali partecipanti ai dibattiti di Bellagio erano George Harrar, della Fondazione Rockefeller; Forrest Hill, della Fondazione Ford; Robert McNamara, della Banca Mondiale e Maurice Strong, organizzatore internazionale della famiglia Rockefeller sull’ambiente e che in quanto fiduciario della Fondazione Rockefeller, organizzò il Vertice della Terra (Earth Summit) dell’ONU, a Stoccolma, nel 1972. Questo faceva parte dell’obiettivo della fondazione, ormai da decenni, al fine di mettere la scienza al servizio dell’eugenetica, un’orribile versione della purezza della razza, e che è stata chiamata Il Progetto.

Per assicurare il massimo impatto, il CGIAR ha chiamato a raccolta l’organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite, il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite e la Banca Mondiale. Così attraverso l’ espediente di una richiesta di fondi accuratamente pianificata fin dall’inizio, la Fondazione Rockefeller, a partire dall’inizio degli anni 70, era in grado di delineare la politica agricola mondiale. E così è stato.

Finanziati da generose borse di studio di Rockefeller e della Fondazione Ford, il gruppo consultivo sulla ricerca agricola internazionale ha fatto si che i principali scienziati ed agronomi dell’agricoltura del terzo mondo fossero condotti negli Stati Uniti al fine di impadronirsi dei concetti della produzione dell’agro-industria moderna, per poi ricondurli nel loro paese d’origine. Durante questo processo, hanno creato una rete di influenza inestimabile per la promozione dell’agro-industria americana in quei paesi e soprattutto la promozione della “rivoluzione genetica” degli OGM nei paesi in via di sviluppo, e tutto questo in nome della scienza e del mercato agricolo efficace e libero. (Vedere l’articolo “L’arche de Noé végétale”)

Creare geneticamente una razza di padroni?

Il progetto è il progetto della Fondazione Rockefeller e di potenti interessi finanziari fin dagli anni ’20 al fine di utilizzare l’eugenetica, successivamente ribattezzata genetica, per giustificare la creazione di una razza di capi creati con l’ingegneria genetica. Hitler e i nazisti la chiamarono la razza dei padroni ariani.

L’eugenetica di Hitler fu finanziata in larga parte dalla stessa Fondazione Rockefeller, la stessa che oggi costruisce una “riserva di semi per il giudizio finale” allo scopo di preservare dei campioni di ogni seme presente sul pianeta. Ecco cosa diventa davvero intrigante. La stessa Fondazione Rockefeller creò la pseudo scienza della disciplina di biologia molecolare nella sua ricerca incessante atta a ridurre la vita umana alla “definizione di una sequenza genetica” che, speravano, potesse essere modificata allo scopo di cambiare a piacimento le caratteristiche umane. Gli scienziati dell’eugenetica di Hitler, molti dei quali sono stati tranquillamente condotti negli Stati Uniti, dopo la guerra, per poter proseguire le loro ricerche biologiche eugenetiche, hanno gettato la gran parte delle basi di ingegneria genetica di diverse forme di vita, sostenute apertamente e in misura consistente fin dentro il cuore del terzo reich attraverso generose sovvenzioni della Fondazione Rockefeller.

La stessa Fondazione Rockefeller creò quella che viene chiamata rivoluzione verde, durante un viaggio in Messico effettuato nel 1946 da Nelson Rockefeller e dall’anziano segretario all’agricoltura del New Deal, fondatore della compagnia Pioneer Hi-Bred Seed, Henry Wallace.

La rivoluzione verde era volta a risolvere il problema della fame nel mondo su larga scala, in Messico, India e in altri paesi scelti, dove Rockefeller operava. L’agronomo della Fondazione Rockefeller, Norman Borlaug, conseguì un premio Nobel per la pace per il suo lavoro, cosa di cui c’è poco da vantarsi dal momento che persone come Henry Kissinger hanno condiviso lo stesso premio.

In realtà, a quanto è emerso molti anni dopo, la rivoluzione verde era una brillante idea della famiglia Rockefeller per sviluppare un’ industria agraria a livello mondiale per poterne poi assumerne il monopolio analogamente a quanto già era avvenuto nel mondo dell’industria petrolifera, cominciata mezzo secolo prima. Come ha dichiarato Henry Kissinger negli anni ’70: “Se controllate il petrolio, controllerete nazioni intere; se controllate il sistema alimentare, controllerete le popolazioni”. [Fonte]

4• L’ideologia eugenetica e di riduzione della popolazione è ben integrata nel movimento ambientalista e in quello sulla teoria del riscaldamento climatico causato dall’uomo. Che sia correttamente attribuito all’uomo o meno, le stesse idee di ridurre il numero della popolazione mondiale, controllare le nascite adottando le misure eugenetiche che imitino la politica del figlio unico della Cina e altre misure come l’aborto e la tassa sui figli supplementari, sono presenti. L’uomo e anche i bambini sono il problema che bisogna debellare.

Dal momento che il pianeta subisce una drastica caduta della produzione di beni primari per il sostentamento della popolazione, il Fondo Mondiale per la Natura (World Wildlife Fund) ha pubblicato il 29 ottobre scorso il suo Living Planet Report 2008, in cui sostiene che, poiché i bisogni dell’uomo quali cibo, acqua, energia e materiali, rappresentano la più grave minaccia per la biodiversità, il consumo umano dovrebbe essere ridotto almeno del 30%, tanto per cominciare.

Secondo questo rapporto, più dei tre quarti della popolazione mondiale vivono nei paesi dove il consumo supera la loro bio-capacità (espressa sotto forma di “Impronta ecologica”). Gli autori chiedono la riduzione della popolazione, del consumo individuale e delle risorse utilizzate o dei rifiuti emessi per produrre beni e servizi”. Per la prima volta, il WWF si occupa anche del consumo di acqua.

Questo rapporto, le cui raccomandazioni, se venissero applicate, condurrebbero alla morte di centinaia di migliaia di persone, sono state co-redatte dai membri della Società zoologica di Londra. All’origine del WWF, troviamo il principe Bernard dei Paesi Bassi e il suo condivisore Filippo di Edimburgo, principe consorte della regina Elisabetta II di Inghilterra. Il principe Bernard era un nazista, membro delle SS, il quale, costretto alle dimissioni dal partito in vista della sua funzione reale, firmò la sua lettera di dimissioni con un “Heil Hitler!”.

Il criterio di impronta ecologica di cui si serve il WWF fu elaborato da una fondazione britannica, Optimum Population Trust, che fa apertamente campagna per ridurre dei due terzi la popolazione mondiale allo scopo di riportare a due o tre miliardi il numero di individui. [Fonte]

5• Nelle rare uscite pubbliche sui media, Jonathan Porrit, uno dei principali consiglieri per l’ambiente di Gordon Brown, ha avvertito che la Gran Bretagna dovrebbe ridurre radicalmente la sua popolazione se desidera costruire una società sostenibile. L’annuncio è stato dato alla conferenza annuale del gruppo Optimum Population Trust (OPT), di cui è a capo. Secondo le loro ricerche, la popolazione britannica dovrebbe essere ridotta a 30 milioni, ovvero la metà di quella attuale. [Fonte]

In Australia, un gruppo di lobby ambientaliste, il Sustainable Population Autralia, sostiene che bisognerebbe ridurre drasticamente la popolazione mondiale adottando la politica del figlio unico per salvare il pianeta. Secondo questo gruppo di 1300 attivisti, è il solo modo di evitare un suicidio ambientale. La presidente del gruppo, Sandra Kanck, suggerisce di ridurre la popolazione da 22 a 7 milioni di abitanti per poter affrontare i cambiamenti climatici. [Fonte]

Allo stesso modo, la BBC pubblicò un articolo di John Feeney, in cui si dichiarava che la crescita incontrollata della popolazione mina gli sforzi per salvare il pianeta, chiedendo al movimento ambientalista di smetterla di sfuggire questa controversa questione. Viene menzionata un’altra organizzazione che si muove nello stesso senso: la Global Population Speak Out. [Fonte]

6• Scienziati, riuniti in gruppi simili al Global Population Speak Out (GPSO) fanno pressione sui media per superare il tabù della sovrappopolazione mondiale:

Faccio parte di un gruppo di scienziati, suddiviso in 24 paesi, che si impegna a convincere i media di fare cessare il tabù che ostacola tutte le discussioni relative al problema posto dalla quantità e dalla crescita della popolazione umana in relazione al conseguente degrado ambientale. Manteniamo questo tabù a nostro pericolo e a quello di milioni di altre specie.

La sovrappopolazione è strettamente legata a tutte le forme di degrado ambientale, di cui stiamo prendendo coscienza solo di recente: estinzione delle specie, cambiamenti climatici, inquinamento, desertificazione, diminuzione delle riserve idriche, deforestazione, ecc, e dunque la crescita demografica mondiale è preoccupante.

E’ ingenuo pensare che riducendo i consumi ( anche se è bene farlo) riusciremo a correggere gli eccessi dovuti alla crescita ininterrotta della popolazione umana; nessuno può ridurre i propri bisogni organici a zero, per farlo bisognerebbe non esistere. E’ tempo di riflettere su questi problemi demografici e preparare l’opinione pubblica ad una nuova percezione della propria evoluzione.

Il problema del contenimento delle nascite è difficile nei paesi in via di sviluppo dove errori grossolani sono stati commessi in passato. Ma gli errori devono essere utili per progredire.

Sarà necessario in questi paesi, naturalmente con l’aiuto dei media, educare meglio le donne mostrando nuove opzioni rispetto alle dimensioni delle famiglie; bisognerà proteggere meglio i bambini perché la forte mortalità infantile non sia più la giustificazione per famiglie numerose; infine sarà necessario rendere i metodi contraccettivi facilmente accessibili a tutti.

