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micromega – micromega-online » 30.04.09 – Antimafia, non lasciamo solo Pino Maniaci

micromega – Antimafia, non lasciamo solo Pino Maniaci.

di Furio Colombo

Alcuni giorni fa si è diffusa una notizia strana. L’ordine dei giornalisti si sarebbe costituito parte civile nel processo contro Pino Maniaci, conduttore, animatore e protagonista di una ormai celebre televisione locale, Telejato di Partinico.

Per chi legge un blog di Micromega, come per tanti giornalisti in Italia e in Europa non c’è bisogno di dire chi è l’accusato. E’ l’erede indifeso e solitario di una lotta senza tregua alla mafia, dunque lungo un percorso che va dal “giudice ragazzino” a Falcone e Borsellino, da Pippo Fava a Claudio Fava, da Mauro De Mauro a Peppino Impastato, da Don Pugliesi a Don Ciotti, da Caponnetto a Caselli, alcuni vivi, molti morti ammazzati, nessuna resa.

Sotto processo? Sì, in nome della legge. Sarà anche vero che Pino Maniaci rischia la vita ogni giorno a causa delle sue precise, mirate, documentate accuse di mafia. Sarà anche vero che le minacce contro la sua vita non sono “voci” ma faldoni della Questura. Sarà anche vero che Pino Maniaci vive sotto scorta.

Ma non è un giornalista. Il suo sarà anche un nobile Tg di denuncia, ma “il Maniaci” come si legge negli atti processuali, “Non è iscritto all’ordine dei giornalisti”. Come si vede qui, ci sono due notizie che fra poco saranno lo spunto drammatico e incredibile di un buon film. La prima è che Pino Maniaci si permette di denunciare, con vere notizie di tipo giornalistico, la mafia. Ma non può farlo perché non è iscritto all’ordine dei giornalisti.

La seconda notizia è che l’ordine dei giornalisti non perde tempo con la mafia, va al vero nocciolo della questione. Inutile divagare sulla nobilità degli intenti del presunto eroe di anti-mafia. Quale eroe? Non è giornalista. Va processato per l’infame reato. E la vera parte lesa non è la Sicilia martoriata di mafia ma l’ordine dei giornalisti offeso da un ruba mestiere. Perciò: parte civile.

Purtroppo la triste storia di oggi (e l’inevitabile film di domani) non è finita. Occorre sistemare un “flashback” narrato su questo stesso blog da Beppe Giulietti (Art.21). L’ordine dei giornalisti, la federazione della Stampa e l’Unione cronisti, in tempi un po’ diversi, erano andati a Partinico a offrire “al Maniaci” la tessera onoraria di giornalista. Infatti lo sanno tutti che, con il suo rischio quotidiano, Pino Maniaci onora la professione del giornalista e il lavoro di ogni giornalista.

Resta una domanda. Che cosa è accaduto, o cambiato, per indurre l’onorevole ordine dei giornalisti d’Italia a questa corsa per punire lo sfacciato che, tessera onoraria o no, lotta alla mafia o no, fa il giornalista ma non è giornalista?

liberainformazione

Da liberainformazione: Pino Maniaci e l’ordine. Guai se la forma divora la sostanza.

di Alberto Spampinato

Come si fa a negare che Pino Maniaci sia un giornalista? Non si può. Di fronte al processo d’ufficio che il tribunale di Palermo gli ha intentato con l’accusa di esercizio abusivo della professione si deve semplicemente tributargli solidarietà e, doverosamente, iscriverlo d’ufficio all’Ordine dei Giornalisti, e magari dargli un altro premio per il coraggio con cui fa questo mestiere su una frontiera tanto esposta. Invece si obietta che l’Ordine dei Giornalisti è frenato da insuperabili impedimenti formali e addirittura si ipotizza che lo stesso Ordine si possa costituire parte civile presentandosi al processo come parte lesa. La costituzione in giudizio sarebbe un fatto abnorme e spero che non si arrivi a tanto, perché sarebbe difficile respingere le accuse di chi già parla di oltranzismo corporativo. La costituzione in giudizio getterebbe discredito sull’organo di autogoverno della categoria.