Il progetto di giungere rapidamente a un certo livello di crescita della popolazione umana, per poi successivamente passare ad una decrescita è una scelta dalla quale dipende l’avvenire della nostra specie e del resto del mondo vivente. [Fonte]

Altri, come il Dr. Eric R. Pianka, biologo americano attivo presso l’Università del Texas a Austin che pronuncia discorsi a livello internazionale, promuove un genocidio di massa del 90% della razza umana per salvare il mondo ed è calorosamente applaudito dai suoi colleghi. Durante un discorso all’accademia delle scienze del Texas nel 2006, Pianka proponeva di sterminare il 90% della popolazione umana utilizzando il virus dell’Ebola. [Fonte]

Nel 2002, il Melbourne Age riportava dei documenti trovati di recente che descrivevano il piano dettagliato dell’eminente immunologo Sir Macfarlane Burnet per aiutare il governo australiano a sviluppare delle armi biologiche che potessero essere utilizzate contro l’Indonesia e altri paesi “sovrappopolati” dell’ Asia sud-orientale. Sir Macfarlane raccomandava, nel suo rapporto segreto del 1947 che venissero sviluppate armi chimiche e biologiche per sterminare le popolazioni dei paesi asiatici sovrappopolati propagando malattie infettive che si diffondessero solo in questi paesi tropicali, risparmiando l’Australia. Quest’uomo, com’è noto, è stato direttore del Walter ed Eliza Hall Institute of Medical Research e ricevette il premio Nobel per la medicina nel 1960. E’ morto nel 1985 ma le sue teorie sull’immunità e la selezione clonale sono servite a stabilire la base della biotecnologia moderna e dell’ingegneria genetica. [Fonte]

La controversia che circonda i commenti di un altro favorito dell’entourage scientifico, il genetista James Watson, che ha dichiarato al Sunday Times che i neri sarebbe meno intelligenti dei bianchi, non dovrebbe sorprendere sapendo che Watson ha ricoperto un importante ruolo nel promuovere la pseudo scienza dell’eugenetica. Watson fu direttore del Progetto Genoma Umano fino al 1992 e gli viene riconosciuto di aver collaborato alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA, una scoperta che gli valse il premio Nobel nel 1962. Ma la maggior parte ignora che Watson abbia giocato un ruolo cruciale nel progredire della legittimità dell’eugenetica/ depopolamento, ormai da decenni.

James Watson è un importante promotore della mappatura genetica, un test che determina se una coppia sia a rischio di fare un figlio con disturbi genetici ereditari. Dal momento che la mappatura ha fatto aumentare il numero di aborti di bambini considerati “imperfetti”, molti hanno denunciato la sua adozione come niente meno di un camuffamento dell’eugenetica o dell’“eugenetica volontaria”. [Fonte]

7• In un documento di Henry Kissinger, redatto nell’aprile del 1974, quando era consigliere della Sicurezza Nazionale americana, il National Security Study Memorandum 200, concludeva: “il depopolamento è l’obiettivo prioritario della politica estera americana nei paesi del terzo mondo”. Il documento, che individuava in particolare il terzo mondo per una riduzione massiccia della popolazione, suggeriva l’utilizzo di carestie, sterilizzazione e guerra. Questo documento governativo fu reso pubblico nel 1989 e individuava in questi paesi un interesse particolare per gli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti e spiegava perché la crescita della popolazione, soprattutto quella giovanile, fosse percepita come una minaccia rivoluzionaria contro le corporazioni americane. I paesi menzionati erano India, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Messico, Indonesia, Brasile, Filippine, Thailandia, Egitto, Turchia, Etiopia e Colombia.

8• Lord Bertrand Russell scriveva nel suo libro “the impact of science on society”: “attualmente la popolazione mondiale aumenta… la guerra fino ad ora non ha avuto grandi effetti su questo aumento… non pretendo che il controllo delle nascite sia il solo mezzo per impedire ad una popolazione di aumentare. Ce ne sono altri… la guerra è piuttosto deludente a riguardo, ma una guerra batteriologica potrebbe rivelarsi efficace. Se una peste potesse propagarsi nel mondo ad ogni generazione, i sopravvissuti potrebbero procreare liberamente senza riempire troppo il mondo..” [Fonte]

9• “… dei sistemi avanzati di guerra biologica in grado di colpire dei genotipi specifici trasformerebbero la guerra biologica da regno del terrore in efficace strumento politico.”

Chi può aver scritto queste parole nei propri documenti strategici? I nazisti? Il regime di Pol Pot?

No, sono stati Paul Wolfowitz, Dick Cheney, William Kristol, Donald Rumsfeld ed gli altri collaboratori neoconservatori che hanno creato il cosiddetto Project for a New American Century – che costituiva il quadro ideologico della passata amministrazione Bush. Esistono oggi delle armi biologiche che hanno la capacità di uccidere solo certi genotipi particolari, come gli africani, gli asiatici, ecc.[Fonte]

10• La Georgia Guidestones è stata eretta il 22 marzo 1980 negli Stati Uniti, in Georgia, vicino a Elberton. E’ soprannominata la “Stonehenge americana”.

Dieci nuovi comandamenti sono scolpiti sulle due facce delle 4 pietre erette verticalmente e scritti in 8 lingue differenti che sono: inglese, russo, ebreo, arabo, indu, cinese, spagnolo e swahili. [Fonte]

Ecco 3 dei 10 comandamenti iscritti:

1. Mantenere l’umanità al disotto dei 500 000 000 (sic) di individui in perpetuo equilibrio con la natura

2. Guidare la riproduzione intelligentemente migliorando la forma fisica e la biodiversità

3. Non essere un cancro per la terra, lasciare spazio alla natura

11• tra il 1932 e il 1972, il Tuskeegee Study Group ha deliberatamente infettato i poveri della comunità nera dell’ Alabama con la sifilide senza il loro consenso, rifiutando di curarli quando i malati provocavano dei danni nelle città uccidendo intere famiglie. Esperimenti su soggetti umani non consenzienti e a loro insaputa, perpetrati dalle autorità che dicevano di voler “osservare” ciò che succedeva a queste persone.

François Marginean: architetto, ricercatore indipendente, conduttore radiofonico per la trasmissione “L’Autre Monde” su CHOQ FM de l’ UQAM, editore del blog “Les Nouvelles Internationales” e collaboratore di “Les 7 du Québec”.

Titolo originale: “Eugénisme et agenda mondial de dépopulation”

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
12.08.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA

ComeDonChisciotte – PAURA, INTIMIDAZIONE E DISINFORMAZIONE MEDIATICA

ComeDonChisciotte – PAURA, INTIMIDAZIONE E DISINFORMAZIONE MEDIATICA: IL GOVERNO INGLESE PREVEDE.

Ci sono numerose prove, documentate in numerosi comunicati, che il livello 6 di allarme pandemico dell’OMS si basa su motivazioni inventate e su una manipolazione delle cifre relative alla mortalità e all’incidenza del virus H1N1 dell’influenza suina.

I dati utilizzati inizialmente per giustificare il livello 5 di allarme mondiale dell’OMS nell’aprile 2009 erano estremamente insufficienti.

L’OMS asserì senza alcuna prova che “un’ insorgenza a livello globale della malattia è imminente”. Distorse i dati del Messico relativi alla mortalità per la pandemia di influenza suina. Secondo il Direttore generale dell’OMS, Margaret Chan, nella sua dichiarazione ufficiale del 29 aprile: “Finora, 176 persone sono morte in Messico.” Di cosa? Da dove prende queste cifre? 159 persone sono morte di influenza, di cui solo sette morti, confermate da analisi di laboratorio, a causa del ceppo dell’influenza suina H1N1, secondo il Ministero della Salute messicano.

L’influenza suina ha gli stessi sintomi dell’influenza stagionale: febbre, tosse e mal di gola. Ciò che sta succedendo è che l’incidenza diffusa della comune influenza viene utilizzata per generare i dati relativi all’influenza suina H1N1.

E all’improvviso, le autorità britanniche predicono mortalità diffusa a causa di una malattia connessa all’influenza. Quale ne è la prova? Dietro i comunicati ufficiali e la campagna di disinformazione mediatica c’è Big Pharma.

Similmente, negli Stati Uniti l’intervento dell’esercito (così come la disposizione della legge marziale) vengono presi in considerazione nel caso di un’emergenza di sanità pubblica.

Non è che stanno progettando questa emergenza in anticipo? Non è che stanno coordinando queste varie emrgenze nazionali (Regno Unito, Francia) attraverso consultazioni tra i governi, che servono a scatenare un’emergenza globale di sanità pubblica, sulla base di prove inventate?

Vaccini mortali

D’altro canto, i vaccini proposti, come è stato ampiamente documentato e negato dai governi occidentali, potrebbero risultare in più morti di quelle causate dall’influenza H1N1, secondo quanto confermato dall’Health Protection Agency inglese [agenzia di protezione sanitaria, Ndt]:

Un avvertimento del fatto che il nuovo vaccino anti-influenza suina sarebbe connesso a una malattia nervosa mortale è stata mandato al governo da neurologi superiori in una lettera confidenziale.

La lettera dall’Agenzia di protezione sanitaria, l’istituto ufficiale che supervisiona la salute pubblica, è trapelata al giornale The Mail on Sunday, portando a richieste di sapere perché l’informazione non è stata data al pubblico prima che la vaccinazione di milioni di persone, bambini inclusi, cominci.

La lettera comunica ai neurologi che devono stare in allerta per un aumento di un disturbo cerebrale chiamato sindrome di Guillain-Barré (GBS), che potrebbe essere scatenato dal vaccino.

La sindrome di Guillain-Barré attacca le guaine dei nervi, causando paralisi e incapacità di respirare, e può essere fatale.

La lettera, inviata a circa 600 neurologi il 29 luglio, è il primo segno che esiste massima preoccupazione per il fatto che il vaccino stesso possa causare serie complicazioni.

Fa riferimento all’uso di un simile vaccino anti-influenza suina negli Stati Uniti nel 1976 quando:

– Più persone morirono per il vaccino che per l’influenza suina.
– Furono rilevati 500 casi di sindrome di Guillain-Barré.
– Il vaccino potrebbe aver aumentato il rischio di contrarre la sindrome di Guillain-Barré di circa otto volte.
– Il vaccino venne ritirato dopo sole sei settimane quando la connessione con la sindorme di Guillain-Barré divenne chiara.
– Il governo statunitense venne costretto a ripagare milioni di dollari alle persone ammalatesi (Mail on Sunday, 16 Agosto 2009).

ComeDonChisciotte – LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UN MITO

A parte i discorsi sull’energia nucleare (che secondo me è troppo rischiosa), quest’articolo mi pare molto interessanti

ComeDonChisciotte – LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UN MITO.

Intervista a WEBSTER TARPLEY
ReOpen911 e GeoPolIntel

Webster TARPLEY, storico e giornalista statunitense, lavora sulle forme di ingerenza, e in particolare sullo sfruttamento della minaccia terroristica. Si è specializzato nello studio delle operazioni false flag, ossia operazioni commando o terroristiche che usano false rivendicazioni per provocare una situazione conflittuale.

“Non si può capire la politica attuale degli Stati Uniti se si sottovaluta la portata reale dell’11 settembre. Gli attentati dell’11 settembre sono stati un colpo di Stato. La guerra contro il terrorismo si basa su un mito e a partire da questi eventi è diventata una religione di stato obbligatoria. Il solo modo di combattere i neoconservatori è di distruggere questo mito. L’apertura di una commissione di verità come quella di Russell-Sartre al momento della guerra del Vietnam, potrebbe contribuire a distruggerlo”.

Non si può negare che Tarpley sia un esperto di geopolitica e la sua conoscenza dei meccanismi complessi della situazione attuale ci ha naturalmente spinti a chiederne il parere sulla situazione presente. Le domande sono state co-redatte da ReOpen911 e il sito GeoPolIntel che ha realizzato un’analisi estensiva dello scudo ABM (Anti Missili Balistici).

Prima di affrontare l’intervista vera e propria, Webster G. Tarpley, autore di diversi libri, tra cui la straordinaria opera 9/11 Synthetic Terror: Made in USA, ci ha chiesto di completare l’intervista con il paragrafo seguente.

“Il principale progetto americano-britannico del momento è di balcanizzare il Pakistan, in modo che non possa diventare un corridoio energetico per la Cina, l’Iran e il Medio Oriente, come possiamo vedere con la posizione del porto di Gwadar. La folle escalation di violenza in Afghanistan, che porta il segno di Obama, ha senso solo se capiamo che lo scopo è di distruggere il governo centrale del Pakistan e provocare l’esplosione di questo paese in cinque fasi, secondo il prolungamento del piano di Bernard Lewis.

Il Pakistan è un obiettivo molto più importante dell’Iran. Esiste addirittura un piano americano-britannico per distruggere la catena dei paesi pro-cinesi lungo l’Oceano Indiano. Ma lo Sri Lanka ha evacuato l’esercito del terrore (sostenuto dagli Stati Uniti e il Regno Unito): terroristi che avevano i loro quartieri generali a Londra e conosciuti con il nome di Tigri Tamil. Era davvero grottesco vedere Kouchner e Milliband (Ministri degli Esteri francese e britannico) cercare disperatamente di salvare le Tigri Tamil, affinché i macellai potessero combattere ancora! I posti come lo Zimbabwe, il Sudan, la Thailandia, la Cambogia, il Bangladesh e diversi gruppi di isole, sono oggi un campo di battaglia tra la Cina (quest’ultima fa pressioni in favore di un commercio e uno sviluppo pacifico), e l’alleanza Stati Uniti e Gran Bretagna che cerca di mandarli in rovina e di mantenere il consenso screditato di Washington contro il consenso di Pechino, che respinge l’intimidazione imperialista del tipo FMI-Banca Mondiale-WTO”.

ReOpen911 : La lettera di Obama a Medvedev, nella quale chiede ai Russi di negoziare l’abbandono del nucleare iraniano, non sarebbe un mezzo per rinfocolare una nuova guerra in Medio Oriente?

Webster G. Tarpley: Come ho scritto in Obama, The Postmodern Coup, la politica generale dell’amministrazione Obama è di fomentare i conflitti tra l’Iran e la Russia. Lo chiamano il gioco della patata bollente – mettono uno Stato nemico contro un altro, sperando che entrambi vengano danneggiati o distrutti durante il processo. Il regime Obama vorrebbe spingere la Russia in una posizione di ostilità verso l’Iran, giocando sulla paura della Russia di ciò che alla fin fine l’Iran potrebbe fare con le armi nucleari nel caso ne avesse qualcuna. Con persone come Putin e Lavrov, i Russi non sono pronti a cadere in un trabocchetto del genere. La recente esperienza delle sommosse e della mobilitazione in Iran è incoraggiata da persone della CIA, una rivoluzione colorata, una rivoluzione di velluto che non sembra particolarmente riuscita.

Se una marionetta anglo-americana prendesse il potere in Iran, una delle prime cose che farebbe sarebbe tagliare l’approvvigionamento di petrolio in Cina, dato che, di questi tempi, è lì che si trova il maggior interesse degli Stati Uniti e della Gran Bretagna in Medio oriente. Il discorso di Obama al Cairo non è nient’altro che un tentativo di usare il mondo arabo-islamico del Medio oriente contro la Russia e la Cina.

Anche l’India è uno dei principali candidati a diventare la seconda arma eurasiatica degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma anche qui, gli Indiani possono rivelarsi troppo intelligenti per cadere nella trappola. Tutti sanno che il Congresso americano ha adottato delle leggi ricorrenti che chiedono un cambio di regime in Iran, con il finanziamento di 400 milioni di dollari, e da cinque anni e passa, Seymour Hersh ha descritto nel New Yorker il ruolo attivo delle squadre di spionaggio e di destabilizzazione statunitensi in Iran, che tentano di fomentare le ribellioni con gli Arabi, gli Azeri, i Kurdi, i Baloutches, i Pashtun e altri, con lo scopo finale di dividere e balcanizzare l’Iran, nello stesso modo in cui lo furono la Jugoslavia, l’Iraq, e come potrebbe esserlo ben presto il Sudan. Il colore della rivoluzione in Iran è in gran parte l’opera del gruppo “soft power” (NdT: che sostiene una politica esterna di “bassa intensità”) ispirato dagli scritti di Joseph Nye, e che include le cerchie di Brzezinski alla Rand Corporation, così come l’International Crisis Group e altri operatori che per raggiungere i propri scopi usano la sinistra come copertura, gli slogan umanitari, i diritti dell’uomo.

Se ho ben capito Jacques Sapir, egli sembra dire che gli slogan umanitari sono stati così bistrattati dagli imperialisti occidentali al servizio dei propri scopi predatori, che questi slogan sono stati completamente screditati in virtù dell’ipocrisia e del loro effetto “due pesi, due misure”. Se sono proprio questi i propositi di Sapir, sono completamente giustificati. Direi che è tempo di sottolineare i diritti economici dei paesi in via di sviluppo, a cominciare dall’industrializzazione, il pieno impiego, e eliminando la povertà, la malattia, l’analfabetismo, e una situazione in cui vediamo un miliardo di persone che patiscono la fame o che rischiano la carestia, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, e forse 2 miliardi di persone ridotte a un’esistenza miserabile, con meno di un dollaro al giorno. Queste sono le vere domande che oggi l’umanità deve affrontare.

ReOpen911: Il piano Gates-Brzezinski prevede un nuovo approccio con l’Iran. Se questo piano non funzionasse, gli Stati Uniti potrebbero colpire l’Iran con l’arma atomica, come diceva Schneider JR?

Webster G. Tarpley: Tutta la base del regime di Obama, tra le cerchie imperialiste statunitensi, è sempre più cosciente del fatto che gli Stati Uniti sono troppo deboli, troppo odiati, troppo in fallimento per intraprendere ora nuove avventure in Medio oriente. Ecco perché si tirano indietro addossando la responsabilità ad altri, facendo la guerra con l’uso di mandatari o marionette kamikaze, come avvenne con l’Etiopia, usata contro la Somalia qualche anno fa.

ReOpen911: Se gli Stati Uniti e la Russia falliscono nel tentativo di far accettare all’Iran la fine del suo programma nucleare, Israele può colpirlo come colpì l’Iraq di Saddam Hussein?

Webster G. Tarpley: In seguito Gates, Panetta, Biden e Obama stesso hanno ordinato a Israele di lasciar perdere, di abbandonare qualsiasi idea di attaccare da solo l’Iran, cosa che l’avrebbe staccato dai propri alleati. Ne parlo nel libro Obama: The Unauthorized Biography. Credo che gli Inglesi siano sulla stessa linea. Il senatore Kerry e Obama hanno anche detto che l’Iran ha diritto ad un programma nucleare pacifico. Tutto questo rinforza l’idea che gli Stati Uniti vogliano fare dell’Iran una marionetta kamikaze contro la Russia e/o la Cina. Chi continua ad ignorare questa tendenza vive nel mondo com’era prima del dicembre 2007, quando le valutazioni ufficiali dei servizi segreti statunitensi dicevano che non c’era nessun programma d’armi nucleari iraniano. Dubito che gli Israeliani avviino un tale attacco. Se lo facessero, si tratterebbe di una vera e propria catastrofe mondiale. I nostri amici del Quai d’Orsay (Ministero degli Esteri francese, Ndt) dovrebbero fare tutto il possibile per dissuadere Netanyahu & co.

ReOpen911: Dato che i servizi segreti statunitensi hanno detto che l’Iran ha fermato il proprio programma nucleare militare dal 2003, dobbiamo accettare un Iran con un nucleare civile?

Webster G. Tarpley: Certo, nonostante la demagogia bellicistica di Sarkozy e di Kouchner su quest’argomento quando tentarono di andare al fronte. Ogni paese ha un diritto inalienabile alla scienza, alla tecnologia, all’industria e alla produzione di energia moderna, e nel mondo d’oggi, questo può significare solo lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare. Questa era la base della politica estera americana durante la maggior parte della guerra fredda, l’iniziativa “Atomi per la pace” di Eisenhower.

Tutti i paesi del mondo che vogliono affermare la propria sovranità e il diritto allo sviluppo considerano seriamente l’esame di un’applicazione importante dell’energia nucleare, a cominciare dalla Cina, l’India, la Russia, la Giordania e molti altri. In questo seguono il ben riuscito esempio francese, molto più eloquente dei discorsi di Sarkozy. Dopo le violazioni massicce del regime di non proliferazione, suggellato da Stati Uniti e India sul nucleare, gli Stati Uniti non si fanno scrupoli quando si tratta di intimidire o tormentare gli altri su questo aspetto.

ReOpen911: La colonna vertebrale della politica estera americana in Europa è il Trattato ABM e l’allargamento della NATO. Cosa ne pensate di questa provocazione verso la Russia e del rischio di vedere affrontarsi alleati europei?

Webster G. Tarpley: Nella migliore delle ipotesi, l’allargamento della NATO è inutile e assai pericoloso nella maggior parte degli scenari probabili. Quale persona di buon senso si impegnerebbe a battersi e a morire per un demente come Saakashvili, dopo che quest’ultimo ha mostrato la propria instabilità mentale con l’attacco kamikaze contro la Russia nell’agosto 2008? Che persona di buon senso vorrebbe essere impegnata nell’ultima avventura di questi cleptocrati dell’FMI a Kiev? Quando la Germania dell’Est è stata reintegrata nella Germania dell’Ovest, gli Stati Uniti hanno preso degli impegni seri con la Russia: le forze della NATO non sarebbero entrate nell’ex Germania dell’Est. Ora, sono andate molto più lontane. È il momento di invertire questa tendenza. Invito la Francia a riconsiderare l’idea di reintegrare la struttura di comando della NATO.

Tenendo conto dell’impegno americano nei regimi instabili e aggressivi non lontani dalla Russia, la Francia corre il rischio di essere trascinata in una guerra catastrofica sulla scia anglo-americana. Questo non è il futuro di una grande nazione come la Francia. Possiamo vedere anche una seconda serie di paesi provocatori composta da Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ucraina e altri paesi, che possono essere buttati nella lotta contro la Russia per questioni come l’interruzione della distribuzione di gas naturale in Europa dell’Ovest quasi ogni inverno.

ReOpen911: Riguardo al trattato ABM, cosa ne pensate dell’impianto dello scudo spaziale in paesi dell’Europa dell’Est come la Repubblica Ceca, senza previo accordo con il Parlamento europeo? Cfr http://fr.rian.ru/world/20081110/118227844.html

Webster G. Tarpley: Ho richiamato diverse volte Obama in pubblico affinché prendesse degli impegni precisi, se vuole provare di essere davvero l’angelo della pace che dice di essere. Il primo è annunciare che non ci sarà nessun schieramento di sistemi ABM in Polonia, poiché possono essere facilmente messi in atto in un primo attacco nucleare preventivo strategico contro la Russia, ributtando così il mondo nel contesto esplosivo della vecchia guerra fredda. Obama potrebbe semplicemente annunciare: “La crisi dei missili poloni non avverrà”. L’altro impegno che Obama potrebbe prendere sarebbe quello di ritirare tutto il sostegno degli USA all’allargamento della NATO. È quello che qualsiasi Europeo con un po’ di buon senso esigerebbe che facesse. Invece, l’estate scorsa abbiamo avuto 200.000 fans raggirati da Obama alla porta di Brandeburgo.

ReOpen911 : In questo contesto, cosa ne pensa dell’integrazione della Francia alla NATO, e la sua partecipazione alla guerra contro il terrorismo?

Webster G. Tarpley : Raccomanderei alla Francia di non sottomettersi al comando della NATO. Il presidente de Gaulle aveva completamente ragione quando espulse da Versailles i quartieri generali della NATO e ritirò la Francia dalla struttura di comando della NATO. Questo non ha offuscato le relazioni franco-americane, ma ha impedito che gli elementi anarchici presenti nell’organizzazione causassero seri problemi alla Francia. In particolar modo penso al generale Lyman Lemnitzer, sostenitore dell’operazione Nothwood (NdT: piano concepito da alti dirigenti del Dipartimento della Difesa USA allo scopo di suggestionare l’opinione pubblica statunitense ed indurla così a sostenere un attacco militare USA contro il regime cubano di Fidel Castro) quand’era Presidente del Pentagono e stava per diventare il Comandante della NATO, e che fece di tutto per installare Gladio in Italia e nella maggior parte dei paesi della NATO (NdT: organizzazione paramilitare del secondo dopoguerra, legata ai servizi segreti occidentali promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa occidentale). Riassumendo, De Gaulle aveva ragione, l’Occidente ha bisogno che la Francia mantenga la propria indipendenza intellettuale e l’attitudine a sviluppare una critica responsabile e realista sugli eccessi degli Anglo-americani. Ciò che fece De Gaulle, è ciò che ci si aspetta dai futuri leader francesi.

ReOpen911 : Riguardo all’11 settembre, pensa che possa nascere un’inchiesta indipendente? E in caso affermativo, sarebbe per volere della giustizia americana o di un’azione internazionale come i “Politics for 9/11 Truth” (NdT: Dirigenti politici per la verità sull’11 settembre)

Webster G. Tarpley: L’importanza del movimento per la verità sull’11 settembre, sviluppatosi nella società americana tra il 2006 e il 2007, si è ampiamente disgregata fino a diventare impotente. Mentre la campagna delle primarie cominciava a riunire le energie nel 2007, molti vecchi attivisti dell’11/9 han commesso il grave errore di sacrificare la propria attività a politici professionisti che avevano promesso di fare qualcosa per indagare sulla questione. Dennis Kucinich, candidato di sinistra al partito liberal-democratico, promise pubblicamente che avrebbe indagato sull’11/9, così come sull’affaire del B-52 “canaglia” (NdT: Bombardiere strategico a largo raggio prodotto dalla Boeing) avvenuta tra l’agosto e il settembre 2007, poco dopo che un gruppo di attivisti di cui facevo parte emise l’avvertimento di Kennebunkport, col quale dicemmo che Cheney stava facendo un ultimo tentativo per avviare la guerra contro l’Iran. Questo succedeva nel momento in cui gli Israeliani lanciavano il raid aereo contro la Siria. Ma Kucinich non mantenne la promessa. Una parte ancor più grande dell’ 11/9 Truth Movement venne inghiottita da Ron Paul, il deputato del Texas e candidato libertario repubblicano. Non fece promesse in pubblico come Kucinich, ma in privato disse agli attivisti dell’11/9 Truth Movement che condivideva il loro punto di vista e che l’avrebbe detto pubblicamente al momento opportuno. Con queste certezze, molti attivisti diedero il proprio tempo, denaro e sostegno alla campagna presidenziale di Ron Paul. Ma quando, durante un dibattito nazionale sulla televisione via cavo a cui assisteva tutta la stampa nazionale, Ron Paul venne interrogato, affermò con forza che riteneva assurde le idee dell’11/9 Truth Movement e che queste lo imbarazzavano; aggiunse inoltre che gli attivisti avrebbero dovuto abbandonare i loro sforzi. Disse anche che il suo scetticismo riguardo al rapporto della Commissione dell’11 settembre era uguale al suo scetticismo per i documenti del governo, né più né meno. Alla fine, quando fu chiaro che Obama aveva una reale possibilità di diventare Presidente, il resto dei liberali di sinistra rinunciò all’attivismo e si unì alla quête messianica e utopica proposta da Obama.

Di conseguenza, il movimento per la Pace, il movimento per la destituzione (NdT: e il processo di Bush) e l’11/9 Truth Movement vennero letteralmente spazzati via. Tutto questo mostra il ruolo importante svolto da Obama nella soppressione delle proteste e la protezione dell’Establishment di Wall Street contro l’agitazione popolare. Ora ci vorrebbe l’implicazione decisiva di uno o più leader mondiali fuori dagli Stati Uniti per realizzare l’indispensabile inchiesta internazionale indipendente dalla Commissione per la verità sull’11/9.

ReOpen911 : Molti cittadini hanno scoperto la geopolitica e i retroscena dei conflitti cercando di saperne di più sugli attentati dell’11 settembre 2001. Cosa direbbe a queste persone che scoprono, spesso con orrore, che un buon numero di guerre e attentati sono fatti dagli Stati Uniti e/o da gruppi di interesse contro gli interessi delle popolazioni?

Webster G. Tarpley: Il problema della politica straniera statunitense non si trova essenzialmente all’interno del governo federale, ma viene dal fatto che la politica straniera statunitense è ampiamente prodotta dagli interessi bancari della potentissima Wall Street, che opera attraverso organismi come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il gruppo Bildeberg e l’insidiosa Mont Pelerin Society che si occupa di economia. Obama, Biden, Holbrook e molti altri sono i servi di questi banchieri di Wall Street. Queste forze non seguono una politica americana nazionale che imporrebbe, per esempio, buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, come erano mantenute durante la Rivoluzione Americana nel momento della Guerra Civile americana e durante l’amministrazione di F.D. Roosevelt.

Invece di una politica nazionale americana, abbiamo una politica favorevole ai finanzieri e agli imperialisti. È la stessa mentalità della City di Londra e di una parte della Commissione Europea e della Banca Centrale. Viviamo un’epoca di preponderanza oligarchica su tutto il globo. Il solo modo di cambiare questa situazione è aumentare la politicizzazione e l’attivismo di una parte della società moderna che si limita solitamente a uno stupore passivo, all’apatia, a un’alienazione attraverso la cultura popolare.

ReOpen911 : Internet gioca un ruolo importante nel mettere a disposizione le informazioni e quindi a ciò che potremmo chiamare un’ “educazione delle masse”; secondo lei, un’azione concertata che sfoci su una censura su questa rete è all’ordine del giorno?

Webster G. Tarpley: Uno degli aspetti positivi del sistema statunitense è stata la forte protezione della libertà d’espressione incarnata dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Potete confrontarla con la terribile situazione di un paese come la Gran Bretagna. I liberali totalitari del regime Obama sono ostili al proseguimento della tradizione di libertà d’espressione. Vorrebbero ridurre l’ambito della libertà d’espressione usando il pretesto della legislazione del crimine destinata a dichiarare illegale non atti criminali, ma le opinioni sostenute da coloro che hanno commesso tali atti criminali – dichiarare illegali le opinioni è un’idea alquanto strana in giurisprudenza.

Il Partito Democratico sembra anche voler ridurre al silenzio o intimidire l’ala destra o i commentatori radio reazionari più in vista nel paese, e che rappresentano una delle forze principali che criticano il regime Obama. Con il pretesto d’obbligare i diffusori che usano le onde pubbliche, quest’ultimo è tentato di offrire un’ampia varietà di opinioni politiche, o di rappresentare gruppi di comunità locali. Sarebbe stato meglio vietare a una corporation il possesso totale dei mass media in una data città e lasciare così che il discorso evolvesse.

ReOpen911 : Lei che è spesso pessimista riguardo al futuro (basta pensare la suo ultimo libro nel quale spiega perché nutre poca speranza in Obama) ha qualche speranza per un futuro più pacifico?

Webster G. Terpley: Non credere alla demagogia delle marionette di Wall Street come Obama non fa di me un pessimista, ma un realista. Obama ha superato il proprio apogeo; si trova ora sulla discesa, sebbene il pericolo di nuove operazioni false flag che mirano alla Russia, alla Cina, al Sudan, al Pakistan o ad altri nuovi bersagli aumenti senza dubbio in questo momento. Avendo studiato Platone, Leibniz e Machiavelli, sono ottimista per ciò che riguarda le prospettive d’azione in questo mondo. Su questi punti sono con Leibniz e contro Voltaire. Approverei anche ciò che dice Dante sul punto essenziale della Divina Commedia nel Canto di Marco Lombardo, dove l’accento è messo sul fatto che lo stato del mondo non dipende da Dio, dalla predestinazione o dalla cattiva sorte, ma che si tratta invece di un compito dato agli esseri umani che devono esercitare il loro libero arbitrio.

Le persone devono capire che l’azione storica mondiale è più realizzabile al presente che in qualsiasi altro momento della storia; è il momento di trarre vantaggio da queste possibilità prima che la porta delle opportunità si chiuda, cosa che può succedere in qualsiasi momento.

ReOpen911 : Lei che conosce bene gli ingranaggi dei Machiavelli del nostro tempo, cosa possono fare i nostri lettori e i cittadini per aiutare il mondo a essere migliore e più in pace?

Webster G. Tarpley: Non c’è nessuna ragione di subire una depressione economica mondiale, né una guerra mondiale che potrebbe seguire la stessa sequenza di eventi che abbiamo conosciuto negli anni 1930.

Innanzitutto, le leggi dell’economia non sono affatto un mistero. Le spiego nel mio ultimo libro Surviving the Cataclysm (Sopravvivere al Cataclisma). Per uscire dalla depressione in primis bisogna fare tutto ciò che è necessario per ridurre il fardello del capitale fittizio e delle entrate speculative dell’economia mondiale.

Questo significa fare cose come vietare la bolla dei derivati di 1,5 milioni di miliardi di dollari, o tassare i derivati fino alla loro scomparsa, vietare i prestiti ipotecari a tasso aggistabile, dichiarare illegali i “fondi di copertura” altamente speculativi (hedge funds), fermare i pignoramenti delle case, delle fattorie, delle fabbriche, tassare gli speculatori con la tassa Tobin dell’1%, regolare di nuovo i mercati petrolieri, pignorare e chiudere le banche zombie in bancarotta che dominano Wall Street e la City di Londra.

Dobbiamo sequestrare la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, le banche centrali controllate da privati e nazionalizzarle. Dovrebbero cominciare col fare prestiti allo 0% per le attività produttive, ossia la creazione di beni fisici tangibili sotto forma di industria, agricoltura, costruzione, trasporti, edilizia, miniere, ricerca scientifica, attrezzature sanitarie e altri preamboli dell’esistenza umana.

Tutto questo è particolarmente necessario qui negli Stati Uniti, poiché tutta l’economia si avvicina al punto del crollo fisico e termodinamico. In questo paese dovremmo costruire un migliaio di ospedali, cento reattori nucleari ad alta temperatura di quarta generazione, costruire 170.000 km di rotaie Maglev (NdT: treno a levitazione magnetica), ricostruire il sistema autostradale interstatale, e ricostruire tutte le infrastrutture d’acqua e di depurazione. Abbiamo bisogno di un programma convincente in fisica di alta energia per risolvere i problemi attuali della fusione dell’energia termonucleare. Abbiamo bisogno di un programma persuasivo nella ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie che colpiscono l’umanità. Sono sforzi che per definizione dovrebbero essere internazionali.

Certo, dobbiamo finanziare e restaurare la rete di previdenza sociale, che sarà fondamentale per le vittime della depressione nei prossimi due o tre anni. E per finire, avremo bisogno di una nuova conferenza monetaria mondiale per creare un sistema monetario mondiale vivibile per rimettere in moto il commercio mondiale e promuovere lo sviluppo economico e tecnologico dell’Africa, dell’Asia meridionale, della maggior parte dei paesi dell’America Latina, dell’Europa dell’Est e di altre zone il cui sviluppo economico è stato impedito.

Bisogna interessarsi ai grandi progetti d’infrastruttura mondiale come il Maglev di Dakar a Dubai, il Maglev da Cap Town al Cairo, i ponti e i tunnel lungo il Mediterraneo a Gibilterra e tra la Sicilia e la Tunisia, un sistema Maglev eurasiatico, un ponte-tunnel sullo stretto di Bering, un nuovo Canale Thai (NdT: l’istmo di Kra in Malesia), una “Tennessee Valley Authority” per il Gange, il Brahmaputra, il Mekong, l’Amazzonia e altri sistemi fluviali nel mondo (NdT: Tennessee Valley Authority: impresa americana incaricata della navigazione, del controllo delle piene, della produzione di elettricità e dello sviluppo economico della valle del Tennessee), e lo sviluppo del trasporto fluviale in Africa con un sistema di chiuse e di canali tra l’alto Nilo e l’alto Congo.

Dovremmo fare tutto questo con la piena coscienza che se non realizziamo queste tappe progressive necessarie finché viviamo, la civiltà mondiale potrebbe sprofondare in un periodo di caos, di orrori che al momento è difficile concepire, ma che dovrebbero essere sufficientemente chiari. La mia litania preferita è quella di un minatore spagnolo di una regione settentrionale della Spagna, le Asturie, che mi diceva che il suo credo personale era: “La tua scelta nel mondo moderno è chiara. Sii attivo prima di diventare radioattivo. Allora scegli”. Quest’alternativa non è cambiata molto. La mia speranza è che sempre più persone scelgano di essere attive.

ReOpen911 e GeoPOlIntel intervistano Webster Tarpley
Fonte: http://www.reopen911.info
Link: http://www.reopen911.info/11-septembre/interview-de-webster-tarpley/
13.07.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI

NUOVA ENERGIA: REBUS – Signoraggio, la grande truffa 1/5

Antonella Randazzo segnala su youtube la registrazione di un programma televisivo sul signoraggio: NUOVA ENERGIA: REBUS – Signoraggio, la grande truffa 1/5.

Negli ultimi tempi alcuni personaggi di regime cercano di creare confusione per impedire la comprensione del Signoraggio bancario e di altri meccanismi che hanno permesso ai banchieri di colonizzare il mondo.
In realtà non è difficile capire questi meccanismi e su Internet ci sono diversi documenti che possono aiutare in questo senso.
In questo video Maurizio Decollanz tratta l’argomento con diversi ospiti.

Il Club Bilderberg. La storia segreta dei padroni del mondo :: Arianna Editrice :: Eurasia

Libro sul gruppo bilderberg: Il Club Bilderberg. La storia segreta dei padroni del mondo :: Arianna Editrice :: Eurasia.

Il Club Bilderberg
La storia segreta dei padroni del mondo

Daniel Estulin

Arianna Editrice
Pagine 384, Prezzo € 18,50

Dal 1954 e una sola volta all’anno, un gruppo ristretto di persone si ritrova per decidere segretamente il futuro politico ed economico dell’umanità. Nessun giornalista ha mai avuto accesso alle riunioni che fino a poco tempo fa si sono svolte presso l’Hotel Bilderberg, in una piccola cittadina olandese. Nessuna notizia è mai filtrata da quelle stanze, anche se – come dimostrano le pagine di questo libro – è durante questi incontri che vengono prese le decisioni più rilevanti per il futuro di tutti noi.
Oggi arriva finalmente anche in Italia il libro che racconta la vera storia di uno dei più potenti e segreti organi decisionali del mondo: il Club Bilderberg.

Risultato di un’indagine serrata durata oltre 15 anni, la rigorosa e documentata inchiesta di Daniel Estulin, tra storia e attualità, svela per la prima volta quello che non era mai stato detto prima, rendendo noti i giochi di potere che si svolgono a nostra insaputa e a scapito della legittima volontà e autodeterminazione dei Popoli.

Dalla privacy armata che la protegge, la classe dirigente globale detta l’indirizzo su politica, economia e conseguenti implicazioni militari.

L’inchiesta di Estulin dimostra come il Club Bilderberg sia stato coinvolto nelle decisioni internazionali più rilevanti della storia recente, dal Piano Marshall allo scandalo Watergate, fino ai recenti conflitti nel Medio Oriente. E’ da questa élite che emergono le figure chiave dello scacchiere internazionale – presidenti statunitensi, direttori di agenzie come la CIA o l’FBI, i vertici dei maggiori gruppi finanziari, economici e dell’informazione – così come da questi incontri nascono le linee guida della globalizzazione.

Pubblicato in Spagna nel 2005, aggiornato al 2009 in questa prima pubblicazione italiana, Il Club BIlderberg è già stato tradotto in 48 lingue, diffondendosi in 70 paesi.

Daniel Estulin vive in Spagna ed è un prestigioso giornalista investigativo. Da quando ha realizzato ciò che nessun altro prima di lui si era mai spinto a fare, svelando i segreti del Club Bilderberg, è diventato una delle voci più rappresentative dell’informazione indipendente e anticonformista .

INDICE
PRIMA PARTE: IL “BILDERBERG GROUP”– I PADRONI DELL’UNIVERSO
CAPITOLO 1: DISCESA MORTALE
CAPITOLO 2: L’IMMORTALE, 1992 – L’HIGHLANDER (1992)
CAPITOLO 3: LA FONDAZIONE DEL BILDERBERG
CAPITOLO 4: I CONCUBINI DEL BILDERBERG
CAPITOLO 5: GLI OBIETTIVI DEL BILDERBERG
CAPITOLO 6: I PUPAZZI DEL BILDERBERG
CAPITOLO 7: IL “CASO WATERGATE”
CAPITOLO 8: IL BILDERBERG SMASCHERATO
SECONDA PARTE: IL “COUNCIL ON FOREIGN RELATIONS”
CAPITOLO 9: UN EPISODIO DEL 1999
CAPITOLO 10: INCROCIO PARTNER
CAPITOLO 11: GIORNALISTI CORTIGIANI?
CAPITOLO 12: DISARMO FORZATO
CAPITOLO 13: L’UFFICIO DI CONTROLLO DEL CFR
CAPITOLO 14: IL CFR E LE OPERAZIONI PSICO-POLITICHE
CAPITOLO 15: IL CFR E IL “PIANO MARSHALL”
CAPITOLO 16: UN ESEMPIO CONCRETO
TERZA PARTE: LA TRILATERAL COMMISSION
CAPITOLO 17: IL CONFRONTO (2003)
CAPITOLO 18: RITORNO AL FUTURO
CAPITOLO 19: UNA SOFISTICATA SOVVERSIONE
CAPITOLO 20: SCEGLIERE UN PRESIDENTE
CAPITOLO 21: IL SISTEMA DEL MONOPOLIO
CAPITOLO 22: I BENEFATTORI DEI BOLSCEVICHI
CAPITOLO 23: TRADIMENTO PER IL PROFITTO
CAPITOLO 24: SACRIFICARE UNA NAZIONE
CAPITOLO 25: LA DETENZIONE (2004)
APPENDICE: RESOCONTI DEL BILDERBERG
DIETRO LE PORTE CHIUSE: DOCUMENTI E IMMAGINI
LISTA CONFERENZE BILDERBERG DAL 1954
LA “TRILATERAL COMMISSION” FEBBRAIO 2006
CONFERENZA BILDERBERG 31 MAGGIO-3 GIUGNO 2007 ISTANBUL (TURCHIA) (TEMATICHE e LISTA DEI PARTECIPANTI)
CONFERENZA BILDERBERG 14 – 17 MAGGIO 2009 Vouliagmeni (GRECIA)
(TEMATICHE e LISTA DEI PARTECIPANTI)
CONCLUSIONE DELL’AUTORE
INDICE DEI NOMI

ESTRATTO

INTRODUZIONE

Nel 1954, gli uomini più potenti del mondo si incontrarono per la prima volta, sotto gli auspici della corona olandese e della famiglia Rockefeller, nel lussuoso Hotel Bilderberg nella cittadina di Oosterbeek. Per un intero fine settimana discussero del futuro del mondo. Al termine, decisero di incontrarsi una volta all’anno per scambiarsi delle idee e analizzare gli affari internazionali. Si definirono “Gruppo Bilderberg”. Da allora, si sono riuniti annualmente in lussuosi hotel in varie parti del mondo per tentare di decidere il futuro dell’umanità. Tra i selezionati membri di questo club troviamo Bill Clinton, Paul Wolfowitz, Henry Kissinger, David Rockefeller, Zbigniew Brzezinski, Tony Blair e molti altri capi di governo, uomini d’affari, politici, banchieri e giornalisti di tutto il mondo.
In oltre cinquanta anni di loro convegni, tuttavia, non è stato mai consentito alla stampa di assistere, non sono state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni dei partecipanti, né è stata resa pubblica un’agenda di un convegno Bilderberg. I leader del “Gruppo Bilderberg” sostengono che questa discrezione è necessaria per permettere a quanti partecipano ai dibattiti di parlare liberamente, senza che le proprie dichiarazioni siano registrate o riportate pubblicamente. Altrimenti, affermano i membri del Bilderberg, sarebbero costretti a parlare nel linguaggio di un comunicato stampa. Senza dubbio, questa discrezione consente al “Gruppo Bilderberg” di deliberare più liberamente, ma in questo modo non si risponde alla domanda fondamentale: di che cosa parlano, in questi convegni, le persone più potenti del mondo?
Qualunque moderno sistema democratico protegge il diritto alla privacy, ma il pubblico non ha forse il diritto di sapere di che cosa parlano i loro leader politici quando incontrano i più ricchi leaders del mondo degli affari delle loro rispettive nazioni? Quali garanzie hanno i cittadini che il “Gruppo Bilderberg” non sia semplicemente un centro che influenza il commercio ed esercita pressioni, dal momento che ad essi non è permesso sapere di che cosa parlano i loro rappresentanti alle adunanze segrete del Gruppo? Perché i Davos World Economic Forums e gli incontri del G8 sono oggetto di discussione su tutti i giornali, con ampi servizi in prima pagina e la presenza di migliaia di giornalisti, mentre non c’è alcuna copertura mediatica per gli incontri del “Gruppo Bilderberg”? Questo blackout esiste nonostante il fatto che (o perché?) siano annualmente frequentati da presidenti del Fondo Monetario Internazionale , della Banca Mondiale e della Federal Riserve; da presidenti delle 100 più potenti corporations del mondo come “Daimler Chrysler”, “Coca Cola”, “British Petroleum” (BP), “Chase Manhattan Bank”, “American Express”, “Goldman Sachs” e “Microsoft”; da Vicepresidenti degli Stati Uniti, da direttori della CIA e dell’FBI, da Segretari Generali della NATO, da senatori americani e membri del Congresso, da Primi Ministri europei, da capi dei partiti di opposizione e dai maggiori editori e direttori dei principali giornali del mondo.
È certamente curioso che nessuno dei più importanti mezzi di informazione ritenga che faccia notizia una riunione di tali personaggi, la cui ricchezza eccede di gran lunga il totale della ricchezza di tutti i cittadini degli Stati Uniti, quando un viaggio di uno di loro, da solo, conquista i titoli di testa in televisione. Questo è l’enigma su cui ho riflettuto. Quindici anni fa, esso mi ha spronato a compiere un viaggio investigativo, che è diventato l’opera della mia vita. Lentamente, ho dissolto, uno per uno, gli strati di segretezza che circondano il Gruppo Bilderberg, ma non avrei potuto farlo senza l’aiuto di “obiettori di coscienza” sia interni che esterni all’insieme dei membri del Gruppo. Ad essi, manifesto la mia più profonda gratitudine, perché la loro impagabile intelligenza ha reso possibile questo libro. È dunque comprensibile che, per proteggerli, io non citi questi veri eroi p er nome, ma li ringrazio per avermi aiutato a scoprire che cosa si diceva dietro le porte chiuse dei sontuosi hotel, in cui i soci del Bilderberg tengono i loro annuali incontri.
Prima di entrare nel regno di questo club esclusivo, è importante riconoscere che né le persone né le organizzazioni sono assolutamente “cattive”, così come nessuno è assolutamente “buono”. Nel mondo ci sono potenti mossi da alti ideali, principi e convinzioni, e potenti come quelli del club segreto manipolatore e dei suoi derivati, che ho descritto in questo libro. Gli sforzi dei membri originari per migliorare il nostro mondo erano basati su un’autocrazia “father-knows-best”[1] analoga al modello paternalistico di cristianità tipico della Chiesa Cattolica Romana. Inizialmente, il loro intento era nobile.
Purtroppo, sembra che il “Gruppo Bilderberg”, crescendo, sia andato oltre i propri idealistici propositi fino a diventare un governo ombra mondiale, che decide in totale segreto, in incontri annuali, come saranno realizzati i suoi piani. Minaccia di sottrarci i nostri diritti per dirigere i nostri destini. Ciò sta diventando più facile, perché lo sviluppo della tecnologia della telecomunicazione, assorbita con il profondo, istantaneo impatto di Internet, e i nuovi metodi di ingegneria comportamentale per manipolare la condotta individuale possono trasformare quelle che, in altre epoche storiche, erano soltanto cattive intenzioni in una scomoda realtà.
Ogni nuova misura, presa isolatamente, può sembrare soltanto una superficiale aberrazione, ma il complesso dei cambiamenti, considerato nel suo insieme, come parte di uno sviluppo continuo, costituisce un movimento verso l’asservimento totale. Per questo è giunto il momento di guardare dietro le quinte. Siamo a un bivio e le strade che imboccheremo, da adesso in poi, determineranno il futuro stesso dell’umanità. Dobbiamo essere consapevoli dei veri obiettivi e delle azioni del “Gruppo Bilderberg” e di altri gruppi simili, se vogliamo sperare di conservare la libertà per la quale i nostri nonni combatterono nella seconda guerra mondiale.
Non spetta a Dio farci uscire dalla “nuova età oscura” pianificata per noi. Spetta a noi! Se da questo secolo verremo fuori come stato di polizia elettronico globale o come esseri umani liberi, dipenderà dalle azioni che faremo ora. Se non conosciamo in profondità il contesto, non troveremo mai le risposte giuste.
La vera storia del “Gruppo Bilderberg” cerca appunto di fornirle.

NOTA
[1] “Father Knows Best” era una sitcom molto popolare negli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo negli Stati Uniti, che metteva in scena le vicende della classe media americana imbevuta di conservatorismo, come si intuisce dal titolo del programma, che vuol dire, letteralmente, “Il padre sa che cosa è meglio” [N.d.T.].

ComeDonChisciotte – LE DIECI COSE CHE NON DOVRESTE SAPERE RIGUARDO AL VACCINO ANTI-INFLUENZA SUINA

ComeDonChisciotte – LE DIECI COSE CHE NON DOVRESTE SAPERE RIGUARDO AL VACCINO ANTI-INFLUENZA SUINA.

DI MIKE ADAMS
naturalnews.com

“She was deathly afraid of the flu.
So she asked her doc what she should do.
He jabbed her unseen
With a swine flu vaccine
Blurting, “Darling, I haven’t a clue.”

[“Era spaventata a morte dall’influenza./ Così chiese al suo dottore cosa dovesse
fare./ Di nascosto le fece una puntura/ Del vaccino anti-influenza suina/
Spifferandole: «Cara, non ne ho la più pallida idea»”.]

Smettiamola di tergiversare su questa questione: il vaccino anti-influenza suina, in questo momento in fase di preparazione per iniezioni di massa in neonati, bambini, ragazzi e adulti, non è mai stato testato e non verrà testato prima che le iniezioni abbiano inizio. In Europa, dove tipicamente i vaccini anti-influenza vengono testati su centinaia (o migliaia) di persone prima che vengano rilasciati sulle masse, l’Agenzia europea per i medicinali sta permettendo alle compagnie di saltare il processo di sperimentazione.

Eppure, incredibilmente, le persone si stanno mettendo in fila per prendere il vaccino, sebbene non vi sia stato alcun test sicuro. Quando negli Stati Uniti il National Institute of Health [“Istituto nazionale della sanità”, ndt] ha annunciato l’inizio della sperimentazione su un vaccino anti-influenza suina all’inizio di agosto è stato subissato di telefonate ed e-mail di persone che morivano dalla voglia di recitare la parte della cavia umana. Il potere della paura di condurre i creduloni a farsi iniettare vaccini è semplicemente sorprendente…

Di nuovo in Europa, senza alcun dubbio, ognuno finirà col fare da cavia umana, dato che nessun test verrà effettuato sul vaccino. Ancora peggio, i vaccini europei utilizzeranno coadiuvanti—composti chimici utilizzati per moltiplicare la potenza del principio attivo dei vaccini.
In particolare non c’è assolutamente alcun dato sulla sicurezza dell’uso di coadiuvanti in bambini piccoli e madri incinta—i due gruppi che al momento i fornitori del vaccino anti-influenza suina stanno bersagliando più aggressivamente. Questo ci porta all’inquietante conclusione che il vaccino anti-influenza suina possa essere un disastro della medicina moderna. Non è stato provato e non è stato testato. I suoi componenti sono potenzialmente molto pericolosi e vi è il sospetto che i coadiuvanti utilizzatti nei vaccini europei causino disturbi neurologici.

Paralizzati dai vaccini

Probabilmente non c’è bisogno che vi ricordi che nel 1976 un vaccino anti-influenza suina difettoso causò danni irreparabili al sistema nervoso di centinaia di persone, paralizzandone molte. I medici, ovviamente, diedero al problema un nome, in modo da far sembrare che sapessero ciò di cui stavano parlando: sindrome di Guillain-Barré. (È da notare come non lo chiamarono mai “Sindrome da Vaccino Tossico”, poiché ciò sarebbe stato troppo informativo). Ma la questione rimane che i dottori non seppero mai come i vaccini causassero questi gravi problemi e, se la stessa eventualità si ripresentasse oggi, tutti i dottori e i fornitori del vaccino negherebbero senza alcun dubbio qualunque collegamento tra i vaccini e la paralisi. (Questo è ciò che sta accadendo oggi nel dibattito sui vaccini e l’autismo: assoluta negazione). Infatti, ci sono un sacco di cose che non vi verranno mai raccontate dalle autorità sanitarie riguardo al prossimo vaccino anti-influenza suina. Per il vostro divertimento ho buttato giù per iscritto le dieci più ovvie e le ho pubblicate qui sotto.

Le dieci cose che non dovreste sapere riguardo al vaccino anti-influenza suina (quanto meno da qualcuno in posizione di autorità…)

#1 – La produzione del vaccino è stata “affrettata” e il vaccino non è mai stato testato sugli uomini. Ti piace recitare la parte della cavia umana per Big Pharma? Se sì, mettiti in fila questo autunno per il tuo vaccino anti-influenza suina…

#2 – I vaccini anti-influenza suina contengono pericolosi coadiuvanti che causano una reazione infiammatoria nel corpo. Questo è il motivo per cui si sospetta che causino autismo e altri disturbi neurologici.

#3 – Il vaccino anti-influenza suina potrebbe, in realtà, aumentare il vostro rischio di morire di influenza suina alterando (o sopprimendo) la risposta del vostro sistema immunitario. Manca anche qualunque prova che perfino il vaccino anti-influenzale per l’influenza stagionale offra significativa protezione alle persone che si fanno fare la puntura. I vaccini sono lo “snake oil” [uno dei vari liquidi venduti come medicine nei medicine show itineranti ma in realtà inefficaci, ndt] della medicina moderna.

#4 – I dottori non hanno ancora capito come mai i vaccini anti-influenza suina del 1976 paralizzarono così tante persone. E ciò significa che non sanno assolutamente se il prossimo vaccino potrebbe causare gli stessi effetti collaterali devastanti. (Né lo stanno verificando sperimentalmente…)

#5 – Anche se il vaccino ti uccidesse, le case farmaceutiche non ne sarebbero responsabili. Il governo statunitense ha garantito alle case farmaceutiche completa immunità dalla responsabilità da prodotto per quanto riguarda il vaccino. Grazie a questa completa immunità, le case farmaceutiche non hanno alcun incentivo a produrre vaccini sicuri, in quanto vengono pagate soltanto sulla quantità, non sulla sicurezza (responsabilità zero).

#6 – Nessun vaccino anti-influenza suina funziona tanto bene quanto la vitamina D nel proteggervi dall’influenza. Questo è un dato di fatto scientifico scomodo che il governo statunitense, la Food and Drug Administration [“Agenzia per gli alimenti e i medicinali”, ndt] e Big Pharma sperano la gente non realizzi mai.

#7 – Anche se il vaccino anti-influenza suina funzionasse veramente, da un punto di vista matematico, se tutti attorno a te assumeranno il vaccino, tu non ne avrai bisogno !! (Perché non può diffondersi nella popolazione con cui stai a contatto). Quindi, anche se credi nel vaccino, tutto ciò che devi fare è incoraggiare i tuoi amici ad andare a farsi vaccinare…

#8 – Le compagnie farmaceutiche stanno facendo miliardi di dollari dalla produzione di vaccini anti-influenza suina. Quei soldi escono dalle tue tasche—anche se non ti lasci far fare l’iniezione—perché tutto viene pagato dai contribuenti.

#9 – Quando le persone comiceranno a morire in grandi numeri per l’influenza suina, sii certo che molti di loro saranno proprio coloro che si sono vaccinati contro l’influenza suina. I dottori giustificheranno l’accaduto con la logica tipica di Big Pharma: «Il numero dei salvati è assai superiore a quello dei deceduti.» Certamente, il numero dei “salvati” è interamente fittizio…immaginario…ed esiste solo nelle loro menti deviate.

#10 – I centri per il vaccino anti-influenza aviaria che salteranno fuori ovunque nei prossimi mesi non saranno completamente inutili: infatti forniranno un modo semplice per identificare larghi gruppi di persone veramente stupide. (Peccato non ci sia qualche tipo di inchiostro blu con cui marcarli per referenze future…)

La lotteria, si dice, è una tassa sulle persone che non sanno fare i calcoli. Analogamente, i vaccini anti-influenza sono una tassa sulle persone che non capiscono nulla sulla salute.

Mike Adams
Fonte: ww.naturalnews.com
Link: http://www.naturalnews.com/z026717_swine_flu_flu_vaccine_swine_flu_vaccine.html
28.07.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ALBERTO TADDEI

ComeDonChisciotte – L’OMS PROCEDE IN SEGRETO PER ATTUARE UN PROGRAMMA DI VACCINAZIONI OBBLIGATO

ComeDonChisciotte – L’OMS PROCEDE IN SEGRETO PER ATTUARE UN PROGRAMMA DI VACCINAZIONI OBBLIGATO E DI RIDUZIONE DEMOGRAFICA.

DI JANE BURGERMEISTER
globalresearch.ca/

L’OMS si è rifiutata di rendere noto il verbale di una riunione decisiva di un gruppo di esperti sui vaccini – piena di dirigenti della Baxter, della Novartis e della Sanofi – che hanno raccomandato l’obbligo di vaccinazione contro il virus artificiale dell’ “influenza suina” H1N1 negli USA, in Europa e in altri paesi per il prossimo autunno.

Stamattina un portavoce dell’OMS ha dichiarato in una e-mail che non esisteva un verbale della riunione che ha avuto luogo il 7 luglio 2009 a cui hanno partecipato i dirigenti esecutivi della Baxter e di altri gruppi farmaceutici e in cui sono state formulate le linee guida adottate dall’OMS lunedì scorso, sulla necessità di vaccinazioni su scala mondiale.

Secondo le International Health Regulations, le linee guida dell’OMS hanno carattere vincolante su tutti i 194 paesi firmatari dell’OMS nell’evento di un’emergenza pandemica del tipo atteso il prossimo autunno, quando emergerà la seconda ondata, più aggressiva, del virus H1N1 – che è stato bioingegnerizzato in modo tale da assomigliare al virus influenzale spagnolo.

In breve: l’OMS ha il potere di costringere chiunque in quei 194 paesi a farsi vaccinare con il fucile puntato addosso, ad imporre quarantene e a limitare la possibilità di viaggio.

Ci sono prove verificabili, chiare e non ambigue che l’OMS ha fornito alla sussidiaria della Baxter in Austria il virus vivo dell’influenza aviaria, che è stato usato dalla Baxter per produrre 72 chili di materiale vaccinico a febbraio.

La Baxter ha successivamente inviato questo materiale a 16 laboratori in quattro paesi diversi con una falsa etichetta che designava il prodotto contaminato come materiale vaccinico, rischiando quindi la pandemia globale.

Poiché la Baxter deve rispettare i rigorosi regolamenti di biosicurezza livello 3 quando ha a che fare con un virus pericoloso come quello dell’influenza aviaria, la produzione, nonché la distribuzione di materiale di tale [potenziale] pandemico non possono essere state frutto di un errore, ma devono essere state fatte dalla Baxter con intento criminale.

La polizia austriaca sta ora indagando in seguito delle denuncie da me presentate lo scorso aprile.

È sempre più chiaro che l’OMS e la Baxter sono solo elementi di un’organizzazione criminale molto più grande che sta andando avanti in modo coordinato e sincronizzato per realizzare l’ordine del giorno dell’ “elite” di riduzione demografica globale nei mesi e negli anni a venire, instaurando al contempo un governo globale di cui l’OMS sarà un braccio.

L’OMS, un’agenzia dell’ONU, sembra avere un ruolo chiave nel coordinamento delle attività dei laboratori, delle società produttrici dei vaccini e dei governi per raggiungere l’obiettivo della riduzione della popolazione e per impossessarsi del controllo politico ed economico nel Nordamerica e in Europa:

– in primo luogo è l’OMS che dà i finanziamenti, il sostegno e la copertura ai laboratori come il CDC per la ricerca di patogeni, per bioingegnerizzarli al fine di renderli più letali, e anche per brevettarli.
– In secondo luogo, l’OMS fornisce gli stessi patogeni bioingegnerizzati a società come la Baxter in Austria, in modo tale che la Baxter possa usare quei virus per contaminare deliberatamente e sistematicamente i materiali vaccinici.
– In terzo luogo, nell’evento di una pandemia, l’OMS ordina la vaccinazione obbligatoria per tutti i 194 stati, a seguito di “raccomandazioni” di un gruppo di esperti sui vaccini, di cui fanno parte anche i dirigenti della Baxter.
– In quarta istanza,l’OMS stipula contratti vantaggiosi con la Baxter, la Novartis, la Sanofi ed altre società per la fornitura di tali vaccini.

Inoltre l’OMS acquisisce una nuova autorità globale su scala mai vista prima nell’evento di una pandemia.

Secondo piani speciali in caso di pandemie approvati in tutto il mondo compresi gli USA, nel 2005, i governi nazionali dovranno essere sciolti in caso di emergenza pandemica per essere sostituiti da speciali comitati di crisi, che si facciano carico della salute e sicurezza dell’infrastruttura di ciascun paese, e che siano responsabili di fronte all’OMS e all’UE in Europa e all’OMS e all’ONU nel Nordamerica.

Se verrà implementato il Model Emergency Health Powers Act dietro istruzioni dell’OMS, diventerà un reato per gli Americani di rifiutare la vaccinazione. La polizia può usare la forza mortale contro i “criminali” sospetti.

Attraverso il controllo di questi speciali comitati di crisi da essere costituiti che avranno il potere di approvare le leggi, la maggior parte dei paesi, l’OMS, l’ONU e l’UE diverranno governi de facto di gran parte del mondo.

Lo sterminio di massa e la morte porteranno anche al crollo economico e alla corruzione, alla fame e alle guerre – e questi eventi contribuiranno ad un’ulteriore riduzione demografica.

In sostanza: l’OMS contribuisce a creare, distribuire e poi far diffondere il virus pandemico letale, e tale virus pandemico aiuta l’OMS a prendere il controllo dei governi nel Nordamerica e in Europa, oltre ad ordinare la vaccinazione obbligatoria sulla popolazione, proprio ad opera delle stesse società che hanno distribuito e rilasciato i virus in primis, tutto ciò con il pretesto di proteggere la popolazione da una pandemia che loro stesse hanno creato.

I media principali che sono di proprietà della stessa “elite” che finanzia l’OMS nascondono sistematicamente al pubblico la natura del reale pericolo di queste iniezioni di H1N1, omettendo informazioni importanti sulle attività correlate di questo gruppo di organizzazioni per il loro reciproco profitto.

Ne consegue che molte persone credono ancora che l’H1N1 sia il virus naturale dell’influenza suina, mentre persino l’OMS ha abbandonato ufficialmente il termine “suina”, una conferma tattica della sua origine artificiale.

La maggior parte della gente crede ancora che le società produttrici di vaccini possano mettere a disposizione una cura, mentre queste stanno preparando una serie letale di iniezioni contenenti il virus vivo attenuato, metalli tossici ed altri veleni.

Le due dosi del vaccino H1N1 sono pensate per indebolire il sistema immunitario per poi sovraccaricarlo con un virus vivo, in un processo che rispecchia quello descritto in due memoranda del 1972 dell’OMS, dove vengono illustrati i mezzi tecnici per trasformare i vaccini in sostanze killer.

Il “Strecker memorandum” rivela anche che l’OMS ha cercato attivamente dei modi per indebolire il sistema immunitario.

La migliore protezione contro il virus H1N1 che è ora in circolazione e che è destinato a diventare più letale quando muterà in autunno, sono l’argento colloidale e anche le vitamine per rinforzare il sistema immunitario, poi le mascherine ed altre misure simili.

Tuttavia, nessuno dei governi nel Nordamerica o in Europa ha fatto scorte di argento colloidale, né ha annunciato misure sanitarie sagge per circoscrivere l’ondata letale a venire.

Al contrario, ci sono sempre più indicazioni che useranno il panico per terrorizzare la gente al fine di farla vaccinare con vaccini tossici, che certamente provocheranno lesioni o danni anche per la sola presenza di metalli pesanti.

Questa vaccinazione di massa consentirà inoltre che emergano ceppi più letali e fornisce anche una copertura per la diffusione del virus dell’influenza aviaria o di altri patogeni.

È per questo che è necessario prendere provvedimenti adesso per fermare le vaccinazioni di massa anticipate per l’autunno, seguendo le vie legali per bloccare la distribuzione di vaccini e/o le leggi che consentono ai governi di obbligare la gente a farsi vaccinare.
Deve essere condotta un’indagine su questo sindacato criminale internazionale in ogni paese, perché ha i suoi tentacoli in tutti i paesi, e per cercare di iniziare questo negli USA ho presentato denuncia presso l’FBI contro l’OMS e l’ONU ed altri lo scorso giugno. Ho incluso il presidente Obama tra gli accusati perché credo che sia arrivato il momento di identificare ed isolare i membri al centro di questo gruppo criminale aziendale internazionale, che si è impossessato di alte cariche governative negli USA, e di metterli in carcere una volta per tutte, ed è stato riportato che Obama ha dei legami finanziari diretti con la Baxter che devono essere indagati dalle forze dell’ordine.

Ci sono le prove che il ministro della sanità austriaco ed altri funzionari hanno aiutato la Baxter a coprire le sue tracce.

Ci sono inoltre chiare prove che degli elementi dei media austriaci sono attivamente coinvolti nella diffusione di menzogne e di informazioni fuorvianti, per dare alla gente un falso senso di sicurezza in merito alla produzione e alla distribuzione in Austria da parte della Baxter di materiale pandemico lo scorso febbraio.

È vitale per gli individui e per le autorità locali la necessità di prendere provvedimenti efficaci per proteggere [la popolazione] dalla prossima ondata letale del virus H1N1 al fine di minimizzarne l’impatto.

Per saperne di più in merito alle denunce che ho finora presentato in tedesco e in inglese in Austria anche con l’FBI, visitate il sito web wakenews.
http://wakenews.net/html/jane_burgermeister.html

Jane Burgemeister (janeburgermeister@gmx.at)
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=14475
21.07.2009

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Pandemia, gli stregoni al lavoro | Tra Cielo e Terra

Pandemia, gli stregoni al lavoro | Tra Cielo e Terra.

GINEVRA  – E’ pandemia di influenza A(H1N1). Di fronte all’inarrestabile diffusione del nuovo virus, la Direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Margaret Chan ha infatti solennemente annunciato al mondo di aver deciso di innalzare il livello di allerta pandemica alla fase sei, pari al massimo, alla pandemia conclamata. La prima del XXI secolo.

“Il mondo è ora all’inizio della pandemia di influenza 2009. Siamo ai primi giorni della pandemia”, ha dichiarato Chan in una conferenza stampa indetta a Ginevra presso la sede generale dell’Oms. La diffusione del virus A(H1N1) partito dal Messico dove in aprile sono stati resi noti i primi casi, ha contagiato quasi 30.000 persone in 74 Paesi e ha provocato 144 morti.[…]

La parola pandemia, dal greco pan-demos – che coinvolge tutta la popolazione, ha sempre avuto, fino ad oggi, un significato ben preciso.
Tale termine veniva infatti utilizzato in riferimento ad un numero limitato di casi, a proposito di virus e malattie contagiose di dimensioni tali da causare un numero
enorme di decessi.
Si usava il termine pandemia in relazione alla peste nera che colpì l’Europa nel XIV secolo, ad esempio, un morbo contagioso che fece 20 milioni di vittime, ovvero un quarto della popolazione che all’epoca abitava il continente, oppure riferendosi all’influenza spagnola del 1918, che di vittime ne causò 25 milioni, in tutto il pianeta.

Si potrebbe supporre, quindi, che tale termine vada utilizzato con estrema cautela, e doppiamente ci si aspetterebbe che tale cautela venisse utilizzata da un ente sovranazionale quale l’organizzazione mondiale della sanità, dal momento che da chi si occupa di monitorare le emergenze sanitarie del pianeta ci si attenderebbe anche un uso prudente dei moniti, per evitare di spargere il panico tra la popolazione a causa di falsi allarmi.

Invece, si apprende che la stessa Oms ha innalzato il livello di allerta pandemica alla fase sei, ovvero il massimo, come se fossimo in attesa di una nuova spagnola, o di una nuova peste nera.
Ci si aspetterebbe quindi che, vista la serietà dell’organizzazione, ci siano dei segnali altrettanto preoccupanti che si diffondono per tutto il globo.
Invece, i dati che la stessa Oms fornisce parlano di 30.000 persone contagiate e 144 morti, a livello mondiale, negli ultimi 3 mesi.

Per fare un rapido confronto, sarà bene tenere a mente che le influenze “normali”, che ogni anno colpiscono la popolazione, causano in media dai 50.000 ai 220.000 decessi nella sola Europa, nel giro di pochi mesi.
Confrontiamo ora i 220.000 decessi di una normale influenza con i 144 (senza mila) causati dalla nuova “pandemia”.
Evidentemente qualcosa non torna.

Ma facciamo un passo indietro.
Il virus partito dal Messico lo scorso Aprile, altri non è se non quella influenza che i grandi media avevano chiamato inizialmente “suina”, prima di scoprire che con i maiali aveva poco a che fare.
Questo è un passaggio che si è perduto per strada, come niente fosse, dopo che migliaia di capi di allevamento furono eliminati senza che ve ne fosse alcuna ragione.
Così come si perse per strada un’altra notizia, che comparve timidamente in alcune agenzie diramate sulla rete, ma che non fecero mai in tempo di raggiungere i giornali e le televisioni:

VIRUS NUOVA INFLUENZA NATO IN LABORATORIO, OMS INDAGA

ROMA – Il virus della nuova influenza A/H1N1 potrebbe essere nato in un laboratorio per un errore umano.
Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs, uno dei ‘padri’ dell’antivirale oseltamivir, in un articolo che ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc), e del quale ha annunciato l’imminente pubblicazione.

Un’ipotesi, a quanto si apprende, sulla quale l’Oms sta indagando e si sta confrontando in questi giorni con gli esperti internazionali di virologia umana e animale.
Hanno ricevuto copia dell’articolo anche gli esperti internazionali della Fao e dell’Organizzazione internazionale per la salute animale (Oie).
Secondo Gibbs le caratteristiche genetiche del virus A/H1N1 sono tali da far supporre che sia stato coltivato nelle uova.
Queste ultime sono largamente utilizzate nei laboratori sia per coltivare i virus sia per coltivare i vaccini.
In passato, nel 1977, un virus influenzale del tipo H1N1 era stato prodotto per errore per la cattiva gestione di un laboratorio in Russia.


Una ipotesi davvero sorprendente.

Così dopo che un misterioso virus di origine ancora da stabilire ha causato ben 144 morti a livello globale, ovvero meno di un millecinquecentesimo dei decessi causati da una normale influenza, l’organizzazione mondiale della sanità annuncia solennemente l’arrivo della pandemia.
Sembrerebbe quindi di stare di fronte ad una recita dell’assurdo, in cui una organizzazione che dovrebbe vigilare sulla situazione sanitaria mondiale si presta a diffondere il panico tra la popolazione, annunciando l’arrivo di una pandemia in maniera del tutto sconsiderata.

Così parrebbe, se non fosse che nel frattempo giungono ulteriori notizie a riguardo che aprono le porte ad uno scenario ben preciso.
Solo due settimane fa, ad esempio, il governo francese ha deciso di portare avanti una operazione di vaccinazione di massa a cui sarà sottoposta tutta la popolazione con una età superiore ai 3 mesi, una operazione per la quale sarebbero già in preparazione circa 100 milioni di vaccini.

A questo punto, occorre fare un ulteriore passo all’indietro di circa un mese, e rileggere con attenzione le parole di Jacques Attali:

“La storia ci insegna che l’umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: allora essa inizialmente sviluppa meccanismi di difesa; a volte intollerabili (dei capri espiatori e dei totalitarismi); a volte inutili (della distrazione); a volte efficaci (delle terapeutiche, che allontanano se necessario tutti i principi morali precedenti).
Poi, una volta passata la crisi, trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale ed iscriverli in una politica di salute democratica.”

Per Attali, “La pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti“, poiché essa farà emergere, “meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato.”

Giova sapere chi è Jacques Attali.
Attualmente svolge il compito di presidente della “Commissione per la liberazione della crescita”, istituita dal presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, ed in passato fu eminenza grigia del governo francese durante i mandati del presidente Mitterand.
E’ uno dei membri più autorevoli del club Bilderberg, grande sostenitore del progetto di un nuovo ordine mondiale, nonché membro del B’nai B’rith International, l’esclusiva massoneria ebraica.
Uno di quelli che contano per davvero, in altre parole.
Da sempre fautore della necessità di una riduzione della popolazione mondiale, nel suo libro paradossalmente intitolato “L’avvenire della vitaaveva scritto quanto segue:


quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società […].
L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future

In seguito Attali aveva sostenuto che queste sue parole erano state male interpretate e che non potevano essere comprese fuori dal proprio contesto, ma considerato il suo background ideologico e la missione dei gruppi elitari di cui fa parte tali “precisazioni” appaiono poco credibili.

Ci troviamo quindi di fronte ad uno scenario che inizia ad avere un senso, seppur poco rassicurante.
Un virus di origine ancora incerta, probabilmente generato in un laboratorio, viene identificato quale probabile fattore scatenante di una immensa pandemia globale, capace di causare decine di milioni di morti.
E questo allarme non proviene dalle voci incontrollate dei teorici della cospirazione, ma dallo stesso organismo mondiale della sanità.
Contemporaneamente, oscuri intellettuali propagatori del nuovo ordine mondiale, facendosi portavoce dei più elitari circoli globalisti, giudicano l’arrivo di una possibile pandemia come un fatto tutto sommato positivo, dal momento che essa farà emergere, “meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato.

Infine, per concludere il mosaico, programmi di vaccinazione di massa vengono portati avanti da diversi governi, non ultimo quello italiano, che per bocca del vice ministro alla salute Ferruccio Fazio annuncia che entro un anno o due tutta la popolazione italiana verrà vaccinata contro la nuova influenza pandemica.

Questi sono i fatti, al momento attuale.
Lo scenario non appare per nulla rassicurante, come si è detto, e l’impressione generale è che i vari “enti” in gioco stiano facendo di tutto per dare conferma alle peggiori preoccupazioni di coloro che da tempo denunciano la strategia di alcune elites dominanti che non hanno mai fatto mistero di avere come obiettivo la depopolazione del pianeta terra, cavalcando di volta in volta le “cause” più disparate.
Ed a preoccupare maggiormente non è certo il fantomatico virus A(H1N1), quello delle 144 morti a livello mondiale in tre mesi.
Quello che davvero è preoccupante in tutta la questione è l’eventualità della vaccinazione di massa che si prospetta.
Se mai ci sarà una pandemia, passerà dai vaccini, e queste persone si stanno mostrando molto determinate nel perseguire i propri scopi.